I Falsi dottori che sono fra noi

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L’apostolo Pietro ha scritto ai santi che vi saranno falsi dottori che, rinnegando il Signore che li ha riscattati, introdurranno di soppiatto eresie di perdizione. Uomini dunque che avevano creduto un giorno nel Signore, e che quindi erano stati da Lui riscattati, ma che a motivo del loro rinnegamento si sono tratti addosso subita rovina.

Egli disse loro infatti queste parole : ‘Ma sorsero anche falsi profeti fra il popolo, come ci saranno anche fra voi falsi dottori che introdurranno di soppiatto eresie di perdizione, e, rinnegando il Signore che li ha riscattati, si trarranno addosso subita rovina.’ (2Pietro 2:1)

 

Però fratelli, quantunque queste parole siano chiare e non lasciano alcun dubbio, ci sono coloro che invece le vorrebbero offuscare, affermando che questi falsi dottori in realtà non sono stati mai riscattati dal Signore, ma che erano loro che dicevano di esserlo, cosi come non avevano mai creduto veramente, ma che erano sempre loro a dire di avere creduto. E queste parole le affermano perché secondo costoro i riscattati del Signore la salvezza non la possono perdere in nessuna maniera. Ora, lasciando stare il fatto che l’apostolo è stato chiarissimo nella sua esposizione, che persino un bambino nella sua semplicità leggendo quelle parole sarebbe arrivato alla giusta conclusione; dico, lasciando stare questo; ma non disse forse l’apostolo Paolo al suo vero figliuolo in fede Timoteo queste parole : ‘Ma il fine di quest’incarico è l’amore procedente da un cuor puro, da una buona coscienza e da fede non finta; dalle quali cose certuni avendo deviato, si sono rivolti a un vano parlare, volendo esser dottori della legge, quantunque non intendano quello che dicono, né quello che danno per certo.’ (1Timoteo 1:5-7) ? E non continua forse più avanti nella sua epistola a esortarlo ad avere ‘fede e buona coscienza; della quale alcuni avendo fatto getto, hanno naufragato quanto alla fede.’ (1Timoteo 1:19)? Ora, fratelli, queste parole veraci di Paolo, non confermano forse quelle dell’apostolo Pietro?

Certo che le confermano, difatti Paolo parla di uomini che hanno deviato da una fede non finta, da un cuore puro e da una buona coscienza, quindi uomini che un giorno avevano creduto nel Signore veramente, che i loro cuori erano stati resi puri, e che avevano una buona coscienza nel cospetto di Dio e nel cospetto degli uomini, uomini che erano dei riscattati dal Signore; ma aggiunge anche che, avendo deviato da queste tre cose, vorrebbero loro essere dei dottori della legge (quindi stà dicendo che essi non lo sono), ma che in realtà essi erano dei falsi dottori da cui guardarsi, perchè si erano dati ad un vano parlare. Voglio precisare che quantunque in questo passo non si evinca che anch’essi abbiano rinnegato il Signore, e che quindi non sia possibile affermare che per loro non vi sia più possibilità di ravvedimento, pure lo scopo principale è quello di far comprendere che alcuni di questi ‘falsi dottori’ un tempo siano stati dei ‘veri riscattati’, cioè uomini con una fede vera, un cuore puro ed una buona coscienza. Questo lo dico perché taluni dicono che siccome, coloro che rinnegano il Signore, vengono definiti dall’apostolo Pietro ‘falsi dottori’, significa che essi non siano mai stati dei veri riscattati ma che erano sempre stati dei ‘falsi credenti’ e quindi dei ‘falsi riscattati’. E questo è FALSO, perché anche dei veri riscattati possono divenire dei falsi dottori, dandosi ad un vano parlare. Quindi esistono dei falsi dottori che un giorno sono stati riscattati dal Signore, ma che avendolo rinnegato se ne andranno in perdizione, ed esistono anche falsi dottori che anch’essi un giorno sono stati riscattati, ma che essendosi sviati si danno a vani ragionamenti; per questi ultimi, a differenza dei primi, c’è comunque ancora la possibilità di essere rinnovati da capo a ravvedimento. E’ sbagliato quindi affermare categoricamente che i ‘falsi dottori’ siano stati sempre falsi, cosi come è sbagliato affermarlo per i falsi pastori e cosi via. Ora tornando ai falsi dottori che hanno rinnegato il Signore, sapete come li definisce Giuda, il fratello del Signore, a costoro? Egli li definisce uomini ‘due volte morti’ (cfr. Giuda 12). Perché due volte morti? Perché erano già morti, prima ancora di conoscere il Signore, poi sono stati riscattati e quindi vivificati dal Signore, ma avendolo rinnegato sono morti una seconda volta.

