Contro il «vangelo sociale»

mondo-migliore-blogFratelli nel Signore, esiste un falso vangelo chiamato ‘vangelo sociale’ (in inglese ‘social gospel’) che è penetrato in molte Chiese Evangeliche, comprese le Assemblee di Dio in Italia. L’amore di Cristo dunque mi costringe a spiegarvi in che cosa consiste questo cosiddetto vangelo sociale e a mettervi in guardia da esso. Innanzi tutto però fatemi tracciare una breve storia del vangelo sociale.
Il movimento del vangelo sociale è un movimento intellettuale di matrice protestante che si sviluppò soprattutto nel decennio 1880-90 e che raggiunse il suo apice agli inizi del ventesimo secolo negli Stati Uniti e in Canada. Il movimento si proponeva di applicare i principi etici del Cristianesimo ai problemi sociali, soprattutto alle questioni sociali come l’ingiustizia economica, la povertà, l’alcolismo, il crimine, le tensioni razziali, il lavoro dei bambini, il pericolo della guerra e così via. In altre parole, proclamava la necessità di affiancare alla salvezza individuale una salvezza sociale, per raggiungere la quale era necessario una estesa cooperazione che essi sostenevano sulla base del principio della fraternità universale degli uomini, per cui se tutti gli uomini sono figli di Dio – dicevano – nulla deve impedire loro di associarsi per redimere la società dai mali che l’affliggono. Questo movimento portò alla proliferazione di programmi e di agenzie sociali organizzati dalle diverse organizzazioni denominazionali ed interdenominazionali.
I propugnatori del vangelo sociale erano tipicamente post-millenaristi, ossia credevano che Cristo non poteva ritornare se prima l’umanità non si fosse sbarazzata dei mali sociali, ossia se non dopo il ‘millennio’ o una età d’oro in cui avrebbero prosperato i principi del Cristianesimo. Tra gli esponenti più importanti di questo movimento ci furono Richard T. Ely (1854–1943) affiliato alla Chiesa Episcopale; Josiah Strong (1847-1916) che fu segretario generale della Alleanza Evangelica negli USA dal 1886 al 1898; Washington Gladden (1836-1918) un pastore congregazionalista americano che fu vice presidente dell’American Missionary Association dal 1894 al 1901 e presidente dal 1901 al 1904; e Walter Rauschenbusch (1861-1918) un pastore battista che è considerato il ‘padre’ del vangelo sociale in quanto fu il principale teologo del movimento del vangelo sociale.
Entriamo nel merito di questo ‘Vangelo sociale’ facendo riferimento agli scritti di Walter Rauschenbusch. Secondo Walter Rauschenbusch – che rigettava l’inerranza della Bibbia – il Regno di Dio ‘non consiste nel salvare atomi umani, ma nel salvare l’organismo sociale. Non consiste nel portare persone in cielo, ma nel trasformare la vita sulla terra nell’armonia del cielo’ (Walter Rauschenbusch, Christianity and the Social Crisis, The Macmillan Company, New York 1907, pag. 65 – It is not a matter of saving human atoms, but of saving the social organism. It is not a matter of getting individuals to heaven, but of transforming the life on earth into the harmony of heaven), e questa era la concezione che Gesù aveva del Regno di Dio infatti ‘Gesù desiderava fondare una società che si basasse sull’amore, sul servizio e sull’uguaglianza’ (Ibid., pag. 70 – Jesus desired to found a society resting on love, service, and equality)! Quindi i discepoli di Cristo devono avere lo stesso obbiettivo, che è appunto quello di trasformare l’intera società, comprese le istituzioni: ‘L’umanità aspetta un Cristianesimo rivoluzionario che chiami il mondo malvagio e lo trasformi’ (Ibid., pag. 91 – Humanity is waiting for a revolutionary Christianity which will call the world evil and change it). Tradotto nella pratica, il Vangelo sociale afferma che i Cristiani devono mettersi a fare lotte sociali e politiche con l’obbiettivo di far trionfare nel mondo i principi di libertà, uguaglianza e fratellanza! Basandosi su questa concezione del Regno di Dio, Walter Rauschenbusch sviluppò una teologia per il vangelo sociale, e difatti lui affermò: ‘Il vangelo sociale è il vecchio messaggio della salvezza ma allargato e intensificato. Il vangelo individualistico ci ha insegnato a vedere la peccaminosità di ogni cuore umano e ci ha ispirato con la fede nella volontà e potenza di Dio di salvare ogni anima che viene a lui. Ma esso non ci ha dato una adeguata comprensione della peccaminosità dell’ordine sociale e della sua parte nei peccati di tutte le persone al suo interno. Esso non ha evocato fede nella volontà e nella potenza di Dio di redimere le istituzioni permanenti della società umana dalla loro ereditata colpa di oppressione e di estorsione. Sia il nostro senso del peccato che la nostra fede nella salvezza sono rimaste prive delle realtà sotto il suo insegnamento. Il Vangelo sociale cerca di portare gli uomini sotto il ravvedimento per i loro peccati collettivi e di creare una coscienza più sensibile e più moderna’ (Walter Rauschenbusch, A Theology for the Social Gospel, The Macmillan Company, New York 1917, pag. 5).
Il ‘vangelo sociale’ perciò rigetta la dottrina del peccato originale, secondo cui l’uomo nasce totalmente corrotto e depravato a motivo del peccato del primo uomo. Perchè secondo la dottrina del peccato originale il peccato è ereditato dall’uomo e può essere vinto solo dalla Grazia che viene offerta mediante il Vangelo (cfr. Ibid., pag. 42-43), per cui la salvezza viene intesa come salvezza del singolo uomo dalla schiavitù del peccato che domina l’uomo sin dalla nascita; mentre il Vangelo sociale sostiene che il peccato è un fattore variabile in quanto ‘una generazione corrompe l’altra’ (Ibid., pag. 60) e quindi gli uomini assorbono il peccato dal gruppo sociale a cui appartengono (‘il peccato viene trasmesso lungo le linee della tradizione sociale’ – Ibid., pag. 60, un pò come i bambini imparano a mentire, rubare, fumare sigarette e parlare in maniera scurrile da quelli più grandi di loro – Ibid., pag. 60) e predica una salvezza degli uomini dai peccati su ‘larga scala’ o ‘peccati sociali’, come per esempio dai governi dispotici, dalla guerra e dal militarismo, dal latifondo e dall’industria e dalla finanza predatrici, in altre parole una sorta di salvezza degli uomini da istituzioni o governi o oligarchie che opprimono e sfruttano gli uomini (Ibid., pag. 53, 60-61). Quindi la dottrina del peccato originale – che è biblica in quanto è scritto: “Ecco, io sono stato formato nella iniquità, e la madre mia mi ha concepito nel peccato” (Salmo 51:5), ed anche: “I disegni del cuor dell’uomo sono malvagi fin dalla sua fanciullezza” (Genesi 8:21) – viene rigettata perchè costituisce un forte ostacolo al miglioramento del mondo, perchè ponendo l’attenzione esclusivamente sulla salvezza individuale non spinge gli uomini a intraprendere lotte sociali e politiche per il miglioramento e la trasformazione del mondo ossia delle condizioni sociali!
I ‘peccati sociali’ hanno peraltro molta più importanza dei ‘peccati personali’, perchè d’altronde sono quelli che bisogna vincere per migliorare il mondo! Dunque Walter Rauschenbusch ha dovuto creare questa classe dei ‘peccati sociali’ per poter divulgare il suo vangelo sociale, e nel crearla ha fatto praticamente sparire i peccati personali o individuali, ai quali se qualche volta li menziona non gli dà praticamente nessuna importanza. Ascoltate infatti cosa afferma sul peccato: ‘La definizione di peccato come egoismo offre una eccellente base teologica per una concezione sociale del peccato e della salvezza. […] La teologia dipinge l’auto-affermazione del peccato come una sorta di duello solitario della volontà tra lui e Dio. Noi ci facciamo una immagine mentale di Dio che siede sul suo trono nella gloria, santo e benevolo, e il peccatore giù in basso, che risentitamente scuote il pugno contro Dio mentre ripudia la divina volontà e sceglie la propria. Adesso, nella vita reale una tale ribellione titanica contro l’Onnipotente è rara. Forse i nostri antenati Puritani conoscevano più casi di quanti ne conosciamo noi perchè il loro Dio teologico era abituato a emettere decreti arbitrari che invitavano alla ribellione. Noi non ci ribelliamo; noi ci scansiamo e sottraiamo. Noi ci inginocchiamo in umile sottomissione e cacciamo a calci il nostro dovere sotto il letto mentre Dio non sta guardando. Le definizioni teologiche del peccato hanno troppo il sapore delle istituzioni monarchiche sotto la cui influenza spirituale esse furono per prima formate. In una monarchia assoluta il primo dovere è quello di prostrarsi davanti alla volontà reale. Un uomo può colpire con la lancia i contadini o violentare le loro mogli, ma opporsi al re è un’altra faccenda. Quando delle definizioni teologiche parlano di ribellione contro Dio come la caratteristica comune di tutto il peccato, ciò ricorda la prontezza dei governi dispotici a trattare ogni offesa come tradimento. Il peccato non è una transazione privata tra il peccatore e Dio. [….] Noi raramente pecchiamo contro Dio solamente. Il decalogo dà una semplice illustrazione di ciò. La teologia usava distinguere tra la prima e la seconda tavola del decalogo; la prima enumerava i peccati contro Dio e la seconda i peccati contro gli uomini. Gesù tirò fuori il comandamento sul Sabato dalla prima tavola e lo aggiunse alla seconda; egli disse che il Sabato non è un giorno tabù di Dio, ma una istituzione per il bene dell’uomo. Il comandamento di onorare i nostri genitori è anche etico. Rimangono i primi tre comandamenti, contro il politeismo, il culto delle immagini, e l’abuso del santo nome. L’adorazione di vari dèi e l’uso di idoli non costituisce più uno dei nostri pericoli. L’abuso del santo nome ha perso molta della sua importanza religiosa da quando la stregoneria e la magia si sono spostate nelle stradine secondarie. D’altro canto, i comandamenti della seconda tavola diventano sempre più importanti’ (Ibid., pag. 47-49). Avete notato quindi che ha fatto Rauschenbusch? Chiama il peccato ‘egoismo’, rigetta l’idea che si tratta di una ribellione a Dio perchè secondo lui è figlia della errata concezione di Dio come sovrano!
La definizione del peccato che dà Rauschenbusch è conseguenza di quella che nel linguaggio dei social gospelers si chiama ‘democratizzazione di Dio’ infatti dice Rauschenbusch: ‘Noi dobbiamo democratizzare la concezione di Dio: allora la definizione del peccato diventerà più realistica’ (Ibid., pag. 48 – We must democratize the conception of God; then the definition of sin will become more realistic): l’idea quindi di un Dio sovrano che fa tutto quello che gli piace non sta bene a Rauschenbusch per cui essa va democratizzata! Ascoltate cosa dice: ‘L’antica concezione secondo la quale Dio dimora in alto ed è distinto dalla nostra vita umana costituiva il fondamento naturale di idee autocratiche e arbitrarie su di lui. D’altra parte, la credenza religiosa che egli è immanente nell’umanità costituisce il fondamento naturale delle idee democratiche su di lui. Quando stava lassù, aveva bisogno di sostituti che governassero al suo posto, papi per istituzione divina e re per diritto divino; se vive e si muove nella vita dell’umanità può agire direttamente sulle masse degli uomini. Un Dio che lotta all’interno della nostra lotta, accende la sua fiamma nel nostro intelletto, manda la sua energia per rendere la nostra volontà assetata di giustizia, inonda il nostro subcosciente di sogni e desideri e incita sempre a correre verso una unione più profonda di libertà e solidarietà – quello sarebbe un Dio con il quale gli uomini democratici e religiosi potrebbero avere comunione come con il loro principale compagno di lavoro, la fonte delle loro energie, il fondamento delle loro speranze. [….] La tolleranza dell’ingiustizia sociale è un male intollerabile. Il grande peccato degli uomini è quello di opporsi alla riforma della società predatoria. Non vogliamo che a Dio sia imputato questo atteggiamento; una concezione di Dio secondo la quale egli approva l’ordine sociale presente e lo utilizza per santificare le sue [di questo sistema] vittime, attraverso le loro sofferenze, senza sforzarsi di abbatterlo, ripugna al nostro senso morale’ (Ibid., pag. 178-179, 184). E Gesù sarebbe stato l’artefice di questa democratizzazione della concezione di Dio; sì proprio Gesù, infatti Rauschenbusch afferma: ‘Quando [Gesù] prese Dio per mano e lo chiamò «Padre nostro», democratizzò la concezione di Dio; separò l’idea dallo Stato coercitivo e predatorio e la trasferì al regno della vita familiare, la principale incarnazione sociale della solidarietà e dell’amore. Egli non salvò soltanto l’umanità, ma salvò Dio, dandogli la prima opportunità di essere amato e di evitare i peggiori equivoci possibili. Il valore dell’idea di Cristo della paternità di Dio risulta evidente soltanto in contrapposizione alle idee dispotiche che essa contrastava e tendeva a sostituire. Abbiamo classificato la teologia come greca e latina, cattolica e protestante: è tempo di classificarla come dispotica e democratica. Da un punto di vista cristiano, si tratta di una distinzione più decisiva’ (Ibid., pag. 174-175).
La Bibbia invece dichiara che “il peccato è la violazione della legge” (1 Giovanni 3:4) di Dio, a prescindere quale sia il precetto violato, e che i peccatori sono dei ribelli nei confronti di Dio, infatti Paolo dice: “E voi pure ha vivificati, voi ch’eravate morti ne’ vostri falli e ne’ vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l’andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potestà dell’aria, di quello spirito che opera al presente negli uomini ribelli; nel numero dei quali noi tutti pure, immersi nelle nostre concupiscenze carnali, siamo vissuti altra volta ubbidendo alle voglie della carne e dei pensieri, ed eravamo per natura figliuoli d’ira, come gli altri” (Efesini 2:1-3). Sì proprio dei ribelli, perchè si rifiutano di obbedire ai comandamenti del ” beato e unico Sovrano, il Re dei re e Signor dei signori” (1 Timoteo 6:15), Colui che come disse Davide s’innalza come sovrano al di sopra di tutte le cose (1 Cronache 29:11). E perchè sono ribelli? Perchè sono sotto la potestà di Satana, di quello spirito che opera in loro affinchè violino i comandamenti di Dio. La malvagità che esiste nel mondo, quindi non è altro che il frutto della loro ribellione che è operata in loro dal maligno, da qui si spiega perchè l’apostolo Giovanni dice che tutto il mondo giace nel maligno (1 Giovanni 5:19). E si badi che la diffusione della malvagità nel mondo è parte del disegno di Dio che culminerà alla fine dei tempi nel ritorno glorioso di Cristo dal cielo, e difatti tra le cose che Gesù enumerò nel suo discorso sui segni che precederanno il suo ritorno c’è proprio anche il moltiplicarsi della malvagità, secondo che disse: “E perché l’iniquità sarà moltiplicata, la carità dei più si raffredderà” (Matteo 24:12), cosa peraltro confermata dall’apostolo Paolo a Timoteo quando gli disse: “Or sappi questo, che negli ultimi giorni verranno dei tempi difficili; perché gli uomini saranno egoisti, amanti del danaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, irreligiosi, senz’affezione naturale, mancatori di fede, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, temerarî, gonfi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi le forme della pietà, ma avendone rinnegata la potenza” (2 Timoteo 3:1-5)
Dunque, questa cosiddetta democratizzazione della concezione di Dio che consiste nel far apparire Dio come qualcuno che è compagno di opera dei Cristiani in questa riforma sociale per stabilire un nuovo ordine sociale, è assolutamente antibiblica, perchè semmai è vero che Dio ha stabilito che l’iniquità moltiplichi, e che prima del ritorno di Cristo sia manifestato l’empio, ossia l’uomo del peccato, il quale “s’innalza sopra tutto quello che è chiamato Dio od oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando se stesso e dicendo ch’egli è Dio” (2 Tessalonicesi 2:4) e che perseguiterà a morte i santi. Tutto questo ovviamente servirà a Dio per mettere alla prova i santi, come i malvagi abitanti di Canaan servirono a Dio per mettere alla prova gli Israeliti secondo che disse Dio: ” … io non caccerò più d’innanzi a loro alcuna delle nazioni che Giosuè lasciò quando morì; così, per mezzo d’esse, metterò alla prova Israele per vedere se si atterranno alla via dell’Eterno e cammineranno per essa come fecero i loro padri, o no’ ” (Giudici 2:21-22).
Un abisso chiama un altro abisso, perchè un pò di lievito fa lievitare tutta la pasta, e quindi questa falsa concezione del peccato e della salvezza non poteva che avere nefaste conseguenze anche sull’opera espiatoria compiuta da Cristo. L’opera redentrice di Cristo, infatti, secondo Rauschenbusch, va riconsiderata e reinterpretata alla luce di questa nuova idea della salvezza (Ibid., pag. 144), che è una ‘salvezza sociale’ (Ibid., pag. 146) o ‘dell’ordine sociale’ (Ibid., pag. 211). Da qui la conclusione che Gesù Cristo ha portato su di sè il peso dei peccati del mondo, che sono dei peccati di natura pubblica, tra i quali per esempio il bigottismo religioso, la combinazione della corruzione politica e il potere politico, la corruzione della giustizia, lo spirito e l’azione della folla sediziosa, il militarismo, e l’orgoglio di classe (Ibid., pag. 257-258). Questa è la ragione per cui il vangelo sociale rigetta la dottrina dell’espiazione sostituiva che dice che Cristo è morto per i nostri peccati per espiarli offrendo se stesso qual prezzo di riscatto per tutti. Dice infatti Rauschenbusch; ‘Gesù non portò in alcun senso reale il peccato di qualche antico Britanno che picchiò sua moglie nel 56 A. C., o di qualche montanaro nel Tennessee che si ubriacò nel 1917 D.C.. Ma egli portò in un senso molto reale il peso dei pubblici peccati della società organizzata, ed essi a loro volta sono collegati casualmente a tutti i peccati privati’ (Ibid., pag. 247 – Jesus did not in any real sense bear the sin of some ancient Briton who beat up his wife in B. C. 56, or of some mountaineer in Tennessee who got drunk in A. D. 1917. But he did in a very real sense bear the weight of the public sins of organized society, and they in turn are causally connected with all private sins). E quindi Rauschenbusch rigettava quello che disse Isaia sulla morte di Gesù e cioè che “…. noi lo reputavamo colpito, battuto da Dio, ed umiliato! ….. piacque all’Eterno di fiaccarlo coi patimenti” (Isaia 53:4,10) affinchè espiasse i nostri peccati! Per Rauschenbusch infatti Cristo è morto ‘per sostituire l’egoismo con l’amore come base della società umana’ (‘to substitute love for selfishness as the basis of human society’). E quindi per questi seduttori di menti che portano il vangelo sociale, Gesù è morto per liberare gli uomini da qualsiasi oppressione o discriminazione o dispotismo sociale; per cui se in una nazione una minoranza religiosa viene oppressa e perseguitata dalla religione di stato, allora Cristo è morto per liberarli e fargli ottenere la libertà religiosa; se c’è una dittatura e gli uomini sono privati dei cosiddetti diritti fondamentali dell’uomo, Cristo è morto per liberarli dal dittatore di turno e fargli acquistare quei diritti; se i negri sono discriminati, Cristo è morto per liberarli da quella discriminazione; se esiste la schiavitù, Cristo è morto per liberare gli schiavi dai loro padroni; se ci sono tanti poveri, perchè la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi ricchi, allora Cristo è morto per liberare i poveri dall’ingiustizia dei ricchi; e così via. Per cui ogni Cristiano, deve lottare per far ottenere questa liberazione a queste persone schiave di cosiddetti peccati sociali! Il Cristiano deve quindi combattere per la ‘salvezza dell’ordine sociale’ e creare così un nuovo ordine sociale in cui regni la libertà, la giustizia, l’amore, la pace e la solidarietà! Il Cristiano è in questa maniera che adempie il mandato di Cristo! Non si deve diffondere il Regno di Dio tramite predicazioni emotive ‘fuoco e zolfo’ – in altre parole predicando agli uomini ‘Ravvedetevi e convertitevi dai vostri peccati, e credete nel Vangelo, altrimenti l’ira di Dio resterà sopra di voi e andrete all’inferno’- ma tramite la manifestazione di una vita Cristiana. Coloro dunque che professano il vangelo sociale si mostrano ottimisti verso il futuro di questo mondo, perchè pensano che il mondo possa migliorare ed essere migliorato e per questa ragione fanno lotte politiche e sociali per il raggiungimento di questo scopo!
Fatemi confutare brevemente questo attivismo politico e sociale tramite cui i sostenitori del vangelo sociale vogliono migliorare il mondo, portando l’emancipazione sociale a quelle persone che ne hanno bisogno.
La Sacra Scrittura ci mostra che Gesù Cristo non cercò di trasformare la società, e non si diede neppure ad attività politiche e sociali, perché Lui predicò il Vangelo della grazia di Dio, esortando le persone a ravvedersi e a credere nel Vangelo. Guarì i malati, cacciò i demoni, fece molti segni e prodigi, ma non cercò di risolvere le ingiustizie sociali o di portare emancipazione sociale a coloro che erano oppressi o discriminati socialmente. Egli venne per liberare le persone dai loro peccati e difatti l’angelo che apparve a Giuseppe mentre Maria era incinta gli disse: “Giuseppe, figliuol di Davide, non temere di prender teco Maria tua moglie; perché ciò che in lei è generato, è dallo Spirito Santo. Ed ella partorirà un figliuolo, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati” (Matteo 1:20-21). Egli quindi non venne nel mondo per salvare il popolo d’Israele dal dominio romano – o come direbbero i propugnatori del vangelo sociale ‘dai peccati sociali’ di cui era caduto vittima – ma per salvarlo dai loro peccati. E difatti è scritto che “Cristo è morto per i nostri peccati” (1 Corinzi 15:3). Il che è totalmente diverso. Noi quindi, essendo discepoli di Cristo, siamo chiamati a seguire le Sue orme, e perciò non dobbiamo metterci a lottare per compiere delle riforme sociali. Noi dobbiamo portare agli uomini la Buona Novella della grazia di Dio, affinché essi si ravvedano e credano nel Vangelo, ed essi siano così salvati dai loro peccati, liberati dalla potestà del diavolo, e salvati dalle fiamme dell’inferno. E dobbiamo pure lottare affinché quelle anime che sono cadute vittime di impostori o di falsi ministri del Vangelo siano liberate dalle loro grinfie, e questa lotta la si affronta confutando le eresie che costoro insegnano. Dobbiamo anche compiere ogni opera buona affinché il nome di Dio sia glorificato in noi, ma da nessuna parte la Parola ci comanda di cambiare la società in cui viviamo dandoci a lotte politiche e sociali affinché gli uomini che subiscono discriminazioni o soprusi o ingiustizie siano salvati dai cosiddetti ‘peccati sociali’. Un tale comando non esiste nella dottrina che Dio ci ha dato tramite i suoi apostoli. Il nostro compito non è cambiare la società attraverso una riforma sociale o attivismo politico, ma trasmettere il Vangelo di Cristo che è potente a salvare dal peccato e dalla perdizione eterna e cambiare la vita di coloro che si ravvedono e credono in esso; e confutare le false dottrine affinché i santi non siano “più de’ bambini, sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per l’astuzia loro nelle arti seduttrici dell’errore” (Efesini 4:14); e “attendere a buone opere per provvedere alle necessità” (Tito 3:14) dei santi, come per esempio quella di venire in aiuto ai poveri fra i santi tramite collette (1 Corinzi 16:1-3; Romani 15:25-26) in quanto noi dobbiamo ricordarci dei poveri (Galati 2:10).
Leggete attentamente il libro degli Atti degli apostoli e tutte le epistole, e vedrete che né gli apostoli e neppure gli altri Cristiani che vissero in quel tempo cercarono di cambiare la società attraverso una riforma sociale o dandosi alla politica. Sapete perché? Perché essi sapevano che Cristo non li aveva chiamati a fare una simile cosa. Essi non si impacciarono nella politica o nell’attivismo sociale, e questo al fine di piacere al Signore. Non ha forse detto Paolo che “uno che va alla guerra non s’impaccia delle faccende della vita; e ciò, affin di piacere a colui che l’ha arruolato” (2 Timoteo 2:4)? Ma ditemi un pò: avete mai visto uno che è al fronte candidarsi a delle elezioni politiche, o darsi ad attivismo sociale? Io no. Non capisco dunque in virtù di quale recondito motivo un soldato di Cristo Gesù – che è in guerra contro il diavolo – si deve dare alla politica, candidandosi a delle elezioni politiche o amministrative, o si deve impegnare affinché la società in cui vive sia trasformata. Come potrebbe un soldato di Cristo continuare a piacere a Dio che lo ha arruolato nel suo esercito se s’impacciasse in faccende che non lo riguardano? Imitiamo dunque gli apostoli.
Quindi noi non aspettiamo che la nostra società migliori. Perché noi sappiamo che l’iniquità moltiplicherà e l’amore dei più si raffredderà (cfr. Matteo 24:12), molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti (cfr. Matteo 24:11), i discepoli di Cristo saranno odiati da tutti gli uomini (cfr. Matteo 24:9), e nei giorni che precederanno il ritorno di Gesù il mondo sarà sotto il governo dell’anticristo (cfr. 2 Tessalonicesi 2:1-12; Apocalisse 13:1-18). Questo è quello che la Scrittura ci insegna. Tuttavia, la Scrittura ci insegna anche che quando Gesù ritornerà e distruggerà l’anticristo, i regni del mondo saranno dati ai santi (cfr. Daniele 7:24-27). In altre parole, quando Gesù ritornerà Egli instaurerà il Regno di Dio sulla terra e regnerà con i Suoi santi per mille anni. Al ritorno di Cristo quindi i santi assumeranno il governo di tutti i regni del mondo, in quanto Cristo concederà loro autorità sulle nazioni (cfr. Apocalisse 2:26), e in quel periodo sulla terra regnerà la giustizia e la pace.
Ma c’è un’altra cosa che fa comprendere come questo vangelo sociale non è da Dio, che è il fatto che i suoi propugnatori spingono i santi a mettersi con gli infedeli per creare questo nuovo ordine sociale in cui regni la pace e la giustizia.
I Cristiani infatti – per i predicatori del vangelo sociale – possono e devono collaborare con tutti, basta che costoro sono ‘uomini di pace’ ossia uomini che cercano la pace del mondo. Per fare questo quindi, i Cristiani devono mettere da parte le cose che li dividono dai peccatori (quindi mettere da parte la predicazione del ravvedimento e del vangelo ai peccatori con i quali collaborano – perchè il loro obbiettivo non è quello di convertirli ma di collaborare con essi –) e si devono concentrare sul fare del bene assieme ad essi. E così, tramite questo vangelo sociale, costoro cercano di portare nel mondo la pace, che invece Cristo non è venuto a portare secondo che Egli disse: “Non pensate ch’io sia venuto a metter pace sulla terra; non son venuto a metter pace, ma spada. Perché son venuto a dividere il figlio da suo padre, e la figlia da sua madre, e la nuora dalla suocera; e i nemici dell’uomo saranno quelli stessi di casa sua” (Matteo 10:34-36). E non solo, ma essi in questa maniera cercano di far mettere i figli della luce con gli infedeli sotto un giogo che non è per loro, cosa questa che Dio ci vieta dicendoci: “Non vi mettete con gl’infedeli sotto un giogo che non è per voi; perché qual comunanza v’è egli fra la giustizia e l’iniquità? O qual comunione fra la luce e le tenebre? E quale armonia fra Cristo e Beliar? O che v’è di comune tra il fedele e l’infedele? E quale accordo fra il tempio di Dio e gl’idoli? Poiché noi siamo il tempio dell’Iddio vivente, come disse Iddio: Io abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro; e sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo. Perciò Uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d’immondo; ed io v’accoglierò, e vi sarò per Padre e voi mi sarete per figliuoli e per figliuole, dice il Signore onnipotente” (2 Corinzi 6:14-18). E quindi costoro incitano la Chiesa a diventare amica del mondo e perciò nemica di Dio, secondo che è scritto: “O gente adultera, non sapete voi che l’amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio” (Giacomo 4:4). E tutto questo ovviamente ha un prezzo: il tradimento del Vangelo di Cristo!
