Secondo Nicola Martella il Cristiano che si uccide non perde la salvezza

SuicidioNicola Martella ha affermato: ‘Sull’auto-omicidio è bene non affrettare le conclusioni. Come per altre cose, quando si è diventati una «nuova creazione» (2 Cor 5,17; Gal 6,15), si può perdere il premio, non la salvezza’, ed ancora: ‘ Chi è stato rigenerato da Dio, non sarà separato dal Signore neppure dalla morte, comunque essa avvenga (Rm 8,35.38)’ (http://www.puntoacroce.altervista.org/_TP/T1-Suicidio_cristiano_EnB.htm).

suicidio-01

suicidio-02

D’altronde da uno che proclama l’eresia ‘una volta salvati sempre salvati’, che cosa ci si poteva aspettare se non un’altra eresia? Perchè è ovvio che se per Martella un Cristiano non può in nessuna maniera perdere la salvezza, non la può perdere nemmeno uccidendosi.

Quello che lui afferma è una menzogna e in quanto tale illude e inganna tutti coloro che l’accettano, perchè chi si uccide commette un omicidio in quanto uccide sè stesso, e la Scrittura comanda “Non uccidere” (Esodo 20:13). Ecco perchè gli omicidi non erediteranno il Regno di Dio ma passeranno l’eternità nel fuoco eterno in mezzo ai tormenti, perchè quella è la loro parte (Apocalisse 21:8). Come si può infatti pensare che i suicidi erediteranno il Regno di Dio quando l’apostolo Paolo mette in guardia i santi di Corinto con questo severo ammonimento: ” Non sapete voi che gli ingiusti non erederanno il regno di Dio? Non v’illudete; né i fornicatori, né gl’idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapaci erederanno il regno di Dio” (1 Corinzi 6:9-10)? Se infatti i fornicatori e i sodomiti, come pure gli ubriachi, guastano il loro corpo – che è il tempio di Dio – con i loro peccati, e altrettanto fanno i suicidi perchè il suicida guasta anche lui volontariamente il suo corpo che è il tempio di Dio, non si può pensare che i suicidi erediteranno il regno di Dio. Non è forse scritto che noi non apparteniamo a noi stessi, e che dobbiamo glorificare Dio con il nostro corpo? Diceva Paolo infatti: “E non sapete voi che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Poiché foste comprati a prezzo; glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Corinzi 6:19-20). E come si può pensare allora che un Cristiano glorifichi Dio distruggendo il suo corpo, ossia togliendosi la vita che gli ha dato Dio? Infatti nessuno di noi è portato a glorificare Dio appena sente che uno che si dice Cristiano si è ucciso, ma semmai è portato a glorificare Dio se sente che è stato ucciso a motivo di Cristo o ha perso la vita mentre salvava altre persone! Perchè questo? Evidentemente perchè lo Spirito Santo di Dio che dimora in noi ci attesta che il suicida ha commesso un crimine e non ha glorificato Dio nel suo corpo. Ed ancora, come si può pensare che un Cristiano suicida possa ereditare il regno di Dio dopo avere mostrato con il suo gesto il suo totale disprezzo verso le membra di Cristo? Ma se la Scrittura afferma che Dio giudicherà i fornicatori e gli adulteri (Ebrei 13:4), che prestano le loro membra al servizio dell’iniquità, come può Dio non giudicare i suicidi che hanno deciso di distruggere le proprie membra che sono membra di Cristo (1 Corinzi 6:15)? Ma se Dio esercita le sue vendette contro quei credenti che si danno alla fornicazione e si danno a passioni di concupiscenza come fanno i pagani e compiono altre cose contro la sua volontà, secondo che è scritto: “Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che v’asteniate dalla fornicazione, che ciascun di voi sappia possedere il proprio corpo in santità ed onore, non dandosi a passioni di concupiscenza come fanno i pagani i quali non conoscono Iddio; e che nessuno soverchi il fratello né lo sfrutti negli affari; perché il Signore è un vendicatore in tutte queste cose, siccome anche v’abbiamo innanzi detto e protestato. Poiché Iddio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione. Chi