Il ‘papa’ e il dialogo interreligioso

In questo video il cosiddetto ‘papa’ della Chiesa Cattolica Romana, Francesco Bergoglio, difende e diffonde i principi della Massoneria e non l’evangelo di Cristo Gesù. Ma l’apostolo Pietro, riferendosi a Cristo Gesù, non disse forse queste parole : ‘E in nessun altro è la salvezza; poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati.’? (Atti 4:12) E Bergoglio che si definisce il successore dell’apostolo Pietro non dovrebbe egli forse insegnare come Pietro insegnò? Come mai dunque Pietro è stato un ‘esclusivista’, poichè insegnava una sola via di salvezza, cioè Cristo Gesù; mentre Bergoglio è un ‘inclusivista’, insegnando che si può essere salvati anche all’infuori di Cristo Gesù? Perchè Bergoglio non imita affatto l’apostolo Pietro e non è neanche il suo successore ma è solo un impostore.

State in guardia dunque da quest’uomo perchè promuove la rovina della Chiesa e non la sua edificazione; promuove i principi della Massoneria e non l’evangelo di Cristo Gesù.

Salvatore Larizza

Senza alcun discernimento spirituale…

Ciò che segue è la raccolta di alcuni commenti fatti da cosiddetti ‘pastori’, ‘teologi’, ‘direttori’ o ‘vescovi’;  tutti testimoni oculari della visita effettuata il 22 Giugno dal cosiddetto ‘Papa’ della chiesa cattolica romana presso il tempio valdese di Torino. Noterete come, dai commenti di costoro, si evince la loro completa mancanza di discernimento spirituale.

Salvatore Larizza

 

 

Commenti di alcuni testimoni oculari della visita di papa Francesco ai valdesi

 


L’agenzia stampa NEV ha raccolto i commenti di alcuni testimoni oculari della visita di papa Francesco ai valdesi, avvenuta il 22 giugno nel tempio valdese di Torino.

Paolo Ribet
(pastore della chiesa valdese di Torino)

L’incontro nel tempio valdese di Torino tra i rappresentanti della Chiesa valdese e papa Francesco è stato, come tutti noi speravamo, gioioso, sobrio e profondo – non solo i presenti hanno partecipato con intensità e commozione, ma anche i molti che hanno seguito l’evento in televisione, come testimoniano le tante email e sms che mi stanno arrivando in questi due giorni. I messaggi che abbiamo ascoltato, quello del moderatore Bernardini e quello di papa Francesco, hanno mostrato come ci si possa sentire fratelli e sorelle, pur partendo da storie e spiritualità diverse, e come si possa collaborare nella testimonianza, soprattutto in quella diretta verso i più deboli. Nel suo discorso, il pastore Bernardini ha posto con schiettezza sul tappeto alcuni dei problemi aperti nel dialogo fra le due Chiese – e con altrettanta franchezza il Papa ha risposto non nascondendo le difficoltà, ma formulando l’auspicio di un loro superamento. Questo è, a mio parere, il modo corretto di interpretare l’ecumenismo, come sinfonia di voci diverse. Certamente, molto forte è stato il passaggio del discorso in cui papa Francesco ha chiesto perdono per gli atteggiamenti “addirittura non umani” del passato. Si tratta di espressioni che fanno ben sperare anche per il dialogo nel tempo futuro. Come pastore di Torino, sono lieto che questo evento, bello e importante, si sia svolto nella mia città e che la comunità valdese torinese abbia risposto con entusiasmo.

Alessandra Trotta (presidente dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia – OPCEMI)

Mi hanno particolarmente colpita la profonda commozione, in prima fila, di alcuni anziani esponenti del mondo cattolico ed evangelico che più si sono spesi nella loro vita in un cammino ecumenico che ha vissuto stagioni di grandi sogni e larghe visioni, ma anche di tiepida “ordinaria amministrazione” e di vere e proprie gelate; ed il valore di alcuni gesti, nuovi e significativi, compiuti in una naturale semplicità che ha talvolta un potere trasformativo che va al di là dei contenuti (più o meno innovativi) delle dichiarazioni ufficiali.

Massimo Aquilante (presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia – FCEI)

Non esito definire il 22 giugno una giornata dal valore storico, non soltanto per il fatto che dopo secoli un papa della chiesa di Roma ha varcato la soglia di un tempio valdese – evento di grandissimo rilievo -, ma per l’intensità, la spiritualità di quell’ora trascorsa insieme che va ben al di là di qualsiasi evento di natura diplomatica o di scambi di conoscenza. E’ stato veramente un evento vissuto nella luce di Cristo, alla luce della parola di Dio, nella consolazione e nella benedizione dello spirito di Dio. Questo è il punto essenziale. Vorrei poi sottolineare con forza che il Papa per due volte ha chiesto perdono a nome della chiesa di Roma, certamente al popolo e alla chiesa valdese, però di fatto a tutto il protestantesimo italiano.

Paolo Ricca (teologo valdese)

L’impressione è certamente molto positiva. Si è trattato di un fatto storico in senso assoluto, direi un preludio a una storia che deve cominciare. Una storia diversa da quella passata e le premesse mi sembrano buone, anzi eccellenti. L’atmosfera era molto bella, fraterna, amichevole, non diplomatica, con dei sentimenti di fraternità cristiana molto marcati, molto evidenti, e certamente molto sinceri. E’ stata una bella pagina, ripeto. Un preludio promettente che ovviamente si tratta ora di costruire. La richiesta del perdono significa che si vuol cominciare una storia diversa con voi e quindi ora si tratta di scriverla questa storia! Ma appunto l’incontro di ieri è stato sicuramente positivo, costruttivo: può autorizzare delle belle speranze.

Heiner Bludau (decano della Chiesa evangelica luterana in Italia-CELI)

Con grande gioia ho partecipato alla visita di Papa Francesco presso il tempio valdese di Torino. Siamo legati ai valdesi per mezzo della concordia di Leuenberg, il che significa che viviamo con loro la comunione ecclesiale come “diversità riconciliata” – un concetto che il Papa ha menzionato già alcune volte e che il moderatore Bernardini ha ricordato durante l’incontro. Spero che al momento davvero storico di lunedì scorso seguano ulteriori passi verso l’unità di tutti i cristiani.

Emanuele Paschetto (pastore dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia – UCEBI)

Un incontro bello ed emozionante. Bello per semplicità e genuinità, senza ossequi formali, né parole superflue. Come richiede il momento storico che viviamo: le urgenze dell’umanità spingono i cristiani alla concretezza e all’essenzialità. Emozionante per la simpatia di papa Francesco, le sue parole senza retorica, i suoi gesti umili e profondi, come la richiesta di perdono per le violenze del passato. Le questioni poste dal moderatore Bernardini circa il riconoscimento dei protestanti come Chiese e l’ospitalità eucaristica troveranno di certo risposta.

