LA CHIESA

Cos’è la Chiesa

La parola italiana chiesa deriva dal greco ekklesia che significa ‘assemblea’ e indica quell’insieme di persone che sono state riscattate dal presente secolo malvagio e trasportate nel regno del Figliuolo di Dio. Naturalmente questo termine indica sia la Chiesa universale che comprende riscattati di ogni tribù, lingua, popolo e nazione; che la Chiesa locale come quella di una città o di un paese che comprende i riscattati presenti solo in quella città o paese (il che non esclude che della Chiesa di quel posto facciano parte persone di diversa etnia e razza). La Chiesa universale quindi è composta da molte chiese locali. Nella Scrittura il termine Chiesa inteso come assemblea universale è usato per esempio in questi passi: “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa,…” (Matt. 16:18); “Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei….” (Ef. 5:25); “Or a Colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente al di là di quel che domandiamo o pensiamo, a Lui sia la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù, per tutte le età, ne’ secoli de’ secoli. Amen” (Ef. 3:20-21). Lo stesso termine inteso invece come Chiesa locale è usato per esempio in quest’altri passi: “Salutate anche la chiesa che è in casa loro” (Rom. 16:5); “Paolo, apostolo di Cristo Gesù per la volontà di Dio, e il fratello Timoteo, alla chiesa di Dio che è in Corinto, con tutti i santi che sono in tutta l’Acaia” (2 Cor. 1:1). Essendo questo il significato della parola ‘chiesa’ è sbagliato chiamare ‘chiesa’ il luogo di culto. Ma riflettete: ‘Come si può chiamare ‘chiesa’ un locale di culto quando Paolo diceva di salutare la chiesa che si radunava in casa di Aquila e Priscilla?

Chi è il capo della Chiesa

Il capo supremo della Chiesa è Cristo: l’apostolo Paolo spiega chiaramente ed in svariate maniere che il capo della Chiesa, sia in cielo che sulla terra, é Cristo Gesù:

– Egli dice agli Efesini che Dio ha risuscitato il suo Figliuolo e lo ha fatto sedere alla sua destra al di sopra di ogni principato e autorità e potestà e signoria, e d’ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello a venire e che Egli “gli ha posta ogni cosa sotto ai piedi, e l’ha dato per capo supremo alla Chiesa, che é il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti” (Ef. 1:22,23); ed anche: “Seguitando verità in carità, noi cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo” (Ef. 4:15), e: “Cristo è capo della Chiesa, egli, che è il Salvatore del corpo” (Ef. 5:23). Quindi, come il capo della moglie è uno solo e cioè suo marito, così il capo della Chiesa (che è la sposa dell’Agnello) è uno solo e cioè Cristo, il suo sposo, e nessun altro.

– Ai Colossesi Paolo dice: “Ed egli é avanti ogni cosa, e tutte le cose sussistono in lui. Ed egli è il capo del corpo, cioè della Chiesa; egli che é il principio, il primogenito dai morti, onde in ogni cosa abbia il primato” (Col. 1:17,18). Perciò la Chiesa di Dio non ha due capi, di cui uno é in cielo e l’altro é sulla terra; o uno invisibile e l’altro visibile, ma uno solo ed Egli è in cielo alla destra di Dio e mediante la fede nel cuore di tutti coloro che lo hanno ricevuto come loro personale Signore e Salvatore.

Quando si entra a fare parte della Chiesa

In base al significato stesso della parola chiesa è implicito che della Chiesa si entra a far parte quando si viene liberati dal peccato, perché ciò che tiene legati gli uomini a questo presente secolo malvagio è il peccato che essi servono; dunque quando si viene salvati. E quando si viene salvati? Quando si crede con il proprio cuore in Gesù Cristo perché la salvezza si ottiene per la fede in Cristo. Paolo infatti dice chiaramente che se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti sarai salvato (cfr. Rom. 10:9). Si può anche dire che l’individuo entra a fare parte della Chiesa di Dio quando nasce di nuovo, perché mediante la nuova nascita smette di essere spiritualmente morto perché viene vivificato da Dio mediante la sua Parola e il suo Spirito. Questa entrata nella Chiesa viene rappresentata e sancita con il rito del battesimo, mediante il quale il nuovo salvato o nuovo nato annuncia di essere morto al peccato mediante la sua fede nel Cristo di Dio. Ma sul battesimo e sul suo significato torneremo in appresso.

