Secondo Nicola Martella il Cristiano che si uccide non perde la salvezza

SuicidioNicola Martella ha affermato: ‘Sull’auto-omicidio è bene non affrettare le conclusioni. Come per altre cose, quando si è diventati una «nuova creazione» (2 Cor 5,17; Gal 6,15), si può perdere il premio, non la salvezza’, ed ancora: ‘ Chi è stato rigenerato da Dio, non sarà separato dal Signore neppure dalla morte, comunque essa avvenga (Rm 8,35.38)’ (http://www.puntoacroce.altervista.org/_TP/T1-Suicidio_cristiano_EnB.htm).

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D’altronde da uno che proclama l’eresia ‘una volta salvati sempre salvati’, che cosa ci si poteva aspettare se non un’altra eresia? Perchè è ovvio che se per Martella un Cristiano non può in nessuna maniera perdere la salvezza, non la può perdere nemmeno uccidendosi.

Quello che lui afferma è una menzogna e in quanto tale illude e inganna tutti coloro che l’accettano, perchè chi si uccide commette un omicidio in quanto uccide sè stesso, e la Scrittura comanda “Non uccidere” (Esodo 20:13). Ecco perchè gli omicidi non erediteranno il Regno di Dio ma passeranno l’eternità nel fuoco eterno in mezzo ai tormenti, perchè quella è la loro parte (Apocalisse 21:8). Come si può infatti pensare che i suicidi erediteranno il Regno di Dio quando l’apostolo Paolo mette in guardia i santi di Corinto con questo severo ammonimento: ” Non sapete voi che gli ingiusti non erederanno il regno di Dio? Non v’illudete; né i fornicatori, né gl’idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapaci erederanno il regno di Dio” (1 Corinzi 6:9-10)? Se infatti i fornicatori e i sodomiti, come pure gli ubriachi, guastano il loro corpo – che è il tempio di Dio – con i loro peccati, e altrettanto fanno i suicidi perchè il suicida guasta anche lui volontariamente il suo corpo che è il tempio di Dio, non si può pensare che i suicidi erediteranno il regno di Dio. Non è forse scritto che noi non apparteniamo a noi stessi, e che dobbiamo glorificare Dio con il nostro corpo? Diceva Paolo infatti: “E non sapete voi che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Poiché foste comprati a prezzo; glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Corinzi 6:19-20). E come si può pensare allora che un Cristiano glorifichi Dio distruggendo il suo corpo, ossia togliendosi la vita che gli ha dato Dio? Infatti nessuno di noi è portato a glorificare Dio appena sente che uno che si dice Cristiano si è ucciso, ma semmai è portato a glorificare Dio se sente che è stato ucciso a motivo di Cristo o ha perso la vita mentre salvava altre persone! Perchè questo? Evidentemente perchè lo Spirito Santo di Dio che dimora in noi ci attesta che il suicida ha commesso un crimine e non ha glorificato Dio nel suo corpo. Ed ancora, come si può pensare che un Cristiano suicida possa ereditare il regno di Dio dopo avere mostrato con il suo gesto il suo totale disprezzo verso le membra di Cristo? Ma se la Scrittura afferma che Dio giudicherà i fornicatori e gli adulteri (Ebrei 13:4), che prestano le loro membra al servizio dell’iniquità, come può Dio non giudicare i suicidi che hanno deciso di distruggere le proprie membra che sono membra di Cristo (1 Corinzi 6:15)? Ma se Dio esercita le sue vendette contro quei credenti che si danno alla fornicazione e si danno a passioni di concupiscenza come fanno i pagani e compiono altre cose contro la sua volontà, secondo che è scritto: “Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che v’asteniate dalla fornicazione, che ciascun di voi sappia possedere il proprio corpo in santità ed onore, non dandosi a passioni di concupiscenza come fanno i pagani i quali non conoscono Iddio; e che nessuno soverchi il fratello né lo sfrutti negli affari; perché il Signore è un vendicatore in tutte queste cose, siccome anche v’abbiamo innanzi detto e protestato. Poiché Iddio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione. Chi dunque sprezza questi precetti, non sprezza un uomo, ma quell’Iddio, il quale anche vi comunica il dono del suo Santo Spirito” (1 Tessalonicesi 4:3-8), come si può pensare che non eserciterà la sua vendetta contro coloro che distruggono il proprio corpo ammazzandosi? E poi chi si uccide fa del male a sè stesso, infatti quando il carceriere di Filippi stava per uccidersi, pensando che i carcerati fossero fuggiti, l’apostolo Paolo gridò ad alta voce: “Non ti far male alcuno, perché siam tutti qui” (Atti 16:27-28), mentre l’uomo benigno fa del bene e non del male a sè stesso secondo che è scritto: “L’uomo benigno fa del bene a se stesso” (Proverbi 11:17), come anche al suo prossimo perchè “l’amore non fa male alcuno al prossimo” (Romani 13:10) in ubbidienza al comandamento: “Ama il tuo prossimo come te stesso” (Matteo 22:39). Non è forse vero quindi che un Cristiano uccidendosi farebbe del male a sè stesso dimostrando così di odiare sè stesso? In verità, chi afferma che i Cristiani che si suicidano non perdono la salvezza, mostra di non tenere in nessuna considerazione un principio biblico importante che è quello che è Dio che dà la vita all’uomo e quindi solo Lui ha il diritto di togliergliela.
Ma quello che afferma Martella è una menzogna anche per quest’altra ragione, e cioè perchè Gesù Cristo ha detto ai suoi discepoli: “… chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato” (Matteo 10:22), e un credente che si ammazza non dimostra affatto di avere voluto perseverare nella fede fino alla fine della sua vita, ma di avere semmai rinunciato ad un certo punto alla fede. Perchè questo? Perchè “la fede è certezza di cose che si sperano” (Ebrei 11:1), e quindi mentre chi ha fede ha la certezza di una vita molto migliore dopo la morte, e proprio grazie alla sua fede sopporta ogni cosa fino a dare la sua vita per amore del Vangelo in quanto crede che “la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria” (2 Corinzi 4:17); chi si uccide dimostra di avere gettato via la fede e di essere un disperato perchè secondo lui è inutile continuare a sopportare afflizioni e sofferenze sulla terra in vista del regno di Dio. Si può dire quindi che se un discepolo di Cristo decide di uccidere se stesso, si trae indietro a sua perdizione. Non ha più fede in Dio per salvare l’anima sua.
Prendiamo come esempio Giuda Iscariota, uno dei dodici discepoli di Cristo, quello che poi diventò traditore. Giuda all’inizio aveva creduto anche lui e difatti era uno dei discepoli di Gesù che erano stati da Lui costituiti apostoli secondo che è scritto: “Or avvenne in que’ giorni ch’egli se ne andò sul monte a pregare, e passò la notte in orazione a Dio. E quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli, e ne elesse dodici, ai quali dette anche il nome di apostoli: Simone, che nominò anche Pietro, e Andrea, fratello di lui, e Giacomo e Giovanni, e Filippo e Bartolommeo, e Matteo e Toma, e Giacomo d’Alfeo e Simone chiamato Zelota, e Giuda di Giacomo, e Giuda Iscariot che divenne poi traditore” (Luca 6:12-16). Pietro confermò questo quando disse che Giuda “aveva ricevuto la sua parte di questo ministerio” (Atti 1:17). A questi dodici discepoli Gesù diede “potestà ed autorità su tutti i demonî e di guarir le malattie. E li mandò a predicare il regno di Dio e a guarire gl’infermi” (Luca 9:1-2). Alcuni sostengono che Giuda non aveva mai creduto, il che è falso. Ma io dico: Gesù avrebbe mai dato l’apostolato a un non credente? Avrebbe mai mandato un incredulo a predicare il Vangelo? Avrebbe mai potuto dare l’autorità di cacciare gli spiriti maligni nel suo nome, e di guarire gli ammalati nel suo nome, a qualcuno che non aveva creduto in lui? Evidentemente no. A conferma di ciò ci sono le seguenti parole di Gesù dette al Padre suo la notte che fu tradito: “Quelli che tu mi hai dati li ho anche custoditi, e niuno di loro è perito TRANNE il figliuol di perdizione, affinché la Scrittura fosse adempiuta” (Giovanni 17:12). Come si può vedere, anche Giuda era stato dato da Dio al suo Figliuolo, solo che a differenza degli altri discepoli egli andò in perdizione perché Dio aveva decretato così. Non è forse scritto nei Salmi: “Sian cancellati dal libro della vita, e non siano iscritti con i giusti” (Salmo 69:28)? e si badi che queste parole seguono queste: “La loro dimora sia desolata, nessuno abiti nelle loro tende” (Salmo 69:25) che furono le parole prese dall’apostolo Pietro, prima della Pentecoste, per sostenere che Giuda doveva fare quella fine perché si doveva adempiere la profezia della Scrittura pronunciata dallo Spirito Santo per bocca di Davide (cfr. Atti 1:16-20). Dunque Giuda Iscariota fu cancellato dal libro della vita (secondo che disse Dio a Mosè: “‘Colui che ha peccato contro di me, quello cancellerò dal mio libro!” Esodo 32:33), e cessò di essere iscritto con i giusti, il che conferma che all’inizio era un giusto e poi diventò un diavolo. Ora, andiamo a vedere cosa avvenne dopo che Giuda tradì il Maestro. Matteo dice: “Allora Giuda, che l’avea tradito, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì, e riportò i trenta sicli d’argento ai capi sacerdoti ed agli anziani, dicendo: Ho peccato, tradendo il sangue innocente. Ma essi dissero: Che c’importa? Pensaci tu. Ed egli, lanciati i sicli nel tempio, s’allontanò e andò ad impiccarsi” (Matteo 27:3-5). Ora, notate come la Scrittura ci fa sapere che Giuda si pentì di avere tradito il Maestro, riconobbe di avere peccato tradendolo. Ma questo non bastò a impedirgli di suicidarsi, infatti poco dopo andò ad impiccarsi. Dunque, Giuda si pentì di avere tradito sangue innocente, ma decise di uccidersi, e questo avvenne affinchè le Scritture fossero adempiute, cioè affinchè lui andasse in perdizione perchè è chiamato figlio della perdizione. E che andò in perdizione è confermato anche dalle seguenti parole di Gesù pronunciate nella notte che fu tradito, ancora prima che Giuda lo tradisse: “Certo, il Figliuol dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a quell’uomo per cui il Figliuol dell’uomo è tradito! Meglio sarebbe per cotest’uomo, se non fosse mai nato” (Matteo 26:24). Giuda dunque fu destinato da Dio ad andare in perdizione tramite appunto il suicidio. D’altronde Satana era entrato in Giuda (Luca 22:3), e quindi Giuda era in balia del diavolo che evidentemente lo spinse al suicidio. Peraltro a tal proposito, è bene che sappiate che alcuni credenti hanno raccontato che prima di convertirsi avevano in determinate circostanze della loro vita quando si trovavano nella disperazione e senza alcuna speranza udito delle voci demoniache che li avevano istigati al suicidio, il che conferma che il suicidio comunque è qualcosa gradito al diavolo perchè costituisce un peccato nei confronti di Dio.
Certamente un discepolo di Cristo nella sua vita potrà pure passare dei momenti di grande afflizione e sofferenza nei quali sarà perplesso, ma se teme Dio e osserva i suoi comandamenti non sarà mai portato alla disperazione e quindi ad ammazzarsi, perchè comunque continuerà ad avere fede in Dio e a sottomettersi alla Sua volontà. Il profeta Elia quando fu minacciato di morte dalla moglie di Achab non si inoltrò forse nel deserto e seduto sotto una ginestra espresse il desiderio di morire, dicendo: ‘Basta! Prendi ora, o Eterno, l’anima mia, poiché io non valgo meglio de’ miei padri!’ (1 Re 19:4)? Ma Elia non si tolse la vita, perchè temeva Dio e si rimetteva al volere di Dio. Anche il profeta Giona in una particolare circostanza chiese di morire, secondo che è scritto: “E come il sole fu levato, Iddio fece soffiare un vento soffocante d’oriente, e il sole picchiò sul capo di Giona, sì ch’egli venne meno, e chiese di morire, dicendo: ‘Meglio è per me morire che vivere’” (Giona 4:8). Ma anche lui si sottomise al volere di Dio, e non ardì togliersi la vita, quantunque si trovò in grave distretta. E il giusto Giobbe ve lo ricordate? Dopo che Dio lo privò dei figli e dei suoi beni, e Satana lo colpì con un’ulcera maligna, si trovò in una grandissima afflizione, a tal punto che espresse il desiderio di morire. Egli infatti disse: “… l’anima mia preferisce soffocare, preferisce a queste ossa la morte” (Giobbe 7:15). Ma non ardì togliersi la vita perchè lui aspettava che fosse Dio a togliergli la vita, infatti disse: “Oh, m’avvenisse pur quello che chiedo, e mi desse Iddio quello che spero! Volesse pure Iddio schiacciarmi, stender la mano e tagliare il filo de’ miei giorni! Sarebbe questo un conforto per me, esulterei nei dolori ch’egli non mi risparmia; giacché non ho rinnegato le parole del Santo” (Giobbe 6:8-10). Notate che Giobbe sapeva che è Dio a tagliare il filo dei giorni dell’uomo e quindi si auspicò che Dio volesse tagliare quel filo, ma Dio quel filo non lo tagliò perchè sappiamo che poi Dio lo ristabilì. Giobbe dunque si rimetteva nelle mani di Dio con piena fiducia, benchè si trovasse vicino alla morte. Non cercò di uccidersi e non si uccise, e questo perchè temeva Dio e fuggiva il male (Giobbe 1:8). Il timore di Dio dunque spinge chi è in una grave distretta a non togliersi la propria vita. E che dire degli apostoli? Ascoltate cosa dice l’apostolo Paolo a proposito di una grave distretta in cui si trovò assieme ai suoi collaboratori: “Poiché, fratelli, non vogliamo che ignoriate, circa l’afflizione che ci colse in Asia, che siamo stati oltremodo aggravati, al di là delle nostre forze, tanto che stavamo in gran dubbio anche della vita. Anzi, avevamo già noi stessi pronunciata la nostra sentenza di morte, affinché non ci confidassimo in noi medesimi, ma in Dio che risuscita i morti, il quale ci ha liberati e ci libererà da un così gran pericolo di morte, e nel quale abbiamo la speranza che ci libererà ancora …” (2 Corinzi 1:8-10). Avete notato? Gli apostoli avevano piena fiducia in Dio anche nelle afflizioni in cui erano aggravati al di là delle loro forze. Nessuna disperazione quindi li coglieva, delle perplessità sì, ma nessuna disperazione (“perplessi, ma non disperati” 2 Corinzi 4:8). E questo perchè lo Spirito di Dio che abitava in loro li spingeva ad avere piena fiducia in Dio e a non disperarsi. Chi dunque seguirà le orme degli apostoli non potrà che comportarsi così anche lui nelle profonde distrette in cui si troverà, rimanendo calmo in attesa della liberazione divina.
E voglio terminare dicendo questo. Come avete potuto vedere Nicola Martella afferma: ‘Come per altre cose, quando si è diventati una «nuova creazione» (2 Cor 5,17; Gal 6,15), si può perdere il premio, non la salvezza’, il che significa che non è solo il peccato di suicidio che non fa perdere la salvezza al Cristiano ma anche altri peccati. Questo spiega perchè nelle Chiese che sostengono la dottrina ‘una volta salvati, sempre salvati’, i peccati che non fanno ereditare il regno di Dio (1 Corinzi 6:9-10) che vengono commessi dai membri sono tollerati. Tanto al massimo coloro che li commettono perderanno il premio, ma la salvezza mai! Essi vedranno dunque il Signore anche senza la santificazione!
Ma ho una brutta notizia per Nicola Martella e per tutti coloro che in ambito evangelico ragionano e parlano in questa maniera diabolica: sappiate che vi state illudendo, cioè state facendo proprio quello che Paolo ci ha comandato di non fare.
Vi esorto dunque fratelli per l’ennesima volta a guardarvi e ritirarvi da Martella e da tutti quelli che in ambito evangelico hanno questa stessa dottrina demoniaca (‘una volta salvati sempre salvati’), che ha finora trascinato nelle fiamme dell’ADES tante anime.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2013/08/16/secondo-nicola-martella-il-cristiano-che-si-uccide-non-perde-la-salvezza/

