E’ egli lecito pregare, invocare e lodare lo Spirito Santo?

Gesù un giorno disse ai suoi discepoli queste parole :  ‘E chi è quel padre tra voi che, se il figliuolo gli chiede un pane, gli dia una pietra? O se gli chiede un pesce, gli dia invece una serpe? Oppure anche se gli chiede un uovo, gli dia uno scorpione? Se voi dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figliuoli, quanto più il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo domandano!’ (Luca 11:11-13)

Quindi da queste parole si evince che si deve domandare o chiedere al Padre di  donarci lo Spirito Santo. Gesù non disse :  ‘Chiedete allo Spirito Santo che venga su voi ed Egli verrà’ oppure ‘Lo Spirito Santo verrà sopra tutti coloro che Lo invocano’.

E prima che fosse arrestato e dato in man di Pilato gli disse pure : ‘E io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Consolatore, perché stia con voi in perpetuo, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi.’ (Giovanni 14:16-17)

Ancora una volta Gesù fa ben capire che Egli avrebbe pregato il Padre, affinchè i santi ricevessero lo Spirito della verità. Gesù non disse : ‘Io pregherò lo Spirito Santo ed Egli verrà su voi’.

Quindi quantunque Gesù fosse ripieno dello Spirito Santo (cfr. Luca 4:1), fù unto di Spirito Santo (cfr. Luca 3:22), fù mosso,  condotto e sospinto dallo Spirito Santo (cfr. Luca 2:27; Matteo 4:1; Marco 1:12), giubilò per lo Spirito Santo (cfr. Luca 10:21), per l’aiuto dello Spirito di Dio cacciava i demoni (cfr. Matteo 12:28) e quindi lo Spirito Santo era su lui (cfr. Matteo 12:18; Luca 4:18); eppure Egli non invocò MAI né lodò MAI lo Spirito Santo, né rivolse a Lui nessun tipo di supplicazione o ringraziamento e né indusse MAI i suoi a farlo. E lo stesso fecero gli apostoli in quanto erano imitatori di Cristo Gesù. Anche noi dunque fratelli, onde per loro mezzo impariamo a praticare il ‘non oltre quel che è scritto’, faremo bene a seguire il loro esempio : Imitiamoli.

Salvatore Larizza

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Perchè un Cristiano non può e non deve essere un cessazionista

Introduzione

Fratelli nel Signore, vi scrivo queste cose a causa di quelli che cercano di sedurvi con i loro vani ragionamenti, i quali affermano che con la morte dell’ apostolo Giovanni o il completamento del canone della Bibbia, e quindi verso la fine del primo secolo dopo Cristo, sono cessate nella Chiesa le seguenti manifestazioni: lingue, profezie, predizioni di eventi futuri, visioni e sogni, e guarigioni e miracoli. E quindi i Cristiani – secondo costoro – non possono più parlare in lingue, profetizzare, predire eventi futuri, avere visioni e sogni, e guarire e compiere i miracoli come avveniva nella Chiesa primitiva descritta nel libro degli Atti.
In virtù di questa loro posizione, costoro sono stati definiti ‘cessazionisti’ e la loro falsa dottrina è conosciuta con il nome di ‘cessazionismo’.

Le lingue non sono cessate

Perchè le lingue non sono cessate? Perchè le lingue sono strettamente collegate al battesimo con lo Spirito Santo che è una promessa tuttora valida per quanti vengono chiamati da Dio; perchè chi parla in altra lingua parla a Dio; perchè le lingue sono un segno per i non credenti; perchè il dono della diversità delle lingue è uno dei doni dello Spirito Santo; perchè il parlare in lingue non va impedito; e perché le lingue cesseranno quando verrà la perfezione.

Perchè la promessa dello Spirito è anche per noi oggi

Ora, in base a quello che dice Luca nel libro degli Atti, prima che Gesù venisse assunto in cielo alla destra del Padre, disse tra le altre cose questo ai suoi discepoli: “Poiché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni. … Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:5, 8). E alcuni giorni dopo essere stato assunto in cielo, questa promessa, che è chiamata la promessa dello Spirito Santo, si adempì in questa maniera: “E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro. E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi” (Atti 2:1-4).
Che fu questo l’adempimento delle parole di Gesù “voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni” e quindi che quello che ricevettero in quel giorno i discepoli del Signore fu il battesimo con lo Spirito Santo, lo confermò l’apostolo Pietro quando disse poi più avanti in merito alla discesa dello Spirito Santo che c’era stata a casa di Cornelio sui Gentili: “E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio. Mi ricordai allora della parola del Signore, che diceva: ‘Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo’. Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?” (Atti 11:15-17). E come si era manifestata la discesa dello Spirito o il battesimo con lo Spirito a casa di Cornelio? Con il parlare in lingue, esattamente come era accaduto il giorno della Pentecoste a Gerusalemme tempo prima, infatti è scritto: “Mentre Pietro parlava così, lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che udivano la Parola. E tutti i credenti circoncisi che erano venuti con Pietro, rimasero stupiti che il dono dello Spirito Santo fosse sparso anche sui Gentili; poiché li udivano parlare in altre lingue, e magnificare Iddio” (Atti 10:44-46). Dunque, in base a quanto dice la Scrittura, il battesimo con lo Spirito Santo è accompagnato immediatamente dal parlare in lingue, che vi ricordo non sono lingue degli angeli ma degli uomini, parlate in questo mondo.
Ora, torniamo per un momento a quello che avvenne il giorno della Pentecoste, ed in particolare a quello che disse Pietro ai Giudei perchè ci serve per confutare la falsa dottrina della cessazione delle lingue. Pietro nel suo discorso che fece a quei Giudei che si erano radunati ed erano rimasti meravigliati nel sentire parlare i discepoli del Signore in altre lingue, disse tra le altre cose a proposito di quello che era appena avvenuto e che comprendeva il parlare in lingue: “Questo è quel che fu detto per mezzo del profeta Gioele: E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno. E farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra; sangue, e fuoco, e vapor di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno, che è il giorno del Signore. Ed avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato” (Atti 2:16-21).
Dunque Pietro citò una promessa che Dio aveva fatto tramite il profeta Gioele, e che i Giudei conoscevano, per confermare l’accaduto, tra cui ribadisco c’era il parlare in altre lingue. Questa promessa era lo spandimento dello Spirito Santo da parte di Dio sopra Ebrei e Gentili negli ultimi giorni.
Per chi è dunque questa promessa? Lo disse sempre Pietro a quegli stessi Giudei, poco dopo, quando questi gli chiesero cosa dovevano fare, infatti l’apostolo disse loro: “Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remission de’ vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà” (Atti 2:38-39). La promessa dello Spirito Santo è da Pietro messa in relazione a “il dono dello Spirito Santo” perchè consiste nel donare da parte di Dio ai suoi lo Spirito Santo, infatti Pietro in riferimento al fatto che Dio fece scendere lo Spirito Santo su Cornelio e i suoi (che si misero subito a parlare in altra lingua), disse a quelli della circoncisione che si erano messi a questionare con lui (perché era entrato da uomini incirconcisi e aveva mangiato con loro): “Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?” (Atti 11:17). Quel dono di cui parla Pietro, come potete vedere, si riferisce al dono dello Spirito Santo che Dio aveva donato anche ai circa centoventi il giorno della Pentecoste.
Dunque Pietro disse a quei Giudei di nascita che la promessa era per loro, per i loro figliuoli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà.
Mi vorrei soffermare su queste ultime parole “per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà”. A quale chiamata si riferisce Pietro? A quella dalle tenebre alla luce, e quindi alla gloria eterna, che ricevono gli eletti. Pietro stesso infatti dice nella sua prima epistola: “Ma voi siete una generazione eletta, un real sacerdozio, una gente santa, un popolo che Dio s’è acquistato, affinché proclamiate le virtù di Colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua maravigliosa luce; voi, che già non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia” (1 Pietro 2:9-10), ed anche: “Or l’Iddio d’ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua eterna gloria in Cristo, dopo che avrete sofferto per breve tempo, vi perfezionerà Egli stesso, vi renderà saldi, vi fortificherà” (1 Pietro 5:10).
A questo punto è lecito domandarsi: ‘Ma Dio chiama ancora (dopo la morte dell’apostolo Giovanni o il completamento del Canone biblico) alcuni dalle tenebre alla luce, e alla sua gloria eterna in Cristo?’ A noi ci risulta che lo fa ancora, e difatti noi siamo tra i chiamati e gli eletti.
Che diremo dunque? Che la promessa di cui parlò Pietro a quei Giudei così tanto tempo fa, è anche per noi. E dato che, come abbiamo visto, in questa promessa dello spandimento dello Spirito c’è il parlare in lingue, in quanto quando lo Spirito scende o viene sparso su qualcuno, costui comincia a parlare in lingue secondo che lo Spirito gli dà di esprimersi, è evidente che il parlare in lingue è anche per la Chiesa di oggi. Mi pare molto evidente questo.
I cessazionisti affermano che quello che avvenne a Pentecoste a Gerusalemme fu un evento irripetibile, ma se fosse così come dicono loro, come mai tempo dopo si verificò anche a Cesarea in casa di Cornelio, e Pietro nel ricordare quello che era avvenuto a casa di Cornelio disse ai fratelli (che si erano messi a questionare con lui perchè era entrato da uomini incirconcisi e aveva mangiato con loro) che come lui aveva cominciato a parlare “lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio”, e quindi equiparò quello che era avvenuto ai circa centoventi a Gerusalemme a quello che era avvenuto a Cornelio e ai suoi a Cesarea? E come mai quando lo Spirito scese su Cornelio e i suoi, Pietro si ricordò proprio di queste parole di Gesù “Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo”, che Gesù aveva rivolto ai suoi discepoli tra cui non c’erano Cornelio e i suoi e che noi sappiamo si adempirono nei loro confronti a Pentecoste non molti giorno dopo?
La risposta è evidente, perchè quello che avvenne a Gerusalemme ai circa centoventi non era da Pietro considerato un evento irripetibile nel tempo, e quindi neppure le lingue erano irripetibili, tanto è vero che si ripeterono a casa di Cornelio a Cesarea, e anni dopo anche ad Efeso dove Paolo dopo che ebbe imposto le mani sopra circa dodici discepoli del Signore Gesù “lo Spirito Santo scese su loro, e parlavano in altre lingue, e profetizzavano” (Atti 19:6)
Le cose dunque sono chiare, le lingue non possono essere cessate, altrimenti la Scrittura sarebbe annullata, in quanto la promessa di cui ricevettero l’adempimento i circa centoventi il giorno della Pentecoste a Gerusalemme non sarebbe più per noi in questa generazione.

Perchè chi parla in altra lingua parla a Dio

Adesso voglio spiegarvi l’altra ragione per cui le lingue non sono cessate, e cioè perchè chi parla in altra lingua parla a Dio, secondo che dice Paolo ai santi di Corinto: “Chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno l’intende, ma in ispirito proferisce misteri” (1 Corinzi 14:2).
Che cosa fa dunque un Cristiano quando parla in altra lingua? Parla a Dio. E che cosa proferisce mediante lo Spirito Santo? Misteri.
Vediamo dunque la natura di questi misteri di cui parla Paolo, perchè è fondamentale. Paolo dice ai santi di Corinto che chi parla in altra lingua, prega, benedice e ringrazia Dio: “Perciò, chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare; poiché, se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa. Che dunque? Io pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza. Altrimenti, se tu benedici Iddio soltanto con lo spirito, come potrà colui che occupa il posto del semplice uditore dire ‘Amen’ al tuo rendimento di grazie, poiché non sa quel che tu dici? Quanto a te, certo, tu fai un bel ringraziamento; ma l’altro non è edificato” (1 Corinzi 14:13-17)
Dunque, a prescindere che un credente parli solo in una lingua straniera o in diverse lingue straniere (in questo secondo caso possiede il dono della diversità delle lingue), il parlare in altra lingua è utile ai santi. Se infatti è utile pregare, benedire e ringraziare Dio con la propria intelligenza, non può che essere altrettanto utile fare le stesse cose mediante lo Spirito Santo. Non vi pare? Certamente, affinché esso sia di edificazione alla chiesa radunata, deve essere accompagnato dall’interpretazione perchè in questo caso gli uditori comprendono quello che è stato detto e possono pronunciare ‘Amen’. Ma quand’anche non vi fosse chi interpreta, comunque sia il parlare in altra lingua ha edificato chi ha parlato in altra lingua ed è stato rivolto a Dio che ha compreso quello che lo Spirito ha detto per bocca di coloro che hanno parlato in altra lingua.
Se dunque il parlare in altra lingua è una cosa utile ai santi, in quanto Paolo afferma che “chi parla in altra lingua edifica se stesso” (1 Corinzi 14:4), e: “Or io ben vorrei che tutti parlaste in altre lingue; ma molto più che profetaste; chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue, a meno ch’egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione” (1 Corinzi 14:5), sarebbe un controsenso per Dio avere privato i santi dopo la morte dell’apostolo Giovanni, del parlare in altra lingua, perchè li avrebbe privati di qualcosa di utile.

