Come seguire il Signore

Fratelli e sorelle nel Signore, il mondo per voi è stato crocifisso? E voi siete stati crocifissi per il mondo? Avete rinunziato a voi stessi, prima di mettervi al seguito del Signore? E avete preso la vostra croce? Vi dico questo perché in molti son coloro che vogliono mettersi al seguito del Signore, senza però rinunziare a sé stessi e senza prendere ogni giorno la propria croce. Sappiate però che ciò è impossibile, e tutti costoro non fanno altro che illudere sé stessi, poiché non possono essere suoi discepoli. (cfr. Luca 14:25-35) Così disse l’apostolo Paolo : ‘Ma quanto a me, non sia mai ch’io mi glorî d’altro che della croce del Signor nostro Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso, e io sono stato crocifisso per il mondo.’ (Galati 6:14) Imitiamolo.

Salvatore Larizza

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Mogli e Mariti

marito e moglie

Mogli, siate soggette ai vostri mariti

L’apostolo Paolo scrisse ai santi di Efeso, in riferimento alle mogli, queste parole :

‘Mogli, siate soggette ai vostri mariti, come al Signore; poiché il marito è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, egli, che è il Salvatore del corpo. Ma come la Chiesa è soggetta a Cristo, così debbono anche le mogli esser soggette a’ loro mariti in ogni cosa. (Efesini 5:22-24)

Dunque badate bene che il comando che Dio vi dà a voi che siete mogli è quello di stare sottomesse al vostro proprio marito, poiché egli è il vostro capo; come la chiesa stà sottomessa al suo proprio capo che è Cristo. Questa è la volontà di Dio inverso di voi.

 

Mariti, amate le vostre mogli

L’apostolo Paolo scrisse ai santi di Efeso, in riferimento ai mariti, queste parole :

‘Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, affin di santificarla, dopo averla purificata col lavacro dell’acqua mediante la Parola, affin di far egli stesso comparire dinanzi a sé questa Chiesa, gloriosa, senza macchia, senza ruga o cosa alcuna simile, ma santa ed irreprensibile. Allo stesso modo anche i mariti debbono amare le loro mogli, come i loro proprî corpi. Chi ama sua moglie ama se stesso.’ (Efesini 5:25-28)

Dunque badate bene voi mariti ad amare le vostre mogli, come i vostri stessi corpi, a prendervi cura di loro come Cristo fa con la chiesa, essendo essa il Suo corpo. Dio non vi comanda di signoreggiare sulle vostre mogli, ma egli vi comanda di amarle, e di amarle profondamente. Un giorno quando comparirete davanti al tribunale di Cristo, Egli non vi dirà : ‘Avete assoggettato le vostre mogli, signoreggiando su di loro?’ No, Egli vi dirà : ‘Avete amato le vostre mogli, come io ho amato la chiesa fino a dare la mia vita per essa?’ Portate inoltre loro onore, affinché le vostre preghiere non siano impedite. Ubbidite dunque al comando del Signore, poiché questa è la Sua volontà inverso di voi.

Salvatore Larizza

Quanta insensatezza…

Parola e luceQuanta insensatezza è presente nei sostenitori del cosiddetto ‘libero arbitrio’… Più leggo i loro discorsi insensati e più ringrazio Iddio di come mi ha tolto tempo fà le scaglie dagli occhi, affinchè potessi comprendere il ‘proponimento dell’elezione di Dio’! Quanta avversione contro questa meravigliosa dottrina cosi tanto odiata da taluni ma anche tanto amata da altri! Ma il mio cuore si rallegra nel constatare come stiano crescendo sempre di più coloro che la difendono strenuamente dagli attacchi di questi insensati. L’apostolo Paolo già ai suoi tempi rivolse ai santi queste domande : ‘Che diremo dunque? V’è forse ingiustizia in Dio?’ (Romani 9:14a) ma la risposta la diede egli stesso dicendo loro : ‘Così non sia.’ (Romani 9:14b). Anche noi fratelli dunque faremo bene a fare le stesse domande a quanti affermano ancora oggi che Dio sia ingiusto nell’agire in questa maniera; e daremo loro la stessa risposta che diede Paolo : COSI NON SIA! Difatti se pensate solo un momento il perchè Paolo fece quelle domande, capireste che anche a quei tempi c’era il pericolo che nelle menti di taluni potesse sorgere l’idea che Dio fosse ingiusto. Altrimenti Paolo perchè le avrebbe fatte? Se non c’era questo pericolo che motivo c’era di farle? Ma proprio in virtù di ciò egli le fece e tolse via ogni dubbio con quella risposta, che era solito dare, per annullare i vani ragionamenti contrari alla sana dottrina. Continuate fratelli a parlare cosi come la Bibbia parla e a distruggere ogni vano ragionamento che si eleva al di sopra della Parola di Dio! Tutte le cose che avete imparate e ricevute dall’apostolo Paolo, fatele; e l’Iddio della pace sarà con voi. Nessuno vi seduca. State sani.