Ma poi voglio aggiungere, perché secondo voi Paolo dice ‘che se uno non provvede ai suoi, e principalmente a quelli di casa sua, ha rinnegato la fede, ed è peggiore dell’incredulo.’ (1Timoteo 5:8)? E perché Pietro dice che ‘dopo esser fuggiti dalle contaminazioni del mondo mediante la conoscenza del Signore e Salvatore Gesù Cristo, si lascian di nuovo avviluppare in quelle e vincere, la loro condizione ultima diventa peggiore della prima.’ (2Pietro 2:20)?Perché la loro condizione è peggiore della precedente, cioè di quando ancora erano degli increduli. Ma non è forse chiara la Scrittura? Certo che lo è, costoro quando erano ancora degli increduli avevano ancora la possibilità che Dio gli concedesse il ravvedimento, e che venissero salvati; ma una volta rinnegato il Signore, essi sono morti una seconda volta, e non avranno più la possibilità di ricevere da parte di Dio ravvedimento alcuno. Non dice forse lo scrittore agli Ebrei che ‘se cadono, è impossibile rinnovarli da capo a ravvedimento, poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figliuol di Dio, e lo espongono ad infamia.’(Ebrei 6:6)? E quel ‘da capo a ravvedimento’ non stà forse a significare che costoro un giorno si erano ravveduti? Si, è proprio cosi, solo che essendo caduti irrimediabilmente, cioè avendo commesso il peccato che mena a morte, e quindi di conseguenza avendo rinnegato il Signore, è impossibile per loro essere rinnovati da capo a ravvedimento : ‘Quello che a costoro li aspetta è una subita rovina’.

 

Naturalmente fratelli, con questo scritto, non voglio affatto affermare che tutti i falsi dottori sono stati in passato dei riscattati dal Signore, perché è vero che vi sono falsi dottori che non hanno mai creduto e che non sono stati mai riscattati dal Signore; ma quello che voglio affermare con forza è che è altresì vero che ce ne sono alcuni tra costoro che invece un giorno hanno creduto, ma avendo rinnegato il Signore che li aveva riscattati si attrarranno addosso subito rovina. Da entrambe queste categorie : ‘Separatevi!’.

Nessuno vi seduca con vani ragionamenti.

 

Salvatore Larizza

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Secondo Nicola Martella il Cristiano che si uccide non perde la salvezza

SuicidioNicola Martella ha affermato: ‘Sull’auto-omicidio è bene non affrettare le conclusioni. Come per altre cose, quando si è diventati una «nuova creazione» (2 Cor 5,17; Gal 6,15), si può perdere il premio, non la salvezza’, ed ancora: ‘ Chi è stato rigenerato da Dio, non sarà separato dal Signore neppure dalla morte, comunque essa avvenga (Rm 8,35.38)’ (http://www.puntoacroce.altervista.org/_TP/T1-Suicidio_cristiano_EnB.htm).

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D’altronde da uno che proclama l’eresia ‘una volta salvati sempre salvati’, che cosa ci si poteva aspettare se non un’altra eresia? Perchè è ovvio che se per Martella un Cristiano non può in nessuna maniera perdere la salvezza, non la può perdere nemmeno uccidendosi.

