La conversione del ladrone sulla croce

Fratelli e sorelle nel Signore, in merito alla conversione del ladrone sulla croce è scritto : ‘E uno de’ malfattori appesi lo ingiuriava, dicendo: Non se’ tu il Cristo? Salva te stesso e noi! Ma l’altro, rispondendo, lo sgridava e diceva: Non hai tu nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio? E per noi è cosa giusta, perché riceviamo la condegna pena de’ nostri fatti, ma questi non ha fatto nulla di male. E diceva: Gesù, ricordati di me quando sarai venuto nel tuo regno! E Gesù gli disse: Io ti dico in verità che oggi tu sarai meco in paradiso.’ (Luca 23:39-43) Ora, questo esempio deve servire per farci comprendere come Dio sia in grado di salvare un peccatore anche nell’ultimo istante della sua vita. E questo perché la salvezza la si ottiene per la sola grazia mediante la sola fede in Cristo Gesù, il Figliuolo di Dio, e non per opere. Ma di questa conversione ce ne ha parlato solo Luca, mentre gli altri tre vangeli riportano quanto segue : ‘Allora furon con lui crocifissi due ladroni, uno a destra e l’altro a sinistra. E coloro che passavano di lì, lo ingiuriavano, scotendo il capo e dicendo: Tu che disfai il tempio e in tre giorni lo riedifichi, salva te stesso, se tu sei Figliuol di Dio, e scendi giù di croce! Similmente, i capi sacerdoti con gli scribi e gli anziani, beffandosi, dicevano: Ha salvato altri e non può salvar se stesso! Da che è il re d’Israele, scenda ora giù di croce, e noi crederemo in lui. S’è confidato in Dio; lo liberi ora, s’Ei lo gradisce, poiché ha detto: Son Figliuol di Dio. E nello stesso modo lo vituperavano anche i ladroni crocifissi con lui.’ (Matteo 27:38-44) ‘E con lui crocifissero due ladroni, uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra. E quelli che passavano lì presso lo ingiuriavano, scotendo il capo e dicendo: Eh, tu che disfai il tempio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso e scendi giù di croce! Parimente anche i capi sacerdoti con gli scribi, beffandosi, dicevano l’uno all’altro: Ha salvato altri e non può salvar se stesso! Il Cristo, il Re d’Israele, scenda ora giù di croce, affinché vediamo e crediamo! Anche quelli che erano stati crocifissi con lui, lo insultavano.’ (Marco 15:27-32) ‘Presero dunque Gesù; ed egli, portando la sua croce, venne al luogo del Teschio, che in ebraico si chiama Golgota, dove lo crocifissero, assieme a due altri, uno di qua, l’altro di là, e Gesù nel mezzo’ (Giovanni 19:17-18) A differenza di Giovanni che dice ben poco del comportamento tenuto da questi due ladroni, sia Matteo che Marco ne parlano in questa maniera ‘lo vituperavano anche i ladroni crocifissi con lui’ e ‘quelli che erano stati crocifissi con lui, lo insultavano’. Quindi entrambi i ladroni hanno vituperato e insultato Gesù, eppure dall’evangelo scritto da Luca (che non fu per altro nemmeno un testimone oculare, ma che si informò accuratamente delle cose avvenute) scopriamo che prima di morire uno dei due fù salvato! Badate bene che furono entrambi i ladroni a vituperare e ad insultare Gesù e non fu uno solo a farlo, e questo perché la conversione di uno di questi due ladroni non avvenne molto tempo prima per poi manifestarsi mentre egli era in croce, ma avvenne proprio negli ultimi istanti della sua vita, e fu proprio in quegli ultimi istanti che pentitosi si mise a sgridare colui che continuava ancora a ingiuriarlo. Ora, in questo preciso caso Dio ha voluto farci sapere della conversione di quel tale, ma è sempre cosi? Cioè, Dio deve necessariamente renderci noto chi salva e chi no? Deve forse operare il Signore seguendo i nostri criteri o la nostra logica? Cosi non sia. Egli fa ciò che vuole e agisce dunque come vuole. Considerate solo per un attimo se nelle nostre mani avessimo avuto solo l’evangelo di Matteo o quello di Marco o entrambi, e fossimo arrivati alla conclusione errata che quei due malfattori fossero ora all’inferno : sarebbe stato un giudizio giusto il nostro? No, non lo sarebbe stato. Se invece ci fossimo astenuti dal dare questo tipo di giudizio non avremmo di certo sbagliato. Fratelli e sorelle nel Signore, quello che voglio dire è che la nostra certezza risiede nel fatto che tutti coloro che non avranno creduto in Gesù e che sono morti dunque nei loro peccati se ne andranno all’inferno, ma questo non ci autorizza a dire che ‘tizio e caio’ – senza che noi fossimo stati presenti quando ‘tizio e caio’ hanno spirato o in assenza di ricerche approfondite sulla loro morte – sono all’inferno, poichè non abbiamo la piena certezza che lo siano. E’ vero che dobbiamo parlare con certezza ma è altresì vero che dobbiamo parlare in verità, ed è quindi necessario che per parlare in maniera cosi categorica ci siano delle prove inconfutabili di ciò che affermiamo. E’ chiaro poi che la stragrande maggioranza di coloro che hanno vissuto una vita nel peccato, immersi nelle concupiscenze della carne, non essendosi ravveduti neanche in punto di morte siano ora all’inferno; ma io credo anche che una piccolissima minoranza di loro siano stati salvati dal Signore, indipendentemente se si sia saputo o meno, poiché anch’essi facenti parte dei suoi eletti. Ponete il caso che un uomo malvagio, un bestemmiatore, un oltraggiatore, un uomo pericoloso e conosciuto da tutti per la sua condotta empia sia morto in casa sua mentre era solo, senza dunque nessun testimone che abbia assistito alla sua morte, ma che il Signore a nostra insaputa lo abbia salvato prima di morire, donandogli sia il ravvedimento che la fede. O ponete ancora il caso che quantunque vi fossero dei testimoni oculari pure non dando importanza a quelle parole penitenti rivolte al Signore, o magari vergognandosi per lui di quel che ha fatto e per non farlo apparire come un ‘debole’ di fronte alla società, nemmeno lo riferiscono agli altri. Ora dico, lo sapremo mai che quel tale fù salvato dal Signore? No, a meno che Dio non dia una rivelazione a qualcuno e lo rendi noto. Ma Dio è forse in dovere di dare questa rivelazione? E’ in dovere di farci sapere ciò che Egli fa? Non sempre fratelli il Signore ci rivela la Sua volontà. E se noi ci mettessimo a dire che quel tale sia all’inferno, stiamo forse dicendo la verità? No, non stiamo dicendo la verità. Semmai, per non sbagliare, possiamo dire di tutti costoro che ‘se non si sono ravveduti e non hanno creduto nel Signore’ ora sono per certo all’inferno. Questo lo possiamo dire essendo certi di affermare la verità e senza paura di essere smentiti. Che questo ci serva dunque da ammaestramento fratelli per non emettere dei giudizi affrettati e soprattutto ingiusti.

 

Salvatore Larizza

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Fedele testimonianza di Luigi Francescon

francescon-fotoQuesta fedele testimonianza dell’opera del nostro Signore originata in questa città di Chicago, Illinois, non è per mostrare colui lo scrive, ma bensì per la gloria di Dio che opera tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà; Efesi 1-11. Io, Luigi Francescon, nato il 29 marzo 1866 nel comune di Cavasso Nuovo, Prov. di Udine, (Italia), di mestiere mosaicista. Venni in America dopo compiuto il mio servizio militare, arrivando a Chicago il 3 Marzo 1890.

Nell’istesso anno, udii l’Evangelo per mezzo della predicazione del fratello Michele Nardi. Nel Dicembre 1891 ebbi dal Signore l’esperienza della nuova nascita. Nel Marzo 1892, col gruppo evangelizzato dal fratello M. Nardi, ed alcune famiglie di fede Valdese fu formata in questa città la prima chiesa Presbiteriana Italiana, col Signor Filippo Grilli, Pastore, fui eletto uno dei tre Diaconi, e poi qualche anno appresso anziano.

Nel principio dell’anno 1894 trovandomi a Cincinnati, Ohio, per lavoro, mi avvenne una sera mentre nella mia camera in ginocchioni, leggevo il capitolo 2 della lettera a’ Colossesi, quando giunsi al verso 12 udii una voce che mi ripetette due volte: “Tu non hai ubbidito a questo mio comandamento”. Risposi: “Signore, niuno me ne ha parlato”. Il primo dell’anno 1895 presi per moglie Rosina Balzano, (salvata anch’essa nel mezzo di noi nel principio del 1892). Come membro dell’amministrazione di detta chiesa, parlai ad essa amministrazione del battesimo scritturale, e come il Signore stesso me lo ordinò di ubbidirlo: tutti mi si opposero, compreso il Pastore, cui avevo informato per lettera, l’istessa sera, che il Signore mi parlò!

