La fine di Guido Buffarini Guidi

Il Governo di Mussolini perpetrò una persecuzione sistematica contro i Pentecostali, in quanto nel 1935 venne emanata una circolare da parte del sottosegretario all’interno Guido Buffarini-Guidi, che vietava ai pentecostali di rendere il loro culto a Dio sia privatamente che pubblicamente. Ecco il testo di quella circolare che rimase in vigore fino al 1955: ‘‘Esistono in alcune province del regno semplici associazioni di fatto che, sotto la denominazione di pentecostali o pentecostieri o neumatici o tremolanti, attendono a pratiche di culto in riunioni generalmente presiedute da ‘anziani’. Il culto professato dalle anzidette associazioni, non riconosciute a norma dell’articolo 2 della legge 24 giugno 1929, n. 1159, non può ulteriormente essere ammesso nel regno, agli effetti dell’articolo 1 della citata legge, essendo risultato che esso estrinseca e concreta in pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza. Pertanto le Loro Eccellenze provvederanno subito per lo scioglimento, dovunque esistano, delle associazioni in parola, e per la chiusura dei relativi oratori e sale di riunione, disponendo conseguentemente anche per una opportuna vigilanza, allo scopo di evitare che ulteriori riunioni e manifestazioni di attività religiosa da parte degli adepti possano avere luogo in qualsiasi altro modo o forma. Si gradirà sollecita assicurazione dell’adempimento’.
Quella circolare fu emanata dal governo Mussolini sotto pressione della Chiesa Cattolica Romana, perché pochi anni prima, nel 1929, vi era stato il concordato tra la chiesa cattolica romana e lo Stato, mediante il quale avveniva la rappacificazione tra lo Stato Italiano e la Curia romana, e mediante il quale il governo Italiano si impegnava ad assecondare i desideri e gli scopi della chiesa romana. E tra questi desideri e scopi della chiesa romana vi era pure quello di impedire ai Protestanti di diffondere tra il popolo cattolico romano quelle che essa chiama le idee della Riforma avvenuta secoli addietro, ma che noi chiamiamo semplicemente la Buona novella della pace.
A conferma che la chiesa cattolica romana fece pressione sul regime fascista affinché questo frenasse la diffusione del movimento pentecostale in questa nazione esibiamo le seguenti dichiarazioni contenute in un fascicolo a stampa, di distribuzione riservata, sul tema Il proselitismo dei protestanti in Italia che il Vaticano trasmise al governo italiano nel 1934: ‘Particolare segnalazione meritano i pentecostali o tremolanti. Nelle loro adunanze, gli adepti sono eccitati fino al parossismo, con grande pericolo soprattutto per le donne e i bambini. Per accertarsi basterà inviare un medico psichiatra a fare, senza preavviso e cautamente, un sopralluogo nella loro sede di via Adige 20, in Roma. Gli stessi protestanti non approvano il loro sistema (…). E’ bene tenere presente che la legge italiana ammette culti diversi dalla religione cattolica, ‘purché non professino principi e non seguano riti contrari all’ordine pubblico e al buon costume’. Quindi non si comprende come il culto pentecostale continui ad essere ammesso in Italia’ (Citato da Giorgio Rochat in Regime Fascista e Chiese evangeliche, Torino 1990, pag. 37), ed ancora: ‘Sua Eccellenza il capo del governo, nel gran discorso alla seconda assemblea quinquennale del regime del 18 Marzo ultimo scorso, ha dichiarato: ‘L’unità religiosa è una delle grandi forze di un popolo. Comprometterla e anche soltanto incrinarla è commettere un delitto di lesa nazione’. Questa categorica affermazione, che vuol essere un programma di condotta per tutte le autorità dello stato, resterebbe sterile se ad un delitto così grave e così autorevolmente qualificato non corrispondessero nella legislazione misure convenienti a prevenirlo e a reprimerlo. Per tutti gli altri delitti di lesa maestà, di leso regime, di lesa nazione, la legge italiana ha proporzionati rimedi’ (citato da Giorgio Rochat in op. cit., pag. 37).
Dinanzi a queste chiare affermazioni contro i Pentecostali e queste richieste fatte dal Vaticano a Mussolini appare chiaro che la circolare Buffarini-Guidi, emanata l’anno seguente dal regime fascista contro i Pentecostali, non fu altro che la misura legislativa tanto desiderata da parte vaticana contro di loro al fine di punirli per il loro delitto. E qual’era il loro delitto? Compromettevano l’unità religiosa dello Stato italiano oltre che professavano riti contrari al buon costume!! La storia si è ripetuta; come nei secoli addietro molti re e principi per avere l’appoggio del papato favorirono il più possibile i disegni della chiesa romana tra cui anche quello di distruggere i credenti che erano usciti da essa, vale a dire quelli che essa chiama i Protestanti (non si deve mai dimenticare che la chiesa romana nel corso dei secoli in Europa si è usata dei governi degli Stati per perseguitare tanti fratelli), così il governo fascista incitato dalla chiesa cattolica si scagliò con veemenza contro i nostri fratelli. Ma esaminando da vicino questo modo di agire del governo fascista contro i nostri fratelli, si riscontrerà pure una forte somiglianza con il comportamento di Ponzio Pilato nei confronti di Gesù. Voglio dire con questo che Ponzio Pilato sentenziò che Gesù fosse flagellato e condannato per soddisfare il desiderio del popolo giudaico che era quello di togliere di mezzo Gesù infatti è scritto che Ponzio Pilato “sentenziò che fosse fatto quello che domandavano” (Luca 23:24), ed anche: “Pilato, volendo soddisfare la moltitudine, liberò loro Barabba; e consegnò Gesù, dopo averlo flagellato, per esser crocifisso” (Marco 15:15). Ma come fu nel piano di Dio che Ponzio Pilato accondiscendesse a quello che il popolo dei Giudei gli domandò di fare contro Gesù, così era nel piano di Dio che le autorità fasciste accondiscendessero a quello che la chiesa romana chiese loro di fare contro i nostri fratelli. E come dalla morte di Cristo ne è derivato tanto bene, così pure dalla persecuzione dei santi è scaturito tanto bene, e questo perché Dio converte il male in bene. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.
E’ bene però che sappiate pure che Guido Buffarini Guidi, il 26 Aprile 1945, mentre tentava di raggiungere la Svizzera, fu catturato dai partigiani. In seguito fu processato e condannato a morte il 16 Giugno da una Corte d’Assise straordinaria; e la sentenza fu eseguita per fucilazione nel campo sportivo “Giuriati”, zona Città Studi a Milano il 10 luglio 1945. Fu portato davanti al plotone di esecuzione in stato di quasi incoscienza, in quanto quando aveva saputo della fucilazione imminente si era avvelenato ingoiando un tubetto di barbiturici. Buffarini Guidi aveva 50 anni quando morì.

 

In questa foto, un sacerdote gli impartisce l’ultima ‘benedizione’ mentre era appunto in quello stato di quasi incoscienza.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2012/01/13/la-fine-di-guido-buffarini-guidi/

L’apostolo Paolo: mandato dalle Chiese o da Cristo?

Nicola Martella afferma quanto segue in merito agli apostoli:
‘Bisogna distinguere dapprima gli apostoli del Signore Gesù, che erano solo dodici e vissero con lui dall’inizio alla fine del suo ministero (At 1,22). Poi, bisogna distinguere gli apostoli delle chiese, tra cui c’erano, ad esempio, Paolo e Barnaba (At 13,1ss).
La chiamata da parte del Signore è una cosa, il mandato della chiesa è un’altra. Paolo poteva stare benissimo ad Antiochia e da lì organizzare l’opera intorno. Poteva organizzare pure una particolare azione a favore di altre chiese e guidare una particolare delegazione al riguardo (cfr. At 11,29s; 12,21). Poteva anche andare ogni tanto a qualche importante conferenza teologica e discutere particolari questioni (cfr. At 15). Tutto ciò non ne faceva ancora un “apostolo” mandato dalle chiese, quindi un missionario fondatore.
Paolo è stato chiamato all’apostolato da Gesù, ma non era uno dei particolari “dodici apostoli [= incaricati] del Signore”, che erano stati con lui per tutto il tempo del suo ministero e che lui stesso in vita mandò e da risorto incaricò. Egli era uno dei vari “apostoli di Cristo”, ossia quelli mandati dalle chiese, sebbene chiaramente è un uomo speciale.
I “dodici apostoli” furono scelti secondo questo criterio: “Bisogna dunque che fra gli uomini che sono stati in nostra compagnia tutto il tempo che il Signor Gesù è andato e venuto fra noi, a cominciare dal battesimo di Giovanni fino al giorno ch’egli, tolto da noi, è stato assunto in cielo, uno sia fatto testimone con noi della risurrezione di lui” (At 1,21s). Essi erano a numero chiuso (12) e dovevano avere tali caratteristiche di testimoni dei fatti storici della vita di Cristo, oltre che essere poi di insegnanti autorevoli nella prima chiesa (At 2,42).

http://www.facebook.com/notes/nicola-martella/la-nuova-gerusalemme-e-i-nomi-di-solo-dodici-apostoli/330760730278795