Quello che lui afferma è una menzogna e in quanto tale illude e inganna tutti coloro che l’accettano, perchè chi si uccide commette un omicidio in quanto uccide sè stesso, e la Scrittura comanda “Non uccidere” (Esodo 20:13). Ecco perchè gli omicidi non erediteranno il Regno di Dio ma passeranno l’eternità nel fuoco eterno in mezzo ai tormenti, perchè quella è la loro parte (Apocalisse 21:8). Come si può infatti pensare che i suicidi erediteranno il Regno di Dio quando l’apostolo Paolo mette in guardia i santi di Corinto con questo severo ammonimento: ” Non sapete voi che gli ingiusti non erederanno il regno di Dio? Non v’illudete; né i fornicatori, né gl’idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapaci erederanno il regno di Dio” (1 Corinzi 6:9-10)? Se infatti i fornicatori e i sodomiti, come pure gli ubriachi, guastano il loro corpo – che è il tempio di Dio – con i loro peccati, e altrettanto fanno i suicidi perchè il suicida guasta anche lui volontariamente il suo corpo che è il tempio di Dio, non si può pensare che i suicidi erediteranno il regno di Dio. Non è forse scritto che noi non apparteniamo a noi stessi, e che dobbiamo glorificare Dio con il nostro corpo? Diceva Paolo infatti: “E non sapete voi che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Poiché foste comprati a prezzo; glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Corinzi 6:19-20). E come si può pensare allora che un Cristiano glorifichi Dio distruggendo il suo corpo, ossia togliendosi la vita che gli ha dato Dio? Infatti nessuno di noi è portato a glorificare Dio appena sente che uno che si dice Cristiano si è ucciso, ma semmai è portato a glorificare Dio se sente che è stato ucciso a motivo di Cristo o ha perso la vita mentre salvava altre persone! Perchè questo? Evidentemente perchè lo Spirito Santo di Dio che dimora in noi ci attesta che il suicida ha commesso un crimine e non ha glorificato Dio nel suo corpo. Ed ancora, come si può pensare che un Cristiano suicida possa ereditare il regno di Dio dopo avere mostrato con il suo gesto il suo totale disprezzo verso le membra di Cristo? Ma se la Scrittura afferma che Dio giudicherà i fornicatori e gli adulteri (Ebrei 13:4), che prestano le loro membra al servizio dell’iniquità, come può Dio non giudicare i suicidi che hanno deciso di distruggere le proprie membra che sono membra di Cristo (1 Corinzi 6:15)? Ma se Dio esercita le sue vendette contro quei credenti che si danno alla fornicazione e si danno a passioni di concupiscenza come fanno i pagani e compiono altre cose contro la sua volontà, secondo che è scritto: “Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che v’asteniate dalla fornicazione, che ciascun di voi sappia possedere il proprio corpo in santità ed onore, non dandosi a passioni di concupiscenza come fanno i pagani i quali non conoscono Iddio; e che nessuno soverchi il fratello né lo sfrutti negli affari; perché il Signore è un vendicatore in tutte queste cose, siccome anche v’abbiamo innanzi detto e protestato. Poiché Iddio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione. Chi dunque sprezza questi precetti, non sprezza un uomo, ma quell’Iddio, il quale anche vi comunica il dono del suo Santo Spirito” (1 Tessalonicesi 4:3-8), come si può pensare che non eserciterà la sua vendetta contro coloro che distruggono il proprio corpo ammazzandosi? E poi chi si uccide fa del male a sè stesso, infatti quando il carceriere di Filippi stava per uccidersi, pensando che i carcerati fossero fuggiti, l’apostolo Paolo gridò ad alta voce: “Non ti far male alcuno, perché siam tutti qui” (Atti 16:27-28), mentre l’uomo benigno fa del bene e non del male a sè stesso secondo che è scritto: “L’uomo benigno fa del bene a se stesso” (Proverbi 11:17), come anche al suo prossimo perchè “l’amore non fa male alcuno al prossimo” (Romani 13:10) in ubbidienza al comandamento: “Ama il tuo prossimo come te stesso” (Matteo 22:39). Non è forse vero quindi che un Cristiano uccidendosi farebbe del male a sè stesso dimostrando così di odiare sè stesso? In verità, chi afferma che i Cristiani che si suicidano non perdono la salvezza, mostra di non tenere in nessuna considerazione un principio biblico importante che è quello che è Dio che dà la vita all’uomo e quindi solo Lui ha il diritto di togliergliela.
Ma quello che afferma Martella è una menzogna anche per quest’altra ragione, e cioè perchè Gesù Cristo ha detto ai suoi discepoli: “… chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato” (Matteo 10:22), e un credente che si ammazza non dimostra affatto di avere voluto perseverare nella fede fino alla fine della sua vita, ma di avere semmai rinunciato ad un certo punto alla fede. Perchè questo? Perchè “la fede è certezza di cose che si sperano” (Ebrei 11:1), e quindi mentre chi ha fede ha la certezza di una vita molto migliore dopo la morte, e proprio grazie alla sua fede sopporta ogni cosa fino a dare la sua vita per amore del Vangelo in quanto crede che “la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria” (2 Corinzi 4:17); chi si uccide dimostra di avere gettato via la fede e di essere un disperato perchè secondo lui è inutile continuare a sopportare afflizioni e sofferenze sulla terra in vista del regno di Dio. Si può dire quindi che se un discepolo di Cristo decide di uccidere se stesso, si trae indietro a sua perdizione. Non ha più fede in Dio per salvare l’anima sua.