dunque sprezza questi precetti, non sprezza un uomo, ma quell’Iddio, il quale anche vi comunica il dono del suo Santo Spirito” (1 Tessalonicesi 4:3-8), come si può pensare che non eserciterà la sua vendetta contro coloro che distruggono il proprio corpo ammazzandosi? E poi chi si uccide fa del male a sè stesso, infatti quando il carceriere di Filippi stava per uccidersi, pensando che i carcerati fossero fuggiti, l’apostolo Paolo gridò ad alta voce: “Non ti far male alcuno, perché siam tutti qui” (Atti 16:27-28), mentre l’uomo benigno fa del bene e non del male a sè stesso secondo che è scritto: “L’uomo benigno fa del bene a se stesso” (Proverbi 11:17), come anche al suo prossimo perchè “l’amore non fa male alcuno al prossimo” (Romani 13:10) in ubbidienza al comandamento: “Ama il tuo prossimo come te stesso” (Matteo 22:39). Non è forse vero quindi che un Cristiano uccidendosi farebbe del male a sè stesso dimostrando così di odiare sè stesso? In verità, chi afferma che i Cristiani che si suicidano non perdono la salvezza, mostra di non tenere in nessuna considerazione un principio biblico importante che è quello che è Dio che dà la vita all’uomo e quindi solo Lui ha il diritto di togliergliela.
Ma quello che afferma Martella è una menzogna anche per quest’altra ragione, e cioè perchè Gesù Cristo ha detto ai suoi discepoli: “… chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato” (Matteo 10:22), e un credente che si ammazza non dimostra affatto di avere voluto perseverare nella fede fino alla fine della sua vita, ma di avere semmai rinunciato ad un certo punto alla fede. Perchè questo? Perchè “la fede è certezza di cose che si sperano” (Ebrei 11:1), e quindi mentre chi ha fede ha la certezza di una vita molto migliore dopo la morte, e proprio grazie alla sua fede sopporta ogni cosa fino a dare la sua vita per amore del Vangelo in quanto crede che “la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria” (2 Corinzi 4:17); chi si uccide dimostra di avere gettato via la fede e di essere un disperato perchè secondo lui è inutile continuare a sopportare afflizioni e sofferenze sulla terra in vista del regno di Dio. Si può dire quindi che se un discepolo di Cristo decide di uccidere se stesso, si trae indietro a sua perdizione. Non ha più fede in Dio per salvare l’anima sua.
Prendiamo come esempio Giuda Iscariota, uno dei dodici discepoli di Cristo, quello che poi diventò traditore. Giuda all’inizio aveva creduto anche lui e difatti era uno dei discepoli di Gesù che erano stati da Lui costituiti apostoli secondo che è scritto: “Or avvenne in que’ giorni ch’egli se ne andò sul monte a pregare, e passò la notte in orazione a Dio. E quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli, e ne elesse dodici, ai quali dette anche il nome di apostoli: Simone, che nominò anche Pietro, e Andrea, fratello di lui, e Giacomo e Giovanni, e Filippo e Bartolommeo, e Matteo e Toma, e Giacomo d’Alfeo e Simone chiamato Zelota, e Giuda di Giacomo, e Giuda Iscariot che divenne poi traditore” (Luca 6:12-16). Pietro confermò questo quando disse che Giuda “aveva ricevuto la sua parte di questo ministerio” (Atti 1:17). A questi dodici discepoli Gesù diede “potestà ed autorità su tutti i demonî e di guarir le malattie. E li mandò a predicare il regno di Dio e a guarire gl’infermi” (Luca 9:1-2). Alcuni sostengono che Giuda non aveva mai creduto, il che è falso. Ma io dico: Gesù avrebbe mai dato l’apostolato a un non credente? Avrebbe mai mandato un incredulo a predicare il Vangelo? Avrebbe mai potuto dare l’autorità di cacciare gli spiriti maligni nel suo nome, e di guarire gli ammalati nel suo nome, a qualcuno che non aveva creduto in lui? Evidentemente no. A conferma di ciò ci sono le seguenti parole di Gesù dette al Padre suo la notte che fu tradito: “Quelli che tu mi hai dati li ho anche custoditi, e niuno di loro è