Perchè le lingue servono di segno ai non credenti

L’apostolo Paolo dice ai santi di Corinto: “Egli è scritto nella legge: Io parlerò a questo popolo per mezzo di gente d’altra lingua, e per mezzo di labbra straniere; e neppur così mi ascolteranno, dice il Signore. Pertanto le lingue servono di segno non per i credenti, ma per i non credenti: la profezia, invece, serve di segno non per i non credenti, ma per i credenti” (1 Corinzi 14:21-22).
Come potete vedere, Paolo dice che le lingue servono come segno per gli increduli. Vi ricordo che nella Bibbia ogni qualvolta Dio ha dato un segno agli uomini quel segno aveva uno scopo ben preciso.
Per esempio quell’angelo che apparve ai pastori nella contrada di Betleem disse loro: “Non temete, perché ecco, vi reco il buon annunzio di una grande allegrezza che tutto il popolo avrà: Oggi, nella città di Davide, v’è nato un salvatore, che è Cristo, il Signore. E questo vi servirà di segno: troverete un bambino fasciato e coricato in una mangiatoia” (Luca 2:10-12), e il profeta Isaia disse al popolo da parte di Dio: “Or ascoltate, o casa di Davide! È egli poca cosa per voi lo stancar gli uomini, che volete stancare anche l’Iddio mio? Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figliuolo, e gli porrà nome Emmanuele” (Isaia 7:13-14), e al re Ezechia in merito alla sua guarigione: “Così parla l’Eterno, l’Iddio di Davide, tuo padre: Io ho udita la tua preghiera, ho vedute le tue lacrime: ecco, io aggiungerò ai tuoi giorni quindici anni; libererò te e questa città dalle mani del re d’Assiria e proteggerò questa città. E questo ti sarà, da parte dell’Eterno, il segno che l’Eterno adempirà la parola che ha pronunziata: ecco, io farò retrocedere di dieci gradini l’ombra dei gradini che, per effetto del sole, s’è allungata sui gradini d’Achaz’ (Isaia 38:5-8)
Ora, se le lingue servono ai non credenti, dobbiamo capire a cosa servono, e non c’è miglior evento biblico di quello verificatosi a Gerusalemme il giorno della Pentecoste per capire a cosa servono.
Ecco il resoconto biblico: “E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro. E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi. Or in Gerusalemme si trovavan di soggiorno dei Giudei, uomini religiosi d’ogni nazione di sotto il cielo. Ed essendosi fatto quel suono, la moltitudine si radunò e fu confusa, perché ciascuno li udiva parlare nel suo proprio linguaggio. E tutti stupivano e si maravigliavano, dicendo: Ecco, tutti costoro che parlano non son eglino Galilei? E com’è che li udiamo parlare ciascuno nel nostro proprio natìo linguaggio? Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia Cirenaica, e avventizî Romani, tanto Giudei che proseliti, Cretesi ed Arabi, li udiamo parlar delle cose grandi di Dio nelle nostre lingue. E tutti stupivano ed eran perplessi dicendosi l’uno all’altro: Che vuol esser questo? Ma altri, beffandosi, dicevano: Son pieni di vin dolce. Ma Pietro, levatosi in piè con gli undici, alzò la voce e parlò loro in questa maniera: Uomini giudei, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, siavi noto questo, e prestate orecchio alle mie parole. Perché costoro non sono ebbri, come voi supponete, poiché non è che la terza ora del giorno: ma questo è quel che fu detto per mezzo del profeta Gioele: E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno. E farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra; sangue, e fuoco, e vapor di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno, che è il giorno del Signore. Ed avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato. Uomini israeliti, udite queste parole: Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra voi mediante opere potenti e prodigî e segni che Dio fece per mezzo di lui fra voi, come voi stessi ben sapete, quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani, per il determinato consiglio e per la prescienza di Dio, voi, per man d’iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste; ma Dio lo risuscitò, avendo sciolto gli angosciosi legami della morte, perché non era possibile ch’egli fosse da essa ritenuto. Poiché Davide dice di lui: Io ho avuto del continuo il Signore davanti agli occhi, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso. Perciò s’è rallegrato il cuor mio, e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne riposerà in isperanza; poiché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades, e non permetterai che il tuo Santo vegga la corruzione. Tu m’hai fatto conoscere le vie della vita; tu mi riempirai di letizia con la tua presenza. Uomini fratelli, ben può liberamente dirvisi intorno al patriarca Davide, ch’egli morì e fu sepolto; e la sua tomba è ancora al dì d’oggi fra noi. Egli dunque, essendo profeta e sapendo che Dio gli avea con giuramento promesso che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti, antivedendola, parlò della risurrezione di Cristo, dicendo che non sarebbe stato lasciato nell’Ades, e che la sua carne non avrebbe veduto la corruzione. Questo Gesù, Iddio l’ha risuscitato; del che noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite. Poiché Davide non è salito in cielo; anzi egli stesso dice: Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io abbia posto i tuoi nemici per sgabello de’ tuoi piedi. Sappia dunque sicuramente tutta la casa d’Israele che Iddio ha fatto e Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso. Or essi, udite queste cose, furon compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: Fratelli, che dobbiam fare? E Pietro a loro: Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remission de’ vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà. E con molte altre parole li scongiurava e li esortava dicendo: Salvatevi da questa perversa generazione. Quelli dunque i quali accettarono la sua parola, furon battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone” (Atti 2:1-41).
A cosa servirono le lingue a quegli Ebrei di nascita che non erano ancora salvati? Servirono a farli rimanere meravigliati, e a fargli fare delle domande su quello che stava avvenendo. E difatti è scritto: “E tutti stupivano ed eran perplessi dicendosi l’uno all’altro: Che vuol esser questo?” E’ vero che ci furono di quelli che li accusarono di essere ubriachi, ma non furono tutti. Quel segno di sentire parlare quei Galilei nelle loro natie lingue, li aveva veramente fatti sbigottire.
E Pietro colse l’occasione per spiegare agli Ebrei di cosa si trattava, e poi per annunciare loro il Vangelo. E la predicazione del Vangelo fatta da Pietro con lo Spirito Santo e gran pienezza di convinzione compunse i cuori dei suoi uditori, che gli chiesero cosa dovevano fare, e poi migliaia di loro accettarono la sua parola.
I segni che Dio dona agli increduli servono dunque a trarli all’ubbidienza della fede, in altre parole hanno come scopo quello di condurli ad accettare la Parola di Dio. Un pò come i segni costituiti dalle guarigioni, infatti cosa è scritto a proposito della guarigione di quello zoppo fin dalla nascita che stava alla porta del tempio detta ‘Bella’? “Or Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera dell’ora nona. E si portava un certo uomo, zoppo fin dalla nascita, che ogni giorno deponevano alla porta del tempio detta ‘Bella’, per chieder l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, veduto Pietro e Giovanni che stavan per entrare nel tempio, domandò loro l’elemosina. E Pietro, con Giovanni, fissando gli occhi su lui, disse: Guarda noi! Ed egli li guardava intentamente, aspettando di ricever qualcosa da loro. Ma Pietro disse: Dell’argento e dell’oro io non ne ho; ma quello che ho, te lo do: Nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, cammina! E presolo per la man destra, lo sollevò; e in quell’istante le piante e le caviglie de’ piedi gli si raffermarono. E d’un salto si rizzò in piè e cominciò a camminare; ed entrò con loro nel tempio, camminando, e saltando, e lodando Iddio. E tutto il popolo lo vide che camminava e lodava Iddio; e lo riconoscevano per quello che sedeva a chieder l’elemosina alla porta ‘Bella’ del tempio; e furono ripieni di sbigottimento e di stupore per quel che gli era avvenuto. E mentre colui teneva stretti a sé Pietro e Giovanni, tutto il popolo, attonito, accorse a loro al portico detto di Salomone. E Pietro, veduto ciò, parlò al popolo, dicendo: Uomini israeliti, perché vi maravigliate di questo? O perché fissate gli occhi su noi, come se per la nostra propria potenza o pietà avessimo fatto camminar quest’uomo? L’Iddio d’Abramo, d’Isacco e di Giacobbe, l’Iddio de’ nostri padri ha glorificato il suo Servitore Gesù, che voi metteste in man di Pilato e rinnegaste dinanzi a lui, mentre egli avea giudicato di doverlo liberare. Ma voi rinnegaste il Santo ed il Giusto, e chiedeste che vi fosse concesso un omicida; e uccideste il Principe della vita, che Dio ha risuscitato dai morti; del che noi siamo testimoni. E per la fede nel suo nome, il suo nome ha raffermato quest’uomo che vedete e conoscete; ed è la fede che si ha per mezzo di lui, che gli ha dato questa perfetta guarigione in presenza di voi tutti. Ed ora, fratelli, io so che lo faceste per ignoranza, al pari dei vostri rettori. Ma quello che Dio aveva preannunziato per bocca di tutti i profeti, cioè, che il suo Cristo soffrirebbe, Egli l’ha adempiuto in questa maniera. Ravvedetevi dunque e convertitevi, onde i vostri peccati siano cancellati, affinché vengano dalla presenza del Signore dei tempi di refrigerio e ch’Egli vi mandi il Cristo che v’è stato destinato, cioè Gesù, che il cielo deve tenere accolto fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose; tempi dei quali Iddio parlò per bocca dei suoi santi profeti, che sono stati fin dal principio. Mosè, infatti, disse: Il Signore Iddio vi susciterà di fra i vostri fratelli un profeta come me; ascoltatelo in tutte le cose che vi dirà. E avverrà che ogni anima la quale non avrà ascoltato codesto profeta, sarà del tutto distrutta di fra il popolo. E tutti i profeti, da Samuele in poi, quanti hanno parlato, hanno anch’essi annunziato questi giorni. Voi siete i figliuoli de’ profeti, e del patto che Dio fece coi vostri padri, dicendo ad Abramo: E nella tua progenie tutte le nazioni della terra saranno benedette. A voi per i primi Iddio, dopo aver suscitato il suo Servitore, l’ha mandato per benedirvi, convertendo ciascun di voi dalle sue malvagità. Or mentr’essi parlavano al popolo, i sacerdoti e il capitano del tempio e i Sadducei sopraggiunsero, essendo molto crucciati perché ammaestravano il popolo e annunziavano in Gesù la risurrezione dei morti. E misero loro le mani addosso, e li posero in prigione fino al giorno seguente, perché già era sera. Ma molti di coloro che aveano udito la Parola, credettero; e il numero degli uomini salì a circa cinquemila” (Atti 3:1-26; 4:1-4). Avete notato che Dio usò il segno di quella completa guarigione per attirare e portare a Cristo molte anime?
Ecco dunque a cosa servono i segni che accompagnano coloro che credono, secondo che disse Gesù: “Or questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel nome mio cacceranno i demonî; parleranno in lingue nuove; prenderanno in mano dei serpenti; e se pur bevessero alcunché di mortifero, non ne avranno alcun male; imporranno le mani agl’infermi ed essi guariranno” (Marco 16:17-18).
Torniamo alle lingue. E’ evidente che se esse servirono ai giorni degli apostoli, non possono che servire anche ora, e difatti Paolo dice che servono ai non credenti. Domandiamoci allora: ‘Esistono dei non credenti anche oggi?’ La risposta è ovvia. Quindi non si capisce come mai se le lingue servono come segno ai non credenti, Dio avrebbe dovuto farle cessare dopo la morte dell’apostolo Giovanni o il completamento del canone. Sarebbe come dire che le lingue non servono più come segno ai non credenti, e quindi anche in questo caso la Scrittura sarebbe annullata.

Perchè la diversità delle lingue è uno dei doni dello Spirito Santo

Paolo dice ai santi di Corinto: “Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utile comune. Infatti, a uno è data mediante lo Spirito parola di sapienza; a un altro, parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza d’operar miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue, e ad un altro, la interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell’uno e medesimo Spirito, distribuendo i suoi doni a ciascuno in particolare come Egli vuole” (1 Corinzi 12:7-11)
Ora, il dono della diversità delle lingue consiste in una capacità soprannaturale tramite cui si parlano in diverse lingue straniere e che viene concessa dallo Spirito solo ad alcuni, ecco perchè Paolo dice: “Parlan tutti in altre lingue?” (1 Corinzi 12:30). E’ una manifestazione che la Bibbia dice viene data, e quindi non può essere già cessata nel tempo.

Perchè il parlare in lingue non va impedito

Affermare che le lingue sono cessate, come fanno i cessazionisti, significa di fatto impedire il parlare in lingue. E difatti questo è quello che essi fanno. Se in una riunione di culto dei cessazionisti, un credente si permette di parlare in altra lingua, viene immediatamente invitato a non parlare in lingue nelle loro riunioni.
Ma questo comportamento è una aperta violazione del comandamento di Paolo: “Non impedite il parlare in altre lingue” (1 Corinzi 14:39), e quindi di un comandamento del Signore, perchè Paolo dice: “Se qualcuno si stima esser profeta o spirituale, riconosca che le cose che io vi scrivo sono comandamenti del Signore” (1 Corinzi 14:37).
Alla luce dunque di questo loro comportamento, dobbiamo concludere che i cessazionisti non sono spirituali, perchè impediscono il parlare in lingue.
Peraltro anche queste parole di Paolo depongono a favore della non cessazione delle lingue, perchè l’apostolo non avrebbe dato questo ordine se di lì a poco Dio avesse deciso di eliminare le lingue.
D’altronde poco prima Paolo ha detto: “Che dunque, fratelli? Quando vi radunate, avendo ciascun di voi un salmo, o un insegnamento, o una rivelazione, o un parlare in altra lingua, o una interpretazione, facciasi ogni cosa per l’edificazione. Se c’è chi parla in altra lingua, siano due o tre al più, a farlo; e l’un dopo l’altro; e uno interpreti; e se non v’è chi interpreti, si tacciano nella chiesa e parlino a se stessi e a Dio” (1 Corinzi 14:26-28), il che significa che il parlare in lingue è previsto durante le riunioni dei santi e non è affatto da escludere.

