Contro il «vangelo sociale»

mondo-migliore-blogFratelli nel Signore, esiste un falso vangelo chiamato ‘vangelo sociale’ (in inglese ‘social gospel’) che è penetrato in molte Chiese Evangeliche, comprese le Assemblee di Dio in Italia. L’amore di Cristo dunque mi costringe a spiegarvi in che cosa consiste questo cosiddetto vangelo sociale e a mettervi in guardia da esso. Innanzi tutto però fatemi tracciare una breve storia del vangelo sociale.
Il movimento del vangelo sociale è un movimento intellettuale di matrice protestante che si sviluppò soprattutto nel decennio 1880-90 e che raggiunse il suo apice agli inizi del ventesimo secolo negli Stati Uniti e in Canada. Il movimento si proponeva di applicare i principi etici del Cristianesimo ai problemi sociali, soprattutto alle questioni sociali come l’ingiustizia economica, la povertà, l’alcolismo, il crimine, le tensioni razziali, il lavoro dei bambini, il pericolo della guerra e così via. In altre parole, proclamava la necessità di affiancare alla salvezza individuale una salvezza sociale, per raggiungere la quale era necessario una estesa cooperazione che essi sostenevano sulla base del principio della fraternità universale degli uomini, per cui se tutti gli uomini sono figli di Dio – dicevano – nulla deve impedire loro di associarsi per redimere la società dai mali che l’affliggono. Questo movimento portò alla proliferazione di programmi e di agenzie sociali organizzati dalle diverse organizzazioni denominazionali ed interdenominazionali.
I propugnatori del vangelo sociale erano tipicamente post-millenaristi, ossia credevano che Cristo non poteva ritornare se prima l’umanità non si fosse sbarazzata dei mali sociali, ossia se non dopo il ‘millennio’ o una età d’oro in cui avrebbero prosperato i principi del Cristianesimo. Tra gli esponenti più importanti di questo movimento ci furono Richard T. Ely (1854–1943) affiliato alla Chiesa Episcopale; Josiah Strong (1847-1916) che fu segretario generale della Alleanza Evangelica negli USA dal 1886 al 1898; Washington Gladden (1836-1918) un pastore congregazionalista americano che fu vice presidente dell’American Missionary Association dal 1894 al 1901 e presidente dal 1901 al 1904; e Walter Rauschenbusch (1861-1918) un pastore battista che è considerato il ‘padre’ del vangelo sociale in quanto fu il principale teologo del movimento del vangelo sociale.
Entriamo nel merito di questo ‘Vangelo sociale’ facendo riferimento agli scritti di Walter Rauschenbusch. Secondo Walter Rauschenbusch – che rigettava l’inerranza della Bibbia – il Regno di Dio ‘non consiste nel salvare atomi umani, ma nel salvare l’organismo sociale. Non consiste nel portare persone in cielo, ma nel trasformare la vita sulla terra nell’armonia del cielo’ (Walter Rauschenbusch, Christianity and the Social Crisis, The Macmillan Company, New York 1907, pag. 65 – It is not a matter of saving human atoms, but of saving the social organism. It is not a matter of getting individuals to heaven, but of transforming the life on earth into the harmony of heaven), e questa era la concezione che Gesù aveva del Regno di Dio infatti ‘Gesù desiderava fondare una società che si basasse sull’amore, sul servizio e sull’uguaglianza’ (Ibid., pag. 70 – Jesus desired to found a society resting on love, service, and equality)! Quindi i discepoli di Cristo devono avere lo stesso obbiettivo, che è appunto quello di trasformare l’intera società, comprese le istituzioni: ‘L’umanità aspetta un Cristianesimo rivoluzionario che chiami il mondo malvagio e lo trasformi’ (Ibid., pag. 91 – Humanity is waiting for a revolutionary Christianity which will call the world evil and change it). Tradotto nella pratica, il Vangelo sociale afferma che i Cristiani devono mettersi a fare lotte sociali e politiche con l’obbiettivo di far trionfare nel mondo i principi di libertà, uguaglianza e fratellanza! Basandosi su questa concezione del Regno di Dio, Walter Rauschenbusch sviluppò una teologia per il vangelo sociale, e difatti lui affermò: ‘Il vangelo sociale è il vecchio messaggio della salvezza ma allargato e intensificato. Il vangelo individualistico ci ha insegnato a vedere la peccaminosità di ogni cuore umano e ci ha ispirato con la fede nella volontà e potenza di Dio di salvare ogni anima che viene a lui. Ma esso non ci ha dato una adeguata comprensione della peccaminosità dell’ordine sociale e della sua parte nei peccati di tutte le persone al suo interno. Esso non ha evocato fede nella volontà e nella potenza di Dio di redimere le istituzioni permanenti della società umana dalla loro ereditata colpa di oppressione e di estorsione. Sia il nostro senso del peccato che la nostra fede nella salvezza sono rimaste prive delle realtà sotto il suo insegnamento. Il Vangelo sociale cerca di portare gli uomini sotto il ravvedimento per i loro peccati collettivi e di creare una coscienza più sensibile e più moderna’ (Walter Rauschenbusch, A Theology for the Social Gospel, The Macmillan Company, New York 1917, pag. 5).
Il ‘vangelo sociale’ perciò rigetta la dottrina del peccato originale, secondo cui l’uomo nasce totalmente corrotto e depravato a motivo del peccato del primo uomo. Perchè secondo la dottrina del peccato originale il peccato è ereditato dall’uomo e può essere vinto solo dalla Grazia che viene offerta mediante il Vangelo (cfr. Ibid., pag. 42-43), per cui la salvezza viene intesa come salvezza del singolo uomo dalla schiavitù del peccato che domina l’uomo sin dalla nascita; mentre il Vangelo sociale sostiene che il peccato è un fattore variabile in quanto ‘una generazione corrompe l’altra’ (Ibid., pag. 60) e quindi gli uomini assorbono il peccato dal gruppo sociale a cui appartengono (‘il peccato viene trasmesso lungo le linee della tradizione sociale’ – Ibid., pag. 60, un pò come i bambini imparano a mentire, rubare, fumare sigarette e parlare in maniera scurrile da quelli più grandi di loro – Ibid., pag. 60) e predica una salvezza degli uomini dai peccati su ‘larga scala’ o ‘peccati sociali’, come per esempio dai governi dispotici, dalla guerra e dal militarismo, dal latifondo e dall’industria e dalla finanza predatrici, in altre parole una sorta di salvezza degli uomini da istituzioni o governi o oligarchie che opprimono e sfruttano gli uomini (Ibid., pag. 53, 60-61). Quindi la dottrina del peccato originale – che è biblica in quanto è scritto: “Ecco, io sono stato formato nella iniquità, e la madre mia mi ha concepito nel peccato” (Salmo 51:5), ed anche: “I disegni del cuor dell’uomo sono malvagi fin dalla sua fanciullezza” (Genesi 8:21) – viene rigettata perchè costituisce un forte ostacolo al miglioramento del mondo, perchè ponendo l’attenzione esclusivamente sulla salvezza individuale non spinge gli uomini a intraprendere lotte sociali e politiche per il miglioramento e la trasformazione del mondo ossia delle condizioni sociali!
I ‘peccati sociali’ hanno peraltro molta più importanza dei ‘peccati personali’, perchè d’altronde sono quelli che bisogna vincere per migliorare il mondo! Dunque Walter Rauschenbusch ha dovuto creare questa classe dei ‘peccati sociali’ per poter divulgare il suo vangelo sociale, e nel crearla ha fatto praticamente sparire i peccati personali o individuali, ai quali se qualche volta li menziona non gli dà praticamente nessuna importanza. Ascoltate infatti cosa afferma sul peccato: ‘La definizione di peccato come egoismo offre una eccellente base teologica per una concezione sociale del peccato e della salvezza. […] La teologia dipinge l’auto-affermazione del peccato come una sorta di duello solitario della volontà tra lui e Dio. Noi ci facciamo una immagine mentale di Dio che siede sul suo trono nella gloria, santo e benevolo, e il peccatore giù in basso, che risentitamente scuote il pugno contro Dio mentre ripudia la divina volontà e sceglie la propria. Adesso, nella vita reale una tale ribellione titanica contro l’Onnipotente è rara. Forse i nostri antenati Puritani conoscevano più casi di quanti ne conosciamo noi perchè il loro Dio teologico era abituato a emettere decreti arbitrari che invitavano alla ribellione. Noi non ci ribelliamo; noi ci scansiamo e sottraiamo. Noi ci inginocchiamo in umile sottomissione e cacciamo a calci il nostro dovere sotto il letto mentre Dio non sta guardando. Le definizioni teologiche del peccato hanno troppo il sapore delle istituzioni monarchiche sotto la cui influenza spirituale esse furono per prima formate. In una monarchia assoluta il primo dovere è quello di prostrarsi davanti alla volontà reale. Un uomo può colpire con la lancia i contadini o violentare le loro mogli, ma opporsi al re è un’altra faccenda. Quando delle definizioni teologiche parlano di ribellione contro Dio come la caratteristica comune di tutto il peccato, ciò ricorda la prontezza dei governi dispotici a trattare ogni offesa come tradimento. Il peccato non è una transazione privata tra il peccatore e Dio. [….] Noi raramente pecchiamo contro Dio solamente. Il decalogo dà una semplice illustrazione di ciò. La teologia usava distinguere tra la prima e la seconda tavola del decalogo; la prima enumerava i peccati contro Dio e la seconda i peccati contro gli uomini. Gesù tirò fuori il comandamento sul Sabato dalla prima tavola e lo aggiunse alla seconda; egli disse che il Sabato non è un giorno tabù di Dio, ma una istituzione per il bene dell’uomo. Il comandamento di onorare i nostri genitori è anche etico. Rimangono i primi tre comandamenti, contro il politeismo, il culto delle immagini, e l’abuso del santo nome. L’adorazione di vari dèi e l’uso di idoli non costituisce più uno dei nostri pericoli. L’abuso del santo nome ha perso molta della sua importanza religiosa da quando la stregoneria e la magia si sono spostate nelle stradine secondarie. D’altro canto, i comandamenti della seconda tavola diventano sempre più importanti’ (Ibid., pag. 47-49). Avete notato quindi che ha fatto Rauschenbusch? Chiama il peccato ‘egoismo’, rigetta l’idea che si tratta di una ribellione a Dio perchè secondo lui è figlia della errata concezione di Dio come sovrano!
La definizione del peccato che dà Rauschenbusch è conseguenza di quella che nel linguaggio dei social gospelers si chiama ‘democratizzazione di Dio’ infatti dice Rauschenbusch: ‘Noi dobbiamo democratizzare la concezione di Dio: allora la definizione del peccato diventerà più realistica’ (Ibid., pag. 48 – We must democratize the conception of God; then the definition of sin will become more realistic): l’idea quindi di un Dio sovrano che fa tutto quello che gli piace non sta bene a Rauschenbusch per cui essa va democratizzata! Ascoltate cosa dice: ‘L’antica concezione secondo la quale Dio dimora in alto ed è distinto dalla nostra vita umana costituiva il fondamento naturale di idee autocratiche e arbitrarie su di lui. D’altra parte, la credenza religiosa che egli è immanente nell’umanità costituisce il fondamento naturale delle idee democratiche su di lui. Quando stava lassù, aveva bisogno di sostituti che governassero al suo posto, papi per istituzione divina e re per diritto divino; se vive e si muove nella vita dell’umanità può agire direttamente sulle masse degli uomini. Un Dio che lotta all’interno della nostra lotta, accende la sua fiamma nel nostro intelletto, manda la sua energia per rendere la nostra volontà assetata di giustizia, inonda il nostro subcosciente di sogni e desideri e incita sempre a correre verso una unione più profonda di libertà e solidarietà – quello sarebbe un Dio con il quale gli uomini democratici e religiosi potrebbero avere comunione come con il loro principale compagno di lavoro, la fonte delle loro energie, il fondamento delle loro speranze. [….] La tolleranza dell’ingiustizia sociale è un male intollerabile. Il grande peccato degli uomini è quello di opporsi alla riforma della società predatoria. Non vogliamo che a Dio sia imputato questo atteggiamento; una concezione di Dio secondo la quale egli approva l’ordine sociale presente e lo utilizza per santificare le sue [di questo sistema] vittime, attraverso le loro sofferenze, senza sforzarsi di abbatterlo, ripugna al nostro senso morale’ (Ibid., pag. 178-179, 184). E Gesù sarebbe stato l’artefice di questa democratizzazione della concezione di Dio; sì proprio Gesù, infatti Rauschenbusch afferma: ‘Quando [Gesù] prese Dio per mano e lo chiamò «Padre nostro», democratizzò la concezione di Dio; separò l’idea dallo Stato coercitivo e predatorio e la trasferì al regno della vita familiare, la principale incarnazione sociale della solidarietà e dell’amore. Egli non salvò soltanto l’umanità, ma salvò Dio, dandogli la prima opportunità di essere amato e di evitare i peggiori equivoci possibili. Il valore dell’idea di Cristo della paternità di Dio risulta evidente soltanto in contrapposizione alle idee dispotiche che essa contrastava e tendeva a sostituire. Abbiamo classificato la teologia come greca e latina, cattolica e protestante: è tempo di classificarla come dispotica e democratica. Da un punto di vista cristiano, si tratta di una distinzione più decisiva’ (Ibid., pag. 174-175).
La Bibbia invece dichiara che “il peccato è la violazione della legge” (1 Giovanni 3:4) di Dio, a prescindere quale sia il precetto violato, e che i peccatori sono dei ribelli nei confronti di Dio, infatti Paolo dice: “E voi pure ha vivificati, voi ch’eravate morti ne’ vostri falli e ne’ vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l’andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potestà dell’aria, di quello spirito che opera al presente negli uomini ribelli; nel numero dei quali noi tutti pure, immersi nelle nostre concupiscenze carnali, siamo vissuti altra volta ubbidendo alle voglie della carne e dei pensieri, ed eravamo per natura figliuoli d’ira, come gli altri” (Efesini 2:1-3). Sì proprio dei ribelli, perchè si rifiutano di obbedire ai comandamenti del ” beato e unico Sovrano, il Re dei re e Signor dei signori” (1 Timoteo 6:15), Colui che come disse Davide s’innalza come sovrano al di sopra di tutte le cose (1 Cronache 29:11). E perchè sono ribelli? Perchè sono sotto la potestà di Satana, di quello spirito che opera in loro affinchè violino i comandamenti di Dio. La malvagità che esiste nel mondo, quindi non è altro che il frutto della loro ribellione che è operata in loro dal maligno, da qui si spiega perchè l’apostolo Giovanni dice che tutto il mondo giace nel maligno (1 Giovanni 5:19). E si badi che la diffusione della malvagità nel mondo è parte del disegno di Dio che culminerà alla fine dei tempi nel ritorno glorioso di Cristo dal cielo, e difatti tra le cose che Gesù enumerò nel suo discorso sui segni che precederanno il suo ritorno c’è proprio anche il moltiplicarsi della malvagità, secondo che disse: “E perché l’iniquità sarà moltiplicata, la carità dei più si raffredderà” (Matteo 24:12), cosa peraltro confermata dall’apostolo Paolo a Timoteo quando gli disse: “Or sappi questo, che negli ultimi giorni verranno dei tempi difficili; perché gli uomini saranno egoisti, amanti del danaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, irreligiosi, senz’affezione naturale, mancatori di fede, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, temerarî, gonfi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi le forme della pietà, ma avendone rinnegata la potenza” (2 Timoteo 3:1-5)
Dunque, questa cosiddetta democratizzazione della concezione di Dio che consiste nel far apparire Dio come qualcuno che è compagno di opera dei Cristiani in questa riforma sociale per stabilire un nuovo ordine sociale, è assolutamente antibiblica, perchè semmai è vero che Dio ha stabilito che l’iniquità moltiplichi, e che prima del ritorno di Cristo sia manifestato l’empio, ossia l’uomo del peccato, il quale “s’innalza sopra tutto quello che è chiamato Dio od oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando se stesso e dicendo ch’egli è Dio” (2 Tessalonicesi 2:4) e che perseguiterà a morte i santi. Tutto questo ovviamente servirà a Dio per mettere alla prova i santi, come i malvagi abitanti di Canaan servirono a Dio per mettere alla prova gli Israeliti secondo che disse Dio: ” … io non caccerò più d’innanzi a loro alcuna delle nazioni che Giosuè lasciò quando morì; così, per mezzo d’esse, metterò alla prova Israele per vedere se si atterranno alla via dell’Eterno e cammineranno per essa come fecero i loro padri, o no’ ” (Giudici 2:21-22).
Un abisso chiama un altro abisso, perchè un pò di lievito fa lievitare tutta la pasta, e quindi questa falsa concezione del peccato e della salvezza non poteva che avere nefaste conseguenze anche sull’opera espiatoria compiuta da Cristo. L’opera redentrice di Cristo, infatti, secondo Rauschenbusch, va riconsiderata e reinterpretata alla luce di questa nuova idea della salvezza (Ibid., pag. 144), che è una ‘salvezza sociale’ (Ibid., pag. 146) o ‘dell’ordine sociale’ (Ibid., pag. 211). Da qui la conclusione che Gesù Cristo ha portato su di sè il peso dei peccati del mondo, che sono dei peccati di natura pubblica, tra i quali per esempio il bigottismo religioso, la combinazione della corruzione politica e il potere politico, la corruzione della giustizia, lo spirito e l’azione della folla sediziosa, il militarismo, e l’orgoglio di classe (Ibid., pag. 257-258). Questa è la ragione per cui il vangelo sociale rigetta la dottrina dell’espiazione sostituiva che dice che Cristo è morto per i nostri peccati per espiarli offrendo se stesso qual prezzo di riscatto per tutti. Dice infatti Rauschenbusch; ‘Gesù non portò in alcun senso reale il peccato di qualche antico Britanno che picchiò sua moglie nel 56 A. C., o di qualche montanaro nel Tennessee che si ubriacò nel 1917 D.C.. Ma egli portò in un senso molto reale il peso dei pubblici peccati della società organizzata, ed essi a loro volta sono collegati casualmente a tutti i peccati privati’ (Ibid., pag. 247 – Jesus did not in any real sense bear the sin of some ancient Briton who beat up his wife in B. C. 56, or of some mountaineer in Tennessee who got drunk in A. D. 1917. But he did in a very real sense bear the weight of the public sins of organized society, and they in turn are causally connected with all private sins). E quindi Rauschenbusch rigettava quello che disse Isaia sulla morte di Gesù e cioè che “…. noi lo reputavamo colpito, battuto da Dio, ed umiliato! ….. piacque all’Eterno di fiaccarlo coi patimenti” (Isaia 53:4,10) affinchè espiasse i nostri peccati! Per Rauschenbusch infatti Cristo è morto ‘per sostituire l’egoismo con l’amore come base della società umana’ (‘to substitute love for selfishness as the basis of human society’). E quindi per questi seduttori di menti che portano il vangelo sociale, Gesù è morto per liberare gli uomini da qualsiasi oppressione o discriminazione o dispotismo sociale; per cui se in una nazione una minoranza religiosa viene oppressa e perseguitata dalla religione di stato, allora Cristo è morto per liberarli e fargli ottenere la libertà religiosa; se c’è una dittatura e gli uomini sono privati dei cosiddetti diritti fondamentali dell’uomo, Cristo è morto per liberarli dal dittatore di turno e fargli acquistare quei diritti; se i negri sono discriminati, Cristo è morto per liberarli da quella discriminazione; se esiste la schiavitù, Cristo è morto per liberare gli schiavi dai loro padroni; se ci sono tanti poveri, perchè la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi ricchi, allora Cristo è morto per liberare i poveri dall’ingiustizia dei ricchi; e così via. Per cui ogni Cristiano, deve lottare per far ottenere questa liberazione a queste persone schiave di cosiddetti peccati sociali! Il Cristiano deve quindi combattere per la ‘salvezza dell’ordine sociale’ e creare così un nuovo ordine sociale in cui regni la libertà, la giustizia, l’amore, la pace e la solidarietà! Il Cristiano è in questa maniera che adempie il mandato di Cristo! Non si deve diffondere il Regno di Dio tramite predicazioni emotive ‘fuoco e zolfo’ – in altre parole predicando agli uomini ‘Ravvedetevi e convertitevi dai vostri peccati, e credete nel Vangelo, altrimenti l’ira di Dio resterà sopra di voi e andrete all’inferno’- ma tramite la manifestazione di una vita Cristiana. Coloro dunque che professano il vangelo sociale si mostrano ottimisti verso il futuro di questo mondo, perchè pensano che il mondo possa migliorare ed essere migliorato e per questa ragione fanno lotte politiche e sociali per il raggiungimento di questo scopo!
