Fedele testimonianza di Luigi Francescon

francescon-fotoQuesta fedele testimonianza dell’opera del nostro Signore originata in questa città di Chicago, Illinois, non è per mostrare colui lo scrive, ma bensì per la gloria di Dio che opera tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà; Efesi 1-11. Io, Luigi Francescon, nato il 29 marzo 1866 nel comune di Cavasso Nuovo, Prov. di Udine, (Italia), di mestiere mosaicista. Venni in America dopo compiuto il mio servizio militare, arrivando a Chicago il 3 Marzo 1890.

Nell’istesso anno, udii l’Evangelo per mezzo della predicazione del fratello Michele Nardi. Nel Dicembre 1891 ebbi dal Signore l’esperienza della nuova nascita. Nel Marzo 1892, col gruppo evangelizzato dal fratello M. Nardi, ed alcune famiglie di fede Valdese fu formata in questa città la prima chiesa Presbiteriana Italiana, col Signor Filippo Grilli, Pastore, fui eletto uno dei tre Diaconi, e poi qualche anno appresso anziano.

Nel principio dell’anno 1894 trovandomi a Cincinnati, Ohio, per lavoro, mi avvenne una sera mentre nella mia camera in ginocchioni, leggevo il capitolo 2 della lettera a’ Colossesi, quando giunsi al verso 12 udii una voce che mi ripetette due volte: “Tu non hai ubbidito a questo mio comandamento”. Risposi: “Signore, niuno me ne ha parlato”. Il primo dell’anno 1895 presi per moglie Rosina Balzano, (salvata anch’essa nel mezzo di noi nel principio del 1892). Come membro dell’amministrazione di detta chiesa, parlai ad essa amministrazione del battesimo scritturale, e come il Signore stesso me lo ordinò di ubbidirlo: tutti mi si opposero, compreso il Pastore, cui avevo informato per lettera, l’istessa sera, che il Signore mi parlò!

Nell’anno 1898 il Signore salvò il fratello Giuseppe Beretta, per mezzo dei Metodisti Liberi, Americani, (Free Methodist) e poi qualche tempo appresso si unì anche lui con noi, Presbiteriani Italiani. Parlai ancora a lui molte volte del suddetto battesimo, ma lui al momento non lo comprendeva. Nel principio di Settembre 1903 venne in Elgin, Ill. (ove io ed il fratello G. Marin eseguivamo un lavoro) e gli parlai di nuovo in presenza di G. Marin della necessità di ubbidire al comandamento del nostro Signore; questa volta; (servendosi Iddio anche di altri mezzi) fu convinto, e due giorni dopo si fece battezzare ad Elgin stesso, da un fratello Americano, appartenente alla “Chiesa Dei Fratelli”, (Church of the Brethren). Allora gli dissi: “Fratello Beretta! ora che siete battezzato; Lunedì 7 corr. che è Labor Day, battezzerete ancora me.” La Domenica seguente giorno 6, toccava a me come anziano di presiedere, datosi che il Pastore si trovava in Italia, così ebbi l’opportunità di dire al popolo quello che avevo nel cuore, e dissi loro: “Dopo 9 anni che il Signore mi parlò di ubbidire al Suo comandamento, domani con l’aiuto di Dio ho l’opportunità di ubbidirlo, e se alcun di voi vuole assistere, venga al lago (Lake-front in Chicago), tale luogo, ora tale. Vennero quasi 25, e 18 di loro ubbidirono con me. Fummo immersi dal fratello G. Beretta.

Poco tempo dopo, il Pastore (F. Grilli) fece ritorno dall’Italia, e la prima Domenica che avemmo il servizio, dissi al Pastore che desiravo di dire alcune cose alla fratellanza prima del suo sermone; quello mi fu concesso; allora prima di tutto domandai al popolo se avevo fatto loro alcun torto, che lo testimoniassero; loro risposero che non avevano nulla contro di me; poi li esortai (la fratellanza) che se volevano partecipare alle promesse di Dio bisognava ubbidirlo secondo la Sua Parola. Dopo questo, diedi le mie dimissioni, cioè: Come anziano, segretario, ed anche da membro di quella chiesa. Loro tutti rimasero meravigliati, dicendomi che non li lasciassi, gli dissi che quella decisione, non era premeditata da me, ma che mi fu ordinata dal nostro Signore di farlo. Avvenne poi, che ancora coloro che ubbidirono al comandamento insieme a me, vollero uscire, ma non credetti cosa buona per loro di fare, ma con tutto ciò vollero separarsi; perciò fu necessario di radunarsi in qualche luogo, per il bene di coloro che non sapevano leggere. Così la prima radunata fu tenuta in casa del fratello Nicola Moles nella, quale elessero me per loro anziano, allora, io proposi anche i fratelli G. Beretta, e P. Menconi, per aprire i servizii, una settimana ciascuno. Dopo poche sere si decise di radunarsi in casa mia. Il 2 Dicembre 1903, partii per l’Italia per una visita ai miei di famiglia. Al mio ritorno a Chicago (nei primi di Maggio 1904) trovai in questi fratelli dei gonfiamenti, producendo contese senza fine. Vedendo questo, decisi di domandare consiglio al Signore come procedere; il Signore mi rispose di separarmi da loro fintanto che Lui (il Signore) me lo ordinava di ritornare nel mezzo di loro. Questo avvenne in Ottobre 1904. Con me uscirono ancora le famiglie di N. Moles, Alberto Di Cicco e qualche altro, e cosi insieme ci radunavamo di casa in casa nei giorni stabiliti, e tutte le Domeniche si rompeva il pane ricordando la morte del nostro Signore. Ecco, alcuni dei preliminari della grande opera che il Signore ha fatto per lo Spirito Santo nel popolo Italiano.

Nei ultimi d’Aprile 1907, il Signore mi fece incontrare con un fratello Americano, uno dei primi che ricevette la Promessa dello Spirito Santo in Los Angeles, l’anno 1906, e per mezzo di lui seppi, che al No. 943 W. North Ave., vi era una missione che si predicava la promessa dello S. S. e che il Pastore stesso (W. H. Durham) era stato fatto partecipe. La prima settimana, frequentai i loro servizii da solo, e il Signore mi assicurò che quella era l’opera Sua. La Domenica seguente vennero con me il resto del gruppo. Nel mese di Luglio, mia moglie fu la prima ad essere suggellata col dono dello S. S. parlando in lingua Svedese; la sorella Dora Di Cicco fu la seconda parlando in lingua Cinese. Il 25 d’Agosto il benigno Signore si compiacque di suggellare ancora me. In quel tempo che si aspettava la promessa, il Signore fece sapere al fratello W. H. Durham ed altri, che Lui (il Signore) mi aveva chiamato e preparato per portare il Suo messaggio al popolo Italiano; che poi appresso fu ancora confermato da Dio stesso. Nel principio di Settembre testimoniai alla famiglia di Pietro Ottolini, i quali vennero anche loro ad attendere ai servizii, e in pochi giorni furono ancora loro suggellati. Il 14 dell’istesso mese, venne ancora il fratello Giovanni Perrou, e ci domandai se conosceva l’Evangelo, lui mi rispose che era nato Evangelico, gli domandai ancora se aveva in lui la testimonianza d’esser salvato, lui mi rispose che non lo sapeva; allora l’esortai di domandare con tutto il suo cuore perdono a Dio, e poi cercare la promessa dello S. S. Lui ubbidì, ponendosi in ginocchioni, ed in quel momento, il benigno Signore lo lavò col Suo sangue, ed altresì, lo suggellò. S’imbatterono presenti i fratelli G. Marin, ed Agostino Lencioni, il quale quest’ultimo (A. Lencioni) prima era contrario, ma poi avendo veduto lui stesso come il Signore operò nel fratello G. Perrou, (quale lui conosceva) fu convinto a cercare anche lui la faccia del Signore.

Nell’Indimenticabile 15 Settembre dell’istesso anno, nella radunanza No. 1139 W. Grand Ave., il Signore si manifestò sul fratello A. Lencioni, fu creato del disturbo non discernendo l’opera di Dio. Due di loro presenti, vedendo questo mi vennero a chiamare, i quali furono i fratelli P. Menconi, e Luigi Garrou, dicendomi di andare nel luogo ove loro erano radunati. Prima di andare pregai il Signore, il quale mi ordinò di andare. Quando entrai in quel locale, il Signore mi riempì la bocca per parlar loro della potenza del sangue del patto eterno, e che per esso solo si può star ritti nella presenza di Dio, ed ottenere le Sue fedele promesse. Immantinente il Signore si manifestò con la Sua presenza, suggellando i fratelli P. Monconi, A. Andreoni, A. Lencioni, ed altri, e la fama del nostro Signore, e le Sue grandi opere fu sparsa, e saputo da tanti, quali ancora venivano per vederla, ed il Signore lo convinceva, e lo suggellava, vecchi e nuovi (nella fede) fra essi anche i fratelli G. Marin, ed Umberto Gazzari. Nelle prime settimane, il Signore chiamò molti Carraresi, fra i quali uno dei fedeli è viventi, il fratello Alessio Adriani. Quando ritornai alla radunanza di Grand Ave., il fratello P. Ottolini apriva il servizio e P. Menconi presiedeva. Nel terzo servizio che avemmo, avvenne che mentre il fratello P. Menconi saliva sul pulpito, il fratello P. Ottolini (spinto dallo S. S.) fece un salto, e gridò dicendo: “Fratello Menconi! fermati, il Signore mi dice che ha mandato il fratello L. Francescon nel mezzo di noi per ammaestrarci. Il fratello P. Menconi fu confermato dal Signore di starsene a sedere al presente, e che poi se ne avrebbe servito anche di lui. Così occupai di nuovo il posto di anziano di detta chiesa fino al 29 Giugno 1908.

Alla fine del mese di Ottobre, il Signore mandò mia moglie a Los Angeles, Calif. per dare la testimonianza della promessa alla famiglia del fratello N. Moles, che erano stabiliti in quella città da circa un anno prima della manifestazione dello S. S., col risultato che alcuni di loro furono suggellati; e poi si unirono coi fratelli Americani di quella città. In quel tempo vennero alcuni fratelli e sorelle da Hulberton, N. Y. a visitarci, avendo udito come il Signore stava operando nel mezzo di noi. Dopo pochi giorni furono ancora suggellati, e ritornarono a loro destinazione con la caparra nei loro cuori. Poco tempo dopo venne anche il fratello G. Beretta, ed anche lui ricevette il dono di Dio. In quel tempo, vennero nel mezzo di noi anche i fratelli Leopoldo Tedeschi, Michele Iacovetti (essi conoscevano l’Evangelo). Nel principio di Dicembre, il Signore parlò per la mia bocca, dicendo: “Io il Signore ho stanziato il Mio nome in questo luogo, se voi mi ubbidite e state umili, Io manderò nel mezzo di voi coloro che devono essere salvati. Vi terrò insieme per un poco di tempo per ammaestrarvi, poi manderò alcuni di voi fuori per raccogliere altre mie pecore. Questo è il segno che vi do per accertarvi che sono Io che ho parlato: Questo locale vi sarà piccolo per contenere le persone che Io vi manderò”. Appena dopo questa profezia, un fratello si sentì di comperare 60 sedie per aggiungerle a quelle che già avevamo. In quei giorni il Signore aveva operato nei fratelli Giacomo Lombardi, e Giovanni Rossi, ed altre famiglie, membri della chiesa Presbiteriana Italiana, come pure nei Cattolici, fra i quali anche il fratello Luigi Terragnoli. La Domenica seguente (dopo la profezia) tutte le sedie furono occupate, e diversi anche in piedi. Fu fatto il battesimo per questi ultimi, nel principio di Gennaio 1908, ed una settantina ubbidirono al comandamento del nostro Signore; la maggior parte di loro erano già suggellati con la promessa. Fra il 15 Settembre, alla fine di Dicembre 1907, il Signore fece tante miracolose guarigioni, malattie croniche ed incurabili alla scienza umana; qui sono 4 di tali casi: G. Lombardi, P. De Stefano, Lucia Menna, e Fidalma Andreoni. Il Signore altresì, permise che passassimo delle dure prove e persecuzioni; ma non si faceva caso di esse, perché la grazia di Dio abbondava nei nostri cuori, e le sue promesse erano fedeli.

In Gennaio 1908 i fratelli P. Ottolini, e G. Perrou, mossi dallo S. S. e con la comunione della chiesa, andarono nella città di New York (passando prima per Hulberton, N. Y.) col risultato che alcuni credettero, fra essi il fratello Silvio Margadonna. Dopo la partenza di P. Ottolini, il fratello A. Lencioni prese il suo posto, cioè di aprire il servizio. In Febbraio, il Signore fece sentire al fratello A. Lencioni di andare ad Hulberton, N. Y. e ribattezzare i credenti di quel luogo, perché non furono stati immersi seconda la Sua Parola, allora il fratello G. Lombardi prese l’ufficio di A. Lencioni, cui l’ebbe fino al 15 Luglio. In Marzo del seguente anno, il Signore fece sapere a me, ed al fratello G. Lombardi, di lasciare il lavoro materiale ed essere a Sua disposizione; per noi: ambedue ci trovavamo in una male condizione finanziaria con 6 piccoli figliuoli ciascuno, ma di non temere che Lui (il Signore) ne avrebbe preso cura delle nostre famiglie. Questa rivelazione ci fu confermata mediante il dono dell’interpretazione dei linguaggi; per cui restammo consolati di arrenderci interamente alla volontà del nostro Signore. Nel principio di Aprile, 4 fratelli partirono dal mezzo di noi nello spazio di 2 settimane, destinati per l’Italia; i quali 3 ritornarono indietro senza successo, e uno restò coi suoi di famiglia per un tempo, cui il Signore operò, e poi vennero a Chicago, (Il fratello menzionato che restò in Italia, era Demetrio Cristiani).

