Sul calice che Gesù chiese al Padre di allontanare da Lui

Fratelli nel Signore, voglio brevemente spiegarvi cosa intese Gesù per calice nella notte in cui fu tradito, quando pregò il Padre nel giardino del Getsemani.
Luca afferma: “Poi, essendo uscito, andò, secondo il suo solito, al monte degli Ulivi; e anche i discepoli lo seguirono. E giunto che fu sul luogo, disse loro: Pregate, chiedendo di non entrare in tentazione. Ed egli si staccò da loro circa un tiro di sasso; e postosi in ginocchio pregava, dicendo: Padre, se tu vuoi, allontana da me questo calice! Però, non la mia volontà, ma la tua sia fatta. E un angelo gli apparve dal cielo a confortarlo. Ed essendo in agonia, egli pregava vie più intensamente; e il suo sudore divenne come grosse gocce di sangue che cadeano in terra” (Luca 22:39-44).
Per capire questa richiesta fatta da Gesù all’Iddio e Padre suo, bisogna innanzi tutto tenere a mente quale fosse il suo stato d’animo nel Getsemani. Marco dice infatti che Gesù dopo avere detto ai suoi discepoli di sedersi lì finchè Lui avesse pregato, prese con sè Pietro e Giacomo e Giovanni e “cominciò ad essere spaventato ed angosciato. E disse loro: L’anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate” (Marco 14:33-34).
Gesù stava dunque soffrendo molto, ancora prima di mettersi a pregare. Le ragioni mi paiono evidenti, sapeva molto bene quali atroci sofferenze lo aspettavano, ed essendo un vero uomo si spaventò e fu angosciato al pensiero di quello che gli stava per accadere. E qui dunque vediamo che la Scrittura ci conferma pienamente che Gesù era un vero uomo, perchè parla di un uomo spaventato e angosciato e molto triste.
Cosa fece allora Gesù? Chiese al Padre, se fosse possibile, di allontanare da lui quel calice che doveva di lì a poco bere. Dico ‘doveva’, perchè così Dio aveva decretato nei Suoi confronti, e Gesù questo lo sapeva molto bene. Anche l’ora che Gesù chiese al Padre che se era possibile passasse oltre da Lui (cfr. Marco 14:35), era l’ora che doveva scoccare per Lui di lì a poco quando sarebbe stato dato in mano ai peccatori e avrebbe sofferto per mano loro, infatti dopo avere pregato, immediatamente prima che arrivassero ad arrestarlo Gesù dirà ai suoi discepoli: “L’ora è venuta: ecco, il Figliuol dell’uomo è dato nelle mani dei peccatori. Levatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce, è vicino” (Marco 14:41), e quando lo arrestarono disse ai suoi nemici: “… questa è l’ora vostra e la potestà delle tenebre” (Luca 22:53)
Ecco perchè Gesù nella preghiera disse: “Però, non la mia volontà, ma la tua sia fatta”, perchè sapeva che doveva sottomettersi al Padre, cosa che Egli fece anche in quell’occasione perchè accettò di bere quel calice e di andare incontro a quell’ora. D’altronde, Gesù stesso aveva detto un giorno: “Ora è turbata l’anima mia; e che dirò? Padre, salvami da quest’ora! Ma è per questo che son venuto incontro a quest’ora” (Giovanni 12:27 – anche mettendo il punto di domanda al posto del punto esclamativo, come fanno alcune traduzioni, il senso non cambia perchè le parole seguenti di Gesù spiegano che Lui era destinato ad andare incontro a quell’ora).
In quella particolare preghiera di Gesù, dunque noi vediamo una dimostrazione della sua perfetta umanità. Non ravvisiamo nessuna contraddizione da parte sua. La Scrittura dice che abbiamo un Sommo Sacerdote che “in ogni cosa è stato tentato come noi” (Ebrei 4:15), e se lo crediamo, dobbiamo credere anche che Gesù in quell’occasione fu tentato affinchè non deponesse la Sua vita per redimerci. Da qui appunto quella richiesta, ma Egli non peccò, perchè fu una preghiera in cui Egli si sottopose alla volontà del Padre Suo.
Nel Getsemani comunque Gesù fu consolato dal Padre Suo, infatti Dio gli mandò un angelo che gli apparve dal cielo a confortarlo. Ma badate che Gesù continuò a soffrire anche dopo l’apparizione di quell’angelo infatti immediatamente dopo avere detto che un angelo gli apparve dal cielo a confortarlo, Luca dice che “essendo in agonia, egli pregava vie più intensamente; e il suo sudore divenne come grosse gocce di sangue che cadeano in terra” (Luca 22:44).
Dunque, Gesù fu confortato mediante quell’angelo di Dio ma non liberato da quella sofferenza che stava patendo nel Getsemani. Fu invece liberato dal timore della morte, secondo che è scritto: “Il quale, ne’ giorni della sua carne, avendo con gran grida e con lagrime offerto preghiere e supplicazioni a Colui che lo potea salvar dalla morte, ed avendo ottenuto d’esser liberato dal timore, benché fosse figliuolo, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì; ed essendo stato reso perfetto, divenne per tutti quelli che gli ubbidiscono, autore d’una salvezza eterna, essendo da Dio proclamato Sommo Sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec” (Ebrei 5:7-10).
Quello che ottenne Gesù dunque fu la liberazione dal timore della morte, e quindi potè bere senza paura quel calice che gli era posto dinnanzi, sapendo peraltro la gioia che gli era posta dinnanzi. Certo Gesù si rivolse in preghiera a Colui che lo poteva salvare dalla morte, ma non potè ottenere di scampare alla morte, perchè fu per questo che Egli era venuto nel mondo. Fu però – lo ripeto – liberato dal timore della morte, affinchè potesse andare incontro a quell’ora con coraggio. Non è forse scritto nei Salmi infatti: “Io ho cercato l’Eterno, ed egli m’ha risposto e m’ha liberato da tutti i miei spaventi” (Salmo 34:4)?
Vorrei terminare ricordandovi, fratelli, che affinchè Gesù diventasse un fedele e misericordioso sommo sacerdote nelle cose appartenenti a Dio, Egli doveva essere fatto in ogni cosa simile a noi, e quindi fu necessario che Egli soffrisse tutto quello che un uomo può soffrire anche dal punto di vista spirituale, e quindi anche le sofferenze da lui patite nel Getsemani servirono al Padre per rendere perfetto il duce della nostra salvezza (cfr. Ebrei 2:10), e metterlo in grado quindi di simpatizzare con noi nelle nostre infermità (cfr. Ebrei 4:15), e venirci in soccorso quando siamo tentati in quanto Egli stesso “ha sofferto essendo tentato” (Ebrei 2:18). E abbiamo visto quanto Gesù soffrì nel Getsemani essendo tentato. Come anche va detto, che quelle sofferenze servirono a farGli imparare l’ubbidienza, secondo che è scritto: “Imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì” (Ebrei 5:8).
A Colui che mediante la Sua morte ha distrutto il diavolo che aveva l’impero della morte, e ci ha liberati dal timore della morte, sia la gloria ora e in eterno. Amen.

 

La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con voi

Giacinto Butindaro

Ascolta la predicazione del fratello Giacinto Butindaro :

[audio http://www.diretta.lanuovavia.org/c-152-calice.mp3]

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2012/03/21/sul-calice-che-gesu-chiese-al-padre-di-allontanare-da-lui/

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Faremo il male onde ne venga il bene? Così non sia

Un Cristiano non può rubare, ammazzare, mentire, frodare, buffoneggiare, parlare volgarmente, corrompere le autorità con denaro, darsi ai piaceri della vita e alle concupiscenze mondane, e all’idolatria, e così via, a fin di bene. Purtroppo però oggi tanti cosiddetti Cristiani giustificano la violazione di quasi ogni comandamento di Dio con la frase ‘Ma noi lo facciamo per il Signore, per un fine giusto quindi!’.

Fratello, non fare il male a fin di bene, perchè questo è condannato dalla Parola di Dio che dice: “Aborrite il male, e attenetevi fermamente al bene” (Romani 12:9).

Sappi che facendo il male si fa biasimare la dottrina di Dio, bestemmiare il nome di Dio, screditare la via della verità, e si è d’intoppo sia alla Chiesa che al mondo; e ci si fa nemici di Dio e ci si attira l’ira e il giudizio di Dio. Facendo il bene invece, si induce gli altri ad onorare la dottrina di Dio, a lodare Dio, e li si incoraggia ad attenersi solo al bene; e si viene amati e premiati da Dio.

“Da questo sono manifesti i figliuoli di Dio e i figliuoli del diavolo: chiunque non opera la giustizia non è da Dio; e così pure chi non ama il suo fratello” (1 Giovanni 3:10).

