Non consultate l’oroscopo, è un inganno del diavolo

astrologia-oroscopo-02L’astrologia sostiene che il carattere dell’uomo nei suoi vari aspetti, la sua salute e il suo destino dipendono dall’aspetto che aveva il cielo quando è nato, in altre parole dalla posizione che avevano le stelle e i pianeti nel momento della sua nascita. Questa posizione viene indicata con il termine ‘oroscopo di nascita’; per cui quando qualcuno va a farsi fare l’oroscopo di nascita gli viene fatto sapere dall’astrologo qual’era l’aspetto del cielo all’atto della sua nascita con le relative e preordinate fortune e sfortune che da esso – secondo loro – dipendono. Quando invece la persona si va a far fare ‘l’oroscopo orario’, l’astrologo basandosi sull’aspetto che aveva il cielo al momento in cui il cliente gli dice essere sorto il problema dopo avere messo assieme tanti dati e fatti i necessari collegamenti tra di essi (che sono molto complicati), gli dice quale sarà l’esito e gli dà la soluzione del problema. Naturalmente gli astrologi non interpretano l’aspetto del cielo nella stessa maniera, per cui l’oroscopo di nascita fatto da uno è diverso da quello fatto da un’altro sulla stessa persona; la stessa cosa va detta dell’oroscopo orario e questo perchè ognuno ha il suo metodo di interpretare il cielo!
L’astrologia praticamente afferma che il destino dell’uomo è influenzato direttamente dalla posizione delle stelle e dei pianeti; ecco una citazione astrologica a tale proposito: ‘Anno, giorno, ora della vostra nascita decidono assolutamente sull’avvenire dei vostri progetti, dei vostri sforzi, delle vostre speranze; tutti gli esperti in materia sono concordi su tale punto. Secoli di studi provano che le predizioni fatte su basi esatte sono d’un’esattezza sconcertante’. Detto in altre parole, sono i pianeti e le stelle a decidere il nostro destino; quello che faremo, quello che saremo, dove andremo dipende totalmente dagli astri perché essi sono i padroni della nostra vita; quindi gli astrologi credono nella predestinazione, ma in una predestinazione astrale. Ma l’astrologia pretende pure di risolvere i problemi delle persone; ecco delle eloquenti dichiarazioni che lo confermano: ‘Quali che siano i vostri problemi – amore, denaro, matrimonio, professione, salute, vocazione, educazione dei figli, alloggio, posizione, ingaggio, ricerca d’impiego, operazioni di borsa – qualsiasi problema in breve, della vita quotidiana, l’astrologia scientifica può risolverlo e condurvi ad una felice soluzione’; ‘Se vi preoccupa seriamente una questione, notate l’ora o il minuto in cui il problema s’è posto, per la prima volta, a voi: fate l’oroscopo ed ogni dubbio sarò tolto all’istante. Cinque minuti, e si saprà infallibilmente se la cosa riuscirà o no; se è prudente o no, d’accettare l’offerta fattavi’!
Le sopra citate dichiarazioni significano che l’astrologia può tutto e sa tutto; di essa ci si può fidare a occhi chiusi perché costituisce una sicurezza infatti predice con estrema certezza il destino dell’uomo e per qualsiasi problema che venga a crearsi nella vita è in grado di risolverlo e dare una risposta sicura che fa svanire ogni dubbio ad ogni interrogativo che l’uomo può porsi a riguardo delle cose della vita; e come riesce a fare tutto questo? Mettendosi a fare delle misurazioni sulla volta celeste, e dando specifiche interpretazioni alla posizione delle stelle e dei pianeti. Ma tutto ciò è falso, è un impostura generata dal diavolo, una trappola.
Alla luce delle sacre Scritture infatti le stelle, il sole, la luna, e i pianeti non possono in nessuna maniera influire sul carattere e sul destino dell’uomo e delle nazioni. Non importa quale sia la loro posizione in determinati momenti essi non possono in nessuna maniera fissare il carattere e il destino degli individui. La Scrittura insegna che il sole, la luna, le stelle, e i pianeti sono stati creati da Dio (cfr. Is. 40:26; Sal. 148:3-6), ma nello stesso tempo essa ci mette in guardia dal metterci a pensare che osservando la loro posizione si possa stabilire il futuro. Ecco come essa si esprime: “Tu sei stanca di tutte le tue consultazioni; si levino dunque quelli che misurano il cielo, che osservano le stelle, che fanno pronostici ad ogni novilunio, e ti salvino dalle cose che ti piomberanno addosso! Ecco, essi sono come stoppia; il fuoco li consuma…” (Is. 47:13,14). Le cose sono molto chiare; cercare di leggere il futuro nostro o quello degli altri nel cielo è una follia, una vanità. Comunque nel cielo che sta sopra di noi si possono ‘leggere’ molte cose; per esempio vi si può ‘leggere’ la infinita potenza di Dio, la sua perfezione, la sua immensa sapienza, la sua bontà, la sua fedeltà, la sua giustizia. In altre parole, guardando queste opere di Dio che stanno sospese nel nulla sopra il nostro capo e meditando su di esse noi vediamo le perfezioni invisibili del Creatore (cfr. Rom. 1:18-21). Ma allora se il futuro dell’uomo e delle nazioni non si può leggere nel cielo dove lo si può leggere? Nella Scrittura, in essa infatti troviamo scritto che cosa aspetta il giusto e l’empio sia mentre sono in vita che dopo morti (per il giusto leggi Is. 3:10; Sal. 23 e 112; Is. 57:1,2; Ap. 6:9; per l’empio Is. 3:11; Sal. 32:10; 9:17; Luca 16:22-31), e troviamo scritto che cosa avverrà alle nazioni negli ultimi giorni (cfr. Ap. cap. 17-20; Matt. 24:7,8; Luca 21:10,11). Naturalmente in questo caso mi riferisco al futuro in termini generali, perché per conoscere un evento particolare che si verificherà nella vita di un individuo (la nascita di un figlio, la morte di qualcuno, ecc.) o in una nazione (un terremoto, una carestia, una pestilenza, una guerra) in tempi più o meno brevi è necessario ricevere da Dio una rivelazione, ossia una parola di sapienza (cfr. Luca 1:13-17; Atti 5:9; 1 Re 14:7-12; Atti 21:10,11; Atti 11:27,28). Il futuro degli uomini è già stato fissato da Dio: è lui che guida sia il singolo che le nazioni intere nella direzione da lui voluta per adempiere i suoi meravigliosi disegni. E questo anche se l’uomo non comprende come Egli faccia, come sia possibile che in mezzo a tanta confusione che esiste su questo pianeta Egli riesca a fare sì che il suo piano sia verso il singolo che verso le nazioni intere sussista.
Alcuni passi ora che mostrano che è da Dio che dipendono le vie del singolo e perciò di tutti gli uomini che sono sulla faccia della terra: “Da lui dipendono chi erra e chi fa errare” (Giob. 12:16); “I passi dell’uomo li dirige l’Eterno; come può quindi l’uomo capir la propria via?” (Prov. 20:24); “Il cuore del re, nella mano dell’Eterno, è come un corso d’acqua; egli lo volge dovunque gli piace” (Prov. 21:1); “Il cuor dell’uomo medita la sua via, ma l’Eterno dirige i suoi passi” (Prov. 16:9); “O Eterno, io so che la via dell’uomo non è in suo potere, e che non è in potere dell’uomo che cammina il dirigere i suoi passi” (Ger. 10:23); “..non hai glorificato l’Iddio che ha nella sua mano il tuo soffio vitale, e da cui dipendono tutte le tue vie” (Dan. 5:23). Vi esorto ad andarvi a leggere in particolare la storia di Giuseppe, figlio di Giacobbe, e la storia di Gesù di Nazareth, per vedere come Dio guida i passi sia dei giusti che dei malvagi per adempiere i suoi disegni. O profondità della sapienza e della conoscenza di Dio. Quanto incomprensibili sono le sue vie!