perito TRANNE il figliuol di perdizione, affinché la Scrittura fosse adempiuta” (Giovanni 17:12). Come si può vedere, anche Giuda era stato dato da Dio al suo Figliuolo, solo che a differenza degli altri discepoli egli andò in perdizione perché Dio aveva decretato così. Non è forse scritto nei Salmi: “Sian cancellati dal libro della vita, e non siano iscritti con i giusti” (Salmo 69:28)? e si badi che queste parole seguono queste: “La loro dimora sia desolata, nessuno abiti nelle loro tende” (Salmo 69:25) che furono le parole prese dall’apostolo Pietro, prima della Pentecoste, per sostenere che Giuda doveva fare quella fine perché si doveva adempiere la profezia della Scrittura pronunciata dallo Spirito Santo per bocca di Davide (cfr. Atti 1:16-20). Dunque Giuda Iscariota fu cancellato dal libro della vita (secondo che disse Dio a Mosè: “‘Colui che ha peccato contro di me, quello cancellerò dal mio libro!” Esodo 32:33), e cessò di essere iscritto con i giusti, il che conferma che all’inizio era un giusto e poi diventò un diavolo. Ora, andiamo a vedere cosa avvenne dopo che Giuda tradì il Maestro. Matteo dice: “Allora Giuda, che l’avea tradito, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì, e riportò i trenta sicli d’argento ai capi sacerdoti ed agli anziani, dicendo: Ho peccato, tradendo il sangue innocente. Ma essi dissero: Che c’importa? Pensaci tu. Ed egli, lanciati i sicli nel tempio, s’allontanò e andò ad impiccarsi” (Matteo 27:3-5). Ora, notate come la Scrittura ci fa sapere che Giuda si pentì di avere tradito il Maestro, riconobbe di avere peccato tradendolo. Ma questo non bastò a impedirgli di suicidarsi, infatti poco dopo andò ad impiccarsi. Dunque, Giuda si pentì di avere tradito sangue innocente, ma decise di uccidersi, e questo avvenne affinchè le Scritture fossero adempiute, cioè affinchè lui andasse in perdizione perchè è chiamato figlio della perdizione. E che andò in perdizione è confermato anche dalle seguenti parole di Gesù pronunciate nella notte che fu tradito, ancora prima che Giuda lo tradisse: “Certo, il Figliuol dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a quell’uomo per cui il Figliuol dell’uomo è tradito! Meglio sarebbe per cotest’uomo, se non fosse mai nato” (Matteo 26:24). Giuda dunque fu destinato da Dio ad andare in perdizione tramite appunto il suicidio. D’altronde Satana era entrato in Giuda (Luca 22:3), e quindi Giuda era in balia del diavolo che evidentemente lo spinse al suicidio. Peraltro a tal proposito, è bene che sappiate che alcuni credenti hanno raccontato che prima di convertirsi avevano in determinate circostanze della loro vita quando si trovavano nella disperazione e senza alcuna speranza udito delle voci demoniache che li avevano istigati al suicidio, il che conferma che il suicidio comunque è qualcosa gradito al diavolo perchè costituisce un peccato nei confronti di Dio.
Certamente un discepolo di Cristo nella sua vita potrà pure passare dei momenti di grande afflizione e sofferenza nei quali sarà perplesso, ma se teme Dio e osserva i suoi comandamenti non sarà mai portato alla disperazione e quindi ad ammazzarsi, perchè comunque continuerà ad avere fede in Dio e a sottomettersi alla Sua volontà. Il profeta Elia quando fu minacciato di morte dalla moglie di Achab non si inoltrò forse nel deserto e seduto sotto una ginestra espresse il desiderio di morire, dicendo: ‘Basta! Prendi ora, o Eterno, l’anima mia, poiché io non valgo meglio de’ miei padri!’ (1 Re 19:4)? Ma Elia non si tolse la vita, perchè temeva Dio e si rimetteva al volere di Dio. Anche il profeta Giona in una particolare circostanza chiese di morire, secondo che è scritto: “E come il sole fu levato, Iddio fece soffiare un vento soffocante d’oriente, e il sole picchiò sul capo di Giona, sì ch’egli venne meno, e chiese di morire, dicendo: ‘Meglio è per me morire che vivere’” (Giona 4:8). Ma anche lui si sottomise al volere di Dio, e non ardì togliersi la vita, quantunque si trovò in grave distretta. E il giusto Giobbe ve lo ricordate? Dopo che Dio lo privò dei figli e dei suoi beni, e Satana lo colpì con un’ulcera maligna, si trovò in una grandissima afflizione, a tal punto che espresse il desiderio di morire. Egli infatti disse: “… l’anima mia preferisce soffocare, preferisce a queste ossa la morte” (Giobbe 7:15). Ma non ardì togliersi la vita perchè lui aspettava che fosse Dio a togliergli la vita, infatti disse: “Oh, m’avvenisse pur quello che chiedo, e mi desse Iddio quello che spero! Volesse pure Iddio schiacciarmi, stender la mano e tagliare il filo de’ miei giorni! Sarebbe questo un conforto per me, esulterei nei dolori ch’egli non mi risparmia; giacché non ho rinnegato le parole del Santo” (Giobbe 6:8-10). Notate che Giobbe sapeva che è Dio a tagliare il filo dei giorni dell’uomo e quindi si auspicò che Dio volesse tagliare quel filo, ma Dio quel filo non lo tagliò perchè sappiamo che poi Dio lo ristabilì. Giobbe dunque si rimetteva nelle mani di Dio con piena fiducia, benchè si trovasse vicino alla morte. Non cercò di uccidersi e non si uccise, e questo perchè temeva Dio e fuggiva il male (Giobbe 1:8). Il timore di Dio dunque spinge chi è in una grave distretta a non togliersi la propria vita. E che dire degli apostoli? Ascoltate cosa dice l’apostolo Paolo a proposito di una grave distretta in cui si trovò assieme ai suoi collaboratori: “Poiché, fratelli, non vogliamo che ignoriate, circa l’afflizione che ci colse in Asia, che siamo stati oltremodo aggravati, al di là delle nostre forze, tanto che stavamo in gran dubbio anche della vita. Anzi, avevamo già noi stessi pronunciata la nostra sentenza di morte, affinché non ci confidassimo in noi medesimi, ma in Dio che risuscita i morti, il quale ci ha liberati e ci libererà da un così gran pericolo di morte, e nel quale abbiamo la speranza che ci libererà ancora …” (2 Corinzi 1:8-10). Avete notato? Gli apostoli avevano piena fiducia in Dio anche nelle afflizioni in cui erano aggravati al di là delle loro forze. Nessuna disperazione quindi li coglieva, delle perplessità sì, ma nessuna disperazione (“perplessi, ma non disperati” 2 Corinzi 4:8). E questo perchè lo Spirito di Dio che abitava in loro li spingeva ad avere piena fiducia in Dio e a non disperarsi. Chi dunque seguirà le orme degli apostoli non potrà che comportarsi così anche lui nelle profonde distrette in cui si troverà, rimanendo calmo in attesa della liberazione divina.
E voglio terminare dicendo questo. Come avete potuto vedere Nicola Martella afferma: ‘Come per altre cose, quando si è diventati una «nuova creazione» (2 Cor 5,17; Gal 6,15), si può perdere il premio, non la salvezza’, il che significa che non è solo il peccato di suicidio che non fa perdere la salvezza al Cristiano ma anche altri peccati. Questo spiega perchè nelle Chiese che sostengono la dottrina ‘una volta salvati, sempre salvati’, i peccati che non fanno ereditare il regno di Dio (1 Corinzi 6:9-10) che vengono commessi dai membri sono tollerati. Tanto al massimo coloro che li commettono perderanno il premio, ma la salvezza mai! Essi vedranno dunque il Signore anche senza la santificazione!
Ma ho una brutta notizia per Nicola Martella e per tutti coloro che in ambito evangelico ragionano e parlano in questa maniera diabolica: sappiate che vi state illudendo, cioè state facendo proprio quello che Paolo ci ha comandato di non fare.
Vi esorto dunque fratelli per l’ennesima volta a guardarvi e ritirarvi da Martella e da tutti quelli che in ambito evangelico hanno questa stessa dottrina demoniaca (‘una volta salvati sempre salvati’), che ha finora trascinato nelle fiamme dell’ADES tante anime.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2013/08/16/secondo-nicola-martella-il-cristiano-che-si-uccide-non-perde-la-salvezza/