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Nicola Martella e i destinatari della lettera agli Ebrei

Il 25 Dicembre 2011 Nicola Martella, in un suo commento su Facebook ad un suo articolo dal titolo ‘Come scamperemo noi, se trascuriamo una così grande salvezza?’, ha affermato: ‘Gli Ebrei a cui, l’autore si rivolse, erano “pendolari” fra il giudaismo storico e quello cristiano. Avevano appetito la grazia, ma il richiamo del giudaismo classico con i suoi riti, le sue feste, la sua cultura era molto forte; facevano un passo dentro e uno fuori della soglia. In pratica, non erano né carne e né pesce. La stessa cosa avviene a tanti “aggregati” nel mondo evangelico: conoscono la grazia, condividono le massime dottrine, ma rimangono con un piede dentro e uno fuori rispetto alla religione corrente e cultura dominante, verso cui sentono sempre una grande attrazione. Con le labbra si dichiara una cosa, con la vita un’altra. Gli Ebrei, che confessavano Gesù quale Messia, erano marginalizzati dagli altri Ebrei e spesso cacciati fuori delle sinagoghe o addirittura angariati e perseguitati (così fecero Saulo e i suoi accoliti); ciò significava anche la perdita di privilegi e di vantaggi all’interno del giudaismo. L’autore della epistola agli Ebrei cercò di convincere proprio tali esitanti della superiorità di Cristo (su angeli, Mosè, ecc.), della grazia (sulla legge) e del nuovo patto (su quello antico).’, e il 26 Dicembre sempre su questo argomento ha detto: ‘Nella cura pastorale ho incontrato non pochi “credenti”, che avevano accettato Gesù come Salvatore, ma non come Signore della loro vita. Ci si può immaginare come appariva la loro vita sul piano dell’etica e della santificazione. A volte, quando li mettevo dinanzi alla volontà di Dio e chiedevo loro di sottomettersi a Cristo quale loro Signore, ubbidendo a Lui in ciò, non sempre erano disposti a farlo. Erano “credenti”, ma non rigenerati. Aderivano al facile e falso “evangelo a poco prezzo”, quello che tranquillizza, ma non salva né trasforma. Avevano appetito la grazia, ma non l’hanno mai accettata con un patto. Tali “credenti” poi sono quelli che si “convertono” a ogni conferenza o tenda, senza mai entrare nella vita. Non sono né carne e né pesce e spesso rimangono solo degli “aggregati”. Affermano di aver perso la salvezza (che non hanno mai avuto) e poi credono di riottenerla al prossimo appello di un famoso predicatore. Nel giudaismo cristiano d’allora, di cui si parla nella lettera agli Ebrei, di tali “credenti” non rigenerati e continuamente “pendolari” fra il giudaismo storico e quello cristiano devono essercene stati parecchi, visto che l’autore li mette seriamente in guardia e spende un’intera epistola per convincerli della superiorità assoluta di Cristo su tutto e tutti.’

Da: http://www.facebook.com/notes/nicola-martella/come-scamperemo-noi-se-trascuriamo-una-così-grande-salvezza/316333148388220

Quindi, per Martella coloro a cui lo scrittore scrisse quella che è chiamata ‘La lettera agli Ebrei’ non erano nè carne e nè pesce, intendendo dire che non erano veri credenti o meglio come dice lui ‘erano credenti non rigenerati’, e che quindi non avevano ricevuto la salvezza o come dice sempre lui in un altro luogo stavano ‘fuori della salvezza in Cristo Gesù’.
Quindi Martella si è abbandonato a vani ragionamenti non solo in merito al battesimo con lo Spirito Santo, e ai doni dello Spirito Santo, ma anche in merito ad altre cose. La ragione per cui si è inventata quest’altra sua falsa esegesi? Per negare che dei veri credenti, e quindi dei rigenerati da Dio, possano perdere la salvezza, in quanto lui si è reso conto della inequivocabilità delle esortazioni presenti in questa epistola e dato che sostiene l’eresia ‘una volta salvati, sempre salvati’, si è inventata questa ennesima falsa esegesi.
Mi trovo dunque costretto sia pur brevemente a confutare queste sue ennesime ciance, perchè di ciance si tratta.
Ecco alcuni dei passi presenti nella lettera agli Ebrei che inequivocabilmente mostrano che i destinatari di questa lettera erano VERI CREDENTI, E QUINDI DEI RIGENERATI DA DIO PER LA GRAZIA DI DIO, secondo che è scritto: “Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio; e chiunque ama Colui che ha generato, ama anche chi è stato da lui generato” (1 Giovanni 5:1). In merito a queste parole, vorrei che notaste che chi crede è stato rigenerato da Dio, e quindi non esistono ‘credenti non rigenerati’.

Lo scrittore rivolgendosi loro dice:

1) “Perciò, fratelli santi, che siete partecipi d’una celeste vocazione, considerate Gesù, l’Apostolo e il Sommo Sacerdote della nostra professione di fede, il quale è fedele a Colui che l’ha costituito, come anche lo fu Mosè in tutta la casa di Dio ….. e la sua casa siamo noi se riteniam ferma sino alla fine la nostra franchezza e il vanto della nostra speranza. ” (Ebrei 3:1-2,6).
Notate come lo scrittore li chiama ‘fratelli santi’ e quindi essi erano da lui considerati membri della famiglia di Dio in quanto figliuoli di Dio santificati mediante lo Spirito Santo, e questo glielo conferma quando parla della loro professione di fede e dice che essi sono la casa di Dio a condizione che ritengano fino alla fine la loro franchezza e il vanto della loro speranza. Essendo dunque la casa di Dio, ciò significa che erano il tempio di Dio, la casa spirituale in cui dimorava Dio per lo Spirito (Efesini 2:22).
Qualcuno forse dirà: ‘Ma gli apostoli hanno chiamato ‘fratelli’ anche i Giudei non credenti in certe occasioni!’ Certo, lo hanno fatto per sottolineare la loro comune discendenza dal patriarca Abramo (infatti Paolo quando predicò nella sinagoga di Antiochia di Pisidia disse ai presenti: “Fratelli miei, figliuoli della progenie d’Abramo ….” Atti 13:26), ma mai li hanno chiamati ‘fratelli santi’ perchè sapevano che i Giudei non credenti diventavano “concittadini dei santi” (Efesini 2:19) solo mediante la fede in Cristo. Quindi quel ‘fratelli santi’ indica che i destinatari erano Ebrei di nascita che avevano creduto che Gesù era il Messia.

2) “Guardate, fratelli, che talora non si trovi in alcuno di voi un malvagio cuore incredulo, che vi porti a ritrarvi dall’Iddio vivente; ma esortatevi gli uni gli altri tutti i giorni, finché si può dire: ‘Oggi’, onde nessuno di voi sia indurato per inganno del peccato; poiché siam diventati partecipi di Cristo, a condizione che riteniam ferma sino alla fine la fiducia che avevamo da principio, mentre ci vien detto: Oggi, se udite la sua voce, non indurate i vostri cuori, come nel dì della provocazione” (Ebrei 3:12-15).
Sono anche queste parole molto chiare, che mostrano che i destinatari di quella lettera erano dei credenti rigenerati da Dio, e quindi figli di Dio. Infatti non solo li chiama di nuovo fratelli, ma li ammonisce affinchè in mezzo a loro non sorga un malvagio cuore incredulo che li porti a ritirarsi dal Signore. Essi quindi si erano uniti al Signore e perciò erano uno spirito solo con Lui (1 Corinzi 6:17), ma lo scrittore li mette in guardia a non diventare increduli perchè in questo caso si sarebbero ritirati da Dio (o separati dal Signore) e poi comanda loro di esortarsi gli uni gli altri. Notate poi come dice loro che essi erano diventati partecipi di Cristo, e quindi partecipi della natura divina (2 Pietro 1:4), a condizione che essi conservassero fino alla fine la fede che avevano avuto da principio. Quindi c’era stato un giorno in cui essi avevano creduto in Cristo, e quindi erano stati rigenerati da Dio, perchè chiunque crede che Gesù è il Cristo è nato da Dio (1 Giovanni 5:1).

3) “Poiché noi che abbiam creduto entriamo in quel riposo, siccome Egli ha detto: Talché giurai nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo! e così disse, benché le sue opere fossero terminate fin dalla fondazione del mondo” (Ebrei 4:3).
Avete visto? Lo scrittore dice che i suoi destinatari avevano creduto e quindi erano sulla via che menava nel riposo di sabato per il popolo di Dio, e difatti più avanti li mette in guardia a non seguire lo stesso esempio di disobbedienza o incredulità degli Ebrei, che a motivo della loro incredulità non poterono entrare nel riposo di Dio (Ebrei 4:11).

4) “Poiché, mentre per ragion di tempo dovreste esser maestri, avete di nuovo bisogno che vi s’insegnino i primi elementi degli oracoli di Dio; e siete giunti a tale che avete bisogno di latte e non di cibo sodo. Perché chiunque usa il latte non ha esperienza della parola della giustizia, poiché è bambino; ma il cibo sodo è per uomini fatti; per quelli, cioè, che per via dell’uso hanno i sensi esercitati a discernere il bene e il male” (Ebrei 5:12-14).
Dunque, se quei credenti vengono definiti bambini, e in quanto tali avevano ancora bisogno di latte, vuol dire che erano stati rigenerati da Dio e quindi erano figli di Dio. Certo non erano maturi, ma erano pur sempre dei figli di Dio. Paolo forse non chiamò anch’egli i santi di Corinto bambini quando disse loro: “Ed io, fratelli, non ho potuto parlarvi come a spirituali, ma ho dovuto parlarvi come a carnali, come a bambini in Cristo” (1 Corinzi 3:1)? Come potete vedere, però, Paolo li chiama anche fratelli, e quindi erano dei figli di Dio mediante la loro fede in Cristo.