Chi ha orecchi da udire oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/07/05/faremo-il-male-onde-ne-venga-il-bene-cosi-non-sia/

La dottrina è importante

“Alla legge! alla testimonianza! Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui alcuna aurora! Andrà errando per il paese, affranto, affamato; e quando avrà fame, s’irriterà, maledirà il suo re ed il suo Dio. Volgerà lo sguardo in alto, lo volgerà verso la terra, ed ecco, non vedrà che distretta, tenebre, oscurità piena d’angoscia, e sarà sospinto in fitta tenebria” (Isaia 8:20-22).

Oggi da parte di molti credenti c’è la tendenza a sottovalutare o sprezzare la dottrina, ecco perchè mi sono trovato costretto a scrivervi, fratelli nel Signore, affinchè nessuno di costoro vi seduca con vani ragionamenti.

Generalmente, il discorso che fanno è questo: ‘L’importante è evangelizzare il mondo, la dottrina è qualcosa di secondario su cui non ci si deve dividere’. Per dottrina si intende l’insegnamento.
Ora, innanzi tutto voglio dirvi che è certamente importante evangelizzare il mondo, ma è anche importante farlo come si conviene. Cosa intendo dire? Che la Bibbia quando dice che gli apostoli (o anche altri credenti che non erano apostoli) evangelizzavano, vuole dire che costoro annunziavano al mondo il ravvedimento e la fede nel Signore Gesù Cristo.

Facciamo un esempio. Paolo ai Galati dice che a lui era stata affidata l’evangelizzazione degli incirconcisi ossia dei Gentili, secondo che è scritto: “Ma quelli che godono di particolare considerazione (quali già siano stati a me non importa; Iddio non ha riguardi personali), quelli, dico, che godono maggior considerazione non m’imposero nulla di più; anzi, quando videro che a me era stata affidata la evangelizzazione degli incirconcisi, come a Pietro quella de’ circoncisi (poiché Colui che avea operato in Pietro per farlo apostolo della circoncisione aveva anche operato in me per farmi apostolo de’ Gentili), e quando conobbero la grazia che m’era stata accordata, Giacomo e Cefa e Giovanni, che son reputati colonne, dettero a me ed a Barnaba la mano d’associazione perché noi andassimo ai Gentili, ed essi ai circoncisi; soltanto ci raccomandarono di ricordarci dei poveri; e questo mi sono studiato di farlo” (Galati 2:6-10), e ovviamente questa evangelizzazione fu Cristo ad affidargliela, secondo che lui dice ai Corinti: “Perché Cristo non mi ha mandato a battezzare ma ad evangelizzare ….” (1 Corinzi 1:17).

Ma in che cosa consisteva l’evangelizzazione di Paolo? Nello scongiurare gli uomini a ravvedersi e a credere nel Signore Gesù Cristo, secondo che lui disse: “Io non mi son tratto indietro dall’annunziarvi e dall’insegnarvi in pubblico e per le case, cosa alcuna di quelle che vi fossero utili, scongiurando Giudei e Greci a ravvedersi dinanzi a Dio e a credere nel Signor nostro Gesù Cristo” (Atti 20:20-21).

Ravvedersi significa letteralmente ‘cambiare mente o modo di pensare’, il che implica un mettersi a rigettare il peccato in tutte le sue forme (e quindi non solo il peccato di incredulità); mentre credere nel Signore Gesù significa credere che Egli è il Figlio di Dio che nella pienezza dei tempi è morto sulla croce per i nostri peccati e risorto per la nostra giustificazione, e quindi Paolo annunziava sia la morte espiatoria di Cristo che la sua resurrezione corporale. Queste erano cose che lui annunziava a tutti, sia Giudei che Gentili.

In che cosa consiste invece l’evangelizzazione moderna nella maggior parte dei casi? In un messaggio diverso, che è praticamente questo ‘Gesù ti ama, dagli il tuo cuore e lui ti darà pace, gioia e vita in abbondanza’. Peraltro, spesso nelle moderne evangelizzazioni non viene neppure annunziata la morte espiatoria di Cristo come neppure la sua resurrezione, ma si parla in maniera generica di una venuta di Gesù in questo mondo per salvare il mondo, omettendo volutamente la sua crocifissione e la sua resurrezione. Cosa questa grave, molto grave, perchè il Vangelo che si deve predicare ad ogni creatura non è altro che l’annunzio della morte di Cristo e della sua resurrezione, difatti Paolo nel ricordare ai santi di Corinto l’Evangelo che egli aveva loro annunziato gli dice: “Fratelli, io vi rammento l’Evangelo che v’ho annunziato, che voi ancora avete ricevuto, nel quale ancora state saldi, e mediante il quale siete salvati, se pur lo ritenete quale ve l’ho annunziato; a meno che non abbiate creduto invano. Poiché io v’ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io, che Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture; che apparve a Cefa, poi ai Dodici. Poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti. Poi apparve a Giacomo; poi a tutti gli Apostoli; e, ultimo di tutti, apparve anche a me, come all’aborto” (1 Corinzi 15:1-8)

Quindi, è evidente che l’evangelizzazione moderna non mette davanti agli uomini il comandamento di rinunziare al peccato, alle mondane concupiscenze, perchè il cambiamento di mente che Dio ordina all’uomo implica nella pratica proprio questa rinunzia. Come anche non presenta agli uomini la morte di Cristo avvenuta per i nostri peccati, e la sua resurrezione avvenuta per la nostra giustificazione.

Ma c’è dell’altro da dire a proposito del moderno messaggio di evangelizzazione, e cioè che è privo dell’annunzio del giudizio divino a venire su coloro che rifiutano di ravvedersi e di credere in Gesù Cristo, che deve far parte in qualche modo di ogni evangelizzazione.

Gesù per esempio un giorno disse ad alcuni che gli avevano riferito il fatto de’ Galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato coi loro sacrificî: “Pensate voi che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei perché hanno sofferto tali cose? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, tutti similmente perirete. O quei diciotto sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, pensate voi che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, tutti al par di loro perirete” (Luca 13:2-5), e in un altra occasione rimproverò le città nelle quali era stata fatta la maggior parte delle sue opere potenti, perché non si erano ravvedute, in questa maniera: “Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida! Perché se in Tiro e Sidone fossero state fatte le opere potenti compiute fra voi, già da gran tempo si sarebbero pentite, con cilicio e cenere. E però vi dichiaro che nel giorno del giudizio la sorte di Tiro e di Sidone sarà più tollerabile della vostra. E tu, o Capernaum, sarai tu forse innalzata fino al cielo? No, tu scenderai fino nell’Ades. Perché se in Sodoma fossero state fatte le opere potenti compiute in te, ella sarebbe durata fino ad oggi. E però, io lo dichiaro, nel giorno del giudizio la sorte del paese di Sodoma sarà più tollerabile della tua” (Matteo 11:21-24).

Paolo, quando predicò nella sinagoga di Antiochia di Pisidia, terminò la sua predica con queste parole: “Guardate dunque che non venga su voi quello che è detto nei profeti: Vedete, o sprezzatori, e maravigliatevi, e dileguatevi, perché io fo un’opera ai dì vostri, un’opera che voi non credereste, se qualcuno ve la narrasse” (Atti 13:40-41); e quando predicò la Parola agli Ateniesi, le ultime parole che pronunciò prima di essere interrotto furono queste: “Iddio dunque, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, fa ora annunziare agli uomini che tutti, per ogni dove, abbiano a ravvedersi, perché ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia, per mezzo dell’uomo ch’Egli ha stabilito; del che ha fatto fede a tutti, avendolo risuscitato dai morti” (Atti 17:30-31); e quando il governatore Felice lo mandò a chiamare, e lo ascoltò circa la fede in Cristo, la Bibbia dice che “ragionando Paolo di giustizia, di temperanza e del giudizio a venire, Felice, tutto spaventato, replicò: Per ora, vattene; e quando ne troverò l’opportunità, ti manderò a chiamare” (Atti 24:25).

E’ un messaggio di evangelizzazione, quello moderno, alleggerito ed adulterato quindi. Come dice Dio ad Israele: “Il tuo argento s’è cangiato in scorie, il tuo vino è stato tagliato con acqua” (Isaia 1:22). E questo è qualcosa da biasimare fortemente.