Come si può ben vedere, quindi il destino dell’uomo è Dio a deciderlo e non l’anno, il mese, il giorno e l’ora della nascita della persona come invece affermano gli astrologi. Se fosse il tempo della nascita a stabilire il destino dell’uomo allora si dovrebbe dedurre che delle persone nate nello stesso anno, mese e giorno avranno lo stesso destino; ma le cose non stanno affatto così perché i fatti lo dimostrano chiaramente, difatti ci sono persone nella stessa nazione o nella stessa città nate lo stesso giorno ma che nella vita hanno avuto un destino totalmente diverso l’uno dall’altro. Niente di nuovo sotto il sole perché anche Esaù e Giacobbe nacquero lo stesso giorno ma nella vita ebbero un destino diverso l’un dall’altro; già nell’occupazione terrena si contraddistinsero secondo che è scritto: “I due fanciulli crebbero, ed Esaù divenne un esperto cacciatore, un uomo di campagna, e Giacobbe un uomo tranquillo, che se ne stava nelle tende” (Genesi 25:27); e poi anche i fatti della loro vita furono completamente diversi, basta solo pensare alla lunga permanenza di Giacobbe in Mesopotamia, per rendersi conto di questo, e soprattutto al fatto che Giacobbe che era il secondogenito acquistò il diritto di primogenitura da Esaù quando questi glielo vendette e per questo Esaù divenne suo servitore. Quest’ultimo fatto (vale a dire che Esaù sarebbe diventato servitore di Giacobbe) fu espressamente rivelato da Dio a Rebecca prima che i bambini nascessero.
Ancora oggi Dio ha predestinato delle persone nate nello stesso anno, nello stesso mese, giorno ed ora, a svolgere dei ruoli differenti in questo mondo; l’uno sarà un capo di stato o un’autorità nazionale o locale, l’altro sarà un profeta nella casa di Dio, l’altro un pastore, l’altro un’apostolo, un’altro ancora sarà un ingegnere, l’altro un muratore e così via. Gli astrologi dunque ingannano loro stessi e le persone quando pretendono di predire in base all’aspetto del cielo il destino dell’uomo perché esso è già segnato da Dio e non si legge affatto nel cielo, cioè sugli astri celesti, perché esso è scritto nei libri celesti che Dio solo conosce. Quelli sono i libri che bisognerebbe consultare per sapere prima che la persona nasca quale sarà il suo destino; qui per destino ci limitiamo a intendere l’occupazione terrena, (ministro del Vangelo, operaio, banchiere, muratore, industriale, autorità pubblica ecc.) che adempirà per decreto di Dio, e non i libri degli astrologi che contengono menzogne a non finire; ma i libri celesti non sono accessibili. In taluni casi Dio però può pure fare sapere innanzi l’occupazione di una persona; e quando lo fa, la sua predizione si adempie. Ma rimane il fatto che l’aspetto del cielo alla nascita non influisce in nulla su tutto ciò.
Gli astrologi affermano che gli astri decidono anche il carattere e la salute e l’aspetto esteriore che gli uomini avranno durante la loro vita terrena; è superfluo che io mi dilunghi a confutare quest’altra diavoleria. Mi limito a dire che anche in questi casi Dio regna incontrastato sugli uomini e che gli astri non decidono proprio nulla.
Adesso esaminiamo ‘l’oroscopo orario’ che pretende di potere guidare la persona a prendere la giusta decisione nelle cose della vita e di dare la soluzione di un problema sorto all’improvviso di cui la persona vuole sapere l’esito; anche in questo caso gli astrologi si affidano agli astri per rispondere ai quesiti delle persone. Ci limitiamo a dire che sia il comporta¬mento degli astrologi che quello di coloro che li vanno a consultare quando sono incerti sulla decisione da prendere o si trovano nei problemi è una follia; per il semplice fatto che la posizione degli astri non può in nessuna maniera suggerire la decisione giusta da prendere o influire sulla soluzione del problema, di qualsiasi genere esso sia.
Solo Dio ci può dire quale è la decisione giusta da prendere quando siamo incerti su qualche cosa; e questo egli lo fa ogni qual volta dobbiamo prendere delle decisioni, secondo che è scritto: “Guiderà i mansueti nella giustizia, insegnerà ai mansueti la sua via… Chi è l’uomo che tema l’Eterno? Ei gl’insegnerà la via che deve scegliere” (Salmo 25:9,12).
Anche nel caso ci si trovi nel bisogno materiale di qualche cosa; di salute fisica, di denaro, di una casa, di una moglie, di figli, di una macchina, e di qualsiasi altra cosa, rivolgersi agli astrologi costituisce una follia perché gli astri non possono proprio fare nulla in nostro favore; v’è una persona che può risolvere i problemi, ed è Dio. Ed è a Lui che noi siamo chiamati a rivolgerci nei nostri problemi, che preferiamo chiamare di¬strette. Dice Dio infatti: “Invocami nel giorno della distretta: e io te ne trarrò fuori” (Salmo 50:15); ed ancora: “Invocami, e io ti risponderò, e t’annunzierò cose grandi e impenetrabili, che tu non conosci” (Geremia 33:3).
Sei malato e vuoi la salute? Chiedila a Dio, lui è colui che ti guarisce da ogni infermità. Hai bisogno di una moglie? rivolgiti a Dio. Hai ricevuto la lettera di sfratto e ti vedi già in mezzo alla strada senza sapere dove andare? Rivolgiti a Dio. Hai bisogno di denaro e non sai come fare? Rivolgiti a Dio, lui supplisce pure a questo tipo di bisogno. Forse sei disoccupato e non vedi via di sbocco nel posto dove abiti? Rivolgiti a Dio; lui dai suoi tesori fa uscire fuori pure il lavoro per chi ne ha bisogno. Forse vorresti dei figli ma tua moglie non te ne può dare perché è sterile? O uomo, non ti preoccupare; rivolgiti anche in questo caso a Dio, perché i figli li dà lui.
E che dirò ancora? il tempo verrebbe meno se mi mettessi a dire tutti gli altri bisogni della vita in cui ci si deve rivolgere a Dio sapendo che Lui può supplire ad essi.
Ma veniamo a quelle situazioni in cui uno ha bisogno di sapere come comportarsi giustamente: hai bisogno di sapere come educare i tuoi figli? Leggi la Parola di Dio; essa te lo dirà. Hai bisogno di sapere come ti devi comportare con tua moglie? Leggi la Parola di Dio ed essa ti dirà anche questo. Hai bisogno di sapere come ti devi comportare con il tuo padrone o col collega di lavoro che ti tratta male? Leggi la Parola di Dio ed essa te lo dirà. Vuoi sapere come adoperare saggiamente il denaro che guadagni? Leggi la Parola e vedrai che essa ti guiderà pure in questo, ed eviterai tanti sperperi. La Parola di Dio è “una lampada splendente in luogo oscuro” (2 Pietro 1:19), ed una lampada al nostro piede e una luce sul nostro sentiero (cfr. Salmo 119:105); seguire i suoi comandamenti è imperativo per vedere buoni giorni e prendere piacere nella vita.
Il nostro discorso si è voluto centrare sull’avere piena fiducia in Dio e pregarlo, e consultare la sua Parola scritta perché è questa la via maestra da seguire nella nostra vita in ogni distretta. Ribadiamo anche per esperienza che chi si attiene a questa via vedrà la potente mano di Dio assisterlo e benedirlo e constaterà come solo Dio ha il potere di mutare le circostanze della sua vita in suo favore, e la saggezza per guidarlo rettamente in ogni situazione difficile della sua vita.
Va da sè, fratelli, quindi che noi non ci dobbiamo affidare all’astrologia. Schivate l’oroscopo sapendo che esso porta l’uomo lontano dalla fede in Dio e riprovatelo facendo uso delle Scritture: l’oroscopo è un inganno del diavolo.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2013/10/01/non-consultate-loroscopo-e-un-inganno-del-diavolo/