Nel mese di Aprile, il Signore ci mandò dei gloriosi messaggi, controllati dallo S. S. i quali ebbero quasi tutti il loro adempimento. Una delle profezie che ha già avuto il suo adempimento è la seguente: Un fratello, dopo aver data la sua testimonianza, parlò in linguaggio strano e poi si sedette; una nostra sorella che aveva il dono d’interpretazione, si alzò e disse: Il Signore ci fa sapere oggi, per la bocca di questo fratello che i santi d’Italia saranno perseguitati sotto il regno di Vittorio Emanuele III. (Notate bene, che quando questa profezia fu detta, la testimonianza di quest’opera non era ancora arrivata in Italia). Ora come tutti sappiamo detta profezia è stata letteralmente adempiuta l’anno 1936. Per ordine del Governo Italiano chiusero tutti i locali di riunione dei nostri fratelli, e proibiti di radunarsi dovunque, e coloro che venivano sorpresi riuniti, venivano multati; ed incarcerati, per solo motivo ch’essi servivano al Dio vivente secondo la fede Apostolica. Il 29 Giugno, il Signore mi fece sentire di andare a St. Louis, Mo.; prima di partire, ordinai per anziani di questa chiesa di Chicago, i fratelli Pietro Menconi, e A. Andreoni. Il fratello Lombardi mi raggiunse a St. Louis il 15 Luglio, e di là partimmo per la California nel principio di Settembre. Lui fece ritorno a Chicago, e poi partì di nuovo, per Roma, Italia; ove il Signore ne salvò parecchi, e furono da Lui (il Signore) piantati per essere suoi testimoni in quella nazione. Io rimasi a Los Angeles, raccolsi nella casa del fratello N. Moles alcune sorelle che erano state salvate e suggellate con lo S. S. nelle chiese Americane di quella città. In quel tempo il Signore salvò ancora il fratello Serafino Arena e famiglia, e qualche altro. Dopo un tempo, il fratello S. Arena si sentì di portare la testimonianza in Sicilia, Italia, quale ebbe molto successo. Il 3 Marzo 1909, ritornai a Chicago. Mosso dallo S. S., il 18 Aprile partii per Philadelphia, Pa., ove il Signore salvò il fratello Giovanni Marcucci, sua moglie, ed un figlio, sua sorella Carolina, ed una sua figliuola, e la sorella Concetta. Il Signore piantò bene l’opera Sua in quella città infra il popolo Italiano, quale fu confermata per il buon frutto che appresso diede alla gloria di Dio Padre. Ritornai a Chicago il 22 Luglio.

Per santa rivelazione e ben confermato, il 4 Settembre partii per Buenos Aires col fratello Lombardi, e Lucia Menna, ove il Signore operò nella famiglia di Michelangelo Menna, in una campagna della provincia di Buenos Aires. Ritornai a Buenos Aires col fratello Lombardi, e ci fu aperta una porta in quella città, ed anche in un sobborgo di essa. L’8 Marzo, 1910, partimmo da Buenos Aires (per comando del Signore) diretti per San Paolo, Brasile. Il secondo giorno, dopo arrivati in quella città, per guida Divina incontrammo in un giardino (chiamato Della Luce) un Italiano per nome Vincenzo Pievani (àteo) che abitava a Sant’Antonio Della Platina, Stato del Paranà, e gli parlammo della grazia di Dio. Due giorni dopo Pievani ritornò al suo paese, e noi rimanemmo nella città di San Paolo fino al 18 Aprile, in detto giorno per volontà del Signore Lombardi parti per Buenos Aires, ed io per S. Antonio Della Platina, arrivato in quel luogo trovai due Italiani, uno era il suddetto Pievani, ed un altro per nome Felicio A. Mascaro, le loro mogli con il rimanente degli abitanti di quel paese erano tutti Brasiliani, e tutti di fede cattolica Romana. Per andare in questo luogo ove il Signore mi fece sentire, non avevo nessuna direzione, all’infuori della seguente: V. Pievani, San Antonio Della Platina, Stato del Paranà. Vi era una sola linea ferroviaria che andava al sud di questo Stato, ma però con più di 200 chilometri di distanza dal punto più vicino di questa ferrovia a San Antonio, quale si trovava al nord dello Stato, in quel tempo non vi era nessuna via da quel punto che mi avrebbe aiutato, per recarmi a San Antonio, e nel mio cuore avevo in dubbio di prendere suddetta linea. Mi sentii di andare alla stazione ferroviaria e guardare la carta delle linee dei treni, e lo S. S. mi indicò la linea che dovevo prendere, cioè la Sorocabana che percorreva nello Stato di San Paolo, e la fine di essa linea si trovava vicino al nord dello Stato del Paranà, e l’ultima sua stazione in quel tempo era Salto Grande. Partii da San Paolo alle 5:30 A. M. con un mal di schiena che solo Iddio lo sa, impedendomi di procurami del cibo tutto quel giorno. Arrivai a Salto Grande alle 11 P. M.; luogo dove il Signore mi disse che aveva preparato ogni casa per me, per compiere la mia missione; e cosi veramente fu, solo che mi restava di fare un circa 70 chilometri a mezzo di cavalcatura, traversando foreste vergini infestate di jaguari, ed altre fiere di quei luoghi, feci il resto di quel viaggio con la guida di un Indiano, per grazia di Dio arrivai a San Antonio il 20 Aprile. Un’altra mia difficoltà era, che non sapevo nemmeno una parola del loro linguaggio, senza danaro, e poi ancora malato, ma Iddio che ha i cuori di tutti nelle Sue mani, mi fece vedere la prima maraviglia, ossia che mentre entravo in quella contrada di San Antonio, fece trovare la moglie dell’italiano (Vincenzo Pievani) alla finestra e ci disse: “Ecco l’uomo che io vi ho mandato”, (essi non mi aspettavano) così fui accolto in casa loro, e dopo pochi giorni il Signore aprì i loro cuori, e poi ancora altri nove, in tutti ne furono battezzati nell’acqua 11 di loro, ed ancora con fermati coi segni dell’Altissimo. Queste sono le primizie di quella grande opera di Dio, in quella nazione. Dopo questo, anche il nemico cominciò il suo lavoro per disfare l’opera di Dio, ma invano fu il suo lavoro. Il resto del popolo di quella contrada, sapendo del mio arrivo, ed ancora la mia missione, fecero una congiura contro di me di uccidermi, con un prete a capo di tutti. Non sarebbe stato alcun mezzo di scampo per me, se Iddio non fosse intervenuto coi suoi potenti mezzi. Il Signore mi aveva fatto sapere di stare là, fino al 20 Giugno, e in questa prova ero pure pronto di arrendermi ai miei nemici per risparmiare quei pochi di credenti, che volevano uccidere insieme a me. Iddio ne è testimone di questo, come pure i fratelli viventi di quel luogo. Partii da San Antonio il 20 Giugno, per San Paolo, appena arrivato in quella città, il Signore mi aprì una porta; col risultato che una ventina di anime accettarono la fede, parte di loro Presbiteriani, alcuni Battisti, Metodisti, e qualche Cattolico Romano; e quasi tutti gustarono la Divina Virtù. Alcuni di loro furono sanati, altri ancora suggellati col benedetto dono dello S. S. Verso la fine di Settembre partii per il Canale del Panamà lasciandoli nella mano di Dio, e con i consigli che Lui (il Signore) mi diede di dare loro, perchè Lui potesse per mezzo di loro continuare l’opera Sua in quei luoghi. Fino ad ora, il Signore mi ha mandato 9 volte nel Brasile, ed ogni volta, ho notato un maggior progresso nel mezzo di loro, tanto spirituale, come materiale. Qui vi do una prova che l’opera del Brasile è stata piantata dallo Spirito Santo, e guidata per esso: Nella città di San Paolo vi sono 30 radunanze, tutte di pari consentimento, con più di 6000 anime che rendono testimonianza della grazia di Dio. Nel rapporto dell’anno 1940, il numero delle radunanze della nostra fratellanza era di 305; dall’anno 1935 al 1940 ubbidirono 17, 761 anime al comandamento del nostro Signore, a Gesù la gloria. Ecco, come il benigno Iddio incominciò quest’opera Sua.

Pel battesimo dell’acqua, secondo il comandamento del Signor Gesù, siamo stati tirati fuori dalle sette umane, e dalle loro teorie. Pel dono dello Spirito Santo, fu inanimata, ed allargata; quale non occorre aggiungere altro perchè il risultato ne ha parlato, e ne parla ancora, di questa meravigliosa opera, fatta per la potente mano di Dio, quale sia data ogni gloria per Gesù Cristo benedetto in eterno. Altresì, ogni qualvolta che sono ritornato al Nord America ho sempre trovato delle novità in questi fratelli, cose differenti a quello che avevano ricevuto da principio. Ma ringrazio Iddio, che mi ha sempre illuminato, ed ancora di farmi discernere il bene, ed il male, rimanendo fermo nel Suo consiglio, e nella Sua verità.

Questa testimonianza è una storia (in breve) di quest’opera del nostro Signore, un ricordo per la mia famiglia, ed anche un conforto a questa fratellanza di Chicago, la quale una parte d’essa mi sostenne costantemente, fedele alla parola di Dio, prendendo meco la parte del nostro Signore, come pure tanti fratelli altrove, che non compromisero la loro celeste vocazione per rispetto umano, né per timore di quello che gli poteva fare l’uomo mortale, oppure per lusinghe o spaventi del maligno. Nelle battaglie del nostro Signore, molti ci hanno abbondonati, ma Iddio ne ha messo altri a posto loro, ed avvegnaché molti altri ancora ci lasciassero, pur sappiamo, che abbiamo un vero amico, che non lascia né abbandona i suoi fedeli, perciocché Egli è l’eterno Signore, il suo nome è la Parola di Dio, il Verace e Fedele, quel che giudica e guerreggia in giustizia, Alleluia. Fratelli guardiamoci dal nemico, e dal suo lusinghevole parlare, acciocché non cadiamo nei suoi lacci, ma fermi nel consiglio di Dio, acciocché possiamo essere congiunti con Lui, e con lo Spirito Santo, servendo il nostro Dio con lealtà, per la fede che abbiamo ricevuto da lui in Cristo Gesù nostro Salvatore. Ringrazio Iddio per Gesù Cristo, che Lui ha tenuto la mia mente sempre sveglia e chiara finora. Senza che avessi conservato ricordi o particolari della mia vita, né della gloriosa missione che il Benedetto mi chiamò per compiere, per la fede nel Signor Gesù e virtù dello Spirito Santo. Contemplando sempre dal monte della mia sottomissione al Signore Iddio mio, il panorama della Sua grande opera, vedendomi sempre presente in essa; e per raccontare (quando Lui mi dà l’opportunità) le Sue grandi meraviglie, le Sue misericordie, Suoi consigli e liberazioni ricevuti da Lui.

Vidi la Sua potenza e fedeltà alle Sue promesse, ed anche i Suoi giudicii; e questo ricordo è anche un dono di Dio che l’uomo riceve da Lui, per magnificare la Sua pazienza, e le Sue opere, per dare a Dio la lode e tutta la gloria per Gesù Cristo. Amen.

Chicago, Ill. Marzo 1942.

In questa seconda edizione della mia breve testimonianza vi sono state fatte alcune correzioni alla prima, e di più questo che segue: Il Signore si compiacque di mandarmi di nuovo nel Brasile, questa volta con mia moglie. Partimmo da Chicago, Ill., il 27 Ottobre 1947. Restando nel Brasile fino al 18 Ottobre 1948. Trovammo quell’opera bene aumentata in numero, altresì prosperata nelle cose materiali, ed il loro progresso fu costante. Secondo il rapporto ufficiale del 1951 (qual devono dare ogni anno alle autorità civili dello stato di S. Paolo) nel quale risulta che il numero delle radunanze arrivarono a 815 dei quali 217 di loro proprietà.

Dall’anno 1942 al 1951 ubbidirono al comandamento del Signor Gesù 74.775 anime. Le 46 radunanze ora esistenti nella Città di S. Paolo, con le vicine sono rappresentate da 5 fratelli (trustees) curatori delle cose materiali, per rendere conto alle autorità, secondo come essa legge richiede, cioè per dare a Cesare le cose appartenenti a Cesare. La parte spirituale è governata dagli Anziani, per la Guida dello Spirito Santo, i quali si radunano una volta la settimana in preghiera per domandare consiglio e guida al Signore, poi viene comunicato alle radunanze quello che il Signore fa loro sentire.

