La nostra missione è quella di illuminare gli occhi del popolo di Dio


Sento il bisogno di dichiarare apertamente e con tutta sincerità, che noi in questa serie di articoli, confutazioni, riprensioni, riprovazioni delle condotte dissennate di certuni, non intendiamo attaccare la Chiesa dell’Iddio vivente, anzi, siamo convinti che molti, e forse i migliori, dei santi della Chiesa di Cristo Gesù sottoscriverebbero senza difficoltà a quello che noi stiamo rendendo pubblico. È il sistema delle organizzazioni e coloro che le promuovono e che le difendono a costo di rinunciare alla verità e alla sana dottrina di Gesù Cristo e degli apostoli, che noi intendiamo attaccare, non con ingiurie, che sono le armi dei vili, non in maniera anonima, che è un mezzo usato dai codardi, ma con lealtà e con ragionamenti tratti dalle sacre Scritture, come si conviene alle persone oneste e sincere, attestando ogni cosa detta con il nostro nome e cognome.

Il più grande nemico del Vangelo e del popolo di Dio che noi combattiamo è il sistema delle organizzazioni, quel sistema inventato dagli uomini ambiziosi, che ha potuto svilupparsi nel mezzo della Chiesa quando il Vangelo che veniva predicato ad essa era divenuto debole. Questi uomini, attraverso tali organizzazioni, favoriscono, curano e fanno crescere i loro interessi, la loro ambizione e trovano forza non nel Signore e nella guida dello Spirito santo, ma trovano la loro forza nell’alleanza con lo Stato, il quale favorisce più agevolmente il controllo e lo sfruttamento del popolo di Dio concedendo titoli e riconoscimenti, dietro i quali costoro trovano rifugio, al fine di non essere tacciati come cianciatori o frodatori o seduttori di menti, godendo di quelle immunità che solo gli accordi statali possono concedere.

Siccome scriviamo a uomini che portano il nome di Cristo, a qualunque denominazione cristiana essi appartengano, così siamo certi di fare cosa buona ed utile svelando i falsi insegnamenti e i comportamenti disonesti di certuni che sono ambiziosi e corrotti, che attentano e portano biasimo contro la Parola di Dio, legge suprema di ogni cristiano, e non promuovono, anzi contrastano, il benessere spirituale dei santi, a cui tutti i credenti onesti e sinceri aspirano.

Non è dunque la religione, la dottrina, la condotta onesta della chiesa di Cristo che noi denunciamo al tribunale della pubblica opinione, ma denunciamo quelle azioni che portano la Chiesa ad uniformarsi all’andazzo di questo mondo, promosso nel suo interno principalmente dalla dirigenza dei sistemi organizzativi denominazionali, i quali essendo uomini carnali e dei cattivi operai, portano discredito al nome del Cristianesimo, avendo rigettato come unica guida quella della Parola di Dio.

I membri delle varie denominazioni e chiese che hanno una buona coscienza e una fede non finta, non pensino di vedersi accusati in massa, perché noi sappiamo che la grande maggioranza dei fratelli, o non sa le cose che noi diciamo, o se ne sa alcune, ingannati dai conduttori corrotti, o dai loro raggiri, le vede sotto un aspetto diverso dal nostro.

Questi fratelli sono una parte di coloro che non osano o non si curano di esaminare il sistema religioso di cui fanno parte e in cui si trovano a dover vivere la loro vita spirituale, taluni per nascita e lo ritengono per vero, perché così sono stati insegnati da bambini; rimangono in quel sistema corrotto, perché credono di commettere un grave delitto e di portare disonore contro il nome del Signore, l’uscire dal mezzo di esso.

Questi credenti noi non li accusiamo, ma li compatiamo e attendiamo pazientemente che Iddio smuova i loro cuori, le loro coscienze e li illumini per  aprire i loro occhi affinché vedano ciò che accade nella Chiesa dal punto di vista di Dio, dal punto di vista biblico, e cessino di vedere le cose solo attraverso gli statuti e i regolamenti della propria denominazione.

Nel sistema denonimazionale delle chiese evangeliche vi è anche una minoranza, composta di coloro i quali sono convinti della verità della Parola di Dio, dell’Evangelo di Cristo Gesù, e si rammaricano per gli abusi e le condotte scandalose che avvengono in esse, ma sbagliano, in quanto li ritengono minori di quello che realmente sono e cercano, con la loro condotta rispettabile e onesta, di nascondere gli abusi dei loro cattivi operai, dei loro pastori e conduttori corrotti, per questo che tacciono sugli scandali.

Noi portiamo rispetto alla condotta di questi ultimi, ne rispettiamo le convinzioni, e non è neppure su loro che cadono le nostre accuse, ma certamente riconosciamo che questi hanno bisogno di ricevere chiarezza sulla notevole gravità degli scandali, ipocrisia e falsità posta in essere dai vari dirigenti delle varie denominazioni evangeliche, hanno bisogno di coraggio, una volta acquisita cognizione reale dello stato della Chiesa, per poter a loro volta riprendere le opere infruttuose delle tenebre.

Le nostre accuse, le nostre denunce, cadono unicamente sul capo di coloro che abusano della credulità dei fratelli ingannati; cadono su coloro che si sono gettati l’Evangelo di Gesù Cristo dietro le spalle, che ne hanno fatto lo sgabello dei loro piedi per elevarsi al di sopra degli altri e, sulle rovine della Buona Novella, hanno costruito un sistema di oppressione morale e religiosa; cadono su coloro che hanno concentrato tutti i poteri su pochi uomini che formano una gerarchia piramidale, con presidenti e altre figure completamente sconosciute alle sacre Scritture, ma ben conosciute dagli uomini ambiziosi. A capo di tali organizzazioni hanno posto un uomo, il quale, se non lo era prima però presto lo diventa, maestro di despotismo e tirannia; il quale, mentre abbraccia e benedice alcuni, ne maledice altri, che vogliono la libertà della conduzione delle Chiese e quella dei membri, una dipendenza assoluta solamente verso il Signore dei Signori e non verso la creatura, che è fallace.

Questi dirigenti aziendali, ipocritamente fingono di proteggere i membri dell’organizzazione e promettono di dare loro la felicità, invece, li calpestano, li disprezzano e li sfruttano, per un loro tornaconto personale, per il bene comune della loro ‘opera’, della loro torre di Babele, senza nessun riguardo verso le anime dei semplici e senza riguardo a ciò che dicono le sacre Scritture.

È divenuta una prassi di questi cattivi operai di confondere la Chiesa di Cristo con la propria organizzazione, quasi che solo i membri che facciano parte di essa siano membri della chiesa di Cristo e, costoro, hanno talmente abituati i credenti a questa confusione, che questi credono generalmente che solo i credenti che sono interamente sottomessi ai conduttori di tale denominazione siano i soli cristiani salvati. Inoltre, ritengono coloro che denunciano qualche comportamento scandaloso posto in essere da qualche dirigente di tale sistema come un attacco del diavolo contro la Chiesa, perché si ritengono solo loro la Chiesa, la sola e vera Chiesa di Dio, che porta avanti la sana dottrina e tutto l’Evangelo. In quale colossale inganno sono caduti oggi i santi a cagione dell’esistenza delle organizzazioni religiose?

Il cristianesimo e la Chiesa di Cristo sono l’opera di Gesù Cristo, mentre le organizzazioni religiose sono opera degli uomini; il cristianesimo è la più sublime opera dell’amore di Dio verso l’uomo; le organizzazioni religiose sono l’opera dei tiranni, dei despoti, della oppressione e sono la massima espressione della volontà di certi uomini di sfruttare delle persone che un certo dì hanno intrapreso il cammino della religione cristiana evangelica.

Il divino fondatore del Cristianesimo, dopo una vita di abnegazione e di beneficenza, è morto sulla croce per salvare gli uomini, ed ha lasciato un codice di amore e di fratellanza, affinché i Cristiani fossero felici anche su questa terra; ma i fondatori di queste organizzazioni religiose, approfittando delle circostanze e facendo lega con lo Stato, hanno ottenuto i loro scopi, e sotto il pretesto di organizzare in modo sistematico la religione evangelica, in modo da renderla più ordinata agli occhi del mondo, hanno privato di autorità e di forza le sacre Scritture sostituendole con i loro regolamenti e gli statuti, per mezzo dei quali, spalleggiati dallo Stato italiano, hanno incominciato ad imporre ai santi un pesante giogo religioso e politico che tiene conto soltanto di interessi temporali, ma che nulla ha a che spartire con i precetti di Dio presenti nelle sacre Scritture.

In questi anni ci sono stati dei fratelli che hanno cercato di sciogliere o almeno di denunciare come nefasta per la chiesa la commistione tra chiesa e stato (uno di questi era Roberto Bracco e Dio sa quanti altri ce ne siano stati), la prigionia dello Spirito santo dentro le mura delle regole umane scritte negli statuti e nei regolamenti, e che lo spegnimento progressivo del risveglio spirituale era dovuto all’opera di queste organizzazioni strutturate con precetti carnali e non biblici. Questi soldati di Cristo difensori della verità e della Parola di Dio, hanno cercato di abbattere queste torri di babele che si erano ormai innalzate ad orgoglio dell’uomo e a danno della verità di Dio, ma si era fatto tardi ed evidentemente la storia doveva fare il suo corso, la storia evangelica doveva passare anche attraverso queste caverne spirituali prive di luce e di verità, per poter, un giorno uscire di nuovo all’aperto e risplendere in tutto il suo fulgore della luce di Cristo Gesù. La nostra speranza e la nostra richiesta a Dio è che questi giorni di luce e di verità siano finalmente giunti e che oggi se ne vedano i frutti e che siano sempre più abbondanti e luminosi.

Non hanno significato le parole libertà nel Signore e progresso nell’evangelo quando si fa parte di una organizzazione, perché la libertà dello Spirito santo dentro di essa non è permessa, e l’unica cosa che progredisce sono i beni temporali incamerati da queste organizzazioni. È ormai provato e visibile a tutti che non può sussistere la libertà nello Spirito quando si fa parte di un’organizzazione, dentro la quale ogni respiro e ogni movimento che avviene nel suo interno deve essere preventivamente autorizzato dalla superiore gerarchia; non c’è progresso del vangelo se i membri sono stati anestetizzati e si sono addormentati nella sedia per il troppo ozio e la totale inerzia, a causa di quella volontà della dirigenza che si è spinta ormai ad accentrare tutte le decisioni, tutte le scelte e tutte le opere sopra il capo di pochissimi prescelti e titolati di tesserino e licenza dei superiori.

È in questo scenario oscuro e triste della chiesa evangelica di oggi che si inserisce la nostra opera, perché la nostra missione di credenti destati da Dio, che amiamo la Chiesa di Cristo, è quella di illuminare gli occhi del popolo dei santi e far loro conoscere come sta operando il suo mortale nemico, per rendere inefficace la testimonianza dell’evangelo e da potente che dovrebbe essere, è divenuta debole, uniformandosi in ogni cosa all’andazzo di questo mondo.