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Lirio Porrello e la Cena del Signore

Lirio Porrello, pastore della Chiesa ‘Parola della Grazia’ di Palermo, durante il culto di domenica 4 luglio 2010, ha predicato sulla cena del Signore.

Nello spiegare le parole di Paolo: “Per questa cagione molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono” (1 Corinzi 11:30), dice giustamente che molti erano malati e morivano perchè non discernevano il corpo del Signore, ma secondo lui il discernere il corpo del Signore ha a che fare con la guarigione. Ecco che cosa dice in sostanza, che discernere il corpo del Signore ‘è un’espressione che ha a che fare con la nostra guarigione’. E come cerca di dimostrarlo questo? Citando queste parole che Dio disse al popolo d’Israele una volta che era uscito dall’Egitto: “Se ascolti attentamente la voce dell’Eterno, ch’è il tuo Dio, e fai ciò ch’è giusto agli occhi suoi e porgi orecchio ai suoi comandamenti e osservi tutte le sue leggi, io non ti manderò addosso alcuna delle malattie che ho mandate addosso agli Egiziani, perché io sono l’Eterno che ti guarisco” (Esodo 15:26), e spiegandole in questa maniera: ‘Da queste parole si comprende che la promessa di guarigione non dipende dai nostri comportamenti e che per guarirci Dio si aspetta solo che spendiamo del tempo alla Sua presenza, che Lo ascoltiamo e in fede mettiamo in pratica la Sua Parola. Le leggi di cui parla, per noi che siamo sotto la grazia sono compendiate nell’unico comandamento dell’amore. Ne deriva che persone dal comportamento discutibile ma piene di fede ricevono guarigione ed altre dal comportamento ineccepibile ma senza fede non ricevono nulla, perché la grazia di Dio non dipende dai meriti personali’. E difatti – lui dice – che dopo che gli Ebrei uscirono dall’Egitto ‘sperimentarono un lungo periodo di buona salute. Nei quarant’anni di deserto non conobbero la malattia; nessuno era fiacco, nessuno vacillava’, e perchè potè verificarsi un simile fenomeno? Perchè prima di uscire dall’Egitto avevano mangiato l’agnello pasquale. Ascoltate le sue parole: ‘Prima di uscire dall’Egitto essi celebrarono per la prima volta la Pasqua e secondo l’ordine di Dio ogni famiglia mangiò l’agnello sacrificato assieme ad erbe amare. Il sangue dell’agnello, sparso sull’architrave e sugli stipiti della porta, protesse e preservò dalla morte tutti quelli che si trovavano all’interno della casa a prescindere dalla loro condotta e dalla loro nazionalità, visto che vi si potevano trovare anche persone non ebree. La protezione dipese esclusivamente dal sangue di un agnello innocente che era stato sparso sulle porte e che prefigurava quello dell’Agnello di Dio. Tutto questo trova un corrispettivo nel Nuovo Testamento, infatti noi non siamo stati salvati in funzione della nostra condotta o delle nostre opere, ma solo in virtù del sangue di Cristo, che è stato sparso per la nostra redenzione eterna. Gli Ebrei mangiarono il corpo dell’agnello con lo strabiliante effetto che da quel momento, per quarant’anni, nessuno si ammalò e nessuno fu debole, non perché si comportassero bene, ma perché avevano mangiato l’agnello e confidavano che l’averlo mangiato garantiva loro la salute. Il tempo trascorso nel deserto raffigura quello della nostra vita ed anche per noi vale la promessa che mangiando l’Agnello, per fede, possiamo vivere senza malattie’.