5) “Perciò, entrando nel mondo, egli dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo; non hai gradito né olocausti né sacrificî per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo (nel rotolo del libro è scritto di me) per fare, o Dio, la tua volontà. Dopo aver detto prima: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrificî, né offerte, né olocausti, né sacrificî per il peccato (i quali sono offerti secondo la legge), egli dice poi: Ecco, io vengo per fare la tua volontà. Egli toglie via il primo per stabilire il secondo. In virtù di questa «volontà» noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre” (Ebrei 10:5-10).
Notate che anche qui lo scrittore fa capire che i destinatari delle sue parole erano dei nati da Dio, in quanto dice che erano stati santificati mediante l’offerta di Gesù Cristo. E chi sono coloro che sono stati santificati, cioè resi santi, se non i veri credenti in Cristo Gesù e quindi i fratelli? Ascoltate cosa c’è scritto sempre nella epistola agli Ebrei: “Poiché e colui che santifica e quelli che son santificati, provengon tutti da uno; per la qual ragione egli non si vergogna di chiamarli fratelli” (Ebrei 2:11). Quindi, Gesù Cristo stesso chiama “miei fratelli” (Ebrei 2:12) quelli che sono stati santificati, e perciò riconosce in loro dei figli di Dio.
E non disse infatti forse Paolo agli anziani della Chiesa di Efeso e quindi a dei fratelli in Cristo: “E ora, io vi raccomando a Dio e alla parola della sua grazia; a lui che può edificarvi e darvi l’eredità con tutti i santificati” (Atti 20:32)? E non disse sempre Paolo ai fratelli della Chiesa di Corinto: “Paolo, chiamato ad essere apostolo di Cristo Gesù per la volontà di Dio, e il fratello Sostene, alla chiesa di Dio che è in Corinto, ai santificati in Cristo Gesù, chiamati ad esser santi, con tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signor nostro Gesù Cristo, Signor loro e nostro” (1 Corinzi 1:1-2)? E non disse forse Gesù a Saulo, quando gli apparve sulla via di Damasco: “Ma lèvati, e sta’ in piè; perché per questo ti sono apparito: per stabilirti ministro e testimone delle cose che tu hai vedute, e di quelle per le quali ti apparirò ancora, liberandoti da questo popolo e dai Gentili, ai quali io ti mando per aprir loro gli occhi, onde si convertano dalle tenebre alla luce e dalla potestà di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, la remissione dei peccati e la loro parte d’eredità fra i santificati” (Atti 26:16-18)?
Non è abbastanza chiaro che coloro che sono stati santificati sono figli di Dio?

6) “Ma ricordatevi dei giorni di prima, quando, dopo essere stati illuminati, voi sosteneste una così gran lotta di patimenti: sia coll’essere esposti a vituperio e ad afflizioni, sia coll’esser partecipi della sorte di quelli che eran così trattati. Infatti, voi simpatizzaste coi carcerati, e accettaste con allegrezza la ruberia de’ vostri beni, sapendo d’aver per voi una sostanza migliore e permanente. Non gettate dunque via la vostra franchezza la quale ha una grande ricompensa! Poiché voi avete bisogno di costanza, affinché, avendo fatta la volontà di Dio, otteniate quel che v’è promesso. Perché: Ancora un brevissimo tempo, e colui che ha da venire verrà e non tarderà; ma il mio giusto vivrà per fede; e se si trae indietro, l’anima mia non lo gradisce. Ma noi non siamo di quelli che si traggono indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per salvar l’anima” (Ebrei 10:32-39).
Ma vi paiono queste parole rivolte a persone che non erano ancora state rigenerate da Dio? Ma se costoro erano stati illuminati non vuol forse dire questo che erano passati dalle tenebre alla meravigliosa luce di Dio (1 Pietro 2:9), e quindi erano luce nel Signore (Efesini 5:8)? E poi notate come lo scrittore dice che essi erano di quelli che avevano fede per salvar l’anima, e quindi erano dei veri credenti e non dei finti credenti, secondo che dice l’apostolo Paolo ai santi della Galazia: “Siccome Abramo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto di giustizia, riconoscete anche voi che coloro i quali hanno la fede, son figliuoli d’Abramo. E la Scrittura, prevedendo che Dio giustificherebbe i Gentili per la fede, preannunziò ad Abramo questa buona novella: In te saranno benedette tutte le genti. Talché coloro che hanno la fede, sono benedetti col credente Abramo” (Galati 3:6-9).

7) “Voi non avete ancora resistito fino al sangue, lottando contro il peccato; e avete dimenticata l’esortazione a voi rivolta come a figliuoli: Figliuol mio, non far poca stima della disciplina del Signore, e non ti perder d’animo quando sei da lui ripreso; perché il Signore corregge colui ch’Egli ama, e flagella ogni figliuolo ch’Egli gradisce. È a scopo di disciplina che avete a sopportar queste cose. Iddio vi tratta come figliuoli; poiché qual è il figliuolo che il padre non corregga? Che se siete senza quella disciplina della quale tutti hanno avuto la loro parte, siete dunque bastardi, e non figliuoli” (Ebrei 12:4-8).
Ora, se Dio stava correggendo quei credenti vuol dire che essi erano sottoposti alla disciplina del Signore, e quindi erano dei figlioli di Dio.

8 ) “Ricordatevi de’ carcerati, come se foste in carcere con loro; di quelli che sono maltrattati, ricordando che anche voi siete nel corpo. …. Ricordatevi dei vostri conduttori, i quali v’hanno annunziato la parola di Dio; e considerando com’hanno finito la loro carriera, imitate la loro fede. Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro, perché essi vegliano per le vostre anime, come chi ha da renderne conto; affinché facciano questo con allegrezza e non sospirando; perché ciò non vi sarebbe d’alcun utile. Pregate per noi, perché siam persuasi d’aver una buona coscienza, desiderando di condurci onestamente in ogni cosa. E vie più v’esorto a farlo, onde io vi sia più presto restituito. Or l’Iddio della pace che in virtù del sangue del patto eterno ha tratto dai morti il gran Pastore delle pecore, Gesù nostro Signore, vi renda compiuti in ogni bene, onde facciate la sua volontà, operando in voi quel che è gradito nel suo cospetto, per mezzo di Gesù Cristo; a Lui sia la gloria ne’ secoli dei secoli. Amen. Or, fratelli, comportate, vi prego, la mia parola d’esortazione; perché v’ho scritto brevemente. Sappiate che il nostro fratello Timoteo è stato messo in libertà; con lui, se vien presto, io vi vedrò. Salutate tutti i vostri conduttori e tutti i santi. …..” (Ebrei 13:3,7,17-24).
Come si può, dinnanzi a queste altre parole, affermare che quei credenti non erano rigenerati da Dio? Questa domanda ha una sola risposta: ‘Non si può’. Notate infatti espressioni come ‘anche voi siete nel corpo’, ‘imitate la loro fede’, ‘pregate per noi’, ‘Gesù, nostro Signore’, ‘salutate tutti i vostri conduttori e tutti i santi’.

Alla luce di quanto abbiamo visto, è evidente dunque che quando in questa epistola viene prospettata l’eventualità della perdita della salvezza (capitoli 6 e 10), essa non viene prospettata a persone che non l’avevano mai ricevuta, ma a persone che invece l’avevano ricevuta i quali per non perderla furono esortati a conservare la fede fino alla fine.

A coloro poi che pur riconoscendo che la lettera fu scritta a dei veri credenti, dicono che quelle specifiche parole sulla possibilità di perdere la salvezza si riferiscono a falsi credenti, vorrei dire che non avrebbe avuto alcun senso in questa epistola, per esortare dei veri credenti a perseverare nella fede, parlare di quello che sarebbe avvenuto a persone che non erano dei veri credenti in Cristo; anzi sarebbe stato a dir poco assurdo. Persino il famoso predicatore battista Charles Spurgeon, che era uno strenuo difensore della falsa dottrina ‘una volta salvati, sempre salvati’ in quanto Calvinista, nel suo sermone ‘Perseveranza finale’, dovette ammettere che coloro di cui lo scrittore parla in Ebrei 6:4-6 erano dei veri credenti – e in questo si dissociò da tutti quei Calvinisti che invece sostenevano che non erano veri credenti – pur continuando a sostenere però come tutti i Calvinisti che un vero credente non può comunque perdere la salvezza.

Dunque, fratelli, vi metto in guardia non solo da coloro che come Martella sostengono che i destinatari di quella lettera non erano dei rigenerati da Dio, ma anche da coloro che pur riconoscendo che la lettera fu scritta a dei rigenerati affermano che le esortazioni dei capitoli 6 e 10 riguardavano falsi credenti.

Nessuno di costoro vi seduca con vani ragionamenti.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/12/29/nicola-martella-e-i-destinatari-della-lettera-agli-ebrei/

L’apostolo Paolo: mandato dalle Chiese o da Cristo?

Nicola Martella afferma quanto segue in merito agli apostoli:
‘Bisogna distinguere dapprima gli apostoli del Signore Gesù, che erano solo dodici e vissero con lui dall’inizio alla fine del suo ministero (At 1,22). Poi, bisogna distinguere gli apostoli delle chiese, tra cui c’erano, ad esempio, Paolo e Barnaba (At 13,1ss).
La chiamata da parte del Signore è una cosa, il mandato della chiesa è un’altra. Paolo poteva stare benissimo ad Antiochia e da lì organizzare l’opera intorno. Poteva organizzare pure una particolare azione a favore di altre chiese e guidare una particolare delegazione al riguardo (cfr. At 11,29s; 12,21). Poteva anche andare ogni tanto a qualche importante conferenza teologica e discutere particolari questioni (cfr. At 15). Tutto ciò non ne faceva ancora un “apostolo” mandato dalle chiese, quindi un missionario fondatore.
Paolo è stato chiamato all’apostolato da Gesù, ma non era uno dei particolari “dodici apostoli [= incaricati] del Signore”, che erano stati con lui per tutto il tempo del suo ministero e che lui stesso in vita mandò e da risorto incaricò. Egli era uno dei vari “apostoli di Cristo”, ossia quelli mandati dalle chiese, sebbene chiaramente è un uomo speciale.
I “dodici apostoli” furono scelti secondo questo criterio: “Bisogna dunque che fra gli uomini che sono stati in nostra compagnia tutto il tempo che il Signor Gesù è andato e venuto fra noi, a cominciare dal battesimo di Giovanni fino al giorno ch’egli, tolto da noi, è stato assunto in cielo, uno sia fatto testimone con noi della risurrezione di lui” (At 1,21s). Essi erano a numero chiuso (12) e dovevano avere tali caratteristiche di testimoni dei fatti storici della vita di Cristo, oltre che essere poi di insegnanti autorevoli nella prima chiesa (At 2,42).

http://www.facebook.com/notes/nicola-martella/la-nuova-gerusalemme-e-i-nomi-di-solo-dodici-apostoli/330760730278795