Spinti da Dio in questa missione, di cui oggi, dopo molti anni di lacrime sparse in preghiera e di studio delle Scritture, s’ incominciano a vedere i primi lumi nei cuori dei santi, e per tale ragione, sempre più ci sentiamo sospinti a portare all’esame di tutti i credenti i fatti che riteniamo scandalosi, che sono incontestabili. È sufficiente, per fare un esempio concreto, vedere le manipolazioni dei libri di Spurgeon, di Pearlman e del commentario biblico, messo in atto dalle ADI. Inoltre, presentiamo ai santi le false dottrine, le quali talvolta sono così strane e particolari, da non poter credere neppure noi stessi che ci possano essere dei credenti nati di nuovo che abbiano accettati come veri tali insegnamenti privi di ogni appiglio biblico e si siano abbeverati a tali fonti avvelenate ed amare.

Fratelli nel Signore, è tempo che vi leviate ed esprimiate i vostri veri sentimenti verso ciò che i conduttori dicono e fanno. È ora ormai che l’oppresso esprima dei giusti giudizi verso gli oppressori. Per quanto tempo ancora avete intenzione di fare finta di niente, di non vedere, di tacere per non creare presunte divisioni, o per altre motivazioni che non hanno nessuna conferma biblica, anzi, sono da essa condannate? Vero è che il Signore ci ha lasciato il comando di essere uniti, ma Egli intendeva soprattutto spiritualmente, non ad essere uniti nel difendere una denominazione a costo di contrastare la Parola di Dio. Non riuscite a comprendere che siete rimasti vittime di certi insegnamenti e di una omertà che è utile solo per chi compie scandali ed insegna delle false dottrine? Considerate, fratelli, chi sono coloro che possono godere del silenzio dei giusti? Sono forse coloro che si santificano e vivono una vita santa? O sono coloro che hanno piacere di vivere nel peccato, hanno fatto amicizia col mondo e non si interessano minimamente a ciò che è scritto nella Parola di Dio? Diletti, siate fanciulli quanto a malizia, ma conducetevi da credenti maturi in tutte le altre cose, conducetevi da uomini savi, da uomini forti e coraggiosi che vogliono piacere a Dio e non ai propri dirigenti. Non saranno i presidenti a farvi entrare nel Regno dei cieli; non saranno i presidenti o i vostri pastori ad assicurarvi una larga entrata nel Regno celeste, ma il Signore Gesù Cristo, per la guida della Sua Parola scritta e mediante la guida personale dello Spirito santo.

Fratelli, è perché mi sento sospinto dall’amore del Signore che vi scrivo queste cose, perché il mio cuore è prigioniero delle mani di Dio, e nelle sue mani ha potuto sentire i battiti di tanti altri cuori che erano vicino al mio, ed ho potuto verificare che molti cuori sono in difficoltà e languono in certe questioni e dispute, che sono volte ad annullare ciò che sta scritto nella Bibbia, ed io vorrei tanto che questi cuori siano liberati da questi legami.

Fratelli nel Signore, che nessuno vi seduca e se qualcuno vi dice che il vero significato della volontà di Dio si trova dietro le Scritture, sappiate che è fuori strada, perché dietro le Scritture si è già FUORI dalle Scritture, quindi, badate a voi stessi e alle anime vostre, affinché per la frode di certuni voi non perdiate il premio che Gesù ha promesso a chi lo ama e lo vuole servire con una buona coscienza, mediante una fede non finta e nella perseveranza del bene operare.

Salvato per grazia mediante la fede in Cristo Gesù: Giuseppe Piredda

Tratto da : http://labuonastrada.wordpress.com/2011/06/18/la-nostra-missione-e-quella-di-illuminare-gli-occhi-del-popolo-di-dio/

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La grande menzogna delle ADI: è l’uomo che permette a Dio di salvarlo

