Una riprensione pubblica per il pastore evangelico ‘cessazionista’ John MacArthur

Domenica 16 agosto, qualcuno è salito sul palco mentre il noto predicatore John MacArthur stava parlando, e lo ha ripreso pubblicamente a cagione della sua falsa dottrina che dice che lo Spirito Santo ha cessato di distribuire i suoi doni (cosa che John MacArthur aveva ribadito anche durante la «Strange Fire Conference» di due anni fa dicendo: ‘Noi soltanto crediamo che Egli [lo Spirito Santo] ha cessato una funzione e cioè Egli non dona più ai credenti oggi i doni spirituali miracolosi, doni come il parlare in lingue, profezia e doni di guarigioni – We only believe He has ceased one function and that is He no longer gives believers today the miraculous spiritual gifts, gifts like speaking in tongues, prophecy and healing. – http://www.gty.org/resources/sermons/TM13-7/a-case-for-cessationism).

Questa falsa dottrina è chiamata ‘cessazionismo’, ed anche in Italia è sostenuta da tanti.

E’ un video drammatico, ma che fa riflettere molto.

Ma l’insensato MacArthur e quelli che lo seguono si sono fatti beffe della riprensione! Guardate e sentite da voi stessi in questo video infatti ciò che avviene subito dopo.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

P.s. Leggi ‘La spudorata menzogna diffusa dagli antipentecostali sulle lingue’ in cui confuto proprio quello che dice MacArthur.

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2015/08/21/una-riprensione-pubblica-per-il-pastore-evangelico-cessazionista-john-macarthur/

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La spudorata menzogna diffusa dagli antipentecostali sulle lingue

Le Chiese Evangeliche cessazioniste – Chiese Battiste, Riformate, Presbiteriane, Chiese dei Fratelli, Chiese Valdesi ed altre – dicono che con la morte degli apostoli cessarono nella Chiesa sia il parlare in lingue che le altre manifestazioni dello Spirito, come miracoli e guarigioni compiuti nel nome di Gesù; e la data di questa cessazione sarebbe la fine del primo secolo dopo Cristo, in quanto l’apostolo Giovanni morì in quel periodo.

Ora, io voglio sottolineare quello che dicono i cessazionisti sulle lingue, citando uno dei loro massimi esponenti a livello mondiale, vale a dire John F. MacArthur Jr. Per farvi capire di chi sto parlando – cioè che sto parlando di un predicatore di fama mondiale – vi trascrivo una breve presentazione di questo predicatore così come si trova sul sito http://www.zam.it/ :

‘Conosciuto per il suo approccio completo e franco all’insegnamento della Parola di Dio, la Bibbia, John MacArthur è un pastore evangelico di quinta generazione, autore e oratore di fama internazionale. Dal 1969 è impegnato come pastore e insegnante presso la Grace Community Church a Sun Valley, California. Le predicazioni di John raggiungono la maggior parte del mondo tramite il suo lavoro multimediale Grace To You, con uffici in Australia, Canada, Europa, India, Nuova Zelanda, Singapore, e Sud Africa. Grace To You non solo produce programmi radiofonici per oltre 2000 radio (in lingua inglese e spagnola), ma distribuisce libri, software, cassette e CD con studi e sermoni di John MacArthur. In 36 anni, Grace To You ha distribuito più di 13 milioni di CD e audiocassette. John è presidente di The Master’s College e The Master’s Seminary. Ha scritto centinaia di libri e manuali di studio biblico, molto utili e pratici per la vita quotidiana. I suoi lavori pubblicati in italiano includono “Al Sicuro Fra Le Braccia di Dio”, “La Verità Celeste Sulla Morte di Un Bambino”, e “Il Commentario del Nuovo Testamento”.

Ora, questo pastore evangelico ha scritto un libro molto noto soprattutto tra gli antipentecostali che si intitola ‘I Carismatici: prospettiva dottrinale del movimento carismatico’ pubblicato da Edizioni Centro Biblico, in cui vengono espresse le ben note obiezioni al battesimo con lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue, e ai doni spirituali. E naturalmente tra le tante obiezioni mosse all’attualità delle lingue c’è pure quella che esse sono cessate.

Ora, ascoltate cosa afferma questo predicatore sulla cessazione delle lingue:
’5. Le lingue sono menzionate soltanto nei primi libri del Nuovo Testamento. L’unica epistola in cui si parli delle lingue è 1 Corinzi, mentre Paolo ne scrisse almeno altre dodici e in nessun’altra fa cenno a questo dono, come non ne fanno mai nè Pietro, nè Giacomo nè Giuda. Questo dono appare per un breve periodo, nei primi anni della chiesa, quando veniva diffusa la nuova rivelazione di Dio e si stabiliva la chiesa: una volta avvenuto questo, le lingue scomparvero, cessarono. 6. La storia dice che le lingue cessarono. In 1 Corinzi 13:8 il verbo pauo ci dice che le lingue dovevano cessare, significando che non sarebbero più ricominciate, e gli ultimi libri del Nuovo Testamento non ne fanno più menzione. Cleon Rogers, uno studioso missionario, ha scritto: «E’ significativo che in nessuno scritto dei Padri post-apostolici si trovi il minimo riferimento, la minima allusione e il minimo accenno al dono delle lingue» (Cleon L. Rogers, Jr. «The Gift of Tongues in the Post Apostolic Church»). …. Nei primi quattro-cinquecento anni della chiesa, gli unici a parlare in «lingue» di cui si abbia notizia furono i seguaci di Montano, dichiarato eretico (vedi capitolo 3), e del suo discepolo Tertulliano’ (John MacArthur, ‘I Carismatici: prospettiva dottrinale del movimento carismatico’, Edizioni Centro Biblico, 1987, pag. 197).

Ma questa è una spudorata menzogna, in quanto Ireneo (115-150 – 202 circa), vescovo di Lione, che non era un eretico ma combatteva gli eretici, – e che è tra i cosiddetti padri post-apostolici http://www.catholicapologetics.org/ap040600.htm – nella sua famosa opera apologetica Contro le Eresie che risale al 180 circa, scrisse quanto segue: ‘Dunque, anche, coloro che sono veramente Suoi discepoli, ricevendo grazia da Lui, fanno nel suo Nome [miracoli], in maniera da promuovere il benessere di altri uomini, secondo il dono che ognuno ha ricevuto da Lui. Perché alcuni cacciano certamente e veramente diavoli, cosicché frequentemente quelli che sono stati in questa maniera purificati dagli spiriti malvagi credono [in Cristo] e si uniscono alla Chiesa. Altri hanno preconoscenza di cose a venire: essi vedono visioni, ed emettono delle espressioni profetiche. Altri ancora guariscono gli ammalati imponendo loro le mani, ed essi sono guariti. Inoltre, sì, come ho detto, persino i morti sono stati risuscitati, e sono rimasti in mezzo a noi per molti anni. E che dirò di più? Non è possibile nominare il numero dei doni che la Chiesa [sparsa] per tutto il mondo ha ricevuto da Dio nel nome di Gesù Cristo’ (Contro le Eresie, Libro II, cap. 32,4),

ed ancora: ‘Similmente, sentiamo molti fratelli nella Chiesa, i quali possiedono doni profetici e che, per mezzo dello Spirito, parlano ogni genere di lingue e manifestano [o portano alla luce] per l’utile comune le cose nascoste degli uomini e dichiarano i misteri di Dio …’ (Contro le Eresie, Libro V, cap. 6,1).

Da: http://www.newadvent.org/fathers/0103.htm

Come si può vedere, la testimonianza di Ireneo è molto chiara. Ai suoi giorni c’erano dei fratelli che parlavano in lingue per lo Spirito. E si noti che non c’erano solo fratelli che parlavano in lingue, ma anche credenti che profetizzavano, ricevevano rivelazioni divine, e che compivano miracoli e guarigioni nel nome di Gesù.

Ireneo infatti usò i verbi AL PRESENTE e non AL PASSATO:
– fanno nel suo Nome [miracoli]
– alcuni cacciano certamente e veramente diavoli, cosicché frequentemente quelli che sono stati in questa maniera purificati dagli spiriti malvagi credono [in Cristo] e si uniscono alla Chiesa
– altri hanno preconoscenza di cose a venire: essi vedono visioni, ed emettono delle espressioni profetiche.
– altri ancora guariscono gli ammalati imponendo loro le mani, ed essi sono guariti.
– molti fratelli nella Chiesa possiedono doni profetici e per mezzo dello Spirito, parlano ogni genere di lingue e manifestano [o portano alla luce] per l’utile comune le cose nascoste degli uomini e dichiarano i misteri di Dio …

Questo dimostra che ai suoi giorni quelle manifestazioni spirituali esistevano ancora e non si credeva affatto che con la morte degli apostoli o con il completamento del canone del Nuovo Testamento fossero cessate.

Se quindi si rileggono le parole di MacArthur alla luce di quanto afferma Ireneo, non si può che gridare allo scandalo, perchè con le sue parole lui ha voluto ingannare i fratelli. Non è solo la Bibbia infatti a dargli torto, ma anche una testimonianza extra-biblica. Giudicate voi da persone intelligenti. Questo dimostra che quando si vuole difendere una menzogna si usano altre menzogne per soffocare la verità.

In merito poi alle parole di Paolo “quanto alle lingue, esse cesseranno”, voglio darvi la corretta spiegazione biblica, che è presente nel mio libro ‘Perchè un Cristiano non può e non deve essere un cessazionista’.
‘Le lingue un giorno cesseranno, infatti Paolo dice ai santi di Corinto: “La carità non verrà mai meno. Quanto alle profezie, esse verranno abolite; quanto alle lingue, esse cesseranno; quanto alla conoscenza, essa verrà abolita; poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo; ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito. Quand’ero fanciullo, parlavo da fanciullo, pensavo da fanciullo, ragionavo da fanciullo; ma quando son diventato uomo, ho smesso le cose da fanciullo. Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò appieno, come anche sono stato appieno conosciuto. Or dunque queste tre cose durano: fede, speranza, carità; ma la più grande di esse è la carità” (1 Corinzi 13:8-13).
Ma avete notato quando cesseranno? Quando la perfezione sarà venuta, difatti allora verranno abolite le profezie, come anche verrà abolita la conoscenza. E quando verrà la perfezione per i santi? Quando essi otterranno un corpo perfetto, cosa che avverrà alla resurrezione dei giusti al ritorno di Cristo.
In merito alla perfezione che ha da venire vorrei farvi notare questo. Noi abbiamo già ottenuto una perfezione, quella quanto alla coscienza, secondo che è scritto: “Poiché la legge, avendo un’ombra dei futuri beni, non la realtà stessa delle cose, non può mai con quegli stessi sacrificî, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, render perfetti quelli che s’accostano a Dio. Altrimenti non si sarebb’egli cessato d’offrirli, non avendo più gli adoratori, una volta purificati, alcuna coscienza di peccati? Invece in quei sacrificî è rinnovato ogni anno il ricordo dei peccati; perché è impossibile che il sangue di tori e di becchi tolga i peccati. (Ebrei 10:1-4), ed anche: “… noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre. E mentre ogni sacerdote è in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrificî che non possono mai togliere i peccati, questi, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è posto a sedere alla destra di Dio, aspettando solo più che i suoi nemici sian ridotti ad essere lo sgabello dei suoi piedi. Perché con un’unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che son santificati” (Ebrei 10:10-14). E’ di questa perfezione che parla sempre lo scrittore agli Ebrei più avanti quando, dopo avere elencato tanti esempi di fede, dice: “E tutti costoro, pur avendo avuta buona testimonianza per la loro fede, non ottennero quello ch’era stato promesso, perché Iddio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, ond’essi non giungessero alla perfezione senza di noi” (Ebrei 11:39-40). Quindi, questa perfezione quanto alla coscienza è giunta con la venuta di Cristo, perchè è stato grazie al suo sacrificio che noi siamo stati resi perfetti quanto alla coscienza.
Ma come abbiamo visto, Paolo parla di un’altra perfezione, che ha da venire, e questa è quella del corpo, che noi sperimenteremo alla resurrezione dei morti, in quanto in quel giorno otterremo la redenzione del corpo, o meglio la piena redenzione. E difatti Paolo nello scrivere ai santi di Filippi, mette la perfezione in relazione alla resurrezione dei morti, secondo che dice: “Ma le cose che m’eran guadagni, io le ho reputate danno a cagion di Cristo. Anzi, a dir vero, io reputo anche ogni cosa essere un danno di fronte alla eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale rinunziai a tutte codeste cose e le reputo tanta spazzatura affin di guadagnare Cristo, e d’esser trovato in lui avendo non una giustizia mia, derivante dalla legge, ma quella che si ha mediante la fede in Cristo; la giustizia che vien da Dio, basata sulla fede; in guisa ch’io possa conoscere esso Cristo, e la potenza della sua risurrezione, e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dai morti. Non ch’io abbia già ottenuto il premio o che sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il corso se mai io possa afferrare il premio; poiché anch’io sono stato afferrato da Cristo Gesù. Fratelli, io non reputo d’avere ancora ottenuto il premio; ma una cosa fo: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno dinanzi, proseguo il corso verso la mèta per ottenere il premio della superna vocazione di Dio in Cristo Gesù” (Filippesi 3:7-14). Avete notato che Paolo immediatamente dopo avere detto “per giungere in qualche modo alla risurrezione dai morti” dice: “Non ch’io abbia già ottenuto il premio o che sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il corso se mai io possa afferrare il premio”? E quando otterremo il premio? Non è forse al ritorno di Cristo, in quanto Gesù dice: “Ecco, io vengo tosto, e il mio premio è meco per rendere a ciascuno secondo che sarà l’opera sua” (Apocalisse 22:12)? E quindi vedete che anche la perfezione a cui Paolo riteneva di non essere ancora giunto, l’avrebbe ottenuta alla resurrezione dei giusti che si verificherà al ritorno di Cristo.
Che la perfezione di cui parla Paolo quando dice “ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito”, è quella che otterremo alla resurrezione dei morti perchè è in quel giorno che si compirà la nostra piena redenzione, e quindi le lingue dureranno fino ad allora, è confermato sempre da Paolo quando dice ai santi di Efeso: “In lui voi pure, dopo aver udito la parola della verità, l’evangelo della vostra salvazione, in lui avendo creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio s’è acquistati, a lode della sua gloria” (Efesini 1:13-14). Qualcuno dirà: ‘Cosa c’entra questo passo con il parlare in lingue?’ C’entra, perchè quando Paolo parla del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso si riferisce alla promessa dello Spirito Santo, che nella vita del credente si adempie quando viene battezzato con lo Spirito e parla in lingue. Vi ricordo infatti che l’apostolo Pietro quando il giorno della Pentecoste parlò ai Giudei, disse loro: “Questo Gesù, Iddio l’ha risuscitato; del che noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite” (Atti 2:32-33). Per cui il parlare in lingue che avevano sentito quei Giudei faceva parte della promessa dello Spirito, o meglio del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso. Cosa dice Paolo di questo suggello? Che esso è pegno della nostra eredità fino alla nostra piena redenzione. Se dunque questo pegno durerà fino alla piena redenzione, significa che durerà fino alla resurrezione dei morti in Cristo che si verificherà al ritorno di Cristo, e se durerà fino ad allora è evidente che anche il parlare in lingua che fa parte del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, durerà fino ad allora. Dunque, quando i santi di Efeso che avevano ricevuto il suggello dello Spirito dopo avere creduto lessero queste parole, compresero immediatamente che il parlare in altra lingua sarebbe durato fino al ritorno di Cristo.
E tra quei santi c’erano pure i circa dodici discepoli che Paolo incontrò ad Efeso, incontro del quale negli Atti leggiamo quanto segue: “Or avvenne, mentre Apollo era a Corinto, che Paolo, avendo traversato la parte alta del paese, venne ad Efeso; e vi trovò alcuni discepoli, ai quali disse: Riceveste voi lo Spirito Santo quando credeste? Ed essi a lui: Non abbiamo neppur sentito dire che ci sia lo Spirito Santo. Ed egli disse loro: Di che battesimo siete dunque stati battezzati? Ed essi risposero: Del battesimo di Giovanni. E Paolo disse: Giovanni battezzò col battesimo di ravvedimento, dicendo al popolo che credesse in colui che veniva dopo di lui, cioè, in Gesù. Udito questo, furon battezzati nel nome del Signor Gesù; e dopo che Paolo ebbe loro imposto le mani, lo Spirito Santo scese su loro, e parlavano in altre lingue, e profetizzavano. Erano, in tutto, circa dodici uomini” (Atti 19:1-7).
Ora, vi domando: ‘Ma quando quei discepoli, che parlavano in altra lingua, lessero nell’epistola di Paolo “In lui voi pure, dopo aver udito la parola della verità, l’evangelo della vostra salvazione, in lui avendo creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio s’è acquistati, a lode della sua gloria” (Efesini 1:13-14), pensate voi che essi abbiano pensato che il parlare in lingue – che faceva parte del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso e che essi avevano ricevuto dopo che avevano creduto – sarebbe cessato con il completamento del canone del Nuovo Testamento?’ Io credo che una cosa del genere non gli sia venuta minimamente in mente, perchè le parole di Paolo fecero loro chiaramente intendere che invece esse dureranno fino alla resurrezione dei giusti (che vi ricordo nelle epistole di Paolo in alcuni punti poteva sembrare che si sarebbe verificata in quella generazione o comunque che non era poi così distante nel tempo, come quando dice ai Tessalonicesi: “Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore” 1 Tessalonicesi 4:15-17). Se questo dunque fu quello che compresero i santi di Efeso, anche noi oggi dobbiamo intendere che le lingue cesseranno alla nostra piena redenzione.
Inoltre, se le lingue fossero cessate perchè la perfezione è già giunta (e questa sarebbe costituita dal completamento del canone della Bibbia come affermano i cessazionisti), di conseguenza dovrebbe essere stata abolita pure la conoscenza, perchè la parziale conoscenza sarebbe stata abolita alla perfezione. Ma non mi risulta che noi attualmente possiamo dire di conoscere appieno.
E poi, se la perfezione fosse stata il completamento del canone della Bibbia, allora ciò vuol dire che l’apostolo Paolo non giunse alla perfezione mentre noi sì, infatti Paolo sarebbe morto attorno all’anno 67 dopo Cristo, mentre la perfezione sarebbe venuta attorno alla fine del primo secolo dopo Cristo (il libro dell’Apocalisse infatti sarebbe stato scritto in quel periodo). E questo è folle solo pensarlo. Seguendo il ragionamento dei cessazionisti, noi conosceremmo appieno mentre Paolo conosceva in parte!! Ecco a quale assurda conclusione si arriverebbe.
Ma io dico pure questo: ‘Ma voi ve li immaginate i santi di Corinto quando lessero per la prima volta questa epistola, cominciare a dire che Paolo aveva detto che quando il canone sarebbe stato completato sarebbero cessate le lingue?’ Noi proprio no, perchè i santi di Corinto non arrivarono a dire tale assurdità sulle lingue. E poi, proseguo io, come avrebbero potuto pensare che una volta completato il canone (completamento del canone del Nuovo Testamento di cui peraltro nella Chiesa in quel tempo non si parlava affatto perchè il problema di stabilire il canone completo del Nuovo Testamento sorse molto tempo dopo!) Dio avrebbe smesso di concedere le lingue, quando Paolo aveva loro detto all’inizio della sua epistola: “Io rendo del continuo grazie all’Iddio mio per voi della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù; perché in lui siete stati arricchiti in ogni cosa, in ogni dono di parola e in ogni conoscenza, essendo stata la testimonianza di Cristo confermata tra voi; in guisa che non difettate d’alcun dono, mentre aspettate la manifestazione del Signor nostro Gesù Cristo, il quale anche vi confermerà sino alla fine, onde siate irreprensibili nel giorno del nostro Signor Gesù Cristo” (1 Corinzi 1:4-8)? Notate che Paolo gli dice che essi non difettavano d’alcun dono mentre aspettavano la manifestazione del Signore Gesù Cristo (e questo era dovuto al fatto che la testimonianza di Cristo era stata confermata tra loro), il che vuol dire implicitamente che i doni sarebbero cessati quando Cristo sarebbe tornato, infatti per manifestazione di Cristo si intende la sua apparizione dal cielo, secondo che è scritto: “Diletti, ora siam figliuoli di Dio, e non è ancora reso manifesto quel che saremo. Sappiamo che quand’egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com’egli è” (1 Giovanni 3:2).
Ora, noi sappiamo che talvolta gli apostoli quando parlavano del ritorno di Cristo (o della sua apparizione dal cielo), ne parlavano in maniera tale che apparentemente sembrava che potesse verificarsi nella loro generazione, come per esempio – e questo l’ho detto anche poco fa – quando Paolo dice ai Tessalonicesi: “Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore” (1 Tessalonicesi 4:15-17). E’ evidente dunque che quando i santi di Corinto sentirono parlare l’apostolo in quel modo, compresero che i doni sarebbero durati fino al ritorno di Cristo: non importa che lasso di tempo sarebbe rimasto fino al ritorno di Cristo, una cosa è certa, Dio li avrebbe confermati fino a quell’evento, non privandoli d’alcuno dei doni che essi possedevano, tra cui c’era quello delle lingue.
Quello che voglio dire è che per l’apostolo che una Chiesa di Dio non difettasse d’alcun dono nell’attesa del ritorno di Cristo era una cosa normale, che poteva accadere. Ecco perchè i cessazionisti mentono contro la verità, quando dicono che le lingue sono cessate’.