Dunque, secondo l’esegeta Nicola Martella, Paolo era sì un apostolo, ma non mandato da Cristo ad adempiere il suo apostolato, ma dalle Chiese. Perchè solo i dodici apostoli furono mandati da Cristo.
Ora, fermo restando che Paolo non è tra i dodici apostoli chiamati e mandati dal Figliuolo di Dio mentre Egli era ancora in questo mondo, è falso che Paolo fu mandato dalle Chiese e non da Cristo a fondare le Chiese, e ve lo dimostro subito mediante le Sacre Scritture.
Gesù Cristo quando apparve a Saulo sulla via di Damasco, gli disse: “Per questo ti sono apparito: per stabilirti ministro e testimone delle cose che tu hai vedute, e di quelle per le quali ti apparirò ancora” (Atti 26:16), il che significa che Paolo fu stabilito ministro del Vangelo dal Signore e non dagli uomini. Paolo confermò di avere ricevuto il ministerio dal Signore, con queste parole che lui rivolse anni dopo agli anziani della chiesa di Efeso: “Ma io non fo alcun conto della vita, quasi mi fosse cara, pur di compiere il mio corso e il ministerio che ho ricevuto dal Signor Gesù, che è di testimoniare dell’Evangelo della grazia di Dio” (Atti 20:24). Egli dunque ricevette la chiamata al ministerio sulla via di Damasco.
Non solo, sulla via di Damasco, Paolo ricevette anche il mandato da Cristo, infatti nel resto del suo discorso Gesù gli disse: “Liberandoti da questo popolo e dai Gentili, ai quali io ti mando per aprir loro gli occhi, onde si convertano dalle tenebre alla luce e dalla potestà di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, la remissione dei peccati e la loro parte d’eredità fra i santificati” (Atti 26:17-18).
E quando avvenne che Paolo fu mandato da Cristo a predicare ai Gentili e fondare Chiese? Mentre si trovava ad Antiochia, secondo che è scritto: “Or nella chiesa d’Antiochia v’eran dei profeti e dei dottori: Barnaba, Simeone chiamato Niger, Lucio di Cirene, Manaen, fratello di latte di Erode il tetrarca, e Saulo. E mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati. Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani, e li accomiatarono. Essi dunque, mandati dallo Spirito Santo, scesero a Seleucia, e di là navigarono verso Cipro” (Atti 13:1-4).
Notate innanzi tutto, che Paolo e Barnaba furono messi da parte per ordine dello Spirito Santo, e quindi per ordine di Cristo in quanto lo Spirito dice quello che ha udito da Cristo, secondo che disse Gesù: “Non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annunzierà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve l’annunzierà” (Giovanni 16:13-14). Poi, notate che essi furono mandati dallo Spirito Santo, e non dalla Chiesa di Antiochia; e difatti è proprio da quel momento che nel libro degli Atti Paolo e Barnaba sono chiamati apostoli (cfr. Atti 14:4,5, 14), che vi ricordo significa ‘mandati’.
Ma c’è dell’altro da dire. In merito al fatto che Paolo, mentre era ad Antiochia, fu mandato dallo Spirito Santo a fondare Chiese tra i Gentili, questo non fu altro che l’adempimento di quello che Gesù Cristo gli aveva predetto tempo prima a Gerusalemme, infatti Paolo un giorno raccontò ai Giudei: “… dopo ch’io fui tornato a Gerusalemme, che mentre pregavo nel tempio fui rapito in estasi, e vidi Gesù che mi diceva: Affrettati, ed esci prestamente da Gerusalemme, perché essi non riceveranno la tua testimonianza intorno a me. E io dissi: Signore, eglino stessi sanno che io incarceravo e battevo nelle sinagoghe quelli che credevano in te; e quando si spandeva il sangue di Stefano, tuo testimone, anch’io ero presente e approvavo, e custodivo le vesti di coloro che l’uccidevano. Ed egli mi disse: Va’, perché io ti manderò lontano, ai Gentili” (Atti 22:17-21). A quando risale questa visione avuta da Paolo? A quando si trovava a Gerusalemme con gli apostoli e andava e veniva con essi a Gerusalemme, ma taluni cercarono di ucciderlo e allora lui fu costretto a lasciare Gerusalemme, secondo che è scritto: “E quando fu giunto a Gerusalemme, tentava d’unirsi ai discepoli; ma tutti lo temevano, non credendo ch’egli fosse un discepolo. Ma Barnaba, presolo con sé, lo menò agli apostoli, e raccontò loro come per cammino avea veduto il Signore e il Signore gli avea parlato, e come in Damasco avea predicato con franchezza nel nome di Gesù. Da allora, Saulo andava e veniva con loro in Gerusalemme, e predicava con franchezza nel nome del Signore; discorreva pure e discuteva con gli Ellenisti; ma questi cercavano d’ucciderlo. E i fratelli, avendolo saputo, lo condussero a Cesarea, e di là lo mandarono a Tarso” (Atti 9:26-30). Notate che Gesù in persona gli comandò di andarsene da Gerusalemme e i discepoli quando seppero che gli Ellenisti cercavano di ucciderlo lo mandarono a Tarso. Le cose dunque coincidono. E tutto questo avvenne prima che Paolo si recasse ad Antiochia di Siria, da dove poi fu mandato dallo Spirito; infatti fu tempo dopo che Barnaba, essendo giunto ad Antiochia e veduta la grazia di Dio, innanzi tutto si rallegrò, e li esortò tutti ad attenersi al Signore con fermo proponimento di cuore, e poi “se ne andò a Tarso, a cercar Saulo; e avendolo trovato, lo menò ad Antiochia” (Atti 11:25).
Quindi quando leggiamo che Paolo fu mandato dallo Spirito Santo, possiamo anche dire che fu mandato da Gesù Cristo, in quanto fu Cristo a mandarlo per mezzo dello Spirito Santo.
L’apostolo stesso confermerà di essere stato mandato da Cristo a predicare, quando disse ai santi di Corinto: “Perché Cristo non mi ha mandato a battezzare ma ad evangelizzare” (1 Corinzi 1:17).
In merito alle parole che Cristo rivolse a Paolo in quelle due circostanze ben precise, e tramite le quali lo mandò ai Gentili, vorrei che notaste che quando Cristo mandò i suoi dodici apostoli a predicare alle dodici tribù di Israele disse loro parole simili, secondo che è scritto: “Questi dodici mandò Gesù, dando loro queste istruzioni: Non andate fra i Gentili, e non entrate in alcuna città de’ Samaritani, ma andate piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele” (Matteo 10:5-6), come anche quando li mandò (questa volta però erano undici in quanto Giuda era morto) a predicare a tutte le nazioni, secondo che è scritto: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, insegnando loro d’osservar tutte quante le cose che v’ho comandate” (Matteo 28:19-20).
La differenza sta solo nel fatto che mentre Gesù rivolse agli apostoli quelle parole, la prima volta prima della sua morte, e la seconda volta dopo la sua resurrezione, mentre era ancora sulla terra; nel caso di Paolo gliele rivolse dopo che era stato assunto in cielo, ma comunque fu sempre Gesù in persona a chiamare Saulo al ministerio di apostolo e mandarlo a predicare e fondare le Chiese fra i Gentili.
Ma per quale ragione Martella – e tanti altri assieme a lui – fa quelle affermazioni? Per poter sostenere che dopo l’assunzione di Gesù in cielo, non esistono più apostoli come i dodici che sono stati mandati da Cristo a fondare Chiese: esistono solo ‘apostoli di Cristo’ mandati dalle Chiese.
La cosa dunque non va sottovalutata affatto, perchè dietro queste affermazioni c’è sempre una strategia tesa a negare o nascondere qualcosa di biblico.
Dunque, per l’ennesima volta vi rivolgo l’esortazione a guardarvi da questo cosiddetto esegeta, che con i suoi abili sofismi seduce il cuore dei semplici.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2012/01/21/lapostolo-paolo-mandato-dalle-chiese-o-da-cristo/

La spudorata menzogna diffusa dagli antipentecostali sulle lingue

Le Chiese Evangeliche cessazioniste – Chiese Battiste, Riformate, Presbiteriane, Chiese dei Fratelli, Chiese Valdesi ed altre – dicono che con la morte degli apostoli cessarono nella Chiesa sia il parlare in lingue che le altre manifestazioni dello Spirito, come miracoli e guarigioni compiuti nel nome di Gesù; e la data di questa cessazione sarebbe la fine del primo secolo dopo Cristo, in quanto l’apostolo Giovanni morì in quel periodo.

Ora, io voglio sottolineare quello che dicono i cessazionisti sulle lingue, citando uno dei loro massimi esponenti a livello mondiale, vale a dire John F. MacArthur Jr. Per farvi capire di chi sto parlando – cioè che sto parlando di un predicatore di fama mondiale – vi trascrivo una breve presentazione di questo predicatore così come si trova sul sito http://www.zam.it/ :

‘Conosciuto per il suo approccio completo e franco all’insegnamento della Parola di Dio, la Bibbia, John MacArthur è un pastore evangelico di quinta generazione, autore e oratore di fama internazionale. Dal 1969 è impegnato come pastore e insegnante presso la Grace Community Church a Sun Valley, California. Le predicazioni di John raggiungono la maggior parte del mondo tramite il suo lavoro multimediale Grace To You, con uffici in Australia, Canada, Europa, India, Nuova Zelanda, Singapore, e Sud Africa. Grace To You non solo produce programmi radiofonici per oltre 2000 radio (in lingua inglese e spagnola), ma distribuisce libri, software, cassette e CD con studi e sermoni di John MacArthur. In 36 anni, Grace To You ha distribuito più di 13 milioni di CD e audiocassette. John è presidente di The Master’s College e The Master’s Seminary. Ha scritto centinaia di libri e manuali di studio biblico, molto utili e pratici per la vita quotidiana. I suoi lavori pubblicati in italiano includono “Al Sicuro Fra Le Braccia di Dio”, “La Verità Celeste Sulla Morte di Un Bambino”, e “Il Commentario del Nuovo Testamento”.

Ora, questo pastore evangelico ha scritto un libro molto noto soprattutto tra gli antipentecostali che si intitola ‘I Carismatici: prospettiva dottrinale del movimento carismatico’ pubblicato da Edizioni Centro Biblico, in cui vengono espresse le ben note obiezioni al battesimo con lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue, e ai doni spirituali. E naturalmente tra le tante obiezioni mosse all’attualità delle lingue c’è pure quella che esse sono cessate.

Ora, ascoltate cosa afferma questo predicatore sulla cessazione delle lingue:
’5. Le lingue sono menzionate soltanto nei primi libri del Nuovo Testamento. L’unica epistola in cui si parli delle lingue è 1 Corinzi, mentre Paolo ne scrisse almeno altre dodici e in nessun’altra fa cenno a questo dono, come non ne fanno mai nè Pietro, nè Giacomo nè Giuda. Questo dono appare per un breve periodo, nei primi anni della chiesa, quando veniva diffusa la nuova rivelazione di Dio e si stabiliva la chiesa: una volta avvenuto questo, le lingue scomparvero, cessarono. 6. La storia dice che le lingue cessarono. In 1 Corinzi 13:8 il verbo pauo ci dice che le lingue dovevano cessare, significando che non sarebbero più ricominciate, e gli ultimi libri del Nuovo Testamento non ne fanno più menzione. Cleon Rogers, uno studioso missionario, ha scritto: «E’ significativo che in nessuno scritto dei Padri post-apostolici si trovi il minimo riferimento, la minima allusione e il minimo accenno al dono delle lingue» (Cleon L. Rogers, Jr. «The Gift of Tongues in the Post Apostolic Church»). …. Nei primi quattro-cinquecento anni della chiesa, gli unici a parlare in «lingue» di cui si abbia notizia furono i seguaci di Montano, dichiarato eretico (vedi capitolo 3), e del suo discepolo Tertulliano’ (John MacArthur, ‘I Carismatici: prospettiva dottrinale del movimento carismatico’, Edizioni Centro Biblico, 1987, pag. 197).

Ma questa è una spudorata menzogna, in quanto Ireneo (115-150 – 202 circa), vescovo di Lione, che non era un eretico ma combatteva gli eretici, – e che è tra i cosiddetti padri post-apostolici http://www.catholicapologetics.org/ap040600.htm – nella sua famosa opera apologetica Contro le Eresie che risale al 180 circa, scrisse quanto segue: ‘Dunque, anche, coloro che sono veramente Suoi discepoli, ricevendo grazia da Lui, fanno nel suo Nome [miracoli], in maniera da promuovere il benessere di altri uomini, secondo il dono che ognuno ha ricevuto da Lui. Perché alcuni cacciano certamente e veramente diavoli, cosicché frequentemente quelli che sono stati in questa maniera purificati dagli spiriti malvagi credono [in Cristo] e si uniscono alla Chiesa. Altri hanno preconoscenza di cose a venire: essi vedono visioni, ed emettono delle espressioni profetiche. Altri ancora guariscono gli ammalati imponendo loro le mani, ed essi sono guariti. Inoltre, sì, come ho detto, persino i morti sono stati risuscitati, e sono rimasti in mezzo a noi per molti anni. E che dirò di più? Non è possibile nominare il numero dei doni che la Chiesa [sparsa] per tutto il mondo ha ricevuto da Dio nel nome di Gesù Cristo’ (Contro le Eresie, Libro II, cap. 32,4),

ed ancora: ‘Similmente, sentiamo molti fratelli nella Chiesa, i quali possiedono doni profetici e che, per mezzo dello Spirito, parlano ogni genere di lingue e manifestano [o portano alla luce] per l’utile comune le cose nascoste degli uomini e dichiarano i misteri di Dio …’ (Contro le Eresie, Libro V, cap. 6,1).

Da: http://www.newadvent.org/fathers/0103.htm

Come si può vedere, la testimonianza di Ireneo è molto chiara. Ai suoi giorni c’erano dei fratelli che parlavano in lingue per lo Spirito. E si noti che non c’erano solo fratelli che parlavano in lingue, ma anche credenti che profetizzavano, ricevevano rivelazioni divine, e che compivano miracoli e guarigioni nel nome di Gesù.

Ireneo infatti usò i verbi AL PRESENTE e non AL PASSATO:
– fanno nel suo Nome [miracoli]
– alcuni cacciano certamente e veramente diavoli, cosicché frequentemente quelli che sono stati in questa maniera purificati dagli spiriti malvagi credono [in Cristo] e si uniscono alla Chiesa
– altri hanno preconoscenza di cose a venire: essi vedono visioni, ed emettono delle espressioni profetiche.
– altri ancora guariscono gli ammalati imponendo loro le mani, ed essi sono guariti.
– molti fratelli nella Chiesa possiedono doni profetici e per mezzo dello Spirito, parlano ogni genere di lingue e manifestano [o portano alla luce] per l’utile comune le cose nascoste degli uomini e dichiarano i misteri di Dio …

Questo dimostra che ai suoi giorni quelle manifestazioni spirituali esistevano ancora e non si credeva affatto che con la morte degli apostoli o con il completamento del canone del Nuovo Testamento fossero cessate.

Se quindi si rileggono le parole di MacArthur alla luce di quanto afferma Ireneo, non si può che gridare allo scandalo, perchè con le sue parole lui ha voluto ingannare i fratelli. Non è solo la Bibbia infatti a dargli torto, ma anche una testimonianza extra-biblica. Giudicate voi da persone intelligenti. Questo dimostra che quando si vuole difendere una menzogna si usano altre menzogne per soffocare la verità.

