Siate benigni e misericordiosi

‘Non dire: ‘Come ha fatto a me così farò a lui; renderò a costui secondo l’opera sua’.’ (Proverbi 24:29) Gesù disse : ‘Amate i vostri nemici; fate del bene a quelli che v’odiano; benedite quelli che vi maledicono, pregate per quelli che v’oltraggiano. A chi ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra; e a chi ti toglie il mantello non impedire di prenderti anche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede; e a chi ti toglie il tuo, non glielo ridomandare. E come volete che gli uomini facciano a voi, fate voi pure a loro. E se amate quelli che vi amano, qual grazia ve ne viene? Poiché anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a quelli che vi fanno del bene, qual grazia ve ne viene? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a quelli dai quali sperate ricevere, qual grazia ne avete? Anche i peccatori prestano ai peccatori per riceverne altrettanto. Ma amate i vostri nemici, e fate del bene e prestate senza sperarne alcun che, e il vostro premio sarà grande e sarete figliuoli dell’Altissimo; poich’Egli è benigno verso gl’ingrati e malvagi. Siate misericordiosi com’è misericordioso il Padre vostro.’ (Luca 6:27-36)

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Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano

dirk-willems‘Amate i vostri nemici e benedite quelli che vi maledicono’ (cfr. Luca 6:27-28)

Dirk Willems, o Willemsz (Asperen, … – 16 maggio 1569)

Anabattista olandese, fuggito dalla prigione dove si trovava in quanto eretico, Dirk Willems non esitò a rinunciare alla sua fuga per salvare il suo inseguitore, un gendarme che stava affogando mentre attraversava un fiume ghiacciato. Egli fu così catturato e martirizzato sul rogo il 16 maggio 1569.

Tratto da : https://it.wikipedia.org/wiki/Dirk_Willems


Fratelli e sorelle nel Signore, Gesù ha detto : ‘Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano.’ (Matteo 5:44) Ubbidiamogli dunque, amate e benedite coloro che vi perseguitano e maledicono; e pregate Iddio affinchè li salvi.

Salvatore Larizza

E’ egli lecito pregare, invocare e lodare lo Spirito Santo?

Gesù un giorno disse ai suoi discepoli queste parole :  ‘E chi è quel padre tra voi che, se il figliuolo gli chiede un pane, gli dia una pietra? O se gli chiede un pesce, gli dia invece una serpe? Oppure anche se gli chiede un uovo, gli dia uno scorpione? Se voi dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figliuoli, quanto più il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo domandano!’ (Luca 11:11-13)

Quindi da queste parole si evince che si deve domandare o chiedere al Padre di  donarci lo Spirito Santo. Gesù non disse :  ‘Chiedete allo Spirito Santo che venga su voi ed Egli verrà’ oppure ‘Lo Spirito Santo verrà sopra tutti coloro che Lo invocano’.

E prima che fosse arrestato e dato in man di Pilato gli disse pure : ‘E io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Consolatore, perché stia con voi in perpetuo, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi.’ (Giovanni 14:16-17)

Ancora una volta Gesù fa ben capire che Egli avrebbe pregato il Padre, affinchè i santi ricevessero lo Spirito della verità. Gesù non disse : ‘Io pregherò lo Spirito Santo ed Egli verrà su voi’.

Quindi quantunque Gesù fosse ripieno dello Spirito Santo (cfr. Luca 4:1), fù unto di Spirito Santo (cfr. Luca 3:22), fù mosso,  condotto e sospinto dallo Spirito Santo (cfr. Luca 2:27; Matteo 4:1; Marco 1:12), giubilò per lo Spirito Santo (cfr. Luca 10:21), per l’aiuto dello Spirito di Dio cacciava i demoni (cfr. Matteo 12:28) e quindi lo Spirito Santo era su lui (cfr. Matteo 12:18; Luca 4:18); eppure Egli non invocò MAI né lodò MAI lo Spirito Santo, né rivolse a Lui nessun tipo di supplicazione o ringraziamento e né indusse MAI i suoi a farlo. E lo stesso fecero gli apostoli in quanto erano imitatori di Cristo Gesù. Anche noi dunque fratelli, onde per loro mezzo impariamo a praticare il ‘non oltre quel che è scritto’, faremo bene a seguire il loro esempio : Imitiamoli.

Salvatore Larizza

Il velo: un comandamento con un’applicazione permanente e universale

Oggi, molti pastori affermano che quello sul velo, dato dall’apostolo Paolo, era solo un consiglio con una applicazione locale e temporanea.