Fatemi confutare brevemente questo attivismo politico e sociale tramite cui i sostenitori del vangelo sociale vogliono migliorare il mondo, portando l’emancipazione sociale a quelle persone che ne hanno bisogno.
La Sacra Scrittura ci mostra che Gesù Cristo non cercò di trasformare la società, e non si diede neppure ad attività politiche e sociali, perché Lui predicò il Vangelo della grazia di Dio, esortando le persone a ravvedersi e a credere nel Vangelo. Guarì i malati, cacciò i demoni, fece molti segni e prodigi, ma non cercò di risolvere le ingiustizie sociali o di portare emancipazione sociale a coloro che erano oppressi o discriminati socialmente. Egli venne per liberare le persone dai loro peccati e difatti l’angelo che apparve a Giuseppe mentre Maria era incinta gli disse: “Giuseppe, figliuol di Davide, non temere di prender teco Maria tua moglie; perché ciò che in lei è generato, è dallo Spirito Santo. Ed ella partorirà un figliuolo, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati” (Matteo 1:20-21). Egli quindi non venne nel mondo per salvare il popolo d’Israele dal dominio romano – o come direbbero i propugnatori del vangelo sociale ‘dai peccati sociali’ di cui era caduto vittima – ma per salvarlo dai loro peccati. E difatti è scritto che “Cristo è morto per i nostri peccati” (1 Corinzi 15:3). Il che è totalmente diverso. Noi quindi, essendo discepoli di Cristo, siamo chiamati a seguire le Sue orme, e perciò non dobbiamo metterci a lottare per compiere delle riforme sociali. Noi dobbiamo portare agli uomini la Buona Novella della grazia di Dio, affinché essi si ravvedano e credano nel Vangelo, ed essi siano così salvati dai loro peccati, liberati dalla potestà del diavolo, e salvati dalle fiamme dell’inferno. E dobbiamo pure lottare affinché quelle anime che sono cadute vittime di impostori o di falsi ministri del Vangelo siano liberate dalle loro grinfie, e questa lotta la si affronta confutando le eresie che costoro insegnano. Dobbiamo anche compiere ogni opera buona affinché il nome di Dio sia glorificato in noi, ma da nessuna parte la Parola ci comanda di cambiare la società in cui viviamo dandoci a lotte politiche e sociali affinché gli uomini che subiscono discriminazioni o soprusi o ingiustizie siano salvati dai cosiddetti ‘peccati sociali’. Un tale comando non esiste nella dottrina che Dio ci ha dato tramite i suoi apostoli. Il nostro compito non è cambiare la società attraverso una riforma sociale o attivismo politico, ma trasmettere il Vangelo di Cristo che è potente a salvare dal peccato e dalla perdizione eterna e cambiare la vita di coloro che si ravvedono e credono in esso; e confutare le false dottrine affinché i santi non siano “più de’ bambini, sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per l’astuzia loro nelle arti seduttrici dell’errore” (Efesini 4:14); e “attendere a buone opere per provvedere alle necessità” (Tito 3:14) dei santi, come per esempio quella di venire in aiuto ai poveri fra i santi tramite collette (1 Corinzi 16:1-3; Romani 15:25-26) in quanto noi dobbiamo ricordarci dei poveri (Galati 2:10).
Leggete attentamente il libro degli Atti degli apostoli e tutte le epistole, e vedrete che né gli apostoli e neppure gli altri Cristiani che vissero in quel tempo cercarono di cambiare la società attraverso una riforma sociale o dandosi alla politica. Sapete perché? Perché essi sapevano che Cristo non li aveva chiamati a fare una simile cosa. Essi non si impacciarono nella politica o nell’attivismo sociale, e questo al fine di piacere al Signore. Non ha forse detto Paolo che “uno che va alla guerra non s’impaccia delle faccende della vita; e ciò, affin di piacere a colui che l’ha arruolato” (2 Timoteo 2:4)? Ma ditemi un pò: avete mai visto uno che è al fronte candidarsi a delle elezioni politiche, o darsi ad attivismo sociale? Io no. Non capisco dunque in virtù di quale recondito motivo un soldato di Cristo Gesù – che è in guerra contro il diavolo – si deve dare alla politica, candidandosi a delle elezioni politiche o amministrative, o si deve impegnare affinché la società in cui vive sia trasformata. Come potrebbe un soldato di Cristo continuare a piacere a Dio che lo ha arruolato nel suo esercito se s’impacciasse in faccende che non lo riguardano? Imitiamo dunque gli apostoli.
Quindi noi non aspettiamo che la nostra società migliori. Perché noi sappiamo che l’iniquità moltiplicherà e l’amore dei più si raffredderà (cfr. Matteo 24:12), molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti (cfr. Matteo 24:11), i discepoli di Cristo saranno odiati da tutti gli uomini (cfr. Matteo 24:9), e nei giorni che precederanno il ritorno di Gesù il mondo sarà sotto il governo dell’anticristo (cfr. 2 Tessalonicesi 2:1-12; Apocalisse 13:1-18). Questo è quello che la Scrittura ci insegna. Tuttavia, la Scrittura ci insegna anche che quando Gesù ritornerà e distruggerà l’anticristo, i regni del mondo saranno dati ai santi (cfr. Daniele 7:24-27). In altre parole, quando Gesù ritornerà Egli instaurerà il Regno di Dio sulla terra e regnerà con i Suoi santi per mille anni. Al ritorno di Cristo quindi i santi assumeranno il governo di tutti i regni del mondo, in quanto Cristo concederà loro autorità sulle nazioni (cfr. Apocalisse 2:26), e in quel periodo sulla terra regnerà la giustizia e la pace.
Ma c’è un’altra cosa che fa comprendere come questo vangelo sociale non è da Dio, che è il fatto che i suoi propugnatori spingono i santi a mettersi con gli infedeli per creare questo nuovo ordine sociale in cui regni la pace e la giustizia.
I Cristiani infatti – per i predicatori del vangelo sociale – possono e devono collaborare con tutti, basta che costoro sono ‘uomini di pace’ ossia uomini che cercano la pace del mondo. Per fare questo quindi, i Cristiani devono mettere da parte le cose che li dividono dai peccatori (quindi mettere da parte la predicazione del ravvedimento e del vangelo ai peccatori con i quali collaborano – perchè il loro obbiettivo non è quello di convertirli ma di collaborare con essi –) e si devono concentrare sul fare del bene assieme ad essi. E così, tramite questo vangelo sociale, costoro cercano di portare nel mondo la pace, che invece Cristo non è venuto a portare secondo che Egli disse: “Non pensate ch’io sia venuto a metter pace sulla terra; non son venuto a metter pace, ma spada. Perché son venuto a dividere il figlio da suo padre, e la figlia da sua madre, e la nuora dalla suocera; e i nemici dell’uomo saranno quelli stessi di casa sua” (Matteo 10:34-36). E non solo, ma essi in questa maniera cercano di far mettere i figli della luce con gli infedeli sotto un giogo che non è per loro, cosa questa che Dio ci vieta dicendoci: “Non vi mettete con gl’infedeli sotto un giogo che non è per voi; perché qual comunanza v’è egli fra la giustizia e l’iniquità? O qual comunione fra la luce e le tenebre? E quale armonia fra Cristo e Beliar? O che v’è di comune tra il fedele e l’infedele? E quale accordo fra il tempio di Dio e gl’idoli? Poiché noi siamo il tempio dell’Iddio vivente, come disse Iddio: Io abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro; e sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo. Perciò Uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d’immondo; ed io v’accoglierò, e vi sarò per Padre e voi mi sarete per figliuoli e per figliuole, dice il Signore onnipotente” (2 Corinzi 6:14-18). E quindi costoro incitano la Chiesa a diventare amica del mondo e perciò nemica di Dio, secondo che è scritto: “O gente adultera, non sapete voi che l’amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio” (Giacomo 4:4). E tutto questo ovviamente ha un prezzo: il tradimento del Vangelo di Cristo!
Peraltro, la cosa paradossale che vediamo in questi propugnatori del vangelo sociale, è che mentre da un lato parlano tanto di voler riformare il mondo, dall’altro non fanno niente per riformare la Chiesa togliendo di mezzo a loro quelli che si chiamano fratelli ma sono fornicatori, avari, idolatri, oltraggiatori, ubriaconi, e rapaci (1 Corinzi 5:11-12), e rigettando tutti quei precetti di uomini che voltano le spalle alla verità e che annullano la dottrina di Dio (2 Corinzi 10:5) e confutando quindi le tante eresie che vengono propagate dalle Chiese Evangeliche. In altre parole, parlano tanto di voler far regnare nel mondo la giustizia, ma non fanno niente per far regnare la giustizia e la verità nella Chiesa, in quanto tollerano i peccati e le false dottrine. E questa è la prova che costoro non parlano da parte di Dio, in quanto sono dei ribelli, dei seduttori di menti e dei cianciatori che procacciano il male dei santi. Questa del vangelo sociale dunque è l’ennesima macchinazione del diavolo per distrarre e distogliere i santi dalla vera lotta che essi devono intraprendere, cioè quella contro l’ingiustizia, la malvagità, l’ipocrisia, la falsità, che si trovano in abbondanza in mezzo alle Chiese Evangeliche che ormai sono in massima parte amiche del mondo.
Peraltro, visto che il vangelo sociale sostiene che Cristo ha portato su di sè anche il bigottismo religioso, da cui quindi gli uomini hanno bisogno di essere liberati, e noi sappiamo che questi predicatori del vangelo sociale per bigottismo religioso intendono l’osservanza dei precetti di Cristo e degli apostoli così come sono scritti, il cui risultato nella vita dei santi è la conduzione di una vita santa, pia e giusta SEPARATA DAL MONDO E DALLE SUE CONCUPISCENZE, non sorprende affatto che i sostenitori del vangelo sociale siano i primi a contrastare noi che predichiamo la giustizia e la santità di Dio, perchè costoro non vogliono che i santi si separino dal mondo, ma vogliono che camminino assieme ad esso. Sì loro parlano di voler diffondere il Regno di Dio tramite la manifestazione di una vita Cristiana, ma in realtà quella che loro chiamano ‘vita Cristiana’ è una vita mondana, e questo lo si capisce bene quando entrano nel merito di certi argomenti biblici. Quella che loro chiamano ‘vita cristiana’ ha solo il nome di vita cristiana, perchè nella sostanza è una vita mondana.
Fratelli nel Signore, dovete quindi guardarvi e ritirarvi da i sostenitori del Vangelo sociale, perché essi diffondendo il vangelo sociale – che è gradito alla Massoneria perché nella sostanza promuove gli ideali massonici -, si propongono di corrompere e traviare i santi perché vogliono fargli fare e accettare cose storte e perverse agli occhi di Dio. Nessuno di voi si faccia sedurre dai loro vani ragionamenti. Costoro hanno voltato le spalle alla sana dottrina e si sono rivolti alle profane ciance che vi ricordo vanno rodendo come fa la cancrena. Il loro vangelo sociale infatti è un vangelo distorto e adulterato che spinge la Chiesa a ribellarsi a Dio e a trasgredire i suoi comandamenti, per cercare di migliorare il mondo quando invece la Scrittura afferma che l’iniquità sarà moltiplicata e la carità dei più si raffredderà per cui il mondo è destinato nel piano di Dio a peggiorare.
Ho detto poco fa che il vangelo sociale è gradito alla Massoneria perché nella sostanza promuove gli ideali massonici, e a conferma di questo c’è il fatto che questo vangelo sociale è stato abbracciato da denominazioni protestanti che sono fortemente colluse con la Massoneria come per esempio in America l’African Methodist Episcopal Church che fu fondata da un massone, la Presbyterian Church USA che ha al suo interno tanti massoni, e la United Methodist Church che ha un’alta percentuale di massoni. Tra le organizzazioni ‘cristiane’ a livello mondiale fortemente colluse con la Massoneria che sono pregne di questo vangelo sociale segnaliamo invece la YMCA e l’Esercito della Salvezza come anche il Consiglio Mondiale delle Chiese. La grande conferenza ecumenica tenutasi a Stoccolma nel 1925 fu molto influenzata dal vangelo sociale, sia per quanto riguarda la sua organizzazione che i suoi delegati americani. Da quell’incontro nacque il ‘Consiglio universale cristiano per la vita e il lavoro’, l’ente ecumenico permanente che rappresentava quelle posizioni e che venne poi assorbito dal Consiglio Ecumenico delle Chiese (altro nome con cui è conosciuto il Consiglio mondiale delle Chiese).
D’altronde molti sostenitori del vangelo sociale furono influenzati dagli scritti del massone Giuseppe Mazzini (1805-1872), attraverso un’edizione inglese del 1870 (in 6 volumi) che presentava la traduzione dei principali testi mazziniani e diverse edizioni americane, che si susseguirono a partire dal 1890. Tra questi anche Walter Rauschenbusch, che era un grande estimatore e studioso di Giuseppe Mazzini, che nel 1889 definì Giuseppe Mazzini ‘un profeta a cui Dio ha dato un occhio per le lezioni del passato, e un orecchio che lui ha posto sul cuore palpitante della sua propria generazione, e che quindi è in grado di dire che cosa sarà’ (Robert T. Handy, The influence of Mazzini on the American social gospel, in The Journal of religion, Vol. 29, No. 2, Apr., 1949, pag. 118). Lo storico del cristianesimo Robert T. Handy ha affermato a proposito di questa influenza di Mazzini sui Social Gospelers: ‘In Mazzini essi scoprirono un pensatore sociale il cui pensiero era, alla base, profondamente religioso e congeniale ai loro punti di vista; in lui trovarono un profeta che proclamava la democrazia in un linguaggio religioso. […] C’era una somiglianza tra Mazzini e il vangelo sociale non solo nell’orientamento religioso, ma nell’intera struttura del pensiero. La soluzione di Mazzini ai problemi del suo tempo corrispondeva a quelle del liberalismo idealistico, intellettualistico ed utopico: aveva una fede profonda negli ideali liberali della libertà, dell’educazione, della democrazia e del progresso e si opponeva con vigore al socialismo marxista. [….] Gli esponenti del Social Gospel stavano nella stessa linea di pensiero liberale, ottimistico ed utopico’ (Ibid., pag. 120-121). I principi che accumunavano Mazzini e i teologi del vangelo sociale erano la paternità di Dio e la fratellanza universale degli uomini e il desiderio di associarsi per risolvere i mali del mondo, in quanto Mazzini ebbe a dire: ‘Il diritto d’Associazione è sacro come la Religione che è l’Associazione delle anime. Voi siete tutti figli di Dio: siete dunque fratelli; e chi può senza delitto limitare l’associazione, la comunione tra fratelli?’ (Giuseppe Mazzini, Doveri dell’uomo – http://cronologia.leonardo.it/storia/a1860ll.htm); essi avevano in comune anche l’idea dell’inevitabile progresso dell’umanità, in quanto Mazzini ebbe a dire: ‘Oggi sappiamo che la Legge della Vita é PROGRESSO : Progresso per l’individuo, Progresso per l’Umanità. L’ Umanità compie quella Legge sulla terra; l’Individuo sulla terra e altrove. Un solo Dio; una sola Legge. Quella Legge s’adempie lentamente, inevitabilmente, nell’Umanità fin dal primo suo nascere’ (http://cronologia.leonardo.it/storia/a1860gg.htm); e l’idea che il progresso avrebbe condotto all’instaurazione del Regno di Dio sulla terra, infatti sempre Mazzini ebbe a dire: ‘Viviamo in mezzo a una società incadaverita com’era quella dell’Impero Romano, col bisogno nell’animo di ravvivarla, di trasformarla, d’associarne tutti i membri e i lavori in una sola fede, sotto una sola legge, verso uno scopo solo, sviluppo libero progressivo di tutte le facoltà che Dio ha messo in germe nella sua creatura. Cerchiamo che Dio regni sulla terra come nel Cielo, o meglio che la terra sia una preparazione al Cielo, e la Società un tentativo di avvicinamento progressivo al pensiero Divino’ (http://cronologia.leonardo.it/storia/a1860aa.htm).
Uno dei ‘protestanti’ più noti a livello mondiale che fu molto influenzato dal vangelo sociale fu Martin Luther King (1929-1968), pastore protestante, politico e attivista che lottò contro la segregazione razziale. Disse infatti Martin Luther King: ‘Non iniziai una seria ricerca intellettuale di un metodo che eliminasse il male sociale finché non entrai nel seminario teologico. Fui immediatamente influenzato dal Vangelo sociale. Nel 1950, lessi Cristianesimo e Crisi sociale di Walter Rauschenbusch, un libro che lasciò un’impronta indelebile nel mio pensiero. [….] Rauschenbusch diede al protestantesimo americano un senso di responsabilità sociale che esso non dovrebbe mai perdere. Il Vangelo al suo meglio ha a che fare con l’uomo intero, non solo con la sua anima, ma anche col suo corpo, non solo col suo benessere spirituale, ma anche col suo benessere materiale. Una religione che professa interesse per l’anima dell’uomo e non si preoccupa ugualmente dei tuguri che lo fanno dannare, delle condizioni economiche che lo strangolano e delle condizioni sociali che lo paralizzano, è una religione spiritualmente moribonda’ (Martin Luther King, La forza di amare, Società Editrice Internazionale, Torino, Quinta Ristampa, pag. 267, 268). Martin Luther King abbracciò il vangelo sociale in quanto lottò per l’emancipazione dei neri americani di cui lui parlò molto nel suo libro La forza di amare, ed esortò la Chiesa a seguirlo in questa lotta, e questo ovviamente per migliorare il mondo. Il Cristianesimo era concepito quindi da Martin Luther King come emancipazione sociale. Ma attenzione perché il Cristianesimo di Martin Luther King era un falso Cristianesimo perché lui rigettava l’inerranza della Bibbia, il peccato originale, la nascita verginale di Gesù Cristo, la sua divinità, la sua capacità di compiere miracoli, la sua morte espiatoria quale offerta del prezzo di riscatto per tutti, e il suo ritorno fisico, come rigettava anche l’inferno e il paradiso!