Don Cristiano Bettega (direttore dell’Ufficio nazionale per l’Ecumenismo della CEI)

Molte voci si sono trovate d’accordo nel definire la visita di papa Francesco al tempio valdese di Torino un evento di portata storica. Ed è senz’altro così: era nell’aria già da tempo che non si sarebbe trattato di una visita di cortesia, come quelle che diventano occasione (sempre una bella occasione, per altro) per far due chiacchiere. No, qui c’è stato molto di più: la schiettezza dei discorsi e delle indicazioni per un cammino propositivo e da fare insieme, la spontaneità e il calore dei gesti, la solenne semplicità della preghiera comune, il sorriso della festa e la volontà di una reciproca accoglienza riconciliata, tutto mi sembra possa e debba essere riassunto in un appellativo che non può mai essere dato per scontato: fratelli. Espressamente pronunciata nei saluti e discorsi ufficiali, profondamente respirata sotto le volte del tempio ottocentesco, chiaramente riconosciuta tra gli sguardi dei presenti, mi pare che proprio questa parola sia stata la “padrona di casa”: fratelli. Tali ci siamo sentiti, e come tali ci siamo incontrati, a testimonianza del fatto che è possibile vivere da fratelli, nel rispetto, o meglio: nell’accoglienza delle rispettive diversità. Quel monito del Cristo, “siano uno perché il mondo creda”, lunedì mattina è divenuto realtà; ora l’impegno di tutti i discepoli del Signore Gesù – non solo quindi delle Chiese che si sono incontrate a Torino – è quello di non archiviare come fosse una foto ricordo quella che invece è stata una reale esperienza di fede: esperienza di Dio Trinità, di quel Dio che unisce in sé il singolare e il plurale.

Davide Romano (direttore Dip. Affari pubblici e libertà religiosa dell’Unione avventista-UICCA)

In eventi come questo si teme sempre che il risalto mediatico dell’iniziativa e l’ovvio paludamento liturgico, non lascino spazio ad un autentico incontro tra fedi cristiane. A dispetto di questo pregiudizio, l’occasione si è rivelata invece propizia anche ai fini di un discorso sincero sullo stato dei rapporti ecumenici tra i valdesi, ma si potrebbe dire tra gli evangelici, e il cattolicesimo romano. Il papa ha compiuto un gesto di grande sensibilità sul piano storico ed etico, chiedendo perdono per il modo “non cristiano e sovente disumano” in cui la chiesa di Roma ha trattato i valdesi in otto secoli di storia. Rimangono tuttavia una serie di interrogativi che probabilmente molti evangelici, e anche noi avventisti, ci portiamo a casa. Ne indico due: la definizione da parte cattolica delle chiese evangeliche come mere “comunità ecclesiali” e la questione della laicità e della libertà religiosa in Italia. Su queste questioni, a noi evangelici, e per quanto ci riguarda a noi avventisti, spetta l’onere della prova di voler essere interlocutori fraterni e operosi di questo grande mondo cattolico e delle tante anime che lo abitano e lo interpretano, compresa quella di papa Francesco.

Piergiorgio Debernardi (vescovo di Pinerolo)

E’ stato un evento ricco di emozioni, carico di sorpresa e meraviglia che ci ha riempito di gioia. Non esito a parlare di uno spartiacque della storia che segna un modo diverso di vivere l’ecumenismo: un evento preparato da decenni dalle nostre due chiese, attraverso un lento e faticoso cammino. Per me è un sogno che si avvera. Un sogno che però ha radici profonde nel terreno della nostra storia comune. Mi sono davvero commosso quando c’è stato l’abbraccio fra il moderatore Bernardini e papa Francesco, dopo quella storica richiesta di perdono, ripetuta due volte. L’abbraccio: questo gesto che ci fa chiudere definitamente pagine oscure. Certo, non si può dimenticare la storia. Ma quell’abbraccio ci aiuta a riprendere un cammino come chiese riconciliate nella diversità. E sono rimasto sinceramente sorpreso quando papa Francesco ha citato lo scambio del pane e del vino avvenuto in occasione della scorsa Pasqua tra le nostre due chiese di Pinerolo. Uno scambio di doni che rafforza la fraternità e che ci aiuta ad essere più credibili nell’annuncio del Vangelo. Su suggerimento di Sergio Rostagno (ndr: professore emerito di teologia sistematica alla Facoltà valdese di teologia), avevamo cominciato a lavorarci insieme più di due anni fa. L’ecumenismo si può definire in tanti modi. Dallo scorso 22 giugno lo definisco come abbraccio nel tempo che prelude l’unita perfetta e indistruttibile che ci sarà nei cieli nuovi.

Tratto da : http://www.nev.it/archivio/NEV_7770001898.html

Fuggite l’idolatria! (1 Corinzi 10:14)

thomas watsonSi tratta di idolatria, non solo adorare un falso dio, ma anche adorare il vero Dio in modo falso. Vediamo la bontà di Dio nella nostra nazione, liberandoci dal papismo che è idolatria romana. Egli ci ha portato fuori dall’Egitto mistico, irrompendo gloriosamente la luce della Sua verità in mezzo a noi.
Nel passato l’Inghilterra era invasa dall’idolatria, ascoltavamo le Scritture in lingua sconosciuta, abbiamo udito del purgatorio, le indulgenze, le messe idolatre, le preghiere rivolte ai santi e agli angeli, e adorato le immagini di culto. Questa è la religione papista, un’insieme di cerimonie ridicole. Le loro candele, fiori, rosari di perline, olio, crocifissi… sono la politica di Satana, per vestire un culto carnale, montato da menti carnali. Oh! ringraziato e benedetto il nostro Dio per averci liberato dal papismo! E’ stata per me una grazia scampare dall’invasione spagnola, ma maggiore grazia e misericordia mi è stata concessa da Dio per avermi liberato dalla menzogna papista.
“Efraim potrà dire: ‘Che cosa io ho più da fare con gl’idoli?’…” (Osea 14:8)

messa cattolica romana

Tratto da: “The Ten Commandments”, Thomas Watson (1620-1686)

Orgogliosi di essere ‘conigli’….

Un lupo travestito da pecora che dice : ‘Guardatevi dall’essere dei conigli!’. Ecco una lettera indirizzata a Bergoglio, da parte di un uomo che, quantunque non sia un credente, si reputa felice di essere un ‘coniglio’…

Salvatore Larizza

————————————————————

 

Caro Papa, sono orgoglioso di essere un coniglio

Sono un coniglio, avendo fatto quattro figli con la volontaria collaborazione di mia moglie, e mi rivolgo a Papa Francesco con l’umiltà di un peccatore, benché non mi senta tale, per dirgli che il suo monito mi ha sconcertato.

Bergoglio-conigli

Meglio dichiararlo subito per evitare equivoci: non credente, sono però persuaso che la parola della Chiesa sia importante per gran parte dell’opinione pubblica.