Annunci

“E’ morta, stacchiamo la spina”. Ma la 19enne si risveglia dal coma

Lunedì, 22 ottobre 2012

Le stavano per staccare la spina, ma lei si è risvegliata. Una storia incredibile quella di Carina, una ragazza danese di 19 anni. I medici, infatti, avevano ormai dichiarato la sua morte cerebrale, decidendo di “staccare la spina” per espiantarle gli organi. Ma all’improvviso lei si è risvegliata.

Proprio pochi minuti prima che l’ospedale danese dove era ricoverata stava già cominciando a prepararla per portarla in sala operatoria. Il tutto con il consenso dei suoi familiari che avevano concordato con i medici di far cessare il supporto vitale e di spegnere quel respiratore che la teneva in vita.

Carina era rimasta gravemente ferita dopo uno spaventoso incidente stradale. Era uscita con il corpo dilaniato dal devastante scontro della sua auto. Le speranze di sopravvivenza erano pochissime. Per tre giorni i genitori avevano sperato, poi la sua attività cerebrale aveva cominciato a rallentare facendo prevedere il peggio. È a quel punto che i medici hanno contattato la famiglia, hanno illustrato loro la situazione paventando la morte cerebrale.

Dopo il coma, ora è in fase di recupero. Cammina, parla e ha già progetti per il futuro: “Voglio fare la graphic designer e tornare a montare il mio cavallo, Mathilda, come si deve”. Tutta la Danimarca ha vissuto intensamente questa storia e ci si interroga sulle responsabilità dei medici e della struttura ospedaliera, la seconda città del paese.

L’impatto sull’opinione pubblica è stato tale da indurre il governo danese a rivedere le linee guida che regolano i trattamenti di fine-vita. Il padre di Carina è infuriato con i medici. Al giornale danese Ekstra Bladet ha dichiarato: “Quei banditi in camice bianco avevano rinunciato troppo in fretta perchè volevano un donatore”. I genitori hanno chiesto i danni all’ospedale, ma i medici respingono le accuse e al Daily Mail dichiarano: “Da un punto di vista medico non sono stati commessi errori. Per la ragazza non è mai stata dichiarata la morte cerebrale. Ma questa storia dimostra quanto sia importante la comunicazione tra medici e pazienti: se il personale medico si fosse espresso in maniera diversa, i genitori non si sarebbero sentiti raggirati”.

Tratto da : http://affaritaliani.libero.it/cronache/si-risveglia-dal-coma221012.html

 

Ribadiamo il concetto che ‘al Signore, appartiene il preservar dalla morte.’ (Salmi 68:20b) L’uomo non può decidere di staccare la spina ad una persona finchè ella è in vita, perchè agli occhi di Dio si tratta di omicidio; quantunque i medici (che ricordo sono uomini e non Dio) la definiscono ‘morte cerebrale’. Nessuno vi illuda.