In merito poi alle parole di Paolo “quanto alle lingue, esse cesseranno”, voglio darvi la corretta spiegazione biblica, che è presente nel mio libro ‘Perchè un Cristiano non può e non deve essere un cessazionista’.
‘Le lingue un giorno cesseranno, infatti Paolo dice ai santi di Corinto: “La carità non verrà mai meno. Quanto alle profezie, esse verranno abolite; quanto alle lingue, esse cesseranno; quanto alla conoscenza, essa verrà abolita; poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo; ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito. Quand’ero fanciullo, parlavo da fanciullo, pensavo da fanciullo, ragionavo da fanciullo; ma quando son diventato uomo, ho smesso le cose da fanciullo. Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò appieno, come anche sono stato appieno conosciuto. Or dunque queste tre cose durano: fede, speranza, carità; ma la più grande di esse è la carità” (1 Corinzi 13:8-13).
Ma avete notato quando cesseranno? Quando la perfezione sarà venuta, difatti allora verranno abolite le profezie, come anche verrà abolita la conoscenza. E quando verrà la perfezione per i santi? Quando essi otterranno un corpo perfetto, cosa che avverrà alla resurrezione dei giusti al ritorno di Cristo.
In merito alla perfezione che ha da venire vorrei farvi notare questo. Noi abbiamo già ottenuto una perfezione, quella quanto alla coscienza, secondo che è scritto: “Poiché la legge, avendo un’ombra dei futuri beni, non la realtà stessa delle cose, non può mai con quegli stessi sacrificî, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, render perfetti quelli che s’accostano a Dio. Altrimenti non si sarebb’egli cessato d’offrirli, non avendo più gli adoratori, una volta purificati, alcuna coscienza di peccati? Invece in quei sacrificî è rinnovato ogni anno il ricordo dei peccati; perché è impossibile che il sangue di tori e di becchi tolga i peccati. (Ebrei 10:1-4), ed anche: “… noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre. E mentre ogni sacerdote è in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrificî che non possono mai togliere i peccati, questi, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è posto a sedere alla destra di Dio, aspettando solo più che i suoi nemici sian ridotti ad essere lo sgabello dei suoi piedi. Perché con un’unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che son santificati” (Ebrei 10:10-14). E’ di questa perfezione che parla sempre lo scrittore agli Ebrei più avanti quando, dopo avere elencato tanti esempi di fede, dice: “E tutti costoro, pur avendo avuta buona testimonianza per la loro fede, non ottennero quello ch’era stato promesso, perché Iddio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, ond’essi non giungessero alla perfezione senza di noi” (Ebrei 11:39-40). Quindi, questa perfezione quanto alla coscienza è giunta con la venuta di Cristo, perchè è stato grazie al suo sacrificio che noi siamo stati resi perfetti quanto alla coscienza.
Ma come abbiamo visto, Paolo parla di un’altra perfezione, che ha da venire, e questa è quella del corpo, che noi sperimenteremo alla resurrezione dei morti, in quanto in quel giorno otterremo la redenzione del corpo, o meglio la piena redenzione. E difatti Paolo nello scrivere ai santi di Filippi, mette la perfezione in relazione alla resurrezione dei morti, secondo che dice: “Ma le cose che m’eran guadagni, io le ho reputate danno a cagion di Cristo. Anzi, a dir vero, io reputo anche ogni cosa essere un danno di fronte alla eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale rinunziai a tutte codeste cose e le reputo tanta spazzatura affin di guadagnare Cristo, e d’esser trovato in lui avendo non una giustizia mia, derivante dalla legge, ma quella che si ha mediante la fede in Cristo; la giustizia che vien da Dio, basata sulla fede; in guisa ch’io possa conoscere esso Cristo, e la potenza della sua risurrezione, e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dai morti. Non ch’io abbia già ottenuto il premio o che sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il corso se mai io possa afferrare il premio; poiché anch’io sono stato afferrato da Cristo Gesù. Fratelli, io non reputo d’avere ancora ottenuto il premio; ma una cosa fo: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno dinanzi, proseguo il corso verso la mèta per ottenere il premio della superna vocazione di Dio in Cristo Gesù” (Filippesi 3:7-14). Avete notato che Paolo immediatamente dopo avere detto “per giungere in qualche modo alla risurrezione dai morti” dice: “Non ch’io abbia già ottenuto il premio o che sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il corso se mai io possa afferrare il premio”? E quando otterremo il premio? Non è forse al ritorno di Cristo, in quanto Gesù dice: “Ecco, io vengo tosto, e il mio premio è meco per rendere a ciascuno secondo che sarà l’opera sua” (Apocalisse 22:12)? E quindi vedete che anche la perfezione a cui Paolo riteneva di non essere ancora giunto, l’avrebbe ottenuta alla resurrezione dei giusti che si verificherà al ritorno di Cristo.
Che la perfezione di cui parla Paolo quando dice “ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito”, è quella che otterremo alla resurrezione dei morti perchè è in quel giorno che si compirà la nostra piena redenzione, e quindi le lingue dureranno fino ad allora, è confermato sempre da Paolo quando dice ai santi di Efeso: “In lui voi pure, dopo aver udito la parola della verità, l’evangelo della vostra salvazione, in lui avendo creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio s’è acquistati, a lode della sua gloria” (Efesini 1:13-14). Qualcuno dirà: ‘Cosa c’entra questo passo con il parlare in lingue?’ C’entra, perchè quando Paolo parla del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso si riferisce alla promessa dello Spirito Santo, che nella vita del credente si adempie quando viene battezzato con lo Spirito e parla in lingue. Vi ricordo infatti che l’apostolo Pietro quando il giorno della Pentecoste parlò ai Giudei, disse loro: “Questo Gesù, Iddio l’ha risuscitato; del che noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite” (Atti 2:32-33). Per cui il parlare in lingue che avevano sentito quei Giudei faceva parte della promessa dello Spirito, o meglio del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso. Cosa dice Paolo di questo suggello? Che esso è pegno della nostra eredità fino alla nostra piena redenzione. Se dunque questo pegno durerà fino alla piena redenzione, significa che durerà fino alla resurrezione dei morti in Cristo che si verificherà al ritorno di Cristo, e se durerà fino ad allora è evidente che anche il parlare in lingua che fa parte del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, durerà fino ad allora. Dunque, quando i santi di Efeso che avevano ricevuto il suggello dello Spirito dopo avere creduto lessero queste parole, compresero immediatamente che il parlare in altra lingua sarebbe durato fino al ritorno di Cristo.
E tra quei santi c’erano pure i circa dodici discepoli che Paolo incontrò ad Efeso, incontro del quale negli Atti leggiamo quanto segue: “Or avvenne, mentre Apollo era a Corinto, che Paolo, avendo traversato la parte alta del paese, venne ad Efeso; e vi trovò alcuni discepoli, ai quali disse: Riceveste voi lo Spirito Santo quando credeste? Ed essi a lui: Non abbiamo neppur sentito dire che ci sia lo Spirito Santo. Ed egli disse loro: Di che battesimo siete dunque stati battezzati? Ed essi risposero: Del battesimo di Giovanni. E Paolo disse: Giovanni battezzò col battesimo di ravvedimento, dicendo al popolo che credesse in colui che veniva dopo di lui, cioè, in Gesù. Udito questo, furon battezzati nel nome del Signor Gesù; e dopo che Paolo ebbe loro imposto le mani, lo Spirito Santo scese su loro, e parlavano in altre lingue, e profetizzavano. Erano, in tutto, circa dodici uomini” (Atti 19:1-7).
Ora, vi domando: ‘Ma quando quei discepoli, che parlavano in altra lingua, lessero nell’epistola di Paolo “In lui voi pure, dopo aver udito la parola della verità, l’evangelo della vostra salvazione, in lui avendo creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio s’è acquistati, a lode della sua gloria” (Efesini 1:13-14), pensate voi che essi abbiano pensato che il parlare in lingue – che faceva parte del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso e che essi avevano ricevuto dopo che avevano creduto – sarebbe cessato con il completamento del canone del Nuovo Testamento?’ Io credo che una cosa del genere non gli sia venuta minimamente in mente, perchè le parole di Paolo fecero loro chiaramente intendere che invece esse dureranno fino alla resurrezione dei giusti (che vi ricordo nelle epistole di Paolo in alcuni punti poteva sembrare che si sarebbe verificata in quella generazione o comunque che non era poi così distante nel tempo, come quando dice ai Tessalonicesi: “Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore” 1 Tessalonicesi 4:15-17). Se questo dunque fu quello che compresero i santi di Efeso, anche noi oggi dobbiamo intendere che le lingue cesseranno alla nostra piena redenzione.
Inoltre, se le lingue fossero cessate perchè la perfezione è già giunta (e questa sarebbe costituita dal completamento del canone della Bibbia come affermano i cessazionisti), di conseguenza dovrebbe essere stata abolita pure la conoscenza, perchè la parziale conoscenza sarebbe stata abolita alla perfezione. Ma non mi risulta che noi attualmente possiamo dire di conoscere appieno.
E poi, se la perfezione fosse stata il completamento del canone della Bibbia, allora ciò vuol dire che l’apostolo Paolo non giunse alla perfezione mentre noi sì, infatti Paolo sarebbe morto attorno all’anno 67 dopo Cristo, mentre la perfezione sarebbe venuta attorno alla fine del primo secolo dopo Cristo (il libro dell’Apocalisse infatti sarebbe stato scritto in quel periodo). E questo è folle solo pensarlo. Seguendo il ragionamento dei cessazionisti, noi conosceremmo appieno mentre Paolo conosceva in parte!! Ecco a quale assurda conclusione si arriverebbe.
Ma io dico pure questo: ‘Ma voi ve li immaginate i santi di Corinto quando lessero per la prima volta questa epistola, cominciare a dire che Paolo aveva detto che quando il canone sarebbe stato completato sarebbero cessate le lingue?’ Noi proprio no, perchè i santi di Corinto non arrivarono a dire tale assurdità sulle lingue. E poi, proseguo io, come avrebbero potuto pensare che una volta completato il canone (completamento del canone del Nuovo Testamento di cui peraltro nella Chiesa in quel tempo non si parlava affatto perchè il problema di stabilire il canone completo del Nuovo Testamento sorse molto tempo dopo!) Dio avrebbe smesso di concedere le lingue, quando Paolo aveva loro detto all’inizio della sua epistola: “Io rendo del continuo grazie all’Iddio mio per voi della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù; perché in lui siete stati arricchiti in ogni cosa, in ogni dono di parola e in ogni conoscenza, essendo stata la testimonianza di Cristo confermata tra voi; in guisa che non difettate d’alcun dono, mentre aspettate la manifestazione del Signor nostro Gesù Cristo, il quale anche vi confermerà sino alla fine, onde siate irreprensibili nel giorno del nostro Signor Gesù Cristo” (1 Corinzi 1:4-8)? Notate che Paolo gli dice che essi non difettavano d’alcun dono mentre aspettavano la manifestazione del Signore Gesù Cristo (e questo era dovuto al fatto che la testimonianza di Cristo era stata confermata tra loro), il che vuol dire implicitamente che i doni sarebbero cessati quando Cristo sarebbe tornato, infatti per manifestazione di Cristo si intende la sua apparizione dal cielo, secondo che è scritto: “Diletti, ora siam figliuoli di Dio, e non è ancora reso manifesto quel che saremo. Sappiamo che quand’egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com’egli è” (1 Giovanni 3:2).
Ora, noi sappiamo che talvolta gli apostoli quando parlavano del ritorno di Cristo (o della sua apparizione dal cielo), ne parlavano in maniera tale che apparentemente sembrava che potesse verificarsi nella loro generazione, come per esempio – e questo l’ho detto anche poco fa – quando Paolo dice ai Tessalonicesi: “Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore” (1 Tessalonicesi 4:15-17). E’ evidente dunque che quando i santi di Corinto sentirono parlare l’apostolo in quel modo, compresero che i doni sarebbero durati fino al ritorno di Cristo: non importa che lasso di tempo sarebbe rimasto fino al ritorno di Cristo, una cosa è certa, Dio li avrebbe confermati fino a quell’evento, non privandoli d’alcuno dei doni che essi possedevano, tra cui c’era quello delle lingue.
Quello che voglio dire è che per l’apostolo che una Chiesa di Dio non difettasse d’alcun dono nell’attesa del ritorno di Cristo era una cosa normale, che poteva accadere. Ecco perchè i cessazionisti mentono contro la verità, quando dicono che le lingue sono cessate’.

Quindi, mi rivolgo a voi Evangelici cessazionisti dicendovi che siete rimasti vittime di un grande inganno perpetrato a vostro danno dal padre della menzogna, cioè dal diavolo. Ravvedetevi quindi e accettate quello che dice la Bibbia sulle lingue, e sulle altre manifestazioni dello Spirito, e cioè che esse non sono cessate, ma sono ancora oggi per la Chiesa dell’Iddio vivente e vero.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/09/09/la-spudorata-menzogna-diffusa-dagli-antipentecostali-sulle-lingue/

Nicola Martella ha manipolato le sue dichiarazioni

Fratelli, come era facilmente prevedibile, dato che abbiamo a che fare con una persona sleale e astuta di cuore, Nicola Martella, dopo il mio scritto di ieri dove ho dimostrato che lui in alcuni suoi scritti presenti sul suo sito sostiene che a Pentecoste furono centoventi a parlare in lingue, HA PROVVEDUTO CON LA SUA ASTUZIA A MANIPOLARE QUELLE SUE PAROLE. Oggi quindi, 23 Settembre 2011, le sue dichiarazioni fatte a Marzo 2008 a Raffaele Minimi (Cattolico Romano) non sono più le medesime.