Pertanto, mettendomi nei panni di un fedele, mi domando: come mai da tutti i pulpiti cattolici, per decenni e decenni, i preti hanno tuonato in favore della procreazione illimitata, in osservanza delle norme celesti, e ora, all’improvviso, il supremo capo della cristianità fa macchina indietro e predica, col suo linguaggio piano e diretto, il controllo delle nascite?

Questa non era forse roba per laici incalliti che, inascoltati o addirittura vituperati, scrivevano tomi su tomi per avvertire l’umanità dei pericoli connessi all’esplosione demografica? Essi dicevano: se l’aumento costante e sfrenato della popolazione continuerà, il mondo sarà destinato a morire di fame per l’impossibilità della terra a produrre cibo sufficiente per tutti. Mi pareva che avessero ragione e stavo dalla loro parte, litigando con coloro i quali, viceversa, sostenevano il contrario: la provvidenza assicurerà a chiunque il necessario per campare.

Se chiedevi loro come si sarebbe sfamata tanta gente su un globo relativamente piccolo, quale il nostro, la risposta che fornivano non era scientifica, bensì illuminata dalla fiducia nelle lettere pontificie. Le quali all’incirca recitavano: no alla regolamentazione demografica, sì alla legge naturale secondo cui l’atto sessuale è finalizzato al concepimento. L’insegnamento è stato valido per lustri. Ora, invece, è stato abrogato da Bergoglio, quantomeno corretto: la maternità e la paternità siano responsabili; marito e moglie non sono conigli, si limitino a dare alla luce tre figli (al massimo) in modo che essi siano all’altezza di mantenerli ed educarli come Dio comanda. Si vede che Dio ha cambiato idea.

Qualche problemino c’era, ma è stato risolto. Per fortuna in famiglia non mancavano i mezzi per soddisfare esigenze alimentari, scolastiche eccetera. Spesso, rammentando il casino che c’era in famiglia, mi interrogo: come facevo a sopportare quattro diavoli scatenati? Non lo so. Sta di fatto che mi piaceva assai caricare tutta la brigata in auto e portarmela a spasso. Mia moglie e io avevamo un ruolo e lo ricoprivamo con allegria anche nei momenti peggiori, quelli delle malattie, delle topiche negli studi, del terrore suscitato dalla diffusione nella società giovanile delle droghe.

La vita dei genitori è dura. Ma se anche non fosse un dono di Dio, è sopportabile qualora vi siano soldi abbastanza per tappare ogni buco. Mia moglie e io non siamo stati eroi, eppure non riusciamo a trattenere il riso se pensiamo che Francesco ci considera avvolti nelle pellicce di conigli. Abbiamo affrontato ogni avversità senza perderci d’animo e le abbiamo superate. Se mi guardo in giro, poi, scopro che la maggior parte delle mamme e dei papà si è comportata secondo le proprie capacità materiali e spirituali. Già, si fa quel che si può, il più delle volte commettendo gli stessi errori che, da bambini, attribuivamo ai nostri vecchi. Non esiste una scuola per genitori. Si diventa saggi quando non occorre più esserlo: i figli sono diventati grandi e non hanno bisogno della nostra assistenza.

Per quel poco che ho imparato, consiglio alle coppie giovani di agire secondo i suggerimenti che vengono dal cuore: è vero, meno bebè, meno grane, in linea di massima. Ma è anche vero che una prole numerosa si autogestisce. I ragazzini si aiutano tra loro, formano una sorta di clan, e la famiglia va avanti. Le rotture di balle, per chi la governa, sono all’ordine del giorno, tuttavia non impediscono di vivere sereni. Perché la serenità dipende da noi, non dagli altri.

A Papa Francesco, che non ha avuto marmocchi, dico con stima: non sa che cosa si è perso.

Tratto da : http://www.ilgiornale.it/news/politica/caro-papa-sono-orgoglioso-essere-coniglio-1084717.html

 

Francesco incontra la Chiesa Evangelica della Riconciliazione di Caserta

IPOCRITI, RAVVEDETEVI E CONVERTITEVI. Questo messaggio è rivolto sia a Francesco, che a Traettino e a tutti coloro che pensano, parlano e ragionano come Traettino.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

—————————–

trae-francesco

Bergoglio a Caserta in visita alla comunità evangelica: “Perdono per le leggi razziali” – Nuovo gesto di rottura di Francesco: “Tra quelli che hanno perseguitato e denunciato i pentecostali, quasi come fossero dei pazzi che rovinavano la razza, c’erano anche dei cattolici”

28 luglio 2014

Papa Francesco è atterrato per la seconda volta in pochi giorni all’eliporto della Reggia di Caserta presso la Scuola dell’Aeronautica, dopo la visita ufficiale di due giorni fa nel giorno della festa patronale di Sant’Anna. Bergoglio si è recato prima a casa del pastore (del quale è amico da anni, hanno partecipato insieme a incontri ecumenici in Argentina) per incontrare la sua famiglia. Da via Botticelli, Bergoglio e Traettino hanno viaggiato su una Focus blu, la stessa che Francesco utilizza abitualmente a Roma, per raggiungere via Feudo e incontrare la comunità pentecostale guidata dal pastore, la “Chiesa evangelica della Riconciliazione”, dove lo attendeva una piccola folla.
Il Papa aveva con sé una borsa nera da lavoro. Con la mano ha fatto un cenno di saluto ai fedeli che dai balconi dei palazzi circostanti lo hanno chiamato per poi entrare nell’edificio in costruzione accolto dall’applauso dei 350 evangelici presenti.
“Buon giorno a tutti, siamo felici di vedere papa Francesco tra noi e di applaudirlo, dobbiamo fare però un applauso ancora più forte a Gesù”, ha detto il pastore introducendo l’incontro tra Papa Francesco e i pentecostali, iniziato con la preghiera del Padre Nostro. Uno striscione con la scritta “Gesù è il Signore” è sulla parete di fondo dell’aula.

La prima visita a un pastore protestante
Quella di oggi è la prima uscita da Roma di un Papa per fare visita a un pastore protestante. Francesco dovrebbe rimanere un paio d’ore circa, trattenendosi anche per un rinfresco e ripartendo nel primo pomeriggio. Presenzierà a una funzione religiosa nella comunità, alla quale parteciperanno 350 fedeli della Chiesa evangelica provenienti, oltre che dall’Italia, anche dagli Usa, dal Canada, dall’Argentina, da Spagna, da Francia e dall’India.

Il dialogo
Il pastore della Chiesa evangelica della Riconciliazione dall’inizio degli anni Novanta è impegnato in un dialogo con i cattolici. Traettino ritiene che il dialogo ecumenico tra cattolici e protestanti vada incentrato sull’idea che la dottrina divide, mentre l’azione unisce. Una tesi sostenuta anche da Bergoglio.