Peraltro, la cosa paradossale che vediamo in questi propugnatori del vangelo sociale, è che mentre da un lato parlano tanto di voler riformare il mondo, dall’altro non fanno niente per riformare la Chiesa togliendo di mezzo a loro quelli che si chiamano fratelli ma sono fornicatori, avari, idolatri, oltraggiatori, ubriaconi, e rapaci (1 Corinzi 5:11-12), e rigettando tutti quei precetti di uomini che voltano le spalle alla verità e che annullano la dottrina di Dio (2 Corinzi 10:5) e confutando quindi le tante eresie che vengono propagate dalle Chiese Evangeliche. In altre parole, parlano tanto di voler far regnare nel mondo la giustizia, ma non fanno niente per far regnare la giustizia e la verità nella Chiesa, in quanto tollerano i peccati e le false dottrine. E questa è la prova che costoro non parlano da parte di Dio, in quanto sono dei ribelli, dei seduttori di menti e dei cianciatori che procacciano il male dei santi. Questa del vangelo sociale dunque è l’ennesima macchinazione del diavolo per distrarre e distogliere i santi dalla vera lotta che essi devono intraprendere, cioè quella contro l’ingiustizia, la malvagità, l’ipocrisia, la falsità, che si trovano in abbondanza in mezzo alle Chiese Evangeliche che ormai sono in massima parte amiche del mondo.
Peraltro, visto che il vangelo sociale sostiene che Cristo ha portato su di sè anche il bigottismo religioso, da cui quindi gli uomini hanno bisogno di essere liberati, e noi sappiamo che questi predicatori del vangelo sociale per bigottismo religioso intendono l’osservanza dei precetti di Cristo e degli apostoli così come sono scritti, il cui risultato nella vita dei santi è la conduzione di una vita santa, pia e giusta SEPARATA DAL MONDO E DALLE SUE CONCUPISCENZE, non sorprende affatto che i sostenitori del vangelo sociale siano i primi a contrastare noi che predichiamo la giustizia e la santità di Dio, perchè costoro non vogliono che i santi si separino dal mondo, ma vogliono che camminino assieme ad esso. Sì loro parlano di voler diffondere il Regno di Dio tramite la manifestazione di una vita Cristiana, ma in realtà quella che loro chiamano ‘vita Cristiana’ è una vita mondana, e questo lo si capisce bene quando entrano nel merito di certi argomenti biblici. Quella che loro chiamano ‘vita cristiana’ ha solo il nome di vita cristiana, perchè nella sostanza è una vita mondana.
Fratelli nel Signore, dovete quindi guardarvi e ritirarvi da i sostenitori del Vangelo sociale, perché essi diffondendo il vangelo sociale – che è gradito alla Massoneria perché nella sostanza promuove gli ideali massonici -, si propongono di corrompere e traviare i santi perché vogliono fargli fare e accettare cose storte e perverse agli occhi di Dio. Nessuno di voi si faccia sedurre dai loro vani ragionamenti. Costoro hanno voltato le spalle alla sana dottrina e si sono rivolti alle profane ciance che vi ricordo vanno rodendo come fa la cancrena. Il loro vangelo sociale infatti è un vangelo distorto e adulterato che spinge la Chiesa a ribellarsi a Dio e a trasgredire i suoi comandamenti, per cercare di migliorare il mondo quando invece la Scrittura afferma che l’iniquità sarà moltiplicata e la carità dei più si raffredderà per cui il mondo è destinato nel piano di Dio a peggiorare.
Ho detto poco fa che il vangelo sociale è gradito alla Massoneria perché nella sostanza promuove gli ideali massonici, e a conferma di questo c’è il fatto che questo vangelo sociale è stato abbracciato da denominazioni protestanti che sono fortemente colluse con la Massoneria come per esempio in America l’African Methodist Episcopal Church che fu fondata da un massone, la Presbyterian Church USA che ha al suo interno tanti massoni, e la United Methodist Church che ha un’alta percentuale di massoni. Tra le organizzazioni ‘cristiane’ a livello mondiale fortemente colluse con la Massoneria che sono pregne di questo vangelo sociale segnaliamo invece la YMCA e l’Esercito della Salvezza come anche il Consiglio Mondiale delle Chiese. La grande conferenza ecumenica tenutasi a Stoccolma nel 1925 fu molto influenzata dal vangelo sociale, sia per quanto riguarda la sua organizzazione che i suoi delegati americani. Da quell’incontro nacque il ‘Consiglio universale cristiano per la vita e il lavoro’, l’ente ecumenico permanente che rappresentava quelle posizioni e che venne poi assorbito dal Consiglio Ecumenico delle Chiese (altro nome con cui è conosciuto il Consiglio mondiale delle Chiese).
D’altronde molti sostenitori del vangelo sociale furono influenzati dagli scritti del massone Giuseppe Mazzini (1805-1872), attraverso un’edizione inglese del 1870 (in 6 volumi) che presentava la traduzione dei principali testi mazziniani e diverse edizioni americane, che si susseguirono a partire dal 1890. Tra questi anche Walter Rauschenbusch, che era un grande estimatore e studioso di Giuseppe Mazzini, che nel 1889 definì Giuseppe Mazzini ‘un profeta a cui Dio ha dato un occhio per le lezioni del passato, e un orecchio che lui ha posto sul cuore palpitante della sua propria generazione, e che quindi è in grado di dire che cosa sarà’ (Robert T. Handy, The influence of Mazzini on the American social gospel, in The Journal of religion, Vol. 29, No. 2, Apr., 1949, pag. 118). Lo storico del cristianesimo Robert T. Handy ha affermato a proposito di questa influenza di Mazzini sui Social Gospelers: ‘In Mazzini essi scoprirono un pensatore sociale il cui pensiero era, alla base, profondamente religioso e congeniale ai loro punti di vista; in lui trovarono un profeta che proclamava la democrazia in un linguaggio religioso. […] C’era una somiglianza tra Mazzini e il vangelo sociale non solo nell’orientamento religioso, ma nell’intera struttura del pensiero. La soluzione di Mazzini ai problemi del suo tempo corrispondeva a quelle del liberalismo idealistico, intellettualistico ed utopico: aveva una fede profonda negli ideali liberali della libertà, dell’educazione, della democrazia e del progresso e si opponeva con vigore al socialismo marxista. [….] Gli esponenti del Social Gospel stavano nella stessa linea di pensiero liberale, ottimistico ed utopico’ (Ibid., pag. 120-121). I principi che accumunavano Mazzini e i teologi del vangelo sociale erano la paternità di Dio e la fratellanza universale degli uomini e il desiderio di associarsi per risolvere i mali del mondo, in quanto Mazzini ebbe a dire: ‘Il diritto d’Associazione è sacro come la Religione che è l’Associazione delle anime. Voi siete tutti figli di Dio: siete dunque fratelli; e chi può senza delitto limitare l’associazione, la comunione tra fratelli?’ (Giuseppe Mazzini, Doveri dell’uomo – http://cronologia.leonardo.it/storia/a1860ll.htm); essi avevano in comune anche l’idea dell’inevitabile progresso dell’umanità, in quanto Mazzini ebbe a dire: ‘Oggi sappiamo che la Legge della Vita é PROGRESSO : Progresso per l’individuo, Progresso per l’Umanità. L’ Umanità compie quella Legge sulla terra; l’Individuo sulla terra e altrove. Un solo Dio; una sola Legge. Quella Legge s’adempie lentamente, inevitabilmente, nell’Umanità fin dal primo suo nascere’ (http://cronologia.leonardo.it/storia/a1860gg.htm); e l’idea che il progresso avrebbe condotto all’instaurazione del Regno di Dio sulla terra, infatti sempre Mazzini ebbe a dire: ‘Viviamo in mezzo a una società incadaverita com’era quella dell’Impero Romano, col bisogno nell’animo di ravvivarla, di trasformarla, d’associarne tutti i membri e i lavori in una sola fede, sotto una sola legge, verso uno scopo solo, sviluppo libero progressivo di tutte le facoltà che Dio ha messo in germe nella sua creatura. Cerchiamo che Dio regni sulla terra come nel Cielo, o meglio che la terra sia una preparazione al Cielo, e la Società un tentativo di avvicinamento progressivo al pensiero Divino’ (http://cronologia.leonardo.it/storia/a1860aa.htm).
Uno dei ‘protestanti’ più noti a livello mondiale che fu molto influenzato dal vangelo sociale fu Martin Luther King (1929-1968), pastore protestante, politico e attivista che lottò contro la segregazione razziale. Disse infatti Martin Luther King: ‘Non iniziai una seria ricerca intellettuale di un metodo che eliminasse il male sociale finché non entrai nel seminario teologico. Fui immediatamente influenzato dal Vangelo sociale. Nel 1950, lessi Cristianesimo e Crisi sociale di Walter Rauschenbusch, un libro che lasciò un’impronta indelebile nel mio pensiero. [….] Rauschenbusch diede al protestantesimo americano un senso di responsabilità sociale che esso non dovrebbe mai perdere. Il Vangelo al suo meglio ha a che fare con l’uomo intero, non solo con la sua anima, ma anche col suo corpo, non solo col suo benessere spirituale, ma anche col suo benessere materiale. Una religione che professa interesse per l’anima dell’uomo e non si preoccupa ugualmente dei tuguri che lo fanno dannare, delle condizioni economiche che lo strangolano e delle condizioni sociali che lo paralizzano, è una religione spiritualmente moribonda’ (Martin Luther King, La forza di amare, Società Editrice Internazionale, Torino, Quinta Ristampa, pag. 267, 268). Martin Luther King abbracciò il vangelo sociale in quanto lottò per l’emancipazione dei neri americani di cui lui parlò molto nel suo libro La forza di amare, ed esortò la Chiesa a seguirlo in questa lotta, e questo ovviamente per migliorare il mondo. Il Cristianesimo era concepito quindi da Martin Luther King come emancipazione sociale. Ma attenzione perché il Cristianesimo di Martin Luther King era un falso Cristianesimo perché lui rigettava l’inerranza della Bibbia, il peccato originale, la nascita verginale di Gesù Cristo, la sua divinità, la sua capacità di compiere miracoli, la sua morte espiatoria quale offerta del prezzo di riscatto per tutti, e il suo ritorno fisico, come rigettava anche l’inferno e il paradiso!
In Italia il vangelo sociale è penetrato tra i Valdesi, i Metodisti, i Luterani, i Battisti, e tra i Pentecostali. Organizzazioni come la Federazione delle Chiese Evangeliche e l’Alleanza Evangelica Italiana, portano avanti i principi del vangelo sociale. D’altronde anche il Protestantesimo in Italia ha tanti suoi membri iscritti a logge massoniche – e sono quasi sempre persone influenti che stanno in alto o in posizioni chiave – per cui era inevitabile che esso abbracciasse il vangelo sociale.
Tra i Pentecostali anche le Assemblee di Dio in Italia (ADI) hanno aperto le loro porte al vangelo sociale, e difatti viene sostenuto da Alessandro Iovino – storico e saggista nonché segretario del senatore valdese Lucio Malan – che è vicino a Davide Di Iorio che è l’attuale segretario delle ADI e pastore della Chiesa di cui è membro lo stesso Iovino. Lo Iovino infatti ha detto che fede, politica e democrazia sono ‘valori che possiamo conciliare per meglio progredire, per meglio vivere, perchè ricordiamoci il Cristianesimo è anche emancipazione, non solo spirituale ma anche sociale’ (da A libro aperto – LA12-2011 – TeleOltre – L’arte del Governo e la Bibbia – http://youtu.be/oSnG3zLUIaI – min. 14:20-34). Dicendo quindi che il cristianesimo è anche emancipazione sociale, lo Iovino dimostra di avere abbracciato anche lui il vangelo sociale perché questa è la concezione del Cristianesimo che hanno tutti coloro che professano il vangelo sociale, come per esempio Martin Luther King di cui infatti lo Iovino è un grande estimatore.
Quali sono le nefaste conseguenze che ha portato il vangelo sociale nelle ADI? Queste.
1) Le ADI hanno rigettato la concezione assolutistica di Dio, nel senso che rifiutano di vederlo come un Re che esercita la sua sovranità nel mondo facendo tutto quello che gli piace. Loro hanno democratizzato la concezione di Dio!
Ecco perchè nelle ADI detestano parole come ‘sovrano’ e ‘sovranità’ in riferimento a Dio. Difatti le ADI nel manipolare il libro di Charles Spurgeon ‘Solo per grazia’ hanno fatto sparire queste due parole.
Spurgeon dice: ‘God, the infinitely just Sovereign, knows that there is not a just man upon earth that doeth good and sinneth not, and therefore, in the infinite sovereignty of His divine nature and in the splendor of His ineffable love, He undertakes the task, not so much of justifying the just as of justifying the ungodly’ (Charles Spurgeon, All of Grace, versione PDF presa da http://www.ccel.org/ccel/spurgeon/grace.html, pag. 5-6).
La traduzione è: ‘Dio, l’infinitamente giusto Sovrano, sa che non c’è un uomo giusto sulla terra che fa il bene e non pecca, e quindi, nella infinita sovranità della Sua divina natura e nello splendore del suo ineffabile amore, Egli intraprende il compito non tanto di giustificare il giusto quanto di giustificare l’empio’.
Le ADI hanno messo così: ‘Dall’alto della Sua giustizia perfetta, il Signore sa che non esiste alcun uomo che sia esente dal peccato, quindi, nello splendore del Suo amore ineffabile, Egli si assume non soltanto il compito di giustificare il giusto, ma, soprattutto, quello di difendere chi è trovato mancante’ (Charles Spurgeon, Solo per grazia, ADI-Media, seconda edizione 2002, pag. 13).
Come si può vedere, le ADI hanno sostituito ‘Dio l’infinitamente giusto Sovrano’ con ‘il Signore, dall’alto della sua giustizia perfetta’; poi hanno fatto sparire ‘la infinita sovranità della natura divina di Dio’, che li disturbava in quanto l’espressione ‘sovranità di Dio’ può far pensare ad un Dio che fa quello che vuole Lui, e quindi che fa misericordia a chi vuole Lui e indura chi vuole Lui, e quindi può indurre a pensare che la salvezza non dipende dalla volontà dell’uomo o dal suo ‘libero arbitrio’.
Anche nel manipolare il libro di Myer Pearlman ‘Le Dottrine della Bibbia’ hanno fatto la stessa cosa.
Nel parlare della preparazione umana alla rigenerazione, Pearlman afferma: ‘Strictly speaking, man cannot co-operate in the act of regeneration, which is the sovereign act of God; but he has part in the preparation for the new birth. What is that preparation? Repentance and faith’ (Myer Pearlman, Knowing the Doctrines of the Bible, Gospel Publishing House, Springfield, Missouri, 2007 [la 24esima stampa] pag. 247).
La traduzione è: ‘A rigor di termini, l’uomo non può cooperare nell’atto della rigenerazione, che è l’atto sovrano di Dio, ma egli ha una parte nella preparazione per la nuova nascita. In cosa consiste questa preparazione? Nel ravvedimento e nella fede’.
Le ADI hanno messo così: ‘A rigor di termini, l’uomo non può cooperare nell’atto della rigenerazione, il quale è esclusivo di Dio; ma egli ha una sua parte nella preparazione per la nuova nascita e questa sua parte è il ravvedimento e la fede’ (Myer Pearlman, Dottrine della Bibbia, ADI-Media, Quarta edizione, 1996, pag. 196).
L’atto sovrano di Dio dunque è stato reso ‘atto esclusivo di Dio’ perché le ADI detestano parole come ‘sovrano’, ‘sovranità’, ‘atto sovrano’, in relazione alla salvezza o alla rigenerazione o alla giustificazione. E questo perché per loro la salvezza dipende dall’uomo o meglio dalla sua volontà e non dalla volontà di Dio, e quindi non da un atto sovrano di Dio.
2) Il rigetto della sovranità di Dio, porta le ADI a rigettare gli atti sovrani di Dio, come per esempio quello di stabilire sopra una nazione un monarca assoluto.
Questa è la ragione per cui lo Iovino ritiene che la monarchia assoluta (La monarchia è una forma di governo in cui la carica di capo di stato è esercitata da una sola persona per tutta la durata della sua vita o fino alla sua rinunzia, e questa persona si chiama monarca e ha la caratteristica di essere considerato un membro a parte rispetto al resto delle persone dello Stato che sono suoi sudditi) va combattuta e abbattuta perchè lo Iovino non riconosce al monarca assoluto il diritto di governare, e difatti nel suo libro Il grido di un popolo e la nascita della terza Repubblica, egli fa dire al professore Cuini durante una lezione queste parole: ‘Inoltre consideriamo anche il valore di fondamentale importanza che ha il Popolo nell’esercizio della sovranità dello stato. Cari giovani, è proprio questo il punto che differenzia lo stato democratico dalla concezione di stato assoluto, proprio delle società fondate sull’ancien règime e anteriore alla rivoluzione francese, ma anche delle diverse forme di totalitarismo venutesi a creare nel XX secolo. Nello stato assoluto il Popolo è l’oggetto della sovranità. Secondo la concezione assolutistica, il potere è esercitato dal monarca in virtù di un diritto divino. La rivoluzione francese ha, invece, introdotto il concetto di sovranità popolare (il cui più acuto teorizzatore fu Jean-Jaques Rousseau); il Popolo è costituito dalla comunità statale, i cui membri hanno una parità giuridica. Il potere dunque viene dal Popolo, la legge è dettata dalla volontà generale e i governanti sono mandatari del Popolo. Queste sono state le grandi conquiste che hanno dato ai Popoli la giusta dignità e il ruolo di protagonista nella storia politica di una nazione. Concludiamo questa nostra riflessione su questo primo termine, ricordando che la costituzione della Repubblica Italiana proclama nel suo primo articolo che ‘l’Italia è una repubblica democratica’ e successivamente che la ‘sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione’. Deducete da soli, allora, che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul rispetto della volontà dei cittadini»’ (Alessandro Iovino, Il grido di un popolo e la nascita della terza Repubblica, Il Filo, Roma, 2009, pag. 47-48).
Lo Iovino dunque rigetta la concezione assolutistica, in cui il potere è esercitato dal monarca in virtù di un diritto divino. Che cosa si intende per diritto divino? ‘Il diritto divino dei re è un principio che si riferisce alle dottrine politiche e religiose europee dell’assolutismo monarchico. Queste sono largamente, ma non esclusivamente, associate con l’epoca medioevale e basate sulla credenza di matrice cristiana dell’epoca, che un monarca dovesse il suo potere alla volontà di Dio, non a quella del popolo, del parlamento, dell’aristocrazia, o di ogni altra autorità, e che ogni tentativo di restringere i suoi poteri fosse un atto contrario alla volontà divina’ (https://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_divino_dei_re). Da qui si spiega il fatto che lo Iovino esalta la Rivoluzione francese (che vi ricordo fu generata e diretta dalla Massoneria), perchè essa fu ispirata dal concetto di sovranità popolare e si oppose alla concezione assolutistica in cui il potere è esercitato dal monarca in virtù di un diritto divino, concezione che faceva parte del cosiddetto ancien regime. E di conseguenza lo Iovino benedice ogni lotta intrapresa dal popolo contro i monarchi assoluti. Ascoltate cosa dice: ‘Da un punto di vista storico siamo chiamati tutti, laici e non, e a prescindere dalla nostra appartenenza politica, a ritenere che i valori dell’Illuminismo e della rivoluzione francese abbiano contribuito a promuovere la formazione e la diffusione dei principi democratici all’interno dei sistemi politici di molti Paesi. [….] Durante gli anni della rivoluzione fu necessario l’attivismo del popolo per la conquista delle libertà politiche e sociali’ (Il grido di un popolo e la nascita della terza Repubblica, pag. 89). Ecco perchè lo Iovino sempre in questo suo libro approva i movimenti di resistenza al fascismo che lottarono contro Mussolini e il suo governo, per stabilire in Italia la democrazia (cfr. Il grido di un popolo e la nascita della terza Repubblica, pag. 112-113). Questo modo di parlare e ragionare è massonico, e difatti lo Iovino va a prendere come ‘il più acuto teorizzatore’ della sovranità popolare il letterato e filosofo svizzero Jean-Jaques Rousseau (1712-1778), che era un massone (http://www.esonet.it/http://www.histoiredumonde.net/Jean-Jacques-Rousseau.htmlhttp://loggiadedeo.altervista.org/joomla_dedeo/index.php/massoni-celebri) che influenzò l’identità stessa della Rivoluzione francese!
Ma cosa insegna la Sacra Scrittura? Che come Cristiani siamo chiamati a riconoscere OGNI autorità, come un’autorità stabilita da Dio e quindi a sottometterci ad essa, secondo che è scritto: “Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori; perché non v’è autorità se non da Dio; e le autorità che esistono, sono ordinate da Dio; talché chi resiste all’autorità, si oppone all’ordine di Dio; e quelli che vi si oppongono, si attireranno addosso una pena” (Romani 13:1-2). Quindi non importa assolutamente niente se in una nazione c’è una monarchia assoluta o una dittatura (per intenderci se c’è un Luigi XIV o un Benito Mussolini), noi siamo chiamati a sottometterci ad essa. Ovviamente, nel caso l’autorità ci ordina di disubbidire a Dio in qualche cosa, noi siamo chiamati a disubbidire all’autorità per piacere a Dio. Ma questo però non deve mai indurre noi figliuoli di Dio a intraprendere lotte sociali o politiche o armate contro l’autorità stabilita da Dio per instaurare una democrazia (termine che deriva dal greco démos ‘popolo’ e cràtos ‘potere’, che etimologicamente significa ‘governo del popolo’), perchè questo significa opporsi all’ordine di Dio. Se quindi parte della popolazione intraprende queste lotte sociali o politiche o armate per instaurare o restaurare la democrazia, i Cristiani non devono assolutamente partecipare ad esse, perchè queste lotte non fanno parte della volontà di Dio in Cristo verso di noi. Che fanno invece nelle ADI lo Iovino e tutti quelli che la pensano come lui? Che con i loro discorsi disprezzano e rigettano la sovranità di Dio perchè incitano a lottare contro l’ordine di Dio. Quindi mentre la Scrittura esalta la sovranità di Dio, le ADI la disprezzano, eccome se la disprezzano. E questo perchè hanno una concezione di Dio ‘democratica’.
3) Le ADI hanno rigettato la dottrina del peccato originale, infatti voglio farvi notare questa cosa, e cioè che le ADI quando hanno manipolato ‘Le Dottrine della Bibbia’ di Myer Pearlman, e vi ricordo che questo è avvenuto sotto la presidenza di Francesco Toppi e quindi per suo volere, hanno tolto l’unico riferimento al peccato originale presente nel libro.
Pearlman, nella sezione ‘Debolezza spirituale’ parla del peccato originale dicendo: ‘(b) Inborn sin, or “original sin.” The effect of the Fall was so deep-seated in human nature that Adam, as the father of the race, passed on to his descendants a tendency or bias to sin. Psalm 51:5. This spiritual and moral handicap under which all men are born is known as original sin. The acts of sin that follow during the age of accountability are known as “actual sin.”’ (Myer Pearlman, Knowing the Doctrines of the Bible, 24esima stampa 2007, Gospel Publishing House, Springfield, Missouri USA, pag. 135).
La traduzione è: ‘(b). Il peccato innato, o ‘peccato originale’. L’effetto della Caduta fu così radicato nella natura umana che Adamo, in quanto il padre della razza, trasmise ai suoi discendenti una tendenza o una predisposizione a peccare. Salmo 51:5. Questo handicap spirituale e morale sotto cui tutti gli uomini nascono è conosciuto come peccato originale. Gli atti di peccato che seguono durante l’età della responsabilità sono conosciuti come ‘peccato effettivo’.
Le ADI hanno invece messo così: ‘b. Il peccato naturale. L’effetto della caduta fu così profonda nella natura umana, che da Adamo tutti gli uomini nascono con la tendenza al peccato (Salmo 51:5); gli atti di peccato che vengono commessi durante l’età della responsabilità sono conosciuti come «peccati propri» (Myer Pearlman, Le Dottrine della Bibbia, Quarta edizione (emendata), ADI-Media, 1996, pag. 110).
Come si può vedere, le ADI hanno sfacciatamente fatto sparire delle parole sul peccato originale dal discorso di Pearlman: peraltro in tutto il libro questa è l’unica volta dove Pearlman parla esplicitamente di peccato originale. La ragione è perchè le ADI detestano sentir parlare dell’uomo come un essere totalmente depravato e corrotto, e il peccato originale rimanda appunto alla completa depravazione dell’uomo, cosa che loro non sopportano. E quindi hanno tolto questo riferimento da questo loro importante libro di dottrina. Sulla natura dell’uomo quindi le ADI hanno assunto una posizione che sostanzialmente è la posizione Pelagiana che sostiene tra le altre cose che ogni essere umano nasce senza peccato e diventa peccatore nel commettere un atto peccaminoso (per le ADI pare che diventi peccatore quando è consapevole di trasgredire i comandamenti di Dio)! Un noto pastore ADI alla domanda di una credente – che gli fu fatta nel contesto di uno studio biblico sul come rispondere ai Cattolici Romani – sulle parole di Davide “Io sono stato formato nella iniquità, e la madre mia mi ha concepito nel peccato” (Salmo 51:5), ha risposto semplicemente dicendo ‘Noi non crediamo nel peccato originale’! Per le ADI dunque ‘Il peccato originale non esiste’. Come non esisteva per i Pelagiani (e come non esiste per i Massoni), così non esiste per le ADI!
4) Ma c’è dell’altro, le ADI si sono spinte ad affermare che Dio non imputa la colpa all’uomo che è schiavo del peccato. Raffaele Lucano, che è pastore della Chiesa ADI di Cornaredo (Milano), ha infatti affermato: ‘Quindi, se come uomo razionale, desidero fare il bene ma non ci riesco a motivo della schiavitù alla quale sono sottoposto, io non ho alcuna colpa. Effettivamente, Dio non imputa la colpa a chi si trova in tale condizione, ma condanna l’artefice di tale condizione: il diavolo, Satana. Dio ama il peccatore e odia il peccato’ (http://www.lanuovavia.org/confutazioni-adi-raffaele-lucano.html). In altre parole, dato che l’omosessuale non riesce a fare il bene perchè è schiavo del peccato, lui non ha alcuna colpa. E difatti il Lucano dice che ‘Dio non imputa la colpa a chi si trova in tale condizione’! Tutto questo naturalmente per non urtare la sensibilità dei peccatori, per non urtarli, turbarli e spaventarli. Devono dare loro infatti l’immagine di un Dio così buono che anche se vivono sotto la schiavitù del peccato li ama e li coccola. Questo perchè nelle ADI viene rigettata l’idea di un Dio sovrano e vendicatore, e accolta quella di un Dio democratico! E quindi il peccatore non può essere presentato come uno che si ribella volontariamente a Dio trasgredendo i suoi comandamenti, e quindi è sotto la sua condanna. Da qui si spiegano le predicazioni rivolte ai peccatori che non contengono quelle affermazioni bibliche che possono dare l’idea di un Dio sovrano la cui ira è sopra i peccatori, che odia gli operatori di iniquità. Quindi la colpa non è dei peccatori che violano i comandamenti di Dio, ma del diavolo!
5) Le ADI rigettano le predicazioni rivolte ai peccatori che esortano quest’ultimi a ravvedersi e convertirsi dai loro peccati, pena le fiamme dell’inferno. Queste predicazioni sono definite impertinenti e frutto della maleducazione. E poi, queste predicazioni spaventano le persone che sono già abbastanza spaventate, quindi non sono per niente necessarie. Ecco perchè le ADI hanno rigettato il fuoco dell’Ades e quello dello stagno ardente di fuoco e di zolfo, mettendosi a dire che si tratta di un fuoco allegorico o spirituale!!
6) Le ADI si sono messe a fare ecumenismo con la Chiesa cattolica romana che ha adottato anche lei sostanzialmente il vangelo sociale, e così assieme possono migliorare il mondo! Salvatore Loria, per esempio, che è fratello del presidente delle ADI Felice Antonio Loria e membro della Chiesa ADI di Catania, ha organizzato alla fine di giugno 2013 con i Cattolici romani presso la Basilica Cattedrale di Acireale il Festival della vita che è una campagna prevenzione del suicidio e delle stragi del sabato sera.
7) Le ADI si sono date ad un attivismo politico e sociale, sempre con l’obbiettivo di migliorare il mondo.
Alessandro Iovino, per esempio, il 22 aprile 2013 ha organizzato presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli il convegno ”RivoluzioniAmo Napoli: giovani idee per la rinascita di Napoli”, in occasione del quale ha dichiarato: ”E’ stato un momento di confronto prezioso tra giovani protagonisti ed intellettuali della città di Napoli. Limitarsi alla protesta non ha senso, ora Napoli ha bisogno di proposte per un rilancio economico e culturale. Le nostre proposte saranno poi consegnate al Sindaco di Napoli. Ora c’è bisogno di risposte concrete, e non saremo spettatori del declino, ma protagonisti della rinascita di Napoli”. Sono intervenuti diversi presidenti di associazioni napoletane e giovani intellettuali.
Alessandra Lombardo, figlia del pastore ADI di Catania Paolo Lombardo, si è candidata a Catania per le elezioni comunali del giugno 2013 nelle liste di Enzo Bianco (Partito Democratico) che poi è stato eletto sindaco di Catania. Le ADI di Catania infatti si sono apertamente schierate a fianco di questo politico.
Concludo quindi, fratelli, rinnovandovi l’esortazione a guardarvi e ritirarvi da coloro che sostengono e promuovono il «vangelo sociale», perchè come avete potuto vedere da voi stessi è lievito malvagio che porta i Cristiani a corrompersi e a disubbidire a Dio.Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2013/10/10/contro-il-vangelo-sociale/