Nell’anno 1898 il Signore salvò il fratello Giuseppe Beretta, per mezzo dei Metodisti Liberi, Americani, (Free Methodist) e poi qualche tempo appresso si unì anche lui con noi, Presbiteriani Italiani. Parlai ancora a lui molte volte del suddetto battesimo, ma lui al momento non lo comprendeva. Nel principio di Settembre 1903 venne in Elgin, Ill. (ove io ed il fratello G. Marin eseguivamo un lavoro) e gli parlai di nuovo in presenza di G. Marin della necessità di ubbidire al comandamento del nostro Signore; questa volta; (servendosi Iddio anche di altri mezzi) fu convinto, e due giorni dopo si fece battezzare ad Elgin stesso, da un fratello Americano, appartenente alla “Chiesa Dei Fratelli”, (Church of the Brethren). Allora gli dissi: “Fratello Beretta! ora che siete battezzato; Lunedì 7 corr. che è Labor Day, battezzerete ancora me.” La Domenica seguente giorno 6, toccava a me come anziano di presiedere, datosi che il Pastore si trovava in Italia, così ebbi l’opportunità di dire al popolo quello che avevo nel cuore, e dissi loro: “Dopo 9 anni che il Signore mi parlò di ubbidire al Suo comandamento, domani con l’aiuto di Dio ho l’opportunità di ubbidirlo, e se alcun di voi vuole assistere, venga al lago (Lake-front in Chicago), tale luogo, ora tale. Vennero quasi 25, e 18 di loro ubbidirono con me. Fummo immersi dal fratello G. Beretta.

Poco tempo dopo, il Pastore (F. Grilli) fece ritorno dall’Italia, e la prima Domenica che avemmo il servizio, dissi al Pastore che desiravo di dire alcune cose alla fratellanza prima del suo sermone; quello mi fu concesso; allora prima di tutto domandai al popolo se avevo fatto loro alcun torto, che lo testimoniassero; loro risposero che non avevano nulla contro di me; poi li esortai (la fratellanza) che se volevano partecipare alle promesse di Dio bisognava ubbidirlo secondo la Sua Parola. Dopo questo, diedi le mie dimissioni, cioè: Come anziano, segretario, ed anche da membro di quella chiesa. Loro tutti rimasero meravigliati, dicendomi che non li lasciassi, gli dissi che quella decisione, non era premeditata da me, ma che mi fu ordinata dal nostro Signore di farlo. Avvenne poi, che ancora coloro che ubbidirono al comandamento insieme a me, vollero uscire, ma non credetti cosa buona per loro di fare, ma con tutto ciò vollero separarsi; perciò fu necessario di radunarsi in qualche luogo, per il bene di coloro che non sapevano leggere. Così la prima radunata fu tenuta in casa del fratello Nicola Moles nella, quale elessero me per loro anziano, allora, io proposi anche i fratelli G. Beretta, e P. Menconi, per aprire i servizii, una settimana ciascuno. Dopo poche sere si decise di radunarsi in casa mia. Il 2 Dicembre 1903, partii per l’Italia per una visita ai miei di famiglia. Al mio ritorno a Chicago (nei primi di Maggio 1904) trovai in questi fratelli dei gonfiamenti, producendo contese senza fine. Vedendo questo, decisi di domandare consiglio al Signore come procedere; il Signore mi rispose di separarmi da loro fintanto che Lui (il Signore) me lo ordinava di ritornare nel mezzo di loro. Questo avvenne in Ottobre 1904. Con me uscirono ancora le famiglie di N. Moles, Alberto Di Cicco e qualche altro, e cosi insieme ci radunavamo di casa in casa nei giorni stabiliti, e tutte le Domeniche si rompeva il pane ricordando la morte del nostro Signore. Ecco, alcuni dei preliminari della grande opera che il Signore ha fatto per lo Spirito Santo nel popolo Italiano.

Nei ultimi d’Aprile 1907, il Signore mi fece incontrare con un fratello Americano, uno dei primi che ricevette la Promessa dello Spirito Santo in Los Angeles, l’anno 1906, e per mezzo di lui seppi, che al No. 943 W. North Ave., vi era una missione che si predicava la promessa dello S. S. e che il Pastore stesso (W. H. Durham) era stato fatto partecipe. La prima settimana, frequentai i loro servizii da solo, e il Signore mi assicurò che quella era l’opera Sua. La Domenica seguente vennero con me il resto del gruppo. Nel mese di Luglio, mia moglie fu la prima ad essere suggellata col dono dello S. S. parlando in lingua Svedese; la sorella Dora Di Cicco fu la seconda parlando in lingua Cinese. Il 25 d’Agosto il benigno Signore si compiacque di suggellare ancora me. In quel tempo che si aspettava la promessa, il Signore fece sapere al fratello W. H. Durham ed altri, che Lui (il Signore) mi aveva chiamato e preparato per portare il Suo messaggio al popolo Italiano; che poi appresso fu ancora confermato da Dio stesso. Nel principio di Settembre testimoniai alla famiglia di Pietro Ottolini, i quali vennero anche loro ad attendere ai servizii, e in pochi giorni furono ancora loro suggellati. Il 14 dell’istesso mese, venne ancora il fratello Giovanni Perrou, e ci domandai se conosceva l’Evangelo, lui mi rispose che era nato Evangelico, gli domandai ancora se aveva in lui la testimonianza d’esser salvato, lui mi rispose che non lo sapeva; allora l’esortai di domandare con tutto il suo cuore perdono a Dio, e poi cercare la promessa dello S. S. Lui ubbidì, ponendosi in ginocchioni, ed in quel momento, il benigno Signore lo lavò col Suo sangue, ed altresì, lo suggellò. S’imbatterono presenti i fratelli G. Marin, ed Agostino Lencioni, il quale quest’ultimo (A. Lencioni) prima era contrario, ma poi avendo veduto lui stesso come il Signore operò nel fratello G. Perrou, (quale lui conosceva) fu convinto a cercare anche lui la faccia del Signore.

Nell’Indimenticabile 15 Settembre dell’istesso anno, nella radunanza No. 1139 W. Grand Ave., il Signore si manifestò sul fratello A. Lencioni, fu creato del disturbo non discernendo l’opera di Dio. Due di loro presenti, vedendo questo mi vennero a chiamare, i quali furono i fratelli P. Menconi, e Luigi Garrou, dicendomi di andare nel luogo ove loro erano radunati. Prima di andare pregai il Signore, il quale mi ordinò di andare. Quando entrai in quel locale, il Signore mi riempì la bocca per parlar loro della potenza del sangue del patto eterno, e che per esso solo si può star ritti nella presenza di Dio, ed ottenere le Sue fedele promesse. Immantinente il Signore si manifestò con la Sua presenza, suggellando i fratelli P. Monconi, A. Andreoni, A. Lencioni, ed altri, e la fama del nostro Signore, e le Sue grandi opere fu sparsa, e saputo da tanti, quali ancora venivano per vederla, ed il Signore lo convinceva, e lo suggellava, vecchi e nuovi (nella fede) fra essi anche i fratelli G. Marin, ed Umberto Gazzari. Nelle prime settimane, il Signore chiamò molti Carraresi, fra i quali uno dei fedeli è viventi, il fratello Alessio Adriani. Quando ritornai alla radunanza di Grand Ave., il fratello P. Ottolini apriva il servizio e P. Menconi presiedeva. Nel terzo servizio che avemmo, avvenne che mentre il fratello P. Menconi saliva sul pulpito, il fratello P. Ottolini (spinto dallo S. S.) fece un salto, e gridò dicendo: “Fratello Menconi! fermati, il Signore mi dice che ha mandato il fratello L. Francescon nel mezzo di noi per ammaestrarci. Il fratello P. Menconi fu confermato dal Signore di starsene a sedere al presente, e che poi se ne avrebbe servito anche di lui. Così occupai di nuovo il posto di anziano di detta chiesa fino al 29 Giugno 1908.

Alla fine del mese di Ottobre, il Signore mandò mia moglie a Los Angeles, Calif. per dare la testimonianza della promessa alla famiglia del fratello N. Moles, che erano stabiliti in quella città da circa un anno prima della manifestazione dello S. S., col risultato che alcuni di loro furono suggellati; e poi si unirono coi fratelli Americani di quella città. In quel tempo vennero alcuni fratelli e sorelle da Hulberton, N. Y. a visitarci, avendo udito come il Signore stava operando nel mezzo di noi. Dopo pochi giorni furono ancora suggellati, e ritornarono a loro destinazione con la caparra nei loro cuori. Poco tempo dopo venne anche il fratello G. Beretta, ed anche lui ricevette il dono di Dio. In quel tempo, vennero nel mezzo di noi anche i fratelli Leopoldo Tedeschi, Michele Iacovetti (essi conoscevano l’Evangelo). Nel principio di Dicembre, il Signore parlò per la mia bocca, dicendo: “Io il Signore ho stanziato il Mio nome in questo luogo, se voi mi ubbidite e state umili, Io manderò nel mezzo di voi coloro che devono essere salvati. Vi terrò insieme per un poco di tempo per ammaestrarvi, poi manderò alcuni di voi fuori per raccogliere altre mie pecore. Questo è il segno che vi do per accertarvi che sono Io che ho parlato: Questo locale vi sarà piccolo per contenere le persone che Io vi manderò”. Appena dopo questa profezia, un fratello si sentì di comperare 60 sedie per aggiungerle a quelle che già avevamo. In quei giorni il Signore aveva operato nei fratelli Giacomo Lombardi, e Giovanni Rossi, ed altre famiglie, membri della chiesa Presbiteriana Italiana, come pure nei Cattolici, fra i quali anche il fratello Luigi Terragnoli. La Domenica seguente (dopo la profezia) tutte le sedie furono occupate, e diversi anche in piedi. Fu fatto il battesimo per questi ultimi, nel principio di Gennaio 1908, ed una settantina ubbidirono al comandamento del nostro Signore; la maggior parte di loro erano già suggellati con la promessa. Fra il 15 Settembre, alla fine di Dicembre 1907, il Signore fece tante miracolose guarigioni, malattie croniche ed incurabili alla scienza umana; qui sono 4 di tali casi: G. Lombardi, P. De Stefano, Lucia Menna, e Fidalma Andreoni. Il Signore altresì, permise che passassimo delle dure prove e persecuzioni; ma non si faceva caso di esse, perché la grazia di Dio abbondava nei nostri cuori, e le sue promesse erano fedeli.