Fratelli nel Signore, su Cristiani Oggi, che è una delle riviste ufficiali delle Assemblee di Dio in Italia (ADI) è apparso un articolo dal titolo ‘Il Signore le aprì il cuore!’, che concerne la conversione di Lidia, a firma di Giuseppe Conserva, che contiene una grande menzogna, che è quella che sostiene che è l’uomo che permette a Dio di salvarlo.
Ecco alcuni passaggi tratti da questo articolo: ‘A prima vista, potrebbe sembrare strano il fatto che una donna religiosa, devota, pia, avesse bisogno di aprire il cuore e convertirsi all’Evangelo. Il testo non dice che il Signore l’ha costretta togliendole la facoltà di decidere liberamente, ma piuttosto che Lidia ha avuto bisogno dell’intervento soprannaturale dello Spirito Santo per comprendere e accettare nel suo cuore il messaggio di grazia e di salvezza in Cristo Gesù. Sì, infatti il Signore conosce bene il cuore di chi Lo cerca, tanto che Lidia fu la prima donna macedone che si convertì al Signore nella città di Filippi …… Questa storia si può ripetere anche nella tua vita. Se hai preso coscienza del fatto che il cuore dell’uomo è malvagio, insensibile e malato, permetti a Gesù di aprire il tuo cuore per aiutarti a comprendere il Suo attuale e vivente messaggio’ (Cristiani Oggi, Luglio/Agosto 2009, pag. 2,3).
In sostanza, tramite questo articolo le ADI vogliono inculcare nelle anime l’idea che l’uomo peccatore crede in Cristo, perchè egli permette a Dio di aprirgli il cuore, o meglio che l’agire di Dio nell’uomo peccatore affinché egli si volga a Cristo DIPENDE DALLA VOLONTA’ DELL’UOMO, DALLA SUA INIZIATIVA, E QUINDI DIO NON PUO’ FARE NULLA IN LUI SE EGLI PRIMA NON GLIELO PERMETTE, PERCHE’ DIO NON FORZA NESSUNO A CREDERE O CONVERTIRSI!
Questa idea costituisce una delle più grandi menzogne che il diavolo con la sua astuzia è riuscito a far penetrare nella Chiesa di Dio, ed io quindi voglio confutarla mediante le Scritture, con la fiducia e la speranza che molti fratelli nelle ADI rientreranno in loro stessi e la rigetteranno.
Partiamo dunque da Lidia, che è l’oggetto dell’articolo preso in questione. Questa donna, dice la Bibbia, era una negoziante di porpora che temeva Dio, ed un giorno, mentre si trovava assieme ad altre donne in un luogo di preghiera nella città di Filippi, sentì parlare l’apostolo Paolo del Signore Gesù Cristo, ed avvenne che il Signore le aprì il cuore per renderla attenta alle cose dette da Paolo, e quindi per credere in Cristo, cosa che ella fece assieme alla sua casa. Ecco quanto dice la Sacra Scrittura: “E nel giorno di sabato andammo fuor della porta, presso al fiume, dove supponevamo fosse un luogo d’orazione; e postici a sedere, parlavamo alle donne ch’eran quivi radunate. E una certa donna, di nome Lidia, negoziante di porpora, della città di Tiatiri, che temeva Dio, ci stava ad ascoltare; e il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo. E dopo che fu battezzata con quei di casa, ci pregò dicendo: Se mi avete giudicata fedele al Signore, entrate in casa mia, e dimoratevi. E ci fece forza” (Atti 16:13-15).
Ora, anche leggendo per la prima volta la storia della conversione di questa donna, non si può che giungere alla conclusione, che l’iniziativa la prese Dio e non Lidia, che la conversione di Lidia dipese dalla volontà di Dio e non da quella di Lidia, che fu Dio a mettere in grado Lidia di convertirsi e non Lidia a mettere in grado Dio di convertirla, eppure le ADI riescono a far dire alla Bibbia il contrario anche in questo caso, manipolando così il pensiero di Dio, già perchè loro ritengono che il pensiero di Dio deve essere adattato al loro pensiero, e non che il loro pensiero si deve adattare a quello di Dio. Capisco che queste parole sono dure, ma purtroppo sono vere.
Dunque c’erano delle donne che in quel posto stavano ad ascoltare sia Paolo che gli altri apostoli, e ad un certo punto Dio aprì il cuore ad una di esse, di nome Lidia, per renderla attenta alle cose dette da Paolo, cose che concernevano il Regno di Dio e il nome di Gesù Cristo. Ora, è evidente che se per poter prestare attenzione a queste cose è necessario che Dio apra il cuore di chi le sta ascoltando, è evidente che questa azione di Dio si rende necessaria in ogni persona che è ancora schiava del peccato, la quale non può prestare attenzione al Vangelo della grazia di Dio se Dio non le apre il suo cuore.
Ma questa apertura del suo cuore non dipende dalla volontà dell’uomo peccatore, o da una sua richiesta, o da un suo permesso accordato a Dio, come sostengono le ADI, quasi che Dio stesse aspettando che l’uomo si muova per primo per Dio poter agire in lui; perchè Dio opera nell’uomo di sua volontà, senza aspettare affatto il suo permesso. In altre parole, Dio opera nell’uomo, a sua insaputa, per forzarlo a fare quello che Lui ha decretato, e quindi Egli agisce sulla sua volontà affinché essa si metta in accordo con quella di Dio che è di fargli grazia. In altre parole, quando Dio vuole far grazia ad un peccatore, secondo che è scritto: “Io farò grazia a chi vorrò far grazia” (Esodo 33:19), egli in maniera potente ed irresistibile agisce sulla sua volontà, forzandolo, costringendolo, affinché egli voglia essere graziato. In questa maniera, la volontà dell’uomo di essere graziato, coinciderà con la sovrana volontà di Dio di graziarlo, che appunto perchè sovrana ha l’iniziativa ed ha il sopravvento su quella dell’uomo.
Peraltro, il concetto che Dio fa forza sull’uomo per fargli fare, e quindi lo costringe a fare, quello che Egli ha decretato è pienamente confermato dal profeta Geremia quando dice: “Tu m’hai fatto forza, e m’hai vinto” (Geremia 20:7). E non è forse confermato anche dalla storia della conversione di Saulo da Tarso? Che cosa stava facendo Saulo infatti quando si convertì a Cristo o meglio quando fu convertito da Cristo? Stava andando a Damasco per incatenare di quelli che qui avevano creduto in Gesù Cristo per menarli a Gerusalemme e far sì che venissero puniti. Quindi Saulo non aveva in lui nessuna intenzione di convertirsi a Cristo, nessuna volontà di farlo, in quanto la sua volontà era volta solo in una direzione, la persecuzione dei santi e la distruzione della loro fede in Gesù Cristo. Ma Dio fece sì che il suo Figliuolo Gesù Cristo gli apparisse, e quando gli apparve non gli disse ‘Saulo vuoi convertirti a Me?’ o ‘Apri il tuo cuore ed io entrerò in esso’, o ‘Sto aspettando che tu venga a Me’: no, niente di tutto ciò, ma lo ammonì dicendo: “Saulo, Saulo perchè mi perseguiti?” (Atti 9:4), e con quelle parole, assieme a queste altre “Io sono Gesù che tu perseguiti” (Atti 9:5), e assieme al fatto che mediante una luce dal cielo lo fece cadere a terra, Egli fece forza su Saulo, e lo persuase a convertirsi. Quindi fermo restando che Saulo aveva una volontà, certamente non fu lui a scegliere Cristo, ma Cristo a scegliere Lui; non fu per la sua volontà che avvenne la sua conversione, ma per la volontà di Dio; non fu Saulo a permettere a Dio di salvarlo, ma fu Dio a mettere in grado Saulo di essere salvato. E questo perchè Dio lo aveva appartato sin dal seno di sua madre (cfr. Galati 1:15), in quanto era uno strumento che Egli aveva eletto sin dalla fondazione del mondo affinché portasse il Suo nome dinnanzi ai Gentili, ai re e ai figli d’Israele (cfr. Atti 9:15)
Non è abbastanza chiaro dunque che Dio non sta aspettando che il peccatore gli dia il permesso di operare in lui, perchè Lui opererà nel peccatore che ha deciso di salvare CONTRO LA SUA VOLONTA’, nel senso che quantunque egli per natura non voglia convertirsi a Cristo, essendo un uomo ribelle in cui opera il principe della potestà dell’aria che tiene gli uomini incatenati al peccato e quindi li induce a non voler convertirsi a Cristo; Dio opererà in lui in una tale maniera persuasiva ed efficace da costringerlo ad andare a Cristo per essere salvato? Che cosa sta aspettando Dio allora? Dio sta quindi solo aspettando il tempo da Lui stabilito per salvare coloro che ha deciso di salvare, ecco cosa Egli sta aspettando, e quando arriverà, di certo, come solo Lui sa e può fare, eserciterà la sua potenza sull’uomo completamente depravato e corrotto per convertirlo al Suo Figliuolo.
Un altro esempio di come è Dio che si impone sull’uomo, e quindi Egli non aspetta nessun permesso umano per poter agire in lui, è quello di Zaccheo. Infatti quando Zaccheo salì sul sicomoro per vedere Gesù, cosa troviamo scritto? Che “come Gesù fu giunto in quel luogo, alzati gli occhi, gli disse: Zaccheo, scendi presto, perché oggi debbo albergare in casa tua” (Luca 19:5). Quindi Gesù si ‘autoinvitò’ a casa di Zaccheo, e non fu invitato da quest’ultimo. Non c’è anche qui un esercizio di una volontà del Signore sul peccatore, per costringerlo ad accettarlo? Noi la vediamo, e solo un cieco non la può vedere. Qualcuno dirà: ‘Sì, ma Zaccheo “s’affrettò a scendere e l’accolse con allegrezza” (Atti 19:6). Certo, ma questo avvenne dopo che Gesù impose la sua volontà su quella di Zaccheo, dicendogli “oggi debbo albergare in casa tua”. Notate che Gesù non gli disse: ‘Vuoi che io venga a casa tua?’ o ‘Aspetto che tu mi inviti, altrimenti non posso venire in casa tua’, ma “Oggi debbo albergare in casa tua”. Vorrei proprio chiedere a qualche credente delle ADI: ‘Ma se incontraste per strada qualcuno che vi dice: ‘Oggi devo albergare in casa tua’, voi che cosa pensereste? Che quella persona aspetta che voi lo invitate a casa vostra? O che aspetta il vostro permesso prima di venire a casa vostra?’
Dunque, quando arriva il tempo fissato da Dio, Egli agisce sull’uomo per fargli fare quello che Lui ha decretato nei suoi confronti, e nessuno può impedirglielo, in quanto Dio dice: “Io opererò; chi potrà impedire l’opera mia?” (Isaia 43:13), ed anche: ” Sì, io l’ho detto, e lo farò avvenire; ne ho formato il disegno e l’eseguirò” (Isaia 46:11).
Se Dio dovesse aspettare il permesso dell’uomo peccatore per salvarlo, Dio non salverebbe nessuno perchè nessuno vuole convertirsi, in quanto nessuno cerca Dio, secondo che è scritto: “Non v’è alcuno che ricerchi Dio” (Romani 3:11). Come mai allora ci sono persone che trovano Dio? Perchè Dio si lascia trovare da costoro, secondo che Dio dice: “Sono stato trovato da quelli che non mi cercavano” (Romani 10:20). E noi lo ringraziamo proprio per questo, perchè si è voluto far trovare da noi che non lo cercavamo. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.
Peraltro nel succitato articolo su Cristiani Oggi, leggiamo pure che Dio aprì il cuore a Lidia perchè questa cercava Dio, e quindi anche oggi Dio aprirà il cuore a coloro che lo cercano. Ascoltate: ‘L’arrivo inaspettato dell’apostolo Paolo fu per Lidia la risposta che stava aspettando. Il Signore quel giorno toccò il suo cuore e cambiò la sua vita. Qualunque sia il mio e il tuo bisogno, anche oggi come allora, Dio è fedele e chiunque Lo cerca e prega con fede può essere esaudito’ (Ibid., pag. 3). Ma se fosse così, Dio non aprirebbe il cuore a nessuno dei figli degli uomini, in quanto – come ho detto poco fa – la Scrittura dice in maniera inequivocabile, che non c’è alcuno che ricerchi Dio. Ma le ADI hanno deciso di annullare la Parola di Dio, e quindi non fanno caso a queste parole così chiare.
Il fatto dunque che Dio apra il cuore di alcune persone, e non di tutte, per renderle attente alle cose relative al regno di Dio, non è dovuto alla loro volontà, o ad un loro permesso accordato a Dio, o al fatto che esse lo cercano, ma è dovuto ad un atto sovrano di Dio, e quindi da Lui operato secondo il beneplacito della sua volontà, mediante il quale Egli manda ad effetto il Suo proponimento di salvare quelle persone, proponimento che risale a prima della fondazione del mondo, e che la Scrittura chiama “il proponimento dell’elezione di Dio” (Romani 9:11), che dipende non dalle opere, come neppure dalla volontà dell’uomo, ma dalla volontà di Colui che chiama (cfr. Romani 9:12,16).
Ecco dunque perchè Dio aprì il cuore di Lidia, perchè l’aveva eletta a salvezza prima della fondazione del mondo o sin dal principio, secondo che è scritto: “In lui ci ha eletti, prima della fondazione del mondo” (Efesini 1:4), ed anche: “Iddio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità” (2 Tessalonicesi 2:13).
Ma siccome le ADI negano il proponimento dell’elezione di Dio, avendolo praticamente cancellato dalla Bibbia, allora hanno tirato fuori questa menzogna, che Dio aprì il cuore a Lidia perchè questa lo cercava e glielo permise. Anzi, su Risveglio Pentecostale, l’altra loro pubblicazione ufficiale, si sono spinti a dire molto chiaramente che ‘Lidia aprì il proprio cuore al Signore’ (Risveglio Pentecostale, Settembre 2008, Numero 9 – Anno LXII, pag. 3 – concetto questo peraltro presente anche in questo articolo di Cristiani Oggi quando viene detto ‘A prima vista, potrebbe sembrare strano il fatto che una donna religiosa, devota, pia, avesse bisogno di aprire il cuore’). Questo significa veramente essere disonesti, amare e praticare la falsità, perchè significa dire il contrario di quello che dice la Bibbia, e coloro che dicono queste cose porteranno la pena della loro stoltezza.
Ma c’è qualcosa d’altro da dire su Lidia in particolare. Che non sia così come affermano stoltamente le ADI, è confermato anche da queste parole che l’apostolo scrisse ai santi di Filippi, tra cui vi ricordo c’erano oltre che il carceriere e la sua famiglia anche Lidia e la sua famiglia. Ascoltate cosa dice Paolo a quei credenti: “Poiché a voi è stato dato, rispetto a Cristo, non soltanto di credere in lui, ma anche di soffrire per lui …” (Filippesi 1:29). Avete notato? Paolo dice implicitamente che a Lidia fu dato di credere in Cristo. Quindi, se le fu dato, vuol dire che non venne da lei, o meglio che non dipese dalla sua volontà, perchè il suo credere fu un qualcosa che le fu concesso o dato da Dio in accordo con la Sua sovrana volontà.
Vi ricordate cosa rispose Gesù ai suoi discepoli quando questi gli chiesero perchè parlava alle turbe in parabole? “Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato. Perché a chiunque ha, sarà dato, e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha, sarà tolto anche quello che ha. Perciò parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono e non intendono. E s’adempie in loro la profezia d’Isaia che dice: Udrete co’ vostri orecchi e non intenderete; guarderete co’ vostri occhi e non vedrete; perché il cuore di questo popolo s’è fatto insensibile, son divenuti duri d’orecchi ed hanno chiuso gli occhi, che talora non veggano con gli occhi e non odano con gli orecchi e non intendano col cuore e non si convertano, ed io non li guarisca” (Matteo 13:11-15)
Notate come Gesù fece una netta distinzione tra i suoi discepoli a cui era stato dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, e quelli di fuori a cui ciò non era stato dato. E Colui che aveva dato ai discepoli di Gesù di conoscere i misteri del regno dei cieli, era lo stesso che non aveva dato agli altri di conoscerli. Dipese da Dio dunque il ricevere la conoscenza dei misteri del regno dei cieli, e non dal destinatario di questa conoscenza, cioè dalla sua volontà o da un suo permesso dato a Dio. E che sia così è confermato da Giovanni che spiega in questa maniera la ragione per cui i Giudei non credettero in Gesù, e quindi non entrarono a far parte dei Suoi discepoli: “Perciò non potevano credere, per la ragione detta ancora da Isaia: Egli ha accecato gli occhi loro e ha indurato i loro cuori, affinché non veggano con gli occhi, e non intendano col cuore, e non si convertano, e io non li sani” (Giovanni 12:39-40). Ecco dunque, perchè quei Giudei non avevano creduto (e quindi non avevano conosciuto i misteri del regno dei cieli), perchè Dio aveva accecato i loro occhi e indurato i loro cuori affinché non si convertissero, in altre parole, perchè DIO NON DETTE LORO DI CREDERE, come invece diede di credere ai santi di Filippi, tra cui c’era Lidia.
E vorrei che notaste che come quando Dio dà a qualcuno di credere, c’è una sua azione ben precisa sulla volontà della persona, in quanto gli apre il cuore per renderla attenta alle cose che gli vengono predicate, così anche quando Dio non dà a qualcuno di credere c’è una sua azione per non farlo credere, in quanto gli indura il cuore. V’è forse per questo ingiustizia in Dio? Così non sia, perchè Paolo dice ai Romani: “Così dunque Egli fa misericordia a chi vuole, e indura chi vuole” (Romani 9:18).
Dunque, come nel caso di quei Giudei che non credettero, ciò avvenne perchè Dio operò un induramento sul loro cuore, che è la parte del proprio essere con cui si crede; così nel caso di Lidia che credette alle parole dell’apostolo Paolo, ciò avvenne perchè Dio operò l’apertura del suo cuore. E mentre nel primo caso, l’induramento fu operato da Dio perchè quelle persone non erano state elette a salvezza, nel caso di Lidia Dio le aprì il cuore perchè essa era stata eletta a salvezza. Mettiamo questo concetto in questa maniera: i Giudei non poterono credere perchè Dio indurì il loro cuore, mentre Lidia poté credere perchè Dio le aprì il cuore; i Giudei non credettero perchè non gli fu dato di credere, mentre Lidia credette perchè le fu dato di credere.
E in ambedue i casi, questo è avvenuto affinché si adempissero i disegni di Dio; nei confronti dei Giudei il disegno divino di farli intoppare nella Parola, secondo che è scritto: “Ed egli sarà un santuario, ma anche una pietra d’intoppo, un sasso d’inciampo per le due case d’Israele, un laccio e una rete per gli abitanti di Gerusalemme. Molti tra loro inciamperanno, cadranno, saranno infranti, rimarranno nel laccio, e saranno presi’ (Isaia 8:14-15); mentre nel caso di Lidia, come anche nel caso degli altri credenti di Filippi, quello di salvarli secondo che è scritto in relazione ai figli della Gerusalemme di sopra: “E salverò i tuoi figliuoli” (Isaia 49:25), in quanto sono tra coloro i cui nomi sono stati scritti nel libro della vita sin dalla fondazione del mondo.
E poi, se Dio non volgesse il cuore dell’uomo nella direzione da Lui decretata, forzandolo a sua insaputa a prendere quella direzione, senza quindi il permesso dell’uomo, come potrebbe la Scrittura affermare: “Il cuore del re, nella mano dell’Eterno, è come un corso d’acqua; egli lo volge dovunque gli piace” (Proverbi 21:1)? E come poteva Elia, dinnanzi ai figliuoli di Israele, chiamare Dio “quegli che converte il cuor loro” (1 Re 18:37)?
Vorrei concludere con la seguente riflessione. La storia della conversione di Lidia si conclude con la frase detta da Luca: “E ci fece forza” (Atti 16:15). Non credo che sia un caso che la si trovi proprio in questa storia, perchè poco prima era stato Dio a fare forza a Lidia, nel senso che aveva forzato la porta del suo cuore APRENDOLO affinché in lei entrasse il Re di gloria, mentre adesso lei, come segno di riconoscenza verso Colui che le aveva fatto forza per salvare l’anima sua, forzava i Suoi servitori affinché entrassero in casa sua e vi dimorassero.
Evidentemente Lidia aveva capito (e sentiva) di avere sperimentato il modo di agire di Dio nei confronti di coloro da Lui eletti a salvezza sin dal principio, che consiste nel fare loro forza per convertirli, secondo che è scritto: “Mi hai fatto forza, e mi hai vinto” (Geremia 20:7), e adesso anche lei volle fare forza sui servitori dell’Iddio altissimo che le avevano annunziato la via della salvezza affinchè essi avessero un luogo dove dimorare.
Chi invece ancora non capisce questo modo di agire di Dio sono coloro che nelle ADI affermano che Dio non forza nessuno e che la salvezza quindi dipende da chi vuole convertirsi. Essi sono ignoranti, nel senso che non conoscono le Scritture. E questa loro ignoranza li porta a fare affermazioni mendaci.
Fratelli, guardatevi da queste affermazioni mendaci delle ADI che fanno dell’uomo il fulcro attorno a cui gira tutto e da cui dipende tutto, e che detronizzano la volontà di Dio per metterci la volontà dell’uomo, e che in ultima analisi fanno dipendere la salvezza che abbiamo ricevuto da un nostro merito, e non totalmente dalla grazia di Dio; da una iniziativa umana, e non dall’iniziativa divina.
Queste affermazioni sono del lievito malvagio che fanno inorgoglire i credenti nel cospetto di Dio ed anche nel cospetto degli altri loro simili, perchè gli fanno credere che loro sono stati salvati perchè hanno avuto il merito di cercare Dio e di permettergli di aprire il loro cuore, merito che invece non hanno gli altri che non cercano Dio e non gli permettono di aprire il loro cuore, e quindi praticamente costoro non vengono salvati perchè non lo hanno meritato. In questa maniera hanno stravolto oltre che il pensiero di Dio anche il suo modo di agire, ma d’altronde loro sono abituati a manipolare il pensiero degli altri, e Dio non fa eccezione perchè anche Lui ‘è rimasto vittima delle loro manipolazioni’, perchè anche il suo pensiero è stato adattato al pensiero ADI!
L’Iddio di cui parla la Bibbia, che regna e salva coloro che Egli ha decretato di salvare senza avere ottenuto da loro alcun previo permesso di intervenire nella loro vita, non piace alle ADI, e quindi si sono inventate queste menzogne per renderlo un Dio che interviene nella vita delle persone solo quando queste glielo permettono, e quindi un Dio alle dipendenze dell’uomo, un Dio la cui volontà non è sovrana ma dipendente da quella dell’uomo. Questo è l’Iddio delle ADI, un Dio di cui l’immagine è stata stravolta, ed è ora un immagine frutto della manipolazione della verità che hanno compiuto i dirigenti di questa organizzazione.
Nessuno vi seduca con vani ragionamenti.