Il cantiere
La chiesa della Riconciliazione è un cantiere aperto, anche in senso letterale: un rustico di cemento armato delimitato in fondo da una parete e sui lati da colonne. Il quarto lato è schermato solo da un grande telo bianco. Al posto del campanile c’è una gru (Traettino oltre a essere ministro del culto, a Caserta è noto anche come imprenditore edile). Dalle 7.30 di questa mattina la stradina che da via Lincoln conduce al lotto acquistato dagli evangelici è vigilata da uomini della polizia che lasciano passare solo i fedeli della chiesa della Riconciliazione (circa 200) e 150 ospiti che esibiscono un invito, in gran parte pastori e rappresentanti di altre chiese pentecostali. I controlli sono rigidissimi e i giornalisti accreditati seguono l’evento dal terrazzo di una casa privata, posta di fronte all’edificio in costruzione, grazie alla cortesia di una famiglia di residenti.

La richiesta di perdono
“Tra quelli che hanno perseguitato e denunciato i pentecostali, quasi come fossero dei pazzi che rovinavano la razza, c’erano anche dei cattolici: io sono il pastore dei cattolici e vi chiedo perdono per quei fratelli e sorelle cattolici che non hanno capito e sono stati tentati dal diavolo”. Così il Papa nella comunità evangelica a Caserta.

“Sono venuto per i fratelli”
Qualcuno si stupisce che il Papa sia venuto a trovare gli evangelici. Sono venuto a trovare i fratelli”. Lo ha detto papa Francesco nel discorso a braccio rivolto ai fedeli della Chiesa pentecostale di Caserta, dove si è recato oggi in visita privata. Per il Papa, ha spiegato lui stesso, è “una tentazione dire: io sono la Chiesa tu sei la setta. Gesù ha pregato per l’unità. Lo Spirito Santo fa la diversità nella Chiesa. Lui fa la diversità. Ma poi lo stesso Spirito Santo fa l’unità e la Chiesa è una nella diversità. Una diversità riconciliata per lo Spirito Santo”.

Fonte: http://napoli.repubblica.it/cronaca/2014/07/28/news/papa_caserta_visita_comunit_evangelica-92573176/#gallery-slider=92582017

Dal sito News.va:

Il discorso del Papa nella Chiesa pentecostale e le parole del pastore Traettino

Il discorso integrale di Papa Francesco stamani nella Chiesa pentecostale della Riconciliazione a Caserta:

Buongiorno, fratelli e sorelle.

Mio fratello il pastore Giovanni ha incominciato parlando del centro della nostra vita: stare alla presenza di Gesù. E poi ha detto “camminare” alla presenza di Gesù. E questo è stato il primo comandamento che Dio ha dato al suo popolo, al nostro padre Abramo: “Va’, cammina alla mia presenza e sii irreprensibile”. E poi il popolo ha camminato: alcune volte alla presenza del Signore, tante volte non alla presenza del Signore. Ha scelto gli idoli, gli dei… Ma il Signore ha pazienza. Ha pazienza con il popolo che cammina. Io non capisco un cristiano fermo! Un cristiano che non cammina, io non lo capisco! Il cristiano deve camminare! Ci sono cristiani che camminano, ma non alla presenza di Gesù: bisogna pregare per questi fratelli. Anche per noi, quando in certi momenti camminiamo non alla presenza di Gesù, perché anche noi siamo tutti peccatori, tutti! Se qualcuno non è peccatore, alzi la mano… Camminare alla presenza di Gesù.

Cristiani fermi: questo fa male, perché ciò che è fermo, che non cammina, si corrompe. Come l’acqua ferma, che è la prima acqua a corrompersi, l’acqua che non scorre… Ci sono cristiani che confondono il camminare col “girare”. Non sono “camminanti”, sono erranti e girano qua e là nella vita. Sono nel labirinto, e lì vagano, vagano… Manca loro la parresia, l’audacia di andare avanti; manca loro la speranza. I cristiani senza speranza girano nella vita; non sono capaci di andare avanti. Siamo sicuri soltanto quando camminiamo alla presenza del Signore Gesù. Lui ci illumina, Lui ci dà il suo Spirito per camminare bene.

Penso al nipote di Abramo, Giacobbe. Era tranquillo, là, con i suoi figli; ma a un certo punto è arrivata la carestia e ha detto ai suoi figli, ai suoi 11 figli, 10 dei quali erano colpevoli di tradimento, di aver venduto il fratello: “Andate in Egitto, camminate fin là a comprare cibo, perché noi abbiamo soldi, ma non abbiamo cibo. Portate i soldi e compratene là, dove dicono che ce n’è”. E questi si sono messi in cammino: invece di trovare cibo, hanno trovato un fratello! E questo è bellissimo!

Quando si cammina alla presenza di Dio, si dà questa fratellanza. Quando invece ci fermiamo, ci guardiamo troppo l’uno all’altro, si dà un altro cammino… brutto, brutto! Il cammino delle chiacchiere. E si incomincia: “Ma tu, non sai?”; “No, no, io non so di te. Io so di qua, di là…”; “Io sono di Paolo”; “Io di Apollo”; “Io di Pietro”…. E così incominciano, così dal primo momento è incominciata la divisione nella Chiesa. E non è lo Spirito Santo che fa la divisione! Fa una cosa che le assomiglia abbastanza, ma non la divisione. Non è il Signore Gesù che fa la divisione! Chi fa la divisione è proprio l’Invidioso, il re dell’invidia, il padre dell’invidia: quel seminatore di zizzania, Satana. Costui si immischia nelle comunità e fa le divisioni, sempre! Dal primo momento, dal primo momento del cristianesimo, nella comunità cristiana c’è stata questa tentazione. “Io sono di questo”; “Io sono di quello”; “No! Io sono la chiesa, tu sei la setta”… E così quello che ci guadagna è lui, il padre della divisione. Non il Signore Gesù, che ha pregato per l’unità (Giovanni 17), ha pregato!

Cosa fa lo Spirito Santo? Ho detto che fa un’altra cosa, che forse si può pensare che sia divisione, ma non lo è. Lo Spirito Santo fa la “diversità” nella Chiesa. La prima Lettera ai Corinzi, capitolo 12. Lui fa la diversità! E davvero questa diversità è tanto ricca, tanto bella. Ma poi, lo stesso Spirito Santo fa l’unità, e così la Chiesa è una nella diversità. E, per usare una parola bella di un evangelico che io amo tanto, una “diversità riconciliata” dallo Spirito Santo. Lui fa entrambe le cose: fa la diversità dei carismi e poi fa l’armonia dei carismi. Per questo i primi teologi della Chiesa, i primi padri – parlo del secolo III o IV – dicevano: “Lo Spirito Santo, Lui è l’armonia”, perché Lui fa questa unità armonica nella diversità.

