Cattolici romani convertitevi all’Eterno

Cattolici romani sappiate che tutte le statue raffiguranti uomini o donne di cosiddetti ‘santi’, che tenete a bella vista nelle vostre cattedrali, e a cui vi prostrate e pregate, non sono altro che degli idoli in abominio a Dio. E voi prostrandovi davanti a questi idoli non fate altro che provocare ad ira Iddio. Sappiate dunque che Dio è sdegnato e adirato contro di voi perché piegate le vostre ginocchia e innalzate supplicazioni e preghiere a dei pezzi di gesso o di ferro che non vi possono né ascoltare né tanto meno esaudire. Tutti questi idoli sono opera di mano d’uomo, ‘ma l’Eterno è il vero Dio, egli è l’Iddio vivente, e il re eterno; per l’ira sua trema la terra, e le nazioni non possono reggere dinanzi al suo sdegno.’ (Geremia 10:10) Convertitevi dunque dagli idoli della chiesa cattolica romana all’Iddio vivente e vero, che ‘con la sua potenza, ha fatto la terra; con la sua sapienza ha stabilito fermamente il mondo; con la sua intelligenza ha disteso i cieli.’ (Geremia 10:12) Non continuate a provocare ad ira Iddio, prestate ascolto alle mie parole : convertitevi all’Eterno.

Salvatore Larizza

Annunci

Guardatevi dal farvi alcuna figura o immagine scolpita

Cosi disse Mosè ad Israele : ‘Ricordati del giorno che comparisti davanti all’Eterno, all’Iddio tuo, in Horeb, quando l’Eterno mi disse: ‘Adunami il popolo, e io farò loro udire le mie parole, ond’essi imparino a temermi tutto il tempo che vivranno sulla terra, e le insegnino ai loro figliuoli’. E voi vi avvicinaste, e vi fermaste appiè del monte; e il monte era tutto in fiamme, che s’innalzavano fino al cielo; e v’eran tenebre, nuvole ed oscurità. E l’Eterno vi parlò di mezzo al fuoco; voi udiste il suono delle parole, ma non vedeste alcuna figura; non udiste che una voce. Ed egli vi promulgò il suo patto, che vi comandò di osservare, cioè le dieci parole; e le scrisse su due tavole di pietra. E a me, in quel tempo, l’Eterno ordinò d’insegnarvi leggi e prescrizioni, perché voi le metteste in pratica nel paese dove state per passare per prenderne possesso. Or dunque, siccome non vedeste alcuna figura il giorno che l’Eterno vi parlò in Horeb in mezzo al fuoco, vegliate diligentemente sulle anime vostre, affinché non vi corrompiate e vi facciate qualche immagine scolpita, la rappresentazione di qualche idolo, la figura d’un uomo o d’una donna, la figura di un animale tra quelli che son sulla terra, la figura d’un uccello che vola nei cieli, la figura d’una bestia che striscia sul suolo, la figura d’un pesce che vive nelle acque sotto la terra; ed anche affinché, alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le stelle, tutto l’esercito celeste, tu non sia tratto a prostrarti davanti a quelle cose e ad offrir loro un culto. Quelle cose sono il retaggio che l’Eterno, l’Iddio tuo, ha assegnato a tutti i popoli che sono sotto tutti i cieli; ma voi l’Eterno vi ha presi, v’ha tratti fuori dalla fornace di ferro, dall’Egitto, perché foste un popolo che gli appartenesse in proprio, come oggi difatti siete.’ (Deuteronomio 4:10-20) Guardatevi dunque dal farvi alcuna figura o immagine scolpita. Bisogna piuttosto che adoriate Iddio, e che lo adoriate in spirito e verità (cfr. Giovanni 4:24), senza la presenza di una qualsivoglia figura o statua davanti a voi. Vegliate diligentemente sulle anime vostre, io vi ho avvertiti.