Salvatore Larizza

SI AVVISA CHE IL SEGUENTE ARTICOLO CONTIENE DELLE IMMAGINI FORTI. L’ARTICOLO E’ CONTRO L’ABORTO, E CONTRO COLORO CHE SI DANNO A VANI RAGIONAMENTI PER DIFENDERLO !

 

L’aborto è un omicidio, e la Sacra Scrittura afferma in Apocalisse al capitolo 21 ai versetti 7 e 8 :

“Chi vince erediterà queste cose; e io gli sarò Dio, ed egli mi sarà figliuolo; ma quanto ai codardi, agl’increduli, agli abominevoli, agli omicidi, ai fornicatori, agli stregoni, agli idolatri e a tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda.”

Ed ancora la Scrittura lo ribadisce al capitolo 22 ai versetti 14 e 15 :

“Beati coloro che lavano le loro vesti per aver diritto all’albero della vita e per entrare per le porte nella città!Fuori i cani, gli stregoni, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna.”

La Scrittura è CHIARA, a tal riguardo e non è possibile tollerare coloro che lo difendono e lo approvano.

In seno agli evangelici, vi sono alcuni che in alcuni casi lo difendono, ad esempio in un articolo della FCEI, viene detto :

“Un figlio, una figlia – prosegue la vice presidente della FCEI -, sono iscritti nel desiderio della madre che disegna con la creatura concepita una relazione densa di significato e di vita. Quando questo non avviene, perché il concepimento è frutto di violenza o di frettolosa superficialità ed errore, la donna deve essere messa in grado di interrompere la gravidanza.”

Qui di seguito metterò lo scritto per intero, datato 3 Gennaio 208, della FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia) dove viene “giustificato” l’aborto.

Colei che lo ha scritto è stata Letizia Tomassone, vice-presidente della Federazione delle chiese evangeliche, in risposta ad un articolo di Giuliano Ferrara su “Il Foglio”.

Ecco l’articolo :

NEV-CS02 – LEGGE SULL’ABORTO


“Pena di morte e aborto non possono essere accomunati”. Letizia Tomassone, vice-presidente della Federazione delle chiese evangeliche, risponde alla provocazione lanciata da Giuliano Ferrara su “Il Foglio”


Roma, 3 gennaio 2008 (NEV-CS02) – “L’autonomia riproduttiva delle donne è uno dei diritti umani fondamentali. Non si possono obbligare le donne ad avere figli o a portare avanti gravidanze indesiderate”. Lo ha dichiarato oggi la pastora Letizia Tomassone, vicepresidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). I protestanti italiani entrano così nel dibattito sull’aborto infuocatosi in seguito alla provocazione lanciata dal quotidiano “Il Foglio” di Giuliano Ferrara, che ha chiesto una “moratoria dell’aborto”, prendendo spunto dalla risoluzione per la moratoria della pena di morte votata il mese scorso dall’Assemblea generale dell’ONU su iniziativa del governo italiano.
“Un figlio, una figlia – prosegue la vice presidente della FCEI -, sono iscritti nel desiderio della madre che disegna con la creatura concepita una relazione densa di significato e di vita. Quando questo non avviene, perché il concepimento è frutto di violenza o di frettolosa superficialità ed errore, la donna deve essere messa in grado di interrompere la gravidanza. Fino a quel momento sono infatti in gioco la responsabilità e la libertà che lei ha sviluppato nella sua vita. Per questo il senso di libertà individuale, che è riconosciuto e considerato oggi in Occidente come il fondamento del diritto civile, fa parte della costruzione della dignità femminile. La donna non è un puro contenitore di vita concepita altrove. E’ un soggetto libero che crea relazione con questa vita. Negare che l’interruzione di gravidanza si inserisca in questo processo relazionale significa riportare le donne a un obbligo biologico che non ci appartiene più”.
Per la pastora Tomassone non è concepibile accomunare aborto e pena di morte, come invece proposto da Giuliano Ferrara: “Abolire la pena di morte significa riaprire le possibilità di relazioni umane per gli ex condannati. Riammetterli in quel circuito di comunicazioni in cui la vita non è pura biologia, ma capacità e libertà di decisione. Così anche leggi come la 194, che riconoscono la capacità e la libertà decisionale delle donne, affermano la centralità della relazione. In questa riapertura del dibattito sulla 194 una cosa sola è importante: che si fermi l’attenzione su una educazione libera e critica degli adolescenti e, in modo diverso, delle donne e uomini immigrati, sulla sessualità e sulla decisione di avere figli e figlie”.