Nomi dati alla Chiesa

La Chiesa è definita in svariate maniere dalla Scrittura, adesso vedremo queste definizioni tenendo presente che esse possono essere applicate indistintamente sia alla chiesa universale che a quella locale.

Il Corpo di Cristo.

La Chiesa di Dio è il corpo di Cristo perché Paolo, scrivendo alla Chiesa di Dio che era in Corinto, dice loro: “Or voi siete il corpo di Cristo, e membra d’esso, ciascuno per parte sua” (1 Cor. 12:27). E siccome che le persone entrano a fare parte di esso per opera dello Spirito Santo secondo che è scritto: “Noi tutti abbiam ricevuto il battesimo di un unico Spirito per formare un unico corpo, e Giudei e Greci, e schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un unico Spirito” (1 Cor. 12:13), perché è Lui che prima le convince quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio e poi le vivifica, non si possono chiamare membri del corpo di Cristo persone che ancora non sono state vivificate dallo Spirito Santo. E dato che la Chiesa è il Corpo di Cristo, noi essendone membra, ci sentiamo parte gli uni degli altri. Ecco perché Paolo dice che “se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; e se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui” (1 Cor. 12:26). Succede un po’ come quando uno dei nostri membri fisici soffre, tutte le altre membra soffrono con esso, nessuno escluso appunto perché fanno parte anch’essi del medesimo corpo. E come quando riceviamo un complimento riguardo ad una parte del nostro corpo, per esempio: ‘Che begli occhi che hai!’, che tutto il nostro essere si sente invaso di allegrezza, in altre parole il fatto che il complimento lo abbia ricevuto quel membro del corpo porta tutte le altre membra a rallegrarsi. E sempre perché la Chiesa è paragonata ad un corpo umano le membra hanno bisogno le una delle altre; non importa quale compito svolgono nel corpo, esse non possono dire di non avere bisogno di un altro membro. Per esempio, come l’occhio non può dire al piede: ‘Io non ho bisogno di te’, così chi ha ricevuto la potestà di compiere miracoli e guarigioni non può dire di non avere bisogno del fratello che ha ricevuto il dono dell’interpretazione delle lingue o quello della profezia, e così via. Chi pensa di poter fare a meno di un altro membro del corpo di Cristo, mostra un comportamento folle. Grazie siano dunque rese a Dio per avere costrutto il corpo in questa maniera, cioè in maniera da impedire ad un qualsiasi membro di dire di non avere bisogno di un qualsiasi altro membro. Il nostro Dio è savio e sapendo che l’orgoglio sarebbe stato sempre a spiare alla porta del cuore dei credenti, ha organizzato la Chiesa in maniera tale da fare sorgere nel cuore dei credenti il bisogno gli uni degli altri. Dunque la maniera in cui Dio ha strutturato la sua Chiesa è una dimostrazione della infinita sapienza di Dio il quale per evitare ogni divisione nella sua assemblea ha affidato varie e svariate mansioni a credenti diversi e di sesso diverso. Non ci sono credenti che hanno tutti i doni, altrimenti costoro potrebbero dire di non avere bisogno degli altri loro fratelli, ma ognuno ha solo quelle capacità che Dio ha deciso di dargli, per cui sarà inevitabile che ognuno cerchi chi ha capacità che lui non possiede. Il profeta quindi cercherà, quando sua moglie è malata chi ha i doni di guarigioni; e chi ha doni di guarigioni cercherà il profeta nella speranza di ricevere una parola da parte del suo Dio. E di questi esempi se ne potrebbero fare molti altri.

La Sposa dell’Agnello.