Salvatore Larizza

Perché trasgredite il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione?

perche-trasgredite-il-comandamento-di-dio-a-motivo-della-vostra-tradizioneE’ scritto che ‘s’accostarono a Gesù dei Farisei e degli scribi venuti da Gerusalemme, e gli dissero: Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi?’ e Gesù rispose loro : ‘E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione?’ (cfr. Matteo 15:1-3)

Cattolici Romani ascoltatemi, nel cospetto di Dio non è peccato la trasgressione della tradizione degli antichi, ma lo è la trasgressione dei suoi comandamenti (cfr. 1Giovanni 3:4); quindi ogni qual volta voi trasgredite un comandamento di Dio, anche a motivo della vostra tradizione, commette peccato. Ora, il secondo comandamento, comandamento che voi continuamente trasgredite a motivo della vostra tradizione, è il seguente : ‘Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù ne’ cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra; non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servir loro, perché io, l’Eterno, l’Iddio tuo, sono un Dio geloso che punisco l’iniquità dei padri sui figliuoli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso benignità, fino alla millesima generazione, verso quelli che m’amano e osservano i miei comandamenti.’ (Esodo 20:4-6) Dunque, sappiate che Gesù anche a voi fa oggi la stessa domanda : ‘Perché trasgredite il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione?’

Salvatore Larizza

La Chiesa Cattolica Romana maledice ancora i santi dell’Altissimo

francesco-arrabbiatoI seguenti anatemi (il termine anatema deriva dal greco anathema che significa ‘maledetto’) lanciati dalla Chiesa Cattolica Romana – e che sono tuttora in vigore – contro i santi dell’Altissimo sono la prova inequivocabile che la Chiesa Cattolica Romana è nemica della verità che è in Cristo Gesù che noi abbiamo conosciuto.
Nessuno dunque vi seduca con vani ragionamenti dicendovi che la Chiesa Cattolica Romana è cambiata, e che quindi il suo atteggiamento verso di noi è cambiato, perché ciò è falso. Il suo odio verso la verità è lo stesso di quello che aveva ai giorni di Martin Lutero nel sedicesimo secolo quando scoppiò la riforma protestante!

CONTRO COLORO CHE NON ACCETTANO I LIBRI APOCRIFI (AGGIUNTI DAL CONCILIO DI TRENTO AL CANONE BIBLICO) COME SACRI E CANONICI
‘Se qualcuno, poi, non accetterà come sacri e canonici questi libri, interi con tutte le loro parti, come si é soliti leggerli nella chiesa cattolica e come si trovano nell’edizione antica della volgata latina e disprezzerà consapevolmente le predette tradi¬zioni, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. IV, primo decreto).

CONTRO CHI NON RICONOSCE CHE IL PAPA È PER DIRITTO DIVINO IL SUCCESSORE DI PIETRO SOPRA TUTTA LA CHIESA E QUINDI IL CAPO DELLA CHIESA
‘Se, quindi, qualcuno dirà che non è per istituzione dello stesso Cristo signore, cioè per diritto divino, che il beato Pietro ha sempre dei successori nel primato su tutta la chiesa; o che il Romano pontefice non è successore del beato Pietro in questo primato: sia anatema’ (Concilio Vaticano I, Sess. IV, cap. II).
‘Perciò se qualcuno dirà che il beato apostolo Pietro non è stato costituito da Cristo signore, principe di tutti gli apostoli e capo visibile di tutta la chiesa militante; ovvero che egli direttamente ed immediatamente abbia ricevuto dal signore nostro Gesù Cristo solo un primato d’onore e non di vera e propria giurisdizione: sia anatema’ (Concilio Vaticano I, Sessione IV, cap. I)

CONTRO CHI RIGETTA IL DOGMA DELL’INFALLIBILITÀ PAPALE (EMANATO DAL CONCILIO VATICANO I NEL 1870)
‘Noi, quindi, aderendo fedelmente ad una tradizione accolta fin dall’inizio della fede cristiana, a gloria di Dio, nostro salvatore, per l’esaltazione della religione cattolica e la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del santo concilio, insegniamo e definiamo essere dogma divinamente rivelato che il Romano pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando, adempiendo il suo ufficio di pastore e maestro di tutti i cristiani, in virtù della sua suprema autorità apostolica definisce che una dottrina riguardante la fede o i costumi dev’essere ritenuta da tutta la chiesa, per quell’assistenza divina che gli è stata promessa nel beato Pietro, gode di quella infallibilità, di cui il divino Redentore ha voluto dotata la sua chiesa, allorché definisce la dottrina riguardante la fede o i costumi. Quindi queste definizioni sono irreformabili per virtù propria, e non per il consenso della chiesa. Se poi qualcuno – Dio non voglia! – osasse contraddire questa nostra definizione: sia anatema.’ (Concilio Vaticano I, Sess. IV, cap. IV.).