Quindi quando la Bibbia dice che presso i Corinzi molti si ammalavano o morivano, perchè non discernevano il corpo del Signore, vuole dire che ciò avveniva perchè i Corinzi non discernevano che il corpo del Signore era stato dato per la nostra guarigione fisica. Ecco le parole di Porrello: ‘Si può mangiare e bere indegnamente nel momento in cui non si comprende il valore di ciò che si mangia, non si capisce che come il sangue è stato versato per la nostra redenzione, il corpo è stato dato per la nostra guarigione, e si partecipa alla Santa Cena privandola del Suo vero significato e riducendola ad uno sterile rito. La Bibbia ci spiega perché molti si ammalano e molti muoiono. Possibilmente noi siamo portati a pensare che questo avvenga a causa del peccato, ma anche se il peccato impedisce la comunione con Dio e può avere conseguenze, qui l’apostolo Paolo non collega la malattia o la morte prematura al peccato, ma al fatto che non si discerne il motivo per cui Dio vuole che partecipiamo al pane e al corpo del Signore: quello di guarirci! Se partecipiamo alla Santa Cena credendo di partecipare a un rito, come tutti i riti risulterà privo di potenza e non riceveremo nessuna guarigione, ma se comprendiamo che Gesù ha dato il Suo corpo per guarirci e ci accostiamo alla Sua Mensa con fede, allora possiamo essere sanati. Il pane che prendiamo rappresenta il corpo di Gesù e se noi crediamo che è stato offerto per la nostra guarigione, per questa fede riceviamo guarigione. La Santa Cena non è un momento di giudizio e di condanna, ma di grazia e di benedizione. L’esame di noi stessi che siamo esortati a compiere non ha lo scopo di mettere a fuoco i nostri errori e farci cadere nel senso di colpa e d’indegnità, ma di mettere a fuoco la nostra fede, la sola cosa che non dobbiamo sottovalutare o trascurare, perché da essa dipende come vivremo: se tra acciacchi e malattie o in buona salute fino alla fine’.

Da: http://www.paroladellagrazia.it/

Ora, ci sono diverse cose non vere alla luce della Parola di Dio in questo discorso di Porrello.

Innanzi tutto non è vero che ‘che la promessa di guarigione non dipende dai nostri comportamenti e che per guarirci Dio si aspetta solo che spendiamo del tempo alla Sua presenza, che Lo ascoltiamo e in fede mettiamo in pratica la Sua Parola. Le leggi di cui parla, per noi che siamo sotto la grazia sono compendiate nell’unico comandamento dell’amore. Ne deriva che persone dal comportamento discutibile ma piene di fede ricevono guarigione ed altre dal comportamento ineccepibile ma senza fede non ricevono nulla, perché la grazia di Dio non dipende dai meriti personali’.

Spieghiamo perchè. Certamente la guarigione fisica mediante la fede in Cristo è ancora per oggi, ma nella vita di un credente non dipende solo dalla fede in quanto dipende sia dalla nostra condotta e sia dalla volontà di Dio. Vediamo di spiegarlo con la Parola di Dio.