 

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Per quanto riguarda la sua prima dichiarazione che diceva:
‘ ‘A Pentecoste ci fu un’altra «unzione», quella dello Spirito Santo che permise a 120 credenti di parlare nelle lingue dei numerosi Giudei della diaspora, perché comprendessero l’Evangelo. L’effetto fu la conversione a Gesù Messia di 3.000 Giudei in un solo giorno. Altro che messa in latino come codice segreto per soli iniziati a una religione di misteri…!’.’
egli l’ha manipolata rendendola così:
‘ A Pentecoste ci fu un’altra «unzione», quella dello Spirito Santo che permise ai dodici apostoli di parlare nelle lingue dei numerosi Giudei della diaspora, perché comprendessero l’Evangelo. L’effetto fu la conversione a Gesù Messia di 3.000 Giudei in un solo giorno. Altro che messa in latino come codice segreto per soli iniziati a una religione di misteri…!’

Ecco gli screenshot che documentano ciò:

La data:

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Per quanto riguarda la sua seconda dichiarazione che diceva:
‘Rito latino? Preferisco il costume apostolico da Pentecoste in poi: predicare a ognuno nella sua lingua e secondo la sua cultura. A Pentecoste gli apostoli e gli altri credenti (in tutto 120) parlarono improvvisamente lingue che i Giudei di molte nazioni,allora presenti in Gerusalemme, capirono e che li mosse a ravvedersi e a credere che Gesù era il Messia promesso (At 2)’,
egli l’ha manipolata così:
‘Rito latino? Preferisco il costume apostolico da Pentecoste in poi: predicare a ognuno nella sua lingua e secondo la sua cultura. A Pentecoste i dodici apostoli parlarono improvvisamente lingue, che i Giudei di molte nazioni, allora presenti in Gerusalemme, capirono e che li mosse a ravvedersi e a credere che Gesù era il Messia promesso (At 2)’.

Ecco gli screenshot che documentano ciò:

La data:

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Che aggiungere? Il comportamento di questo uomo parla da sè: egli mostra di essere sleale, disonesto, e falso nel suo modo di agire. Il Signore gli renderà secondo le sue opere: siatene certi.
Uno se cambia convinzione su qualche passo della Bibbia o su qualche argomento, lo dovrebbe semplicemente comunicare. Ma non può andare a manipolare i suoi stessi scritti dove tempo prima parlava in quella maniera diversa. E poi in questo caso, Martella è andato a manipolare delle sue parole che ha detto a questo Cattolico Romano di nome Raffaele Minimi in quel preciso momento storico quando gli ha risposto (prima dichiarazione tratta dall’articolo ‘RAFFAELE MINIMI: L’UOMO DAI MILLE VOLTI?’ del 24-03-2008 – Aggiornamento: 02-07-2010; seconda dichiarazione tratta dall’articolo ‘CATTOLICESIMO O SACRA SCRITTURA?’ del 17-03-2008 – Aggiornamento: 25-03-2008), per cui l’averle manipolate fa credere a chi le leggerà adesso che anche a quel tempo egli la pensava così su questo argomento quando non è così. QUESTA E’ DUNQUE UNA MENZOGNA CHE LUI DIFFONDE. Veramente un’azione scorretta verso il prossimo.
Qui quello che vediamo è una palese trasgressione del comandamento: “Ama il tuo prossimo come te stesso”.

Guardatevi dunque da Nicola Martella e da tutti coloro che nella loro stoltezza e ignoranza approvano e difendono non solo le sue false dottrine, ma anche questo suo scandaloso e vergognoso modo di agire, che fa biasimare la dottrina di Dio e la via della verità.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/09/23/nicola-martella-ha-manipolato-le-sue-dichiarazioni/

Altri credenti che hanno rigettato le false dottrine della Chiesa dei Fratelli

Questa lettera speditami dal fratello Raimondo viene da me pubblicata con il suo consenso, nella speranza che altri credenti appartenenti alla Chiesa dei Fratelli comprendano i gravi errori dottrinali che essa diffonde. Mi riferisco in particolare alla falsa dottrina ‘una volta salvati sempre salvati’, e ai loro falsi insegnamenti sul battesimo con lo Spirito Santo, sulle lingue e sui doni spirituali.
Siamo contenti e grati a Dio per come Egli continua ad aprire la mente a dei fratelli per fargli intendere le Scritture. 

A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

Giacinto Butindaro

P.s. Nella foto il conte fiorentino Piero Guicciardini (1808-1886) che è alle origini della Chiesa dei Fratelli in Italia.

 

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Pace fratello Giacinto,
sono felice di poter comunicare con te la fede in Cristo Gesu’ e confidarti il mio passato da quando ho conosciuto il Signore e d’aver accettato Cristo nel mio cuore.
All’ inizio dell’ anno 1991, ho conosciuto Cristo tramite mia moglie. Prima di convertirmi, ero ateo, non credevo assolutamente che esistesse Dio. Ma Egli che è ricco di misericordia, il Signore ha avuto pazienza per le nostre anime!
Un bel giorno, mia moglie, mi chiese se poteva invitare il “pastore” della comunità (dell’ assemblea dei fratelli) così accettai la proposta d’invitarlo, ero curioso chi fossero gli evangelici. Il pastore venne all’invito e così nacque un bel colloquio tra noi e fu qualcosa di maraviglioso e tocco’ il mio cuore!

Dopo qualche anno di conversione, io e mia moglie, chiedemmo di battezzarci e così fu. Fu un giorno splendido. La mia testimonianza e quella di mia moglie toccarono i cuori di tutti gli invitati non credenti.
Dopo tre anni della mia conversione, il Pastore riconobbe il mio dono e mi chiese se potevo portare qualche piccolo pensiero la domenica prima della predicazione, io accettai l’invito con tanto timore di non fare errori dottrinali. Il pensiero è stato accolto da tutta l’assemblea in modo soddisfacente.
Negli anni avvenire mi diedero dei compiti piu’ impegnativi, presentare il culto domenicale quando erano assenti i… responsabili.
Dopo qualche tempo si presentarono i problemi nei miei riguardi e verso mia moglie. Il mio spirito era quasi sempre triste per via delle gelosie. Leggendo attentamente la parola compresi che quella comunità, alla quale facevo parte, aveva problemi dottrinali e cominciai ad indagare la vita del pastore chi era veramente! Dopo qualche tempo capii la sua personalità e i suoi insegnamenti dottrinali che provenivano dalla denominazione a cui faceva parte (assemblea dei fratelli). Egli era indottrinato dalla sua denominazione. Allora io e mia moglie, cominciammo a studiare con attenzione la parola e trovammo tanti errori, come: “chi è salvato non perderà mai piu’ la vita eterna anche se il fratello commette errori madornali”. Capimmo anche il passo di (1Cor 13: 1-ecc). Chiesi spiegazioni, perchè loro davano una spiegazione confusa al riguardo e per questo motivo capii che la loro dottrina non era credibile. Sappi che a quell’ epoca non avevamo una conoscenza biblica completa, ma grazie a Dio, Egli ci aiuto’ nel comprenderla. Vedevo nella comunità anche dei “riguardi personali”, Dio boccia assolutamente questo comportamento! Il nostro spirito cominciava a rattristarsi. Per noi le notti erano difficili, perchè non riuscivamo a prendere sonno, perchè il nostro cuore era turbato. Così pregammo il Signore “Gesu’ Cristo” affinché potessimo avere una risposta tangibile e così fu. Dopo qualche mese; era il mese di giugno del (2004), chiedemmo ai responsabili di riunire tutti i fedeli per comunicare a loro la nostra decisione di allontanarci. Loro ci risposero che era meglio di evitare l’ incontro con tutti i fratelli, perchè con i nostri discorsi potevamo creare confusione a tutta l’assemblea. Per via del loro comportamento decidemmo, con determinazione di allontanarci dalla loro comunità.
Dopo qualche tempo fecero una riunione a nostra insaputa e ci criticarono di aver lasciato la loro comunità, quindi i fratelli che erano in buona fede, ad un certo punto ci giravano la faccia. Questo atteggiamento non biblico duro’ per qualche anno, ferendo il nostro cuore.
Nel frattempo raccontavano bugie e su bugie nei nostri riguardi entrando nella nostra vita privata. Nel frattempo incontrammo un fratello “pentecostale” delle (ADI). Eravamo affranti e ci aiuto’ a riprendere il nostro cammino spirituale.
Dopo qualche mese andammo via per [n.d.e. perchè notammo la] mancanza di coerenza. Così decidemmo, con l’ aiuto del Signore, di seguire il Signore a casa. Nel frattempo incontrammo degli amici (cattolici) ci invitarono a casa, così parlammo della nostra fede e della la nostra conversione a Cristo. Loro, dal nostro racconto furono compunti e decisero se potevamo leggere insieme la Bibbia. Per noi fu un miracolo, Dio aveva risposto alle nostre preghiere!
Tuttora stiamo portando questo ministerio per grazia del Signore a casa di questa famiglia. Da cattolici sono diventati in quattro anni cristiani con la c maiuscola.
All’ inizio di quest’ anno sono venuti a casa nostra i responsabili della comunità precedente (assemblea dei fratelli) per chiedere perdono per cio’ che hanno fatto nei nostri riguardi. Così chiesero se potevamo, come ai vecchi tempi, di condividere insieme il culto e tutto il resto. Chiedemmo che ci dessero un po’ di tempo per decidere. Tre mesi dopo, visto che loro avevano chiesto perdono e credendo che loro avessero cambiato modo di presentare la parola, così decidemmo di rientrare nella loro comunità; era il maggio del 2011.
Ci stiamo accorgendo che in realtà non è cambiato nulla dal loro modo di studiare la parola e presentare i culti. In questi anni abbiamo acquisito esperienza biblica sulle guarigioni e il parlare in lingue. Loro sanno che noi ci crediamo, ma cercano di convincerci di riportarci al loro metodo di insegnamento biblico (errato).
Grazie a Dio, ho trovato il blog del fratello Giacinto Butindaro, per me è stato un vero miracolo perchè ho potuto verificare tutti gli scritti e le predicazioni di Giacinto che, non avevo torto quando leggevo la parola e cercavo di confutare i loro discorsi, come sto facendo attualmente.
Ci sono alcune sorelle che stanno chiedendo aiuto, perchè si sentono oppresse da questi pseudi “responsabili”. Come tu mi hai suggerito per via telefonica di allontanarci, tu hai veramente ragione Giacinto, ma voglio ancora aspettare affinché queste meravigliose sorelle possano avere fiducia in noi. Così una volta sicuri, insieme alle sorelle, possiamo decidere di allontanarci e seguire solo il Signore, non gli insegnamenti di uomini ottusi dalla loro mente carnale.
Carissimo Fratello Giacinto, ora ti saluto con tanto affetto e tante benedizioni nel Signore.

Il Signore Gesu’ Cristo benedica il tuo operato.

Raimondo

16 Settembre 2011

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Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/09/16/altri-credenti-che-hanno-rigettato-le-false-dottrine-della-chiesa-dei-fratelli/

Solo gli apostoli parlarono in lingue il giorno della Pentecoste?

Introduzione

In un suo scritto dal titolo ‘A Pentecoste lo Spirito discese solo sui dodici apostoli’ pubblicato sul suo sito il 20-21 Agosto 2011 (http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A1-Pentecost_Spirit_12_Avv.htm), Nicola Martella afferma che il giorno della Pentecoste parlarono in lingue solo i dodici apostoli del Signore. Lui afferma di essere arrivato a questa conclusione dopo ‘un’analisi attenta del testo biblico, che ho sondato con onestà e dirittura di cuore’ e rivolge quindi questo invito ai lettori: ‘Chi ne ha altrettante, faccia lo stesso cammino e mostri le sue capacità esegetiche e le sue fondate conclusioni’.
Ora, voglio cogliere l’invito ma non per mostrare le mie capacità esegetiche, ma per mostrare che le capacità esegetiche mostrate da Nicola Martella in questo suo articolo sono nulle, e quindi le sue conclusioni sono infondate, cioè non sono fondate sulla Parola di Dio ma su dei suoi vani ragionamenti. Perchè da una reale attenta analisi del testo biblico non si può per niente arrivare alle conclusioni di Martella.
Mi concentrerò in particolare su alcune sue osservazioni.

