Chiamati da Dio a santificazione

Fratelli e sorelle nel Signore, ‘Iddio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione.’ (1Tessalonicesi 4:7) Egli ci ha chiamati ad essere santi, (cfr. Romani 1:7; 1Corinzi 1:2) e dunque ‘purifichiamoci d’ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timor di Dio.’ (2Corinzi 7:1b)

Salvatore Larizza

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Salvati per fede soltanto o anche per opere?

colomba bianca«Che giova, fratelli miei, se uno dice d’aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? Se un fratello o una sorella son nudi e mancanti del cibo quotidiano, e un di voi dice loro: Andatevene in pace, scaldatevi e satollatevi; ma non date loro le cose necessarie al corpo, che giova? Così è della fede; se non ha opere, è per se stessa morta. Anzi uno piuttosto dirà: Tu hai la fede, ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede. Tu credi che v’è un sol Dio, e fai bene; anche i demoni lo credono e tremano. Ma vuoi tu, o uomo vano, conoscere che la fede senza le opere non ha valore? Abramo, nostro padre, non fu egli giustificato per le opere quando offrì il suo figliuolo Isacco sull’altare? Tu vedi che la fede operava insieme con le opere di lui, e che per le opere la sua fede fu resa compiuta; e così fu adempiuta la Scrittura che dice: E Abramo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto di giustizia; e fu chiamato amico di Dio. Voi vedete che l’uomo è giustificato per opere, e non per fede soltanto. Parimente, Raab, la meretrice, non fu anch’ella giustificata per le opere quando accolse i messi e li mandò via per un altro cammino? Infatti, come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.» (Giacomo 2:14-26)

Tali parole delle Scritture a taluni pare che avvalorino il fatto che si viene salvati non solo per fede, ma anche per mezzo delle opere. Per comprendere bene questi passi, bisogna riuscire a determinare il momento in cui si viene salvati. A tal proposito, ricordiamo le parole di Gesù che ha pronunciato a Nicodemo:

«Gesù rispose: In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio.» (Giovanni 3:5)

Questa nuova nascita di cui parla Gesù avviene quando una persona si ravvede dei propri peccati e chiede a Dio perdono e crede nel sacrificio che ha compiuto Gesù Cristo sulla croce, il quale è morto per portare su di sé le nostre trasgressioni, i nostri peccati. Questa opera di convincimento la compie lo Spirito santo nel cuore dell’uomo, secondo quanto è scritto:

«E quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia, e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché me ne vo al Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.» (Giovanni 16:8-11)

Nel momento in cui la persona crede, avviene in lui la nuova nascita, la rigenerazione spirituale. Questa rigenerazione, momento in cui si viene perdonati, purificati dai peccati e si viene resi giusti da Dio, avviene per la sola fede in Cristo Gesù, infatti è scritto:

«Egli ci ha salvati non per opere giuste che noi avessimo fatte, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo,» (Tito 3:5)

Ora, siccome vi è una sola salvezza, se prendiamo la salvezza ricevuta dal ladrone sulla croce, e consideriamo che non ha fatto nessuna opera per essere salvato, e si ha riguardo al fatto che il ladrone ha manifestato con la sua bocca di aver creduto, come lo stesso Gesù gli disse: « .. Io ti dico in verità che oggi tu sarai meco in paradiso.» (Luca 23:43), comprendiamo che la salvezza solo per fede è completa.

Quindi, il ladrone sulla croce fu salvato per sola fede, senza nessuna opera buona, e questo è confermato da altri passi della Scrittura, come ad esempio queste parole scritte da Paolo:«..poiché noi riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede, senza le opere della legge.» (Romani 3:28); e ancora: « .. l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma lo è soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, ..» (Galati 2:16); anche agli Efesini Paolo ha confermato le medesime cose: «Poiché gli è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non vien da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù d’opere, affinché niuno si glori;» (Efesini 2:8,9).

Alla luce di quanto abbiamo dimostrato con le Scritture sul ricevere il dono della salvezza per sola fede, ora passiamo ad esaminare il brano sopra riportato all’inizio della epistola di Giacomo.

Prima di tutto è necessario notare che Giacomo chiama “fratelli” coloro a cui rivolge quelle parole; i fratelli di Giacomo erano coloro che erano nati di nuovo, che erano stati rigenerati spiritualmente, che erano stati giustificati e perdonati dei loro falli, secondo quanto lui stesso scrive poco prima nella stessa epistola:

«Egli ci ha di sua volontà generati mediante la parola di verità, affinché siamo in certo modo le primizie delle sue creature.» (Giacomo 1:18)

Quindi, Giacomo sapeva che i destinatari dell’epistola e, quindi, di quelle parole di esortazione a compiere opere buone, erano rivolte a coloro che erano suoi fratelli in Cristo, rigenerati per lo Spirito santo, salvati mediante la fede in Cristo Gesù.