E perchè il moderno messaggio di evangelizzazione manca di questi elementi fondamentali? Perchè la maggior parte dei credenti sono amici del mondo, e quindi vivono più o meno la stessa vita di prima di credere in Gesù, e quindi per loro non ha nessun senso predicare il ravvedimento agli uomini. Se loro infatti non si sono ravveduti, non sapendo neppure cosa significa ravvedersi, come fanno ad ordinare agli uomini di ravvedersi? Per questo tipo di credenti è possibile diventare Cristiani senza ravvedersi, senza rinunciare al vecchio modo di pensare. Ecco perchè spesso si incontrano credenti che rubavano prima, e rubano anche adesso; erano maneschi prima, e lo sono anche adesso; dicevano parolacce prima, e le dicono anche adesso; erano volgari prima, e lo sono anche adesso; andavano a divertirsi prima, e ci vanno anche adesso; erano dati ai piaceri della vita prima, e lo sono anche adesso; facevano lavori disonesti prima, e li fanno anche adesso; si vestivano in maniera sconveniente prima, e si vestono così anche adesso. Quando dunque si parla con costoro, ci si accorge che ragionano come quelli del mondo, proprio perchè non si sono ravveduti, cioè non hanno cambiato modo di pensare, e di conseguenza non hanno cambiato tipo di vita. Le cose vecchie sono ancora là, e non sono passate. Ci sono addirittura quelli che pensano che predicare il ravvedimento ai peccatori è dannoso perchè contribuisce a fargli perdere l’autostima, e a fargli nascere inutili sensi di colpa!!

E poi perchè essi pensano che gli uomini possono diventare Cristiani senza che si parli loro della morte espiatoria di Cristo, e quindi dello spargimento di sangue che Cristo ha compiuto per la remissione dei nostri peccati, come neppure della sua resurrezione. Sembra incredibile questo, ma è la triste realtà. D’altronde il messaggio della croce, cioè Cristo e Lui crocifisso “per i Giudei è scandalo, e per i Gentili, pazzia” (1 Corinzi 1:23), per cui è meglio non urtare la suscettibilità sia degli uni che degli altri. Quando dunque si parla di Gesù – pensano costoro – è bene usare espressioni generiche come ‘Gesù è venuto a salvarci’, o ‘Gesù ha dato la sua vita per noi’, e non espressioni come ‘Gesù Cristo è stato crocifisso per i nostri peccati’, o ‘Egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità’, perchè troppo forti, crude, e potrebbero scandalizzare le anime! E poi, se uno dovesse parlare della crocifissione di Cristo, dovrebbe dire pure che i Giudei lo crocifissero, e dire una cosa come questa potrebbe far indignare gli Ebrei che vivono qua in Italia, che si metterebbero a protestare – come sempre hanno fatto – contro di noi Cristiani accusandoci di essere degli antisemiti! Quindi meglio evitare di menzionare il resoconto biblico della morte di Cristo, secondo il quale i Giudei arrestarono Cristo, lo condannarono a morte, e lo diedero nelle mani di Ponzio Pilato affinchè venisse crocifisso! Meglio stare in buoni rapporti anche con gli Ebrei che vivono in questa nazione! Perchè andarsi a cercare delle noie pure con loro? Chi ce lo fa fare? Pensa questa gente.

E poi, sulla resurrezione di Cristo, perchè menzionarla con il rischio di dover spiegare poi come è risorto ed altre cose? Diciamo semplicemente che Gesù vive, e questo basta e avanza, pensano sempre costoro.

Ed infine, costoro omettono di parlare del giudizio a venire perchè dato che dicono ai peccatori ‘Gesù vi ama’, non possono poi annunziargli il giudizio a venire, la condanna eterna, il tormento eterno nel fuoco eterno, perchè le persone potrebbero dire: ‘Ma allora Gesù non ci ama, come voi dite, ma ci odia!’ Per costoro Dio è amore: ma a tal punto che ama anche i bugiardi, gli omicidi, i pedofili, gli adulteri, i fornicatori, gli stregoni, i sodomiti, e così via, quando invece la Bibbia dice che Dio odia tutti gli operatori di iniquità. Coloro che la Bibbia dice che Dio ama sono i giusti. E poi, per molti di costoro, il fuoco eterno di cui parla la Bibbia è un fuoco simbolico e non reale, e quindi alla fin fine non è poi così tragica la fine che faranno i peccatori!

E poi, ancora, per costoro, a prescindere che il fuoco sia reale o simbolico, è meglio non spaventare gli uomini: hanno già tante paure, perchè aggiungergli pure la paura della condanna eterna?

Quindi, qua, fratelli, le cose stanno così: che coloro che sprezzano la dottrina, sprezzano persino il messaggio dell’evangelizzazione. D’altronde una delle caratteristiche di questi Cristiani è la superficialità nelle cose di Dio, quindi non ci si deve meravigliare che alla fine poi si scopre che costoro sprezzano pure il glorioso messaggio della croce. Basta sentire i loro messaggi di evangelizzazione, per capire tutto ciò.

Bisogna dunque spiegare loro che cosa intende la Bibbia per evangelizzazione.

Ma veniamo ora alla dottrina. Essa è importante quanto il messaggio del Vangelo, perchè è proceduta dalla stessa bocca, cioè dalla bocca di Dio. Gesù infatti che disse le cose che il Padre gli aveva ordinato di dire, non si limitò ad evangelizzare (dicendo agli uomini “Ravvedetevi e credete all’evangelo”), perchè Egli insegnò la dottrina di Dio ai suoi discepoli. Basta considerare solamente quello che è stato chiamato ‘il sermone sul monte’ per rendersi conto di ciò.

E poi prima di ascendere in cielo, Gesù non disse ai suoi discepoli solo di predicare il Vangelo, secondo che è scritto: “Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura” (Marco 16:15), ma anche di insegnare i suoi comandamenti, secondo che è scritto: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, insegnando loro d’osservar tutte quante le cose che v’ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente” (Matteo 28:19-20).

E che dire dell’apostolo Paolo? Non è forse vero che anche lui ammaestrava i santi, esortandoli peraltro giorno e notte? Ascoltate cosa dice Paolo agli anziani della Chiesa di Efeso: “Io non mi son tratto indietro dall’annunziarvi e dall’insegnarvi in pubblico e per le case, cosa alcuna di quelle che vi fossero utili” (Atti 20:20); e quello che dice ai santi di Colosse: “Noi proclamiamo, ammonendo ciascun uomo e ciascun uomo ammaestrando in ogni sapienza, affinché presentiamo ogni uomo, perfetto in Cristo” (Colossesi 1:28).

Quando poi Paolo scrisse a Timoteo, lo esortò con forza ad ammaestrare i santi, cioè a trasmettergli la dottrina, in svariate maniere. Per esempio gli disse: “Rappresentando queste cose ai fratelli, tu sarai un buon ministro di Cristo Gesù, nutrito delle parole della fede e della buona dottrina che hai seguita da presso” (1 Timoteo 4:6), ed anche: “Ordina queste cose e insegnale. …. Attendi finché io torni, alla lettura, all’esortazione, all’insegnamento. …. Bada a te stesso e all’insegnamento; persevera in queste cose, perché, facendo così, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano” (1 Timoteo 4:11, 13, 16), ed ancora: “Queste cose insegna e ad esse esorta” (1 Timoteo 6:2), ed anche: “Io te ne scongiuro nel cospetto di Dio e di Cristo Gesù che ha da giudicare i vivi e i morti, e per la sua apparizione e per il suo regno: Predica la Parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, sgrida, esorta con grande pazienza e sempre istruendo. Perché verrà il tempo che non sopporteranno la sana dottrina; ma per prurito d’udire si accumuleranno dottori secondo le loro proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole” (2 Timoteo 4:1-4).

E di questa dottrina fanno parte anche il proponimento dell’elezione di Dio, l’ordine per la donna di vestirsi con verecondia e modestia, come anche l’ordine di velarsi il capo quando prega o profetizza; per citare alcuni di quegli insegnamenti che oggi vengono maggiormente sprezzati e ignorati dalle Chiese.

La dottrina è dunque importante, ovviamente la sana dottrina, altrimenti nè Gesù e neppure gli apostoli avrebbero parlato in questa maniera dell’insegnamento. In particolare vorrei che notaste che Paolo spiega che l’ammaestramento è dato in vista del perfezionamento dei santi, e che egli dice a Timoteo che facendo così lui salverà sia lui stesso che quelli che lo ascoltano, e che deve insistere nell’annunziare la dottrina di Dio (la buona dottrina che Timoteo aveva seguito da presso) perchè verrà il tempo che non la sopporteranno. Gli apostoli dunque non sottovalutavano per niente la dottrina, anzi.

La sana dottrina fortifica dunque, fa crescere spiritualmente i santi, li rende maturi ed in grado di distinguere il bene dal male, e li rende accetti a Dio, perchè nel metterla in pratica si piace a Dio con la propria condotta.

E poi la sana dottrina è una sorta di riparo dalle false dottrine, perchè nel momento che la si conosce e in essa si sta saldi, si rigettano le strane e diverse dottrine che circolano.

Gli effetti benefici quindi sono svariati, ecco perchè gli apostoli ci tenevano a trasmetterla ai santi.