La grazia del Signore Gesù sia con voi

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://lanuovavia.org/giacintobutindaro/2010/12/27/la-grande-menzogna-delle-adi-e-luomo-che-permette-a-dio-di-salvarlo-e-non-dio-che-mette-in-grado-luomo-di-essere-salvato/

Roberto Bracco fu espulso dalle ADI perché ne denunciò il sistema verticistico e gerarchico…

PERCHE’ ROBERTO BRACCO FU ESPULSO DALLE ADI…
“…nel 1980 destò clamore la pubblicazione del libro “La verità vi farà liberi” in cui Bracco denunciava oltre che la perdita del fervore pentecostale anche l’atteggiamento verticistico e gerarchico dell’organizzazione ADI. La pubblicazione del libro comportò la immediata espulsione di Bracco dal movimento.”

CHI ERA ROBERTO BRACCO…
Roberto Bracco (1915-1983) , rivestì la carica di Segretario Generale delle Assemblee di Dio in Italia dal 1947, ed ha fondato e diretto l’Istituto Biblico Italiano (IBI), la scuola biblica delle ADI, ha fondato e diretto la rivista “Risveglio Pentecostale”, l’organo ufficiale delle ADI).
Lasciò gli incarichi direttivi nell’ADI nel 1960, fondando poco dopo l’Assemblea cristiana evangelica. Rientrò a fare parte del Consiglio generale delle Chiese ADI nel 1977, ma nel 1980 destò clamore la pubblicazione del libro “La verità vi farà liberi” in cui Bracco denunciava oltre che la perdita del fervore pentecostale anche l’atteggiamento verticistico e gerarchico dell’organizzazione ADI.
La pubblicazione del libro comportò la immediata espulsione di Bracco dal movimento.

Nel suo libro, Bracco affermava che l’organizzazione delle Assemblee di Dio in Italia avesse assunto un ruolo sempre più centralista e verticistico, dando al Consiglio generale delle Chiese e ai comitati di zona un potere che invece non aveva alle origini, rinnegando, secondo Bracco, le origini stesse del pentecostalismo e, addirittura, della stessa costituzione delle ADI, modificando la propria ecclesiologia che da congregazionalista divenuta sempre più di tipo presbiteriana.
Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Assemblee_di_Dio_in_Italia


“…Si hanno, così, dei fratelli posti legalmente al vertice con la facoltà di comandare ed altri fratelli rimasti in basso che hanno solamente il dovere di ubbidire. Ma tutto questo è in aperto contrasto con i principi stabiliti dal Signore e che tutti ben conosciamo (Matt. 20:25; Marco 10:12; Luca 22:25; 2 Cor.1:24: 1 Pietro 5:3)”.

LA VERITA’ VI FARA’ LIBERI
di Roberto Bracco


INTRODUZIONE

Il cristianesimo, dalla sua nascita non si è mai spento, non è mai tramontato; anche quando la corruzione e l’immoralità si sono allargate nel mondo religioso, la presenza della chiesa, della vera chiesa, ha diffuso luce fra le tenebre del peccato.

La chiesa è stata presente vittoriosa, anche se perseguitata, in tutti quei movimenti di risveglio che come tanti anelli di una catena hanno attraversato i secoli. Rigenerazione, santificazione, vita carismatica sono state sempre le esperienze di un popolo che si è chiamato ed è stato veramente cristiano.

Purtroppo però non c’è stato uno solo di questi risvegli che abbia saputo o potuto resistere ad una crisi che ha trasformato in una “composta denominazione” quello che era libera manifestazione dello Spirito. Quasi sempre l’infausta trasformazione è stata aiutata dall’organizzazione, che nel regolamentare e comprimere la vita della chiesa ha fatalmente soffocato e spento il fuoco dello Spirito.

La storia parla per esprimere un appello e più chiaramente parla la parola di Dio che ci dice: “Esaminiamo le nostre vie, scrutiamole, e torniamo all’Eterno” (Eccl. 3:40).

Le righe che seguono non si propongono altro fine oltre quello di un ritorno al fuoco della Pentecoste che è amore, santità, libertà, affinchè un movimento in crisi possa tornare ad essere “risveglio”. E mentre si propone questo fine vuole essere anche un esercizio del diritto di libertà ad esprimere un pensiero. Nella vita cristiana questo diritto deve essere riconosciuto ed esercitato in modo franco, sincero ed onesto.

Soltanto i governi oppressivi temono le analisi e le impediscono con la soppressione della libertà, ma nella chiesa cristiana questo fenomeno deve essere rifiutato e respinto, ed infatti in questo breve scritto viene ripetutamente citato il lavoro di un servo di Dio che ha saputo e potuto liberamente esprimere francamente le proprie considerazioni nel seno del movimento ove svolge il proprio ministero.

1.- LA SCRITTURA O LO STATUTO?

Un servitore di Dio, stimato ed amato, mi diceva, non molto tempo fa: – Se vogliamo salvare la nostra comunione spirituale e la nostra unità cristiana dobbiamo distruggere lo statuto”. Questa frase pronunciata con calma non aveva la più lieve sfumatura polemica o il più debole accento di furia distruttrice, era soltanto la sincera espressione di una riflessione prolungata e sofferta.

Non ho potuto fare a meno di riandare con la mia mente indietro nel tempo e ricordare l’affettuoso avvertimento di un altro servitore di Dio che in un convegno del 1950 sentendo parlare di organizzazione, statuti e regolamenti disse: Attenzione fratelli miei, perché tutte le strade conducono a Roma.

Infatti c’è una sola strada che non conduce all’autoritarismo, alla centralizzazione, al papato ed è la strada della Parola di Dio che è la strada della libertà cristiana.

Quando il risveglio pentecostale ha avuto il suo inizio, fra gli italiani negli Stati Uniti, ha trovato subito tutti concordi nel voler conservare gelosamente quella libertà che avevano trovato uscendo dalle diverse denominazioni protestanti o dalla chiesa di Roma.

Non possiamo meravigliarci di questo proposito, perché ogni “movimento di risveglio” è nato con questo programma, perché ogni movimento di risveglio è nato libero in Cristo. Potrei citare decine di testimonianze, ma mi limito a sceglierne due: una lontana di secoli, ed una vicinissima a noi.

Per la prima mi limito a citare le dichiarazioni di uno storico, che nello scrivere di un movimento “nato” evangelico e che poteva svilupparsi e vivere come quello ad esso contemporaneo di Valdo, e che invece fu purtroppo assorbito e strumentalizzato dalla curia romana dell’epoca e dalle epoche successive, così si esprimeva:

“Senza organizzazione, per evitare il pericolo di costringere lo Spirito entro aride formule, quei pazzi del Signore (come venivano chiamati) si ponevano umilmente al servizio altrui…

…presto la curia romana intervenne a moderare gli entusiasmi e ad irregimentare il moto entro schemi più precisi…Francesco cedette “con intima sofferenza” perché secondo lui il Vangelo doveva essere vissuto “sineglossa”, alla lettera…”.

