L’Eterno è la mia forza

Quando a volte andando a ritroso nel tempo penso al mio percorso spirituale, e a tutti quei fratelli e quelle sorelle nel Signore che ho incontrato e con i quali ho pregato, ho lodato il Signore, ho condiviso la Parola, ho offerto il culto a Dio con semplicità di cuore, ma che poi per un motivo o per un altro mi hanno abbandonato; non riesco a non pensare al fatto che nonostante tutto pure l’Eterno è stato sempre al mio fianco, Egli non mi ha mai abbandonato. Ho passato dei momenti di sconforto, di abbattimento, poichè in me v’era il desiderio di vedere i miei fratelli e le mie sorelle crescere nelle vie del Signore, andando avanti uniti e combattendo assieme di pari consentimento la buona guerra alla quale l’Eterno ci aveva chiamati; ma ho dovuto constatare che questo mio desiderio non era lo stesso di molti di loro. Con il tempo ho visto chi voleva solo un posto di ‘comando’ nella chiesa, ho visto chi voleva la gloria degli uomini, chi non voleva soffrire a motivo della verità, chi voleva necessariamente radunarsi in un locale di culto e chi invece voleva solo compagnia. Insomma, ho visto in tanti di essi dei vani desideri, e solo in pochi quel santo desiderio di restare fermi, risoluti, nel fare la volontà di Dio, costi quel che costi. Ma io ringrazio Iddio perché riconosco che nonostante tutto, Lui è stato sempre con me, non mi ha mai lasciato, e mi ha consolato ogni qual volta gli uomini mi deludevano. Egli è stato ed è tutt’ora la mia forza, per questo posso esclamare assieme a Davide :

 

‘L’Eterno è la mia forza ed il mio scudo;

in lui s’è confidato il mio cuore, e sono stato soccorso;

perciò il mio cuore festeggia,

ed io lo celebrerò col mio cantico.

L’Eterno è la forza del suo popolo;

egli è un baluardo di salvezza per il suo unto.’ (Salmi 28:7-8)

 

Salvatore Larizza

Chi è dunque il maggiore nel regno dei cieli?

maggiore-regno-dei-cieliE’ scritto che ‘i discepoli s’accostarono a Gesù, dicendo: Chi è dunque il maggiore nel regno dei cieli? Ed egli, chiamato a sé un piccolo fanciullo, lo pose in mezzo a loro e disse: In verità io vi dico: Se non mutate e non diventate come i piccoli fanciulli, non entrerete punto nel regno dei cieli. Chi pertanto si abbasserà come questo piccolo fanciullo, è lui il maggiore nel regno de’ cieli.’ (Matteo 18:1-4)

E ancora che nacque poi anche una contesa fra loro per sapere chi di loro fosse reputato il maggiore. Ma egli disse loro: I re delle nazioni le signoreggiano, e quelli che hanno autorità su di esse son chiamati benefattori. Ma tra voi non ha da esser così; anzi, il maggiore fra voi sia come il minore, e chi governa come colui che serve. Poiché, chi è maggiore, colui che è a tavola oppur colui che serve? Non è forse colui che è a tavola? Ma io sono in mezzo a voi come colui che serve.’ (Luca 22:24-27)

 

Molti bramano diventare pastori o anziani perché pensano di acquisire un ruolo di governo e di potere sulla chiesa, e pensano cosi di poter signoreggiare sul gregge del Signore e di poterlo sfruttare per un loro tornaconto personale, ma non hanno capito invece che essi cosi facendo dimostrano di non avere affatto il senso delle cose di Dio. Pertanto fratelli nel Signore, se alcuno di voi aspira all’ufficio di vescovo, desidera un’opera buona, ma bisogna che chi governa sia come colui che serve, non essendo egli arrogante, né iracondo, né litigioso, ma che sia irreprensibile, sobrio, assennato, mite; affinché i santi possano avere sempre davanti a sè un vero esempio di fede. Uomini che imitano il Signore nostro Gesù Cristo e che possono a sua volta essere imitati dagli altri. Difatti, come potrà quel tale pretendere di poter ammaestrare gli altri, e di essere un esempio per gli altri, se non possiede lui prima queste caratteristiche? Risulterebbe essere un ipocrita! Il nostro Signore Gesù Cristo ci ha lasciato l’esempio perfetto anche in questo : Egli non è venuto per essere servito ma per servire. Egli annichilì se stesso, abbassò se stesso, prendendo la forma di servo.