Perchè le lingue cesseranno quando verrà la perfezione

Le lingue un giorno cesseranno, infatti Paolo dice ai santi di Corinto: “La carità non verrà mai meno. Quanto alle profezie, esse verranno abolite; quanto alle lingue, esse cesseranno; quanto alla conoscenza, essa verrà abolita; poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo; ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito. Quand’ero fanciullo, parlavo da fanciullo, pensavo da fanciullo, ragionavo da fanciullo; ma quando son diventato uomo, ho smesso le cose da fanciullo. Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò appieno, come anche sono stato appieno conosciuto. Or dunque queste tre cose durano: fede, speranza, carità; ma la più grande di esse è la carità” (1 Corinzi 13:8-13).
Ma avete notato quando cesseranno? Quando la perfezione sarà venuta, difatti allora verranno abolite le profezie, come anche verrà abolita la conoscenza. E quando verrà la perfezione per i santi? Quando essi otterranno un corpo perfetto, cosa che avverrà alla resurrezione dei giusti al ritorno di Cristo.
In merito alla perfezione che ha da venire vorrei farvi notare questo. Noi abbiamo già ottenuto una perfezione, quella quanto alla coscienza, secondo che è scritto: “Poiché la legge, avendo un’ombra dei futuri beni, non la realtà stessa delle cose, non può mai con quegli stessi sacrificî, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, render perfetti quelli che s’accostano a Dio. Altrimenti non si sarebb’egli cessato d’offrirli, non avendo più gli adoratori, una volta purificati, alcuna coscienza di peccati? Invece in quei sacrificî è rinnovato ogni anno il ricordo dei peccati; perché è impossibile che il sangue di tori e di becchi tolga i peccati. (Ebrei 10:1-4), ed anche: “… noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre. E mentre ogni sacerdote è in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrificî che non possono mai togliere i peccati, questi, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è posto a sedere alla destra di Dio, aspettando solo più che i suoi nemici sian ridotti ad essere lo sgabello dei suoi piedi. Perché con un’unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che son santificati” (Ebrei 10:10-14). E’ di questa perfezione che parla sempre lo scrittore agli Ebrei più avanti quando, dopo avere elencato tanti esempi di fede, dice: “E tutti costoro, pur avendo avuta buona testimonianza per la loro fede, non ottennero quello ch’era stato promesso, perché Iddio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, ond’essi non giungessero alla perfezione senza di noi” (Ebrei 11:39-40). Quindi, questa perfezione quanto alla coscienza è giunta con la venuta di Cristo, perchè è stato grazie al suo sacrificio che noi siamo stati resi perfetti quanto alla coscienza.
Ma come abbiamo visto, Paolo parla di un’altra perfezione, che ha da venire, e questa è quella del corpo, che noi sperimenteremo alla resurrezione dei morti, in quanto in quel giorno otterremo la redenzione del corpo, o meglio la piena redenzione. E difatti Paolo nello scrivere ai santi di Filippi, mette la perfezione in relazione alla resurrezione dei morti, secondo che dice: “Ma le cose che m’eran guadagni, io le ho reputate danno a cagion di Cristo. Anzi, a dir vero, io reputo anche ogni cosa essere un danno di fronte alla eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale rinunziai a tutte codeste cose e le reputo tanta spazzatura affin di guadagnare Cristo, e d’esser trovato in lui avendo non una giustizia mia, derivante dalla legge, ma quella che si ha mediante la fede in Cristo; la giustizia che vien da Dio, basata sulla fede; in guisa ch’io possa conoscere esso Cristo, e la potenza della sua risurrezione, e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dai morti. Non ch’io abbia già ottenuto il premio o che sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il corso se mai io possa afferrare il premio; poiché anch’io sono stato afferrato da Cristo Gesù. Fratelli, io non reputo d’avere ancora ottenuto il premio; ma una cosa fo: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno dinanzi, proseguo il corso verso la mèta per ottenere il premio della superna vocazione di Dio in Cristo Gesù” (Filippesi 3:7-14). Avete notato che Paolo immediatamente dopo avere detto “per giungere in qualche modo alla risurrezione dai morti” dice: “Non ch’io abbia già ottenuto il premio o che sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il corso se mai io possa afferrare il premio”? E quando otterremo il premio? Non è forse al ritorno di Cristo, in quanto Gesù dice: “Ecco, io vengo tosto, e il mio premio è meco per rendere a ciascuno secondo che sarà l’opera sua” (Apocalisse 22:12)? E quindi vedete che anche la perfezione a cui Paolo riteneva di non essere ancora giunto, l’avrebbe ottenuta alla resurrezione dei giusti che si verificherà al ritorno di Cristo.
Che la perfezione di cui parla Paolo quando dice “ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito”, è quella che otterremo alla resurrezione dei morti perchè è in quel giorno che si compirà la nostra piena redenzione, e quindi le lingue dureranno fino ad allora, è confermato sempre da Paolo quando dice ai santi di Efeso: “In lui voi pure, dopo aver udito la parola della verità, l’evangelo della vostra salvazione, in lui avendo creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio s’è acquistati, a lode della sua gloria” (Efesini 1:13-14). Qualcuno dirà: ‘Cosa c’entra questo passo con il parlare in lingue?’ C’entra, perchè quando Paolo parla del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso si riferisce alla promessa dello Spirito Santo, che nella vita del credente si adempie quando viene battezzato con lo Spirito e parla in lingue. Vi ricordo infatti che l’apostolo Pietro quando il giorno della Pentecoste parlò ai Giudei, disse loro: “Questo Gesù, Iddio l’ha risuscitato; del che noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite” (Atti 2:32-33). Per cui il parlare in lingue che avevano sentito quei Giudei faceva parte della promessa dello Spirito, o meglio del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso. Cosa dice Paolo di questo suggello? Che esso è pegno della nostra eredità fino alla nostra piena redenzione. Se dunque questo pegno durerà fino alla piena redenzione, significa che durerà fino alla resurrezione dei morti in Cristo che si verificherà al ritorno di Cristo, e se durerà fino ad allora è evidente che anche il parlare in lingua che fa parte del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, durerà fino ad allora. Dunque, quando i santi di Efeso che avevano ricevuto il suggello dello Spirito dopo avere creduto lessero queste parole, compresero immediatamente che il parlare in altra lingua sarebbe durato fino al ritorno di Cristo.
E tra quei santi c’erano pure i circa dodici discepoli che Paolo incontrò ad Efeso, incontro del quale negli Atti leggiamo quanto segue: “Or avvenne, mentre Apollo era a Corinto, che Paolo, avendo traversato la parte alta del paese, venne ad Efeso; e vi trovò alcuni discepoli, ai quali disse: Riceveste voi lo Spirito Santo quando credeste? Ed essi a lui: Non abbiamo neppur sentito dire che ci sia lo Spirito Santo. Ed egli disse loro: Di che battesimo siete dunque stati battezzati? Ed essi risposero: Del battesimo di Giovanni. E Paolo disse: Giovanni battezzò col battesimo di ravvedimento, dicendo al popolo che credesse in colui che veniva dopo di lui, cioè, in Gesù. Udito questo, furon battezzati nel nome del Signor Gesù; e dopo che Paolo ebbe loro imposto le mani, lo Spirito Santo scese su loro, e parlavano in altre lingue, e profetizzavano. Erano, in tutto, circa dodici uomini” (Atti 19:1-7).
Ora, vi domando: ‘Ma quando quei discepoli, che parlavano in altra lingua, lessero nell’epistola di Paolo “In lui voi pure, dopo aver udito la parola della verità, l’evangelo della vostra salvazione, in lui avendo creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio s’è acquistati, a lode della sua gloria” (Efesini 1:13-14), pensate voi che essi abbiano pensato che il parlare in lingue – che faceva parte del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso e che essi avevano ricevuto dopo che avevano creduto – sarebbe cessato con il completamento del canone del Nuovo Testamento?’ Io credo che una cosa del genere non gli sia venuta minimamente in mente, perchè le parole di Paolo fecero loro chiaramente intendere che invece esse dureranno fino alla resurrezione dei giusti (che vi ricordo nelle epistole di Paolo in alcuni punti poteva sembrare che si sarebbe verificata in quella generazione o comunque che non era poi così distante nel tempo, come quando dice ai Tessalonicesi: “Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore” 1 Tessalonicesi 4:15-17). Se questo dunque fu quello che compresero i santi di Efeso, anche noi oggi dobbiamo intendere che le lingue cesseranno alla nostra piena redenzione.
Inoltre, se le lingue fossero cessate perchè la perfezione è già giunta (e questa sarebbe costituita dal completamento del canone della Bibbia come affermano i cessazionisti), di conseguenza dovrebbe essere stata abolita pure la conoscenza, perchè la parziale conoscenza sarebbe stata abolita alla perfezione. Ma non mi risulta che noi attualmente possiamo dire di conoscere appieno.
E poi, se la perfezione fosse stata il completamento del canone della Bibbia, allora ciò vuol dire che l’apostolo Paolo non giunse alla perfezione mentre noi sì, infatti Paolo sarebbe morto attorno all’anno 67 dopo Cristo, mentre la perfezione sarebbe venuta attorno alla fine del primo secolo dopo Cristo (il libro dell’Apocalisse infatti sarebbe stato scritto in quel periodo). E questo è folle solo pensarlo. Seguendo il ragionamento dei cessazionisti, noi conosceremmo appieno mentre Paolo conosceva in parte!! Ecco a quale assurda conclusione si arriverebbe.
Ma io dico pure questo: ‘Ma voi ve li immaginate i santi di Corinto quando lessero per la prima volta questa epistola, cominciare a dire che Paolo aveva detto che quando il canone sarebbe stato completato sarebbero cessate le lingue?’ Noi proprio no, perchè i santi di Corinto non arrivarono a dire tale assurdità sulle lingue. E poi, proseguo io, come avrebbero potuto pensare che una volta completato il canone (completamento del canone del Nuovo Testamento di cui peraltro nella Chiesa in quel tempo non si parlava affatto perchè il problema di stabilire il canone completo del Nuovo Testamento sorse molto tempo dopo!) Dio avrebbe smesso di concedere le lingue, quando Paolo aveva loro detto all’inizio della sua epistola: “Io rendo del continuo grazie all’Iddio mio per voi della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù; perché in lui siete stati arricchiti in ogni cosa, in ogni dono di parola e in ogni conoscenza, essendo stata la testimonianza di Cristo confermata tra voi; in guisa che non difettate d’alcun dono, mentre aspettate la manifestazione del Signor nostro Gesù Cristo, il quale anche vi confermerà sino alla fine, onde siate irreprensibili nel giorno del nostro Signor Gesù Cristo” (1 Corinzi 1:4-8)? Notate che Paolo gli dice che essi non difettavano d’alcun dono mentre aspettavano la manifestazione del Signore Gesù Cristo (e questo era dovuto al fatto che la testimonianza di Cristo era stata confermata tra loro), il che vuol dire implicitamente che i doni sarebbero cessati quando Cristo sarebbe tornato, infatti per manifestazione di Cristo si intende la sua apparizione dal cielo, secondo che è scritto: “Diletti, ora siam figliuoli di Dio, e non è ancora reso manifesto quel che saremo. Sappiamo che quand’egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com’egli è” (1 Giovanni 3:2).
Ora, noi sappiamo che talvolta gli apostoli quando parlavano del ritorno di Cristo (o della sua apparizione dal cielo), ne parlavano in maniera tale che apparentemente sembrava che potesse verificarsi nella loro generazione, come per esempio – e questo l’ho detto anche poco fa – quando Paolo dice ai Tessalonicesi: “Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore” (1 Tessalonicesi 4:15-17). E’ evidente dunque che quando i santi di Corinto sentirono parlare l’apostolo in quel modo, compresero che i doni sarebbero durati fino al ritorno di Cristo: non importa che lasso di tempo sarebbe rimasto fino al ritorno di Cristo, una cosa è certa, Dio li avrebbe confermati fino a quell’evento, non privandoli d’alcuno dei doni che essi possedevano, tra cui c’era quello delle lingue.
Quello che voglio dire è che per l’apostolo che una Chiesa di Dio non difettasse d’alcun dono nell’attesa del ritorno di Cristo era una cosa normale, che poteva accadere. Ecco perchè i cessazionisti mentono contro la verità, quando dicono che le lingue sono cessate.

La profezia non è stata abolita

Vediamo ora di spiegare perchè anche il profetizzare non è cessato, tenendo ben presente da subito due cose: che profetizzare non significa nè predicare-insegnare e neppure predire il futuro.
La profezia infatti è un parlare estemporaneo, che avviene quando vuole lo Spirito di Dio, che consiste in un linguaggio di edificazione, esortazione e consolazione, secondo che è scritto: “Chi profetizza, invece, parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione” (1 Corinzi 14:3), che non equivale in nessun caso a insegnare-predicare perchè Paolo dice ai Romani: “E siccome abbiamo dei doni differenti secondo la grazia che ci è stata data, se abbiamo dono di profezia, profetizziamo secondo la proporzione della nostra fede; se di ministerio, attendiamo al ministerio; se d’insegnamento, all’insegnare” (Romani 12:6-7), ed ai Corinzi: “Infatti, fratelli, s’io venissi a voi parlando in altre lingue, che vi gioverei se la mia parola non vi recasse qualche rivelazione, o qualche conoscenza, o qualche profezia, o qualche insegnamento? (1 Corinzi 14:6). Notate come la profezia e l’insegnamento sono due cose differenti. E difatti è per questo che la donna può profetizzare secondo che è scritto che l’evangelista Filippo “avea quattro figliuole non maritate, le quali profetizzavano” (Atti 21:9), ed ancora: “Ogni donna che prega o profetizza senz’avere il capo coperto da un velo, fa disonore al suo capo, perché è lo stesso che se fosse rasa” (1 Corinzi 11:5). Se profetizzare equivalesse a insegnare, Paolo si sarebbe contraddetto nel dire: “La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poiché non permetto alla donna d’insegnare, né d’usare autorità sul marito, ma stia in silenzio. Perché Adamo fu formato il primo, e poi Eva; e Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione” (1 Timoteo 2:11-14).
Per ciò che concerne la predizione di eventi futuri, essa avviene tramite la manifestazione di un altro dono, che è quello di parola di sapienza.
Infine sappiate che le profezie vanno esaminate alla luce della Scrittura, e rigettate se non sono conformi ad essa, ed inoltre anche quando la profezia è proferita per lo Spirito e quindi in accordo con la Parola, essa non può essere aggiunta alla Scrittura.

Perchè chi profetizza edifica la chiesa

Paolo dice: “Chi profetizza edifica la chiesa” (1 Corinzi 14:4), e quindi dato che la Chiesa avrà bisogno di essere edificata fino a che Cristo tornerà dal cielo, è evidente che anche il dono di profezia non può essere cessato.

Perchè la profezia serve di segno ai credenti

Mentre le lingue servono di segno ai non credenti, la profezia serve di segno ai credenti, secondo che dice Paolo: “Pertanto le lingue servono di segno non per i credenti, ma per i non credenti: la profezia, invece, serve di segno non per i non credenti, ma per i credenti” (1 Corinzi 14:22).

Perchè tramite di essa i segreti del cuore vengono palesati

Paolo dice ai santi di Corinto: “Ma se tutti profetizzano, ed entra qualche non credente o qualche estraneo, egli è convinto da tutti, è scrutato da tutti, i segreti del suo cuore son palesati; e così, gettandosi giù con la faccia a terra, adorerà Dio, proclamando che Dio è veramente fra voi” (1 Corinzi 14:24-25).

Perchè i santi devono bramare il profetizzare e non devono disprezzare le profezie

Paolo dice ai santi di Corinto: “Procacciate la carità, non lasciando però di ricercare i doni spirituali, e principalmente il dono di profezia” (1 Corinzi 14:1), ed ai Tessalonicesi: “Non disprezzate le profezie” (1 Tessalonicesi 5:20).
Ma vi paiono queste le parole di un uomo che pensava che di lì a cinquant’anni circa Dio non avrebbe più concesso di profetizzare a nessuno nella Sua Chiesa?

Perchè i due testimoni che devono ancora venire profetizzeranno

La Scrittura parla di due testimoni, o profeti, che devono fare la loro comparsa sulla terra prima del glorioso ritorno di Cristo, i quali tra le altre cose profeteranno, infatti essa dice: “E io darò ai miei due testimoni di profetare, ed essi profeteranno per milleduecentosessanta giorni, vestiti di cilicio. Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno nel cospetto del Signor della terra. E se alcuno li vuole offendere, esce dalla lor bocca un fuoco che divora i loro nemici; e se alcuno li vuole offendere bisogna ch’ei sia ucciso in questa maniera. Essi hanno il potere di chiudere il cielo onde non cada pioggia durante i giorni della loro profezia; e hanno potestà sulle acque di convertirle in sangue, potestà di percuotere la terra di qualunque piaga, quante volte vorranno. E quando avranno compiuta la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso moverà loro guerra e li vincerà e li ucciderà. E i loro corpi morti giaceranno sulla piazza della gran città, che spiritualmente si chiama Sodoma ed Egitto, dove anche il Signor loro è stato crocifisso. E gli uomini dei varî popoli e tribù e lingue e nazioni vedranno i loro corpi morti per tre giorni e mezzo, e non lasceranno che i loro corpi morti siano posti in un sepolcro. E gli abitanti della terra si rallegreranno di loro e faranno festa e si manderanno regali gli uni agli altri, perché questi due profeti avranno tormentati gli abitanti della terra. E in capo ai tre giorni e mezzo uno spirito di vita procedente da Dio entrò in loro, ed essi si drizzarono in piè e grande spavento cadde su quelli che li videro. Ed essi udirono una gran voce dal cielo che diceva loro: Salite qua. Ed essi salirono al cielo nella nuvola, e i loro nemici li videro” (Apocalisse 11:3-12).
Ora, se questi due profeti profetizzeranno, vuol dire che possederanno il dono di profezia, e quindi esso non può essere cessato alla fine del primo secolo dopo Cristo.

Le predizioni di eventi futuri non sono cessate

Dio è un Dio che predice il futuro, secondo che Egli dice: “Ricordate il passato, le cose antiche: perché io son Dio, e non ve n’è alcun altro; son Dio, e niuno è simile a me; che annunzio la fine sin dal principio, e molto tempo prima predìco le cose non ancora avvenute; che dico: ‘Il mio piano sussisterà, e metterò ad effetto tutta la mia volontà’; che chiamo dal levante un uccello da preda, e da una terra lontana l’uomo che effettui il mio disegno. Sì, io l’ho detto, e lo farò avvenire; ne ho formato il disegno e l’eseguirò” (Isaia 46:9-11).
E questo è quello che fece tantissime volte anticamente, in svariate maniere. Gli Scritti dell’Antico Testamento sono pieni di predizioni di eventi futuri fatte da Dio in svariate maniere, e il tempo verrebbe meno se dovessimo trascriverle.
Quando Dio fa conoscere una parte del futuro, rivela una parola di sapienza, perchè è così che è chiamato il dono spirituale tramite cui si fa una predizione di un evento futuro. Questa parola Dio può concederla tramite una visione o in un sogno o tramite una voce udibile.

