La nostra protesta contro il papato continua

vaticanofulmineEcco cosa dicono quei ‘Protestanti’ che fanno ecumenismo con la Chiesa Cattolica Romana e che ritengono che ormai – dopo che nel 1999 la Federazione Mondiale Luterana e la Chiesa Cattolica Romana hanno redatto una «Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione a tutti i cristiani ortodossi della terra e delle isole» – si possa parlare di «unità nella diversità» con la Chiesa Cattolica Romana: ‘La protesta è finita. E se la protesta è finita, non può più esserci ancora una Chiesa Protestante. Non vi pare? Noi non protestiamo più contro la dottrina della salvezza insegnata dalla Chiesa Cattolica Romana, perché adesso insegniamo la stessa dottrina! Siamo di nuovo Cattolici, ma in un senso universale!’ Ma quello che dicono è falso perché la Chiesa Cattolica Romana insegna sostanzialmente la stessa e identica eresia sulla salvezza che insegnava nel sedicesimo secolo quando scoppiò la riforma protestante, per non parlare di tante altre eresie e superstizioni che insegna, come anche dell’idolatria che pratica e predica. Nessuno di costoro dunque vi seduca con i suoi vani ragionamenti. Questi sono dei lupi travestiti da pecore, che si sono infiltrati in mezzo alle Chiese per portare i santi sotto il papato e quindi trascinarli in perdizione. Per comprendere come la Chiesa Cattolica Romana sia pressoché identica a quella del sedicesimo secolo, leggete il mio libro ‘La Chiesa Cattolica Romana’.
E concludo dicendo questo: per quanto ci riguarda continueremo a protestare contro tutte le false dottrine insegnate dalla Chiesa Cattolica Romana, confutandole mediante le Sacre Scritture, ed a predicare ai Cattolici Romani: ‘Ravvedetevi e credete al Vangelo’, e ad esortarli a uscire e separarsi dalla Chiesa Cattolica Romana.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2014/07/10/la-nostra-protesta-contro-il-papato-continua/

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Testimonianza di conversione: “Torrò via dalla loro carne il cuore di pietra, e darò loro un cuore di carne”

Sono la prima di cinque figli, ho tre sorelle ed un fratello. Mio padre è di origine pugliese, mia madre calabrese, ed abitano a Torino. Sono cattolici non praticanti per tradizione. Devo precisare che mia madre si è convertita dopo quindici anni di preghiere, mentre mio fratello due anni dopo.

Devo confessare che fin da piccola Iddio mi ha sempre protetta. Ricordo un episodio all’età di circa tre o quattro anni, stavo cercando di imitare mia madre che infilava la spina nella presa elettrica per stirare, e senza farmi vedere infilai un ferrettino per i capelli nella spina sul muro, la corrente elettrica mi attraversò la manina fino al polso, e grazie a Dio non ho subito danni gravi, soltanto mi si è gonfiata la manina. Potevo morire folgorata dalla corrente elettrica, ma, gloria a Dio, Egli mi ha protetta!

Sono cresciuta in una famiglia “tradizionalista”, quindi i miei genitori non mi permettevano di andare in discoteca, uscire la sera, andare alle feste di compleanno, ecc..

Essendo una famiglia numerosa, non sono mancati i problemi e, quando vedevo mia madre preoccupata, pregavo Iddio di aiutarci.

Diciamo che per il resto della mia vita vissuta non ho molto da raccontare, non avevo molte amicizie.

Iddio mi ha anche protetta dal prendere strade sbagliate, benché le occasioni ci sarebbero state, anche se non avevo tanta libertà.

Ero molto rigida con me stessa, alcuni ragazzi mi chiedevano di “metterci assieme”, ma c’era un sentimento forte dentro di me di rifiutare, non mi sapevo spiegare il perché.

Mi rendevo conto che i ragazzi volevano solo giocare con i sentimenti, io no. Poi mi dava fastidio che bestemmiavano Iddio.

In un certo momento della mia vita, decisi che dovevo chiedere al Signore un “marito”. Naturalmente ero cattolica, di conseguenza a volte mi rivolgevo ai santi, facevo questa preghiera: “Signore, fammi conoscere un ragazzo che diventerà mio marito e che creda in Dio”.