CONTRO CHI AFFERMA CHE LA GIUSTIFICAZIONE SI OTTIENE SOLTANTO MEDIANTE LA FEDE IN GESÙ
‘Se qualcuno afferma che i sacramenti della nuova legge non sono necessari alla salvezza, ma superflui, e che senza di essi, o senza il desiderio di essi, gli uomini con la sola fede ottengono da Dio la grazia della giustificazione, anche se non sono tutti necessari a ciascuno; sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VII, can. 4. )
‘Se qualcuno afferma che l’empio è giustificato dalla sola fede, così da intendere che non si richieda nient’altro con cui cooperare al conseguimento della grazia della giustificazione e che in nessun modo è necessario che egli si prepari e si disponga con un atto della sua volontà; sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VI, can. 9.).
‘Chi afferma che per conseguire la remissione dei peccati è necessario che ogni uomo creda con certezza e senza alcuna esitazione della propria infermità e indisposizione, che i peccati gli sono rimessi: sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VI, can. 13)

CONTRO CHI NEGA L’ESISTENZA DEL PURGATORIO
‘Se qualcuno afferma che, dopo avere ricevuto la grazia della giustificazione, a qualsiasi peccatore pentito viene rimessa la colpa e cancellato il debito della pena eterna in modo tale che non gli rimanga alcun debito di pena temporale da scontare sia in questo mondo sia nel futuro in purgatorio, prima che possa essergli aperto l’ingresso al regno dei cieli; sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VI, can. 30)

CONTRO CHI NEGA CHE I SETTE SACRAMENTI CATTOLICI SONO STATI ISTITUITI DA CRISTO
‘Se qualcuno afferma che i sacramenti della nuova legge non sono stati istituiti tutti da Gesù Cristo, nostro signore, o che sono più o meno di sette, e cioè: il battesimo, la confermazione, l’eucarestia, la penitenza, l’estrema unzione, l’ordine e il matrimonio, o anche che qualcuno di questi sette non è veramente e propriamente un sacramento; sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VII, can. 1.)
‘Se qualcuno afferma che i sacramenti della nuova legge non contengono la grazia che significano, o che non conferiscono la stessa grazia a quelli che non frappongono ostacolo, quasi che essi siano solo segni esteriori della grazia o della giustizia già ricevuta mediante la fede, o note distintive della fede cristiana, per cui si distinguono nel mondo i fedeli dagli infedeli; sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VII, can. 6)

CONTRO CHI RIGETTA IL BATTESIMO DEI BAMBINI E LA DOTTRINA DELLA RIGENERAZIONE BATTESIMALE
‘Se qualcuno afferma che nella chiesa romana (che è madre e maestra di tutte le chiese) non vi è la vera dottrina del battesimo: sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VII, can. 3).
‘Chi nega che per la grazia del signore nostro Gesù Cristo, conferita nel battesimo, sia rimesso il peccato originale (…) sia anate¬ma’ (Concilio di Trento, Sess. V,5)
‘Chi nega che i fanciulli, appena nati debbano essere bat¬tezzati (….) sia anatema’ (Concilio di Trento. Sess. V,4 )
‘Se qualcuno afferma che i bambini, poiché non hanno la capacità di credere, ricevuto il battesimo non devono essere considerati cristiani e quindi divenuti adulti, devono essere ribattezzati; o che è meglio omettere il loro battesimo, piuttosto che battezzarli nella fede della chiesa, senza un loro atto di fede; sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VII, can. 13)

CONTRO CHI RIGETTA LA CRESIMA
‘Se qualcuno afferma che la confermazione dei battezzati è una vana cerimonia, e non, invece, un vero e proprio sacramento (….) sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VII, can. 1)