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Libro – La Massoneria smascherata

copertina-libro-massoneria-smascherata-724x1024Fratelli nel Signore, ecco un altro mio libro confutatorio: si intitola ‘La massoneria smascherata: contro l’infiltrazione e l’influenza di questa diabolica istituzione nelle Chiese Evangeliche’. E’ un libro particolare, diverso per certi aspetti da tutti gli altri, e capirete il perchè leggendolo e studiandolo. La sua lettura e il suo studio vi richiederanno parecchio tempo e impegno, ma sappiate che questo è un libro molto importante che ognuno di voi deve leggere. Vi avverto da subito che questo è un libro che contiene informazioni e notizie che produrranno in voi sbigottimento, e tanta rabbia e tristezza. Ma nello stesso tempo sono sicuro che esso vi farà gioire ed esultare nel Signore e vi farà ringraziare Dio perchè smaschera una delle più potenti ed efficaci macchinazioni di Satana contro la Chiesa dell’Iddio vivente e vero, colonna e base della verità.
Un’ultima cosa: molti di voi leggendo questo libro scopriranno di essere stati MASSONIZZATI, in quanto la Chiesa o la Denominazione o l’Associazione di cui fanno parte è sotto l’influenza o il controllo della Massoneria. A costoro dico: Ravvedetevi e separatevi immediatamente da coloro che vi hanno MASSONIZZATI.
La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con coloro che lo amano con purità incorrotta. Amen.
Giacinto Butindaro

Per scaricare il libro o fai clic su ‘Download’ in fondo alla tua sinistra nella finestra di SCRIBD o alrimenti vai qua

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2012/12/17/libro-la-massoneria-smascherata/

Battisti, Metodisti e Valdesi a Milano uniti contro Dio

L’agenzia NEV ha rilasciato il seguente comunicato:

‘Alla vigilia dell’VII Incontro Mondiale della Famiglia le chiese protestanti di Milano diffondono un documento che richiama l’attenzione sulla pluralità delle famiglie oggi e sui diritti delle persone che le compongono

Roma, 29 maggio 2012 (NEV-CS18) – “Noi cristiani protestanti non condividiamo la nozione di ‘sacralità del matrimonio e della famiglia’”. E’ quanto si legge in un documento redatto dalle chiese protestanti di Milano (battiste, metodista e valdese) e reso pubblico in occasione del VII Incontro Mondiale della Famiglia promosso dal Pontifico Consiglio per la famiglia che si apre domani nel capoluogo lombardo.

Il documento dal titolo “Famiglia cristiana? Per noi, più semplicemente famiglie” propone una riflessione in quattro punti, dove non solo si fa riferimento alla pluralità delle famiglie oggi, ma in cui si sottolineano anche i diritti delle persone che le compongono, coppie dello stesso sesso comprese.

“La famiglia è un’istituzione umana e non divina”. Con queste parole esordisce il documento che sottolinea la necessità di parlare sempre al plurale: “cioè di tanti tipi di famiglie e non di una sola, quella tradizionale”. Famiglie che meritano “un riconoscimento giuridico che dia diritti e riconosca doveri alle varie forme di unione – anche dello stesso sesso – estendendo loro quanto già contenuto nella nostra Costituzione e ribadito anche recentemente in sede europea”.

Il pastore Giuseppe Platone della chiesa valdese di Milano, tra gli estensori del documento, all’Agenzia stampa NEV ha espresso “come cittadino prima ancora che come credente, una riserva critica nei confronti dell’investimento di significative risorse pubbliche nell’allestire quest’operazione puramente confessionale in un momento di severa crisi economica che si riverbera anche sulla progettualità di chi vorrebbe ‘metter su casa’”.

Dal punto di vista dei contenuti il pastore Platone ha segnalato la riflessione che, da tempo, si sta svolgendo nelle chiese protestanti su famiglie, genitorialità, coppie di fatto: “Accendere i riflettori solo un un modello famigliare esclusivo mettendo in ombra tutto il resto mi sembra un impoverimento che aumenta il disagio sociale anziché cogliere la positività di molte trasformazioni in atto. C’è un modo cristiano di vivere le relazioni umane che non cerca la sacralizzazione degli affetti – ha aggiunto Platone -, ma mantiene un insopprimibile istanza critica verso ogni nostra realizzazione, compreso il matrimonio. Il sacro appartiene a Dio soltanto”.

L’anno scorso il pastore Platone celebrò la prima benedizione di una coppia omosessuale dopo l’approvazione di un rispettivo ordine del giorno da parte del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi nel 2010′.

Da: http://www.fedevangelica.it/arch_nev/cs/NEV_7770001396.html

Solo due parole di commento: questi cosiddetti Protestanti hanno rigettato la Parola di Dio, ed hanno dichiarato guerra all’Iddio vivente e vero, ma a suo tempo Dio farà ricadere sul loro capo tutto il male che stanno facendo con le loro lingue e opere a discredito della verità. Ben disse il profeta di costoro: “Guai all’anima loro! perché procurano a se
stessi del male” (Isaia 3:9). Uscite e separatevi dunque da queste chiese ribelli, per non essere partecipi dei loro peccati.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2012/05/30/battisti-metodisti-e-valdesi-a-milano-uniti-contro-dio/

Perchè un Cristiano non può e non deve essere un cessazionista

Introduzione

Fratelli nel Signore, vi scrivo queste cose a causa di quelli che cercano di sedurvi con i loro vani ragionamenti, i quali affermano che con la morte dell’ apostolo Giovanni o il completamento del canone della Bibbia, e quindi verso la fine del primo secolo dopo Cristo, sono cessate nella Chiesa le seguenti manifestazioni: lingue, profezie, predizioni di eventi futuri, visioni e sogni, e guarigioni e miracoli. E quindi i Cristiani – secondo costoro – non possono più parlare in lingue, profetizzare, predire eventi futuri, avere visioni e sogni, e guarire e compiere i miracoli come avveniva nella Chiesa primitiva descritta nel libro degli Atti.
In virtù di questa loro posizione, costoro sono stati definiti ‘cessazionisti’ e la loro falsa dottrina è conosciuta con il nome di ‘cessazionismo’.

Le lingue non sono cessate

Perchè le lingue non sono cessate? Perchè le lingue sono strettamente collegate al battesimo con lo Spirito Santo che è una promessa tuttora valida per quanti vengono chiamati da Dio; perchè chi parla in altra lingua parla a Dio; perchè le lingue sono un segno per i non credenti; perchè il dono della diversità delle lingue è uno dei doni dello Spirito Santo; perchè il parlare in lingue non va impedito; e perché le lingue cesseranno quando verrà la perfezione.

Perchè la promessa dello Spirito è anche per noi oggi

Ora, in base a quello che dice Luca nel libro degli Atti, prima che Gesù venisse assunto in cielo alla destra del Padre, disse tra le altre cose questo ai suoi discepoli: “Poiché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni. … Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:5, 8). E alcuni giorni dopo essere stato assunto in cielo, questa promessa, che è chiamata la promessa dello Spirito Santo, si adempì in questa maniera: “E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro. E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi” (Atti 2:1-4).
Che fu questo l’adempimento delle parole di Gesù “voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni” e quindi che quello che ricevettero in quel giorno i discepoli del Signore fu il battesimo con lo Spirito Santo, lo confermò l’apostolo Pietro quando disse poi più avanti in merito alla discesa dello Spirito Santo che c’era stata a casa di Cornelio sui Gentili: “E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio. Mi ricordai allora della parola del Signore, che diceva: ‘Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo’. Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?” (Atti 11:15-17). E come si era manifestata la discesa dello Spirito o il battesimo con lo Spirito a casa di Cornelio? Con il parlare in lingue, esattamente come era accaduto il giorno della Pentecoste a Gerusalemme tempo prima, infatti è scritto: “Mentre Pietro parlava così, lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che udivano la Parola. E tutti i credenti circoncisi che erano venuti con Pietro, rimasero stupiti che il dono dello Spirito Santo fosse sparso anche sui Gentili; poiché li udivano parlare in altre lingue, e magnificare Iddio” (Atti 10:44-46). Dunque, in base a quanto dice la Scrittura, il battesimo con lo Spirito Santo è accompagnato immediatamente dal parlare in lingue, che vi ricordo non sono lingue degli angeli ma degli uomini, parlate in questo mondo.
Ora, torniamo per un momento a quello che avvenne il giorno della Pentecoste, ed in particolare a quello che disse Pietro ai Giudei perchè ci serve per confutare la falsa dottrina della cessazione delle lingue. Pietro nel suo discorso che fece a quei Giudei che si erano radunati ed erano rimasti meravigliati nel sentire parlare i discepoli del Signore in altre lingue, disse tra le altre cose a proposito di quello che era appena avvenuto e che comprendeva il parlare in lingue: “Questo è quel che fu detto per mezzo del profeta Gioele: E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno. E farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra; sangue, e fuoco, e vapor di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno, che è il giorno del Signore. Ed avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato” (Atti 2:16-21).
Dunque Pietro citò una promessa che Dio aveva fatto tramite il profeta Gioele, e che i Giudei conoscevano, per confermare l’accaduto, tra cui ribadisco c’era il parlare in altre lingue. Questa promessa era lo spandimento dello Spirito Santo da parte di Dio sopra Ebrei e Gentili negli ultimi giorni.
Per chi è dunque questa promessa? Lo disse sempre Pietro a quegli stessi Giudei, poco dopo, quando questi gli chiesero cosa dovevano fare, infatti l’apostolo disse loro: “Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remission de’ vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà” (Atti 2:38-39). La promessa dello Spirito Santo è da Pietro messa in relazione a “il dono dello Spirito Santo” perchè consiste nel donare da parte di Dio ai suoi lo Spirito Santo, infatti Pietro in riferimento al fatto che Dio fece scendere lo Spirito Santo su Cornelio e i suoi (che si misero subito a parlare in altra lingua), disse a quelli della circoncisione che si erano messi a questionare con lui (perché era entrato da uomini incirconcisi e aveva mangiato con loro): “Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?” (Atti 11:17). Quel dono di cui parla Pietro, come potete vedere, si riferisce al dono dello Spirito Santo che Dio aveva donato anche ai circa centoventi il giorno della Pentecoste.
Dunque Pietro disse a quei Giudei di nascita che la promessa era per loro, per i loro figliuoli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà.
Mi vorrei soffermare su queste ultime parole “per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà”. A quale chiamata si riferisce Pietro? A quella dalle tenebre alla luce, e quindi alla gloria eterna, che ricevono gli eletti. Pietro stesso infatti dice nella sua prima epistola: “Ma voi siete una generazione eletta, un real sacerdozio, una gente santa, un popolo che Dio s’è acquistato, affinché proclamiate le virtù di Colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua maravigliosa luce; voi, che già non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia” (1 Pietro 2:9-10), ed anche: “Or l’Iddio d’ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua eterna gloria in Cristo, dopo che avrete sofferto per breve tempo, vi perfezionerà Egli stesso, vi renderà saldi, vi fortificherà” (1 Pietro 5:10).
A questo punto è lecito domandarsi: ‘Ma Dio chiama ancora (dopo la morte dell’apostolo Giovanni o il completamento del Canone biblico) alcuni dalle tenebre alla luce, e alla sua gloria eterna in Cristo?’ A noi ci risulta che lo fa ancora, e difatti noi siamo tra i chiamati e gli eletti.
Che diremo dunque? Che la promessa di cui parlò Pietro a quei Giudei così tanto tempo fa, è anche per noi. E dato che, come abbiamo visto, in questa promessa dello spandimento dello Spirito c’è il parlare in lingue, in quanto quando lo Spirito scende o viene sparso su qualcuno, costui comincia a parlare in lingue secondo che lo Spirito gli dà di esprimersi, è evidente che il parlare in lingue è anche per la Chiesa di oggi. Mi pare molto evidente questo.
I cessazionisti affermano che quello che avvenne a Pentecoste a Gerusalemme fu un evento irripetibile, ma se fosse così come dicono loro, come mai tempo dopo si verificò anche a Cesarea in casa di Cornelio, e Pietro nel ricordare quello che era avvenuto a casa di Cornelio disse ai fratelli (che si erano messi a questionare con lui perchè era entrato da uomini incirconcisi e aveva mangiato con loro) che come lui aveva cominciato a parlare “lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio”, e quindi equiparò quello che era avvenuto ai circa centoventi a Gerusalemme a quello che era avvenuto a Cornelio e ai suoi a Cesarea? E come mai quando lo Spirito scese su Cornelio e i suoi, Pietro si ricordò proprio di queste parole di Gesù “Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo”, che Gesù aveva rivolto ai suoi discepoli tra cui non c’erano Cornelio e i suoi e che noi sappiamo si adempirono nei loro confronti a Pentecoste non molti giorno dopo?
La risposta è evidente, perchè quello che avvenne a Gerusalemme ai circa centoventi non era da Pietro considerato un evento irripetibile nel tempo, e quindi neppure le lingue erano irripetibili, tanto è vero che si ripeterono a casa di Cornelio a Cesarea, e anni dopo anche ad Efeso dove Paolo dopo che ebbe imposto le mani sopra circa dodici discepoli del Signore Gesù “lo Spirito Santo scese su loro, e parlavano in altre lingue, e profetizzavano” (Atti 19:6)
Le cose dunque sono chiare, le lingue non possono essere cessate, altrimenti la Scrittura sarebbe annullata, in quanto la promessa di cui ricevettero l’adempimento i circa centoventi il giorno della Pentecoste a Gerusalemme non sarebbe più per noi in questa generazione.