L’apostolo Giovanni, e quindi uno dei dodici apostoli, dice nella sua epistola: “Diletti, se il cuor nostro non ci condanna, noi abbiam confidanza dinanzi a Dio; e qualunque cosa chiediamo la riceviamo da Lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciam le cose che gli son grate. E questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del suo Figliuolo Gesù Cristo, e ci amiamo gli uni gli altri, com’Egli ce ne ha dato il comandamento” (1 Giovanni 3:21-23).
Come potete vedere, noi riceveremo qualsiasi cosa chiediamo a Dio, compresa la guarigione quindi, a condizione che osserviamo i comandamenti di Dio e facciamo le cose che gli sono grate. E i comandamenti sono quello di credere in Gesù Cristo, e quello di amarci gli uni gli altri. Che significa ‘amarsi gli uni gli altri’, se non aiutare il nostro fratello che si trova nel bisogno, riprenderlo quando pecca contro di noi, perdonarlo quando si pente di un peccato che ha commesso contro di noi e ci chiede perdono, sopportare le sue debolezze, consolarlo quando è afflitto e così via? Ma se un fratello si comporta spietatamente verso un altro suo fratello, come potrà dire di mettere in pratica il comandamento ‘amatevi gli uni gli altri’? E come potrà ottenere da Dio quello che gli ha chiesto, inclusa la guarigione quindi, dato che non osserva questo comandamento e non fa ciò che è giusto nel cospetto di Dio? In altre parole, come potrà un credente pensare di ottenere guarigione se disprezza il suo fratello, lo sfrutta, lo angaria, e lo maltratta? La Bibbia quindi non mi autorizza a dire ‘la promessa di guarigione non dipende dai nostri comportamenti’, perchè dipende eccome. E poi è un controsenso dire che l’ottenimento della guarigione non dipende dai nostri comportamenti e poi dire che ‘Le leggi di cui parla [Dio nell’esodo], per noi che siamo sotto la grazia sono compendiate nell’unico comandamento dell’amore’, e questo perchè Paolo dice che l’amore non fa male alcuno al prossimo (Romani 13:10), per cui se un credente fa del male ad altri credenti non sta mettendo in pratica il comandamento dell’amore, e la sua condotta è riprovevole. E poi parlando in questa maniera, si incoraggiano i credenti a non comportarsi in maniera degna di Dio, perchè tanto la guarigione non dipende dai nostri comportamenti! Ma che disse Gesù a quell’uomo che era infermo da trentotto anni, dopo che lo guarì? ” Ecco, tu sei guarito; non peccar più, che non t’accada di peggio” (Giovanni 5:14). E quindi lo avvertì che se avesse continuato a peccare, il giudizio di Dio si sarebbe abbattuto su di lui. Quindi la nostra guarigione o salute dipende dalla nostra condotta, e non soltanto dalla nostra fede. E questo si accorda con le parole del profeta che dice: “Grida a piena gola, non ti rattenere, alza la tua voce a guisa di tromba, e dichiara al mio popolo le sue trasgressioni, e alla casa di Giacobbe i suoi peccati! Mi cercano ogni giorno, prendon piacere a conoscer le mie vie; come una nazione che avesse praticato la giustizia e non avesse abbandonata la legge del suo Dio, mi domandano de’ giudizi giusti, prendon piacere ad accostarsi a Dio. ‘Perché, dicono essi, quando abbiam digiunato, non ci hai tu avuto riguardo?’ ‘Perché quando abbiamo afflitte le anime nostre, non v’hai tu posto mente?’ Ecco, nel giorno del vostro digiuno voi fate i vostri affari, ed esigete che sian fatti tutti i vostri lavori. Ecco, voi digiunate per litigare, per questionare, e percuotere empiamente col pugno; oggi, voi non digiunate in modo da far ascoltare la vostra voce in alto. È questo il digiuno di cui io mi compiaccio? il giorno in cui l’uomo affligge l’anima sua? Curvar la testa come un giunco, sdraiarsi sul sacco e sulla cenere, è egli questo che tu chiami un digiuno, un giorno accetto all’Eterno? Il digiuno di cui mi compiaccio non è egli questo: che si spezzino le catene della malvagità, che si sciolgano i legami del giogo, che si lascino liberi gli oppressi, e che s’infranga ogni sorta di giogo? Non è egli questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame, che tu meni a casa tua gl’infelici senz’asilo, che quando vedi uno ignudo tu lo copra, e che tu non ti nasconda a colui ch’è carne della tua carne? Allora la tua luce spunterà come l’aurora, e la tua guarigione germoglierà prontamente; la tua giustizia ti precederà, e la gloria dell’Eterno sarà la tua retroguardia. Allora chiamerai, e l’Eterno ti risponderà; griderai, ed egli dirà: ‘Eccomi!’ Se tu togli di mezzo a te il giogo, il gesto minaccioso ed il parlare iniquo; se l’anima tua supplisce ai bisogni dell’affamato, e sazi l’anima afflitta, la tua luce si leverà nelle tenebre, e la tua notte oscura sarà come il mezzodì; l’Eterno ti guiderà del continuo, sazierà l’anima tua ne’ luoghi aridi, darà vigore alle tue ossa; e tu sarai come un giardino ben annaffiato, come una sorgente la cui acqua non manca mai” (Isaia 58:1-11). Avete notato a quali condizioni la nostra guarigione germoglierà prontamente?

L’altra condizione necessaria per la nostra guarigione, è che essa rientri nella volontà di Dio verso di noi, infatti sempre Giovanni dice: “E questa è la confidanza che abbiamo in lui: che se domandiamo qualcosa secondo la sua volontà, Egli ci esaudisce; e se sappiamo ch’Egli ci esaudisce in quel che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo domandate” (1 Giovanni 5:14-15). Qualcuno dirà: ‘Può dunque accadere che la guarigione non rientri nella volontà di Dio?’ Certo, questo per esempio è il caso di quei credenti malati fisicamente che Dio ha deciso di prendere con sè in gloria. Si sono ammalati di quella malattia che li deve portare alla morte, in quanto così Dio ha decretato verso di loro. Ricordiamoci che il profeta Eliseo “cadde malato di quella malattia che lo dovea condurre alla morte” (2 Re 13:14). Quindi la malattia è un mezzo che Dio usa per porre termine alla vita terrena anche di suoi figliuoli.

