SIATE SANTI

Perché anche noi eravamo una volta insensati, ribelli, traviati, servi di varie concupiscenze e voluttà, menanti la vita in malizia ed invidia, odiosi e odiantici gli uni gli altri. Ma quando la benignità di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore verso gli uomini sono stati manifestati, Egli ci ha salvati non per opere giuste che noi avessimo fatte, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo, ch’Egli ha copiosamente sparso su noi per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore, affinché, giustificati per la sua grazia, noi fossimo fatti eredi secondo la speranza della vita eterna. (Tito 3:3-7)

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Predicazione del 22 Settembre 2010 di Giacinto Butindaro

Contro l’errato significato dato alle parole ‘Non toccate gli unti di Dio’

Abbassò se stesso: imitiamolo

L’apostolo Paolo dice ai santi di Filippi: “Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato in Cristo Gesù; il quale, essendo in forma di Dio non riputò rapina l’essere uguale a Dio, ma annichilì se stesso, prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini; ed essendo trovato nell’esteriore come un uomo, abbassò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte della croce. Ed è perciò che Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al disopra d’ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto la terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre” (Filippesi 2:5-11).

E’ in Gesù Cristo, il Figlio di Dio, dunque che noi abbiamo il perfetto esempio di umiltà da imitare. Egli era nella gloria con Dio Padre da ogni eternità, era in forma di Dio ed uguale a Dio, ma non ritenne cosa da ritenere con avidità l’essere uguale a Dio, infatti si umiliò prima prendendo forma di servo e diventando simile agli uomini, e poi da uomo facendosi ubbidiente fino alla morte della croce. Da ricco che era, si fece povero per amore nostro, affinché mediante la sua povertà noi diventassimo ricchi in Lui. Venne per servire, e non per essere servito, e per offrire sé stesso in sacrificio espiatorio per i nostri peccati. E difatti si mise al servizio degli uomini, ammaestrando, consolando, guarendo, liberando gli uomini dal dominio di Satana, e all’occorrenza supplendo anche ai loro bisogni materiali (quando moltiplicò i pani e i pesci per delle moltitudini); e quando venne per lui la sua ora, sebbene avrebbe potuto invocare il Padre suo affinché gli mandasse delle legioni di angeli per liberarlo dalle mani dei peccatori, egli si rifiutò di farlo in vista della nostra salvezza, perché sapeva che una volta arrestato sarebbe stato prima condannato a morte e poi ucciso per i nostri peccati. E quindi si fece arrestare e si sottopose a tutte le sofferenze che seguirono il suo arresto, sofferenze che culminarono nella sua morte sulla croce.

E fu proprio in virtù di questo suo abbassamento, che Dio lo ha innalzato sopra tutto e tutti, e difatti Egli ha il primato in ogni cosa, il Suo nome è al di sopra di ogni nome. Dio innalza coloro che si abbassano, e Gesù fu sovranamente innalzato perché si abbassò profondamente.

Anche noi dobbiamo seguire le orme di Cristo, abbassando noi stessi e mettendoci al servizio dei fratelli, secondo che è scritto: “Non facendo nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascun di voi, con umiltà, stimando altrui da più di se stesso, avendo ciascun di voi riguardo non alle cose proprie, ma anche a quelle degli altri” (Filippesi 2:3-4). Dobbiamo abbassare noi stessi, affinché i fratelli siano innalzati; dare la nostra vita per i fratelli, come Cristo ha dato la sua vita per noi; questo è quello che dobbiamo fare, affinché Dio sia glorificato in noi.

Beati coloro che si abbassano, perché a suo tempo saranno innalzati dall’Iddio vivente e vero.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://lanuovavia.org/giacintobutindaro/2010/07/31/abbasso-se-stesso-imitiamolo/

Il centurione romano Cornelio

La Bibbia dice che il centurione romano Cornelio, della coorte detta l’Italica, era un uomo pio e temente Dio con tutta la sua casa, e faceva molte elemosine al popolo e pregava Dio del continuo (Atti 10:2), ma nonostante ciò non era ancora stato salvato dai suoi peccati quando l’angelo di Dio gli apparve in visione dicendogli di mandare a chiamare Simon Pietro.

Questo é confermato dal fatto che l’angelo gli disse: “Manda a Ioppe, e fa’ chiamare Simone, soprannominato Pietro; il quale ti parlerà di cose, per le quali sarai salvato tu e tutta la casa tua” (Atti 11:13,14).

Cornelio fu salvato quindi quando accettò per fede le parole che Pietro disse in casa sua. Quindi, quest’uomo non fu salvato né dal battesimo (che gli fu ministrato dopo che credette) e neppure dalle sue elemosine ma fu salvato dalla sua fede nel Vangelo che Pietro gli predicò.

Certamente se le preghiere e le elemosine che faceva Cornelio fossero state sufficienti per la sua salvezza non ci sarebbe stato bisogno ch’egli udisse l’Evangelo e credesse in esso. Il fatto è però che Cornelio benché temesse Dio, lo pregasse e facesse molte elemosine era ancora perduto e schiavo del peccato. Fu indispensabile anche per lui sentire l’Evangelo e credere in esso per essere salvato perché la salvezza non la conferisce il battesimo e non è il frutto di opere buone ma il dono di Dio che si riceve credendo e non operando.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://lanuovavia.org/giacintobutindaro/2010/06/02/il-centurione-romano-cornelio/