In Italia il vangelo sociale è penetrato tra i Valdesi, i Metodisti, i Luterani, i Battisti, e tra i Pentecostali. Organizzazioni come la Federazione delle Chiese Evangeliche e l’Alleanza Evangelica Italiana, portano avanti i principi del vangelo sociale. D’altronde anche il Protestantesimo in Italia ha tanti suoi membri iscritti a logge massoniche – e sono quasi sempre persone influenti che stanno in alto o in posizioni chiave – per cui era inevitabile che esso abbracciasse il vangelo sociale.
Tra i Pentecostali anche le Assemblee di Dio in Italia (ADI) hanno aperto le loro porte al vangelo sociale, e difatti viene sostenuto da Alessandro Iovino – storico e saggista nonché segretario del senatore valdese Lucio Malan – che è vicino a Davide Di Iorio che è l’attuale segretario delle ADI e pastore della Chiesa di cui è membro lo stesso Iovino. Lo Iovino infatti ha detto che fede, politica e democrazia sono ‘valori che possiamo conciliare per meglio progredire, per meglio vivere, perchè ricordiamoci il Cristianesimo è anche emancipazione, non solo spirituale ma anche sociale’ (da A libro aperto – LA12-2011 – TeleOltre – L’arte del Governo e la Bibbia – http://youtu.be/oSnG3zLUIaI – min. 14:20-34). Dicendo quindi che il cristianesimo è anche emancipazione sociale, lo Iovino dimostra di avere abbracciato anche lui il vangelo sociale perché questa è la concezione del Cristianesimo che hanno tutti coloro che professano il vangelo sociale, come per esempio Martin Luther King di cui infatti lo Iovino è un grande estimatore.
Quali sono le nefaste conseguenze che ha portato il vangelo sociale nelle ADI? Queste.
1) Le ADI hanno rigettato la concezione assolutistica di Dio, nel senso che rifiutano di vederlo come un Re che esercita la sua sovranità nel mondo facendo tutto quello che gli piace. Loro hanno democratizzato la concezione di Dio!
Ecco perchè nelle ADI detestano parole come ‘sovrano’ e ‘sovranità’ in riferimento a Dio. Difatti le ADI nel manipolare il libro di Charles Spurgeon ‘Solo per grazia’ hanno fatto sparire queste due parole.
Spurgeon dice: ‘God, the infinitely just Sovereign, knows that there is not a just man upon earth that doeth good and sinneth not, and therefore, in the infinite sovereignty of His divine nature and in the splendor of His ineffable love, He undertakes the task, not so much of justifying the just as of justifying the ungodly’ (Charles Spurgeon, All of Grace, versione PDF presa da http://www.ccel.org/ccel/spurgeon/grace.html, pag. 5-6).
La traduzione è: ‘Dio, l’infinitamente giusto Sovrano, sa che non c’è un uomo giusto sulla terra che fa il bene e non pecca, e quindi, nella infinita sovranità della Sua divina natura e nello splendore del suo ineffabile amore, Egli intraprende il compito non tanto di giustificare il giusto quanto di giustificare l’empio’.
Le ADI hanno messo così: ‘Dall’alto della Sua giustizia perfetta, il Signore sa che non esiste alcun uomo che sia esente dal peccato, quindi, nello splendore del Suo amore ineffabile, Egli si assume non soltanto il compito di giustificare il giusto, ma, soprattutto, quello di difendere chi è trovato mancante’ (Charles Spurgeon, Solo per grazia, ADI-Media, seconda edizione 2002, pag. 13).
Come si può vedere, le ADI hanno sostituito ‘Dio l’infinitamente giusto Sovrano’ con ‘il Signore, dall’alto della sua giustizia perfetta’; poi hanno fatto sparire ‘la infinita sovranità della natura divina di Dio’, che li disturbava in quanto l’espressione ‘sovranità di Dio’ può far pensare ad un Dio che fa quello che vuole Lui, e quindi che fa misericordia a chi vuole Lui e indura chi vuole Lui, e quindi può indurre a pensare che la salvezza non dipende dalla volontà dell’uomo o dal suo ‘libero arbitrio’.
Anche nel manipolare il libro di Myer Pearlman ‘Le Dottrine della Bibbia’ hanno fatto la stessa cosa.
Nel parlare della preparazione umana alla rigenerazione, Pearlman afferma: ‘Strictly speaking, man cannot co-operate in the act of regeneration, which is the sovereign act of God; but he has part in the preparation for the new birth. What is that preparation? Repentance and faith’ (Myer Pearlman, Knowing the Doctrines of the Bible, Gospel Publishing House, Springfield, Missouri, 2007 [la 24esima stampa] pag. 247).
La traduzione è: ‘A rigor di termini, l’uomo non può cooperare nell’atto della rigenerazione, che è l’atto sovrano di Dio, ma egli ha una parte nella preparazione per la nuova nascita. In cosa consiste questa preparazione? Nel ravvedimento e nella fede’.
Le ADI hanno messo così: ‘A rigor di termini, l’uomo non può cooperare nell’atto della rigenerazione, il quale è esclusivo di Dio; ma egli ha una sua parte nella preparazione per la nuova nascita e questa sua parte è il ravvedimento e la fede’ (Myer Pearlman, Dottrine della Bibbia, ADI-Media, Quarta edizione, 1996, pag. 196).
L’atto sovrano di Dio dunque è stato reso ‘atto esclusivo di Dio’ perché le ADI detestano parole come ‘sovrano’, ‘sovranità’, ‘atto sovrano’, in relazione alla salvezza o alla rigenerazione o alla giustificazione. E questo perché per loro la salvezza dipende dall’uomo o meglio dalla sua volontà e non dalla volontà di Dio, e quindi non da un atto sovrano di Dio.
2) Il rigetto della sovranità di Dio, porta le ADI a rigettare gli atti sovrani di Dio, come per esempio quello di stabilire sopra una nazione un monarca assoluto.
Questa è la ragione per cui lo Iovino ritiene che la monarchia assoluta (La monarchia è una forma di governo in cui la carica di capo di stato è esercitata da una sola persona per tutta la durata della sua vita o fino alla sua rinunzia, e questa persona si chiama monarca e ha la caratteristica di essere considerato un membro a parte rispetto al resto delle persone dello Stato che sono suoi sudditi) va combattuta e abbattuta perchè lo Iovino non riconosce al monarca assoluto il diritto di governare, e difatti nel suo libro Il grido di un popolo e la nascita della terza Repubblica, egli fa dire al professore Cuini durante una lezione queste parole: ‘Inoltre consideriamo anche il valore di fondamentale importanza che ha il Popolo nell’esercizio della sovranità dello stato. Cari giovani, è proprio questo il punto che differenzia lo stato democratico dalla concezione di stato assoluto, proprio delle società fondate sull’ancien règime e anteriore alla rivoluzione francese, ma anche delle diverse forme di totalitarismo venutesi a creare nel XX secolo. Nello stato assoluto il Popolo è l’oggetto della sovranità. Secondo la concezione assolutistica, il potere è esercitato dal monarca in virtù di un diritto divino. La rivoluzione francese ha, invece, introdotto il concetto di sovranità popolare (il cui più acuto teorizzatore fu Jean-Jaques Rousseau); il Popolo è costituito dalla comunità statale, i cui membri hanno una parità giuridica. Il potere dunque viene dal Popolo, la legge è dettata dalla volontà generale e i governanti sono mandatari del Popolo. Queste sono state le grandi conquiste che hanno dato ai Popoli la giusta dignità e il ruolo di protagonista nella storia politica di una nazione. Concludiamo questa nostra riflessione su questo primo termine, ricordando che la costituzione della Repubblica Italiana proclama nel suo primo articolo che ‘l’Italia è una repubblica democratica’ e successivamente che la ‘sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione’. Deducete da soli, allora, che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul rispetto della volontà dei cittadini»’ (Alessandro Iovino, Il grido di un popolo e la nascita della terza Repubblica, Il Filo, Roma, 2009, pag. 47-48).
Lo Iovino dunque rigetta la concezione assolutistica, in cui il potere è esercitato dal monarca in virtù di un diritto divino. Che cosa si intende per diritto divino? ‘Il diritto divino dei re è un principio che si riferisce alle dottrine politiche e religiose europee dell’assolutismo monarchico. Queste sono largamente, ma non esclusivamente, associate con l’epoca medioevale e basate sulla credenza di matrice cristiana dell’epoca, che un monarca dovesse il suo potere alla volontà di Dio, non a quella del popolo, del parlamento, dell’aristocrazia, o di ogni altra autorità, e che ogni tentativo di restringere i suoi poteri fosse un atto contrario alla volontà divina’ (https://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_divino_dei_re). Da qui si spiega il fatto che lo Iovino esalta la Rivoluzione francese (che vi ricordo fu generata e diretta dalla Massoneria), perchè essa fu ispirata dal concetto di sovranità popolare e si oppose alla concezione assolutistica in cui il potere è esercitato dal monarca in virtù di un diritto divino, concezione che faceva parte del cosiddetto ancien regime. E di conseguenza lo Iovino benedice ogni lotta intrapresa dal popolo contro i monarchi assoluti. Ascoltate cosa dice: ‘Da un punto di vista storico siamo chiamati tutti, laici e non, e a prescindere dalla nostra appartenenza politica, a ritenere che i valori dell’Illuminismo e della rivoluzione francese abbiano contribuito a promuovere la formazione e la diffusione dei principi democratici all’interno dei sistemi politici di molti Paesi. [….] Durante gli anni della rivoluzione fu necessario l’attivismo del popolo per la conquista delle libertà politiche e sociali’ (Il grido di un popolo e la nascita della terza Repubblica, pag. 89). Ecco perchè lo Iovino sempre in questo suo libro approva i movimenti di resistenza al fascismo che lottarono contro Mussolini e il suo governo, per stabilire in Italia la democrazia (cfr. Il grido di un popolo e la nascita della terza Repubblica, pag. 112-113). Questo modo di parlare e ragionare è massonico, e difatti lo Iovino va a prendere come ‘il più acuto teorizzatore’ della sovranità popolare il letterato e filosofo svizzero Jean-Jaques Rousseau (1712-1778), che era un massone (http://www.esonet.it/http://www.histoiredumonde.net/Jean-Jacques-Rousseau.htmlhttp://loggiadedeo.altervista.org/joomla_dedeo/index.php/massoni-celebri) che influenzò l’identità stessa della Rivoluzione francese!
Ma cosa insegna la Sacra Scrittura? Che come Cristiani siamo chiamati a riconoscere OGNI autorità, come un’autorità stabilita da Dio e quindi a sottometterci ad essa, secondo che è scritto: “Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori; perché non v’è autorità se non da Dio; e le autorità che esistono, sono ordinate da Dio; talché chi resiste all’autorità, si oppone all’ordine di Dio; e quelli che vi si oppongono, si attireranno addosso una pena” (Romani 13:1-2). Quindi non importa assolutamente niente se in una nazione c’è una monarchia assoluta o una dittatura (per intenderci se c’è un Luigi XIV o un Benito Mussolini), noi siamo chiamati a sottometterci ad essa. Ovviamente, nel caso l’autorità ci ordina di disubbidire a Dio in qualche cosa, noi siamo chiamati a disubbidire all’autorità per piacere a Dio. Ma questo però non deve mai indurre noi figliuoli di Dio a intraprendere lotte sociali o politiche o armate contro l’autorità stabilita da Dio per instaurare una democrazia (termine che deriva dal greco démos ‘popolo’ e cràtos ‘potere’, che etimologicamente significa ‘governo del popolo’), perchè questo significa opporsi all’ordine di Dio. Se quindi parte della popolazione intraprende queste lotte sociali o politiche o armate per instaurare o restaurare la democrazia, i Cristiani non devono assolutamente partecipare ad esse, perchè queste lotte non fanno parte della volontà di Dio in Cristo verso di noi. Che fanno invece nelle ADI lo Iovino e tutti quelli che la pensano come lui? Che con i loro discorsi disprezzano e rigettano la sovranità di Dio perchè incitano a lottare contro l’ordine di Dio. Quindi mentre la Scrittura esalta la sovranità di Dio, le ADI la disprezzano, eccome se la disprezzano. E questo perchè hanno una concezione di Dio ‘democratica’.
3) Le ADI hanno rigettato la dottrina del peccato originale, infatti voglio farvi notare questa cosa, e cioè che le ADI quando hanno manipolato ‘Le Dottrine della Bibbia’ di Myer Pearlman, e vi ricordo che questo è avvenuto sotto la presidenza di Francesco Toppi e quindi per suo volere, hanno tolto l’unico riferimento al peccato originale presente nel libro.
Pearlman, nella sezione ‘Debolezza spirituale’ parla del peccato originale dicendo: ‘(b) Inborn sin, or “original sin.” The effect of the Fall was so deep-seated in human nature that Adam, as the father of the race, passed on to his descendants a tendency or bias to sin. Psalm 51:5. This spiritual and moral handicap under which all men are born is known as original sin. The acts of sin that follow during the age of accountability are known as “actual sin.”’ (Myer Pearlman, Knowing the Doctrines of the Bible, 24esima stampa 2007, Gospel Publishing House, Springfield, Missouri USA, pag. 135).
La traduzione è: ‘(b). Il peccato innato, o ‘peccato originale’. L’effetto della Caduta fu così radicato nella natura umana che Adamo, in quanto il padre della razza, trasmise ai suoi discendenti una tendenza o una predisposizione a peccare. Salmo 51:5. Questo handicap spirituale e morale sotto cui tutti gli uomini nascono è conosciuto come peccato originale. Gli atti di peccato che seguono durante l’età della responsabilità sono conosciuti come ‘peccato effettivo’.
Le ADI hanno invece messo così: ‘b. Il peccato naturale. L’effetto della caduta fu così profonda nella natura umana, che da Adamo tutti gli uomini nascono con la tendenza al peccato (Salmo 51:5); gli atti di peccato che vengono commessi durante l’età della responsabilità sono conosciuti come «peccati propri» (Myer Pearlman, Le Dottrine della Bibbia, Quarta edizione (emendata), ADI-Media, 1996, pag. 110).
Come si può vedere, le ADI hanno sfacciatamente fatto sparire delle parole sul peccato originale dal discorso di Pearlman: peraltro in tutto il libro questa è l’unica volta dove Pearlman parla esplicitamente di peccato originale. La ragione è perchè le ADI detestano sentir parlare dell’uomo come un essere totalmente depravato e corrotto, e il peccato originale rimanda appunto alla completa depravazione dell’uomo, cosa che loro non sopportano. E quindi hanno tolto questo riferimento da questo loro importante libro di dottrina. Sulla natura dell’uomo quindi le ADI hanno assunto una posizione che sostanzialmente è la posizione Pelagiana che sostiene tra le altre cose che ogni essere umano nasce senza peccato e diventa peccatore nel commettere un atto peccaminoso (per le ADI pare che diventi peccatore quando è consapevole di trasgredire i comandamenti di Dio)! Un noto pastore ADI alla domanda di una credente – che gli fu fatta nel contesto di uno studio biblico sul come rispondere ai Cattolici Romani – sulle parole di Davide “Io sono stato formato nella iniquità, e la madre mia mi ha concepito nel peccato” (Salmo 51:5), ha risposto semplicemente dicendo ‘Noi non crediamo nel peccato originale’! Per le ADI dunque ‘Il peccato originale non esiste’. Come non esisteva per i Pelagiani (e come non esiste per i Massoni), così non esiste per le ADI!
4) Ma c’è dell’altro, le ADI si sono spinte ad affermare che Dio non imputa la colpa all’uomo che è schiavo del peccato. Raffaele Lucano, che è pastore della Chiesa ADI di Cornaredo (Milano), ha infatti affermato: ‘Quindi, se come uomo razionale, desidero fare il bene ma non ci riesco a motivo della schiavitù alla quale sono sottoposto, io non ho alcuna colpa. Effettivamente, Dio non imputa la colpa a chi si trova in tale condizione, ma condanna l’artefice di tale condizione: il diavolo, Satana. Dio ama il peccatore e odia il peccato’ (http://www.lanuovavia.org/confutazioni-adi-raffaele-lucano.html). In altre parole, dato che l’omosessuale non riesce a fare il bene perchè è schiavo del peccato, lui non ha alcuna colpa. E difatti il Lucano dice che ‘Dio non imputa la colpa a chi si trova in tale condizione’! Tutto questo naturalmente per non urtare la sensibilità dei peccatori, per non urtarli, turbarli e spaventarli. Devono dare loro infatti l’immagine di un Dio così buono che anche se vivono sotto la schiavitù del peccato li ama e li coccola. Questo perchè nelle ADI viene rigettata l’idea di un Dio sovrano e vendicatore, e accolta quella di un Dio democratico! E quindi il peccatore non può essere presentato come uno che si ribella volontariamente a Dio trasgredendo i suoi comandamenti, e quindi è sotto la sua condanna. Da qui si spiegano le predicazioni rivolte ai peccatori che non contengono quelle affermazioni bibliche che possono dare l’idea di un Dio sovrano la cui ira è sopra i peccatori, che odia gli operatori di iniquità. Quindi la colpa non è dei peccatori che violano i comandamenti di Dio, ma del diavolo!
5) Le ADI rigettano le predicazioni rivolte ai peccatori che esortano quest’ultimi a ravvedersi e convertirsi dai loro peccati, pena le fiamme dell’inferno. Queste predicazioni sono definite impertinenti e frutto della maleducazione. E poi, queste predicazioni spaventano le persone che sono già abbastanza spaventate, quindi non sono per niente necessarie. Ecco perchè le ADI hanno rigettato il fuoco dell’Ades e quello dello stagno ardente di fuoco e di zolfo, mettendosi a dire che si tratta di un fuoco allegorico o spirituale!!
6) Le ADI si sono messe a fare ecumenismo con la Chiesa cattolica romana che ha adottato anche lei sostanzialmente il vangelo sociale, e così assieme possono migliorare il mondo! Salvatore Loria, per esempio, che è fratello del presidente delle ADI Felice Antonio Loria e membro della Chiesa ADI di Catania, ha organizzato alla fine di giugno 2013 con i Cattolici romani presso la Basilica Cattedrale di Acireale il Festival della vita che è una campagna prevenzione del suicidio e delle stragi del sabato sera.
7) Le ADI si sono date ad un attivismo politico e sociale, sempre con l’obbiettivo di migliorare il mondo.
Alessandro Iovino, per esempio, il 22 aprile 2013 ha organizzato presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli il convegno ”RivoluzioniAmo Napoli: giovani idee per la rinascita di Napoli”, in occasione del quale ha dichiarato: ”E’ stato un momento di confronto prezioso tra giovani protagonisti ed intellettuali della città di Napoli. Limitarsi alla protesta non ha senso, ora Napoli ha bisogno di proposte per un rilancio economico e culturale. Le nostre proposte saranno poi consegnate al Sindaco di Napoli. Ora c’è bisogno di risposte concrete, e non saremo spettatori del declino, ma protagonisti della rinascita di Napoli”. Sono intervenuti diversi presidenti di associazioni napoletane e giovani intellettuali.
Alessandra Lombardo, figlia del pastore ADI di Catania Paolo Lombardo, si è candidata a Catania per le elezioni comunali del giugno 2013 nelle liste di Enzo Bianco (Partito Democratico) che poi è stato eletto sindaco di Catania. Le ADI di Catania infatti si sono apertamente schierate a fianco di questo politico.
Concludo quindi, fratelli, rinnovandovi l’esortazione a guardarvi e ritirarvi da coloro che sostengono e promuovono il «vangelo sociale», perchè come avete potuto vedere da voi stessi è lievito malvagio che porta i Cristiani a corrompersi e a disubbidire a Dio.Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2013/10/10/contro-il-vangelo-sociale/