Prendiamo come esempio Giuda Iscariota, uno dei dodici discepoli di Cristo, quello che poi diventò traditore. Giuda all’inizio aveva creduto anche lui e difatti era uno dei discepoli di Gesù che erano stati da Lui costituiti apostoli secondo che è scritto: “Or avvenne in que’ giorni ch’egli se ne andò sul monte a pregare, e passò la notte in orazione a Dio. E quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli, e ne elesse dodici, ai quali dette anche il nome di apostoli: Simone, che nominò anche Pietro, e Andrea, fratello di lui, e Giacomo e Giovanni, e Filippo e Bartolommeo, e Matteo e Toma, e Giacomo d’Alfeo e Simone chiamato Zelota, e Giuda di Giacomo, e Giuda Iscariot che divenne poi traditore” (Luca 6:12-16). Pietro confermò questo quando disse che Giuda “aveva ricevuto la sua parte di questo ministerio” (Atti 1:17). A questi dodici discepoli Gesù diede “potestà ed autorità su tutti i demonî e di guarir le malattie. E li mandò a predicare il regno di Dio e a guarire gl’infermi” (Luca 9:1-2). Alcuni sostengono che Giuda non aveva mai creduto, il che è falso. Ma io dico: Gesù avrebbe mai dato l’apostolato a un non credente? Avrebbe mai mandato un incredulo a predicare il Vangelo? Avrebbe mai potuto dare l’autorità di cacciare gli spiriti maligni nel suo nome, e di guarire gli ammalati nel suo nome, a qualcuno che non aveva creduto in lui? Evidentemente no. A conferma di ciò ci sono le seguenti parole di Gesù dette al Padre suo la notte che fu tradito: “Quelli che tu mi hai dati li ho anche custoditi, e niuno di loro è perito TRANNE il figliuol di perdizione, affinché la Scrittura fosse adempiuta” (Giovanni 17:12). Come si può vedere, anche Giuda era stato dato da Dio al suo Figliuolo, solo che a differenza degli altri discepoli egli andò in perdizione perché Dio aveva decretato così. Non è forse scritto nei Salmi: “Sian cancellati dal libro della vita, e non siano iscritti con i giusti” (Salmo 69:28)? e si badi che queste parole seguono queste: “La loro dimora sia desolata, nessuno abiti nelle loro tende” (Salmo 69:25) che furono le parole prese dall’apostolo Pietro, prima della Pentecoste, per sostenere che Giuda doveva fare quella fine perché si doveva adempiere la profezia della Scrittura pronunciata dallo Spirito Santo per bocca di Davide (cfr. Atti 1:16-20). Dunque Giuda Iscariota fu cancellato dal libro della vita (secondo che disse Dio a Mosè: “‘Colui che ha peccato contro di me, quello cancellerò dal mio libro!” Esodo 32:33), e cessò di essere iscritto con i giusti, il che conferma che all’inizio era un giusto e poi diventò un diavolo. Ora, andiamo a vedere cosa avvenne dopo che Giuda tradì il Maestro. Matteo dice: “Allora Giuda, che l’avea tradito, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì, e riportò i trenta sicli d’argento ai capi sacerdoti ed agli anziani, dicendo: Ho peccato, tradendo il sangue innocente. Ma essi dissero: Che c’importa? Pensaci tu. Ed egli, lanciati i sicli nel tempio, s’allontanò e andò ad impiccarsi” (Matteo 27:3-5). Ora, notate come la Scrittura ci fa sapere che Giuda si pentì di avere tradito il Maestro, riconobbe di avere peccato tradendolo. Ma questo non bastò a impedirgli di suicidarsi, infatti poco dopo andò ad impiccarsi. Dunque, Giuda si pentì di avere tradito sangue innocente, ma decise di uccidersi, e questo avvenne affinchè le Scritture fossero adempiute, cioè affinchè lui andasse in perdizione perchè è chiamato figlio della perdizione. E che andò in perdizione è confermato anche dalle seguenti parole di Gesù pronunciate nella notte che fu tradito, ancora prima che Giuda lo tradisse: “Certo, il Figliuol dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a quell’uomo per cui il Figliuol dell’uomo è tradito! Meglio sarebbe per cotest’uomo, se non fosse mai nato” (Matteo 26:24). Giuda dunque fu destinato da Dio ad andare in perdizione tramite appunto il suicidio. D’altronde Satana era entrato in Giuda (Luca 22:3), e quindi Giuda era in balia del diavolo che evidentemente lo spinse al suicidio. Peraltro a tal proposito, è bene che sappiate che alcuni credenti hanno raccontato che prima di convertirsi avevano in determinate circostanze della loro vita quando si trovavano nella disperazione e senza alcuna speranza udito delle voci demoniache che li avevano istigati al suicidio, il che conferma che il suicidio comunque è qualcosa gradito al diavolo perchè costituisce un peccato nei confronti di Dio.