Non corrisponde al vero neppure che gli Ebrei, dopo che uscirono dall’Egitto ‘sperimentarono un lungo periodo di buona salute. Nei quarant’anni di deserto non conobbero la malattia; nessuno era fiacco, nessuno vacillava’, in quanto la Bibbia dice sì che quando Dio fece uscire gli Israeliti dall’Egitto “non vi fu alcuno, fra le sue tribù, che fosse fiacco” (Salmo 105:37), ma non dice che gli Israeliti nel deserto non videro la malattia per quaranta anni. E difatti Dio colpì nel deserto gli Israeliti anche con delle piaghe quando questi peccarono contro di lui, in adempimento alle parole che gli aveva detto: “Se ascolti attentamente la voce dell’Eterno, ch’è il tuo Dio, e fai ciò ch’è giusto agli occhi suoi e porgi orecchio ai suoi comandamenti e osservi tutte le sue leggi, io non ti manderò addosso alcuna delle malattie che ho mandate addosso agli Egiziani, perché io sono l’Eterno che ti guarisco” (Esodo 15:26). Ecco alcuni di questi casi: quando Dio provvide al popolo la carne che essi avevano chiesta, è scritto che “ne avevano ancora la carne fra i denti e non l’avevano peranco masticata, quando l’ira dell’Eterno s’accese contro il popolo, e l’Eterno percosse il popolo con una gravissima piaga” (Numeri 11:33), ed ancora: “Ed egli dette loro quel che chiedevano, ma mandò la consunzione nelle loro persone” (Salmo 106:15), e la consunzione è un ‘lento deperimento con affievolimento di tutte le funzioni organiche’; e il giorno dopo che Dio fece morire Kore, Dathan e Abiram e le loro famiglie, con altri duecentocinquanta uomini, per la loro ribellione, avvenne che “tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele mormorò contro Mosè ed Aaronne dicendo: ‘Voi avete fatto morire il popolo dell’Eterno’. E avvenne che, come la raunanza si faceva numerosa contro Mosè e contro Aaronne, i figliuoli d’Israele si volsero verso la tenda di convegno; ed ecco che la nuvola la ricoprì, e apparve la gloria dell’Eterno. Mosè ed Aaronne vennero davanti alla tenda di convegno. E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo: ‘Toglietevi di mezzo a questa raunanza, e io li consumerò in un attimo’. Ed essi si prostrarono con la faccia a terra. E Mosè disse ad Aaronne: ‘Prendi il turibolo, mettivi del fuoco di sull’altare, ponvi su del profumo, e portalo presto in mezzo alla raunanza e fa’ l’espiazione per essi; poiché l’ira dell’Eterno è scoppiata, la piaga è già cominciata’. E Aaronne prese il turibolo, come Mosè avea detto; corse in mezzo all’assemblea, ed ecco che la piaga era già cominciata fra il popolo; mise il profumo nel turibolo e fece l’espiazione per il popolo. E si fermò tra i morti e i vivi, e la piaga fu arrestata. Or quelli che morirono di quella piaga furono quattordicimila settecento, oltre quelli che morirono per il fatto di Kore. Aaronne tornò a Mosè all’ingresso della tenda di convegno e la piaga fu arrestata” (Numeri 16:41-50). E poi evidentemente, Porrello si è dimenticato pure di Maria, la sorella di Mosè, che fu colpita da Dio con la lebbra perchè aveva peccato contro Mosè parlando contro di lui, secondo che è scritto: “Maria ed Aaronne parlarono contro Mosè a cagione della moglie Cuscita che avea preso; poiché avea preso una moglie Cuscita. E dissero: ‘L’Eterno ha egli parlato soltanto per mezzo di Mosè? non ha egli parlato anche per mezzo nostro?’ E l’Eterno l’udì. Or Mosè era un uomo molto mansueto, più d’ogni altro uomo sulla faccia della terra. E l’Eterno disse a un tratto a Mosè, ad Aaronne e a Maria: ‘Uscite voi tre, e andate alla tenda di convegno’. E uscirono tutti e tre. E l’Eterno scese in una colonna di nuvola, si fermò all’ingresso della tenda, e chiamò Aaronne e Maria; ambedue si fecero avanti. E l’Eterno disse: ‘Ascoltate ora le mie parole; se v’è tra voi alcun profeta, io, l’Eterno, mi faccio conoscere a lui in visione, parlo con lui in sogno. Non così col mio servitore Mosè, che è fedele in tutta la mia casa. Con lui io parlo a tu per tu, facendomi vedere, e non per via d’enimmi; ed egli contempla la sembianza dell’Eterno. Perché dunque non avete temuto di parlar contro il mio servo, contro Mosè?’ E l’ira dell’Eterno s’accese contro loro, ed egli se ne andò, e la nuvola si ritirò di sopra alla tenda; ed ecco che Maria era lebbrosa, bianca come neve; Aaronne guardò Maria, ed ecco era lebbrosa. E Aaronne disse a Mosè: ‘Deh, signor mio, non ci far portare la pena di un peccato che abbiamo stoltamente commesso, e di cui siamo colpevoli. Deh, ch’ella non sia come il bimbo nato morto, la cui carne è già mezzo consumata quand’esce dal seno materno!’ E Mosè gridò all’Eterno, dicendo: ‘Guariscila, o Dio, te ne prego!’ E l’Eterno rispose a Mosè: ‘Se suo padre le avesse sputato in viso, non ne porterebbe ella la vergogna per sette giorni? Stia dunque rinchiusa fuori del campo sette giorni; poi, vi sarà di nuovo ammessa’. Maria dunque fu rinchiusa fuori del campo sette giorni; e il popolo non si mise in cammino finché Maria non fu riammessa al campo” (Numeri 12:1-15). Che fu Dio a colpire Maria con la lebbra lo disse Dio in questi termini: “Ricordati di quello che l’Eterno, il tuo Dio, fece a Maria, durante il viaggio, dopo che foste usciti dall’Egitto” (Deuteronomio 24:9).

Alla luce di quanto accaduto nel deserto agli Israeliti ribelli, dunque, cade tutto il discorso di Porrello sugli effetti che l’agnello pasquale aveva avuto sulla salute degli Israeliti, perchè la carne di quell’Agnello non li aveva resi affatto immuni alle malattie. Le sue parole: ‘Gli Ebrei mangiarono il corpo dell’agnello con lo strabiliante effetto che da quel momento, per quarant’anni, nessuno si ammalò e nessuno fu debole, non perché si comportassero bene, ma perché avevano mangiato l’agnello e confidavano che l’averlo mangiato garantiva loro la salute’ sono palesemente mendaci.
E di conseguenza sono mendaci anche queste altre sue parole ‘anche per noi vale la promessa che mangiando l’Agnello, per fede, possiamo vivere senza malattie’. Perchè il mangiare degnamente il pane spezzato alla cena del Signore, non assicura in nessuna maniera automaticamente la salute o la guarigione a chicchessia, perchè il pane che noi prendiamo alla Cena del Signore non è per la nostra guarigione. In altre parole, Dio vuole che noi partecipiamo alla Cena non per guarirci, ma affinché noi abbiamo comunione con il sangue ed il corpo di Cristo (cfr. 1 Corinzi 10:16), ed annunziamo la sua morte finchè Egli venga (cfr. 1 Corinzi 11:26). Per guarirci Dio ha stabilito la preghiera infatti Giacomo dice: “C’è qualcuno fra voi infermo? Chiami gli anziani della chiesa, e preghino essi su lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore; e la preghiera della fede salverà il malato, e il Signore lo ristabilirà; e s’egli ha commesso dei peccati, gli saranno rimessi. Confessate dunque i falli gli uni agli altri, e pregate gli uni per gli altri onde siate guariti; molto può la supplicazione del giusto, fatta con efficacia” (Giacomo 5:14-16).