Lo stesso vien fatto dagli Anziani in differenti zone fuori della Città di S. Paolo. Per i servizi di battesimi, sante cene, ecc., o per qualche urgente necessità, si radunano altresì in preghiera acciocché il Signore spinga chi egli vuole per tale occasione, facendo poi per loro quello che ha promesso nella sua parola, perciocché il volere e l’operare appartiene al Redentore e Signor nostro, quando la nostra confidenza è riposta tutta in Lui, Alleluia. Questa è la via del cielo approvata dall’eterno Signore. Amen.

311 N. Lombard Ave. – Giugno 1952 Oak Park, lllinois la fedele testimonianza di Luigi Francescon

Tratto da : http://www.lanuovavia.org/testimonianze_03_conversioni_005.html

La situazione è veramente drammatica

capraFratelli e sorelle nel Signore, il mondo oramai è entrato nella Chiesa, è un fatto assodato questo, e continua a entrare sempre più. I giorni son proprio malvagi e i tempi veramente difficili, e più si và avanti e più ci si rende conto che la situazione peggiora sempre più. La piaga oramai sembra essere inarrestabile e irreversibile. La predicazione del ravvedimento è quasi del tutto scomparsa; la buona novella annunciata ai peccatori non è più ‘Gesù è il Cristo’ ma ‘Gesù ti ama’; le predicazioni rivolte ai santi risultano essere sempre più vuote e prive di forza, di potenza, di unzione dall’alto; la carnalità regna nei cuori di molti e quei pochi che per un po hanno lottato, astenendosi da questo e da quest’altro, si lasciano anch’essi trascinare dalla maggioranza; i falsi battesimi con lo Spirito Santo hanno preso il posto dei veri; e che dire dei teatri, balletti, mimi, danze, e concerti cosiddetti ‘cristiani’ che sono oramai divenuti la normalità; le coppie omosessuali pian piano vengono sempre più accettate con tanto di ‘benedizione’; ministeri che non procedono da Dio e dunque falsi, come ‘profeti’ che profetizzano di loro senno, dicendo : ‘l’Eterno ha detto..’ quando l’Eterno non li ha mandati, cosiddette ‘pastoresse’ che insegnano quando invece non è loro permesso di insegnare, e che dire dei moderni ‘apostoli’ e ‘dottori’ che si sono dati alle favole, trasmettendo non più la sana dottrina, il sano insegnamento, ma solo ciance. Che tristezza.. Dal canto nostro fratelli, continuiamo a combattere e non perdiamoci d’animo, poiché sappiamo per certo che, nonostante la situazione sia veramente drammatica, pure l’Eterno si è riservato un residuo fedele a Lui che non ha piegato le sue ginocchia dinanzi alla massoneria e che non ha ceduto alle lusinghe del peccato e ai piaceri del mondo. Continuiamo dunque ad essere sale e luce di questo mondo, senza stancarci e senza abbassare mai la guardia. Siate semplici come le colombe ma anche prudenti come i serpenti, ricordatevi : siete delle pecore in mezzo a dei lupi. Mai dimenticarlo.

Salvatore Larizza

Un tizzone strappato dal fuoco

MATTEO-FOTO-TESTIMONIANZAEro un cattolico romano, ma non frequentavo assiduamente la messa, in quanto non ero particolarmente attirato dalla dottrina cattolica romana, perchè vedevo che c’era sempre qualcosa di ambiguo rispetto a quello che si professava. In altre parole, non riscontravo coerenza di comportamento perchè vedevo che veniva predicata una cosa, ma ne facevano una contraria.
Comunque devo dire che mi sentivo sempre attirato alla Bibbia, che leggevo spesso, anche perchè la Bibbia mi presentava Gesù e gli apostoli come persone povere, mentre nella Chiesa cattolica romana vedevo coloro che si dicevano i successori degli apostoli che erano tutt’altro che poveri, a cominciare dal cosiddetto successore di Pietro.
Avendo un collega di lavoro che si professava Cristiano Evangelico, quando capitava di parlare con lui delle cose che concernevano la fede, io gli facevo delle domande in merito, e andavo a verificare nella Bibbia se quello che lui mi diceva era vero. Dico questo per far capire che anche quando ero nelle tenebre, avevo il desiderio di appurare con la Bibbia le cose che mi venivano dette. Non sono mai stato uno che accetta ‘per oro colato’ quello che gli viene detto.
Facevo della Bibbia il mio continuo punto di riferimento, ed ero sempre pronto ad accettare tutto quello che mi veniva detto a condizione che fosse scritto nella Bibbia. Ci tenevo ad avere idee bibliche, tanto è vero che conoscevo – a differenza della stragrande maggioranza dei cattolici romani – il secondo comandamento così come lo troviamo nel libro della legge: secondo comandamento che non esiste nel catechismo cattolico.
A tale riguardo, voglio dirvi che un giorno questo mio collega evangelico mi chiese: ‘Ma tu conosci il secondo comandamento?’, e io gli risposi: ‘Ma certo, ….’ e glielo citai, al che il mio collega rimase impietrito dalla mia risposta. Non se lo aspettava proprio, infatti mi disse: ‘Sei il primo cattolico romano con cui parlo che mi ha saputo rispondere correttamente’.
Dopo di ciò, il mio collega mi invitò ad una riunione di culto della Chiesa Evangelica ADI di Salerno, sì perchè lui era ed è tuttora membro di quella Chiesa. Era il novembre del 2011, quando partecipai per la prima volta nella mia vita ad un culto evangelico. Continuai dunque a frequentare i culti di quella comunità, e ogni volta che ascoltavo le predicazioni andavo a verificare come era mia abitudine tutto nella Bibbia.
Dopo avere ascoltato queste predicazioni, mi sono fatto un esame di coscienza e ho dovuto valutare la mia vita dalla mia nascita fino a quel momento. E la prima cosa che mi venne in mente fu quello che mi avevano detto i miei genitori, e cioè che poco dopo che ero nato – mentre mi trovavo nelle culle multiple dell’ospedale – si aprì la culla e io caddi a terra e gli altri bambini mi caddero addosso. Gli effetti di quella caduta furono terribili, in quanto la mia vita fu considerata dai medici in pericolo, tanto che mi fu somministrato seduta stante il ‘battesimo’ cattolico perchè i medici temevano che non arrivassi vivo fino al giorno dopo. Considerando quindi che ero sopravvissuto a quell’incidente, mi considerai come un miracolato da Dio, da Lui destinato a qualche cosa di nobile.
Poi all’età di circa tre anni si verificò quest’altro funesto avvenimento. Stavo giocando vicino ad una fontana antica dove scorreva sempre l’acqua, e sono caduto a testa in giù dentro la fontana con l’acqua che mi scorreva addosso. Proprio in quel momento si trovò a passare per quel posto un uomo che viveva a fianco della nostra abitazione, e mi prese come si prende un capretto per i piedi e mi tirò fuori sollevandomi in aria. E questo uomo purtroppo dopo circa un mese ebbe un incidente stradale nel quale morì. Ancora una volta Dio mi aveva preservato dalla morte.
Questi due eventi della mia vita mi spinsero a farmi capire che Dio mi aveva protetto dalla nascita, e quindi se ero ancora in vita lo dovevo a Lui.
Ma ero ancora un peccatore perduto, che conducevo una vita dissoluta, e quindi capii che non stavo facendo la volontà di Dio. Ciò mi spinse a ravvedermi e a credere nel Vangelo.
A questo punto, cominciai a fare delle domande specifiche al pastore, perchè ero assetato della Parola di Dio, e della conoscenza della Sua volontà verso di me. Ma le sue risposte erano evasive e insoddisfacenti, talché decisi di effettuare delle ricerche su Internet per cercare le risposte alle mie tante e continue domande che mi facevo.
E ogni volta che facevo una ricerca venivano fuori sempre gli scritti del fratello Butindaro Giacinto, che mi mettevo a leggere con interesse. Fermo restando che apparivano nei risultati delle mie ricerche altri siti, accadeva sempre che non mi sentivo attirato mai a visitare gli altri siti. Poi, oltre agli scritti di Butindaro cominciai anche ad ascoltare le sue predicazioni. Me le scaricavo e poi me le studiavo prendendo tante annotazioni, e andando a fare come era mia abitudine il confronto con quello che diceva la Bibbia. E notavo che quello che predicava era confermato dalla Bibbia, ma notavo anche che esistevano delle discordanze nette tra le predicazioni di Butindaro, che erano bibliche e seguivano la Parola di Dio, e gli insegnamenti delle ADI. Al che ogni qual volta ne avevo occasione parlavo di ciò con diversi fratelli, tra cui colui che mi aveva evangelizzato.
Adesso voglio raccontarvi un episodio accadutomi proprio in quei giorni. Mi trovavo in vacanza a Rotonda (Potenza), e la mattina ero andato al culto a Salerno e dopo che sono rientrato a casa, alle 18 circa abbiamo sentito dei rumori che venivano dalla strada, e mi sono affacciato ed ecco era in corso la processione della Madonna del posto. Come sono rientrato dentro, all’improvviso c’è stato un forte terremoto. Allora mi sono ricordato delle parole scritte nel libro del profeta Geremia secondo cui ‘per l’ira di Dio trema la terra’ (cfr. Geremia 10:10). Tutto ciò mi colpì profondamente, visto e considerato che in quel momento quando ha tremato la terra in quel posto era in corso una cosa abominevole nel cospetto di Dio, che provoca Dio ad ira. Ho detto ai miei familiari non convertiti che quel terremoto era un castigo di Dio a motivo dell’idolatria, ma sono stato da loro beffato. In seguito ho raccontato questo fatto durante la testimonianza nel culto della domenica successiva a Salerno specificando che il terremoto era stato una manifestazione dell’ira di Dio.
Avevo un forte desiderio di parlare con i fratelli delle cose del regno di Dio al di fuori delle riunioni di culto, per poter crescere spiritualmente, ma non potevo farlo con i fratelli della Chiesa ADI di Salerno, perchè dopo ogni culto c’era un fuggi fuggi generale e durante la settimana al di fuori delle riunioni di culto non potevo incontrarmi con i fratelli per parlare delle cose di Dio, il che mi rattristava e turbava. Allora parlando con il fratello Butindaro sono stato da lui messo in contatto con dei fratelli in Cristo con i quali ho potuto discutere spesso telefonicamente di tante cose del Signore, soprattutto cose dottrinali, ed anche condividere tante esperienze di vita in Cristo, e poi ho potuto anche incontrarli personalmente. E tutto questo ha contribuito molto alla mia crescita spirituale, e per questo ringrazio Dio. Di tutto questo erano a conoscenza sia il pastore che la comunità, perchè a me piace operare alla luce del sole. In merito a questo, debbo dire che una volta parlando con il pastore, avendogli detto che ascoltavo le predicazioni del fratello Butindaro e mi sentivo telefonicamente con lui, il pastore mi disse che non dovevo nè ascoltarlo e neppure chiamarlo, al che io gli chiesi il perchè, ma lui non mi diede risposta, al che io gli dissi: ‘Ritengo nullo quello che mi hai detto perchè non hai motivato la tua esortazione’.
In quel tempo il pastore fece un annuncio per i futuri battesimi che si sarebbero tenuti il 28 ottobre 2012. E io aspettavo naturalmente di essere tra i battezzandi, perchè avevo incaricato il fratello che mi aveva evangelizzato di chiedere al pastore di battezzarmi, al che il pastore aveva risposto affermativamente, e questa era la ragione per cui mi aspettavo di essere chiamato. Vedendo però che non venivo chiamato, dopo alcuni giorni mi sono avvicinato a lui dopo una riunione di culto chiamando tre fratelli come testimoni, e gli ho chiesto perchè non risultavo nell’elenco dei battezzandi. Lui mi rispose che doveva ancora valutare, al che io gli risposi che quello che faceva non era biblico perchè io dal punto di vista biblico avevo il diritto di essere battezzato perchè avevo creduto nel Vangelo. Allora lui mi disse: ‘Questo vorrà dire che a gennaio del 2013 ti battezzerò anche se fossi solo tu a dovere essere battezzato’.
Arriva gennaio, passa gennaio, passa febbraio, e io domenica 3 marzo 2013 apprendo che non posso essere battezzato perchè non sono ancora convertito. Questo mi fu detto da un fratello che era vicino al pastore. Le sue testuali parole furono queste: ‘Non puoi essere battezzato perchè non sei convertito!’. E dire che io avevo testimoniato della mia fede davanti a tanti fratelli di quella Chiesa. Evidentemente essere convertiti a Cristo non è sufficiente nelle ADI per ricevere il battesimo, perchè occorre convertirsi alle ADI. E io non ero disposto a convertirmi alle ADI.
Ma io avevo il desiderio di farmi battezzare, e avendo parlato con il fratello Butindaro esprimendogli la richiesta di battezzarmi, lui incaricò il fratello Giuseppe Piredda di battezzarmi, il che è avvenuto il giorno 8 giugno 2013 a Benevento presso l’abitazione del fratello Giuseppe De Ieso. A tale riguardo erano presenti tanti fratelli, peraltro alcuni venuti da fuori regione, ma mancava colui che mi aveva evangelizzato e portato nella comunità ADI di Salerno quantunque lo avessi invitato.
A questo punto, visto e considerato che i conduttori della Chiesa non mi consideravano un figlio di Dio, decisi di ritirarmi e separarmi dalle ADI e consegnai il 5 maggio 2013 nelle mani del figlio del pastore della Chiesa quattro copie della seguente lettera: una per il pastore, e le altre per i membri del consiglio di Chiesa.