Vediamo quindi cosa dice Paolo ai Corinzi per vedere se le cose stanno come dicono costoro. “Ma io voglio che sappiate che il capo d’ogni uomo è Cristo, che il capo della donna è l’uomo, e che il capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza a capo coperto, fa disonore al suo capo; ma ogni donna che prega o profetizza senz’avere il capo coperto da un velo, fa disonore al suo capo, perché è lo stesso che se fosse rasa. Perché se la donna non si mette il velo, si faccia anche tagliare i capelli! Ma se è cosa vergognosa per una donna il farsi tagliare i capelli o radere il capo, si metta un velo. Poiché, quanto all’uomo, egli non deve velarsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell’uomo; perché l’uomo non viene dalla donna, ma la donna dall’uomo; e l’uomo non fu creato a motivo della donna, ma la donna a motivo dell’uomo. Perciò la donna deve, a motivo degli angeli, aver sul capo un segno dell’autorità da cui dipende. D’altronde, nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo senza la donna. Poiché, siccome la donna viene dall’uomo, così anche l’uomo esiste per mezzo della donna, e ogni cosa è da Dio. Giudicatene voi stessi: E’ egli conveniente che una donna preghi Iddio senz’esser velata? La natura stessa non v’insegna ella che se l’uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore? Mentre se una donna porta la chioma, ciò è per lei un onore; perché la chioma le è data a guisa di velo. Se poi ad alcuno piace d’esser contenzioso, noi non abbiamo tale usanza; e neppur le chiese di Dio” (1 Cor. 11:3-16).
Come potete vedere, la prima cosa che emerge in maniera evidente leggendo le parole di Paolo sul velo è che esse non sono un consiglio. Paolo dice infatti: “La donna deve, a motivo degli angeli, aver sul capo un segno dell’autorità da cui dipende”. Quel “deve” non suggerisce affatto l’idea del consiglio. Paolo da un consiglio quando dice sempre ai Corinzi: “E qui vi do un consiglio; il che conviene a voi i quali fin dall’anno passato avete per i primi cominciato non solo a fare ma anche a volere: Portate ora a compimento anche il fare; onde, come ci fu la prontezza del volere, così ci sia anche il compiere secondo i vostri mezzi” (2 Cor. 8:10-11), ma certamente non quando parla del velo.

La seconda cosa che emerge in maniera evidente è che le sue parole sul velo non avevano un’applicazione locale e temporanea. Infatti, si legge nelle parole di Paolo che la donna deve avere sul capo un segno dell’autorità da cui dipende, cioè il velo, “a motivo degli angeli”. Ora, diciamo noi, gli angeli di Dio osservavano solo i santi di Corinto, o osservavano anche quelli di Efeso, o quelli di Tessalonica, e di tutti gli altri posti di quel tempo? Riteniamo che la risposta sia che gli angeli osservavano tutti i santi dovunque essi si trovassero. Per cui il velo le sorelle se lo dovevano mettere quando pregavano o quando profetizzavano anche a Efeso, Tessalonica, e in tutti gli altri posti, perché anche negli altri posti dovevano mostrare agli angeli di Dio un segno dell’autorità da cui dipendevano. E che sia così è confermato dal fatto che Paolo dice a riguardo del velo che le chiese di Dio (quindi non solo quella di Corinto) non avevano l’usanza di far pregare la donna a capo scoperto. Ma c’è un’altra domanda che vogliamo fare: gli angeli di Dio con la morte di Paolo o degli altri apostoli, hanno smesso di osservare le chiese di Dio? La risposta è no, dunque la donna deve ancora velarsi il capo a motivo degli angeli, sia quando prega o quando profetizza (dentro o fuori il locale di culto). E se non lo fa? La Scrittura dice che ella “fa disonore al suo capo”, cioè l’uomo perché Paolo dice che il capo della donna è l’uomo. A conferma che l’ordine del velo per la donna quando questa prega o profetizza non ha affatto un’ovvia applicazione locale e temporanea, voglio farvi notare un altro ordine trasmesso da Paolo sempre nel medesimo contesto in cui parla del velo della donna. E’ l’ordine di non velarsi il capo per l’uomo secondo che è scritto: “Quanto all’uomo, egli non deve velarsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio”, la cui trasgressione disonora sempre qualcuno; in questo caso però viene disonorato Cristo Gesù perché Paolo dice che “ogni uomo che prega o profetizza a capo coperto, fa disonore al suo capo”, che è Cristo. Perché quest’ordine dato per l’uomo conferma che l’ordine sul velo per la donna non può essere solo per quel posto e per quel tempo? Perché ancora oggi gli uomini che hanno creduto, quando si devono mettere a pregare, se hanno il capo coperto da un cappello, sentono la necessità di scoprirsi il capo, e se invece hanno il capo scoperto non sentono la necessità di coprirselo. Perché questo? Perché avvertono dentro di loro che se si mettessero a pregare con il capo coperto disonorerebbero il Signore il che conferma pienamente ciò che Paolo dice ai Corinzi. E nel caso pregassero o profetizzassero con il capo coperto, di certo la coscienza li riprenderebbe subito. Voglio raccontare a tale proposito quello che mi è successo una volta. Durante il servizio militare (io feci il servizio militare quando ancora ero un bambino in Cristo e non intendevo che noi credenti in ubbidienza al Vangelo non dobbiamo imparare la guerra) io portavo molto spesso in caserma il berretto che mi era stato dato; berretto che mi studiavo sempre di togliere quando dovevo mettermi a pregare prima di mangiare in mensa. In un’occasione però, forse preso dalla fretta o perché ero soprappensiero, mi dimenticai di togliermelo e mi misi lo stesso a pregare. Ma dopo che pregai, dato che mi accorsi che non avevo tolto il cappello come facevo sempre, sentii la mia coscienza riprendermi perché io sapevo che in base alle parole della Scrittura avevo disonorato Cristo. Confessai dunque il mio peccato al Signore proponendomi di non cadere più nello stesso errore. Se dunque noi uomini pregando o profetizzando a capo coperto disonoriamo Cristo, dobbiamo astenerci dal pregare o profetizzare a capo coperto.