Certamente un discepolo di Cristo nella sua vita potrà pure passare dei momenti di grande afflizione e sofferenza nei quali sarà perplesso, ma se teme Dio e osserva i suoi comandamenti non sarà mai portato alla disperazione e quindi ad ammazzarsi, perchè comunque continuerà ad avere fede in Dio e a sottomettersi alla Sua volontà. Il profeta Elia quando fu minacciato di morte dalla moglie di Achab non si inoltrò forse nel deserto e seduto sotto una ginestra espresse il desiderio di morire, dicendo: ‘Basta! Prendi ora, o Eterno, l’anima mia, poiché io non valgo meglio de’ miei padri!’ (1 Re 19:4)? Ma Elia non si tolse la vita, perchè temeva Dio e si rimetteva al volere di Dio. Anche il profeta Giona in una particolare circostanza chiese di morire, secondo che è scritto: “E come il sole fu levato, Iddio fece soffiare un vento soffocante d’oriente, e il sole picchiò sul capo di Giona, sì ch’egli venne meno, e chiese di morire, dicendo: ‘Meglio è per me morire che vivere’” (Giona 4:8). Ma anche lui si sottomise al volere di Dio, e non ardì togliersi la vita, quantunque si trovò in grave distretta. E il giusto Giobbe ve lo ricordate? Dopo che Dio lo privò dei figli e dei suoi beni, e Satana lo colpì con un’ulcera maligna, si trovò in una grandissima afflizione, a tal punto che espresse il desiderio di morire. Egli infatti disse: “… l’anima mia preferisce soffocare, preferisce a queste ossa la morte” (Giobbe 7:15). Ma non ardì togliersi la vita perchè lui aspettava che fosse Dio a togliergli la vita, infatti disse: “Oh, m’avvenisse pur quello che chiedo, e mi desse Iddio quello che spero! Volesse pure Iddio schiacciarmi, stender la mano e tagliare il filo de’ miei giorni! Sarebbe questo un conforto per me, esulterei nei dolori ch’egli non mi risparmia; giacché non ho rinnegato le parole del Santo” (Giobbe 6:8-10). Notate che Giobbe sapeva che è Dio a tagliare il filo dei giorni dell’uomo e quindi si auspicò che Dio volesse tagliare quel filo, ma Dio quel filo non lo tagliò perchè sappiamo che poi Dio lo ristabilì. Giobbe dunque si rimetteva nelle mani di Dio con piena fiducia, benchè si trovasse vicino alla morte. Non cercò di uccidersi e non si uccise, e questo perchè temeva Dio e fuggiva il male (Giobbe 1:8). Il timore di Dio dunque spinge chi è in una grave distretta a non togliersi la propria vita. E che dire degli apostoli? Ascoltate cosa dice l’apostolo Paolo a proposito di una grave distretta in cui si trovò assieme ai suoi collaboratori: “Poiché, fratelli, non vogliamo che ignoriate, circa l’afflizione che ci colse in Asia, che siamo stati oltremodo aggravati, al di là delle nostre forze, tanto che stavamo in gran dubbio anche della vita. Anzi, avevamo già noi stessi pronunciata la nostra sentenza di morte, affinché non ci confidassimo in noi medesimi, ma in Dio che risuscita i morti, il quale ci ha liberati e ci libererà da un così gran pericolo di morte, e nel quale abbiamo la speranza che ci libererà ancora …” (2 Corinzi 1:8-10). Avete notato? Gli apostoli avevano piena fiducia in Dio anche nelle afflizioni in cui erano aggravati al di là delle loro forze. Nessuna disperazione quindi li coglieva, delle perplessità sì, ma nessuna disperazione (“perplessi, ma non disperati” 2 Corinzi 4:8). E questo perchè lo Spirito di Dio che abitava in loro li spingeva ad avere piena fiducia in Dio e a non disperarsi. Chi dunque seguirà le orme degli apostoli non potrà che comportarsi così anche lui nelle profonde distrette in cui si troverà, rimanendo calmo in attesa della liberazione divina.
E voglio terminare dicendo questo. Come avete potuto vedere Nicola Martella afferma: ‘Come per altre cose, quando si è diventati una «nuova creazione» (2 Cor 5,17; Gal 6,15), si può perdere il premio, non la salvezza’, il che significa che non è solo il peccato di suicidio che non fa perdere la salvezza al Cristiano ma anche altri peccati. Questo spiega perchè nelle Chiese che sostengono la dottrina ‘una volta salvati, sempre salvati’, i peccati che non fanno ereditare il regno di Dio (1 Corinzi 6:9-10) che vengono commessi dai membri sono tollerati. Tanto al massimo coloro che li commettono perderanno il premio, ma la salvezza mai! Essi vedranno dunque il Signore anche senza la santificazione!
Ma ho una brutta notizia per Nicola Martella e per tutti coloro che in ambito evangelico ragionano e parlano in questa maniera diabolica: sappiate che vi state illudendo, cioè state facendo proprio quello che Paolo ci ha comandato di non fare.
Vi esorto dunque fratelli per l’ennesima volta a guardarvi e ritirarvi da Martella e da tutti quelli che in ambito evangelico hanno questa stessa dottrina demoniaca (‘una volta salvati sempre salvati’), che ha finora trascinato nelle fiamme dell’ADES tante anime.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2013/08/16/secondo-nicola-martella-il-cristiano-che-si-uccide-non-perde-la-salvezza/