Prima osservazione

La prima è quella che lui fa nel commentare queste parole: “E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro” (Atti 2:1-4) per dimostrare che in quella occasione solo i dodici apostoli furono ripieni di Spirito e parlarono in altre lingue: ‘Era, quindi, un incontro particolare, come Gesù aveva comandato loro. Gesù per quaranta giorni diede «comandamenti agli apostoli, che aveva scelto» (At 1,2), «ordinò loro di non dipartirsi da Gerusalemme» (v. 4), promise loro che «voi sarete immersi nello Spirito Santo» (v. 5) e che «voi riceverete potenza, quando lo Spirito Santo verrà su voi» (v. 8). Ciò escludeva tutti gli altri credenti’.
Notate che lui esclude che il comandamento di non dipartirsi da Gerusalemme fu rivolto anche ad altri credenti oltre gli apostoli, e quindi secondo lui in quella riunione il giorno della Pentecoste (Atti 2:1-2) c’erano solo gli apostoli. Questo è falso, e ve lo dimostro subito.
Nel Vangelo scritto da Luca, e quindi scritto dallo stesso autore del libro degli Atti degli apostoli, è scritto quanto segue in merito all’apparizione di Cristo ai due discepoli sulla via di Emmaus e agli undici: “Ed ecco, due di loro se ne andavano in quello stesso giorno a un villaggio nominato Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi; e discorrevano tra loro di tutte le cose che erano accadute. Ed avvenne che mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si accostò e cominciò a camminare con loro. Ma gli occhi loro erano impediti così da non riconoscerlo. Ed egli domandò loro: Che discorsi son questi che tenete fra voi cammin facendo? Ed essi si fermarono tutti mesti. E l’un de’ due, per nome Cleopa, rispondendo, gli disse: Tu solo, tra i forestieri, stando in Gerusalemme, non hai saputo le cose che sono in essa avvenute in questi giorni? Ed egli disse loro: Quali? Ed essi gli risposero: Il fatto di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e in parole dinanzi a Dio e a tutto il popolo; e come i capi sacerdoti e i nostri magistrati l’hanno fatto condannare a morte, e l’hanno crocifisso. Or noi speravamo che fosse lui che avrebbe riscattato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da che queste cose sono avvenute. Vero è che certe donne d’infra noi ci hanno fatto stupire; essendo andate la mattina di buon’ora al sepolcro, e non avendo trovato il corpo di lui, son venute dicendo d’aver avuto anche una visione d’angeli, i quali dicono ch’egli vive. E alcuni de’ nostri sono andati al sepolcro, e hanno trovato la cosa così come aveano detto le donne; ma lui non l’hanno veduto. Allora Gesù disse loro: O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! Non bisognava egli che il Cristo soffrisse queste cose ed entrasse quindi nella sua gloria? E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo concernevano. E quando si furono avvicinati al villaggio dove andavano, egli fece come se volesse andar più oltre. Ed essi gli fecero forza, dicendo: Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno è già declinato. Ed egli entrò per rimaner con loro. E quando si fu messo a tavola con loro, prese il pane, lo benedisse, e spezzatolo lo dette loro. E gli occhi loro furono aperti, e lo riconobbero; ma egli sparì d’innanzi a loro. Ed essi dissero l’uno all’altro: Non ardeva il cuor nostro in noi mentr’egli ci parlava per la via, mentre ci spiegava le Scritture? E levatisi in quella stessa ora, tornarono a Gerusalemme e trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone. Ed essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane. Or mentr’essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi! Ma essi, smarriti e impauriti, pensavano di vedere uno spirito. Ed egli disse loro: Perché siete turbati? E perché vi sorgono in cuore tali pensieri? Guardate le mie mani ed i miei piedi, perché son ben io; palpatemi e guardate; perché uno spirito non ha carne e ossa come vedete che ho io. E detto questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma siccome per l’allegrezza non credevano ancora, e si stupivano, disse loro: Avete qui nulla da mangiare? Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito; ed egli lo prese, e mangiò in loro presenza. Poi disse loro: Queste son le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, ne’ profeti e nei Salmi, fossero adempiute. Allora aprì loro la mente per intendere le Scritture, e disse loro: Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicherebbe ravvedimento e remission dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza. Poi li condusse fuori fino presso Betania; e levate in alto le mani, li benedisse. E avvenne che mentre li benediva, si dipartì da loro e fu portato su nel cielo. Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande allegrezza; ed erano del continuo nel tempio, benedicendo Iddio” (Luca 24:13-53).
Allora, seguitemi attentamente e pazientemente in questa spiegazione. Gesù prima appare ai due discepoli che stavano andando ad Emmaus, che non erano nel numero degli undici apostoli, infatti uno si chiamava Cleopa e l’altro non si dice il nome, comunque non erano nel numero degli undici. E difatti è scritto che dopo che Gesù sparì davanti a loro, “levatisi in quella stessa ora, tornarono a Gerusalemme e trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone. Ed essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane” (Luca 24:33-35). Questo è un presupposto molto importante per capire gli eventi che seguirono subito dopo.
Infatti, cosa avvenne mentre essi parlavano? “Or mentr’essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi!” Chi furono dunque coloro in mezzo ai quali Gesù apparve mentre parlavano di quelle cose? Coloro che erano radunati in quell’occasione. E chi erano? Cleopa, un altro discepolo del Signore di cui non viene fatto il nome, poi c’erano gli undici apostoli, e poi altri discepoli di Cristo infatti Luca afferma: “E [Cleopa e l’altro discepolo] trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone” (Luca 24:33-34). Dunque non c’erano solo gli undici apostoli in quella occasione, e quindi prestiamo molta attenzione alle cose che seguirono.
Innanzi tutto Gesù mostrò loro le mani e i piedi per provargli che era proprio lui risorto, e non uno spirito, e poi Luca dice che “aprì loro la mente per intendere le Scritture, e disse loro: Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicherebbe ravvedimento e remission dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza”.
Avete notato allora? Che Gesù disse a tutti loro: “Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza” (Luca 24:48-49).
Quindi l’ordine di non dipartirsi da Gerusalemme finchè dall’alto sarebbero stati rivestiti di potenza, Cristo non lo diede solo agli undici. E’ di una chiarezza la Scrittura, direi strabiliante.
Ma c’è un’altra cosa molto importante da dire, e cioè che sempre tutti costoro furono testimoni della sua assunzione in cielo, infatti è scritto anche: “Poi li condusse fuori fino presso Betania; e levate in alto le mani, li benedisse. E avvenne che mentre li benediva, si dipartì da loro e fu portato su nel cielo. Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande allegrezza; ed erano del continuo nel tempio, benedicendo Iddio” (Luca 24:50-53). Che oltre agli apostoli ci furono altri testimoni della sua assunzione in cielo, abbiamo la conferma anche in queste parole che Pietro rivolse alla fratellanza prima del giorno della Pentecoste per scegliere chi doveva prendere il posto di Giuda Iscariota, infatti egli disse: “Bisogna dunque che fra gli uomini che sono stati in nostra compagnia tutto il tempo che il Signor Gesù è andato e venuto fra noi, a cominciare dal battesimo di Giovanni fino al giorno ch’egli, tolto da noi, è stato assunto in cielo, uno sia fatto testimone con noi della risurrezione di lui. E ne presentarono due: Giuseppe, detto Barsabba, il quale era soprannominato Giusto, e Mattia” (Atti 1:21-23). Notate che Pietro disse che c’erano altri uomini che erano stati in loro compagnia fino al giorno dell’assunzione di Cristo in cielo.
Ora, da tutto il contesto che abbiamo visto, Gesù fu visto dunque andare in cielo non solo dagli apostoli. Tenete a mente questo particolare, perchè ci torneremo fra poco.
A questo punto dobbiamo vedere cosa dice Luca dei momenti prima dell’assunzione di Cristo in cielo nel libro degli Atti degli apostoli. Ascoltate attentamente quello che dice: “Quelli dunque che erano raunati, gli domandarono: Signore, è egli in questo tempo che ristabilirai il regno ad Israele? Egli rispose loro: Non sta a voi di sapere i tempi o i momenti che il Padre ha riserbato alla sua propria autorità. Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra. E dette queste cose, mentr’essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo tolse d’innanzi agli occhi loro. E come essi aveano gli occhi fissi in cielo, mentr’egli se ne andava, ecco che due uomini in vesti bianche si presentarono loro e dissero: Uomini Galilei, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù che è stato tolto da voi ed assunto in cielo, verrà nella medesima maniera che l’avete veduto andare in cielo. Allora essi tornarono a Gerusalemme dal monte chiamato dell’Uliveto, il quale è vicino a Gerusalemme, non distandone che un cammin di sabato” (Atti 1:6-12).
Ora, qui c’è scritto che quelli che erano radunati gli fecero alcune domande e che Gesù rispose dicendo quelle parole, tra cui queste che concernono il battesimo con lo Spirito Santo che avrebbero ricevuto dopo non molti giorni: “Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:8). Come vi ho dimostrato prima però, la promessa della potenza dall’alto Gesù non la fece solo agli undici ma anche a quelli che erano con gli undici quando Gesù apparve loro. E questo si accorda con il fatto che Luca parla negli Atti semplicemente di “quelli dunque che erano raunati”, a cui Gesù promise il rivestimento di potenza dall’alto. Dunque la promessa del rivestimento di potenza non fu fatta solo agli undici o solo agli apostoli, il battesimo con lo Spirito Santo non fu promesso solo agli apostoli. Basta considerare che Barsabba che era stato in compagnia degli apostoli fino al giorno dell’assunzione di Cristo in cielo, non era uno dei dodici apostoli – e se è per questo anche Mattia era presente in quel giorno ed ancora non era apostolo perchè lo diventò poco prima del giorno della Pentecoste – ma era tra quelli che erano radunati in quel giorno, per comprendere questo.
Quindi Martella mente non solo sui destinatari del comando di Cristo di non dipartirsi da Gerusalemme, ma anche sulla promessa di ricevere potenza dall’alto. Perchè i destinatari non furono solo gli apostoli del Signore. Lui ha escluso ‘tutti gli altri credenti’, ma così facendo è andato contro la Parola di Dio.
A proposito degli altri credenti, ma che fine hanno fatto quel centinaio di credenti con cui gli apostoli si radunavano prima del giorno della Pentecoste, secondo che è scritto: “E in que’ giorni, Pietro, levatosi in mezzo ai fratelli (il numero delle persone adunate saliva a circa centoventi), disse: ….” (Atti 1:15), tra cui c’era anche Barsabba? E che dire di Giacomo, il fratello del Signore? E che dire degli altri fratelli del Signore, e per non parlare delle donne che erano state testimoni della resurrezione di Cristo? Sono spariti tutti nel nulla nei discorsi di Martella. Non erano forse anche loro dei veri discepoli di Cristo? Per quale recondito motivo Dio non doveva spandere quindi lo Spirito Santo anche su loro il giorno della Pentecoste e farli parlare in lingue, ma escluderli da questa promessa? E poi, a questo punto, se anche questo centinaio di credenti non parlarono in lingue il giorno della Pentecoste, quando è che ricevettero lo Spirito Santo, o meglio il dono dello Spirito come lo chiama Martella, senza parlare in lingue? Vorremmo proprio saperlo! Dopo i circa tremila convertiti forse? Quindi quando la Scrittura dice: “Quelli dunque i quali accettarono la sua parola, furon battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone” (Atti 2:41), chi sono i ‘loro’? Per logica dovrebbero essere i dodici apostoli, e allora questo significherebbe che quel centinaio di credenti ricevettero lo Spirito dopo i convertiti del giorno della Pentecoste!!!! Che confusione che fa questo Martella! D’altronde, è lo stesso Martella a parlare di ‘solo due gruppi: gli apostoli e i Giudei non-convertiti’.
E poi, non è una cosa strana che gli apostoli perseveravano nella preghiera con gli altri discepoli prima del giorno della Pentecoste, secondo che è scritto: “E come furono entrati, salirono nella sala di sopra ove solevano trattenersi Pietro e Giovanni e Giacomo e Andrea, Filippo e Toma, Bartolomeo e Matteo, Giacomo d’Alfeo, e Simone lo Zelota, e Giuda di Giacomo. Tutti costoro perseveravano di pari consentimento nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù, e coi fratelli di lui” (Atti 1:13-14), e proprio la mattina del giorno della Pentecoste, invece, non perseveravano nella preghiera con essi, perchè ci fu ‘un incontro particolare’ come lo chiama Martella, a cui guarda caso partecipavano solo gli apostoli? E poi possibile che proprio il giorno della Pentecoste, quando secondo la legge i Giudei si devono riposare (Levitico 23:21) e quindi era ancora più facile incontrarsi, in quella mattina gli apostoli non erano assieme agli altri discepoli quando ci fu la discesa dello Spirito Santo?