Dunque, secondo l’esegeta Nicola Martella, Paolo era sì un apostolo, ma non mandato da Cristo ad adempiere il suo apostolato, ma dalle Chiese. Perchè solo i dodici apostoli furono mandati da Cristo.
Ora, fermo restando che Paolo non è tra i dodici apostoli chiamati e mandati dal Figliuolo di Dio mentre Egli era ancora in questo mondo, è falso che Paolo fu mandato dalle Chiese e non da Cristo a fondare le Chiese, e ve lo dimostro subito mediante le Sacre Scritture.
Gesù Cristo quando apparve a Saulo sulla via di Damasco, gli disse: “Per questo ti sono apparito: per stabilirti ministro e testimone delle cose che tu hai vedute, e di quelle per le quali ti apparirò ancora” (Atti 26:16), il che significa che Paolo fu stabilito ministro del Vangelo dal Signore e non dagli uomini. Paolo confermò di avere ricevuto il ministerio dal Signore, con queste parole che lui rivolse anni dopo agli anziani della chiesa di Efeso: “Ma io non fo alcun conto della vita, quasi mi fosse cara, pur di compiere il mio corso e il ministerio che ho ricevuto dal Signor Gesù, che è di testimoniare dell’Evangelo della grazia di Dio” (Atti 20:24). Egli dunque ricevette la chiamata al ministerio sulla via di Damasco.
Non solo, sulla via di Damasco, Paolo ricevette anche il mandato da Cristo, infatti nel resto del suo discorso Gesù gli disse: “Liberandoti da questo popolo e dai Gentili, ai quali io ti mando per aprir loro gli occhi, onde si convertano dalle tenebre alla luce e dalla potestà di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, la remissione dei peccati e la loro parte d’eredità fra i santificati” (Atti 26:17-18).
E quando avvenne che Paolo fu mandato da Cristo a predicare ai Gentili e fondare Chiese? Mentre si trovava ad Antiochia, secondo che è scritto: “Or nella chiesa d’Antiochia v’eran dei profeti e dei dottori: Barnaba, Simeone chiamato Niger, Lucio di Cirene, Manaen, fratello di latte di Erode il tetrarca, e Saulo. E mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati. Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani, e li accomiatarono. Essi dunque, mandati dallo Spirito Santo, scesero a Seleucia, e di là navigarono verso Cipro” (Atti 13:1-4).
Notate innanzi tutto, che Paolo e Barnaba furono messi da parte per ordine dello Spirito Santo, e quindi per ordine di Cristo in quanto lo Spirito dice quello che ha udito da Cristo, secondo che disse Gesù: “Non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annunzierà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve l’annunzierà” (Giovanni 16:13-14). Poi, notate che essi furono mandati dallo Spirito Santo, e non dalla Chiesa di Antiochia; e difatti è proprio da quel momento che nel libro degli Atti Paolo e Barnaba sono chiamati apostoli (cfr. Atti 14:4,5, 14), che vi ricordo significa ‘mandati’.
Ma c’è dell’altro da dire. In merito al fatto che Paolo, mentre era ad Antiochia, fu mandato dallo Spirito Santo a fondare Chiese tra i Gentili, questo non fu altro che l’adempimento di quello che Gesù Cristo gli aveva predetto tempo prima a Gerusalemme, infatti Paolo un giorno raccontò ai Giudei: “… dopo ch’io fui tornato a Gerusalemme, che mentre pregavo nel tempio fui rapito in estasi, e vidi Gesù che mi diceva: Affrettati, ed esci prestamente da Gerusalemme, perché essi non riceveranno la tua testimonianza intorno a me. E io dissi: Signore, eglino stessi sanno che io incarceravo e battevo nelle sinagoghe quelli che credevano in te; e quando si spandeva il sangue di Stefano, tuo testimone, anch’io ero presente e approvavo, e custodivo le vesti di coloro che l’uccidevano. Ed egli mi disse: Va’, perché io ti manderò lontano, ai Gentili” (Atti 22:17-21). A quando risale questa visione avuta da Paolo? A quando si trovava a Gerusalemme con gli apostoli e andava e veniva con essi a Gerusalemme, ma taluni cercarono di ucciderlo e allora lui fu costretto a lasciare Gerusalemme, secondo che è scritto: “E quando fu giunto a Gerusalemme, tentava d’unirsi ai discepoli; ma tutti lo temevano, non credendo ch’egli fosse un discepolo. Ma Barnaba, presolo con sé, lo menò agli apostoli, e raccontò loro come per cammino avea veduto il Signore e il Signore gli avea parlato, e come in Damasco avea predicato con franchezza nel nome di Gesù. Da allora, Saulo andava e veniva con loro in Gerusalemme, e predicava con franchezza nel nome del Signore; discorreva pure e discuteva con gli Ellenisti; ma questi cercavano d’ucciderlo. E i fratelli, avendolo saputo, lo condussero a Cesarea, e di là lo mandarono a Tarso” (Atti 9:26-30). Notate che Gesù in persona gli comandò di andarsene da Gerusalemme e i discepoli quando seppero che gli Ellenisti cercavano di ucciderlo lo mandarono a Tarso. Le cose dunque coincidono. E tutto questo avvenne prima che Paolo si recasse ad Antiochia di Siria, da dove poi fu mandato dallo Spirito; infatti fu tempo dopo che Barnaba, essendo giunto ad Antiochia e veduta la grazia di Dio, innanzi tutto si rallegrò, e li esortò tutti ad attenersi al Signore con fermo proponimento di cuore, e poi “se ne andò a Tarso, a cercar Saulo; e avendolo trovato, lo menò ad Antiochia” (Atti 11:25).
Quindi quando leggiamo che Paolo fu mandato dallo Spirito Santo, possiamo anche dire che fu mandato da Gesù Cristo, in quanto fu Cristo a mandarlo per mezzo dello Spirito Santo.
L’apostolo stesso confermerà di essere stato mandato da Cristo a predicare, quando disse ai santi di Corinto: “Perché Cristo non mi ha mandato a battezzare ma ad evangelizzare” (1 Corinzi 1:17).
In merito alle parole che Cristo rivolse a Paolo in quelle due circostanze ben precise, e tramite le quali lo mandò ai Gentili, vorrei che notaste che quando Cristo mandò i suoi dodici apostoli a predicare alle dodici tribù di Israele disse loro parole simili, secondo che è scritto: “Questi dodici mandò Gesù, dando loro queste istruzioni: Non andate fra i Gentili, e non entrate in alcuna città de’ Samaritani, ma andate piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele” (Matteo 10:5-6), come anche quando li mandò (questa volta però erano undici in quanto Giuda era morto) a predicare a tutte le nazioni, secondo che è scritto: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, insegnando loro d’osservar tutte quante le cose che v’ho comandate” (Matteo 28:19-20).
La differenza sta solo nel fatto che mentre Gesù rivolse agli apostoli quelle parole, la prima volta prima della sua morte, e la seconda volta dopo la sua resurrezione, mentre era ancora sulla terra; nel caso di Paolo gliele rivolse dopo che era stato assunto in cielo, ma comunque fu sempre Gesù in persona a chiamare Saulo al ministerio di apostolo e mandarlo a predicare e fondare le Chiese fra i Gentili.
Ma per quale ragione Martella – e tanti altri assieme a lui – fa quelle affermazioni? Per poter sostenere che dopo l’assunzione di Gesù in cielo, non esistono più apostoli come i dodici che sono stati mandati da Cristo a fondare Chiese: esistono solo ‘apostoli di Cristo’ mandati dalle Chiese.
La cosa dunque non va sottovalutata affatto, perchè dietro queste affermazioni c’è sempre una strategia tesa a negare o nascondere qualcosa di biblico.
Dunque, per l’ennesima volta vi rivolgo l’esortazione a guardarvi da questo cosiddetto esegeta, che con i suoi abili sofismi seduce il cuore dei semplici.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2012/01/21/lapostolo-paolo-mandato-dalle-chiese-o-da-cristo/

Predicazione del 9 Gennaio 2012 di Giacinto Butindaro

Nessuna condanna

Giacinto Butindaro è un ministro di Dio? Considerazioni

Ritengo che in ogni salotto e in ogni comunità si sia acceso, almeno una volta, il dibattito sulla questione che concerne il fatto se Giacinto Butindaro è un vero ministro di Dio oppure no.

Con questo mio scritto voglio esporre alcune mie considerazioni, senza avere la pretesa di dare una risposta esaudiente e completa alla domanda, ma il mio intento è quello di dare alcuni spunti di riflessione a coloro che sono sinceri e vogliono servire il Signore con una buona coscienza e un cuore puro.

Fratelli, vi faccio sapere, inoltre, che io conosco personalmente i fratelli Butindaro dal 1991, anno in cui Iddio aveva preparato ogni cosa per il nostro incontro in vista di una felice e prosperosa collaborazione per promuovere una nuova riforma della Chiesa e la liberazione dei santi dai legami religiosi e denominazionali, che Dio aveva già pianificato e di cui oggi ne stiamo vedendo gli albori.

I ministeri devono essere tutti riconosciuti dalla Chiesa e distribuiti dal Signore Gesù Cristo, come i doni spirituali vengono distribuiti dallo Spirito santo secondo come Egli vuole.
Taluni ritengono che è necessario che dei ministri impongano le mani a dei credenti per riconoscerli nel ministerio, per quanto riguarda i fratelli Butindaro ciò è stato fatto, infatti Iddio ha mandato loro un fratello, un suo ministro, per imporre loro le mani.

Ad una sorella fu rivelato da Dio, quando Giacinto ancora era un piccolo fanciullo, che Egli si sarebbe servito di lui. Inoltre, Iddio, con una visione gloriosa e potente ha ordinato ai fratelli Butindaro di lasciare la loro casa e di andare nel lazio. Essi hanno obbedito alla celeste visione ed ora si trovano in tale regione, dove servono la Chiesa dei santi per volontà di Dio.

Quando in un credente c’è il dono di ministerio, questo deve essere riconosciuto dalla Chiesa, dai santi. Il ministerio di dottore della Parola donato da Dio a Giacinto è confermato dalla profonda conoscenza delle sacre Scritture e dalla capacità d’insegnare le dottrine presenti in esse. Purtroppo sono veramente pochi coloro che hanno ricevuto oggi il dono d’insegnare e contemporaneamente una profonda conoscenza delle sacre Scritture, e a conferma di ciò possiamo citare il fatto che la maggior parte dei pastori predica dai pulpiti con dei foglietti, senza i quali sarebbero smarriti, non saprebbero dove trovare i passi da leggere per spiegare il proprio sermone. Questa carenza si rende evidente nel momento in cui i membri delle comunità fanno delle domande ai pastori su alcune dottrine, e questi, non riescono a trovare dei passi e rinviano la risposta adducendo come scusa le più svariate giustificazioni, ma che sono chiaramente un evidente segno di prendere tempo per ricercarne la risposta. Costoro non amano essere interrogati dai fratelli, e tantomeno essere messi alla prova. Eppure i veri ministri di Dio non devono temere nulla, perché Dio è con loro.

Giacinto Butindaro è un dottore della Parola, non un pastore, quindi non si può pretendere da un dottore che abbia obbligatoriamente una chiesa da pasturare, un numero fisso di pecore da ammaestrare personalmente. Questo si può pretendere da un pastore, ma non da un dottore.

Quindi, l’accusa che taluni gli fanno citando il fatto che non guida una comunità fissa di credenti, è frutto soltanto di una profonda ignoranza della conoscenza delle Scritture e figlia del pregiudizio che vuole Butindaro, per forza di cose, che sia un falso ministro.

Giacinto Butindaro è dottore della Parola di Dio e considerati i tempi e le tecnologie esistenti oggi, si può tranquillamente dire che egli rivolge le sue predicazioni, i suoi insegnamenti a tutti i cristiani, di qualsiasi denominazione, senza i limiti di un locale di culto. Egli si rivolge alla CHIESA UNIVERSALE MONDIALE, e non solo ad una chiesa locale.
“La mia parrocchia è il mondo”, disse un uomo di Dio dei tempi passati; per quale motivo ancora oggi non possiamo ritenere che ci possano essere dei ministri di Dio che abbiano il mandato di ammaestrare la Chiesa invisibile e universale del mondo, nella verità della Parola di Dio?

Nei secoli passati, per portare la Parola di Dio bisognava spostarsi fisicamente o scrivere dei libri, stamparli e poi distribuirli; oggi, invece, si può stare seduti, davanti ad un PC e pubblicare i propri scritti, le proprie predicazioni a tutto il mondo, ottenendo così gli stessi effetti che si avevano spostandosi e parlando personalmente o distribuendo degli opuscoli o dei libri. È doveroso ricordare che ciò che deve convertire e convincere non è il mezzo, cioè il ministro, ma è il messaggio, sospinto, trasportato e depositato nei cuori dallo Spirito santo.

Per la gioia e la speranza di molti, e dolore e paura per altri, a suo tempo, verrà portata la Parola di Dio anche di persona, perché non è stato escluso il fatto di spostarsi e portare insegnamenti diretti e personali, ma ogni cosa verrà a suo tempo, secondo che il Signore sospingerà e aprirà le porte. L’Eterno regna!

Molti si domandano: chi sostiene i fratelli Butindaro? Sono sostenuti prima di tutto da Dio, e poi anche dai santi della Chiesa dell’Iddio vivente e vero, i cui particolari, come è bene che sia, non devono essere resi noti.

Una considerazione che molti oggi non fanno, perché incapaci di vedere i cambiamenti dei tempi, è che la predicazione della Parola di Dio, la sua diffusione, ha sempre avuto uno stretto legame con le tecnologie esistenti nelle rispettive epoche, e come la stampa contribuì a diffondere il pensiero della Riforma nel XVII secolo, come la radio venne utilizzata per diffondere la Parola di Dio in tempi moderni, nella stessa maniera, oggi, si può, anzi si devono usare le nuove tecnologie esistenti per diffondere la verità della Parola di Dio, per promuovere la santificazione dei santi e la divulgazione del vero messaggio dell’Evangelo.

Permettetemi di farvi anch’io una domanda, a tutti voi che siete scettici: per quale motivo i mormoni, i testimoni di Geova, e tante altre sette e movimenti vari, possono essere liberi di annunziare le loro falsità ed eresie anche sul web, mentre si pretende da Giacinto Butindaro che non lo faccia, o che ci siano delle condizioni particolari per poterlo fare?
Ancora, per quale motivo la guerra che state muovendo contro Giacinto Butindaro, cercando di dimostrare la falsità del suo ministerio e far cadere a terra i suoi insegnamenti e le sue esortazioni, non la muovete, con la stessa energia e non raddoppiate gli sforzi per muovere guerra contro i cattolici romani e le altre sette e movimenti religiosi falsi, pericolosi per la Chiesa e per la società tutta? Le quali menano in perdizione milioni di persone?

Le motivazioni ci sono, e sono concrete, e si trovano in prossimità delle tasche, nella città dell’amore del denaro, sita in via del conto corrente n. 00112233, cose che Giacinto sta condannando e cercando di sradicare dal cuore e dalla mente dei santi.
Il rischio di perdere entrate monetarie e i privilegi, mi paiono dei motivi sufficienti per calunniare i Butindaro. Questi eccellenti calunniatori, essendo incapaci di qualsiasi discorso sensato e biblico, questi cattivi operai, usano fare uso dell’arma della calunnia e della diffamazione, accusando la vittima di qualcosa che in realtà non corrisponde a verità, ma di qualcosa che loro sanno essere falso, non fondato, agendo, pertanto in mala fede e con una cattiva coscienza.

Il web è come una grande biblioteca internazionale, in cui tutti possono alimentarne le informazioni presenti; tutti nel mondo possono andarvi, prendere dei libri o delle prediche audio, per leggerli e ascoltarli. Questo fa della rete la più grande biblioteca esistente, e pertanto, è normale che anche i santi si servano di essa e cerchino ciò di cui hanno bisogno.

Le rivoluzioni attuali dei popoli arabi dimostrano che il web non è arrestabile, e l’informazione totale e completa diventa una fonte di desiderio di libertà dei popoli oppressi e soggiogati. La medesima cosa sta accadendo in ambito delle chiese evangeliche italiane, e forse, mondiali.