Coloro che Dio cancellerà dal libro della vita

libro-della-vita-cancellazioneNel libro della legge – dopo che gli Israeliti si erano resi colpevoli di idolatria presso il monte Horeb e i Leviti avevano eseguito una strage nel campo per ordine di Mosè per punire gli idolatri – troviamo scritto: “Mosè dunque tornò all’Eterno e disse: ‘Ahimè, questo popolo ha commesso un gran peccato, e s’è fatto un dio d’oro; nondimeno, perdona ora il loro peccato! Se no, deh, cancellami dal tuo libro che hai scritto!’ E l’Eterno rispose a Mosè: ‘Colui che ha peccato contro di me, quello cancellerò dal mio libro!” (Esodo 32:31-33).
Mosè dunque sapeva che Dio aveva scritto il suo nome in un libro, e chiese di essere cancellato da esso se Dio non avesse perdonato il suo popolo. Ma Dio rispose che avrebbe cancellato dal SUO libro chi aveva peccato contro di Lui. E si badi che queste parole Dio in quella circostanza le disse riferendosi a coloro che avevano peccato contro di Lui e che facevano parte del Suo popolo, popolo che Dio aveva preconosciuto e che Egli aveva scelto fra tutti i popoli affinchè fosse il suo tesoro particolare, come disse Mosè ad Israele: “Poiché tu sei un popolo consacrato all’Eterno, ch’è l’Iddio tuo; l’Eterno, l’Iddio tuo, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. L’Eterno ha riposto in voi la sua affezione e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, ché anzi siete meno numerosi d’ogni altro popolo; ma perché l’Eterno vi ama, perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri, l’Eterno, vi ha tratti fuori con mano potente e vi ha redenti dalla casa di schiavitù, dalla mano di Faraone, re d’Egitto” (Deuteronomio 7:6-8), e come disse il Salmista: “Poiché egli si ricordò della sua parola santa e d’Abrahamo, suo servitore; e trasse fuori il suo popolo con allegrezza, e i suoi eletti con giubilo” (Salmo 105:42-43).
Quindi Dio dice che cancellerà dal Suo libro coloro che hanno peccato contro di Lui. Il libro a cui Dio si riferisce è il libro della vita (chiamato anche il libro della vita dell’Agnello), in cui ha scritto dei nomi sin dalla fondazione del mondo; libro a cui fa riferimento l’apostolo Paolo nella sua lettera ai santi di Filippi quando dice: “Io esorto Evodìa ed esorto Sintìche ad avere un medesimo sentimento nel Signore. Sì, io prego te pure, mio vero collega, vieni in aiuto a queste donne, le quali hanno lottato meco per l’Evangelo, assieme con Clemente e gli altri miei collaboratori, i cui nomi sono nel libro della vita” (Filippesi 4:2-3). E difatti il Salmista dice per lo Spirito Santo: “Sian cancellati dal libro della vita, e non siano iscritti con i giusti” (Salmo 69:28). Notate che coloro dei quali viene chiesta in questa preghiera la cancellazione dal libro della vita erano anch’essi tra i giusti, infatti lo Spirito dice “Sian cancellati dal libro della vita, e non siano iscritti con i giusti”. Quindi una volta cancellati da quel libro, non si è più iscritti con i giusti. Ho detto poco fa che Dio ha scritto dei nomi nel libro della vita sin dalla fondazione del mondo perchè Dio non ha scritto in esso i nomi di tutti gli abitanti della terra, infatti nel libro dell’Apocalisse in merito alla bestia che sale dal mare leggiamo: “E le fu data una bocca che proferiva parole arroganti e bestemmie e le fu data potestà di agire per quarantadue mesi. Ed essa aprì la bocca per bestemmiare contro Dio, per bestemmiare il suo nome e il suo tabernacolo e quelli che abitano nel cielo. E le fu dato di far guerra ai santi e di vincerli; e le fu data potestà sopra ogni tribù e popolo e lingua e nazione. E tutti gli abitanti della terra i cui nomi non sono scritti fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato, l’adoreranno” (Apocalisse 13:5-8), e in merito alla bestia che porta la donna: “La bestia che hai veduta era, e non è, e deve salire dall’abisso e andare in perdizione. E quelli che abitano sulla terra i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, si maraviglieranno, vedendo che la bestia era, e non è, e verrà di nuovo” (Apocalisse 17:8). Per cui dato che coloro che adoreranno la bestia saranno gettati nel fuoco eterno in quanto è scritto: “Se qualcuno adora la bestia e la sua immagine e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano, beverà anch’egli del vino dell’ira di Dio mesciuto puro nel calice della sua ira: e sarà tormentato con fuoco e zolfo nel cospetto dei santi angeli e nel cospetto dell’Agnello. E il fumo del loro tormento sale ne’ secoli dei secoli; e non hanno requie né giorno né notte quelli che adorano la bestia e la sua immagine e chiunque prende il marchio del suo nome” (Apocalisse 14:9-11), coloro i cui nomi non sono scritti nel libro della vita sono destinati ad andare in perdizione.
Qualcuno forse domanderà se quello che dice il Salmista in merito alla cancellazione di alcuni nomi dal libro della vita trova una qualche conferma sotto il Nuovo Patto. La risposta è affermativa, infatti Gesù dice all’angelo della Chiesa di Sardi: “Ma tu hai alcuni pochi in Sardi che non hanno contaminato le loro vesti; essi cammineranno meco in vesti bianche, perché ne son degni. Chi vince sarà così vestito di vesti bianche, ed io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, e confesserò il suo nome nel cospetto del Padre mio e nel cospetto dei suoi angeli” (Apocalisse 3:4-5). Notate infatti che per poter continuare ad avere il proprio nome scritto nel libro della vita, BISOGNA VINCERE. E chi è colui che vince? La Scrittura dice: “Chi è colui che vince il mondo, se non colui che crede che Gesù è il Figliuol di Dio?” (1 Giovanni 5:5) Quindi chi ha la fede è vittorioso, è un vincitore “poiché tutto quello che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede” (1 Giovanni 5:4), e quindi per continuare ad essere un vincitore fino alla fine dovrà conservare la fede nel Figliuolo di Dio fino alla fine. In altre parole, se crederà fino alla fine continuerà ad essere iscritto tra i giusti, perchè “il giusto vivrà per la sua fede” (Habacuc 2:4). Ma se egli smetterà di credere, tirandosi indietro, egli morirà perchè perderà la sua fede che lo fa vivere. Possiamo dire che ‘il giusto morirà per la sua incredulità’, per cui smetterà di essere un giusto. Perchè, lo ripeto, condizione indispensabile per essere giusti nel cospetto di Dio è AVERE LA FEDE NEL FIGLIUOLO DI DIO. Se dunque il giusto smette di credere nel nome del Figliuolo di Dio, smette di essere un giusto, e quindi non può più rimanere iscritto nel libro della vita. E dunque quando dei giusti si traggono indietro, il loro nome viene cancellato dal libro della vita, perchè commettono il peccato che mena a morte (1 Giovanni 5:16) dal quale è impossibile che siano rinnovati da capo a ravvedimento poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figliuol di Dio, e lo espongono ad infamia (Ebrei 6: 6). Egli dunque cessa di essere un vincitore, e