L’apostolo Paolo scrivendo ai santi di Corinto disse: “Poiché io son geloso di voi d’una gelosia di Dio, perché v’ho fidanzati ad un unico sposo, per presentarvi come una casta vergine a Cristo” (2 Cor. 11:2), il che fa capire che la Chiesa è fidanzata a Cristo o meglio è la sua promessa Sposa. E difatti verrà il giorno in cui saranno celebrate le nozze dell’Agnello; ecco quello che Giovanni dice di avere udito nella visione che ebbe sull’isola di Patmo: “Poi udii come la voce di una gran moltitudine e come il suono di molte acque e come il rumore di forti tuoni, che diceva: Alleluia! poiché il Signore Iddio nostro, l’Onnipotente, ha preso a regnare. Rallegriamoci e giubiliamo e diamo a lui la gloria, poiché son giunte le nozze dell’Agnello, e la sua sposa s’è preparata; e le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro; poiché il lino fino son le opere giuste dei santi” (Ap. 19:6-8). Naturalmente come avviene nel campo umano, che lo sposo desidera che la sua fidanzata giunga immacolata alle nozze, così avviene nel campo spirituale infatti Cristo vuole far comparire davanti a sé la Chiesa santa e irreprensibile; questo è quello che dice Paolo agli Efesini quando dice: “… Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, affin di santificarla, dopo averla purificata col lavacro dell’acqua mediante la Parola, affin di far egli stesso comparire dinanzi a sé questa Chiesa, gloriosa, senza macchia, senza ruga o cosa alcuna simile, ma santa ed irreprensibile” (Ef. 5:25-27). Quando la Chiesa si allea con i nemici di Cristo, o comincia ad amare il mondo, spiritualmente commette adulterio perché si invaghisce di estranei e tradisce il suo sposo. Giacomo chiama infatti quei credenti che si sono messi ad amare il mondo “gente adultera” (Giac. 4:4).

Il gregge di Dio.

L’apostolo Pietro scrivendo ai santi dice agli anziani: “Pascete il gregge di Dio che è fra voi, non forzatamente ma volonterosamente secondo Dio” (1 Piet. 5:2). Dunque la chiesa di Dio è chiamata anche gregge di Dio. I suoi membri quindi sono paragonati a delle pecore (a degli animali mansueti quindi, ma anche facilmente influenzabili). A conferma di tutto ciò c’è il fatto che Gesù chiamò sé stesso “il buon pastore” (Giov. 10:11) e coloro che lo seguivano ‘le sue pecore’ secondo che disse: “Le mie pecore ascoltano la mia voce, e io le conosco, ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna, e non periranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date, è più grande di tutti; e nessuno può rapirle di mano al Padre… Ho anche delle altre pecore, che non son di quest’ovile; anche quelle io devo raccogliere, ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore” (Giov. 10:27-29,16). Gesù Cristo dunque è il pastore delle sue pecore (che sono contemporaneamente anche pecore del Padre suo) secondo che dice anche Pietro: “Eravate erranti come pecore; ma ora siete tornati al Pastore e Vescovo delle anime vostre” (1 Piet. 2:25), o come lo chiama sempre Pietro “il sommo Pastore” (1 Piet. 5:4) e questo perché sulla terra ci sono dei pastori che sono da Dio preposti a pascere il suo gregge che un giorno dovranno rendere conto del loro operato di pastore a Colui che è il Sommo Pastore.

La famiglia di Dio

L’apostolo Paolo ha detto agli Efesini: “Voi dunque non siete più né forestieri, né avventizî; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio….” (Ef. 2:19). La Chiesa dunque è la famiglia di Dio; per questo i suoi membri si chiamano l’un l’altro con il termine ‘fratello’ o ‘sorella’, perché sono consapevoli di essere parte di questa grande famiglia. Gesù stesso chiamò i suoi discepoli fratelli quando dopo essere risorto disse alle donne: “Non temete; andate ad annunziare a’ miei fratelli che vadano in Galilea; là mi vedranno” (Matt. 28:10), e questo perché Egli è “il primogenito fra molti fratelli” (Rom. 8:29). L’apostolo Paolo chiamava i santi anche fratelli; ai santi di Corinto disse per esempio: “Ora, fratelli, io v’esorto, per il nome del nostro Signor Gesù Cristo, ad aver tutti un medesimo parlare….” (1 Cor. 1:10).