CONTRO CHI RIGETTA L’EUCARESTIA (MESSA) COME RIPETIZIONE DEL SACRIFICIO DI CRISTO E LA DOTTRINA DELLA TRANSUSTANZIAZIONE E L’ADORAZIONE DELL’OSTIA E ALTRE FALSITÀ
‘Se qualcuno negherà che nel santissimo sacramento dell’eucarestia è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il corpo e il sangue di nostro signore Gesù Cristo, con l’anima e la divinità, e, quindi, tutto il Cristo, ma dirà che esso vi è solo come in un simbolo o una figura, o solo con la sua potenza, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XIII, can. 1 ).
‘Se qualcuno dirà che tutti e singoli i fedeli cristiani devono ricevere l’una e l’altra specie del santissimo sacramento dell’eucarestia per divino precetto (….) sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXI, can. 1).
‘Se qualcuno dirà che nella messa non si offre a Dio un vero e proprio sacrificio, o che essere offerto non significa altro se non che Cristo ci viene dato a mangiare, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXII, can. 1)
‘Se qualcuno dirà che col sacrificio della messa si bestemmia contro il sacrificio di Cristo consumato sulla croce; o che con esso si deroga all’onore di esso, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXII, can. 4 ).
‘Chi dirà che celebrare messe in onore dei santi e per ottenere la loro intercessione presso Dio, come la chiesa intende, è un impostura, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXII, can. 5).
‘Se qualcuno dirà che nel santo sacramento dell’eucarestia Cristo, unigenito figlio di Dio, non debba essere adorato con culto di latria, anche esterno; e, quindi, che non debba neppure essere venerato con qualche particolare festività; ed essere portato solennemente nelle processioni, secondo il lodevole ed universale rito e consuetudine della santa chiesa; o che non debba essere esposto alla pubblica venerazione del popo¬lo, perché sia adorato; e che i suoi adoratori sono degli idola¬tri, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XIII, can. 6 ).

CONTRO CHI RIGETTA LA CONFESSIONE AL PRETE E LE DOTTRINE COLLEGATE
‘Se qualcuno dirà che l’assoluzione sacramentale del sacerdote non è un atto giudiziario (…) sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XIV, can. 9).
‘Se qualcuno dirà che le soddisfazioni, con cui i penitenti per mezzo di Gesù Cristo cercano di riparare i peccati, non sono culto di Dio, ma tradizioni umane, che oscurano la dottrina della grazia e il vero culto di Dio e lo stesso beneficio della morte del Signore, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XIV, can. 14).
‘La potestà di elargire indulgenze è stata concessa alla chiesa da Cristo ed essa ha usato di questo potere, ad essa divinamente concesso, fin dai tempi più antichi. Per questo il santo sinodo insegna e comanda di mantenere nella chiesa quest’uso, utilissimo al popolo cristiano e approvato dall’autorità dei sacri concili e colpisce di anatema quelli che asseriscono che esse sono inutili o che la chiesa non ha potere di concederle’ (Concilio di Trento, Sess. XXV, cap. XXI.).
‘Se qualcuno dirà che nella chiesa cattolica la penitenza non è un vero e proprio sacramento istituito dal signore nostro Gesù Cristo, per riconciliare i fedeli con Dio, ogni volta che cadono nei peccati dopo il batte¬simo, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XIV, can. 1).

CONTRO CHI RIGETTA L’ESTREMA UNZIONE
‘Se qualcuno dirà che il rito e l’uso dell’estrema unzione, così come lo pratica la chiesa cattolica, è in contrasto con quanto afferma san Giacomo apostolo e che, quindi, deve essere cambiato e che può essere tranquillamente disprezzato dai cristiani, sia anate¬ma’ (Concilio di Trento, Sess. XIV, can. 3).