Ho detto poco fa che nel mettere in pratica la sana dottrina si piace a Dio, e questo perchè la propria condotta viene resa conforme a quella che è la volontà di Dio verso di noi; è dunque evidente che nel rifiutare la sana dottrina, per dare retta a dottrine false e quindi malsane, si dispiace a Dio con la propria condotta. E questo perchè ogni dottrina ha un effetto sul comportamento della persona che la professa, per cui se la dottrina è sana l’effetto sarà benefico, ma se è malsana l’effetto sarà malefico.

Facciamo degli esempi pratici: chi insegna che i bambini vanno battezzati o che il battesimo va ministrato per aspersione, induce i credenti a privarsi del vero battesimo che ha ordinato Cristo; chi insegna che il battesimo con lo Spirito non è una esperienza successiva alla nuova nascita, indurrà i santi a privarsi di un rivestimento di potenza dall’alto; chi insegna che la donna non deve velarsi il capo quando prega o profetizza, indurrà la donna a disonorare il suo capo, cioè l’uomo; chi insegna che ci si può conformare al mondo dandoci ai divertimenti e ai piaceri della vita, indurrà i credenti a corrompersi e a diventare nemici di Dio perchè l’amicizia del mondo è inimicizia contro Dio; chi insegna che Dio ci vuole ricchi materialmente, induce i credenti a voler diventare ricchi e quindi a sviarsi dalla fede; chi insegna che in alcuni casi si può rubare e mentire, e fornicare indurrà i santi a inciampare come anche farà sì che la dottrina di Dio sia biasimata e il nome di Dio bestemmiato.

Ma prendiamo anche come esempio l’eresia dei ‘Gesù solo’ (che sostiene che Gesù è sia il Padre, che il Figlio che lo Spirito), per analizzarne gli effetti deleteri. Innanzi tutto fa credere delle cose false oltre che assurde, e cioè che il Padre è la divinità di Cristo, mentre il Figliuolo è l’umanità di Cristo (o l’uomo in cui dimorò Dio), come anche che il Figlio di Dio non è coeterno con il Padre; poi sconvolge il piano della salvezza, perchè dato che Gesù Cristo per costoro è anche lo Spirito Santo, fino a quando un credente non è battezzato con lo Spirito Santo (o ripieno di Spirito) e quindi parla in lingue, non è nato di nuovo e quindi non è un figlio di Dio! Provate a immaginare l’angoscia e la disperazione in cui vivono coloro che ancora non hanno ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo!

E prendiamo, dato che ci siamo, anche l’eresia degli ‘Zaccardiani’ che concerne il peccato, secondo cui il credente dopo il battesimo se commette un peccato tipo fornicazione, adulterio, omicidio, e bestemmia, non potrà più ravvedersi ed ottenere perdono da Dio, e quindi è condannato automaticamente alla perdizione eterna! Quali sono gli effetti deleteri di questa eresia? Che i credenti si comportano con spietatezza verso quei fratelli che commettono questi peccati, i quali magari pur volendo ravvedersi perchè si sentono profondamente in colpa, cadono nella disperazione perchè gli viene detto che ormai per loro è finita, non c’è più speranza di perdono!

Come potete vedere la dottrina malsana ha dei risvolti pratici di non poco rilievo. E quindi è molto importante che si dia retta solo alla dottrina sana per non subire poi le nefaste conseguenze delle dottrine false, che sono definite lievito proprio perchè hanno il potere di corrompere la Chiesa.

Dunque, è evidente, che se ci si tiene alla sana dottrina, si rifiuterà ogni compromesso con coloro che insegnano una dottrina malsana. Non si cercherà di mettersi con loro, in nome di una presunta unità dei Cristiani, a discapito della dottrina che è verità.

E poi, vorrei ricordare proprio a costoro che sprezzano la dottrina, che ogni qualvolta nella Chiesa il popolo ha deciso di tornare alla Parola di Dio, e quindi a credere, a predicare e a fare semplicemente quello che è scritto, esso ne ha avuto del bene. Quando alcuni credenti cominciarono a praticare il battesimo per immersione a quelli che credevano, rifiutando così il battesimo dei bambini, la Chiesa ne ha poi avuto del bene; quando alcuni credenti accettarono il parlare in lingue come il segno esteriore attestante il battesimo con lo Spirito Santo, la Chiesa ne ha poi avuto del bene; quando alcuni credenti cominciarono a credere che i doni spirituali sono ancora per oggi, la Chiesa ne ha poi avuto del bene. Devo continuare?

Quindi, la Chiesa avrà sempre del bene dall’attenersi semplicemente ed esclusivamente a quello che è scritto, rigettando ogni dottrina falsa ed eretica.

Fratelli, amate la dottrina, e perciò difendetela dagli attacchi dei tanti cianciatori e seduttori di menti che ci sono in mezzo alle Chiese, turando loro la bocca.

Questo naturalmente vi porterà a dividervi da alcuni, ma è normale, perchè nel corso della storia della Chiesa la dottrina di Dio ha sempre diviso quelli che di cuore puro invocano Dio dagli eretici, dai settari, dai falsi fratelli, da quei Cristiani che hanno mutato la grazia di Dio in dissolutezza, dai cianciatori e dai seduttori di menti. Ma questo è un bene, e non un male: sappiatelo.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/07/02/la-dottrina-e-importante/

Ferite che fanno bene

“Fedeli son le ferite di chi ama; frequenti i baci di chi odia” (Proverbi 27:6).

Chi ti ama veramente ti riprenderà quando pecchi, e tu ti sentirai sul momento ferito, abbattuto, e afflitto, ma sappi che “la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che mena alla salvezza, e del quale non c’è mai da pentirsi” (2 Corinzi 7:10).

Stima quindi chi ti riprende, perchè lo fa per il tuo bene; ma guardati da chi ti lusinga con le sue dolci parole perchè ti tende una rete dinnanzi ai piedi, cioè cerca la tua rovina.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/06/25/ferite-che-fanno-bene/

Guglielmo Standridge e i terremoti

Guglielmo Standridge, responsabile di una Chiesa evangelica di Roma e capo redattore del giornale ‘La voce del vangelo’, nel suo libro ‘Coi terremoti Dio che c’entra?’ che ha avuto 4 edizioni, afferma quanto segue sui terremoti attuali: ‘È stato notato che i terremoti sono più numerosi in alcune zone del mondo, Giappone e Cina, per esempio, in oriente, e Italia, Grecia, i Balcani e nord Africa, in occidente. Dal confronto di queste zone, si è arrivati alla teoria che esistano nella crosta della terra delle fratture, o faglie, lunghe anche centinaia di chilometri. Secondo questa teoria, i terremoti avverrebbero quando, a motivo delle pressioni esercitate sulla superficie o in profondità, si produrrebbe un certo slittamento fra i due lati di queste fratture. Una teoria più recente afferma, invece, che esisterebbe circa una dozzina di zolle tettoniche che formano la crosta terrestre, e che queste sarebbero in costante, impercettibile movimento. Sarebbero un po’ come delle grandi lastre di ghiaccio che galleggiano e si scontrano in un mare appena scongelato. L’Italia sarebbe in una posizione particolarmente infelice, in un punto di incontro, o di scontro, fra una zolla formata dall’eurasia, che preme da est, una seconda zolla europea, che preme da ovest, ed una terza zolla africana che preme dal sud. Queste zolle, profonde circa cento chilometri, si muoverebbero di alcuni centimetri all’anno, premendo l’una sull’altra con una forza incredibile. Dal loro incontro deriverebbero non solo i terremoti, ma anche il sorgere di nuovi vulcani, l’azione di quelli esistenti e la formazione delle catene montagnose. Dato che si può definire l’origine dei terremoti e spiegare tutto scientificamente, si potrebbe concludere che Dio non c’entra. Certamente si può concludere che il terremoto non è un segno dell’ira di Dio contro un qualsiasi villaggio o nazione, come alcuni religiosi hanno avuto la sfrontatezza di dire. Dio non ha “voluto punire” con la morte nessuna delle vittime. I danni subiti non sono “colpa” di Dio. Il terremoto è soltanto il risultato di leggi della fisica, o della natura, che hanno provocato quelle scosse in quelle zone in quel momento. Forse, in alcuni casi, i morti e i danni potrebbero dipendere, in parte, addirittura dagli uomini, che non hanno badato, nelle costruzioni, al pericolo di terremoti o non hanno applicato le leggi antisismiche governative. Il fatto che un terremoto si è abbattuto sull’Italia e non sulla Svezia, si spiega non come giudizio di Dio, ma unicamente come un risultato delle formazioni geologiche in movimento’ (Guglielmo Standridge, Coi terremoti Dio che c’entra?, Associazione Verità Evangelica, IV Edizione, 2009, pag. 5-7).

Dunque, Standridge spiega l’origine dei terremoti nella stessa maniera in cui li spiegano gli scienziati.