Perchè negli Atti abbiamo due chiare predizioni

Ma Dio ha continuato a predire eventi futuri anche sotto la grazia, nella Chiesa primitiva. E questo perchè Egli non è affatto cambiato una volta che è venuto Gesù Cristo. E difatti leggiamo negli Atti: “Or in que’ giorni, scesero de’ profeti da Gerusalemme ad Antiochia. E un di loro, chiamato per nome Agabo, levatosi, predisse per lo Spirito che ci sarebbe stata una gran carestia per tutta la terra; ed essa ci fu sotto Claudio” (Atti 11:27-28), ed anche: “Eravamo quivi da molti giorni, quando scese dalla Giudea un certo profeta, di nome Agabo, il quale, venuto da noi, prese la cintura di Paolo, se ne legò i piedi e le mani, e disse: Questo dice lo Spirito Santo: Così legheranno i Giudei a Gerusalemme l’uomo di cui è questa cintura, e lo metteranno nelle mani dei Gentili” (Atti 21:10-11).
Qui per ben due volte vediamo una predizione fatta da un profeta. Ma le predizioni non sono esclusiva dei profeti, cioè di coloro che hanno ricevuto il ministerio di profeta, perchè un credente anche se non è profeta, può ricevere la rivelazione di un evento futuro.

Perchè oltre a non essere biblico non è neppure logico

Perchè mai Dio, che nell’antichità prediceva eventi futuri ben precisi, come la nascita di qualcuno, la morte di qualcuno, una guerra, una carestia e così via, avrebbe dovuto cessare di concedere queste rivelazioni una volta completato il canone del Nuovo Testamento? Ragioni bibliche non ce ne sono, ma non ci sono neppure ragioni logiche.
Peraltro la logica porta a pensare che se Dio dice: “Molto tempo prima predìco le cose non ancora avvenute” (Isaia 46:10), ciò vuol dire che fa parte del suo modo di operare quello di predire degli eventi futuri. Quindi anche la logica ci porta a dire che Dio non può avere smesso di predire eventi futuri tramite dei suoi servi.
E poi, come farebbe Dio nella pratica a mandare ad effetto queste sue parole pronunciate tramite il profeta Isaia: “Io rendo vani i presagi degl’impostori, e rendo insensati gl’indovini; io faccio indietreggiare i savi, e muto la loro scienza in follia; io confermo la parola del mio servo, e mando ad effetto le predizioni de’ miei messaggeri” (Isaia 44:25-26), se avesse cessato di fare predizioni? Questo significherebbe oltretutto che esistono ancora i presagi degli impostori, ma non esistono più predizioni di suoi messaggeri.

Le visioni, i sogni e le rivelazioni da parte di Dio non sono cessati

Che Dio prima della venuta di Cristo parlasse tramite sogni e visioni e facendo udire una voce, è una cosa evidente nella Bibbia, ma è altresì evidente che questo non ha smesso di farlo dopo la sua venuta.

Perchè noi siamo negli ultimi giorni

Dio ha detto tramite il profeta Gioele: “E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno. E farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra; sangue, e fuoco, e vapor di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno, che è il giorno del Signore. Ed avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato” (Atti 2:17-21).
Queste sono le parole di Gioele, così come le ha citate l’apostolo Pietro il giorno della Pentecoste. Notate in particolare che gli ultimi giorni precedono il grande e glorioso giorno che è il giorno del Signore, che ancora non è giunto. Quindi noi, essendo in questi ultimi giorni, dobbiamo attenderci visioni e sogni.

Perchè gli angeli di Dio sono mandati a servire coloro che hanno da eredare la salvezza

Lo scrittore agli Ebrei dice che gli angeli di Dio sono “spiriti ministratori, mandati a servire a pro di quelli che hanno da eredare la salvezza” (Ebrei 1:14).
Ora, in base a quello che leggiamo nel Nuovo Testamento, gli angeli sono mandati da Dio ai Suoi anche per dare particolari istruzioni, infatti leggiamo negli Atti degli apostoli che “un angelo del Signore parlò a Filippo, dicendo: Levati, e vattene dalla parte di mezzodì, sulla via che scende da Gerusalemme a Gaza. Ella è una via deserta” (Atti 8:26), e che Paolo mentre era sulla nave che lo stava portando a Roma ebbe la visione di un angelo di Dio, secondo che è scritto: “Or dopo che furono stati lungamente senza prender cibo, Paolo si levò in mezzo a loro, e disse: Uomini, bisognava darmi ascolto, non partire da Creta, e risparmiar così questo pericolo e questa perdita. Ora però vi esorto a star di buon cuore, perché non vi sarà perdita della vita d’alcun di voi ma solo della nave. Poiché un angelo dell’Iddio, al quale appartengo e ch’io servo, m’è apparso questa notte, dicendo: Paolo, non temere; bisogna che tu comparisca dinanzi a Cesare, ed ecco, Iddio ti ha donato tutti coloro che navigano teco. Perciò, o uomini, state di buon cuore, perché ho fede in Dio che avverrà come mi è stato detto. Ma dobbiamo esser gettati sopra un’isola” (Atti 27:21-26).
Dunque, siccome tra le mansioni affidate da Dio agli angeli, c’è anche quella di portare un particolare messaggio ai Suoi in particolari circostanze della loro vita, e quando fanno ciò appaiono in visione o in sogno (nel caso di Filippo non c’è scritto che gli apparve, ma abbiamo la certezza che gli parlò e quindi Filippo sentì la voce di quell’angelo), non si può assolutamente escludere che ciò accada anche oggi, anzi bisogna includere l’apparizione di un angelo tra le cose che possono accadere nella vita di un figlio di Dio.

Perchè durante il culto a Dio esiste l’eventualità che Dio dia una rivelazione

L’apostolo Paolo dice ai Corinti: “Parlino due o tre profeti, e gli altri giudichino; e se una rivelazione è data a uno di quelli che stanno seduti, il precedente si taccia” (1 Corinzi 14:29-30)
Se dunque Paolo ammette che Dio può parlare durante il culto, dando una rivelazione, non si può affermare che Dio abbia smesso di concedere rivelazioni.

Perchè i ‘doni di rivelazione’ vanno desiderati

Tra i doni spirituali, il dono di parola di sapienza, il dono di parola di conoscenza e il discernimento degli spiriti (1 Corinzi 12:8,10) sono stati definiti ‘doni di rivelazione’ perchè essi comportano una rivelazione.
La parola di sapienza infatti è la rivelazione di un fatto che deve accadere. Rivelazione che può essere data per mezzo di una visione, di un sogno, o per mezzo di una voce ascoltata.
La parola di conoscenza invece è la rivelazione di un fatto che sta avvenendo o che è già accaduto. Anche questa rivelazione può essere data in visione o in sogno o mediante una voce.
Il discernimento degli spiriti è una rivelazione (che viene spesso data in visione) che permette di discernere la presenza di spiriti maligni in persone o vicino a persone o di vedere degli spiriti mentre operano malvagiamente; e questa rivelazione viene data al fine di cacciare gli spiriti maligni da coloro sono posseduti da essi o di avvertire la Chiesa in merito all’opera di alcuni spiriti maligni. Esistono spiriti di svariato genere, cioè occupati a fare svariate forme di male.
Ora, Paolo dice ai santi di Corinto: “Procacciate la carità, non lasciando però di ricercare i doni spirituali” (1 Corinzi 14:1), ed anche: “Così anche voi, poiché siete bramosi de’ doni spirituali, cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa” (1 Corinzi 14:12).
E’ evidente dunque che dato che questi comandamenti ancora sussistono, sussistono anche i ‘doni di rivelazione’.

Perchè altrimenti Dio mostrerebbe dei riguardi personali e noi saremmo svantaggiati rispetto ai credenti della Chiesa primitiva

Nel libro degli Atti leggiamo che Dio nella Chiesa primitiva parlò tramite visioni e facendo udire una voce.
Ad Anania il Signore parlò in visione per mandarlo ad imporre le mani a Saulo, secondo che è scritto: “Or in Damasco v’era un certo discepolo, chiamato Anania; e il Signore gli disse in visione: Anania! Ed egli rispose: Eccomi, Signore. E il Signore a lui: Levati, vattene nella strada detta Diritta, e cerca, in casa di Giuda, un uomo chiamato Saulo, da Tarso; poiché ecco, egli è in preghiera, e ha veduto un uomo, chiamato Anania, entrare e imporgli le mani perché ricuperi la vista. Ma Anania rispose: Signore, io ho udito dir da molti di quest’uomo, quanti mali abbia fatto ai tuoi santi in Gerusalemme. E qui ha potestà dai capi sacerdoti d’incatenare tutti coloro che invocano il tuo nome. Ma il Signore gli disse: Va’, perché egli è uno strumento che ho eletto per portare il mio nome davanti ai Gentili, ed ai re, ed ai figliuoli d’Israele; poiché io gli mostrerò quante cose debba patire per il mio nome. E Anania se ne andò, ed entrò in quella casa; e avendogli imposte le mani, disse: Fratello Saulo, il Signore, cioè Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale tu venivi, mi ha mandato perché tu ricuperi la vista e sii ripieno dello Spirito Santo. E in quell’istante gli caddero dagli occhi come delle scaglie, e ricuperò la vista; poi, levatosi, fu battezzato” (Atti 9:10-18)
Paolo, mentre si trovava cieco a Damasco, in preghiera vide in visione un uomo di nome Anania entrare nella casa in cui egli stava e imporgli le mani perchè recuperasse la vista (cfr. Atti 9:10-16). Sempre Paolo, mentre pregava nel tempio di Gerusalemme, fu rapito in estasi e vide Gesù che gli parlò (cfr. Atti 22:17-21). Paolo durante il secondo viaggio missionario, mentre si trovava a Troas, di notte ebbe una visione in cui un uomo macedone lo supplicava di passare in Macedonia e di soccorrerli (cfr. Atti 16:9-10). Paolo a Corinto ebbe di notte una visione in cui il Signore gli parlò e gli disse di non temere ma di parlare e di non starsene zitto perchè nessuno gli avrebbe messo le mani addosso per fargli del male (Atti 18:9-10). Paolo mentre si trovava sulla nave che lo stava portando a Roma ebbe una visione di un angelo che gli parlò e gli disse che non doveva temere perchè Dio gli aveva donato tutti quelli che erano con lui (cfr. Atti 27:21-25).
Stefano, prima di morire, ebbe una visione celeste secondo che è scritto: “Ma egli, essendo pieno dello Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio, e disse: Ecco, io vedo i cieli aperti, e il Figliuol dell’uomo in piè alla destra di Dio” (Atti 7:55-56).
Dio parlò a Filippo tramite un angelo e facendogli udire una voce da parte dello Spirito Santo secondo che è scritto: “Or un angelo del Signore parlò a Filippo, dicendo: Levati, e vattene dalla parte di mezzodì, sulla via che scende da Gerusalemme a Gaza. Ella è una via deserta. Ed egli, levatosi, andò. Ed ecco un Etiopo, un eunuco, ministro di Candace, regina degli Etiopi, il quale era sovrintendente di tutti i tesori di lei, era venuto a Gerusalemme per adorare e stava tornandosene, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaia. E lo Spirito disse a Filippo: Accostati, e raggiungi codesto carro. Filippo accorse, l’udì che leggeva il profeta Isaia, e disse: Intendi tu le cose che leggi? Ed egli rispose: E come potrei intenderle, se alcuno non mi guida? E pregò Filippo che montasse e sedesse con lui. Or il passo della Scrittura ch’egli leggeva, era questo: Egli è stato menato all’uccisione come una pecora; e come un agnello che è muto dinanzi a colui che lo tosa, così egli non ha aperto la bocca. Nel suo abbassamento fu tolta via la sua condanna; chi descriverà la sua generazione? Poiché la sua vita è stata tolta dalla terra. E l’eunuco, rivolto a Filippo, gli disse: Di chi, ti prego, dice questo il profeta? Di se stesso, oppure d’un altro? E Filippo prese a parlare, e cominciando da questo passo della Scrittura gli annunziò Gesù” (Atti 8:26-35).
Ad Antiochia, Dio parlò mediante lo Spirito Santo affinché Saulo e Barnaba fossero messi da parte per una particolare opera: “Or nella chiesa d’Antiochia v’eran dei profeti e dei dottori: Barnaba, Simeone chiamato Niger, Lucio di Cirene, Manaen, fratello di latte di Erode il tetrarca, e Saulo. E mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati. Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani, e li accomiatarono. Essi dunque, mandati dallo Spirito Santo, scesero a Seleucia, e di là navigarono verso Cipro” (Atti 13:1-4).
L’apostolo Pietro fu ammonito da Dio e poi persuaso a recarsi dai Gentili tramite una visione e una voce udibile proveniente dallo Spirito, secondo che egli disse a quelli della circoncisione quando questi questionarono con lui perchè era entrato in casa di uomini incirconcisi e aveva mangiato con loro: “Io ero nella città di Ioppe in preghiera, ed in un’estasi, ebbi una visione; una certa cosa simile a un gran lenzuolo tenuto per i quattro capi, scendeva giù dal cielo, e veniva fino a me; ed io, fissatolo, lo considerai bene, e vidi i quadrupedi della terra, le fiere, i rettili, e gli uccelli del cielo. E udii anche una voce che mi diceva: Pietro, levati, ammazza e mangia. Ma io dissi: In niun modo, Signore; poiché nulla d’immondo o di contaminato mi è mai entrato in bocca. Ma una voce mi rispose per la seconda volta dal cielo: Le cose che Dio ha purificate, non le far tu immonde. E ciò avvenne per tre volte; poi ogni cosa fu ritirata in cielo. Ed ecco che in quell’istante tre uomini, mandatimi da Cesarea, si presentarono alla casa dov’eravamo. E lo Spirito mi disse che andassi con loro, senza farmene scrupolo. Or anche questi sei fratelli vennero meco, ed entrammo in casa di quell’uomo. Ed egli ci raccontò come avea veduto l’angelo che si era presentato in casa sua e gli avea detto: Manda a Ioppe, e fa’ chiamare Simone, soprannominato Pietro; il quale ti parlerà di cose, per le quali sarai salvato tu e tutta la casa tua. E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio. Mi ricordai allora della parola del Signore, che diceva: ‘Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo’. Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?” (Atti 11:5-17)
Ora, per quale ragione Dio non dovrebbe più in particolari occasioni, quando c’è bisogno che uno di noi sappia una cosa che non potrebbe venire a sapere se non tramite una visione, un sogno o una voce udibile da parte di Dio, concederci quello che concedeva in quel tempo? Io ritengo che Dio potrebbe essere accusato di essere ingiusto se avesse smesso di parlare ai Suoi in questa maniera. Perchè a loro sì e a noi no? Nessuno vi seduca fratelli, perchè bisogni simili a quelli di quei giorni possono riprensentarsi nella vita dei Cristiani anche in questo tempo, e quindi Dio può supplire ad essi nella stessa maniera.
E poi non si capisce proprio perchè Dio avrebbe dovuto cessare di dire in una visione o in un sogno o solo tramite una voce udibile ad un suo servo ‘Vai là …’, o ‘Fai questo …’, e così via, quando ciò serve a diffondere il Suo Vangelo e a trarre gloria per il Suo nome.

