Tutti falliamo in molte cose

Fratelli e sorelle nel Signore, Giacomo dice che ‘tutti falliamo in molte cose.’ (Giacomo 3:2a) Quindi sappiate che anche i giusti non sono esenti dal peccato, infatti è scritto ancora che ‘non v’è sulla terra alcun uomo giusto che faccia il bene e non pecchi mai.’ (Ecclesiaste 7:20) E ancora, l’apostolo Giovanni dice che ‘se diciamo d’esser senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi.’ (1Giovanni 1:8-10) Se da una parte dunque attestiamo che, nonostante siamo stati salvati dal Signore, in noi continui ad abitare il peccato; pure attestiamo altresì che Iddio ci ha liberato dalla schiavitù del peccato, condizione questa comune a tutti i peccatori, e ci ha resi liberi! Tanto è vero fratelli che la Scrittura non ci annovera più tra i peccatori, ma tra i giusti; resi giusti mediante la fede in Cristo Gesù. Continuiamo dunque ad odiare il peccato, compiendo la nostra santificazione con timore e tremore, ma non insuperbiamici, rimaniamo umili, piegando ogni giorno le nostra ginocchia per chiedere a Dio che perdoni ogni nostro peccato, poiché tutti falliamo in molte cose.

Salvatore Larizza

Fuggite l’ignoranza circa le cose di Dio

Fratelli e sorelle nel Signore, state in guardia da coloro che con i loro svariati sofismi vogliono allontanarvi dalla semplicità e dalla purità rispetto a Cristo, il Signore. Si sono difatti insinuati fra noi uomini che camminano da nemici della croce di Cristo, i quali partecipano puntualmente alle vostre raunanze come se nulla fosse, e vengono pure elogiati da molti cosiddetti ‘pastori’ che cosi facendo dimostrano di non avere affatto il senso delle cose di Dio. Poiché costoro, dei quali i santi apostoli ce ne avevano preannunciato la venuta, sono degli uomini gonfi, che non sanno nulla, savi, si, ma secondo la carne e ignoranti invece circa le cose di Dio. Ora, badate bene a voi stessi fratelli, e non vi fate ingannare, poiché quel che conta davanti a costoro è avere un importante ‘curriculum studiorum’ prima di poter parlare o scrivere dei libri che possano essere di edificazione ai santi. Sappiate però che quel che conta veramente non è l’essere savi in questo mondo, avere dunque una, due o più lauree, ma è l’essere savi secondo Iddio, possedere dunque quella sapienza che procede da Dio, che non è possibile avere mediante sforzi o meriti personali, poiché è una sapienza spirituale che dona Dio, e che tra l’altro dona proprio a coloro che sono reputati ‘nulla’ dal mondo, col fine di svergognare tutti coloro che invece credono di esser qualcosa in questo mondo. ‘Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione: non ci son tra voi molti savî secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i savî; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; e Dio ha scelto le cose ignobili del mondo, e le cose sprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, affinché nessuna carne si glorî nel cospetto di Dio. E a lui voi dovete d’essere in Cristo Gesù, il quale ci è stato fatto da Dio sapienza, e giustizia, e santificazione, e redenzione, affinché, com’è scritto: Chi si gloria, si glorî nel Signore.’ (1Corinzi 1:26-31) Gloriatevi dunque nel Signore fratelli, e fuggite l’ignoranza circa le cose di Dio, pregando piuttosto il Signore che vi riempia della profonda conoscenza della Sua volontà, e vi renda cosi capaci di saper discernere il bene dal male, ed esser sempre pronti a rispondere con saggezza a coloro che vi domandano ragione della beata speranza che è in voi. Ve lo ripeto, non vi lasciate sedurre da questi anticristi, poiché il loro obiettivo è quello di allontanarvi dal Signore, resistetegli piuttosto in faccia, senza paura alcuna, stando fermi nella fede. E’ vero, cosi facendo sarete abbandonati da molti, non sarete compresi, anzi sarete emarginati e derisi, poiché oramai è risaputo che la stragrande maggioranza della ‘chiesa’ abbia perso quel sano discernimento spirituale che la caratterizzava e che la rendeva ‘odiosa’ agli occhi del mondo. Ora invece le cose son cambiate, la chiesa è proprio irriconoscibile, poiché è divenuta amica del mondo, essa ha dato ascolto alla voce del serpente antico, il quale gli ha fatto credere, tra le altre cose, che la massoneria è buona, che i suoi principi sono buoni, e che quindi anche i massoni possono essere considerati nostri fratelli. Ma voi diletti state fermi, risoluti, e continuate a proclamare la verità, quella verità che ci ha resi liberi e che desideriamo liberi ancora tante e tante anime dal laccio del nemico, e cioè che vi è un’unica via di salvezza data agli uomini per il quale essi abbiano ad esser salvati: Cristo Gesù. State sani.