 

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Comunicazione del mio ritiro dalla comunità A.D.I. di Salerno

Fratelli e sorelle nel Signore, abbiate pazienza con me e sopportatemi, in quanto devo rendere questa testimonianza affinché tutto sia chiaro intorno all’insegnamento del Signore e sulle deduzioni che sono state tratte nei miei riguardi.
Vi cito quanto riportato in Atti degli apostoli 19:8-9 «Poi entrò nella sinagoga, e quivi seguitò a parlare francamente per lo spazio di tre mesi, discorrendo con parole persuasive delle cose relative al regno di Dio. Ma siccome alcuni s’indurivano e rifiutavano di credere, dicendo male della nuova Via dinanzi alla moltitudine, egli ritiratosi da loro, separò i discepoli, discorrendo ogni giorno nella scuola di Tiranno.»
Tengo a precisare che fin dal giorno della mia conversione al Signore ho sempre frequentato questa comunità, ho avuto riposto la mia fiducia anche in tutti voi come miei fratelli in Cristo, ed ho cercato di integrarmi in questa comunità, ma mi sono state chiuse le porte e i cuori da molti, a partire dai responsabili. Infatti, ho chiesto il battesimo in acqua, ben sapendo che non è quello che salva, ma è la grazia di Dio, che fa grazia a chi vuole fare grazia ed indura chi vuole, Lui è l’Altissimo Onnipotente che può tutto. Il battesimo mi è stato rifiutato senza spiegarmene le ragioni; in un primo tempo mi era stato promesso, senza rispettare la promessa fattami, contravvenendo al più semplice degli obblighi di un conduttore del gregge del Signore, il quale non è chiamato ad essere mediatore tra gli uomini e Dio, perché con questo diventa come il sacerdote della chiesa cattolica Romana.
Quando il pastore vuole valutare la condotta del credente, diventa arbitro di stabilire come e quando effettuare il battesimo, andando contro le sacre scritture elevandosi a giudice e non a semplice seguace di Cristo per servirlo come Lui ci comanda, avendo ordinato di battezzare coloro che hanno creduto.
Fratelli nel Signore, più volte ho parlato ed espresse le mie testimonianze, avendo avuto cura di citare sempre le Scritture, le quali un cristiano deve sempre investigarLe.
Sono stato tacciato di non essere convertito, e alla fine mi hanno sospinto a comportarmi come l’apostolo Paolo nel passo citato del libro degli Atti, cioè a ritirarmi da questo luogo e da coloro che non rispettano la sana dottrina del nostro Signore. Voglio rimarcare il fatto che non mi ritiro da Cristo, ma da quei membri di questa comunità che non mi hanno accettato, senza che mi sia stata data mai una esauriente spiegazione biblica.
Pertanto vi chiedo che se siete a conoscenza di verità bibliche di cui io disconosco, perché non è stata portata alla mia attenzione? Ho cercato in ogni modo di manifestare la mia nuova nascita, ma ho potuto constatare che siete solo degli osservatori di regolamenti umani, e il Signore ci ha messi in guardia da questi, mi ritiro da questa comunità della ADI, ma prima voglio ricordarvi cosa sta scritto nell’epistola di Paolo a Tito 1:7-9 «Poiché il vescovo bisogna che sia irreprensibile, come economo di Dio; non arrogante, non iracondo, non dedito al vino, non manesco, non cupido di disonesto guadagno, ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, santo, temperante, attaccato alla fedel Parola quale gli è stata insegnata, onde sia capace d’esortare nella sana dottrina e di convincere i contradittori.».
Questo passo per farvi sapere che se io non ho compreso qualche cosa, per quale motivo non è stato fatto di tutto da parte degli anziani per ammaestrarmi?
Ciò non è stato fatto, sono stato abbandonato all’ignoranza, ma il Signore non mi ha mai abbandonato, e mi ha confermato più volte che sarei dovuto fuoriuscire da questa comunità, pertanto, dovendo io ubbidire solo ed esclusivamente al Signore Iddio Onnipotente, e continuare a servirLo secondo la sua volontà, io mi ritiro da questa comunità, e vi saluto nel Signore, col desiderio nel cuore che possiate ravvedervi e seguire i veraci insegnamenti scritti nella Bibbia, ispirati dallo Spirito Santo, vi ricorderò in tutte le mie preghiere affinché il nostro Signore Gesù interceda per voi presso il Padre a vostra salvezza.
Matteo Gioia salvato per grazia dal nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, che è Benedetto nei secoli dei secoli. Amen!

Salerno, 05 maggio 2013

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Questa lettera fu da me consegnata sempre in quel giorno anche a tanti altri fratelli.
Voglio dunque esortare i fratelli che frequentano Chiese ADI a rigettare le false dottrine che professano, e mettersi a seguire la sana dottrina che ci ha trasmesso il nostro Signore e Salvatore.
Voglio infine ringraziare il Signore Iddio Onnipotente per avermi fatto trovare la sana dottrina e quindi avermi fatto incamminare per la via da Lui tracciata, e voglio dargli tutta la gloria nel nome del nostro Signore Gesù Cristo che ha pagato per me il prezzo del riscatto dovuto per i miei peccati. Amen.

Matteo Gioia, salvato per grazia dal nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo che è benedetto nei secoli dei secoli. Amen.

Battipaglia, il 15 giugno 2013

Solo gli apostoli parlarono in lingue il giorno della Pentecoste?

Introduzione

In un suo scritto dal titolo ‘A Pentecoste lo Spirito discese solo sui dodici apostoli’ pubblicato sul suo sito il 20-21 Agosto 2011 (http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A1-Pentecost_Spirit_12_Avv.htm), Nicola Martella afferma che il giorno della Pentecoste parlarono in lingue solo i dodici apostoli del Signore. Lui afferma di essere arrivato a questa conclusione dopo ‘un’analisi attenta del testo biblico, che ho sondato con onestà e dirittura di cuore’ e rivolge quindi questo invito ai lettori: ‘Chi ne ha altrettante, faccia lo stesso cammino e mostri le sue capacità esegetiche e le sue fondate conclusioni’.
Ora, voglio cogliere l’invito ma non per mostrare le mie capacità esegetiche, ma per mostrare che le capacità esegetiche mostrate da Nicola Martella in questo suo articolo sono nulle, e quindi le sue conclusioni sono infondate, cioè non sono fondate sulla Parola di Dio ma su dei suoi vani ragionamenti. Perchè da una reale attenta analisi del testo biblico non si può per niente arrivare alle conclusioni di Martella.
Mi concentrerò in particolare su alcune sue osservazioni.