In Gennaio 1908 i fratelli P. Ottolini, e G. Perrou, mossi dallo S. S. e con la comunione della chiesa, andarono nella città di New York (passando prima per Hulberton, N. Y.) col risultato che alcuni credettero, fra essi il fratello Silvio Margadonna. Dopo la partenza di P. Ottolini, il fratello A. Lencioni prese il suo posto, cioè di aprire il servizio. In Febbraio, il Signore fece sentire al fratello A. Lencioni di andare ad Hulberton, N. Y. e ribattezzare i credenti di quel luogo, perché non furono stati immersi seconda la Sua Parola, allora il fratello G. Lombardi prese l’ufficio di A. Lencioni, cui l’ebbe fino al 15 Luglio. In Marzo del seguente anno, il Signore fece sapere a me, ed al fratello G. Lombardi, di lasciare il lavoro materiale ed essere a Sua disposizione; per noi: ambedue ci trovavamo in una male condizione finanziaria con 6 piccoli figliuoli ciascuno, ma di non temere che Lui (il Signore) ne avrebbe preso cura delle nostre famiglie. Questa rivelazione ci fu confermata mediante il dono dell’interpretazione dei linguaggi; per cui restammo consolati di arrenderci interamente alla volontà del nostro Signore. Nel principio di Aprile, 4 fratelli partirono dal mezzo di noi nello spazio di 2 settimane, destinati per l’Italia; i quali 3 ritornarono indietro senza successo, e uno restò coi suoi di famiglia per un tempo, cui il Signore operò, e poi vennero a Chicago, (Il fratello menzionato che restò in Italia, era Demetrio Cristiani).

Nel mese di Aprile, il Signore ci mandò dei gloriosi messaggi, controllati dallo S. S. i quali ebbero quasi tutti il loro adempimento. Una delle profezie che ha già avuto il suo adempimento è la seguente: Un fratello, dopo aver data la sua testimonianza, parlò in linguaggio strano e poi si sedette; una nostra sorella che aveva il dono d’interpretazione, si alzò e disse: Il Signore ci fa sapere oggi, per la bocca di questo fratello che i santi d’Italia saranno perseguitati sotto il regno di Vittorio Emanuele III. (Notate bene, che quando questa profezia fu detta, la testimonianza di quest’opera non era ancora arrivata in Italia). Ora come tutti sappiamo detta profezia è stata letteralmente adempiuta l’anno 1936. Per ordine del Governo Italiano chiusero tutti i locali di riunione dei nostri fratelli, e proibiti di radunarsi dovunque, e coloro che venivano sorpresi riuniti, venivano multati; ed incarcerati, per solo motivo ch’essi servivano al Dio vivente secondo la fede Apostolica. Il 29 Giugno, il Signore mi fece sentire di andare a St. Louis, Mo.; prima di partire, ordinai per anziani di questa chiesa di Chicago, i fratelli Pietro Menconi, e A. Andreoni. Il fratello Lombardi mi raggiunse a St. Louis il 15 Luglio, e di là partimmo per la California nel principio di Settembre. Lui fece ritorno a Chicago, e poi partì di nuovo, per Roma, Italia; ove il Signore ne salvò parecchi, e furono da Lui (il Signore) piantati per essere suoi testimoni in quella nazione. Io rimasi a Los Angeles, raccolsi nella casa del fratello N. Moles alcune sorelle che erano state salvate e suggellate con lo S. S. nelle chiese Americane di quella città. In quel tempo il Signore salvò ancora il fratello Serafino Arena e famiglia, e qualche altro. Dopo un tempo, il fratello S. Arena si sentì di portare la testimonianza in Sicilia, Italia, quale ebbe molto successo. Il 3 Marzo 1909, ritornai a Chicago. Mosso dallo S. S., il 18 Aprile partii per Philadelphia, Pa., ove il Signore salvò il fratello Giovanni Marcucci, sua moglie, ed un figlio, sua sorella Carolina, ed una sua figliuola, e la sorella Concetta. Il Signore piantò bene l’opera Sua in quella città infra il popolo Italiano, quale fu confermata per il buon frutto che appresso diede alla gloria di Dio Padre. Ritornai a Chicago il 22 Luglio.

Per santa rivelazione e ben confermato, il 4 Settembre partii per Buenos Aires col fratello Lombardi, e Lucia Menna, ove il Signore operò nella famiglia di Michelangelo Menna, in una campagna della provincia di Buenos Aires. Ritornai a Buenos Aires col fratello Lombardi, e ci fu aperta una porta in quella città, ed anche in un sobborgo di essa. L’8 Marzo, 1910, partimmo da Buenos Aires (per comando del Signore) diretti per San Paolo, Brasile. Il secondo giorno, dopo arrivati in quella città, per guida Divina incontrammo in un giardino (chiamato Della Luce) un Italiano per nome Vincenzo Pievani (àteo) che abitava a Sant’Antonio Della Platina, Stato del Paranà, e gli parlammo della grazia di Dio. Due giorni dopo Pievani ritornò al suo paese, e noi rimanemmo nella città di San Paolo fino al 18 Aprile, in detto giorno per volontà del Signore Lombardi parti per Buenos Aires, ed io per S. Antonio Della Platina, arrivato in quel luogo trovai due Italiani, uno era il suddetto Pievani, ed un altro per nome Felicio A. Mascaro, le loro mogli con il rimanente degli abitanti di quel paese erano tutti Brasiliani, e tutti di fede cattolica Romana. Per andare in questo luogo ove il Signore mi fece sentire, non avevo nessuna direzione, all’infuori della seguente: V. Pievani, San Antonio Della Platina, Stato del Paranà. Vi era una sola linea ferroviaria che andava al sud di questo Stato, ma però con più di 200 chilometri di distanza dal punto più vicino di questa ferrovia a San Antonio, quale si trovava al nord dello Stato, in quel tempo non vi era nessuna via da quel punto che mi avrebbe aiutato, per recarmi a San Antonio, e nel mio cuore avevo in dubbio di prendere suddetta linea. Mi sentii di andare alla stazione ferroviaria e guardare la carta delle linee dei treni, e lo S. S. mi indicò la linea che dovevo prendere, cioè la Sorocabana che percorreva nello Stato di San Paolo, e la fine di essa linea si trovava vicino al nord dello Stato del Paranà, e l’ultima sua stazione in quel tempo era Salto Grande. Partii da San Paolo alle 5:30 A. M. con un mal di schiena che solo Iddio lo sa, impedendomi di procurami del cibo tutto quel giorno. Arrivai a Salto Grande alle 11 P. M.; luogo dove il Signore mi disse che aveva preparato ogni casa per me, per compiere la mia missione; e cosi veramente fu, solo che mi restava di fare un circa 70 chilometri a mezzo di cavalcatura, traversando foreste vergini infestate di jaguari, ed altre fiere di quei luoghi, feci il resto di quel viaggio con la guida di un Indiano, per grazia di Dio arrivai a San Antonio il 20 Aprile. Un’altra mia difficoltà era, che non sapevo nemmeno una parola del loro linguaggio, senza danaro, e poi ancora malato, ma Iddio che ha i cuori di tutti nelle Sue mani, mi fece vedere la prima maraviglia, ossia che mentre entravo in quella contrada di San Antonio, fece trovare la moglie dell’italiano (Vincenzo Pievani) alla finestra e ci disse: “Ecco l’uomo che io vi ho mandato”, (essi non mi aspettavano) così fui accolto in casa loro, e dopo pochi giorni il Signore aprì i loro cuori, e poi ancora altri nove, in tutti ne furono battezzati nell’acqua 11 di loro, ed ancora con fermati coi segni dell’Altissimo. Queste sono le primizie di quella grande opera di Dio, in quella nazione. Dopo questo, anche il nemico cominciò il suo lavoro per disfare l’opera di Dio, ma invano fu il suo lavoro. Il resto del popolo di quella contrada, sapendo del mio arrivo, ed ancora la mia missione, fecero una congiura contro di me di uccidermi, con un prete a capo di tutti. Non sarebbe stato alcun mezzo di scampo per me, se Iddio non fosse intervenuto coi suoi potenti mezzi. Il Signore mi aveva fatto sapere di stare là, fino al 20 Giugno, e in questa prova ero pure pronto di arrendermi ai miei nemici per risparmiare quei pochi di credenti, che volevano uccidere insieme a me. Iddio ne è testimone di questo, come pure i fratelli viventi di quel luogo. Partii da San Antonio il 20 Giugno, per San Paolo, appena arrivato in quella città, il Signore mi aprì una porta; col risultato che una ventina di anime accettarono la fede, parte di loro Presbiteriani, alcuni Battisti, Metodisti, e qualche Cattolico Romano; e quasi tutti gustarono la Divina Virtù. Alcuni di loro furono sanati, altri ancora suggellati col benedetto dono dello S. S. Verso la fine di Settembre partii per il Canale del Panamà lasciandoli nella mano di Dio, e con i consigli che Lui (il Signore) mi diede di dare loro, perchè Lui potesse per mezzo di loro continuare l’opera Sua in quei luoghi. Fino ad ora, il Signore mi ha mandato 9 volte nel Brasile, ed ogni volta, ho notato un maggior progresso nel mezzo di loro, tanto spirituale, come materiale. Qui vi do una prova che l’opera del Brasile è stata piantata dallo Spirito Santo, e guidata per esso: Nella città di San Paolo vi sono 30 radunanze, tutte di pari consentimento, con più di 6000 anime che rendono testimonianza della grazia di Dio. Nel rapporto dell’anno 1940, il numero delle radunanze della nostra fratellanza era di 305; dall’anno 1935 al 1940 ubbidirono 17, 761 anime al comandamento del nostro Signore, a Gesù la gloria. Ecco, come il benigno Iddio incominciò quest’opera Sua.