 

Salvatore Larizza

** LETTERA ALL’ APOSTOLO PAOLO ** (L’Apostolo Paolo vs. i pastori contemporanei)

Molti pastori professanti di oggi, affermano di considerare gli insegnamenti dell’apostolo Paolo molto seriamente, ma si rifiutano di proteggere il gregge, non chiamando l’eresia ed il peccato con il proprio nome. Spesso questi cosiddetti pastori, quando un membro della loro congregazione osa identificare i falsi maestri, non esitano ad ammonirlo e più delle volte ad estrometterlo dalla fratellanza.

Ecco una lettera immaginaria che questi cosiddetti pastori avrebbero scritto all”apostolo Paolo se fosse stato nostro contemporaneo:

A Paolo l’Apostolo

c/o Aquila il Tendaiolo

Corinto- Grecia

Caro Paolo,

Recentemente abbiamo ricevuto una copia della tua lettera ai Galati. Il Comitato ha incaricato me per informarti circa alcune cose che ci riguardano molto profondamente.

Primo: noi troviamo che il tuo linguaggio in qualche modo è intemperante. Nella tua lettera, dopo un breve saluto ai Galati, tu immediatamente attacchi i tuoi oppositori sostenendo che essi “vogliono pervertire il Vangelo di Cristo”.

Tu dici che tali uomini dovrebbero essere considerati come “maledetti”; e, in un altro posto, tu li definisci perfino “falsi fratelli”. Non sarebbe più caritatevole dar loro il beneficio del dubbio- almeno fino a quando l’Assemblea Generale abbia investigato e giudicato il caso? Per rendere la situazione ancora più critica, tu più avanti dici: “Io desidererei che coloro che vi turbano si facessero mutilare!” Si addice ad un ministro Cristiano fare una simile dichiarazione? Questa tua affermazione sembra essere piuttosto aspra e poco amorevole.

Paolo, noi in verità sentiamo il bisogno di essere molto cauti circa il tono delle tue epistole. Tu ti presenti al popolo in modo abrasivo. In alcune lettere tu hai perfino menzionato nomi; e questo ha fatto, senza dubbio, irritato gli amici di Imeneo, di Alessandro, e di altri. In altre tue epistole fai i nomi di Dema, Figello, Ermogene, gettando disredito sul loro ministerio.Dopotutto, molte persone sono state introdotte alla fede Cristiana tramite il ministero di questi uomini. E benchè alcuni di questi missionari abbiano manifestato mancanze riprovevoli, ciononostante, quando parli di questi uomini in modo denigratorio tu non fai altro che suscitare cattivi risentimenti. Noi del Comitato crediamo che non è corretto che un ministro nella sua predicazione faccia i nomi di altri fratelli che lui ritiene non camminano secondo verità. Questa valutazione deve essere lasciata al giudizio dell’ Assemblea Generale e non al singolo ministro.

In altre parole,Paolo, io credo che tu dovresti sforzarti ad avere nel tuo ministerio un atteggiamento più moderato. Non dovresti cercare di guadagnare coloro che sono nell’errore tramite il mostrare loro uno spirito più dolce? Ma così tu hai probabilmente allontanato i Giudaizzanti a tal punto che essi non ti vorranno più ascoltare.Tramite il tuo parlare sconsiderato, tu hai fatto diminuire le tue opportunità per una tua futura influenza in mezzo alle chiese nel loro insieme. Se invece tu avessi operato in modo più cauto, tu avresti potuto chiedere di servire in una apposita commissione del Comitato stabilita per studiare il caso. Tu con il tuo discernimento avresti potuto contribuire ad aiutare a stilare un documento sulla posizione teologica dei Giudaizzanti, senza trascinare persone nella disputa.