Quindi, mi rivolgo a voi Evangelici cessazionisti dicendovi che siete rimasti vittime di un grande inganno perpetrato a vostro danno dal padre della menzogna, cioè dal diavolo. Ravvedetevi quindi e accettate quello che dice la Bibbia sulle lingue, e sulle altre manifestazioni dello Spirito, e cioè che esse non sono cessate, ma sono ancora oggi per la Chiesa dell’Iddio vivente e vero.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/09/09/la-spudorata-menzogna-diffusa-dagli-antipentecostali-sulle-lingue/

Nicola Martella ha manipolato le sue dichiarazioni

Fratelli, come era facilmente prevedibile, dato che abbiamo a che fare con una persona sleale e astuta di cuore, Nicola Martella, dopo il mio scritto di ieri dove ho dimostrato che lui in alcuni suoi scritti presenti sul suo sito sostiene che a Pentecoste furono centoventi a parlare in lingue, HA PROVVEDUTO CON LA SUA ASTUZIA A MANIPOLARE QUELLE SUE PAROLE. Oggi quindi, 23 Settembre 2011, le sue dichiarazioni fatte a Marzo 2008 a Raffaele Minimi (Cattolico Romano) non sono più le medesime.

 

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Per quanto riguarda la sua prima dichiarazione che diceva:
‘ ‘A Pentecoste ci fu un’altra «unzione», quella dello Spirito Santo che permise a 120 credenti di parlare nelle lingue dei numerosi Giudei della diaspora, perché comprendessero l’Evangelo. L’effetto fu la conversione a Gesù Messia di 3.000 Giudei in un solo giorno. Altro che messa in latino come codice segreto per soli iniziati a una religione di misteri…!’.’
egli l’ha manipolata rendendola così:
‘ A Pentecoste ci fu un’altra «unzione», quella dello Spirito Santo che permise ai dodici apostoli di parlare nelle lingue dei numerosi Giudei della diaspora, perché comprendessero l’Evangelo. L’effetto fu la conversione a Gesù Messia di 3.000 Giudei in un solo giorno. Altro che messa in latino come codice segreto per soli iniziati a una religione di misteri…!’

Ecco gli screenshot che documentano ciò:

La data:

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Per quanto riguarda la sua seconda dichiarazione che diceva:
‘Rito latino? Preferisco il costume apostolico da Pentecoste in poi: predicare a ognuno nella sua lingua e secondo la sua cultura. A Pentecoste gli apostoli e gli altri credenti (in tutto 120) parlarono improvvisamente lingue che i Giudei di molte nazioni,allora presenti in Gerusalemme, capirono e che li mosse a ravvedersi e a credere che Gesù era il Messia promesso (At 2)’,
egli l’ha manipolata così:
‘Rito latino? Preferisco il costume apostolico da Pentecoste in poi: predicare a ognuno nella sua lingua e secondo la sua cultura. A Pentecoste i dodici apostoli parlarono improvvisamente lingue, che i Giudei di molte nazioni, allora presenti in Gerusalemme, capirono e che li mosse a ravvedersi e a credere che Gesù era il Messia promesso (At 2)’.

Ecco gli screenshot che documentano ciò:

La data:

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Che aggiungere? Il comportamento di questo uomo parla da sè: egli mostra di essere sleale, disonesto, e falso nel suo modo di agire. Il Signore gli renderà secondo le sue opere: siatene certi.
Uno se cambia convinzione su qualche passo della Bibbia o su qualche argomento, lo dovrebbe semplicemente comunicare. Ma non può andare a manipolare i suoi stessi scritti dove tempo prima parlava in quella maniera diversa. E poi in questo caso, Martella è andato a manipolare delle sue parole che ha detto a questo Cattolico Romano di nome Raffaele Minimi in quel preciso momento storico quando gli ha risposto (prima dichiarazione tratta dall’articolo ‘RAFFAELE MINIMI: L’UOMO DAI MILLE VOLTI?’ del 24-03-2008 – Aggiornamento: 02-07-2010; seconda dichiarazione tratta dall’articolo ‘CATTOLICESIMO O SACRA SCRITTURA?’ del 17-03-2008 – Aggiornamento: 25-03-2008), per cui l’averle manipolate fa credere a chi le leggerà adesso che anche a quel tempo egli la pensava così su questo argomento quando non è così. QUESTA E’ DUNQUE UNA MENZOGNA CHE LUI DIFFONDE. Veramente un’azione scorretta verso il prossimo.
Qui quello che vediamo è una palese trasgressione del comandamento: “Ama il tuo prossimo come te stesso”.

Guardatevi dunque da Nicola Martella e da tutti coloro che nella loro stoltezza e ignoranza approvano e difendono non solo le sue false dottrine, ma anche questo suo scandaloso e vergognoso modo di agire, che fa biasimare la dottrina di Dio e la via della verità.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/09/23/nicola-martella-ha-manipolato-le-sue-dichiarazioni/

Altri credenti che hanno rigettato le false dottrine della Chiesa dei Fratelli

Questa lettera speditami dal fratello Raimondo viene da me pubblicata con il suo consenso, nella speranza che altri credenti appartenenti alla Chiesa dei Fratelli comprendano i gravi errori dottrinali che essa diffonde. Mi riferisco in particolare alla falsa dottrina ‘una volta salvati sempre salvati’, e ai loro falsi insegnamenti sul battesimo con lo Spirito Santo, sulle lingue e sui doni spirituali.
Siamo contenti e grati a Dio per come Egli continua ad aprire la mente a dei fratelli per fargli intendere le Scritture. 

A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

Giacinto Butindaro

P.s. Nella foto il conte fiorentino Piero Guicciardini (1808-1886) che è alle origini della Chiesa dei Fratelli in Italia.

 

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Pace fratello Giacinto,
sono felice di poter comunicare con te la fede in Cristo Gesu’ e confidarti il mio passato da quando ho conosciuto il Signore e d’aver accettato Cristo nel mio cuore.
All’ inizio dell’ anno 1991, ho conosciuto Cristo tramite mia moglie. Prima di convertirmi, ero ateo, non credevo assolutamente che esistesse Dio. Ma Egli che è ricco di misericordia, il Signore ha avuto pazienza per le nostre anime!
Un bel giorno, mia moglie, mi chiese se poteva invitare il “pastore” della comunità (dell’ assemblea dei fratelli) così accettai la proposta d’invitarlo, ero curioso chi fossero gli evangelici. Il pastore venne all’invito e così nacque un bel colloquio tra noi e fu qualcosa di maraviglioso e tocco’ il mio cuore!

Dopo qualche anno di conversione, io e mia moglie, chiedemmo di battezzarci e così fu. Fu un giorno splendido. La mia testimonianza e quella di mia moglie toccarono i cuori di tutti gli invitati non credenti.
Dopo tre anni della mia conversione, il Pastore riconobbe il mio dono e mi chiese se potevo portare qualche piccolo pensiero la domenica prima della predicazione, io accettai l’invito con tanto timore di non fare errori dottrinali. Il pensiero è stato accolto da tutta l’assemblea in modo soddisfacente.
Negli anni avvenire mi diedero dei compiti piu’ impegnativi, presentare il culto domenicale quando erano assenti i… responsabili.
Dopo qualche tempo si presentarono i problemi nei miei riguardi e verso mia moglie. Il mio spirito era quasi sempre triste per via delle gelosie. Leggendo attentamente la parola compresi che quella comunità, alla quale facevo parte, aveva problemi dottrinali e cominciai ad indagare la vita del pastore chi era veramente! Dopo qualche tempo capii la sua personalità e i suoi insegnamenti dottrinali che provenivano dalla denominazione a cui faceva parte (assemblea dei fratelli). Egli era indottrinato dalla sua denominazione. Allora io e mia moglie, cominciammo a studiare con attenzione la parola e trovammo tanti errori, come: “chi è salvato non perderà mai piu’ la vita eterna anche se il fratello commette errori madornali”. Capimmo anche il passo di (1Cor 13: 1-ecc). Chiesi spiegazioni, perchè loro davano una spiegazione confusa al riguardo e per questo motivo capii che la loro dottrina non era credibile. Sappi che a quell’ epoca non avevamo una conoscenza biblica completa, ma grazie a Dio, Egli ci aiuto’ nel comprenderla. Vedevo nella comunità anche dei “riguardi personali”, Dio boccia assolutamente questo comportamento! Il nostro spirito cominciava a rattristarsi. Per noi le notti erano difficili, perchè non riuscivamo a prendere sonno, perchè il nostro cuore era turbato. Così pregammo il Signore “Gesu’ Cristo” affinché potessimo avere una risposta tangibile e così fu. Dopo qualche mese; era il mese di giugno del (2004), chiedemmo ai responsabili di riunire tutti i fedeli per comunicare a loro la nostra decisione di allontanarci. Loro ci risposero che era meglio di evitare l’ incontro con tutti i fratelli, perchè con i nostri discorsi potevamo creare confusione a tutta l’assemblea. Per via del loro comportamento decidemmo, con determinazione di allontanarci dalla loro comunità.
Dopo qualche tempo fecero una riunione a nostra insaputa e ci criticarono di aver lasciato la loro comunità, quindi i fratelli che erano in buona fede, ad un certo punto ci giravano la faccia. Questo atteggiamento non biblico duro’ per qualche anno, ferendo il nostro cuore.
Nel frattempo raccontavano bugie e su bugie nei nostri riguardi entrando nella nostra vita privata. Nel frattempo incontrammo un fratello “pentecostale” delle (ADI). Eravamo affranti e ci aiuto’ a riprendere il nostro cammino spirituale.
Dopo qualche mese andammo via per [n.d.e. perchè notammo la] mancanza di coerenza. Così decidemmo, con l’ aiuto del Signore, di seguire il Signore a casa. Nel frattempo incontrammo degli amici (cattolici) ci invitarono a casa, così parlammo della nostra fede e della la nostra conversione a Cristo. Loro, dal nostro racconto furono compunti e decisero se potevamo leggere insieme la Bibbia. Per noi fu un miracolo, Dio aveva risposto alle nostre preghiere!
Tuttora stiamo portando questo ministerio per grazia del Signore a casa di questa famiglia. Da cattolici sono diventati in quattro anni cristiani con la c maiuscola.
All’ inizio di quest’ anno sono venuti a casa nostra i responsabili della comunità precedente (assemblea dei fratelli) per chiedere perdono per cio’ che hanno fatto nei nostri riguardi. Così chiesero se potevamo, come ai vecchi tempi, di condividere insieme il culto e tutto il resto. Chiedemmo che ci dessero un po’ di tempo per decidere. Tre mesi dopo, visto che loro avevano chiesto perdono e credendo che loro avessero cambiato modo di presentare la parola, così decidemmo di rientrare nella loro comunità; era il maggio del 2011.
Ci stiamo accorgendo che in realtà non è cambiato nulla dal loro modo di studiare la parola e presentare i culti. In questi anni abbiamo acquisito esperienza biblica sulle guarigioni e il parlare in lingue. Loro sanno che noi ci crediamo, ma cercano di convincerci di riportarci al loro metodo di insegnamento biblico (errato).
Grazie a Dio, ho trovato il blog del fratello Giacinto Butindaro, per me è stato un vero miracolo perchè ho potuto verificare tutti gli scritti e le predicazioni di Giacinto che, non avevo torto quando leggevo la parola e cercavo di confutare i loro discorsi, come sto facendo attualmente.
Ci sono alcune sorelle che stanno chiedendo aiuto, perchè si sentono oppresse da questi pseudi “responsabili”. Come tu mi hai suggerito per via telefonica di allontanarci, tu hai veramente ragione Giacinto, ma voglio ancora aspettare affinché queste meravigliose sorelle possano avere fiducia in noi. Così una volta sicuri, insieme alle sorelle, possiamo decidere di allontanarci e seguire solo il Signore, non gli insegnamenti di uomini ottusi dalla loro mente carnale.
Carissimo Fratello Giacinto, ora ti saluto con tanto affetto e tante benedizioni nel Signore.

Il Signore Gesu’ Cristo benedica il tuo operato.

Raimondo

16 Settembre 2011

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Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/09/16/altri-credenti-che-hanno-rigettato-le-false-dottrine-della-chiesa-dei-fratelli/