Prima osservazione

La prima è quella che lui fa nel commentare queste parole: “E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro” (Atti 2:1-4) per dimostrare che in quella occasione solo i dodici apostoli furono ripieni di Spirito e parlarono in altre lingue: ‘Era, quindi, un incontro particolare, come Gesù aveva comandato loro. Gesù per quaranta giorni diede «comandamenti agli apostoli, che aveva scelto» (At 1,2), «ordinò loro di non dipartirsi da Gerusalemme» (v. 4), promise loro che «voi sarete immersi nello Spirito Santo» (v. 5) e che «voi riceverete potenza, quando lo Spirito Santo verrà su voi» (v. 8). Ciò escludeva tutti gli altri credenti’.
Notate che lui esclude che il comandamento di non dipartirsi da Gerusalemme fu rivolto anche ad altri credenti oltre gli apostoli, e quindi secondo lui in quella riunione il giorno della Pentecoste (Atti 2:1-2) c’erano solo gli apostoli. Questo è falso, e ve lo dimostro subito.
Nel Vangelo scritto da Luca, e quindi scritto dallo stesso autore del libro degli Atti degli apostoli, è scritto quanto segue in merito all’apparizione di Cristo ai due discepoli sulla via di Emmaus e agli undici: “Ed ecco, due di loro se ne andavano in quello stesso giorno a un villaggio nominato Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi; e discorrevano tra loro di tutte le cose che erano accadute. Ed avvenne che mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si accostò e cominciò a camminare con loro. Ma gli occhi loro erano impediti così da non riconoscerlo. Ed egli domandò loro: Che discorsi son questi che tenete fra voi cammin facendo? Ed essi si fermarono tutti mesti. E l’un de’ due, per nome Cleopa, rispondendo, gli disse: Tu solo, tra i forestieri, stando in Gerusalemme, non hai saputo le cose che sono in essa avvenute in questi giorni? Ed egli disse loro: Quali? Ed essi gli risposero: Il fatto di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e in parole dinanzi a Dio e a tutto il popolo; e come i capi sacerdoti e i nostri magistrati l’hanno fatto condannare a morte, e l’hanno crocifisso. Or noi speravamo che fosse lui che avrebbe riscattato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da che queste cose sono avvenute. Vero è che certe donne d’infra noi ci hanno fatto stupire; essendo andate la mattina di buon’ora al sepolcro, e non avendo trovato il corpo di lui, son venute dicendo d’aver avuto anche una visione d’angeli, i quali dicono ch’egli vive. E alcuni de’ nostri sono andati al sepolcro, e hanno trovato la cosa così come aveano detto le donne; ma lui non l’hanno veduto. Allora Gesù disse loro: O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! Non bisognava egli che il Cristo soffrisse queste cose ed entrasse quindi nella sua gloria? E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo concernevano. E quando si furono avvicinati al villaggio dove andavano, egli fece come se volesse andar più oltre. Ed essi gli fecero forza, dicendo: Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno è già declinato. Ed egli entrò per rimaner con loro. E quando si fu messo a tavola con loro, prese il pane, lo benedisse, e spezzatolo lo dette loro. E gli occhi loro furono aperti, e lo riconobbero; ma egli sparì d’innanzi a loro. Ed essi dissero l’uno all’altro: Non ardeva il cuor nostro in noi mentr’egli ci parlava per la via, mentre ci spiegava le Scritture? E levatisi in quella stessa ora, tornarono a Gerusalemme e trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone. Ed essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane. Or mentr’essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi! Ma essi, smarriti e impauriti, pensavano di vedere uno spirito. Ed egli disse loro: Perché siete turbati? E perché vi sorgono in cuore tali pensieri? Guardate le mie mani ed i miei piedi, perché son ben io; palpatemi e guardate; perché uno spirito non ha carne e ossa come vedete che ho io. E detto questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma siccome per l’allegrezza non credevano ancora, e si stupivano, disse loro: Avete qui nulla da mangiare? Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito; ed egli lo prese, e mangiò in loro presenza. Poi disse loro: Queste son le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, ne’ profeti e nei Salmi, fossero adempiute. Allora aprì loro la mente per intendere le Scritture, e disse loro: Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicherebbe ravvedimento e remission dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza. Poi li condusse fuori fino presso Betania; e levate in alto le mani, li benedisse. E avvenne che mentre li benediva, si dipartì da loro e fu portato su nel cielo. Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande allegrezza; ed erano del continuo nel tempio, benedicendo Iddio” (Luca 24:13-53).
Allora, seguitemi attentamente e pazientemente in questa spiegazione. Gesù prima appare ai due discepoli che stavano andando ad Emmaus, che non erano nel numero degli undici apostoli, infatti uno si chiamava Cleopa e l’altro non si dice il nome, comunque non erano nel numero degli undici. E difatti è scritto che dopo che Gesù sparì davanti a loro, “levatisi in quella stessa ora, tornarono a Gerusalemme e trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone. Ed essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane” (Luca 24:33-35). Questo è un presupposto molto importante per capire gli eventi che seguirono subito dopo.
Infatti, cosa avvenne mentre essi parlavano? “Or mentr’essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi!” Chi furono dunque coloro in mezzo ai quali Gesù apparve mentre parlavano di quelle cose? Coloro che erano radunati in quell’occasione. E chi erano? Cleopa, un altro discepolo del Signore di cui non viene fatto il nome, poi c’erano gli undici apostoli, e poi altri discepoli di Cristo infatti Luca afferma: “E [Cleopa e l’altro discepolo] trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone” (Luca 24:33-34). Dunque non c’erano solo gli undici apostoli in quella occasione, e quindi prestiamo molta attenzione alle cose che seguirono.
Innanzi tutto Gesù mostrò loro le mani e i piedi per provargli che era proprio lui risorto, e non uno spirito, e poi Luca dice che “aprì loro la mente per intendere le Scritture, e disse loro: Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicherebbe ravvedimento e remission dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza”.
Avete notato allora? Che Gesù disse a tutti loro: “Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza” (Luca 24:48-49).
Quindi l’ordine di non dipartirsi da Gerusalemme finchè dall’alto sarebbero stati rivestiti di potenza, Cristo non lo diede solo agli undici. E’ di una chiarezza la Scrittura, direi strabiliante.
Ma c’è un’altra cosa molto importante da dire, e cioè che sempre tutti costoro furono testimoni della sua assunzione in cielo, infatti è scritto anche: “Poi li condusse fuori fino presso Betania; e levate in alto le mani, li benedisse. E avvenne che mentre li benediva, si dipartì da loro e fu portato su nel cielo. Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande allegrezza; ed erano del continuo nel tempio, benedicendo Iddio” (Luca 24:50-53). Che oltre agli apostoli ci furono altri testimoni della sua assunzione in cielo, abbiamo la conferma anche in queste parole che Pietro rivolse alla fratellanza prima del giorno della Pentecoste per scegliere chi doveva prendere il posto di Giuda Iscariota, infatti egli disse: “Bisogna dunque che fra gli uomini che sono stati in nostra compagnia tutto il tempo che il Signor Gesù è andato e venuto fra noi, a cominciare dal battesimo di Giovanni fino al giorno ch’egli, tolto da noi, è stato assunto in cielo, uno sia fatto testimone con noi della risurrezione di lui. E ne presentarono due: Giuseppe, detto Barsabba, il quale era soprannominato Giusto, e Mattia” (Atti 1:21-23). Notate che Pietro disse che c’erano altri uomini che erano stati in loro compagnia fino al giorno dell’assunzione di Cristo in cielo.
Ora, da tutto il contesto che abbiamo visto, Gesù fu visto dunque andare in cielo non solo dagli apostoli. Tenete a mente questo particolare, perchè ci torneremo fra poco.
A questo punto dobbiamo vedere cosa dice Luca dei momenti prima dell’assunzione di Cristo in cielo nel libro degli Atti degli apostoli. Ascoltate attentamente quello che dice: “Quelli dunque che erano raunati, gli domandarono: Signore, è egli in questo tempo che ristabilirai il regno ad Israele? Egli rispose loro: Non sta a voi di sapere i tempi o i momenti che il Padre ha riserbato alla sua propria autorità. Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra. E dette queste cose, mentr’essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo tolse d’innanzi agli occhi loro. E come essi aveano gli occhi fissi in cielo, mentr’egli se ne andava, ecco che due uomini in vesti bianche si presentarono loro e dissero: Uomini Galilei, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù che è stato tolto da voi ed assunto in cielo, verrà nella medesima maniera che l’avete veduto andare in cielo. Allora essi tornarono a Gerusalemme dal monte chiamato dell’Uliveto, il quale è vicino a Gerusalemme, non distandone che un cammin di sabato” (Atti 1:6-12).
Ora, qui c’è scritto che quelli che erano radunati gli fecero alcune domande e che Gesù rispose dicendo quelle parole, tra cui queste che concernono il battesimo con lo Spirito Santo che avrebbero ricevuto dopo non molti giorni: “Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:8). Come vi ho dimostrato prima però, la promessa della potenza dall’alto Gesù non la fece solo agli undici ma anche a quelli che erano con gli undici quando Gesù apparve loro. E questo si accorda con il fatto che Luca parla negli Atti semplicemente di “quelli dunque che erano raunati”, a cui Gesù promise il rivestimento di potenza dall’alto. Dunque la promessa del rivestimento di potenza non fu fatta solo agli undici o solo agli apostoli, il battesimo con lo Spirito Santo non fu promesso solo agli apostoli. Basta considerare che Barsabba che era stato in compagnia degli apostoli fino al giorno dell’assunzione di Cristo in cielo, non era uno dei dodici apostoli – e se è per questo anche Mattia era presente in quel giorno ed ancora non era apostolo perchè lo diventò poco prima del giorno della Pentecoste – ma era tra quelli che erano radunati in quel giorno, per comprendere questo.
Quindi Martella mente non solo sui destinatari del comando di Cristo di non dipartirsi da Gerusalemme, ma anche sulla promessa di ricevere potenza dall’alto. Perchè i destinatari non furono solo gli apostoli del Signore. Lui ha escluso ‘tutti gli altri credenti’, ma così facendo è andato contro la Parola di Dio.
A proposito degli altri credenti, ma che fine hanno fatto quel centinaio di credenti con cui gli apostoli si radunavano prima del giorno della Pentecoste, secondo che è scritto: “E in que’ giorni, Pietro, levatosi in mezzo ai fratelli (il numero delle persone adunate saliva a circa centoventi), disse: ….” (Atti 1:15), tra cui c’era anche Barsabba? E che dire di Giacomo, il fratello del Signore? E che dire degli altri fratelli del Signore, e per non parlare delle donne che erano state testimoni della resurrezione di Cristo? Sono spariti tutti nel nulla nei discorsi di Martella. Non erano forse anche loro dei veri discepoli di Cristo? Per quale recondito motivo Dio non doveva spandere quindi lo Spirito Santo anche su loro il giorno della Pentecoste e farli parlare in lingue, ma escluderli da questa promessa? E poi, a questo punto, se anche questo centinaio di credenti non parlarono in lingue il giorno della Pentecoste, quando è che ricevettero lo Spirito Santo, o meglio il dono dello Spirito come lo chiama Martella, senza parlare in lingue? Vorremmo proprio saperlo! Dopo i circa tremila convertiti forse? Quindi quando la Scrittura dice: “Quelli dunque i quali accettarono la sua parola, furon battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone” (Atti 2:41), chi sono i ‘loro’? Per logica dovrebbero essere i dodici apostoli, e allora questo significherebbe che quel centinaio di credenti ricevettero lo Spirito dopo i convertiti del giorno della Pentecoste!!!! Che confusione che fa questo Martella! D’altronde, è lo stesso Martella a parlare di ‘solo due gruppi: gli apostoli e i Giudei non-convertiti’.
E poi, non è una cosa strana che gli apostoli perseveravano nella preghiera con gli altri discepoli prima del giorno della Pentecoste, secondo che è scritto: “E come furono entrati, salirono nella sala di sopra ove solevano trattenersi Pietro e Giovanni e Giacomo e Andrea, Filippo e Toma, Bartolomeo e Matteo, Giacomo d’Alfeo, e Simone lo Zelota, e Giuda di Giacomo. Tutti costoro perseveravano di pari consentimento nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù, e coi fratelli di lui” (Atti 1:13-14), e proprio la mattina del giorno della Pentecoste, invece, non perseveravano nella preghiera con essi, perchè ci fu ‘un incontro particolare’ come lo chiama Martella, a cui guarda caso partecipavano solo gli apostoli? E poi possibile che proprio il giorno della Pentecoste, quando secondo la legge i Giudei si devono riposare (Levitico 23:21) e quindi era ancora più facile incontrarsi, in quella mattina gli apostoli non erano assieme agli altri discepoli quando ci fu la discesa dello Spirito Santo?

Seconda osservazione

La seconda osservazione riguarda sempre quello che avvenne il giorno della Pentecoste, quando solo gli apostoli secondo Martella parlarono in altre lingue. Egli dice: ‘Furono gli apostoli soltanto a «parlare in altre lingue» e furono solo loro, che ciascuno dei Giudei indigeni o della diaspora «udiva parlare nel suo proprio linguaggio» (v. 6), ossia quello del luogo di provenienza (v. 8). Si noti, poi, che «Pietro, alzatosi in piè con gli undici, alzò la voce e parlò loro in questa maniera» (v. 14); nessun altro credente fu menzionato con loro, ma solo due gruppi: gli apostoli e i Giudei non-convertiti. Perché quel giorno si convertissero 3.000 Giudei d’ogni nazione menzionata (vv. 9-11), era necessario che il messaggio di Pietro arrivasse fino a loro. Per questo è scritto che Pietro si alzò in piedi «insieme con gli undici», poiché essi tradussero a mano a mano il discorso di Pietro nelle lingue di provenienza dei Giudei della diaspora’.
Ma le cose non stanno affatto così, perchè Martella ha dimenticato che quando Pietro si levò assieme agli undici disse alla folla di Giudei: “Uomini giudei, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, siavi noto questo, e prestate orecchio alle mie parole. Perché costoro non sono ebbri, come voi supponete, poiché non è che la terza ora del giorno” (Atti 2:14-15), il che significa che i ‘costoro’ che non erano ebbri erano gli altri credenti che erano con i dodici in quella casa che stavano continuando a parlare in lingue secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi. E che sia così Pietro stesso lo conferma poco dopo quando dice a quegli stessi Giudei: “Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite” (Atti 2:33). Quindi quei Giudei potevano ancora vedere ed ascoltare quello che avevano visto e sentito prima che Pietro si levasse in piedi con gli undici, cioè dei Galilei parlare in altre lingue dai quali temporaneamente erano esclusi Pietro e gli altri apostoli, appunto perchè Pietro si era levato con gli undici per predicare ai Giudei radunati.
Alcune parole poi sull’affermazione: ‘Per questo è scritto che Pietro si alzò in piedi «insieme con gli undici», poiché essi tradussero a mano a mano il discorso di Pietro nelle lingue di provenienza dei Giudei della diaspora’. Un ragionamento vano, uno dei tanti ragionamenti vani di Martella. Una delle sue tante invenzioni. Ma io dico: ‘Ma se gli undici traducevano il discorso di Pietro nelle lingue natie dei Giudei della diaspora che si erano radunati, questo vuol dire che essi conoscevano quelle lingue natie parlate da quei Giudei. E allora domandiamo: ‘Ma se fino a che Pietro e gli undici non si alzarono, essi parlavano in lingue – lingue che erano in grado di parlare e capire i Giudei che ascoltavano perchè erano le loro lingue natie – secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi, parlando delle cose grandi di Dio, evidentemente non c’era nulla di soprannaturale in quel loro parlare in lingue, perchè essi sapevano parlare in quelle lingue!’ Non vi pare? Gli undici fecero i traduttori del discorso di Pietro!! Veramente assurdo! Ecco cosa questi cianciatori antipentecostali riescono a far dire alla Bibbia. Ma quel discorso di Pietro non c’è la minima traccia che fu tradotto dagli undici, dico non c’è la minima traccia. Riteniamo infatti che Pietro parlò loro in lingua ebraica, che era conosciuta anche dagli Ebrei della diaspora. Ricordatevi infatti che quando Paolo decise di rendere la sua testimonianza davanti ai Giudei che volevano ucciderlo (dopo averlo preso nel tempio a Gerusalemme), parlò loro in lingua ebraica, secondo che è scritto: “Paolo, stando in piè sulla gradinata, fece cenno con la mano al popolo. E fattosi gran silenzio, parlò loro in lingua ebraica, dicendo: Fratelli e padri, ascoltate ciò che ora vi dico a mia difesa. E quand’ebbero udito ch’egli parlava loro in lingua ebraica, tanto più fecero silenzio” (Atti 21:40; 22:1-2). E vi ricordo che tra quegli Ebrei c’erano pure dei Giudei dell’Asia, che erano quelli che avevano sollevato la moltitudine contro di lui, secondo che è scritto: “Or come i sette giorni eran presso che compiuti, i Giudei dell’Asia, vedutolo nel tempio, sollevarono tutta la moltitudine, e gli misero le mani addosso ….” (Atti 21:27). Dunque, Pietro non ebbe bisogno di traduttori. Non ci fu nessuna traduzione seduta stante! Ma che va cianciando Martella?

Terza osservazione

La terza osservazione lui la fa in merito a queste parole dell’apostolo Pietro: “E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio. Mi ricordai allora della parola del Signore, che diceva: ‘Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo’. Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?” (Atti 11:15-17). Sempre naturalmente per dimostrare che solo gli apostoli a Pentecoste parlarono in lingue.
Ora, lui dice infatti: ‘Si noti che Pietro riferendosi alla discesa dello Spirito, parlò di «loro» Gentili e di «noi»; qui si riferiva ai dodici apostoli, cosa che era conosciuta e chiara ai credenti di Gerusalemme’.
Ora, è evidente che dato che abbiamo dimostrato che i destinatari dell’ordine di Gesù di non dipartirsi da Gerusalemme finchè dall’alto sarebbero stati rivestiti di potenza, e quindi la promessa di ricevere potenza dall’alto, non furono solo gli apostoli, è evidente che il giorno della Pentecoste in quella casa non c’erano solo gli apostoli ma anche altri credenti. Quindi quando Pietro parlò a coloro che si erano messi a disputare con lui perchè era entrato in casa di incirconcisi ed aveva mangiato con loro, quel ‘noi’ usato da Pietro non si riferisce solo ai dodici, ma anche a tutti gli altri che erano presenti in quella circostanza che erano tutti Ebrei di nascita. Ecco infatti il punto su cui volle porre enfasi Pietro in quel discorso fatto a “quelli della circoncisione” (Atti 11:2), che Dio aveva visitato i Gentili non solo salvandoli, ma anche donandogli lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue, esattamente come aveva fatto con loro che erano Ebrei di nascita. Infatti subito dopo dice: “Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?”. Qui Pietro non fa per niente riferimento solo a lui e agli undici apostoli, ma a loro in quanto Ebrei di nascita che hanno creduto nel Signore Gesù Cristo. Quindi egli incluse tra questi anche quelli della circoncisione che si erano messi a questionare con lui.
E che sia così, è confermato da quello che Pietro disse in seguito all’assemblea di Gerusalemme dinnanzi ad una moltitudine di credenti che erano tutti Ebrei di nascita. Ecco cosa è scritto: “Allora gli apostoli e gli anziani si raunarono per esaminar la questione. Ed essendone nata una gran discussione, Pietro si levò in piè, e disse loro: Fratelli, voi sapete che fin dai primi giorni Iddio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la parola del Vangelo e credessero. E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede. Perché dunque tentate adesso Iddio mettendo sul collo de’ discepoli un giogo che né i padri nostri né noi abbiam potuto portare? Anzi, noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro” (Atti 15:6-11).
Notate infatti che anche qui Pietro mette enfasi sul fatto che Dio diede lo Spirito Santo ai Gentili (Cornelio e i suoi presso i quali Dio lo aveva mandato per predicargli il Vangelo), come lo aveva donato a loro che erano Ebrei di nascita che avevano creduto, infatti dice: “E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede”. Quindi Pietro accennò anche alla purificazione dei peccati che fu mediante la fede sia per ‘noi’ (loro Ebrei di nascita) che per ‘loro’ (i Gentili). E difatti ecco cosa dice immediatamente dopo: “Noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro”. A chi si riferisce qua Pietro quando dice ‘noi crediamo …’, solo ai dodici apostoli? No, ma a loro che erano Ebrei di nascita, che erano stati giustificati mediante la fede, esattamente come lo erano stati i Gentili. Dio dunque non mostrò nessuna differenza, nessun riguardo personale tra loro che erano Ebrei di nascita e i Gentili, giustificando sia gli uni che gli altri mediante la fede, e donando loro lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue.