Perchè chi parla in altra lingua parla a Dio

Adesso voglio spiegarvi l’altra ragione per cui le lingue non sono cessate, e cioè perchè chi parla in altra lingua parla a Dio, secondo che dice Paolo ai santi di Corinto: “Chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno l’intende, ma in ispirito proferisce misteri” (1 Corinzi 14:2).
Che cosa fa dunque un Cristiano quando parla in altra lingua? Parla a Dio. E che cosa proferisce mediante lo Spirito Santo? Misteri.
Vediamo dunque la natura di questi misteri di cui parla Paolo, perchè è fondamentale. Paolo dice ai santi di Corinto che chi parla in altra lingua, prega, benedice e ringrazia Dio: “Perciò, chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare; poiché, se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa. Che dunque? Io pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza. Altrimenti, se tu benedici Iddio soltanto con lo spirito, come potrà colui che occupa il posto del semplice uditore dire ‘Amen’ al tuo rendimento di grazie, poiché non sa quel che tu dici? Quanto a te, certo, tu fai un bel ringraziamento; ma l’altro non è edificato” (1 Corinzi 14:13-17)
Dunque, a prescindere che un credente parli solo in una lingua straniera o in diverse lingue straniere (in questo secondo caso possiede il dono della diversità delle lingue), il parlare in altra lingua è utile ai santi. Se infatti è utile pregare, benedire e ringraziare Dio con la propria intelligenza, non può che essere altrettanto utile fare le stesse cose mediante lo Spirito Santo. Non vi pare? Certamente, affinché esso sia di edificazione alla chiesa radunata, deve essere accompagnato dall’interpretazione perchè in questo caso gli uditori comprendono quello che è stato detto e possono pronunciare ‘Amen’. Ma quand’anche non vi fosse chi interpreta, comunque sia il parlare in altra lingua ha edificato chi ha parlato in altra lingua ed è stato rivolto a Dio che ha compreso quello che lo Spirito ha detto per bocca di coloro che hanno parlato in altra lingua.
Se dunque il parlare in altra lingua è una cosa utile ai santi, in quanto Paolo afferma che “chi parla in altra lingua edifica se stesso” (1 Corinzi 14:4), e: “Or io ben vorrei che tutti parlaste in altre lingue; ma molto più che profetaste; chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue, a meno ch’egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione” (1 Corinzi 14:5), sarebbe un controsenso per Dio avere privato i santi dopo la morte dell’apostolo Giovanni, del parlare in altra lingua, perchè li avrebbe privati di qualcosa di utile.

Perchè le lingue servono di segno ai non credenti

L’apostolo Paolo dice ai santi di Corinto: “Egli è scritto nella legge: Io parlerò a questo popolo per mezzo di gente d’altra lingua, e per mezzo di labbra straniere; e neppur così mi ascolteranno, dice il Signore. Pertanto le lingue servono di segno non per i credenti, ma per i non credenti: la profezia, invece, serve di segno non per i non credenti, ma per i credenti” (1 Corinzi 14:21-22).
Come potete vedere, Paolo dice che le lingue servono come segno per gli increduli. Vi ricordo che nella Bibbia ogni qualvolta Dio ha dato un segno agli uomini quel segno aveva uno scopo ben preciso.
Per esempio quell’angelo che apparve ai pastori nella contrada di Betleem disse loro: “Non temete, perché ecco, vi reco il buon annunzio di una grande allegrezza che tutto il popolo avrà: Oggi, nella città di Davide, v’è nato un salvatore, che è Cristo, il Signore. E questo vi servirà di segno: troverete un bambino fasciato e coricato in una mangiatoia” (Luca 2:10-12), e il profeta Isaia disse al popolo da parte di Dio: “Or ascoltate, o casa di Davide! È egli poca cosa per voi lo stancar gli uomini, che volete stancare anche l’Iddio mio? Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figliuolo, e gli porrà nome Emmanuele” (Isaia 7:13-14), e al re Ezechia in merito alla sua guarigione: “Così parla l’Eterno, l’Iddio di Davide, tuo padre: Io ho udita la tua preghiera, ho vedute le tue lacrime: ecco, io aggiungerò ai tuoi giorni quindici anni; libererò te e questa città dalle mani del re d’Assiria e proteggerò questa città. E questo ti sarà, da parte dell’Eterno, il segno che l’Eterno adempirà la parola che ha pronunziata: ecco, io farò retrocedere di dieci gradini l’ombra dei gradini che, per effetto del sole, s’è allungata sui gradini d’Achaz’ (Isaia 38:5-8)
Ora, se le lingue servono ai non credenti, dobbiamo capire a cosa servono, e non c’è miglior evento biblico di quello verificatosi a Gerusalemme il giorno della Pentecoste per capire a cosa servono.
Ecco il resoconto biblico: “E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro. E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi. Or in Gerusalemme si trovavan di soggiorno dei Giudei, uomini religiosi d’ogni nazione di sotto il cielo. Ed essendosi fatto quel suono, la moltitudine si radunò e fu confusa, perché ciascuno li udiva parlare nel suo proprio linguaggio. E tutti stupivano e si maravigliavano, dicendo: Ecco, tutti costoro che parlano non son eglino Galilei? E com’è che li udiamo parlare ciascuno nel nostro proprio natìo linguaggio? Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia Cirenaica, e avventizî Romani, tanto Giudei che proseliti, Cretesi ed Arabi, li udiamo parlar delle cose grandi di Dio nelle nostre lingue. E tutti stupivano ed eran perplessi dicendosi l’uno all’altro: Che vuol esser questo? Ma altri, beffandosi, dicevano: Son pieni di vin dolce. Ma Pietro, levatosi in piè con gli undici, alzò la voce e parlò loro in questa maniera: Uomini giudei, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, siavi noto questo, e prestate orecchio alle mie parole. Perché costoro non sono ebbri, come voi supponete, poiché non è che la terza ora del giorno: ma questo è quel che fu detto per mezzo del profeta Gioele: E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno. E farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra; sangue, e fuoco, e vapor di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno, che è il giorno del Signore. Ed avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato. Uomini israeliti, udite queste parole: Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra voi mediante opere potenti e prodigî e segni che Dio fece per mezzo di lui fra voi, come voi stessi ben sapete, quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani, per il determinato consiglio e per la prescienza di Dio, voi, per man d’iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste; ma Dio lo risuscitò, avendo sciolto gli angosciosi legami della morte, perché non era possibile ch’egli fosse da essa ritenuto. Poiché Davide dice di lui: Io ho avuto del continuo il Signore davanti agli occhi, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso. Perciò s’è rallegrato il cuor mio, e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne riposerà in isperanza; poiché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades, e non permetterai che il tuo Santo vegga la corruzione. Tu m’hai fatto conoscere le vie della vita; tu mi riempirai di letizia con la tua presenza. Uomini fratelli, ben può liberamente dirvisi intorno al patriarca Davide, ch’egli morì e fu sepolto; e la sua tomba è ancora al dì d’oggi fra noi. Egli dunque, essendo profeta e sapendo che Dio gli avea con giuramento promesso che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti, antivedendola, parlò della risurrezione di Cristo, dicendo che non sarebbe stato lasciato nell’Ades, e che la sua carne non avrebbe veduto la corruzione. Questo Gesù, Iddio l’ha risuscitato; del che noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite. Poiché Davide non è salito in cielo; anzi egli stesso dice: Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io abbia posto i tuoi nemici per sgabello de’ tuoi piedi. Sappia dunque sicuramente tutta la casa d’Israele che Iddio ha fatto e Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso. Or essi, udite queste cose, furon compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: Fratelli, che dobbiam fare? E Pietro a loro: Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remission de’ vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà. E con molte altre parole li scongiurava e li esortava dicendo: Salvatevi da questa perversa generazione. Quelli dunque i quali accettarono la sua parola, furon battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone” (Atti 2:1-41).
A cosa servirono le lingue a quegli Ebrei di nascita che non erano ancora salvati? Servirono a farli rimanere meravigliati, e a fargli fare delle domande su quello che stava avvenendo. E difatti è scritto: “E tutti stupivano ed eran perplessi dicendosi l’uno all’altro: Che vuol esser questo?” E’ vero che ci furono di quelli che li accusarono di essere ubriachi, ma non furono tutti. Quel segno di sentire parlare quei Galilei nelle loro natie lingue, li aveva veramente fatti sbigottire.
E Pietro colse l’occasione per spiegare agli Ebrei di cosa si trattava, e poi per annunciare loro il Vangelo. E la predicazione del Vangelo fatta da Pietro con lo Spirito Santo e gran pienezza di convinzione compunse i cuori dei suoi uditori, che gli chiesero cosa dovevano fare, e poi migliaia di loro accettarono la sua parola.
I segni che Dio dona agli increduli servono dunque a trarli all’ubbidienza della fede, in altre parole hanno come scopo quello di condurli ad accettare la Parola di Dio. Un pò come i segni costituiti dalle guarigioni, infatti cosa è scritto a proposito della guarigione di quello zoppo fin dalla nascita che stava alla porta del tempio detta ‘Bella’? “Or Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera dell’ora nona. E si portava un certo uomo, zoppo fin dalla nascita, che ogni giorno deponevano alla porta del tempio detta ‘Bella’, per chieder l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, veduto Pietro e Giovanni che stavan per entrare nel tempio, domandò loro l’elemosina. E Pietro, con Giovanni, fissando gli occhi su lui, disse: Guarda noi! Ed egli li guardava intentamente, aspettando di ricever qualcosa da loro. Ma Pietro disse: Dell’argento e dell’oro io non ne ho; ma quello che ho, te lo do: Nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, cammina! E presolo per la man destra, lo sollevò; e in quell’istante le piante e le caviglie de’ piedi gli si raffermarono. E d’un salto si rizzò in piè e cominciò a camminare; ed entrò con loro nel tempio, camminando, e saltando, e lodando Iddio. E tutto il popolo lo vide che camminava e lodava Iddio; e lo riconoscevano per quello che sedeva a chieder l’elemosina alla porta ‘Bella’ del tempio; e furono ripieni di sbigottimento e di stupore per quel che gli era avvenuto. E mentre colui teneva stretti a sé Pietro e Giovanni, tutto il popolo, attonito, accorse a loro al portico detto di Salomone. E Pietro, veduto ciò, parlò al popolo, dicendo: Uomini israeliti, perché vi maravigliate di questo? O perché fissate gli occhi su noi, come se per la nostra propria potenza o pietà avessimo fatto camminar quest’uomo? L’Iddio d’Abramo, d’Isacco e di Giacobbe, l’Iddio de’ nostri padri ha glorificato il suo Servitore Gesù, che voi metteste in man di Pilato e rinnegaste dinanzi a lui, mentre egli avea giudicato di doverlo liberare. Ma voi rinnegaste il Santo ed il Giusto, e chiedeste che vi fosse concesso un omicida; e uccideste il Principe della vita, che Dio ha risuscitato dai morti; del che noi siamo testimoni. E per la fede nel suo nome, il suo nome ha raffermato quest’uomo che vedete e conoscete; ed è la fede che si ha per mezzo di lui, che gli ha dato questa perfetta guarigione in presenza di voi tutti. Ed ora, fratelli, io so che lo faceste per ignoranza, al pari dei vostri rettori. Ma quello che Dio aveva preannunziato per bocca di tutti i profeti, cioè, che il suo Cristo soffrirebbe, Egli l’ha adempiuto in questa maniera. Ravvedetevi dunque e convertitevi, onde i vostri peccati siano cancellati, affinché vengano dalla presenza del Signore dei tempi di refrigerio e ch’Egli vi mandi il Cristo che v’è stato destinato, cioè Gesù, che il cielo deve tenere accolto fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose; tempi dei quali Iddio parlò per bocca dei suoi santi profeti, che sono stati fin dal principio. Mosè, infatti, disse: Il Signore Iddio vi susciterà di fra i vostri fratelli un profeta come me; ascoltatelo in tutte le cose che vi dirà. E avverrà che ogni anima la quale non avrà ascoltato codesto profeta, sarà del tutto distrutta di fra il popolo. E tutti i profeti, da Samuele in poi, quanti hanno parlato, hanno anch’essi annunziato questi giorni. Voi siete i figliuoli de’ profeti, e del patto che Dio fece coi vostri padri, dicendo ad Abramo: E nella tua progenie tutte le nazioni della terra saranno benedette. A voi per i primi Iddio, dopo aver suscitato il suo Servitore, l’ha mandato per benedirvi, convertendo ciascun di voi dalle sue malvagità. Or mentr’essi parlavano al popolo, i sacerdoti e il capitano del tempio e i Sadducei sopraggiunsero, essendo molto crucciati perché ammaestravano il popolo e annunziavano in Gesù la risurrezione dei morti. E misero loro le mani addosso, e li posero in prigione fino al giorno seguente, perché già era sera. Ma molti di coloro che aveano udito la Parola, credettero; e il numero degli uomini salì a circa cinquemila” (Atti 3:1-26; 4:1-4). Avete notato che Dio usò il segno di quella completa guarigione per attirare e portare a Cristo molte anime?
Ecco dunque a cosa servono i segni che accompagnano coloro che credono, secondo che disse Gesù: “Or questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel nome mio cacceranno i demonî; parleranno in lingue nuove; prenderanno in mano dei serpenti; e se pur bevessero alcunché di mortifero, non ne avranno alcun male; imporranno le mani agl’infermi ed essi guariranno” (Marco 16:17-18).
Torniamo alle lingue. E’ evidente che se esse servirono ai giorni degli apostoli, non possono che servire anche ora, e difatti Paolo dice che servono ai non credenti. Domandiamoci allora: ‘Esistono dei non credenti anche oggi?’ La risposta è ovvia. Quindi non si capisce come mai se le lingue servono come segno ai non credenti, Dio avrebbe dovuto farle cessare dopo la morte dell’apostolo Giovanni o il completamento del canone. Sarebbe come dire che le lingue non servono più come segno ai non credenti, e quindi anche in questo caso la Scrittura sarebbe annullata.

Perchè la diversità delle lingue è uno dei doni dello Spirito Santo

Paolo dice ai santi di Corinto: “Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utile comune. Infatti, a uno è data mediante lo Spirito parola di sapienza; a un altro, parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza d’operar miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue, e ad un altro, la interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell’uno e medesimo Spirito, distribuendo i suoi doni a ciascuno in particolare come Egli vuole” (1 Corinzi 12:7-11)
Ora, il dono della diversità delle lingue consiste in una capacità soprannaturale tramite cui si parlano in diverse lingue straniere e che viene concessa dallo Spirito solo ad alcuni, ecco perchè Paolo dice: “Parlan tutti in altre lingue?” (1 Corinzi 12:30). E’ una manifestazione che la Bibbia dice viene data, e quindi non può essere già cessata nel tempo.

Perchè il parlare in lingue non va impedito

Affermare che le lingue sono cessate, come fanno i cessazionisti, significa di fatto impedire il parlare in lingue. E difatti questo è quello che essi fanno. Se in una riunione di culto dei cessazionisti, un credente si permette di parlare in altra lingua, viene immediatamente invitato a non parlare in lingue nelle loro riunioni.
Ma questo comportamento è una aperta violazione del comandamento di Paolo: “Non impedite il parlare in altre lingue” (1 Corinzi 14:39), e quindi di un comandamento del Signore, perchè Paolo dice: “Se qualcuno si stima esser profeta o spirituale, riconosca che le cose che io vi scrivo sono comandamenti del Signore” (1 Corinzi 14:37).
Alla luce dunque di questo loro comportamento, dobbiamo concludere che i cessazionisti non sono spirituali, perchè impediscono il parlare in lingue.
Peraltro anche queste parole di Paolo depongono a favore della non cessazione delle lingue, perchè l’apostolo non avrebbe dato questo ordine se di lì a poco Dio avesse deciso di eliminare le lingue.
D’altronde poco prima Paolo ha detto: “Che dunque, fratelli? Quando vi radunate, avendo ciascun di voi un salmo, o un insegnamento, o una rivelazione, o un parlare in altra lingua, o una interpretazione, facciasi ogni cosa per l’edificazione. Se c’è chi parla in altra lingua, siano due o tre al più, a farlo; e l’un dopo l’altro; e uno interpreti; e se non v’è chi interpreti, si tacciano nella chiesa e parlino a se stessi e a Dio” (1 Corinzi 14:26-28), il che significa che il parlare in lingue è previsto durante le riunioni dei santi e non è affatto da escludere.

Perchè le lingue cesseranno quando verrà la perfezione

Le lingue un giorno cesseranno, infatti Paolo dice ai santi di Corinto: “La carità non verrà mai meno. Quanto alle profezie, esse verranno abolite; quanto alle lingue, esse cesseranno; quanto alla conoscenza, essa verrà abolita; poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo; ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito. Quand’ero fanciullo, parlavo da fanciullo, pensavo da fanciullo, ragionavo da fanciullo; ma quando son diventato uomo, ho smesso le cose da fanciullo. Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò appieno, come anche sono stato appieno conosciuto. Or dunque queste tre cose durano: fede, speranza, carità; ma la più grande di esse è la carità” (1 Corinzi 13:8-13).
Ma avete notato quando cesseranno? Quando la perfezione sarà venuta, difatti allora verranno abolite le profezie, come anche verrà abolita la conoscenza. E quando verrà la perfezione per i santi? Quando essi otterranno un corpo perfetto, cosa che avverrà alla resurrezione dei giusti al ritorno di Cristo.
In merito alla perfezione che ha da venire vorrei farvi notare questo. Noi abbiamo già ottenuto una perfezione, quella quanto alla coscienza, secondo che è scritto: “Poiché la legge, avendo un’ombra dei futuri beni, non la realtà stessa delle cose, non può mai con quegli stessi sacrificî, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, render perfetti quelli che s’accostano a Dio. Altrimenti non si sarebb’egli cessato d’offrirli, non avendo più gli adoratori, una volta purificati, alcuna coscienza di peccati? Invece in quei sacrificî è rinnovato ogni anno il ricordo dei peccati; perché è impossibile che il sangue di tori e di becchi tolga i peccati. (Ebrei 10:1-4), ed anche: “… noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre. E mentre ogni sacerdote è in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrificî che non possono mai togliere i peccati, questi, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è posto a sedere alla destra di Dio, aspettando solo più che i suoi nemici sian ridotti ad essere lo sgabello dei suoi piedi. Perché con un’unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che son santificati” (Ebrei 10:10-14). E’ di questa perfezione che parla sempre lo scrittore agli Ebrei più avanti quando, dopo avere elencato tanti esempi di fede, dice: “E tutti costoro, pur avendo avuta buona testimonianza per la loro fede, non ottennero quello ch’era stato promesso, perché Iddio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, ond’essi non giungessero alla perfezione senza di noi” (Ebrei 11:39-40). Quindi, questa perfezione quanto alla coscienza è giunta con la venuta di Cristo, perchè è stato grazie al suo sacrificio che noi siamo stati resi perfetti quanto alla coscienza.
Ma come abbiamo visto, Paolo parla di un’altra perfezione, che ha da venire, e questa è quella del corpo, che noi sperimenteremo alla resurrezione dei morti, in quanto in quel giorno otterremo la redenzione del corpo, o meglio la piena redenzione. E difatti Paolo nello scrivere ai santi di Filippi, mette la perfezione in relazione alla resurrezione dei morti, secondo che dice: “Ma le cose che m’eran guadagni, io le ho reputate danno a cagion di Cristo. Anzi, a dir vero, io reputo anche ogni cosa essere un danno di fronte alla eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale rinunziai a tutte codeste cose e le reputo tanta spazzatura affin di guadagnare Cristo, e d’esser trovato in lui avendo non una giustizia mia, derivante dalla legge, ma quella che si ha mediante la fede in Cristo; la giustizia che vien da Dio, basata sulla fede; in guisa ch’io possa conoscere esso Cristo, e la potenza della sua risurrezione, e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dai morti. Non ch’io abbia già ottenuto il premio o che sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il corso se mai io possa afferrare il premio; poiché anch’io sono stato afferrato da Cristo Gesù. Fratelli, io non reputo d’avere ancora ottenuto il premio; ma una cosa fo: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno dinanzi, proseguo il corso verso la mèta per ottenere il premio della superna vocazione di Dio in Cristo Gesù” (Filippesi 3:7-14). Avete notato che Paolo immediatamente dopo avere detto “per giungere in qualche modo alla risurrezione dai morti” dice: “Non ch’io abbia già ottenuto il premio o che sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il corso se mai io possa afferrare il premio”? E quando otterremo il premio? Non è forse al ritorno di Cristo, in quanto Gesù dice: “Ecco, io vengo tosto, e il mio premio è meco per rendere a ciascuno secondo che sarà l’opera sua” (Apocalisse 22:12)? E quindi vedete che anche la perfezione a cui Paolo riteneva di non essere ancora giunto, l’avrebbe ottenuta alla resurrezione dei giusti che si verificherà al ritorno di Cristo.
Che la perfezione di cui parla Paolo quando dice “ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito”, è quella che otterremo alla resurrezione dei morti perchè è in quel giorno che si compirà la nostra piena redenzione, e quindi le lingue dureranno fino ad allora, è confermato sempre da Paolo quando dice ai santi di Efeso: “In lui voi pure, dopo aver udito la parola della verità, l’evangelo della vostra salvazione, in lui avendo creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio s’è acquistati, a lode della sua gloria” (Efesini 1:13-14). Qualcuno dirà: ‘Cosa c’entra questo passo con il parlare in lingue?’ C’entra, perchè quando Paolo parla del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso si riferisce alla promessa dello Spirito Santo, che nella vita del credente si adempie quando viene battezzato con lo Spirito e parla in lingue. Vi ricordo infatti che l’apostolo Pietro quando il giorno della Pentecoste parlò ai Giudei, disse loro: “Questo Gesù, Iddio l’ha risuscitato; del che noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite” (Atti 2:32-33). Per cui il parlare in lingue che avevano sentito quei Giudei faceva parte della promessa dello Spirito, o meglio del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso. Cosa dice Paolo di questo suggello? Che esso è pegno della nostra eredità fino alla nostra piena redenzione. Se dunque questo pegno durerà fino alla piena redenzione, significa che durerà fino alla resurrezione dei morti in Cristo che si verificherà al ritorno di Cristo, e se durerà fino ad allora è evidente che anche il parlare in lingua che fa parte del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, durerà fino ad allora. Dunque, quando i santi di Efeso che avevano ricevuto il suggello dello Spirito dopo avere creduto lessero queste parole, compresero immediatamente che il parlare in altra lingua sarebbe durato fino al ritorno di Cristo.
E tra quei santi c’erano pure i circa dodici discepoli che Paolo incontrò ad Efeso, incontro del quale negli Atti leggiamo quanto segue: “Or avvenne, mentre Apollo era a Corinto, che Paolo, avendo traversato la parte alta del paese, venne ad Efeso; e vi trovò alcuni discepoli, ai quali disse: Riceveste voi lo Spirito Santo quando credeste? Ed essi a lui: Non abbiamo neppur sentito dire che ci sia lo Spirito Santo. Ed egli disse loro: Di che battesimo siete dunque stati battezzati? Ed essi risposero: Del battesimo di Giovanni. E Paolo disse: Giovanni battezzò col battesimo di ravvedimento, dicendo al popolo che credesse in colui che veniva dopo di lui, cioè, in Gesù. Udito questo, furon battezzati nel nome del Signor Gesù; e dopo che Paolo ebbe loro imposto le mani, lo Spirito Santo scese su loro, e parlavano in altre lingue, e profetizzavano. Erano, in tutto, circa dodici uomini” (Atti 19:1-7).
Ora, vi domando: ‘Ma quando quei discepoli, che parlavano in altra lingua, lessero nell’epistola di Paolo “In lui voi pure, dopo aver udito la parola della verità, l’evangelo della vostra salvazione, in lui avendo creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio s’è acquistati, a lode della sua gloria” (Efesini 1:13-14), pensate voi che essi abbiano pensato che il parlare in lingue – che faceva parte del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso e che essi avevano ricevuto dopo che avevano creduto – sarebbe cessato con il completamento del canone del Nuovo Testamento?’ Io credo che una cosa del genere non gli sia venuta minimamente in mente, perchè le parole di Paolo fecero loro chiaramente intendere che invece esse dureranno fino alla resurrezione dei giusti (che vi ricordo nelle epistole di Paolo in alcuni punti poteva sembrare che si sarebbe verificata in quella generazione o comunque che non era poi così distante nel tempo, come quando dice ai Tessalonicesi: “Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore” 1 Tessalonicesi 4:15-17). Se questo dunque fu quello che compresero i santi di Efeso, anche noi oggi dobbiamo intendere che le lingue cesseranno alla nostra piena redenzione.
Inoltre, se le lingue fossero cessate perchè la perfezione è già giunta (e questa sarebbe costituita dal completamento del canone della Bibbia come affermano i cessazionisti), di conseguenza dovrebbe essere stata abolita pure la conoscenza, perchè la parziale conoscenza sarebbe stata abolita alla perfezione. Ma non mi risulta che noi attualmente possiamo dire di conoscere appieno.
E poi, se la perfezione fosse stata il completamento del canone della Bibbia, allora ciò vuol dire che l’apostolo Paolo non giunse alla perfezione mentre noi sì, infatti Paolo sarebbe morto attorno all’anno 67 dopo Cristo, mentre la perfezione sarebbe venuta attorno alla fine del primo secolo dopo Cristo (il libro dell’Apocalisse infatti sarebbe stato scritto in quel periodo). E questo è folle solo pensarlo. Seguendo il ragionamento dei cessazionisti, noi conosceremmo appieno mentre Paolo conosceva in parte!! Ecco a quale assurda conclusione si arriverebbe.
Ma io dico pure questo: ‘Ma voi ve li immaginate i santi di Corinto quando lessero per la prima volta questa epistola, cominciare a dire che Paolo aveva detto che quando il canone sarebbe stato completato sarebbero cessate le lingue?’ Noi proprio no, perchè i santi di Corinto non arrivarono a dire tale assurdità sulle lingue. E poi, proseguo io, come avrebbero potuto pensare che una volta completato il canone (completamento del canone del Nuovo Testamento di cui peraltro nella Chiesa in quel tempo non si parlava affatto perchè il problema di stabilire il canone completo del Nuovo Testamento sorse molto tempo dopo!) Dio avrebbe smesso di concedere le lingue, quando Paolo aveva loro detto all’inizio della sua epistola: “Io rendo del continuo grazie all’Iddio mio per voi della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù; perché in lui siete stati arricchiti in ogni cosa, in ogni dono di parola e in ogni conoscenza, essendo stata la testimonianza di Cristo confermata tra voi; in guisa che non difettate d’alcun dono, mentre aspettate la manifestazione del Signor nostro Gesù Cristo, il quale anche vi confermerà sino alla fine, onde siate irreprensibili nel giorno del nostro Signor Gesù Cristo” (1 Corinzi 1:4-8)? Notate che Paolo gli dice che essi non difettavano d’alcun dono mentre aspettavano la manifestazione del Signore Gesù Cristo (e questo era dovuto al fatto che la testimonianza di Cristo era stata confermata tra loro), il che vuol dire implicitamente che i doni sarebbero cessati quando Cristo sarebbe tornato, infatti per manifestazione di Cristo si intende la sua apparizione dal cielo, secondo che è scritto: “Diletti, ora siam figliuoli di Dio, e non è ancora reso manifesto quel che saremo. Sappiamo che quand’egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com’egli è” (1 Giovanni 3:2).
Ora, noi sappiamo che talvolta gli apostoli quando parlavano del ritorno di Cristo (o della sua apparizione dal cielo), ne parlavano in maniera tale che apparentemente sembrava che potesse verificarsi nella loro generazione, come per esempio – e questo l’ho detto anche poco fa – quando Paolo dice ai Tessalonicesi: “Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore” (1 Tessalonicesi 4:15-17). E’ evidente dunque che quando i santi di Corinto sentirono parlare l’apostolo in quel modo, compresero che i doni sarebbero durati fino al ritorno di Cristo: non importa che lasso di tempo sarebbe rimasto fino al ritorno di Cristo, una cosa è certa, Dio li avrebbe confermati fino a quell’evento, non privandoli d’alcuno dei doni che essi possedevano, tra cui c’era quello delle lingue.
Quello che voglio dire è che per l’apostolo che una Chiesa di Dio non difettasse d’alcun dono nell’attesa del ritorno di Cristo era una cosa normale, che poteva accadere. Ecco perchè i cessazionisti mentono contro la verità, quando dicono che le lingue sono cessate.