CONTRO CHI RIGETTA IL SACERDOZIO PAPISTA
‘Se qualcuno dirà che nel nuovo Testamento non vi è un sacerdozio visibile ed esteriore, o che non vi è alcun potere di consacrare e di offrire il vero corpo e sangue del Signore, di rimettere o di ritenere i peccati (….) sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXIII, can. 1),
‘Se qualcuno dirà che l’ordine, cioè la sacra ordinazione, non è un sacramento in senso vero e proprio, istituito da Cristo signore (…) sia anatema’, (Concilio di Trento, Sess. XXIII, can. 3)
‘Se qualcuno dirà che con la sacra ordinazione non viene dato lo Spirito santo, e che quindi, inutilmente il vescovo dice: Ricevi lo Spirito santo, o che con essa non si imprime il carattere o che chi sia stato una volta sacerdote possa di nuovo diventare laico, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXIII, can. 4).

CONTRO CHI NEGA IL CELIBATO FORZOSO DEI CHIERICI
‘Se qualcuno dirà che i chierici costituiti negli ordini sacri o i religiosi che hanno emesso solennemente il voto di castità, possono contrarre matrimonio, e che questo, una volta contratto, sia valido, non ostante la legge ecclesiastica o il voto, e che sostenere l’opposto non sia altro che condannare il matrimonio; e che tutti quelli che sentono di non avere il dono della castità (anche se ne hanno fatto il voto) possono contrarre matrimonio, sia anatema. Dio, infatti, non nega questo dono a chi lo prega con retta intenzione e non permette che noi siamo tenta¬ti al di sopra di quello che possiamo’ (Concilio di Trento, Sess. XXIV, can. 9).

CONTRO CHI DICE CHE LA GERARCHIA PAPALE NON È STATA ISTITUITA DA CRISTO
‘Se qualcuno dice che nella chiesa cattolica non vi è una gerarchia istituita per disposizione divina, e formata di vescovi, sacerdoti e ministri, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXIII, can. 6).

CONTRO CHI RIGETTA IL MATRIMONIO COME SACRAMENTO
‘Se qualcuno dirà che il matrimonio non è in senso vero e proprio uno dei sette sacramenti della legge evangelica, istituito da Cristo, ma che è stato inventato dagli uomini nella chiesa, e non conferisce la grazia, sia anate¬ma’ (Concilio di Trento, Sess. XXIV, can. 1 ).
‘Se qualcuno dirà che la chiesa non poteva stabilire degli impedimenti dirimenti il matrimonio, o che stabilendoli ha errato, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXIV, can. 4.).

CONTRO COLORO CHE RIGETTANO IL CULTO AI SANTI, E QUINDI L’INTERCESSIONE DEI SANTI IN CIELO
‘Quelli, i quali affermano che i santi – che godono in cielo l’eterna felicità – non devono invocarsi o che essi non pregano per gli uomini o che l’invocarli, perché preghino anche per ciascuno di noi, debba dirsi idolatria, o che ciò è in disaccordo con la parola di Dio e si oppone all’onore del solo mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù Cristo; o che è sciocco rivolgere le nostre suppliche con la voce o con la mente a quelli che regnano nel cielo, pensano empiamente’ (Concilio di Trento, Sess. XXV).

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2016/10/31/la-chiesa-cattolica-romana-maledice-ancora-i-santi-dellaltissimo/

Cattolici romani è necessario che vi convertiate

statue-chiesa-cattolica-romanaCattolici romani è necessario che vi convertiate dagl’idoli a Dio per servire all’Iddio vivente e vero. Abbandonate quella fossa di perdizione chiamata ‘chiesa cattolica romana’ piena di idoli e di ipocrisia e unitevi a coloro che di puro cuore servono Iddio. Iddio bisogna adorarlo in Spirito e verità, perchè tali sono gli adoratori che Iddio richiede. Smettetela dunque di inginocchiarvi davanti a delle statue, fatte di gesso o di ferro, pregandole e rivolgendogli loro un culto, poichè esse non possono nè ascoltarvi nè tanto meno esaudirvi. Dio solo è Colui che è degno di essere pregato, adorato e servito. Non vi fate ingannare da coloro che con un parlare dolce e lusinghiero vi dicono : ‘Dio non ascolterà le tue preghiere, è necessario che ti rivolgi ai ‘santi’ o alla ‘madonna’ altrimenti rischi di non essere esaudito’. Lasciateli stare costoro, sono ciechi, guide di ciechi. Sappiate che Iddio è attento alle supplicazioni di coloro che con un cuore rotto e contrito si rivolgono a Lui. Considerate che Egli è il Creatore di tutte le cose, le visibili e le invisibili; ora, Colui che ha formato l’orecchio non ascolterà Egli? Ricordate : ‘L’Eterno è vicino a quelli che hanno il cuor rotto, e salva quelli che hanno lo spirito contrito.’ (Salmi 34:18)