Pel battesimo dell’acqua, secondo il comandamento del Signor Gesù, siamo stati tirati fuori dalle sette umane, e dalle loro teorie. Pel dono dello Spirito Santo, fu inanimata, ed allargata; quale non occorre aggiungere altro perchè il risultato ne ha parlato, e ne parla ancora, di questa meravigliosa opera, fatta per la potente mano di Dio, quale sia data ogni gloria per Gesù Cristo benedetto in eterno. Altresì, ogni qualvolta che sono ritornato al Nord America ho sempre trovato delle novità in questi fratelli, cose differenti a quello che avevano ricevuto da principio. Ma ringrazio Iddio, che mi ha sempre illuminato, ed ancora di farmi discernere il bene, ed il male, rimanendo fermo nel Suo consiglio, e nella Sua verità.

Questa testimonianza è una storia (in breve) di quest’opera del nostro Signore, un ricordo per la mia famiglia, ed anche un conforto a questa fratellanza di Chicago, la quale una parte d’essa mi sostenne costantemente, fedele alla parola di Dio, prendendo meco la parte del nostro Signore, come pure tanti fratelli altrove, che non compromisero la loro celeste vocazione per rispetto umano, né per timore di quello che gli poteva fare l’uomo mortale, oppure per lusinghe o spaventi del maligno. Nelle battaglie del nostro Signore, molti ci hanno abbondonati, ma Iddio ne ha messo altri a posto loro, ed avvegnaché molti altri ancora ci lasciassero, pur sappiamo, che abbiamo un vero amico, che non lascia né abbandona i suoi fedeli, perciocché Egli è l’eterno Signore, il suo nome è la Parola di Dio, il Verace e Fedele, quel che giudica e guerreggia in giustizia, Alleluia. Fratelli guardiamoci dal nemico, e dal suo lusinghevole parlare, acciocché non cadiamo nei suoi lacci, ma fermi nel consiglio di Dio, acciocché possiamo essere congiunti con Lui, e con lo Spirito Santo, servendo il nostro Dio con lealtà, per la fede che abbiamo ricevuto da lui in Cristo Gesù nostro Salvatore. Ringrazio Iddio per Gesù Cristo, che Lui ha tenuto la mia mente sempre sveglia e chiara finora. Senza che avessi conservato ricordi o particolari della mia vita, né della gloriosa missione che il Benedetto mi chiamò per compiere, per la fede nel Signor Gesù e virtù dello Spirito Santo. Contemplando sempre dal monte della mia sottomissione al Signore Iddio mio, il panorama della Sua grande opera, vedendomi sempre presente in essa; e per raccontare (quando Lui mi dà l’opportunità) le Sue grandi meraviglie, le Sue misericordie, Suoi consigli e liberazioni ricevuti da Lui.

Vidi la Sua potenza e fedeltà alle Sue promesse, ed anche i Suoi giudicii; e questo ricordo è anche un dono di Dio che l’uomo riceve da Lui, per magnificare la Sua pazienza, e le Sue opere, per dare a Dio la lode e tutta la gloria per Gesù Cristo. Amen.

Chicago, Ill. Marzo 1942.

In questa seconda edizione della mia breve testimonianza vi sono state fatte alcune correzioni alla prima, e di più questo che segue: Il Signore si compiacque di mandarmi di nuovo nel Brasile, questa volta con mia moglie. Partimmo da Chicago, Ill., il 27 Ottobre 1947. Restando nel Brasile fino al 18 Ottobre 1948. Trovammo quell’opera bene aumentata in numero, altresì prosperata nelle cose materiali, ed il loro progresso fu costante. Secondo il rapporto ufficiale del 1951 (qual devono dare ogni anno alle autorità civili dello stato di S. Paolo) nel quale risulta che il numero delle radunanze arrivarono a 815 dei quali 217 di loro proprietà.

Dall’anno 1942 al 1951 ubbidirono al comandamento del Signor Gesù 74.775 anime. Le 46 radunanze ora esistenti nella Città di S. Paolo, con le vicine sono rappresentate da 5 fratelli (trustees) curatori delle cose materiali, per rendere conto alle autorità, secondo come essa legge richiede, cioè per dare a Cesare le cose appartenenti a Cesare. La parte spirituale è governata dagli Anziani, per la Guida dello Spirito Santo, i quali si radunano una volta la settimana in preghiera per domandare consiglio e guida al Signore, poi viene comunicato alle radunanze quello che il Signore fa loro sentire.

Lo stesso vien fatto dagli Anziani in differenti zone fuori della Città di S. Paolo. Per i servizi di battesimi, sante cene, ecc., o per qualche urgente necessità, si radunano altresì in preghiera acciocché il Signore spinga chi egli vuole per tale occasione, facendo poi per loro quello che ha promesso nella sua parola, perciocché il volere e l’operare appartiene al Redentore e Signor nostro, quando la nostra confidenza è riposta tutta in Lui, Alleluia. Questa è la via del cielo approvata dall’eterno Signore. Amen.