Casa spirituale o tempio di Dio.

La Chiesa è una casa spirituale formata da pietre viventi, cioè da uomini e donne che erano un giorno morti nei loro peccati e dopo sono stati vivificati dallo Spirito Santo; e noi per la grazia di Dio siamo parte di queste pietre viventi. Questo è quello che insegna Paolo quando dice agli Efesini: “E voi pure ha vivificati, voi ch’eravate morti ne’ vostri falli e ne’ vostri peccati… Voi dunque non siete più né forestieri né avventizî; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio, essendo stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l’edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore. Ed in lui voi pure entrate a far parte dell’edificio, che ha da servire di dimora a Dio per lo Spirito” (Ef. 2:1,19-22). L’apostolo Pietro lo conferma nella sua prima epistola, infatti prima dice agli eletti: “Siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, mediante la parola di Dio vivente e permanente… come bambini pur ora nati, appetite il puro latte spirituale…” (1 Piet. 1:23; 2:2), e poi afferma: “Anche voi, come pietre viventi, siete edificati qual casa spirituale…” (1 Piet. 2:5). Stando dunque così le cose è evidente che è sbagliato chiamare ‘casa di Dio’ il luogo di culto dove ci si raduna per adorare e pregare Dio, cosa che però purtroppo oggi si sente dire a moltissimi fratelli. Molti conduttori dicono chiaramente dal pulpito che il luogo dove sono radunati è la casa di Dio; una delle espressioni più frequenti che si sentono è ‘benvenuti nella casa di Dio’. Ma io dico: ‘Ma non hanno mai letto che è scritto che “la sua casa siamo noi” (Ebr. 3:6)? Questo edificio spirituale che è la casa di Dio ha Cristo Gesù come pietra angolare e difatti Gesù a Pietro disse che avrebbe edificato la sua Chiesa sopra Lui medesimo (cfr. Matt. 16:18). Subito dopo Gesù, in questo edificio il fondamento è formato dagli apostoli e dai profeti; tra gli apostoli c’è anche Pietro, come c’è pure Paolo.

La vite con i tralci.

Gesù Cristo ha paragonato la Chiesa ad una vite; egli disse infatti ai suoi discepoli: “Io sono la vera vite, e il Padre mio é il vignaiuolo. Ogni tralcio che in me non dà frutto, Egli lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo rimonda affinché ne dia di più. Voi siete già mondi a motivo della parola che v’ho annunziata. Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppur voi, se non dimorate in me. Io son la vite, voi siete i tralci” (Giov. 15:1-5). Ora, noi ci siamo uniti al Signore e siamo diventati un solo spirito con lui quando ci siamo ravveduti dai nostri peccati ed abbiamo creduto nel suo nome; per questo diciamo di essere entrati a fare parte della vite, cioè della casa di Dio. Quindi coloro che non si sono ancora ravveduti e non hanno creduto nel Figliuolo di Dio non sono uno con noi in Cristo Gesù, non importa di che Chiesa essi dicono di fare parte, perché non sono dei tralci della vigna di Dio. Come si fa dunque a riconoscere se una persona è un tralcio di questa vite? Innanzi tutto dal fatto che possiede la certezza di avere ottenuto la remissione dei peccati (perché si è ravveduto ed ha creduto in Cristo); e poi dai frutti degni del ravvedimento che egli porta osservando i comandamenti di Cristo. In altre parole dal fatto che egli dimora in Cristo e che Cristo dimora in lui.

Una generazione eletta.

La Chiesa, secondo le parole di Pietro, è “una generazione eletta” (1 Piet. 2:9), cioè un insieme di persone che sono state elette a salvezza mediante la fede nella verità. Quindi coloro che ne sono membri sono sicuri di essere salvati perché hanno sperimentato la salvezza di Dio. Non si possono perciò definire Chiesa di Dio uomini e donne che dicono di essere Cristiani ma ammettono apertamente di non essere stati salvati e di essere ancora dei peccatori, o che è manifesto che sono ancora dei peccatori schiavi delle concupiscenze carnali e di ogni forma di idolatria e superstizione.