Salvatore Larizza

Senza alcun discernimento spirituale…

Ciò che segue è la raccolta di alcuni commenti fatti da cosiddetti ‘pastori’, ‘teologi’, ‘direttori’ o ‘vescovi’;  tutti testimoni oculari della visita effettuata il 22 Giugno dal cosiddetto ‘Papa’ della chiesa cattolica romana presso il tempio valdese di Torino. Noterete come, dai commenti di costoro, si evince la loro completa mancanza di discernimento spirituale.

Salvatore Larizza

 

 

Commenti di alcuni testimoni oculari della visita di papa Francesco ai valdesi

 


L’agenzia stampa NEV ha raccolto i commenti di alcuni testimoni oculari della visita di papa Francesco ai valdesi, avvenuta il 22 giugno nel tempio valdese di Torino.

Paolo Ribet
(pastore della chiesa valdese di Torino)

L’incontro nel tempio valdese di Torino tra i rappresentanti della Chiesa valdese e papa Francesco è stato, come tutti noi speravamo, gioioso, sobrio e profondo – non solo i presenti hanno partecipato con intensità e commozione, ma anche i molti che hanno seguito l’evento in televisione, come testimoniano le tante email e sms che mi stanno arrivando in questi due giorni. I messaggi che abbiamo ascoltato, quello del moderatore Bernardini e quello di papa Francesco, hanno mostrato come ci si possa sentire fratelli e sorelle, pur partendo da storie e spiritualità diverse, e come si possa collaborare nella testimonianza, soprattutto in quella diretta verso i più deboli. Nel suo discorso, il pastore Bernardini ha posto con schiettezza sul tappeto alcuni dei problemi aperti nel dialogo fra le due Chiese – e con altrettanta franchezza il Papa ha risposto non nascondendo le difficoltà, ma formulando l’auspicio di un loro superamento. Questo è, a mio parere, il modo corretto di interpretare l’ecumenismo, come sinfonia di voci diverse. Certamente, molto forte è stato il passaggio del discorso in cui papa Francesco ha chiesto perdono per gli atteggiamenti “addirittura non umani” del passato. Si tratta di espressioni che fanno ben sperare anche per il dialogo nel tempo futuro. Come pastore di Torino, sono lieto che questo evento, bello e importante, si sia svolto nella mia città e che la comunità valdese torinese abbia risposto con entusiasmo.

Alessandra Trotta (presidente dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia – OPCEMI)

Mi hanno particolarmente colpita la profonda commozione, in prima fila, di alcuni anziani esponenti del mondo cattolico ed evangelico che più si sono spesi nella loro vita in un cammino ecumenico che ha vissuto stagioni di grandi sogni e larghe visioni, ma anche di tiepida “ordinaria amministrazione” e di vere e proprie gelate; ed il valore di alcuni gesti, nuovi e significativi, compiuti in una naturale semplicità che ha talvolta un potere trasformativo che va al di là dei contenuti (più o meno innovativi) delle dichiarazioni ufficiali.

Massimo Aquilante (presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia – FCEI)

Non esito definire il 22 giugno una giornata dal valore storico, non soltanto per il fatto che dopo secoli un papa della chiesa di Roma ha varcato la soglia di un tempio valdese – evento di grandissimo rilievo -, ma per l’intensità, la spiritualità di quell’ora trascorsa insieme che va ben al di là di qualsiasi evento di natura diplomatica o di scambi di conoscenza. E’ stato veramente un evento vissuto nella luce di Cristo, alla luce della parola di Dio, nella consolazione e nella benedizione dello spirito di Dio. Questo è il punto essenziale. Vorrei poi sottolineare con forza che il Papa per due volte ha chiesto perdono a nome della chiesa di Roma, certamente al popolo e alla chiesa valdese, però di fatto a tutto il protestantesimo italiano.