La promessa del Padre è anche per noi

Fratelli nel Signore, voglio che sappiate che la promessa dello Spirito Santo fatta da Dio tramite il profeta Gioele e confermataci dal suo Figliuolo Gesù Cristo è anche per noi, Gentili in Cristo Gesù, a distanza di circa duemila anni da quando ci fu lo spargimento di Spirito su quei circa centoventi nostri fratelli a Gerusalemme.
Ora vi spiegherò questo mediante le Sacre Scritture, affinché siate confermati, fortificati, consolati, ed anche affinché abbiate di che rispondere a tutti quei cianciatori, ribelli e seduttori di menti, presenti in molte Chiese che invece dicono o fanno capire che invece quella promessa non è più per noi nella stessa maniera in cui lo fu per i discepoli a Gerusalemme il giorno della Pentecoste quando lo Spirito scese su di essi ed essi furono ripieni di Spirito e cominciarono a parlare in altre lingue.
Gesù Cristo dopo essere risuscitato dai morti apparve ai suoi discepoli, e si fece vedere da loro per quaranta giorni. E poco prima di essere assunto in cielo alla destra di Dio – secondo il racconto di Luca nel libro degli Atti – ordinò agli apostoli “di non dipartirsi da Gerusalemme, ma di aspettarvi il compimento della promessa del Padre, la quale, egli disse, avete udita da me. Poiché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni” (Atti 1:4,5).
Quindi, come potete vedere, Gesù, per promessa del Padre, intese il battesimo con lo Spirito Santo. In quanto prima ordinò loro di aspettare il compimento della promessa del Padre, e poi spiegò in che cosa sarebbe consistito questo compimento dicendo loro: “Sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni”.
Nel Vangelo secondo Luca, verso la fine, lo scrittore dice che Gesù disse agli undici e a quelli che erano con loro: “Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza” (Luca 24:49). Notate che anche qui Gesù ha menzionato la promessa del Padre, dicendo che Egli avrebbe mandato su di loro quello che il Padre Suo aveva promesso.
Ho detto che Luca parla degli undici apostoli e di quelli che erano con loro per questa ragione. Luca dice quanto segue in merito all’apparizione di Cristo ai due discepoli sulla via di Emmaus e agli undici: “Ed ecco, due di loro se ne andavano in quello stesso giorno a un villaggio nominato Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi; e discorrevano tra loro di tutte le cose che erano accadute. Ed avvenne che mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si accostò e cominciò a camminare con loro. Ma gli occhi loro erano impediti così da non riconoscerlo. Ed egli domandò loro: Che discorsi son questi che tenete fra voi cammin facendo? Ed essi si fermarono tutti mesti. E l’un de’ due, per nome Cleopa, rispondendo, gli disse: Tu solo, tra i forestieri, stando in Gerusalemme, non hai saputo le cose che sono in essa avvenute in questi giorni? Ed egli disse loro: Quali? Ed essi gli risposero: Il fatto di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e in parole dinanzi a Dio e a tutto il popolo; e come i capi sacerdoti e i nostri magistrati l’hanno fatto condannare a morte, e l’hanno crocifisso. Or noi speravamo che fosse lui che avrebbe riscattato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da che queste cose sono avvenute. Vero è che certe donne d’infra noi ci hanno fatto stupire; essendo andate la mattina di buon’ora al sepolcro, e non avendo trovato il corpo di lui, son venute dicendo d’aver avuto anche una visione d’angeli, i quali dicono ch’egli vive. E alcuni de’ nostri sono andati al sepolcro, e hanno trovato la cosa così come aveano detto le donne; ma lui non l’hanno veduto. Allora Gesù disse loro: O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! Non bisognava egli che il Cristo soffrisse queste cose ed entrasse quindi nella sua gloria? E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo concernevano. E quando si furono avvicinati al villaggio dove andavano, egli fece come se volesse andar più oltre. Ed essi gli fecero forza, dicendo: Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno è già declinato. Ed egli entrò per rimaner con loro. E quando si fu messo a tavola con loro, prese il pane, lo benedisse, e spezzatolo lo dette loro. E gli occhi loro furono aperti, e lo riconobbero; ma egli sparì d’innanzi a loro. Ed essi dissero l’uno all’altro: Non ardeva il cuor nostro in noi mentr’egli ci parlava per la via, mentre ci spiegava le Scritture? E levatisi in quella stessa ora, tornarono a Gerusalemme e trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone. Ed essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane. Or mentr’essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi! Ma essi, smarriti e impauriti, pensavano di vedere uno spirito. Ed egli disse loro: Perché siete turbati? E perché vi sorgono in cuore tali pensieri? Guardate le mie mani ed i miei piedi, perché son ben io; palpatemi e guardate; perché uno spirito non ha carne e ossa come vedete che ho io. E detto questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma siccome per l’allegrezza non credevano ancora, e si stupivano, disse loro: Avete qui nulla da mangiare? Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito; ed egli lo prese, e mangiò in loro presenza. Poi disse loro: Queste son le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, ne’ profeti e nei Salmi, fossero adempiute. Allora aprì loro la mente per intendere le Scritture, e disse loro: Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicherebbe ravvedimento e remission dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza. Poi li condusse fuori fino presso Betania; e levate in alto le mani, li benedisse. E avvenne che mentre li benediva, si dipartì da loro e fu portato su nel cielo. Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande allegrezza; ed erano del continuo nel tempio, benedicendo Iddio” (Luca 24:13-53).
Dunque Gesù prima appare ai due discepoli che stavano andando ad Emmaus, che non erano nel numero degli undici apostoli, infatti uno si chiamava Cleopa e l’altro non si dice il nome, comunque non erano nel numero degli undici. E difatti è scritto che dopo che Gesù sparì davanti a loro, “levatisi in quella stessa ora, tornarono a Gerusalemme e trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone. Ed essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane” (Luca 24:33-35).
Ora cosa avvenne mentre essi parlavano? “Or mentr’essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi!” Chi furono dunque coloro in mezzo ai quali Gesù apparve mentre parlavano di quelle cose? Coloro che erano radunati in quell’occasione. E chi erano? Cleopa, un altro discepolo del Signore di cui non viene fatto il nome, poi c’erano gli undici apostoli, e poi altri discepoli di Cristo infatti Luca afferma: “E [Cleopa e l’altro discepolo] trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone” (Luca 24:33-34). Dunque non c’erano solo gli undici apostoli in quella occasione, e quindi prestiamo molta attenzione alle cose che seguirono. Innanzi tutto Gesù mostrò loro le mani e i piedi per provargli che era proprio lui risorto, e non uno spirito, e poi Luca dice che “aprì loro la mente per intendere le Scritture, e disse loro: Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicherebbe ravvedimento e remission dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza”. Avete notato allora? Che Gesù disse a tutti loro: “Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza” (Luca 24:48-49). Quindi l’ordine di non dipartirsi da Gerusalemme finchè dall’alto sarebbero stati rivestiti di potenza, Cristo non lo diede solo agli undici.
C’è un’altra cosa a cui voglio che prestiate attenzione, e cioè che Gesù disse che sarebbe stato Lui a mandare sopra i discepoli ciò che il Padre aveva promesso, e quindi il battesimo con lo Spirito Santo sarebbe stato Lui a ministrarlo ai Suoi discepoli, e questo si accorda con quello che aveva detto Giovanni Battista: “Ben vi battezzo io con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dietro a me è più forte di me, ed io non son degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con fuoco …. Ho veduto lo Spirito scendere dal cielo a guisa di colomba, e fermarsi su di lui. E io non lo conoscevo; ma Colui che mi ha mandato a battezzare con acqua, mi ha detto: Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quel che battezza con lo Spirito Santo” (Matteo 3:11; Giovanni 1:32-33).
Vediamo adesso di spiegare cosa aveva promesso Dio, cioè quale era questa sua promessa al fine di capire bene il battesimo con lo Spirito Santo.
Dio, sotto l’antico patto, aveva detto che sarebbero venuti i giorni nei quali Egli avrebbe sparso lo Spirito Santo sopra Ebrei e Gentili, infatti Egli disse mediante il profeta Gioele: “E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno…” (Atti 2:17; Gioele 2:28). Notate che, Dio, dicendo: “Sopra ogni carne” (Atti 2:17), preannunziò che Egli non avrebbe mostrato dei riguardi personali in verso nessuno, ma avrebbe dato lo Spirito Santo a tutti, sia Giudei che Gentili.
Abbiamo dunque visto che Dio tramite il profeta promise che avrebbe mandato lo Spirito Santo su ogni carne.
Vediamo ora in che circostanze e in che maniera Gesù confermò e preannunziò lo spandimento dello Spirito Santo, perché come abbiamo detto i suoi discepoli udirono la promessa del Padre da lui.
Gesù confermò e preannunziò lo spandimento dello Spirito un giorno a Gerusalemme, durante la festa delle Capanne, quando esclamò: “Se alcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Or disse questo dello Spirito, che doveano ricevere quelli che crederebbero in lui; poiché lo Spirito non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato” (Giovanni 7:37-39). Come potete vedere l’espressione “come ha detto la Scrittura” (Giovanni 7:38) sta a dimostrare come già negli oracoli che ricevettero i profeti antichi vi era la promessa dello Spirito Santo. Ma perché Gesù parlò di fiumi di acqua viva proprio in relazione allo Spirito Santo che sarebbe stato dato? Perché i profeti parlarono dello spandimento dello Spirito anche sotto forma di spandimento di acque su suolo assetato e arido. Isaia per esempio disse da parte di Dio: “Io spanderò delle acque sul suolo assetato, e dei ruscelli sulla terra arida… Farò scorrere dei fiumi nella solitudine. Le bestie dei campi, gli sciacalli e gli struzzi, mi glorificheranno perché avrò dato dell’acqua al deserto, dei fiumi alla solitudine per dar da bere al mio popolo, al mio eletto… I miseri e poveri cercano acqua, e non ve n’è; la loro lingua è secca dalla sete; io, l’Eterno, li esaudirò; io, l’Iddio d’Israele, non li abbandonerò. Io farò scaturir dei fiumi sulle nude alture, e delle fonti in mezzo alle valli; farò del deserto uno stagno d’acqua, e della terra arida una terra di sorgenti… Delle acque sgorgheranno nel deserto, e dei torrenti nella solitudine; il miraggio diventerà un lago, e il suolo assetato, un luogo di sorgenti d’acqua… E tu sarai come un giardino ben annaffiato, come una sorgente la cui acqua non manca mai” (Isaia 44:3; 43:19,20; 41:17,18; 35:6,7; 58:11).
Come potete vedere, Dio promise che avrebbe sparso delle acque sul deserto e che avrebbe fatto scaturire dei fiumi e delle fonti in mezzo alla terra arida e assetata. Ma come c’è bisogno che prima piova su un deserto, per vedere fiumi e sorgenti sgorgare in mezzo ad esso, così era necessario che lo Spirito Santo fosse sparso perché fiumi d’acqua viva sgorgassero dal ventre dei credenti in Cristo Gesù. I fiumi d’acqua viva di cui ha parlato la Scrittura sono dunque lo Spirito Santo che ricevono tutti coloro che credono in lui; sì, perché, per ricevere lo Spirito Santo è indispensabile credere in Gesù Cristo.
Un’altra cosa importante da dire in relazione alle suddette parole di Gesù è che quando Gesù pronunziò quelle parole, lo Spirito Santo non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora stato assunto in cielo. In altre parole affinché fosse dato lo Spirito Santo era necessario che Gesù fosse prima glorificato; cioè affinché lo Spirito Santo fosse sparso, era necessario che Gesù morisse, risuscitasse, e lasciasse questo mondo per tornare al Padre suo che lo aveva mandato (quindi la promessa del Padre non si poteva adempiere mentre Gesù era ancora sulla terra).
Gesù confermò e preannunziò lo spandimento dello Spirito anche la notte in cui fu tradito, in quella notte infatti menzionò spesso la venuta dello Spirito Santo. Egli disse per esempio: “E io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Consolatore, perché stia con voi in perpetuo, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi” (Giovanni 14:16-17), e: “Ma quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati meco fin dal principio” (Giovanni 15:26-27), ed ancora: “Pure, io vi dico la verità, egli v’è utile ch’io me ne vada; perché, se non me ne vo, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vo, io ve lo manderò. E quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia, e al giudizio” (Giovanni 16:7-8). Queste ultime parole confermano quello che abbiamo detto prima, e cioè che affinché lo Spirito Santo fosse dato era necessario che Gesù fosse glorificato. E difatti la promessa dello Spirito si adempì giorni dopo l’assunzione di Gesù in cielo alla destra del Padre, e precisamente il giorno della Pentecoste.
Gesù dunque disse ai suoi discepoli che essi sarebbero stati battezzati con lo Spirito Santo dopo non molti giorni. E così avvenne: il giorno della Pentecoste, che secondo la legge viene sette settimane dopo la Pasqua, i discepoli mentre si trovavano riuniti a pregare furono battezzati con lo Spirito Santo. Ma cosa avvenne in quel giorno? Avvenne che mentre tutti (quindi gli apostoli assieme agli altri discepoli del Signore) erano insieme nel medesimo luogo, verso le nove di mattina, “di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro. E tutti furono ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi” (Atti 2:2-4).
Soffermiamoci ora su quello che avvenne nel momento in cui i discepoli furono riempiti di Spirito Santo. Luca dice che quando tutti i discepoli furono ripieni dello Spirito, “cominciarono a parlare in altre lingue” (Atti 2:4). Alle nove circa del mattino di quel giorno di Pentecoste, i discepoli ricevettero lo Spirito Santo, e dal loro ventre cominciarono a sgorgare ‘fiumi di parole sante’ in lingue a loro sconosciute, ma conosciute ai loro uditori, infatti è scritto che “in Gerusalemme si trovavan di soggiorno dei Giudei, uomini religiosi d’ogni nazione di sotto il cielo. Ed essendosi fatto quel suono, la moltitudine si radunò e fu confusa, perché ciascuno li udiva parlare nel suo proprio linguaggio. E tutti stupivano e si maravigliavano, dicendo: Ecco, tutti costoro che parlano non son eglino Galilei? E com’è che li udiamo parlare ciascuno nel nostro proprio natìo linguaggio? Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia Cirenaica, e avventizî Romani, tanto Giudei che proseliti, Cretesi ed Arabi, li udiamo parlar delle cose grandi di Dio nelle nostre lingue” (Atti 2:5-11).
Dunque in quella mattina di Pentecoste, Dio adempì la promessa che aveva fatta tramite i profeti e che aveva confermato tramite il suo Figliuolo Gesù Cristo. Ecco perchè nel Nuovo Testamento, lo Spirito della verità è chiamato anche “lo Spirito Santo che era stato promesso” (Efesini 1:13).
Come abbiamo visto, quando i discepoli del Signore furono sentiti parlare dai quei Giudei di soggiorno a Gerusalemme delle cose grandi di Dio nelle loro natie lingue, quest’ultimi rimasero stupiti, e cominciarono a chiedersi che cosa fosse quello a cui stavano assistendo.
Ma ci furono taluni che facendosi beffe, dissero che i discepoli erano pieni di vino dolce, e quindi ubriachi di vino. Al che Pietro e gli undici apostoli si alzarono, e Pietro parlò loro dicendo queste parole: “Uomini giudei, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, siavi noto questo, e prestate orecchio alle mie parole. Perché costoro non sono ebbri, come voi supponete, poiché non è che la terza ora del giorno: ma questo è quel che fu detto per mezzo del profeta Gioele: E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno. E farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra; sangue, e fuoco, e vapor di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno, che è il giorno del Signore. Ed avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato. Uomini israeliti, udite queste parole: Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra voi mediante opere potenti e prodigî e segni che Dio fece per mezzo di lui fra voi, come voi stessi ben sapete, quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani, per il determinato consiglio e per la prescienza di Dio, voi, per man d’iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste; ma Dio lo risuscitò, avendo sciolto gli angosciosi legami della morte, perché non era possibile ch’egli fosse da essa ritenuto. Poiché Davide dice di lui: Io ho avuto del continuo il Signore davanti agli occhi, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso. Perciò s’è rallegrato il cuor mio, e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne riposerà in isperanza; poiché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades, e non permetterai che il tuo Santo vegga la corruzione. Tu m’hai fatto conoscere le vie della vita; tu mi riempirai di letizia con la tua presenza. Uomini fratelli, ben può liberamente dirvisi intorno al patriarca Davide, ch’egli morì e fu sepolto; e la sua tomba è ancora al dì d’oggi fra noi. Egli dunque, essendo profeta e sapendo che Dio gli avea con giuramento promesso che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti, antivedendola, parlò della risurrezione di Cristo, dicendo che non sarebbe stato lasciato nell’Ades, e che la sua carne non avrebbe veduto la corruzione. Questo Gesù, Iddio l’ha risuscitato; del che noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite. Poiché Davide non è salito in cielo; anzi egli stesso dice: Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io abbia posto i tuoi nemici per sgabello de’ tuoi piedi. Sappia dunque sicuramente tutta la casa d’Israele che Iddio ha fatto e Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso” (Atti 2:14-36).
Questo messaggio di Pietro è di fondamentale importanza per capire l’estensione della promessa del Padre a tutti noi.
Innanzi tutto notate che Pietro mette subito in chiaro il punto cruciale, e cioè che quel parlare in lingue da parte dei discepoli non era frutto di ubriacatura di vino, ma era semplicemente il compimento della promessa fatta da Dio tramite il profeta Gioele, che i Giudei non credenti che lo ascoltavano conoscevano in quanto era scritta nei profeti che venivano letti sabato dopo sabato nelle sinagoghe. Pietro disse infatti: “Questo è quel che fu detto per mezzo del profeta Gioele”.
Ma voglio anche che notiate che Pietro spiega a quei Giudei che quella promessa era stata ricevuta da Gesù di Nazareth, il Messia promesso dagli antichi profeti, infatti l’apostolo disse loro: “Egli adunque, essendo stato innalzato dalla destra di Dio, ed avendo ricevuta dal Padre la promessa dello Spirito Santo, ha sparso quello che ora voi vedete, ed udite” (Atti 2:33 – Diodati). Questa era una cosa nuova per quei Giudei, essi infatti non sapevano che Gesù di Nazareth, colui che era morto e risorto ed assunto alla destra di Dio, avesse ricevuto dal Padre la promessa dello Spirito; come anche non sapevano che sempre lo stesso Gesù di Nazareth aveva sparso quello che essi stavano vedendo e udendo, cioè che era stato Lui a spandere lo Spirito Santo promesso dal Padre. Non aveva forse detto Gesù ai suoi discepoli: “Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso” (Luca 24:49)?
Dunque, quei Giudei a cui Pietro parlò il giorno della Pentecoste, dopo lo spandimento dello Spirito, non solo vennero a conoscere il Vangelo di Dio, ma anche il fatto che la promessa dello spandimento dello Spirito che aveva fatto l’Iddio di Abrahamo, di Isacco e di Giacobbe, tramite Gioele, era stata mandata ad effetto da Gesù Cristo stesso, dopo la sua assunzione in cielo.
E’ evidente dunque, che quei Giudei compresero subito che la promessa dello Spirito Santo fatta da Dio, includeva il parlare in altre lingue. Pietro fu inequivocabile a tale proposito.
Ma andiamo avanti. A questo punto è scritto: “Or essi, udite queste cose, furon compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: Fratelli, che dobbiam fare? E Pietro a loro: Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remission de’ vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà” (Atti 2:37-39).
Quei Giudei dunque, essendo rimasti compunti nel cuore, compresero che dovevano fare qualcosa, ma non sapevano cosa fare, e allora lo chiesero agli apostoli, e sempre Pietro rispose loro dicendo quello che dovevano fare, e cioè che si dovevano ravvedere e farsi battezzare in acqua. Poi, una volta fatto ciò, avrebbero ricevuto il dono dello Spirito Santo, dove per dono dello Spirito Santo Pietro intese “lo Spirito Santo che era stato promesso” (Efesini 1:13) – o meglio il battesimo con lo Spirito Santo in quanto poi in seguito dirà a quelli della circoncisione in merito all’avvenuta discesa dello Spirito Santo su Cornelio e i suoi: “E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio. Mi ricordai allora della parola del Signore, che diceva: ‘Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo’. Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?” (Atti 11:15-17) – e proseguì dando a quei Giudei una spiegazione di fondamentale importanza, infatti disse: “Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà”. Ora, domandiamoci, perchè Pietro fu sospinto da Dio a dire anche quelle parole, cioè a dire anche: “E voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà”, pur sapendo che il battesimo con lo Spirito Santo non è indispensabile per essere salvati, in quanto trattasi di un rivestimento di potenza?
Per far capire a quei Giudei che il dono dello Spirito Santo o la promessa dello Spirito (che è il battesimo con lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue) non era riservato solo a loro che erano i dodici apostoli e a tutti gli altri che si erano messi a parlare in lingue quando lo Spirito Santo era sceso su di loro; ma anche a tanti altri, che lui specifica in maniera molto chiara dicendo: “Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà”.
Mettiamoci dunque per un attimo al posto di quei Giudei a cui furono indirizzate personalmente quelle parole ispirate. Che cosa pensarono? Che il parlare in altre lingue era dunque anche per loro, e non era riservato solo a quei circa centoventi che lo avevano appena ricevuto in quella mattina di Pentecoste! Pietro disse loro infatti ‘Per voi è la promessa’. E non solo per loro, ma anche per i loro discendenti; per tutti quelli che erano lontani, dove per lontani si può intendere lontani non solo fisicamente ma anche temporalmente (Diodati ha messo così “ed a coloro che verranno per molto tempo appresso”). E poi Pietro conclude dicendo: “Per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà”.
A questo punto quindi dobbiamo porci questa domanda importante: ‘Siamo anche noi tra coloro che Dio ha chiamato?’ La Scrittura risponde affermativamente, infatti Pietro ci dice nella sua prima epistola: “Ma voi siete una generazione eletta, un real sacerdozio, una gente santa, un popolo che Dio s’è acquistato, affinché proclamiate le virtù di Colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua maravigliosa luce; voi, che già non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia” (1 Pietro 2:9-10), ed ancora: “Or l’Iddio d’ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua eterna gloria in Cristo, dopo che avrete sofferto per breve tempo, vi perfezionerà Egli stesso, vi renderà saldi, vi fortificherà” (1 Pietro 5:10).
Allora, stando così le cose, la promessa del Padre, ossia il battesimo con lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue, è anche per noi Gentili in Cristo Gesù che siamo stati chiamati da Dio in questa nazione e in questa generazione.
E perciò fratelli nessuno vi seduca con vani ragionamenti.

 

La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con voi.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/09/03/la-promessa-del-padre-e-anche-per-noi/

Solo gli apostoli parlarono in lingue il giorno della Pentecoste?

Introduzione

In un suo scritto dal titolo ‘A Pentecoste lo Spirito discese solo sui dodici apostoli’ pubblicato sul suo sito il 20-21 Agosto 2011 (http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A1-Pentecost_Spirit_12_Avv.htm), Nicola Martella afferma che il giorno della Pentecoste parlarono in lingue solo i dodici apostoli del Signore. Lui afferma di essere arrivato a questa conclusione dopo ‘un’analisi attenta del testo biblico, che ho sondato con onestà e dirittura di cuore’ e rivolge quindi questo invito ai lettori: ‘Chi ne ha altrettante, faccia lo stesso cammino e mostri le sue capacità esegetiche e le sue fondate conclusioni’.
Ora, voglio cogliere l’invito ma non per mostrare le mie capacità esegetiche, ma per mostrare che le capacità esegetiche mostrate da Nicola Martella in questo suo articolo sono nulle, e quindi le sue conclusioni sono infondate, cioè non sono fondate sulla Parola di Dio ma su dei suoi vani ragionamenti. Perchè da una reale attenta analisi del testo biblico non si può per niente arrivare alle conclusioni di Martella.
Mi concentrerò in particolare su alcune sue osservazioni.