I doni di guarigione e il dono di potenza di operare miracoli non sono cessati

I cessazionisti affermano che i doni di guarigioni e il dono di potenza d’operare miracoli sono cessati, ma anche in questo sbagliano grandemente.

Perchè ancora oggi ce n’è bisogno

Esistono ancora persone malate che hanno bisogno di guarigione? Esistono ancora persone possedute da demoni che hanno bisogno di essere liberate? Possono verificarsi circostanze in cui è necessario che Dio operi un prodigio in nostro favore? La risposta è ‘Sì’.
Ecco dunque perchè lo Spirito non ha cessato di concedere i doni di guarigioni, il dono di potenza di operare miracoli e il dono della fede; e perchè noi figliuoli di Dio siamo chiamati a desiderarli assieme agli altri doni (1 Corinzi 14:1). Naturalmente questi doni non sono concessi a tutti i membri del Corpo di Cristo hanno, in quanto sono concessi solo ad alcuni.
Paolo infatti dice: “Circa i doni spirituali, fratelli, non voglio che siate nell’ignoranza. Voi sapete che quando eravate Gentili eravate trascinati dietro agl’idoli muti, secondo che vi si menava. Perciò vi fo sapere che nessuno, parlando per lo Spirito di Dio, dice: Gesù è anatema! e nessuno può dire: Gesù è il Signore! se non per lo Spirito Santo. Or vi è diversità di doni, ma v’è un medesimo Spirito. E vi è diversità di ministerî, ma non v’è che un medesimo Signore. E vi è varietà di operazioni, ma non v’è che un medesimo Iddio, il quale opera tutte le cose in tutti. Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utile comune. Infatti, a uno è data mediante lo Spirito parola di sapienza; a un altro, parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza d’operar miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue, e ad un altro, la interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell’uno e medesimo Spirito, distribuendo i suoi doni a ciascuno in particolare come Egli vuole. Poiché, siccome il corpo è uno ed ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un unico corpo, così ancora è di Cristo. Infatti noi tutti abbiam ricevuto il battesimo di un unico Spirito per formare un unico corpo, e Giudei e Greci, e schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un unico Spirito. E infatti il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte membra. Se il piè dicesse: Siccome io non sono mano, non son del corpo, non per questo non sarebbe del corpo. E se l’orecchio dicesse: Siccome io non son occhio, non son del corpo, non per questo non sarebbe del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? Ma ora Iddio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto. E se tutte le membra fossero un unico membro, dove sarebbe il corpo? Ma ora ci son molte membra, ma c’è un unico corpo; e l’occhio non può dire alla mano: Io non ho bisogno di te; né il capo può dire ai piedi: Non ho bisogno di voi. Al contrario, le membra del corpo che paiono essere più deboli, sono invece necessarie; e quelle parti del corpo che noi stimiamo esser le meno onorevoli, noi le circondiamo di maggior onore; e le parti nostre meno decorose son fatte segno di maggior decoro, mentre le parti nostre decorose non ne hanno bisogno; ma Dio ha costrutto il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava, affinché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre. E se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; e se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui. Or voi siete il corpo di Cristo, e membra d’esso, ciascuno per parte sua. E Dio ha costituito nella Chiesa primieramente degli apostoli; in secondo luogo dei profeti; in terzo luogo de’ dottori; poi, i miracoli; poi i doni di guarigione, le assistenze, i doni di governo, la diversità delle lingue. Tutti sono eglino apostoli? Son forse tutti profeti? Son forse tutti dottori? Fan tutti de’ miracoli? Tutti hanno eglino i doni delle guarigioni? Parlan tutti in altre lingue? Interpretano tutti? Ma desiderate ardentemente i doni maggiori. E ora vi mostrerò una via, che è la via per eccellenza” (1 Corinzi 12:1-31).

Perchè Dio è pietoso

La potenza del Signore era con Gesù Cristo per compiere guarigioni, ed Egli si mostrò pietoso verso gli ammalati guarendoli, secondo che è scritto in Marco: “E un lebbroso venne a lui e buttandosi in ginocchio lo pregò dicendo: Se tu vuoi, tu puoi mondarmi! E Gesù, mosso a pietà, stese la mano, lo toccò e gli disse: Lo voglio; sii mondato! E subito la lebbra sparì da lui, e fu mondato” (Marco 1:40-42). E Gesù – ricordatevelo – era l’immagine dell’invisibile Iddio.
Ora, io dico: ‘Se un essere umano è pietoso verso un suo cagnolino o un gattino malato, o qualche altro animale a lui caro, e fa di tutto affinché sia guarito, finanche accollarsi tante spese nel portarlo da un veterinario, quanto più Dio mostrerà pietà verso degli esseri umani – che sono molto più importanti di un cagnolino o un gattino – che non possono essere guariti se non tramite un suo diretto intervento’. E come ha deciso di supplire a questo bisogno di guarigione Dio se non anche distribuendo i doni di guarigione, esattamente come faceva nella Chiesa Primitiva, e quindi mettendo in grado alcuni suoi figliuoli di guarire gli ammalati?
“Fan tutti de’ miracoli? Tutti hanno eglino i doni delle guarigioni?” (1 Corinzi 12:30), domanda Paolo. La risposta è: ‘No: non tutti nella Chiesa fanno miracoli ed hanno i doni delle guarigioni’, ma alcuni li hanno, e costoro li mettono a disposizione della fratellanza, e la Chiesa ne trae grande beneficio.

Perchè Dio vuole che il suo nome sia glorificato e che le persone siano salvate

Le guarigioni, i miracoli, e i segni e prodigi che fece Gesù portarono molti a glorificare Dio ed anche a credere.
Ecco alcune prove bibliche di ciò.
Nel caso della guarigione del paralitico di Capernaum, è scritto: “E dopo alcuni giorni, egli entrò di nuovo in Capernaum, e si seppe che era in casa; e si raunò tanta gente che neppure lo spazio dinanzi alla porta la potea contenere. Ed egli annunziava loro la Parola. E vennero a lui alcuni che menavano un paralitico portato da quattro. E non potendolo far giungere fino a lui a motivo della calca, scoprirono il tetto dalla parte dov’era Gesù; e fattavi un’apertura, calarono il lettuccio sul quale il paralitico giaceva. E Gesù, veduta la loro fede, disse al paralitico: Figliuolo, i tuoi peccati ti sono rimessi. Or alcuni degli scribi eran quivi seduti e così ragionavano in cuor loro: Perché parla costui in questa maniera? Egli bestemmia! Chi può rimettere i peccati, se non un solo, cioè Dio? E Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che ragionavano così dentro di sé, disse loro: Perché fate voi cotesti ragionamenti ne’ vostri cuori? Che è più agevole, dire al paralitico: I tuoi peccati ti sono rimessi, oppur dirgli: Lèvati, togli il tuo lettuccio e cammina? Ora, affinché sappiate che il Figliuol dell’uomo ha potestà in terra di rimettere i peccati: Io tel dico (disse al paralitico), lèvati, togli il tuo lettuccio, e vattene a casa tua. E colui s’alzò, e subito, preso il suo lettuccio, se ne andò via in presenza di tutti; talché tutti stupivano e glorificavano Iddio dicendo: Una cosa così non la vedemmo mai” (Marco 2:1-12)
Poco prima di compiere la seconda moltiplicazione dei pani, è scritto: “E gli si accostarono molte turbe che avean seco degli zoppi, dei ciechi, de’ muti, degli storpi e molti altri malati; li deposero a’ suoi piedi, e Gesù li guarì; talché la folla restò ammirata a veder che i muti parlavano, che gli storpi eran guariti, che gli zoppi camminavano, che i ciechi vedevano, e ne dette gloria all’Iddio d’Israele” (Matteo 15:30-31)
In un’altra circostanza, mentre Gesù si trovava a Gerusalemme, è scritto che “molti credettero nel suo nome, vedendo i miracoli ch’egli faceva” (Giovanni 2:23).
Nel caso della resurrezione di Lazzaro, è scritto che “perciò molti de’ Giudei che eran venuti da Maria e avean veduto le cose fatte da Gesù, credettero in lui” (Giovanni 11:45).
L’ufficiale reale, dopo che Gesù gli guarì il suo figliuolo, credette in Gesù, secondo che è scritto: “Allora egli domandò loro a che ora avesse cominciato a star meglio; ed essi gli risposero: Ieri, all’ora settima, la febbre lo lasciò. Così il padre conobbe che ciò era avvenuto nell’ora che Gesù gli avea detto: Il tuo figliuolo vive; e credette lui con tutta la sua casa” (Giovanni 4:52-53).
La stessa cosa va detta a proposito delle guarigioni e dei miracoli operati dagli apostoli, e per confermarvi ciò vi citerò la guarigione di quell’uomo zoppo fin dalla nascita, che ogni giorno veniva deposto alla porta del tempio detta ‘Bella’ per chiedere l’elemosina, operata da Pietro nel nome di Gesù, secondo che è scritto: “Tutti glorificavano Iddio per quel ch’era stato fatto. Poiché l’uomo in cui questo miracolo della guarigione era stato compiuto, avea più di quarant’anni” (Atti 4:21-22), e la guarigione di Enea e la resurrezione di Tabita, secondo che è scritto: “Or avvenne che Pietro, andando qua e là da tutti, venne anche ai santi che abitavano in Lidda. E quivi trovò un uomo, chiamato Enea, che già da otto anni giaceva in un lettuccio, essendo paralitico. E Pietro gli disse: Enea, Gesù Cristo ti sana; levati e rifatti il letto. Ed egli subito si levò. E tutti gli abitanti di Lidda e del pian di Saron lo videro e si convertirono al Signore. Or in Ioppe v’era una certa discepola, chiamata Tabita, il che, interpretato, vuol dire Gazzella. Costei abbondava in buone opere e faceva molte elemosine. E avvenne in que’ giorni ch’ella infermò e morì. E dopo averla lavata, la posero in una sala di sopra. E perché Lidda era vicina a Ioppe, i discepoli, udito che Pietro era là, gli mandarono due uomini per pregarlo che senza indugio venisse fino a loro. Pietro allora, levatosi, se ne venne con loro. E come fu giunto, lo menarono nella sala di sopra; e tutte le vedove si presentarono a lui piangendo, e mostrandogli tutte le tuniche e i vestiti che Gazzella faceva, mentr’era con loro. Ma Pietro, messi tutti fuori, si pose in ginocchio, e pregò; e voltatosi verso il corpo, disse: Tabita, levati. Ed ella aprì gli occhi; e veduto Pietro, si mise a sedere. Ed egli le diè la mano, e la sollevò; e chiamati i santi e le vedove, la presentò loro in vita. E ciò fu saputo per tutta Ioppe, e molti credettero nel Signore” (Atti 9:32-43).
Non sono queste delle prove bibliche chiare che mostrano le conseguenze benefiche delle guarigioni e dei miracoli operati da Dio per mezzo di alcuni suoi servitori? E’ vero che non tutti si convertiranno nel vedere guarigioni e miracoli, anche oggi, come avvenne ai giorni di Gesù e degli apostoli, ma certamente una parte sì.

Perchè i due testimoni che devono venire compiranno dei prodigi

La Bibbia dice che i due testimoni che devono venire, opereranno dei segni e prodigi, secondo che è scritto: “E io darò ai miei due testimoni di profetare, ed essi profeteranno per milleduecentosessanta giorni, vestiti di cilicio. Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno nel cospetto del Signor della terra. E se alcuno li vuole offendere, esce dalla lor bocca un fuoco che divora i loro nemici; e se alcuno li vuole offendere bisogna ch’ei sia ucciso in questa maniera. Essi hanno il potere di chiudere il cielo onde non cada pioggia durante i giorni della loro profezia; e hanno potestà sulle acque di convertirle in sangue, potestà di percuotere la terra di qualunque piaga, quante volte vorranno. E quando avranno compiuta la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso moverà loro guerra e li vincerà e li ucciderà. E i loro corpi morti giaceranno sulla piazza della gran città, che spiritualmente si chiama Sodoma ed Egitto, dove anche il Signor loro è stato crocifisso. E gli uomini dei varî popoli e tribù e lingue e nazioni vedranno i loro corpi morti per tre giorni e mezzo, e non lasceranno che i loro corpi morti siano posti in un sepolcro. E gli abitanti della terra si rallegreranno di loro e faranno festa e si manderanno regali gli uni agli altri, perché questi due profeti avranno tormentati gli abitanti della terra. E in capo ai tre giorni e mezzo uno spirito di vita procedente da Dio entrò in loro, ed essi si drizzarono in piè e grande spavento cadde su quelli che li videro. Ed essi udirono una gran voce dal cielo che diceva loro: Salite qua. Ed essi salirono al cielo nella nuvola, e i loro nemici li videro” (Apocalisse 11:3-12).
Ora, se questi due profeti “hanno il potere di chiudere il cielo onde non cada pioggia durante i giorni della loro profezia; e hanno potestà sulle acque di convertirle in sangue, potestà di percuotere la terra di qualunque piaga, quante volte vorranno”, non vi pare che possederanno il dono di potenza d’operare miracoli? A noi pare evidente.
Quindi questo dono non è cessato con il completamento del canone biblico.

Conferme extra bibliche che le lingue e i doni non cessarono con la morte degli apostoli

I cessazionisti dicono che con la morte degli apostoli cessarono nella Chiesa sia il parlare in lingue che le altre manifestazioni dello Spirito, come miracoli e guarigioni compiuti nel nome di Gesù; e la data di questa cessazione sarebbe la fine del primo secolo dopo Cristo, in quanto l’apostolo Giovanni morì in quel periodo.
Ma la storia dà chiaramente loro torto, perché vi sono delle testimonianze storiche extra-bibliche secondo cui anche dopo la morte degli apostoli continuarono ad esserci in seno alla Chiesa manifestazioni come il parlare in altre lingue, le profezie, le visioni e le rivelazioni, le guarigioni e i miracoli.
Ma vediamole queste testimonianze extra-bibliche (da me tradotte dall’inglese), che concernono il II e il III secolo dopo Cristo, che hanno qui il solo scopo di dimostrare come in quel tempo in seno alla Chiesa la credenza che i doni spirituali fossero cessati con la morte degli apostoli o con la comparsa del libro dell’Apocalisse era assolutamente assente.