diventa un perdente. Come può uno infatti vincere il mondo senza la fede nel Figliuolo di Dio? Ecco dunque perchè Gesù ha detto quelle parole all’angelo della Chiesa di Sardi: “Chi vince sarà così vestito di vesti bianche, ed io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, e confesserò il suo nome nel cospetto del Padre mio e nel cospetto dei suoi angeli”, perchè chi vince è colui che serba fino alla fine la giustizia che vien da Dio basata sulla fede e quindi il suo nome non sarà cancellato dal libro della vita, perchè in questo libro ci sono scritti i giusti. Ma poniamo che un credente rinunci alla giustizia che viene dalla fede perchè comincia a ritenere che l’uomo è giustificato per le opere della legge e quindi vuole ottenere la giustizia che viene dalla legge: possiamo dire che egli è ancora un vincitore? No, perchè di fatto ha rinunciato a Cristo, e quindi è scaduto dalla grazia. In altre parole, se un credente rinuncia alla giustizia di Dio per stabilire la propria giustizia, egli da benedetto diventa maledetto, in quanto è scritto che “coloro che hanno la fede, sono benedetti col credente Abramo” (Galati 3:9), mentre “tutti coloro che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione; perché è scritto: Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica!” (Galati 3:10). Come potrà dunque continuare ad essere vestito di vesti bianche? Non potrà, in quanto sarà nudo, apparirà la vergogna della sua nudità. Come potrà dunque continuare il suo nome ad essere scritto nel libro della vita tra i giusti? Sarà impossibile perchè “l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma lo è soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù” (Galati 2:16). E chi si tira indietro non ha più la fede che può salvare la sua anima, in quanto diventa un incredulo ossia un perdente.
A tale proposito voglio farvi notare questa cosa nel libro dell’Apocalisse dove Dio dice: “Chi vince erediterà queste cose; e io gli sarò Dio, ed egli mi sarà figliuolo; ma quanto ai codardi, agl’increduli, agli abominevoli, agli omicidi, ai fornicatori, agli stregoni, agli idolatri e a tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda” (Apocalisse 21:7-8). Notate attentamente che quelli che vincono, cioè i vincitori – ossia coloro che hanno la fede nel Figliuolo di Dio – sono figli di Dio, e di loro viene detto che erediteranno queste cose e difatti entreranno nella nuova Gerusalemme. Perchè questo? Perchè nella nuova Gerusalemme entreranno coloro i cui nomi sono scritti nel libro della vita, secondo che è scritto: “E niente d’immondo e nessuno che commetta abominazione o falsità, v’entreranno; ma quelli soltanto che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello” (Apocalisse 21:27), e i nomi di coloro che vincono sono scritti nel libro della vita. Ma quanto agli increduli, essi non erediteranno queste cose, ma la loro parte sarà nel fuoco eterno e questo perchè i loro nomi non sono scritti nel libro della vita. Essi non sono tra i vincitori, ma tra i perdenti. E tra gli increduli ci sono anche quelli che hanno creduto per un tempo, ma poi si sono tirati indietro a loro perdizione (Luca 8:13; Ebrei 10:39) e per questa ragione non risultano essere più tra coloro che vincono i cui nomi sono nel libro della vita. I loro nomi infatti sono stati cancellati dal libro della vita.
Ecco dunque spiegato perchè Paolo ammonì severamente i santi della Galazia affinchè non dessero ascolto a coloro che insegnavano che si viene giustificati per le opere della legge, e lo scrittore agli Ebrei credenti li mise severamente in guardia dal ritornare ai sacrifici espiatori prescritti dalla legge di Mosè appoggiandosi al sacerdozio secondo l’ordine di Aaronne, perchè fare ciò avrebbe significato rinunziare a Cristo e scadere dalla grazia, e quindi ad essere cancellati dal libro della vita. Il pericolo che correvano quei credenti era dunque gravissimo.
Ma d’altronde già sotto la legge c’era la possibilità che un giusto diventasse un empio, infatti dice Dio tramite il profeta Ezechiele: “E se il giusto si ritrae dalla sua giustizia e commette l’iniquità e imita tutte le abominazioni che l’empio fa, vivrà egli? Nessuno de’ suoi atti di giustizia sarà ricordato; per la prevaricazione di cui s’è reso colpevole e per il peccato che ha commesso, per tutto questo, morrà” (Ezechiele 18:24). Avete notato cosa dice Dio? Che il giusto se si abbandona a fare le abominazioni dell’empio morrà. E non ha forse detto l’apostolo Paolo la stessa cosa quando disse ai santi di Roma: “Se vivete secondo la carne, voi morrete” (Romani 8:13)? Cosa significa infatti vivere secondo la carne se non vivere come gli empi? In altre parole, per esempio, se un giusto si abbandona all’ingiustizia, all’idolatria alla fornicazione, all’omosessualità, alla stregoneria, al ladrocinio, alle ubriachezze, egli morrà. O c’è qualcuno che può dimostrarmi che un giusto vivrà anche vivendo secondo la carne e quindi erediterà lo stesso il regno di Dio? Non dice forse Paolo ai santi di Corinto: “Non sapete voi che gli ingiusti non erederanno il regno di Dio? Non v’illudete; né i fornicatori, né gl’idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapaci erederanno il regno di Dio” (1 Corinzi 6:9-10)?
Ecco spiegata dunque la ragione per cui gli apostoli esortavano con forza i santi a perseverare nella fede e a procacciare la santificazione, perchè essi erano pienamente persuasi che c’è la possibilità per un giusto di essere cancellato dal libro della vita e che quando questo succede egli parteciperà poi alla resurrezione degli ingiusti nel giorno del giudizio per essere giudicato secondo le sue opere ed essere condannato ad una eterna infamia, secondo che è scritto: “Poi vidi un gran trono bianco e Colui che vi sedeva sopra, dalla cui presenza fuggiron terra e cielo; e non fu più trovato posto per loro. E vidi i morti, grandi e piccoli, che stavan ritti davanti al trono; ed i libri furono aperti; e un altro libro fu aperto, che è il libro della vita; e i morti furon giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le opere loro. E il mare rese i morti ch’erano in esso; e la morte e l’Ades resero i loro morti, ed essi furon giudicati, ciascuno secondo le sue opere. E la morte e l’Ades furon gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè, lo stagno di fuoco. E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco” (Apocalisse 20:11-15). E siccome anche noi siamo persuasi di ciò di cui erano persuasi i santi apostoli, facciamo la stessa cosa con voi, fratelli nel Signore.
Dunque, questo mio scritto ha lo scopo di incoraggiarvi a fare la volontà di Dio fino alla fine affinchè il vostro nome RIMANGA SCRITTO nel libro della vita ed ereditiate il regno di Dio, ma anche quello di mettervi in guardia dal tirarvi indietro perchè in questo caso il vostro nome VERREBBE CANCELLATO dal libro della vita e ve ne andreste in perdizione.