311 N. Lombard Ave. – Giugno 1952 Oak Park, lllinois la fedele testimonianza di Luigi Francescon

Tratto da : http://www.lanuovavia.org/testimonianze_03_conversioni_005.html

Un tizzone strappato dal fuoco

MATTEO-FOTO-TESTIMONIANZAEro un cattolico romano, ma non frequentavo assiduamente la messa, in quanto non ero particolarmente attirato dalla dottrina cattolica romana, perchè vedevo che c’era sempre qualcosa di ambiguo rispetto a quello che si professava. In altre parole, non riscontravo coerenza di comportamento perchè vedevo che veniva predicata una cosa, ma ne facevano una contraria.
Comunque devo dire che mi sentivo sempre attirato alla Bibbia, che leggevo spesso, anche perchè la Bibbia mi presentava Gesù e gli apostoli come persone povere, mentre nella Chiesa cattolica romana vedevo coloro che si dicevano i successori degli apostoli che erano tutt’altro che poveri, a cominciare dal cosiddetto successore di Pietro.
Avendo un collega di lavoro che si professava Cristiano Evangelico, quando capitava di parlare con lui delle cose che concernevano la fede, io gli facevo delle domande in merito, e andavo a verificare nella Bibbia se quello che lui mi diceva era vero. Dico questo per far capire che anche quando ero nelle tenebre, avevo il desiderio di appurare con la Bibbia le cose che mi venivano dette. Non sono mai stato uno che accetta ‘per oro colato’ quello che gli viene detto.
Facevo della Bibbia il mio continuo punto di riferimento, ed ero sempre pronto ad accettare tutto quello che mi veniva detto a condizione che fosse scritto nella Bibbia. Ci tenevo ad avere idee bibliche, tanto è vero che conoscevo – a differenza della stragrande maggioranza dei cattolici romani – il secondo comandamento così come lo troviamo nel libro della legge: secondo comandamento che non esiste nel catechismo cattolico.
A tale riguardo, voglio dirvi che un giorno questo mio collega evangelico mi chiese: ‘Ma tu conosci il secondo comandamento?’, e io gli risposi: ‘Ma certo, ….’ e glielo citai, al che il mio collega rimase impietrito dalla mia risposta. Non se lo aspettava proprio, infatti mi disse: ‘Sei il primo cattolico romano con cui parlo che mi ha saputo rispondere correttamente’.
Dopo di ciò, il mio collega mi invitò ad una riunione di culto della Chiesa Evangelica ADI di Salerno, sì perchè lui era ed è tuttora membro di quella Chiesa. Era il novembre del 2011, quando partecipai per la prima volta nella mia vita ad un culto evangelico. Continuai dunque a frequentare i culti di quella comunità, e ogni volta che ascoltavo le predicazioni andavo a verificare come era mia abitudine tutto nella Bibbia.
Dopo avere ascoltato queste predicazioni, mi sono fatto un esame di coscienza e ho dovuto valutare la mia vita dalla mia nascita fino a quel momento. E la prima cosa che mi venne in mente fu quello che mi avevano detto i miei genitori, e cioè che poco dopo che ero nato – mentre mi trovavo nelle culle multiple dell’ospedale – si aprì la culla e io caddi a terra e gli altri bambini mi caddero addosso. Gli effetti di quella caduta furono terribili, in quanto la mia vita fu considerata dai medici in pericolo, tanto che mi fu somministrato seduta stante il ‘battesimo’ cattolico perchè i medici temevano che non arrivassi vivo fino al giorno dopo. Considerando quindi che ero sopravvissuto a quell’incidente, mi considerai come un miracolato da Dio, da Lui destinato a qualche cosa di nobile.
Poi all’età di circa tre anni si verificò quest’altro funesto avvenimento. Stavo giocando vicino ad una fontana antica dove scorreva sempre l’acqua, e sono caduto a testa in giù dentro la fontana con l’acqua che mi scorreva addosso. Proprio in quel momento si trovò a passare per quel posto un uomo che viveva a fianco della nostra abitazione, e mi prese come si prende un capretto per i piedi e mi tirò fuori sollevandomi in aria. E questo uomo purtroppo dopo circa un mese ebbe un incidente stradale nel quale morì. Ancora una volta Dio mi aveva preservato dalla morte.
Questi due eventi della mia vita mi spinsero a farmi capire che Dio mi aveva protetto dalla nascita, e quindi se ero ancora in vita lo dovevo a Lui.
Ma ero ancora un peccatore perduto, che conducevo una vita dissoluta, e quindi capii che non stavo facendo la volontà di Dio. Ciò mi spinse a ravvedermi e a credere nel Vangelo.
A questo punto, cominciai a fare delle domande specifiche al pastore, perchè ero assetato della Parola di Dio, e della conoscenza della Sua volontà verso di me. Ma le sue risposte erano evasive e insoddisfacenti, talché decisi di effettuare delle ricerche su Internet per cercare le risposte alle mie tante e continue domande che mi facevo.
E ogni volta che facevo una ricerca venivano fuori sempre gli scritti del fratello Butindaro Giacinto, che mi mettevo a leggere con interesse. Fermo restando che apparivano nei risultati delle mie ricerche altri siti, accadeva sempre che non mi sentivo attirato mai a visitare gli altri siti. Poi, oltre agli scritti di Butindaro cominciai anche ad ascoltare le sue predicazioni. Me le scaricavo e poi me le studiavo prendendo tante annotazioni, e andando a fare come era mia abitudine il confronto con quello che diceva la Bibbia. E notavo che quello che predicava era confermato dalla Bibbia, ma notavo anche che esistevano delle discordanze nette tra le predicazioni di Butindaro, che erano bibliche e seguivano la Parola di Dio, e gli insegnamenti delle ADI. Al che ogni qual volta ne avevo occasione parlavo di ciò con diversi fratelli, tra cui colui che mi aveva evangelizzato.
Adesso voglio raccontarvi un episodio accadutomi proprio in quei giorni. Mi trovavo in vacanza a Rotonda (Potenza), e la mattina ero andato al culto a Salerno e dopo che sono rientrato a casa, alle 18 circa abbiamo sentito dei rumori che venivano dalla strada, e mi sono affacciato ed ecco era in corso la processione della Madonna del posto. Come sono rientrato dentro, all’improvviso c’è stato un forte terremoto. Allora mi sono ricordato delle parole scritte nel libro del profeta Geremia secondo cui ‘per l’ira di Dio trema la terra’ (cfr. Geremia 10:10). Tutto ciò mi colpì profondamente, visto e considerato che in quel momento quando ha tremato la terra in quel posto era in corso una cosa abominevole nel cospetto di Dio, che provoca Dio ad ira. Ho detto ai miei familiari non convertiti che quel terremoto era un castigo di Dio a motivo dell’idolatria, ma sono stato da loro beffato. In seguito ho raccontato questo fatto durante la testimonianza nel culto della domenica successiva a Salerno specificando che il terremoto era stato una manifestazione dell’ira di Dio.
Avevo un forte desiderio di parlare con i fratelli delle cose del regno di Dio al di fuori delle riunioni di culto, per poter crescere spiritualmente, ma non potevo farlo con i fratelli della Chiesa ADI di Salerno, perchè dopo ogni culto c’era un fuggi fuggi generale e durante la settimana al di fuori delle riunioni di culto non potevo incontrarmi con i fratelli per parlare delle cose di Dio, il che mi rattristava e turbava. Allora parlando con il fratello Butindaro sono stato da lui messo in contatto con dei fratelli in Cristo con i quali ho potuto discutere spesso telefonicamente di tante cose del Signore, soprattutto cose dottrinali, ed anche condividere tante esperienze di vita in Cristo, e poi ho potuto anche incontrarli personalmente. E tutto questo ha contribuito molto alla mia crescita spirituale, e per questo ringrazio Dio. Di tutto questo erano a conoscenza sia il pastore che la comunità, perchè a me piace operare alla luce del sole. In merito a questo, debbo dire che una volta parlando con il pastore, avendogli detto che ascoltavo le predicazioni del fratello Butindaro e mi sentivo telefonicamente con lui, il pastore mi disse che non dovevo nè ascoltarlo e neppure chiamarlo, al che io gli chiesi il perchè, ma lui non mi diede risposta, al che io gli dissi: ‘Ritengo nullo quello che mi hai detto perchè non hai motivato la tua esortazione’.
In quel tempo il pastore fece un annuncio per i futuri battesimi che si sarebbero tenuti il 28 ottobre 2012. E io aspettavo naturalmente di essere tra i battezzandi, perchè avevo incaricato il fratello che mi aveva evangelizzato di chiedere al pastore di battezzarmi, al che il pastore aveva risposto affermativamente, e questa era la ragione per cui mi aspettavo di essere chiamato. Vedendo però che non venivo chiamato, dopo alcuni giorni mi sono avvicinato a lui dopo una riunione di culto chiamando tre fratelli come testimoni, e gli ho chiesto perchè non risultavo nell’elenco dei battezzandi. Lui mi rispose che doveva ancora valutare, al che io gli risposi che quello che faceva non era biblico perchè io dal punto di vista biblico avevo il diritto di essere battezzato perchè avevo creduto nel Vangelo. Allora lui mi disse: ‘Questo vorrà dire che a gennaio del 2013 ti battezzerò anche se fossi solo tu a dovere essere battezzato’.
Arriva gennaio, passa gennaio, passa febbraio, e io domenica 3 marzo 2013 apprendo che non posso essere battezzato perchè non sono ancora convertito. Questo mi fu detto da un fratello che era vicino al pastore. Le sue testuali parole furono queste: ‘Non puoi essere battezzato perchè non sei convertito!’. E dire che io avevo testimoniato della mia fede davanti a tanti fratelli di quella Chiesa. Evidentemente essere convertiti a Cristo non è sufficiente nelle ADI per ricevere il battesimo, perchè occorre convertirsi alle ADI. E io non ero disposto a convertirmi alle ADI.
Ma io avevo il desiderio di farmi battezzare, e avendo parlato con il fratello Butindaro esprimendogli la richiesta di battezzarmi, lui incaricò il fratello Giuseppe Piredda di battezzarmi, il che è avvenuto il giorno 8 giugno 2013 a Benevento presso l’abitazione del fratello Giuseppe De Ieso. A tale riguardo erano presenti tanti fratelli, peraltro alcuni venuti da fuori regione, ma mancava colui che mi aveva evangelizzato e portato nella comunità ADI di Salerno quantunque lo avessi invitato.
A questo punto, visto e considerato che i conduttori della Chiesa non mi consideravano un figlio di Dio, decisi di ritirarmi e separarmi dalle ADI e consegnai il 5 maggio 2013 nelle mani del figlio del pastore della Chiesa quattro copie della seguente lettera: una per il pastore, e le altre per i membri del consiglio di Chiesa.