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Secondo Nicola Martella il Cristiano che si uccide non perde la salvezza

SuicidioNicola Martella ha affermato: ‘Sull’auto-omicidio è bene non affrettare le conclusioni. Come per altre cose, quando si è diventati una «nuova creazione» (2 Cor 5,17; Gal 6,15), si può perdere il premio, non la salvezza’, ed ancora: ‘ Chi è stato rigenerato da Dio, non sarà separato dal Signore neppure dalla morte, comunque essa avvenga (Rm 8,35.38)’ (http://www.puntoacroce.altervista.org/_TP/T1-Suicidio_cristiano_EnB.htm).

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D’altronde da uno che proclama l’eresia ‘una volta salvati sempre salvati’, che cosa ci si poteva aspettare se non un’altra eresia? Perchè è ovvio che se per Martella un Cristiano non può in nessuna maniera perdere la salvezza, non la può perdere nemmeno uccidendosi.

Quello che lui afferma è una menzogna e in quanto tale illude e inganna tutti coloro che l’accettano, perchè chi si uccide commette un omicidio in quanto uccide sè stesso, e la Scrittura comanda “Non uccidere” (Esodo 20:13). Ecco perchè gli omicidi non erediteranno il Regno di Dio ma passeranno l’eternità nel fuoco eterno in mezzo ai tormenti, perchè quella è la loro parte (Apocalisse 21:8). Come si può infatti pensare che i suicidi erediteranno il Regno di Dio quando l’apostolo Paolo mette in guardia i santi di Corinto con questo severo ammonimento: ” Non sapete voi che gli ingiusti non erederanno il regno di Dio? Non v’illudete; né i fornicatori, né gl’idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapaci erederanno il regno di Dio” (1 Corinzi 6:9-10)? Se infatti i fornicatori e i sodomiti, come pure gli ubriachi, guastano il loro corpo – che è il tempio di Dio – con i loro peccati, e altrettanto fanno i suicidi perchè il suicida guasta anche lui volontariamente il suo corpo che è il tempio di Dio, non si può pensare che i suicidi erediteranno il regno di Dio. Non è forse scritto che noi non apparteniamo a noi stessi, e che dobbiamo glorificare Dio con il nostro corpo? Diceva Paolo infatti: “E non sapete voi che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Poiché foste comprati a prezzo; glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Corinzi 6:19-20). E come si può pensare allora che un Cristiano glorifichi Dio distruggendo il suo corpo, ossia togliendosi la vita che gli ha dato Dio? Infatti nessuno di noi è portato a glorificare Dio appena sente che uno che si dice Cristiano si è ucciso, ma semmai è portato a glorificare Dio se sente che è stato ucciso a motivo di Cristo o ha perso la vita mentre salvava altre persone! Perchè questo? Evidentemente perchè lo Spirito Santo di Dio che dimora in noi ci attesta che il suicida ha commesso un crimine e non ha glorificato Dio nel suo corpo. Ed ancora, come si può pensare che un Cristiano suicida possa ereditare il regno di Dio dopo avere mostrato con il suo gesto il suo totale disprezzo verso le membra di Cristo? Ma se la Scrittura afferma che Dio giudicherà i fornicatori e gli adulteri (Ebrei 13:4), che prestano le loro membra al servizio dell’iniquità, come può Dio non giudicare i suicidi che hanno deciso di distruggere le proprie membra che sono membra di Cristo (1 Corinzi 6:15)? Ma se Dio esercita le sue vendette contro quei credenti che si danno alla fornicazione e si danno a passioni di concupiscenza come fanno i pagani e compiono altre cose contro la sua volontà, secondo che è scritto: “Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che v’asteniate dalla fornicazione, che ciascun di voi sappia possedere il proprio corpo in santità ed onore, non dandosi a passioni di concupiscenza come fanno i pagani i quali non conoscono Iddio; e che nessuno soverchi il fratello né lo sfrutti negli affari; perché il Signore è un vendicatore in tutte queste cose, siccome anche v’abbiamo innanzi detto e protestato. Poiché Iddio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione. Chi dunque sprezza questi precetti, non sprezza un uomo, ma quell’Iddio, il quale anche vi comunica il dono del suo Santo Spirito” (1 Tessalonicesi 4:3-8), come si può pensare che non eserciterà la sua vendetta contro coloro che distruggono il proprio corpo ammazzandosi? E poi chi si uccide fa del male a sè stesso, infatti quando il carceriere di Filippi stava per uccidersi, pensando che i carcerati fossero fuggiti, l’apostolo Paolo gridò ad alta voce: “Non ti far male alcuno, perché siam tutti qui” (Atti 16:27-28), mentre l’uomo benigno fa del bene e non del male a sè stesso secondo che è scritto: “L’uomo benigno fa del bene a se stesso” (Proverbi 11:17), come anche al suo prossimo perchè “l’amore non fa male alcuno al prossimo” (Romani 13:10) in ubbidienza al comandamento: “Ama il tuo prossimo come te stesso” (Matteo 22:39). Non è forse vero quindi che un Cristiano uccidendosi farebbe del male a sè stesso dimostrando così di odiare sè stesso? In verità, chi afferma che i Cristiani che si suicidano non perdono la salvezza, mostra di non tenere in nessuna considerazione un principio biblico importante che è quello che è Dio che dà la vita all’uomo e quindi solo Lui ha il diritto di togliergliela.
Ma quello che afferma Martella è una menzogna anche per quest’altra ragione, e cioè perchè Gesù Cristo ha detto ai suoi discepoli: “… chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato” (Matteo 10:22), e un credente che si ammazza non dimostra affatto di avere voluto perseverare nella fede fino alla fine della sua vita, ma di avere semmai rinunciato ad un certo punto alla fede. Perchè questo? Perchè “la fede è certezza di cose che si sperano” (Ebrei 11:1), e quindi mentre chi ha fede ha la certezza di una vita molto migliore dopo la morte, e proprio grazie alla sua fede sopporta ogni cosa fino a dare la sua vita per amore del Vangelo in quanto crede che “la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria” (2 Corinzi 4:17); chi si uccide dimostra di avere gettato via la fede e di essere un disperato perchè secondo lui è inutile continuare a sopportare afflizioni e sofferenze sulla terra in vista del regno di Dio. Si può dire quindi che se un discepolo di Cristo decide di uccidere se stesso, si trae indietro a sua perdizione. Non ha più fede in Dio per salvare l’anima sua.
Prendiamo come esempio Giuda Iscariota, uno dei dodici discepoli di Cristo, quello che poi diventò traditore. Giuda all’inizio aveva creduto anche lui e difatti era uno dei discepoli di Gesù che erano stati da Lui costituiti apostoli secondo che è scritto: “Or avvenne in que’ giorni ch’egli se ne andò sul monte a pregare, e passò la notte in orazione a Dio. E quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli, e ne elesse dodici, ai quali dette anche il nome di apostoli: Simone, che nominò anche Pietro, e Andrea, fratello di lui, e Giacomo e Giovanni, e Filippo e Bartolommeo, e Matteo e Toma, e Giacomo d’Alfeo e Simone chiamato Zelota, e Giuda di Giacomo, e Giuda Iscariot che divenne poi traditore” (Luca 6:12-16). Pietro confermò questo quando disse che Giuda “aveva ricevuto la sua parte di questo ministerio” (Atti 1:17). A questi dodici discepoli Gesù diede “potestà ed autorità su tutti i demonî e di guarir le malattie. E li mandò a predicare il regno di Dio e a guarire gl’infermi” (Luca 9:1-2). Alcuni sostengono che Giuda non aveva mai creduto, il che è falso. Ma io dico: Gesù avrebbe mai dato l’apostolato a un non credente? Avrebbe mai mandato un incredulo a predicare il Vangelo? Avrebbe mai potuto dare l’autorità di cacciare gli spiriti maligni nel suo nome, e di guarire gli ammalati nel suo nome, a qualcuno che non aveva creduto in lui? Evidentemente no. A conferma di ciò ci sono le seguenti parole di Gesù dette al Padre suo la notte che fu tradito: “Quelli che tu mi hai dati li ho anche custoditi, e niuno di loro è perito TRANNE il figliuol di perdizione, affinché la Scrittura fosse adempiuta” (Giovanni 17:12). Come si può vedere, anche Giuda era stato dato da Dio al suo Figliuolo, solo che a differenza degli altri discepoli egli andò in perdizione perché Dio aveva decretato così. Non è forse scritto nei Salmi: “Sian cancellati dal libro della vita, e non siano iscritti con i giusti” (Salmo 69:28)? e si badi che queste parole seguono queste: “La loro dimora sia desolata, nessuno abiti nelle loro tende” (Salmo 69:25) che furono le parole prese dall’apostolo Pietro, prima della Pentecoste, per sostenere che Giuda doveva fare quella fine perché si doveva adempiere la profezia della Scrittura pronunciata dallo Spirito Santo per bocca di Davide (cfr. Atti 1:16-20). Dunque Giuda Iscariota fu cancellato dal libro della vita (secondo che disse Dio a Mosè: “‘Colui che ha peccato contro di me, quello cancellerò dal mio libro!” Esodo 32:33), e cessò di essere iscritto con i giusti, il che conferma che all’inizio era un giusto e poi diventò un diavolo. Ora, andiamo a vedere cosa avvenne dopo che Giuda tradì il Maestro. Matteo dice: “Allora Giuda, che l’avea tradito, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì, e riportò i trenta sicli d’argento ai capi sacerdoti ed agli anziani, dicendo: Ho peccato, tradendo il sangue innocente. Ma essi dissero: Che c’importa? Pensaci tu. Ed egli, lanciati i sicli nel tempio, s’allontanò e andò ad impiccarsi” (Matteo 27:3-5). Ora, notate come la Scrittura ci fa sapere che Giuda si pentì di avere tradito il Maestro, riconobbe di avere peccato tradendolo. Ma questo non bastò a impedirgli di suicidarsi, infatti poco dopo andò ad impiccarsi. Dunque, Giuda si pentì di avere tradito sangue innocente, ma decise di uccidersi, e questo avvenne affinchè le Scritture fossero adempiute, cioè affinchè lui andasse in perdizione perchè è chiamato figlio della perdizione. E che andò in perdizione è confermato anche dalle seguenti parole di Gesù pronunciate nella notte che fu tradito, ancora prima che Giuda lo tradisse: “Certo, il Figliuol dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a quell’uomo per cui il Figliuol dell’uomo è tradito! Meglio sarebbe per cotest’uomo, se non fosse mai nato” (Matteo 26:24). Giuda dunque fu destinato da Dio ad andare in perdizione tramite appunto il suicidio. D’altronde Satana era entrato in Giuda (Luca 22:3), e quindi Giuda era in balia del diavolo che evidentemente lo spinse al suicidio. Peraltro a tal proposito, è bene che sappiate che alcuni credenti hanno raccontato che prima di convertirsi avevano in determinate circostanze della loro vita quando si trovavano nella disperazione e senza alcuna speranza udito delle voci demoniache che li avevano istigati al suicidio, il che conferma che il suicidio comunque è qualcosa gradito al diavolo perchè costituisce un peccato nei confronti di Dio.
Certamente un discepolo di Cristo nella sua vita potrà pure passare dei momenti di grande afflizione e sofferenza nei quali sarà perplesso, ma se teme Dio e osserva i suoi comandamenti non sarà mai portato alla disperazione e quindi ad ammazzarsi, perchè comunque continuerà ad avere fede in Dio e a sottomettersi alla Sua volontà. Il profeta Elia quando fu minacciato di morte dalla moglie di Achab non si inoltrò forse nel deserto e seduto sotto una ginestra espresse il desiderio di morire, dicendo: ‘Basta! Prendi ora, o Eterno, l’anima mia, poiché io non valgo meglio de’ miei padri!’ (1 Re 19:4)? Ma Elia non si tolse la vita, perchè temeva Dio e si rimetteva al volere di Dio. Anche il profeta Giona in una particolare circostanza chiese di morire, secondo che è scritto: “E come il sole fu levato, Iddio fece soffiare un vento soffocante d’oriente, e il sole picchiò sul capo di Giona, sì ch’egli venne meno, e chiese di morire, dicendo: ‘Meglio è per me morire che vivere’” (Giona 4:8). Ma anche lui si sottomise al volere di Dio, e non ardì togliersi la vita, quantunque si trovò in grave distretta. E il giusto Giobbe ve lo ricordate? Dopo che Dio lo privò dei figli e dei suoi beni, e Satana lo colpì con un’ulcera maligna, si trovò in una grandissima afflizione, a tal punto che espresse il desiderio di morire. Egli infatti disse: “… l’anima mia preferisce soffocare, preferisce a queste ossa la morte” (Giobbe 7:15). Ma non ardì togliersi la vita perchè lui aspettava che fosse Dio a togliergli la vita, infatti disse: “Oh, m’avvenisse pur quello che chiedo, e mi desse Iddio quello che spero! Volesse pure Iddio schiacciarmi, stender la mano e tagliare il filo de’ miei giorni! Sarebbe questo un conforto per me, esulterei nei dolori ch’egli non mi risparmia; giacché non ho rinnegato le parole del Santo” (Giobbe 6:8-10). Notate che Giobbe sapeva che è Dio a tagliare il filo dei giorni dell’uomo e quindi si auspicò che Dio volesse tagliare quel filo, ma Dio quel filo non lo tagliò perchè sappiamo che poi Dio lo ristabilì. Giobbe dunque si rimetteva nelle mani di Dio con piena fiducia, benchè si trovasse vicino alla morte. Non cercò di uccidersi e non si uccise, e questo perchè temeva Dio e fuggiva il male (Giobbe 1:8). Il timore di Dio dunque spinge chi è in una grave distretta a non togliersi la propria vita. E che dire degli apostoli? Ascoltate cosa dice l’apostolo Paolo a proposito di una grave distretta in cui si trovò assieme ai suoi collaboratori: “Poiché, fratelli, non vogliamo che ignoriate, circa l’afflizione che ci colse in Asia, che siamo stati oltremodo aggravati, al di là delle nostre forze, tanto che stavamo in gran dubbio anche della vita. Anzi, avevamo già noi stessi pronunciata la nostra sentenza di morte, affinché non ci confidassimo in noi medesimi, ma in Dio che risuscita i morti, il quale ci ha liberati e ci libererà da un così gran pericolo di morte, e nel quale abbiamo la speranza che ci libererà ancora …” (2 Corinzi 1:8-10). Avete notato? Gli apostoli avevano piena fiducia in Dio anche nelle afflizioni in cui erano aggravati al di là delle loro forze. Nessuna disperazione quindi li coglieva, delle perplessità sì, ma nessuna disperazione (“perplessi, ma non disperati” 2 Corinzi 4:8). E questo perchè lo Spirito di Dio che abitava in loro li spingeva ad avere piena fiducia in Dio e a non disperarsi. Chi dunque seguirà le orme degli apostoli non potrà che comportarsi così anche lui nelle profonde distrette in cui si troverà, rimanendo calmo in attesa della liberazione divina.
E voglio terminare dicendo questo. Come avete potuto vedere Nicola Martella afferma: ‘Come per altre cose, quando si è diventati una «nuova creazione» (2 Cor 5,17; Gal 6,15), si può perdere il premio, non la salvezza’, il che significa che non è solo il peccato di suicidio che non fa perdere la salvezza al Cristiano ma anche altri peccati. Questo spiega perchè nelle Chiese che sostengono la dottrina ‘una volta salvati, sempre salvati’, i peccati che non fanno ereditare il regno di Dio (1 Corinzi 6:9-10) che vengono commessi dai membri sono tollerati. Tanto al massimo coloro che li commettono perderanno il premio, ma la salvezza mai! Essi vedranno dunque il Signore anche senza la santificazione!
Ma ho una brutta notizia per Nicola Martella e per tutti coloro che in ambito evangelico ragionano e parlano in questa maniera diabolica: sappiate che vi state illudendo, cioè state facendo proprio quello che Paolo ci ha comandato di non fare.
Vi esorto dunque fratelli per l’ennesima volta a guardarvi e ritirarvi da Martella e da tutti quelli che in ambito evangelico hanno questa stessa dottrina demoniaca (‘una volta salvati sempre salvati’), che ha finora trascinato nelle fiamme dell’ADES tante anime.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2013/08/16/secondo-nicola-martella-il-cristiano-che-si-uccide-non-perde-la-salvezza/

Libro – La Massoneria smascherata

copertina-libro-massoneria-smascherata-724x1024Fratelli nel Signore, ecco un altro mio libro confutatorio: si intitola ‘La massoneria smascherata: contro l’infiltrazione e l’influenza di questa diabolica istituzione nelle Chiese Evangeliche’. E’ un libro particolare, diverso per certi aspetti da tutti gli altri, e capirete il perchè leggendolo e studiandolo. La sua lettura e il suo studio vi richiederanno parecchio tempo e impegno, ma sappiate che questo è un libro molto importante che ognuno di voi deve leggere. Vi avverto da subito che questo è un libro che contiene informazioni e notizie che produrranno in voi sbigottimento, e tanta rabbia e tristezza. Ma nello stesso tempo sono sicuro che esso vi farà gioire ed esultare nel Signore e vi farà ringraziare Dio perchè smaschera una delle più potenti ed efficaci macchinazioni di Satana contro la Chiesa dell’Iddio vivente e vero, colonna e base della verità.
Un’ultima cosa: molti di voi leggendo questo libro scopriranno di essere stati MASSONIZZATI, in quanto la Chiesa o la Denominazione o l’Associazione di cui fanno parte è sotto l’influenza o il controllo della Massoneria. A costoro dico: Ravvedetevi e separatevi immediatamente da coloro che vi hanno MASSONIZZATI.
La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con coloro che lo amano con purità incorrotta. Amen.
Giacinto Butindaro

Per scaricare il libro o fai clic su ‘Download’ in fondo alla tua sinistra nella finestra di SCRIBD o alrimenti vai qua

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2012/12/17/libro-la-massoneria-smascherata/

L’apostolo Paolo: mandato dalle Chiese o da Cristo?