Salvatore Larizza

V’è un tempo per tacere e un tempo per parlare

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Fratelli e sorelle nel Signore, nella Parola  di Dio è scritto che v’è ‘un tempo per tacere e un tempo per parlare. ‘ (cfr. Ecclesiaste 3:7) Ad esempio, in merito al tacere nel libro del profeta Amos è scritto : ‘Ecco perché in tempi come questi, il savio si tace; perché i tempi sono malvagi.’ (Amos 5:13) Quindi è chiaro che ci sono dei momenti considerati malvagi in cui anche il saggio deve tacere. Considerate che ci fu un tempo in cui anche Gesù tacque, ad esempio davanti a coloro che lo accusavano falsamente per farlo morire (cfr. Matteo 26:62; Marco 14:61) E poi ancora Gesù disse ai suoi discepoli queste parole :  ‘Non date ciò ch’è santo ai cani e non gettate le vostre perle dinanzi ai porci, che talora non le pestino co’ piedi e rivolti contro a voi non vi sbranino.’ (Matteo 7:6) Ma lo stesso Gesù che tacque in alcuni momenti ben precisi e che ordinò anche ai suoi discepoli di tacere in momenti ben precisi; tacque forse Egli davanti all’ipocrisia degli scribi e dei farisei? Cosi non sia. E questo perché ci fù un tempo per tacere e un tempo per parlare per Gesù, e cosi deve essere per ognuno di noi. Per alcuni invece è sempre tempo per tacere! Non parlano mai contro l’ipocrisia, contro gli scandali, contro le ingiustizie, contro la mondanità oramai dilagante in seno alle chiese! E questo loro silenzio vogliono giustificarlo a tutti i costi con la Parola di Dio per apparire ‘spirituali’! Sono dei codardi! Sono dei corrotti! Ecco che cosa sono! Non vi fate ingannare da costoro, siate avveduti. Se costoro non parlano mai contro queste cose è perché o hanno paura di essere abbandonati dagli uomini perché amano piacere agli uomini o perché sono dei corrotti e non  possono dunque condannare gli altri per delle cose che loro stessi fanno. In merito a ciò fratelli voglio riportarvi alcuni passaggi biblici dove si evince che sia necessario parlare e non tacere. Mardocheo ad esempio disse alla regina Ester queste parole : ‘Non ti mettere in mente che tu sola scamperai fra tutti i Giudei perché sei nella casa del re. Poiché se oggi tu ti taci, soccorso e liberazione sorgeranno per i Giudei da qualche altra parte; ma tu e la casa di tuo padre perirete; e chi sa se non sei pervenuta ad esser regina appunto per un tempo come questo?’ (Ester 4:13-14) E da ciò che è scritto più avanti si può benissimo vedere coma la regina Ester parlò e non tacque. Il profeta Geremia ancora disse : ‘Tu m’hai persuaso, o Eterno, e io mi son lasciato persuadere, tu m’hai fatto forza, e m’hai vinto; io son diventato ogni giorno un oggetto di scherno, ognuno si fa beffe di me. Poiché ogni volta ch’io parlo, grido, grido: ‘Violenza e saccheggio!’ Sì, la parola dell’Eterno è per me un obbrobrio, uno scherno d’ogni giorno. E s’io dico: ‘Io non lo mentoverò più, non parlerò più nel suo nome’, v’è nel mio cuore come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; e mi sforzo di contenerlo, ma non posso. Poiché odo le diffamazioni di molti, lo spavento mi vien da ogni lato: ‘Denunziatelo, e noi lo denunzieremo’. Tutti quelli coi quali vivevo in pace spiano s’io inciampo, e dicono: ‘Forse si lascerà sedurre, e noi prevarremo contro di lui, e ci vendicheremo di lui’. Ma l’Eterno è meco, come un potente eroe; perciò i miei persecutori inciamperanno e non prevarranno; saranno coperti di confusione, perché non sono riusciti; l’onta loro sarà eterna, non sarà dimenticata.’ (Geremia 20:7-11; cfr. Geremia 2:1) Dunque anche il profeta Geremia non solo parlava ma egli gridava! E badate bene che anche quelli erano tempi malvagi! E quando egli si propose di non parlare più ecco subito che nel suo cuore un fuoco ardente che non riusciva a trattenere veniva fuori! Questo fuoco ardente purtroppo taluni non lo conoscono! Ecco perchè non parlano e riescono benissimo a stare in silenzio! Lo zelo della casa di Dio a costoro non li consuma, possono stare tranquillamente in silenzio davanti alle imposture e alle eresie perché non hanno interesse che la parola di Dio sia difesa, che i fratelli, che vi ricordo sono la casa di Dio, vengano difesi.  E ancora nel libro del profeta Isaia è scritto : ‘Grida a piena gola, non ti rattenere, alza la tua voce a guisa di tromba, e dichiara al mio popolo le sue trasgressioni, e alla casa di Giacobbe i suoi peccati!’ (Isaia 58:1) Anche da queste parole vediamo come sia giusto alzare la voce a guisa di tromba per far conoscere al popolo di Dio i propri peccati. Quindi fratelli state attaccati alla Parola di Dio e non vi fate ingannare da tutti coloro che vi vogliono far credere che sia sbagliato parlare contro le cose contrarie alla sana dottrina o contro gli impostori – quantunque costoro parlano eccome contro i giusti, denigrandoli e offendendoli -, il loro scopo è che anche voi come loro facciate silenzio, perché un popolo che non parla non dà problemi, è gestibile; mentre un popolo che parla crea loro tanti problemi, e vorrebbero evitarselo. Voi dovete piacere e ubbidire a Dio e non agli uomini, ricordatevelo. La grazia sia con tutti voi.

Salvatore Larizza

Uno scrittore famoso, una casa editrice importante, un libro pieno di menzogne

corrado-augiasCorrado Augias è un famoso giornalista, scrittore, autore e conduttore televisivo. Il suo libro «Inchiesta su Gesù» è stato pubblicato dalla Mondadori, che è una casa editrice importante e famosa. Ma è un libro PIENO DI MENZOGNE! E’ un libro PIENO DI VELENO MICIDIALE!
Il libro infatti afferma per esempio che Gesù fu generato da Giuseppe (Corrado Augias & Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2006, pag. 12, 95,103), che non si considerava Dio (pag. 28), che la remissione dei peccati non avviene in virtù della morte di Gesù (pag. 29), che Gesù quando disse ai Giudei: “Disfate questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere” (Giovanni 2:19), non intese dire che sarebbe risuscitato fisicamente (pag. 33), che i Giudei non chiesero a Pilato di crocifiggere Gesù (pag. 107), che Gesù si fece battezzare da Giovanni perché «avvertiva il bisogno di un rinnovamento, di una conversione interiore» (pag. 216), in altre parole si fece battezzare per la cancellazione dei propri peccati!
Ho preso questo scrittore e questo suo libro per esempio, per mostrarvi che un uomo può avere una laurea (o anche più lauree), e avere ricevuto onorificenze varie (Augias per esempio ha ricevuto le seguenti onorificenze: Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana; Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana; Cavaliere della Legion d’onore della Repubblica Francese), e può avere scritto decine di libri con importanti case editrici (come nel caso di Augias), ma nello stesso tempo essere un anticristiano che scrive libri con tante menzogne sul nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Non guardate dunque ai titoli, alle lauree, alle onorificenze, alle case editrici di coloro che scrivono libri, ma esaminate accuratamente quello che dicono alla luce della Sacra Scrittura, per non rimanere ingannati dai tanti anticristi presenti in mezzo alle denominazioni evangeliche travestiti da Cristiani, che hanno conseguito lauree, titoli, e magari anche premi letterari, e possono pubblicare i loro libri tramite importanti case editrici, ma i cui libri sono pieni di menzogne! Nessuno vi seduca con vani ragionamenti.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2016/12/27/uno-scrittore-famoso-una-casa-editrice-importante-un-libro-pieno-di-menzogne/#comment-284320

Siamo sicuri di essere salvati dall’ira di Dio, come lo erano gli Israeliti in Egitto nella notte di Pasqua

certezza-della-salvezzaAbbiamo la certezza che saremo salvati dall’ira a venire, perché in noi abita “la fede degli eletti di Dio” (Tito 1:1), che “è certezza di cose che si sperano” (Ebrei 11:1). Ecco perché diciamo assieme a Paolo: “Iddio mostra la grandezza del proprio amore per noi, in quanto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, sarem per mezzo di lui salvati dall’ira. Perché, se mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del suo Figliuolo, tanto più ora, essendo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.” (Romani 5:8-10). Gli Israeliti in Egitto non erano forse sicuri che nella notte in cui Dio avrebbe percosso il paese d’Egitto, uccidendo i primogeniti tanto degli uomini quanto degli animali, Dio non li avrebbe colpiti perché le loro case erano state spruzzate con il sangue dell’agnello pasquale? Certo che lo erano, e questo perché avevano creduto nelle parole di Dio: e difatti lo spruzzamento di sangue era stato fatto per fede (cfr. Ebrei 11:28). Essi credettero dunque a Dio che aveva detto loro: “Quella notte io passerò per il paese d’Egitto, e percoterò ogni primogenito nel paese d’Egitto, tanto degli uomini quanto degli animali, e farò giustizia di tutti gli dèi d’Egitto. Io sono l’Eterno. E quel sangue vi servirà di segno sulle case dove sarete; e quand’io vedrò il sangue passerò oltre, e non vi sarà piaga su voi per distruggervi, quando percoterò il paese d’Egitto” (Esodo 12:12-13). Quindi, fratelli, serbiamo la fede nel Figliuolo di Dio. Noi siamo cosparsi del Suo sangue (cfr. 1 Pietro 1:2), e per mezzo di questo sangue saremo salvati dall’ira a venire. A Dio sia la gloria in Cristo Gesù ora e in eterno. Amen.