Inoltre, Paolo, noi dobbiamo mantenere l’unità tra quelli che professano il credo in Cristo. Tieni presente che i Giudaizzanti sono almeno dalla nostra parte nell’affrontare il paganesimo e l’umanesimo che ci circonda e che prevale nella cultura del contemporaneo Impero Romano. I Giudaizzanti sono i nostri  alleati nella lotta contro l’aborto, l’omosessualità, la tirannia del governo, ecc… Noi non possiamo permettere che differenze su questi piccoli particolari dottrinali oscurino questo fatto importante.Io devo anche menzionare che sono sorti seri dubbi circa il contenuto della tua lettera,come pure circa il tuo stile. E’ una cosa saggia affliggere i giovani Cristiani, come sono i Galati, con simili pesanti soggetti teologici? E perchè alcuni di loro non hanno compreso i tuoi soggetti teologici, tu li hai perfino apostrafati da” insensati” . Il comitato mette in dubbio l’opportunità della struttura dottrinale della tua lettera. Per esempio, in un paio di posti tu menzioni la dottrina dell’elezione. Tu ti addentri pure in una lunga discussione sulla Legge. Forse tu avresti potuto provare il tuo caso in qualche altro modo, senza menzionare questi punti complessi e controversi del Cristianesimo. La tua lettera è così dottrinale che essa probabilmente servirà a polarizzare ancora di più le differenti fazioni che ci sono nelle chiese. Ripeto noi abbiamo bisogno di fare enfasi sull’unità, anzichè diffondere soggetti  che eccentueranno le divisioni tra di noi.

In un posto, tu scrivi: ” Ecco io, Paolo, vi dico che se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla”. Paolo, tu hai la tendenza a descrivere le cose in termini strettamente in bianco e nero, come se non ci fossero delle zone grigie. Tu hai bisogno di temperare le tue espressioni, altrimenti tu diventi troppo eslusivo. Se fai così, le tue espressioni allontaneranno le persone, e coloro che vengono a visitarci li fai sentire imbarazzati. Tramite il prendere una linea dura, e inflessibile, la crescita della chiesa non viene favorita.

Nella tua lettera descrivi come sei andato contro all’Apostolo Pietro dicendo che egli era da “condannare”. Paolo ma ti rendi conto che scrivere simili cose non edifica i credenti? E’ questo l’esempio che metti davanti ai credenti? E’ questo il tuo modo di edificare la chiesa? I credenti, in particolare i neofiti, hanno bisogno di vedere tra i ministri unione e non dispute; concordia, amore, comprensione, e non questi giudizi accusatori verso i ministri.

Ricordati, Paolo, che non esiste una chiesa perfetta. Nella chiesa noi dobbiamo tollerare molte imperfezioni, visto che non possiamo avere tutte le cose in una sola volta. Se tu pensassi indietro alla  tua esperienza, ti ricorderai come nel tuo tempo d’ignoranza perseguitavi la chiesa. Tramite il riflettere sul tuo stesso passato, tu potresti imparare ad avere una più comprensiva attitudine verso i Giudaizzanti. Sii paziente, e dai ad alcuni il tempo di stare attorno a noi affinchè abbiano una migliore comprensione. Nel frattempo, rallegrati del fatto che condividiamo la stessa professione di fede, in Cristo, visto che noi tutti siamo stati battezzati in Cristo e siamo rivestiti di Cristo.

Il Comitato è in attesa di vedere una tua correzione in merito, seguito da un tuo più morbido approccio in questioni dottrinali e verso coloro che non vedono il Vangelo dal tuo punto di vista. In mancanza di un tuo mutamento in questa materia, il Comitato si riserba il diritto a prendere opportune iniziative svolte a limitare la tua influenza nelle varie chiese.Ti prego quindi di prendere in seria considerazione quanto ti ho fatto presente in questa lettera.

Cordiali saluti

Il coordinatore del- Comitato per le Missioni

” Ti scongiuro, davanti a Dio e a Cristo Gesù che deve giudicare i vivi e i morti, per la Sua apparizione e il Suo regno; predica la parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi,sgrida, esorta con grande pazienza e sempre istruendo”. (2 Timoteo 4:1-2)  

“Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo”. (1 Corinzi 11:1)

 

In Cristo 

 

 Charles Phinney

Tratto dalla bacheca di facebook della sorella Maria Rapisarda.