Forse, molti non gradiscono i metodi usati da Butindaro, perché confuta le falsità insegnate nelle varie denominazioni, facendo nomi e cognomi e trattando casi concreti, con dovizia di dettagli e di parole, i quali sono verificabili da tutti, in modo che tutti possano esprimere il proprio giusto giudizio in proposito.
Facendo ciò, Giacinto si oppone fortemente ed efficacemente contro ogni opera menzognera e in difesa soltanto della verità che si legge nella Bibbia, e lo fa pubblicamente senza alcun timore. Per citare dei casi concreti, basti pensare all’opera di smascheramento della casa editrice ADI-MEDIA per aver “manipolato” dei libri di autori stranieri, non più in vita.

Un lavoro simile lo mettono in pratica anche i vari predicatori delle diverse denominazioni, perché anch’essi muovono guerra alle altre denominazioni, solo che non lo fanno pubblicamente, ma dai loro pulpiti, senza lasciare tracce evidenti, in modo da non dare la possibilità agli interessati di rispondere; ne parlano nelle case, in certe riunioni, insomma, tutti parlano contro tutti gli altri. Questi, a differenza di Giacinto, lo fanno in modo che gli interessati di cui si parla male, che vengono segnalati come “falsi”, “indemoniati” o altro, non lo vengano a sapere e non possano difendersi pubblicamente.

Giacinto, invece, quando parla contro qualcuno, lo fa pubblicamente e se la persona confutata ritiene di essere nella verità può RIPUBBLICARE a sua volta le sue difese e la sua verità, sempre davanti a tutti, affinché i santi interessati alla vicenda leggano le tesi delle due parti ed esprimano il loro giudizio posizionandosi dalla parte della verità.

Non sta forse scritto nella Parola di Dio che Apollo confutava i Giudei pubblicamente? (cfr Atti 18:28)
Alla luce della Parola di Dio, quindi, per quale motivo, oggi, Giacinto non dovrebbe confutare pubblicamente i Giudei e i gentili, dimostrando per le Scritture che Dio vuole che i santi si santifichino e crescano nella conoscenza della Parola di Dio?

I veri motivi che spingono taluni a parlare contro Giacinto li abbiamo già citati in precedenza, e per fare degli esempi, quando Giacinto ha parlato contro la decima, molti che amano il denaro si sono visti diminuire le entrate e possono disporre ora di somme di denaro minori; quindi, è comprensibile che questi si siano arrabbiati e cerchino nei modi scorretti e non biblici di dimostrare che Giacinto si sbaglia. E così per tanti altri insegnamenti, come il non giudicare mai, tutto è puro per quelli che sono puri, la lettera uccide, il divorzio, il mare, etc., perché ci sono coloro che hanno interessi contrari a ciò che sta scritto nella Bibbia, di cui Giacinto è banditore e dottore, e si agitano contro di lui. La missione di Giacinto è di illuminare gli occhi di tutti i santi, ma gli interessi dei despoti e dei falsi ministri è quello che i santi rimangano con gli occhi chiusi e non sappiano determinate cose. Un popolo che conosce è difficilmente ingannabile.

Che Dio abbia pietà di me e di tutta la chiesa di Dio che vuole santificarsi e piacerGli in ogni cosa.

Che Dio preservi da ogni male i suoi ministri in ogni tempo e in ogni luogo.

Che Dio manifesti chi sono i veri ministri di Dio e chi sono quelli falsi, i quali sfruttano i fratelli usandoli e considerandoli solo per il loro denaro e non per le loro necessità spirituali.

Salvato per grazia mediante la fede in Cristo Gesù: Giuseppe Piredda

Tratto da : http://labuonastrada.wordpress.com/2011/06/25/giacinto-butindaro-e-un-ministro-di-dio-considerazioni/

La spudorata menzogna diffusa dagli antipentecostali sulle lingue

Le Chiese Evangeliche cessazioniste – Chiese Battiste, Riformate, Presbiteriane, Chiese dei Fratelli, Chiese Valdesi ed altre – dicono che con la morte degli apostoli cessarono nella Chiesa sia il parlare in lingue che le altre manifestazioni dello Spirito, come miracoli e guarigioni compiuti nel nome di Gesù; e la data di questa cessazione sarebbe la fine del primo secolo dopo Cristo, in quanto l’apostolo Giovanni morì in quel periodo.

Ora, io voglio sottolineare quello che dicono i cessazionisti sulle lingue, citando uno dei loro massimi esponenti a livello mondiale, vale a dire John F. MacArthur Jr. Per farvi capire di chi sto parlando – cioè che sto parlando di un predicatore di fama mondiale – vi trascrivo una breve presentazione di questo predicatore così come si trova sul sito http://www.zam.it/ :

‘Conosciuto per il suo approccio completo e franco all’insegnamento della Parola di Dio, la Bibbia, John MacArthur è un pastore evangelico di quinta generazione, autore e oratore di fama internazionale. Dal 1969 è impegnato come pastore e insegnante presso la Grace Community Church a Sun Valley, California. Le predicazioni di John raggiungono la maggior parte del mondo tramite il suo lavoro multimediale Grace To You, con uffici in Australia, Canada, Europa, India, Nuova Zelanda, Singapore, e Sud Africa. Grace To You non solo produce programmi radiofonici per oltre 2000 radio (in lingua inglese e spagnola), ma distribuisce libri, software, cassette e CD con studi e sermoni di John MacArthur. In 36 anni, Grace To You ha distribuito più di 13 milioni di CD e audiocassette. John è presidente di The Master’s College e The Master’s Seminary. Ha scritto centinaia di libri e manuali di studio biblico, molto utili e pratici per la vita quotidiana. I suoi lavori pubblicati in italiano includono “Al Sicuro Fra Le Braccia di Dio”, “La Verità Celeste Sulla Morte di Un Bambino”, e “Il Commentario del Nuovo Testamento”.

Ora, questo pastore evangelico ha scritto un libro molto noto soprattutto tra gli antipentecostali che si intitola ‘I Carismatici: prospettiva dottrinale del movimento carismatico’ pubblicato da Edizioni Centro Biblico, in cui vengono espresse le ben note obiezioni al battesimo con lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue, e ai doni spirituali. E naturalmente tra le tante obiezioni mosse all’attualità delle lingue c’è pure quella che esse sono cessate.

Ora, ascoltate cosa afferma questo predicatore sulla cessazione delle lingue:
’5. Le lingue sono menzionate soltanto nei primi libri del Nuovo Testamento. L’unica epistola in cui si parli delle lingue è 1 Corinzi, mentre Paolo ne scrisse almeno altre dodici e in nessun’altra fa cenno a questo dono, come non ne fanno mai nè Pietro, nè Giacomo nè Giuda. Questo dono appare per un breve periodo, nei primi anni della chiesa, quando veniva diffusa la nuova rivelazione di Dio e si stabiliva la chiesa: una volta avvenuto questo, le lingue scomparvero, cessarono. 6. La storia dice che le lingue cessarono. In 1 Corinzi 13:8 il verbo pauo ci dice che le lingue dovevano cessare, significando che non sarebbero più ricominciate, e gli ultimi libri del Nuovo Testamento non ne fanno più menzione. Cleon Rogers, uno studioso missionario, ha scritto: «E’ significativo che in nessuno scritto dei Padri post-apostolici si trovi il minimo riferimento, la minima allusione e il minimo accenno al dono delle lingue» (Cleon L. Rogers, Jr. «The Gift of Tongues in the Post Apostolic Church»). …. Nei primi quattro-cinquecento anni della chiesa, gli unici a parlare in «lingue» di cui si abbia notizia furono i seguaci di Montano, dichiarato eretico (vedi capitolo 3), e del suo discepolo Tertulliano’ (John MacArthur, ‘I Carismatici: prospettiva dottrinale del movimento carismatico’, Edizioni Centro Biblico, 1987, pag. 197).

Ma questa è una spudorata menzogna, in quanto Ireneo (115-150 – 202 circa), vescovo di Lione, che non era un eretico ma combatteva gli eretici, – e che è tra i cosiddetti padri post-apostolici http://www.catholicapologetics.org/ap040600.htm – nella sua famosa opera apologetica Contro le Eresie che risale al 180 circa, scrisse quanto segue: ‘Dunque, anche, coloro che sono veramente Suoi discepoli, ricevendo grazia da Lui, fanno nel suo Nome [miracoli], in maniera da promuovere il benessere di altri uomini, secondo il dono che ognuno ha ricevuto da Lui. Perché alcuni cacciano certamente e veramente diavoli, cosicché frequentemente quelli che sono stati in questa maniera purificati dagli spiriti malvagi credono [in Cristo] e si uniscono alla Chiesa. Altri hanno preconoscenza di cose a venire: essi vedono visioni, ed emettono delle espressioni profetiche. Altri ancora guariscono gli ammalati imponendo loro le mani, ed essi sono guariti. Inoltre, sì, come ho detto, persino i morti sono stati risuscitati, e sono rimasti in mezzo a noi per molti anni. E che dirò di più? Non è possibile nominare il numero dei doni che la Chiesa [sparsa] per tutto il mondo ha ricevuto da Dio nel nome di Gesù Cristo’ (Contro le Eresie, Libro II, cap. 32,4),

ed ancora: ‘Similmente, sentiamo molti fratelli nella Chiesa, i quali possiedono doni profetici e che, per mezzo dello Spirito, parlano ogni genere di lingue e manifestano [o portano alla luce] per l’utile comune le cose nascoste degli uomini e dichiarano i misteri di Dio …’ (Contro le Eresie, Libro V, cap. 6,1).

Da: http://www.newadvent.org/fathers/0103.htm

Come si può vedere, la testimonianza di Ireneo è molto chiara. Ai suoi giorni c’erano dei fratelli che parlavano in lingue per lo Spirito. E si noti che non c’erano solo fratelli che parlavano in lingue, ma anche credenti che profetizzavano, ricevevano rivelazioni divine, e che compivano miracoli e guarigioni nel nome di Gesù.

Ireneo infatti usò i verbi AL PRESENTE e non AL PASSATO:
– fanno nel suo Nome [miracoli]
– alcuni cacciano certamente e veramente diavoli, cosicché frequentemente quelli che sono stati in questa maniera purificati dagli spiriti malvagi credono [in Cristo] e si uniscono alla Chiesa
– altri hanno preconoscenza di cose a venire: essi vedono visioni, ed emettono delle espressioni profetiche.
– altri ancora guariscono gli ammalati imponendo loro le mani, ed essi sono guariti.
– molti fratelli nella Chiesa possiedono doni profetici e per mezzo dello Spirito, parlano ogni genere di lingue e manifestano [o portano alla luce] per l’utile comune le cose nascoste degli uomini e dichiarano i misteri di Dio …

Questo dimostra che ai suoi giorni quelle manifestazioni spirituali esistevano ancora e non si credeva affatto che con la morte degli apostoli o con il completamento del canone del Nuovo Testamento fossero cessate.

Se quindi si rileggono le parole di MacArthur alla luce di quanto afferma Ireneo, non si può che gridare allo scandalo, perchè con le sue parole lui ha voluto ingannare i fratelli. Non è solo la Bibbia infatti a dargli torto, ma anche una testimonianza extra-biblica. Giudicate voi da persone intelligenti. Questo dimostra che quando si vuole difendere una menzogna si usano altre menzogne per soffocare la verità.