Giustino Martire (100 circa – 165 circa), un noto apologeta del suo tempo, scrisse verso il 150: ‘ … sapendo che ogni giorno alcuni [di voi] diventano discepoli nel nome di Cristo, e abbandonano il sentiero dell’errore; che ricevono anche dei doni, ognuno come egli è degno, illuminati attraverso il nome di questo Cristo. Poichè uno riceve lo spirito di comprensione, un altro di consiglio, un altro di forza, un altro di guarigione, un altro di preconoscenza, un altro di insegnamento e un altro del timore di Dio’ (Dialogo con Trifone, capitolo 39); ‘Poichè i doni profetici rimangono con noi, fino ad oggi’ (Ibid., capitolo 82); ‘Ora, è possibile vedere tra noi donne e uomini che possiedono doni dello Spirito di Dio’ (Ibid., capitolo 88).
Da: http://www.ccel.org/ccel/schaff/anf01.viii.iv.html

Ireneo (115-150 – 202 circa), vescovo di Lione, nella sua famosa opera apologetica Contro le Eresie (che risale al 180 circa), scrisse: ‘Dunque, anche, coloro che sono veramente Suoi discepoli, ricevendo grazia da Lui, fanno nel suo Nome [miracoli], in maniera da promuovere il benessere di altri uomini, secondo il dono che ognuno ha ricevuto da Lui. Perché alcuni cacciano certamente e veramente diavoli, cosicché frequentemente quelli che sono stati in questa maniera purificati dagli spiriti malvagi credono [in Cristo] e si uniscono alla Chiesa. Altri hanno preconoscenza di cose a venire: essi vedono visioni, ed emettono delle espressioni profetiche. Altri ancora guariscono gli ammalati imponendo loro le mani, ed essi sono guariti. Inoltre, sì, come ho detto, persino i morti sono stati risuscitati, e sono rimasti in mezzo a noi per molti anni. E che dirò di più? Non è possibile nominare il numero dei doni che la Chiesa [sparsa] per tutto il mondo ha ricevuto da Dio nel nome di Gesù Cristo’ (Contro le Eresie, Libro II, cap. 32,4), ed ancora: ‘Similmente, sentiamo molti fratelli nella chiesa, i quali possiedono doni profetici e che, per mezzo dello Spirito, parlano ogni genere di lingue e manifestano [o portano alla luce] per l’utile comune le cose nascoste degli uomini e dichiarano i misteri di Dio …’ (Contro le Eresie, Libro V, cap. 6,1). Inoltre, Ireneo mette severamente in guardia la fratellanza da quegli Gnostici che falsificavano i doni spirituali, essendo dati ad imposture magiche o posseduti da demoni tramite cui riuscivano a compiere prodigi bugiardi e a profetizzare e a trarre dietro a loro molte persone (cfr. Contro Le Eresie, Libro I, cap. 13). Come si può vedere, la testimonianza di Ireneo è molto chiara.
Da: http://www.ccel.org/ccel/schaff/anf01.ix.ii.html

Nel tardo secondo secolo Ippolito di Roma (170 circa – 235) nella sua opera La Tradizione Apostolica affermava che non c’è bisogno di imporre le mani sui laici che già esercitano un dono di guarigione (The New International Dictionary of Pentecostal Carismatic Movements, Revised and Expanded Edition, Zondervan, 2002, pag. 1064)

Origene (185-254) affermò: ‘Inoltre, lo Spirito Santo diede segni della Sua presenza al principio del ministero di Cristo, e dopo la sua ascensione ne diede ancora di più; ma da quel tempo questi segni sono diminuiti, nonostante ci sono ancora tracce della Sua presenza in alcuni pochi, che hanno avuto le loro anime purificate dal Vangelo, e le loro azioni regolate dalla sua influenza’ (Contro Celso, Libro VII, cap. 8). Notate come Origene parli di segni della presenza dello Spirito Santo concessi dallo Spirito in gran numero dopo l’ascensione di Cristo, che anche se non sono specificati si capisce che egli fa riferimento ai doni dello Spirito Santo; e poi notate che dice che ‘questi segni sono diminuiti’ ma non cessati o estinti.
Da: http://www.ccel.org/ccel/schaff/anf04.vi.ix.vii.viii.html

Novaziano (circa 220 – 258) scrisse: ‘Questo è Colui che pone profeti nella Chiesa, istruisce gli insegnanti, dirige le lingue, dona poteri e guarigioni, compie opere meravigliose, spesso discernimento di spiriti, fornisce poteri di governo, suggerisce consigli, e ordina e dispone qualsiasi altri doni che ci sono dei carismata; e in questa maniera rende la Chiesa del Signore ovunque, e in tutti, perfezionata e completata’ (Trattato sulla Trinità, capitolo 29).

http://www.newadvent.org/fathers/0511.htm

Dunque, come abbiamo visto, è un fatto incontrovertibile che le lingue e i doni continuarono nella Chiesa anche dopo la morte degli apostoli, ma è altrettanto incontrovertibile il fatto che nel IV e V secolo in seno alla Chiesa le lingue e i doni spirituali svanirono. Giovanni Crisostomo (347-407) ed Agostino di Ippona (354-430) confermano questo nei loro scritti. Agostino di Ippona precisa però che comunque ai suoi giorni si verificarono miracoli nel nome di Gesù Cristo: ‘Ma quanto ho detto non va certo inteso nel senso di escludere che oggi si verifichino dei miracoli in nome di Cristo’ (Le Ritrattazioni, 1, 13.7)
Ma i fatti sono che i doni non cessarono ma semplicemente svanirono, e questo per l’incredulità dei Cristiani in questa parte del consiglio di Dio, per la loro mancanza di zelo per le cose spirituali, e per le varie tradizioni umane e filosofie che penetrate nella Chiesa finirono con l’annullare la Parola di Dio. Le lingue e le altre manifestazioni dello Spirito diventarono quindi rarissime, pressoché inesistenti nella Chiesa. Ci si dimenticò di esse
E poi, come si fa a definire qualcosa ‘cessato’ solo perché svanì per colpa della Chiesa? E come se dicessimo che dato che ad un certo punto della storia della Chiesa il battesimo per immersione sparì in quanto fu adottato il battesimo per aspersione, il battesimo per immersione non dovrebbe essere praticato neppure oggi!!

Conclusione

Per concludere questo mio scritto, voglio dirvi le seguenti cose.
Sia Dio riconosciuto verace, ma i cessazionisti siano riconosciuti bugiardi.
Guardatevi dunque dai cessazionisti e dal loro lievito, perchè essi non conoscono le Scritture e neppure la potenza di Dio. I loro discorsi teologici sulle lingue e le altre manifestazioni dello Spirito Santo sono vani e contrastano e contristano lo Spirito Santo.
Desiderate sia il battesimo con lo Spirito Santo che i doni dello Spirito Santo, perchè fanno tuttora parte della volontà di Dio per la Sua Chiesa e difatti in seno alla Chiesa di Dio ci sono tuttora credenti veramente battezzati con lo Spirito Santo (e che quindi parlano in altra lingua secondo che lo Spirito gli dà di esprimersi) e che realmente possiedono dei doni dello Spirito Santo.
Desiderate di ricevere da Dio sia visioni che sogni, perchè anche queste manifestazioni sono nella sua volontà per la Sua Chiesa, e difatti in seno alla Chiesa tanti hanno ricevuto visioni e sogni da parte di Dio anche in questa generazione.
E non dimenticate di esaminare ogni cosa, e quindi di rigettare qualsiasi pseudo parlare in lingue, qualsiasi pseudo profezia, qualsiasi pseudo rivelazione, qualsiasi pseudo visione o sogno, e qualsiasi pseudo guarigione o miracolo, perchè sappiamo che in mezzo alla Chiesa esistono anche le cose false accanto a quelle vere. Siate avveduti.
Un’ultima cosa. E’ ovvio che siccome secondo la Scrittura i doni dello Spirito Santo non sono cessati, non sono cessati neppure il ministerio di apostolo, quello di profeta e quello di evangelista. Dico questo perchè solitamente i cessazionisti ritengono che questi tre ministeri furono temporanei (e questo perchè ognuno di questi tre ministeri comporta l’esercizio di doni dello Spirito Santo come si evince dalla Scrittura), mentre quello di pastore e di dottore sono permanenti.
Nessuno vi seduca con vani ragionamenti, perchè la Scrittura afferma in maniera inequivocabile: “Ed è lui che ha dato gli uni, come apostoli; gli altri, come profeti; gli altri, come evangelisti; gli altri, come pastori e dottori, per il perfezionamento de’ santi, per l’opera del ministerio, per la edificazione del corpo di Cristo, finché tutti siamo arrivati all’unità della fede e della piena conoscenza del Figliuol di Dio, allo stato d’uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo; affinché non siamo più de’ bambini, sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per l’astuzia loro nelle arti seduttrici dell’errore; ma che, seguitando verità in carità, noi cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore d’ogni singola parte, per edificar se stesso nell’amore” (Efesini 4:11-16).

Chi ha orecchi da udire oda

Giacinto Butindaro

Roma, 2011

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/07/16/perche-un-cristiano-non-puo-e-non-deve-essere-un-cessazionista/#more-10679

Legalismo? (Risposta all’accusa di essere dei legalisti lanciataci da molti)

Fratelli nel Signore, come voi sapete da parte di molti credenti si sono levate delle voci contro di noi, voci che ci accusano di legalismo, e quindi di essere dei legalisti. Mi sono trovato dunque costretto a scrivervi, affinché possiate riconoscere che alla luce della Scrittura queste accuse sono false.

Prima di rispondere alle loro accuse però, voglio spiegarvi cosa intende la Bibbia per legalismo, perché altrimenti non potrete capire il grave errore che fanno i nostri accusatori.

Ora, ‘legalismo’ non è una parola presente nella Bibbia, ma è stata coniata da taluni per indicare quella corrente di pensiero eretica, che è sempre emersa qua e là in mezzo alla Chiesa sin dai giorni degli apostoli, secondo cui la salvezza si ottiene per opere, ossia che la giustificazione si ottiene osservando la legge di Mosè, e quindi osservando precetti come il sabato, le feste giudaiche, la circoncisione, la decima, e i precetti sui cibi impuri, e così via.

Nel Nuovo Testamento abbiamo quattro chiare prove di legalismo propagato in mezzo ai santi da taluni.

La prima è nel capitolo 15 degli Atti secondo che è scritto: “”Or alcuni, discesi dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: Se voi non siete circoncisi secondo il rito di Mosè, non potete esser salvati. Ed essendo nata una non piccola dissensione e controversia fra Paolo e Barnaba, e costoro, fu deciso che Paolo, Barnaba e alcuni altri dei fratelli salissero a Gerusalemme agli apostoli ed anziani per trattar questa questione. Essi dunque, accompagnati per un tratto dalla chiesa, traversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione dei Gentili; e cagionavano grande allegrezza a tutti i fratelli. Poi, giunti a Gerusalemme, furono accolti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani, e riferirono quanto grandi cose Dio avea fatte con loro. Ma alcuni della setta de’ Farisei che aveano creduto, si levarono dicendo: Bisogna circoncidere i Gentili, e comandar loro d’osservare la legge di Mosè. Allora gli apostoli e gli anziani si raunarono per esaminar la questione. Ed essendone nata una gran discussione, Pietro si levò in piè, e disse loro: Fratelli, voi sapete che fin dai primi giorni Iddio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la parola del Vangelo e credessero. E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede. Perché dunque tentate adesso Iddio mettendo sul collo de’ discepoli un giogo che né i padri nostri né noi abbiam potuto portare? Anzi, noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro. E tutta la moltitudine si tacque; e stavano ad ascoltar Barnaba e Paolo che narravano quali segni e prodigi Iddio aveva fatto per mezzo di loro fra i Gentili. E quando si furon taciuti, Giacomo prese a dire: Fratelli, ascoltatemi. Simone ha narrato come Dio ha primieramente visitato i Gentili, per trarre da questi un popolo per il suo nome. E con ciò s’accordano le parole de’ profeti, siccome è scritto: Dopo queste cose io tornerò e edificherò di nuovo la tenda di Davide, che è caduta; e restaurerò le sue ruine, e la rimetterò in piè, affinché il rimanente degli uomini e tutti i Gentili sui quali e invocato il mio nome, cerchino il Signore, dice il Signore che fa queste cose, le quali a lui son note ab eterno. Per la qual cosa io giudico che non si dia molestia a quelli dei Gentili che si convertono a Dio; ma che si scriva loro di astenersi dalle cose contaminate nei sacrifici agl’idoli, dalla fornicazione, dalle cose soffocate, e dal sangue. Poiché Mosè fin dalle antiche generazioni ha chi lo predica in ogni città, essendo letto nelle sinagoghe ogni sabato. Allora parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la chiesa, di mandare ad Antiochia con Paolo e Barnaba, certi uomini scelti fra loro, cioè: Giuda, soprannominato Barsabba, e Sila, uomini autorevoli tra i fratelli; e scrissero così per loro mezzo: Gli apostoli e i fratelli anziani, ai fratelli di fra i Gentili che sono in Antiochia, in Siria ed in Cilicia, salute. Poiché abbiamo inteso che alcuni, partiti di fra noi, vi hanno turbato coi loro discorsi, sconvolgendo le anime vostre, benché non avessimo dato loro mandato di sorta, è parso bene a noi, riuniti di comune accordo, di scegliere degli uomini e di mandarveli assieme ai nostri cari Barnaba e Paolo, i quali hanno esposto la propria vita per il nome del Signor nostro Gesù Cristo. Vi abbiam dunque mandato Giuda e Sila; anch’essi vi diranno a voce le medesime cose. Poiché è parso bene allo Spirito Santo ed a noi di non imporvi altro peso all’infuori di queste cose, che sono necessarie; cioè: che v’asteniate dalle cose sacrificate agl’idoli, dal sangue, dalle cose soffocate, e dalla fornicazione; dalle quali cose ben farete a guardarvi. State sani. Essi dunque, dopo essere stati accomiatati, scesero ad Antiochia; e radunata la moltitudine, consegnarono la lettera. E quando i fratelli l’ebbero letta, si rallegrarono della consolazione che recava. E Giuda e Sila, anch’essi, essendo profeti, con molte parole li esortarono e li confermarono” (Atti 15:1-32).

Come si può vedere, alcuni avevano cominciato ad insegnare che si viene salvati mediante la circoncisione e l’osservanza della legge di Mosè, e questo creò non poco turbamento negli animi dei discepoli perché questo significava sovvertire il Vangelo di Cristo, secondo cui si viene salvati per grazia soltanto mediante la fede in Cristo. E allora gli apostoli e gli anziani si radunarono a Gerusalemme per discutere la questione e, sospinti dallo Spirito, non acconsentirono a mettere sui Gentili il giogo della legge: cioè non gli imposero di farsi circoncidere, di osservare il sabato, le feste giudaiche, la decima, la legge sui cibi impuri, e così via, ma solo di astenersi dalla fornicazione, dalle cose sacrificate agli idoli, dalle cose soffocate, e dal sangue. In questa maniera evitarono che i Gentili fossero messi sotto il pesante giogo della legge di Mosè, e fu quindi salvaguardata la libertà in Cristo che i credenti tra i Gentili avevano ricevuto mediante il Vangelo.

La seconda è trascritta nella lettera ai Galati, quando Paolo ricorda quanto gli era accaduto a Gerusalemme: “Poi, passati quattordici anni, salii di nuovo a Gerusalemme con Barnaba, prendendo anche Tito con me. E vi salii in seguito ad una rivelazione, ed esposi loro l’Evangelo che io predico fra i Gentili, ma lo esposi privatamente ai più ragguardevoli, onde io non corressi o non avessi corso in vano. Ma neppur Tito, che era con me, ed era greco, fu costretto a farsi circoncidere; e questo a cagione dei falsi fratelli, introdottisi di soppiatto, i quali s’erano insinuati fra noi per spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù, col fine di ridurci in servitù. Alle imposizioni di costoro noi non cedemmo neppur per un momento, affinché la verità del Vangelo rimanesse ferma tra voi” (Galati 2:1-5)

Anche qui notate che qualcuno cercò di imporre la circoncisione della carne a qualcuno che non era Giudeo di nascita, ma gli apostoli si opposero strenuamente, perché cedere a quella imposizione avrebbe equivalso a mettere il Vangelo sottosopra e ricadere sotto la schiavitù della legge perdendo la libertà in Cristo.