Nicola Martella afferma quanto segue in merito agli apostoli:
‘Bisogna distinguere dapprima gli apostoli del Signore Gesù, che erano solo dodici e vissero con lui dall’inizio alla fine del suo ministero (At 1,22). Poi, bisogna distinguere gli apostoli delle chiese, tra cui c’erano, ad esempio, Paolo e Barnaba (At 13,1ss).
La chiamata da parte del Signore è una cosa, il mandato della chiesa è un’altra. Paolo poteva stare benissimo ad Antiochia e da lì organizzare l’opera intorno. Poteva organizzare pure una particolare azione a favore di altre chiese e guidare una particolare delegazione al riguardo (cfr. At 11,29s; 12,21). Poteva anche andare ogni tanto a qualche importante conferenza teologica e discutere particolari questioni (cfr. At 15). Tutto ciò non ne faceva ancora un “apostolo” mandato dalle chiese, quindi un missionario fondatore.
Paolo è stato chiamato all’apostolato da Gesù, ma non era uno dei particolari “dodici apostoli [= incaricati] del Signore”, che erano stati con lui per tutto il tempo del suo ministero e che lui stesso in vita mandò e da risorto incaricò. Egli era uno dei vari “apostoli di Cristo”, ossia quelli mandati dalle chiese, sebbene chiaramente è un uomo speciale.
I “dodici apostoli” furono scelti secondo questo criterio: “Bisogna dunque che fra gli uomini che sono stati in nostra compagnia tutto il tempo che il Signor Gesù è andato e venuto fra noi, a cominciare dal battesimo di Giovanni fino al giorno ch’egli, tolto da noi, è stato assunto in cielo, uno sia fatto testimone con noi della risurrezione di lui” (At 1,21s). Essi erano a numero chiuso (12) e dovevano avere tali caratteristiche di testimoni dei fatti storici della vita di Cristo, oltre che essere poi di insegnanti autorevoli nella prima chiesa (At 2,42).

http://www.facebook.com/notes/nicola-martella/la-nuova-gerusalemme-e-i-nomi-di-solo-dodici-apostoli/330760730278795

Dunque, secondo l’esegeta Nicola Martella, Paolo era sì un apostolo, ma non mandato da Cristo ad adempiere il suo apostolato, ma dalle Chiese. Perchè solo i dodici apostoli furono mandati da Cristo.
Ora, fermo restando che Paolo non è tra i dodici apostoli chiamati e mandati dal Figliuolo di Dio mentre Egli era ancora in questo mondo, è falso che Paolo fu mandato dalle Chiese e non da Cristo a fondare le Chiese, e ve lo dimostro subito mediante le Sacre Scritture.
Gesù Cristo quando apparve a Saulo sulla via di Damasco, gli disse: “Per questo ti sono apparito: per stabilirti ministro e testimone delle cose che tu hai vedute, e di quelle per le quali ti apparirò ancora” (Atti 26:16), il che significa che Paolo fu stabilito ministro del Vangelo dal Signore e non dagli uomini. Paolo confermò di avere ricevuto il ministerio dal Signore, con queste parole che lui rivolse anni dopo agli anziani della chiesa di Efeso: “Ma io non fo alcun conto della vita, quasi mi fosse cara, pur di compiere il mio corso e il ministerio che ho ricevuto dal Signor Gesù, che è di testimoniare dell’Evangelo della grazia di Dio” (Atti 20:24). Egli dunque ricevette la chiamata al ministerio sulla via di Damasco.
Non solo, sulla via di Damasco, Paolo ricevette anche il mandato da Cristo, infatti nel resto del suo discorso Gesù gli disse: “Liberandoti da questo popolo e dai Gentili, ai quali io ti mando per aprir loro gli occhi, onde si convertano dalle tenebre alla luce e dalla potestà di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, la remissione dei peccati e la loro parte d’eredità fra i santificati” (Atti 26:17-18).
E quando avvenne che Paolo fu mandato da Cristo a predicare ai Gentili e fondare Chiese? Mentre si trovava ad Antiochia, secondo che è scritto: “Or nella chiesa d’Antiochia v’eran dei profeti e dei dottori: Barnaba, Simeone chiamato Niger, Lucio di Cirene, Manaen, fratello di latte di Erode il tetrarca, e Saulo. E mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati. Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani, e li accomiatarono. Essi dunque, mandati dallo Spirito Santo, scesero a Seleucia, e di là navigarono verso Cipro” (Atti 13:1-4).
Notate innanzi tutto, che Paolo e Barnaba furono messi da parte per ordine dello Spirito Santo, e quindi per ordine di Cristo in quanto lo Spirito dice quello che ha udito da Cristo, secondo che disse Gesù: “Non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annunzierà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve l’annunzierà” (Giovanni 16:13-14). Poi, notate che essi furono mandati dallo Spirito Santo, e non dalla Chiesa di Antiochia; e difatti è proprio da quel momento che nel libro degli Atti Paolo e Barnaba sono chiamati apostoli (cfr. Atti 14:4,5, 14), che vi ricordo significa ‘mandati’.
Ma c’è dell’altro da dire. In merito al fatto che Paolo, mentre era ad Antiochia, fu mandato dallo Spirito Santo a fondare Chiese tra i Gentili, questo non fu altro che l’adempimento di quello che Gesù Cristo gli aveva predetto tempo prima a Gerusalemme, infatti Paolo un giorno raccontò ai Giudei: “… dopo ch’io fui tornato a Gerusalemme, che mentre pregavo nel tempio fui rapito in estasi, e vidi Gesù che mi diceva: Affrettati, ed esci prestamente da Gerusalemme, perché essi non riceveranno la tua testimonianza intorno a me. E io dissi: Signore, eglino stessi sanno che io incarceravo e battevo nelle sinagoghe quelli che credevano in te; e quando si spandeva il sangue di Stefano, tuo testimone, anch’io ero presente e approvavo, e custodivo le vesti di coloro che l’uccidevano. Ed egli mi disse: Va’, perché io ti manderò lontano, ai Gentili” (Atti 22:17-21). A quando risale questa visione avuta da Paolo? A quando si trovava a Gerusalemme con gli apostoli e andava e veniva con essi a Gerusalemme, ma taluni cercarono di ucciderlo e allora lui fu costretto a lasciare Gerusalemme, secondo che è scritto: “E quando fu giunto a Gerusalemme, tentava d’unirsi ai discepoli; ma tutti lo temevano, non credendo ch’egli fosse un discepolo. Ma Barnaba, presolo con sé, lo menò agli apostoli, e raccontò loro come per cammino avea veduto il Signore e il Signore gli avea parlato, e come in Damasco avea predicato con franchezza nel nome di Gesù. Da allora, Saulo andava e veniva con loro in Gerusalemme, e predicava con franchezza nel nome del Signore; discorreva pure e discuteva con gli Ellenisti; ma questi cercavano d’ucciderlo. E i fratelli, avendolo saputo, lo condussero a Cesarea, e di là lo mandarono a Tarso” (Atti 9:26-30). Notate che Gesù in persona gli comandò di andarsene da Gerusalemme e i discepoli quando seppero che gli Ellenisti cercavano di ucciderlo lo mandarono a Tarso. Le cose dunque coincidono. E tutto questo avvenne prima che Paolo si recasse ad Antiochia di Siria, da dove poi fu mandato dallo Spirito; infatti fu tempo dopo che Barnaba, essendo giunto ad Antiochia e veduta la grazia di Dio, innanzi tutto si rallegrò, e li esortò tutti ad attenersi al Signore con fermo proponimento di cuore, e poi “se ne andò a Tarso, a cercar Saulo; e avendolo trovato, lo menò ad Antiochia” (Atti 11:25).
Quindi quando leggiamo che Paolo fu mandato dallo Spirito Santo, possiamo anche dire che fu mandato da Gesù Cristo, in quanto fu Cristo a mandarlo per mezzo dello Spirito Santo.
L’apostolo stesso confermerà di essere stato mandato da Cristo a predicare, quando disse ai santi di Corinto: “Perché Cristo non mi ha mandato a battezzare ma ad evangelizzare” (1 Corinzi 1:17).
In merito alle parole che Cristo rivolse a Paolo in quelle due circostanze ben precise, e tramite le quali lo mandò ai Gentili, vorrei che notaste che quando Cristo mandò i suoi dodici apostoli a predicare alle dodici tribù di Israele disse loro parole simili, secondo che è scritto: “Questi dodici mandò Gesù, dando loro queste istruzioni: Non andate fra i Gentili, e non entrate in alcuna città de’ Samaritani, ma andate piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele” (Matteo 10:5-6), come anche quando li mandò (questa volta però erano undici in quanto Giuda era morto) a predicare a tutte le nazioni, secondo che è scritto: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, insegnando loro d’osservar tutte quante le cose che v’ho comandate” (Matteo 28:19-20).
La differenza sta solo nel fatto che mentre Gesù rivolse agli apostoli quelle parole, la prima volta prima della sua morte, e la seconda volta dopo la sua resurrezione, mentre era ancora sulla terra; nel caso di Paolo gliele rivolse dopo che era stato assunto in cielo, ma comunque fu sempre Gesù in persona a chiamare Saulo al ministerio di apostolo e mandarlo a predicare e fondare le Chiese fra i Gentili.
Ma per quale ragione Martella – e tanti altri assieme a lui – fa quelle affermazioni? Per poter sostenere che dopo l’assunzione di Gesù in cielo, non esistono più apostoli come i dodici che sono stati mandati da Cristo a fondare Chiese: esistono solo ‘apostoli di Cristo’ mandati dalle Chiese.
La cosa dunque non va sottovalutata affatto, perchè dietro queste affermazioni c’è sempre una strategia tesa a negare o nascondere qualcosa di biblico.
Dunque, per l’ennesima volta vi rivolgo l’esortazione a guardarvi da questo cosiddetto esegeta, che con i suoi abili sofismi seduce il cuore dei semplici.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2012/01/21/lapostolo-paolo-mandato-dalle-chiese-o-da-cristo/

La spudorata menzogna diffusa dagli antipentecostali sulle lingue

Le Chiese Evangeliche cessazioniste – Chiese Battiste, Riformate, Presbiteriane, Chiese dei Fratelli, Chiese Valdesi ed altre – dicono che con la morte degli apostoli cessarono nella Chiesa sia il parlare in lingue che le altre manifestazioni dello Spirito, come miracoli e guarigioni compiuti nel nome di Gesù; e la data di questa cessazione sarebbe la fine del primo secolo dopo Cristo, in quanto l’apostolo Giovanni morì in quel periodo.

Ora, io voglio sottolineare quello che dicono i cessazionisti sulle lingue, citando uno dei loro massimi esponenti a livello mondiale, vale a dire John F. MacArthur Jr. Per farvi capire di chi sto parlando – cioè che sto parlando di un predicatore di fama mondiale – vi trascrivo una breve presentazione di questo predicatore così come si trova sul sito http://www.zam.it/ :

‘Conosciuto per il suo approccio completo e franco all’insegnamento della Parola di Dio, la Bibbia, John MacArthur è un pastore evangelico di quinta generazione, autore e oratore di fama internazionale. Dal 1969 è impegnato come pastore e insegnante presso la Grace Community Church a Sun Valley, California. Le predicazioni di John raggiungono la maggior parte del mondo tramite il suo lavoro multimediale Grace To You, con uffici in Australia, Canada, Europa, India, Nuova Zelanda, Singapore, e Sud Africa. Grace To You non solo produce programmi radiofonici per oltre 2000 radio (in lingua inglese e spagnola), ma distribuisce libri, software, cassette e CD con studi e sermoni di John MacArthur. In 36 anni, Grace To You ha distribuito più di 13 milioni di CD e audiocassette. John è presidente di The Master’s College e The Master’s Seminary. Ha scritto centinaia di libri e manuali di studio biblico, molto utili e pratici per la vita quotidiana. I suoi lavori pubblicati in italiano includono “Al Sicuro Fra Le Braccia di Dio”, “La Verità Celeste Sulla Morte di Un Bambino”, e “Il Commentario del Nuovo Testamento”.

Ora, questo pastore evangelico ha scritto un libro molto noto soprattutto tra gli antipentecostali che si intitola ‘I Carismatici: prospettiva dottrinale del movimento carismatico’ pubblicato da Edizioni Centro Biblico, in cui vengono espresse le ben note obiezioni al battesimo con lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue, e ai doni spirituali. E naturalmente tra le tante obiezioni mosse all’attualità delle lingue c’è pure quella che esse sono cessate.

Ora, ascoltate cosa afferma questo predicatore sulla cessazione delle lingue:
’5. Le lingue sono menzionate soltanto nei primi libri del Nuovo Testamento. L’unica epistola in cui si parli delle lingue è 1 Corinzi, mentre Paolo ne scrisse almeno altre dodici e in nessun’altra fa cenno a questo dono, come non ne fanno mai nè Pietro, nè Giacomo nè Giuda. Questo dono appare per un breve periodo, nei primi anni della chiesa, quando veniva diffusa la nuova rivelazione di Dio e si stabiliva la chiesa: una volta avvenuto questo, le lingue scomparvero, cessarono. 6. La storia dice che le lingue cessarono. In 1 Corinzi 13:8 il verbo pauo ci dice che le lingue dovevano cessare, significando che non sarebbero più ricominciate, e gli ultimi libri del Nuovo Testamento non ne fanno più menzione. Cleon Rogers, uno studioso missionario, ha scritto: «E’ significativo che in nessuno scritto dei Padri post-apostolici si trovi il minimo riferimento, la minima allusione e il minimo accenno al dono delle lingue» (Cleon L. Rogers, Jr. «The Gift of Tongues in the Post Apostolic Church»). …. Nei primi quattro-cinquecento anni della chiesa, gli unici a parlare in «lingue» di cui si abbia notizia furono i seguaci di Montano, dichiarato eretico (vedi capitolo 3), e del suo discepolo Tertulliano’ (John MacArthur, ‘I Carismatici: prospettiva dottrinale del movimento carismatico’, Edizioni Centro Biblico, 1987, pag. 197).

Ma questa è una spudorata menzogna, in quanto Ireneo (115-150 – 202 circa), vescovo di Lione, che non era un eretico ma combatteva gli eretici, – e che è tra i cosiddetti padri post-apostolici http://www.catholicapologetics.org/ap040600.htm – nella sua famosa opera apologetica Contro le Eresie che risale al 180 circa, scrisse quanto segue: ‘Dunque, anche, coloro che sono veramente Suoi discepoli, ricevendo grazia da Lui, fanno nel suo Nome [miracoli], in maniera da promuovere il benessere di altri uomini, secondo il dono che ognuno ha ricevuto da Lui. Perché alcuni cacciano certamente e veramente diavoli, cosicché frequentemente quelli che sono stati in questa maniera purificati dagli spiriti malvagi credono [in Cristo] e si uniscono alla Chiesa. Altri hanno preconoscenza di cose a venire: essi vedono visioni, ed emettono delle espressioni profetiche. Altri ancora guariscono gli ammalati imponendo loro le mani, ed essi sono guariti. Inoltre, sì, come ho detto, persino i morti sono stati risuscitati, e sono rimasti in mezzo a noi per molti anni. E che dirò di più? Non è possibile nominare il numero dei doni che la Chiesa [sparsa] per tutto il mondo ha ricevuto da Dio nel nome di Gesù Cristo’ (Contro le Eresie, Libro II, cap. 32,4),

ed ancora: ‘Similmente, sentiamo molti fratelli nella Chiesa, i quali possiedono doni profetici e che, per mezzo dello Spirito, parlano ogni genere di lingue e manifestano [o portano alla luce] per l’utile comune le cose nascoste degli uomini e dichiarano i misteri di Dio …’ (Contro le Eresie, Libro V, cap. 6,1).

Da: http://www.newadvent.org/fathers/0103.htm

Come si può vedere, la testimonianza di Ireneo è molto chiara. Ai suoi giorni c’erano dei fratelli che parlavano in lingue per lo Spirito. E si noti che non c’erano solo fratelli che parlavano in lingue, ma anche credenti che profetizzavano, ricevevano rivelazioni divine, e che compivano miracoli e guarigioni nel nome di Gesù.

Ireneo infatti usò i verbi AL PRESENTE e non AL PASSATO:
– fanno nel suo Nome [miracoli]
– alcuni cacciano certamente e veramente diavoli, cosicché frequentemente quelli che sono stati in questa maniera purificati dagli spiriti malvagi credono [in Cristo] e si uniscono alla Chiesa
– altri hanno preconoscenza di cose a venire: essi vedono visioni, ed emettono delle espressioni profetiche.
– altri ancora guariscono gli ammalati imponendo loro le mani, ed essi sono guariti.
– molti fratelli nella Chiesa possiedono doni profetici e per mezzo dello Spirito, parlano ogni genere di lingue e manifestano [o portano alla luce] per l’utile comune le cose nascoste degli uomini e dichiarano i misteri di Dio …

Questo dimostra che ai suoi giorni quelle manifestazioni spirituali esistevano ancora e non si credeva affatto che con la morte degli apostoli o con il completamento del canone del Nuovo Testamento fossero cessate.

Se quindi si rileggono le parole di MacArthur alla luce di quanto afferma Ireneo, non si può che gridare allo scandalo, perchè con le sue parole lui ha voluto ingannare i fratelli. Non è solo la Bibbia infatti a dargli torto, ma anche una testimonianza extra-biblica. Giudicate voi da persone intelligenti. Questo dimostra che quando si vuole difendere una menzogna si usano altre menzogne per soffocare la verità.