Quarta osservazione

C’è una quarta osservazione che fa Martella, che è questa, e cioè che il dono dello Spirito con l’evidenza del parlare in lingue, così come lo ricevettero ‘solo’ gli apostoli a Gerusalemme, fu limitato solo a loro, perchè tutti gli altri Giudei che si convertirono non fecero l’esperienza del parlare in lingue, ma ricevettero lo Spirito Santo come dono al momento della loro conversione senza dunque parlare in altre lingue. Ecco cosa dice: ‘E i tremila?: Che cosa ricevettero a Pentecoste allora i Giudei, che si erano convertiti? Non un sedicente «battesimo di Spirito Santo», ma solo il «dono dello Spirito Santo» nel momento della conversione, espressione che significa «lo Spirito Santo come dono» (altrove si parla similmente dello Spirito come caparra: 2 Cor 1,22; 2 Cor 5,5; come pegno: Ef 1,13s; come suggello: Ef 1,13; 4,30). A Pentecoste Pietro disse ai Giudei: «Ravvedetevi, e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, in vista della remissione dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo» (At 2,38); qui ricorre doreà e non chárisma e mostra che lo Spirito Santo stesso era tale dono divino, e non una presunta esperienza mistica’.
Ma le cose non stanno affatto così, innanzi tutto perchè Martella ha dimenticato un piccolo particolare che demolisce tutto questo castello che ha costruito, che è questo: il dono dello Spirito di cui parlò Pietro a quei Giudei non è altro che la promessa dello Spirito Santo che Gesù fece ai suoi discepoli da parte di Dio, secondo che Egli disse agli undici e agli altri che erano con loro quando apparve loro: “Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza” (Luca 24:49). Quella promessa era in altre parole la promessa di spandere sopra di loro lo Spirito Santo, e quindi di rivestirli di potenza. Promessa che Gesù gli confermò immediatamente prima di essere assunto in cielo quando “ordinò loro di non dipartirsi da Gerusalemme, ma di aspettarvi il compimento della promessa del Padre, la quale, egli disse, avete udita da me. Poiché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni” (Atti 1:4-5). Quella promessa dunque era il battesimo con lo Spirito Santo che i discepoli ricevettero poi il giorno della Pentecoste, parlando in lingue. Promessa che secoli prima Dio aveva fatto agli Ebrei tramite il profeta Gioele, dicendo: “E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno. E farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra; sangue, e fuoco, e vapor di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno, che è il giorno del Signore. Ed avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato” (Atti 2:17-21).
Ora, cosa disse Pietro a quei Giudei: “Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remission de’ vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà” (Atti 2:38-39). Se dunque Pietro, nel suo discorso che fece a quei Giudei gli fece innanzi tutto presente che quello che vedevano, cioè il fatto di vedere dei Galilei parlare in altre lingue, era quello che aveva detto il profeta Gioele che sarebbe avvenuto, quindi era l’adempimento della promessa di Dio fatta tramite il profeta Gioele, è del tutto evidente che la promessa di cui parlò loro quando disse “per voi è la promessa ….” è la stessa promessa. E quindi il parlare in lingue, dato che era associato a quella promessa, era anche per loro, come anche per i loro figliuoli, per tutti quelli che sono lontani, per quanti Dio ne chiamerà.
E poi, c’è un’altra cosa che smonta tutto il discorso di Martella, che è questa: quando lo Spirito Santo scese su Cornelio e i suoi, è scritto: “Mentre Pietro parlava così, lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che udivano la Parola. E tutti i credenti circoncisi che erano venuti con Pietro, rimasero stupiti che il dono dello Spirito Santo fosse sparso anche sui Gentili; poiché li udivano parlare in altre lingue, e magnificare Iddio. Allora Pietro prese a dire: Può alcuno vietar l’acqua perché non siano battezzati questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi stessi?” (Atti 10:44-47). Domandiamo a Martella dunque: ‘A chi stava parlando Pietro?’ Non stava forse parlando a quei credenti circoncisi, e quindi Ebrei di nascita, che erano con lui a casa di Cornelio e che lo avevano accompagnato da Ioppe a Cesarea, secondo che è scritto: ” E il giorno seguente andò con loro; e alcuni dei fratelli di Ioppe l’accompagnarono” (Atti 10:23)? E perchè Pietro in riferimento ai Gentili che avevano ricevuto lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue, disse a questi credenti circoncisi “hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi stessi”? Non è forse perchè anche quei credenti che erano con Pietro, che non facevano parte del numero dei dodici apostoli, avevano fatto la stessa esperienza di Pietro il giorno della Pentecoste, cioè erano stati riempiti di Spirito e avevano parlato in altre lingue? E difatti questi credenti Ebrei quando videro e sentirono parlare in lingue quei Gentili, capirono cosa era avvenuto, capirono che anche i Gentili avevano ricevuto il dono dello Spirito Santo o la promessa dello Spirito Santo.
Ora, noi non sappiamo se quei credenti circoncisi che erano con Pietro, avevano ricevuto lo Spirito Santo il giorno della Pentecoste assieme agli apostoli, o in qualche altra successiva circostanza, ma una cosa per certo la sappiamo, che Pietro asserisce che anche loro avevano ricevuto lo Spirito Santo ESATTAMENTE come Cornelio e i suoi, e quindi anch’essi parlavano in lingue.

Conclusione

Veramente assurdo quello che dice Martella, veramente assurdo. Quest’uomo si inventa assurdità dopo assurdità, e non riusciamo a capire come possa ricoprire la posizione che ha in mezzo alle Chiese dei fratelli. Evidentemente nelle Chiese dei fratelli (e non solo in queste Chiese) prendono piacere nelle cose assurde che lui dice, o meglio nelle cose che vanno contro la Parola di Dio. Prendono piacere nel contrastare fortemente alla Parola di Dio. Peggio per loro. Il Signore gli renderà secondo le loro opere.
Dunque alla luce delle Scritture, dobbiamo ancora una volta riscontrare come Nicola Martella mente contro la verità e assieme a lui mentono contro la verità tutti coloro che dicono le stesse cose. Ormai credo che sia palese a tutti che egli non conosce le Scritture, e che quando parla di queste cose mostra di avere una intelligenza ottenebrata. Guardatevi da lui e dal suo lievito dunque.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

22 Agosto 2011

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/08/22/solo-gli-apostoli-parlarono-in-lingue-il-giorno-della-pentecoste/

Le Chiese delle AD (Assemblee di Dio) riconoscono il battesimo dei bambini dei Valdesi-Metodisti

Nel luglio del 2009 le AD (Assemblee di Dio), che sono un gruppo di Chiese Pentecostali, hanno stretto un patto con le Chiese Valdesi-Metodiste.

Nel documento dal titolo ‘PER UN PATTO TRA LA CHIESA CRISTIANA EVANGELICA ASSEMBLEE DI DIO E LA CHIESA EVANGELICA VALDESE’ dell’8 Luglio 2009, che è stato approvato da una Commissione che era formata per la Chiesa Cristiana Evangelica AD da Aldo ABBATTISTA, Samuele RUSSO, e Eliseo TAMBONE; per la Chiesa Valdese da Emanuele FIUME, Eric NOFFKE, e Paolo RICCA; e per le Chiese Metodiste da Giovanni ANZIANI’, leggiamo tra le altre cose che questo patto implica ‘il reciproco riconoscimento dei ministeri, dei sacramenti celebrati nelle nostre chiese, delle rispettive Confessioni di Fede, degli ordinamenti ecclesiastici’ (documento pdf, pag. 9), ed entrando nel merito del battesimo viene affermato: ‘La Chiesa AD, che non pratica il battesimo dei bambini, riconosce come cristiani battezzati i membri della Chiesa Valdese che, battezzati da bambini, abbiano confermato il loro battesimo con una personale confessione di fede in Gesù Cristo. Infatti, il battesimo, in base al Nuovo Testamento e alla storia cristiana, è costituito da due elementi fondamentali: l’abluzione in acqua nel Nome del Dio trinitario e la confessione di fede. Questi due elementi sono presenti in entrambe le prassi battesimali (battesimo dei credenti e battesimo dei bambini che si completa con la confessione personale della fede nella “confermazione”). Le due prassi, benché diverse, sottolineano ciascuna un aspetto essenziale del battesimo cristiano. Pertanto non devono essere necessariamente viste e vissute come alternative, cioè come una esclusiva del l’altra, ferma restando la libertà di ciascuna Chiesa di adottare, all’interno del nostro patto, la forma battesimale che ritiene più consona alla sua comprensione del battesimo. Su questa base la questione battesimale non costituisce un ostacolo alla comunione tra le nostre Chiese’ (documento pdf. pag. 6-7).

Come si può vedere, quindi, le Chiese Pentecostali AD riconoscono come valido il battesimo dei bambini ministrato per aspersione in seno alla Chiesa Valdese (che poi ha bisogno di un rito di confermazione da adulti). Questo è un atto di disprezzo verso la Parola di Dio, perchè questo tipo di battesimo in base a quanto dice la Scrittura non è valido per le seguenti ragioni.

Innanzi tutto perchè secondo la Scrittura il battesimo dev’essere ministrato a persone che si sono ravvedute dai loro peccati ed hanno creduto nel Signore Gesù Cristo, e perciò non può essere ministrato a degli infanti che ancora non discernono il bene dal male e che ancora non possono credere col cuore nel Signore. Le seguenti Scritture confermano che coloro che devono essere battezzati devono prima ravvedersi e credere nel Vangelo che viene loro annunziato, e perciò non possono essere battezzati dei neonati.

– “Or essi, udite queste cose, furon compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: Fratelli, che dobbiam fare? E Pietro a loro: Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remission de’ vostri peccati…. Quelli dunque i quali accettarono la sua parola, furon battezzati….” (Atti 2:37,38,41);
– “Ma quand’ebbero creduto a Filippo che annunziava loro la buona novella relativa al regno di Dio e al nome di Gesù Cristo, furon battezzati, uomini e donne” (Atti 8:12);
– “E molti dei Corinzî, udendo Paolo, credevano, ed eran battezzati” (Atti 18:8).

Come potete ben vedere in questi tre passi le espressioni: “accettarono la sua parola”, “quando ebbero creduto”, e “credevano” precedono l’atto del battesimo, e attestano in maniera chiara che anticamente per ricevere il battesimo la persona doveva prima credere nel Vangelo. Tutto questo è in perfetta armonia con le parole di Gesù: “Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato” (Mar. 16:16). Il battesimo dunque è lecito che lo riceva solo chi ha creduto. Ma per potere credere la persona deve prima ascoltare la parola di Cristo perché Paolo dice che la fede viene dall’udire e l’udire si ha per mezzo della parola di Cristo, ed anche: “Come crederanno in colui del quale non hanno udito parlare?” (Rom. 10:14), e perciò ci deve essere chi predica il Cristo perché sempre Paolo dice: “Come udiranno, se non v’è chi predichi?” (Rom. 10:14). E questo è in perfetta armonia con le seguenti parole di Gesù: “Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura. Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato” (Mar. 16:15,16); e: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli…” (Matt. 28:19). Notate infatti che la predicazione e l’ammaestramento precedono l’atto del battesimo perché gli apostoli prima dovevano predicare la Parola, e dopo dovevano battezzare coloro che avevano creduto in essa. Questo è l’ordine che gli apostoli seguirono, difatti il giorno della Pentecoste prima Pietro predicò, poi gli uditori accettarono la sua parola e gli apostoli li battezzarono secondo che è scritto: “Quelli dunque i quali accettarono la sua parola, furon battezzati” (Atti 2:41). E questo è quello che avvenne anche a Filippi nel caso della famiglia di Lidia secondo che è scritto prima: “E postici a sedere, parlavamo alle donne ch’eran quivi radunate” (Atti 16:13), poi dopo che il Signore le aprì il cuore per renderla attenta alle cose dette da Paolo “fu battezzata con quei di casa” (Atti 16:15); ed anche nel caso della famiglia del carceriere secondo che è scritto, prima: “Poi annunziarono la parola del Signore a lui e a tutti coloro che erano in casa sua” (Atti 16:32), e poi, che “fu battezzato lui con tutti i suoi” (Atti 16:33); ed a Corinto dove molti sentendo parlare Paolo credevano ed erano battezzati (cfr. Atti 18:8). E siccome che la predicazione del Vangelo non poteva essere rivolta a dei neonati (e da quest’ultimi accettata) perché essi quantunque potevano sentire non potevano però discernere quello che veniva detto e in loro non poteva dunque venire la fede, deduciamo che essi non venivano battezzati. Abbiamo dunque visto che anticamente il battesimo veniva, in obbedienza al comando di Cristo, ministrato solo a coloro che credevano, il che esclude che venissero battezzati anche dei neonati che non potevano ancora credere.