Giacinto Butindaro

Tratto dalla bacheca di Facebook del fratello Giacinto Butindaro

Erode, il tetrarca della Galilea

Nel giorno che Gesù comparì dinanzi al governatore della Giudea Ponzio Pilato, per essere da lui giudicato, quest’ultimo seppe che Gesù fosse Galileo e quindi della giurisdizione di Erode, il tetrarca della Galilea, e lo mandò dunque a lui, ed è scritto che ‘Erode, come vide Gesù, se ne rallegrò grandemente, perché da lungo tempo desiderava vederlo, avendo sentito parlar di lui; e sperava di vedergli fare qualche miracolo.’ (Luca 23:8) Or vi ricordo che Erode fù colui che fece rinchiudere Giovanni Battista in prigione e colui che lo fece anche morire, facendogli decapitare la testa. Considerate dunque la malvagità di quest’uomo e la sua inimicizia contro Dio. Eppure di lui è scritto che :

  • come vide Gesù, se ne rallegrò grandemente;
  • da lungo tempo desiderava vederlo;
  • sperava di vedergli fare qualche miracolo.

Tre aspetti dai quali sembrerebbe emergere un forte interesse nei confronti di Gesù. Aspetti comuni a molti, sapete? Vediamo difatti oggigiorno uomini con le stesse caratteristiche di Erode, e ne vediamo altri che si illudono di avere dinanzi a sé degli uomini convertiti a Cristo. Eppure Gesù lo ha detto che è dal frutto che si riconosce l’albero buono da quello cattivo. E il frutto di Erode, senza ombra di dubbio, era proprio cattivo, proprio come lo è di tanti oggigiorno. Ora, dopo che Gesù comparì dinanzi a lui è scritto che Erode ‘gli rivolse molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla.’ (Luca 23:9) Oh, Gesù conosceva bene questa volpe, sapeva che fosse un uomo dal malvagio cuore incredulo a porgergli tutte quelle domande, e non gli rispose NULLA! E dopo il silenzio assordante di Gesù alle sue molte domande e dopo le varie accuse infondate rivolte a Gesù da parte dei capi sacerdoti e degli scribi che stavano là, è scritto ancora che ‘Erode co’ suoi soldati, dopo averlo vilipeso e schernito, lo vestì di un manto splendido, e lo rimandò a Pilato.’ (Luca 23:11) Ecco dunque finalmente manifestata la vera natura della sua grande allegrezza nei confronti di Gesù, del suo fervido desiderio di vederlo e della sua speranza nel vedergli fare qualche miracolo. Egli, malvagio qual’era, vilipese e schernì assieme ai suoi soldati il nostro amato Signore Gesù Cristo! Erode difatti, è vero, cercava di vederlo (cfr. Luca 9:9), ma perché lo voleva fare morire (cfr. Luca 13:31). Erano queste le sue reali intenzioni, lo erano sempre state, e Gesù le conosceva molto bene. Tornando ora ai nostri giorni, voglio che sappiate, fratelli e sorelle nel Signore, che non è dalle belle parole degli uomini, o dalle loro lacrime, o dai loro desideri, che si riconosce se costoro siano o meno dei credenti : lo si riconosce dal frutto. Dovete osservare attentamente il loro frutto. Ora, la Scrittura afferma che noi abbiamo per frutto la nostra santificazione, secondo che è scritto : ‘Ma ora, essendo stati affrancati dal peccato e fatti servi a Dio, voi avete per frutto la vostra santificazione, e per fine la vita eterna:  poiché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.’ (Romani 6:22-23) Quindi è necessario che il credente si santifichi, poiché senza la santificazione non vedrà il Signore (cfr. Ebrei 12:14); ma per farlo è necessario altresì che egli dimori in Cristo (cfr. Giovanni 15:1), altrimenti non potrà portare questo frutto (cfr. Giovanni 15:4). Ne deduciamo dunque che chi dimora in Cristo necessariamente si santifica, camminando quindi come Cristo camminò e come camminarono gli apostoli del Signore, cioè in santità ed onore (cfr. 1Giovanni 2:6; 1Tessalonicesi 4:1-5).

Inoltre il credente deve portare frutto in ogni opera buona, e crescere nella conoscenza di Dio (cfr. Colossesi 1:10; 2Giovanni 8). E’ necessario quindi che egli si attenga al bene e a quello soltanto, e per farlo, deve prima saper discernere il bene dal male, cioè deve sapere cosa sia giusto e cosa sbagliato, cosa bisogna fare e cosa non fare. Bisogna quindi che egli conosca quale sia la volontà di Dio al fine di poter camminare con dirittura rispetto all’evangelo. E come potrà egli conoscere la volontà di Dio? Potrà farlo solo meditando, investigando e studiando le Sacre Scritture con l’aiuto che procede da Dio, crescendo cosi nella conoscenza di Dio. Egli è chiamato da Dio dunque non solo a santificazione, ma anche ad adoperarsi alle buone opere, poichè in assenza di esse non potrà definirsi ‘credente’. Fratelli, badate bene, se uno dice di avere fede ma non ha opere, può la fede di quel tale salvarlo? Una fede priva di opere, e dunque morta, potrà mai salvare l’uomo dai propri peccati? No, non potrà. E questo perché sola una fede viva può salvare l’uomo e riscattarlo dal peccato che lo aveva reso prigioniero. E la fede affinché sia viva deve avere con sé le opere. (cfr. Giacomo 2:14-26) E’ scritto ancora che ogni albero che non fa buon frutto, è tagliato e gettato nel fuoco.’ (Matteo 7:19) Vedete? La stessa fine degli increduli spetta a coloro che non portano buon frutto, le due cose sono collegate l’un l’altra. Non vi lasciate dunque ingannare da coloro che oggigiorno si rallegrano grandemente nel sentir parlare delle cose di Dio, sperando di vedere prodigi e miracoli da parte del Signore, e desiderando perfino di vedere il Signore, e poi non hanno con sé né la santificazione né le buone opere. Costoro in realtà non amano il Signore nostro Gesù Cristo, non sono affatto dei nostri perchè non sono dei veri credenti : sono solo dei moderni Erode.

La grazia sia con voi.