Certo, lui riconosce che ‘anche i terremoti avvengono secondo un piano di Dio’ (ibid., pag. 8), ma nega ‘che Egli li scatena come punizioni contro delle persone o delle nazioni particolari’ (ibid., pag. 8). Essi sarebbero la conseguenza della violazione delle leggi della natura: ‘Dio ha stabilito delle leggi della natura ed ha decretato che la ribellione dell’uomo avrebbe portato risultati gravi e tristi, sia a livello personale che planetario’ (ibid., pag. 8).

Coloro che pensano che i terremoti siano giudizi di Dio contro i malvagi sono degli sciocchi, infatti Standridge dice: ‘Alcuni sciocchi hanno pensato che il terremoto fosse il giudizio sulla gente particolarmente cattiva’ (ibid., pag. 8). E per provare questo cita queste parole tratte dal Vangelo scritto da Luca: “In quello stesso tempo vennero alcuni a riferirgli il fatto de’ Galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato coi loro sacrificî. E Gesù, rispondendo, disse loro: Pensate voi che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei perché hanno sofferto tali cose? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, tutti similmente perirete. O quei diciotto sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, pensate voi che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, tutti al par di loro perirete” (Luca 13:1-5), e difatti subito dopo dice: ‘Perciò, possiamo capire con sicurezza che i terremoti, e altri simili disastri, non sono un giudizio di Dio su certe persone particolarmente cattive’ (ibid., pag. 9).

Ma allora cosa sono i terremoti per Standridge? Sono degli ammonimenti o degli avvertimenti, in quanto ci dicono che ‘la vita è breve ed incerta per tutti’ (ibid., pag. 10). Per cui – dice lui – ‘si può dire con assoluta certezza che il terremoto non è un giudizio sui morti, ma un avvertimento per i vivi. Tu questo avvertimento lo hai capito?’ (ibid., pag. 11).

Dopo avere parlato dei terremoti attuali, Standridge passa a parlare dei terremoti futuri ed afferma: ‘La Bibbia predice per il futuro dei terremoti più numerosi e più devastanti di quelli del passato o del presente. Qual è il piano di Dio, rivelato nella Bibbia, riguardo ai terremoti? Abbiamo già visto che non è possibile attribuire i terremoti attuali a Dio come un giudizio su questo o quell’altro paese. È ovvio che i terremoti avvengono per cause “naturali” e secondo delle leggi che via via si stanno scoprendo. Dietro a quelle leggi, però, vi è un Dio onnipotente e eterno, che non ha soltanto creato il mondo, ma che ne ha deciso anche il destino. Secondo la Bibbia, Dio, nella sua onniscienza e onnipotenza, sa esattamente ciò che avverrà nel mondo, ed ha stabilito tutto per un suo scopo. Quando Gesù parlò, per esempio, con i suoi discepoli, della fine del mondo, si trattava di un argomento che interessava tanto loro quanto noi oggi. Egli fece loro una serie di profezie, o avvertimenti, per cui sarebbe stato possibile, per chi conosceva e credeva alle sue parole, prevedere la fine dell’epoca presente e prepararsi ad essa. Nel vangelo di Matteo, al capitolo 24, fra i diversi “segni” della fine del tempo presente, Gesù accennò a guerre, rivoluzioni, carestie e terremoti. “Insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno; ci saranno carestie e terremoti in vari luoghi” (Vangelo di Matteo, cap. 24, versetto 7). Nel suo commento a questo passo biblico, lo studioso biblico René Pache ha scritto: “Come è noto, vi sono stati sempre dei terremoti, ma la Scrittura annunzia che si moltiplicheranno e si intensificheranno alla fine dei tempi. Senza per questo dire di quanto siamo più vicini ai suddetti avvenimenti, molti credenti ed anche molti scienziati constatano da alcuni anni un innegabile aggravarsi dei sismi”. Secondo una stima che certamente sbaglia per difetto, oltre un milione e mezzo di vite umane sono state distrutte dai terremoti nel secolo scorso. Di queste, circa la metà sono morte negli ultimi decenni. Si tratta di un aumento sorprendente e spaventoso! In base alle parole di Gesù, Dio ha stabilito che il travaglio non solo morale e politico, ma anche della natura, in questo nostro pianeta aumentasse prima del ritorno di Cristo e della fine di questa epoca. Per quale motivo? Il motivo è sempre lo stesso: risvegliare le coscienze delle persone che vivono senza Dio, affinché si ravvedano e credano in lui. Un secondo motivo è risvegliare le coscienze dei credenti, perché si rendano conto della provvisorietà delle cose materiali, e si occupino, piuttosto, della vita spirituale e la diffusione del vangelo. Le profezie bibliche non indicano soltanto un aumento nel numero dei terremoti nel periodo attuale, ma predicono alcuni fenomeni ancora più grandi in un tempo futuro. L’ultima parte della Scrittura, l’Apocalisse, descrive i giudizi che Dio manderà sul mondo per punire definitivamente il male e riscattare l’universo. I giudizi saranno di varia natura, ma tra questi vi saranno anche numerosi grandi terremoti. Ecco alcune descrizioni contenute nelle visioni dell’apostolo Giovanni, riguardo al futuro: “Si fece un gran terremoto: il sole diventò nero come un sacco di crine, e la luna diventò tutta come sangue … e ogni montagna e ogni isola furono rimosse dal loro luogo” (Apocalisse, cap. 6, versetti 12 e 14). “Ci furono tuoni, voci, lampi e un terremoto” (cap. 8, versetto 5). “Ci fu un grande terremoto e la decima parte della città crollò e settemila persone furono uccise nel terremoto, e i superstiti furono spaventati e diedero gloria al Dio del cielo” (cap.11, versetto 13). “Ci furono lampi, voci, tuoni e un terremoto così forte che da quando gli uomini sono sulla terra non se n’è avuto uno altrettanto disastroso …. Ogni isola scomparve e i monti non furono più trovati” (Apocalisse, cap. 16, versetti 18 e 20). Alla luce di queste descrizioni di terremoti futuri, che porteranno una distruzione non solo di vite umane e di città, ma anche della natura stessa, vi è ancora un’ultima cosa da imparare. Mentre è vero che i terremoti attuali non sono dei giudizi divini direttamente sulle persone che li subiscono, essi possono essere per noi anche degli avvertimenti simbolici di ciò che avverrà nel futuro. Il panico, le grida, il pianto, le preghiere e le bestemmie, la paura e la disperazione sono soltanto degli esempi di ciò che avverrà quando Dio deciderà finalmente di giudicare e condannare questo mondo corrotto’ (ibid., pag. 12-15).

Dunque, giungerà un periodo della storia dell’umanità in cui i terremoti saranno finalmente dei giudizi di Dio contro questo mondo corrotto!

Passiamo ora a confutare i ragionamenti di Standridge. Egli sbaglia grandemente nell’attribuire i terremoti attuali a delle leggi naturali, in quanto la Bibbia dice che essi avvengono per l’ira di Dio, per cui sono una manifestazione dell’ira di Dio. La Scrittura dice che per l’ira di Dio trema la terra (cfr. Geremia 10:10), e difatti sempre la Scrittura dice che ai giorni di Uzzia ci fu un forte terremoto (cfr. Zaccaria 14:5), che era stato predetto da Dio tramite il profeta Amos contro Israele a motivo della malvagità che imperava tra il popolo: “Così parla l’Eterno: Per tre misfatti d’Israele, anzi per quattro, io non revocherò la mia sentenza. Perché vendono il giusto per danaro, e il povero se deve loro un paio di sandali; perché bramano veder la polvere della terra sul capo de’ miseri, e violano il diritto degli umili, e figlio e padre vanno dalla stessa femmina, per profanare il nome mio santo. Si stendono presso ogni altare su vesti ricevute in pegno, e nella casa dei loro dèi bevono il vino di quelli che han colpito d’ammenda. Eppure, io distrussi d’innanzi a loro l’Amoreo, la cui altezza era come l’altezza dei cedri, e ch’era forte come le querce; e io distrussi il suo frutto in alto e le sue radici in basso. Eppure, io vi trassi fuori del paese d’Egitto, e vi condussi per quarant’anni nel deserto, per farvi possedere il paese dell’Amoreo. E suscitai tra i vostri figliuoli de’ profeti, e fra i vostri giovani de’ nazirei. Non è egli così, o figliuoli d’Israele? dice l’Eterno. Ma voi avete dato a bere del vino ai nazirei, e avete ordinato ai profeti di non profetare! Ecco, io farò scricchiolare il suolo sotto di voi, come lo fa scricchiolare un carro pien di covoni. All’agile mancherà modo di darsi alla fuga, al forte non gioverà la sua forza, e il valoroso non salverà la sua vita; colui che maneggia l’arco non potrà resistere, chi ha il piè veloce non potrà scampare, e il cavaliere sul suo cavallo non salverà la sua vita; il più coraggioso fra i prodi, fuggirà nudo in quel giorno, dice l’Eterno. ….. Ascoltate questo, o voi che vorreste trangugiare il povero e distruggere gli umili del paese; voi che dite: ‘Quando finirà il novilunio, perché possiam vendere il grano? Quando finirà il sabato, perché possiamo aprire i granai, scemando l’efa, aumentando il siclo, falsificando le bilance per frodare, comprando il misero per danaro, e il povero se deve un paio di sandali? E venderemo anche la vagliatura del grano!’ L’Eterno l’ha giurato per colui ch’è la gloria di Giacobbe: Mai dimenticherò alcuna delle vostre opere.Il paese non tremerà esso a motivo di questo? Ogni suo abitante non ne farà egli cordoglio? Il paese si solleverà tutto quanto come il fiume, ondeggerà, e s’abbasserà come il fiume d’Egitto” (Amos 2:6-16; 8:4-8).