Detto ciò, comprendiamo di conseguenza che Giacomo non parla in quel passo come se le opere buone avessero un potere rigenerante nello spirito, ma bensì presenta le opere come la naturale conseguenza della salvezza ottenuta per mezzo della fede, infatti dal comportamento che si tiene nella vita si manifesta concretamente la fede in Dio che uno ha nel suo cuore.

Diventa chiaro, dunque, che un uomo che non compie delle opere, o non ha mai avuto la fede, quindi non è mai stato rigenerato dallo Spirito santo, o in quel preciso periodo di tempo non ha più fede, in quanto è privo di opere e senza le opere la fede è morta.

Se la fede è presente nel cuore di un uomo, si deve manifestare obbligatoriamente, non può rimanere nascosta. Se un credente ha fede, deve per forza di cose far seguire ad essa le opere che Dio gli richiede di compiere e gli mette davanti. Una lampada accesa non si mette sotto il letto, né sotto il moggio.

Per concludere, l’uomo viene salvato per fede soltanto, secondo quanto è scritto: «ma il mio giusto vivrà per fede; ..» (Ebrei 10:38), tuttavia a questa fede deve seguire una vita piena di buone opere. Ma non possono esserci delle persone che, anche se sono piene di buone opere e di voglia di fare il bene, ma non sono rigenerate e non sono nate di nuovo, quindi non hanno la fede in loro che lo Spirito mette dentro gli uomini a partire dal momento della nuova nascita, queste non saranno salvate. E non può essere altrimenti, perché la salvezza non dipende da chi vuole, né da chi corre, ma bensì da Dio che fa misericordia a chi vuole, secondo quanto è scritto: «Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia.» (Romani 9:16).

Chi non è salvato e i suoi peccati non gli sono stati rimessi per mezzo della fede nel sacrificio di Cristo Gesù sulla croce, deve ravvedersi e credere nell’Evangelo; coloro, invece, che sono già stati salvati e perdonati dai loro peccati, devono compiere tutte le opere che Dio mette davanti a loro, altrimenti la loro fede sarà inutile.

Giuseppe Piredda

Tratto da : http://labuonastrada.wordpress.com/2014/01/17/salvati-per-fede-soltanto-o-anche-per-opere/

Io non ho alcun merito

nessun-meritoSe tu, che sostieni il cosiddetto libero arbitrio, affermi che sei stato tu a scegliere il Signore, e non il Signore a scegliere te, vuol dire che tu puoi accampare dei meriti dinnanzi a Dio. In altre parole, hai qualcosa di cui gloriarti dinnanzi a Dio. Tu infatti sei stato salvato perchè hai scelto il Signore!! Hai dunque almeno il merito di avere scelto il Signore.

 

Io invece affermo che sono stato salvato perchè il Signore mi ha eletto a salvezza fin dal principio, e quindi perchè Lui mi ha scelto per salvarmi. Non posso dunque accampare il merito di avere scelto il Signore! Sono proprio nella condizione di non avere niente di che gloriarmi dinnanzi a Dio, ma di gloriarmi nel Signore.

Tu dici che sei stato tu ad aprire il tuo cuore al Signore, e quindi anche qui puoi accampare il merito di avere aperto la porta del tuo cuore. Dio era in attesa che tu gli aprissi il tuo cuore, Dio non poteva fare proprio niente per salvarti, aveva le mani legate!

Io invece affermo che è stato il Signore ad aprire il mio cuore – come fece con Lidia – al fine di rendermi attento alla Sua Parola, e quindi non posso neppure dire di avere aperto il mio cuore. Per cui Dio è venuto, quando ha voluto Lui, e avendomi fatto forza mi ha vinto. Ha fatto con me quello che fece con Saulo da Tarso. Mi sento proprio in dovere di ringraziarlo e lodarlo quindi.

Tu dici che sei stato tu a volere nascere di nuovo, per cui la tua rigenerazione è dipesa dalla tua volontà. Eri dunque morto nei tuoi falli e nelle tue trasgressioni, nella tua carne non v’era alcun bene, eppure con la forza della tua volontà sei riuscito a farti rigenerare da Dio. Anche qui devo dire che hai avuto un merito, quello di avere permesso a Dio di rigenerarti.