Noi siamo nell’epoca della globalizzazione, e pensiamo a cos’è la globalizzazione e a cosa sarebbe l’unità nella Chiesa: forse una sfera, dove tutti i punti sono equidistanti dal centro, tutti uguali? No! Questa è uniformità. E lo Spirito Santo non fa uniformità! Che figura possiamo trovare? Pensiamo al poliedro: il poliedro è una unità, ma con tutte le parti diverse; ognuna ha la sua peculiarità, il suo carisma. Questa è l’unità nella diversità. E’ in questa strada che noi cristiani facciamo ciò che chiamiamo col nome teologico di ecumenismo: cerchiamo di far sì che questa diversità sia più armonizzata dallo Spirito Santo e diventi unità; cerchiamo di camminare alla presenza di Dio per essere irreprensibili; cerchiamo di andare a trovare il nutrimento di cui abbiamo bisogno per trovare il fratello. Questo è il nostro cammino, questa è la nostra bellezza cristiana! Mi riferisco a quello che il mio amato fratello ha detto all’inizio.

Poi ha parlato di un’altra cosa, dell’Incarnazione del Signore. L’Apostolo Giovanni è chiaro: “Colui che dice che il Verbo non è venuto nella carne, non è da Dio! E’ dal diavolo”. Non è nostro, è nemico! Perché c’era la prima eresia – diciamo la parola fra di noi – ed è stata questa, che l’Apostolo condanna: che il Verbo non sia venuto nella carne. No! L’incarnazione di Verbo è alla base: è Gesù Cristo! Dio e uomo, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo, vero Dio e vero uomo. E così lo hanno capito i primi cristiani e hanno dovuto lottare tanto, tanto, tanto per mantenere queste verità: il Signore è Dio e uomo; il Signore Gesù è Dio fatto carne. E’ il mistero della carne di Cristo: non si capisce l’amore per il prossimo, non si capisce l’amore per il fratello, se non si capisce questo mistero dell’Incarnazione. Io amo il fratello perché anche lui è Cristo, è come Cristo, è la carne di Cristo. Io amo il povero, la vedova, lo schiavo, quello che è in carcere… Pensiamo al “protocollo” sul quale noi saremo giudicati: Matteo 25. Amo tutti costoro, perché queste persone che soffrono sono la carne di Cristo, e a noi che siamo su questa strada dell’unità farà bene toccare la carne di Cristo. Andare alle periferie, proprio dove ci sono tanti bisogni, o – diciamolo meglio – ci sono tanti bisognosi, tanti bisognosi… Anche bisognosi di Dio, che hanno fame – ma non di pane, ne hanno tanto di pane – di Dio! E andare là, per dire questa verità: Gesù Cristo è il Signore e Lui ti salva. Ma sempre andare a toccare la carne di Cristo! Non si può predicare un Vangelo puramente intellettuale: il Vangelo è verità ma è anche amore ed è anche bellezza! E questa è la gioia del Vangelo! Questa è proprio la gioia del Vangelo.

In questo cammino abbiamo fatto tante volte la stessa cosa dei fratelli di Giuseppe, quando la gelosia e l’invidia ci hanno diviso. Loro sono arrivati prima a voler uccidere il fratello – Ruben è riuscito a salvarlo – e poi a venderlo. Anche il fratello Giovanni ha parlato di quella storia triste. Quella storia triste in cui il Vangelo per alcuni era vissuto come una verità e non si accorgevano che dietro questo atteggiamento c’erano cose brutte, cose non del Signore, una brutta tentazione di divisione. Quella storia triste, in cui pure si faceva la stessa cosa dei fratelli di Giuseppe: la denuncia, le leggi di questa gente: “va contro la purezza della razza…”. E queste leggi sono state sancite da battezzati! Alcuni di quelli che hanno fatto questa legge e alcuni di quelli che hanno perseguitato, denunciato i fratelli pentecostali perché erano “entusiasti”, quasi “pazzi”, che rovinavano la razza, alcuni erano cattolici… Io sono il pastore dei cattolici: io vi chiedo perdono per questo! Io vi chiedo perdono per quei fratelli e sorelle cattolici che non hanno capito e che sono stati tentati dal diavolo e hanno fatto la stessa cosa dei fratelli di Giuseppe. Chiedo al Signore che ci dia la grazia di riconoscere e di perdonare… Grazie!

Poi il fratello Giovanni ha detto una cosa che condivido totalmente: la verità è un incontro, un incontro tra persone. La verità non si fa in laboratorio, si fa nella vita, cercando Gesù per trovarlo. Ma il mistero più bello, più grande è che quando noi troviamo Gesù, ci accorgiamo che Lui ci cercava da prima, che Lui ci ha trovato da prima, perché Lui arriva prima di noi! A me, in spagnolo, piace dire che il Signore ci primerea. E’ una parola spagnola: ci precede, e sempre ci aspetta. Lui è prima di noi. E credo che Isaia o Geremia – ho un dubbio – dice che il Signore è come il fiore del mandorlo, che è il primo che fiorisce nella primavera. E il Signore ci aspetta! E’ Geremia? Sì! E’ il primo che fiorisce in primavera, è sempre il primo.

Questo incontro è bello. Questo incontro ci riempie di gioia, di entusiasmo. Pensiamo a quell’incontro dei primi discepoli, Andrea e Giovanni. Quando il Battista diceva: “Ecco l’agnello di Dio, che toglie i peccati dal mondo”. E loro seguono Gesù, rimangono con Lui tutto il pomeriggio. Poi, quando escono, quando tornano a casa, dicono: “Abbiamo sentito un rabbino”… No! “Abbiamo trovato il Messia!”. Erano entusiasti. Alcuni ridevano… Pensiamo a quella frase: “Da Nazareth può venire qualcosa di buono?”. Non credevano. Ma loro avevano incontrato! Quell’incontro che trasforma; da quell’incontro viene tutto. Questo è il cammino della santità cristiana: ogni giorno cercare Gesù per incontrarlo e ogni giorno lascarsi cercare da Gesù e lasciarsi incontrare da Gesù.

Noi siamo in questo cammino dell’unità, tra fratelli. Qualcuno sarà stupito: “Ma, il Papa è andato dagli evangelici”. E’ andato a trovare i fratelli! Sì! Perché – e questo che dirò è verità – sono loro che sono venuti prima a trovare me a Buenos Aires. E qui c’è un testimone: Jorge Himitian può raccontare la storia di quando sono venuti, si sono avvicinati… E così è cominciata questa amicizia, questa vicinanza fra i pastori di Buenos Aires, e oggi qui. Vi ringrazio tanto. Vi chiedo di pregare per me, ne ho bisogno… perché almeno non sia tanto cattivo. Grazie!

Parole del pastore Giovanni Traettino in apertura dell’incontro con il Papa Francesco:

E’ bello stare davanti al Signore, vero? (rispondono: sì!). Non c’è posto migliore al mondo che stare alla presenza di Dio. C’è un posto ancora migliore, vivere alla presenza di Dio! E’ lì che facciamo l’esperienza delle gioie più profonde, delle gioie più vere; è lì che la nostra vita viene trasformata e che diventiamo sempre più simili a Lui.