Prima osservazione

La prima è quella che lui fa nel commentare queste parole: “E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro” (Atti 2:1-4) per dimostrare che in quella occasione solo i dodici apostoli furono ripieni di Spirito e parlarono in altre lingue: ‘Era, quindi, un incontro particolare, come Gesù aveva comandato loro. Gesù per quaranta giorni diede «comandamenti agli apostoli, che aveva scelto» (At 1,2), «ordinò loro di non dipartirsi da Gerusalemme» (v. 4), promise loro che «voi sarete immersi nello Spirito Santo» (v. 5) e che «voi riceverete potenza, quando lo Spirito Santo verrà su voi» (v. 8). Ciò escludeva tutti gli altri credenti’.
Notate che lui esclude che il comandamento di non dipartirsi da Gerusalemme fu rivolto anche ad altri credenti oltre gli apostoli, e quindi secondo lui in quella riunione il giorno della Pentecoste (Atti 2:1-2) c’erano solo gli apostoli. Questo è falso, e ve lo dimostro subito.
Nel Vangelo scritto da Luca, e quindi scritto dallo stesso autore del libro degli Atti degli apostoli, è scritto quanto segue in merito all’apparizione di Cristo ai due discepoli sulla via di Emmaus e agli undici: “Ed ecco, due di loro se ne andavano in quello stesso giorno a un villaggio nominato Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi; e discorrevano tra loro di tutte le cose che erano accadute. Ed avvenne che mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si accostò e cominciò a camminare con loro. Ma gli occhi loro erano impediti così da non riconoscerlo. Ed egli domandò loro: Che discorsi son questi che tenete fra voi cammin facendo? Ed essi si fermarono tutti mesti. E l’un de’ due, per nome Cleopa, rispondendo, gli disse: Tu solo, tra i forestieri, stando in Gerusalemme, non hai saputo le cose che sono in essa avvenute in questi giorni? Ed egli disse loro: Quali? Ed essi gli risposero: Il fatto di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e in parole dinanzi a Dio e a tutto il popolo; e come i capi sacerdoti e i nostri magistrati l’hanno fatto condannare a morte, e l’hanno crocifisso. Or noi speravamo che fosse lui che avrebbe riscattato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da che queste cose sono avvenute. Vero è che certe donne d’infra noi ci hanno fatto stupire; essendo andate la mattina di buon’ora al sepolcro, e non avendo trovato il corpo di lui, son venute dicendo d’aver avuto anche una visione d’angeli, i quali dicono ch’egli vive. E alcuni de’ nostri sono andati al sepolcro, e hanno trovato la cosa così come aveano detto le donne; ma lui non l’hanno veduto. Allora Gesù disse loro: O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! Non bisognava egli che il Cristo soffrisse queste cose ed entrasse quindi nella sua gloria? E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo concernevano. E quando si furono avvicinati al villaggio dove andavano, egli fece come se volesse andar più oltre. Ed essi gli fecero forza, dicendo: Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno è già declinato. Ed egli entrò per rimaner con loro. E quando si fu messo a tavola con loro, prese il pane, lo benedisse, e spezzatolo lo dette loro. E gli occhi loro furono aperti, e lo riconobbero; ma egli sparì d’innanzi a loro. Ed essi dissero l’uno all’altro: Non ardeva il cuor nostro in noi mentr’egli ci parlava per la via, mentre ci spiegava le Scritture? E levatisi in quella stessa ora, tornarono a Gerusalemme e trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone. Ed essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane. Or mentr’essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi! Ma essi, smarriti e impauriti, pensavano di vedere uno spirito. Ed egli disse loro: Perché siete turbati? E perché vi sorgono in cuore tali pensieri? Guardate le mie mani ed i miei piedi, perché son ben io; palpatemi e guardate; perché uno spirito non ha carne e ossa come vedete che ho io. E detto questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma siccome per l’allegrezza non credevano ancora, e si stupivano, disse loro: Avete qui nulla da mangiare? Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito; ed egli lo prese, e mangiò in loro presenza. Poi disse loro: Queste son le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, ne’ profeti e nei Salmi, fossero adempiute. Allora aprì loro la mente per intendere le Scritture, e disse loro: Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicherebbe ravvedimento e remission dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza. Poi li condusse fuori fino presso Betania; e levate in alto le mani, li benedisse. E avvenne che mentre li benediva, si dipartì da loro e fu portato su nel cielo. Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande allegrezza; ed erano del continuo nel tempio, benedicendo Iddio” (Luca 24:13-53).
Allora, seguitemi attentamente e pazientemente in questa spiegazione. Gesù prima appare ai due discepoli che stavano andando ad Emmaus, che non erano nel numero degli undici apostoli, infatti uno si chiamava Cleopa e l’altro non si dice il nome, comunque non erano nel numero degli undici. E difatti è scritto che dopo che Gesù sparì davanti a loro, “levatisi in quella stessa ora, tornarono a Gerusalemme e trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone. Ed essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane” (Luca 24:33-35). Questo è un presupposto molto importante per capire gli eventi che seguirono subito dopo.
Infatti, cosa avvenne mentre essi parlavano? “Or mentr’essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi!” Chi furono dunque coloro in mezzo ai quali Gesù apparve mentre parlavano di quelle cose? Coloro che erano radunati in quell’occasione. E chi erano? Cleopa, un altro discepolo del Signore di cui non viene fatto il nome, poi c’erano gli undici apostoli, e poi altri discepoli di Cristo infatti Luca afferma: “E [Cleopa e l’altro discepolo] trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone” (Luca 24:33-34). Dunque non c’erano solo gli undici apostoli in quella occasione, e quindi prestiamo molta attenzione alle cose che seguirono.
Innanzi tutto Gesù mostrò loro le mani e i piedi per provargli che era proprio lui risorto, e non uno spirito, e poi Luca dice che “aprì loro la mente per intendere le Scritture, e disse loro: Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicherebbe ravvedimento e remission dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza”.
Avete notato allora? Che Gesù disse a tutti loro: “Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza” (Luca 24:48-49).
Quindi l’ordine di non dipartirsi da Gerusalemme finchè dall’alto sarebbero stati rivestiti di potenza, Cristo non lo diede solo agli undici. E’ di una chiarezza la Scrittura, direi strabiliante.
Ma c’è un’altra cosa molto importante da dire, e cioè che sempre tutti costoro furono testimoni della sua assunzione in cielo, infatti è scritto anche: “Poi li condusse fuori fino presso Betania; e levate in alto le mani, li benedisse. E avvenne che mentre li benediva, si dipartì da loro e fu portato su nel cielo. Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande allegrezza; ed erano del continuo nel tempio, benedicendo Iddio” (Luca 24:50-53). Che oltre agli apostoli ci furono altri testimoni della sua assunzione in cielo, abbiamo la conferma anche in queste parole che Pietro rivolse alla fratellanza prima del giorno della Pentecoste per scegliere chi doveva prendere il posto di Giuda Iscariota, infatti egli disse: “Bisogna dunque che fra gli uomini che sono stati in nostra compagnia tutto il tempo che il Signor Gesù è andato e venuto fra noi, a cominciare dal battesimo di Giovanni fino al giorno ch’egli, tolto da noi, è stato assunto in cielo, uno sia fatto testimone con noi della risurrezione di lui. E ne presentarono due: Giuseppe, detto Barsabba, il quale era soprannominato Giusto, e Mattia” (Atti 1:21-23). Notate che Pietro disse che c’erano altri uomini che erano stati in loro compagnia fino al giorno dell’assunzione di Cristo in cielo.
Ora, da tutto il contesto che abbiamo visto, Gesù fu visto dunque andare in cielo non solo dagli apostoli. Tenete a mente questo particolare, perchè ci torneremo fra poco.
A questo punto dobbiamo vedere cosa dice Luca dei momenti prima dell’assunzione di Cristo in cielo nel libro degli Atti degli apostoli. Ascoltate attentamente quello che dice: “Quelli dunque che erano raunati, gli domandarono: Signore, è egli in questo tempo che ristabilirai il regno ad Israele? Egli rispose loro: Non sta a voi di sapere i tempi o i momenti che il Padre ha riserbato alla sua propria autorità. Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra. E dette queste cose, mentr’essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo tolse d’innanzi agli occhi loro. E come essi aveano gli occhi fissi in cielo, mentr’egli se ne andava, ecco che due uomini in vesti bianche si presentarono loro e dissero: Uomini Galilei, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù che è stato tolto da voi ed assunto in cielo, verrà nella medesima maniera che l’avete veduto andare in cielo. Allora essi tornarono a Gerusalemme dal monte chiamato dell’Uliveto, il quale è vicino a Gerusalemme, non distandone che un cammin di sabato” (Atti 1:6-12).
Ora, qui c’è scritto che quelli che erano radunati gli fecero alcune domande e che Gesù rispose dicendo quelle parole, tra cui queste che concernono il battesimo con lo Spirito Santo che avrebbero ricevuto dopo non molti giorni: “Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:8). Come vi ho dimostrato prima però, la promessa della potenza dall’alto Gesù non la fece solo agli undici ma anche a quelli che erano con gli undici quando Gesù apparve loro. E questo si accorda con il fatto che Luca parla negli Atti semplicemente di “quelli dunque che erano raunati”, a cui Gesù promise il rivestimento di potenza dall’alto. Dunque la promessa del rivestimento di potenza non fu fatta solo agli undici o solo agli apostoli, il battesimo con lo Spirito Santo non fu promesso solo agli apostoli. Basta considerare che Barsabba che era stato in compagnia degli apostoli fino al giorno dell’assunzione di Cristo in cielo, non era uno dei dodici apostoli – e se è per questo anche Mattia era presente in quel giorno ed ancora non era apostolo perchè lo diventò poco prima del giorno della Pentecoste – ma era tra quelli che erano radunati in quel giorno, per comprendere questo.
Quindi Martella mente non solo sui destinatari del comando di Cristo di non dipartirsi da Gerusalemme, ma anche sulla promessa di ricevere potenza dall’alto. Perchè i destinatari non furono solo gli apostoli del Signore. Lui ha escluso ‘tutti gli altri credenti’, ma così facendo è andato contro la Parola di Dio.
A proposito degli altri credenti, ma che fine hanno fatto quel centinaio di credenti con cui gli apostoli si radunavano prima del giorno della Pentecoste, secondo che è scritto: “E in que’ giorni, Pietro, levatosi in mezzo ai fratelli (il numero delle persone adunate saliva a circa centoventi), disse: ….” (Atti 1:15), tra cui c’era anche Barsabba? E che dire di Giacomo, il fratello del Signore? E che dire degli altri fratelli del Signore, e per non parlare delle donne che erano state testimoni della resurrezione di Cristo? Sono spariti tutti nel nulla nei discorsi di Martella. Non erano forse anche loro dei veri discepoli di Cristo? Per quale recondito motivo Dio non doveva spandere quindi lo Spirito Santo anche su loro il giorno della Pentecoste e farli parlare in lingue, ma escluderli da questa promessa? E poi, a questo punto, se anche questo centinaio di credenti non parlarono in lingue il giorno della Pentecoste, quando è che ricevettero lo Spirito Santo, o meglio il dono dello Spirito come lo chiama Martella, senza parlare in lingue? Vorremmo proprio saperlo! Dopo i circa tremila convertiti forse? Quindi quando la Scrittura dice: “Quelli dunque i quali accettarono la sua parola, furon battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone” (Atti 2:41), chi sono i ‘loro’? Per logica dovrebbero essere i dodici apostoli, e allora questo significherebbe che quel centinaio di credenti ricevettero lo Spirito dopo i convertiti del giorno della Pentecoste!!!! Che confusione che fa questo Martella! D’altronde, è lo stesso Martella a parlare di ‘solo due gruppi: gli apostoli e i Giudei non-convertiti’.
E poi, non è una cosa strana che gli apostoli perseveravano nella preghiera con gli altri discepoli prima del giorno della Pentecoste, secondo che è scritto: “E come furono entrati, salirono nella sala di sopra ove solevano trattenersi Pietro e Giovanni e Giacomo e Andrea, Filippo e Toma, Bartolomeo e Matteo, Giacomo d’Alfeo, e Simone lo Zelota, e Giuda di Giacomo. Tutti costoro perseveravano di pari consentimento nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù, e coi fratelli di lui” (Atti 1:13-14), e proprio la mattina del giorno della Pentecoste, invece, non perseveravano nella preghiera con essi, perchè ci fu ‘un incontro particolare’ come lo chiama Martella, a cui guarda caso partecipavano solo gli apostoli? E poi possibile che proprio il giorno della Pentecoste, quando secondo la legge i Giudei si devono riposare (Levitico 23:21) e quindi era ancora più facile incontrarsi, in quella mattina gli apostoli non erano assieme agli altri discepoli quando ci fu la discesa dello Spirito Santo?

Seconda osservazione

La seconda osservazione riguarda sempre quello che avvenne il giorno della Pentecoste, quando solo gli apostoli secondo Martella parlarono in altre lingue. Egli dice: ‘Furono gli apostoli soltanto a «parlare in altre lingue» e furono solo loro, che ciascuno dei Giudei indigeni o della diaspora «udiva parlare nel suo proprio linguaggio» (v. 6), ossia quello del luogo di provenienza (v. 8). Si noti, poi, che «Pietro, alzatosi in piè con gli undici, alzò la voce e parlò loro in questa maniera» (v. 14); nessun altro credente fu menzionato con loro, ma solo due gruppi: gli apostoli e i Giudei non-convertiti. Perché quel giorno si convertissero 3.000 Giudei d’ogni nazione menzionata (vv. 9-11), era necessario che il messaggio di Pietro arrivasse fino a loro. Per questo è scritto che Pietro si alzò in piedi «insieme con gli undici», poiché essi tradussero a mano a mano il discorso di Pietro nelle lingue di provenienza dei Giudei della diaspora’.
Ma le cose non stanno affatto così, perchè Martella ha dimenticato che quando Pietro si levò assieme agli undici disse alla folla di Giudei: “Uomini giudei, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, siavi noto questo, e prestate orecchio alle mie parole. Perché costoro non sono ebbri, come voi supponete, poiché non è che la terza ora del giorno” (Atti 2:14-15), il che significa che i ‘costoro’ che non erano ebbri erano gli altri credenti che erano con i dodici in quella casa che stavano continuando a parlare in lingue secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi. E che sia così Pietro stesso lo conferma poco dopo quando dice a quegli stessi Giudei: “Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite” (Atti 2:33). Quindi quei Giudei potevano ancora vedere ed ascoltare quello che avevano visto e sentito prima che Pietro si levasse in piedi con gli undici, cioè dei Galilei parlare in altre lingue dai quali temporaneamente erano esclusi Pietro e gli altri apostoli, appunto perchè Pietro si era levato con gli undici per predicare ai Giudei radunati.
Alcune parole poi sull’affermazione: ‘Per questo è scritto che Pietro si alzò in piedi «insieme con gli undici», poiché essi tradussero a mano a mano il discorso di Pietro nelle lingue di provenienza dei Giudei della diaspora’. Un ragionamento vano, uno dei tanti ragionamenti vani di Martella. Una delle sue tante invenzioni. Ma io dico: ‘Ma se gli undici traducevano il discorso di Pietro nelle lingue natie dei Giudei della diaspora che si erano radunati, questo vuol dire che essi conoscevano quelle lingue natie parlate da quei Giudei. E allora domandiamo: ‘Ma se fino a che Pietro e gli undici non si alzarono, essi parlavano in lingue – lingue che erano in grado di parlare e capire i Giudei che ascoltavano perchè erano le loro lingue natie – secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi, parlando delle cose grandi di Dio, evidentemente non c’era nulla di soprannaturale in quel loro parlare in lingue, perchè essi sapevano parlare in quelle lingue!’ Non vi pare? Gli undici fecero i traduttori del discorso di Pietro!! Veramente assurdo! Ecco cosa questi cianciatori antipentecostali riescono a far dire alla Bibbia. Ma quel discorso di Pietro non c’è la minima traccia che fu tradotto dagli undici, dico non c’è la minima traccia. Riteniamo infatti che Pietro parlò loro in lingua ebraica, che era conosciuta anche dagli Ebrei della diaspora. Ricordatevi infatti che quando Paolo decise di rendere la sua testimonianza davanti ai Giudei che volevano ucciderlo (dopo averlo preso nel tempio a Gerusalemme), parlò loro in lingua ebraica, secondo che è scritto: “Paolo, stando in piè sulla gradinata, fece cenno con la mano al popolo. E fattosi gran silenzio, parlò loro in lingua ebraica, dicendo: Fratelli e padri, ascoltate ciò che ora vi dico a mia difesa. E quand’ebbero udito ch’egli parlava loro in lingua ebraica, tanto più fecero silenzio” (Atti 21:40; 22:1-2). E vi ricordo che tra quegli Ebrei c’erano pure dei Giudei dell’Asia, che erano quelli che avevano sollevato la moltitudine contro di lui, secondo che è scritto: “Or come i sette giorni eran presso che compiuti, i Giudei dell’Asia, vedutolo nel tempio, sollevarono tutta la moltitudine, e gli misero le mani addosso ….” (Atti 21:27). Dunque, Pietro non ebbe bisogno di traduttori. Non ci fu nessuna traduzione seduta stante! Ma che va cianciando Martella?

Terza osservazione

La terza osservazione lui la fa in merito a queste parole dell’apostolo Pietro: “E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio. Mi ricordai allora della parola del Signore, che diceva: ‘Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo’. Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?” (Atti 11:15-17). Sempre naturalmente per dimostrare che solo gli apostoli a Pentecoste parlarono in lingue.
Ora, lui dice infatti: ‘Si noti che Pietro riferendosi alla discesa dello Spirito, parlò di «loro» Gentili e di «noi»; qui si riferiva ai dodici apostoli, cosa che era conosciuta e chiara ai credenti di Gerusalemme’.
Ora, è evidente che dato che abbiamo dimostrato che i destinatari dell’ordine di Gesù di non dipartirsi da Gerusalemme finchè dall’alto sarebbero stati rivestiti di potenza, e quindi la promessa di ricevere potenza dall’alto, non furono solo gli apostoli, è evidente che il giorno della Pentecoste in quella casa non c’erano solo gli apostoli ma anche altri credenti. Quindi quando Pietro parlò a coloro che si erano messi a disputare con lui perchè era entrato in casa di incirconcisi ed aveva mangiato con loro, quel ‘noi’ usato da Pietro non si riferisce solo ai dodici, ma anche a tutti gli altri che erano presenti in quella circostanza che erano tutti Ebrei di nascita. Ecco infatti il punto su cui volle porre enfasi Pietro in quel discorso fatto a “quelli della circoncisione” (Atti 11:2), che Dio aveva visitato i Gentili non solo salvandoli, ma anche donandogli lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue, esattamente come aveva fatto con loro che erano Ebrei di nascita. Infatti subito dopo dice: “Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?”. Qui Pietro non fa per niente riferimento solo a lui e agli undici apostoli, ma a loro in quanto Ebrei di nascita che hanno creduto nel Signore Gesù Cristo. Quindi egli incluse tra questi anche quelli della circoncisione che si erano messi a questionare con lui.
E che sia così, è confermato da quello che Pietro disse in seguito all’assemblea di Gerusalemme dinnanzi ad una moltitudine di credenti che erano tutti Ebrei di nascita. Ecco cosa è scritto: “Allora gli apostoli e gli anziani si raunarono per esaminar la questione. Ed essendone nata una gran discussione, Pietro si levò in piè, e disse loro: Fratelli, voi sapete che fin dai primi giorni Iddio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la parola del Vangelo e credessero. E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede. Perché dunque tentate adesso Iddio mettendo sul collo de’ discepoli un giogo che né i padri nostri né noi abbiam potuto portare? Anzi, noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro” (Atti 15:6-11).
Notate infatti che anche qui Pietro mette enfasi sul fatto che Dio diede lo Spirito Santo ai Gentili (Cornelio e i suoi presso i quali Dio lo aveva mandato per predicargli il Vangelo), come lo aveva donato a loro che erano Ebrei di nascita che avevano creduto, infatti dice: “E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede”. Quindi Pietro accennò anche alla purificazione dei peccati che fu mediante la fede sia per ‘noi’ (loro Ebrei di nascita) che per ‘loro’ (i Gentili). E difatti ecco cosa dice immediatamente dopo: “Noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro”. A chi si riferisce qua Pietro quando dice ‘noi crediamo …’, solo ai dodici apostoli? No, ma a loro che erano Ebrei di nascita, che erano stati giustificati mediante la fede, esattamente come lo erano stati i Gentili. Dio dunque non mostrò nessuna differenza, nessun riguardo personale tra loro che erano Ebrei di nascita e i Gentili, giustificando sia gli uni che gli altri mediante la fede, e donando loro lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue.

Quarta osservazione

C’è una quarta osservazione che fa Martella, che è questa, e cioè che il dono dello Spirito con l’evidenza del parlare in lingue, così come lo ricevettero ‘solo’ gli apostoli a Gerusalemme, fu limitato solo a loro, perchè tutti gli altri Giudei che si convertirono non fecero l’esperienza del parlare in lingue, ma ricevettero lo Spirito Santo come dono al momento della loro conversione senza dunque parlare in altre lingue. Ecco cosa dice: ‘E i tremila?: Che cosa ricevettero a Pentecoste allora i Giudei, che si erano convertiti? Non un sedicente «battesimo di Spirito Santo», ma solo il «dono dello Spirito Santo» nel momento della conversione, espressione che significa «lo Spirito Santo come dono» (altrove si parla similmente dello Spirito come caparra: 2 Cor 1,22; 2 Cor 5,5; come pegno: Ef 1,13s; come suggello: Ef 1,13; 4,30). A Pentecoste Pietro disse ai Giudei: «Ravvedetevi, e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, in vista della remissione dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo» (At 2,38); qui ricorre doreà e non chárisma e mostra che lo Spirito Santo stesso era tale dono divino, e non una presunta esperienza mistica’.
Ma le cose non stanno affatto così, innanzi tutto perchè Martella ha dimenticato un piccolo particolare che demolisce tutto questo castello che ha costruito, che è questo: il dono dello Spirito di cui parlò Pietro a quei Giudei non è altro che la promessa dello Spirito Santo che Gesù fece ai suoi discepoli da parte di Dio, secondo che Egli disse agli undici e agli altri che erano con loro quando apparve loro: “Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza” (Luca 24:49). Quella promessa era in altre parole la promessa di spandere sopra di loro lo Spirito Santo, e quindi di rivestirli di potenza. Promessa che Gesù gli confermò immediatamente prima di essere assunto in cielo quando “ordinò loro di non dipartirsi da Gerusalemme, ma di aspettarvi il compimento della promessa del Padre, la quale, egli disse, avete udita da me. Poiché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni” (Atti 1:4-5). Quella promessa dunque era il battesimo con lo Spirito Santo che i discepoli ricevettero poi il giorno della Pentecoste, parlando in lingue. Promessa che secoli prima Dio aveva fatto agli Ebrei tramite il profeta Gioele, dicendo: “E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno. E farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra; sangue, e fuoco, e vapor di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno, che è il giorno del Signore. Ed avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato” (Atti 2:17-21).
Ora, cosa disse Pietro a quei Giudei: “Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remission de’ vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà” (Atti 2:38-39). Se dunque Pietro, nel suo discorso che fece a quei Giudei gli fece innanzi tutto presente che quello che vedevano, cioè il fatto di vedere dei Galilei parlare in altre lingue, era quello che aveva detto il profeta Gioele che sarebbe avvenuto, quindi era l’adempimento della promessa di Dio fatta tramite il profeta Gioele, è del tutto evidente che la promessa di cui parlò loro quando disse “per voi è la promessa ….” è la stessa promessa. E quindi il parlare in lingue, dato che era associato a quella promessa, era anche per loro, come anche per i loro figliuoli, per tutti quelli che sono lontani, per quanti Dio ne chiamerà.
E poi, c’è un’altra cosa che smonta tutto il discorso di Martella, che è questa: quando lo Spirito Santo scese su Cornelio e i suoi, è scritto: “Mentre Pietro parlava così, lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che udivano la Parola. E tutti i credenti circoncisi che erano venuti con Pietro, rimasero stupiti che il dono dello Spirito Santo fosse sparso anche sui Gentili; poiché li udivano parlare in altre lingue, e magnificare Iddio. Allora Pietro prese a dire: Può alcuno vietar l’acqua perché non siano battezzati questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi stessi?” (Atti 10:44-47). Domandiamo a Martella dunque: ‘A chi stava parlando Pietro?’ Non stava forse parlando a quei credenti circoncisi, e quindi Ebrei di nascita, che erano con lui a casa di Cornelio e che lo avevano accompagnato da Ioppe a Cesarea, secondo che è scritto: ” E il giorno seguente andò con loro; e alcuni dei fratelli di Ioppe l’accompagnarono” (Atti 10:23)? E perchè Pietro in riferimento ai Gentili che avevano ricevuto lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue, disse a questi credenti circoncisi “hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi stessi”? Non è forse perchè anche quei credenti che erano con Pietro, che non facevano parte del numero dei dodici apostoli, avevano fatto la stessa esperienza di Pietro il giorno della Pentecoste, cioè erano stati riempiti di Spirito e avevano parlato in altre lingue? E difatti questi credenti Ebrei quando videro e sentirono parlare in lingue quei Gentili, capirono cosa era avvenuto, capirono che anche i Gentili avevano ricevuto il dono dello Spirito Santo o la promessa dello Spirito Santo.
Ora, noi non sappiamo se quei credenti circoncisi che erano con Pietro, avevano ricevuto lo Spirito Santo il giorno della Pentecoste assieme agli apostoli, o in qualche altra successiva circostanza, ma una cosa per certo la sappiamo, che Pietro asserisce che anche loro avevano ricevuto lo Spirito Santo ESATTAMENTE come Cornelio e i suoi, e quindi anch’essi parlavano in lingue.