Salvatore Larizza

Confutazione dell’eresia distruttiva secondo cui Paolo annunciava tre vie di salvezza

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Gabriele Boccaccini è professore all’Università del Michigan, fondatore dell’Enoch Seminar, autore di numerose pubblicazioni, e considerato uno dei massimi esperti del giudaismo del Secondo Tempio e delle origini cristiane, ed il suo ultimo libro – che per adesso è solo in lingua inglese ma presto dovrebbe arrivare anche in lingua italiana – si intitola «Paul the Jew», ossia «Paolo l’Ebreo».

Peraltro questo libro viene anche raccomandato dal massone Giancarlo Rinaldi sulla sua pagina Facebook.

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Vi scrivo per mettervi in guardia da lui perché insegna che Paolo annunziava TRE vie di salvezza. Ecco le sue parole, che ho preso dalla sua pagina Facebook:
«Paolo non era un apostolo dell’intolleranza che predicava una sola via di salvezza, e non era soltanto l’apostolo dei Gentili che mostrava due distintive vie di salvezza: la Legge per gli Ebrei e Cristo per i Gentili. Paolo l’Ebreo era l’apostolo della Misericordia di Dio, che annunciava tre vie di salvezza: gli Ebrei giusti hanno la Legge, i Gentili giusti hanno la loro coscienza, e i peccatori (Ebrei e Gentili allo stesso modo) hanno Cristo il Perdonatore» (“Paul was not an apostle of intolerance who preached only one path to salvation, and was not only the apostle of Gentiles who showed two distinctive paths to salvation: the Torah for the Jews and Christ for Gentiles. Paul the Jew was the apostle of God’s Mercy, announcing three paths to salvation: righteous Jews have the Torah, righteous Gentiles have their own conscience, and sinners (Jews and Gentiles alike) have Christ the Forgiver.”(https://www.facebook.com/gabriele.boccaccini).

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Ci troviamo davanti a delle affermazioni menzognere perché secondo quello che emerge leggendo tutti gli scritti di Paolo, Paolo annunciava solo una via di salvezza, quella mediante la fede in Gesù Cristo, e l’annunciava sia agli Ebrei che ai Gentili, e adesso ve lo dimostro.

Innanzi tutto cominciamo con il dire che non esistono né Ebrei giusti e neppure Gentili giusti, i quali vengono giustificati i primi per mezzo della legge di Mosè e i secondi dalla loro coscienza.

Paolo dice molto chiaramente ai santi di Roma infatti che “abbiamo dianzi provato che tutti, Giudei e Greci, sono sotto il peccato, siccome è scritto: Non v’è alcun giusto, neppur uno. Non v’è alcuno che abbia intendimento, non v’è alcuno che ricerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti son divenuti inutili. Non v’è alcuno che pratichi la bontà, no, neppur uno. La loro gola è un sepolcro aperto; con le loro lingue hanno usato frode; v’è un veleno di aspidi sotto le loro labbra. La loro bocca è piena di maledizione e d’amarezza. I loro piedi son veloci a spargere il sangue. Sulle lor vie è rovina e calamità, e non hanno conosciuto la via della pace. Non c’è timor di Dio dinanzi agli occhi loro” (Romani 3:9-18), per cui tutti, sia Ebrei che Gentili, hanno peccato e sono sotto il peccato, e quindi sono schiavi del peccato, in quanto “chi commette il peccato è schiavo del peccato” (Giovanni 8:34). E quindi per essere giustificati, sia Ebrei che Gentili, devono credere in Gesù Cristo, secondo che dice Paolo sempre ai Romani: “Ora, però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata una giustizia di Dio, attestata dalla legge e dai profeti: vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti i credenti; poiché non v’è distinzione; difatti, tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio, e son giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù; il quale Iddio ha prestabilito come propiziazione mediante la fede nel sangue d’esso, per dimostrare la sua giustizia, avendo Egli usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza; per dimostrare, dico, la sua giustizia nel tempo presente; ond’Egli sia giusto e giustificante colui che ha fede in Gesù. Dov’è dunque il vanto? Esso è escluso. Per qual legge? Delle opere? No, ma per la legge della fede; poiché noi riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede, senza le opere della legge. Iddio è Egli forse soltanto l’Iddio de’ Giudei? Non è Egli anche l’Iddio de’ Gentili? Certo lo è anche de’ Gentili, poiché v’è un Dio solo, il quale giustificherà il circonciso per fede, e l’incirconciso parimente mediante la fede” (Romani 3:21-30). Notate, che Paolo dice che “non v’è distinzione; difatti, tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio, e son giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù”, per cui non esiste all’infuori della fede in Gesù Cristo un’altra maniera per essere giustificati, sia per gli Ebrei che per i Gentili, e questo perché lo ripeto, sia Ebrei che Gentili sono sotto il peccato, in quanto l’apostolo Paolo dice ai Galati che “la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto peccato” (Galati 3:22), ed ai Romani che “Dio ha rinchiuso tutti nella disubbidienza” (Romani 11:32). Ma non è abbastanza chiaro quando Paolo dice che non v’è alcun giusto, neppure uno (Romani 3:10)? Ecco perché sempre Paolo afferma che il Vangelo di Cristo “è potenza di Dio per la salvezza d’ogni credente; del Giudeo prima e poi del Greco; poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, secondo che è scritto: Ma il giusto vivrà per fede” (Romani 1:16-17). Quindi la giustificazione gli uomini, siano essi Ebrei che Gentili, la possono ottenere soltanto mediante la fede in Cristo. E questo è confermato da quello che sempre Paolo afferma nella sua epistola ai Romani quando dice: “Come dunque con un sol fallo la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così, con un solo atto di giustizia la giustificazione che dà vita s’è estesa a tutti gli uomini” (Romani 5:18). Notate che come la condanna si è estesa a tutti gli uomini mediante un solo fallo, così la giustificazione – quella che si ottiene mediante la fede – si è estesa a tutti gli uomini mediante un solo atto di giustizia, che è quello compiuto da Gesù Cristo, il Figlio di Dio, facendosi ubbidiente fino alla morte e alla morte della croce (cfr. Filippesi 2:8).