Notate in particolare queste parole pronunciate da Dio: “Ecco, io farò scricchiolare il suolo sotto di voi, come lo fa scricchiolare un carro pien di covoni” che confermano pienamente che un terremoto avviene per diretto intervento di Dio che fa tremare la terra; e queste altre: “Il paese non tremerà esso a motivo di questo?” che confermano che un terremoto è un giudizio di Dio contro coloro che fanno il male, infatti ai giorni di Amos gli Israeliti erano dati al male, e Dio a causa della loro malvagità li punì anche con un terremoto. Dico anche, perchè i giudizi di Dio furono di varia natura. Oltre i terremoti Dio mandò la siccità per esempio contro Israele a motivo delle loro malvagie azioni (cfr. Amos 4:7).

E che sia Dio a mandare i terremoti contro gli uomini è anche confermato da quello che dice sempre il profeta Amos quando domanda: “Una sciagura piomba ella sopra una città, senza che l’Eterno ne sia l’autore?” (Amos 3:6). Dunque, si può dire tranquillamente: ‘Un terremoto piomba esso su una città o una nazione senza che l’Eterno ne sia l’autore?’ E’ evidente che la risposta è no, perchè è proprio Dio a mandare anche i terremoti.

E poi, dico io, ma se la Scrittura chiama Dio “Colui che castiga le nazioni” (Salmo 94:10), e dice che “Egli, l’Eterno, è l’Iddio nostro; i suoi giudizi s’esercitano su tutta la terra” (Salmo 105:7), come castiga le nazioni esercitando i suoi giudizi contro di esse, se non mandando anche i terremoti contro di esse?

Certamente i terremoti fanno parte del piano di Dio, sia quelli già avvenuti che quelli che ancora devono avvenire, ma sono tutti dei giudizi di Dio. Il terremoto che avvenne ai giorni del re Uzzia quando avvenne? Non avvenne centinaia di anni prima di Cristo? Fu un giudizio di Dio? Certo che lo fu, e quindi perchè dovremmo escludere che il recente terremoto in Giappone o quello verificatosi in Abruzzo e così via siano dei giudizi di Dio? Per quale recondito motivo dovremmo farlo? O meglio per quale ragione fondata sulla Bibbia dovremmo farlo? Forse per quella addotta da Standridge quando spiega l’uccisione di quei Galilei da parte di Pilato, e la morte di quei diciotto causata dalla caduta su di essi della torre di Siloe? Certamente no, infatti Gesù con quelle parole non volle assolutamente dire che quegli avvenimenti non erano stati dei giudizi di Dio, ma che quei Galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato con i loro sacrifici non avevano sofferto quelle cose perchè erano più peccatori di tutti i Galilei, come anche quei diciotto sui quali era caduta la torre di Siloe non morirono perchè erano più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme. Le cose quindi stanno diversamente da come le spiega Standridge, perchè comunque sia quelle persone erano peccatori e colpevoli, e comunque sia quello che accadde loro fu un giudizio di Dio. Quello fu il giudizio di Dio verso quelle persone colpevoli e peccatrici, ma non tutti i peccatori o i colpevoli Dio li giudica nella stessa maniera. Dipende da Lui il tipo di giudizio con il quale vengono giudicati o puniti i peccatori sulla terra.

E così anche quando succedono i terremoti, noi non stiamo dicendo che il terremoto è piombato su quella città o su quella nazione perchè era più peccatrice o colpevole di altre città o nazioni, ma solo che quello è stato il giudizio che Dio ha deciso di usare contro quella città o quella nazione. Vi faccio un esempio: io non dico che le persone morte nel terremoto dell’Abruzzo fossero più peccatrici o colpevoli di quelle che sono rimaste vive, o magari di quelle che vivono qui a Roma, ma solo che Dio ha decretato di porre termine alla vita terrena di alcuni peccatori in quella zona tramite il terremoto. Questo è stato il suo giudizio. Ma come ho detto prima, Dio esercita altri tipi di giudizi contro i malvagi sulla terra. Quindi il fatto che una città o una nazione non vengano colpiti da Dio con un terremoto, non significa che là non ci siano peccatori che meritano di morire a motivo della loro malvagità e di cui Dio ha decretato la loro morte, ma solo che essi moriranno colpiti da Dio in un altra maniera; come anche va detto, che Dio punisce i peccatori non necessariamente facendoli morire, ma per esempio anche mandando su di loro delle malattie o privandoli di loro beni materiali.

Un’altro giudizio che Dio infligge per esempio contro i peccatori, è la siccità. Ora, anche la siccità viene spiegata scientificamente oggi da molti. Ascoltate quello che dicono gli scienziati per spiegarla: ‘Il termine siccità indica la prolungata mancanza d’acqua, in genere per insufficienti precipitazioni atmosferiche; si intende anche l’aridità del terreno che ne consegue. Dal punto di vista umano, la siccità non è semplicemente un fenomeno fisico, ma piuttosto un evento che segna la rottura dell’equilibrio tra la naturale disponibilità d’acqua e il consumo che ne fanno le attività umane e che può causare gravi danni sia all’ecosistema naturale sia alle attività agricole delle zone colpite. Un periodo di siccità può durare anche diversi anni, benché anche un breve ma intenso episodio possa essere altrettanto devastante. In molte regioni del pianeta, la siccità è un evento periodico e, con adeguate strategie, parzialmente contrastabile. In generale, le precipitazioni atmosferiche dipendono dalla quantità di vapore acqueo presente nell’atmosfera e dalla contemporanea risalita delle masse d’aria che lo contengono. Se qualcosa attenua questi due fenomeni, si genera una situazione di siccità; possibili fattori possono essere: – un periodo anomalo di prevalenza di sistemi di alta pressione; – venti in prevalenza continentali, che portano masse d’aria secche anziché quelle più umide degli oceani; – El Niño o altri cicli termici oceanici; – la deforestazione; – infine, anche il riscaldamento globale potrebbe avere un sostanziale impatto dannoso sull’agricoltura, soprattutto nelle nazioni in via di sviluppo’ (Sito ‘Riscaldamento globale’ http://globalwarming.altervista.org/siccita.htm)

Che dovremmo dire dunque nel caso della siccità? Che Dio non c’entra niente neppure nelle siccità? Che anche le siccità attuali non sono un giudizio di Dio contro gli abitanti della terra? Ma che dice la Bibbia? Non dice forse che la siccità è Dio a mandarla come punizione? Vediamo alcuni passi biblici a tal proposito. In Giobbe è scritto: “Egli [Dio] trattiene le acque, e tutto inaridisce” (Giobbe 12:15); Dio disse ad Israele tramite Mosè: “Ora, se tu ubbidisci diligentemente alla voce dell’Eterno, del tuo Dio, avendo cura di mettere in pratica tutti i suoi comandamenti che oggi ti do, avverrà che l’Eterno, il tuo Dio, ti renderà eccelso sopra tutte le nazioni della terra; e tutte queste benedizioni verranno su te e si compiranno per te, se darai ascolto alla voce dell’Eterno, dell’Iddio tuo: … L’Eterno aprirà per te il suo buon tesoro, il cielo, per dare alla tua terra la pioggia a suo tempo, e per benedire tutta l’opera delle tue mani, e tu presterai a molte nazioni e non prenderai nulla in prestito. …. Ma se non ubbidisci alla voce dell’Eterno, del tuo Dio, se non hai cura di mettere in pratica tutti i suoi comandamenti e tutte le sue leggi che oggi ti do, avverrà che tutte queste maledizioni verranno su te e si compiranno per te: …. L’Eterno ti colpirà di consunzione, di febbre, d’infiammazione, d’arsura, d’aridità, di carbonchio e di ruggine, che ti perseguiteranno finché tu sia perito. Il tuo cielo sarà di rame sopra il tuo capo, e la terra sotto di te sarà di ferro. L’Eterno manderà sul tuo paese, invece di pioggia, sabbia e polvere, che cadranno su te dal cielo, finché tu sia distrutto” (Deuteronomio 28:1-2, 12,15,22-24); ed ancora Dio disse a Israele tramite Amos: “E v’ho pure rifiutato la pioggia, quando mancavano ancora tre mesi alla mietitura; ho fatto piovere sopra una città, e non ho fatto piovere sopra un’altra città; una parte di campo ha ricevuto la pioggia, e la parte su cui non ha piovuto è seccata. Due, tre città vagavano verso un’altra città per bever dell’acqua, e non potean dissetarsi; ma voi non siete tornati a me, dice l’Eterno” (Amos 4:7-8).