 

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Comunicazione del mio ritiro dalla comunità A.D.I. di Salerno

Fratelli e sorelle nel Signore, abbiate pazienza con me e sopportatemi, in quanto devo rendere questa testimonianza affinché tutto sia chiaro intorno all’insegnamento del Signore e sulle deduzioni che sono state tratte nei miei riguardi.
Vi cito quanto riportato in Atti degli apostoli 19:8-9 «Poi entrò nella sinagoga, e quivi seguitò a parlare francamente per lo spazio di tre mesi, discorrendo con parole persuasive delle cose relative al regno di Dio. Ma siccome alcuni s’indurivano e rifiutavano di credere, dicendo male della nuova Via dinanzi alla moltitudine, egli ritiratosi da loro, separò i discepoli, discorrendo ogni giorno nella scuola di Tiranno.»
Tengo a precisare che fin dal giorno della mia conversione al Signore ho sempre frequentato questa comunità, ho avuto riposto la mia fiducia anche in tutti voi come miei fratelli in Cristo, ed ho cercato di integrarmi in questa comunità, ma mi sono state chiuse le porte e i cuori da molti, a partire dai responsabili. Infatti, ho chiesto il battesimo in acqua, ben sapendo che non è quello che salva, ma è la grazia di Dio, che fa grazia a chi vuole fare grazia ed indura chi vuole, Lui è l’Altissimo Onnipotente che può tutto. Il battesimo mi è stato rifiutato senza spiegarmene le ragioni; in un primo tempo mi era stato promesso, senza rispettare la promessa fattami, contravvenendo al più semplice degli obblighi di un conduttore del gregge del Signore, il quale non è chiamato ad essere mediatore tra gli uomini e Dio, perché con questo diventa come il sacerdote della chiesa cattolica Romana.
Quando il pastore vuole valutare la condotta del credente, diventa arbitro di stabilire come e quando effettuare il battesimo, andando contro le sacre scritture elevandosi a giudice e non a semplice seguace di Cristo per servirlo come Lui ci comanda, avendo ordinato di battezzare coloro che hanno creduto.
Fratelli nel Signore, più volte ho parlato ed espresse le mie testimonianze, avendo avuto cura di citare sempre le Scritture, le quali un cristiano deve sempre investigarLe.
Sono stato tacciato di non essere convertito, e alla fine mi hanno sospinto a comportarmi come l’apostolo Paolo nel passo citato del libro degli Atti, cioè a ritirarmi da questo luogo e da coloro che non rispettano la sana dottrina del nostro Signore. Voglio rimarcare il fatto che non mi ritiro da Cristo, ma da quei membri di questa comunità che non mi hanno accettato, senza che mi sia stata data mai una esauriente spiegazione biblica.
Pertanto vi chiedo che se siete a conoscenza di verità bibliche di cui io disconosco, perché non è stata portata alla mia attenzione? Ho cercato in ogni modo di manifestare la mia nuova nascita, ma ho potuto constatare che siete solo degli osservatori di regolamenti umani, e il Signore ci ha messi in guardia da questi, mi ritiro da questa comunità della ADI, ma prima voglio ricordarvi cosa sta scritto nell’epistola di Paolo a Tito 1:7-9 «Poiché il vescovo bisogna che sia irreprensibile, come economo di Dio; non arrogante, non iracondo, non dedito al vino, non manesco, non cupido di disonesto guadagno, ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, santo, temperante, attaccato alla fedel Parola quale gli è stata insegnata, onde sia capace d’esortare nella sana dottrina e di convincere i contradittori.».
Questo passo per farvi sapere che se io non ho compreso qualche cosa, per quale motivo non è stato fatto di tutto da parte degli anziani per ammaestrarmi?
Ciò non è stato fatto, sono stato abbandonato all’ignoranza, ma il Signore non mi ha mai abbandonato, e mi ha confermato più volte che sarei dovuto fuoriuscire da questa comunità, pertanto, dovendo io ubbidire solo ed esclusivamente al Signore Iddio Onnipotente, e continuare a servirLo secondo la sua volontà, io mi ritiro da questa comunità, e vi saluto nel Signore, col desiderio nel cuore che possiate ravvedervi e seguire i veraci insegnamenti scritti nella Bibbia, ispirati dallo Spirito Santo, vi ricorderò in tutte le mie preghiere affinché il nostro Signore Gesù interceda per voi presso il Padre a vostra salvezza.
Matteo Gioia salvato per grazia dal nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, che è Benedetto nei secoli dei secoli. Amen!

Salerno, 05 maggio 2013

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Questa lettera fu da me consegnata sempre in quel giorno anche a tanti altri fratelli.
Voglio dunque esortare i fratelli che frequentano Chiese ADI a rigettare le false dottrine che professano, e mettersi a seguire la sana dottrina che ci ha trasmesso il nostro Signore e Salvatore.
Voglio infine ringraziare il Signore Iddio Onnipotente per avermi fatto trovare la sana dottrina e quindi avermi fatto incamminare per la via da Lui tracciata, e voglio dargli tutta la gloria nel nome del nostro Signore Gesù Cristo che ha pagato per me il prezzo del riscatto dovuto per i miei peccati. Amen.

Matteo Gioia, salvato per grazia dal nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo che è benedetto nei secoli dei secoli. Amen.

Battipaglia, il 15 giugno 2013

Testimonianza di conversione: “Torrò via dalla loro carne il cuore di pietra, e darò loro un cuore di carne”

Sono la prima di cinque figli, ho tre sorelle ed un fratello. Mio padre è di origine pugliese, mia madre calabrese, ed abitano a Torino. Sono cattolici non praticanti per tradizione. Devo precisare che mia madre si è convertita dopo quindici anni di preghiere, mentre mio fratello due anni dopo.

Devo confessare che fin da piccola Iddio mi ha sempre protetta. Ricordo un episodio all’età di circa tre o quattro anni, stavo cercando di imitare mia madre che infilava la spina nella presa elettrica per stirare, e senza farmi vedere infilai un ferrettino per i capelli nella spina sul muro, la corrente elettrica mi attraversò la manina fino al polso, e grazie a Dio non ho subito danni gravi, soltanto mi si è gonfiata la manina. Potevo morire folgorata dalla corrente elettrica, ma, gloria a Dio, Egli mi ha protetta!

Sono cresciuta in una famiglia “tradizionalista”, quindi i miei genitori non mi permettevano di andare in discoteca, uscire la sera, andare alle feste di compleanno, ecc..

Essendo una famiglia numerosa, non sono mancati i problemi e, quando vedevo mia madre preoccupata, pregavo Iddio di aiutarci.

Diciamo che per il resto della mia vita vissuta non ho molto da raccontare, non avevo molte amicizie.

Iddio mi ha anche protetta dal prendere strade sbagliate, benché le occasioni ci sarebbero state, anche se non avevo tanta libertà.

Ero molto rigida con me stessa, alcuni ragazzi mi chiedevano di “metterci assieme”, ma c’era un sentimento forte dentro di me di rifiutare, non mi sapevo spiegare il perché.

Mi rendevo conto che i ragazzi volevano solo giocare con i sentimenti, io no. Poi mi dava fastidio che bestemmiavano Iddio.

In un certo momento della mia vita, decisi che dovevo chiedere al Signore un “marito”. Naturalmente ero cattolica, di conseguenza a volte mi rivolgevo ai santi, facevo questa preghiera: “Signore, fammi conoscere un ragazzo che diventerà mio marito e che creda in Dio”.

Il tempo passò, e nel tempo in cui avevo vent’anni, ricordo che uscì con un’amica di mia sorella, e in quell’occasione mi presentarono un ragazzo, Giuseppe, mio marito.

All’inizio della nostra conoscenza, uscivamo i fine settimana, perché lui faceva un corso per diventare finanziere, in provincia di Cuneo, che dista un’ora da Torino. Come amici passeggiavamo e facevamo conoscenza l’uno con l’altro, poi, ad un certo punto, ci siamo “messi assieme”. Un giorno gli domandai: “Ma tu credi in Dio?” Perché per me era la prova che era il ragazzo che Dio mi aveva fatto conoscere per essere mio marito, e lui mi rispose: “Sì, ci credo in Dio”. Ma il discorso non durò a lungo; anche lui era cattolico.

A fine corso dovevano dargli la destinazione per lavorare, speravamo in una città più vicina possibile a Torino, invece fu mandato a Palermo, in Sicilia, a duemila chilometri di distanza da Torino. Allora mi prese lo sconforto, lo scoraggiamento e la delusione. Ci salutammo, scambiandoci gli indirizzi e gli lasciai anche il mio numero di telefono (di casa, allora non avevamo i cellulari); in un certo senso ci eravamo lasciati. Io pensai che con tutte le ragazze che ci sono a Palermo, non penserà di sicuro a me. Dicevo al Signore molto delusa: “Allora  non era lui il ragazzo che ti avevo chiesto in preghiera”. Tempo dopo, un giorno ricevo la sua telefonata, e iniziai a sentirmi felice, dunque, Iddio non mi aveva dimenticata. Ci tenemmo in contatto telefonico e ci scrivevamo delle lettere.

Poi, un giorno mi disse che gli arrivò un trasferimento per Gaeta (provincia di Latina) a fare un corso di specializzazione all’interno della Finanza. E lì si converti al Signore, e subito volle condividere la sua gioia e la sua fede con me. All’udire ciò, rimasi fredda, dicendogli che gli avevano fatto il lavaggio del cervello. Mi resi conto che lui era cambiato, trasformato. Ci vedevamo due fine settimana al mese, stavamo fuori a parlare e lui mi annunziava l’evangelo, mi parlava del sacrificio di Gesù, e mi diceva che dovevo ravvedermi e credere in Gesù, ma il mio cuore era molto duro. Mi lasciò un Nuovo Testamento, con i passi sottolineati, ed io li leggevo, ma dentro di me ero molto combattuta, sentivo che il mio cuore era duro come una pietra, ma continuavo a pregare e dissi al Signore: “Signore, io leggo nella tua parola del sacrificio di Gesù, ma il mio cuore è duro, inteneriscimi il cuore, affinché io accetti quel sacrificio di Gesù”. Nel libro del profeta Ezechiele sta scritto: “… torrò via dalla loro carne il cuore di pietra, e darò loro un cuore di carne”(11:19), e così avvenne, com’è scritto, che nel 1990 accettai Cristo Gesù nella mia vita.  Quando lo dissi a Giuseppe, era felicissimo, lui da quando si era convertito stava pregando ardentemente per la mia conversione. Naturalmente, seguirono grandi battaglie nelle nostre famiglie a motivo delle nostre conversioni.