In merito poi alle parole di Paolo “quanto alle lingue, esse cesseranno”, voglio darvi la corretta spiegazione biblica, che è presente nel mio libro ‘Perchè un Cristiano non può e non deve essere un cessazionista’.
‘Le lingue un giorno cesseranno, infatti Paolo dice ai santi di Corinto: “La carità non verrà mai meno. Quanto alle profezie, esse verranno abolite; quanto alle lingue, esse cesseranno; quanto alla conoscenza, essa verrà abolita; poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo; ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito. Quand’ero fanciullo, parlavo da fanciullo, pensavo da fanciullo, ragionavo da fanciullo; ma quando son diventato uomo, ho smesso le cose da fanciullo. Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò appieno, come anche sono stato appieno conosciuto. Or dunque queste tre cose durano: fede, speranza, carità; ma la più grande di esse è la carità” (1 Corinzi 13:8-13).
Ma avete notato quando cesseranno? Quando la perfezione sarà venuta, difatti allora verranno abolite le profezie, come anche verrà abolita la conoscenza. E quando verrà la perfezione per i santi? Quando essi otterranno un corpo perfetto, cosa che avverrà alla resurrezione dei giusti al ritorno di Cristo.
In merito alla perfezione che ha da venire vorrei farvi notare questo. Noi abbiamo già ottenuto una perfezione, quella quanto alla coscienza, secondo che è scritto: “Poiché la legge, avendo un’ombra dei futuri beni, non la realtà stessa delle cose, non può mai con quegli stessi sacrificî, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, render perfetti quelli che s’accostano a Dio. Altrimenti non si sarebb’egli cessato d’offrirli, non avendo più gli adoratori, una volta purificati, alcuna coscienza di peccati? Invece in quei sacrificî è rinnovato ogni anno il ricordo dei peccati; perché è impossibile che il sangue di tori e di becchi tolga i peccati. (Ebrei 10:1-4), ed anche: “… noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre. E mentre ogni sacerdote è in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrificî che non possono mai togliere i peccati, questi, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è posto a sedere alla destra di Dio, aspettando solo più che i suoi nemici sian ridotti ad essere lo sgabello dei suoi piedi. Perché con un’unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che son santificati” (Ebrei 10:10-14). E’ di questa perfezione che parla sempre lo scrittore agli Ebrei più avanti quando, dopo avere elencato tanti esempi di fede, dice: “E tutti costoro, pur avendo avuta buona testimonianza per la loro fede, non ottennero quello ch’era stato promesso, perché Iddio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, ond’essi non giungessero alla perfezione senza di noi” (Ebrei 11:39-40). Quindi, questa perfezione quanto alla coscienza è giunta con la venuta di Cristo, perchè è stato grazie al suo sacrificio che noi siamo stati resi perfetti quanto alla coscienza.
Ma come abbiamo visto, Paolo parla di un’altra perfezione, che ha da venire, e questa è quella del corpo, che noi sperimenteremo alla resurrezione dei morti, in quanto in quel giorno otterremo la redenzione del corpo, o meglio la piena redenzione. E difatti Paolo nello scrivere ai santi di Filippi, mette la perfezione in relazione alla resurrezione dei morti, secondo che dice: “Ma le cose che m’eran guadagni, io le ho reputate danno a cagion di Cristo. Anzi, a dir vero, io reputo anche ogni cosa essere un danno di fronte alla eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale rinunziai a tutte codeste cose e le reputo tanta spazzatura affin di guadagnare Cristo, e d’esser trovato in lui avendo non una giustizia mia, derivante dalla legge, ma quella che si ha mediante la fede in Cristo; la giustizia che vien da Dio, basata sulla fede; in guisa ch’io possa conoscere esso Cristo, e la potenza della sua risurrezione, e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dai morti. Non ch’io abbia già ottenuto il premio o che sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il corso se mai io possa afferrare il premio; poiché anch’io sono stato afferrato da Cristo Gesù. Fratelli, io non reputo d’avere ancora ottenuto il premio; ma una cosa fo: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno dinanzi, proseguo il corso verso la mèta per ottenere il premio della superna vocazione di Dio in Cristo Gesù” (Filippesi 3:7-14). Avete notato che Paolo immediatamente dopo avere detto “per giungere in qualche modo alla risurrezione dai morti” dice: “Non ch’io abbia già ottenuto il premio o che sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il corso se mai io possa afferrare il premio”? E quando otterremo il premio? Non è forse al ritorno di Cristo, in quanto Gesù dice: “Ecco, io vengo tosto, e il mio premio è meco per rendere a ciascuno secondo che sarà l’opera sua” (Apocalisse 22:12)? E quindi vedete che anche la perfezione a cui Paolo riteneva di non essere ancora giunto, l’avrebbe ottenuta alla resurrezione dei giusti che si verificherà al ritorno di Cristo.
Che la perfezione di cui parla Paolo quando dice “ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito”, è quella che otterremo alla resurrezione dei morti perchè è in quel giorno che si compirà la nostra piena redenzione, e quindi le lingue dureranno fino ad allora, è confermato sempre da Paolo quando dice ai santi di Efeso: “In lui voi pure, dopo aver udito la parola della verità, l’evangelo della vostra salvazione, in lui avendo creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio s’è acquistati, a lode della sua gloria” (Efesini 1:13-14). Qualcuno dirà: ‘Cosa c’entra questo passo con il parlare in lingue?’ C’entra, perchè quando Paolo parla del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso si riferisce alla promessa dello Spirito Santo, che nella vita del credente si adempie quando viene battezzato con lo Spirito e parla in lingue. Vi ricordo infatti che l’apostolo Pietro quando il giorno della Pentecoste parlò ai Giudei, disse loro: “Questo Gesù, Iddio l’ha risuscitato; del che noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite” (Atti 2:32-33). Per cui il parlare in lingue che avevano sentito quei Giudei faceva parte della promessa dello Spirito, o meglio del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso. Cosa dice Paolo di questo suggello? Che esso è pegno della nostra eredità fino alla nostra piena redenzione. Se dunque questo pegno durerà fino alla piena redenzione, significa che durerà fino alla resurrezione dei morti in Cristo che si verificherà al ritorno di Cristo, e se durerà fino ad allora è evidente che anche il parlare in lingua che fa parte del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, durerà fino ad allora. Dunque, quando i santi di Efeso che avevano ricevuto il suggello dello Spirito dopo avere creduto lessero queste parole, compresero immediatamente che il parlare in altra lingua sarebbe durato fino al ritorno di Cristo.
E tra quei santi c’erano pure i circa dodici discepoli che Paolo incontrò ad Efeso, incontro del quale negli Atti leggiamo quanto segue: “Or avvenne, mentre Apollo era a Corinto, che Paolo, avendo traversato la parte alta del paese, venne ad Efeso; e vi trovò alcuni discepoli, ai quali disse: Riceveste voi lo Spirito Santo quando credeste? Ed essi a lui: Non abbiamo neppur sentito dire che ci sia lo Spirito Santo. Ed egli disse loro: Di che battesimo siete dunque stati battezzati? Ed essi risposero: Del battesimo di Giovanni. E Paolo disse: Giovanni battezzò col battesimo di ravvedimento, dicendo al popolo che credesse in colui che veniva dopo di lui, cioè, in Gesù. Udito questo, furon battezzati nel nome del Signor Gesù; e dopo che Paolo ebbe loro imposto le mani, lo Spirito Santo scese su loro, e parlavano in altre lingue, e profetizzavano. Erano, in tutto, circa dodici uomini” (Atti 19:1-7).
Ora, vi domando: ‘Ma quando quei discepoli, che parlavano in altra lingua, lessero nell’epistola di Paolo “In lui voi pure, dopo aver udito la parola della verità, l’evangelo della vostra salvazione, in lui avendo creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio s’è acquistati, a lode della sua gloria” (Efesini 1:13-14), pensate voi che essi abbiano pensato che il parlare in lingue – che faceva parte del suggello dello Spirito Santo che era stato promesso e che essi avevano ricevuto dopo che avevano creduto – sarebbe cessato con il completamento del canone del Nuovo Testamento?’ Io credo che una cosa del genere non gli sia venuta minimamente in mente, perchè le parole di Paolo fecero loro chiaramente intendere che invece esse dureranno fino alla resurrezione dei giusti (che vi ricordo nelle epistole di Paolo in alcuni punti poteva sembrare che si sarebbe verificata in quella generazione o comunque che non era poi così distante nel tempo, come quando dice ai Tessalonicesi: “Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore” 1 Tessalonicesi 4:15-17). Se questo dunque fu quello che compresero i santi di Efeso, anche noi oggi dobbiamo intendere che le lingue cesseranno alla nostra piena redenzione.
Inoltre, se le lingue fossero cessate perchè la perfezione è già giunta (e questa sarebbe costituita dal completamento del canone della Bibbia come affermano i cessazionisti), di conseguenza dovrebbe essere stata abolita pure la conoscenza, perchè la parziale conoscenza sarebbe stata abolita alla perfezione. Ma non mi risulta che noi attualmente possiamo dire di conoscere appieno.
E poi, se la perfezione fosse stata il completamento del canone della Bibbia, allora ciò vuol dire che l’apostolo Paolo non giunse alla perfezione mentre noi sì, infatti Paolo sarebbe morto attorno all’anno 67 dopo Cristo, mentre la perfezione sarebbe venuta attorno alla fine del primo secolo dopo Cristo (il libro dell’Apocalisse infatti sarebbe stato scritto in quel periodo). E questo è folle solo pensarlo. Seguendo il ragionamento dei cessazionisti, noi conosceremmo appieno mentre Paolo conosceva in parte!! Ecco a quale assurda conclusione si arriverebbe.
Ma io dico pure questo: ‘Ma voi ve li immaginate i santi di Corinto quando lessero per la prima volta questa epistola, cominciare a dire che Paolo aveva detto che quando il canone sarebbe stato completato sarebbero cessate le lingue?’ Noi proprio no, perchè i santi di Corinto non arrivarono a dire tale assurdità sulle lingue. E poi, proseguo io, come avrebbero potuto pensare che una volta completato il canone (completamento del canone del Nuovo Testamento di cui peraltro nella Chiesa in quel tempo non si parlava affatto perchè il problema di stabilire il canone completo del Nuovo Testamento sorse molto tempo dopo!) Dio avrebbe smesso di concedere le lingue, quando Paolo aveva loro detto all’inizio della sua epistola: “Io rendo del continuo grazie all’Iddio mio per voi della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù; perché in lui siete stati arricchiti in ogni cosa, in ogni dono di parola e in ogni conoscenza, essendo stata la testimonianza di Cristo confermata tra voi; in guisa che non difettate d’alcun dono, mentre aspettate la manifestazione del Signor nostro Gesù Cristo, il quale anche vi confermerà sino alla fine, onde siate irreprensibili nel giorno del nostro Signor Gesù Cristo” (1 Corinzi 1:4-8)? Notate che Paolo gli dice che essi non difettavano d’alcun dono mentre aspettavano la manifestazione del Signore Gesù Cristo (e questo era dovuto al fatto che la testimonianza di Cristo era stata confermata tra loro), il che vuol dire implicitamente che i doni sarebbero cessati quando Cristo sarebbe tornato, infatti per manifestazione di Cristo si intende la sua apparizione dal cielo, secondo che è scritto: “Diletti, ora siam figliuoli di Dio, e non è ancora reso manifesto quel che saremo. Sappiamo che quand’egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com’egli è” (1 Giovanni 3:2).
Ora, noi sappiamo che talvolta gli apostoli quando parlavano del ritorno di Cristo (o della sua apparizione dal cielo), ne parlavano in maniera tale che apparentemente sembrava che potesse verificarsi nella loro generazione, come per esempio – e questo l’ho detto anche poco fa – quando Paolo dice ai Tessalonicesi: “Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore” (1 Tessalonicesi 4:15-17). E’ evidente dunque che quando i santi di Corinto sentirono parlare l’apostolo in quel modo, compresero che i doni sarebbero durati fino al ritorno di Cristo: non importa che lasso di tempo sarebbe rimasto fino al ritorno di Cristo, una cosa è certa, Dio li avrebbe confermati fino a quell’evento, non privandoli d’alcuno dei doni che essi possedevano, tra cui c’era quello delle lingue.
Quello che voglio dire è che per l’apostolo che una Chiesa di Dio non difettasse d’alcun dono nell’attesa del ritorno di Cristo era una cosa normale, che poteva accadere. Ecco perchè i cessazionisti mentono contro la verità, quando dicono che le lingue sono cessate’.

Quindi, mi rivolgo a voi Evangelici cessazionisti dicendovi che siete rimasti vittime di un grande inganno perpetrato a vostro danno dal padre della menzogna, cioè dal diavolo. Ravvedetevi quindi e accettate quello che dice la Bibbia sulle lingue, e sulle altre manifestazioni dello Spirito, e cioè che esse non sono cessate, ma sono ancora oggi per la Chiesa dell’Iddio vivente e vero.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/09/09/la-spudorata-menzogna-diffusa-dagli-antipentecostali-sulle-lingue/

La promessa del Padre è anche per noi

Fratelli nel Signore, voglio che sappiate che la promessa dello Spirito Santo fatta da Dio tramite il profeta Gioele e confermataci dal suo Figliuolo Gesù Cristo è anche per noi, Gentili in Cristo Gesù, a distanza di circa duemila anni da quando ci fu lo spargimento di Spirito su quei circa centoventi nostri fratelli a Gerusalemme.
Ora vi spiegherò questo mediante le Sacre Scritture, affinché siate confermati, fortificati, consolati, ed anche affinché abbiate di che rispondere a tutti quei cianciatori, ribelli e seduttori di menti, presenti in molte Chiese che invece dicono o fanno capire che invece quella promessa non è più per noi nella stessa maniera in cui lo fu per i discepoli a Gerusalemme il giorno della Pentecoste quando lo Spirito scese su di essi ed essi furono ripieni di Spirito e cominciarono a parlare in altre lingue.
Gesù Cristo dopo essere risuscitato dai morti apparve ai suoi discepoli, e si fece vedere da loro per quaranta giorni. E poco prima di essere assunto in cielo alla destra di Dio – secondo il racconto di Luca nel libro degli Atti – ordinò agli apostoli “di non dipartirsi da Gerusalemme, ma di aspettarvi il compimento della promessa del Padre, la quale, egli disse, avete udita da me. Poiché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni” (Atti 1:4,5).
Quindi, come potete vedere, Gesù, per promessa del Padre, intese il battesimo con lo Spirito Santo. In quanto prima ordinò loro di aspettare il compimento della promessa del Padre, e poi spiegò in che cosa sarebbe consistito questo compimento dicendo loro: “Sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni”.
Nel Vangelo secondo Luca, verso la fine, lo scrittore dice che Gesù disse agli undici e a quelli che erano con loro: “Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza” (Luca 24:49). Notate che anche qui Gesù ha menzionato la promessa del Padre, dicendo che Egli avrebbe mandato su di loro quello che il Padre Suo aveva promesso.
Ho detto che Luca parla degli undici apostoli e di quelli che erano con loro per questa ragione. Luca dice quanto segue in merito all’apparizione di Cristo ai due discepoli sulla via di Emmaus e agli undici: “Ed ecco, due di loro se ne andavano in quello stesso giorno a un villaggio nominato Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi; e discorrevano tra loro di tutte le cose che erano accadute. Ed avvenne che mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si accostò e cominciò a camminare con loro. Ma gli occhi loro erano impediti così da non riconoscerlo. Ed egli domandò loro: Che discorsi son questi che tenete fra voi cammin facendo? Ed essi si fermarono tutti mesti. E l’un de’ due, per nome Cleopa, rispondendo, gli disse: Tu solo, tra i forestieri, stando in Gerusalemme, non hai saputo le cose che sono in essa avvenute in questi giorni? Ed egli disse loro: Quali? Ed essi gli risposero: Il fatto di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e in parole dinanzi a Dio e a tutto il popolo; e come i capi sacerdoti e i nostri magistrati l’hanno fatto condannare a morte, e l’hanno crocifisso. Or noi speravamo che fosse lui che avrebbe riscattato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da che queste cose sono avvenute. Vero è che certe donne d’infra noi ci hanno fatto stupire; essendo andate la mattina di buon’ora al sepolcro, e non avendo trovato il corpo di lui, son venute dicendo d’aver avuto anche una visione d’angeli, i quali dicono ch’egli vive. E alcuni de’ nostri sono andati al sepolcro, e hanno trovato la cosa così come aveano detto le donne; ma lui non l’hanno veduto. Allora Gesù disse loro: O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! Non bisognava egli che il Cristo soffrisse queste cose ed entrasse quindi nella sua gloria? E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo concernevano. E quando si furono avvicinati al villaggio dove andavano, egli fece come se volesse andar più oltre. Ed essi gli fecero forza, dicendo: Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno è già declinato. Ed egli entrò per rimaner con loro. E quando si fu messo a tavola con loro, prese il pane, lo benedisse, e spezzatolo lo dette loro. E gli occhi loro furono aperti, e lo riconobbero; ma egli sparì d’innanzi a loro. Ed essi dissero l’uno all’altro: Non ardeva il cuor nostro in noi mentr’egli ci parlava per la via, mentre ci spiegava le Scritture? E levatisi in quella stessa ora, tornarono a Gerusalemme e trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone. Ed essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane. Or mentr’essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi! Ma essi, smarriti e impauriti, pensavano di vedere uno spirito. Ed egli disse loro: Perché siete turbati? E perché vi sorgono in cuore tali pensieri? Guardate le mie mani ed i miei piedi, perché son ben io; palpatemi e guardate; perché uno spirito non ha carne e ossa come vedete che ho io. E detto questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma siccome per l’allegrezza non credevano ancora, e si stupivano, disse loro: Avete qui nulla da mangiare? Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito; ed egli lo prese, e mangiò in loro presenza. Poi disse loro: Queste son le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, ne’ profeti e nei Salmi, fossero adempiute. Allora aprì loro la mente per intendere le Scritture, e disse loro: Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicherebbe ravvedimento e remission dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza. Poi li condusse fuori fino presso Betania; e levate in alto le mani, li benedisse. E avvenne che mentre li benediva, si dipartì da loro e fu portato su nel cielo. Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande allegrezza; ed erano del continuo nel tempio, benedicendo Iddio” (Luca 24:13-53).
Dunque Gesù prima appare ai due discepoli che stavano andando ad Emmaus, che non erano nel numero degli undici apostoli, infatti uno si chiamava Cleopa e l’altro non si dice il nome, comunque non erano nel numero degli undici. E difatti è scritto che dopo che Gesù sparì davanti a loro, “levatisi in quella stessa ora, tornarono a Gerusalemme e trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone. Ed essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane” (Luca 24:33-35).
Ora cosa avvenne mentre essi parlavano? “Or mentr’essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi!” Chi furono dunque coloro in mezzo ai quali Gesù apparve mentre parlavano di quelle cose? Coloro che erano radunati in quell’occasione. E chi erano? Cleopa, un altro discepolo del Signore di cui non viene fatto il nome, poi c’erano gli undici apostoli, e poi altri discepoli di Cristo infatti Luca afferma: “E [Cleopa e l’altro discepolo] trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone” (Luca 24:33-34). Dunque non c’erano solo gli undici apostoli in quella occasione, e quindi prestiamo molta attenzione alle cose che seguirono. Innanzi tutto Gesù mostrò loro le mani e i piedi per provargli che era proprio lui risorto, e non uno spirito, e poi Luca dice che “aprì loro la mente per intendere le Scritture, e disse loro: Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicherebbe ravvedimento e remission dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza”. Avete notato allora? Che Gesù disse a tutti loro: “Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza” (Luca 24:48-49). Quindi l’ordine di non dipartirsi da Gerusalemme finchè dall’alto sarebbero stati rivestiti di potenza, Cristo non lo diede solo agli undici.
C’è un’altra cosa a cui voglio che prestiate attenzione, e cioè che Gesù disse che sarebbe stato Lui a mandare sopra i discepoli ciò che il Padre aveva promesso, e quindi il battesimo con lo Spirito Santo sarebbe stato Lui a ministrarlo ai Suoi discepoli, e questo si accorda con quello che aveva detto Giovanni Battista: “Ben vi battezzo io con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dietro a me è più forte di me, ed io non son degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con fuoco …. Ho veduto lo Spirito scendere dal cielo a guisa di colomba, e fermarsi su di lui. E io non lo conoscevo; ma Colui che mi ha mandato a battezzare con acqua, mi ha detto: Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quel che battezza con lo Spirito Santo” (Matteo 3:11; Giovanni 1:32-33).
Vediamo adesso di spiegare cosa aveva promesso Dio, cioè quale era questa sua promessa al fine di capire bene il battesimo con lo Spirito Santo.
Dio, sotto l’antico patto, aveva detto che sarebbero venuti i giorni nei quali Egli avrebbe sparso lo Spirito Santo sopra Ebrei e Gentili, infatti Egli disse mediante il profeta Gioele: “E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno…” (Atti 2:17; Gioele 2:28). Notate che, Dio, dicendo: “Sopra ogni carne” (Atti 2:17), preannunziò che Egli non avrebbe mostrato dei riguardi personali in verso nessuno, ma avrebbe dato lo Spirito Santo a tutti, sia Giudei che Gentili.
Abbiamo dunque visto che Dio tramite il profeta promise che avrebbe mandato lo Spirito Santo su ogni carne.
Vediamo ora in che circostanze e in che maniera Gesù confermò e preannunziò lo spandimento dello Spirito Santo, perché come abbiamo detto i suoi discepoli udirono la promessa del Padre da lui.
Gesù confermò e preannunziò lo spandimento dello Spirito un giorno a Gerusalemme, durante la festa delle Capanne, quando esclamò: “Se alcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Or disse questo dello Spirito, che doveano ricevere quelli che crederebbero in lui; poiché lo Spirito non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato” (Giovanni 7:37-39). Come potete vedere l’espressione “come ha detto la Scrittura” (Giovanni 7:38) sta a dimostrare come già negli oracoli che ricevettero i profeti antichi vi era la promessa dello Spirito Santo. Ma perché Gesù parlò di fiumi di acqua viva proprio in relazione allo Spirito Santo che sarebbe stato dato? Perché i profeti parlarono dello spandimento dello Spirito anche sotto forma di spandimento di acque su suolo assetato e arido. Isaia per esempio disse da parte di Dio: “Io spanderò delle acque sul suolo assetato, e dei ruscelli sulla terra arida… Farò scorrere dei fiumi nella solitudine. Le bestie dei campi, gli sciacalli e gli struzzi, mi glorificheranno perché avrò dato dell’acqua al deserto, dei fiumi alla solitudine per dar da bere al mio popolo, al mio eletto… I miseri e poveri cercano acqua, e non ve n’è; la loro lingua è secca dalla sete; io, l’Eterno, li esaudirò; io, l’Iddio d’Israele, non li abbandonerò. Io farò scaturir dei fiumi sulle nude alture, e delle fonti in mezzo alle valli; farò del deserto uno stagno d’acqua, e della terra arida una terra di sorgenti… Delle acque sgorgheranno nel deserto, e dei torrenti nella solitudine; il miraggio diventerà un lago, e il suolo assetato, un luogo di sorgenti d’acqua… E tu sarai come un giardino ben annaffiato, come una sorgente la cui acqua non manca mai” (Isaia 44:3; 43:19,20; 41:17,18; 35:6,7; 58:11).
Come potete vedere, Dio promise che avrebbe sparso delle acque sul deserto e che avrebbe fatto scaturire dei fiumi e delle fonti in mezzo alla terra arida e assetata. Ma come c’è bisogno che prima piova su un deserto, per vedere fiumi e sorgenti sgorgare in mezzo ad esso, così era necessario che lo Spirito Santo fosse sparso perché fiumi d’acqua viva sgorgassero dal ventre dei credenti in Cristo Gesù. I fiumi d’acqua viva di cui ha parlato la Scrittura sono dunque lo Spirito Santo che ricevono tutti coloro che credono in lui; sì, perché, per ricevere lo Spirito Santo è indispensabile credere in Gesù Cristo.
Un’altra cosa importante da dire in relazione alle suddette parole di Gesù è che quando Gesù pronunziò quelle parole, lo Spirito Santo non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora stato assunto in cielo. In altre parole affinché fosse dato lo Spirito Santo era necessario che Gesù fosse prima glorificato; cioè affinché lo Spirito Santo fosse sparso, era necessario che Gesù morisse, risuscitasse, e lasciasse questo mondo per tornare al Padre suo che lo aveva mandato (quindi la promessa del Padre non si poteva adempiere mentre Gesù era ancora sulla terra).
Gesù confermò e preannunziò lo spandimento dello Spirito anche la notte in cui fu tradito, in quella notte infatti menzionò spesso la venuta dello Spirito Santo. Egli disse per esempio: “E io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Consolatore, perché stia con voi in perpetuo, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi” (Giovanni 14:16-17), e: “Ma quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati meco fin dal principio” (Giovanni 15:26-27), ed ancora: “Pure, io vi dico la verità, egli v’è utile ch’io me ne vada; perché, se non me ne vo, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vo, io ve lo manderò. E quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia, e al giudizio” (Giovanni 16:7-8). Queste ultime parole confermano quello che abbiamo detto prima, e cioè che affinché lo Spirito Santo fosse dato era necessario che Gesù fosse glorificato. E difatti la promessa dello Spirito si adempì giorni dopo l’assunzione di Gesù in cielo alla destra del Padre, e precisamente il giorno della Pentecoste.
Gesù dunque disse ai suoi discepoli che essi sarebbero stati battezzati con lo Spirito Santo dopo non molti giorni. E così avvenne: il giorno della Pentecoste, che secondo la legge viene sette settimane dopo la Pasqua, i discepoli mentre si trovavano riuniti a pregare furono battezzati con lo Spirito Santo. Ma cosa avvenne in quel giorno? Avvenne che mentre tutti (quindi gli apostoli assieme agli altri discepoli del Signore) erano insieme nel medesimo luogo, verso le nove di mattina, “di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro. E tutti furono ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi” (Atti 2:2-4).
Soffermiamoci ora su quello che avvenne nel momento in cui i discepoli furono riempiti di Spirito Santo. Luca dice che quando tutti i discepoli furono ripieni dello Spirito, “cominciarono a parlare in altre lingue” (Atti 2:4). Alle nove circa del mattino di quel giorno di Pentecoste, i discepoli ricevettero lo Spirito Santo, e dal loro ventre cominciarono a sgorgare ‘fiumi di parole sante’ in lingue a loro sconosciute, ma conosciute ai loro uditori, infatti è scritto che “in Gerusalemme si trovavan di soggiorno dei Giudei, uomini religiosi d’ogni nazione di sotto il cielo. Ed essendosi fatto quel suono, la moltitudine si radunò e fu confusa, perché ciascuno li udiva parlare nel suo proprio linguaggio. E tutti stupivano e si maravigliavano, dicendo: Ecco, tutti costoro che parlano non son eglino Galilei? E com’è che li udiamo parlare ciascuno nel nostro proprio natìo linguaggio? Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia Cirenaica, e avventizî Romani, tanto Giudei che proseliti, Cretesi ed Arabi, li udiamo parlar delle cose grandi di Dio nelle nostre lingue” (Atti 2:5-11).
Dunque in quella mattina di Pentecoste, Dio adempì la promessa che aveva fatta tramite i profeti e che aveva confermato tramite il suo Figliuolo Gesù Cristo. Ecco perchè nel Nuovo Testamento, lo Spirito della verità è chiamato anche “lo Spirito Santo che era stato promesso” (Efesini 1:13).
Come abbiamo visto, quando i discepoli del Signore furono sentiti parlare dai quei Giudei di soggiorno a Gerusalemme delle cose grandi di Dio nelle loro natie lingue, quest’ultimi rimasero stupiti, e cominciarono a chiedersi che cosa fosse quello a cui stavano assistendo.
Ma ci furono taluni che facendosi beffe, dissero che i discepoli erano pieni di vino dolce, e quindi ubriachi di vino. Al che Pietro e gli undici apostoli si alzarono, e Pietro parlò loro dicendo queste parole: “Uomini giudei, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, siavi noto questo, e prestate orecchio alle mie parole. Perché costoro non sono ebbri, come voi supponete, poiché non è che la terza ora del giorno: ma questo è quel che fu detto per mezzo del profeta Gioele: E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno. E farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra; sangue, e fuoco, e vapor di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno, che è il giorno del Signore. Ed avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato. Uomini israeliti, udite queste parole: Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra voi mediante opere potenti e prodigî e segni che Dio fece per mezzo di lui fra voi, come voi stessi ben sapete, quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani, per il determinato consiglio e per la prescienza di Dio, voi, per man d’iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste; ma Dio lo risuscitò, avendo sciolto gli angosciosi legami della morte, perché non era possibile ch’egli fosse da essa ritenuto. Poiché Davide dice di lui: Io ho avuto del continuo il Signore davanti agli occhi, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso. Perciò s’è rallegrato il cuor mio, e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne riposerà in isperanza; poiché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades, e non permetterai che il tuo Santo vegga la corruzione. Tu m’hai fatto conoscere le vie della vita; tu mi riempirai di letizia con la tua presenza. Uomini fratelli, ben può liberamente dirvisi intorno al patriarca Davide, ch’egli morì e fu sepolto; e la sua tomba è ancora al dì d’oggi fra noi. Egli dunque, essendo profeta e sapendo che Dio gli avea con giuramento promesso che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti, antivedendola, parlò della risurrezione di Cristo, dicendo che non sarebbe stato lasciato nell’Ades, e che la sua carne non avrebbe veduto la corruzione. Questo Gesù, Iddio l’ha risuscitato; del che noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite. Poiché Davide non è salito in cielo; anzi egli stesso dice: Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io abbia posto i tuoi nemici per sgabello de’ tuoi piedi. Sappia dunque sicuramente tutta la casa d’Israele che Iddio ha fatto e Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso” (Atti 2:14-36).
Questo messaggio di Pietro è di fondamentale importanza per capire l’estensione della promessa del Padre a tutti noi.
Innanzi tutto notate che Pietro mette subito in chiaro il punto cruciale, e cioè che quel parlare in lingue da parte dei discepoli non era frutto di ubriacatura di vino, ma era semplicemente il compimento della promessa fatta da Dio tramite il profeta Gioele, che i Giudei non credenti che lo ascoltavano conoscevano in quanto era scritta nei profeti che venivano letti sabato dopo sabato nelle sinagoghe. Pietro disse infatti: “Questo è quel che fu detto per mezzo del profeta Gioele”.
Ma voglio anche che notiate che Pietro spiega a quei Giudei che quella promessa era stata ricevuta da Gesù di Nazareth, il Messia promesso dagli antichi profeti, infatti l’apostolo disse loro: “Egli adunque, essendo stato innalzato dalla destra di Dio, ed avendo ricevuta dal Padre la promessa dello Spirito Santo, ha sparso quello che ora voi vedete, ed udite” (Atti 2:33 – Diodati). Questa era una cosa nuova per quei Giudei, essi infatti non sapevano che Gesù di Nazareth, colui che era morto e risorto ed assunto alla destra di Dio, avesse ricevuto dal Padre la promessa dello Spirito; come anche non sapevano che sempre lo stesso Gesù di Nazareth aveva sparso quello che essi stavano vedendo e udendo, cioè che era stato Lui a spandere lo Spirito Santo promesso dal Padre. Non aveva forse detto Gesù ai suoi discepoli: “Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso” (Luca 24:49)?
Dunque, quei Giudei a cui Pietro parlò il giorno della Pentecoste, dopo lo spandimento dello Spirito, non solo vennero a conoscere il Vangelo di Dio, ma anche il fatto che la promessa dello spandimento dello Spirito che aveva fatto l’Iddio di Abrahamo, di Isacco e di Giacobbe, tramite Gioele, era stata mandata ad effetto da Gesù Cristo stesso, dopo la sua assunzione in cielo.
E’ evidente dunque, che quei Giudei compresero subito che la promessa dello Spirito Santo fatta da Dio, includeva il parlare in altre lingue. Pietro fu inequivocabile a tale proposito.
Ma andiamo avanti. A questo punto è scritto: “Or essi, udite queste cose, furon compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: Fratelli, che dobbiam fare? E Pietro a loro: Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remission de’ vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà” (Atti 2:37-39).
Quei Giudei dunque, essendo rimasti compunti nel cuore, compresero che dovevano fare qualcosa, ma non sapevano cosa fare, e allora lo chiesero agli apostoli, e sempre Pietro rispose loro dicendo quello che dovevano fare, e cioè che si dovevano ravvedere e farsi battezzare in acqua. Poi, una volta fatto ciò, avrebbero ricevuto il dono dello Spirito Santo, dove per dono dello Spirito Santo Pietro intese “lo Spirito Santo che era stato promesso” (Efesini 1:13) – o meglio il battesimo con lo Spirito Santo in quanto poi in seguito dirà a quelli della circoncisione in merito all’avvenuta discesa dello Spirito Santo su Cornelio e i suoi: “E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio. Mi ricordai allora della parola del Signore, che diceva: ‘Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo’. Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?” (Atti 11:15-17) – e proseguì dando a quei Giudei una spiegazione di fondamentale importanza, infatti disse: “Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà”. Ora, domandiamoci, perchè Pietro fu sospinto da Dio a dire anche quelle parole, cioè a dire anche: “E voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà”, pur sapendo che il battesimo con lo Spirito Santo non è indispensabile per essere salvati, in quanto trattasi di un rivestimento di potenza?
Per far capire a quei Giudei che il dono dello Spirito Santo o la promessa dello Spirito (che è il battesimo con lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue) non era riservato solo a loro che erano i dodici apostoli e a tutti gli altri che si erano messi a parlare in lingue quando lo Spirito Santo era sceso su di loro; ma anche a tanti altri, che lui specifica in maniera molto chiara dicendo: “Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà”.
Mettiamoci dunque per un attimo al posto di quei Giudei a cui furono indirizzate personalmente quelle parole ispirate. Che cosa pensarono? Che il parlare in altre lingue era dunque anche per loro, e non era riservato solo a quei circa centoventi che lo avevano appena ricevuto in quella mattina di Pentecoste! Pietro disse loro infatti ‘Per voi è la promessa’. E non solo per loro, ma anche per i loro discendenti; per tutti quelli che erano lontani, dove per lontani si può intendere lontani non solo fisicamente ma anche temporalmente (Diodati ha messo così “ed a coloro che verranno per molto tempo appresso”). E poi Pietro conclude dicendo: “Per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà”.
A questo punto quindi dobbiamo porci questa domanda importante: ‘Siamo anche noi tra coloro che Dio ha chiamato?’ La Scrittura risponde affermativamente, infatti Pietro ci dice nella sua prima epistola: “Ma voi siete una generazione eletta, un real sacerdozio, una gente santa, un popolo che Dio s’è acquistato, affinché proclamiate le virtù di Colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua maravigliosa luce; voi, che già non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia” (1 Pietro 2:9-10), ed ancora: “Or l’Iddio d’ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua eterna gloria in Cristo, dopo che avrete sofferto per breve tempo, vi perfezionerà Egli stesso, vi renderà saldi, vi fortificherà” (1 Pietro 5:10).
Allora, stando così le cose, la promessa del Padre, ossia il battesimo con lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue, è anche per noi Gentili in Cristo Gesù che siamo stati chiamati da Dio in questa nazione e in questa generazione.
E perciò fratelli nessuno vi seduca con vani ragionamenti.