Voglio condividere alcune considerazioni e, in particolare, carissimo Papa Francesco, amato fratello mio, la nostra gioia è grande per questa sua visita, quella mia personale intanto, quella della mia famiglia, quella dell’intera nostra comunità e della nostra famiglia spirituale, dei nostri ospiti e dei nostri amici. Un dono grande e inatteso, impensabile fino a poco tempo addietro. Lo potrà leggere negli occhi dei bambini e degli anziani, dei giovani e delle famiglie. Le vogliamo bene! E una cosa che deve sapere: verso la Sua persona, anche tra noi evangelici, c’è tanto affetto e tanti di noi anche ogni giorno pregano per Lei: anche ogni giorno pregano per Lei. Del resto, è così facile volerle bene. Diversi di noi credono perfino che la sua elezione a Vescovo di Roma sia stata opera dello Spirito Santo. Una benedizione soprattutto nei confronti del mondo per tutto il cristianesimo: questo è quello che personalmente io penso. Con questo suo gesto, del tutto inatteso e sorprendente, ha dato visibilità e concretezza a quello che appare sempre di più come il motivo conduttore della sua esistenza e dunque del suo ministero, perché la vita precede sempre il ministero. Superando di un solo colpo le complicazioni protocollari, sa andare direttamente al cuore della vita e delle relazioni umane e in particolare del rapporto con chi riconosce come fratello: incontrare il fratello, incontrarlo lì dove è, incontrarlo così come è. Nel nostro caso poi, per farci visita, si è voluto sobbarcare addirittura due giorni di fatica: Le siamo particolarmente grati!

Non Le è bastato affidare il suo cuore a un documento o a un messaggero… Evidentemente ha riflettuto molto sull’Incarnazione di Gesù Cristo: ha voluto toccarci, ha voluto venire di persona, ad abbracciarci di persona. Ha mostrato un grande coraggio. Libertà e coraggio! Ed ha consegnato se stesso in semplicità e debolezza alla nostra diversità, però anche al nostro abbraccio. Con uomini come Lei, caro Papa Francesco, c’è speranza per noi cristiani. Tutti! Con un solo gesto ha allargato la porta, ha accelerato la realizzazione del sogno di Dio. E’ diventato parte della risposta alla preghiera di Gesù: “che siano tutti uno”. E lo ha fatto con quella gloria, di cui parla Giovanni nel capitolo 17: con quella gloria senza la quale non è possibile costruire l’unità. Parlo della gloria dell’umiltà. Come ha detto qualcuno, l’umiltà è al cuore della gloria. E aggiunge: è sufficiente un po’ di potenza per esibirsi; ce ne vuole molta per ritirarsi. Dio è potenza illimitata di ritrazione di sé, di nascondimento. Anche da questo, forse soprattutto da questo si riconoscono i discepoli di Cristo.

“La verità è un incontro”: è il titolo di una delle ultime raccolte delle sue preziose meditazioni mattutine di Santa Marta. La verità è un incontro, ma è anche una verità centrale per ogni cristiano, per ognuno che si sia convertito a Cristo e abbia fatto un incontro personale con Lui. Quante volte nei suoi insegnamenti ritorna l’invito alla conversione e all’incontro personale con Cristo. E’ evidente che questa verità è al centro della sua vita, materia viva della sua esperienza spirituale, motivo ispiratore della sua esistenza. Per me che La osservo non potrebbe essere altrimenti. La cosa mi riempie di gioia, perché Cristo è anche la perla preziosa, scusate è la perla preziosa di tutti i cristiani, anche di noi evangelici. Ho visto che l’altro ieri ne ha parlato a Caserta. Egli è il centro e il cuore della nostra vita, la ragione stessa della nostra esistenza. Senza Gesù saremmo persi! La nostra unica ragione di vivere e di esistere è Gesù! Del resto è proprio la passione che portiamo alla centralità di Cristo che ci fa, con solida e serena convinzione, evangelici. Per questo anche viviamo e sperimentiamo un modo nuovo di essere evangelici, che non si nutre più di anticattolicesimo – come pure è stato per un tempo – ma che, riconoscendo le proprie origini e radici nell’albero storico del cristianesimo, cattolicesimo e riforma compresi, ha imparato a relazionarsi in modo costruttivo e redentivo con quelli che riconosce come suoi padri e suoi fratelli e a tirar fuori dal suo tesoro – come lo scriba del Vangelo – cose nuove e cose vecchie. Ha imparato – stiamo sempre più imparando – che deve comprare tutto il campo, come pure dice Gesù in un’altra parte del Vangelo, per entrare in possesso di tutto il tesoro. Occorre avere tutto il campo per scoprire il tesoro. Senza rinunciare al lavoro di discernimento fatto con la Parola di Dio, ma esaminando ogni cosa e ritenendo il bene. In questo modo siamo meno esposti al rischio di disprezzare il contributo dei fratelli, di spegnere lo Spirito o addirittura di attribuire ad altre fonti quello che è invece dal Signore. Come ci esorta Paolo, nella Lettera ai Tessalonicesi: “Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie, ma esaminate ogni cosa e ritenere il bene. Astenetevi da ogni sorta di male”.

Dunque la verità è un incontro e l’incontro con Cristo è l’incontro della vita: è quello che dà verità e fondamento ad ogni altro incontro. Questa è la mia esperienza. I miei incontri e le mie relazioni col prossimo sono profondamente segnati dal mio incontro con Gesù. Questo è il messaggio centrale, il nucleo, il DNA del Vangelo; questo è il cuore della predicazione evangelica; questo è il terreno sul quale costruire ogni possibile dialogo fra di noi e cammino di unità tra le Chiese. Com’è scritto: “Nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù”. E ancora: “Ognuno badi a come vi costruisce sopra”.

Tempo fa, padre Raniero Cantalamessa, parlando degli evangelici, li aveva definiti “cristiani col carisma dell’essenzialità”. Una definizione che mi piace molto. La condivido. E il cardinale Piovanelli, di Firenze, qualche anno addietro, a chi gli chiedeva una previsione per il terzo millennio, preconizzava: “Sarà un’epoca in cui si ritornerà ai principi fondamentali del cristianesimo”. Credo anche io questa cosa. E’ necessario, è indispensabile che torniamo ai principi fondamentali. Il cardinale Kasper, invece, che so essere suo amico, ha parlato di “un ecumenismo fondamentale e di un ecumenismo spirituale”: anche qui siamo in linea. Egli dice: “I cristiani non sono uniti tra loro, ma anzitutto sono tutt’uno in Cristo. E solo quell’unione o comunione con Cristo rende possibile la vera comunione tra gli uomini in Lui. Il centro dell’unità è il Signore. E la forza che opera e ordina questa unità è lo Spirito Santo”. Forse è proprio da questa comprensione che il cristianesimo deve ripartire. Questo è il perimetro fondamentale della nostra comunione ed è qui che credo di poter dire che sta il contributo maggiore – anche storico e teologico – della profezia della Riforma prima e poi del mondo evangelico dopo. Credo che questa sia la profezia fondamentale a beneficio di tutto il Corpo di Cristo e della Chiesa. Se ha un qualche senso la storia nel cristianesimo…