Il Signore Gesù Cristo, non soltanto ci ha salvati, ma, a suo tempo, aveva preparato anche il nostro incontro con dei fratelli che ci hanno aiutato a crescere spiritualmente e nella conoscenza della Parola di Dio, questi ministri della Parola di Dio sono i fratelli Butindaro.

Gloria a Dio per aver esaudito molte delle nostre preghiere, per come ci ha guidato in ogni cosa. Io riconosco che ha fatto tutto il Signore per me e se Lui non mi avesse aperto il cuore, non mi sarei mai convertita.

Concludo esortando i giovani a chiedere a Dio la propria moglie o il proprio marito e soprattutto che imparino ad aspettare con fede l’adempiersi della volontà di Dio. Niente è impossibile a Dio. Al principio io e mio marito eravamo separati da duemila chilometri, e ciò poteva scoraggiarci, ma Iddio aveva un piano per noi e lo ha portato a compimento.

Gloria a Dio in eterno!

Patrizia Massari

Tratto da : http://labuonastrada.wordpress.com/2012/02/05/testimonianza-di-conversione-torro-via-dalla-loro-carne-il-cuore-di-pietra-e-daro-loro-un-cuore-di-carne/ 

Luca De Pero, ex prete cattolico romano, si converte a Cristo

Luca De Pero abbraccia la fede Battista e il vescovo denuncia: “colpo grave del padre delle tenebre alla nostra Chiesa”

 

MONTECERIGNONE – Luca De Pero, da qualche giorno ex parroco di Santa Maria in Recluso di Montecerignone, lascia la comunità cattolica e abbraccia la Chiesa evangelica battista di Cesena. Lui parla di “conversione in Cristo”. Il vescovo della diocesi monsignor Negri di “Gravissimo attacco al dogma cattolico e alla disciplina ecclesiatica – e di – colpo grave del padre delle tenebre alla nostra Chiesa”. In sostanza: scisma e relativo terremoto. Il tutto proprio nella terra adottiva di Umberto Eco, romanziere senza bisogno di presentazioni per quanto riguarda eresie e scismi all’interno della Chiesa.

Il messaggio di Luca De Pero è stato lanciato nell’ultima omelia officiata nella sua ex parrocchia. Comunicazione affiancata anche da un video pubblicato su youtube e raggiunta in poche ore da una dura replica del vescovo Luigi Negri.
Una volta annunciato il suo trasferimento presso altra parrocchia voluto dal vescovo, l’ex sacerdote ha sottolineato: “non lo giudico. Anche egli in fondo è una vittima, e lo dico senza rancore, di un sistema ecclesiale incapace di mostrare amore e fratellanza e vero dialogo. La chiesa nella quale operavo era come un magnifico castello costruito su rituali, cerimonie, gerarchie, una magnifica costruzione umana, ma con poco o nulla di divino dentro. Oggi sono un’anima libera – aggiunge – che ha dato la sua vita al Signore Cristo Gesù”. “Ho fatto un itinerario nel quale ho incontrato Gesù Cristo vivo – spiega Luca De Pero – Ho parlato ai catechisti e ai ragazzi di questo, ma non ne ho fatto un discorso di conversione. Il problema non è l’adesione a una chiesa o un’altra”.

Diversi i toni usati da monsignor Negri. “Un attacco grave colpisce il cuore della nostra Chiesa. Don Luca De Pero … ha annunciato il suo passaggio alla Chiesa evangelica protestante di Cesena. Compiendo questo gesto gravissimo di attacco al dogma cattolico e alla disciplina ecclesiastica, egli ha assunto una posizione eretica, quanto ai contenuti, e scismatica, quanto all’atteggiamento. Non è la Chiesa che lo esclude, è lui che si è autoescluso dalla comunione ecclesiale”. “Non ho parole per descrivere i sentimenti che si affollano nel mio cuore se non riconoscere che, ancora una volta, il padre delle tenebre e della menzogna sferra un colpo grave alla nostra Chiesa … Comunico anche che, in ossequio alle disposizioni della Santa Sede, sto attivando tutte le procedure che sono previste in questi casi dal Codice di Diritto Canonico. Il Signore abbia alla fine misericordia di chi, con quest’atteggiamento dissennato, inizia una vita negativa per sé e per coloro che, fidandosi di lui, potrebbero addirittura seguirlo”.

A chiudere il “contenzioso” ci ha pensato un esponente della chiesa battista di Cesena, Fabiano Nicodemo: “Quanto avvenuto è una cosa molto bella. Cristiano non si nasce, ma si diventa. Posso riferire quello che mi ha detto Luca, che ora lui è libero”.

Da: Romagna Noi 

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/08/30/luca-de-pero-ex-prete-cattolico-romano-si-converte-a-cristo/

 

 

‘Io muoio a mezzanotte’: Ernest Gaither Jr., condannato a morte per omicidio, racconta la sua conversione


Quando voi leggerete questo, io sarò morto. Ma non vi spaventate di ricevere notizie da un uomo morto. Perché adesso che io comincio questa storia sono molto vivo.

E’ il 9 settembre 1947, un martedì. Giovedì a Mezzanotte è previsto che io muoia perché colpevole di omicidio.

Stando seduto qui nella mia cella nella prigione di Cook County, io ho pensato molto. Alcuni dei miei pensieri – un avvertimento ai criminali – sono stati pubblicati oggi sul Chicago Tribune in ‘un annotazione rivolta ai tipi duri’.

Questo pomeriggio io ho letto l’annotazione per un programma radiofonico. Ma quell’annotazione in realtà era solo una parte della mia storia.

La vera storia, io penso, sta nel fatto che io sono disposto a parlare della morte. Io sono un Negro, ho solamente 23 anni ma io, vedete, sono pronto a morire. Perché? Perché sono pronto a incontrare Dio. Sono veramente felice. Proprio questa settimana, io ho fatto un sogno che porterò con me alla sedia elettrica. Ero sulla strada che porta in Cielo, Gesù era con me. Ma io facevo quattro passi mentre lui ne faceva due. Lui mi ha domandato perché andavo così veloce e io gli ho risposto che ero ansioso di arrivare in Cielo. Poi fui là in cielo, circondato da numerosi angeli.

Alcuni penseranno che, per un uomo che è entrato in prigione ateo, questo è uno strano discorso, ma io la penso esattamente in questa maniera. Voi comprenderete meglio quando vi dirò come un mattino di buon ora io ho incontrato Dio.

Ma innanzi tutto gettate uno sguardo sul mio passato. Sette anni fa io ero un rapinatore a mano armata, capo della mia propria gang di tipi duri. Eravamo in otto. Uno era Earle Parks soprannominato ‘Faccina’ perché lui vi avrebbe ucciso con un sorriso sulla sua faccia. Un altro era Charles Jones, conosciuto con il nome di ‘Ragazzo Carino’ perché era un tipo di bell’aspetto. Gli altri erano: Herbert Liggins conosciuto con il nome di ‘Gamba Pazza’ perché aveva una gamba malata. William Lee era chiamato ‘Bill il Selvaggio’, e Charles Hill era conosciuto come ‘Il Ragazzo del Colorado’. Clyde Bradford era così nero che noi lo chiamavamo ‘Azzurro’. ‘Il ‘Conducente’ era Percy Bellmar; noi l’avevamo soprannominato così perché era un buon autista, il mio conducente numero uno. Sono tutti in prigione eccetto Parks che è stato giustiziato per omicidio.

Essi mi chiamavano ‘Piccolo Gaither, lo Sprecone di Soldi e il Cacciatore di donne’. Io cercavo di fare il ‘pezzo grosso’ ostentando sempre una grossa somma di denaro – alcune volte due o tre biglietti da mille dollari.

Quando io cominciai a fare tutto ciò, io ero solo un ragazzo. La mia famiglia cercò di mandarmi alla Scuola Domenicale e in chiesa. Più di una volta, essi mi donarono dei soldi perché vi andassi con le mie più giovani sorelle, ma io non ci andai mai. Invece, io facevo loro promettere di non dire niente, e poi correvo al cinema. Io stavo al cinema la maggior parte della giornata e dicevo ai miei genitori che ero andato in chiesa, e loro non si accorgevano di niente.

Il crimine era dentro di me, e i film che io vedevo mi aiutarono, mi diedero delle idee. Io vi appresi alcune buone informazioni che mi istruirono sul ‘modo di darsi da fare’. Io mi ricordo del giorno in cui vidi il film ‘Ho rubato un milione’. Ero là seduto, desiderando di essere io il tipo che si era procurato il milione.

Decisi di intraprendere la carriera pugilistica perchè pensai che ero forte e che avrei potuto difendermi. Avrei picchiato sodo, io pensavo. Fui uno dei migliori combattenti della mia classe per un po’ di tempo. Diventai professionista nel 1938 e combattei come peso medio. Io terminai come peso mediomassimo. Il solo uomo a mettermi k. o. fu Jimmy Bovins.