Seconda osservazione

La seconda osservazione riguarda sempre quello che avvenne il giorno della Pentecoste, quando solo gli apostoli secondo Martella parlarono in altre lingue. Egli dice: ‘Furono gli apostoli soltanto a «parlare in altre lingue» e furono solo loro, che ciascuno dei Giudei indigeni o della diaspora «udiva parlare nel suo proprio linguaggio» (v. 6), ossia quello del luogo di provenienza (v. 8). Si noti, poi, che «Pietro, alzatosi in piè con gli undici, alzò la voce e parlò loro in questa maniera» (v. 14); nessun altro credente fu menzionato con loro, ma solo due gruppi: gli apostoli e i Giudei non-convertiti. Perché quel giorno si convertissero 3.000 Giudei d’ogni nazione menzionata (vv. 9-11), era necessario che il messaggio di Pietro arrivasse fino a loro. Per questo è scritto che Pietro si alzò in piedi «insieme con gli undici», poiché essi tradussero a mano a mano il discorso di Pietro nelle lingue di provenienza dei Giudei della diaspora’.
Ma le cose non stanno affatto così, perchè Martella ha dimenticato che quando Pietro si levò assieme agli undici disse alla folla di Giudei: “Uomini giudei, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, siavi noto questo, e prestate orecchio alle mie parole. Perché costoro non sono ebbri, come voi supponete, poiché non è che la terza ora del giorno” (Atti 2:14-15), il che significa che i ‘costoro’ che non erano ebbri erano gli altri credenti che erano con i dodici in quella casa che stavano continuando a parlare in lingue secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi. E che sia così Pietro stesso lo conferma poco dopo quando dice a quegli stessi Giudei: “Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite” (Atti 2:33). Quindi quei Giudei potevano ancora vedere ed ascoltare quello che avevano visto e sentito prima che Pietro si levasse in piedi con gli undici, cioè dei Galilei parlare in altre lingue dai quali temporaneamente erano esclusi Pietro e gli altri apostoli, appunto perchè Pietro si era levato con gli undici per predicare ai Giudei radunati.
Alcune parole poi sull’affermazione: ‘Per questo è scritto che Pietro si alzò in piedi «insieme con gli undici», poiché essi tradussero a mano a mano il discorso di Pietro nelle lingue di provenienza dei Giudei della diaspora’. Un ragionamento vano, uno dei tanti ragionamenti vani di Martella. Una delle sue tante invenzioni. Ma io dico: ‘Ma se gli undici traducevano il discorso di Pietro nelle lingue natie dei Giudei della diaspora che si erano radunati, questo vuol dire che essi conoscevano quelle lingue natie parlate da quei Giudei. E allora domandiamo: ‘Ma se fino a che Pietro e gli undici non si alzarono, essi parlavano in lingue – lingue che erano in grado di parlare e capire i Giudei che ascoltavano perchè erano le loro lingue natie – secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi, parlando delle cose grandi di Dio, evidentemente non c’era nulla di soprannaturale in quel loro parlare in lingue, perchè essi sapevano parlare in quelle lingue!’ Non vi pare? Gli undici fecero i traduttori del discorso di Pietro!! Veramente assurdo! Ecco cosa questi cianciatori antipentecostali riescono a far dire alla Bibbia. Ma quel discorso di Pietro non c’è la minima traccia che fu tradotto dagli undici, dico non c’è la minima traccia. Riteniamo infatti che Pietro parlò loro in lingua ebraica, che era conosciuta anche dagli Ebrei della diaspora. Ricordatevi infatti che quando Paolo decise di rendere la sua testimonianza davanti ai Giudei che volevano ucciderlo (dopo averlo preso nel tempio a Gerusalemme), parlò loro in lingua ebraica, secondo che è scritto: “Paolo, stando in piè sulla gradinata, fece cenno con la mano al popolo. E fattosi gran silenzio, parlò loro in lingua ebraica, dicendo: Fratelli e padri, ascoltate ciò che ora vi dico a mia difesa. E quand’ebbero udito ch’egli parlava loro in lingua ebraica, tanto più fecero silenzio” (Atti 21:40; 22:1-2). E vi ricordo che tra quegli Ebrei c’erano pure dei Giudei dell’Asia, che erano quelli che avevano sollevato la moltitudine contro di lui, secondo che è scritto: “Or come i sette giorni eran presso che compiuti, i Giudei dell’Asia, vedutolo nel tempio, sollevarono tutta la moltitudine, e gli misero le mani addosso ….” (Atti 21:27). Dunque, Pietro non ebbe bisogno di traduttori. Non ci fu nessuna traduzione seduta stante! Ma che va cianciando Martella?

Terza osservazione

La terza osservazione lui la fa in merito a queste parole dell’apostolo Pietro: “E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio. Mi ricordai allora della parola del Signore, che diceva: ‘Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo’. Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?” (Atti 11:15-17). Sempre naturalmente per dimostrare che solo gli apostoli a Pentecoste parlarono in lingue.
Ora, lui dice infatti: ‘Si noti che Pietro riferendosi alla discesa dello Spirito, parlò di «loro» Gentili e di «noi»; qui si riferiva ai dodici apostoli, cosa che era conosciuta e chiara ai credenti di Gerusalemme’.
Ora, è evidente che dato che abbiamo dimostrato che i destinatari dell’ordine di Gesù di non dipartirsi da Gerusalemme finchè dall’alto sarebbero stati rivestiti di potenza, e quindi la promessa di ricevere potenza dall’alto, non furono solo gli apostoli, è evidente che il giorno della Pentecoste in quella casa non c’erano solo gli apostoli ma anche altri credenti. Quindi quando Pietro parlò a coloro che si erano messi a disputare con lui perchè era entrato in casa di incirconcisi ed aveva mangiato con loro, quel ‘noi’ usato da Pietro non si riferisce solo ai dodici, ma anche a tutti gli altri che erano presenti in quella circostanza che erano tutti Ebrei di nascita. Ecco infatti il punto su cui volle porre enfasi Pietro in quel discorso fatto a “quelli della circoncisione” (Atti 11:2), che Dio aveva visitato i Gentili non solo salvandoli, ma anche donandogli lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue, esattamente come aveva fatto con loro che erano Ebrei di nascita. Infatti subito dopo dice: “Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?”. Qui Pietro non fa per niente riferimento solo a lui e agli undici apostoli, ma a loro in quanto Ebrei di nascita che hanno creduto nel Signore Gesù Cristo. Quindi egli incluse tra questi anche quelli della circoncisione che si erano messi a questionare con lui.
E che sia così, è confermato da quello che Pietro disse in seguito all’assemblea di Gerusalemme dinnanzi ad una moltitudine di credenti che erano tutti Ebrei di nascita. Ecco cosa è scritto: “Allora gli apostoli e gli anziani si raunarono per esaminar la questione. Ed essendone nata una gran discussione, Pietro si levò in piè, e disse loro: Fratelli, voi sapete che fin dai primi giorni Iddio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la parola del Vangelo e credessero. E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede. Perché dunque tentate adesso Iddio mettendo sul collo de’ discepoli un giogo che né i padri nostri né noi abbiam potuto portare? Anzi, noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro” (Atti 15:6-11).
Notate infatti che anche qui Pietro mette enfasi sul fatto che Dio diede lo Spirito Santo ai Gentili (Cornelio e i suoi presso i quali Dio lo aveva mandato per predicargli il Vangelo), come lo aveva donato a loro che erano Ebrei di nascita che avevano creduto, infatti dice: “E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede”. Quindi Pietro accennò anche alla purificazione dei peccati che fu mediante la fede sia per ‘noi’ (loro Ebrei di nascita) che per ‘loro’ (i Gentili). E difatti ecco cosa dice immediatamente dopo: “Noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro”. A chi si riferisce qua Pietro quando dice ‘noi crediamo …’, solo ai dodici apostoli? No, ma a loro che erano Ebrei di nascita, che erano stati giustificati mediante la fede, esattamente come lo erano stati i Gentili. Dio dunque non mostrò nessuna differenza, nessun riguardo personale tra loro che erano Ebrei di nascita e i Gentili, giustificando sia gli uni che gli altri mediante la fede, e donando loro lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue.

Quarta osservazione

C’è una quarta osservazione che fa Martella, che è questa, e cioè che il dono dello Spirito con l’evidenza del parlare in lingue, così come lo ricevettero ‘solo’ gli apostoli a Gerusalemme, fu limitato solo a loro, perchè tutti gli altri Giudei che si convertirono non fecero l’esperienza del parlare in lingue, ma ricevettero lo Spirito Santo come dono al momento della loro conversione senza dunque parlare in altre lingue. Ecco cosa dice: ‘E i tremila?: Che cosa ricevettero a Pentecoste allora i Giudei, che si erano convertiti? Non un sedicente «battesimo di Spirito Santo», ma solo il «dono dello Spirito Santo» nel momento della conversione, espressione che significa «lo Spirito Santo come dono» (altrove si parla similmente dello Spirito come caparra: 2 Cor 1,22; 2 Cor 5,5; come pegno: Ef 1,13s; come suggello: Ef 1,13; 4,30). A Pentecoste Pietro disse ai Giudei: «Ravvedetevi, e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, in vista della remissione dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo» (At 2,38); qui ricorre doreà e non chárisma e mostra che lo Spirito Santo stesso era tale dono divino, e non una presunta esperienza mistica’.
Ma le cose non stanno affatto così, innanzi tutto perchè Martella ha dimenticato un piccolo particolare che demolisce tutto questo castello che ha costruito, che è questo: il dono dello Spirito di cui parlò Pietro a quei Giudei non è altro che la promessa dello Spirito Santo che Gesù fece ai suoi discepoli da parte di Dio, secondo che Egli disse agli undici e agli altri che erano con loro quando apparve loro: “Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza” (Luca 24:49). Quella promessa era in altre parole la promessa di spandere sopra di loro lo Spirito Santo, e quindi di rivestirli di potenza. Promessa che Gesù gli confermò immediatamente prima di essere assunto in cielo quando “ordinò loro di non dipartirsi da Gerusalemme, ma di aspettarvi il compimento della promessa del Padre, la quale, egli disse, avete udita da me. Poiché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni” (Atti 1:4-5). Quella promessa dunque era il battesimo con lo Spirito Santo che i discepoli ricevettero poi il giorno della Pentecoste, parlando in lingue. Promessa che secoli prima Dio aveva fatto agli Ebrei tramite il profeta Gioele, dicendo: “E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno. E farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra; sangue, e fuoco, e vapor di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno, che è il giorno del Signore. Ed avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato” (Atti 2:17-21).
Ora, cosa disse Pietro a quei Giudei: “Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remission de’ vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà” (Atti 2:38-39). Se dunque Pietro, nel suo discorso che fece a quei Giudei gli fece innanzi tutto presente che quello che vedevano, cioè il fatto di vedere dei Galilei parlare in altre lingue, era quello che aveva detto il profeta Gioele che sarebbe avvenuto, quindi era l’adempimento della promessa di Dio fatta tramite il profeta Gioele, è del tutto evidente che la promessa di cui parlò loro quando disse “per voi è la promessa ….” è la stessa promessa. E quindi il parlare in lingue, dato che era associato a quella promessa, era anche per loro, come anche per i loro figliuoli, per tutti quelli che sono lontani, per quanti Dio ne chiamerà.
E poi, c’è un’altra cosa che smonta tutto il discorso di Martella, che è questa: quando lo Spirito Santo scese su Cornelio e i suoi, è scritto: “Mentre Pietro parlava così, lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che udivano la Parola. E tutti i credenti circoncisi che erano venuti con Pietro, rimasero stupiti che il dono dello Spirito Santo fosse sparso anche sui Gentili; poiché li udivano parlare in altre lingue, e magnificare Iddio. Allora Pietro prese a dire: Può alcuno vietar l’acqua perché non siano battezzati questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi stessi?” (Atti 10:44-47). Domandiamo a Martella dunque: ‘A chi stava parlando Pietro?’ Non stava forse parlando a quei credenti circoncisi, e quindi Ebrei di nascita, che erano con lui a casa di Cornelio e che lo avevano accompagnato da Ioppe a Cesarea, secondo che è scritto: ” E il giorno seguente andò con loro; e alcuni dei fratelli di Ioppe l’accompagnarono” (Atti 10:23)? E perchè Pietro in riferimento ai Gentili che avevano ricevuto lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue, disse a questi credenti circoncisi “hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi stessi”? Non è forse perchè anche quei credenti che erano con Pietro, che non facevano parte del numero dei dodici apostoli, avevano fatto la stessa esperienza di Pietro il giorno della Pentecoste, cioè erano stati riempiti di Spirito e avevano parlato in altre lingue? E difatti questi credenti Ebrei quando videro e sentirono parlare in lingue quei Gentili, capirono cosa era avvenuto, capirono che anche i Gentili avevano ricevuto il dono dello Spirito Santo o la promessa dello Spirito Santo.
Ora, noi non sappiamo se quei credenti circoncisi che erano con Pietro, avevano ricevuto lo Spirito Santo il giorno della Pentecoste assieme agli apostoli, o in qualche altra successiva circostanza, ma una cosa per certo la sappiamo, che Pietro asserisce che anche loro avevano ricevuto lo Spirito Santo ESATTAMENTE come Cornelio e i suoi, e quindi anch’essi parlavano in lingue.

Conclusione

Veramente assurdo quello che dice Martella, veramente assurdo. Quest’uomo si inventa assurdità dopo assurdità, e non riusciamo a capire come possa ricoprire la posizione che ha in mezzo alle Chiese dei fratelli. Evidentemente nelle Chiese dei fratelli (e non solo in queste Chiese) prendono piacere nelle cose assurde che lui dice, o meglio nelle cose che vanno contro la Parola di Dio. Prendono piacere nel contrastare fortemente alla Parola di Dio. Peggio per loro. Il Signore gli renderà secondo le loro opere.
Dunque alla luce delle Scritture, dobbiamo ancora una volta riscontrare come Nicola Martella mente contro la verità e assieme a lui mentono contro la verità tutti coloro che dicono le stesse cose. Ormai credo che sia palese a tutti che egli non conosce le Scritture, e che quando parla di queste cose mostra di avere una intelligenza ottenebrata. Guardatevi da lui e dal suo lievito dunque.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

22 Agosto 2011

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/08/22/solo-gli-apostoli-parlarono-in-lingue-il-giorno-della-pentecoste/