Chi è dunque il maggiore nel regno dei cieli? Il maggiore nel regno dei cieli non è colui che signoreggia sugli altri, ma è colui che li serve; non è colui che si innalza, ma è colui che si abbassa come un piccolo fanciullo. Siate dunque umili e abbiate in voi il medesimo sentimento che è stato in Cristo Gesù,  stimando gli altri più di voi stessi e avendo riguardo non alle cose proprie, ma a quelle degli altri.

 

Salvatore Larizza

Bisogna piacere a Dio anziché agli uomini

Molti predicatori per cattivarsi l’amicizia ed il sostegno finanziario di molte Chiese non parlano più di tutta la sana dottrina di Dio ma solamente di una piccola parte per non urtare l’animo di quelli che rifiutano di accettare l’altra parte.
Ma allora se è così, cattiviamoci pure l’amicizia dei peccatori, degli ubriachi, dei sodomiti, dei ladri e dei fornicatori non dicendogli di ravvedersi dalle loro opere morte, e non diciamogli neppure che se non si ravvedono periranno nel fuoco eterno, perché questo potrebbe urtarli! Lungi da noi questo!

Paolo disse ai Galati: “Vado io forse cercando di conciliarmi il favore degli uomini, ovvero quello di Dio? O cerco io di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo” (Galati 1:10).
Quindi chi cerca il favore di Dio non si tira indietro dall’annunziare nessuna parte del consiglio di Dio perchè a lui non importa nulla del favore degli uomini; chi lo fa invece dimostra di tenere il favore degli uomini in più alta considerazione del favore di Dio ed in questo agisce male.

Giovanni il Battista riprese Erode il Tetrarca a motivo di Erodiada, moglie di suo fratello, che lui s’era sposata (ed anche per tutte le malvagità che egli aveva commesse), e per questa ragione Erodiada gli serbava rancore e bramava farlo morire. Certamente, se Giovanni avesse cercato il favore degli uomini o quello dello stesso Erode che viveva nell’adulterio non avrebbe ripreso Erode.
Anche Gesù se avesse cercato il favore degli uomini non avrebbe chiamato Dio suo Padre, e non avrebbe ripreso neppure gli scribi ed i Farisei a motivo della loro malvagità ed ipocrisia.

L’apostolo Paolo sapeva che i filosofi greci non credevano nella risurrezione dei morti, ma ciò nonostante ad Atene, quando ebbe l’opportunità di parlare nell’Aeropago non cercò di non menzionarla per paura della reazione degli Ateniesi e dei forestieri che l’ascoltavano.

Davanti a Felice, il governatore, quando questi lo mandò a chiamare l’apostolo Paolo parlò con franchezza di giustizia, di temperanza e del giudizio a venire tanto che Felice tutto spaventato lo mandò via. Paolo non lusingò affatto Felice perchè non fu preso dalla paura che parlargli in quella maniera avrebbe potuto significare attirarsi la sua inimicizia e magari rimanere in prigione ancora più tempo del previsto.

A Cesarea, nella sala d’udienza, davanti al re Agrippa ed a Berenice ed ai tribuni ed ai principali della città Paolo parlò con franchezza di come si era convertito al Signore e come il Signore Gesù gli era apparso in una visione e gli aveva parlato non curante di quale sarebbe stata la reazione di quelli che lo ascoltavano.

Ed il tempo verrebbe meno se parlassi di come parlarono i profeti al popolo d’Israele, ai suoi capi, ai suoi sacerdoti, ai suoi pastori che avevano abbandonato l’Eterno e la sua legge. Perchè parlarono con franchezza da parte di Dio, senza omettere nulla di quello che Dio comandava loro di dire al popolo caparbio e ribelle. Se volete sapere cosa significhi parlare con franchezza andate a leggere quello che dissero i profeti antichi ai ribelli e capirete come essi esposero le loro vite e le misero a repentaglio proprio perchè con ogni franchezza dissero al popolo ciò che doveva fare e ciò che doveva smettere di fare per piacere a Dio.

Dunque, fratelli, imitiamo coloro che pur sapendo che il loro messaggio sarebbe stato disprezzato e rigettato da tanti, lo trasmisero lo stesso con ogni franchezza, non nascondendo nulla di quello che dovevano dire da parte di Dio. E questo perché loro si studiavano di piacere a Dio e non agli uomini.

Non imitate affatto invece tutti quei predicatori dal parlare sibillino, non chiaro, nebuloso, confuso, doppio, che rifiutano di parlare di certe cose che sono scritte nella Bibbia perché vogliono piacere agli uomini anziché a Dio. Costoro non sono servitori di Cristo, ma di Mammona, ossia del loro ventre. Da essi ritiratevi per il bene dell’anima vostra.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://lanuovavia.org/giacintobutindaro/2010/06/01/bisogna-piacere-a-dio-anziche-agli-uomini/