Ma vediamo un esempio di un uomo ebreo di nascita che – secondo la dottrina delle tre vie di salvezza – avrebbe dovuto essere giustificato per la legge davanti a Dio visto e considerato che era zelante per la legge di Mosè, e mi riferisco a Paolo da Tarso. Ora Paolo, prima che gli apparisse Gesù, era un Fariseo che quanto alla giustizia che è nella legge, era irreprensibile (cfr. Filippesi 3:6). Ma Paolo quando riprese l’apostolo Pietro, che era anche lui ebreo di nascita, gli disse tra le altre cose che “l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma lo è soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù affin d’esser giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della legge; poiché per le opere della legge nessuna carne sarà giustificata” (Galati 2:16). A chi si riferiva quando disse “abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù affin d’esser giustificati per la fede in Cristo”, se non a lui che stava parlando e agli altri Ebrei di nascita presenti incluso Pietro? Quindi anche gli Ebrei possono essere giustificati soltanto mediante la fede in Gesù Cristo. Per le opere della legge non possono essere giustificati, perché Paolo dice che “se la giustizia si ottiene per mezzo della legge, Cristo è dunque morto inutilmente” (Galati 2:21). Dunque, nel momento in cui qualcuno afferma che «gli Ebrei giusti hanno la legge», sta dicendo che Cristo è morto inutilmente, e sta rendendo vano il sacrificio di Cristo. I cosiddetti Ebrei giusti non sono altro che peccatori, sotto la maledizione di Dio perché si basano sulle opere della legge, secondo che dice Paolo: “Poiché tutti coloro che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione; perché è scritto: Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica!” (Galati 3:10). Da qui si spiega perché l’apostolo Paolo agli Ebrei (a tutti gli Ebrei) predicava la giustificazione per grazia mediante la fede in Gesù Cristo, infatti quando predicò nella sinagoga di Antiochia di Pisidia, dopo avergli annunziato la morte e la resurrezione di Gesù Cristo, gli disse: “Siavi dunque noto, fratelli, che per mezzo di lui v’è annunziata la remissione dei peccati; e per mezzo di lui, chiunque crede è giustificato di tutte le cose, delle quali voi non avete potuto esser giustificati per la legge di Mosè” (Atti 13:38-39). Avete notato che Paolo ha parlato a quegli Ebrei di una giustificazione che essi non potevano ottenere per la legge di Mosè, ma solamente credendo in Gesù Cristo? E questa giustificazione è quella attestata dalla legge e dai profeti, “vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti i credenti; poiché non v’è distinzione; difatti, tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio, e son giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù” (Romani 3:22-24), secondo che è scritto che il giusto vivrà per la sua fede. Chi tra gli Ebrei dunque non crede nel Signore Gesù Cristo, non importa quanto sia zelante per la legge, non importa proprio quanto sia devoto alla legge di Mosè, egli non è giustificato e non fa parte dell’Israele di Dio. Questo spiega perché l’apostolo Paolo ai santi di Roma quando parla degli Ebrei che non credono in Gesù Cristo li chiama rami che sono stati troncati per la loro incredulità, secondo che dice: “E se pure alcuni de’ rami sono stati troncati, e tu, che sei olivastro, sei stato innestato in luogo loro e sei divenuto partecipe della radice e della grassezza dell’ulivo, non t’insuperbire contro ai rami; ma, se t’insuperbisci, sappi che non sei tu che porti la radice, ma la radice che porta te. Allora tu dirai: Sono stati troncati dei rami perché io fossi innestato. Bene: sono stati troncati per la loro incredulità, e tu sussisti per la fede; non t’insuperbire, ma temi” (Romani 11:17-21). Senza la fede in Gesù Cristo quindi anche gli Ebrei non possono far parte dell’ulivo domestico. La fede in Gesù Cristo è un requisito indispensabile per far parte della Chiesa di Dio in Cristo. Senza di essa si è fuori dalla Chiesa.

Vediamo adesso un esempio di uomo Gentile di nascita che – sempre secondo la dottrina delle tre vie di salvezza – avrebbe dovuto essere salvato per la sua coscienza, visto che era considerato da coloro che lo conoscevano come un “uomo giusto e temente Iddio” (Atti 10:22), e mi riferisco al centurione Cornelio. La Scrittura dice che egli “era pio e temente Iddio con tutta la sua casa, e faceva molte elemosine al popolo e pregava Dio del continuo” (Atti 10:2), per cui Cornelio oggi sarebbe definito, ‘una brava persona, onesta, che fa del bene ogni qualvolta ne ha l’opportunità’. Eppure, Cornelio era sotto la condanna di Dio, perché l’angelo del Signore che gli apparve gli disse: “Manda a Ioppe, e fa’ chiamare Simone, soprannominato Pietro; il quale ti parlerà di cose, per le quali sarai salvato tu e tutta la casa tua” (Atti 11:13-14). E così avvenne infatti, egli mandò a chiamare Pietro, che annunciò il Vangelo a Cornelio e alla sua casa, ed essi furono salvati mediante la fede in Gesù Cristo. Ed è lo stesso Pietro che lo confermerà questo quando a Gerusalemme dirà: “Fratelli, voi sapete che fin dai primi giorni Iddio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la parola del Vangelo e credessero. E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede. Perché dunque tentate adesso Iddio mettendo sul collo de’ discepoli un giogo che né i padri nostri né noi abbiam potuto portare? Anzi, noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro.” (Atti 15:7-11). Notate come Pietro prima dica che Dio ha purificato i cuori di quei Gentili mediante la fede (e quindi quei Gentili non furono giustificati dalla loro coscienza), e poi che la salvezza è per grazia sia per gli Ebrei che per i Gentili. Quindi? Ecco perché l’apostolo Paolo dice ai Romani: “Iddio è Egli forse soltanto l’Iddio de’ Giudei? Non è Egli anche l’Iddio de’ Gentili? Certo lo è anche de’ Gentili, poiché v’è un Dio solo, il quale giustificherà il circonciso per fede, e l’incirconciso parimente mediante la fede” (Romani 3:29-30). Dunque c’è solo una via di salvezza che annunciavano Paolo e gli altri apostoli, quella mediante la fede in Gesù Cristo sia per gli Ebrei che per i Gentili. La giustificazione che dà vita quindi è estesa a tutti gli uomini, ed è una sola, quella che si ottiene mediante la fede in Gesù Cristo. Ma qualcuno dirà: ma Paolo non dice forse che “quando i Gentili che non hanno legge, adempiono per natura le cose della legge, essi, che non hanno legge, son legge a se stessi; essi mostrano che quel che la legge comanda è scritto nei loro cuori per la testimonianza che rende loro la coscienza, e perché i loro pensieri si accusano od anche si scusano a vicenda” (Romani 2:14-15)? Certo, ma Paolo non dice mica che coloro che adempiono per natura le cose della legge sono giustificati da Dio, ma solo che essi sono legge a se stessi! Ma rimane il fatto che “per le opere della legge nessuno sarà giustificato al suo cospetto” (Romani 3:20), altrimenti Cristo sarebbe morto inutilmente, perché la giustizia di Dio si potrebbe ottenere mediante quello che la legge comanda che è scritto nel proprio cuore! E difatti l’apostolo poco prima afferma che “tutti coloro che hanno peccato senza legge, periranno pure senza legge” (Romani 2:12). Cosa dice Paolo di coloro che hanno peccato senza legge (e vi ricordo che non c’è uomo che non pecchi mai)? Che essi periranno! Quindi non c’è in vista per essi alcuna giustificazione! Ecco perché il Vangelo di Cristo va predicato ad ogni creatura, e va detto agli uomini che se rifiutano di credere in esso saranno condannati.