A 18 anni, io mi ritrovai nella Scuola di Ammaestramento per Ragazzi dello Stato dell’Illinois per rapina a mano armata. Nell’ottobre del 1941, otto di noi fuggirono, ma il mese successivo io mi ritrovai condannato nel penitenziario Joilet. Ebbi l’ergastolo per un omicidio in un parco di Chicago, ma uscii sulla parola nel 1946. Sembrava che ciò doveva essere stata una lezione per me, ma non lo fu.

Sei mesi dopo che ero fuori, io ero capo di una nuova ‘gang’, questa durò fino al 9 Febbraio scorso. Quella sera tre di noi rapinarono Max Baren, 49 anni, nel suo negozio di liquori situato nella Parte Ovest di Chicago. Baren allungò la mano per prendere una pistola. Io gli urlai di mettere giù la pistola, ma lui faceva sul serio. Io sapevo che sarebbe stato lui o noi. Così io sparai a Barren e lo uccisi. Noi fuggimmo con i soldi, solo 300 dollari in tutto, che più tardi io diedi agli altri ragazzi. Io me ne andai a New York, poi ad Atlanta dove la polizia mi afferrò.

Qualche settimana più tardi io comparvi davanti ad una corte di Chicago. ‘…. ti condanna a morte ….’, disse severamente il giudice.

Così andai al Braccio della Morte.

Non molto tempo dopo che io fui messo dietro le sbarre, il 23 Marzo scorso, una donna della mia stessa razza – la Signora Flora Jones della Chiesa Battista d’Olivet – mi invitò ad assistere ad una riunione evangelica per detenuti. Io in quel momento stavo giocando a carte con altri compagni e gli risi in faccia. ‘Perché?’ Io le dissi, ‘Io non credo neppure che esiste un Dio’. Io mi vantai e continuai a giocare a carte, mentre la donna mi supplicava ancora. A dire il vero, io mi sentivo così colpevole, che non ne volevo sapere niente di Dio neppure se esisteva. E così ignorai quella donna.

Improvvisamente, qualcosa che lei stava dicendo attirò la mia attenzione: ‘Se tu non credi in Dio’, ella gridò dall’altra parte delle sbarre, ‘Prova soltanto a fare questo piccolo esperimento. Questa sera, prima di andare a dormire, domandaGli di svegliarti a una qualsiasi ora; poi domandaGli di perdonare i tuoi peccati’. Ella aveva una vera fede che si impadronì di me.

Io non andai alla riunione, ma decisi che avrei provato l’esperimento quella notte. Mentre giacevo sul mio lettino, io mormorai: ‘ Dio, se Tu sei reale, svegliami alle 2 e 45’.

Fuori faceva freddo. Le finestre all’interno erano coperte di brina. Durante le prime ore della notte io dormii profondamente, poi il mio sonno divenne irrequieto. Alla fine io fui ben sveglio. Avevo caldo e sudavo quantunque la cella era fredda. Tutto era calmo, eccetto per il rumore della pesante respirazione di alcuni detenuti e il russare di un uomo che non era lontano. Sentii poi dei passi fuori dalla mia cella; era una guardia che faceva il suo regolare controllo. Mentre egli stava passando, io lo fermai e gli domandai: ‘Che ora è?’.

Egli guardò il suo orologio e disse: ‘Quindici minuti alle tre’.

‘La stessa cosa che le 2 e 45, vero?’ Domandai, mentre il mio cuore faceva un improvviso balzo.

Il guardiano mugugnò e si allontanò; egli non mi vide scendere ai piedi del mio lettino e cadere in ginocchio.

Non mi ricordo proprio quello che dissi a Dio, ma io so che gli chiesi di avere pietà di me, un malvagio assassino e un peccatore. Quella notte Egli mi salvò, io lo so. Da allora io ho sempre creduto nel suo Figliuolo Gesù.

Io avevo promesso un sacco di botte a un altro detenuto per il giorno successivo. Quel mattino io andai da lui. Egli indietreggiò e mi disse: ‘Io non ho voglia di lottare con te, perché tu eri un pugile’

‘Io non voglio combattere’, gli dissi, ‘sono venuto solo a vederti’. Diversi detenuti si erano riuniti per vederci lottare, ma essi furono delusi.

Ma Dio mi aveva liberato dai miei peccati: ‘Perché dovrei voler lottare?’ Più tardi, corse la voce che io stavo recitando una parte per evitare di andare alla sedia elettrica.

Poi il mio caso passò davanti alla Corte Suprema dell’Illinois, ma essa confermò la condanna di morte. Certo, questo mi scosse un pò, ma io non ho perso la fede in Dio. – Io ora so che Egli verrà con me. Così, voi vedete, io non ho per nulla paura.

Prima di morire, io voglio lasciare un ultimo messaggio per i giovani:

Cominciate a servire il Signore mentre siete giovani, crescete su questa strada, ed essa vi manterrà onesti. Una volta che il crimine si impossessa di voi, è duro smettere. E’ esattamente come con le abitudini di fumare e di bere, una volta che esse si impossessano di voi, voi non potete smettere.

Sì, io sarò morto quando voi leggerete questo, ma per favore ascoltate il mio consiglio: ‘… il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Gesù Cristo nostro Signore’, Romani 6:23. Io ho scoperto che questo è vero.

Oggi 22 Ottobre, il direttore Frank Sain mi ha detto che il governatore Green mi ha accordato un ritardo dell’esecuzione fino al 24 ottobre. Io sono sempre felice e non ho paura di nulla. Io morirò domani, a mezzanotte.

Ernest Gaither

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Pete Tanis, missionario delle prigioni della Pacific Garden Mission accompagnò Ernest Gaither alla sedia elettrica. Ecco la descrizione delle ultime ore del detenuto:

Io ero stato autorizzato a entrare nella cella di Ernest circa un ora prima di mezzanotte. L’atmosfera appariva carica. Le guardie che si tenevano attorno alla cella, continuavano a chiacchierare per distogliere il suo pensiero dal viaggio di mezzanotte. Ma le cose che esse dicevano erano forzate e senza alcun senso, come le cose che si dicono quando non si sa che dire.

Quando entrai dentro la sua cella, Ernest mi sorrise e mi salutò. Un cappellano nero gli stava leggendo qualche cosa dalla Bibbia. Egli mi diede il Libro e mi domandò di leggere. Io scelsi il primo capitolo della lettera ai Filippesi. Ernest si piegò in avanti e ascoltò attentamente quando io lessi: “Poiché per me il vivere è Cristo, e il morire guadagno…. Io sono stretto dai due lati: ho il desiderio di partire e d’esser con Cristo, perché è cosa di gran lunga migliore” (Versi 21,23).

Questo passaggio biblico assieme al Salmo Ventitreesimo pareva che fossero tra le parti della Bibbia che lui preferiva.

Egli ricevette un grande conforto da questo versetto: “Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei male alcuno, perché tu sei meco. Il tuo bastone e la tua verga sono quelli che mi consolano” (Salmo 23:4). Egli citò questo passaggio a memoria, mentre l’orologio scandiva l’ultima ora della sua vita. Di fuori le guardie ascoltarono in maniera tranquilla, alcuni avevano le lacrime agli occhi.

Alle undici e mezzo circa, noi avemmo una riunione durante la quale noi cantammo dei cantici. Ernest disse che desiderava cantare ‘When the Roll is Called Up Yonder’, e presto i corridoi risuonarono di musica mentre la voce alta da tenore del Negro risuonò al di sopra delle voci stonate delle guardie.

Mentre si smorzavano le ultime melodie di un altro cantico: ‘Just A Little Talk With Jesus’, alcune guardie vennero con delle forbici tosatrici per tagliare i capelli all’uomo con la voce da tenore.

Poco prima di mezzanotte, Ernest pregò: ‘Dio’, cominciò sommessamente, ‘quando io entrai qua la prima volta, io odiavo queste guardie; ma ora, Dio, io le amo – O Dio io amo tutti gli uomini’. Poi egli pregò per quelli che lui aveva fatto soffrire, per sua madre, domandando al Signore di benedirla, e concluse dicendo: ‘E Signore, Io non morirò tramite elettroesecuzione, perché io sto solo andando a sedermi sulla sedia e mi addormenterò’.

Un momento dopo, fu posato sulla sua testa un cappuccio nero, ed egli cominciò a percorrere gli ultimi metri. Da ogni lato stavano delle guardie, ambedue visibilmente nervose. Ernest lo capì.

Erano presenti 75 testimoni quando delle mani insicure legarono con delle cinghie quella figura incappucciata sulla grande sedia nera che era messa in evidenza da un pavimento di acciaio inossidabile.

Poi per due minuti – sembrarono delle ore – un inserviente lavorò in maniera febbrile a un elettrodo difettoso.

Alla fine, a mezzanotte e tre minuti, il primo dei tre colpi elettrici attraversò il corpo di Ernest.

Per mezzanotte e un quarto, erano sfilati cinque medici e uno dopo l’altro confermarono la sua morte.

Ma io sapevo che il vero Ernest Gaither viveva ancora e che era morto soltanto il suo corpo. Mentre lasciavo la prigione, io pensai al versetto che egli amava tanto: ‘Poiché per me vivere è Cristo, e morire guadagno’.

Tratto da: Liberty Prison Ministries Tracts e da: VoxDei