Dopo la morte di Francesco e raccogliendo proprio una sua raccomandazione, ci furono molti che vollero tornare a vivere il risveglio originale: furono perseguitati ed uccisi, ma respirarono di nuovo l’aria pura della libertà anche se a prezzo di martirio.

Vengo alla testimonianza recente, quella ricordata da A. Biginelli nel libro “La chiesa e la sua autorità”. Ecco le parole dell’autore:

All’inizio del loro “risveglio” i “fratelli”, provenienti dalle Chiese Anglicana, Presbiteriana, Metodista ecc., si radunavano insieme nel nome del Signore nel Quale avevano creduto, compivano le loro attività spirituali ed offrivano la loro adorazione avendo come unico centro la Persona di Cristo e risolvendo tutti i loro problemi sulla base dell’unica autorità valida:

Quella della Parola di Dio.

Il risveglio pentecostale ha realizzata la medesima esperienza: nato libero era fermamente deciso a rimanere libero e la prova più chiara l’abbiamo dal fatto che quando è stato obbligato a dare conto della propria identità si è dichiarato “congregazioni cristiane inorganizzate; inorganizzate cioè autonome, libere, ma unite dai vincoli della grazia di Dio nella comunione cristiana.

Per molti anni questa condizione è rimasta inalterata e coloro che potevano essere considerati i padri spirituali, gli apostoli del movimento, sono stati rispettati ed ascoltati e le loro appassionate esortazioni a conservare la libertà cristiana non sono cadute nel vuoto.

Fra tanti voglio ricordare il fratello L. Francescon che può essere considerato “primizia” del risveglio pentecostale fra gli italiani negli Stati Uniti; questo generoso servo di Dio si è coraggiosamente battuto per la libertà insidiata dall’organizzazione; egli aveva sintetizzato il suo messaggio, intorno a questo soggetto, affermando di aver ricevuta luce da Dio. Ecco le sue parole:

COSTITUZIONE DELLA CHIESA DI DIO

Gesù è il Capo della Chiesa. Lo Spirito Santo è la legge per guidarla in ogni verità. La sua organizzazione è la carità di Dio nei cuori dei membri che la compongono – “Legame della perfezione”.

Dove questi Tre non governano, è satana che governa in forma d’uomo per sedurre il popolo di Dio con la sapienza umana.

Questa luce l’ho ricevuta dal Signore l’anno 1910. L.F.

E’ onesto precisare che Francescon non si opponeva alla designazione di fratelli che avessero potuto curare l’amministrazione dei beni strumentali delle singole comunità, ma respingeva decisamente il concetto di una organizzazione investita di autorità spirituale e strutturata gerarchicamente. Comunque anche la “funzione puramente amministrativa” doveva rappresentare, secondo il pensiero di Francescon non un “servizio imposto”, ma un “servizio liberamente scelto” dalle comunità che ne avessero voluto usufruire.

In parole estremamente semplici, si può dire che questo servitore di Dio escludeva categoricamente la costituzione di un “corpo” di amministratori investiti di autorità sopra i propri fratelli. Francescon paventava il verificarsi di un fenomeno ricorrente e che purtroppo ha turbato o addirittura spento molti movimenti di risveglio.

Ritorno a questo proposito al già citato lavoro di Biginelli che affronta il problema delle chiese dei fratelli, un risveglio spirituale precedente a quello pentecostale; così l’autore denuncia questo male:

Si hanno, così, dei fratelli posti legalmente al vertice con la facoltà di comandare ed altri fratelli rimasti in basso che hanno solamente il dovere di ubbidire. Ma tutto questo è in aperto contrasto con i principi stabiliti dal Signore e che tutti ben conosciamo (Matt. 20:25; Marco 10:12; Luca 22:25; 2 Cor. 1:24: 1 Pietro 5:3).

Questo grave pericolo incombente e questa deviazione in atto, sono insiti in una costante sempre più evidente burocratizzazione legalistica di molte attività spirituali, che svilisce quando non distrugge, il carattere squisitamente carismatico del nostro servizio spirituale e della nostra vita di relazione con Dio e con i fratelli.

Il Biginelli denuncia lo statuto e le degenerazioni prodottesi nelle chiese per averlo accettato e così scrive:

Introdotto nelle Assemblee per imposizione di un governo dittatoriale, subito per timore umano o per debolezza e miopia spirituale e affermatosi, per la mancanza di un vigoroso insegnamento scritturale e per l’assenza di una decisa difesa delle verità dottrinali, il principio della gerarchia umana nella Chiesa è diventato evidente e si è fatto acutamente sentire dal Consiglio dell’Ente Morale sia per l’autorità che gli conferisce lo statuto, e sia perché il suo Presidente non è più considerato un fratello come tutti gli altri, ma bensì una autorità ecclesiastica per cui gli si deve particolare rispetto per la sua posizione, gli si deve riconoscere degli speciali diritti per la carica che ricopre talchè, molte decisioni concernenti l’Opera nel suo insieme, per essere legalmente valide, dovrebbero avere il “nulla obstat” o il “placet” della sua autorità gerarchica conferitagli dallo Statuto.

Ma quello che si è verificato nelle chiese dei fratelli e in tanti altri movimenti di risveglio, purtroppo si è determinato anche nel movimento pentecostale. Dopo la seconda guerra mondiale, quasi a quarant’anni dalla nascita del movimento incominciano a manifestarsi chiari segni di insofferenza fra le chiese pentecostali italiane degli Stati Uniti.

Questo fenomeno nasce soprattutto dai confronti che da parte di molti vengono fatti oltre che con le chiese storiche, con le denominazioni protestanti, anche con diversi rami del movimento pentecostale indigeno che già si sono strutturati secondo vari schemi organizzativi.

Il ragionamento semplicistico dei sostenitori dell’organizzazione era questo:

Se tutte le denominazioni hanno un’organizzazione, se altri movimenti pentecostali hanno un’organizzazione perché non dovremmo averla anche noi? Il fr. L. Francescon s’impegna in una dura battaglia per tentare di ricordare a tutti che Dio ci ha liberato in Cristo e ci ha fatto uscire fuori dalle organizzazioni. Egli sostiene con forza il principio di una comunione fraterna priva di gerarchia istituzionale e quello non meno importante di una vita e di un servizio compiuti non sui binari di una regolamentazione legale, ma nella libertà e nella guida dello Spirito Santo.

I suoi avversari crescono di numero e di forza ed egli è costretto a ritirarsi dopo aver dato l’ultimo solenne avvertimento…

Purtroppo ho dovuto personalmente raccogliere la dichiarazione di uno di questi avversari, considerato fra i maggiori, che, trovandosi a Roma, mi disse testualmente:

Nel prossimo Convegno venga Francescon o S. Francesco, noi faremo quello che siamo intenzionati di fare cioè ci organizzeremo legalmente. (Sic)

A quel convegno Francescon non andò; aveva detto l’ultima parola nel precedente convegno e aveva “sentito” che quella parola non era stata ricevuta e quindi egli non aveva più responsabilità nei confronti di fratelli che “non avevano avuto orecchio”, per ascoltare il suo consiglio.

Sono andato lontano nel tempo e nello spazio, ma voglio ora tornare a quel servitore di Dio che con profonda mestizia esprimeva il suo punto di vista intorno ad una crisi che invano si cerca di nascondere con programmi clamorosi o con adunate oceaniche. Crisi dell’amore, crisi della libertà, crisi della vera santità e quindi, di conseguenza crisi della comunione sincera, della collaborazione pura, della fede genuina e semplice, del servizio disinteressato.

Non voglio e non posso attribuire tutto questo all’esistenza di uno statuto, benchè questo possa rappresentare un ostacolo alla ricerca e al rispetto della parola di Dio, ma non posso non fare osservare che sempre la storia ci dice che “crisi spirituale” ed “organizzazione” si presentano sempre assieme proprio quando un risveglio si avvia verso il suo tramonto, cioè verso la trasformazione in una denominazione da collocarsi silenziosamente nell’ambito delle tante già esistenti e che sono state prima altrettanti movimenti di risveglio.

Ma distruggere lo statuto vuol dire “scissione?” Il desiderio di quel servo di Dio, ricordato all’inizio di questo capitolo, era quello di provocare una divisione?

Assolutamente no, anzi distruggere lo statuto proprio per realizzare unità e comunione non mediante l’adesione ad una organizzazione, ma in virtù dei vincoli spirituali della grazia di Dio.

Prima dello statuto, prima dell’organizzazione, eravamo e vivevamo fratelli in semplicità e in purità perché Dio ci aveva fatto e ci ha fatto Suoi figliuoli e se oggi si alza una voce, questa vuole essere non sediziosa, ma sostenitrice di unità nella libertà e quindi unità non condizionata da etichette, da tesserini, da regolamenti, ma unità piena e libera nella gioia dello Spirito Santo.

2. – “DOVE CI TROVIAMO?”

I “Ricorsi storici” sono fenomeni che hanno spazio in ogni ambiente dinamico, cioè dove c’è il movimento, la vita e quindi non deve sorprenderci il fatto che i medesimi eventi, con sconcertante puntualità, si riproducono nel seno dei movimenti di risveglio che si susseguono lungo il corso della storia della chiesa.

Nel capitolo precedente ho ricordato due testimonianze, lontane fra loro di molti secoli, ma concordi nell’esprimere l’anelito di coloro che avevano ricevuto la conoscenza di quella verità che rende liberi; in questo voglio ricordare la mesta recriminazione di un servitore di Dio:

Siamo caduti molto in basso. Stiamo edificando sul terreno infido dell’organizzazione umana, sulla sabbia mobile di un legalismo giuridico che spesso è stato invocato per privarci della nostra LIBERTA’, del nostro DIRITTO, e della nostra RESPONSABILITA’ di esaminare, insieme ai nostri fratelli, i problemi comuni nello intento di risolverli sul fondamento dell’autorità assoluta della Parola di Dio (Luca 11:28).

Il tentativo di fare prevalere l’autorità legale dell’Ente Morale nelle responsabilità spirituali delle singole Assemblee, ci ha condotti, anche per la nostra colpevole acquiescenza od ignoranza delle verità, in un manifesto conflitto con l’autorità della Parola di Dio.

E’ sempre il Biginelli che nell’opera già ricordata si ferma ad analizzare la condizione di quelle tante comunità dei “fratelli” che nate libere ed autonome erano scivolate sul “terreno infido” dell’organizzazione fino alla centralizzazione e all’autoritarismo.

La trasformazione di un Ente Morale (nato soltanto come organo amministrativo di alcune proprietà immobiliari) in un “istituto” investito di potere e preposto al governo delle comunità e dei ministri in relazione alle attività spirituali, aveva deformato le caratteristiche del risveglio e ne aveva mortificato la libertà.