Dunque, ecco dimostrato che l’apostolo Paolo non predicava tre vie di salvezza, ma una sola via di salvezza. Considerate che persino la serva indovina della città di Filippi riconobbe che Paolo annunciava una sola via di salvezza, infatti è scritto: “E avvenne, come andavamo al luogo d’orazione, che incontrammo una certa serva, che avea uno spirito indovino, e con l’indovinare procacciava molto guadagno ai suoi padroni. Costei, messasi a seguir Paolo e noi, gridava: Questi uomini son servitori dell’Iddio altissimo, e vi annunziano la via della salvezza” (Atti 16:16-17). Qui però c’è qualcuno che attribuisce a Paolo tre vie di salvezza!

Ma andiamo avanti. Voglio ora soffermarmi brevemente sulla seguente affermazione del professore Gabriele Boccaccini: «Paolo non era un apostolo dell’intolleranza che predicava una sola via di salvezza”! Perché questa affermazione è una affermazione tipicamente massonica, non c’è alcun dubbio su questo. E questo perché per la Massoneria i predicatori che predicano una sola via di salvezza sono intolleranti, e la Massoneria invece fa della tolleranza uno dei suoi capisaldi, in quanto sostiene che ci sono tante vie di salvezza e non una sola, come invece sostengono i «fondamentalisti cristiani»! Come si legge infatti in uno scritto di un massone dal titolo «Tolleranza, Tolleranza, Tolleranza»: «La tolleranza è il rispetto, l’accettazione, e l’apprezzamento della ricchezza e della diversità delle culture del nostro mondo, dei nostri modi d’espressione e delle maniere di esprimere la ns qualità di esseri umani incoraggiata dalla conoscenza dell’apertura mentale, dalla comunicazione e dalla libertà di pensiero, di coscienza e di credo. La tolleranza è l’armonia nella differenza. Non è solo un obbligo di ordine etico, è anche una necessità politica e giuridica. La tolleranza è una virtu’ che rende la pace possibile e contribuisce a sostituire “la cultura della pace alla cultura dello scontro”. Tolleranza, non è indifferenza o mancanza di opinione, ma è il riconoscere che vi sono modi di pensare diversi dal proprio ed assumere nei loro riguardi un atteggiamento di rispetto. Tolleranza è per definizione la negazione di ogni forma di integralismo» (http://www.edstolper.it/web/images/docs/tavole_profani/TOLLERANZA%20.pdf). Tradotto nella pratica, si è tolleranti se si accetta che oltre alla fede in Gesù Cristo ci sono altre vie di salvezza, per cui non è indispensabile credere in Cristo Gesù per ottenere la salvezza: ecco, se si rispettano altre vie di salvezza allora si è tolleranti perché si mostra rispetto verso chi la pensa in maniera diversa da noi, ma se si predica che per essere salvati è indispensabile credere in Gesù Cristo, allora si è intolleranti, in quanto ci si mostra irrispettosi verso gli altri credi diversi dal nostro!!!

Paolo dunque era intollerante, eccome se era intollerante, ed io sono intollerante come Paolo perché non rispetto altre cosiddette vie di salvezza. Io non faccio come il predicatore Billy Graham che ha affermato: «Ma, come Americano, rispetto altri sentieri che conducono a Dio ….. » (“Our Task Is to Do All We Can, Not to Sit and Wait,” Parade Magazine, Oct. 20, 1996, p. 4), perché io servo Cristo Gesù il Nazareno all’infuori del quale non c’è salvezza, mentre Billy Graham serve il Gesù della Massoneria che è un altro Gesù: ma d’altronde Billy Graham è un massone. Io come Paolo annuncio la via della salvezza, e so come Paolo di dire la verità che è in Cristo Gesù e di avere il favore e l’approvazione del solo vero Dio, che è il Creatore di tutte le cose, perché annuncio la Sua Parola. La mia coscienza non mi accusa e non mi condanna nell’annunciare che non c’è salvezza fuori dal nome di Gesù Cristo, o che non si può essere salvati senza credere in Gesù Cristo, perché questa è la verità, e la verità è attestata dalla Scrittura e dallo Spirito Santo.

Dunque questa eresia delle tre vie di salvezza annuciate da Paolo nasce dall’esigenza di non fare apparire l’apostolo Paolo come intollerante. Ma chi conosce la dottrina del nostro caro fratello Paolo, si avvede subito che si tratta di un tentativo di attribuirgli cose che Paolo non pensava e non predicava.

Nessuno vi seduca con vani ragionamenti, fratelli, perché Paolo scongiurava Giudei e Gentili a ravvedersi dinnanzi a Dio e a credere in Gesù Cristo (cfr. Atti 20:21), per ottenere la remissione dei loro peccati e la vita eterna, e questo perché egli credeva fermamente che “in nessun altro è la salvezza; poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati” (Atti 4:12), in quanto Gesù è il Cristo di Dio, il Figlio di Dio, che Dio ha mandato nel mondo per essere il Salvatore del mondo. Gesù è il Salvatore del mondo perché è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture; fu seppellito; e risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture (1 Corinzi 15:3-5). Chi avrà creduto in Lui e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non avrà creduto in Lui sarà condannato (cfr. Marco 16:16), Ebreo o Gentile che sia, perché dinnanzi a Dio non c’è riguardo alla qualità delle persone. Ecco perché Paolo scrivendo ai Romani prende Abramo come esempio per tutti, sia Ebrei che Gentili, di uomo giustificato soltanto mediante la fede, perché egli fu giustificato quando era incirconciso nella carne, e poi dopo che credette fu circonciso come Dio gli ordinò di fare (cfr. Genesi 15:6;17:9-27). Ascoltiamo cosa dice Paolo: “Che diremo dunque che l’antenato nostro Abramo abbia ottenuto secondo la carne? Poiché se Abramo è stato giustificato per le opere, egli avrebbe di che gloriarsi; ma dinanzi a Dio egli non ha di che gloriarsi; infatti, che dice la Scrittura? Or Abramo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto di giustizia. Or a chi opera, la mercede non è messa in conto di grazia, ma di debito; mentre a chi non opera ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede gli è messa in conto di giustizia. Così pure Davide proclama la beatitudine dell’uomo al quale Iddio imputa la giustizia senz’opere, dicendo: Beati quelli le cui iniquità son perdonate, e i cui peccati sono coperti. Beato l’uomo al quale il Signore non imputa il peccato. Questa beatitudine è ella soltanto per i circoncisi o anche per gli incirconcisi? Poiché noi diciamo che la fede fu ad Abramo messa in conto di giustizia. In che modo dunque gli fu messa in conto? Quand’era circonciso, o quand’era incirconciso? Non quand’era circonciso, ma quand’era incirconciso; poi ricevette il segno della circoncisione, qual suggello della giustizia ottenuta per la fede che avea quand’era incirconciso, affinché fosse il padre di tutti quelli che credono essendo incirconcisi, onde anche a loro sia messa in conto la giustizia; e il padre dei circoncisi, di quelli, cioè, che non solo sono circoncisi, ma seguono anche le orme della fede del nostro padre Abramo quand’era ancora incirconciso. Poiché la promessa d’esser erede del mondo non fu fatta ad Abramo o alla sua progenie in base alla legge, ma in base alla giustizia che vien dalla fede. Perché, se quelli che son della legge sono eredi, la fede è resa vana, e la promessa è annullata; poiché la legge genera ira; ma dove non c’è legge, non c’è neppur trasgressione. Perciò l’eredità è per fede, affinché sia per grazia; onde la promessa sia sicura per tutta la progenie; non soltanto per quella che è sotto la legge, ma anche per quella che ha la fede d’Abramo, il quale è padre di noi tutti (secondo che è scritto: Io ti ho costituito padre di molte nazioni) dinanzi al Dio a cui egli credette, il quale fa rivivere i morti, e chiama le cose che non sono, come se fossero. Egli, sperando contro speranza, credette, per diventar padre di molte nazioni, secondo quel che gli era stato detto: Così sarà la tua progenie. E senza venir meno nella fede, egli vide bensì che il suo corpo era svigorito (avea quasi cent’anni), e che Sara non era più in grado d’esser madre; ma, dinanzi alla promessa di Dio, non vacillò per incredulità, ma fu fortificato per la sua fede dando gloria a Dio ed essendo pienamente convinto che ciò che avea promesso, Egli era anche potente da effettuarlo. Ond’è che ciò gli fu messo in conto di giustizia. Or non per lui soltanto sta scritto che questo gli fu messo in conto di giustizia, ma anche per noi ai quali sarà così messo in conto; per noi che crediamo in Colui che ha risuscitato dai morti Gesù, nostro Signore, il quale è stato dato a cagione delle nostre offese, ed è risuscitato a cagione della nostra giustificazione.” (Romani 4:1-25). Per diventare figli di Abrahamo dunque, sia Ebrei che Gentili, devono credere nel Signore Gesù Cristo, perché soltanto “coloro i quali hanno la fede, son figliuoli d’Abramo” (Galati 3:7). Nessuno dunque vi seduca con vani ragionamenti.