La profezia non è stata abolita

Vediamo ora di spiegare perchè anche il profetizzare non è cessato, tenendo ben presente da subito due cose: che profetizzare non significa nè predicare-insegnare e neppure predire il futuro.
La profezia infatti è un parlare estemporaneo, che avviene quando vuole lo Spirito di Dio, che consiste in un linguaggio di edificazione, esortazione e consolazione, secondo che è scritto: “Chi profetizza, invece, parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione” (1 Corinzi 14:3), che non equivale in nessun caso a insegnare-predicare perchè Paolo dice ai Romani: “E siccome abbiamo dei doni differenti secondo la grazia che ci è stata data, se abbiamo dono di profezia, profetizziamo secondo la proporzione della nostra fede; se di ministerio, attendiamo al ministerio; se d’insegnamento, all’insegnare” (Romani 12:6-7), ed ai Corinzi: “Infatti, fratelli, s’io venissi a voi parlando in altre lingue, che vi gioverei se la mia parola non vi recasse qualche rivelazione, o qualche conoscenza, o qualche profezia, o qualche insegnamento? (1 Corinzi 14:6). Notate come la profezia e l’insegnamento sono due cose differenti. E difatti è per questo che la donna può profetizzare secondo che è scritto che l’evangelista Filippo “avea quattro figliuole non maritate, le quali profetizzavano” (Atti 21:9), ed ancora: “Ogni donna che prega o profetizza senz’avere il capo coperto da un velo, fa disonore al suo capo, perché è lo stesso che se fosse rasa” (1 Corinzi 11:5). Se profetizzare equivalesse a insegnare, Paolo si sarebbe contraddetto nel dire: “La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poiché non permetto alla donna d’insegnare, né d’usare autorità sul marito, ma stia in silenzio. Perché Adamo fu formato il primo, e poi Eva; e Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione” (1 Timoteo 2:11-14).
Per ciò che concerne la predizione di eventi futuri, essa avviene tramite la manifestazione di un altro dono, che è quello di parola di sapienza.
Infine sappiate che le profezie vanno esaminate alla luce della Scrittura, e rigettate se non sono conformi ad essa, ed inoltre anche quando la profezia è proferita per lo Spirito e quindi in accordo con la Parola, essa non può essere aggiunta alla Scrittura.

Perchè chi profetizza edifica la chiesa

Paolo dice: “Chi profetizza edifica la chiesa” (1 Corinzi 14:4), e quindi dato che la Chiesa avrà bisogno di essere edificata fino a che Cristo tornerà dal cielo, è evidente che anche il dono di profezia non può essere cessato.

Perchè la profezia serve di segno ai credenti

Mentre le lingue servono di segno ai non credenti, la profezia serve di segno ai credenti, secondo che dice Paolo: “Pertanto le lingue servono di segno non per i credenti, ma per i non credenti: la profezia, invece, serve di segno non per i non credenti, ma per i credenti” (1 Corinzi 14:22).

Perchè tramite di essa i segreti del cuore vengono palesati

Paolo dice ai santi di Corinto: “Ma se tutti profetizzano, ed entra qualche non credente o qualche estraneo, egli è convinto da tutti, è scrutato da tutti, i segreti del suo cuore son palesati; e così, gettandosi giù con la faccia a terra, adorerà Dio, proclamando che Dio è veramente fra voi” (1 Corinzi 14:24-25).

Perchè i santi devono bramare il profetizzare e non devono disprezzare le profezie

Paolo dice ai santi di Corinto: “Procacciate la carità, non lasciando però di ricercare i doni spirituali, e principalmente il dono di profezia” (1 Corinzi 14:1), ed ai Tessalonicesi: “Non disprezzate le profezie” (1 Tessalonicesi 5:20).
Ma vi paiono queste le parole di un uomo che pensava che di lì a cinquant’anni circa Dio non avrebbe più concesso di profetizzare a nessuno nella Sua Chiesa?

Perchè i due testimoni che devono ancora venire profetizzeranno

La Scrittura parla di due testimoni, o profeti, che devono fare la loro comparsa sulla terra prima del glorioso ritorno di Cristo, i quali tra le altre cose profeteranno, infatti essa dice: “E io darò ai miei due testimoni di profetare, ed essi profeteranno per milleduecentosessanta giorni, vestiti di cilicio. Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno nel cospetto del Signor della terra. E se alcuno li vuole offendere, esce dalla lor bocca un fuoco che divora i loro nemici; e se alcuno li vuole offendere bisogna ch’ei sia ucciso in questa maniera. Essi hanno il potere di chiudere il cielo onde non cada pioggia durante i giorni della loro profezia; e hanno potestà sulle acque di convertirle in sangue, potestà di percuotere la terra di qualunque piaga, quante volte vorranno. E quando avranno compiuta la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso moverà loro guerra e li vincerà e li ucciderà. E i loro corpi morti giaceranno sulla piazza della gran città, che spiritualmente si chiama Sodoma ed Egitto, dove anche il Signor loro è stato crocifisso. E gli uomini dei varî popoli e tribù e lingue e nazioni vedranno i loro corpi morti per tre giorni e mezzo, e non lasceranno che i loro corpi morti siano posti in un sepolcro. E gli abitanti della terra si rallegreranno di loro e faranno festa e si manderanno regali gli uni agli altri, perché questi due profeti avranno tormentati gli abitanti della terra. E in capo ai tre giorni e mezzo uno spirito di vita procedente da Dio entrò in loro, ed essi si drizzarono in piè e grande spavento cadde su quelli che li videro. Ed essi udirono una gran voce dal cielo che diceva loro: Salite qua. Ed essi salirono al cielo nella nuvola, e i loro nemici li videro” (Apocalisse 11:3-12).
Ora, se questi due profeti profetizzeranno, vuol dire che possederanno il dono di profezia, e quindi esso non può essere cessato alla fine del primo secolo dopo Cristo.

Le predizioni di eventi futuri non sono cessate

Dio è un Dio che predice il futuro, secondo che Egli dice: “Ricordate il passato, le cose antiche: perché io son Dio, e non ve n’è alcun altro; son Dio, e niuno è simile a me; che annunzio la fine sin dal principio, e molto tempo prima predìco le cose non ancora avvenute; che dico: ‘Il mio piano sussisterà, e metterò ad effetto tutta la mia volontà’; che chiamo dal levante un uccello da preda, e da una terra lontana l’uomo che effettui il mio disegno. Sì, io l’ho detto, e lo farò avvenire; ne ho formato il disegno e l’eseguirò” (Isaia 46:9-11).
E questo è quello che fece tantissime volte anticamente, in svariate maniere. Gli Scritti dell’Antico Testamento sono pieni di predizioni di eventi futuri fatte da Dio in svariate maniere, e il tempo verrebbe meno se dovessimo trascriverle.
Quando Dio fa conoscere una parte del futuro, rivela una parola di sapienza, perchè è così che è chiamato il dono spirituale tramite cui si fa una predizione di un evento futuro. Questa parola Dio può concederla tramite una visione o in un sogno o tramite una voce udibile.

Perchè negli Atti abbiamo due chiare predizioni

Ma Dio ha continuato a predire eventi futuri anche sotto la grazia, nella Chiesa primitiva. E questo perchè Egli non è affatto cambiato una volta che è venuto Gesù Cristo. E difatti leggiamo negli Atti: “Or in que’ giorni, scesero de’ profeti da Gerusalemme ad Antiochia. E un di loro, chiamato per nome Agabo, levatosi, predisse per lo Spirito che ci sarebbe stata una gran carestia per tutta la terra; ed essa ci fu sotto Claudio” (Atti 11:27-28), ed anche: “Eravamo quivi da molti giorni, quando scese dalla Giudea un certo profeta, di nome Agabo, il quale, venuto da noi, prese la cintura di Paolo, se ne legò i piedi e le mani, e disse: Questo dice lo Spirito Santo: Così legheranno i Giudei a Gerusalemme l’uomo di cui è questa cintura, e lo metteranno nelle mani dei Gentili” (Atti 21:10-11).
Qui per ben due volte vediamo una predizione fatta da un profeta. Ma le predizioni non sono esclusiva dei profeti, cioè di coloro che hanno ricevuto il ministerio di profeta, perchè un credente anche se non è profeta, può ricevere la rivelazione di un evento futuro.

Perchè oltre a non essere biblico non è neppure logico

Perchè mai Dio, che nell’antichità prediceva eventi futuri ben precisi, come la nascita di qualcuno, la morte di qualcuno, una guerra, una carestia e così via, avrebbe dovuto cessare di concedere queste rivelazioni una volta completato il canone del Nuovo Testamento? Ragioni bibliche non ce ne sono, ma non ci sono neppure ragioni logiche.
Peraltro la logica porta a pensare che se Dio dice: “Molto tempo prima predìco le cose non ancora avvenute” (Isaia 46:10), ciò vuol dire che fa parte del suo modo di operare quello di predire degli eventi futuri. Quindi anche la logica ci porta a dire che Dio non può avere smesso di predire eventi futuri tramite dei suoi servi.
E poi, come farebbe Dio nella pratica a mandare ad effetto queste sue parole pronunciate tramite il profeta Isaia: “Io rendo vani i presagi degl’impostori, e rendo insensati gl’indovini; io faccio indietreggiare i savi, e muto la loro scienza in follia; io confermo la parola del mio servo, e mando ad effetto le predizioni de’ miei messaggeri” (Isaia 44:25-26), se avesse cessato di fare predizioni? Questo significherebbe oltretutto che esistono ancora i presagi degli impostori, ma non esistono più predizioni di suoi messaggeri.

Le visioni, i sogni e le rivelazioni da parte di Dio non sono cessati

Che Dio prima della venuta di Cristo parlasse tramite sogni e visioni e facendo udire una voce, è una cosa evidente nella Bibbia, ma è altresì evidente che questo non ha smesso di farlo dopo la sua venuta.

Perchè noi siamo negli ultimi giorni

Dio ha detto tramite il profeta Gioele: “E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno. E farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra; sangue, e fuoco, e vapor di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno, che è il giorno del Signore. Ed avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato” (Atti 2:17-21).
Queste sono le parole di Gioele, così come le ha citate l’apostolo Pietro il giorno della Pentecoste. Notate in particolare che gli ultimi giorni precedono il grande e glorioso giorno che è il giorno del Signore, che ancora non è giunto. Quindi noi, essendo in questi ultimi giorni, dobbiamo attenderci visioni e sogni.

Perchè gli angeli di Dio sono mandati a servire coloro che hanno da eredare la salvezza

Lo scrittore agli Ebrei dice che gli angeli di Dio sono “spiriti ministratori, mandati a servire a pro di quelli che hanno da eredare la salvezza” (Ebrei 1:14).
Ora, in base a quello che leggiamo nel Nuovo Testamento, gli angeli sono mandati da Dio ai Suoi anche per dare particolari istruzioni, infatti leggiamo negli Atti degli apostoli che “un angelo del Signore parlò a Filippo, dicendo: Levati, e vattene dalla parte di mezzodì, sulla via che scende da Gerusalemme a Gaza. Ella è una via deserta” (Atti 8:26), e che Paolo mentre era sulla nave che lo stava portando a Roma ebbe la visione di un angelo di Dio, secondo che è scritto: “Or dopo che furono stati lungamente senza prender cibo, Paolo si levò in mezzo a loro, e disse: Uomini, bisognava darmi ascolto, non partire da Creta, e risparmiar così questo pericolo e questa perdita. Ora però vi esorto a star di buon cuore, perché non vi sarà perdita della vita d’alcun di voi ma solo della nave. Poiché un angelo dell’Iddio, al quale appartengo e ch’io servo, m’è apparso questa notte, dicendo: Paolo, non temere; bisogna che tu comparisca dinanzi a Cesare, ed ecco, Iddio ti ha donato tutti coloro che navigano teco. Perciò, o uomini, state di buon cuore, perché ho fede in Dio che avverrà come mi è stato detto. Ma dobbiamo esser gettati sopra un’isola” (Atti 27:21-26).
Dunque, siccome tra le mansioni affidate da Dio agli angeli, c’è anche quella di portare un particolare messaggio ai Suoi in particolari circostanze della loro vita, e quando fanno ciò appaiono in visione o in sogno (nel caso di Filippo non c’è scritto che gli apparve, ma abbiamo la certezza che gli parlò e quindi Filippo sentì la voce di quell’angelo), non si può assolutamente escludere che ciò accada anche oggi, anzi bisogna includere l’apparizione di un angelo tra le cose che possono accadere nella vita di un figlio di Dio.

Perchè durante il culto a Dio esiste l’eventualità che Dio dia una rivelazione

L’apostolo Paolo dice ai Corinti: “Parlino due o tre profeti, e gli altri giudichino; e se una rivelazione è data a uno di quelli che stanno seduti, il precedente si taccia” (1 Corinzi 14:29-30)
Se dunque Paolo ammette che Dio può parlare durante il culto, dando una rivelazione, non si può affermare che Dio abbia smesso di concedere rivelazioni.

Perchè i ‘doni di rivelazione’ vanno desiderati

Tra i doni spirituali, il dono di parola di sapienza, il dono di parola di conoscenza e il discernimento degli spiriti (1 Corinzi 12:8,10) sono stati definiti ‘doni di rivelazione’ perchè essi comportano una rivelazione.
La parola di sapienza infatti è la rivelazione di un fatto che deve accadere. Rivelazione che può essere data per mezzo di una visione, di un sogno, o per mezzo di una voce ascoltata.
La parola di conoscenza invece è la rivelazione di un fatto che sta avvenendo o che è già accaduto. Anche questa rivelazione può essere data in visione o in sogno o mediante una voce.
Il discernimento degli spiriti è una rivelazione (che viene spesso data in visione) che permette di discernere la presenza di spiriti maligni in persone o vicino a persone o di vedere degli spiriti mentre operano malvagiamente; e questa rivelazione viene data al fine di cacciare gli spiriti maligni da coloro sono posseduti da essi o di avvertire la Chiesa in merito all’opera di alcuni spiriti maligni. Esistono spiriti di svariato genere, cioè occupati a fare svariate forme di male.
Ora, Paolo dice ai santi di Corinto: “Procacciate la carità, non lasciando però di ricercare i doni spirituali” (1 Corinzi 14:1), ed anche: “Così anche voi, poiché siete bramosi de’ doni spirituali, cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa” (1 Corinzi 14:12).
E’ evidente dunque che dato che questi comandamenti ancora sussistono, sussistono anche i ‘doni di rivelazione’.

Perchè altrimenti Dio mostrerebbe dei riguardi personali e noi saremmo svantaggiati rispetto ai credenti della Chiesa primitiva