In merito poi alle parole di Paolo “quanto alle lingue, esse cesseranno”, voglio darvi la corretta spiegazione biblica, che è presente nel mio libro ‘Perchè un Cristiano non può e non deve essere un cessazionista’.
‘Le lingue un giorno cesseranno, infatti Paolo dice ai santi di Corinto: “La carità non verrà mai meno. Quanto alle profezie, esse verranno abolite; quanto alle lingue, esse cesseranno; quanto alla conoscenza, essa verrà abolita; poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo; ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito. Quand’ero fanciullo, parlavo da fanciullo, pensavo da fanciullo, ragionavo da fanciullo; ma quando son diventato uomo, ho smesso le cose da fanciullo. Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò appieno, come anche sono stato appieno conosciuto. Or dunque queste tre cose durano: fede, speranza, carità; ma la più grande di esse è la carità” (1 Corinzi 13:8-13).
Ma avete notato quando cesseranno? Quando la perfezione sarà venuta, difatti allora verranno abolite le profezie, come anche verrà abolita la conoscenza. E quando verrà la perfezione per i santi? Quando essi otterranno un corpo perfetto, cosa che avverrà alla resurrezione dei giusti al ritorno di Cristo.
In merito alla perfezione che ha da venire vorrei farvi notare questo. Noi abbiamo già ottenuto una perfezione, quella quanto alla coscienza, secondo che è scritto: “Poiché la legge, avendo un’ombra dei futuri beni, non la realtà stessa delle cose, non può mai con quegli stessi sacrificî, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, render perfetti quelli che s’accostano a Dio. Altrimenti non si sarebb’egli cessato d’offrirli, non avendo più gli adoratori, una volta purificati, alcuna coscienza di peccati? Invece in quei sacrificî è rinnovato ogni anno il ricordo dei peccati; perché è impossibile che il sangue di tori e di becchi tolga i peccati. (Ebrei 10:1-4), ed anche: “… noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre. E mentre ogni sacerdote è in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrificî che non possono mai togliere i peccati, questi, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è posto a sedere alla destra di Dio, aspettando solo più che i suoi nemici sian ridotti ad essere lo sgabello dei suoi piedi. Perché con un’unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che son santificati” (Ebrei 10:10-14). E’ di questa perfezione che parla sempre lo scrittore agli Ebrei più avanti quando, dopo avere elencato tanti esempi di fede, dice: “E tutti costoro, pur avendo avuta buona testimonianza per la loro fede, non ottennero quello ch’era stato promesso, perché Iddio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, ond’essi non giungessero alla perfezione senza di noi” (Ebrei 11:39-40). Quindi, questa perfezione quanto alla coscienza è giunta con la venuta di Cristo, perchè è stato grazie al suo sacrificio che noi siamo stati resi perfetti quanto alla coscienza.
Ma come abbiamo visto, Paolo parla di un’altra perfezione, che ha da venire, e questa è quella del corpo, che noi sperimenteremo alla resurrezione dei morti, in quanto in quel giorno otterremo la redenzione del corpo, o meglio la piena redenzione. E difatti Paolo nello scrivere ai santi di Filippi, mette la perfezione in relazione alla resurrezione dei morti, secondo che dice: “Ma le cose che m’eran guadagni, io le ho reputate danno a cagion di Cristo. Anzi, a dir vero, io reputo anche ogni cosa essere un danno di fronte alla eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale rinunziai a tutte codeste cose e le reputo tanta spazzatura affin di guadagnare Cristo, e d’esser trovato in lui avendo non una giustizia mia, derivante dalla legge, ma quella che si ha mediante la fede in Cristo; la giustizia che vien da Dio, basata sulla fede; in guisa ch’io possa conoscere esso Cristo, e la potenza della sua risurrezione, e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dai morti. Non ch’io abbia già ottenuto il premio o che sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il corso se mai io possa afferrare il premio; poiché anch’io sono stato afferrato da Cristo Gesù. Fratelli, io non reputo d’avere ancora ottenuto il premio; ma una cosa fo: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno dinanzi, proseguo il corso verso la mèta per ottenere il premio della superna vocazione di Dio in Cristo Gesù” (Filippesi 3:7-14). Avete notato che Paolo immediatamente dopo avere detto “per giungere in qualche modo alla risurrezione dai morti” dice: “Non ch’io abbia già ottenuto il premio o che sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il corso se mai io possa afferrare il premio”? E quando otterremo il premio? Non è forse al ritorno di Cristo, in quanto Gesù dice: “Ecco, io vengo tosto, e il mio premio è meco per rendere a ciascuno secondo che sarà l’opera sua” (Apocalisse 22:12)? E quindi vedete che anche la perfezione a cui Paolo riteneva di non essere ancora giunto, l’avrebbe ottenuta alla resurrezione dei giusti che si verificherà al ritorno di Cristo.
Che la perfezione di cui parla Paolo quando dice “ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito”, è quella che otterremo alla resurrezione dei morti perchè è in quel giorno che si compirà la nostra piena redenzione, e quindi le lingue dureranno fino ad allora, è confermato sempre da Paolo quando dice ai santi di Efeso: “In lui voi pure, dopo aver udito la parola della verità, l’evangelo della vostra salvazione, in lui avendo creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio s’è acquistati, a lode della sua gloria” (Efesini 1:13-14). Qualcuno dirà: ‘Cosa c’entra questo passo con il parlare in lingue?’ C’entra, perchè quando Paolo parla del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso si riferisce alla promessa dello Spirito Santo, che nella vita del credente si adempie quando viene battezzato con lo Spirito e parla in lingue. Vi ricordo infatti che l’apostolo Pietro quando il giorno della Pentecoste parlò ai Giudei, disse loro: “Questo Gesù, Iddio l’ha risuscitato; del che noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite” (Atti 2:32-33). Per cui il parlare in lingue che avevano sentito quei Giudei faceva parte della promessa dello Spirito, o meglio del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso. Cosa dice Paolo di questo suggello? Che esso è pegno della nostra eredità fino alla nostra piena redenzione. Se dunque questo pegno durerà fino alla piena redenzione, significa che durerà fino alla resurrezione dei morti in Cristo che si verificherà al ritorno di Cristo, e se durerà fino ad allora è evidente che anche il parlare in lingua che fa parte del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, durerà fino ad allora. Dunque, quando i santi di Efeso che avevano ricevuto il suggello dello Spirito dopo avere creduto lessero queste parole, compresero immediatamente che il parlare in altra lingua sarebbe durato fino al ritorno di Cristo.
E tra quei santi c’erano pure i circa dodici discepoli che Paolo incontrò ad Efeso, incontro del quale negli Atti leggiamo quanto segue: “Or avvenne, mentre Apollo era a Corinto, che Paolo, avendo traversato la parte alta del paese, venne ad Efeso; e vi trovò alcuni discepoli, ai quali disse: Riceveste voi lo Spirito Santo quando credeste? Ed essi a lui: Non abbiamo neppur sentito dire che ci sia lo Spirito Santo. Ed egli disse loro: Di che battesimo siete dunque stati battezzati? Ed essi risposero: Del battesimo di Giovanni. E Paolo disse: Giovanni battezzò col battesimo di ravvedimento, dicendo al popolo che credesse in colui che veniva dopo di lui, cioè, in Gesù. Udito questo, furon battezzati nel nome del Signor Gesù; e dopo che Paolo ebbe loro imposto le mani, lo Spirito Santo scese su loro, e parlavano in altre lingue, e profetizzavano. Erano, in tutto, circa dodici uomini” (Atti 19:1-7).
Ora, vi domando: ‘Ma quando quei discepoli, che parlavano in altra lingua, lessero nell’epistola di Paolo “In lui voi pure, dopo aver udito la parola della verità, l’evangelo della vostra salvazione, in lui avendo creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio s’è acquistati, a lode della sua gloria” (Efesini 1:13-14), pensate voi che essi abbiano pensato che il parlare in lingue – che faceva parte del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso e che essi avevano ricevuto dopo che avevano creduto – sarebbe cessato con il completamento del canone del Nuovo Testamento?’ Io credo che una cosa del genere non gli sia venuta minimamente in mente, perchè le parole di Paolo fecero loro chiaramente intendere che invece esse dureranno fino alla resurrezione dei giusti (che vi ricordo nelle epistole di Paolo in alcuni punti poteva sembrare che si sarebbe verificata in quella generazione o comunque che non era poi così distante nel tempo, come quando dice ai Tessalonicesi: “Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore” 1 Tessalonicesi 4:15-17). Se questo dunque fu quello che compresero i santi di Efeso, anche noi oggi dobbiamo intendere che le lingue cesseranno alla nostra piena redenzione.
Inoltre, se le lingue fossero cessate perchè la perfezione è già giunta (e questa sarebbe costituita dal completamento del canone della Bibbia come affermano i cessazionisti), di conseguenza dovrebbe essere stata abolita pure la conoscenza, perchè la parziale conoscenza sarebbe stata abolita alla perfezione. Ma non mi risulta che noi attualmente possiamo dire di conoscere appieno.
E poi, se la perfezione fosse stata il completamento del canone della Bibbia, allora ciò vuol dire che l’apostolo Paolo non giunse alla perfezione mentre noi sì, infatti Paolo sarebbe morto attorno all’anno 67 dopo Cristo, mentre la perfezione sarebbe venuta attorno alla fine del primo secolo dopo Cristo (il libro dell’Apocalisse infatti sarebbe stato scritto in quel periodo). E questo è folle solo pensarlo. Seguendo il ragionamento dei cessazionisti, noi conosceremmo appieno mentre Paolo conosceva in parte!! Ecco a quale assurda conclusione si arriverebbe.
Ma io dico pure questo: ‘Ma voi ve li immaginate i santi di Corinto quando lessero per la prima volta questa epistola, cominciare a dire che Paolo aveva detto che quando il canone sarebbe stato completato sarebbero cessate le lingue?’ Noi proprio no, perchè i santi di Corinto non arrivarono a dire tale assurdità sulle lingue. E poi, proseguo io, come avrebbero potuto pensare che una volta completato il canone (completamento del canone del Nuovo Testamento di cui peraltro nella Chiesa in quel tempo non si parlava affatto perchè il problema di stabilire il canone completo del Nuovo Testamento sorse molto tempo dopo!) Dio avrebbe smesso di concedere le lingue, quando Paolo aveva loro detto all’inizio della sua epistola: “Io rendo del continuo grazie all’Iddio mio per voi della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù; perché in lui siete stati arricchiti in ogni cosa, in ogni dono di parola e in ogni conoscenza, essendo stata la testimonianza di Cristo confermata tra voi; in guisa che non difettate d’alcun dono, mentre aspettate la manifestazione del Signor nostro Gesù Cristo, il quale anche vi confermerà sino alla fine, onde siate irreprensibili nel giorno del nostro Signor Gesù Cristo” (1 Corinzi 1:4-8)? Notate che Paolo gli dice che essi non difettavano d’alcun dono mentre aspettavano la manifestazione del Signore Gesù Cristo (e questo era dovuto al fatto che la testimonianza di Cristo era stata confermata tra loro), il che vuol dire implicitamente che i doni sarebbero cessati quando Cristo sarebbe tornato, infatti per manifestazione di Cristo si intende la sua apparizione dal cielo, secondo che è scritto: “Diletti, ora siam figliuoli di Dio, e non è ancora reso manifesto quel che saremo. Sappiamo che quand’egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com’egli è” (1 Giovanni 3:2).
Ora, noi sappiamo che talvolta gli apostoli quando parlavano del ritorno di Cristo (o della sua apparizione dal cielo), ne parlavano in maniera tale che apparentemente sembrava che potesse verificarsi nella loro generazione, come per esempio – e questo l’ho detto anche poco fa – quando Paolo dice ai Tessalonicesi: “Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore” (1 Tessalonicesi 4:15-17). E’ evidente dunque che quando i santi di Corinto sentirono parlare l’apostolo in quel modo, compresero che i doni sarebbero durati fino al ritorno di Cristo: non importa che lasso di tempo sarebbe rimasto fino al ritorno di Cristo, una cosa è certa, Dio li avrebbe confermati fino a quell’evento, non privandoli d’alcuno dei doni che essi possedevano, tra cui c’era quello delle lingue.
Quello che voglio dire è che per l’apostolo che una Chiesa di Dio non difettasse d’alcun dono nell’attesa del ritorno di Cristo era una cosa normale, che poteva accadere. Ecco perchè i cessazionisti mentono contro la verità, quando dicono che le lingue sono cessate’.

Quindi, mi rivolgo a voi Evangelici cessazionisti dicendovi che siete rimasti vittime di un grande inganno perpetrato a vostro danno dal padre della menzogna, cioè dal diavolo. Ravvedetevi quindi e accettate quello che dice la Bibbia sulle lingue, e sulle altre manifestazioni dello Spirito, e cioè che esse non sono cessate, ma sono ancora oggi per la Chiesa dell’Iddio vivente e vero.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/09/09/la-spudorata-menzogna-diffusa-dagli-antipentecostali-sulle-lingue/

L’inferno esiste

L’Iddio che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi, ha guidato i tuoi passi affinchè tu capitassi in questa pagina web e leggessi questo messaggio che ho scritto proprio per te che sei perduto e schiavo del peccato.
La vita non finisce con la morte, perché l’uomo ha all’interno del suo corpo un’anima immortale che sopravvive alla morte fisica. Dell’esistenza di questa anima immortale ne parlò pure Gesù Cristo, il Figlio di Dio, ai suoi discepoli quando disse loro di non temere “coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima” (Matteo 10:28). Nota molto bene che Gesù ha detto che il corpo può essere ucciso, mentre l’anima no; per cui è ovvio che essa continua a vivere dopo la morte. Se quindi fino ad ora hai pensato che con la morte finisce tutto, ti sei sbagliato grandemente. Ma dove va l’anima dell’uomo quando egli muore? Secondo l’insegnamento della Scrittura (la Bibbia) essa va in un luogo di tormento situato nelle profondità della terra; questo luogo nella Bibbia è chiamato in ebraico Sheol, e in greco Ades, e da alcuni è stato tradotto con ‘soggiorno dei morti’ e da altri con ‘inferno’ (dal latino infernus che significa ‘luogo che è di sotto, inferiore). In questo luogo scendono [le anime di] coloro che muoiono nei loro peccati per esservi tormentati dalle fiamme che ivi si trovano, in attesa di essere risuscitati in resurrezione di giudizio nell’ultimo giorno quando saranno scaraventati, anima e corpo, in un altro luogo di tormento che si chiama stagno ardente di fuoco e di zolfo e dove saranno tormentati per l’eternità. In altre parole, nel giorno del giudizio l’Ades renderà i suoi morti che risorgeranno e compariranno davanti al trono di Dio per essere giudicati ciascuno secondo le sue opere e gettati nel fuoco eterno (cfr. Apocalisse 20:11-15).