Io invece affermo che Dio mi ha generato di Sua volontà, quando e dove ha voluto Lui, per cui non ho proprio niente di che gloriarmi dinnanzi a Dio. Sono nato di nuovo perchè Lui ha voluto farmi nascere di nuovo. Esattamente come era accaduto con la mia nascita naturale, perchè anche lì fu Dio a volermi far nascere. Posso dunque dire – assieme agli apostoli – di essere nato non da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma da Dio. E devo quindi dare a Dio tutta la gloria per la mia nuova nascita.

Lo vedi dunque? La dottrina del libero arbitrio ti ha indotto ad inorgoglirti ed innalzarti nel cospetto di Dio. Rigettala, così potrai camminare nella verità e nell’umiltà.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2013/10/23/io-non-ho-alcun-merito/

Dio è un giusto giudice

giustizia-di-Dio-giudiceDice l’apostolo Paolo ai santi di Efeso: “Ognuno, quand’abbia fatto qualche bene, ne riceverà la retribuzione dal Signore, servo o libero che sia” (Efesini 6:8), e a quelli di Colosse: “Chi fa torto riceverà la retribuzione del torto che avrà fatto; e non ci son riguardi personali” (Colossesi 3:25).
Dunque, Dio non mostra riguardi personali sia quando retribuisce chi fa il bene e sia quando retribuisce chi fa il male, perchè Egli è un giusto giudice. E badate che questa retribuzione avviene già sulla terra, perchè la Sapienza dice: “Ecco, il giusto riceve la sua retribuzione sulla terra, quanto più l’empio e il peccatore!” (Proverbi 11:31).
Sapere queste cose perciò ci incoraggia grandemente ad attenerci al bene, ma ci scoraggia altresì grandemente a fare il male.

 

A Dio sia la gloria ora e in eterno. Amen.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2013/10/07/dio-e-un-giusto-giudice/

La salvezza e il premio

Ora, la Bibbia afferma che noi siamo stati salvati per fede e non per opere, ma dice pure che c’è una ricompensa o premio che Dio ci darà per le opere buone che abbiamo compiuto nel Signore.
Che l’uomo viene salvato soltanto per la sua fede, senza le opere della legge, vuol dire che l’uomo siccome dinnanzi a Dio ha peccato ed è nemico di Dio, per ottenere la remissione dei suoi peccati e la vita eterna, deve soltanto credere nel Signore Gesù Cristo. Non c’è un altra maniera per ottenere la remissione dei propri peccati e la vita eterna al di fuori della fede in Cristo Gesù, il Figlio di Dio morto per le nostre offese e risorto per la nostra giustificazione. Un peccatore può compiere qualsiasi opera buona, può compiere qualsiasi rinuncia, e qualsiasi mortificazione corporale, ma tutto ciò sarà del tutto inutile perché i suoi peccati continueranno a rimanere sulla sua coscienza e a farlo sentire in colpa dinnanzi a Dio, e lui continuerà a non avere la certezza che quando morirà andrà in paradiso con Gesù. E questo perché l’unica maniera per ottenere la cancellazione dei propri peccati dalla propria coscienza e la vita eterna è credendo in Gesù Cristo.

Tanti ex-preti ed ex-semplici cattolici romani hanno attestato, dopo che si sono ravveduti ed hanno creduto con il cuore in Gesù Cristo, che nonostante facessero tante opere buone e rinunce di ogni genere, per amore del prossimo ma nello stesso tempo anche per espiare i propri peccati, cioè per costringere Dio a rimettergli i peccati in cambio delle loro buone opere, e guadagnarsi o meritarsi la vita eterna, alla fine si rendevano conto che i loro peccati rimanevano sempre su di loro, che erano ancora dei peccatori perduti per nulla certi di andare in cielo quando si sarebbero dipartiti dal corpo! Questo non fa altro che confermare che è impossibile ottenere la remissione dei propri peccati e la vita eterna basandosi sulle proprie opere buone. Nel momento però che l’uomo si ravvede e crede nel Signore Gesù, allora egli riceve il perdono dei suoi peccati e la vita eterna. Le cose cambiano totalmente perché l’uomo si umilia dinnanzi a Dio e Dio gli fà grazia.