La terza prova è trascritta sempre nella lettera ai Galati, ed è quella che ebbe come protagonista negativo l’apostolo Pietro: “Ma quando Cefa fu venuto ad Antiochia, io gli resistei in faccia perch’egli era da condannare. Difatti, prima che fossero venuti certuni provenienti da Giacomo, egli mangiava coi Gentili; ma quando costoro furono arrivati, egli prese a ritrarsi e a separarsi per timor di quelli della circoncisione. E gli altri Giudei si misero a simulare anch’essi con lui; talché perfino Barnaba fu trascinato dalla loro simulazione. Ma quando vidi che non procedevano con dirittura rispetto alla verità del Vangelo, io dissi a Cefa in presenza di tutti: Se tu, che sei Giudeo, vivi alla Gentile e non alla giudaica, come mai costringi i Gentili a giudaizzare? Noi che siam Giudei di nascita e non peccatori di fra i Gentili, avendo pur nondimeno riconosciuto che l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma lo è soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù affin d’esser giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della legge; poiché per le opere della legge nessuna carne sarà giustificata. Ma se nel cercare d’esser giustificati in Cristo, siamo anche noi trovati peccatori, Cristo è egli un ministro di peccato? Così non sia. Perché se io riedifico le cose che ho distrutte, mi dimostro trasgressore. Poiché per mezzo della legge io son morto alla legge per vivere a Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, e non son più io che vivo, ma è Cristo che vive in me; e la vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figliuol di Dio il quale m’ha amato, e ha dato se stesso per me. Io non annullo la grazia di Dio; perché se la giustizia si ottiene per mezzo della legge, Cristo è dunque morto inutilmente” (Galati 2:11-21).

Dunque, l’apostolo Pietro ad Antiochia ad un certo punto si era messo ad imporre l’osservanza della legge ai Gentili, e quindi ad insegnare che la giustificazione si ottiene per mezzo delle opere della legge. Egli – dice Paolo – era da condannare per questo, e riuscì a trascinare dietro a sé altri credenti, e Paolo allora lo riprese davanti a tutti, ribadendo che l’uomo è giustificato soltanto per mezzo della fede senza le opere della legge, altrimenti la grazia di Dio sarebbe annullata in quanto Cristo sarebbe morto inutilmente.

La quarta prova la troviamo scritta ancora nella lettera ai Galati, ed è costituita dai Galati stessi che erano rimasti ammaliati da taluni che volevano sovvertire l’evangelo di Cristo, e che erano riusciti a fargli osservare i precetti della legge per essere giustificati appunto mediante la legge. Ecco alcune delle parole che l’apostolo gli scrisse e che attestano ciò: “Io mi maraviglio che così presto voi passiate da Colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, a un altro vangelo. Il quale poi non è un altro vangelo; ma ci sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire l’Evangelo di Cristo …… O Galati insensati, chi v’ha ammaliati, voi, dinanzi agli occhi de’ quali Gesù Cristo crocifisso è stato ritratto al vivo? Questo soltanto desidero saper da voi: Avete voi ricevuto lo Spirito per la via delle opere della legge o per la predicazione della fede? Siete voi così insensati? Dopo aver cominciato con lo Spirito, volete ora raggiungere la perfezione con la carne? ….. In quel tempo, è vero, non avendo conoscenza di Dio, voi avete servito a quelli che per natura non sono dèi; ma ora che avete conosciuto Dio, o piuttosto che siete stati conosciuti da Dio, come mai vi rivolgete di nuovo ai deboli e poveri elementi, ai quali volete di bel nuovo ricominciare a servire? Voi osservate giorni e mesi e stagioni ed anni. Io temo, quanto a voi, d’essermi invano affaticato per voi. …. Ecco, io, Paolo, vi dichiaro che, se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà nulla. E da capo protesto ad ogni uomo che si fa circoncidere, ch’egli è obbligato ad osservare tutta quanta la legge. Voi che volete esser giustificati per la legge, avete rinunziato a Cristo; siete scaduti dalla grazia. Poiché, quanto a noi, è in ispirito, per fede, che aspettiamo la speranza della giustizia. Infatti, in Cristo Gesù, né la circoncisione né l’incirconcisione hanno valore alcuno; quel che vale è la fede operante per mezzo dell’amore. Voi correvate bene; chi vi ha fermati perché non ubbidiate alla verità? Una tal persuasione non viene da colui che vi chiama. Un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta.” (Galati 1:6-7; 3:1-3; 4:8-11; 5:2-9).

Dunque, quando viene detto che i Galati erano stati trascinati da taluni dietro il legalismo, questo è vero. Ma è evidente che cosa si deve intendere per legalismo, cioè la dottrina secondo cui la giustificazione si ottiene per le opere della legge di Mosè, infatti i Galati si erano messi a farsi circoncidere, ad osservare giorni, mesi, stagioni ed anni. Questa dottrina fu condannata da Paolo perché rende vana la croce di Cristo, e quindi il sacrificio espiatorio di Cristo. E si badi che non importa se questo insegnamento viene trasmesso da dei Giudei increduli, o da Giudei o Gentili che hanno già creduto, perché esso è falso, in quanto la Bibbia dice che “il giusto vivrà per la sua fede” (Habacuc 2:4), e non per le opere della legge. In quanto la legge fu data per dare conoscenza del peccato (Romani 3:20), e affinchè il peccato abbondasse (Romani 5:20). Ecco dunque perché per le opere della legge nessuna carne sarà giustificata nel cospetto di Dio (Romani 3:20; Galati 2:16).

Ma i nostri accusatori, pur sapendo che noi non insegniamo ai santi: ‘Se voi non osservate la legge di Mosè non potete essere salvati!’, ci accusano ugualmente di legalismo, insinuando che noi insegnando e ordinando determinate cose scritte nel Nuovo Testamento e vietandone delle altre scritte sempre nel Nuovo Testamento, facciamo praticamente la stessa cosa di coloro che insegnano l’osservanza della legge o di parte di essa per ottenere la salvezza.

A questo punto, quindi, stabilito che cosa è veramente il legalismo, bisogna cominciare a prestare molta attenzione a cosa dicono, e come lo dicono, coloro che ci accusano di legalismo. I loro discorsi sono più o meno questi: ‘Voi siete occupati con le cose esteriori, e date molta importanza a certi insegnamenti e divieti del Nuovo Testamento, come se avessero valore in sé stessi, quando per Dio nulla ha valore al di fuori della verità. E poi voi, avendo una mente legalistica, siete ossessionati del continuo dal dover decidere ciò che è giusto o sbagliato. E questo lo fate usando anche la legge!’ Dunque, i nostri accusatori, tirano fuori degli insegnamenti e dei divieti trascritti nel Nuovo Testamento a cui noi teniamo. E quali sono questi insegnamenti e divieti che farebbero di noi dei legalisti, al pari di coloro che ai giorni degli apostoli volevano sovvertire il Vangelo di Cristo? Adesso li vedremo.

L’insegnamento secondo cui la donna quando prega o profetizza si deve coprire il capo con un velo: “Ma io voglio che sappiate che il capo d’ogni uomo è Cristo, che il capo della donna è l’uomo, e che il capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza a capo coperto, fa disonore al suo capo; ma ogni donna che prega o profetizza senz’avere il capo coperto da un velo, fa disonore al suo capo, perché è lo stesso che se fosse rasa. Perché se la donna non si mette il velo, si faccia anche tagliare i capelli! Ma se è cosa vergognosa per una donna il farsi tagliare i capelli o radere il capo, si metta un velo. Poiché, quanto all’uomo, egli non deve velarsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell’uomo; perché l’uomo non viene dalla donna, ma la donna dall’uomo; e l’uomo non fu creato a motivo della donna, ma la donna a motivo dell’uomo. Perciò la donna deve, a motivo degli angeli, aver sul capo un segno dell’autorità da cui dipende. D’altronde, nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo senza la donna. Poiché, siccome la donna viene dall’uomo, così anche l’uomo esiste per mezzo della donna, e ogni cosa è da Dio. Giudicatene voi stessi: E’ egli conveniente che una donna preghi Iddio senz’esser velata? La natura stessa non v’insegna ella che se l’uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore? Mentre se una donna porta la chioma, ciò è per lei un onore; perché la chioma le è data a guisa di velo. Se poi ad alcuno piace d’esser contenzioso, noi non abbiamo tale usanza; e neppur le chiese di Dio” (1 Corinzi 11:3-16). Chi ha detto queste parole? L’apostolo Paolo, dunque lo stesso apostolo che come abbiamo visto prima si oppose al legalismo che ai suoi giorni alcuni cercarono di diffondere in mezzo alla Chiesa. Quindi, se Paolo che conosceva bene cosa fosse il legalismo, affermava che “la donna deve, a motivo degli angeli, aver sul capo un segno dell’autorità da cui dipende” e questo è il velo, è evidente che questo comandamento, perché di un ordine si tratta, non faceva parte di quei comandamenti che taluni diffondevano per far ricadere i santi sotto il giogo della legge. Non vi pare? Altrimenti Paolo si sarebbe contraddetto.

L’insegnamento secondo cui la donna deve adornarsi con verecondia e modestia, e quindi non in maniera lussuosa, provocante, e indecente, cioè con pantaloni, minigonne, vesti attillate, scollate, trasparenti, gioielli addosso, e cose simili. Vediamo cosa dice il Nuovo Testamento: “Le donne si adornino d’abito convenevole, con verecondia e modestia: non di trecce e d’oro o di perle o di vesti sontuose, ma d’opere buone, come s’addice a donne che fanno professione di pietà” (1 Timoteo 2:9-10), ed anche: “Il vostro ornamento non sia l’esteriore che consiste nell’intrecciatura dei capelli, nel mettersi attorno dei gioielli d’oro, nell’indossar vesti sontuose, ma l’essere occulto del cuore fregiato dell’ornamento incorruttibile dello spirito benigno e pacifico, che agli occhi di Dio è di gran prezzo. E così infatti si adornavano una volta le sante donne speranti in Dio….” (1 Pietro 3:3-5). Ora, come potete vedere sia Paolo, che era l’apostolo dei Gentili, che Pietro che era l’apostolo dei circoncisi, insegnavano la medesima cosa sull’ornamento esteriore della donna. Dunque anche in questo caso non ci si trova davanti a insegnamenti legalisti, cioè che tendono a portare i credenti sotto la legge di Mosè, e ad annullare la grazia di Dio.

Il divieto per la donna di insegnare, e perciò di fare il pastore o l’anziano. Vediamo anche qui cosa dice il Nuovo Testamento. “La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poiché non permetto alla donna d’insegnare, né d’usare autorità sul marito, ma stia in silenzio. Perché Adamo fu formato il primo, e poi Eva; e Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione; nondimeno sarà salvata partorendo figliuoli, se persevererà nella fede, nell’amore e nella santificazione con modestia” (1 Timoteo 2:11-15). Anche qui troviamo un comando dato da Paolo, che è quello dato alla donna di imparare in silenzio, e un divieto, cioè quello di insegnare. Possiamo parlare di comandamenti che se osservati riportano sotto la schiavitù della legge? No.

Il divieto di evangelizzare tramite scene teatrali, mimi, pupazzi, musica rock e cose simili. Come evangelizzavano gli apostoli? Prendiamo per esempio l’apostolo Paolo. Da quello che troviamo scritto nel Nuovo Testamento, egli usava solo un metodo di evangelizzazione sia verso i Giudei che verso i Gentili, che era quello della predicazione della croce fatta con ogni franchezza, come si conviene, ed infatti era per questo che esortava i santi a pregare per lui “acciocché mi sia dato di parlare apertamente per far conoscere con franchezza il mistero dell’Evangelo, per il quale io sono ambasciatore in catena; affinché io l’annunzî francamente, come convien ch’io ne parli” (Efesini 6:19-20). E questo perché il Vangelo non va predicato con sapienza di parola, o mediante la sapienza di questo mondo, affinché la croce di Cristo non sia resa vana. Paolo dunque non cambiava il suo metodo di evangelizzare a secondo che evangelizzava i Giudei o i Gentili. Ed oltre a ciò non usava altri mezzi, all’infuori della predicazione della croce. Eppure anche a quel tempo esistevano il teatro, la musica mondana, e le buffonerie! Perché allora Paolo, come anche gli altri apostoli, non adottarono altri metodi di evangelizzazione? Perché essi credevano fermamente che l’Evangelo è potenza di Dio per ognuno che crede, e che coloro che Dio ha ordinato a vita eterna crederanno appunto tramite la predicazione del Vangelo! E quindi si limitavano ad annunciare agli uomini il Vangelo secondo l’esempio che aveva loro lasciato Gesù Cristo, pienamente persuasi e fiduciosi che Dio avrebbe concesso il ravvedimento e la fede a coloro che Egli aveva eletti fin dalla fondazione del mondo. Ricordatevi poi che la predicazione di Paolo era spesso accompagnata da segni e prodigi fatti nel nome di Gesù, che erano la testimonianza che Dio aggiungeva a quella degli apostoli per confermare la sua Parola. E questi segni e prodigi servivano anche per attirare le anime. Purtroppo però oggi in molte Chiese manca proprio questa fiducia, come anche la franchezza e la potenza di Dio, e allora ricorrono a moderne tecniche di evangelizzazione, che sono ormai dei veri e propri spettacoli mondani, che non hanno nulla di diverso da quelli organizzati dai pagani, tranne che cambia il tema. E quindi assistiamo alla profanazione del messaggio del Vangelo, perché si unisce il sacro al profano, invece di tenere le due cose ben separate. Il messaggio della croce viene presentato sotto forma di scene teatrali e mimi, o tramite clown e pupazzi, e quindi non con ogni franchezza ma in maniera tale che la rappresentazione deve essere interpretata, e oltre a ciò presentando il Vangelo in questa maniera lo si riduce ad una sorta di favola o storiella, perché il messaggio viene spogliato della sua gravità e della sua potenza. E poi che dire dei vari tipi di musica moderna, che vengono usati per portare il Vangelo ai giovani? Anche qui assistiamo ad una unione tra sacro e profano, che non deve esistere.

Il divieto di andare al cinema, al teatro, nelle spiagge e piscine (per prendersi la tintarella e farsi il bagno), allo stadio e nelle sale da ballo; come anche il divieto di giocare la schedina, il lotto, e di fare altre cose sconvenienti. Ma nel Nuovo Testamento non è forse scritto: “Non siate dunque loro compagni; perché già eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Conducetevi come figliuoli di luce (poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà e giustizia e verità), esaminando che cosa sia accetto al Signore. E non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; anzi, piuttosto riprendetele” (Efesini 5:7-11), ed ancora: “Poiché la grazia di Dio, salutare per tutti gli uomini, è apparsa e ci ammaestra a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, per vivere in questo mondo temperatamente, giustamente e piamente” (Tito 2:11-12)? Dunque, anche in questo caso, è fuori luogo parlare di divieti che hanno a che fare con la legge di Mosè, e quindi di divieti che fanno ricadere i santi sotto la legge di Mosè.