Paolo Ricca (teologo valdese)

L’impressione è certamente molto positiva. Si è trattato di un fatto storico in senso assoluto, direi un preludio a una storia che deve cominciare. Una storia diversa da quella passata e le premesse mi sembrano buone, anzi eccellenti. L’atmosfera era molto bella, fraterna, amichevole, non diplomatica, con dei sentimenti di fraternità cristiana molto marcati, molto evidenti, e certamente molto sinceri. E’ stata una bella pagina, ripeto. Un preludio promettente che ovviamente si tratta ora di costruire. La richiesta del perdono significa che si vuol cominciare una storia diversa con voi e quindi ora si tratta di scriverla questa storia! Ma appunto l’incontro di ieri è stato sicuramente positivo, costruttivo: può autorizzare delle belle speranze.

Heiner Bludau (decano della Chiesa evangelica luterana in Italia-CELI)

Con grande gioia ho partecipato alla visita di Papa Francesco presso il tempio valdese di Torino. Siamo legati ai valdesi per mezzo della concordia di Leuenberg, il che significa che viviamo con loro la comunione ecclesiale come “diversità riconciliata” – un concetto che il Papa ha menzionato già alcune volte e che il moderatore Bernardini ha ricordato durante l’incontro. Spero che al momento davvero storico di lunedì scorso seguano ulteriori passi verso l’unità di tutti i cristiani.

Emanuele Paschetto (pastore dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia – UCEBI)

Un incontro bello ed emozionante. Bello per semplicità e genuinità, senza ossequi formali, né parole superflue. Come richiede il momento storico che viviamo: le urgenze dell’umanità spingono i cristiani alla concretezza e all’essenzialità. Emozionante per la simpatia di papa Francesco, le sue parole senza retorica, i suoi gesti umili e profondi, come la richiesta di perdono per le violenze del passato. Le questioni poste dal moderatore Bernardini circa il riconoscimento dei protestanti come Chiese e l’ospitalità eucaristica troveranno di certo risposta.

Don Cristiano Bettega (direttore dell’Ufficio nazionale per l’Ecumenismo della CEI)

Molte voci si sono trovate d’accordo nel definire la visita di papa Francesco al tempio valdese di Torino un evento di portata storica. Ed è senz’altro così: era nell’aria già da tempo che non si sarebbe trattato di una visita di cortesia, come quelle che diventano occasione (sempre una bella occasione, per altro) per far due chiacchiere. No, qui c’è stato molto di più: la schiettezza dei discorsi e delle indicazioni per un cammino propositivo e da fare insieme, la spontaneità e il calore dei gesti, la solenne semplicità della preghiera comune, il sorriso della festa e la volontà di una reciproca accoglienza riconciliata, tutto mi sembra possa e debba essere riassunto in un appellativo che non può mai essere dato per scontato: fratelli. Espressamente pronunciata nei saluti e discorsi ufficiali, profondamente respirata sotto le volte del tempio ottocentesco, chiaramente riconosciuta tra gli sguardi dei presenti, mi pare che proprio questa parola sia stata la “padrona di casa”: fratelli. Tali ci siamo sentiti, e come tali ci siamo incontrati, a testimonianza del fatto che è possibile vivere da fratelli, nel rispetto, o meglio: nell’accoglienza delle rispettive diversità. Quel monito del Cristo, “siano uno perché il mondo creda”, lunedì mattina è divenuto realtà; ora l’impegno di tutti i discepoli del Signore Gesù – non solo quindi delle Chiese che si sono incontrate a Torino – è quello di non archiviare come fosse una foto ricordo quella che invece è stata una reale esperienza di fede: esperienza di Dio Trinità, di quel Dio che unisce in sé il singolare e il plurale.