E poi, se fosse vero quello che dice Porrello, come mangiando il pane in maniera degna ci viene assicurata la guarigione o la salute fisica per tutta la vita terrena, così anche bevendo del frutto della vigna dal calice del Signore, che rappresenta il sangue che Cristo ha versato per la remissione dei nostri peccati, ci dovrebbe essere assicurata la remissione dei peccati che abbiamo commesso. Ma la remissione dei peccati che noi commettiamo non ci è assicurata dal bere il calice del Signore, ma dalla fede in Cristo, e dalla confessione che noi facciamo a Dio dei nostri peccati, secondo che è scritto: “Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità” (1 Giovanni 1:9). E quindi questo discorso di Porrello è molto pericoloso, perchè si potrebbe giungere anche a quest’altra conclusione errata. Massima attenzione dunque.

Per tornare al pane che viene spezzato e mangiato durante la Cena del Signore, diciamo che esso rappresenta il corpo di Cristo, ma che Cristo non lo ha offerto per la nostra guarigione a differenza del suo sangue che invece ha offerto per il perdono dei nostri peccati e il nostro riscatto, come dice Porrello. In altre parole, non è vero che Egli ha offerto il suo sangue per perdonarci e riscattarci, mentre il suo corpo per guarirci – quasi che le ragioni furono diverse -, perchè l’offerta del suo corpo avvenne per riconciliarci a Dio e santificarci.

Vediamo dunque che cosa ha fatto Cristo per noi offrendo la carne del suo corpo.

Gesù offrì la sua carne in sacrificio a Dio per vivificarci (perché tutti noi eravamo morti nei nostri falli) infatti un giorno egli disse: “Io sono il pane vivente che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo” (Giovanni 6:51). Ed anche per santificarci, difatti è scritto che “noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre” (Ebrei 10:10). Dunque se oggi noi siamo spiritualmente vivi e santi nel cospetto di Dio lo dobbiamo al corpo di Cristo.

Gesù offrì il suo corpo in sacrificio per i nostri peccati al fine di annullare il dominio del peccato nella nostra vita, secondo che disse il profeta Isaia: “Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità” (Isaia 53:5), e difatti Paolo dice ai Romani che Gesù “ha condannato il peccato nella carne, affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi” (Romani 8:4). Cosicché noi, mediante l’offerta del suo corpo, siamo morti al peccato, perché il peccato che ci signoreggiava è stato annullato nella sua carne. Paolo spiega questo concetto ai santi di Roma in questi termini: “O ignorate voi, fratelli (poiché io parlo a persone che hanno conoscenza della legge) che la legge signoreggia l’uomo per tutto il tempo ch’egli vive?” (Romani 7:1). Noi sappiamo che la legge signoreggia l’uomo solamente mentre egli è in vita, perché una volta morto, l’uomo non è più soggetto ad essa, e difatti come fa la legge ad avere potestà su una persona morta che ha esalato l’anima? In niuno modo può signoreggiarla. E così anche noi per non essere più schiavi della legge dovevamo morire spiritualmente alla legge, e questo è avvenuto mediante la fede nella morte di Gesù. La crocifissione del corpo di Gesù Cristo ha dunque per noi un valore immenso perché noi avendo creduto in lui, siamo stati con lui crocifissi; è per questa ragione che la legge non ci signoreggia più, perché noi siamo morti con Cristo, infatti è scritto: “Così, fratelli miei, anche voi siete divenuti morti alla legge mediante il corpo di Cristo per appartenere ad un altro, cioè a colui che è risuscitato dai morti” (Romani 7:4). Grazie siano quindi rese a Dio che, mediante il corpo di Cristo, ci ha fatti morire alla legge che ci teneva schiavi; sì, siamo morti con Cristo al peccato che ci signoreggiava mediante la legge (che è la forza del peccato), per diventare la proprietà particolare di Cristo e per vivere per lui.

Gesù mediante il suo corpo trafitto ci ha riconciliati con Dio infatti Paolo scrisse ai santi di Colosse: “E voi, che già eravate estranei e nemici nella vostra mente e nelle vostre opere malvage, ora Iddio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della morte d’esso..” (Colossesi 1:21,22). Dunque fratelli, noi che un tempo eravamo dei nemici di Dio perché eravamo amanti del piacere del peccato e l’amore per il male lo manifestavamo pensando cose malvage e operando malvagiamente, in virtù del grande amore che Dio ha manifestato verso noi mandando il suo Figliuolo in questo mondo a morire sulla croce, siamo stati riconciliati con Dio proprio per mezzo del corpo di Gesù Cristo. Riconciliati dunque con Dio per mezzo del corpo di Gesù abbiamo pace nel nostro cuore e si sono adempiute le parole del profeta Isaia: “Il castigo, per cui abbiamo pace, è stato su lui” (Isaia 53:5).