Vi ricordo che Cristo è degno di ogni onore essendo il Signore dei signori, e il Re dei re, capo supremo della Chiesa, e che perciò non gli va tolto alcun onore. Forse qualche uomo credente riterrà che alla fin fine disonorare Cristo non è poi così grave; per cui voglio ricordare a costui che Gesù disse ai Giudei: “Chi non onora il Figliuolo non onora il Padre…” (Giov. 5:23). In un’altra occasione, precisamente quando i Giudei lo ingiuriarono dicendo: “Non diciam noi bene che sei un Samaritano e che hai un demonio?” (Giov. 8:48), Gesù disse loro: “Io non ho un demonio, ma onoro il Padre mio, e voi mi disonorate” (Giov. 8:49). Quel “voi mi disonorate” detto dopo quell’ingiuria sta ad indicare che anche gli uomini che ingiuriano Cristo lo disonorano. Se dunque Gesù riprese i Giudei per averlo disonorato, di certo riprenderà anche i suoi discepoli se lo disonoreranno pregando o profetizzando a capo coperto. Se quindi l’ordine rivolto all’uomo di non pregare o profetizzare a capo coperto, è tuttora valido, deve essere tuttora valido anche quello rivolto alla donna di pregare o profetizzare a capo coperto per non disonorare l’uomo.

Sorelle, vi esorto dunque nel Signore a velarvi il capo quando pregate o profetizzate. Non siate contenziose o figliuole di Sion.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://lanuovavia.org/giacintobutindaro/2010/07/01/il-velo-un-comandamento-con-un%e2%80%99applicazione-permanente-e-universale/

Non dobbiamo essere ansiosi, ma pregare

Fratelli, vi è un’esortazione dell’apostolo Paolo nella sua epistola ai Filippesi, alla quale faremo bene porre attenzione, se vogliamo vivere una vita tranquilla.

Paolo ha scritto: “Il Signore è vicino. Non siate con ansietà solleciti di cosa alcuna; ma in ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio in preghiera e supplicazione con azioni di grazie. E la pace di Dio che sopravanza ogni intelligenza, guarderà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù” (Fil. 4:6,7). Innanzi tutto, il nostro Signore è vicino a noi e non lontano da noi. Questo ci rassicura in ogni nostra distretta e in ogni nostra afflizione. Davide dice che “l’Eterno è vicino a quelli che hanno il cuore rotto” (Sal. 34:18) ed “è presso a tutti quelli che lo invocano in verità” (Sal. 145:18), quindi, diletti, in mezzo a tutte le vostre necessità ricordatevi di queste parole, perchè esse sono fonte di consolazione per l’anima afflitta. Ora, è proprio perchè il Signore è vicino a noi che noi non dobbiamo farci agitare dall’ansia che vorrebbe impadronirsi di noi.

Che bisogno c’è di preoccuparsi del futuro, quando sappiamo che Dio è con noi e per noi? Vedete, quando si comincia ad essere con ansietà solleciti di qualche cosa, il turbamento e l’angoscia piombano sull’anima nostra e riescono a toglierci quella tranquillità che è frutto della nostra assoluta ed incrollabile fiducia in Dio; per questa ragione l’avversario cerca di farci disubbidire pure a questo comandamento di non essere con ansietà solleciti di cosa alcuna. Noi non ignoriamo le macchinazioni di Satana, per questa ragione ci dobbiamo guardare dal divenire ansiosi, per non fare posto nè alla paura e nè al dubbio che ci distruggerebbero.

Se da un lato non dobbiamo essere con ansietà solleciti di cosa alcuna, dall’altro dobbiamo rendere note a Dio in preghiera tutte le nostre richieste. Paolo dice: “In ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio” (Fil. 4:6), quindi non c’è qualche nostro bisogno che non interessa a Dio, o per il quale è inutile pregarlo. Non importa di che cosa abbiamo bisogno; Dio vuole che noi gettiamo su lui tutte le nostre sollecitudini, e non solo una parte. In che maniera dobbiamo rendere note a Dio le nostre richieste? “In preghiera e supplicazione, con azioni di grazie” (Fil. 4:6), dice Paolo; ciò significa che mentre preghiamo Dio per i nostri bisogni dobbiamo pure rendergli grazie per ogni cosa, sì perchè nella preghiera noi dobbiamo vegliare “con rendimento di grazie” (Col. 4:2).

Se noi ubbidiamo a questa esortazione ne avremo del bene assai, perchè Dio farà regnare la pace nei nostri cuori e nelle nostre menti, e questa pace proteggerà i nostri cuori e le nostre menti da tutte le insidie del nemico, durante l’attesa dell’esaudimento divino.

Giacinto Butindaro