Conclusione

Veramente assurdo quello che dice Martella, veramente assurdo. Quest’uomo si inventa assurdità dopo assurdità, e non riusciamo a capire come possa ricoprire la posizione che ha in mezzo alle Chiese dei fratelli. Evidentemente nelle Chiese dei fratelli (e non solo in queste Chiese) prendono piacere nelle cose assurde che lui dice, o meglio nelle cose che vanno contro la Parola di Dio. Prendono piacere nel contrastare fortemente alla Parola di Dio. Peggio per loro. Il Signore gli renderà secondo le loro opere.
Dunque alla luce delle Scritture, dobbiamo ancora una volta riscontrare come Nicola Martella mente contro la verità e assieme a lui mentono contro la verità tutti coloro che dicono le stesse cose. Ormai credo che sia palese a tutti che egli non conosce le Scritture, e che quando parla di queste cose mostra di avere una intelligenza ottenebrata. Guardatevi da lui e dal suo lievito dunque.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

22 Agosto 2011

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/08/22/solo-gli-apostoli-parlarono-in-lingue-il-giorno-della-pentecoste/

Perchè un Cristiano non può e non deve essere un cessazionista

Introduzione

Fratelli nel Signore, vi scrivo queste cose a causa di quelli che cercano di sedurvi con i loro vani ragionamenti, i quali affermano che con la morte dell’ apostolo Giovanni o il completamento del canone della Bibbia, e quindi verso la fine del primo secolo dopo Cristo, sono cessate nella Chiesa le seguenti manifestazioni: lingue, profezie, predizioni di eventi futuri, visioni e sogni, e guarigioni e miracoli. E quindi i Cristiani – secondo costoro – non possono più parlare in lingue, profetizzare, predire eventi futuri, avere visioni e sogni, e guarire e compiere i miracoli come avveniva nella Chiesa primitiva descritta nel libro degli Atti.
In virtù di questa loro posizione, costoro sono stati definiti ‘cessazionisti’ e la loro falsa dottrina è conosciuta con il nome di ‘cessazionismo’.

Le lingue non sono cessate

Perchè le lingue non sono cessate? Perchè le lingue sono strettamente collegate al battesimo con lo Spirito Santo che è una promessa tuttora valida per quanti vengono chiamati da Dio; perchè chi parla in altra lingua parla a Dio; perchè le lingue sono un segno per i non credenti; perchè il dono della diversità delle lingue è uno dei doni dello Spirito Santo; perchè il parlare in lingue non va impedito; e perché le lingue cesseranno quando verrà la perfezione.

Perchè la promessa dello Spirito è anche per noi oggi

Ora, in base a quello che dice Luca nel libro degli Atti, prima che Gesù venisse assunto in cielo alla destra del Padre, disse tra le altre cose questo ai suoi discepoli: “Poiché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni. … Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:5, 8). E alcuni giorni dopo essere stato assunto in cielo, questa promessa, che è chiamata la promessa dello Spirito Santo, si adempì in questa maniera: “E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro. E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi” (Atti 2:1-4).
Che fu questo l’adempimento delle parole di Gesù “voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni” e quindi che quello che ricevettero in quel giorno i discepoli del Signore fu il battesimo con lo Spirito Santo, lo confermò l’apostolo Pietro quando disse poi più avanti in merito alla discesa dello Spirito Santo che c’era stata a casa di Cornelio sui Gentili: “E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio. Mi ricordai allora della parola del Signore, che diceva: ‘Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo’. Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?” (Atti 11:15-17). E come si era manifestata la discesa dello Spirito o il battesimo con lo Spirito a casa di Cornelio? Con il parlare in lingue, esattamente come era accaduto il giorno della Pentecoste a Gerusalemme tempo prima, infatti è scritto: “Mentre Pietro parlava così, lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che udivano la Parola. E tutti i credenti circoncisi che erano venuti con Pietro, rimasero stupiti che il dono dello Spirito Santo fosse sparso anche sui Gentili; poiché li udivano parlare in altre lingue, e magnificare Iddio” (Atti 10:44-46). Dunque, in base a quanto dice la Scrittura, il battesimo con lo Spirito Santo è accompagnato immediatamente dal parlare in lingue, che vi ricordo non sono lingue degli angeli ma degli uomini, parlate in questo mondo.
Ora, torniamo per un momento a quello che avvenne il giorno della Pentecoste, ed in particolare a quello che disse Pietro ai Giudei perchè ci serve per confutare la falsa dottrina della cessazione delle lingue. Pietro nel suo discorso che fece a quei Giudei che si erano radunati ed erano rimasti meravigliati nel sentire parlare i discepoli del Signore in altre lingue, disse tra le altre cose a proposito di quello che era appena avvenuto e che comprendeva il parlare in lingue: “Questo è quel che fu detto per mezzo del profeta Gioele: E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno. E farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra; sangue, e fuoco, e vapor di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno, che è il giorno del Signore. Ed avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato” (Atti 2:16-21).
Dunque Pietro citò una promessa che Dio aveva fatto tramite il profeta Gioele, e che i Giudei conoscevano, per confermare l’accaduto, tra cui ribadisco c’era il parlare in altre lingue. Questa promessa era lo spandimento dello Spirito Santo da parte di Dio sopra Ebrei e Gentili negli ultimi giorni.
Per chi è dunque questa promessa? Lo disse sempre Pietro a quegli stessi Giudei, poco dopo, quando questi gli chiesero cosa dovevano fare, infatti l’apostolo disse loro: “Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remission de’ vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà” (Atti 2:38-39). La promessa dello Spirito Santo è da Pietro messa in relazione a “il dono dello Spirito Santo” perchè consiste nel donare da parte di Dio ai suoi lo Spirito Santo, infatti Pietro in riferimento al fatto che Dio fece scendere lo Spirito Santo su Cornelio e i suoi (che si misero subito a parlare in altra lingua), disse a quelli della circoncisione che si erano messi a questionare con lui (perché era entrato da uomini incirconcisi e aveva mangiato con loro): “Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?” (Atti 11:17). Quel dono di cui parla Pietro, come potete vedere, si riferisce al dono dello Spirito Santo che Dio aveva donato anche ai circa centoventi il giorno della Pentecoste.
Dunque Pietro disse a quei Giudei di nascita che la promessa era per loro, per i loro figliuoli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà.
Mi vorrei soffermare su queste ultime parole “per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà”. A quale chiamata si riferisce Pietro? A quella dalle tenebre alla luce, e quindi alla gloria eterna, che ricevono gli eletti. Pietro stesso infatti dice nella sua prima epistola: “Ma voi siete una generazione eletta, un real sacerdozio, una gente santa, un popolo che Dio s’è acquistato, affinché proclamiate le virtù di Colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua maravigliosa luce; voi, che già non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia” (1 Pietro 2:9-10), ed anche: “Or l’Iddio d’ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua eterna gloria in Cristo, dopo che avrete sofferto per breve tempo, vi perfezionerà Egli stesso, vi renderà saldi, vi fortificherà” (1 Pietro 5:10).
A questo punto è lecito domandarsi: ‘Ma Dio chiama ancora (dopo la morte dell’apostolo Giovanni o il completamento del Canone biblico) alcuni dalle tenebre alla luce, e alla sua gloria eterna in Cristo?’ A noi ci risulta che lo fa ancora, e difatti noi siamo tra i chiamati e gli eletti.
Che diremo dunque? Che la promessa di cui parlò Pietro a quei Giudei così tanto tempo fa, è anche per noi. E dato che, come abbiamo visto, in questa promessa dello spandimento dello Spirito c’è il parlare in lingue, in quanto quando lo Spirito scende o viene sparso su qualcuno, costui comincia a parlare in lingue secondo che lo Spirito gli dà di esprimersi, è evidente che il parlare in lingue è anche per la Chiesa di oggi. Mi pare molto evidente questo.
I cessazionisti affermano che quello che avvenne a Pentecoste a Gerusalemme fu un evento irripetibile, ma se fosse così come dicono loro, come mai tempo dopo si verificò anche a Cesarea in casa di Cornelio, e Pietro nel ricordare quello che era avvenuto a casa di Cornelio disse ai fratelli (che si erano messi a questionare con lui perchè era entrato da uomini incirconcisi e aveva mangiato con loro) che come lui aveva cominciato a parlare “lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio”, e quindi equiparò quello che era avvenuto ai circa centoventi a Gerusalemme a quello che era avvenuto a Cornelio e ai suoi a Cesarea? E come mai quando lo Spirito scese su Cornelio e i suoi, Pietro si ricordò proprio di queste parole di Gesù “Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo”, che Gesù aveva rivolto ai suoi discepoli tra cui non c’erano Cornelio e i suoi e che noi sappiamo si adempirono nei loro confronti a Pentecoste non molti giorno dopo?
La risposta è evidente, perchè quello che avvenne a Gerusalemme ai circa centoventi non era da Pietro considerato un evento irripetibile nel tempo, e quindi neppure le lingue erano irripetibili, tanto è vero che si ripeterono a casa di Cornelio a Cesarea, e anni dopo anche ad Efeso dove Paolo dopo che ebbe imposto le mani sopra circa dodici discepoli del Signore Gesù “lo Spirito Santo scese su loro, e parlavano in altre lingue, e profetizzavano” (Atti 19:6)
Le cose dunque sono chiare, le lingue non possono essere cessate, altrimenti la Scrittura sarebbe annullata, in quanto la promessa di cui ricevettero l’adempimento i circa centoventi il giorno della Pentecoste a Gerusalemme non sarebbe più per noi in questa generazione.

Perchè chi parla in altra lingua parla a Dio

Adesso voglio spiegarvi l’altra ragione per cui le lingue non sono cessate, e cioè perchè chi parla in altra lingua parla a Dio, secondo che dice Paolo ai santi di Corinto: “Chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno l’intende, ma in ispirito proferisce misteri” (1 Corinzi 14:2).
Che cosa fa dunque un Cristiano quando parla in altra lingua? Parla a Dio. E che cosa proferisce mediante lo Spirito Santo? Misteri.
Vediamo dunque la natura di questi misteri di cui parla Paolo, perchè è fondamentale. Paolo dice ai santi di Corinto che chi parla in altra lingua, prega, benedice e ringrazia Dio: “Perciò, chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare; poiché, se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa. Che dunque? Io pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza. Altrimenti, se tu benedici Iddio soltanto con lo spirito, come potrà colui che occupa il posto del semplice uditore dire ‘Amen’ al tuo rendimento di grazie, poiché non sa quel che tu dici? Quanto a te, certo, tu fai un bel ringraziamento; ma l’altro non è edificato” (1 Corinzi 14:13-17)
Dunque, a prescindere che un credente parli solo in una lingua straniera o in diverse lingue straniere (in questo secondo caso possiede il dono della diversità delle lingue), il parlare in altra lingua è utile ai santi. Se infatti è utile pregare, benedire e ringraziare Dio con la propria intelligenza, non può che essere altrettanto utile fare le stesse cose mediante lo Spirito Santo. Non vi pare? Certamente, affinché esso sia di edificazione alla chiesa radunata, deve essere accompagnato dall’interpretazione perchè in questo caso gli uditori comprendono quello che è stato detto e possono pronunciare ‘Amen’. Ma quand’anche non vi fosse chi interpreta, comunque sia il parlare in altra lingua ha edificato chi ha parlato in altra lingua ed è stato rivolto a Dio che ha compreso quello che lo Spirito ha detto per bocca di coloro che hanno parlato in altra lingua.
Se dunque il parlare in altra lingua è una cosa utile ai santi, in quanto Paolo afferma che “chi parla in altra lingua edifica se stesso” (1 Corinzi 14:4), e: “Or io ben vorrei che tutti parlaste in altre lingue; ma molto più che profetaste; chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue, a meno ch’egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione” (1 Corinzi 14:5), sarebbe un controsenso per Dio avere privato i santi dopo la morte dell’apostolo Giovanni, del parlare in altra lingua, perchè li avrebbe privati di qualcosa di utile.

Perchè le lingue servono di segno ai non credenti

L’apostolo Paolo dice ai santi di Corinto: “Egli è scritto nella legge: Io parlerò a questo popolo per mezzo di gente d’altra lingua, e per mezzo di labbra straniere; e neppur così mi ascolteranno, dice il Signore. Pertanto le lingue servono di segno non per i credenti, ma per i non credenti: la profezia, invece, serve di segno non per i non credenti, ma per i credenti” (1 Corinzi 14:21-22).
Come potete vedere, Paolo dice che le lingue servono come segno per gli increduli. Vi ricordo che nella Bibbia ogni qualvolta Dio ha dato un segno agli uomini quel segno aveva uno scopo ben preciso.
Per esempio quell’angelo che apparve ai pastori nella contrada di Betleem disse loro: “Non temete, perché ecco, vi reco il buon annunzio di una grande allegrezza che tutto il popolo avrà: Oggi, nella città di Davide, v’è nato un salvatore, che è Cristo, il Signore. E questo vi servirà di segno: troverete un bambino fasciato e coricato in una mangiatoia” (Luca 2:10-12), e il profeta Isaia disse al popolo da parte di Dio: “Or ascoltate, o casa di Davide! È egli poca cosa per voi lo stancar gli uomini, che volete stancare anche l’Iddio mio? Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figliuolo, e gli porrà nome Emmanuele” (Isaia 7:13-14), e al re Ezechia in merito alla sua guarigione: “Così parla l’Eterno, l’Iddio di Davide, tuo padre: Io ho udita la tua preghiera, ho vedute le tue lacrime: ecco, io aggiungerò ai tuoi giorni quindici anni; libererò te e questa città dalle mani del re d’Assiria e proteggerò questa città. E questo ti sarà, da parte dell’Eterno, il segno che l’Eterno adempirà la parola che ha pronunziata: ecco, io farò retrocedere di dieci gradini l’ombra dei gradini che, per effetto del sole, s’è allungata sui gradini d’Achaz’ (Isaia 38:5-8)
Ora, se le lingue servono ai non credenti, dobbiamo capire a cosa servono, e non c’è miglior evento biblico di quello verificatosi a Gerusalemme il giorno della Pentecoste per capire a cosa servono.
Ecco il resoconto biblico: “E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro. E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi. Or in Gerusalemme si trovavan di soggiorno dei Giudei, uomini religiosi d’ogni nazione di sotto il cielo. Ed essendosi fatto quel suono, la moltitudine si radunò e fu confusa, perché ciascuno li udiva parlare nel suo proprio linguaggio. E tutti stupivano e si maravigliavano, dicendo: Ecco, tutti costoro che parlano non son eglino Galilei? E com’è che li udiamo parlare ciascuno nel nostro proprio natìo linguaggio? Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia Cirenaica, e avventizî Romani, tanto Giudei che proseliti, Cretesi ed Arabi, li udiamo parlar delle cose grandi di Dio nelle nostre lingue. E tutti stupivano ed eran perplessi dicendosi l’uno all’altro: Che vuol esser questo? Ma altri, beffandosi, dicevano: Son pieni di vin dolce. Ma Pietro, levatosi in piè con gli undici, alzò la voce e parlò loro in questa maniera: Uomini giudei, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, siavi noto questo, e prestate orecchio alle mie parole. Perché costoro non sono ebbri, come voi supponete, poiché non è che la terza ora del giorno: ma questo è quel che fu detto per mezzo del profeta Gioele: E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno. E farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra; sangue, e fuoco, e vapor di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno, che è il giorno del Signore. Ed avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato. Uomini israeliti, udite queste parole: Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra voi mediante opere potenti e prodigî e segni che Dio fece per mezzo di lui fra voi, come voi stessi ben sapete, quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani, per il determinato consiglio e per la prescienza di Dio, voi, per man d’iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste; ma Dio lo risuscitò, avendo sciolto gli angosciosi legami della morte, perché non era possibile ch’egli fosse da essa ritenuto. Poiché Davide dice di lui: Io ho avuto del continuo il Signore davanti agli occhi, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso. Perciò s’è rallegrato il cuor mio, e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne riposerà in isperanza; poiché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades, e non permetterai che il tuo Santo vegga la corruzione. Tu m’hai fatto conoscere le vie della vita; tu mi riempirai di letizia con la tua presenza. Uomini fratelli, ben può liberamente dirvisi intorno al patriarca Davide, ch’egli morì e fu sepolto; e la sua tomba è ancora al dì d’oggi fra noi. Egli dunque, essendo profeta e sapendo che Dio gli avea con giuramento promesso che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti, antivedendola, parlò della risurrezione di Cristo, dicendo che non sarebbe stato lasciato nell’Ades, e che la sua carne non avrebbe veduto la corruzione. Questo Gesù, Iddio l’ha risuscitato; del che noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite. Poiché Davide non è salito in cielo; anzi egli stesso dice: Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io abbia posto i tuoi nemici per sgabello de’ tuoi piedi. Sappia dunque sicuramente tutta la casa d’Israele che Iddio ha fatto e Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso. Or essi, udite queste cose, furon compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: Fratelli, che dobbiam fare? E Pietro a loro: Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remission de’ vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà. E con molte altre parole li scongiurava e li esortava dicendo: Salvatevi da questa perversa generazione. Quelli dunque i quali accettarono la sua parola, furon battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone” (Atti 2:1-41).
A cosa servirono le lingue a quegli Ebrei di nascita che non erano ancora salvati? Servirono a farli rimanere meravigliati, e a fargli fare delle domande su quello che stava avvenendo. E difatti è scritto: “E tutti stupivano ed eran perplessi dicendosi l’uno all’altro: Che vuol esser questo?” E’ vero che ci furono di quelli che li accusarono di essere ubriachi, ma non furono tutti. Quel segno di sentire parlare quei Galilei nelle loro natie lingue, li aveva veramente fatti sbigottire.
E Pietro colse l’occasione per spiegare agli Ebrei di cosa si trattava, e poi per annunciare loro il Vangelo. E la predicazione del Vangelo fatta da Pietro con lo Spirito Santo e gran pienezza di convinzione compunse i cuori dei suoi uditori, che gli chiesero cosa dovevano fare, e poi migliaia di loro accettarono la sua parola.
I segni che Dio dona agli increduli servono dunque a trarli all’ubbidienza della fede, in altre parole hanno come scopo quello di condurli ad accettare la Parola di Dio. Un pò come i segni costituiti dalle guarigioni, infatti cosa è scritto a proposito della guarigione di quello zoppo fin dalla nascita che stava alla porta del tempio detta ‘Bella’? “Or Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera dell’ora nona. E si portava un certo uomo, zoppo fin dalla nascita, che ogni giorno deponevano alla porta del tempio detta ‘Bella’, per chieder l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, veduto Pietro e Giovanni che stavan per entrare nel tempio, domandò loro l’elemosina. E Pietro, con Giovanni, fissando gli occhi su lui, disse: Guarda noi! Ed egli li guardava intentamente, aspettando di ricever qualcosa da loro. Ma Pietro disse: Dell’argento e dell’oro io non ne ho; ma quello che ho, te lo do: Nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, cammina! E presolo per la man destra, lo sollevò; e in quell’istante le piante e le caviglie de’ piedi gli si raffermarono. E d’un salto si rizzò in piè e cominciò a camminare; ed entrò con loro nel tempio, camminando, e saltando, e lodando Iddio. E tutto il popolo lo vide che camminava e lodava Iddio; e lo riconoscevano per quello che sedeva a chieder l’elemosina alla porta ‘Bella’ del tempio; e furono ripieni di sbigottimento e di stupore per quel che gli era avvenuto. E mentre colui teneva stretti a sé Pietro e Giovanni, tutto il popolo, attonito, accorse a loro al portico detto di Salomone. E Pietro, veduto ciò, parlò al popolo, dicendo: Uomini israeliti, perché vi maravigliate di questo? O perché fissate gli occhi su noi, come se per la nostra propria potenza o pietà avessimo fatto camminar quest’uomo? L’Iddio d’Abramo, d’Isacco e di Giacobbe, l’Iddio de’ nostri padri ha glorificato il suo Servitore Gesù, che voi metteste in man di Pilato e rinnegaste dinanzi a lui, mentre egli avea giudicato di doverlo liberare. Ma voi rinnegaste il Santo ed il Giusto, e chiedeste che vi fosse concesso un omicida; e uccideste il Principe della vita, che Dio ha risuscitato dai morti; del che noi siamo testimoni. E per la fede nel suo nome, il suo nome ha raffermato quest’uomo che vedete e conoscete; ed è la fede che si ha per mezzo di lui, che gli ha dato questa perfetta guarigione in presenza di voi tutti. Ed ora, fratelli, io so che lo faceste per ignoranza, al pari dei vostri rettori. Ma quello che Dio aveva preannunziato per bocca di tutti i profeti, cioè, che il suo Cristo soffrirebbe, Egli l’ha adempiuto in questa maniera. Ravvedetevi dunque e convertitevi, onde i vostri peccati siano cancellati, affinché vengano dalla presenza del Signore dei tempi di refrigerio e ch’Egli vi mandi il Cristo che v’è stato destinato, cioè Gesù, che il cielo deve tenere accolto fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose; tempi dei quali Iddio parlò per bocca dei suoi santi profeti, che sono stati fin dal principio. Mosè, infatti, disse: Il Signore Iddio vi susciterà di fra i vostri fratelli un profeta come me; ascoltatelo in tutte le cose che vi dirà. E avverrà che ogni anima la quale non avrà ascoltato codesto profeta, sarà del tutto distrutta di fra il popolo. E tutti i profeti, da Samuele in poi, quanti hanno parlato, hanno anch’essi annunziato questi giorni. Voi siete i figliuoli de’ profeti, e del patto che Dio fece coi vostri padri, dicendo ad Abramo: E nella tua progenie tutte le nazioni della terra saranno benedette. A voi per i primi Iddio, dopo aver suscitato il suo Servitore, l’ha mandato per benedirvi, convertendo ciascun di voi dalle sue malvagità. Or mentr’essi parlavano al popolo, i sacerdoti e il capitano del tempio e i Sadducei sopraggiunsero, essendo molto crucciati perché ammaestravano il popolo e annunziavano in Gesù la risurrezione dei morti. E misero loro le mani addosso, e li posero in prigione fino al giorno seguente, perché già era sera. Ma molti di coloro che aveano udito la Parola, credettero; e il numero degli uomini salì a circa cinquemila” (Atti 3:1-26; 4:1-4). Avete notato che Dio usò il segno di quella completa guarigione per attirare e portare a Cristo molte anime?
Ecco dunque a cosa servono i segni che accompagnano coloro che credono, secondo che disse Gesù: “Or questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel nome mio cacceranno i demonî; parleranno in lingue nuove; prenderanno in mano dei serpenti; e se pur bevessero alcunché di mortifero, non ne avranno alcun male; imporranno le mani agl’infermi ed essi guariranno” (Marco 16:17-18).
Torniamo alle lingue. E’ evidente che se esse servirono ai giorni degli apostoli, non possono che servire anche ora, e difatti Paolo dice che servono ai non credenti. Domandiamoci allora: ‘Esistono dei non credenti anche oggi?’ La risposta è ovvia. Quindi non si capisce come mai se le lingue servono come segno ai non credenti, Dio avrebbe dovuto farle cessare dopo la morte dell’apostolo Giovanni o il completamento del canone. Sarebbe come dire che le lingue non servono più come segno ai non credenti, e quindi anche in questo caso la Scrittura sarebbe annullata.