A questo punto per l’uomo comincia una vita nuova, una vita che deve essere piena di opere buone perché Cristo ci ha salvati affinché noi fossimo zelanti nelle opere buone che sono state innanzi preparate da Dio affinché le pratichiamo (cfr. Tito 2:14 e Ef. 2:10). Le opere buone servono a confermare il credente nella fede, e a far glorificare in lui il nome di Dio. Sono necessarie, esse indicano la presenza nel credente di una fede viva. La loro assenza invece denota che nel credente c’è una fede morta perché Giacomo dice che come il corpo senza lo spirito è morto, così la fede senza le opere è morta (cfr. Giac. 2:26). Le opere buone compiute in Cristo hanno una ricompensa, cioè per esse in quel giorno Dio ci ricompenserà secondo la sua giustizia e fedeltà (cfr. 2 Cor. 5:10 e Luca 14:14).

Badate bene però, che non è che la ricompensa sarà la vita eterna perché la Scrittura dice che la vita eterna è il dono di Dio in Cristo Gesù che si ottiene mediante la fede (cfr. Rom. 6:23 e Giov. 3:16,36) e quindi gratuitamente e non perché ce la si merita.

In che cosa consisterà dunque questa ricompensa o questo premio, che naturalmente differirà per ciascuno perché non tutti compiono la stessa quantità di opere buone? A questa domanda non posso rispondere perché la Scrittura non dice in che cosa consisterà. Una cosa comunque sappiamo con certezza, che “ciascuno riceverà il proprio premio secondo la propria fatica” (1 Cor. 3:8) e che questo premio sarà giusto perché sarà dato da Colui che è il giusto giudice che investiga i cuori e le reni e che conosce non solo tutte le nostre opere buone ma anche i motivi reconditi che ci hanno spinto a compierle.

Il premio che dunque ci verrà dato da Dio è il premio che avremo meritato (in questo caso si può parlare di nostri meriti) con le nostre fatiche compiute nel e per il Signore. Premio che ci tengo a precisare rimane pur sempre qualche cosa che potremo ottenere per la misericordia del Signore perché Lui ci mette in grado di compiere le opere buone. Senza di lui noi non possiamo fare nulla (cfr. Giov. 15:5), Lui è Colui che opera in noi il volere e l’operare per la sua benevolenza (cfr. Fil. 2:13), per cui tutto quello che possiamo fare per amore del suo nome, lo possiamo fare in virtù della sua grazia che è con noi.

A Dio sia la gloria ora e in eterno. Amen.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://lanuovavia.org/giacintobutindaro/2010/06/22/la-salvezza-e-il-premio/

Gli è per grazia che voi siete stati salvati ….

Paolo dice agli Efesini: “Poiché gli è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non vien da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù d’opere, affinché niuno si glorî..” (Efesini 2:8,9).

Noi dunque siamo stati liberati dai nostri peccati mediante la sola fede nel Vangelo; nessuno di noi può dire di essere stato salvato dai suoi peccati mediante il battesimo o per avere fatto delle elemosine, delle visite agli ammalati, alle vedove e agli orfani, o per avere dato da mangiare, da bere e da vestire a coloro che ne avevano bisogno, appunto perché non é in virtù del battesimo in acqua o di opere buone che abbiamo ottenuto questa grande salvezza, ma soltanto, e lo ripeto soltanto, per avere creduto nel Vangelo della grazia di Dio.

Se si potesse essere salvati mediante delle opere buone, Cristo sarebbe morto inutilmente, e sarebbe quindi inutile predicare l’Evangelo a tutti quegli uomini che pensano di pervenire alla salvezza facendo il bene a se stessi ed agli altri. Ma oltre a ciò, bisogna dire che se si potesse essere salvati mediante delle opere buone, gli uomini avrebbero di che gloriarsi nei confronti di Dio, perché potrebbero dire di essersi meritati la salvezza, in altre parole potrebbero dire che essa è stata il frutto delle loro fatiche, e non direbbero mai e poi mai che essa é il frutto del tormento dell’anima di Cristo Gesù. Essi potrebbero dire che sono stati loro a soffrire per salvarsi, e non più che Cristo, il Giusto, ha sofferto per noi ingiusti per affrancarci dalla schiavitù del peccato.

Ma, come diceva Paolo ai Romani, “dov’è dunque il vanto? Esso è escluso. Per qual legge? Delle opere? No, ma per la legge della fede” (Romani 3:27), poiché noi riteniamo che l’uomo venga salvato mediante la sua fede in Gesù Cristo. Ecco, perché noi non abbiamo nulla di che vantarci, perché siamo stati salvati mediante la legge della fede, e quindi per grazia. Sì, per la grazia di Dio; perché noi abbiamo dovuto solo credere nel Signore Gesù per essere salvati.

A Dio sia la gloria in Cristo Gesù ora e in eterno. Amen.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://lanuovavia.org/giacintobutindaro/2010/06/02/gli-e-per-grazia-che-voi-siete-stati-salvati/