Dunque, per tornare ai terremoti, diciamo questo: come il grande terremoto che deve ancora accadere secondo che è scritto in Apocalisse: “Poi il settimo angelo versò la sua coppa nell’aria; e una gran voce uscì dal tempio, dal trono, dicendo: È fatto. E si fecero lampi e voci e tuoni; e ci fu un gran terremoto, tale, che da quando gli uomini sono stati sulla terra, non si ebbe mai terremoto così grande e così forte. E la gran città fu divisa in tre parti, e le città delle nazioni caddero; e Dio si ricordò di Babilonia la grande per darle il calice del vino del furor dell’ira sua” (Apocalisse 16:17-19), sarà una manifestazione della Sua ira contro il mondo in quanto la coppa che il settimo angelo verserà nell’aria è una delle coppe dell’ira di Dio secondo che è scritto: “E udii una gran voce dal tempio che diceva ai sette angeli: Andate e versate sulla terra le sette coppe dell’ira di Dio” (Apocalisse 16:1); così anche gli attuali terremoti sono la manifestazione della Sua ira, a motivo della quale trema la terra.

Nessuno vi seduca con vani ragionamenti.

La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con voi

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/04/21/guglielmo-standridge-e-i-terremoti/

Chi è che fa l’opera dell’accusatore dei fratelli

Fratelli nel Signore, siccome nel confutare le false dottrine e smascherare i compromessi e gli scandali, come anche nel riprovare le mondane concupiscenze, presenti in mezzo alle diverse denominazioni evangeliche, io vengo accusato da tanti pastori e non pastori di fare l’opera del diavolo, in quanto essi dicono che il diavolo è l’accusatore dei fratelli, e quindi chi accusa i ministri di Dio o altri credenti è dal diavolo e non da Dio, mi sono trovato costretto a scrivervi per dimostrarvi come anche questa accusa è falsa, in quanto non è dimostrabile affatto che faccio la stessa opera che compie il diavolo, anzi è dimostrabile proprio il contrario e cioè che faccio un’opera che è da Dio, opera che prima di me hanno fatto tanti altri e che assieme a me fanno altri sia in Italia che all’estero.

Ora, ecco cosa è scritto nel libro dell’Apocalisse: “E vi fu battaglia in cielo: Michele e i suoi angeli combatterono col dragone, e il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e il luogo loro non fu più trovato nel cielo. E il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato Diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furon gettati gli angeli suoi. Ed io udii una gran voce nel cielo che diceva: Ora è venuta la salvezza e la potenza ed il regno dell’Iddio nostro, e la potestà del suo Cristo, perché è stato gettato giù l’accusatore dei nostri fratelli, che li accusava dinanzi all’Iddio nostro, giorno e notte. Ma essi l’hanno vinto a cagion del sangue dell’Agnello e a cagion della parola della loro testimonianza; e non hanno amata la loro vita anzi l’hanno esposta alla morte. Perciò rallegratevi, o cieli, e voi che abitate in essi. Guai a voi, o terra, o mare! Perché il diavolo è disceso a voi con gran furore, sapendo di non aver che breve tempo” (Apocalisse 12:7-12).

Dunque, il diavolo è chiamato l’accusatore dei nostri fratelli, e quindi lui accusa i figli di Dio nel cospetto di Dio. Che egli compie questo è confermato anche da quello che dice il profeta Zaccaria: “E mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, che stava in piè davanti all’angelo dell’Eterno, e Satana che gli stava alla destra per accusarlo. E l’Eterno disse a Satana: ‘Ti sgridi l’Eterno, o Satana! ti sgridi l’Eterno che ha scelto Gerusalemme! Non è questi un tizzone strappato dal fuoco?’ Or Giosuè era vestito di vestiti sudici, e stava in piè davanti all’angelo. E l’angelo prese a dire a quelli che gli stavano davanti: ‘Levategli di dosso i vestiti sudici!’ Poi disse a Giosuè: ‘Guarda, io ti ho tolto di dosso la tua iniquità, e t’ho vestito di abiti magnifici’ (Zaccaria 3:1-4)
Ma come sono le sue accuse? Vere o false? Le sue accuse sono false, e non potrebbe essere altrimenti in quanto Gesù disse che il diavolo “non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando parla il falso, parla del suo, perché è bugiardo e padre della menzogna” (Giovanni 8:44).

E difatti quando Satana si presentò dinnanzi a Dio, e Dio elogiò il suo servo Giobbe per la sua integrità, il diavolo mosse delle accuse false contro Giobbe. Ecco cosa dice la Parola di Dio: “C’era nel paese di Uz un uomo che si chiamava Giobbe. Quest’uomo era integro e retto; temeva Iddio e fuggiva il male. Gli erano nati sette figliuoli e tre figliuole; possedeva settemila pecore, tremila cammelli, cinquecento paia di bovi, cinquecento asine e una servitù molto numerosa. E quest’uomo era il più grande di tutti gli Orientali. I suoi figliuoli solevano andare gli uni dagli altri e darsi un convito, ciascuno nel suo giorno: e mandavano a chiamare le loro tre sorelle perché venissero a mangiare e a bere con loro. E quando la serie dei giorni di convito era finita, Giobbe li faceva venire per purificarli; si levava di buon mattino, e offriva un olocausto per ciascun d’essi, perché diceva: ‘Può darsi che i miei figliuoli abbian peccato ed abbiano rinnegato Iddio in cuor loro’. E Giobbe faceva sempre così. Or accadde un giorno, che i figliuoli di Dio vennero a presentarsi davanti all’Eterno, e Satana venne anch’egli in mezzo a loro. E l’Eterno disse a Satana: ‘Donde vieni?’ E Satana rispose all’Eterno: ‘Dal percorrere la terra e dal passeggiare per essa’. E l’Eterno disse a Satana: ‘Hai tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male’. E Satana rispose all’Eterno: ‘È egli forse per nulla che Giobbe teme Iddio? Non l’hai tu circondato d’un riparo, lui, la sua casa, e tutto quel che possiede? Tu hai benedetto l’opera delle sue mani, e il suo bestiame ricopre tutto il paese. Ma stendi un po’ la tua mano, tocca quanto egli possiede, e vedrai se non ti rinnega in faccia’. E l’Eterno disse a Satana: ‘Ebbene! tutto quello che possiede è in tuo potere; soltanto, non stender la mano sulla sua persona’. – E Satana si ritirò dalla presenza dell’Eterno” (Giobbe 1:1-12). Come potete vedere dunque, nel momento in cui Satana sentì parlare bene del giusto Giobbe, egli mosse una chiara accusa contro Giobbe, che era questa: Giobbe temeva Dio per motivi interessati e non sinceramente, in altre parole, egli temeva Dio perchè Dio lo proteggeva e lo aveva benedetto. Ma ciò non era vero, perchè era vero il contrario, e cioè che Dio proteggeva e benediceva Giobbe perchè egli temeva Dio.

E che questa accusa era falsa fu palese nello spazio di non molto tempo, in quanto dopo che Dio privò Giobbe dei suoi figli, e dei suoi enormi beni materiali, è scritto: “Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello e si rase il capo e si prostrò a terra e adorò e disse: ‘Nudo sono uscito dal seno di mia madre, e nudo tornerò in seno della terra; l’Eterno ha dato, l’Eterno ha tolto; sia benedetto il nome dell’Eterno’. In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di mal fatto” (Giobbe 1:20-22).