Perchè la diversità delle lingue è uno dei doni dello Spirito Santo

Paolo dice ai santi di Corinto: “Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utile comune. Infatti, a uno è data mediante lo Spirito parola di sapienza; a un altro, parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza d’operar miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue, e ad un altro, la interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell’uno e medesimo Spirito, distribuendo i suoi doni a ciascuno in particolare come Egli vuole” (1 Corinzi 12:7-11)
Ora, il dono della diversità delle lingue consiste in una capacità soprannaturale tramite cui si parlano in diverse lingue straniere e che viene concessa dallo Spirito solo ad alcuni, ecco perchè Paolo dice: “Parlan tutti in altre lingue?” (1 Corinzi 12:30). E’ una manifestazione che la Bibbia dice viene data, e quindi non può essere già cessata nel tempo.

Perchè il parlare in lingue non va impedito

Affermare che le lingue sono cessate, come fanno i cessazionisti, significa di fatto impedire il parlare in lingue. E difatti questo è quello che essi fanno. Se in una riunione di culto dei cessazionisti, un credente si permette di parlare in altra lingua, viene immediatamente invitato a non parlare in lingue nelle loro riunioni.
Ma questo comportamento è una aperta violazione del comandamento di Paolo: “Non impedite il parlare in altre lingue” (1 Corinzi 14:39), e quindi di un comandamento del Signore, perchè Paolo dice: “Se qualcuno si stima esser profeta o spirituale, riconosca che le cose che io vi scrivo sono comandamenti del Signore” (1 Corinzi 14:37).
Alla luce dunque di questo loro comportamento, dobbiamo concludere che i cessazionisti non sono spirituali, perchè impediscono il parlare in lingue.
Peraltro anche queste parole di Paolo depongono a favore della non cessazione delle lingue, perchè l’apostolo non avrebbe dato questo ordine se di lì a poco Dio avesse deciso di eliminare le lingue.
D’altronde poco prima Paolo ha detto: “Che dunque, fratelli? Quando vi radunate, avendo ciascun di voi un salmo, o un insegnamento, o una rivelazione, o un parlare in altra lingua, o una interpretazione, facciasi ogni cosa per l’edificazione. Se c’è chi parla in altra lingua, siano due o tre al più, a farlo; e l’un dopo l’altro; e uno interpreti; e se non v’è chi interpreti, si tacciano nella chiesa e parlino a se stessi e a Dio” (1 Corinzi 14:26-28), il che significa che il parlare in lingue è previsto durante le riunioni dei santi e non è affatto da escludere.

Perchè le lingue cesseranno quando verrà la perfezione

Le lingue un giorno cesseranno, infatti Paolo dice ai santi di Corinto: “La carità non verrà mai meno. Quanto alle profezie, esse verranno abolite; quanto alle lingue, esse cesseranno; quanto alla conoscenza, essa verrà abolita; poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo; ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito. Quand’ero fanciullo, parlavo da fanciullo, pensavo da fanciullo, ragionavo da fanciullo; ma quando son diventato uomo, ho smesso le cose da fanciullo. Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò appieno, come anche sono stato appieno conosciuto. Or dunque queste tre cose durano: fede, speranza, carità; ma la più grande di esse è la carità” (1 Corinzi 13:8-13).
Ma avete notato quando cesseranno? Quando la perfezione sarà venuta, difatti allora verranno abolite le profezie, come anche verrà abolita la conoscenza. E quando verrà la perfezione per i santi? Quando essi otterranno un corpo perfetto, cosa che avverrà alla resurrezione dei giusti al ritorno di Cristo.
In merito alla perfezione che ha da venire vorrei farvi notare questo. Noi abbiamo già ottenuto una perfezione, quella quanto alla coscienza, secondo che è scritto: “Poiché la legge, avendo un’ombra dei futuri beni, non la realtà stessa delle cose, non può mai con quegli stessi sacrificî, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, render perfetti quelli che s’accostano a Dio. Altrimenti non si sarebb’egli cessato d’offrirli, non avendo più gli adoratori, una volta purificati, alcuna coscienza di peccati? Invece in quei sacrificî è rinnovato ogni anno il ricordo dei peccati; perché è impossibile che il sangue di tori e di becchi tolga i peccati. (Ebrei 10:1-4), ed anche: “… noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre. E mentre ogni sacerdote è in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrificî che non possono mai togliere i peccati, questi, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è posto a sedere alla destra di Dio, aspettando solo più che i suoi nemici sian ridotti ad essere lo sgabello dei suoi piedi. Perché con un’unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che son santificati” (Ebrei 10:10-14). E’ di questa perfezione che parla sempre lo scrittore agli Ebrei più avanti quando, dopo avere elencato tanti esempi di fede, dice: “E tutti costoro, pur avendo avuta buona testimonianza per la loro fede, non ottennero quello ch’era stato promesso, perché Iddio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, ond’essi non giungessero alla perfezione senza di noi” (Ebrei 11:39-40). Quindi, questa perfezione quanto alla coscienza è giunta con la venuta di Cristo, perchè è stato grazie al suo sacrificio che noi siamo stati resi perfetti quanto alla coscienza.
Ma come abbiamo visto, Paolo parla di un’altra perfezione, che ha da venire, e questa è quella del corpo, che noi sperimenteremo alla resurrezione dei morti, in quanto in quel giorno otterremo la redenzione del corpo, o meglio la piena redenzione. E difatti Paolo nello scrivere ai santi di Filippi, mette la perfezione in relazione alla resurrezione dei morti, secondo che dice: “Ma le cose che m’eran guadagni, io le ho reputate danno a cagion di Cristo. Anzi, a dir vero, io reputo anche ogni cosa essere un danno di fronte alla eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale rinunziai a tutte codeste cose e le reputo tanta spazzatura affin di guadagnare Cristo, e d’esser trovato in lui avendo non una giustizia mia, derivante dalla legge, ma quella che si ha mediante la fede in Cristo; la giustizia che vien da Dio, basata sulla fede; in guisa ch’io possa conoscere esso Cristo, e la potenza della sua risurrezione, e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dai morti. Non ch’io abbia già ottenuto il premio o che sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il corso se mai io possa afferrare il premio; poiché anch’io sono stato afferrato da Cristo Gesù. Fratelli, io non reputo d’avere ancora ottenuto il premio; ma una cosa fo: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno dinanzi, proseguo il corso verso la mèta per ottenere il premio della superna vocazione di Dio in Cristo Gesù” (Filippesi 3:7-14). Avete notato che Paolo immediatamente dopo avere detto “per giungere in qualche modo alla risurrezione dai morti” dice: “Non ch’io abbia già ottenuto il premio o che sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il corso se mai io possa afferrare il premio”? E quando otterremo il premio? Non è forse al ritorno di Cristo, in quanto Gesù dice: “Ecco, io vengo tosto, e il mio premio è meco per rendere a ciascuno secondo che sarà l’opera sua” (Apocalisse 22:12)? E quindi vedete che anche la perfezione a cui Paolo riteneva di non essere ancora giunto, l’avrebbe ottenuta alla resurrezione dei giusti che si verificherà al ritorno di Cristo.
Che la perfezione di cui parla Paolo quando dice “ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito”, è quella che otterremo alla resurrezione dei morti perchè è in quel giorno che si compirà la nostra piena redenzione, e quindi le lingue dureranno fino ad allora, è confermato sempre da Paolo quando dice ai santi di Efeso: “In lui voi pure, dopo aver udito la parola della verità, l’evangelo della vostra salvazione, in lui avendo creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio s’è acquistati, a lode della sua gloria” (Efesini 1:13-14). Qualcuno dirà: ‘Cosa c’entra questo passo con il parlare in lingue?’ C’entra, perchè quando Paolo parla del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso si riferisce alla promessa dello Spirito Santo, che nella vita del credente si adempie quando viene battezzato con lo Spirito e parla in lingue. Vi ricordo infatti che l’apostolo Pietro quando il giorno della Pentecoste parlò ai Giudei, disse loro: “Questo Gesù, Iddio l’ha risuscitato; del che noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite” (Atti 2:32-33). Per cui il parlare in lingue che avevano sentito quei Giudei faceva parte della promessa dello Spirito, o meglio del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso. Cosa dice Paolo di questo suggello? Che esso è pegno della nostra eredità fino alla nostra piena redenzione. Se dunque questo pegno durerà fino alla piena redenzione, significa che durerà fino alla resurrezione dei morti in Cristo che si verificherà al ritorno di Cristo, e se durerà fino ad allora è evidente che anche il parlare in lingua che fa parte del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, durerà fino ad allora. Dunque, quando i santi di Efeso che avevano ricevuto il suggello dello Spirito dopo avere creduto lessero queste parole, compresero immediatamente che il parlare in altra lingua sarebbe durato fino al ritorno di Cristo.
E tra quei santi c’erano pure i circa dodici discepoli che Paolo incontrò ad Efeso, incontro del quale negli Atti leggiamo quanto segue: “Or avvenne, mentre Apollo era a Corinto, che Paolo, avendo traversato la parte alta del paese, venne ad Efeso; e vi trovò alcuni discepoli, ai quali disse: Riceveste voi lo Spirito Santo quando credeste? Ed essi a lui: Non abbiamo neppur sentito dire che ci sia lo Spirito Santo. Ed egli disse loro: Di che battesimo siete dunque stati battezzati? Ed essi risposero: Del battesimo di Giovanni. E Paolo disse: Giovanni battezzò col battesimo di ravvedimento, dicendo al popolo che credesse in colui che veniva dopo di lui, cioè, in Gesù. Udito questo, furon battezzati nel nome del Signor Gesù; e dopo che Paolo ebbe loro imposto le mani, lo Spirito Santo scese su loro, e parlavano in altre lingue, e profetizzavano. Erano, in tutto, circa dodici uomini” (Atti 19:1-7).
Ora, vi domando: ‘Ma quando quei discepoli, che parlavano in altra lingua, lessero nell’epistola di Paolo “In lui voi pure, dopo aver udito la parola della verità, l’evangelo della vostra salvazione, in lui avendo creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio s’è acquistati, a lode della sua gloria” (Efesini 1:13-14), pensate voi che essi abbiano pensato che il parlare in lingue – che faceva parte del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso e che essi avevano ricevuto dopo che avevano creduto – sarebbe cessato con il completamento del canone del Nuovo Testamento?’ Io credo che una cosa del genere non gli sia venuta minimamente in mente, perchè le parole di Paolo fecero loro chiaramente intendere che invece esse dureranno fino alla resurrezione dei giusti (che vi ricordo nelle epistole di Paolo in alcuni punti poteva sembrare che si sarebbe verificata in quella generazione o comunque che non era poi così distante nel tempo, come quando dice ai Tessalonicesi: “Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore” 1 Tessalonicesi 4:15-17). Se questo dunque fu quello che compresero i santi di Efeso, anche noi oggi dobbiamo intendere che le lingue cesseranno alla nostra piena redenzione.
Inoltre, se le lingue fossero cessate perchè la perfezione è già giunta (e questa sarebbe costituita dal completamento del canone della Bibbia come affermano i cessazionisti), di conseguenza dovrebbe essere stata abolita pure la conoscenza, perchè la parziale conoscenza sarebbe stata abolita alla perfezione. Ma non mi risulta che noi attualmente possiamo dire di conoscere appieno.
E poi, se la perfezione fosse stata il completamento del canone della Bibbia, allora ciò vuol dire che l’apostolo Paolo non giunse alla perfezione mentre noi sì, infatti Paolo sarebbe morto attorno all’anno 67 dopo Cristo, mentre la perfezione sarebbe venuta attorno alla fine del primo secolo dopo Cristo (il libro dell’Apocalisse infatti sarebbe stato scritto in quel periodo). E questo è folle solo pensarlo. Seguendo il ragionamento dei cessazionisti, noi conosceremmo appieno mentre Paolo conosceva in parte!! Ecco a quale assurda conclusione si arriverebbe.
Ma io dico pure questo: ‘Ma voi ve li immaginate i santi di Corinto quando lessero per la prima volta questa epistola, cominciare a dire che Paolo aveva detto che quando il canone sarebbe stato completato sarebbero cessate le lingue?’ Noi proprio no, perchè i santi di Corinto non arrivarono a dire tale assurdità sulle lingue. E poi, proseguo io, come avrebbero potuto pensare che una volta completato il canone (completamento del canone del Nuovo Testamento di cui peraltro nella Chiesa in quel tempo non si parlava affatto perchè il problema di stabilire il canone completo del Nuovo Testamento sorse molto tempo dopo!) Dio avrebbe smesso di concedere le lingue, quando Paolo aveva loro detto all’inizio della sua epistola: “Io rendo del continuo grazie all’Iddio mio per voi della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù; perché in lui siete stati arricchiti in ogni cosa, in ogni dono di parola e in ogni conoscenza, essendo stata la testimonianza di Cristo confermata tra voi; in guisa che non difettate d’alcun dono, mentre aspettate la manifestazione del Signor nostro Gesù Cristo, il quale anche vi confermerà sino alla fine, onde siate irreprensibili nel giorno del nostro Signor Gesù Cristo” (1 Corinzi 1:4-8)? Notate che Paolo gli dice che essi non difettavano d’alcun dono mentre aspettavano la manifestazione del Signore Gesù Cristo (e questo era dovuto al fatto che la testimonianza di Cristo era stata confermata tra loro), il che vuol dire implicitamente che i doni sarebbero cessati quando Cristo sarebbe tornato, infatti per manifestazione di Cristo si intende la sua apparizione dal cielo, secondo che è scritto: “Diletti, ora siam figliuoli di Dio, e non è ancora reso manifesto quel che saremo. Sappiamo che quand’egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com’egli è” (1 Giovanni 3:2).
Ora, noi sappiamo che talvolta gli apostoli quando parlavano del ritorno di Cristo (o della sua apparizione dal cielo), ne parlavano in maniera tale che apparentemente sembrava che potesse verificarsi nella loro generazione, come per esempio – e questo l’ho detto anche poco fa – quando Paolo dice ai Tessalonicesi: “Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore” (1 Tessalonicesi 4:15-17). E’ evidente dunque che quando i santi di Corinto sentirono parlare l’apostolo in quel modo, compresero che i doni sarebbero durati fino al ritorno di Cristo: non importa che lasso di tempo sarebbe rimasto fino al ritorno di Cristo, una cosa è certa, Dio li avrebbe confermati fino a quell’evento, non privandoli d’alcuno dei doni che essi possedevano, tra cui c’era quello delle lingue.
Quello che voglio dire è che per l’apostolo che una Chiesa di Dio non difettasse d’alcun dono nell’attesa del ritorno di Cristo era una cosa normale, che poteva accadere. Ecco perchè i cessazionisti mentono contro la verità, quando dicono che le lingue sono cessate.

La profezia non è stata abolita

Vediamo ora di spiegare perchè anche il profetizzare non è cessato, tenendo ben presente da subito due cose: che profetizzare non significa nè predicare-insegnare e neppure predire il futuro.
La profezia infatti è un parlare estemporaneo, che avviene quando vuole lo Spirito di Dio, che consiste in un linguaggio di edificazione, esortazione e consolazione, secondo che è scritto: “Chi profetizza, invece, parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione” (1 Corinzi 14:3), che non equivale in nessun caso a insegnare-predicare perchè Paolo dice ai Romani: “E siccome abbiamo dei doni differenti secondo la grazia che ci è stata data, se abbiamo dono di profezia, profetizziamo secondo la proporzione della nostra fede; se di ministerio, attendiamo al ministerio; se d’insegnamento, all’insegnare” (Romani 12:6-7), ed ai Corinzi: “Infatti, fratelli, s’io venissi a voi parlando in altre lingue, che vi gioverei se la mia parola non vi recasse qualche rivelazione, o qualche conoscenza, o qualche profezia, o qualche insegnamento? (1 Corinzi 14:6). Notate come la profezia e l’insegnamento sono due cose differenti. E difatti è per questo che la donna può profetizzare secondo che è scritto che l’evangelista Filippo “avea quattro figliuole non maritate, le quali profetizzavano” (Atti 21:9), ed ancora: “Ogni donna che prega o profetizza senz’avere il capo coperto da un velo, fa disonore al suo capo, perché è lo stesso che se fosse rasa” (1 Corinzi 11:5). Se profetizzare equivalesse a insegnare, Paolo si sarebbe contraddetto nel dire: “La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poiché non permetto alla donna d’insegnare, né d’usare autorità sul marito, ma stia in silenzio. Perché Adamo fu formato il primo, e poi Eva; e Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione” (1 Timoteo 2:11-14).
Per ciò che concerne la predizione di eventi futuri, essa avviene tramite la manifestazione di un altro dono, che è quello di parola di sapienza.
Infine sappiate che le profezie vanno esaminate alla luce della Scrittura, e rigettate se non sono conformi ad essa, ed inoltre anche quando la profezia è proferita per lo Spirito e quindi in accordo con la Parola, essa non può essere aggiunta alla Scrittura.

Perchè chi profetizza edifica la chiesa

Paolo dice: “Chi profetizza edifica la chiesa” (1 Corinzi 14:4), e quindi dato che la Chiesa avrà bisogno di essere edificata fino a che Cristo tornerà dal cielo, è evidente che anche il dono di profezia non può essere cessato.

Perchè la profezia serve di segno ai credenti

Mentre le lingue servono di segno ai non credenti, la profezia serve di segno ai credenti, secondo che dice Paolo: “Pertanto le lingue servono di segno non per i credenti, ma per i non credenti: la profezia, invece, serve di segno non per i non credenti, ma per i credenti” (1 Corinzi 14:22).

Perchè tramite di essa i segreti del cuore vengono palesati

Paolo dice ai santi di Corinto: “Ma se tutti profetizzano, ed entra qualche non credente o qualche estraneo, egli è convinto da tutti, è scrutato da tutti, i segreti del suo cuore son palesati; e così, gettandosi giù con la faccia a terra, adorerà Dio, proclamando che Dio è veramente fra voi” (1 Corinzi 14:24-25).

Perchè i santi devono bramare il profetizzare e non devono disprezzare le profezie

Paolo dice ai santi di Corinto: “Procacciate la carità, non lasciando però di ricercare i doni spirituali, e principalmente il dono di profezia” (1 Corinzi 14:1), ed ai Tessalonicesi: “Non disprezzate le profezie” (1 Tessalonicesi 5:20).
Ma vi paiono queste le parole di un uomo che pensava che di lì a cinquant’anni circa Dio non avrebbe più concesso di profetizzare a nessuno nella Sua Chiesa?