Ora, è evidente dunque che anche questi comportamenti esteriori hanno importanza per Dio, altrimenti nella Bibbia non ci sarebbero scritte queste cose, che fanno parte della verità che è in Cristo. Ma i nostri accusatori negano che queste cose hanno valore in sé stesse, e affermano nella pratica che per Dio non hanno alcun valore perché si collocano al di fuori della verità. Essi dunque mentono contro la verità che è in Cristo, e di queste menzogne si devono ravvedere. Su questo non c’è il minimo dubbio.

Ecco dunque perché teniamo a queste cose, perché fanno parte del consiglio di Dio, cioè delle cose utili a noi figliuoli di Dio, che dobbiamo mettere in pratica per santificarci. E sì, perché anche queste cose fanno parte della santificazione, che non è solo interiore, ma anche esteriore. Già, la santificazione, di cui i nostri accusatori dimenticano l’importanza. Ma io vorrei dire a costoro: ‘Ma non sapete voi che non solo nell’Antico Testamento, ma anche nel Nuovo Testamento, grande importanza e rilievo sono dati alla santità di Dio e alla nostra santificazione che deve tendere appunto alla santità di Dio, secondo che è scritto: “Ma come Colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Siate santi, perché io son santo” (1 Pietro 1:15-16)? E come possiamo essere santi se non osservando i comandamenti dati da Cristo mentre era sulla terra, e poi tramite gli apostoli dopo la sua assunzione? Ma non diceva forse Paolo nella prima lettera ai Corinzi: “Se qualcuno si stima esser profeta o spirituale, riconosca che le cose che io vi scrivo sono comandamenti del Signore” (1 Corinzi 14:37), e tra i comandamenti scritti in questa epistola c’è proprio anche quello sul velo? E non disse forse a Timoteo: “Ordina queste cose e insegnale” (1 Timoteo 4:11), e tra le cose che egli doveva ordinare c’era pure l’ornamento verecondo e modesto della donna e il divieto di insegnare per la donna? E non diceva, sempre Paolo, ai Filippesi: “Siate miei imitatori, fratelli, e riguardate a coloro che camminano secondo l’esempio che avete in noi” (Filippesi 3:17), ed anche: “Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e vedute in me, fatele; e l’Iddio della pace sarà con voi” (Filippesi 4:9)? Per cui siccome Paolo non ricorreva a mimi, scene teatrali, pupazzi, clown, e cose simili, per trasmettere il Vangelo, anche noi non dobbiamo fare uso di questi mezzi perché ci basta la predicazione del Vangelo fatta con lo Spirito Santo, gran pienezza di convinzione e potenza, come peraltro bastava agli apostoli.

Dunque, sappiate fratelli, che queste cose le applichiamo perché vogliamo essere santi, come Dio ci ha comandato, e in questa maniera piacere a Dio, e sì perché santificandoci si piace a Dio, mentre se ci si conforma al mondo si dispiace a Lui. Non dice forse Giacomo ai santi: “O gente adultera, non sapete voi che l’amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio” (Giacomo 4:4)?

Ci accusano poi di essere ossessionati dal dover decidere ciò che è giusto o sbagliato. Ora, ossessionati non lo siamo, ma certamente siamo occupati a discernere il bene dal male, per approvare le cose migliori, al fine di piacere al Signore con tutta la nostra condotta. Ma non hanno mai letto che dobbiamo esaminare ogni cosa, ritenere il bene ed astenerci da ogni apparenza di male (1 Tessalonicesi 5:21-22); e che dobbiamo condurci come figliuoli di luce esaminando che cosa sia accetto al Signore (Efesini 5:9-10), e che dobbiamo intendere bene quale è la volontà del Signore (Efesini 5:17)? Quindi il nostro esaminare le cose che si dicono e fanno in mezzo alla Chiesa, per stabilire se esse sono giuste o sbagliate, è un comportamento giusto nel cospetto di Dio. Perfettamente in armonia con la Parola di Dio. Ma evidentemente ciò non fa parte del comportamento dei nostri accusatori. Loro infatti sono occupati non ad esaminare ogni cosa, ma ad accettare ogni cosa come buona e lecita; tanto ‘Dio guarda al cuore’!

Vorrei poi dire ai nostri accusatori che ci accusano di usare anche la legge per avvalorare le nostri posizioni, che l’apostolo Paolo dice che “la legge è buona, se uno l’usa legittimamente, riconoscendo che la legge è fatta non per il giusto, ma per gl’iniqui e i ribelli, per gli empî e i peccatori, per gli scellerati e gl’irreligiosi, per i percuotitori di padre e madre, per gli omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti, per i ladri d’uomini, per i bugiardi, per gli spergiuri e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina, secondo l’evangelo della gloria del beato Iddio, che m’è stato affidato” (1 Timoteo 1.8-11). Dunque, quel ‘e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina’ vuol dire che noi possiamo usare la legge per dimostrare che una certa cosa è contraria alla sana dottrina, che è quella dottrina che insegnava appunto Paolo. Che andate cianciando dunque, o sprezzatori?

Ma che hanno fatto costoro con questi discorsi? Hanno finito con l’incoraggiare la fratellanza a darsi al peccato. E per rendersi conto di ciò basta frequentarli un po’ di tempo. Sono persone ambigue, astute, senza amore per la giustizia, poco amore per la verità, disinteresse per la santità. E non è poco.

E noi con queste persone non possiamo andare d’accordo, non possiamo camminare. Qui non si tratta di dare personali interpretazioni di quel che è giusto o sbagliato, ma di dire che la Bibbia approva o non approva una determinata cosa. Facciamo alcuni esempi: il comando di mettersi il velo per le donne non è frutto di una nostra interpretazione personale, il divieto di mettersi minigonne e altri vesti indecenti non è frutto di una nostra interpretazione personale, come anche il divieto per la donna di insegnare. Qui ci troviamo davanti a comandamenti di Dio, che però i ribelli e i contenziosi vorrebbero con la loro astuzia far credere che si tratta di nostre interpretazioni personali. Ma ormai è manifesto che le interpretazioni personali sono le loro, sì proprio le loro, infatti tramite di esse essi hanno eliminato questi comandamenti di Dio. E per avere fatto questo porteranno la loro pena. Ecco perché non possiamo camminare con questi credenti, perché hanno annullato la Parola di Dio con i loro vani ragionamenti. Noi vogliamo essere compagni di coloro che temono Dio, e quindi di coloro che rispettano i comandamenti di Dio.

I nostri accusatori arrivano a dire di noi che noi non possiamo progredire spiritualmente. Al che io dico che costoro sono persone che se si conoscono bene, c’è da scappare da loro, perché hanno finito con l’approvare un po’ tutto il marcio e tutta l’immondizia che c’è nelle Chiese; persone che vendono la verità per un piatto di lenticchie; persone che per piacere agli uomini non annunziano tutto il consiglio di Dio. Andate, andate a vedere la vita privata dei predicatori che ci accusano di legalismo, e scoprirete che o hanno l’amante o sono o separati, o finanche divorziati e risposati, o hanno delle mogli sensuali, maldicenti e superbe, o hanno figli ribelli dati alla dissolutezza, che si comportano peggio di tanti figli di persone del mondo. E poi essi sono amanti del denaro, dei piaceri della vita, del lusso, e ricorrono alla menzogna e alla frode, e fanno ogni tipo di compromesso a danno della Parola di Dio pur di raggiungere i loro fini.

E poi proprio loro ci dicono questo? Ma esaminate le vostre vie, e abbandonate le vie malvagie che state percorrendo, e tornate alla purità e semplicità rispetto a Cristo.

Ci accusano poi anche di essere spietati verso quei credenti che non si attengono a questi insegnamenti. Falso. Noi li ammoniamo ed esortiamo nel Signore coloro che ancora non osservano questi comandamenti, ma non ci mostriamo spietati verso di loro condannandoli; lungi da noi il fare questo. E se qualcuno si mostra spietato verso questi fratelli, viene lui stesso ammonito da noi. Ed oltre a ciò, siamo pronti a perdonare chi si ravvede dalle sue vie malvagie, e torna al Signore. Eccome se siamo pronti a perdonarlo. Guai a noi se non lo facessimo.

Che dire poi a proposito della loro accusa secondo cui possediamo una mente farisaica? Diciamo che la mente farisaica è quella che pensa a come annullare la Parola di Dio, infatti i Farisei ai giorni di Gesù avevano annullato la Parola di Dio, secondo che disse loro Gesù: “Voi, lasciato il comandamento di Dio, state attaccati alla tradizione degli uomini. E diceva loro ancora: Come ben sapete annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra! Mosè infatti ha detto: Onora tuo padre e tua madre; e: Chi maledice padre o madre sia punito di morte; voi, invece, se uno dice a suo padre od a sua madre: Quello con cui potrei assisterti è Corban, (vale a dire, offerta a Dio), non gli permettete più di far cosa alcuna a pro di suo padre o di sua madre; annullando così la parola di Dio con la tradizione che voi vi siete tramandata. E di cose consimili ne fate tante!” (Marco 7:8-13). E qui se c’è qualcuno che ha la mente farisaica sono proprio coloro che ci accusano di essere dei Farisei, perché sono proprio loro che annullano la Parola mediante dottrine di uomini. Basta sentirli parlare del velo, dell’ornamento esteriore della donna, del mettersi ad insegnare da parte della donna, e di altre cose, per capire che sono proprio loro quelli che hanno la mente dei Farisei. Noi semmai ci studiamo di attenerci alla dottrina di Dio, ed esortiamo gli altri a fare lo stesso, senza andare al di là di ciò che è scritto per non gonfiarsi d’orgoglio esaltando l’uno a danno dell’altro.

Ma proseguiamo con le loro accuse. Essi dicono che noi prendiamo piacere nella controversia. Ora se per controversia si intende la contesa, non amiamo affatto contendere; se invece si intende l’apologetica allora sì, ci compiacciamo in essa perché mediante l’apologetica si difende la verità, che oggi tante Chiese sprezzano e calpestano.

E andiamo avanti, ci accusano pure di avere ‘lasciato il giogo di Cristo per un giogo di schiavitù alla legge’. Anche in queste parole non c’è nulla di vero perché noi abbiamo ancora sul nostro collo il giogo di Cristo che è leggero. Semmai sono loro che hanno rinunciato al giogo di Cristo perché hanno deciso di conformarsi al presente secolo malvagio. O sprezzatori, ma non lo sapete che i comandamenti che dava Paolo fanno parte della legge di Cristo, sotto la quale ci troviamo noi ora, secondo che egli disse: “Benché io non sia senza legge riguardo a Dio, ma sotto la legge di Cristo” (1 Corinzi 9:21), e dunque essi fanno parte del giogo di Cristo? Come potete dunque accusarci di avere lasciato il giogo di Cristo e di non dimorare nella grazia di Dio? Parlate come se noi fossimo tornati a servire i poveri elementi del mondo, quando invece osserviamo la parola di Cristo trasmessaci dagli apostoli. E’ veramente assurdo quello che dite.

E poi proprio voi che ci accusate dicendo queste cose, siete tra coloro che insegnate e ordinate la decima, che non fa parte della legge di Cristo ma della legge di Mosè e in quanto tale non più obbligatoria da dare, anche perché la decima va data ai Leviti e voi non siete dei Leviti! Siete voi dunque che portate le anime sotto la legge di Mosè e non noi. Ma il precetto mosaico della decima vi è molto caro, lo sappiamo, perché siete assetati di denaro, perché vi siete messi a servire Mammona. E dunque vi fa estremamente comodo insegnarlo!

Essi ci dicono anche che noi abbiamo messo Dio in una scatola, e dicono un’altra cosa non vera, perché noi riteniamo che Dio fa tutto quello che vuole e come vuole. Ma badate, questo non significa che Dio autorizzi a creare confusione e baldoria in mezzo alla sua casa, a creare suggestione, spettacoli teatrali, concerti di musica rock, buffonerie varie, e altre cose simili, perché in questo non vediamo l’opera di Dio ma del diavolo, cioè l’opera di seduzione del serpente antico. Certo, Dio è in grado di convertire il male in bene, ma questo non ci autorizza a tollerare o incoraggiare il male. I nostri accusatori parlano così, cioè usando questa metafora del ‘mettere Dio in scatola’, perché siccome sono volutamente andati al di là di quello che è scritto, hanno dovuto inventarsi qualche sofisma per giustificare le loro pratiche e usanze non bibliche.

E’ evidente dunque che alla luce della Scrittura, l’accusa mossaci di essere dei legalisti è falsa.

Concludo quindi, fratelli, mettendovi in guardia da tutti coloro per i quali il legalismo è l’osservanza dei comandamenti che ci ha dato Gesù Cristo il Figlio di Dio, sia nei giorni della sua carne, che tramite gli apostoli dopo la sua assunzione. Perché costoro sono i peggiori nemici della Chiesa, perché hanno introdotto e continuano a introdurre in mezzo alla fratellanza la dissolutezza; sì, perché nella pratica costoro fanno della libertà una occasione alla carne ed esortano ad usare la libertà qual manto che copre la malizia. E per giustificare la loro ribellione, che fanno? Ricorrono al sofisma del ‘legalismo’, per far credere che noi siamo pericolosi per la Chiesa nell’avere assunto queste posizioni, in quanto portiamo le anime lontane dalla grazia e sotto la legge. Invece sono loro che portano le anime lontano dalla grazia di Dio, in quanto le portano nella dissolutezza, spingendole così alla ribellione contro Dio. E difatti le parole e la vita di costoro testimoniano che sono dei ribelli.

Sì, costoro, parlano di Gesù, dicono che dobbiamo portare il Vangelo al mondo, ma quando si affronta il tema della osservanza dei comandamenti di Cristo in vista della nostra santificazione, allora ti si rivoltano contro come delle bestie feroci. Ma Gesù bisogna non solo predicarlo, ma anche amarlo, e si dimostra il proprio amore verso Gesù Cristo osservando i suoi comandamenti, secondo che Egli disse: “Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama” (Giovanni 14:21), e i Suoi comandamenti non sono gravosi, almeno per noi, perché vedo che per i nostri accusatori sono gravosissimi, tanto che li soffocano.

La realtà è che i nostri accusatori hanno rigettato parte del consiglio di Dio, in quanto fanno parte di coloro che non sopportano la sana dottrina, che hanno distolto le orecchie dalla verità e si sono volti alle favole (2 Timoteo 4:4), e quindi se la prendono con noi che vogliamo attenerci a tutto il consiglio di Dio e non solo ad una parte. Ma porteranno la pena della loro ribellione, anzi già molti di loro la stanno portando. Stanno mietendo quello che hanno seminato.

Quanto a voi fratelli, che volete piacere a Dio in tutta la vostra condotta, vi esorto a perseverare nelle cose che avete imparato e nelle quali siete stati confermati. Nessuno vi seduca con vani ragionamenti.

La grazia del Signore Gesù sia con voi

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://lanuovavia.org/giacintobutindaro/2010/07/19/legalismo-risposta-all%e2%80%99accusa-di-essere-dei-legalisti-lanciataci-da-molti/