Davide Romano (direttore Dip. Affari pubblici e libertà religiosa dell’Unione avventista-UICCA)

In eventi come questo si teme sempre che il risalto mediatico dell’iniziativa e l’ovvio paludamento liturgico, non lascino spazio ad un autentico incontro tra fedi cristiane. A dispetto di questo pregiudizio, l’occasione si è rivelata invece propizia anche ai fini di un discorso sincero sullo stato dei rapporti ecumenici tra i valdesi, ma si potrebbe dire tra gli evangelici, e il cattolicesimo romano. Il papa ha compiuto un gesto di grande sensibilità sul piano storico ed etico, chiedendo perdono per il modo “non cristiano e sovente disumano” in cui la chiesa di Roma ha trattato i valdesi in otto secoli di storia. Rimangono tuttavia una serie di interrogativi che probabilmente molti evangelici, e anche noi avventisti, ci portiamo a casa. Ne indico due: la definizione da parte cattolica delle chiese evangeliche come mere “comunità ecclesiali” e la questione della laicità e della libertà religiosa in Italia. Su queste questioni, a noi evangelici, e per quanto ci riguarda a noi avventisti, spetta l’onere della prova di voler essere interlocutori fraterni e operosi di questo grande mondo cattolico e delle tante anime che lo abitano e lo interpretano, compresa quella di papa Francesco.

Piergiorgio Debernardi (vescovo di Pinerolo)

E’ stato un evento ricco di emozioni, carico di sorpresa e meraviglia che ci ha riempito di gioia. Non esito a parlare di uno spartiacque della storia che segna un modo diverso di vivere l’ecumenismo: un evento preparato da decenni dalle nostre due chiese, attraverso un lento e faticoso cammino. Per me è un sogno che si avvera. Un sogno che però ha radici profonde nel terreno della nostra storia comune. Mi sono davvero commosso quando c’è stato l’abbraccio fra il moderatore Bernardini e papa Francesco, dopo quella storica richiesta di perdono, ripetuta due volte. L’abbraccio: questo gesto che ci fa chiudere definitamente pagine oscure. Certo, non si può dimenticare la storia. Ma quell’abbraccio ci aiuta a riprendere un cammino come chiese riconciliate nella diversità. E sono rimasto sinceramente sorpreso quando papa Francesco ha citato lo scambio del pane e del vino avvenuto in occasione della scorsa Pasqua tra le nostre due chiese di Pinerolo. Uno scambio di doni che rafforza la fraternità e che ci aiuta ad essere più credibili nell’annuncio del Vangelo. Su suggerimento di Sergio Rostagno (ndr: professore emerito di teologia sistematica alla Facoltà valdese di teologia), avevamo cominciato a lavorarci insieme più di due anni fa. L’ecumenismo si può definire in tanti modi. Dallo scorso 22 giugno lo definisco come abbraccio nel tempo che prelude l’unita perfetta e indistruttibile che ci sarà nei cieli nuovi.

Tratto da : http://www.nev.it/archivio/NEV_7770001898.html

Fuggite l’idolatria! (1 Corinzi 10:14)

thomas watsonSi tratta di idolatria, non solo adorare un falso dio, ma anche adorare il vero Dio in modo falso. Vediamo la bontà di Dio nella nostra nazione, liberandoci dal papismo che è idolatria romana. Egli ci ha portato fuori dall’Egitto mistico, irrompendo gloriosamente la luce della Sua verità in mezzo a noi.
Nel passato l’Inghilterra era invasa dall’idolatria, ascoltavamo le Scritture in lingua sconosciuta, abbiamo udito del purgatorio, le indulgenze, le messe idolatre, le preghiere rivolte ai santi e agli angeli, e adorato le immagini di culto. Questa è la religione papista, un’insieme di cerimonie ridicole. Le loro candele, fiori, rosari di perline, olio, crocifissi… sono la politica di Satana, per vestire un culto carnale, montato da menti carnali. Oh! ringraziato e benedetto il nostro Dio per averci liberato dal papismo! E’ stata per me una grazia scampare dall’invasione spagnola, ma maggiore grazia e misericordia mi è stata concessa da Dio per avermi liberato dalla menzogna papista.
“Efraim potrà dire: ‘Che cosa io ho più da fare con gl’idoli?’…” (Osea 14:8)

messa cattolica romana

Tratto da: “The Ten Commandments”, Thomas Watson (1620-1686)