Un’altra cosa, è evidente che questa eresia delle tre vie di salvezza annunciate dall’apostolo Paolo ha come obbiettivo quello di spingere i Cristiani ad unirsi agli Ebrei e ai Mussulmani, ossia di fortificare il dialogo interreligioso, e quindi di contribuire a creare la religione unica mondiale, che è la religione che la Massoneria vuole instaurare sulla terra. Peraltro il numero tre è un numero molto caro alla Massoneria, perché i principi della Massoneria sono proprio tre, ossia «libertà, fratellanza e uguaglianza». Adesso quindi sono spuntate fuori anche le tre vie di salvezza, che tutto sommato alla Massoneria non dispiacciono affatto, perché nella sostanza c’è salvezza per tutti, nessuno escluso, con questa eresia delle tre salvezze che pare proprio uscita da una loggia massonica! C’è salvezza per coloro che credono in Gesù Cristo ed anche per coloro che rifiutano di credere in Gesù Cristo. Ma le cose stanno in un’altra maniera, perché “chi crede nel Figliuolo ha vita eterna; ma chi rifiuta di credere al Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta sopra lui” (Giovanni 3:36).

Ed ancora, è anche evidente che questa eresia delle tre vie di salvezza annunciate da Paolo ha come scopo quello di farci passare per persone che non imitano o non seguono le orme di Paolo, e quindi di mettere Paolo contro di noi. In altre parole, coloro che sostengono questa eresia vogliono mettere noi «fondamentalisti cristiani» – così infatti ci chiamano – in cattiva luce, perché noi non tolleriamo gli Ebrei e i Gentili che non credono in Gesù Cristo, come invece faceva Paolo ai suoi giorni verso gli Ebrei e i Gentili che non credevano in Cristo, il quale Paolo proprio perché era tollerante si era messo ad annunciare altre due vie di salvezza (quella per gli Ebrei giusti e quella per i Gentili giusti) oltre a quella che noi fino ad oggi pensavamo fosse l’unica via di salvezza che Paolo annunciava agli uomini!!! Avete capito allora cosa si sono inventati questi seduttori di menti? Un altro apostolo Paolo! Diciamo così, che hanno fatto diventare anche Paolo un massone! E sì, dico, anche Paolo, perché prima di Paolo hanno fatto diventare massone Gesù Cristo, perché anche il loro Gesù è aperto al dialogo interreligioso!

Ed infine, è anche evidente che questa eresia delle tre vie di salvezza annunciate da Paolo è un attacco frontale e sfacciato al sacrificio espiatorio di Cristo Gesù, perché se ci sono Ebrei che possono essere giustificati mediante le opere della legge senza la fede in Cristo Gesù vuol dire che allora Cristo è morto inutilmente, perché dice l’apostolo Paolo: “Se la giustizia si ottiene per mezzo della legge, Cristo è dunque morto inutilmente” (Galati 2:21). Ma la giustizia non si può ottenere per mezzo della legge, perché per mezzo della legge è data la conoscenza del peccato (cfr. Romani 3:20), e la legge è intervenuta affinché il peccato abbondasse (cfr. Romani 5:20); dice bene Paolo quindi: “Per le opere della legge nessuno sarà giustificato” (Romani 3:20) e questo perché la giustizia non viene dalla legge ma dalla fede. Come dice ancora Paolo: “se fosse stata data una legge capace di produrre la vita, allora sì, la giustizia sarebbe venuta dalla legge; ma la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto peccato, affinché i beni promessi alla fede in Gesù Cristo fossero dati ai credenti. Ma prima che venisse la fede eravamo tenuti rinchiusi in custodia sotto la legge, in attesa della fede che doveva esser rivelata. Talché la legge è stata il nostro pedagogo per condurci a Cristo, affinché fossimo giustificati per fede. Ma ora che la fede è venuta, noi non siamo più sotto pedagogo; perché siete tutti figliuoli di Dio, per la fede in Cristo Gesù” (Galati 3:21-26). E proprio perché la giustizia viene dalla fede – e vi ricordo che questa giustizia è attestata dalla legge e dai profeti – gli apostoli predicavano la parola della fede, perché la giustizia che viene dalla fede dice questo: “La parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore; questa è la parola della fede che noi predichiamo; perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto col cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti col cuore si crede per ottener la giustizia e con la bocca si fa confessione per esser salvati. Difatti la Scrittura dice: Chiunque crede in lui, non sarà svergognato. Poiché non v’è distinzione fra Giudeo e Greco; perché lo stesso Signore è Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano; poiché chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvato” (Romani 10:8-13).