Un real sacerdozio.

La Chiesa, sempre secondo le parole di Pietro, é “un real sacerdozio” (1 Piet. 2:9), ossia un regno di sacerdoti che offrono a Dio sacrifici spirituali accettevoli per mezzo di Gesù Cristo. Questi sacrifici sono la lode, la preghiera e le azioni di grazie.

Una gente santa.

La Chiesa, secondo le parole di Pietro, è “una gente santa” (1 Piet. 2:9), cioè una gente che è stata santificata da Cristo mediante lo Spirito Santo e che procaccia la santificazione. In virtù del fatto che i membri della Chiesa di Dio sono stati santificati da Cristo essi sono chiamati dalla Scrittura santi. Ecco alcuni passi che lo confermano:

– Paolo scrisse ai Corinzi: “Paolo, chiamato ad essere apostolo di Cristo Gesù per la volontà di Dio, e il fratello Sostene, alla chiesa di Dio che é in Corinto, ai santificati in Cristo Gesù” (1 Cor. 1:1,2), ed ancora: “Non v’illudete; né i fornicatori, né gl’idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapaci erederanno il regno di Dio. E tali eravate alcuni; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signor Gesù Cristo, e mediante lo Spirito dell’Iddio nostro” (1 Cor. 6:9-11);

– ai Filippesi: “Paolo e Timoteo, servitori di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono in Filippi” (Fil. 1:1);

– ai Colossesi: “Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Timoteo, ai santi e fedeli fratelli in Cristo che sono in Colosse..” (Col. 1:1,2);

– ai Romani: “Colui che investiga i cuori conosce qual sia il sentimento dello Spirito, perché esso intercede per i santi secondo Iddio” (Rom. 8:27), ed anche: “Ma per ora vado a Gerusalemme a portarvi una sovvenzione per i santi” (Rom. 15:25). Dunque per santi non si devono intendere una certa categoria di credenti che si contraddistinguono per la loro pietà e giustizia, ma tutti i credenti. Certamente però non tutti i credenti si santificano nella stessa misura.

Colonna e base della verità.

Paolo chiama la Chiesa dell’Iddio vivente “colonna e base della verità” (1 Tim. 3:15), il che significa che essa serve di sostegno alla verità che è in Cristo Gesù, cioè alla Parola di Dio secondo che è scritto: “La tua parola è verità” (Giov. 17:17); e che essa si leva in favore della verità.

L’organizzazione della Chiesa

La Chiesa di Dio è un organismo ben strutturato al suo interno, non poteva essere altrimenti essendo stata fondata da Cristo tramite cui sono state fatte tutte le cose, sia le visibili che le invisibili. Nella Chiesa, Cristo ha preposto dei pastori per pascere le sue pecore; ogni chiesa ha il suo pastore chiamato anche l’angelo della chiesa, coadiuvato da un collegio di anziani (vescovi) e da dei diaconi che hanno il compito di assistere il pastore e gli anziani e di occuparsi dell’assistenza dei poveri, degli orfani e delle vedove; o come avviene in certi casi solo da un collegio di anziani che hanno al loro fianco dei diaconi. Nella Chiesa, Cristo ha anche stabilito degli apostoli che sono coloro che sono mandati a fondare altre chiese; dei profeti che sono coloro che hanno il dono di profezia e i doni di rivelazione; degli evangelisti che sono coloro che vanno di luogo in luogo ad evangelizzare (predicare l’Evangelo), e dei dottori che hanno ricevuto da Dio la capacità di insegnare con accuratezza la dottrina di Dio. Ma su tutti questi uffici torneremo fra breve perché ne vogliamo parlare in maniera dettagliata al fine di fare ben capire la varietà di uffici esistente nella Chiesa di Dio ed altre cose.