Ma il diavolo non si rassegnò, e continuò ad accusare falsamente Giobbe nel cospetto di Dio, in quanto lo accusò che si manteneva saldo nella sua integrità perchè aveva salute, ma anche questa accusa si dimostrò falsa perchè Giobbe non rinnegò Dio neppure dopo che Satana lo colpì con una ulcera maligna con il permesso di Dio, secondo che è scritto: “Or accadde un giorno, che i figliuoli di Dio vennero a presentarsi davanti all’Eterno, e Satana venne anch’egli in mezzo a loro a presentarsi davanti all’Eterno. E l’Eterno disse a Satana: ‘Donde vieni?’ E Satana rispose all’Eterno: ‘Dal percorrere la terra e dal passeggiare per essa’. E l’Eterno disse a Satana: ‘Hai tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male. Egli si mantiene saldo nella sua integrità benché tu m’abbia incitato contro di lui per rovinarlo senza alcun motivo’. E Satana rispose all’Eterno: ‘Pelle per pelle! L’uomo dà tutto quel che possiede per la sua vita; ma stendi un po’ la tua mano, toccagli le ossa e la carne, e vedrai se non ti rinnega in faccia’. E l’Eterno disse a Satana: ‘Ebbene esso è in tuo potere; soltanto rispetta la sua vita’. E Satana si ritirò dalla presenza dell’Eterno e colpì Giobbe d’un’ulcera maligna dalla pianta de’ piedi al sommo del capo; e Giobbe prese un còccio per grattarsi, e stava seduto nella cenere. E sua moglie gli disse: ‘Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Iddio, e muori!’ E Giobbe a lei: ‘Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare il male?’ – In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra” (Giobbe 2:1-10).

Dunque, alla luce di quanto insegna la Scrittura su questa particolare opera del diavolo, possiamo dire che coloro che fanno l’opera accusatoria del diavolo contro i santi o i ministri di Dio, sono coloro che li calunniano. E difatti il termine diavolo significa ‘calunniatore’. Cosa significa calunniare? Significa ‘accusare falsamente’.

Io dunque non faccio l’opera del diavolo, perchè le mie accuse non sono false ma veraci, in quanto dichiaro al popolo di Dio le sue trasgressioni, come disse di fare Dio al profeta Isaia nei confronti del popolo d’Israele: “Grida a piena gola, non ti rattenere, alza la tua voce a guisa di tromba, e dichiara al mio popolo le sue trasgressioni, e alla casa di Giacobbe i suoi peccati!” (Isaia 58:1). Nel dichiarare le sue trasgressioni naturalmente muovo delle accuse, ma non delle accuse ingiuste, come fa il diavolo nei confronti del popolo di Dio, ma delle accuse giuste.

Ma ditemi: ‘Ma non faceva lo stesso anche Paolo l’apostolo? Quando Paolo diceva ai fratelli della Chiesa di Corinto: “Siete gonfi, e non avete invece fatto cordoglio perché colui che ha commesso quell’azione fosse tolto di mezzo a voi!” (1 Corinzi 5:2), non muoveva forse una accusa contro quei credenti? E che dire quando gli diceva: “V’ho nutriti di latte, non di cibo solido, perché non eravate ancora da tanto; anzi, non lo siete neppure adesso, perché siete ancora carnali. Infatti, poiché v’è tra voi gelosia e contesa, non siete voi carnali, e non camminate voi secondo l’uomo? Quando uno dice: Io son di Paolo; e un altro: Io son d’Apollo; non siete voi uomini carnali?” (1 Corinzi 3:2-4)? Non mosse egli contro di loro un’altra precisa accusa? E quando riprese i fratelli della Galazia dicendo loro: “O Galati insensati, chi v’ha ammaliati, voi, dinanzi agli occhi de’ quali Gesù Cristo crocifisso è stato ritratto al vivo?” (Galati 3:1), non li accusò forse di essersi lasciati fuorviare da alcuni che insegnavano delle menzogne intorno alla salvezza? E quando Paolo ad Antiochia riprese davanti a tutti l’apostolo Pietro dicendogli: “Se tu, che sei Giudeo, vivi alla Gentile e non alla giudaica, come mai costringi i Gentili a giudaizzare?” (Galati 2:14), non gli mosse forse un’accusa pesante, e cioè l’accusa di insegnare che si viene giustificati per le opere della legge?

E che dire delle seguenti dure parole che l’apostolo Pietro rivolse a Simone, che aveva anch’egli creduto (cfr. Atti 8:13), quando questi offrì agli apostoli del denaro per comprare la potestà di imporre le mani sui credenti affinchè essi ricevessero lo Spirito Santo, “Vada il tuo danaro teco in perdizione, poiché hai stimato che il dono di Dio si acquisti con danaro. Tu, in questo, non hai parte né sorte alcuna; perché il tuo cuore non è retto dinanzi a Dio. Ravvediti dunque di questa tua malvagità; e prega il Signore affinché, se è possibile, ti sia perdonato il pensiero del tuo cuore. Poiché io ti veggo in fiele amaro e in legami di iniquità” (Atti 8:20-23)? Non contengono anch’esse delle precise accuse?

E che dire delle seguenti parole che Giacomo, il fratello del Signore, rivolse ai fratelli, secondo che disse loro: “Donde vengon le guerre e le contese fra voi? Non è egli da questo: cioè dalle vostre voluttà che guerreggiano nelle vostre membra? Voi bramate e non avete; voi uccidete ed invidiate e non potete ottenere; voi contendete e guerreggiate; non avete, perché non domandate; domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere ne’ vostri piaceri. O gente adultera, non sapete voi che l’amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio” (Giacomo 4:1-4)? Non costituiscono esse delle accuse contro di loro?

Erano accuse false quelle che mossero Pietro, Paolo e Giacomo a quei credenti? Non mi pare proprio, ma erano delle accuse giuste in quanto essi riprovarono dei loro comportamenti sbagliati. E perchè Pietro, Paolo e Giacomo mossero quelle accuse contro quei fratelli? Per distruggerli forse? Così non sia, ma per edificarli, in quanto si proponevano di indurli al ravvedimento e quindi di correggerli.

Quindi, se l’accusa contro i santi è un’accusa verace, in quanto è provata da fatti e parole non inventati ma corrispondenti alla realtà, ed ha come scopo quello di far rientrare in loro stessi i santi per fargli riconoscere la verità e farli tornare a camminare in maniera degna del Signore, e quindi ha lo scopo di correggerli, essa non è per niente da equiparare ad una accusa del diavolo, perché le accuse del diavolo sono false ed hanno come scopo quello di distruggere la Chiesa e non di edificarla, hanno lo scopo di denigrare la Chiesa e non di indurla a riconoscere i suoi errori dottrinali o i suoi peccati e traviamenti e tornare a camminare nei sentieri antichi.

Anche le accuse lanciate contro quei pastori che insegnano delle false dottrine, se sono giuste perchè le dottrine in questione sono da loro realmente insegnate e alla luce della Parola sono false, non possono essere equiparate alle accuse lanciate dal diavolo contro i ministri di Dio, in quanto non hanno lo scopo di distruggere i santi, ma di metterli in guardia da essi perché costoro producono del danno alla Chiesa con i loro falsi insegnamenti, sempre nella speranza che Dio conceda a questi pastori di rientrare in loro stessi e riconoscere la verità.
E poi la Scrittura non dice che noi non dobbiamo ricevere nessuna accusa mossa contro gli anziani, anzi ci ordina di ricevere le accuse contro di essi quando sono confermate da due o tre testimoni (cfr. 1 Timoteo 5:19). Ora, se l’accusa contro qualcuno di insegnare delle false dottrine è confermata dai fatti, come si fa a non ricevere questa accusa?

Dunque, fratelli, state attenti, perché quei pastori e i loro sostenitori che sostengono che io faccio l’opera dell’accusatore dei fratelli, mentono contro la verità. Essi usano questo sofisma per tenervi lontani dalla Parola di Dio e dalla santità di Dio, e quindi per farvi continuare a seguire ciecamente i loro falsi insegnamenti e le mondane concupiscenze a cui essi stessi sono dati.
E badate che le loro parole oltre ad essere un sofisma, sono anche una falsa accusa e quindi una calunnia, perchè è smentita dalla realtà e dalla verità. Per cui se c’è qualcuno che fa l’opera del diavolo di accusare ingiustamente i fratelli sono proprio loro, che si riempiono la bocca del continuo di frasi come ‘Non giudicate’, ‘Ci dobbiamo amare’, e così via, ma nei fatti calunniano e odiano il loro prossimo che li corregge; sì lo odiano, perchè la Scrittura afferma: ” La lingua bugiarda odia quelli che ha ferito” (Proverbi 26:28). Il Signore renderà loro secondo le loro opere.
Non vi fate dunque ingannare dai loro abili sofismi e dal loro dolce parlare. Ricordatevi di quello che dice la Sapienza: “Chi odia, parla con dissimulazione; ma, dentro, cova la frode. Quando parla con voce graziosa, non te ne fidare, perché ha sette abominazioni in cuore. L’odio suo si nasconde sotto la finzione, ma la sua malvagità si rivelerà nell’assemblea” (Proverbi 26:24-26).

Io semmai sono un aiutatore della vostra allegrezza, perchè mi prefiggo il vostro perfezionamento.

La grazia del nostro Signore Gesù sia con tutti voi

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/03/21/chi-e-che-fa-lopera-dellaccusatore-dei-fratelli/