L’autore infatti nel ricordare il “principio” dell’autonomia delle chiese (e non della “chiesa”) dei fratelli lo difende alla luce della Parola di Dio.

L’autonomia della chiesa locale non è anarchia perché essa, pur non avendo un regolamento formato ed approvato dagli uomini, ha un codice unico e perfetto, valido per tutte le Chiese: la Parola di Dio! A questo codice tutti i credenti e tutte le Chiese devono inchinarsi ed “attenersi con fermo proponimento di cuore” (Atti 11:23).

Di fronte all’autonomia si erge, come un idolo, l’immagine delle istituzioni umane, sempre strutturate ed organizzate secondo principi gerarchici e regolamentazioni legali. I movimenti di risveglio, come il popolo d’Israele ai giorni di Samuele, finiscono sempre per cedere all’allettamento di un modello che si propone per essere imitato ed essi non si rendono conto, come scrive il Biginelli che:

Ma quando diverse chiese locali si eleggono un Comitato direttivo, una Tavola o un Sinodo, e di conseguenza, un moderatore, un presidente o un sovraintendente e cioè una persona o un gruppo di persone che riassumono e che rappresentano di fronte allo Stato, sia i loro beni materiali quanto le loro attività spirituali essi abdicano alla loro autonomia spirituale, o, con maggiore precisione, all’autorità del Signore nel loro seno.

E’ dunque chiaro che la Chiesa locale è indipendente ed autonoma da ogni autorità umana, perché tutte le Assemblee devono dipendere, essere sottomesse, ed ubbidire a Dio e alla Sua Parola.

L’autore non nasconde la propria amarezza perché è costretto a scrivere non di cose che possono avvenire, ma di cose che sono avvenute e che hanno rovinato l’esperienza spirituale di quelle comunità sorte in Italia nel secolo scorso e che hanno conosciuto un periodo fiorentissimo di vita cristiana e di servizio evangelistico.

Noi dobbiamo far tesoro delle riflessioni espresse dal Biginelli proprio perché apparteniamo ad un movimento di risveglio successivo a quello che spesso viene ricordato, particolarmente per alcuni fra i più attivi animatori: Guicciardini, Muller, Rossetti…

Dobbiamo temere il verificarsi di “eventi” che hanno posto in crisi coloro che ci hanno preceduti e compiere quanto è in nostro potere per scongiurarli o addirittura per capovolgerli, se già sono giunti a noi, come purtroppo è avvenuto.

Non è impossibile vincere la battaglia che deve essere combattuta per riacquistare la libertà, ma il combattimento deve essere affrontato con energia e senza perdere tempo ed infatti ancora una volta citando il Biginelli, possono essere ricordate le sue appassionate parole:

Se non ci liberiamo tempestivamente da questo lievito dell’autorità umana, che serpeggia nel seno delle Assemblee, si giungerà, attraverso l’inesorabile processo della lievitazione, ad un capo umano nelle Chiese di Cristo (dette Chiesa dei Fratelli) in contrasto con l’insegnamento della Parola di Dio.

L’autorità divina si è trasferita, dall’Iddio Santo e perfetto, all’uomo peccatore e manchevole; dalla Sacra Scrittura, tutta divinamente ispirata, alla fallace gerarchia della Chiesa e da questa, al capo che si trova al vertice della scala gerarchica.

Come s’introduce il “lievito” in un movimento di risveglio?

Ho ricordato quello che si è verificato nell’opera italiana degli Stati Uniti, ho anche accennato brevemente al sorgere del fenomeno in Italia, ma posso riprendere l’argomento per ricordare qualche particolare importante.

L’opera pentecostale in Italia è di poco posteriore a quella americana perché molto presto, coloro che avevano accettato la salvezza e realizzata l’esperienza del battesimo nello Spirito Santo, si sentirono spinti a recare il messaggio ai loro paesi d’origine, alla loro nazione; ma anche l’opera italiana, come quella negli Stati Uniti, rimase completamente estranea ad un programma organizzativo; le chiese erano autonome anche se unite da sincera e calda comunione spirituale.

Il primo incontro fra conduttori di chiese fu realizzato venti anni dopo la nascita del movimento in Italia e cioè nel 1928; a questo che aveva avuto una partecipazione piuttosto scarsa, ne seguì un secondo nell’anno successivo.

Non si parlò di organizzazione, anzi il principio dell’autonomia appariva cosa tanto ovvia da non aver bisogno di una qualsiasi difesa. Voglio d’altronde ricordare che quell’incontro, o se preferiamo quel convegno del 1929 aveva, come guida spirituale, quel fratello L. Francescon del quale già ho ricordato i principi di uguaglianza e di libertà.

Dopo quello del 1929 un successivo incontro, a carattere nazionale, fu realizzato nel 1945 in Sicilia; c’era stato un incontro anche l’anno precedente, ma erano mancati i fratelli del continente in conseguenza degli eventi bellici ancora presenti nel nostro paese.

In quel convegno del 1944 si parlò di organizzazione “amministrativa”, di coordinazione di programmi, di comitati provinciali o zonali e si abbozzò anche qualche iniziativa in queste direzioni, ma senza dare quel carattere o quel significato autoritario e accentratore proprio dell’organizzazione.

Comunque, nel convegno successivo anche queste iniziative furono in notevole parte contestate dagli stessi che l’avevano promosse l’anno precedente e che in pratica le avevano trovate non corrispondenti a quei principi di libertà cristiana ancora difesi nel movimento.

Ma nel convegno del 1945 che poteva essere considerato nazionale, per la prima volta fu posto all’ordine del giorno il problema dell’organizzazione; la proposta veniva da quella che era allora l’unica chiesa di Palermo, ma a questa proposta la reazione immediata fu tanto massiccia da indurre i proponenti a ritirarla senza che fosse messa in discussione.

I fratelli giunti dal continente furono fra i primi e fra i più decisi ad opporsi al progetto e a convegno concluso i più soddisfatti di aver contribuito con la loro partecipazione a scongiurare il “pericolo”.

Di fronte a questo fatto, appare almeno strano che soltanto alla distanza di un anno e cioè nel convegno tenutosi a Roma nel 1946 la proposta venga presentata di nuovo e non più da coloro che erano stati costretti a ritirarla, ma proprio da coloro che l’avevano respinta.

E se si tiene presente che quel Convegno fu presieduto dal fr. N. D. Gregorio, diacono di quella chiesa di Chicago guidata dal fr. L. Francescon, oppositore dichiarato dell’organizzazione, la cosa sembra tanto strana da apparire addirittura paradossale.

Tutto però può essere spiegato alla luce di due elementi; il movimento italiano aveva avuto, nel periodo fra i due convegni, contatti con fratellanze estere già organizzate e queste avevano esplicitamente consigliato di organizzarsi per poter affrontare, con il peso dell’organizzazione il problema della libertà religiosa.

Il secondo elemento può essere indicato nell’arrivo proprio durante il convegno del 1946 del fr. H. Ness, di Seattle che all’epoca era esponente non secondario delle Ass. of God degli Stati Uniti. Questo fratello, pastore di una grande comunità e direttore di una Scuola biblica fondata da lui stesso, era non soltanto assertore convinto dell’organizzazione, ma anche generoso e disinteressato consigliere per costituirla.

Il paradosso fu proprio accentuato dalla contemporanea presenza in quel convegno degli esponenti dell’inorganizzazione e dell’organizzazione e cioè dei fratelli Di Nicola e Ness; purtroppo la presenza e la parola del secondo prevalse su quella del primo e l’organizzazione incominciò la sua marcia.

E’ giusto ricordare, come dirò più chiaramente in seguito, che allora non c’era altro proposito all’infuori di quello di ottenere libertà di culto e si pensava che questo fine si sarebbe raggiunto meglio e più presto presentando alle autorità un corpo coordinato oltre che collegato in tutte le sue parti. Comunque la cosa si è messa in movimento ed è andata avanti per la sua strada…verso Roma.

Non ho voluto fare la storia o proporre la cronistoria dell’organizzazione dalla sua nascita; sarebbe stato necessario fornire particolari e forse dare interpretazioni. Mi sono limitato a ricordare alcune circostanze fondamentali che hanno dato l’avvio ad un fenomeno del quale non si erano certamente previste le conseguenze.

3. – “IL PARADOSSO SI ALLARGA”

L’organizzazione in movimento: giunge la richiesta concessione di affiliazione con l’organizzatissima Ass. of God degli Stati Uniti e con questa l’inizio di una pratica di riconoscimento. Un inizio forse malato d’ingenuità; sembrava che tutto potesse essere eseguito con estrema semplicità, assolvendo ad alcuni atti “puramente formali” e al solo fine di ottenere libertà per esercitare il servizio del Signore. Anche la compilazione di uno “statuto” appariva come una cosa affatto impegnativa ed infatti la stesura di questo fu affidata ad un fratello designato in sede di convegno.

Ma già dai primi contatti con il Ministero apparve chiaro che la pratica implicava impegni e responsabilità maggiori di quelli del nostro preventivo semplicistico. La pratica doveva essere affidata ad un legale e doveva essere questo a compilare uno statuto.

Non fu difficile trovare il legale perché indicato e consigliato dallo stesso funzionario del Ministero, ma fu anche facile constatare che questo legale per avviare la pratica doveva servirsi della stazione di partenza e dei binari delle organizzazioni già esistenti, cioè quelle delle denominazioni protestanti. Quindi lo “statuto” preparato dal legale s’ispirava e ricopiava in parte gli statuti delle diverse denominazioni dalle quali molti credenti pentecostali erano usciti.

Incominciava così quel processo che molti anni prima si era prodotto nella chiesa dei fratelli e che ha fatto scrivere ad A. Biginelli le amare parole che qui ricordo:

Ci troviamo di fronte ad un totale rovesciamento, e cioè di fronte all’organizzazione gerarchica ed all’autorità ecclesiastica, proprie della denominazione e che “i Fratelli”, nel loro risveglio, avevano abbandonate e combattute costituendo delle Assemblee libere da ogni vincolo umano perché fossero solamente vincolate al Signore ed alla Sua Parola.

Tale principio, inseritosi nello Statuto dell’Ente Morale in circostanze eccezionali e, certamente, anche per mancanza di fedeltà e di discernimento spirituale, oltre a non avere nessun fondamento nella Parola di Dio, priva i credenti della completa libertà dello Spirito e limita la loro dipendenza da Dio e dalla Sua Parola. Infatti, i credenti del Risveglio “dei Fratelli” nazionale od internazionale, come le altre Chiese dalle quali erano usciti per liberarsi dall’autorità umana e perché appunto credevano ed insegnavano che la vera Chiesa, la Chiesa di Cristo, è là OVUNQUE (Matt. 18:20) i nati di nuovo si radunano insieme nel Suo nome per pregare, per rompere il pane e bere il calice in rammemorazione di Lui, per adorarLo in Ispirito e verità e per esercitare il ministerio dei doni spirituali nell’attesa del Suo ritorno, nella piena libertà dello Spirito.

Ma la mancanza di “discernimento spirituale” di cui fa cenno Biginelli, sembra essere purtroppo una caratteristica sempre presente in un movimento di risveglio che inizia la parabola discendente.