Le attività della Chiesa

I membri della Chiesa di Dio sono chiamati a santificarsi nel timore di Dio al fine di comparire davanti a Dio santi e irreprensibili, e per fare ciò si devono astenere da tutto ciò che ha il potere di contaminarli spiritualmente e carnalmente. Oltre a ciò essi sono chiamati a praticare le opere buone, ad essere zelanti in esse (elemosine, assistenza ai poveri, alle vedove, agli orfani, ecc.) (cfr. Ef. 2:10; Tito 2:14). I santi devono anche pregare gli uni per gli altri (cfr. Ef. 6:18; Giac. 5:16), e per i perduti affinché siano salvati (cfr. Rom. 10:1; 1 Tim. 2:1-4). Un’altra cosa che devono fare i santi è desiderare ardentemente i doni spirituali che sono dati per l’utile comune (cfr. 1 Cor. 14:1,12). I santi sulla terra sono chiamati anche ad evangelizzare, cioè portare agli uomini il messaggio della Buona Novella del Regno di Dio (cfr. Atti 8:4; 11:20). L’Evangelo è il messaggio tramite cui noi siamo stati salvati e che crediamo può salvare anche gli altri essendo la potenza di Dio per la salvezza di ogni credente; per questo lo annunciamo agli uomini. Questo anche se crediamo che non tutti coloro che lo ascolteranno saranno salvati, perché crederanno in esso solo coloro che sono stati preordinati a vita eterna. L’ordine di evangelizzare va adempiuto sia che gli uomini ci ascoltino o che non ci ascoltino, e questo perché tutti gli uomini devono udire l’Evangelo, anche perché la fine non verrà se prima l’Evangelo non sia stato predicato a tutte le genti onde gliene sia data testimonianza (cfr. Matt. 24:14; Marco 13:10). Quindi noi credenti quando ne abbiamo l’opportunità dobbiamo parlare del Cristo di Dio a coloro che ancora non lo conoscono, esortandoli a ravvedersi e a credere in lui per ottenere la remissione dei peccati. Coloro che entrano a fare parte della Chiesa sono chiamati a frequentare le riunioni di culto della Chiesa, riunioni in cui viene insegnata la Parola di Dio da coloro che sono chiamati a farlo, in cui si prega e si canta assieme a Dio, e in cui si prega per gli ammalati, e durante le quali si partecipa alla cena del Signore con cui si ricorda la morte espiatoria di Cristo finché egli viene. Ci sono anche delle altre riunioni organizzate dalla Chiesa che sono chiamate ‘agapi’ in cui si prende il cibo assieme e che è bene che i santi frequentino al fine di intensificare la comunione con gli altri fratelli. Stare assieme tra fratelli è una buona cosa; coloro che desiderano questo hanno un buon desiderio. Naturalmente stando assieme agli altri fratelli si scoprono i difetti reciproci, avvengono malintesi, sorgono problemi di svariato genere; cose che avvengono in una qualsiasi famiglia e che avvengono anche nella famiglia di Dio. Niente di strano e niente di nuovo, basta leggere gli Atti degli apostoli e le epistole per capire ciò. I santi però sanno come affrontare queste cose perché hanno nella Parola di Dio e nello Spirito Santo delle guide infallibili. L’amore che sono chiamati a procacciare intensamente verso gli altri fratelli li porterà a sopportare le manchevolezze degli altri e a perdonare. Difatti noi siamo chiamati a sopportarci a vicenda con amore e a perdonarci a vicenda come anche Cristo ci ha perdonati. Amarci però non significa chiudere gli occhi sulle ingiustizie, sulle eresie, sulle falsità, sulle ipocrisie, perché tutte queste cose vanno riprovate con forza e decisione senza riguardi personali. Tollerare i malvagi che sono in mezzo alla fratellanza, i falsi ministri di Cristo che scorrazzano nelle chiese, le eresie, le falsità, le ipocrisie, le superbie, e quant’altro possa distruggere il gregge del Signore non rientra nella volontà di Dio verso di noi in Cristo Gesù. Gesù e gli apostoli ci hanno dato l’esempio e ci hanno detto come comportarci con i falsi ministri e dinanzi alle ingiustizie, alle ipocrisie e alle falsità perpetrate in mezzo alla fratellanza.

Giacinto Butindaro

(Tratto da http://lanuovavia.org/insegnamenti.lachiesa.html )

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