Gli Ebrei dunque che cercano di stabilire la loro propria giustizia, non si sottopongono alla giustizia di Dio, perché il termine della legge è Cristo per essere giustizia ad ognuno che crede (cfr. Romani 10:3-4). Essi cercano la legge della giustizia per opere, ma non la conseguono, perché la cercano non per fede ma per opere, e quindi intoppano nella Parola, ed a questo sono stati anche destinati (cfr. Romani 9:31-33; 1 Pietro 2:8), perché il profeta Isaia aveva detto: “Ed egli sarà un santuario, ma anche una pietra d’intoppo, un sasso d’inciampo per le due case d’Israele, un laccio e una rete per gli abitanti di Gerusalemme. Molti tra loro inciamperanno, cadranno, saranno infranti, rimarranno nel laccio, e saranno presi” (Isaia 8:14-15). D’altronde, come dice Paolo, “non tutti i discendenti da Israele sono Israele; né per il fatto che son progenie d’Abramo, son tutti figliuoli d’Abramo; anzi: In Isacco ti sarà nominata una progenie. Cioè, non i figliuoli della carne sono figliuoli di Dio: ma i figliuoli della promessa son considerati come progenie. Poiché questa è una parola di promessa: In questa stagione io verrò, e Sara avrà un figliuolo. Non solo; ma anche a Rebecca avvenne la medesima cosa quand’ebbe concepito da uno stesso uomo, vale a dire Isacco nostro padre, due gemelli; poiché, prima che fossero nati e che avessero fatto alcun che di bene o di male, affinché rimanesse fermo il proponimento dell’elezione di Dio, che dipende non dalle opere ma dalla volontà di colui che chiama, le fu detto: Il maggiore servirà al minore; secondo che è scritto: Ho amato Giacobbe, ma ho odiato Esaù” (Romani 9:6-13). Per cui tra gli Ebrei solo una parte sono destinati a salvezza in virtù del proponimento dell’elezione di Dio, e questa parte costituisce il residuo secondo l’elezione della grazia, di cui parla Paolo ai santi di Roma. “Ma se è per grazia, – dice Paolo – non è più per opere; altrimenti, grazia non è più grazia” (Romani 11:6). Quindi questi Ebrei, discendenti di Israele e progenie di Abrahamo, sono giusti, e quindi figli d’Abrahamo, per la loro fede in Gesù Cristo, perché hanno ottenuto mediante la fede la giustizia che viene da Dio che si basa sulla fede. A loro Dio ha dato di credere in Cristo Gesù affinché fossero giustificati come lo fu Abrahamo, ossia per grazia mediante la fede. Essi quindi non hanno nulla di che gloriarsi dinnanzi a Dio. Gli altri Ebrei invece sono stati indurati, secondo che è scritto: “Iddio ha dato loro uno spirito di stordimento, degli occhi per non vedere e degli orecchi per non udire, fino a questo giorno. E Davide dice: La loro mensa sia per loro un laccio, una rete, un inciampo, e una retribuzione. Siano gli occhi loro oscurati in guisa che non veggano, e piega loro del continuo la schiena” (Romani 11:8-10). Per cui costoro non possono credere perché Dio ha indurato i loro cuori, nella stessa maniera che ai giorni di Gesù quegli Ebrei che videro Gesù operare tanti miracoli non poterono credere, secondo che dice l’apostolo Giovanni: “E sebbene avesse fatto tanti miracoli in loro presenza, pure non credevano in lui; affinché s’adempisse la parola detta dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto a quel che ci è stato predicato? E a chi è stato rivelato il braccio del Signore? Perciò non potevano credere, per la ragione detta ancora da Isaia: Egli ha accecato gli occhi loro e ha indurato i loro cuori, affinché non veggano con gli occhi, e non intendano col cuore, e non si convertano, e io non li sani.” (Giovanni 12:37-40). Ma questo induramento parziale che si è prodotto in Israele per volontà di Dio, un giorno avrà fine, perché dice Paolo a noi Gentili: “… fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi; che cioè, un induramento parziale s’è prodotto in Israele, finché sia entrata la pienezza dei Gentili; e così tutto Israele sarà salvato, secondo che è scritto: Il liberatore verrà da Sion; Egli allontanerà da Giacobbe l’empietà; e questo sarà il mio patto con loro, quand’io torrò via i loro peccati. Per quanto concerne l’Evangelo, essi sono nemici per via di voi; ma per quanto concerne l’elezione, sono amati per via dei loro padri; perché i doni e la vocazione di Dio sono senza pentimento. Poiché, siccome voi siete stati in passato disubbidienti a Dio ma ora avete ottenuto misericordia per la loro disubbidienza, così anch’essi sono stati ora disubbidienti, onde, per la misericordia a voi usata, ottengano essi pure misericordia. Poiché Dio ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti” (Romani 11:25-32). Quindi fino a che non giungerà la pienezza dei Gentili continueremo a vedere tanti Ebrei indurati da Dio. Non può dunque essere che ci siano sia Ebrei giustificati per grazia mediante la fede in Cristo che Ebrei giustificati mediante le opere della legge. Gli Ebrei giusti sono soltanto coloro che hanno la fede nel Signore Gesù Cristo, essi sono il residuo eletto secondo la grazia. Gli altri Ebrei, essendo disubbidienti, sono sotto il peccato, sotto la condanna di Dio. Non importa quanto siano osservanti della legge, essi sono dei peccatori sulla via della perdizione, e quando muoiono se ne vanno in perdizione perché muoiono nei loro peccati. Gesù Cristo infatti disse agli Ebrei: “Perciò v’ho detto che morrete ne’ vostri peccati; perché se non credete che sono io (il Cristo), morrete nei vostri peccati” (Giovanni 8:24). Ecco dunque cosa annunciamo agli Ebrei, che se non credono che Gesù il Nazareno è il Cristo di Dio, morto sulla croce per i nostri peccati e risuscitato il terzo giorno, essi moriranno nei loro peccati. E questo perché come disse l’Iddio d’Abrahamo, d’Isacco e di Giacobbe, tramite il profeta: “Il mio giusto vivrà per fede” (Ebrei 10:38). Anche per gli Ebrei quindi non c’è altra via di salvezza all’infuori della fede in Gesù Cristo; solo credendo in Gesù possono essere giustificati, e quindi essere resi giusti.

Vi metto dunque severamente in guardia da coloro che annunciano questa dottrina delle tre vie di salvezza, perché essi stanno diffondendo del lievito malvagio. Levatevi in favore della verità, resistetegli in faccia, e distruggete i loro ragionamenti vani e perversi che piacciono ai Massoni, e che bisogna dire odorano fortemente di Massoneria. Questi loro ragionamenti sovvertono il Vangelo di Cristo, annullando la grazia, e rendono inutile il sacrificio espiatorio di Cristo, proprio quello che si propone di fare la Massoneria in mezzo alla Chiesa tramite i suoi «burattini» che amano chiamarsi liberi muratori, ma che non sono altro che degli «schiavi distruttori», perché sono degli schiavi del peccato che introdottosi nel campo di Dio cercano di distruggere tutto quello che possono distruggere.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2016/04/21/confutazione-delleresia-distruttiva-secondo-cui-paolo-annunciava-tre-vie-di-salvezza/