 

La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con voi.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/09/03/la-promessa-del-padre-e-anche-per-noi/

Solo gli apostoli parlarono in lingue il giorno della Pentecoste?

Introduzione

In un suo scritto dal titolo ‘A Pentecoste lo Spirito discese solo sui dodici apostoli’ pubblicato sul suo sito il 20-21 Agosto 2011 (http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A1-Pentecost_Spirit_12_Avv.htm), Nicola Martella afferma che il giorno della Pentecoste parlarono in lingue solo i dodici apostoli del Signore. Lui afferma di essere arrivato a questa conclusione dopo ‘un’analisi attenta del testo biblico, che ho sondato con onestà e dirittura di cuore’ e rivolge quindi questo invito ai lettori: ‘Chi ne ha altrettante, faccia lo stesso cammino e mostri le sue capacità esegetiche e le sue fondate conclusioni’.
Ora, voglio cogliere l’invito ma non per mostrare le mie capacità esegetiche, ma per mostrare che le capacità esegetiche mostrate da Nicola Martella in questo suo articolo sono nulle, e quindi le sue conclusioni sono infondate, cioè non sono fondate sulla Parola di Dio ma su dei suoi vani ragionamenti. Perchè da una reale attenta analisi del testo biblico non si può per niente arrivare alle conclusioni di Martella.
Mi concentrerò in particolare su alcune sue osservazioni.

Prima osservazione

La prima è quella che lui fa nel commentare queste parole: “E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro” (Atti 2:1-4) per dimostrare che in quella occasione solo i dodici apostoli furono ripieni di Spirito e parlarono in altre lingue: ‘Era, quindi, un incontro particolare, come Gesù aveva comandato loro. Gesù per quaranta giorni diede «comandamenti agli apostoli, che aveva scelto» (At 1,2), «ordinò loro di non dipartirsi da Gerusalemme» (v. 4), promise loro che «voi sarete immersi nello Spirito Santo» (v. 5) e che «voi riceverete potenza, quando lo Spirito Santo verrà su voi» (v. 8). Ciò escludeva tutti gli altri credenti’.
Notate che lui esclude che il comandamento di non dipartirsi da Gerusalemme fu rivolto anche ad altri credenti oltre gli apostoli, e quindi secondo lui in quella riunione il giorno della Pentecoste (Atti 2:1-2) c’erano solo gli apostoli. Questo è falso, e ve lo dimostro subito.
Nel Vangelo scritto da Luca, e quindi scritto dallo stesso autore del libro degli Atti degli apostoli, è scritto quanto segue in merito all’apparizione di Cristo ai due discepoli sulla via di Emmaus e agli undici: “Ed ecco, due di loro se ne andavano in quello stesso giorno a un villaggio nominato Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi; e discorrevano tra loro di tutte le cose che erano accadute. Ed avvenne che mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si accostò e cominciò a camminare con loro. Ma gli occhi loro erano impediti così da non riconoscerlo. Ed egli domandò loro: Che discorsi son questi che tenete fra voi cammin facendo? Ed essi si fermarono tutti mesti. E l’un de’ due, per nome Cleopa, rispondendo, gli disse: Tu solo, tra i forestieri, stando in Gerusalemme, non hai saputo le cose che sono in essa avvenute in questi giorni? Ed egli disse loro: Quali? Ed essi gli risposero: Il fatto di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e in parole dinanzi a Dio e a tutto il popolo; e come i capi sacerdoti e i nostri magistrati l’hanno fatto condannare a morte, e l’hanno crocifisso. Or noi speravamo che fosse lui che avrebbe riscattato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da che queste cose sono avvenute. Vero è che certe donne d’infra noi ci hanno fatto stupire; essendo andate la mattina di buon’ora al sepolcro, e non avendo trovato il corpo di lui, son venute dicendo d’aver avuto anche una visione d’angeli, i quali dicono ch’egli vive. E alcuni de’ nostri sono andati al sepolcro, e hanno trovato la cosa così come aveano detto le donne; ma lui non l’hanno veduto. Allora Gesù disse loro: O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! Non bisognava egli che il Cristo soffrisse queste cose ed entrasse quindi nella sua gloria? E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo concernevano. E quando si furono avvicinati al villaggio dove andavano, egli fece come se volesse andar più oltre. Ed essi gli fecero forza, dicendo: Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno è già declinato. Ed egli entrò per rimaner con loro. E quando si fu messo a tavola con loro, prese il pane, lo benedisse, e spezzatolo lo dette loro. E gli occhi loro furono aperti, e lo riconobbero; ma egli sparì d’innanzi a loro. Ed essi dissero l’uno all’altro: Non ardeva il cuor nostro in noi mentr’egli ci parlava per la via, mentre ci spiegava le Scritture? E levatisi in quella stessa ora, tornarono a Gerusalemme e trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone. Ed essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane. Or mentr’essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi! Ma essi, smarriti e impauriti, pensavano di vedere uno spirito. Ed egli disse loro: Perché siete turbati? E perché vi sorgono in cuore tali pensieri? Guardate le mie mani ed i miei piedi, perché son ben io; palpatemi e guardate; perché uno spirito non ha carne e ossa come vedete che ho io. E detto questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma siccome per l’allegrezza non credevano ancora, e si stupivano, disse loro: Avete qui nulla da mangiare? Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito; ed egli lo prese, e mangiò in loro presenza. Poi disse loro: Queste son le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, ne’ profeti e nei Salmi, fossero adempiute. Allora aprì loro la mente per intendere le Scritture, e disse loro: Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicherebbe ravvedimento e remission dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza. Poi li condusse fuori fino presso Betania; e levate in alto le mani, li benedisse. E avvenne che mentre li benediva, si dipartì da loro e fu portato su nel cielo. Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande allegrezza; ed erano del continuo nel tempio, benedicendo Iddio” (Luca 24:13-53).
Allora, seguitemi attentamente e pazientemente in questa spiegazione. Gesù prima appare ai due discepoli che stavano andando ad Emmaus, che non erano nel numero degli undici apostoli, infatti uno si chiamava Cleopa e l’altro non si dice il nome, comunque non erano nel numero degli undici. E difatti è scritto che dopo che Gesù sparì davanti a loro, “levatisi in quella stessa ora, tornarono a Gerusalemme e trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone. Ed essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane” (Luca 24:33-35). Questo è un presupposto molto importante per capire gli eventi che seguirono subito dopo.
Infatti, cosa avvenne mentre essi parlavano? “Or mentr’essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi!” Chi furono dunque coloro in mezzo ai quali Gesù apparve mentre parlavano di quelle cose? Coloro che erano radunati in quell’occasione. E chi erano? Cleopa, un altro discepolo del Signore di cui non viene fatto il nome, poi c’erano gli undici apostoli, e poi altri discepoli di Cristo infatti Luca afferma: “E [Cleopa e l’altro discepolo] trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone” (Luca 24:33-34). Dunque non c’erano solo gli undici apostoli in quella occasione, e quindi prestiamo molta attenzione alle cose che seguirono.
Innanzi tutto Gesù mostrò loro le mani e i piedi per provargli che era proprio lui risorto, e non uno spirito, e poi Luca dice che “aprì loro la mente per intendere le Scritture, e disse loro: Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicherebbe ravvedimento e remission dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza”.
Avete notato allora? Che Gesù disse a tutti loro: “Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza” (Luca 24:48-49).
Quindi l’ordine di non dipartirsi da Gerusalemme finchè dall’alto sarebbero stati rivestiti di potenza, Cristo non lo diede solo agli undici. E’ di una chiarezza la Scrittura, direi strabiliante.
Ma c’è un’altra cosa molto importante da dire, e cioè che sempre tutti costoro furono testimoni della sua assunzione in cielo, infatti è scritto anche: “Poi li condusse fuori fino presso Betania; e levate in alto le mani, li benedisse. E avvenne che mentre li benediva, si dipartì da loro e fu portato su nel cielo. Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande allegrezza; ed erano del continuo nel tempio, benedicendo Iddio” (Luca 24:50-53). Che oltre agli apostoli ci furono altri testimoni della sua assunzione in cielo, abbiamo la conferma anche in queste parole che Pietro rivolse alla fratellanza prima del giorno della Pentecoste per scegliere chi doveva prendere il posto di Giuda Iscariota, infatti egli disse: “Bisogna dunque che fra gli uomini che sono stati in nostra compagnia tutto il tempo che il Signor Gesù è andato e venuto fra noi, a cominciare dal battesimo di Giovanni fino al giorno ch’egli, tolto da noi, è stato assunto in cielo, uno sia fatto testimone con noi della risurrezione di lui. E ne presentarono due: Giuseppe, detto Barsabba, il quale era soprannominato Giusto, e Mattia” (Atti 1:21-23). Notate che Pietro disse che c’erano altri uomini che erano stati in loro compagnia fino al giorno dell’assunzione di Cristo in cielo.
Ora, da tutto il contesto che abbiamo visto, Gesù fu visto dunque andare in cielo non solo dagli apostoli. Tenete a mente questo particolare, perchè ci torneremo fra poco.
A questo punto dobbiamo vedere cosa dice Luca dei momenti prima dell’assunzione di Cristo in cielo nel libro degli Atti degli apostoli. Ascoltate attentamente quello che dice: “Quelli dunque che erano raunati, gli domandarono: Signore, è egli in questo tempo che ristabilirai il regno ad Israele? Egli rispose loro: Non sta a voi di sapere i tempi o i momenti che il Padre ha riserbato alla sua propria autorità. Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra. E dette queste cose, mentr’essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo tolse d’innanzi agli occhi loro. E come essi aveano gli occhi fissi in cielo, mentr’egli se ne andava, ecco che due uomini in vesti bianche si presentarono loro e dissero: Uomini Galilei, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù che è stato tolto da voi ed assunto in cielo, verrà nella medesima maniera che l’avete veduto andare in cielo. Allora essi tornarono a Gerusalemme dal monte chiamato dell’Uliveto, il quale è vicino a Gerusalemme, non distandone che un cammin di sabato” (Atti 1:6-12).
Ora, qui c’è scritto che quelli che erano radunati gli fecero alcune domande e che Gesù rispose dicendo quelle parole, tra cui queste che concernono il battesimo con lo Spirito Santo che avrebbero ricevuto dopo non molti giorni: “Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:8). Come vi ho dimostrato prima però, la promessa della potenza dall’alto Gesù non la fece solo agli undici ma anche a quelli che erano con gli undici quando Gesù apparve loro. E questo si accorda con il fatto che Luca parla negli Atti semplicemente di “quelli dunque che erano raunati”, a cui Gesù promise il rivestimento di potenza dall’alto. Dunque la promessa del rivestimento di potenza non fu fatta solo agli undici o solo agli apostoli, il battesimo con lo Spirito Santo non fu promesso solo agli apostoli. Basta considerare che Barsabba che era stato in compagnia degli apostoli fino al giorno dell’assunzione di Cristo in cielo, non era uno dei dodici apostoli – e se è per questo anche Mattia era presente in quel giorno ed ancora non era apostolo perchè lo diventò poco prima del giorno della Pentecoste – ma era tra quelli che erano radunati in quel giorno, per comprendere questo.
Quindi Martella mente non solo sui destinatari del comando di Cristo di non dipartirsi da Gerusalemme, ma anche sulla promessa di ricevere potenza dall’alto. Perchè i destinatari non furono solo gli apostoli del Signore. Lui ha escluso ‘tutti gli altri credenti’, ma così facendo è andato contro la Parola di Dio.
A proposito degli altri credenti, ma che fine hanno fatto quel centinaio di credenti con cui gli apostoli si radunavano prima del giorno della Pentecoste, secondo che è scritto: “E in que’ giorni, Pietro, levatosi in mezzo ai fratelli (il numero delle persone adunate saliva a circa centoventi), disse: ….” (Atti 1:15), tra cui c’era anche Barsabba? E che dire di Giacomo, il fratello del Signore? E che dire degli altri fratelli del Signore, e per non parlare delle donne che erano state testimoni della resurrezione di Cristo? Sono spariti tutti nel nulla nei discorsi di Martella. Non erano forse anche loro dei veri discepoli di Cristo? Per quale recondito motivo Dio non doveva spandere quindi lo Spirito Santo anche su loro il giorno della Pentecoste e farli parlare in lingue, ma escluderli da questa promessa? E poi, a questo punto, se anche questo centinaio di credenti non parlarono in lingue il giorno della Pentecoste, quando è che ricevettero lo Spirito Santo, o meglio il dono dello Spirito come lo chiama Martella, senza parlare in lingue? Vorremmo proprio saperlo! Dopo i circa tremila convertiti forse? Quindi quando la Scrittura dice: “Quelli dunque i quali accettarono la sua parola, furon battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone” (Atti 2:41), chi sono i ‘loro’? Per logica dovrebbero essere i dodici apostoli, e allora questo significherebbe che quel centinaio di credenti ricevettero lo Spirito dopo i convertiti del giorno della Pentecoste!!!! Che confusione che fa questo Martella! D’altronde, è lo stesso Martella a parlare di ‘solo due gruppi: gli apostoli e i Giudei non-convertiti’.
E poi, non è una cosa strana che gli apostoli perseveravano nella preghiera con gli altri discepoli prima del giorno della Pentecoste, secondo che è scritto: “E come furono entrati, salirono nella sala di sopra ove solevano trattenersi Pietro e Giovanni e Giacomo e Andrea, Filippo e Toma, Bartolomeo e Matteo, Giacomo d’Alfeo, e Simone lo Zelota, e Giuda di Giacomo. Tutti costoro perseveravano di pari consentimento nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù, e coi fratelli di lui” (Atti 1:13-14), e proprio la mattina del giorno della Pentecoste, invece, non perseveravano nella preghiera con essi, perchè ci fu ‘un incontro particolare’ come lo chiama Martella, a cui guarda caso partecipavano solo gli apostoli? E poi possibile che proprio il giorno della Pentecoste, quando secondo la legge i Giudei si devono riposare (Levitico 23:21) e quindi era ancora più facile incontrarsi, in quella mattina gli apostoli non erano assieme agli altri discepoli quando ci fu la discesa dello Spirito Santo?