Oltre a ciò bisogna dire che il battesimo citato in queste Scritture consisteva nell’immergere nell’acqua chi aveva creduto, e non in un versamento di acqua sulla sua testa. D’altronde la stessa parola greca baptizo significa ‘immergere’, ‘tuffare’, e non versare o aspergere. Le seguenti Scritture attestano che il battesimo con acqua è per immersione e non per infusione.

– Giovanni il Battista battezzava per immersione (quantunque il suo battesimo fosse solo un battesimo di ravvedimento) secondo che é scritto: “Allora Gerusalemme e tutta la Giudea e tutto il paese d’intorno al Giordano presero ad accorrere a lui; ed erano battezzati da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati” (Matt. 3:5,6), ed anche: “Or anche Giovanni stava battezzando a Enon, presso Salim, perché c’era là molt’acqua; e la gente veniva a farsi battezzare” (Giov. 3:23);
– Gesù fu battezzato all’età di circa trenta anni; quando fu battezzato da Giovanni nel Giordano, fu immerso nell’acqua, secondo che é scritto in Matteo: “E Gesù, tosto che fu battezzato, salì fuor dell’acqua…” (Matt. 3:16); ed anche in Marco: “Fu battezzato da Giovanni nel Giordano. E ad un tratto, com’egli saliva fuori dell’acqua, vide fendersi i cieli, e lo Spirito scendere su di lui…” (Mar. 1:9,10);
– l’eunuco fu battezzato da Filippo per immersione secondo che é scritto: “E discesero ambedue nell’acqua, Filippo e l’eunuco; e Filippo lo battezzò. E quando furon saliti fuori dell’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo..” (Atti 8:38,39).

E’ evidente dunque che riconoscere come valido un qualcosa che la Bibbia dichiara non valido, è molto grave. Questo naturalmente fa parte dei vari compromessi che le Chiese AD hanno fatto con i Valdesi.

Esorto dunque tutti i fratelli a levare la propria voce contro questo riconoscimento che equivale a riconoscere una menzogna. E non solo, li esorto pure a guardarsi dai pastori delle Chiese AD che è evidente hanno assunto una linea comportamentale perversa agli occhi di Dio.

A voi pastori delle AD dico: ‘Ravvedetevi, e abbandonate il vostro errore, altrimenti porterete la pena della vostra ribellione contro la Parola di Dio’

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://lanuovavia.org/giacintobutindaro/2010/09/29/le-chiese-delle-ad-assemblee-di-dio-riconoscono-il-battesimo-dei-bambini-dei-valdesi-metodisti/

Confutazione delle dottrine di Paul C. Jong

Paul C. Jong è un predicatore coreano ed ha fondato la New Life Mission (la cui sede principale è a Seul, Corea) che è una organizzazione non denominazionale nel 1991, e distribuisce gratuitamente i suoi libri e da quello che dice ne hanno distribuiti finora centinaia di migliaia in tutto il mondo. Li stanno distribuendo anche in Italia e nella rete da un pò di tempo circolano inviti fatti da parte di alcuni suoi seguaci ad andare al sito della New Life Mission e scaricarsi gratuitamente i suoi libri, tra cui in italiano è disponibile ‘Sei davvero rinato di acqua e di Spirito?’, o anche a richiederli gratuitamente su carta.

Leggendo i suoi scritti presenti sul sito della New Life Mission ci si avvede di numerose falsità (tutte le citazioni di Paul Jong sono tratte dal suo sito).

La prima, che poi è quella che lui ripete un pò dovunque, è quella che Gesù Cristo quando Giovanni Battista lo battezzò nelle acque del Giordano prese su di sè tutti i peccati di tutti gli uomini da Adamo a tutti gli uomini che verranno fino alla fine del mondo. Lui sostiene questo facendo presente che come sotto la legge il sommo sacerdote doveva imporre le mani sulla testa del capro vivo e confessare sopra di esso tutti i peccati degli Israeliti e in questa maniera tutti quei peccati venivano posti sul capo di quel capro che poi veniva mandato nel deserto (cfr. Lev. 16:20-21), così Giovanni Battista che era un discendente di Aaronne, perchè suo padre Zaccaria era della muta di Abjia, discendente di Aaronne (cfr. 1 Cron. 24:10), aveva il diritto di diventare il Sommo Sacerdote anzi egli fu l’ultimo Sommo Sacerdote e l’ultimo rappresentante dell’umanità che Dio promise e mandò, e, secondo Jong, Gesù fece capire questo quando disse che tra i nati di donna non è sorto alcuno maggiore di Giovanni Battista (cfr. Matt.11:11), e come sommo sacerdote che fece Giovanni Battista? Quando Gesù venne a lui al Giordano per farsi battezzare da lui, gli impose le mani, a lui che era l’Agnello di Dio senza macchia e difetto, e gli trasferì sulla testa tutti i peccati del mondo! Quindi, quando Gesù disse che essi dovevano in questa maniera adempiere ogni giustizia (cfr. Matt. 3:15), significa che era questa la maniera in cui Gesù doveva liberare i peccatori dai loro peccati cioè mediante l’imposizione delle mani di Giovanni Battista. Ecco le sue parole in inglese: ‘It means that Jesus saved all sinners from their sins in the absolutely just and fair way. To deliver all sinners from their sins in the absolutely just and fair way, Jesus had to take away all their sins through ‘the laying on of hands’ according to the covenant, which God made in the Old Testament’ ossia ‘Ciò significa che Gesù ha salvato tutti i peccatori dai loro peccati nella maniera assolutamente giusta e leale. Per liberare tutti i peccatori dai loro peccati nella maniera assolutamente giusta e leale, Gesù doveva togliere tutti i loro peccati per mezzo ‘dell’imposizione delle mani’ secondo il patto che Dio fece sotto l’Antico Testamento’.

Sulla croce poi Gesù compì un altra parte della sua opera, ossia sulla croce furono giudicati i peccati degli uomini di cui lui era stato caricato da Giovanni Battista al Giordano, quindi, per Jong, Gesù cancellò i peccati del mondo con il suo battesimo e il suo sangue sulla croce: ‘Egli cancellò tutto il peccato del mondo completamente [absolutely] per mezzo del Suo battesimo e del Suo sangue sulla Croce’. L’atto di giustizia di cui parla Paolo da Tarso ai Romani quindi, tramite cui l’uomo viene dichiarato giusto da Dio (cfr. Rom. 5:18), comprende sia il battesimo di Gesù nel Giordano che la sua morte sulla croce. Per essere perdonati da tutti i peccati, secondo Jong, è dunque INDISPENSABILE credere tutte le due cose; cosa questa che purtroppo molti Cristiani non fanno perchè accettano solo che Gesù espiò i nostri peccati con il Suo sangue sulla croce! E così Paul Jong ci viene a dire che per essere salvati è indispensabile credere che Gesù al Giordano tramite l’imposizione delle mani di Giovanni Battista (lui dice che Giovanni Battista gli ministrò il battesimo tramite l’imposizione delle mani, e di questa cosa si può vedere un disegno anche sul suo sito) prese su di sè e cancellò i nostri peccati!! In altre parole, per Jong, per ottenere la remissione dei peccati bisogna credere nel battesimo di Gesù e nella sua morte, ascoltalo: ‘Whoever believes His baptism and His death on the Cross can be forgiven for all his sin… ‘ ossia: ‘Chiunque crede nel Suo Battesimo e nella sua morte sulla Croce può essere perdonato di tutti i suoi peccati…’ , e quindi non si può essere salvati e non si può avere lo Spirito Santo dimorante in noi se non si crede anche che Gesù con il suo battesimo prese su di sè tutti i peccati e li cancellò! In un suo scritto Jong dice: ‘Having misunderstood the true meaning of the baptism that Jesus has received by John Baptist, we should not believe that we could be saved even though we do not believe in His baptism and its significance’. ossia. ‘Avendo interpretato male il vero significato del battesimo che Gesù ha ricevuto da Giovanni Battista, noi non dobbiamo credere che potremmo essere salvati anche se non crediamo nel Suo battesimo e nel suo significato’. Quello che è necessario per nascere di nuovo, dice Paul Jong, è la fede nel battesimo d’acqua di Gesù e nella Croce. Questo è il Vangelo d’acqua e di Spirito predicato da questo Jong anche su internet!

Ora, passiamo a confutare queste sue asserzioni. E’ vero che nel rituale del giorno dell’espiazione il sommo sacerdote doveva porre le sue mani sopra la testa del capro vivo destinato ad Azazel e confessare i peccati degli Israeliti sopra di esso che poi veniva mandato nel deserto, infatti è scritto: ‘farà accostare il capro vivo. Aaronne poserà ambedue le mani sul capo del capro vivo, confesserà sopra esso tutte le iniquità dei figliuoli d’Israele, tutte le loro trasgressioni, tutti i loro peccati, e li metterà sulla testa del capro; poi, per mano di un uomo incaricato di questo, lo manderà via nel deserto. E quel capro porterà su di sé tutte le loro iniquità in terra solitaria, e sarà lasciato andare nel deserto’ (Lev. 16:20-22), e che questo atto prefigurava il fatto che un giorno l’Agnello di Dio si sarebbe caricato di tutte le nostre iniquità, ma è altresì vero che in quello stesso giorno sull’altro capro che doveva essere offerto per l’espiazione dei peccati del popolo (erano due infatti i capri per il sacrificio del peccato da offrire in quel giorno dal sommo sacerdote per il popolo) il sommo sacerdote non doveva nè porre ambedue le sue mani e neppure fare nessuna confessione di peccati. E’ scritto infatti solo questo: ‘Poi scannerà il capro del sacrifizio per il peccato, che è per il popolo, e ne porterà il sangue di là dal velo; e farà di questo sangue quello che ha fatto del sangue del giovenco: ne farà l’aspersione sul propiziatorio e davanti al propiziatorio’ (Lev. 16:15). Per cui l’atto dell’imposizione di ambedue le mani e della confessione dei peccati erano da farsi solo sopra quel capro vivo, eppure anche quell’altro faceva l’espiazione dei peccati e prefigurava l’espiazione che avrebbe compiuto il Cristo pur non essendo contrassegnato dall’imposizione di ambedue le mani del sommo sacerdote e dalla confessione dei peccati sopra di esso. E si badi che mentre il primo capro veniva scannato e offerto sull’altare e il suo sangue veniva portato dentro il luogo santissimo, il secondo non veniva scannato ma veniva lasciato andare vivo nel deserto. Comunque, nonostante questa differenza esistente nel rituale, è certo che anche il capro destinato ad Azazel era una figura del Cristo che si sarebbe caricato di tutte le nostre iniquità. Ho voluto fare questa puntualizzazione per spiegare che anche il primo capro faceva l’espiazione per i peccati del popolo, anche se non viene detto che il sommo sacerdote doveva imporgli ambedue le sue mani e confessargli sopra le iniquità degli Israeliti.

Ma come si sarebbe il Cristo caricato delle nostre iniquità? Tramite l’imposizione delle mani di un sommo sacerdote e la confessione dei peccati fatta da costui? Certamente no, E poi, ammesso e non concesso che è come dice Paul Jong, se c’era un Sommo Sacerdote che avrebbe dovuto imporre le mani e confessare i peccati sopra l’Agnello di Dio, era proprio quello del tempio, ma nulla di ciò avvenne. Ma come avrebbe mai potuto avvenire una simile cosa? Ma ecco che allora, lo Jong, tira fuori Giovanni Battista, che fa diventare Sommo Sacerdote, anzi l’ultimo Sommo Sacerdote; una cosa del genere è inaccettabile, non è confermata dalla Scrittura in nessuna maniera, anche se Giovanni era certamente discendente dei figli di Aaronne. Ma poi, io dico, dove mai sta scritto che Giovanni impose le mani sopra il capo di Gesù o che gli ministrò il battesimo imponendogli le mani? Da nessuna parte per cui cade tutto il discorso che il battesimo ricevuto da Gesù per mezzo dell’imposizione delle mani di Giovanni Battista servì a caricarlo di tutte le iniquità degli uomini. E poi, come abbiamo visto, non c’era solo l’imposizione delle mani che doveva fare il sommo sacerdote sopra il capro vivo, ma anche la confessione di tutti i peccati dei figli d’Israele (questa è una cosa però su cui lo Jong non mette enfasi), per cui la stessa cosa avrebbe dovuto fare Giovanni Battista, ma dove mai si parla nella Scrittura di questa confessione dei peccati fatta da Giovanni Battista su Gesù Cristo? Anche qui rispondo, da nessuna parte. Per cui, non si capisce proprio come il presunto sommo sacerdote Giovanni Battista abbia trasferito tutte le iniquità degli uomini sopra Gesù al battesimo quando la Scrittura tace a riguardo sia di una sua imposizione delle mani che di una confessione dei peccati fatta sopra Gesù da Giovanni. Ti domando: ‘Avrebbe mai potuto tacere la Scrittura a riguardo di simili cose così fondamentali e indispensabili sapere essere accaduti al battesimo di Gesù?’. Io non credo.