Qualcuno dirà allora a questo punto: ‘Ma allora il corpo di Cristo non ha proprio nulla a che fare con la nostra guarigione?’ No, questo non si può dire, perchè ci sono dei riferimenti biblici che mostrano che in una qualche maniera il corpo di Cristo ha anche a che fare con la nostra guarigione, secondo che dice il profeta Isaia: “E, nondimeno, eran le nostre malattie ch’egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui s’era caricato” (Isaia 53: 4), ed anche “per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione” (Isaia 53:5). Ma si badi che Gesù Cristo non morì per le nostre malattie, ma per i nostri peccati, infatti dice il profeta: “Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità” (Isaia 53:5). Da come parla Porrello invece, pare che il corpo di Cristo sia stato trafitto per le nostre malattie!

Ma andiamo avanti con la nostra confutazione. E’ evidente quindi, che Porrello mente anche quando afferma che quei santi di Corinto che si ammalavano o morivano perchè si accostavano indegnamente alla Cena del Signore, si ammalavano o morivano perchè non discernevano ‘il motivo per cui Dio vuole che partecipiamo al pane e al corpo del Signore: quello di guarirci!’, perchè non è così, in quanto quei credenti si ammalavano o morivano perchè si accostavano alla cena del Signore in una condizione di peccato, infatti Paolo questo lo spiega poco prima quando dice: “Quando poi vi radunate assieme, quel che fate, non è mangiar la Cena del Signore; poiché, al pasto comune, ciascuno prende prima la propria cena; e mentre l’uno ha fame, l’altro è ubriaco. Non avete voi delle case per mangiare e bere? O disprezzate voi la chiesa di Dio e fate vergogna a quelli che non hanno nulla? Che vi dirò? Vi loderò io? In questo io non vi lodo” (1 Corinzi 11:20-22). E che questa fosse la ragione per cui si ammalavano o morivano, lo conferma sempre Paolo quando, dopo avere detto: “Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo ed il sangue del Signore. Or provi l’uomo se stesso, e così mangi del pane e beva del calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudicio su se stesso, se non discerne il corpo del Signore. Per questa cagione molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono” (1 Corinzi 11:27-30), egli afferma: “Ora, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati; ma quando siamo giudicati, siam corretti dal Signore, affinché non siam condannati col mondo. Quando dunque, fratelli miei, v’adunate per mangiare, aspettatevi gli uni gli altri. Se qualcuno ha fame, mangi a casa, onde non vi aduniate per attirar su voi un giudicio” (1 Corinzi 11:31-34).

Non è abbastanza chiaro? E non è abbastanza chiaro neppure il fatto che quelle malattie e quelle morti erano causate da Dio per correggere quei credenti?

Per concludere quindi, vi esorto a guardarvi da questo altro lievito che viene diffuso dalla Chiesa ‘Parola della Grazia’.

La grazia sia con voi

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/04/28/lirio-porrello-e-la-cena-del-signore/

L’unzione dell’olio ministrata agli ammalati

Giacomo dice: “C’è qualcuno fra voi infermo? Chiami gli anziani della chiesa, e preghino essi su lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore; e la preghiera della fede salverà il malato, e il Signore lo ristabilirà; e s’egli ha commesso dei peccati, gli saranno rimessi” (Giacomo 5:14-15).

Innanzi tutto questa unzione va amministrata da parte degli anziani a tutti i malati che ne fanno richiesta; questo significa che non è solo il malato in grave condizioni di salute ad avere il dovere di chiamare gli anziani della Chiesa, ma qualsiasi malato, anche chi ha un semplice mal di testa, per fare un esempio.

Per ciò che riguarda l’olio che si usa nell’amministrare l’unzione agli infermi esso è semplice olio d’oliva, che noi non chiamiamo santo perché la Scrittura non ci autorizza a chiamarlo in questa maniera, e non è stato portato ad essere benedetto da nessun ministro di Dio perché di tale benedizione da dare all’olio dell’unzione dei malati la Scrittura non ne parla. L’olio rappresenta lo Spirito Santo e in esso non c’è nessun potere di guarire l’infermo, infatti non è l’olio che guarisce l’infermo ma il Signore (come non c’è nell’acqua nella quale viene immerso il credente al battesimo il potere di cancellare i peccati). A conferma di ciò ricordiamo che è scritto che è la preghiera della fede che salverà il malato, ossia la preghiera fatta con fede dagli anziani a Dio; e che è il Signore che lo ristabilirà.

Ricordiamo però anche a tale proposito che affinché la guarigione possa verificarsi è necessaria anche la fede del malato; il malato non deve punto dubitare per ricevere la guarigione divina. Diciamo questo perché talvolta si dimentica che non devono credere solo gli anziani che pregano sull’infermo, ma anche l’infermo stesso. Per questo si deve aspettare che sia l’infermo a chiamare gli anziani, e non viceversa; perché è solo quando l’infermo di sua spontanea volontà chiede agli anziani che si preghi su lui che si vede una sicura manifestazione di fede da parte sua.

“E s’egli ha commesso dei peccati, gli saranno rimessi” (Giacomo 5:15), per cui oltre alla malattia il Signore fa scomparire dall’infermo anche quei peccati che possono essere la causa della malattia. Non è l’unzione quindi che rimette i peccati, ma il Signore.

Nel caso poi un credente si trovi sul letto di infermità e Dio ha deciso di prenderlo con sé in gloria perché è giunta la sua ora, egli per certo sarà consolato dal Signore perché Egli è “l’Iddio d’ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione” (2 Corinzi 1:3,4); sarà sempre il Signore che gli darà la forza per sopportare le sofferenze e lo guarderà dal maligno secondo che è scritto: “Ma il Signore è fedele, ed egli vi renderà saldi e vi guarderà dal maligno” (2 Tessalonicesi 3:3).

Per certo un credente non si appoggia sull’unzione dell’olio per affrontare le ultime ore della sua vita e resistere al diavolo, ma egli si appoggerà sulla sua fede sapendo che è solo mediante lo scudo della fede che egli potrà spegnere tutti i dardi infuocati del diavolo (cfr. Efesini 6:16).

La grazia sia con voi

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://lanuovavia.org/giacintobutindaro/2010/06/08/l%e2%80%99unzione-dell%e2%80%99olio-ministrata-agli-ammalati/