Nel libro degli Atti leggiamo che Dio nella Chiesa primitiva parlò tramite visioni e facendo udire una voce.
Ad Anania il Signore parlò in visione per mandarlo ad imporre le mani a Saulo, secondo che è scritto: “Or in Damasco v’era un certo discepolo, chiamato Anania; e il Signore gli disse in visione: Anania! Ed egli rispose: Eccomi, Signore. E il Signore a lui: Levati, vattene nella strada detta Diritta, e cerca, in casa di Giuda, un uomo chiamato Saulo, da Tarso; poiché ecco, egli è in preghiera, e ha veduto un uomo, chiamato Anania, entrare e imporgli le mani perché ricuperi la vista. Ma Anania rispose: Signore, io ho udito dir da molti di quest’uomo, quanti mali abbia fatto ai tuoi santi in Gerusalemme. E qui ha potestà dai capi sacerdoti d’incatenare tutti coloro che invocano il tuo nome. Ma il Signore gli disse: Va’, perché egli è uno strumento che ho eletto per portare il mio nome davanti ai Gentili, ed ai re, ed ai figliuoli d’Israele; poiché io gli mostrerò quante cose debba patire per il mio nome. E Anania se ne andò, ed entrò in quella casa; e avendogli imposte le mani, disse: Fratello Saulo, il Signore, cioè Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale tu venivi, mi ha mandato perché tu ricuperi la vista e sii ripieno dello Spirito Santo. E in quell’istante gli caddero dagli occhi come delle scaglie, e ricuperò la vista; poi, levatosi, fu battezzato” (Atti 9:10-18)
Paolo, mentre si trovava cieco a Damasco, in preghiera vide in visione un uomo di nome Anania entrare nella casa in cui egli stava e imporgli le mani perchè recuperasse la vista (cfr. Atti 9:10-16). Sempre Paolo, mentre pregava nel tempio di Gerusalemme, fu rapito in estasi e vide Gesù che gli parlò (cfr. Atti 22:17-21). Paolo durante il secondo viaggio missionario, mentre si trovava a Troas, di notte ebbe una visione in cui un uomo macedone lo supplicava di passare in Macedonia e di soccorrerli (cfr. Atti 16:9-10). Paolo a Corinto ebbe di notte una visione in cui il Signore gli parlò e gli disse di non temere ma di parlare e di non starsene zitto perchè nessuno gli avrebbe messo le mani addosso per fargli del male (Atti 18:9-10). Paolo mentre si trovava sulla nave che lo stava portando a Roma ebbe una visione di un angelo che gli parlò e gli disse che non doveva temere perchè Dio gli aveva donato tutti quelli che erano con lui (cfr. Atti 27:21-25).
Stefano, prima di morire, ebbe una visione celeste secondo che è scritto: “Ma egli, essendo pieno dello Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio, e disse: Ecco, io vedo i cieli aperti, e il Figliuol dell’uomo in piè alla destra di Dio” (Atti 7:55-56).
Dio parlò a Filippo tramite un angelo e facendogli udire una voce da parte dello Spirito Santo secondo che è scritto: “Or un angelo del Signore parlò a Filippo, dicendo: Levati, e vattene dalla parte di mezzodì, sulla via che scende da Gerusalemme a Gaza. Ella è una via deserta. Ed egli, levatosi, andò. Ed ecco un Etiopo, un eunuco, ministro di Candace, regina degli Etiopi, il quale era sovrintendente di tutti i tesori di lei, era venuto a Gerusalemme per adorare e stava tornandosene, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaia. E lo Spirito disse a Filippo: Accostati, e raggiungi codesto carro. Filippo accorse, l’udì che leggeva il profeta Isaia, e disse: Intendi tu le cose che leggi? Ed egli rispose: E come potrei intenderle, se alcuno non mi guida? E pregò Filippo che montasse e sedesse con lui. Or il passo della Scrittura ch’egli leggeva, era questo: Egli è stato menato all’uccisione come una pecora; e come un agnello che è muto dinanzi a colui che lo tosa, così egli non ha aperto la bocca. Nel suo abbassamento fu tolta via la sua condanna; chi descriverà la sua generazione? Poiché la sua vita è stata tolta dalla terra. E l’eunuco, rivolto a Filippo, gli disse: Di chi, ti prego, dice questo il profeta? Di se stesso, oppure d’un altro? E Filippo prese a parlare, e cominciando da questo passo della Scrittura gli annunziò Gesù” (Atti 8:26-35).
Ad Antiochia, Dio parlò mediante lo Spirito Santo affinché Saulo e Barnaba fossero messi da parte per una particolare opera: “Or nella chiesa d’Antiochia v’eran dei profeti e dei dottori: Barnaba, Simeone chiamato Niger, Lucio di Cirene, Manaen, fratello di latte di Erode il tetrarca, e Saulo. E mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati. Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani, e li accomiatarono. Essi dunque, mandati dallo Spirito Santo, scesero a Seleucia, e di là navigarono verso Cipro” (Atti 13:1-4).
L’apostolo Pietro fu ammonito da Dio e poi persuaso a recarsi dai Gentili tramite una visione e una voce udibile proveniente dallo Spirito, secondo che egli disse a quelli della circoncisione quando questi questionarono con lui perchè era entrato in casa di uomini incirconcisi e aveva mangiato con loro: “Io ero nella città di Ioppe in preghiera, ed in un’estasi, ebbi una visione; una certa cosa simile a un gran lenzuolo tenuto per i quattro capi, scendeva giù dal cielo, e veniva fino a me; ed io, fissatolo, lo considerai bene, e vidi i quadrupedi della terra, le fiere, i rettili, e gli uccelli del cielo. E udii anche una voce che mi diceva: Pietro, levati, ammazza e mangia. Ma io dissi: In niun modo, Signore; poiché nulla d’immondo o di contaminato mi è mai entrato in bocca. Ma una voce mi rispose per la seconda volta dal cielo: Le cose che Dio ha purificate, non le far tu immonde. E ciò avvenne per tre volte; poi ogni cosa fu ritirata in cielo. Ed ecco che in quell’istante tre uomini, mandatimi da Cesarea, si presentarono alla casa dov’eravamo. E lo Spirito mi disse che andassi con loro, senza farmene scrupolo. Or anche questi sei fratelli vennero meco, ed entrammo in casa di quell’uomo. Ed egli ci raccontò come avea veduto l’angelo che si era presentato in casa sua e gli avea detto: Manda a Ioppe, e fa’ chiamare Simone, soprannominato Pietro; il quale ti parlerà di cose, per le quali sarai salvato tu e tutta la casa tua. E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio. Mi ricordai allora della parola del Signore, che diceva: ‘Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo’. Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?” (Atti 11:5-17)
Ora, per quale ragione Dio non dovrebbe più in particolari occasioni, quando c’è bisogno che uno di noi sappia una cosa che non potrebbe venire a sapere se non tramite una visione, un sogno o una voce udibile da parte di Dio, concederci quello che concedeva in quel tempo? Io ritengo che Dio potrebbe essere accusato di essere ingiusto se avesse smesso di parlare ai Suoi in questa maniera. Perchè a loro sì e a noi no? Nessuno vi seduca fratelli, perchè bisogni simili a quelli di quei giorni possono riprensentarsi nella vita dei Cristiani anche in questo tempo, e quindi Dio può supplire ad essi nella stessa maniera.
E poi non si capisce proprio perchè Dio avrebbe dovuto cessare di dire in una visione o in un sogno o solo tramite una voce udibile ad un suo servo ‘Vai là …’, o ‘Fai questo …’, e così via, quando ciò serve a diffondere il Suo Vangelo e a trarre gloria per il Suo nome.

I doni di guarigione e il dono di potenza di operare miracoli non sono cessati

I cessazionisti affermano che i doni di guarigioni e il dono di potenza d’operare miracoli sono cessati, ma anche in questo sbagliano grandemente.

Perchè ancora oggi ce n’è bisogno

Esistono ancora persone malate che hanno bisogno di guarigione? Esistono ancora persone possedute da demoni che hanno bisogno di essere liberate? Possono verificarsi circostanze in cui è necessario che Dio operi un prodigio in nostro favore? La risposta è ‘Sì’.
Ecco dunque perchè lo Spirito non ha cessato di concedere i doni di guarigioni, il dono di potenza di operare miracoli e il dono della fede; e perchè noi figliuoli di Dio siamo chiamati a desiderarli assieme agli altri doni (1 Corinzi 14:1). Naturalmente questi doni non sono concessi a tutti i membri del Corpo di Cristo hanno, in quanto sono concessi solo ad alcuni.
Paolo infatti dice: “Circa i doni spirituali, fratelli, non voglio che siate nell’ignoranza. Voi sapete che quando eravate Gentili eravate trascinati dietro agl’idoli muti, secondo che vi si menava. Perciò vi fo sapere che nessuno, parlando per lo Spirito di Dio, dice: Gesù è anatema! e nessuno può dire: Gesù è il Signore! se non per lo Spirito Santo. Or vi è diversità di doni, ma v’è un medesimo Spirito. E vi è diversità di ministerî, ma non v’è che un medesimo Signore. E vi è varietà di operazioni, ma non v’è che un medesimo Iddio, il quale opera tutte le cose in tutti. Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utile comune. Infatti, a uno è data mediante lo Spirito parola di sapienza; a un altro, parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza d’operar miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue, e ad un altro, la interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell’uno e medesimo Spirito, distribuendo i suoi doni a ciascuno in particolare come Egli vuole. Poiché, siccome il corpo è uno ed ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un unico corpo, così ancora è di Cristo. Infatti noi tutti abbiam ricevuto il battesimo di un unico Spirito per formare un unico corpo, e Giudei e Greci, e schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un unico Spirito. E infatti il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte membra. Se il piè dicesse: Siccome io non sono mano, non son del corpo, non per questo non sarebbe del corpo. E se l’orecchio dicesse: Siccome io non son occhio, non son del corpo, non per questo non sarebbe del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? Ma ora Iddio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto. E se tutte le membra fossero un unico membro, dove sarebbe il corpo? Ma ora ci son molte membra, ma c’è un unico corpo; e l’occhio non può dire alla mano: Io non ho bisogno di te; né il capo può dire ai piedi: Non ho bisogno di voi. Al contrario, le membra del corpo che paiono essere più deboli, sono invece necessarie; e quelle parti del corpo che noi stimiamo esser le meno onorevoli, noi le circondiamo di maggior onore; e le parti nostre meno decorose son fatte segno di maggior decoro, mentre le parti nostre decorose non ne hanno bisogno; ma Dio ha costrutto il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava, affinché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre. E se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; e se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui. Or voi siete il corpo di Cristo, e membra d’esso, ciascuno per parte sua. E Dio ha costituito nella Chiesa primieramente degli apostoli; in secondo luogo dei profeti; in terzo luogo de’ dottori; poi, i miracoli; poi i doni di guarigione, le assistenze, i doni di governo, la diversità delle lingue. Tutti sono eglino apostoli? Son forse tutti profeti? Son forse tutti dottori? Fan tutti de’ miracoli? Tutti hanno eglino i doni delle guarigioni? Parlan tutti in altre lingue? Interpretano tutti? Ma desiderate ardentemente i doni maggiori. E ora vi mostrerò una via, che è la via per eccellenza” (1 Corinzi 12:1-31).

Perchè Dio è pietoso

La potenza del Signore era con Gesù Cristo per compiere guarigioni, ed Egli si mostrò pietoso verso gli ammalati guarendoli, secondo che è scritto in Marco: “E un lebbroso venne a lui e buttandosi in ginocchio lo pregò dicendo: Se tu vuoi, tu puoi mondarmi! E Gesù, mosso a pietà, stese la mano, lo toccò e gli disse: Lo voglio; sii mondato! E subito la lebbra sparì da lui, e fu mondato” (Marco 1:40-42). E Gesù – ricordatevelo – era l’immagine dell’invisibile Iddio.
Ora, io dico: ‘Se un essere umano è pietoso verso un suo cagnolino o un gattino malato, o qualche altro animale a lui caro, e fa di tutto affinché sia guarito, finanche accollarsi tante spese nel portarlo da un veterinario, quanto più Dio mostrerà pietà verso degli esseri umani – che sono molto più importanti di un cagnolino o un gattino – che non possono essere guariti se non tramite un suo diretto intervento’. E come ha deciso di supplire a questo bisogno di guarigione Dio se non anche distribuendo i doni di guarigione, esattamente come faceva nella Chiesa Primitiva, e quindi mettendo in grado alcuni suoi figliuoli di guarire gli ammalati?
“Fan tutti de’ miracoli? Tutti hanno eglino i doni delle guarigioni?” (1 Corinzi 12:30), domanda Paolo. La risposta è: ‘No: non tutti nella Chiesa fanno miracoli ed hanno i doni delle guarigioni’, ma alcuni li hanno, e costoro li mettono a disposizione della fratellanza, e la Chiesa ne trae grande beneficio.

Perchè Dio vuole che il suo nome sia glorificato e che le persone siano salvate

Le guarigioni, i miracoli, e i segni e prodigi che fece Gesù portarono molti a glorificare Dio ed anche a credere.
Ecco alcune prove bibliche di ciò.
Nel caso della guarigione del paralitico di Capernaum, è scritto: “E dopo alcuni giorni, egli entrò di nuovo in Capernaum, e si seppe che era in casa; e si raunò tanta gente che neppure lo spazio dinanzi alla porta la potea contenere. Ed egli annunziava loro la Parola. E vennero a lui alcuni che menavano un paralitico portato da quattro. E non potendolo far giungere fino a lui a motivo della calca, scoprirono il tetto dalla parte dov’era Gesù; e fattavi un’apertura, calarono il lettuccio sul quale il paralitico giaceva. E Gesù, veduta la loro fede, disse al paralitico: Figliuolo, i tuoi peccati ti sono rimessi. Or alcuni degli scribi eran quivi seduti e così ragionavano in cuor loro: Perché parla costui in questa maniera? Egli bestemmia! Chi può rimettere i peccati, se non un solo, cioè Dio? E Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che ragionavano così dentro di sé, disse loro: Perché fate voi cotesti ragionamenti ne’ vostri cuori? Che è più agevole, dire al paralitico: I tuoi peccati ti sono rimessi, oppur dirgli: Lèvati, togli il tuo lettuccio e cammina? Ora, affinché sappiate che il Figliuol dell’uomo ha potestà in terra di rimettere i peccati: Io tel dico (disse al paralitico), lèvati, togli il tuo lettuccio, e vattene a casa tua. E colui s’alzò, e subito, preso il suo lettuccio, se ne andò via in presenza di tutti; talché tutti stupivano e glorificavano Iddio dicendo: Una cosa così non la vedemmo mai” (Marco 2:1-12)
Poco prima di compiere la seconda moltiplicazione dei pani, è scritto: “E gli si accostarono molte turbe che avean seco degli zoppi, dei ciechi, de’ muti, degli storpi e molti altri malati; li deposero a’ suoi piedi, e Gesù li guarì; talché la folla restò ammirata a veder che i muti parlavano, che gli storpi eran guariti, che gli zoppi camminavano, che i ciechi vedevano, e ne dette gloria all’Iddio d’Israele” (Matteo 15:30-31)
In un’altra circostanza, mentre Gesù si trovava a Gerusalemme, è scritto che “molti credettero nel suo nome, vedendo i miracoli ch’egli faceva” (Giovanni 2:23).
Nel caso della resurrezione di Lazzaro, è scritto che “perciò molti de’ Giudei che eran venuti da Maria e avean veduto le cose fatte da Gesù, credettero in lui” (Giovanni 11:45).
L’ufficiale reale, dopo che Gesù gli guarì il suo figliuolo, credette in Gesù, secondo che è scritto: “Allora egli domandò loro a che ora avesse cominciato a star meglio; ed essi gli risposero: Ieri, all’ora settima, la febbre lo lasciò. Così il padre conobbe che ciò era avvenuto nell’ora che Gesù gli avea detto: Il tuo figliuolo vive; e credette lui con tutta la sua casa” (Giovanni 4:52-53).
La stessa cosa va detta a proposito delle guarigioni e dei miracoli operati dagli apostoli, e per confermarvi ciò vi citerò la guarigione di quell’uomo zoppo fin dalla nascita, che ogni giorno veniva deposto alla porta del tempio detta ‘Bella’ per chiedere l’elemosina, operata da Pietro nel nome di Gesù, secondo che è scritto: “Tutti glorificavano Iddio per quel ch’era stato fatto. Poiché l’uomo in cui questo miracolo della guarigione era stato compiuto, avea più di quarant’anni” (Atti 4:21-22), e la guarigione di Enea e la resurrezione di Tabita, secondo che è scritto: “Or avvenne che Pietro, andando qua e là da tutti, venne anche ai santi che abitavano in Lidda. E quivi trovò un uomo, chiamato Enea, che già da otto anni giaceva in un lettuccio, essendo paralitico. E Pietro gli disse: Enea, Gesù Cristo ti sana; levati e rifatti il letto. Ed egli subito si levò. E tutti gli abitanti di Lidda e del pian di Saron lo videro e si convertirono al Signore. Or in Ioppe v’era una certa discepola, chiamata Tabita, il che, interpretato, vuol dire Gazzella. Costei abbondava in buone opere e faceva molte elemosine. E avvenne in que’ giorni ch’ella infermò e morì. E dopo averla lavata, la posero in una sala di sopra. E perché Lidda era vicina a Ioppe, i discepoli, udito che Pietro era là, gli mandarono due uomini per pregarlo che senza indugio venisse fino a loro. Pietro allora, levatosi, se ne venne con loro. E come fu giunto, lo menarono nella sala di sopra; e tutte le vedove si presentarono a lui piangendo, e mostrandogli tutte le tuniche e i vestiti che Gazzella faceva, mentr’era con loro. Ma Pietro, messi tutti fuori, si pose in ginocchio, e pregò; e voltatosi verso il corpo, disse: Tabita, levati. Ed ella aprì gli occhi; e veduto Pietro, si mise a sedere. Ed egli le diè la mano, e la sollevò; e chiamati i santi e le vedove, la presentò loro in vita. E ciò fu saputo per tutta Ioppe, e molti credettero nel Signore” (Atti 9:32-43).
Non sono queste delle prove bibliche chiare che mostrano le conseguenze benefiche delle guarigioni e dei miracoli operati da Dio per mezzo di alcuni suoi servitori? E’ vero che non tutti si convertiranno nel vedere guarigioni e miracoli, anche oggi, come avvenne ai giorni di Gesù e degli apostoli, ma certamente una parte sì.

Perchè i due testimoni che devono venire compiranno dei prodigi

La Bibbia dice che i due testimoni che devono venire, opereranno dei segni e prodigi, secondo che è scritto: “E io darò ai miei due testimoni di profetare, ed essi profeteranno per milleduecentosessanta giorni, vestiti di cilicio. Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno nel cospetto del Signor della terra. E se alcuno li vuole offendere, esce dalla lor bocca un fuoco che divora i loro nemici; e se alcuno li vuole offendere bisogna ch’ei sia ucciso in questa maniera. Essi hanno il potere di chiudere il cielo onde non cada pioggia durante i giorni della loro profezia; e hanno potestà sulle acque di convertirle in sangue, potestà di percuotere la terra di qualunque piaga, quante volte vorranno. E quando avranno compiuta la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso moverà loro guerra e li vincerà e li ucciderà. E i loro corpi morti giaceranno sulla piazza della gran città, che spiritualmente si chiama Sodoma ed Egitto, dove anche il Signor loro è stato crocifisso. E gli uomini dei varî popoli e tribù e lingue e nazioni vedranno i loro corpi morti per tre giorni e mezzo, e non lasceranno che i loro corpi morti siano posti in un sepolcro. E gli abitanti della terra si rallegreranno di loro e faranno festa e si manderanno regali gli uni agli altri, perché questi due profeti avranno tormentati gli abitanti della terra. E in capo ai tre giorni e mezzo uno spirito di vita procedente da Dio entrò in loro, ed essi si drizzarono in piè e grande spavento cadde su quelli che li videro. Ed essi udirono una gran voce dal cielo che diceva loro: Salite qua. Ed essi salirono al cielo nella nuvola, e i loro nemici li videro” (Apocalisse 11:3-12).
Ora, se questi due profeti “hanno il potere di chiudere il cielo onde non cada pioggia durante i giorni della loro profezia; e hanno potestà sulle acque di convertirle in sangue, potestà di percuotere la terra di qualunque piaga, quante volte vorranno”, non vi pare che possederanno il dono di potenza d’operare miracoli? A noi pare evidente.
Quindi questo dono non è cessato con il completamento del canone biblico.

Conferme extra bibliche che le lingue e i doni non cessarono con la morte degli apostoli

I cessazionisti dicono che con la morte degli apostoli cessarono nella Chiesa sia il parlare in lingue che le altre manifestazioni dello Spirito, come miracoli e guarigioni compiuti nel nome di Gesù; e la data di questa cessazione sarebbe la fine del primo secolo dopo Cristo, in quanto l’apostolo Giovanni morì in quel periodo.
Ma la storia dà chiaramente loro torto, perché vi sono delle testimonianze storiche extra-bibliche secondo cui anche dopo la morte degli apostoli continuarono ad esserci in seno alla Chiesa manifestazioni come il parlare in altre lingue, le profezie, le visioni e le rivelazioni, le guarigioni e i miracoli.
Ma vediamole queste testimonianze extra-bibliche (da me tradotte dall’inglese), che concernono il II e il III secolo dopo Cristo, che hanno qui il solo scopo di dimostrare come in quel tempo in seno alla Chiesa la credenza che i doni spirituali fossero cessati con la morte degli apostoli o con la comparsa del libro dell’Apocalisse era assolutamente assente.

Giustino Martire (100 circa – 165 circa), un noto apologeta del suo tempo, scrisse verso il 150: ‘ … sapendo che ogni giorno alcuni [di voi] diventano discepoli nel nome di Cristo, e abbandonano il sentiero dell’errore; che ricevono anche dei doni, ognuno come egli è degno, illuminati attraverso il nome di questo Cristo. Poichè uno riceve lo spirito di comprensione, un altro di consiglio, un altro di forza, un altro di guarigione, un altro di preconoscenza, un altro di insegnamento e un altro del timore di Dio’ (Dialogo con Trifone, capitolo 39); ‘Poichè i doni profetici rimangono con noi, fino ad oggi’ (Ibid., capitolo 82); ‘Ora, è possibile vedere tra noi donne e uomini che possiedono doni dello Spirito di Dio’ (Ibid., capitolo 88).
Da: http://www.ccel.org/ccel/schaff/anf01.viii.iv.html

Ireneo (115-150 – 202 circa), vescovo di Lione, nella sua famosa opera apologetica Contro le Eresie (che risale al 180 circa), scrisse: ‘Dunque, anche, coloro che sono veramente Suoi discepoli, ricevendo grazia da Lui, fanno nel suo Nome [miracoli], in maniera da promuovere il benessere di altri uomini, secondo il dono che ognuno ha ricevuto da Lui. Perché alcuni cacciano certamente e veramente diavoli, cosicché frequentemente quelli che sono stati in questa maniera purificati dagli spiriti malvagi credono [in Cristo] e si uniscono alla Chiesa. Altri hanno preconoscenza di cose a venire: essi vedono visioni, ed emettono delle espressioni profetiche. Altri ancora guariscono gli ammalati imponendo loro le mani, ed essi sono guariti. Inoltre, sì, come ho detto, persino i morti sono stati risuscitati, e sono rimasti in mezzo a noi per molti anni. E che dirò di più? Non è possibile nominare il numero dei doni che la Chiesa [sparsa] per tutto il mondo ha ricevuto da Dio nel nome di Gesù Cristo’ (Contro le Eresie, Libro II, cap. 32,4), ed ancora: ‘Similmente, sentiamo molti fratelli nella chiesa, i quali possiedono doni profetici e che, per mezzo dello Spirito, parlano ogni genere di lingue e manifestano [o portano alla luce] per l’utile comune le cose nascoste degli uomini e dichiarano i misteri di Dio …’ (Contro le Eresie, Libro V, cap. 6,1). Inoltre, Ireneo mette severamente in guardia la fratellanza da quegli Gnostici che falsificavano i doni spirituali, essendo dati ad imposture magiche o posseduti da demoni tramite cui riuscivano a compiere prodigi bugiardi e a profetizzare e a trarre dietro a loro molte persone (cfr. Contro Le Eresie, Libro I, cap. 13). Come si può vedere, la testimonianza di Ireneo è molto chiara.
Da: http://www.ccel.org/ccel/schaff/anf01.ix.ii.html

Nel tardo secondo secolo Ippolito di Roma (170 circa – 235) nella sua opera La Tradizione Apostolica affermava che non c’è bisogno di imporre le mani sui laici che già esercitano un dono di guarigione (The New International Dictionary of Pentecostal Carismatic Movements, Revised and Expanded Edition, Zondervan, 2002, pag. 1064)

Origene (185-254) affermò: ‘Inoltre, lo Spirito Santo diede segni della Sua presenza al principio del ministero di Cristo, e dopo la sua ascensione ne diede ancora di più; ma da quel tempo questi segni sono diminuiti, nonostante ci sono ancora tracce della Sua presenza in alcuni pochi, che hanno avuto le loro anime purificate dal Vangelo, e le loro azioni regolate dalla sua influenza’ (Contro Celso, Libro VII, cap. 8). Notate come Origene parli di segni della presenza dello Spirito Santo concessi dallo Spirito in gran numero dopo l’ascensione di Cristo, che anche se non sono specificati si capisce che egli fa riferimento ai doni dello Spirito Santo; e poi notate che dice che ‘questi segni sono diminuiti’ ma non cessati o estinti.
Da: http://www.ccel.org/ccel/schaff/anf04.vi.ix.vii.viii.html

Novaziano (circa 220 – 258) scrisse: ‘Questo è Colui che pone profeti nella Chiesa, istruisce gli insegnanti, dirige le lingue, dona poteri e guarigioni, compie opere meravigliose, spesso discernimento di spiriti, fornisce poteri di governo, suggerisce consigli, e ordina e dispone qualsiasi altri doni che ci sono dei carismata; e in questa maniera rende la Chiesa del Signore ovunque, e in tutti, perfezionata e completata’ (Trattato sulla Trinità, capitolo 29).

http://www.newadvent.org/fathers/0511.htm

Dunque, come abbiamo visto, è un fatto incontrovertibile che le lingue e i doni continuarono nella Chiesa anche dopo la morte degli apostoli, ma è altrettanto incontrovertibile il fatto che nel IV e V secolo in seno alla Chiesa le lingue e i doni spirituali svanirono. Giovanni Crisostomo (347-407) ed Agostino di Ippona (354-430) confermano questo nei loro scritti. Agostino di Ippona precisa però che comunque ai suoi giorni si verificarono miracoli nel nome di Gesù Cristo: ‘Ma quanto ho detto non va certo inteso nel senso di escludere che oggi si verifichino dei miracoli in nome di Cristo’ (Le Ritrattazioni, 1, 13.7)
Ma i fatti sono che i doni non cessarono ma semplicemente svanirono, e questo per l’incredulità dei Cristiani in questa parte del consiglio di Dio, per la loro mancanza di zelo per le cose spirituali, e per le varie tradizioni umane e filosofie che penetrate nella Chiesa finirono con l’annullare la Parola di Dio. Le lingue e le altre manifestazioni dello Spirito diventarono quindi rarissime, pressoché inesistenti nella Chiesa. Ci si dimenticò di esse
E poi, come si fa a definire qualcosa ‘cessato’ solo perché svanì per colpa della Chiesa? E come se dicessimo che dato che ad un certo punto della storia della Chiesa il battesimo per immersione sparì in quanto fu adottato il battesimo per aspersione, il battesimo per immersione non dovrebbe essere praticato neppure oggi!!