E’ piaciuto a Dio

MINOLTA DIGITAL CAMERANel libro degli Atti leggiamo: “E Agrippa disse a Paolo: Per poco non mi persuadi a diventar cristiano. E Paolo: Piacesse a Dio che per poco o per molto, non solamente tu, ma anche tutti quelli che oggi m’ascoltano, diventaste tali, quale sono io, all’infuori di questi legami” (Atti 26:28-29).
Cosa apprendiamo da questa risposta dell’apostolo Paolo? Che diventare Cristiani dipende da Dio, ossia un peccatore può diventare un discepolo di Cristo solo se piace a Dio. E difatti cosa disse Gesù un giorno? “Per questo v’ho detto che niuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre” (Giovanni 6:65), ed anche: “Niuno può venire a me se non che il Padre, il quale mi ha mandato, lo attiri” (Giovanni 6:44). Prendiamo per esempio lo stesso Paolo. Com’è che un giorno diventò un Cristiano, lui che era un bestemmiatore, un oltraggiatore e un persecutore della Chiesa? Perchè piacque a Dio farlo diventare tale, infatti Paolo dice ai santi della Galazia: “Ma quando Iddio, che m’aveva appartato fin dal seno di mia madre e m’ha chiamato mediante la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il suo Figliuolo perch’io lo annunziassi fra i Gentili, io non mi consigliai con carne e sangue, e non salii a Gerusalemme da quelli che erano stati apostoli prima di me, ma subito me ne andai in Arabia; quindi tornai di nuovo a Damasco” (Galati 1:15-17). Dunque Paolo diventò un discepolo di Gesù Cristo perchè a Dio Padre piacque di rivelargli il Suo Figliuolo.
E’ piaciuto dunque a Dio, fratelli, che noi diventassimo Cristiani. Il fatto che noi siamo diventati Cristiani, non è dipeso dalla nostra volontà, ma dalla volontà di Dio. SiamoGli grati quindi, e camminiamo in maniera degna di Cristo, per onorare Colui che ci ha dato di ravvederci e di credere per diventare discepoli di Colui che è morto per i nostri peccati e risorto a cagione della nostra giustificazione.

 

A Dio sia la gloria in Cristo ora e in eterno. Amen

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2013/11/18/e-piaciuto-a-dio/

Ti si inacerbisce lo spirito nel vederli?

idoli-chiesa-cattolicaLuca dice: “Or mentre Paolo li aspettava in Atene, lo spirito gli s’inacerbiva dentro a veder la città piena d’idoli” (Atti 17:16). E questo perchè Paolo era un uomo santo che temeva Dio e quindi aborriva gli idoli e l’idolatria, e difatti lui riprovava pubblicamente gli idoli ed esortava gli idolatri a ravvedersi e convertirsi, ben sapendo di attirarsi per questo la persecuzione degli idolatri. Ma lui non faceva alcun conto della vita, quasi gli fosse cara, pur di piacere ed ubbidire a Dio.

 

A distanza di tanti secoli, qui in Italia stiamo assistendo a questo: che le città e i paesi sono pieni di idoli, ma sono pochi i Cristiani a cui gli si inacerbisce lo spirito nel vederli. Addirittura ci sono pastori che non ci fanno neppure caso e li chiamano ‘opere d’arte’ e quindi non esortano gli idolatri a ravvedersi e convertirsi dagli idoli e una volta convertiti a distruggerli immediatamente. Le statue e le immagini della Chiesa Cattolica Romana infatti è come se non esistessero in questa nazione per costoro. Non li sentite mai riprovare questi idoli, chiamandoli per nome, e non gli sentite mai dire che coloro che servono e adorano questi idoli vanno all’inferno. In altre parole, a sentire parlare costoro è come se la Chiesa Cattolica Romana non esistesse, e non costituisse un potente strumento nelle mani del diavolo per menare in perdizione le anime anche tramite le sue cosiddette statue e immagini sacre. E perchè avviene questo? Perchè questi pastori sono dei paurosi, temono gli uomini anziché Dio, non amano la verità e quindi non sono disposti a difenderla e ad essere perseguitati per essa.

E’ ora dunque di riprovare oltre che gli idoli della Chiesa Cattolica Romana e l’idolatria che essa fomenta, anche il colpevole silenzio di tutti questi cosiddetti pastori, che per non dispiacere ai Cattolici Romani e non attirarsi le loro male parole e la loro persecuzione stanno zitti.

Fratello, leva la tua voce forte e chiara contro gli idoli e l’idolatria della Chiesa Cattolica Romana, non startene in silenzio, altrimenti sarai da Dio tenuto per colpevole. Avverti anche tu i Cattolici Romani (e non solo loro ma anche tutti gli altri idolatri che appartengono alle altre religioni idolatre) che se non si convertiranno dagli idoli a Dio se ne andranno nel fuoco eterno. Scongiurali a ravvedersi dalle loro opere morte e a credere nel Signore Gesù Cristo, facendo opere degne di ravvedimento.