Perchè i due testimoni che devono ancora venire profetizzeranno

La Scrittura parla di due testimoni, o profeti, che devono fare la loro comparsa sulla terra prima del glorioso ritorno di Cristo, i quali tra le altre cose profeteranno, infatti essa dice: “E io darò ai miei due testimoni di profetare, ed essi profeteranno per milleduecentosessanta giorni, vestiti di cilicio. Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno nel cospetto del Signor della terra. E se alcuno li vuole offendere, esce dalla lor bocca un fuoco che divora i loro nemici; e se alcuno li vuole offendere bisogna ch’ei sia ucciso in questa maniera. Essi hanno il potere di chiudere il cielo onde non cada pioggia durante i giorni della loro profezia; e hanno potestà sulle acque di convertirle in sangue, potestà di percuotere la terra di qualunque piaga, quante volte vorranno. E quando avranno compiuta la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso moverà loro guerra e li vincerà e li ucciderà. E i loro corpi morti giaceranno sulla piazza della gran città, che spiritualmente si chiama Sodoma ed Egitto, dove anche il Signor loro è stato crocifisso. E gli uomini dei varî popoli e tribù e lingue e nazioni vedranno i loro corpi morti per tre giorni e mezzo, e non lasceranno che i loro corpi morti siano posti in un sepolcro. E gli abitanti della terra si rallegreranno di loro e faranno festa e si manderanno regali gli uni agli altri, perché questi due profeti avranno tormentati gli abitanti della terra. E in capo ai tre giorni e mezzo uno spirito di vita procedente da Dio entrò in loro, ed essi si drizzarono in piè e grande spavento cadde su quelli che li videro. Ed essi udirono una gran voce dal cielo che diceva loro: Salite qua. Ed essi salirono al cielo nella nuvola, e i loro nemici li videro” (Apocalisse 11:3-12).
Ora, se questi due profeti profetizzeranno, vuol dire che possederanno il dono di profezia, e quindi esso non può essere cessato alla fine del primo secolo dopo Cristo.

Le predizioni di eventi futuri non sono cessate

Dio è un Dio che predice il futuro, secondo che Egli dice: “Ricordate il passato, le cose antiche: perché io son Dio, e non ve n’è alcun altro; son Dio, e niuno è simile a me; che annunzio la fine sin dal principio, e molto tempo prima predìco le cose non ancora avvenute; che dico: ‘Il mio piano sussisterà, e metterò ad effetto tutta la mia volontà’; che chiamo dal levante un uccello da preda, e da una terra lontana l’uomo che effettui il mio disegno. Sì, io l’ho detto, e lo farò avvenire; ne ho formato il disegno e l’eseguirò” (Isaia 46:9-11).
E questo è quello che fece tantissime volte anticamente, in svariate maniere. Gli Scritti dell’Antico Testamento sono pieni di predizioni di eventi futuri fatte da Dio in svariate maniere, e il tempo verrebbe meno se dovessimo trascriverle.
Quando Dio fa conoscere una parte del futuro, rivela una parola di sapienza, perchè è così che è chiamato il dono spirituale tramite cui si fa una predizione di un evento futuro. Questa parola Dio può concederla tramite una visione o in un sogno o tramite una voce udibile.

Perchè negli Atti abbiamo due chiare predizioni

Ma Dio ha continuato a predire eventi futuri anche sotto la grazia, nella Chiesa primitiva. E questo perchè Egli non è affatto cambiato una volta che è venuto Gesù Cristo. E difatti leggiamo negli Atti: “Or in que’ giorni, scesero de’ profeti da Gerusalemme ad Antiochia. E un di loro, chiamato per nome Agabo, levatosi, predisse per lo Spirito che ci sarebbe stata una gran carestia per tutta la terra; ed essa ci fu sotto Claudio” (Atti 11:27-28), ed anche: “Eravamo quivi da molti giorni, quando scese dalla Giudea un certo profeta, di nome Agabo, il quale, venuto da noi, prese la cintura di Paolo, se ne legò i piedi e le mani, e disse: Questo dice lo Spirito Santo: Così legheranno i Giudei a Gerusalemme l’uomo di cui è questa cintura, e lo metteranno nelle mani dei Gentili” (Atti 21:10-11).
Qui per ben due volte vediamo una predizione fatta da un profeta. Ma le predizioni non sono esclusiva dei profeti, cioè di coloro che hanno ricevuto il ministerio di profeta, perchè un credente anche se non è profeta, può ricevere la rivelazione di un evento futuro.

Perchè oltre a non essere biblico non è neppure logico

Perchè mai Dio, che nell’antichità prediceva eventi futuri ben precisi, come la nascita di qualcuno, la morte di qualcuno, una guerra, una carestia e così via, avrebbe dovuto cessare di concedere queste rivelazioni una volta completato il canone del Nuovo Testamento? Ragioni bibliche non ce ne sono, ma non ci sono neppure ragioni logiche.
Peraltro la logica porta a pensare che se Dio dice: “Molto tempo prima predìco le cose non ancora avvenute” (Isaia 46:10), ciò vuol dire che fa parte del suo modo di operare quello di predire degli eventi futuri. Quindi anche la logica ci porta a dire che Dio non può avere smesso di predire eventi futuri tramite dei suoi servi.
E poi, come farebbe Dio nella pratica a mandare ad effetto queste sue parole pronunciate tramite il profeta Isaia: “Io rendo vani i presagi degl’impostori, e rendo insensati gl’indovini; io faccio indietreggiare i savi, e muto la loro scienza in follia; io confermo la parola del mio servo, e mando ad effetto le predizioni de’ miei messaggeri” (Isaia 44:25-26), se avesse cessato di fare predizioni? Questo significherebbe oltretutto che esistono ancora i presagi degli impostori, ma non esistono più predizioni di suoi messaggeri.

Le visioni, i sogni e le rivelazioni da parte di Dio non sono cessati

Che Dio prima della venuta di Cristo parlasse tramite sogni e visioni e facendo udire una voce, è una cosa evidente nella Bibbia, ma è altresì evidente che questo non ha smesso di farlo dopo la sua venuta.

Perchè noi siamo negli ultimi giorni

Dio ha detto tramite il profeta Gioele: “E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno. E farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra; sangue, e fuoco, e vapor di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno, che è il giorno del Signore. Ed avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato” (Atti 2:17-21).
Queste sono le parole di Gioele, così come le ha citate l’apostolo Pietro il giorno della Pentecoste. Notate in particolare che gli ultimi giorni precedono il grande e glorioso giorno che è il giorno del Signore, che ancora non è giunto. Quindi noi, essendo in questi ultimi giorni, dobbiamo attenderci visioni e sogni.

Perchè gli angeli di Dio sono mandati a servire coloro che hanno da eredare la salvezza

Lo scrittore agli Ebrei dice che gli angeli di Dio sono “spiriti ministratori, mandati a servire a pro di quelli che hanno da eredare la salvezza” (Ebrei 1:14).
Ora, in base a quello che leggiamo nel Nuovo Testamento, gli angeli sono mandati da Dio ai Suoi anche per dare particolari istruzioni, infatti leggiamo negli Atti degli apostoli che “un angelo del Signore parlò a Filippo, dicendo: Levati, e vattene dalla parte di mezzodì, sulla via che scende da Gerusalemme a Gaza. Ella è una via deserta” (Atti 8:26), e che Paolo mentre era sulla nave che lo stava portando a Roma ebbe la visione di un angelo di Dio, secondo che è scritto: “Or dopo che furono stati lungamente senza prender cibo, Paolo si levò in mezzo a loro, e disse: Uomini, bisognava darmi ascolto, non partire da Creta, e risparmiar così questo pericolo e questa perdita. Ora però vi esorto a star di buon cuore, perché non vi sarà perdita della vita d’alcun di voi ma solo della nave. Poiché un angelo dell’Iddio, al quale appartengo e ch’io servo, m’è apparso questa notte, dicendo: Paolo, non temere; bisogna che tu comparisca dinanzi a Cesare, ed ecco, Iddio ti ha donato tutti coloro che navigano teco. Perciò, o uomini, state di buon cuore, perché ho fede in Dio che avverrà come mi è stato detto. Ma dobbiamo esser gettati sopra un’isola” (Atti 27:21-26).
Dunque, siccome tra le mansioni affidate da Dio agli angeli, c’è anche quella di portare un particolare messaggio ai Suoi in particolari circostanze della loro vita, e quando fanno ciò appaiono in visione o in sogno (nel caso di Filippo non c’è scritto che gli apparve, ma abbiamo la certezza che gli parlò e quindi Filippo sentì la voce di quell’angelo), non si può assolutamente escludere che ciò accada anche oggi, anzi bisogna includere l’apparizione di un angelo tra le cose che possono accadere nella vita di un figlio di Dio.

Perchè durante il culto a Dio esiste l’eventualità che Dio dia una rivelazione

L’apostolo Paolo dice ai Corinti: “Parlino due o tre profeti, e gli altri giudichino; e se una rivelazione è data a uno di quelli che stanno seduti, il precedente si taccia” (1 Corinzi 14:29-30)
Se dunque Paolo ammette che Dio può parlare durante il culto, dando una rivelazione, non si può affermare che Dio abbia smesso di concedere rivelazioni.

Perchè i ‘doni di rivelazione’ vanno desiderati

Tra i doni spirituali, il dono di parola di sapienza, il dono di parola di conoscenza e il discernimento degli spiriti (1 Corinzi 12:8,10) sono stati definiti ‘doni di rivelazione’ perchè essi comportano una rivelazione.
La parola di sapienza infatti è la rivelazione di un fatto che deve accadere. Rivelazione che può essere data per mezzo di una visione, di un sogno, o per mezzo di una voce ascoltata.
La parola di conoscenza invece è la rivelazione di un fatto che sta avvenendo o che è già accaduto. Anche questa rivelazione può essere data in visione o in sogno o mediante una voce.
Il discernimento degli spiriti è una rivelazione (che viene spesso data in visione) che permette di discernere la presenza di spiriti maligni in persone o vicino a persone o di vedere degli spiriti mentre operano malvagiamente; e questa rivelazione viene data al fine di cacciare gli spiriti maligni da coloro sono posseduti da essi o di avvertire la Chiesa in merito all’opera di alcuni spiriti maligni. Esistono spiriti di svariato genere, cioè occupati a fare svariate forme di male.
Ora, Paolo dice ai santi di Corinto: “Procacciate la carità, non lasciando però di ricercare i doni spirituali” (1 Corinzi 14:1), ed anche: “Così anche voi, poiché siete bramosi de’ doni spirituali, cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa” (1 Corinzi 14:12).
E’ evidente dunque che dato che questi comandamenti ancora sussistono, sussistono anche i ‘doni di rivelazione’.

Perchè altrimenti Dio mostrerebbe dei riguardi personali e noi saremmo svantaggiati rispetto ai credenti della Chiesa primitiva

Nel libro degli Atti leggiamo che Dio nella Chiesa primitiva parlò tramite visioni e facendo udire una voce.
Ad Anania il Signore parlò in visione per mandarlo ad imporre le mani a Saulo, secondo che è scritto: “Or in Damasco v’era un certo discepolo, chiamato Anania; e il Signore gli disse in visione: Anania! Ed egli rispose: Eccomi, Signore. E il Signore a lui: Levati, vattene nella strada detta Diritta, e cerca, in casa di Giuda, un uomo chiamato Saulo, da Tarso; poiché ecco, egli è in preghiera, e ha veduto un uomo, chiamato Anania, entrare e imporgli le mani perché ricuperi la vista. Ma Anania rispose: Signore, io ho udito dir da molti di quest’uomo, quanti mali abbia fatto ai tuoi santi in Gerusalemme. E qui ha potestà dai capi sacerdoti d’incatenare tutti coloro che invocano il tuo nome. Ma il Signore gli disse: Va’, perché egli è uno strumento che ho eletto per portare il mio nome davanti ai Gentili, ed ai re, ed ai figliuoli d’Israele; poiché io gli mostrerò quante cose debba patire per il mio nome. E Anania se ne andò, ed entrò in quella casa; e avendogli imposte le mani, disse: Fratello Saulo, il Signore, cioè Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale tu venivi, mi ha mandato perché tu ricuperi la vista e sii ripieno dello Spirito Santo. E in quell’istante gli caddero dagli occhi come delle scaglie, e ricuperò la vista; poi, levatosi, fu battezzato” (Atti 9:10-18)
Paolo, mentre si trovava cieco a Damasco, in preghiera vide in visione un uomo di nome Anania entrare nella casa in cui egli stava e imporgli le mani perchè recuperasse la vista (cfr. Atti 9:10-16). Sempre Paolo, mentre pregava nel tempio di Gerusalemme, fu rapito in estasi e vide Gesù che gli parlò (cfr. Atti 22:17-21). Paolo durante il secondo viaggio missionario, mentre si trovava a Troas, di notte ebbe una visione in cui un uomo macedone lo supplicava di passare in Macedonia e di soccorrerli (cfr. Atti 16:9-10). Paolo a Corinto ebbe di notte una visione in cui il Signore gli parlò e gli disse di non temere ma di parlare e di non starsene zitto perchè nessuno gli avrebbe messo le mani addosso per fargli del male (Atti 18:9-10). Paolo mentre si trovava sulla nave che lo stava portando a Roma ebbe una visione di un angelo che gli parlò e gli disse che non doveva temere perchè Dio gli aveva donato tutti quelli che erano con lui (cfr. Atti 27:21-25).
Stefano, prima di morire, ebbe una visione celeste secondo che è scritto: “Ma egli, essendo pieno dello Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio, e disse: Ecco, io vedo i cieli aperti, e il Figliuol dell’uomo in piè alla destra di Dio” (Atti 7:55-56).
Dio parlò a Filippo tramite un angelo e facendogli udire una voce da parte dello Spirito Santo secondo che è scritto: “Or un angelo del Signore parlò a Filippo, dicendo: Levati, e vattene dalla parte di mezzodì, sulla via che scende da Gerusalemme a Gaza. Ella è una via deserta. Ed egli, levatosi, andò. Ed ecco un Etiopo, un eunuco, ministro di Candace, regina degli Etiopi, il quale era sovrintendente di tutti i tesori di lei, era venuto a Gerusalemme per adorare e stava tornandosene, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaia. E lo Spirito disse a Filippo: Accostati, e raggiungi codesto carro. Filippo accorse, l’udì che leggeva il profeta Isaia, e disse: Intendi tu le cose che leggi? Ed egli rispose: E come potrei intenderle, se alcuno non mi guida? E pregò Filippo che montasse e sedesse con lui. Or il passo della Scrittura ch’egli leggeva, era questo: Egli è stato menato all’uccisione come una pecora; e come un agnello che è muto dinanzi a colui che lo tosa, così egli non ha aperto la bocca. Nel suo abbassamento fu tolta via la sua condanna; chi descriverà la sua generazione? Poiché la sua vita è stata tolta dalla terra. E l’eunuco, rivolto a Filippo, gli disse: Di chi, ti prego, dice questo il profeta? Di se stesso, oppure d’un altro? E Filippo prese a parlare, e cominciando da questo passo della Scrittura gli annunziò Gesù” (Atti 8:26-35).
Ad Antiochia, Dio parlò mediante lo Spirito Santo affinché Saulo e Barnaba fossero messi da parte per una particolare opera: “Or nella chiesa d’Antiochia v’eran dei profeti e dei dottori: Barnaba, Simeone chiamato Niger, Lucio di Cirene, Manaen, fratello di latte di Erode il tetrarca, e Saulo. E mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati. Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani, e li accomiatarono. Essi dunque, mandati dallo Spirito Santo, scesero a Seleucia, e di là navigarono verso Cipro” (Atti 13:1-4).
L’apostolo Pietro fu ammonito da Dio e poi persuaso a recarsi dai Gentili tramite una visione e una voce udibile proveniente dallo Spirito, secondo che egli disse a quelli della circoncisione quando questi questionarono con lui perchè era entrato in casa di uomini incirconcisi e aveva mangiato con loro: “Io ero nella città di Ioppe in preghiera, ed in un’estasi, ebbi una visione; una certa cosa simile a un gran lenzuolo tenuto per i quattro capi, scendeva giù dal cielo, e veniva fino a me; ed io, fissatolo, lo considerai bene, e vidi i quadrupedi della terra, le fiere, i rettili, e gli uccelli del cielo. E udii anche una voce che mi diceva: Pietro, levati, ammazza e mangia. Ma io dissi: In niun modo, Signore; poiché nulla d’immondo o di contaminato mi è mai entrato in bocca. Ma una voce mi rispose per la seconda volta dal cielo: Le cose che Dio ha purificate, non le far tu immonde. E ciò avvenne per tre volte; poi ogni cosa fu ritirata in cielo. Ed ecco che in quell’istante tre uomini, mandatimi da Cesarea, si presentarono alla casa dov’eravamo. E lo Spirito mi disse che andassi con loro, senza farmene scrupolo. Or anche questi sei fratelli vennero meco, ed entrammo in casa di quell’uomo. Ed egli ci raccontò come avea veduto l’angelo che si era presentato in casa sua e gli avea detto: Manda a Ioppe, e fa’ chiamare Simone, soprannominato Pietro; il quale ti parlerà di cose, per le quali sarai salvato tu e tutta la casa tua. E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio. Mi ricordai allora della parola del Signore, che diceva: ‘Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo’. Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?” (Atti 11:5-17)
Ora, per quale ragione Dio non dovrebbe più in particolari occasioni, quando c’è bisogno che uno di noi sappia una cosa che non potrebbe venire a sapere se non tramite una visione, un sogno o una voce udibile da parte di Dio, concederci quello che concedeva in quel tempo? Io ritengo che Dio potrebbe essere accusato di essere ingiusto se avesse smesso di parlare ai Suoi in questa maniera. Perchè a loro sì e a noi no? Nessuno vi seduca fratelli, perchè bisogni simili a quelli di quei giorni possono riprensentarsi nella vita dei Cristiani anche in questo tempo, e quindi Dio può supplire ad essi nella stessa maniera.
E poi non si capisce proprio perchè Dio avrebbe dovuto cessare di dire in una visione o in un sogno o solo tramite una voce udibile ad un suo servo ‘Vai là …’, o ‘Fai questo …’, e così via, quando ciò serve a diffondere il Suo Vangelo e a trarre gloria per il Suo nome.

I doni di guarigione e il dono di potenza di operare miracoli non sono cessati

I cessazionisti affermano che i doni di guarigioni e il dono di potenza d’operare miracoli sono cessati, ma anche in questo sbagliano grandemente.

Perchè ancora oggi ce n’è bisogno

Esistono ancora persone malate che hanno bisogno di guarigione? Esistono ancora persone possedute da demoni che hanno bisogno di essere liberate? Possono verificarsi circostanze in cui è necessario che Dio operi un prodigio in nostro favore? La risposta è ‘Sì’.
Ecco dunque perchè lo Spirito non ha cessato di concedere i doni di guarigioni, il dono di potenza di operare miracoli e il dono della fede; e perchè noi figliuoli di Dio siamo chiamati a desiderarli assieme agli altri doni (1 Corinzi 14:1). Naturalmente questi doni non sono concessi a tutti i membri del Corpo di Cristo hanno, in quanto sono concessi solo ad alcuni.
Paolo infatti dice: “Circa i doni spirituali, fratelli, non voglio che siate nell’ignoranza. Voi sapete che quando eravate Gentili eravate trascinati dietro agl’idoli muti, secondo che vi si menava. Perciò vi fo sapere che nessuno, parlando per lo Spirito di Dio, dice: Gesù è anatema! e nessuno può dire: Gesù è il Signore! se non per lo Spirito Santo. Or vi è diversità di doni, ma v’è un medesimo Spirito. E vi è diversità di ministerî, ma non v’è che un medesimo Signore. E vi è varietà di operazioni, ma non v’è che un medesimo Iddio, il quale opera tutte le cose in tutti. Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utile comune. Infatti, a uno è data mediante lo Spirito parola di sapienza; a un altro, parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza d’operar miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue, e ad un altro, la interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell’uno e medesimo Spirito, distribuendo i suoi doni a ciascuno in particolare come Egli vuole. Poiché, siccome il corpo è uno ed ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un unico corpo, così ancora è di Cristo. Infatti noi tutti abbiam ricevuto il battesimo di un unico Spirito per formare un unico corpo, e Giudei e Greci, e schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un unico Spirito. E infatti il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte membra. Se il piè dicesse: Siccome io non sono mano, non son del corpo, non per questo non sarebbe del corpo. E se l’orecchio dicesse: Siccome io non son occhio, non son del corpo, non per questo non sarebbe del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? Ma ora Iddio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto. E se tutte le membra fossero un unico membro, dove sarebbe il corpo? Ma ora ci son molte membra, ma c’è un unico corpo; e l’occhio non può dire alla mano: Io non ho bisogno di te; né il capo può dire ai piedi: Non ho bisogno di voi. Al contrario, le membra del corpo che paiono essere più deboli, sono invece necessarie; e quelle parti del corpo che noi stimiamo esser le meno onorevoli, noi le circondiamo di maggior onore; e le parti nostre meno decorose son fatte segno di maggior decoro, mentre le parti nostre decorose non ne hanno bisogno; ma Dio ha costrutto il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava, affinché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre. E se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; e se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui. Or voi siete il corpo di Cristo, e membra d’esso, ciascuno per parte sua. E Dio ha costituito nella Chiesa primieramente degli apostoli; in secondo luogo dei profeti; in terzo luogo de’ dottori; poi, i miracoli; poi i doni di guarigione, le assistenze, i doni di governo, la diversità delle lingue. Tutti sono eglino apostoli? Son forse tutti profeti? Son forse tutti dottori? Fan tutti de’ miracoli? Tutti hanno eglino i doni delle guarigioni? Parlan tutti in altre lingue? Interpretano tutti? Ma desiderate ardentemente i doni maggiori. E ora vi mostrerò una via, che è la via per eccellenza” (1 Corinzi 12:1-31).