Tratto da (http://www.fedevangelica.it/servizi/nev_.php?id=673)

ORA RISPONDO INVECE IO,  ALL’ARTICOLO DELLA TOMASSONE :

“SE DOVESSE LEGGERE QUESTO MIO ARTICOLO CONFUTATORIO SULL’ AFFERMAZIONE BLASFEMA CHE HA FATTO, LEI LETIZIA TOMASSONE E TUTTI COLORO CHE LA SEGUONO, PROVATE A LASCIARE DEI COMMENTI ALLE SEGUENTI FOTO CHE VI MOSTRERO’, VOGLIO PROPRIO VEDERE  SE CONTINUATE NELLA VOSTRA RIBELLIONE”  :

Vergognatevi e pentitevi dinanzi a Dio per tutto quello che avete detto e che continuate a proclamare mettendolo pure per iscritto sul vostro sito con titolo : “LEGGE SULL’ABORTO”.  Avete bisogno di una dura riprensione e non di tolleranza, è vero infatti che molti vi tollerano perchè in seno alle chiese oggigiorno v’è molta omertà e ti dicono continuamente “NON GIUDICARE”, cosìcchè quelli come a voi possono dire tutto quello che vogliono. No, io non son tra i CODARDI, e leverò la voce contro tutti quelli che facendosi chiamare fratelli allo stesso tempo contrastano la verità, e anche contro coloro che hanno paura a riprenderli, eh si perchè ricordatevi che nel numero di costoro ci siete pure voi che “INDIRETTAMENTE” li approvate, stando in silenzio.

Avete mai letto ciò che è scritto nella Sacra Scrittura nell’evangelo di Giovanni al capitolo 7 al versetto 24 ?

E’ scritto :

“Non giudicate secondo l’apparenza, ma giudicate con giusto giudizio.”

Per voi che ancora continuate nella vostra ignoranza a ripetere le parole che avete sentito dal vostro pastore sul “NON GIUDICARE”, ravvedetevi perchè il Signore vi ordina “IN ALCUNI CASI” di GIUDICARE ma con GIUSTO GIUDIZIO, e non di tollerare il male. Coloro che dicono nefandezze col vostro comportamento verranno invogliati a continuare a dirne sempre di più, perchè non avete il coraggio di contrastare i loro vani ragionamenti.

 In efesini al capitolo 5 al versetto 11, è scritto :

“E non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; anzi, piuttosto riprendetele”

Ubbidite a questo COMANDO ? Qui non c’è scritto “SE VOLETE RIPRENDETELE”, oppure “PREGATE SOLO, NON PERMETTEVI A RIPRENDERE NIENTE E NESSUNO PERCHE’ VOI NON POTETE GIUDICARE”, ma qui è scritto : “PIUTTOSTO RIPRENDETELE”.

Quindi che questo scritto possa essere anche, di incoraggiamento a tutti coloro che come me amano la verità e non sopportano coloro che la calpestano e che ingannano i miei “FRATELLI”, e che riprendono le opere infruttuose delle tenebre, tra le quali v’è pure l’aborto.

La grazia sia con tutti quelli che amano il Signor nostro Gesù Cristo con purità incorrotta.

Larizza Salvatore