Ecco qui di seguito quei passi della Sacra Scrittura che parlano dell’esistenza di questo luogo sotterraneo di tormento chiamato ‘inferno’ e che spiegano dove si trova e che aspetto ha e come ci scendono le anime dei peccatori.
– Nel Vangelo scritto da Luca è scritto: “Or v’era un uomo ricco, il quale vestiva porpora e bisso, ed ogni giorno godeva splendidamente; e v’era un pover’uomo chiamato Lazzaro, che giaceva alla porta di lui, pieno d’ulceri, e bramoso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco; anzi perfino venivano i cani a leccargli le ulceri. Or avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno d’Abramo; morì anche il ricco, e fu seppellito. E nell’Ades, essendo ne’ tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno; ed esclamò: Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché son tormentato in questa fiamma. Ma Abramo disse: Figliuolo, ricordati che tu ricevesti i tuoi beni in vita tua, e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato. E oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una gran voragine, perché quelli che vorrebbero passar di qui a voi non possano, né di là si passi da noi. Ed egli disse: Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, onde non abbiano anch’essi a venire in questo luogo di tormento. Abramo disse: Hanno Mosè e i profeti; ascoltin quelli. Ed egli: No, padre Abramo; ma se uno va a loro dai morti, si ravvedranno. Ma Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscitasse” (Luca 16:19-31). Fu il nostro Signore Gesù Cristo a raccontare questa storia realmente avvenuta. Questa storia dunque insegna che con la morte non finisce tutto, ma che esiste una vita ultraterrena e che l’anima del peccatore continua a vivere in un mondo invisibile dopo che egli muore. E’ chiaro che la nostra anima noi non la vediamo, ma sappiamo che essa dimora in questo nostro corpo di carne ed ossa; e come non possiamo negare l’esistenza dell’anima solamente perché non la vediamo con i nostri occhi, così non possiamo negare l’esistenza dell’Ades solo perché non lo vediamo o non l’abbiamo mai visto. Il fatto è che mentre l’anima si trova nel nostro corpo, l’Ades si trova negli antri della terra ad una grande profondità; è un luogo reale secondo la Parola di Dio, dove l’anima del peccatore, dopo essere uscita dal suo corpo, và a stare in attesa del giudizio. In altre parole mentre il peccatore vive sulla terra l’anima sua gode dei piaceri della vita e si diletta nel fare il male muovendosi liberamente in un corpo umano, ma quando il corpo nel quale alberga temporaneamente si disfa, essa si diparte e và nell’Ades dove sarà tormentata dal fuoco di questo luogo e dove non potrà più in alcun modo divertirsi. La storia di questo ricco ci dice che questo ricco godeva splendidamente ogni giorno mentre era sulla terra e che egli, quando morì, fu seppellito, ma si ritrovò in un luogo di tormento, appunto l’Ades. Fu il suo corpo ad essere seppellito e non la sua anima, perché l’anima dell’uomo non può essere afferrata dalla mano di nessun uomo per essere posta in una bara e poi in una fossa. E’ il corpo che torna in polvere secondo quello che disse Dio ad Adamo: “Sei polvere, e in polvere ritornerai” (Genesi 3:19), e non l’anima perché essa non è fatta di un materiale dissolubile. Come si può leggere in questa storia, quest’uomo che si era goduto la vita sulla terra, anche quando si trovò nell’Ades poteva ancora parlare, ricordare, e secondo quello che egli disse ad Abramo avrebbe potuto essere pure rinfrescato con dell’acqua nella fiamma dove si trovava. Ma di acqua non ce n’è nell’Ades, c’é solo il suo ricordo per quelli che sono nel fuoco dell’Ades. Come ho detto prima, quest’uomo, senza un corpo poteva ancora parlare e ricordare; ma non solo, egli poteva pure dare dei suggerimenti infatti invitò Abramo a mandare Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescargli la lingua arsa dal calore della fiamma ardente, ma egli si sentì rispondere da Abramo che questo non era possibile. Abramo gli disse di ricordarsi che egli aveva ricevuto i suoi beni in vita sua, e poi gli disse che vi era una gran voragine tra quel luogo di tormento dove egli si trovava e il luogo di conforto dove invece si trovava lui con Lazzaro (il seno d’Abramo), voragine che impediva a quelli che si trovavano in quest’ultimo di andare a soccorrere quelli che erano nel tormento nell’Ades. Nessuna pietà fu mostrata in verso quell’uomo; come lui si era mostrato impietoso durante la sua vita terrena così Dio si mostrò impietoso verso di lui dopo che egli morì. In questo vediamo la manifestazione della giustizia di Dio. Egli, anche sotto l’Antico Patto, non lasciava impuniti quelli che rifiutavano di dare ascolto alla legge di Mosè ed ai profeti. Quando quell’uomo sentì Abramo rispondergli in quella maniera, si preoccupò dei suoi cinque fratelli che erano ancora in vita sulla terra, infatti propose ad Abramo di mandare Lazzaro a casa di suo padre per avvertire i suoi cinque fratelli dell’esistenza di questo luogo di tormento e del fatto che là si trovava già lui. Egli pensava che in questa maniera essi si sarebbero ravveduti nel sentire Lazzaro e non sarebbero discesi anche loro là. Ma anche in questo caso la risposta di Abramo non fu quella che lui si aspettava, perché il patriarca gli fece chiaramente comprendere che i suoi fratelli avevano Mosè ed i profeti e che essi dovevano ascoltare loro per non andare lì con lui quando sarebbero morti. La risposta di Abramo però non soddisfò quell’uomo perché egli fece capire ad Abramo che secondo lui sarebbe stata più efficace la testimonianza di Lazzaro se questi fosse risuscitato e fosse andato dai suoi fratelli, anziché quella di Mosè e dei profeti. Non fu però del medesimo parere Abramo, infatti egli gli disse che se i suoi fratelli non volevano ascoltare Mosè ed i profeti, non si sarebbero lasciati persuadere ad abbandonare la loro via malvagia, neppure dalla testimonianza di un morto tornato in vita. Ma veniamo ad altre Scritture che confermano l’esistenza del soggiorno dei morti e che esso si trova sotto terra ad una grande profondità e che là vi scendono gli empi quando muoiono.
– Nei Salmi è scritto: “Gli empi se n’andranno al soggiorno de’ morti, sì, tutte le nazioni che dimenticano Iddio” (Salmo 9:17), ed a proposito della sorte di quelli che confidano nei loro grandi averi e si gloriano della grandezza delle loro ricchezze è scritto: “Son cacciati come pecore nel soggiorno de’ morti; la morte è il loro pastore” (Salmo 49:14).
– Giobbe, parlando degli empi, disse: “Passano felici i loro giorni poi scendono in un attimo nel soggiorno dei morti” (Giobbe 21:13).
– Isaia, parlando della sorte di quelli che in Sion non ponevano mente a quel che faceva il Signore, ma si inebriavano di vino e di bevande alcoliche disse: “Perciò il soggiorno de’ morti s’é aperto bramoso, ed ha spalancata fuor di modo la gola; e laggiù scende lo splendore di Sion, la sua folla, il suo chiasso, e colui che in mezzo ad essa festeggia” (Isaia 5:14). Sempre Isaia, nell’oracolo contro il re di Babilonia, disse ad Israele: “Tu pronunzierai questo canto sul re di Babilonia e dirai:.. Il soggiorno de’ morti, laggiù s’é commosso per te, per venire ad incontrarti alla tua venuta. Il tuo fasto e il suon de’ tuoi saltèri sono stati fatti scendere nel soggiorno de’ morti” (Isaia 14:3,9,11).
– Dio per mezzo di Ezechiele predisse ciò che avrebbe fatto a Tiro con queste parole: “Allora ti trarrò giù, con quelli che scendon nella fossa, fra il popolo d’un tempo, ti farò dimorare nelle profondità della terra, nelle solitudini eterne, con quelli che scendon nella fossa…” (Ezechiele 26:20).
– Gesù quando rimproverò Capernaum gli disse: “E tu, o Capernaum, sarai tu forse innalzata fino al cielo? No, tu scenderai fino nell’Ades” (Matteo 11:23).
Come puoi ben vedere da te stesso, da tutte queste Scritture si deduce chiaramente che il soggiorno dei morti è un luogo che si trova nelle profondità della terra, o come disse Gesù: “Nel cuore della terra” (Matteo 12:40), e che là vanno i peccatori che rifiutano di ascoltare la voce di Dio.
Ma la Scrittura ci dice pure l’aspetto che ha il soggiorno dei morti: Giobbe l’ha definito così: “Terra delle tenebre e dell’ombra di morte: terra oscura come notte profonda, ove regnano l’ombra di morte ed il caos, il cui chiarore è come notte oscura” (Giobbe 10:21-22); Bildad di Suach, parlando della sorte dell’empio ha detto: “E’ cacciato dalla luce nelle tenebre” (Giobbe 18:18); e Tsofar di Naama dice dell’empio: “Lo consumerà un fuoco non attizzato dall’uomo” (Giobbe 20:26). A proposito di queste ultime parole esse sono chiaramente confermate dalle parole che quell’uomo che era nell’Ades rivolse ad Abramo: “Son tormentato in questa fiamma” (Luca 16:24). Il fuoco che c’é nell’Ades non è un fuoco attizzato da un uomo, ma da Dio, e per questo non si può spegnere in alcuna maniera.
Dunque, adesso sai dove sei diretto dopo la morte, all’inferno, dove c’è il pianto e lo stridore dei denti secondo che è scritto: “Ivi sarà il pianto e lo stridore dei denti” (Matteo 13:50), e dove il fuoco arde del continuo facendo patire immani dolori a quelli che sono avvolti dalle sue fiamme. E tutto questo perché tu hai peccato, vivi una vita in ribellione a Dio, la Parola di Dio dice infatti che “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Romani 3:23). In altre parole, tu ti trovi su quella via spaziosa che mena alla perdizione e di cui ha parlato Gesù (cfr. Matteo 7:13).