Bisogna ricordare però che sarebbe stato necessario individuare non grosse, ma “piccole volpi”, e non in riferimento a persone, che forse all’epoca erano ancora tutte in buona fede, ma in riferimento ad elementi e circostanze. Infatti allora non si parlava di avere un “presidente” che avesse autorità anche spirituale sopra le chiese o sopra i fedeli o di avere “organismi” che potessero avere il potere e la pretesa di comandare, meno ancora si parlava di avere un “regolamento” totalmente estraneo o addirittura in conflitto con gli insegnamenti della Scrittura. Anzi le più convinte e calde assicurazioni venivano dati agli esitanti ( e forse ai pochi ancora pienamente illuminati): “Saremo sempre fratelli” “Uniti dall’amore e perfettamente uguali”, “La Bibbia sarà sempre lo Statuto delle chiese”, “Vivremo sempre nella libertà dello Spirito”. Assicurazioni e promesse che sono state sbriciolate dal tempo e soffocate dagli eventi.

Ma in quei giorni quasi tutti credevano a queste assicurazioni e coloro che le esprimevano e coloro che le ricevevano; in fondo si trattava semplicemente di formalizzare una domanda per avere “libertà di culto” cioè per neutralizzare, finalmente, quelle misure e quelle circolari che avevano scatenata la persecuzione all’epoca del regime fascista e che avevano ostacolato tanto l’attività edificativa, quanto quella evangelistica delle chiese. Non si pensava e non si parlava di “Ente Morale”, ma soltanto di ottenere quanto esplicitamente accordato dalla costituzione e che probabilmente avremmo avuto senza far domande.

Non c’erano ancora beni immobili da tutelare o istituzioni da proteggere, ma c’era un grande e forse esagerato desiderio di essere legalmente liberi (spiritualmente il cristiano è libero anche nella persecuzione) di svolgere tutta l’attività cultuale e ministeriale.

La semplicità, o l’ignoranza, erano ancora tanto determinanti da far accettare ad “occhi chiusi” lo statuto compilato dal legale. A coloro che ne chiedevano la lettura ed eventualmente la discussione fu data assicurazione che si trattava di un “documento” necessario soltanto per corredare la domanda, ma non “impegnativo” per noi che avevamo uno statuto superiore: la Parola di Dio.

Molti anni dopo invece quello statuto è stato letto, esaminato, discusso ed approvato, ma questo è avvenuto quando ormai l’organizzazione aveva assunto il controllo del movimento, delle chiese e condizionato anche il modo di “pensare” dei ministri.

Quanto sarebbero state opportune le parole di Biginelli in quel lontano passato:

La vera comunione fraterna e l’unità dello Spirito, consistono e si mantengono nell’accettazione, da parte di tutti i credenti, della “sola Scrittura” e della sua autorità tanto nella nostra vita personale quanto nella vita collettiva delle singole chiese. La comunione fraterna e l’unità dello Spirito sono turbate, quando subentra, nei rapporti spirituali, sostituendosi a quella divina, l’autorità umana.

La “sola Scrittura” l’affermazione solenne che ha dato un fondamento alla riforma, dovrebbe rimanere il principio irrinunciabile di ogni movimento di risveglio. Purtroppo sembra difficile resistere alla tentazione di imitare i modelli proposti dal “presente secolo” e come gli israeliti lottarono per avere un “re”, un re come lo avevano altre nazioni, così i movimenti nati liberi e guidati da Dio, arrivano a volere ed accettare forme di governo che finiscono per escludere la signoria di Dio; torno ancora una volta a quanto scriveva Biginelli:

Dal momento in cui la nostra autorità è Dio e la Sua Parola, noi dipendiamo unicamente da Lui e se desideriamo esercitare il nostro servizio del ministero nell’opera del Signore nella piena libertà e nella guida dello Spirito, non possiamo e non dobbiamo accettare altre signorie e né sottometterci ad altre autorità. (Eccl. 8:9).

Non si deve tollerare, nella vita e nel servizio delle chiese locali, l’intromissione di altra autorità che non sia quella delle Sacre Scritture e del Signore Gesù Cristo, perché tale intrusione sacrificherebbe sul Moloc dell’autorità umana, la gloriosa libertà dello Spirito di operare con pienezza nelle membra del corpo di Cristo.

Rifiuto dell’organizzazione e dell’autorità gerarchica non vuol dire rifiuto dell’ordine e del ministero. Un servo di Dio ha detto che la chiesa non è un’organizzazione, ma un organismo e noi tutti sappiamo che quando un organismo è sano presenta il più perfetto quadro di ordine e di armonia; lo Spirito Santo coordina, unisce, muove tutto e tutti ed anche quelle circostanze di carattere locale, nazionale, internazionale, che sono considerate di “emergenza” possono essere perfettamente affrontate e cristianamente vissute nella guida e nella potenza di Dio.

Non è vero che siano necessari comitati permanenti ed istituzioni legalizzate; nella chiesa apostolica sorgevano problemi assistenziali, disciplinari, dottrinali, sociali e tutti trovavano una perfetta soluzione mediante le risorse dello Spirito Santo. Atti 6:3, 11:29-30, 13:3-4, 15:2, 1 Cor. 16:1-4; 2 Cor. 8:4.

Il ministero è e deve essere onorato tanto nella comunità locale, quanto nell’esercizio della comunione e della collaborazione, ma quando ci riferiamo al ministero dobbiamo riferirci ad una qualifica data da Dio e non ad un titolo ottenuto mediante un suffragio che non raramente è il risultato di una votazione elettorale abilmente manovrata. Quando aggiungiamo titoli e qualifiche a quelle definizioni carismatiche date dalla Scrittura, noi oltrepassiamo il limite entro il quale siamo chiamati a vivere la nostra esperienza cristiana e possiamo soltanto contribuire all’affermazione e all’esaltazione della personalità umana.

Anche su questo elemento si può raccogliere una triste considerazione di Biginelli che anzi si limita a parlare degli “anziani” la cui qualifica è scritturalmente esatta, ma che purtroppo in una struttura organizzativa anche queste qualifiche possono andare incontro alle più perverse degenerazioni:

In sostanza, la stima, il rispetto e l’ubbidienza non sono dovuti alla carica di anziano (alla quale molti fratelli ci tengono e sovente la usurpano), ma alle qualità spirituali che egli possiede (così rare oggi) e che dimostra nell’esercizio fedele e zelante delle sue funzioni nella Chiesa.

E’ evidente che una funzione esercitata senza le qualità richieste dalla Parola di Dio è un’intrusione illecita e dannosa, un’irrisione alla verità ed un impedimento alla edificazione del corpo di Cristo e perciò non può e non deve essere riconosciuta e tanto meno accolta.

Di queste degenerazioni forse la peggiore è rappresentata dall’autoritarismo, ed il Biginelli lo denuncia alla luce di un passo della Scrittura:

Di questo tipo di anziani, Diotrefe, ne è l’esempio più noto. Infatti, nella terza epistola di Giovanni vv. 9-10 leggiamo che egli “procacciava il primato”, mentre il Signore Gesù aveva detto: “Voi tutti siete fratelli” (Matt. 23:28) e, più tardi, Pietro avrebbe scritto: “…non come signoreggiando quelli che vi sono toccati in sorte, ma essendo gli esempi del gregge” ( 1 Piet. 5:3). Poi, “non riceveva i fratelli”, agendo proprio all’opposto di quanto scriveva Paolo:

“Quanto a colui che è debole nella fede, accoglietelo ma non per discutere opinioni” (Rom. 14:14). E finalmente “cianciava di male parole…impediva coloro che volevano riceverli e li cacciava fuori dalla Chiesa”.

Il “paradosso si allarga”; da quello iniziale costituito dall’incontro in uno stesso convegno dei rappresentanti di due opposte tendenze, sono arrivato a parlare delle conclusioni infauste che si sono avute mentre si continuava e si continua a dire: “Siamo tutti liberi”. “Siamo tutti uguali”. “Fra noi non esistono gerarchie”.

Credo che sia superfluo ricostruire minuziosamente la storia di quel che si è verificato; oltretutto si corre il rischio di dimenticare qualche particolare o di dare interpretazioni personali a qualche dettaglio anche importante. La sola cosa che si deve dire è questa: – Il movimento pentecostale, da uno stato di libertà realizzato nell’autonomia delle chiese, è giunto ad una condizione di legalismo condizionante ad opera della propria organizzazione.

Naturalmente non tutti si accorgono di questo stato di cose e non perché manchi conoscenza o discernimento, ma perché non tutti sono impegnati in attività che possono essere in conflitto con le regolamentazioni o le norme statutarie, o perché non tutti rappresentano un ostacolo vero o immaginario del “potere”.

Se mi è permesso un esempio posso ricordare che anche sotto i regimi totalitari e dittatoriali non tutti si accorgono delle limitazioni imposte alla libertà perché ci sono un numero notevole di persone che possono agevolmente vivere la loro vita entro i confini anche ristretti delle leggi e questo perché la loro vita non ha esigenze superiori a quelle dello spazio che viene loro concesso.

Nessuna meraviglia quindi se s’incontrano individui che non comprendono perché si alza la voce per denunciare l’oppressione, e se l’oppressione è sconfitta, nessuna meraviglia se si incontrano coloro che vengono definiti “nostalgici”. Noi vogliamo e dobbiamo avere una sola nostalgia: quella per le cose sante; per la libertà, per la verità, per la semplicità già in parte compromesse.

Torniamo alla Pentecoste dell’Alto Solaio, delle camerette segrete, della vera separazione dal mondo, dal vero, puro amore fraterno realizzato e vissuto nell’uguaglianza. Torniamo ad un servizio attivo, disinteressato, privo di pretese accademiche e di artificiosità scolastiche, ma ricco di calore e di esperienze; si, torniamo a Dio e così distruggeremo ogni pernicioso paradosso presente in mezzo al popolo di Dio.

4. – UNA VITTORIA

Forse proprio l’opera di Biginelli ripetutamente ricordata ha contribuito a far conseguire una vittoria, diciamo pure una liberazione alle chiese dei fratelli. Finalmente lo statuto che sanzionava il centralismo, che limitava la libertà, è stato annullato.

In data 14 maggio 1980 il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Interno (Rognoni) ha approvato il nuovo Statuto. Quindi non uno statuto semplicemente modificato, ma un “nuovo statuto” che ha un carattere esclusivamente amministrativo.

Per avere un’idea del radicale cambiamento posso fare degli esempi; nel nuovo statuto non esistono più articoli come questi:

Art. 3:

a) L’Ente Morale è l’organo giuridico responsabile di tutte le comunità e che le rappresenta anche nelle loro attività spirituali.

Art 16:

b) L’Ente Morale nomina i ministri di culto ed è responsabile delle loro attività.

Il nuovo Statuto quindi limita l’attività dell’Ente alla gestione dei beni immobili, senza escludere però che le chiese stesse possano avere il possesso diretto di questi beni. L’Ente Morale diviene quindi praticamente un “servizio amministrativo” del quale tutti possono “liberamente” godere senza essere però condizionati nell’esercizio della vita comunitaria, e senza neanche essere obbligati ad accettarne il servizio amministrativo. Qualcuno potrà dire che la vittoria sarebbe stata completa se si fosse addirittura sciolto l’Ente e ripudiato definitivamente lo statuto, ogni statuto, ma dobbiamo sinceramente ammettere che quando la nostra libertà cristiana ed il rispetto completo della Parola di Dio non subiscono attentati, possiamo anche tollerare (farne a meno forse sarebbe meglio) quelle costituzioni suggerite dagli ordinamenti giuridici del paese.