Ma quello che mi preme dirti più di tutto è che questa dottrina conferisce al battesimo di Gesù una importanza che non ha al fine della nostra salvezza, perchè da nessuna parte è scritto che l’uomo per essere salvato deve credere nel battesimo ricevuto da Gesù Cristo al Giordano. L’uomo deve credere che Gesù è il Cristo di Dio, morto sulla croce per i nostri peccati, carico dei nostri peccati, che fu seppellito e che il terzo giorno risuscitò per la nostra giustificazione (cfr. Rom. 3:24-25). Questo è il Vangelo che annunciava Paolo: ‘Fratelli, io vi rammento l’Evangelo che v’ho annunziato, che voi ancora avete ricevuto, nel quale ancora state saldi, e mediante il quale siete salvati, se pur lo ritenete quale ve l’ho annunziato; a meno che non abbiate creduto invano. Poiché io v’ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io, che Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture; che apparve a Cefa, poi ai Dodici. Poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti. Poi apparve a Giacomo; poi a tutti gli Apostoli; e, ultimo di tutti, apparve anche a me, come all’aborto’ (1 Cor. 15:1-8). Quindi gli eventi della vita di Gesù che il peccatore deve ASSOLUTAMENTE credere se vuole essere salvato, sono la morte propiziatoria di Cristo e la sua resurrezione. Quand’anche all’inizio non sapesse nulla del battesimo ricevuto da Gesù, la sua fede nella sua morte e nella sua resurrezione lo salverà di certo. Ma che sia così è confermato dal fatto che l’apostolo Pietro sia il giorno della Pentecoste che a casa di Cornelio quando predicò il Vangelo non menzionò affatto il battesimo ricevuto da Gesù, mentre menzionò la sua morte e la sua resurrezione (cfr. Atti 2:22-36; 10:34-43). La stessa cosa vale per Paolo l’apostolo dei Gentili che ad Antiochia di Pisidia non menzionò affatto il battesimo ricevuto da Gesù, ma predicò invece la sua morte e la sua resurrezione (cfr. Atti 13:16-41). E voglio farti presente che ambedue gli apostoli in quelle circostanze parlarono a degli Ebrei di nascita (c’erano anche dei proseliti) che quindi avevano conoscenza del rituale del giorno dell’espiazione (a differenza dei Gentili che invece non avevano conoscenza di queste cose). Quale buona occasione per questi apostoli per spiegare ai loro uditori il significato del battesimo di Gesù annunciatoci da Paul Jong!! Eppure neppure una parola, nè del suo battesimo e nè di questo suo presunto significato. La ragione ovviamente di questo silenzio è che gli apostoli non davano al battesimo ricevuto da Gesù nè il significato e neppure l’importanza datagli da Paul Jong.

E meno che meno il peccatore deve credere, per essere salvato, che al battesimo Giovanni Battista trasferì su Gesù tutti i peccati del mondo tramite l’imposizione delle sue mani, cosa che abbiamo visto non avvenne. Dunque sono vani ragionamenti quelli che vogliono far credere che ‘il solo atto di giustizia’ (Rom. 5:18) compiuto da Gesù per giustificarci comprende anche il suo battesimo, e questo perchè questo unico atto di giustizia è la morte di Cristo, lo spargimento del suo sangue avvenuto per la remissione dei nostri peccati, seguito naturalmente dalla sua resurrezione operata dal Padre suo. Non lo fece capire forse Gesù nella notte in cui fu tradito quando prendendo in mano il calice disse ai suoi discepoli di prenderlo e berne perchè quello era (rappresentava) il suo sangue sparso per la remissione dei peccati di molti (cfr. Matt. 26:27-28)? Che c’entra adesso con la remissione dei nostri peccati il battesimo di Gesù? Importante certo, il suo battesimo, nessuno lo discute quel suo atto, fu necessario per la vita e il ministerio di Gesù, ma ciò che lava la nostra coscienza dalle opere morte è solo il suo sangue prezioso da lui sparso sulla croce e non il suo battesimo. E’ dunque SOLO la sua morte che ci ha riconciliati con Dio, non il suo battesimo; ma questo è qualcosa che la Scrittura attesta del continuo. Ascolta quello che dice Paolo ai Romani: ‘Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, sarem per mezzo di lui salvati dall’ira. Perché, se mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del suo Figliuolo, tanto più ora, essendo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita’ (Rom. 5:9-10), e quello che dice ai Colossesi: ‘Poiché in lui si compiacque il Padre di far abitare tutta la pienezza e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della croce d’esso; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cieli. E voi, che già eravate estranei e nemici nella vostra mente e nelle vostre opere malvagie, ora Iddio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della morte d’esso, per farvi comparire davanti a sé santi e immacolati e irreprensibili’ (Col. 1:19-22). Non sono abbastanza chiare ed eloquenti le parole di Paolo?

Dire quindi che per ottenere la remissione dei peccati ed essere giustificati è necessario credere nel battesimo ricevuto da Gesù inteso come atto propiziatorio ossia come atto che ha cancellato o tolto i peccati è una eresia, su questo non c’è il minimo dubbio. Noi dobbiamo predicare la croce di Cristo, come facevano gli apostoli, e non il suo battesimo, e esortare gli uomini a pentirsi e credere nella morte espiatoria di Cristo oltre che alla sua resurrezione, e non aggiungerci a queste cose il suo battesimo come invece fa nella sua ignoranza Paul Jong e che nei suoi scritti finisce con il parlare più del battesimo ricevuto da Gesù che della sua morte. Dobbiamo fare in altre parole come faceva l’apostolo Paolo che anche in questo ci ha lasciato un esempio. Certamente si deve annunciare, a proposito della morte di Gesù, che essa fu necessaria perchè senza spargimento di sangue non c’è remissione, e che questo spargimento del suo sangue era stato adombrato in molte e svariate occasioni nella legge di Mosè, e bisogna anche dire che Gesù Cristo sulla croce portò sul suo corpo i nostri peccati, cosa anche questa prefigurata nell’antico testamento in svariate maniere, ma ci si guardi bene dal dire che Giovanni Battista fu l’ultimo Sommo Sacerdote stabilito da Dio che dovette imporre le mani su Gesù per trasferirgli le nostre iniquità sul capo perchè questo è falso. La Scrittura dice che Dio ‘ha fatto cadere sopra lui l’iniquità di noi tutti’ (Is. 53:6), o come dice sempre il profeta: ‘Si caricherà egli stesso delle loro iniquità’ (Is. 53:11). E non che un Sommo Sacerdote lo avrebbe caricato di queste iniquità! E poi, Gesù non aveva bisogno di un Sommo Sacerdote, essendo lui il Sommo Sacerdote della nostra professione di fede, che doveva offrire se stesso per i nostri peccati (cfr. Ebr. 7:26-28) e quindi caricarsi egli stesso dei nostri peccati, e questo egli ha fatto sulla croce. Gesù Cristo fu quindi contemporaneamente sia il Sacrificatore che il sacrificio per i nostri peccati. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen. Ma, a proposito dei tempi in cui il caricamento dei peccati avvenne, quando e dove è che avvenne? La Scrittura insegna che questo avvenne sulla croce quando Gesù fu crocifisso infatti Pietro dice: ‘Egli, che ha portato egli stesso i nostri peccati nel suo corpo, sul legno, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le cui lividure siete stati sanati’ (1 Piet. 2:24). Questo è confermato anche da Paolo che dice che colui che non ha conosciuto peccato Dio l’ha fatto essere peccato per noi affinchè noi diventassimo giustizia di Dio in lui (2 Cor. 5:21), ed anche quando dice che ‘Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi poichè è scritto: Maledetto chiunque è appeso al legno’ (Gal. 3:13-14). E’ quindi sul legno della croce che Gesù si caricò dei nostri peccati! Ma rifletti; non può essere che Gesù al Giordano fu caricato di tutti i peccati, perchè se così fosse stato egli sarebbe stato fatto peccato da Dio ancora prima che iniziasse il suo ministero. Gesù al Giordano fu unto di Spirito Santo, ma non caricato dei peccati di tutto il mondo.

Dunque, per ricapitolare, ti dico che il battesimo ricevuto da Gesù non deve essere inteso come lo ha inteso Paul C. Jong, cioè come una trasmissione dei peccati sopra di lui, e non è indispensabile per ricevere la remissione dei peccati intenderlo come lo spiega lo Jong. Ed inoltre nota, cosa molto importante, che l’introduzione di questa strana dottrina ha avuto una ripercussione negativa sulla via della salvezza, infatti per Jong non è più sufficiente credere nella morte espiatoria di Gesù per essere salvati, occorre pure credere che al Giordano Giovanni Battista lo caricò dei peccati!! In verità, questo Paul Jong predica una dottrina di demoni e getta scompiglio in mezzo ai Cristiani!

Veniamo adesso ad altre falsità insegnate da Paul Jong. Egli non accetta il parlare in altre lingue come segno attestante la ricezione del battesimo con lo Spirito Santo, e arriva a dire che affermare una simile cosa significa bestemmiare contro lo Spirito Santo!! La Scrittura invece attesta che i circa centoventi credenti che erano radunati il giorno della Pentecoste a Gerusalemme, quando ricevettero lo Spirito Santo ossia quando furono ripieni di Spirito Santo (perchè essi avevano già una misura di Spirito Santo) si misero a parlare in altre lingue (cfr. Atti 2:4), e così anche i circa dodici discepoli di Cristo a Efeso (cfr. Atti 19:1-7). Per Jong il battesimo con lo Spirito si riceve quando si ottiene la remissione dei peccati che a sua volta si ottiene SOLTANTO SE SI CREDE nel battesimo, nella morte e nella resurrezione di Cristo. Quindi? Quindi tutti coloro che non credono che Giovanni Battista fu l’ultimo Sommo Sacerdote che trasmise su Gesù tutti i peccati del mondo, non possono avere i loro peccati rimessi, e perciò non sono nati d’acqua e di Spirito! In verità, questo Jong erra grandemente perchè non conosce le Scritture e nè la potenza di Dio! Per ciò che mi concerne io non credo affatto quello che crede Paul Jong sul battesimo di Gesù, ma lo Spirito attesta con il mio spirito che sono un figlio di Dio, io so che sono passato dalla morte alla vita perchè amo i fratelli, io so che sono nato da Dio perchè credo che Gesù è il Cristo morto per i nostri peccati e risorto il terzo giorno, io ho la testimonianza di Dio in me che dice che Dio ci ha dato la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore, io ho la remissione dei peccati in Cristo secondo le sue ricchezze per la sua grazia perchè ho creduto in Lui, IO SO IN CHI HO CREDUTO; e sono sicuro che te che hai creduto in Gesù come me puoi dire le medesime cose. Al bando dunque le ciance di Paul Jong, al bando i suoi vani ragionamenti.

Inoltre questo Paul Jong si scaglia in maniera virulenta contro i miracoli, le guarigioni compiute nel nome di Gesù Cristo in seno al movimento pentecostale o anche in seno a chiese che non si definiscono pentecostali. Oltre a dire che oramai lo Spirito non compie più queste cose, lui dice che quelle manifestazioni sono dal demonio perchè i Pentecostali non hanno creduto nel “vangelo dell’acqua e dello Spirito” che insegna Paul Jong! Anche in questo caso dimostra di non conoscere nè le Scritture e neppure la potenza di Dio. Dio non cambia ed ancora oggi compie le medesime cose che compì ai giorni di Gesù tramite i suoi servitori. Nel mio nome, disse Gesù di coloro che credono in lui, cacceranno i demoni, imporranno le mani agli infermi ed essi guariranno (cfr. Mar. 16:17-18).

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://camcris.altervista.org/jong.html

Ascoltate anche la predicazione audio del fratello Giacinto  : Contro le eresie di Paul C. Jong

Il potere della suggestione in azione

Predicatore pentecostale che suggestiona dei credenti affinchè ricevano il battesimo con lo Spirito e si mettano a parlare in altre lingue. Ecco i comportamenti disordinati e sconvenienti che portano discredito al Movimento Pentecostale, ma soprattutto alla dottrina di Dio. Gli apostoli quando imponevano le mani sui credenti affinchè ricevessero il battesimo con lo Spirito Santo non si mettevano a dire al credente: ‘Apri la bocca, parla in lingue, lasciati andare, ecc. ecc’

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://lanuovavia.org/giacintobutindaro/2010/09/10/il-potere-della-suggestione-in-azione/