L’Apostolo Paolo dice: “Poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto – cioè Cristo Gesù”. Dunque Cristo; mettere a fondamento Cristo; edificare sopra Cristo; stringersi intorno a Cristo; crescere verso Cristo. Lui è il fondamento della vita del credente. La conversione a Cristo; la relazione personale con Cristo; l’imitazione di Cristo, che non è possibile senza la presenza della vita di Cristo. Dalla vita di Cristo riceviamo la forza per l’imitazione di Cristo, per diventare santi. La formazione di Cristo è resa possibile dalla vita di Cristo in noi. Egli è il fondamento sul quale cresciamo: nasciamo di nuovo, ma poi cresciamo. E questo è il fondamento sul quale va costruita l’esistenza della Chiesa, ancora Cristo: l’Incarnazione di Cristo, come proprio metodo, come stile di vita; l’identificazione con il povero, con il bisognoso, con chi è in difficoltà; la vita di Cristo, lo stile col quale Lui ha vissuto. E tanto spesso il cristianesimo del nostro tempo ha bisogno di ravvedimento e di revisione di vita, perché vengono proposti modelli che sono lontanissimi dal Vangelo. La vita di Cristo, la morte di Cristo: anche noi, per poter vivere di Cristo, dobbiamo morire a noi stessi, perché la vita dello Spirito possa esistere in noi e quindi la resurrezione, l’ascensione, col coronamento della discesa dello Spirito Santo, che ci è indispensabile per poter vivere la vita cristiana.

Credo che anche nello sviluppo degli spazi di comunione tra le diverse comunità, di nuovo parliamo di Cristo, del ritorno all’essenziale del Vangelo e lì scopriamo che questo spazio è ancora Cristo, l’annuncio di Cristo – il “kerigma”, l’insegnamento di Cristo – la “didaké” – la formazione di Cristo in noi. Come Lei cito una bellissima e antica preghiera, che immagino Lei reciti ogni giorno: “In Cristo, con Cristo, per Cristo, a Te Dio Padre Onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria nei secoli dei secoli”. Questo credo che faccia una buona sintesi di quello che è il pensiero che voglio sottolineare.

Un’ultima parola. Siamo, viviamo tra il “già” e il “non ancora” – come ha detto qualcuno – e la nostra esperienza è una esperienza di sofferenza, di dolore, di fatica nell’avanzare nel dialogo tra cristiani, nello sperimentare la comunione. C’è il piano della fede: “vi è un corpo solo”, di cui ha parlato ieri il caro Jorge Himitian; “che siano uno”, siamo sul piano della fede; “il Tabernacolo di Dio tra gli uomini”, di cui parla Apocalisse 21. Questo è il piano della fede, ma poi c’è il piano della storia. Il piano della storia è quello della nostra esperienza, dove facciamo l’esperienza della vergogna della divisione, delle guerre tra i cristiani, delle ostilità, delle persecuzioni, perfino in Italia: purtroppo per tantissimi anni abbiamo fatto esperienza di persecuzioni, i pentecostali in modo particolare, negli anni dal ’35 al ’55 la famigerata Circolare Buffarini Guidi… In mezzo c’è il tempo della riconciliazione, il tempo dell’etica se volete; il tempo dell’amore, il tempo della responsabilità, che deve essere riempito da uomini e donne di riconciliazione. Lei, con la sua visita qui, ha dimostrato che prende sul serio la riconciliazione, che Lei è un uomo di riconciliazione, io direi un profeta di riconciliazione.

Dio ci ha riconciliati con sé – dice l’Apostolo Paolo (2a ai Corinzi) – per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione. La nostra famiglia spirituale ha scelto questo tema per la propria esistenza: Chiesa della riconciliazione. Ma Egli ha affidato a tutti i cristiani il ministero della riconciliazione, a partire dall’esperienza che essi hanno fatto dentro questo ministero. Egli ha seminato, ha impiantato dentro di noi – dice l’Apostolo Paolo – la parola della riconciliazione (2 Corinzi, 5.19). E’ a partire da questa parola della riconciliazione, che è Gesù stesso, è Lui la parola della riconciliazione dentro di noi, nutrendoci a Lui, al suo spirito, alla sua sensibilità, alla sua morte, a se stesso, che noi possiamo essere abilitati ad essere uomini e donne di riconciliazione. Che significa, a volte, fare il cammino del Calvario; significa, a volte, passare attraverso la Croce; significa il fraintendimento, il frainteso; significa l’incomprensione, perché ci sono tanti cristiani che sono talmente identitari che non riescono a fare spazio all’amore, non riescono a vivere l’amore. E noi vogliamo uscire da questa prigionia, vogliamo essere uomini e donne di riconciliazione.

Mi piace concludere queste riflessioni con un pensiero di Francesco d’Assisi, che sono sicuro che Lei ama molto, evidentemente, poiché ha scelto il nome di Francesco. Ma voglio dirle che anche gli evangelici amano molto Francesco, anche dal punto di vista storico. Se penso ai valdesi, per esempio: che hanno una sensibilità profondamente – diremmo – francescana. Avevano lo stesso tipo di taglio, di sensibilità, di spiritualità e noi siamo legati a quella storia, noi siamo legati a quella sensibilità… Alcune moderne sensibilità non ci piacciono nel vissuto del cristiano. Francesco dice: “Cominciate a fare il necessario, poi fate ciò che è possibile e all’improvviso vi scoprirete a fare l’impossibile”. Questa sembrava una cosa impossibile! Dio la benedica!

Adesso introduciamo Papa Francesco, che vorrà condividerci alcuni pensieri, quello che ha nel cuore…. Non c’è niente di organizzato. E’ un incontro “pentecostale”, quindi facciamo appello allo Spirito Santo, perché guidi il Papa Francesco. Prego.

Fonte: http://www.news.va/it/news/il-discorso-integrale-del-papa-nella-chiesa-pentec?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter

Italiani e Argentini : Stretti amici a motivo del ‘papa’?

ImmagineNel canale youtube di Alessandro Iovino, in merito alla conferenza stampa che si è tenuta a Napoli Giovedì 13 Giugno 2013, riguardante la visita del predicatore argentino Luis Palau, troviamo scritto :

‘Giovedì 13 giugno 2013 alle ore 12 all’Istituto Italiano degli Studi Filosofici (Via Monte di Dio, 14) si è tenuta la conferenza stampa di Luis Palau (cittadino onorario di molte città del mondo e invitato annualmente alla Casa Bianca per dare un messaggio di speranza al popolo latino americano) per la presentazione di “FESTINAPOLI 2013”. Hanno partecipato il direttore dell’evento Marcelo Rodríguez e lo scrittore Alessandro Iovino.