Ora, ti voglio dire cosa devi fare se vuoi scampare all’inferno. Tu devi nascere di nuovo ossia devi sperimentare la nuova nascita spirituale di cui parlò Gesù Cristo.
Gesù Cristo un giorno disse a un capo dei Giudei di nome Nicodemo, che era andato da lui di notte: “Bisogna che nasciate di nuovo” (Giovanni 3:7). Quindi è imperativo nascere di nuovo secondo quello che ha detto Gesù Cristo, il Figlio di Dio disceso dal cielo per annunciarci quello che gli aveva ordinato di dire il Padre suo. Ma perché è necessario nascere di nuovo? Perché come poco prima aveva sempre detto Gesù a Nicodemo: “Se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Giovanni 3:5). Il Regno di Dio di cui ha parlato Gesù è il Paradiso celeste, un luogo splendido e glorioso che non si può vedere con questi occhi ma che esiste nell’aldilà e precisamente nei cieli (cfr. 2 Corinzi 12:1-4). Sì, nei cieli, esiste un luogo meraviglioso dove si entrerà subito dopo morti con l’anima – in attesa della resurrezione corporale che avrà luogo al ritorno dal cielo di Gesù (cfr. Apocalisse 6:9-11; 1 Tessalonicesi 4:13-18) – ma come ti ho appena detto a condizione che uno sulla terra sia nato di nuovo. Nel caso invece uno non è nato di nuovo, quando morirà la sua anima andrà all’inferno, che come ti ho già detto innanzi è un luogo anche questo che non si può vedere con questi occhi ma a differenza del Paradiso è un luogo di tormento, dove regna il caos, dove ci sono tenebre fitte, dove arde un fuoco non attizzato da mano d’uomo, e come disse più volte Gesù c’è il pianto e lo stridore dei denti (cfr. Giobbe 10:21-22; 20:26; Luca 16:22-31). Là l’anima del peccatore attenderà il giorno del giudizio quando risorgerà corporalmente per essere giudicato secondo le sue opere e scaraventato nello stagno ardente di fuoco e di zolfo che è la morte seconda (cfr. Apocalisse 20:11-15; 21:8) dove rimarrà per l’eternità in mezzo ad atroci e intensi tormenti. Riconosci dunque da te stesso l’importanza che ha la nuova nascita; essa costituisce la maniera in cui si può essere salvati dalle fiamme dell’inferno prima e poi dallo stagno ardente di fuoco e di zolfo. Non una maniera, ma l’unica maniera; non esiste un’altra maniera per mezzo della quale si può scampare alla perdizione eterna.
Ora ti voglio fare sapere come si sperimenta la nuova nascita nella propria vita. Per spiegartelo nella maniera migliore però sono costretto a partire da molto lontano e cioè dal primo uomo, Adamo, perché per mezzo di lui il peccato è entrato nel mondo e quando si parla della nuova nascita occorre parlare del peccato. Ora, Dio quando creò l’uomo lo pose nel Giardino dell’Eden e gli comandò di non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, pena la morte infatti gli disse: “Nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai” (Genesi 2:17). Adamo però disubbidì e così in quel preciso giorno morì, ma non fisicamente bensì spiritualmente. E tramite lui il peccato è entrato nel mondo e si è esteso a tutta l’umanità (cfr. Romani 5:12). Tutti quindi hanno peccato e sono morti spiritualmente come lo era Adamo dopo avere peccato (cfr. Romani 3:23). Ecco il punto, la morte spirituale regna in coloro che hanno peccato (cfr. Romani 5:17). Anche tu dunque hai peccato davanti a Dio, non importa se tanto o poco, e non importa di che tipi di peccati ti sei reso colpevole, se di un furto che ti ha fruttato solo poche lire o di una rapina a mano armata in una banca che ti ha fruttato tanti milioni o persino miliardi, se di una bugia detta per scherzare o per nascondere un misfatto compiuto da te o da altri, se di una parolaccia contro il tuo prossimo o di una bestemmia contro Dio, e potrei proseguire, il peccato è peccato, e il suo salario è in ogni caso la morte (cfr. Romani 6:23; Giacomo 1:15), perciò tu sei un peccatore, sei morto spiritualmente. In te non c’è vita – spiritualmente parlando – solo la morte. Sei un figliuolo d’ira dunque (cfr. Efesini 2:3) su cui posa l’ira ardente di Dio che odia gli operatori di iniquità (cfr. Salmo 5:5). Ecco perché non hai comunione con Dio, ecco perché non hai nessuna speranza, ecco perché hai paura della morte e quando ne senti parlare fai degli scongiuri che per altro non riescono per nulla ad allontanare la morte perché essa si sta avvicinando velocemente, ed ecco perché quando senti parlare dell’inferno sei preso dai brividi e fai di tutto per cambiare discorso o cerchi di non sentire; perché sei morto nei tuoi falli e nelle tue trasgressioni. Forse sei andato dal prete a confessare i tuoi peccati ma inutilmente, perché anche dopo che ti ha assolto e tu hai compiuto le cose che ti ha prescritto hai continuato e continui a sentirti sempre un peccatore nel tuo intimo, un peccatore perduto senza speranza. Quei peccati confessati sono ancora attaccati alla tua coscienza e pesano come un macigno su di te. La coscienza che Dio ha posto in te questo te lo attesta chiaramente. E questo perché il prete è un uomo che non può rimettere i peccati a nessuno.
Essendo dunque questa la situazione in cui tu ti trovi, hai bisogno di essere vivificato, di sperimentare una risurrezione spirituale che porti in te la vita spirituale, la comunione con Dio, in altre parole di nascere di nuovo. Ecco allora cosa devi fare per nascere di nuovo. Devi ravvederti dei tuoi peccati, cioè pentirti dei tuoi misfatti e proporti di non compierli più, e credere con tutto il tuo cuore in Gesù Cristo, il Figlio di Dio (cfr. Atti 20:21). Quello che devi credere, quando dico che devi credere in Gesù Cristo, è che Gesù Cristo è morto sulla croce per i nostri peccati, che fu seppellito, e che il terzo giorno risuscitò per la nostra giustificazione e apparve a quelli che egli aveva scelto come suoi testimoni cioè gli apostoli (cfr. Atti 10:38-43). Questo è il Vangelo di Dio (cfr. 1 Corinzi 15:1-5) che mostra agli uomini il grande amore che Dio ha avuto per tutto il mondo offrendo il suo Unico Figliuolo per la propiziazione dei nostri peccati affinché per mezzo di lui noi vivessimo (cfr. 1 Giovanni 4:9). Nel momento in cui farai ciò avverrà questo; ti sentirai nascere di nuovo e diventare una creatura nuova (cfr. 2 Corinzi 5:17). Questo avverrà per la virtù della Parola di Dio (cfr. Giacomo 1:18; 1 Pietro 1:23) che la Scrittura paragona all’acqua (cfr. Isaia 55:10-11; Efesini 5:25-27), e dello Spirito Santo; ed è qualcosa che non si può capire appieno. Sperimenterai sull’istante il lavaggio dei tuoi peccati, e quindi il perdono di Dio che porterà in te la pace e la gioia della salvezza. Non sarai più un figlio d’ira ma un figlio di Dio; non sarai più un nemico di Dio perché sarai riconciliato con Dio; non sarai più uno schiavo del peccato perché sarai liberato dal peccato; non sarai più sulla via della perdizione che mena alle fiamme dell’inferno ma sulla via che mena in Paradiso, e perciò non avrai più paura di morire perché saprai dove andrai, come anche non avrai più paura dell’inferno. E tutto questo in virtù della grazia di Dio mediante la fede (cfr. Efesini 2:8-9). Non ci sarà dunque da parte tua niente di cui gloriarti nel cospetto di Dio perché ciò che otterrai lo otterrai gratuitamente e non in virtù di tue opere giuste compiute (cfr. Tito 3:4-7).
Che farai adesso? Io spero vivamente che tu ti penta dei tuoi peccati e invochi il Signore Gesù Cristo per ottenere la remissione dei tuoi peccati. Non farti beffe delle parole che ti ho rivolto, chi si è fatto beffe di questo messaggio ed è morto nei suoi peccati, ora piange e stride i suoi denti all’inferno, e se potesse tornerebbe sulla terra per accettare il Vangelo della grazia di Dio. Ma oramai non ha più nessuna opportunità di accettare il Vangelo, troppo tardi, doveva pensarci prima. La vita è breve, è come un soffio, e potrebbe finire all’improvviso e ti troveresti perduto per l’eternità. Sàlvati da questa perversa generazione. Non indugiare, non posticipare questa decisione, perché non sai quello che un giorno possa produrre.
Che Dio ti benedica, rivelandoti il suo Figliuolo Gesù Cristo e salvandoti dalla perdizione eterna.

Una parola adesso per il credente sviato, santo al locale di culto ma peccatore fuori.
Adesso mi rivolgo a te che un giorno sei nato di nuovo, hai gustato la bontà di Dio, ma ad un certo punto hai deciso di abbandonarti al peccato, ai piaceri della vita, alle concupiscenze della carne. Tu ti sei sviato dalla retta via per la quale ti eri incamminato, e adesso sei su quella via che oltre ad essere piena di spine e triboli, mena all’inferno. Pure tu, dunque, al pari di chi ancora non ha conosciuto Dio, sei diretto all’inferno. Non ti illudere, non ti ingannare. Tu sei morto spiritualmente, perché Paolo dice che se viviamo secondo la carne noi morremo (cfr. Romani 8:13), per cui anche se hai nome di vivere tu sei morto. Anche se ancora frequenti un locale di culto, dove vai per pregare, cantare, e ascoltare la Parola di Dio, la tua condizione spirituale è come quella di un qualsiasi peccatore. Sei come un sepolcro imbiancato che di fuori appare pulito ma di dentro è pieno di ossa e di immondizia, infatti ti rechi al culto, durante la riunione ti comporti in maniera retta e giusta dando una buona impressione a tutti, ma quando sei fuori dal locale di culto, quando gli altri credenti non ti vedono e non ti ascoltano, allora ti comporti come i peccatori, né più né meno, anzi tante volte peggio di loro. Il tuo parlare è pieno di oscenità e di volgarità, di oltraggi e di barzellette, vai a donne, commetti fornicazione, rubi, ti ubriachi, ecc. Sei un peccatore, non un credente che si santifica nel timore di Dio, ma una persona traviata che è tornata a voltolarsi nel fango, che si è fatta avviluppare dalle contaminazioni del mondo che un giorno avevi fuggito mediante la conoscenza del Signore. E adesso a cagione della tua condotta, la dottrina e il nome di Dio sono biasimati. Che pensi che ti aspetta, se morissi in questo stesso istante? Il Paradiso, la gloria, il cielo? Niente affatto, ma l’inferno, ripeto l’inferno.
Io ti scongiuro quindi di pentirti dei tuoi misfatti, di abbandonarli e di tornare al Signore chiedendogli di perdonare le tue iniquità, e Lui lo farà perché è fedele. Torna al Signore, torna al Signore, e lui ti salverà. Che Dio ti benedica dandoti il ravvedimento

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/08/28/linferno-esiste/

Guardatevi dal lievito di Alton Garrison

Fratelli nel Signore che frequentate Chiese ADI, vi ho già messo abbondantemente in guardia da Alton Garrison, Assistente Sovrintendente delle Assemblee di Dio negli Stati Uniti d’America, che – se il Signore lo permetterà – sarà il predicatore ufficiale da sabato 29 ottobre a martedì 1° novembre 2011, a Fiuggi Terme (FR), durante il XXXVI Incontro Nazionale Giovanile ADI-IBI; ma torno a mettervi in guardia da questo uomo.

 

Ho da poco tempo infatti ricevuto e letto il suo libro ‘Building the Winning Team’ ossia ‘Costruire la Squadra Vincente’, e avendo trovato in esso alcuni falsi insegnamenti mi sono trovato costretto a scrivervi di nuovo.

Innanzi tutto però è bene che teniate a mente che l’anno di pubblicazione di questo libro è il 1998, quando lui era pastore della Prima Chiesa delle Assemblee di Dio a North Little Rock, nell’Arkansas (infatti fu pastore di quella chiesa dal 1986 al 2001 – http://ag.org/top/About/Leadership/index.cfm), dove lui portò strategie nuove nella predicazione che portarono la chiesa nel tempo a sperimentare una significante crescita numerica. E per rendervi conto di quali sono queste strategie vi esorto a vedere questivideo realizzati proprio da quella Chiesa.
In secondo luogo dovete tenere a mente che lui conferma di essere stato influenzato dal ribelle Rick Warren, in quanto dice che un certo esempio da lui usato nel libro è adattato dal materiale sviluppato da Rick Warren per il suo libro ‘The Purpose Driven Church’ (tradotto in italiano con il titolo: ‘La Chiesa Condotta da Propositi’). Ecco la foto che prova ciò.

In terzo luogo tenete a mente che in questo libro l’autore spiega come essere dei vincenti insegnanti della Scuola domenicale e conduttori di piccoli gruppi di credenti, infatti è importante proprio per costoro questo suo libro. In altre parole, Garrison spiega loro praticamente cosa fare per aiutare con successo i credenti a diventare spiritualmente maturi, cioè discepoli perchè lui dice che ‘un credente maturo è chiamato un discepolo’ (Alton Garrison, Building the Winning Team, Gospel Publishing House, Springfield, Missouri, 1998, pag. 17).

Ma veniamo ora ai falsi insegnamenti che ho riscontrato in questo suo libro.