Conclusione

Per concludere questo mio scritto, voglio dirvi le seguenti cose.
Sia Dio riconosciuto verace, ma i cessazionisti siano riconosciuti bugiardi.
Guardatevi dunque dai cessazionisti e dal loro lievito, perchè essi non conoscono le Scritture e neppure la potenza di Dio. I loro discorsi teologici sulle lingue e le altre manifestazioni dello Spirito Santo sono vani e contrastano e contristano lo Spirito Santo.
Desiderate sia il battesimo con lo Spirito Santo che i doni dello Spirito Santo, perchè fanno tuttora parte della volontà di Dio per la Sua Chiesa e difatti in seno alla Chiesa di Dio ci sono tuttora credenti veramente battezzati con lo Spirito Santo (e che quindi parlano in altra lingua secondo che lo Spirito gli dà di esprimersi) e che realmente possiedono dei doni dello Spirito Santo.
Desiderate di ricevere da Dio sia visioni che sogni, perchè anche queste manifestazioni sono nella sua volontà per la Sua Chiesa, e difatti in seno alla Chiesa tanti hanno ricevuto visioni e sogni da parte di Dio anche in questa generazione.
E non dimenticate di esaminare ogni cosa, e quindi di rigettare qualsiasi pseudo parlare in lingue, qualsiasi pseudo profezia, qualsiasi pseudo rivelazione, qualsiasi pseudo visione o sogno, e qualsiasi pseudo guarigione o miracolo, perchè sappiamo che in mezzo alla Chiesa esistono anche le cose false accanto a quelle vere. Siate avveduti.
Un’ultima cosa. E’ ovvio che siccome secondo la Scrittura i doni dello Spirito Santo non sono cessati, non sono cessati neppure il ministerio di apostolo, quello di profeta e quello di evangelista. Dico questo perchè solitamente i cessazionisti ritengono che questi tre ministeri furono temporanei (e questo perchè ognuno di questi tre ministeri comporta l’esercizio di doni dello Spirito Santo come si evince dalla Scrittura), mentre quello di pastore e di dottore sono permanenti.
Nessuno vi seduca con vani ragionamenti, perchè la Scrittura afferma in maniera inequivocabile: “Ed è lui che ha dato gli uni, come apostoli; gli altri, come profeti; gli altri, come evangelisti; gli altri, come pastori e dottori, per il perfezionamento de’ santi, per l’opera del ministerio, per la edificazione del corpo di Cristo, finché tutti siamo arrivati all’unità della fede e della piena conoscenza del Figliuol di Dio, allo stato d’uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo; affinché non siamo più de’ bambini, sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per l’astuzia loro nelle arti seduttrici dell’errore; ma che, seguitando verità in carità, noi cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore d’ogni singola parte, per edificar se stesso nell’amore” (Efesini 4:11-16).

Chi ha orecchi da udire oda

Giacinto Butindaro

Roma, 2011

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/07/16/perche-un-cristiano-non-puo-e-non-deve-essere-un-cessazionista/#more-10679

Lettera di Remo Cristallo e mia risposta (Giacinto Butindaro)

INTRODUZIONE

Fratelli nel Signore, in data 25 Settembre 2010 ho ricevuto una lettera da parte di Remo Cristallo, in merito al mio articolo del 15 Settembre 2010 dal titolo ‘Remo Cristallo, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche Pentecostali (FCP): la decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali va rispettata ma non condivisa’.
La pubblico come mi ha chiesto l’interessato, ma con una mia risposta, perché questa lettera esige una risposta.

Ecco la sua lettera:

‘Caro fratello Butindaro,
In occasione dell’articolo comparso in data 15/9/2010 sul sito “la nuova via”, poiché mi sono giunte molte reazioni al tuo scritto, ritengo opportuno scriverti per spiegare il punto di vista sulla vicenda e sul punto controverso della mia intervista rilasciata a “Oltre”.
“Ogni decisione presa in pura coscienza e con libertà va rispettata sempre quando essa non provoca danni ad altre persone ………. Ecco perché la decisione va rispettata, ma non può essere condivisa”
Chi mi conosce più da vicino sa che il tuo giudizio rivolto alla mia persona è ingeneroso e lontano dalla realtà.
Penso che le persone che si occupano di comunicazione pubblica, e chi come te ne ha fatto una ragione di servizio cristiano dovrebbe svolgere il suo lavoro all’interno di un confine etico molto delicato con la preoccupazione costante di onorare la verità e nello stesso tempo di non cadere in atteggiamenti di “giudizio” che facilmente potrebbero ledere all’onorabilità di uomini di Dio e persone.
Proprio quest’anno ho compiuto 50 anni di ministero spesi in maniera integra e fedele al servizio del Signore. La mia testimonianza di integrità è conosciuta e attestata da tanti credenti e pastori in tutto il paese, mi meraviglio pertanto quando il tono del discorso si abbassa ai livelli della “vergogna” oppure di chi si svende per qualche beneficio personale o ecclesiale.
I fratelli Valdesi e Metodisti non hanno preso questa decisione a cuor leggero semplicemente per amore del “peccato omosessuale”, la loro convinzione parte da una tesi scientifica sull’omosessualità e da una interpretazione storico/critica sui testi della scrittura che condannano l’omosessualità. La mia convinzione è diametralmente opposta e penso che dal testo dell’intervista sia chiaro.
Ti assicuro che non rispetto il peccato e non ho difficoltà a denunciarlo a voce alta. Come tutti gli altri pastori, ho solo compassione per i peccatori.
La comunicazione scritta, come quella verbale, non sempre riesce a trasferire in maniera precisa il proprio pensiero, così è probabilmente accaduto nell’intervista rilasciata ad “Oltre” in data 5/9/2010 E’ evidente che in un documento di 2000 parole dove viene chiaramente illustrata la posizione contraria alla benedizione delle coppie omosessuali non si può soffermarsi su un periodo del testo e tirare le più avverse deduzioni.
Non sarebbe piuttosto preferibile invitarmi ad un chiarimento per una espressione “malintesa” nella mia intervista piuttosto che redarguirmi in maniera così pubblica?
A me sembra che la scrittura dia sempre una possibilità di chiarificazione personale prima di rendere pubblica una posizione sbagliata, ci insegna: “ .. poi dillo alla chiesa” Matteo 18:17
Con questa procedura etica si è mosso il direttore di IC news ( Agenzia di informazione cristiana) quando, interpellato da un lettore sulla questione della benedizione delle coppie omosessuali, mi ha invitato a chiarire le mie affermazioni che a giudizio del lettore sembravano “Accomodanti”.
Per onestà fraterna e rispetto della verità, ti pregherei di pubblicare alle tue osservazioni anche il mio comunicato che IC NEWS ha pubblicato in data 13/9/2010 (immagino che ne eri a conoscenza) dove la mia posizione è ulteriormente chiarita in maniera precisa. Spero che in futuro possiamo avere altre occasioni per interloquire e reagire nel reciproco rispetto e nella comprensione fraterna. Un saluto anche ai lettori del tuo Blog. Remo Cristallo’.

Ecco di seguito anche il comunicato pubblicato da IC NEWS:

‘Caro Direttore,
grazie per la possibilità che mi dai di rispondere al commento del lettore Francesco alla mia intervista da te gentilmente pubblicata sull’apertura delle chiese Valdesi e metodiste alla benedizione delle coppie omosessuali .
Mi sembra di capire che il punto dell’ intervista che ha potuto far ritenere al lettore un discorso “comodo per non prendere una posizione” sia quella relativa alla seguente domanda:
D. Ma una decisione che va rispettata può essere anche condivisa?
R. No; sono due sfere completamente diverse. Ogni decisione presa in pura coscienza e con libertà va rispettata sempre quando essa non provoca danni ad altre persone; ma la condivisione non può essere riferita solo a questa dimensione.
Vengo a chiarire questa mia affermazione che presa fuori dal contesto generale dell’intervista, può generare una incomprensione al lettore frettoloso.
Dal mio punto di vista la presa di distanza è netta, chiara e precisa e solo chi vuole strumentalizzare o non ha letto l’intera intervista può comprendere diversamente. Come ampiamente detto nell’intervista e in precedenti dichiarazioni di dominio pubblico, noi siamo su posizioni teologiche contrarie alla benedizione delle coppie omosessuali. Infatti è detto: “Noi riteniamo che il dato biblico sull’argomento è insuperabile; vale a dire che alla luce di quanto emerge dalle Scritture l’omosessualità non può essere ritenuta una condizione lecita.”
Di conseguenza non saprei cosa altro aggiungere se non che nel caso in cui lo Stato Italiano dovesse approvare una legge per legittimare i matrimoni omosessuali io esprimerei la mia più netta e convinta disapprovazione. Ma non mi pare che si stia parlando di questo. Se poi per posizione accomodante si intende il fatto che io non abbia usato un linguaggio aggressivo nei confronti della Chiesa Valdese; tengo a chiarire che non è nel nostro stile e vorrei ricordare il monito apostolico di accompagnare la verità con la carità; perciò le stesse cose possono essere dette anche con tono pacato senza per questo togliere forza alla verità e alla decisione con la quale si dicono.
Come riportato nell’intervista “Sia sul piano personale che su quello istituzionale non ho mai mancato di far presente in tutte le sedi e le occasioni e con pubbliche dichiarazioni che il mondo pentecostale rappresentato dalla Federazione su questo tema ha una convinzione opposta a quella della Chiesa Valdese; recentemente c’è stata anche una presa di posizione del Consiglio Nazionale sull’argomento.” Il documento è stato redatto in occasione della benedizione di una coppia omosessuale impartita dal Pastore della Chiesa Valdese di Trapani, ancor prima della pronuncia del Sinodo. Spero che questa mia precisazione serva a fugare qualsiasi dubbio.
Grazie per l’ospitalità e il contributo di I.C.N. news al dibattito sull’argomento.
Con l’affetto di sempre.
Past. Remo Cristallo
Presidente Federazione Chiese Pentecostali’

LA MIA RISPOSTA

Remo, pace a te. Sono contento che ti siano giunte molte reazioni al mio scritto, perché questo significa che tanti fratelli hanno compreso la gravità di quello che hai detto sulla decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali, che però vedo purtroppo ancora tu non capisci o fai finta di non capire, e che ti ostini a non riconoscere il tuo grosso errore, perché di grosso errore si tratta. E allora te lo ridico: affermare come hai fatto tu che la decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali – che in base a quanto ha detto Maria Bonafede ‘vuol dire che la chiesa chiede al Signore di accompagnare due persone che responsabilmente affermano di voler condividere la loro vita’ (http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/13/tre-messaggi-dal-sinodo-valdese/60047/) – VA RISPETTATA MA NON PUO’ ESSERE CONDIVISA, è un affermazione estremamente sbagliata, in quanto ambigua, che lascia delle ombre e crea confusione sul peccato dell’omosessualità, perché di una tale decisione non si può dire una simile cosa, essendo una decisione aberrante.

Un Cristiano può dire una cosa del genere – cioè che la convinzione di un fratello va rispettata anche se non la si condivide – quando per esempio deve dire quello che pensa sulla decisione di un fratello di astenersi (per il Signore) dalla carne, o sulla decisione di un fratello di stimare (per il Signore) un certo giorno più degli altri, perché in questo caso egli può dire di rispettare la convinzione del fratello anche se non la condivide.

Questo perché l’apostolo Paolo afferma nell’epistola ai Romani: “Quanto a colui che è debole nella fede, accoglietelo, ma non per discutere opinioni. L’uno crede di poter mangiare di tutto, mentre l’altro, che è debole, mangia legumi. Colui che mangia di tutto, non sprezzi colui che non mangia di tutto; e colui che non mangia di tutto, non giudichi colui che mangia di tutto; perché Dio l’ha accolto. Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piè, perché il Signore è potente da farlo stare in piè. L’uno stima un giorno più d’un altro; l’altro stima tutti i giorni uguali; sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente. Chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore; e chi mangia di tutto, lo fa per il Signore, poiché rende grazie a Dio; e chi non mangia di tutto fa così per il Signore, e rende grazie a Dio. Poiché nessuno di noi vive per se stesso, e nessuno muore per se stesso; perché, se viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore; sia dunque che viviamo o che moriamo, noi siamo del Signore. Poiché a questo fine Cristo è morto ed è tornato in vita: per essere il Signore e de’ morti e de’ viventi. Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi il tuo fratello? Poiché tutti compariremo davanti al tribunale di Dio; infatti sta scritto: Com’io vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherà davanti a me, ed ogni lingua darà gloria a Dio. Così dunque ciascun di noi renderà conto di se stesso a Dio. Non ci giudichiamo dunque più gli uni gli altri, ma giudicate piuttosto che non dovete porre pietra d’inciampo sulla via del fratello, né essergli occasion di caduta. Io so e son persuaso nel Signor Gesù che nessuna cosa è impura in se stessa; però se uno stima che una cosa è impura, per lui è impura. Ora, se a motivo di un cibo il tuo fratello è contristato, tu non procedi più secondo carità. Non perdere, col tuo cibo, colui per il quale Cristo è morto! Il privilegio che avete, non sia dunque oggetto di biasimo; perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace ed allegrezza nello Spirito Santo. Poiché chi serve in questo a Cristo, è gradito a Dio e approvato dagli uomini. Cerchiamo dunque le cose che contribuiscono alla pace e alla mutua edificazione. Non disfare, per un cibo, l’opera di Dio. Certo, tutte le cose son pure; ma è male quand’uno mangia dando intoppo. È bene non mangiar carne, né bever vino, né far cosa alcuna che possa esser d’intoppo al fratello. Tu, la convinzione che hai, serbala per te stesso dinanzi a Dio. Beato colui che non condanna se stesso in quello che approva. Ma colui che sta in dubbio, se mangia è condannato, perché non mangia con convinzione; e tutto quello che non vien da convinzione è peccato” (Romani 14:1-23).

Come puoi vedere, Paolo dice che ‘Chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore; e chi mangia di tutto, lo fa per il Signore, poiché rende grazie a Dio; e chi non mangia di tutto fa così per il Signore, e rende grazie a Dio’, ed è per questo che la convinzione del fratello va rispettata anche se non si è d’accordo, perché egli quella decisione l’ha presa per il Signore. E dunque dobbiamo accogliere il nostro fratello, ma senza discutere opinioni, senza sprezzarlo o giudicarlo, perché quello che fa lo fa per una sua convinzione personale e per il Signore; e ‘per il Signore’ significa per la gloria del Signore, per onorare il Signore.

Ma qui, Remo, siamo nel campo delle convinzioni personali in tema di cibi e bevande, o di giorni, ma la decisione del Sinodo Valdese non rientra per nulla in questa categoria di decisioni di un fratello che vanno rispettate anche se non si condividono, e questo perché la decisione del Sinodo Valdese rappresenta un potente avallo al peccato di omosessualità, che come tu sai molto bene la Bibbia condanna senza mezzi termini con queste parole: “Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole” (Levitico 18:22).

Ora, vorrei farti notare il termine ‘abominevole’, che è forte, molto forte, e che rende bene l’idea di quello che pensa Dio, il Creatore di tutte le cose, sull’omosessualità. Ti vorrei domandare questo: ‘Supponiamo per un momento di fare una ‘intervista’ a Dio per chiedergli cosa pensa della decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali: quale sarebbe la sua risposta? Sarebbe come la tua, cioè ‘la decisione va rispettata, ma non può essere condivisa’? Io ritengo proprio di no, perché sicuramente direbbe ‘E’ cosa abominevole!’ E questo perché Dio condanna l’omosessualità, e quindi condanna anche qualsiasi decisione umana di giustificare, incoraggiare, e diffondere questo peccato.

Ma hai letto cosa ha detto Maria Bonafede? Impartire la benedizione agli omosessuali significa ‘che la chiesa chiede al Signore di accompagnare due persone che responsabilmente affermano di voler condividere la loro vita’! E tu questa la chiami una decisione da rispettare? I pastori valdesi si metteranno a chiedere a Dio di fare una cosa contraria alla Sua volontà. Praticamente chiederanno a Dio di non dare agli omosessuali il ravvedimento, ma di unire le coppie omosessuali sempre di più fino alla fine della loro vita, di onorare la loro decisione di mettersi assieme ed unirsi carnalmente! La Bibbia dice che “La maledizione dell’Eterno è nella casa dell’empio, ma egli benedice la dimora dei giusti” (Proverbi 3:33), e questi hanno deciso di far passare Dio per un Dio la cui benedizione è nella casa degli empi, e di far passare gli empi come giusti, e tu questa loro decisione hai l’ardire di chiamarla decisione da rispettare? Ma vergognati, e non accusarmi di usare un linguaggio improprio, perché qui veramente ti devi vergognare di avere detto una cosa del genere, che porta un discredito enorme alla dottrina di Dio, che ti ricordo i pastori e gli anziani devono difendere dagli attacchi degli stolti, turandogli la bocca, come dice di fare l’apostolo Paolo a Tito, secondo che è scritto che l’anziano deve essere “attaccato alla fedel Parola quale gli è stata insegnata, onde sia capace d’esortare nella sana dottrina e di convincere i contradittori. Poiché vi son molti ribelli, cianciatori e seduttori di menti, specialmente fra quelli della circoncisione, ai quali bisogna turar la bocca; uomini che sovvertono le case intere, insegnando cose che non dovrebbero, per amor di disonesto guadagno” (Tito 1:9-11). E tu invece che hai fatto dicendo che la decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali VA RISPETTATA? Gli hai chiuso la bocca ai Valdesi-Metodisti che hanno preso questa decisione? A me non pare proprio, ma gliel’hai lasciata aperta.

A proposito del verbo ‘rispettare’, vorrei farti presente alcuni passi biblici in cui esso è usato:
– “Chi sprezza la parola si costituisce, di fronte ad essa, debitore, ma chi rispetta il comandamento sarà ricompensato” (Proverbi 13:13);
– “Allora quelli che temono l’Eterno si son parlati l’uno all’altro e l’Eterno è stato attento ed ha ascoltato; e un libro è stato scritto davanti a lui, per conservare il ricordo di quelli che temono l’Eterno e rispettano il suo nome” (Malachia 3:16);
– “Così parla l’Eterno: Rispettate il diritto, e fate ciò ch’è giusto; poiché la mia salvezza sta per venire, e la mia giustizia sta per essere rivelata” (Isaia 56:1).
Ora, come puoi vedere, dobbiamo rispettare il nome Dio, i Suoi comandamenti, come anche il diritto. Alla luce della Scrittura dunque, quando tu dici che la decisione di benedire le coppie omosessuali va rispettata, dici una insensatezza di inaudita gravità, perché è come se dicessi che ciò che è in abominio a Dio, è degno di rispetto anziché di essere detestato, odiato, e aborrito. Ma da quando in qua nella Bibbia ci sono esortazioni o comandamenti a rispettare il male? Ma ti rendi allora conto di quello che hai detto?

E non mi venire a dire: ‘Proprio quest’anno ho compiuto 50 anni di ministero spesi in maniera integra e fedele al servizio del Signore. La mia testimonianza di integrità è conosciuta e attestata da tanti credenti e pastori in tutto il paese’, perché io qua non mi sono messo a contestarti cose storte che non hai detto e che non fai fatto, ma una cosa storta che hai realmente detto e pure pubblicamente. O pensi che tu non abbia il dovere di essere contestato e ripreso pubblicamente per eventuali cose storte che dici o fai pubblicamente? Non vorrei che fosti diventato un altro ‘papa’ evangelico ‘intoccabile’ (cioè che si ritiene non confutabile e non riprendibile quando dice o fa cose sbagliate). Io se dicessi pubblicamente una cosa storta, vorrei essere ripreso, perchè amo la riprensione, perché voglio piacere al Signore con tutta la mia condotta. Ma non mi pare però che tu abbia lo stesso mio sentimento.

Che vuoi dire poi quando mi dici ‘di non cadere in atteggiamenti di “giudizio” che facilmente potrebbero ledere all’onorabilità di uomini di Dio e persone’? Che non dovrei pubblicamente giudicare come storte e perverse, false e antibibliche, frasi come le tue? O magari che non dovrei giudicare come cianciatori e seduttori di menti i pastori italiani che insegnano dottrine di uomini che voltano le spalle alla verità o che fomentano scandali contro l’insegnamento che abbiamo ricevuto? E per quale ragione? Per non ledere l’onorabilità di uomini di Dio. Innanzi tutto bisogna vedere se tutti quelli a cui fai riferimento sono uomini di Dio, perché molti di questi cosiddetti pastori non sono servitori di Dio ma di Mammona, e poi qua non si lede l’onorabilità di nessuno, perché non li si sta diffamando, ma li si sta riprendendo severamente per le loro ciance, i loro scandali, le loro false dottrine, come bisogna fare secondo la Bibbia, per amore della verità e dei santi.
Vedo però che ti preoccupi dell’onorabilità dei predicatori che insegnano false dottrine, e che io ho confutato pubblicamente, ma dell’onorabilità della dottrina di Dio vedo che ti interessa ben poco; e d’altronde, lo hai dimostrato non condannando la decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali. Non vorrei che anche a riguardo delle false dottrine insegnate da pastori italiani e stranieri, che sono tuoi amici o con cui hai buoni rapporti, che tu non condividi, tu dica ‘Le rispetto, ma non le condivido’.
Per ritornare alle parole di Paolo ‘‘Chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore; e chi mangia di tutto, lo fa per il Signore, poiché rende grazie a Dio; e chi non mangia di tutto fa così per il Signore, e rende grazie a Dio’, è evidente che se dovessimo usare il tuo metro di giudizio sulla decisione del Sinodo Valdese, dovremmo dire che ‘chi benedice le coppie omosessuali, lo fa per il Signore’, e quindi la sua decisione o convinzione va rispettata perché quella decisione o convinzione è per la gloria di Dio e per onorare Dio! E come si fa a dire una cosa simile, quando quella decisione è stata presa per piacere agli uomini, per soddisfare le concupiscenze carnali degli omosessuali, per incoraggiarli e farli sentire a loro agio? Ma ti rendi conto della confusione e dello sconcerto che crea la tua dichiarazione?