Il grande evento ha lo scopo di riaffermare i valori della famiglia oltre che ribadire i principi morali e cristiani di legalità, fratellanza e giustizia. Saranno presentati i risultati della campagna “Napoli Pulita”, in cui l’8 giugno scorso moltissimi volontari, a titolo gratuito, hanno ripulito Rotonda Diaz e l’area pedonale di Via Caracciolo. Inoltre sarà illustrata l’iniziativa “Forti come una famiglia” per ribadire il diritto all’infanzia e lo stand “Prevenzione Medica”, a cura del prof. Gennaro Quarto, in cui esperti medici faranno prevenzione primaria per la cittadinanza a titolo completamente gratuito.

Infine sarà presentato il programma di “FESTINAPOLI 2013” del 14 e 15 giugno, uno spettacolo di musica dal vivo, con cantanti, artisti e sportivi che precederanno il messaggio del dott. Luis Palau, che dopo l’evangelista americano Billy Graham, è la persona che ha predicato al maggior numero di persone nel mondo, ed il primo nel mondo latino. Il “FESTINAPOLI2013” sarà trasmesso via satellite in diretta in 126 paesi del mondo.

“FESTINAPOLI 2013” è organizzato dall’Associazione “Più che vincitori in Cristo” e l’Associazione “Luis Palau” ed ha il patrocinio del comune di Napoli, dell’Ordine dei Medici, dell’Università di Napoli “Federico II” e dell’Azienda Ospedaliera Policlinico.’

 

 ——————————

 

Ora, nel video postato dallo Iovino, e visionabile qui sotto, è possibile ascoltare per diversi minuti (dal min. 1:15 al min. 5:13), una piccola intervista che lo stesso ha fatto al predicatore Luis Palau. In questa intervista sono state fatte due domande, a cui il Palau ha risposto (tradotto dal predicatore Marcelo Rodriguez). Ecco le domande con le relative risposte :

 

1° Domanda : ‘Che sensazione ha avuto venendo qui a Napoli?’

 

1° Risposta del Palau : ‘Prima di tutto è un sogno adempiuto nella sua giovinezza, sono venuto per dire ai napoletani che Argentina c’ha molto di più che Maradona, abbiamo un giocatore di calcio che si chiama Messi, che ora è il numero uno, la regina di Olanda è Argentina, il Papa cattolico un argentino. Quindi ho voluto dire che argentini e italiani siamo molto amici. E voglio ringraziare anche per il bellissimo tempo, questo luogo, il golfo di Napoli, è stupendo. Tutta la vita da bambino ho ascoltato la canzone di Sorrento, e ieri sono andato a Sorrento a vedere. Ma questa mattina sono andato a camminare per le strade lì nel Lungomare, e mi hanno detto che più del 30% dei giovani qui non hanno lavoro, quindi voglio portare un messaggio di speranza alla gioventù di Napoli. Vedendo quella gioventù mi si è aperto il cuore, perché io ho accettato Gesù quando ero molto giovane e vedendo tutta questa gioventù ho detto : hanno bisogno di un messaggio di speranza.’

 

2° Domanda : ‘Dottor Palau come può oggi un cristiano, un giovane cristiano credente, cambiare il mondo e influire la società?’

 

2° Risposta del Palau : ‘Prima di tutto deve esserci un cambio personale, è un cambio molto bello e prezioso, e grazie a Dio che io l’ho fatto da molto giovane questo cambio. Perché Gesù è venuto per dire : Io voglio che abbiate la vita, e l’abbiate in abbondanza. Quindi il cambio deve prima iniziare in uno stesso, poi influenza la famiglia e poi la società, e cosi arriva a ogni luogo. E vedendo oggi i giovani nel Lungomare, ho detto : che cosa vuole questa gioventù? Dove hanno l’amore, la felicità, il futuro e l’aldilà, questo voglio dire ai giovani in questi giorni. E’ una vita fenomenale quella che Cristo ci dà.’

Ecco il video in questione :

Ora, voglio che notiate come, nella prima risposta che il Palau ha dato allo Iovino, circa la sensazione che ha avuto nel venire a Napoli, ha voluto subito fare sapere che tra argentini e italiani vi sia uno stretto rapporto di amicizia a motivo del papa cattolico, oltre che di alcuni famosi calciatori.

Fratelli, state in guardia da quest’uomo che ha definito altrove il papa essere ‘un uomo Cristocentrico’, e ha anche detto essere ‘una grande benedizione, e che dobbiamo pregare per lui’. Un uomo quindi che non ha nessun discernimento spirituale.

Guardatevi anche da tutti coloro che in un modo o in un altro, appoggiano le tesi di quest’uomo,  facendo passare gli idolatri per nostri ‘fratelli in Cristo’, e ritiratevi da costoro, perché non servono il nostro Signore Gesù Cristo.

 

E ora vorrei fare anche io due domande allo Iovino :

1° Domanda : ‘Che sensazione hai avuto nell’ascoltare il famoso predicatore Luis Palau affermare che italiani e argentini sono molto amici perché gli italiani hanno una papa cattolico che è argentino?’

2° Domanda : ‘Eri a conoscenza del fatto che Luis Palau ha definito il papa essere una ‘grande benedizione’ ed un ‘uomo Cristocentrico’?’

 

Salvatore Larizza

Denuncia choc di un cardinale: “Troviamo gli infiltrati massoni in Vaticano”

Tra lo stupore dei confratelli, un cardinale presente alle congregazioni che hanno preceduto il conclave, avrebbe affermato che dobbiamo seriamente affrontare il problema della massoneria e fare di tutto per trovare possibili infiltrati dentro al Vaticano.

cardinali vaticano-2

ROMA – Un cardinale avrebbe denunciato gli “affari” delle Logge massoniche nella Chiesa di Roma, esortando i confratelli a “chiudere la vicenda”. Il tutto nei giorni delle congregazioni generali che hanno preceduto il conclave dal quale è uscito Papa il gesuita Jorge Mario Bergoglio.

Il retroscena sulla “massoneria in Vaticano” viene raccontato a Il Giornale da un cardinale italiano presente nell’Aula nuova del Sinodo dove agli inizi di marzo i porporati lavoravano in vista della clausura nella Cappella Sistina.

L’autore dell’articolo, Fabio Marchese Ragona, scrive: “Tra lo stupore dei confratelli, il porporato, inizia a leggere il testo di svariate cartelle, fino a quando non pronuncia quella parola che nessuno avrebbe immaginato venisse detta proprio in quella sede: massoneria”. E aggiunge che, come raccontato dal porporato rimasto anonimo, “un gruppo di cardinali sarebbe intenzionato a parlare dell’argomento con Bergoglio alla prima occasione utile”.
Tratto da : http://www.today.it/rassegna/massoni-vaticano.html