Seconda osservazione

La seconda osservazione riguarda sempre quello che avvenne il giorno della Pentecoste, quando solo gli apostoli secondo Martella parlarono in altre lingue. Egli dice: ‘Furono gli apostoli soltanto a «parlare in altre lingue» e furono solo loro, che ciascuno dei Giudei indigeni o della diaspora «udiva parlare nel suo proprio linguaggio» (v. 6), ossia quello del luogo di provenienza (v. 8). Si noti, poi, che «Pietro, alzatosi in piè con gli undici, alzò la voce e parlò loro in questa maniera» (v. 14); nessun altro credente fu menzionato con loro, ma solo due gruppi: gli apostoli e i Giudei non-convertiti. Perché quel giorno si convertissero 3.000 Giudei d’ogni nazione menzionata (vv. 9-11), era necessario che il messaggio di Pietro arrivasse fino a loro. Per questo è scritto che Pietro si alzò in piedi «insieme con gli undici», poiché essi tradussero a mano a mano il discorso di Pietro nelle lingue di provenienza dei Giudei della diaspora’.
Ma le cose non stanno affatto così, perchè Martella ha dimenticato che quando Pietro si levò assieme agli undici disse alla folla di Giudei: “Uomini giudei, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, siavi noto questo, e prestate orecchio alle mie parole. Perché costoro non sono ebbri, come voi supponete, poiché non è che la terza ora del giorno” (Atti 2:14-15), il che significa che i ‘costoro’ che non erano ebbri erano gli altri credenti che erano con i dodici in quella casa che stavano continuando a parlare in lingue secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi. E che sia così Pietro stesso lo conferma poco dopo quando dice a quegli stessi Giudei: “Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite” (Atti 2:33). Quindi quei Giudei potevano ancora vedere ed ascoltare quello che avevano visto e sentito prima che Pietro si levasse in piedi con gli undici, cioè dei Galilei parlare in altre lingue dai quali temporaneamente erano esclusi Pietro e gli altri apostoli, appunto perchè Pietro si era levato con gli undici per predicare ai Giudei radunati.
Alcune parole poi sull’affermazione: ‘Per questo è scritto che Pietro si alzò in piedi «insieme con gli undici», poiché essi tradussero a mano a mano il discorso di Pietro nelle lingue di provenienza dei Giudei della diaspora’. Un ragionamento vano, uno dei tanti ragionamenti vani di Martella. Una delle sue tante invenzioni. Ma io dico: ‘Ma se gli undici traducevano il discorso di Pietro nelle lingue natie dei Giudei della diaspora che si erano radunati, questo vuol dire che essi conoscevano quelle lingue natie parlate da quei Giudei. E allora domandiamo: ‘Ma se fino a che Pietro e gli undici non si alzarono, essi parlavano in lingue – lingue che erano in grado di parlare e capire i Giudei che ascoltavano perchè erano le loro lingue natie – secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi, parlando delle cose grandi di Dio, evidentemente non c’era nulla di soprannaturale in quel loro parlare in lingue, perchè essi sapevano parlare in quelle lingue!’ Non vi pare? Gli undici fecero i traduttori del discorso di Pietro!! Veramente assurdo! Ecco cosa questi cianciatori antipentecostali riescono a far dire alla Bibbia. Ma quel discorso di Pietro non c’è la minima traccia che fu tradotto dagli undici, dico non c’è la minima traccia. Riteniamo infatti che Pietro parlò loro in lingua ebraica, che era conosciuta anche dagli Ebrei della diaspora. Ricordatevi infatti che quando Paolo decise di rendere la sua testimonianza davanti ai Giudei che volevano ucciderlo (dopo averlo preso nel tempio a Gerusalemme), parlò loro in lingua ebraica, secondo che è scritto: “Paolo, stando in piè sulla gradinata, fece cenno con la mano al popolo. E fattosi gran silenzio, parlò loro in lingua ebraica, dicendo: Fratelli e padri, ascoltate ciò che ora vi dico a mia difesa. E quand’ebbero udito ch’egli parlava loro in lingua ebraica, tanto più fecero silenzio” (Atti 21:40; 22:1-2). E vi ricordo che tra quegli Ebrei c’erano pure dei Giudei dell’Asia, che erano quelli che avevano sollevato la moltitudine contro di lui, secondo che è scritto: “Or come i sette giorni eran presso che compiuti, i Giudei dell’Asia, vedutolo nel tempio, sollevarono tutta la moltitudine, e gli misero le mani addosso ….” (Atti 21:27). Dunque, Pietro non ebbe bisogno di traduttori. Non ci fu nessuna traduzione seduta stante! Ma che va cianciando Martella?

Terza osservazione

La terza osservazione lui la fa in merito a queste parole dell’apostolo Pietro: “E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio. Mi ricordai allora della parola del Signore, che diceva: ‘Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo’. Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?” (Atti 11:15-17). Sempre naturalmente per dimostrare che solo gli apostoli a Pentecoste parlarono in lingue.
Ora, lui dice infatti: ‘Si noti che Pietro riferendosi alla discesa dello Spirito, parlò di «loro» Gentili e di «noi»; qui si riferiva ai dodici apostoli, cosa che era conosciuta e chiara ai credenti di Gerusalemme’.
Ora, è evidente che dato che abbiamo dimostrato che i destinatari dell’ordine di Gesù di non dipartirsi da Gerusalemme finchè dall’alto sarebbero stati rivestiti di potenza, e quindi la promessa di ricevere potenza dall’alto, non furono solo gli apostoli, è evidente che il giorno della Pentecoste in quella casa non c’erano solo gli apostoli ma anche altri credenti. Quindi quando Pietro parlò a coloro che si erano messi a disputare con lui perchè era entrato in casa di incirconcisi ed aveva mangiato con loro, quel ‘noi’ usato da Pietro non si riferisce solo ai dodici, ma anche a tutti gli altri che erano presenti in quella circostanza che erano tutti Ebrei di nascita. Ecco infatti il punto su cui volle porre enfasi Pietro in quel discorso fatto a “quelli della circoncisione” (Atti 11:2), che Dio aveva visitato i Gentili non solo salvandoli, ma anche donandogli lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue, esattamente come aveva fatto con loro che erano Ebrei di nascita. Infatti subito dopo dice: “Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?”. Qui Pietro non fa per niente riferimento solo a lui e agli undici apostoli, ma a loro in quanto Ebrei di nascita che hanno creduto nel Signore Gesù Cristo. Quindi egli incluse tra questi anche quelli della circoncisione che si erano messi a questionare con lui.
E che sia così, è confermato da quello che Pietro disse in seguito all’assemblea di Gerusalemme dinnanzi ad una moltitudine di credenti che erano tutti Ebrei di nascita. Ecco cosa è scritto: “Allora gli apostoli e gli anziani si raunarono per esaminar la questione. Ed essendone nata una gran discussione, Pietro si levò in piè, e disse loro: Fratelli, voi sapete che fin dai primi giorni Iddio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la parola del Vangelo e credessero. E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede. Perché dunque tentate adesso Iddio mettendo sul collo de’ discepoli un giogo che né i padri nostri né noi abbiam potuto portare? Anzi, noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro” (Atti 15:6-11).
Notate infatti che anche qui Pietro mette enfasi sul fatto che Dio diede lo Spirito Santo ai Gentili (Cornelio e i suoi presso i quali Dio lo aveva mandato per predicargli il Vangelo), come lo aveva donato a loro che erano Ebrei di nascita che avevano creduto, infatti dice: “E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede”. Quindi Pietro accennò anche alla purificazione dei peccati che fu mediante la fede sia per ‘noi’ (loro Ebrei di nascita) che per ‘loro’ (i Gentili). E difatti ecco cosa dice immediatamente dopo: “Noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro”. A chi si riferisce qua Pietro quando dice ‘noi crediamo …’, solo ai dodici apostoli? No, ma a loro che erano Ebrei di nascita, che erano stati giustificati mediante la fede, esattamente come lo erano stati i Gentili. Dio dunque non mostrò nessuna differenza, nessun riguardo personale tra loro che erano Ebrei di nascita e i Gentili, giustificando sia gli uni che gli altri mediante la fede, e donando loro lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue.

Quarta osservazione

C’è una quarta osservazione che fa Martella, che è questa, e cioè che il dono dello Spirito con l’evidenza del parlare in lingue, così come lo ricevettero ‘solo’ gli apostoli a Gerusalemme, fu limitato solo a loro, perchè tutti gli altri Giudei che si convertirono non fecero l’esperienza del parlare in lingue, ma ricevettero lo Spirito Santo come dono al momento della loro conversione senza dunque parlare in altre lingue. Ecco cosa dice: ‘E i tremila?: Che cosa ricevettero a Pentecoste allora i Giudei, che si erano convertiti? Non un sedicente «battesimo di Spirito Santo», ma solo il «dono dello Spirito Santo» nel momento della conversione, espressione che significa «lo Spirito Santo come dono» (altrove si parla similmente dello Spirito come caparra: 2 Cor 1,22; 2 Cor 5,5; come pegno: Ef 1,13s; come suggello: Ef 1,13; 4,30). A Pentecoste Pietro disse ai Giudei: «Ravvedetevi, e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, in vista della remissione dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo» (At 2,38); qui ricorre doreà e non chárisma e mostra che lo Spirito Santo stesso era tale dono divino, e non una presunta esperienza mistica’.
Ma le cose non stanno affatto così, innanzi tutto perchè Martella ha dimenticato un piccolo particolare che demolisce tutto questo castello che ha costruito, che è questo: il dono dello Spirito di cui parlò Pietro a quei Giudei non è altro che la promessa dello Spirito Santo che Gesù fece ai suoi discepoli da parte di Dio, secondo che Egli disse agli undici e agli altri che erano con loro quando apparve loro: “Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza” (Luca 24:49). Quella promessa era in altre parole la promessa di spandere sopra di loro lo Spirito Santo, e quindi di rivestirli di potenza. Promessa che Gesù gli confermò immediatamente prima di essere assunto in cielo quando “ordinò loro di non dipartirsi da Gerusalemme, ma di aspettarvi il compimento della promessa del Padre, la quale, egli disse, avete udita da me. Poiché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni” (Atti 1:4-5). Quella promessa dunque era il battesimo con lo Spirito Santo che i discepoli ricevettero poi il giorno della Pentecoste, parlando in lingue. Promessa che secoli prima Dio aveva fatto agli Ebrei tramite il profeta Gioele, dicendo: “E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno. E farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra; sangue, e fuoco, e vapor di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno, che è il giorno del Signore. Ed avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato” (Atti 2:17-21).
Ora, cosa disse Pietro a quei Giudei: “Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remission de’ vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà” (Atti 2:38-39). Se dunque Pietro, nel suo discorso che fece a quei Giudei gli fece innanzi tutto presente che quello che vedevano, cioè il fatto di vedere dei Galilei parlare in altre lingue, era quello che aveva detto il profeta Gioele che sarebbe avvenuto, quindi era l’adempimento della promessa di Dio fatta tramite il profeta Gioele, è del tutto evidente che la promessa di cui parlò loro quando disse “per voi è la promessa ….” è la stessa promessa. E quindi il parlare in lingue, dato che era associato a quella promessa, era anche per loro, come anche per i loro figliuoli, per tutti quelli che sono lontani, per quanti Dio ne chiamerà.
E poi, c’è un’altra cosa che smonta tutto il discorso di Martella, che è questa: quando lo Spirito Santo scese su Cornelio e i suoi, è scritto: “Mentre Pietro parlava così, lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che udivano la Parola. E tutti i credenti circoncisi che erano venuti con Pietro, rimasero stupiti che il dono dello Spirito Santo fosse sparso anche sui Gentili; poiché li udivano parlare in altre lingue, e magnificare Iddio. Allora Pietro prese a dire: Può alcuno vietar l’acqua perché non siano battezzati questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi stessi?” (Atti 10:44-47). Domandiamo a Martella dunque: ‘A chi stava parlando Pietro?’ Non stava forse parlando a quei credenti circoncisi, e quindi Ebrei di nascita, che erano con lui a casa di Cornelio e che lo avevano accompagnato da Ioppe a Cesarea, secondo che è scritto: ” E il giorno seguente andò con loro; e alcuni dei fratelli di Ioppe l’accompagnarono” (Atti 10:23)? E perchè Pietro in riferimento ai Gentili che avevano ricevuto lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue, disse a questi credenti circoncisi “hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi stessi”? Non è forse perchè anche quei credenti che erano con Pietro, che non facevano parte del numero dei dodici apostoli, avevano fatto la stessa esperienza di Pietro il giorno della Pentecoste, cioè erano stati riempiti di Spirito e avevano parlato in altre lingue? E difatti questi credenti Ebrei quando videro e sentirono parlare in lingue quei Gentili, capirono cosa era avvenuto, capirono che anche i Gentili avevano ricevuto il dono dello Spirito Santo o la promessa dello Spirito Santo.
Ora, noi non sappiamo se quei credenti circoncisi che erano con Pietro, avevano ricevuto lo Spirito Santo il giorno della Pentecoste assieme agli apostoli, o in qualche altra successiva circostanza, ma una cosa per certo la sappiamo, che Pietro asserisce che anche loro avevano ricevuto lo Spirito Santo ESATTAMENTE come Cornelio e i suoi, e quindi anch’essi parlavano in lingue.

Conclusione

Veramente assurdo quello che dice Martella, veramente assurdo. Quest’uomo si inventa assurdità dopo assurdità, e non riusciamo a capire come possa ricoprire la posizione che ha in mezzo alle Chiese dei fratelli. Evidentemente nelle Chiese dei fratelli (e non solo in queste Chiese) prendono piacere nelle cose assurde che lui dice, o meglio nelle cose che vanno contro la Parola di Dio. Prendono piacere nel contrastare fortemente alla Parola di Dio. Peggio per loro. Il Signore gli renderà secondo le loro opere.
Dunque alla luce delle Scritture, dobbiamo ancora una volta riscontrare come Nicola Martella mente contro la verità e assieme a lui mentono contro la verità tutti coloro che dicono le stesse cose. Ormai credo che sia palese a tutti che egli non conosce le Scritture, e che quando parla di queste cose mostra di avere una intelligenza ottenebrata. Guardatevi da lui e dal suo lievito dunque.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

22 Agosto 2011

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/08/22/solo-gli-apostoli-parlarono-in-lingue-il-giorno-della-pentecoste/