Perchè Dio è pietoso

La potenza del Signore era con Gesù Cristo per compiere guarigioni, ed Egli si mostrò pietoso verso gli ammalati guarendoli, secondo che è scritto in Marco: “E un lebbroso venne a lui e buttandosi in ginocchio lo pregò dicendo: Se tu vuoi, tu puoi mondarmi! E Gesù, mosso a pietà, stese la mano, lo toccò e gli disse: Lo voglio; sii mondato! E subito la lebbra sparì da lui, e fu mondato” (Marco 1:40-42). E Gesù – ricordatevelo – era l’immagine dell’invisibile Iddio.
Ora, io dico: ‘Se un essere umano è pietoso verso un suo cagnolino o un gattino malato, o qualche altro animale a lui caro, e fa di tutto affinché sia guarito, finanche accollarsi tante spese nel portarlo da un veterinario, quanto più Dio mostrerà pietà verso degli esseri umani – che sono molto più importanti di un cagnolino o un gattino – che non possono essere guariti se non tramite un suo diretto intervento’. E come ha deciso di supplire a questo bisogno di guarigione Dio se non anche distribuendo i doni di guarigione, esattamente come faceva nella Chiesa Primitiva, e quindi mettendo in grado alcuni suoi figliuoli di guarire gli ammalati?
“Fan tutti de’ miracoli? Tutti hanno eglino i doni delle guarigioni?” (1 Corinzi 12:30), domanda Paolo. La risposta è: ‘No: non tutti nella Chiesa fanno miracoli ed hanno i doni delle guarigioni’, ma alcuni li hanno, e costoro li mettono a disposizione della fratellanza, e la Chiesa ne trae grande beneficio.

Perchè Dio vuole che il suo nome sia glorificato e che le persone siano salvate

Le guarigioni, i miracoli, e i segni e prodigi che fece Gesù portarono molti a glorificare Dio ed anche a credere.
Ecco alcune prove bibliche di ciò.
Nel caso della guarigione del paralitico di Capernaum, è scritto: “E dopo alcuni giorni, egli entrò di nuovo in Capernaum, e si seppe che era in casa; e si raunò tanta gente che neppure lo spazio dinanzi alla porta la potea contenere. Ed egli annunziava loro la Parola. E vennero a lui alcuni che menavano un paralitico portato da quattro. E non potendolo far giungere fino a lui a motivo della calca, scoprirono il tetto dalla parte dov’era Gesù; e fattavi un’apertura, calarono il lettuccio sul quale il paralitico giaceva. E Gesù, veduta la loro fede, disse al paralitico: Figliuolo, i tuoi peccati ti sono rimessi. Or alcuni degli scribi eran quivi seduti e così ragionavano in cuor loro: Perché parla costui in questa maniera? Egli bestemmia! Chi può rimettere i peccati, se non un solo, cioè Dio? E Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che ragionavano così dentro di sé, disse loro: Perché fate voi cotesti ragionamenti ne’ vostri cuori? Che è più agevole, dire al paralitico: I tuoi peccati ti sono rimessi, oppur dirgli: Lèvati, togli il tuo lettuccio e cammina? Ora, affinché sappiate che il Figliuol dell’uomo ha potestà in terra di rimettere i peccati: Io tel dico (disse al paralitico), lèvati, togli il tuo lettuccio, e vattene a casa tua. E colui s’alzò, e subito, preso il suo lettuccio, se ne andò via in presenza di tutti; talché tutti stupivano e glorificavano Iddio dicendo: Una cosa così non la vedemmo mai” (Marco 2:1-12)
Poco prima di compiere la seconda moltiplicazione dei pani, è scritto: “E gli si accostarono molte turbe che avean seco degli zoppi, dei ciechi, de’ muti, degli storpi e molti altri malati; li deposero a’ suoi piedi, e Gesù li guarì; talché la folla restò ammirata a veder che i muti parlavano, che gli storpi eran guariti, che gli zoppi camminavano, che i ciechi vedevano, e ne dette gloria all’Iddio d’Israele” (Matteo 15:30-31)
In un’altra circostanza, mentre Gesù si trovava a Gerusalemme, è scritto che “molti credettero nel suo nome, vedendo i miracoli ch’egli faceva” (Giovanni 2:23).
Nel caso della resurrezione di Lazzaro, è scritto che “perciò molti de’ Giudei che eran venuti da Maria e avean veduto le cose fatte da Gesù, credettero in lui” (Giovanni 11:45).
L’ufficiale reale, dopo che Gesù gli guarì il suo figliuolo, credette in Gesù, secondo che è scritto: “Allora egli domandò loro a che ora avesse cominciato a star meglio; ed essi gli risposero: Ieri, all’ora settima, la febbre lo lasciò. Così il padre conobbe che ciò era avvenuto nell’ora che Gesù gli avea detto: Il tuo figliuolo vive; e credette lui con tutta la sua casa” (Giovanni 4:52-53).
La stessa cosa va detta a proposito delle guarigioni e dei miracoli operati dagli apostoli, e per confermarvi ciò vi citerò la guarigione di quell’uomo zoppo fin dalla nascita, che ogni giorno veniva deposto alla porta del tempio detta ‘Bella’ per chiedere l’elemosina, operata da Pietro nel nome di Gesù, secondo che è scritto: “Tutti glorificavano Iddio per quel ch’era stato fatto. Poiché l’uomo in cui questo miracolo della guarigione era stato compiuto, avea più di quarant’anni” (Atti 4:21-22), e la guarigione di Enea e la resurrezione di Tabita, secondo che è scritto: “Or avvenne che Pietro, andando qua e là da tutti, venne anche ai santi che abitavano in Lidda. E quivi trovò un uomo, chiamato Enea, che già da otto anni giaceva in un lettuccio, essendo paralitico. E Pietro gli disse: Enea, Gesù Cristo ti sana; levati e rifatti il letto. Ed egli subito si levò. E tutti gli abitanti di Lidda e del pian di Saron lo videro e si convertirono al Signore. Or in Ioppe v’era una certa discepola, chiamata Tabita, il che, interpretato, vuol dire Gazzella. Costei abbondava in buone opere e faceva molte elemosine. E avvenne in que’ giorni ch’ella infermò e morì. E dopo averla lavata, la posero in una sala di sopra. E perché Lidda era vicina a Ioppe, i discepoli, udito che Pietro era là, gli mandarono due uomini per pregarlo che senza indugio venisse fino a loro. Pietro allora, levatosi, se ne venne con loro. E come fu giunto, lo menarono nella sala di sopra; e tutte le vedove si presentarono a lui piangendo, e mostrandogli tutte le tuniche e i vestiti che Gazzella faceva, mentr’era con loro. Ma Pietro, messi tutti fuori, si pose in ginocchio, e pregò; e voltatosi verso il corpo, disse: Tabita, levati. Ed ella aprì gli occhi; e veduto Pietro, si mise a sedere. Ed egli le diè la mano, e la sollevò; e chiamati i santi e le vedove, la presentò loro in vita. E ciò fu saputo per tutta Ioppe, e molti credettero nel Signore” (Atti 9:32-43).
Non sono queste delle prove bibliche chiare che mostrano le conseguenze benefiche delle guarigioni e dei miracoli operati da Dio per mezzo di alcuni suoi servitori? E’ vero che non tutti si convertiranno nel vedere guarigioni e miracoli, anche oggi, come avvenne ai giorni di Gesù e degli apostoli, ma certamente una parte sì.

Perchè i due testimoni che devono venire compiranno dei prodigi

La Bibbia dice che i due testimoni che devono venire, opereranno dei segni e prodigi, secondo che è scritto: “E io darò ai miei due testimoni di profetare, ed essi profeteranno per milleduecentosessanta giorni, vestiti di cilicio. Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno nel cospetto del Signor della terra. E se alcuno li vuole offendere, esce dalla lor bocca un fuoco che divora i loro nemici; e se alcuno li vuole offendere bisogna ch’ei sia ucciso in questa maniera. Essi hanno il potere di chiudere il cielo onde non cada pioggia durante i giorni della loro profezia; e hanno potestà sulle acque di convertirle in sangue, potestà di percuotere la terra di qualunque piaga, quante volte vorranno. E quando avranno compiuta la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso moverà loro guerra e li vincerà e li ucciderà. E i loro corpi morti giaceranno sulla piazza della gran città, che spiritualmente si chiama Sodoma ed Egitto, dove anche il Signor loro è stato crocifisso. E gli uomini dei varî popoli e tribù e lingue e nazioni vedranno i loro corpi morti per tre giorni e mezzo, e non lasceranno che i loro corpi morti siano posti in un sepolcro. E gli abitanti della terra si rallegreranno di loro e faranno festa e si manderanno regali gli uni agli altri, perché questi due profeti avranno tormentati gli abitanti della terra. E in capo ai tre giorni e mezzo uno spirito di vita procedente da Dio entrò in loro, ed essi si drizzarono in piè e grande spavento cadde su quelli che li videro. Ed essi udirono una gran voce dal cielo che diceva loro: Salite qua. Ed essi salirono al cielo nella nuvola, e i loro nemici li videro” (Apocalisse 11:3-12).
Ora, se questi due profeti “hanno il potere di chiudere il cielo onde non cada pioggia durante i giorni della loro profezia; e hanno potestà sulle acque di convertirle in sangue, potestà di percuotere la terra di qualunque piaga, quante volte vorranno”, non vi pare che possederanno il dono di potenza d’operare miracoli? A noi pare evidente.
Quindi questo dono non è cessato con il completamento del canone biblico.

Conferme extra bibliche che le lingue e i doni non cessarono con la morte degli apostoli

I cessazionisti dicono che con la morte degli apostoli cessarono nella Chiesa sia il parlare in lingue che le altre manifestazioni dello Spirito, come miracoli e guarigioni compiuti nel nome di Gesù; e la data di questa cessazione sarebbe la fine del primo secolo dopo Cristo, in quanto l’apostolo Giovanni morì in quel periodo.
Ma la storia dà chiaramente loro torto, perché vi sono delle testimonianze storiche extra-bibliche secondo cui anche dopo la morte degli apostoli continuarono ad esserci in seno alla Chiesa manifestazioni come il parlare in altre lingue, le profezie, le visioni e le rivelazioni, le guarigioni e i miracoli.
Ma vediamole queste testimonianze extra-bibliche (da me tradotte dall’inglese), che concernono il II e il III secolo dopo Cristo, che hanno qui il solo scopo di dimostrare come in quel tempo in seno alla Chiesa la credenza che i doni spirituali fossero cessati con la morte degli apostoli o con la comparsa del libro dell’Apocalisse era assolutamente assente.

Giustino Martire (100 circa – 165 circa), un noto apologeta del suo tempo, scrisse verso il 150: ‘ … sapendo che ogni giorno alcuni [di voi] diventano discepoli nel nome di Cristo, e abbandonano il sentiero dell’errore; che ricevono anche dei doni, ognuno come egli è degno, illuminati attraverso il nome di questo Cristo. Poichè uno riceve lo spirito di comprensione, un altro di consiglio, un altro di forza, un altro di guarigione, un altro di preconoscenza, un altro di insegnamento e un altro del timore di Dio’ (Dialogo con Trifone, capitolo 39); ‘Poichè i doni profetici rimangono con noi, fino ad oggi’ (Ibid., capitolo 82); ‘Ora, è possibile vedere tra noi donne e uomini che possiedono doni dello Spirito di Dio’ (Ibid., capitolo 88).
Da: http://www.ccel.org/ccel/schaff/anf01.viii.iv.html

Ireneo (115-150 – 202 circa), vescovo di Lione, nella sua famosa opera apologetica Contro le Eresie (che risale al 180 circa), scrisse: ‘Dunque, anche, coloro che sono veramente Suoi discepoli, ricevendo grazia da Lui, fanno nel suo Nome [miracoli], in maniera da promuovere il benessere di altri uomini, secondo il dono che ognuno ha ricevuto da Lui. Perché alcuni cacciano certamente e veramente diavoli, cosicché frequentemente quelli che sono stati in questa maniera purificati dagli spiriti malvagi credono [in Cristo] e si uniscono alla Chiesa. Altri hanno preconoscenza di cose a venire: essi vedono visioni, ed emettono delle espressioni profetiche. Altri ancora guariscono gli ammalati imponendo loro le mani, ed essi sono guariti. Inoltre, sì, come ho detto, persino i morti sono stati risuscitati, e sono rimasti in mezzo a noi per molti anni. E che dirò di più? Non è possibile nominare il numero dei doni che la Chiesa [sparsa] per tutto il mondo ha ricevuto da Dio nel nome di Gesù Cristo’ (Contro le Eresie, Libro II, cap. 32,4), ed ancora: ‘Similmente, sentiamo molti fratelli nella chiesa, i quali possiedono doni profetici e che, per mezzo dello Spirito, parlano ogni genere di lingue e manifestano [o portano alla luce] per l’utile comune le cose nascoste degli uomini e dichiarano i misteri di Dio …’ (Contro le Eresie, Libro V, cap. 6,1). Inoltre, Ireneo mette severamente in guardia la fratellanza da quegli Gnostici che falsificavano i doni spirituali, essendo dati ad imposture magiche o posseduti da demoni tramite cui riuscivano a compiere prodigi bugiardi e a profetizzare e a trarre dietro a loro molte persone (cfr. Contro Le Eresie, Libro I, cap. 13). Come si può vedere, la testimonianza di Ireneo è molto chiara.
Da: http://www.ccel.org/ccel/schaff/anf01.ix.ii.html

Nel tardo secondo secolo Ippolito di Roma (170 circa – 235) nella sua opera La Tradizione Apostolica affermava che non c’è bisogno di imporre le mani sui laici che già esercitano un dono di guarigione (The New International Dictionary of Pentecostal Carismatic Movements, Revised and Expanded Edition, Zondervan, 2002, pag. 1064)

Origene (185-254) affermò: ‘Inoltre, lo Spirito Santo diede segni della Sua presenza al principio del ministero di Cristo, e dopo la sua ascensione ne diede ancora di più; ma da quel tempo questi segni sono diminuiti, nonostante ci sono ancora tracce della Sua presenza in alcuni pochi, che hanno avuto le loro anime purificate dal Vangelo, e le loro azioni regolate dalla sua influenza’ (Contro Celso, Libro VII, cap. 8). Notate come Origene parli di segni della presenza dello Spirito Santo concessi dallo Spirito in gran numero dopo l’ascensione di Cristo, che anche se non sono specificati si capisce che egli fa riferimento ai doni dello Spirito Santo; e poi notate che dice che ‘questi segni sono diminuiti’ ma non cessati o estinti.
Da: http://www.ccel.org/ccel/schaff/anf04.vi.ix.vii.viii.html

Novaziano (circa 220 – 258) scrisse: ‘Questo è Colui che pone profeti nella Chiesa, istruisce gli insegnanti, dirige le lingue, dona poteri e guarigioni, compie opere meravigliose, spesso discernimento di spiriti, fornisce poteri di governo, suggerisce consigli, e ordina e dispone qualsiasi altri doni che ci sono dei carismata; e in questa maniera rende la Chiesa del Signore ovunque, e in tutti, perfezionata e completata’ (Trattato sulla Trinità, capitolo 29).

http://www.newadvent.org/fathers/0511.htm

Dunque, come abbiamo visto, è un fatto incontrovertibile che le lingue e i doni continuarono nella Chiesa anche dopo la morte degli apostoli, ma è altrettanto incontrovertibile il fatto che nel IV e V secolo in seno alla Chiesa le lingue e i doni spirituali svanirono. Giovanni Crisostomo (347-407) ed Agostino di Ippona (354-430) confermano questo nei loro scritti. Agostino di Ippona precisa però che comunque ai suoi giorni si verificarono miracoli nel nome di Gesù Cristo: ‘Ma quanto ho detto non va certo inteso nel senso di escludere che oggi si verifichino dei miracoli in nome di Cristo’ (Le Ritrattazioni, 1, 13.7)
Ma i fatti sono che i doni non cessarono ma semplicemente svanirono, e questo per l’incredulità dei Cristiani in questa parte del consiglio di Dio, per la loro mancanza di zelo per le cose spirituali, e per le varie tradizioni umane e filosofie che penetrate nella Chiesa finirono con l’annullare la Parola di Dio. Le lingue e le altre manifestazioni dello Spirito diventarono quindi rarissime, pressoché inesistenti nella Chiesa. Ci si dimenticò di esse
E poi, come si fa a definire qualcosa ‘cessato’ solo perché svanì per colpa della Chiesa? E come se dicessimo che dato che ad un certo punto della storia della Chiesa il battesimo per immersione sparì in quanto fu adottato il battesimo per aspersione, il battesimo per immersione non dovrebbe essere praticato neppure oggi!!

Conclusione

Per concludere questo mio scritto, voglio dirvi le seguenti cose.
Sia Dio riconosciuto verace, ma i cessazionisti siano riconosciuti bugiardi.
Guardatevi dunque dai cessazionisti e dal loro lievito, perchè essi non conoscono le Scritture e neppure la potenza di Dio. I loro discorsi teologici sulle lingue e le altre manifestazioni dello Spirito Santo sono vani e contrastano e contristano lo Spirito Santo.
Desiderate sia il battesimo con lo Spirito Santo che i doni dello Spirito Santo, perchè fanno tuttora parte della volontà di Dio per la Sua Chiesa e difatti in seno alla Chiesa di Dio ci sono tuttora credenti veramente battezzati con lo Spirito Santo (e che quindi parlano in altra lingua secondo che lo Spirito gli dà di esprimersi) e che realmente possiedono dei doni dello Spirito Santo.
Desiderate di ricevere da Dio sia visioni che sogni, perchè anche queste manifestazioni sono nella sua volontà per la Sua Chiesa, e difatti in seno alla Chiesa tanti hanno ricevuto visioni e sogni da parte di Dio anche in questa generazione.
E non dimenticate di esaminare ogni cosa, e quindi di rigettare qualsiasi pseudo parlare in lingue, qualsiasi pseudo profezia, qualsiasi pseudo rivelazione, qualsiasi pseudo visione o sogno, e qualsiasi pseudo guarigione o miracolo, perchè sappiamo che in mezzo alla Chiesa esistono anche le cose false accanto a quelle vere. Siate avveduti.
Un’ultima cosa. E’ ovvio che siccome secondo la Scrittura i doni dello Spirito Santo non sono cessati, non sono cessati neppure il ministerio di apostolo, quello di profeta e quello di evangelista. Dico questo perchè solitamente i cessazionisti ritengono che questi tre ministeri furono temporanei (e questo perchè ognuno di questi tre ministeri comporta l’esercizio di doni dello Spirito Santo come si evince dalla Scrittura), mentre quello di pastore e di dottore sono permanenti.
Nessuno vi seduca con vani ragionamenti, perchè la Scrittura afferma in maniera inequivocabile: “Ed è lui che ha dato gli uni, come apostoli; gli altri, come profeti; gli altri, come evangelisti; gli altri, come pastori e dottori, per il perfezionamento de’ santi, per l’opera del ministerio, per la edificazione del corpo di Cristo, finché tutti siamo arrivati all’unità della fede e della piena conoscenza del Figliuol di Dio, allo stato d’uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo; affinché non siamo più de’ bambini, sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per l’astuzia loro nelle arti seduttrici dell’errore; ma che, seguitando verità in carità, noi cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore d’ogni singola parte, per edificar se stesso nell’amore” (Efesini 4:11-16).

Chi ha orecchi da udire oda

Giacinto Butindaro

Roma, 2011

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/07/16/perche-un-cristiano-non-puo-e-non-deve-essere-un-cessazionista/#more-10679