Tu affermi nella tua lettera: ‘I fratelli Valdesi e Metodisti non hanno preso questa decisione a cuor leggero semplicemente per amore del “peccato omosessuale”, la loro convinzione parte da una tesi scientifica sull’omosessualità e da una interpretazione storico/critica sui testi della scrittura che condannano l’omosessualità. La mia convinzione è diametralmente opposta e penso che dal testo dell’intervista sia chiaro. Ti assicuro che non rispetto il peccato e non ho difficoltà a denunciarlo a voce alta. Come tutti gli altri pastori, ho solo compassione per i peccatori’.
Guarda, io conosco molto bene le tesi, le interpretazioni, e le convinzioni dei Valdesi-Metodisti sull’omosessualità, avendole studiate, e ti posso dire che sono abominevoli nel cospetto di Dio, e siccome che da una cosa impura non si può trarre una cosa pura, queste loro tesi abominevoli hanno partorito una decisione abominevole, che è appunto quella di benedire le coppie omosessuali, che poi culminerà un giorno nello ‘sposare’ le coppie omosessuali, e questo avverrà quando anche la legislazione di questo paese sancirà la liceità del matrimonio gay. E’ solo una questione di tempo, tutto volge in quella direzione.
Già, tu dici che la tua convinzione sull’omosessualità è diametralmente opposta a quella dei tuoi fratelli Valdesi e Metodisti che hanno preso questa decisione; ma questo lo sapevamo già ancora prima che tu rilasciassi questa intervista, quello che non sapevamo però era che tu RISPETTI QUESTA LORO DECISIONE ED ESORTI LA FRATELLANZA A RISPETTARLA, ecco cosa ignoravamo. Io infatti nel mio scritto non ti ho contestato la tua posizione sull’omosessualità, che so essere contraria, ma la tua posizione sulla decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali, che in sostanza è una posizione di rispetto verso di essa, RISPETTO che non ci può e non deve essere, perché come ti ho detto è una decisione abominevole nel cospetto di Dio, e quindi Dio ci chiama a riprovarla, a condannarla, a rigettarla, a disprezzarla.
Ma tu persisti a rispettarla, e perché questo? Perché non la ritieni peccato, infatti siccome prima nell’intervista hai affermato che la decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali ‘va rispettata, ma non può essere condivisa’, e poi in questa tua lettera affermi: ‘Ti assicuro che non rispetto il peccato e non ho difficoltà a denunciarlo a voce alta’, ciò significa per forza di cose – e non è una mia congettura, perché le tue parole si integrano molto bene, direi perfettamente – che per te la decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali non è peccato, altrimenti non la rispetteresti e non esorteresti a rispettarla. Ma non ti vergogni di dire una simile cosa? Ma io dico: ‘Ma lo sai cosa è il peccato?’ L’apostolo Giovanni dice: “Chi fa il peccato commette una violazione della legge; e il peccato è la violazione della legge” (1 Giovanni 3:4). Come ardisci dire dunque che quella decisione non è peccato? Non è forse una decisione che viola la legge santa di Dio, perché assicura la benedizione in nome di Dio a degli empi, cioè a uomini e donne perversi che commettono tra di loro cose turpi, e che fa passare l’omosessualità come una tendenza sessuale lecita all’uomo? Ma come la leggi la Bibbia? Ti esorto dunque, a rientrare in te stesso, e a metterti a considerare peccato la decisione del Sinodo Valdese, e quindi a denunciarla a voce alta, perché essa E’ PECCATO AGLI OCCHI DI DIO.

Tu dici che ‘come tutti gli altri pastori, ho solo compassione per i peccatori’, ma a noi pare che oltre ad avere compassione per i peccatori, ne hai altrettanto anche per il peccato che hanno commesso quelli del Sinodo Valdese che hanno deciso di benedire le coppie omosessuali, e le tue parole non lasciano dubbi a riguardo.
Eppure anche tu dici nelle tue prediche ‘Dio odia il peccato’; o mi sbaglio? Come mai dunque tu invece non odi il peccato che hanno commesso quelli del Sinodo Valdese, ma lo rispetti? Non mi pare infatti che odi la decisione del Sinodo Valdese – COME LA ODIA DIO – perché tu LA RISPETTI! E la ragione? Perché secondo te quelli del Sinodo Valdese che hanno preso la decisione di benedire le coppie omosessuali non hanno commesso nessun peccato!

Tu dici anche: ‘E’ evidente che in un documento di 2000 parole dove viene chiaramente illustrata la posizione contraria alla benedizione delle coppie omosessuali non si può soffermarsi su un periodo del testo e tirare le più avverse deduzioni’.
Al che ti rispondo dicendo che invece ci si può, anzi ci si deve soffermare su questa tua dichiarazione, perché è sbagliata, in quanto non mostra per niente totale e assoluta contrarietà alla decisione del Sinodo Valdese, appunto perché hai osato affermare che la loro decisione deve essere rispettata.
Ho tirato le più avverse deduzioni? Non mi pare proprio. Magari lo hanno fatto altri, ma certamente non io che sono stato chiaro quanto lo sei stato tu. Tu hai detto che essa va rispettata, e io invece ho detto che va condannata, riprovata e disprezzata e tu questo non lo hai fatto. Questa non è una deduzione mia, ma una constatazione oggettiva di quanto tu hai detto.

E’ sconcertante poi che tu chiami fratelli quelli che hanno preso questa decisione. Ma lo sai che tra quelli che hanno preso questa decisione, cioè che hanno votato ‘sì’, ci sono delle persone omosessuali? E tu queste persone li chiami ‘fratelli’, e quindi fratelli di Gesù? Ma ti rendi conto di quello che dici? Non lo sai che Gesù ha detto: “Poiché chiunque avrà fatta la volontà del Padre mio che è ne’ cieli, esso mi è fratello e sorella e madre” (Matteo 12:50)? E non lo sai che la volontà di Dio è che noi ci santifichiamo, e che conserviamo il nostro corpo in santità ed onore senza darci a passioni di concupiscenza come fanno i pagani che non conoscono Dio (cf. 1 Tessalonicesi 4:3-5), proprio quello che non fanno questi cosiddetti evangelici omosessuali, che invece si corrompono andando dietro a vizi contro natura, come facevano gli abitanti di Sodoma e Gomorra? Come fai dunque a chiamare fratelli persone che fanno la loro propria volontà perversa e non la buona, giusta e santa volontà di Dio?
Certamente, questi individui che hanno preso questa decisione non sono nostri fratelli. Ma se tu li chiami fratelli vuol dire che devi andare a ripassarti quello che dice la Bibbia sui fratelli di Gesù, perché te lo sei dimenticato. La Bibbia sai come li chiama costoro? Empi, secondo che è scritto: “empî che volgon in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo” (Giuda 4), altro che fratelli!

Dunque, Remo, io ti esorto ad abbandonare questo tuo parlare ambiguo, questi tuoi giri di parole in riferimento alla decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali, e di riconoscere di avere detto una cosa sbagliata, e di metterti a condannarla, riprovarla, disprezzarla, come deve fare ogni ministro di Dio, anzi come deve fare ogni Cristiano. Smetti di chiamarla ‘decisione da rispettare’ e comincia a definirla ‘decisione aberrante, iniqua, ingiusta, malvagia’.

Tu dici poi: ‘Non sarebbe piuttosto preferibile invitarmi ad un chiarimento per una espressione “malintesa” nella mia intervista piuttosto che redarguirmi in maniera così pubblica? A me sembra che la scrittura dia sempre una possibilità di chiarificazione personale prima di rendere pubblica una posizione sbagliata, ci insegna: “ .. poi dillo alla chiesa” Matteo 18:17 Con questa procedura etica si è mosso il direttore di IC news ( Agenzia di informazione cristiana) quando, interpellato da un lettore sulla questione della benedizione delle coppie omosessuali, mi ha invitato a chiarire le mie affermazioni che a giudizio del lettore sembravano “Accomodanti”.
Al che ti rispondo dicendoti che non c’era bisogno di un chiarimento sulla tua espressione, perché era molto chiara; e poi che non è stata intesa male appunto perché chiara.
Perché ti ho ripreso pubblicamente? Perché la tua intervista è pubblica, e quindi tutti la possono leggere, e quindi era necessario una riprensione pubblica. In merito al passo di Matteo 18:17, da te citato a supporto della tua tesi secondo cui prima avrei dovuto contattarti personalmente e privatamente, e poi in caso di un tuo rifiuto ad accettare la riprensione di dirlo alla Chiesa, ti voglio ricordare che questa procedura l’avrei dovuta seguire nel caso tu avessi peccato contro di me, infatti tutto il contesto dice: “Se poi il tuo fratello ha peccato contro di te, va’ e riprendilo fra te e lui solo. Se t’ascolta, avrai guadagnato il tuo fratello; ma, se non t’ascolta, prendi teco ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni. E se rifiuta d’ascoltarli, dillo alla chiesa; e se rifiuta di ascoltare anche la chiesa, siati come il pagano e il pubblicano. Io vi dico in verità che tutte le cose che avrete legate sulla terra, saranno legate nel cielo; e tutte le cose che avrete sciolte sulla terra, saranno sciolte nel cielo” (Matteo 18:15-18). Hai peccato contro di me? Mi hai fatto qualche torto che dovevo prima venire da te privatamente a riprenderti, prima di dirlo alla Chiesa? Non mi pare.
Vedi, Remo, la tua dichiarazione sulla decisione del Sinodo Valdese è stata resa pubblica, e quindi dato che alla luce della Parola di Dio è sbagliata, e la possono leggere tutti, è giusto che essa vada riprovata pubblicamente. Ho scritto un breve trattato su questo argomento, che ti invito a leggere integralmente. Qui ti metto solo una parte di quel mio scritto: ‘La falsa dottrina o lo scandalo diffuso tramite Internet o la radio o la televisione o a mezzo stampa sono come dei virus che si diffondono molto velocemente, e che fanno delle vittime poche o tante che siano. Quello che voglio dire è che fanno comunque un danno al Vangelo e alla Chiesa. E’ quindi doveroso che la riprovazione e la riprensione siano subito pubbliche, affinché tutti coloro che hanno ascoltato, visto, guardato, letto la cosa storta, possano avere subito la possibilità di sapere che quella cosa è sbagliata e non si deve fare o insegnare. In altre parole, il veleno diffuso pubblicamente, deve avere subito un antidoto pubblico. E poi, la immediata riprensione pubblica serve a suscitare timore in coloro che sono tentati a dire o fare le stesse cose, secondo che è scritto: “Quelli che peccano, riprendili in presenza di tutti, onde anche gli altri abbian timore” (1 Timoteo 5:20).’
Non si capisce dunque per quale recondito motivo, tu possa pubblicamente affermare che rispetti quella decisione abominevole, e io non possa dire altrettanto pubblicamente che hai fatto una dichiarazione insensata che porta disonore al Vangelo, perché te lo ripeto: ‘Rispettare significa ‘onorare, stimare, riconoscere la dignità, il valore di qualcosa’. Bisogna dunque porsi questa domanda: ‘Alla luce di quanto dice la Scrittura, la decisione del Sinodo Valdese possiede qualche valore o qualche dignità, che va rispettata?’ No, anzi possiede tutte le caratteristiche per essere disprezzata, detestata, e rigettata, perché essa è UNA FORMA DI MALE. Non ha forse detto l’apostolo Paolo: ‘Aborrite il male” (Romani 13:9)?’
Ma dimmi un po’, quando Pietro ad Antiochia si mise a costringere i Gentili a giudaizzare, e con la sua simulazione trascinò dietro a sé altri credenti tra cui anche Barnaba, che fece Paolo? Lo chiamò in disparte, e lo riprese privatamente prima di farlo davanti a tutti? Non mi pare proprio, ma lo riprese subito davanti a tutti, e questo perché Pietro si era messo a procedere pubblicamente in maniera storta verso la verità del Vangelo (Galati 2:14). Egli era da condannare, dice Paolo. E tu che hai fatto con questa tua affermazione pubblica sulla rispettabilità della decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali? Non hai fatto forse una cosa simile? In altre parole, non è forse vero che tu pubblicamente non hai proceduto con dirittura rispetto alla dottrina di Dio? Che ti aspettavi dunque? Un trattamento diverso da quello che ricevette Pietro?
Ritengo dunque che tu debba rivedere anche l’interpretazione data da te a quel passo di Matteo, perché non può essere applicato nel caso un credente ha compiuto uno scandalo o insegnato una eresia o fatto una affermazione insensata di dominio pubblico. In questo caso infatti la riprensione e la riprovazione devono essere pubbliche.

Ti voglio ricordare inoltre che le decisioni si possono condannare. Ti propongo alcuni esempi, tra i tantissimi che esistono.

– Ad Assisi al termine del 64esimo convegno giovani (27-30 dicembre 2009), promosso dalla Pro Civitate Christiana e da Pax Christi, dal tema “Il sasso nell”Acqua”, è stato lanciato un appello in cui viene detto tra le altre cose:
‘ …. Per questo noi condanniamo la decisione del Parlamento italiano del 19/11/09 di privatizzare l’acqua: è un atto gravissimo che noi riteniamo immorale. Per questo noi chiediamo che l’acqua rimanga gestita esclusivamente e direttamente dalle comunità locali, che hanno da sempre diritto di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile. ….
Tratto da: http://www.tuttoggi.info/articolo-20067.php
– Il governo Francese ha condannato la decisione del governo Iraniano di mettere a morte un omosessuale, ecco infatti cosa si legge in un dispaccio dell’agenzia Ansa del 1 Settembre 2010: ‘ (ANSA) – PARIGI, 1 SET – La Francia ha chiesto la liberazione di Ebrahim Hamidi, il giovane iraniano di 18 anni condannato a morte nel suo paese perche’ omosessuale. Lo ha comunicato il ministero degli Esteri che in una nota: ‘La Francia esprime viva preoccupazione dopo la condanna a morte di Hamidi’, ha riferito il portavoce del Quai d’Orsay. ‘Condanniamo questa decisione che rivolta le coscienze per le gravi violazioni dei diritti umani fondati sugli orientamenti sessuali in Iran’.
Tratto da: http://wwwext.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/09/01/visualizza_new.html_1788039083.html
– La Comunità Europea ha condannato la decisione del pastore Terry Jones di bruciare il Corano (decisione che poi il Jones non ha attuato perché ci ha ripensato):
L’ alto rappresentante della politica estera della Ue Catherine Ashton «condanna nella maniera più forte possibile» l’invito a «bruciare in piazza il Corano» nell’anniversario dell’11 settembre, lanciato da un pastore battista americano. «Condanniamo fortemente questo appello», ha detto la portavoce della Ashton, rilevando che da parte della Ue c’è il «pieno rispetto per tutte le fedi religiose».
Tratto da: http://www.ilgiornaledipozzallo.net/39901/rogo-corano-linterpol-lancia-allarme-globale/
– L’esponente Udc Rocco Buttiglione, in merito alla decisione presa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in merito alla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche, secondo cui essa costituisce “una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni”, ha parlato di “decisione aberrante”.
Tratto da: http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/crocefissi-aule/crocefissi-aule/crocefissi-aule.html

Ora, dico io, se persone del mondo condannano senza mezzi termini delle decisioni di singoli o di governi che secondo loro violano certi diritti, quanto più i ministri di Dio, e in generale i Cristiani, devono condannare tutte quelle decisioni che vanno contro la Parola di Dio. Non mi pare che le persone citate qua sopra abbiano usato la formula ‘La decisione va rispettata, ma non possiamo condividerla’. No, perché non solo rifiutano di condividerla, ma rifiutano anche di rispettarla.
Quindi io ritengo che tu adottando questa espressione ‘La decisione va rispettata, ma non può essere condivisa’, in merito alla decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali, decisione che va apertamente contro la legge di Dio, e quindi è condannata da Dio, ti sei comportato con molto meno coraggio di quanto facciano tante persone del mondo quando devono esprimere la loro riprovazione nei confronti di certe decisioni. E non solo con molto meno coraggio, ma anche con molta meno chiarezza.
I ministri di Dio devono invece portarsi virilmente, con coraggio, senza paura di niente e di nessuno, e devono riprovare con ogni franchezza le opere infruttuose delle tenebre, come facevano gli apostoli, e quando un organo ecclesiastico, come quello del Sinodo Valdese, prende una decisione del genere, devono avere il coraggio e la forza di denunciarla, di riprovarla, di condannarla, e di disprezzarla pubblicamente, SENZA SE E SENZA MA, e senza nessun giro di parole. E tu non solo questo non lo hai fatto, ma hai addirittura detto che quella decisione va rispettata. Hai detto dunque il contrario di quello che avresti dovuto dire. Non metterti a fare giri di parole, perché l’italiano lo comprendiamo bene, e sappiamo cosa significa che una decisione va rispettata!
Ma allora mi domando io: ‘Se un giorno un organo ecclesiastico di una qualche Chiesa Protestante dovesse sancire la benedizione delle coppie formate da una donna o un uomo con una bestia, o da un uomo e sua figlia, o una donna e suo figlio, in base al tuo modo di ragionare, non si dovrebbero condannare neppure queste decisioni? Anche in questo caso si dovrebbero rispettare?’ Tu forse mi dirai: ‘No, in questo caso sarebbero da condannare!’ E no, Remo, perché se sei coerente con te stesso, dovresti rispondere di sì, perché l’omosessualità è messa assieme a questi altri peccati nella Bibbia, è condannata come lo sono gli altri peccati da me menzionati qua sopra. Ma ti rendi conto allora della gravità della frase che hai detto? Ti rendi conto a cosa può portare?
Tu quindi non hai condannato la decisione del Sinodo Valdese, Remo, e mi pare di capire che non hai nessuna intenzione di farlo. Avrai certamente i tuoi interessi nel non condannarla, ma sappi che quando si antepongono i propri interessi alla dottrina di Dio, si smette di servire il Signore, perché si cerca di piacere agli uomini. Non ha forse detto l’apostolo Paolo: “Vado io forse cercando di conciliarmi il favore degli uomini, ovvero quello di Dio? O cerco io di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo” (Galati 1:10)? E’ evidente dunque che nel momento che un ministro di Dio comincia con il suo parlare e la sua condotta a piacere agli uomini, egli non serve più Cristo. Tu vuoi piacere ai tuoi fratelli Valdesi-Metodisti, lo abbiamo capito tutti noi questo. D’altronde tu sei in buoni rapporti con loro, e difatti hai pure pastori valdesi che insegnano nella Facoltà Pentecostale di Aversa, e non hai intenzione di rinunciare ad essi! E’ quindi inevitabile che tu abbia deciso di adottare questo linguaggio ambiguo, non aggressivo (già perché il nostro linguaggio per te è ‘aggressivo’, ma hai dimenticato che lo era anche quello di Gesù e degli apostoli quando riprovavano il male), non chiaro, che peraltro getta scompiglio in quelle famiglie di credenti dove ci sono persone omosessuali, che adesso si sentiranno dire: ‘Ma pure il pastore Remo Cristallo ha detto che rispetta la decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali: perché dunque non rispettate la mia decisione di essere omosessuale e di farmi benedire assieme al mio ‘compagno’ da un pastore Valdese?’
Credo che tu non immagini neppure i danni che queste tue stolte parole produrranno nel tempo, perché costituiscono del lievito malvagio che farà lievitare tutta la pasta. Non ti illudere, queste tue parole costituiscono un incoraggiamento alla pratica omosessuale, appunto perché tu dici che la decisione del Sinodo Valdese va rispettata. E quello che hai detto per chiarire il tuo pensiero non ha affatto risolto il problema, perché non hai rinnegato quello che hai detto nell’intervista.

Tu infatti dici: ‘Noi siamo su posizioni teologiche contrarie alla benedizione delle coppie omosessuali’. E che significa questo? Non significa mica che voi condannate quella decisione! Che voi avete una posizione teologica contraria, lo si sapeva, ma il problema sussiste perché voi non dite di DETESTARE, ODIARE, RIGETTARE, RIPROVARE NELLA MANIERA PIU’ FORTE POSSIBILE la decisione dei Valdesi di benedire le coppie omosessuali.
Quello che voglio dire è che non è affatto soddisfacente questo tuo modo di parlare, perché in base all’esempio che ci hanno lasciato prima i profeti, e poi Gesù e gli apostoli, queste affermazioni che contrastano la verità vanno riprovate energicamente, e severamente. Paolo disse infatti a Tito in merito a coloro che insegnavano cose perverse: “Riprendili perciò severamente, affinché siano sani nella fede, non dando retta a favole giudaiche né a comandamenti d’uomini che voltan le spalle alla verità” (Tito 1:13-14). E noi non vediamo nessuna severità nelle tue parole contro i Valdesi-Metodisti che hanno preso questa aberrante decisione!

Tu dici ‘non è nel nostro stile’; male, molto male, perché questo significa che voi non seguite lo stile di Gesù e neppure quello degli apostoli. E’ ora dunque che cambiate stile.

Tu dici anche: ‘le stesse cose possono essere dette anche con tono pacato senza per questo togliere forza alla verità e alla decisione con la quale si dicono’, ma il problema qua è che tu non hai detto le stesse cose che diciamo noi, o meglio che dice la Parola di Dio, su tale decisione dei Valdesi, ma con tono pacato, ma hai detto altre cose, cose che non si devono per niente dire né in maniera ‘aggressiva’ e neppure ‘con tono pacato’. Hai capito sì o no?

Ascolta, dunque, io ti esorto a fare un comunicato in cui dici espressamente una frase del genere ‘Condanniamo la decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali, in quanto aberrante, contraria alla legge santa di Dio’. Fallo, per amore della verità e dei santi, altrimenti porterai la pena di queste tue parole stolte.

E sappi che fino a che avrò un alito di vita, e fino a che non la condannerai, quando ne avrò l’opportunità condannerò la tua dichiarazione. E con me faranno questo tutti quelli che temono Dio e rispettano il Suo nome.

Ti saluto nel Signore

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://lanuovavia.org/giacintobutindaro/2010/09/27/lettera-di-remo-cristallo-e-mia-risposta/

Settimana ecumenica con Massimo Aquilante, presidente della FCEI

Celebrazione liturgica ecumenica vissuta con la comunità della parrocchia di San Giovanni di Avezzano il 18 gennaio 2011. Ad essa hanno partecipato il vescovo dei Marsi Pietro Santoro, il prete ortodosso Daniel Mititelu, il parroco don Franco Tallarico, e il pastore metodista Massimo Aquilante, che è il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). Ascoltate quest’ultimo in particolare al minuto 30, quando durante la preghiera comune dice: ‘…. Cristo è la nostra pace, Egli ci ha riconciliati al Padre come unico corpo sulla croce, ci raduniamo nel Suo nome, e condividiamo la Sua pace. La pace del Signore sia sempre con voi’. Ecco come si svolgono le riunioni ecumeniche a cui partecipano anche tanti pastori pentecostali, tra cui Edoardo Piacentini. Qui i pastori che vi partecipano si sentono ed affermano di essere ‘un solo corpo’ con gli idolatri Cattolici Romani, e quindi rifiutano di evangelizzarli affinchè si ravvedano, e si convertano dagli idoli al Signore Gesù Cristo, uscendo dalla Chiesa Cattolica Romana. Nessuno di costoro vi seduca con vani ragionamenti.
Ravvedetevi e convertitevi voi – sia pastori pentecostali che non pentecostali – che vi siete dati all’ecumenismo con la Chiesa Cattolica Romana. Tornate alla Parola di Dio dalla quale vi siete allontanati. E a voi che frequentate queste Chiese Evangeliche condotte da pastori ecumenici dico: ‘Uscitevene, esse calpestano la Parola di Dio e sono destinate ad andare di male in peggio’.

Giacinto Butindaro

Settimana ecumenica from Angelo Croce on Vimeo.

Tratto da : http://lanuovavia.org/giacintobutindaro/2011/02/07/settimana-ecumenica-con-massimo-aquilante-presidente-della-fcei/

 

Veglia ecumenica a Bologna

Dal 18 al 25 gennaio si tiene in tutto il mondo una settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Qui siamo presso il locale di culto della Chiesa Evangelico-Metodista di Via Venezian a Bologna, dove martedì sera si è tenuta una veglia ecumenica di preghiera. Notate in particolare il ‘pastore’ metodista con tanto di capelli lunghi e vistoso orecchino, e il pastore della Chiesa Evangelica della Riconciliazione che è una Chiesa Pentecostale. Che dire? Uno scandalo e una vergogna. A proposito, quando sentite dire a qualche astuto ‘pastore’ pentecostale che frequenta questo tipo di riunioni per l’unità dei Cristiani, che lui è si è recato là ad evangelizzare e non per fare ecumenismo, tenete bene a mente le cose che vedete e sentite in questo video per turargli la bocca.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://lanuovavia.org/giacintobutindaro/2011/01/21/veglia-ecumenica-a-bologna/