 

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2013/11/13/coloro-che-dio-cancellera-dal-libro-della-vita/

Ci si può sviare dalla verità se non si è nella verità?

Ci si può sviare dalla verità se non si è nella verità? Ci si può sviare dalla fede senza essere nella fede? Ovviamente la risposta è ‘no’. Quindi chi si svia dalla verità, ERA nella verità, e chi si svia dalla fede ERA nella fede. Ma se qualcuno vi dicesse che si può uscire da una casa, senza esserci dentro, o che uno può uscire di strada senza essere sulla strada, voi cosa gli direste? Che è un insensato.
E purtroppo di questi insensati ce ne sono molti: pensate costoro (sono quelli che sostengono la falsa dottrina ‘una volta salvati, salvati per sempre’) arrivano a rispondere alla domanda: ‘Chi perde la salvezza, ce l’ha mai avuta?’, con un secco ‘No, non l’ha mai avuta’. E perchè questo? Perchè è gente ostinata di cuore, dura di cuore e di orecchi, che rifiuta di attenersi alla Scrittura, che dice molto, ma molto, chiaramente: “Il mio giusto vivrà per fede; e se si trae indietro, l’anima mia non lo gradisce. Ma noi non siamo di quelli che si traggono indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per salvar l’anima” (Ebrei 10:38-39).
Ora, ascoltatemi ostinati di cuore. Qui lo scrittore dice che il giusto vivrà per fede e se si trae indietro, Dio non lo gradisce. Sta parlando del giusto, non del peccatore che è ancora morto nei suoi peccati e nelle sue trasgressioni. Il giusto è stato vivificato per fede, e quindi è vivo spiritualmente avendo la fede in Cristo. Ma ecco, che Dio avverte che se il suo giusto si trae indietro la sua anima non lo gradisce. Quindi fino a che il giusto rimane nella fede, o vive per fede, Dio lo gradisce, ma se si tira indietro Dio non lo gradisce più. Per tirarsi indietro, deve per forza di cose dunque avere cominciato a camminare con il Signore un giorno, e difatti è chiamato ‘il giusto’. E quindi il giusto è colui che essendo stato giustificato, ha preso a camminare unito al Signore, sulla via santa. Ma Dio lo ammonisce affinchè continui a camminare unito al Signore, e non torni indietro, perchè in questo caso Dio lo rigetterà. Quindi, è in questa maniera che Dio lo incoraggia a perseverare nella fede, in quanto se non persevererà sarà rinnegato e andrà in perdizione, e dice che ci sono quelli che si traggono indietro a loro perdizione, il che significa che esiste non solo l’eventualità che il giusto si tragga indietro, ma esistono dei giusti che si sono tratti indietro e sono andati in perdizione. La ragione è perchè hanno smesso di credere, hanno gettato via la fede che avevano ricevuto da Dio, che dunque era una fede vera, e non poteva essere altrimenti perchè erano dei giusti.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2012/08/13/ci-si-puo-sviare-dalla-verita-se-non-si-e-nella-verita/