Spesso quando si affronta l’argomento delle leggi si pensa a Paolo e si parla di Paolo cioè del “cittadino romano” che in varie circostanze si è appellato alla “legge”. Frequentemente però il riferimento all’apostolo è se non proprio strumentale, almeno equivoco; Paolo non ha mai cercato di introdurre un metodo legalista nella vita cristiana o nelle chiese. Non dobbiamo poi creare confusione non distinguendo fra l’osservanza di quelle leggi che c’impegnano esclusivamente nella nostra vita sociale e quelle leggi che ci vincolano direttamente alla parola di Dio. Infatti io sono convinto che se Paolo avesse dovuto scrivere oggi quello che ieri scrisse ai credenti della Galazia, avrebbe usato parole diverse, forse parole come queste:

V.

1) Cristo ci ha affrancati perché fossimo liberi; state dunque saldi, e non vi lasciate di nuovo porre sotto il giogo della servitù!

2) Ecco io vi dichiaro che se vi fate sottomettere ad uno statuto o ad un regolamento, Cristo non vi gioverà nulla.

3) E da capo protesto ad ogni uomo che accetta uno Statuto o un Regolamento che egli è obbligato ad osservare questi.

4) Voi che volete essere allineati mediante il Regolamento e lo Statuto, avete rinunciato a Cristo, siete lontani dalla Sua Parola.

VI.

12) Tutti coloro che vogliono fare bella figura nella carne, vi costringono ad accettare lo Statuto e il Regolamento e ciò al solo fine di non essere perseguitati per la croce di Cristo.

13) Poiché neppure quelli stessi che vi propongono lo Statuto osservano gli articoli di esso; ma vogliono che accettiate lo Statuto per potersi gloriare del numero.

No! non vuole essere un audace rifacimento del testo paolino, ma piuttosto una rispettosa interpretazione del suo pensiero applicato ad una situazione reale. D’altronde quel capitolo 5 dell’epistola ai Galati al quale mi riferisco è estremamente chiaro ed anzi ci dice che se non è lecito ad un cristiano cercare giustizia e giustificazione nella Legge (con la lettera maiuscola) quanto meno deve sentirsi impegnato a cercarla in un Regolamento alienante dalla libertà e addirittura dalla dipendenza da Dio.

Paolo non è schiavo degli uomini, è schiavo di Gesù Cristo anzi un volontario di Gesù Cristo e nello stesso modo che rivendica il diritto ad esercitare il ministero senza limitazioni (1 Cor. 9:1-6), così rivendica quello di liberamente soffrire con gioia per il nome di Gesù Cristo. Atti 21:13.

Egli non accetta, non può accettare tutori o procuratori, meno ancora è disposto a vendere l’acquistata libertà ad un “nuovo sinedrio”; è stato redento e quindi strappato dal sinedrio di Gerusalemme e non vuole conoscerne un altro anche se questo potrebbe presentarsi con il più allettante dei nomi e la più suggestiva delle forme.

Le lettere dell’apostolo non trascurano mai il tema della libertà, egli lo sviluppa in tutte le articolazioni: libertà dal peccato, dalle tradizioni, dalla paura, dall’errore e con grande enfasi: libertà dal legalismo il che vuol dire libertà dall’organizzazione, dalle gerarchie, dai regolamenti.

Mai l’apostolo avrebbe accettato uno statuto da aggiungersi all’Evangelo di Gesù Cristo; egli lo avrebbe visto come un altro Vangelo, quindi come un tentativo di coprire ed oscurare la Parola di Dio. Nell’esprimersi così non mi riferisco alla parola scritta, ma alla parola di Dio interamente ricevuta e interamente custodita dalla chiesa apostolica (Atti 2:42).

Paolo è l’espressione sana del pensiero e del sentimento della chiesa che vive nella libertà dello Spirito. Ogni movimento di risveglio infatti è nato libero, privo di ogni forma organizzativa, ed anzi animato dal proposito di non voler imitare le associazioni e le istituzioni umane sempre strutturate gerarchicamente e statutariamente.

Quindi se parliamo di Paolo dobbiamo saperlo “vedere” ed “ascoltare” perché da lui ci viene un solo messaggio; quello che ci esorta a conservare e riacquistare la libertà.

Biginelli scriveva: Siamo caduti molto in basso…; la sua parola si è unita a quella di altri che hanno detto la medesima cosa; quel suono si è dilatato, è diventato tuono e finalmente il tuono, terremoto che ha fatto crollare le strutture di un autoritarismo centralizzato che mortificava le chiese e questa è stata una vittoria che sinceramente guardiamo ed auspichiamo come inizio di un nuovo risveglio. Ma alle parole del Biginelli: “siamo caduti in basso…”; domandiamoci: e noi, dove ci troviamo?

Tergiamo il pianto sterile e soffochiamo le recriminazioni inutili, ma alziamo alta la voce per dire anche a coloro che si mettono al riparo delle loro posizioni e dei loro titoli altisonanti:

Torniamo all’Eterno!

Non riconosciamo i vostri titoli e non ci sottomettiamo alle vostre pretese autoritarie: vogliamo essere liberi; liberi di onorare Dio e fare non la nostra, non la VOSTRA, ma la Sua volontà.

I suffragi che avete ricevuti non annullano il fatto che avete preteso assumere un ruolo che non vi è stato conferito da Dio e che è totalmente estraneo all’insegnamento della Scrittura. Perciò rifiutiamo le vostre direttive, perché vogliamo seguire soltanto quelle di Dio. Vogliamo esaltare la comunione, incrementare la collaborazione, onorare il ministero, ma solo e sempre nell’esercizio della libertà cristiana e, soprattutto nella realizzazione di quel puro amore fraterno che ci ha fatto figliuoli di Dio e quindi uguali per vivere sotto la suprema Autorità di Dio nella guida dello Spirito Santo! Amen!

Quando saremo capaci di alzare la voce ed esprimere queste decisioni; soprattutto quando saremo capaci di attuare questi principi, con quel coraggio che deve venirci dalla consapevolezza di essere liberi figliuoli di Dio, potremo anche noi affermare che una battaglia è stata vinta per il bene del popolo cristiano e, soprattutto, alla gloria di Dio.

LA CHIESA

E’ stato osservato che quando il Nuovo Testamento parla di chiesa si riferisce quasi sempre (cioè 100 volte su 110) alla chiesa “locale” che può essere anche una piccola chiesa (Mt. 18:20) e che può raccogliersi forse in una casa. (Rom. 16:5). E’ stato anche detto che la Scrittura parla di ogni singola comunità locale come del “Corpo di Cristo” in quel luogo e per quell’epoca. Non dobbiamo quindi avere il concetto che la comunità di una città rappresenti l’occhio e quella di un’altra città l’orecchio… e così di seguito, anzi dobbiamo credere che ogni comunità rappresenta dove si trova, il corpo di Cristo. (1 Cor. 12:27).

Ogni chiesa locale, quindi è autonoma ed anche se ha comunione e rapporti di collaborazione con altre comunità, riconosce un solo “capo” e questo capo è Cristo.

Nessun “corpo” può avere pretese di superiorità sopra gli altri e nessuna “autorità” ha il diritto di esercitare “potere” sopra le comunità. Cristo è il capo di ogni comunità ed Egli guida ed edifica mediante l’opera del ministero, per la luce della Parola, per la guida dello Spirito. Se vogliamo tracciare un rapido schema scritturale della chiesa, possiamo articolarlo come segue:

1) La chiesa cristiana di ogni secolo e di ogni luogo ha un solo capo: Gesù Cristo. Ef. 5:23.

2) La “chiesa” è costituita dai “primogeniti scritti nei cieli” e dai “giusti resi perfetti”. Ebrei 12:22-23.

3) Ed è perfezionata ed edificata mediante l’opera del ministero assolto dagli operai suscitati e dati da Cristo. Efesi 4:11.

4) La chiesa di ogni luogo e di ogni epoca è stata chiamata ad essere la luce del mondo e ad evangelizzare i popoli nella potenza dello Spirito Santo. Mt. 5:14 – Atti 1:8.

5) La chiesa è costituita nella sua struttura terrena dalle chiese locali. Apoc. 1:4.

6) Ogni chiesa locale ha Cristo, quale capo supremo. Apoc. 2:1.

7) In ogni chiesa c’è perfetta uguaglianza fra tutti i membri che la compongono. Mt. 23:8.

8) Ogni chiesa viene perfezionata ed edificata a mezzo del servizio suscitato da Dio ed esercitato in umiltà. Matt. 20:26.

9) Ogni chiesa è assolutamente autonoma e libera di amministrarsi in relazione alla propria vita ed esperienza. Atti 14:26.

10) Le “chiese” hanno un rapporto ugualitario di comunione mediante i vincoli dell’amore ed i rapporti spirituali di libera collaborazione sul piano di una vera e profonda identità dottrinale e morale. Col. 4:16.

11) Le chiese non sono sottoposte a nessun potere centrale e non accettano strutture gerarchiche che volessero sovrapporsi alla propria autonomia e libertà. Atti 11:1-3.

12) Ogni chiesa è libera di:

a) Programmare la propria attività. Atti 13:1-3

b) Avere le proprie missioni e le proprie pubblicazioni Fil. 4:15.

c) Sovvenzionare i propri operai cristiani Gal. 6:6.

d) Partecipare liberamente a programmi collettivi 1 Cor. 16:1.

e) Accettare ministri ed avere rapporti di comunione e collaborazione con altre chiese, prescindendo da considerazioni denominazionali od organizzative, ma non da quelle dottrinali e morali Col. 4:16 – Mc. 9:38-39.

f) Possedere i propri locali 1 Cor. 16:19 – Col. 4:15

g) Riconoscere i propri ministri, anziani e diaconi e conservare il governo della comunità secondo i principi stabiliti dalla Parola di Dio ed in rapporto ad esigenze locali 1Tess. 5:12 – Fil. 1:1

13) Ogni chiesa nel rifiutare “organi”, “titoli” e “qualifiche” estranei all’insegnamento della dottrina cristiana non fa altro che riaffermare la validità dei “ministeri” conferiti da Dio e quindi la “disponibilità” ad accettare liberamente l’offerta di collaborazione edificativa che può essere data e ricevuta. Rom. 1:11-12

14) Ogni chiesa deve sentirsi impegnata per difendere quella libertà cristiana che deriva dalla verità. Gal. 5:1

Tratto dal sito: http://www.chiesadiroma.it/RBracco/Libri_varie/laveritaliberi.htm

Leggi o scarica la Confutazione dello Statuto e del Regolamento interno delle Assemblee di Dio in Italia (ADI) in pdf del fratello Giacinto Butindaro a questo link: http://www.lanuovavia.org/confutazione-statuto-adi.pdf

Nicola Iannazzo