Il tempo passò, e nel tempo in cui avevo vent’anni, ricordo che uscì con un’amica di mia sorella, e in quell’occasione mi presentarono un ragazzo, Giuseppe, mio marito.

All’inizio della nostra conoscenza, uscivamo i fine settimana, perché lui faceva un corso per diventare finanziere, in provincia di Cuneo, che dista un’ora da Torino. Come amici passeggiavamo e facevamo conoscenza l’uno con l’altro, poi, ad un certo punto, ci siamo “messi assieme”. Un giorno gli domandai: “Ma tu credi in Dio?” Perché per me era la prova che era il ragazzo che Dio mi aveva fatto conoscere per essere mio marito, e lui mi rispose: “Sì, ci credo in Dio”. Ma il discorso non durò a lungo; anche lui era cattolico.

A fine corso dovevano dargli la destinazione per lavorare, speravamo in una città più vicina possibile a Torino, invece fu mandato a Palermo, in Sicilia, a duemila chilometri di distanza da Torino. Allora mi prese lo sconforto, lo scoraggiamento e la delusione. Ci salutammo, scambiandoci gli indirizzi e gli lasciai anche il mio numero di telefono (di casa, allora non avevamo i cellulari); in un certo senso ci eravamo lasciati. Io pensai che con tutte le ragazze che ci sono a Palermo, non penserà di sicuro a me. Dicevo al Signore molto delusa: “Allora  non era lui il ragazzo che ti avevo chiesto in preghiera”. Tempo dopo, un giorno ricevo la sua telefonata, e iniziai a sentirmi felice, dunque, Iddio non mi aveva dimenticata. Ci tenemmo in contatto telefonico e ci scrivevamo delle lettere.

Poi, un giorno mi disse che gli arrivò un trasferimento per Gaeta (provincia di Latina) a fare un corso di specializzazione all’interno della Finanza. E lì si converti al Signore, e subito volle condividere la sua gioia e la sua fede con me. All’udire ciò, rimasi fredda, dicendogli che gli avevano fatto il lavaggio del cervello. Mi resi conto che lui era cambiato, trasformato. Ci vedevamo due fine settimana al mese, stavamo fuori a parlare e lui mi annunziava l’evangelo, mi parlava del sacrificio di Gesù, e mi diceva che dovevo ravvedermi e credere in Gesù, ma il mio cuore era molto duro. Mi lasciò un Nuovo Testamento, con i passi sottolineati, ed io li leggevo, ma dentro di me ero molto combattuta, sentivo che il mio cuore era duro come una pietra, ma continuavo a pregare e dissi al Signore: “Signore, io leggo nella tua parola del sacrificio di Gesù, ma il mio cuore è duro, inteneriscimi il cuore, affinché io accetti quel sacrificio di Gesù”. Nel libro del profeta Ezechiele sta scritto: “… torrò via dalla loro carne il cuore di pietra, e darò loro un cuore di carne”(11:19), e così avvenne, com’è scritto, che nel 1990 accettai Cristo Gesù nella mia vita.  Quando lo dissi a Giuseppe, era felicissimo, lui da quando si era convertito stava pregando ardentemente per la mia conversione. Naturalmente, seguirono grandi battaglie nelle nostre famiglie a motivo delle nostre conversioni.

Il Signore Gesù Cristo, non soltanto ci ha salvati, ma, a suo tempo, aveva preparato anche il nostro incontro con dei fratelli che ci hanno aiutato a crescere spiritualmente e nella conoscenza della Parola di Dio, questi ministri della Parola di Dio sono i fratelli Butindaro.

Gloria a Dio per aver esaudito molte delle nostre preghiere, per come ci ha guidato in ogni cosa. Io riconosco che ha fatto tutto il Signore per me e se Lui non mi avesse aperto il cuore, non mi sarei mai convertita.

Concludo esortando i giovani a chiedere a Dio la propria moglie o il proprio marito e soprattutto che imparino ad aspettare con fede l’adempiersi della volontà di Dio. Niente è impossibile a Dio. Al principio io e mio marito eravamo separati da duemila chilometri, e ciò poteva scoraggiarci, ma Iddio aveva un piano per noi e lo ha portato a compimento.

Gloria a Dio in eterno!