Un discepolo di Cristo è uno che paga la decima

Nello spiegare cinque fondamentali abitudini che hanno e devono avere i discepoli del Signore, e quindi i credenti maturi, Garrison afferma che una di queste è il pagare la decima (le altre sono: leggere la Bibbia, pregare, frequentare regolarmente le riunioni della Chiesa, e testimoniare o evangelizzare), infatti afferma:
‘Un discepolo è caratterizzato dall’obbedienza nel dare a Dio. Molti credenti non pagano la decima; inoltre, i predicatori sono riluttanti ad affrontare le loro congregazioni su ciò. Essi temono di alienarsele o di apparire avidi. Ma pagare la decima è un comando di Dio per il credente: “Ogni decima della terra, sia delle raccolte del suolo sia dei frutti degli alberi, appartiene all’Eterno; è cosa consacrata all’Eterno” (Levitico 27:30) … Pagare la decima è un tratto distintivo caratteristico della qualità del discepolo …. Secondo le stesse parole di Gesù, un individuo che è riluttante a diventare uno che paga la decima ed un donatore, semplicemente non può essere un discepolo’ (Ibid., pag. 22,23).
Queste affermazioni sono molto gravi, in quanto fanno credere che un discepolo di Cristo non può essere tale se non paga la decima sulle sue entrate, il che è assolutamente falso in quanto da nessuna parte nel Nuovo Testamento Gesù Cristo il Figlio di Dio ha insegnato ai suoi discepoli a dargli la decima: non lo ha fatto mentre era sulla terra, e neppure dopo che fu assunto in cielo trasmettendo questo ordine tramite gli apostoli.
Ci sono sì dei passi nel Nuovo Testamento che parlano della decima, ma essi non comandano ai santi di pagare la decima. Vediamoli da vicino questi passi.
– Gesù disse agli scribi e ai Farisei: “Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché pagate la decima della menta e dell’aneto e del comino, e trascurate le cose più gravi della legge: il giudicio, e la misericordia, e la fede. Queste son le cose che bisognava fare, senza tralasciar le altre” (Matteo 23:23).
Si noti innanzi tutto che Gesù parlava a persone che erano sotto la legge, e poi che Gesù dicendo ‘senza tralasciare le altre’ non si è limitato a dire che gli Ebrei dovevano pagare la decima ma anche che dovevano osservare gli altri precetti della legge. Se noi quindi dovessimo fare nostro questo passo dovremmo non solo metterci a pagar la decima ma anche ad osservare il sabato, astenerci dai cibi impuri della legge, osservare tutte le feste ebraiche, ecc. ecc. Ma a questo punto noi ricadremmo sotto il giogo della legge da cui siamo stati affrancati. Vuole questo il Signore? No, infatti Paolo dice ai Galati: “Cristo ci ha affrancati perché fossimo liberi; state dunque saldi, e non vi lasciate di nuovo porre sotto il giogo della schiavitù!” (Galati 5:1). Occorre dunque stare attenti affinché tramite il precetto della legge sulla decima non cadiamo sotto il giogo pesante della legge. Badate bene che il fatto che alcuni dicano che il Signore non ha mai disapprovato il precetto della decima non è una buona ragione per doverlo osservare infatti se è per questo Gesù non ha detto neppure di non osservare il sabato, di non festeggiare la Pasqua, e di non fare circoncidere i propri figli maschi. Che faremo allora? Ci metteremo ad osservare il sabato, le feste ebraiche, e la circoncisione perchè Gesù non li disapprovò? Così non sia, sapendo che tutte queste cose sono solo un ombra di cose che dovevano avvenire.
– Lo scrittore agli Ebrei dice: “Or quelli d’infra i figliuoli di Levi che ricevono il sacerdozio, hanno bensì ordine, secondo la legge, di prendere le decime dal popolo, cioè dai loro fratelli.. e poi qui, quelli che prendono le decime son degli uomini mortali; ma là le prende uno di cui si attesta che vive” (Ebrei 7:5,8).
Innanzi tutto bisogna dire che “quelli che qui prendono le decime” (Ebrei 7:8), erano dei Leviti (quindi dei Giudei di nascita), che, quando l’epistola fu scritta, ancora prendevano le decime dagli altri Giudei, secondo l’ordine della legge di Mosè, quindi, siccome che noi non siamo dei Giudei di nascita che sono sotto la legge e fra di noi Gentili non ci sono dei discendenti della tribù di Levi, questo non ci riguarda. Qualcuno dirà: ‘Ma qui è scritto: “Qui, quelli che prendono le decime”, perciò se il verbo è al presente, significa che anche sotto la grazia i santi in Cristo dovevano pagare la decima!’ Rispondo dicendo che il verbo non è al presente solo quando la Scrittura parla della decima, ma anche quando parla dei doni e dei sacrifici i quali venivano ancora offerti (in quel tempo) nel santuario terreno in Gerusalemme dai sacerdoti Giudei, infatti nella stessa epistola è scritto: “Ci sono quelli che offrono i doni secondo la legge, i quali ministrano in quel che è figura e ombra delle cose celesti..” (Ebrei 8:4,5) ed ancora: “Ogni sacerdote è in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrifici che non possono mai togliere i peccati…” (Ebrei 10:11); oltre a ciò, notate in queste scritture l’espressione “secondo la legge”, perchè essa si riferisce alla legge di Mosè e non a quella di Cristo, infatti i Leviti prendevano le decime dal popolo per ordine di Mosè, e i sacerdoti offrivano i doni e i sacrifici nel tempio, sempre secondo la legge di Mosè, ma ricordatevi che quelli che facevano ciò erano dei Giudei di nascita che erano ancora sotto la legge e che non erano ancora stati affrancati da essa come invece lo siamo stati noi da Cristo Gesù. Ma allora a questo punto, siccome che anche in relazione ai sacrifici di becchi offerti dai Giudei per i loro peccati, il verbo è al presente, noi pure dovremmo presentare su qualche altare ed in qualche santuario terreno dedicato al culto di Dio sacrifici di bestie grasse per i nostri peccati! Così non sia, perchè è altresì scritto nella medesima epistola: “Si offrono doni e sacrifici che non possono, quanto alla coscienza, rendere perfetto colui che offre il culto..” (Ebrei 9:9), ed anche: “Poiché la legge, avendo un’ombra dei futuri beni, non la realtà stessa delle cose, non può mai con quegli stessi sacrifici, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, rendere perfetti quelli che s’accostano a Dio” (Ebrei 10:1), ed ancora che “noi abbiamo un altare del quale non hanno diritto di mangiare quelli che servono il tabernacolo” (Ebrei 13:10). Il fatto dunque che i sacerdoti e i Leviti anche dopo che Gesù fu assunto in cielo, offrivano doni e sacrifici per i peccati e prendevano le decime dal popolo, non significa affatto che i Gentili, sotto la grazia, facevano o dovevano fare (in quel tempo) quelle medesime cose, benchè quelle cose venivano eseguite dai sacerdoti e dai Leviti in ubbidienza alla legge che Dio diede a Mosè per tutto Israele.
Vorrei ora ritornare brevemente sul fatto dei sacerdoti Leviti, perchè? Perchè quando si parla della decima si rischia di dimenticare che secondo la legge erano i Leviti che dovevano riscuotere le decime dalle mani del popolo e nessun altro lo poteva fare. Non si può dunque separare la riscossione della decima dal sacerdozio Levitico perchè sono cose unite. E’ come un pò la riscossione di certe tasse che compie lo Stato Italiano, non si può parlarne senza fare riferimento agli Uffici e alle persone preposti dalla legge italiana a compierla. Così è della decima, non si può parlarne senza parlare dei sacerdoti Leviti preposti da Dio sotto la legge a riscuoterla dalle mani del popolo. Dio aveva infatti detto a Mosè: “E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo: ‘Parlerai inoltre ai Leviti e dirai loro: Quando riceverete dai figliuoli d’Israele le decime che io vi do per conto loro come vostro possesso, ne metterete da parte un’offerta da fare all’Eterno: una decima della decima; e l’offerta che avrete prelevata vi sarà contata come il grano che vien dall’aia e come il mosto che esce dallo strettoio. Così anche voi metterete da parte un’offerta per l’Eterno da tutte le decime che riceverete dai figliuoli d’Israele, e darete al sacerdote Aaronne l’offerta che avrete messa da parte per l’Eterno. Da tutte le cose che vi saranno donate metterete da parte tutte le offerte per l’Eterno; di tutto ciò che vi sarà di meglio metterete da parte quel tanto ch’è da consacrare. E dirai loro: Quando ne avrete messo da parte il meglio, quel che rimane sarà contato ai Leviti come il provento dell’aia e come il provento dello strettoio. E lo potrete mangiare in qualunque luogo, voi e le vostre famiglie, perché è la vostra mercede, in contraccambio del vostro servizio nella tenda di convegno” (Numeri 18:25-31). Stando dunque così le cose, per ordinare la decima ai credenti occorrerebbe che ci fossero nel nostro mezzo dei sacerdoti Leviti perchè è a loro che Dio aveva ordinato di prelevare le decime, da cui a loro volta essi dovevano prelevare una decima. Ci sono questi sacerdoti che svolgono le funzioni prescritte dalla legge? No, quindi la decima non va ordinata ai credenti. La cosa si potrebbe fare se noi fossimo ancora sotto la legge e avessimo dei sacerdoti leviti nel nostro mezzo, ma siccome non ci sono queste condizioni nessuno ha il diritto di ordinare la decima.
E a questo punto vorrei farvi notare che neppure Gesù Cristo ordinò il pagamento della decima ai suoi discepoli, e questo perchè Gesù era della tribù di Giuda e non di Levi, e quindi se lo avesse fatto avrebbe trasgredito la legge. Gesù avrebbe commesso un peccato se avesse comandato ai suoi discepoli di pagargli la decima delle loro entrate, non aveva il diritto di farlo. Avete mai pensato a questo? Se non lo avete mai fatto, pensateci attentamente. E non solo Gesù Cristo, ma neppure Paolo ordinò la decima e questo perchè egli era della tribù di Beniamino. Paolo ha sì detto che coloro che annunciano il Vangelo devono vivere del Vangelo, ma vivere del Vangelo non significa vivere delle decime perchè le decime fanno parte della legge e non del vangelo. A me pare invece che alcuni che predicano il Vangelo vogliono vivere della legge ordinando la decima. E’ un controsenso questo che però purtroppo alcuni non vedono.
Alla luce dunque della Scrittura, Garrison mente contro la verità quando afferma che uno dei tratti caratteristici di un discepolo di Cristo è il pagare la decima. Lui praticamente ha aggiunto ai comandamenti di Cristo, uno che lui non ha dato ai Suoi discepoli.
State dunque attenti, fratelli, perchè questo predicatore non si propone di fare altro – con questo suo insegnamento sulla decima – che farvi ricadere sotto la legge. Non vi fate ingannare dai suoi vani ragionamenti a tal proposito, perchè quello che lui afferma è smentito in maniera categorica dalla Sacra Scrittura. Quello che afferma Garrison sulla decima è un insegnamento falso, che però serve alle ADI soprattutto in questo periodo in cui molte chiese ADI hanno visto decrescere le offerte in denaro dei loro membri.

Bisogna predicare in una maniera positiva

Garrison afferma che moltissimi predicatori e insegnanti dicono le cose in una maniera negativa, e che non si rialzano le persone mortificandole (ibid., pag. 80)! E quindi bisogna evitare di biasimare o riprendere le persone per i peccati che commettono, biasimo e riprensione che lui chiama ‘critica’ e che secondo lui rende le persone diffidenti o chiuse! E allora spiega come insegnare: ‘Gesù è venuto a predicare la buona notizia. Quando tu stai preparando una lezione, domandati: E’ questa lezione una buona notizia? Insegni ancora contro il peccato? Certamente. Il problema è, noi abbiamo peccato; la promessa è, noi possiamo essere perdonati. “Poiché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 6:23). Voi potete insegnare contro l’adulterio o potete insegnare sul come rendere il vostro matrimonio impermeabile a relazioni amorose illecite. Promuovete l’alternativa positiva! Mostrate alle persone come cambiare!’ (Ibid., pag. 80-81). Come bisogna fare allora per insegnare su un passaggio biblico negativo? Invece che dire ‘Voi avete bisogno di …’ si deve dire ‘Noi abbiamo bisogno di …’ (Ibid., pag. 81).
Dunque il messaggio ai monitori e ai pastori nella pratica è: non predicate contro l’idolatria della Chiesa Cattolica Romana e neppure contro gli idolatri, ma insegnate piuttosto che bisogna adorare Dio in ispirito e verità! Non predicate contro le mondane concupiscenze e le passioni giovanili e quindi contro coloro che si abbandonano ad esse, ma dite soltanto che dobbiamo essere santi! Non predicate contro la menzogna e coloro che la amano e la praticano in mezzo alla Chiesa, ma dite piuttosto che dobbiamo dire la verità! Non predicate contro la fornicazione (a cui sempre più credenti si abbandonano nelle Chiese), ma dite soltanto che i rapporti sessuali sono solo per marito e moglie! Non predicate contro l’adulterio e gli adulteri (che sono peraltro sempre in aumento anche nelle Chiese), ma dite soltanto che i coniugi devono essere fedeli l’uno all’altro! Non predicate contro la frode e coloro che la praticano, ma dite che dobbiamo essere onesti! Scegliete la parte positiva! E naturalmente di questi esempi se ne possono fare tanti altri! Ma che va cianciando Garrison?
Ma non è forse scritto che gli apostoli ripresero severamente quei credenti che si erano sviati o abbandonati alla dissolutezza, e che lo fecero non includendosi tra i meritevoli di biasimo?
Non disse forse l’apostolo Paolo ai santi di Corinto: “Ed io, fratelli, non ho potuto parlarvi come a spirituali, ma ho dovuto parlarvi come a carnali, come a bambini in Cristo. V’ho nutriti di latte, non di cibo solido, perché non eravate ancora da tanto; anzi, non lo siete neppure adesso, perché siete ancora carnali. Infatti, poiché v’è tra voi gelosia e contesa, non siete voi carnali, e non camminate voi secondo l’uomo? Quando uno dice: Io son di Paolo; e un altro: Io son d’Apollo; non siete voi uomini carnali?” (1 Corinzi 3:1-4), ed ancora: “E siete gonfi, e non avete invece fatto cordoglio perché colui che ha commesso quell’azione fosse tolto di mezzo a voi!” (1 Corinzi 5:2)? Notate che li definì gonfi e carnali, e quindi fu severo, o come direbbe Garrison, negativo! Li mortificò? Sì ma per rialzarli. Perchè esistono circostanze in cui bisogna parlare come faceva Paolo per indurre i credenti a rialzarsi! Avete notato poi che Paolo non si incluse tra i gonfi e i carnali?
E non disse forse Giacomo ai santi: “O gente adultera, non sapete voi che l’amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio. Ovvero pensate voi che la Scrittura dichiari invano che lo Spirito ch’Egli ha fatto abitare in noi ci brama fino alla gelosia? Ma Egli dà maggior grazia; perciò la Scrittura dice: Iddio resiste ai superbi e dà grazia agli umili. Sottomettetevi dunque a Dio; ma resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi. Appressatevi a Dio, ed Egli si appresserà a voi. Nettate le vostre mani, o peccatori; e purificate i vostri cuori, o doppi d’animo! Siate afflitti e fate cordoglio e piangete! Sia il vostro riso convertito in lutto, e la vostra allegrezza in mestizia! Umiliatevi nel cospetto del Signore, ed Egli vi innalzerà” (Giacomo 4:4-10), ed ancora: “A voi ora, o ricchi; piangete e urlate per le calamità che stanno per venirvi addosso! Le vostre ricchezze son marcite, e le vostre vesti son rôse dalle tignuole. Il vostro oro e il vostro argento sono arrugginiti, e la loro ruggine sarà una testimonianza contro a voi, e divorerà le vostre carni a guisa di fuoco. Avete accumulato tesori negli ultimi giorni. Ecco, il salario dei lavoratori che han mietuto i vostri campi, e del quale li avete frodati, grida; e le grida di quelli che han mietuto sono giunte alle orecchie del Signor degli eserciti. Voi siete vissuti sulla terra nelle delizie e vi siete dati ai piaceri; avete pasciuto i vostri cuori in giorno di strage. Avete condannato, avete ucciso il giusto; egli non vi resiste” (Giacomo 5:1-6)? Anche qui notate con quali parole dure Giacomo si rivolse ai credenti corrotti chiamandoli gente adultera, peccatori, doppi d’animo, e dicendo ai ricchi che frodavano i loro operai del loro salario “piangete e urlate per le calamità che stanno per venirvi addosso”! Anche lui dunque usò un parlare che secondo Garrison è negativo! E avete notato che anche nel caso di Giacomo egli non si incluse tra i peccatori e i doppi d’animo?
No, il ragionamento di Garrison è assolutamente sbagliato, perchè non suscita negli uditori nessuno sdegno e nessuna riprovazione verso il peccato, come anche nessun timore di Dio! E’ vero che dobbiamo predicare il rimedio al peccato e alla vita di peccato, ma questo non si può fare senza parlare contro i peccati in maniera franca ed anche contro coloro che li commettono annunciando i giudizi di Dio che piomberanno su di essi se non si ravvederanno. Gli apostoli ce lo hanno insegnato, come anche i profeti prima di loro. La strategia di Garrison è evidente, non accusare nessuno, ma parlare solo in maniera positiva per evitare che quei credenti che vivono in maniera disordinata e ribelle si arrabbino e si infurino o si impauriscano! Proprio quello che ci vuole nelle ADI in questo tempo, in cui abbondano i ribelli e i dissoluti!

Bisogna incoraggiare le persone e non mortificarle

Garrison afferma: ‘Gesù disse cose negative agli ipocriti Farisei, non ai non frequentatori di chiesa [in inglese sono chiamati ‘unchurched’]. Perchè Egli mortificò i Farisei? Egli lo fece perchè essi dicevano sempre cose negative a tutti gli altri. Non siate negativi! Non dite soltanto la cosa come essa è. Tutti sanno com’è. Ditela come può essere. Le parole incoraggianti creano eccitazione nella mente dell’ascoltatore’ (ibid., pag. 81).
Ora, innanzi tutto Garrison mente quando fa capire che Gesù disse cose negative (cioè che rivolse parole di biasimo o riprensione perchè questo lui intende per ‘cose negative’) solo ai Farisei, in quanto in Matteo è scritto quanto segue: “Allora egli prese a rimproverare le città nelle quali era stata fatta la maggior parte delle sue opere potenti, perché non si erano ravvedute. Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida! Perché se in Tiro e Sidone fossero state fatte le opere potenti compiute fra voi, già da gran tempo si sarebbero pentite, con cilicio e cenere. E però vi dichiaro che nel giorno del giudizio la sorte di Tiro e di Sidone sarà più tollerabile della vostra. E tu, o Capernaum, sarai tu forse innalzata fino al cielo? No, tu scenderai fino nell’Ades. Perché se in Sodoma fossero state fatte le opere potenti compiute in te, ella sarebbe durata fino ad oggi. E però, io lo dichiaro, nel giorno del giudizio la sorte del paese di Sodoma sarà più tollerabile della tua” (Matteo 11:20-24), ed in Luca: “E affollandosi intorno a lui le turbe, egli prese a dire: Questa generazione è una generazione malvagia; ella chiede un segno; e segno alcuno non le sarà dato, salvo il segno di Giona. Poiché come Giona fu un segno per i Niniviti, così anche il Figliuol dell’uomo sarà per questa generazione. La regina del Mezzodì risusciterà nel giudizio con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché ella venne dalle estremità della terra per udir la sapienza di Salomone; ed ecco qui v’è più che Salomone. I Niniviti risusciteranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno; perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco qui v’è più che Giona” (Luca 11:29-32). Dunque Gesù fu duro e severo anche con le turbe impenitenti e non solo con gli ipocriti Farisei.
E poi che vuol dire Garrison quando afferma che i Farisei dicevano sempre cose negative a tutti gli altri? Pare che voglia dire che i Farisei erano negativi nel parlare perchè riprendevano e biasimavano tutti quelli che non osservavano la tradizione dei padri, e quindi noi dobbiamo stare attenti a non diventare negativi come loro riprendendo e biasimando quelli che trasgrediscono la Parola di Dio! Certamente, i Farisei erano anche negativi nel parlare nel senso da me spiegato prima, ma non tutto quello che essi dicevano agli altri era sbagliato agli occhi di Dio, altrimenti Gesù non avrebbe detto alle turbe e ai suoi discepoli: “Fate dunque ed osservate tutte le cose che vi diranno” (Matteo 23:3).
La ragione per cui Gesù rimproverò severamente i Farisei risiede nella loro ipocrisia, nella loro malvagità, e nel loro non avere misericordia.
Devo dire che su questo punto, Garrison ha voluto creare confusione nel lettore, perchè le sue affermazioni sono false, ambigue e oscure. Ma d’altronde lui deve portare avanti le sue idee, che ha assimilato da Rick Warren, e quindi non può essere molto chiaro. Comunque, conoscendo quali siano le perverse idee di Rick Warren, si comprende che Garrison vuole che i predicatori cambino modo di parlare e di predicare, che cambino il loro vocabolario dal pulpito: in peggio naturalmente! E questo lo si capisce molto meglio quando si sente Garrison stesso predicare e insegnare!
Poi, c’è un’altra cosa, da come parla Garrison pare che le comunità siano formate solo da persone scoraggiate e afflitte! I disordinati, che danno motivo di scandalo, ossia quelli che devono essere ripresi severamente ed anche pubblicamente mancano all’appello! I disordinati invece esistono, e Paolo comanda di ammonirli!
Fratelli, l’apostolo Paolo disse a Timoteo: “Io te ne scongiuro nel cospetto di Dio e di Cristo Gesù che ha da giudicare i vivi e i morti, e per la sua apparizione e per il suo regno: Predica la Parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, sgrida, esorta con grande pazienza e sempre istruendo. Perché verrà il tempo che non sopporteranno la sana dottrina; ma per prurito d’udire si accumuleranno dottori secondo le loro proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole” (2 Timoteo 4:1-4), ed a Tito: “Poiché vi son molti ribelli, cianciatori e seduttori di menti, specialmente fra quelli della circoncisione, ai quali bisogna turar la bocca; uomini che sovvertono le case intere, insegnando cose che non dovrebbero, per amor di disonesto guadagno. Uno dei loro, un loro proprio profeta, disse: ‘I Cretesi son sempre bugiardi, male bestie, ventri pigri’. Questa testimonianza è verace. Riprendili perciò severamente, affinché siano sani nella fede, non dando retta a favole giudaiche né a comandamenti d’uomini che voltan le spalle alla verità” (Tito 1:10-14).
Altro che non essere negativi, altro che dire parole incoraggianti! Qui bisogna prendere la verga della correzione in questi tempi così malvagi ed usarla del continuo in mezzo alla Chiesa, dove abbondano quelli che non sopportano la sana dottrina, che sono ribelli, cianciatori e seduttori di menti. Ma che va cianciando Alton Garrison?
Attenzione dunque al messaggio subdolo che vuole trasmettervi Alton Garrison, fratelli, perchè porta lontano dalla dottrina di Dio!

Ricorso ad aiuti audiovisivi

Qual’è la maniera più efficace per trasmettere agli altri una verità? Per Garrison ci sono molti metodi, tra cui gli aiuti audiovisivi a cui lui dedica un paragrafo. Egli afferma infatti: ‘La nostra memoria viene aumentata quando noi vediamo le informazioni. Molti differenti aiuti visivi possono essere utilizzati per aumentare la comprensione. I punti del sermone o della lezione possono essere visualizzati su uno schermo usando video proiettori o convenzionali proiettori da muro. I punti possono essere illustrati con un breve video clip o uno sketch eseguito dai membri della classe. Usare una varietà di metodi e di mezzi di comunicazione aiuta a rendere il messaggio memorabile. Questo è efficace a tutti i livelli d’età. Quando insegnate ai bambini, voi potete usare video, arti, argilla, carte da colorare, pupazzi, o canzoni per rinforzare l’argomento centrale. Quando insegnate ai giovani, potete usare video, articoli correnti tratti dalle riviste e dai giornali, il teatro, e video musicali per aiutare ad illustrare il vostro messaggio’ (Ibid., pag. 96).
Eccoci dunque arrivati ad un punto chiave e fondamentale di tutto il discorso di Garrison, i metodi da usare per trasmettere la Parola di Dio ai bambini e ai ragazzi. Questa è la metodologia che lui dice viene influenzata dal mondo, e come potete vedere lo è! Per Garrison infatti la Chiesa può ricorrere a parodie, scene teatrali, arti dello spettacolo di ogni genere, pupazzi, musica moderna e così via. E tutto questo perchè il messaggio usando questi mezzi viene reso memorabile!
Ma non è forse scritto che lo Spirito della verità ci ricorderà tutto quello che Gesù ha detto? Io così leggo: “Il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi rammenterà tutto quello che v’ho detto” (Giovanni 14:26). E quindi è evidente che chi predica la parola di Dio, deve credere che lo Spirito Santo provvederà a ricordare il messaggio all’uditore! E chi lo crede, certamente non farà ricorso agli aiuti audiovisivi proposti da Garrison! Ma quando mai gli apostoli si appoggiarono su aiuti audiovisivi per rendere il loro messaggio memorabile? Ma che va cianciando Garrison?
Notate poi che secondo Garrison, questi metodi aumentano la comprensione di un argomento biblico trattato! Falso, perchè i pupazzi, il teatro, le parodie, e la musica moderna ‘cristiana’, non fanno altro che creare confusione! Questo è una cosa certa.
E non solo, essi portano la corruzione nella Chiesa, perchè adottando questi metodi la Chiesa si conforma al mondo disubbidendo al comandamento: “E non vi conformate a questo secolo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la volontà di Dio, la buona, accettevole e perfetta volontà” (Romani 12:2).

Conclusione

E’ dunque evidente che il messaggio di Garrison per i monitori ed anche per i conduttori contiene del lievito da cui guardarsi, per evitare alla corruzione e alla confusione di entrare nella Chiesa e guastarla.
State attenti ai suoi vani ragionamenti e ai suoi sofismi. Rigettateli, perchè sono molto dannosi alla Chiesa, e difatti il danno che essi fanno si può vedere nelle Assemblee di Dio USA che sono oltremodo mondane, carnali e corrotte.
Comunque, voglio che sappiate che anche nelle Assemblee di Dio USA ci sono dei fratelli che stanno lottando e si stanno opponendo a questo andazzo e conformismo al mondo che i dirigenti di questa denominazione approvano e promuovono.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Roma, 4 Ottobre 2011

Leggi anche questi articoli:

Ecco il cambiamento che predica Alton Garrison

Alton Garrison e la SAGU

Alton Garrison e le Fine Arts

Alton Garrison: ‘Il mondo influenza lo stile della nostra metodologia’

Signor Alton Garrison cos’è questa roba qua? Uno dei vostri mezzi usati per perseguire i vostri fini?

Le Assemblee di Dio USA abbracciano il seduttore Rick Warren

George Wood, presidente delle Assemblee di Dio USA, intervista il suo grande amico Rick Warren

‘Rick Warren, le sue menzogne e i suoi diabolici piani’

Le Assemblee di Dio USA sono coinvolte nel ‘piano della pace’ di Rick Warren

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/10/04/guardatevi-dal-lievito-di-alton-garrison/