Patrizia Massari

Tratto da : http://labuonastrada.wordpress.com/2012/02/05/testimonianza-di-conversione-torro-via-dalla-loro-carne-il-cuore-di-pietra-e-daro-loro-un-cuore-di-carne/ 

La legge e la grazia

La legge è stata data per mezzo di Mosè al monte Sinai. La legge fu data affinché il peccato abbondasse e per dare all’uomo la conoscenza del peccato e non al fine di giustificare l’uomo; dunque mediante le opere della legge l’uomo non può essere giustificato dinnanzi a Dio. Certamente esiste una giustizia derivante dalla legge che dice che l’uomo che farà quelle cose vivrà per esse, e quindi è una giustizia che si basa sulle opere della legge; ma tutti coloro che si basano sulle opere della legge sono maledetti perché è scritto che chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica è maledetto. Ora, però, indipendentemente dalla legge è stata manifestata la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti i credenti; per cui tutti coloro che credono nel Signore Gesù Cristo vengono giustificati di tutte le cose delle quali non hanno potuto essere giustificati per la legge di Mosè, e perciò essi hanno pace con Dio. La giustificazione dunque si ottiene soltanto per fede senza le opere della legge. Tutti coloro che pensano di poter essere giustificati mediante le opere della legge annullano la grazia di Dio e dichiarano implicitamente che Cristo è morto inutilmente. Coloro che predicano l’osservanza della legge (o anche solo una parte di essa), quale mezzo per essere giustificati, vogliono che noi ricadiamo sotto la maledizione della legge, da cui siamo stati liberati mediante il sacrificio di Cristo, il quale è divenuto maledizione per noi per riscattarci dalla maledizione della legge.

Dunque, sappiano sia i Giudei che tutti coloro che pur non essendo Giudei di nascita pensano di potere essere giustificati per la legge di Mosè, che essi errano grandemente. Cristo è il termine della legge per essere giustizia ad ognuno che crede. E’ dunque mediante la legge della fede e non la legge delle opere che si viene giustificati dinnanzi a Dio. E qual’è questa legge della fede? Questa: se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto col cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti, sarai salvato;infatti col cuore si crede per ottener la giustizia e con la bocca si fa confessione per esser salvati. Difatti la Scrittura dice: Chiunque crede in lui, non sarà svergognato. Poiché non v’è distinzione fra Giudeo e Greco; perché lo stesso Signore è Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano; poiché chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvato. Questa è la Buona Notizia della grazia del beato Dio.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://lanuovavia.org/qccei_13_legge_e_grazia.html

Un’anima salvata

Poco fa ho ricevuto dalla Calabria la telefonata di un fratello di nome Guido, che mi ha voluto telefonare perchè quando più di un anno fa mi aveva chiamato era ancora nelle tenebre, in quanto faceva parte della Chiesa Cattolica Romana – recitava molti Rosari – e allora nella sua ignoranza mi aveva contrastato in quanto mi vedeva ‘un pò critico e un pò rigido’. Era molto disturbato soprattutto dal fatto che noi Evangelici affermiamo con certezza di essere salvati, e quindi me lo disse. Io dal canto mio gli dissi il perchè noi siamo sicuri di essere salvati, ed anche se alla mia domanda: ‘Sei salvato?’ mi aveva risposto: ‘Sì’, in effetti mi rispose in maniera presuntuosa in quanto non lo era affatto salvato, e difatti di questo mi ero accorto e per questo lo esortai. La telefonata si concluse con lui che mi diceva: ‘Pregherò per te!’, al che io gli risposi: ‘Sono io che devo pregare per te!’ Dopo quella telefonata, Dio ha continuato ad operare in lui per portarlo a Cristo, e nel Marzo del 2010 il Signore lo ha fatto nascere di nuovo. Ora, essendosi ricordato di me, cioè di quella sua telefonata piuttosto polemica nei miei confronti, mi ha chiamato per farmi sapere che Dio lo ha salvato ed ora frequenta una Chiesa Pentecostale, e quindi per darmi questa buona notizia. Ed io da parte mia ho voluto darla a voi.

“Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia”

Romani 9:16

 

 

A Dio sia la gloria ora e in eterno

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://lanuovavia.org/giacintobutindaro/2011/02/14/unanima-salvata/