Parla, e non tacere.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2013/10/13/ti-si-inacerbisce-lo-spirito-nel-vederli/

“Coi Giudei mi sono fatto Giudeo”

L’odierna generazione di credenti ribelli, con a capo i loro pastori, – con il pretesto di evangelizzare, cioè di portare il Vangelo al mondo – ha introdotto nella Chiesa le scene teatrali, i mimi, pupazzi, clowns, svariati tipi di musica mondana e diabolica, danze moderne, e tante altre mondane concupiscenze, che fino a qualche decennio fa anche qui in Italia erano considerate cose sconvenienti per i santi. E prendono alcune parole scritte dall’apostolo Paolo a supporto di quello che fanno, o meglio di queste cosiddette moderne tecniche di evangelizzazione (già perché in primis queste cose servono ad evangelizzare!). Le parole sono queste: “Poiché, pur essendo libero da tutti, mi son fatto servo a tutti, per guadagnarne il maggior numero; e coi Giudei, mi son fatto Giudeo, per guadagnare i Giudei; con quelli che son sotto la legge, mi son fatto come uno sotto la legge (benché io stesso non sia sottoposto alla legge), per guadagnare quelli che son sotto la legge; con quelli che son senza legge, mi son fatto come se fossi senza legge (benché io non sia senza legge riguardo a Dio, ma sotto la legge di Cristo), per guadagnare quelli che son senza legge. Coi deboli mi son fatto debole, per guadagnare i deboli; mi faccio ogni cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni. E tutto fo a motivo dell’Evangelo, affin d’esserne partecipe anch’io” (1 Corinzi 9:19-23).

Ora, a questo punto è doveroso vedere quale era il metodo usato da Paolo per evangelizzare il mondo, cioè sia i Giudei che i Gentili, perché dato che le sue parole vengono usate per giustificare i suddetti modi di evangelizzazione, dobbiamo vedere se Paolo usava dei particolari metodi di evangelizzazione a secondo che evangelizzava i Giudei o i Gentili.

Alcuni esempi di evangelizzazione diretta ai Giudei.
Ad Iconio: “Or avvenne che in Iconio pure, Paolo e Barnaba entrarono nella sinagoga dei Giudei e parlarono in maniera, che una gran moltitudine di Giudei e di Greci credette” (Atti 14:1) – la città precedente era stata Antiochia di Pisidia.
A Tessalonica: “Ed essendo passati per Amfipoli e per Apollonia, vennero a Tessalonica, dov’era una sinagoga de’ Giudei; e Paolo, secondo la sua usanza, entrò da loro, e per tre sabati tenne loro ragionamenti tratti dalle Scritture, spiegando e dimostrando ch’era stato necessario che il Cristo soffrisse e risuscitasse dai morti; e il Cristo, egli diceva, è quel Gesù che io v’annunzio” (Atti 17:1-3).
A Corinto: “E ogni sabato discorreva nella sinagoga, e persuadeva Giudei e Greci” (Atti 18:4)
A Efeso: “Poi entrò nella sinagoga, e quivi seguitò a parlare francamente per lo spazio di tre mesi, discorrendo con parole persuasive delle cose relative al regno di Dio” (Atti 19:8)

Un esempio di evangelizzazione diretta ai Gentili.
Ad Atene: “Egli dunque ragionava nella sinagoga coi Giudei e con le persone pie; e sulla piazza, ogni giorno, con quelli che vi si trovavano. E anche certi filosofi epicurei e stoici conferivan con lui. E alcuni dicevano: Che vuol dire questo cianciatore? E altri: Egli pare essere un predicatore di divinità straniere; perché annunziava Gesù e la risurrezione. E presolo con sé, lo condussero su nell’Areopàgo, dicendo: Potremmo noi sapere qual sia questa nuova dottrina che tu proponi? Poiché tu ci rechi agli orecchi delle cose strane. Noi vorremmo dunque sapere che cosa voglian dire queste cose. Or tutti gli Ateniesi e i forestieri che dimoravan quivi, non passavano il tempo in altro modo, che a dire o ad ascoltare quel che c’era di più nuovo. E Paolo, stando in piè in mezzo all’Areopàgo, disse: Ateniesi, io veggo che siete in ogni cosa quasi troppo religiosi. Poiché, passando, e considerando gli oggetti del vostro culto, ho trovato anche un altare sul quale era scritto: Al dio sconosciuto. Ciò dunque che voi adorate senza conoscerlo, io ve l’annunzio. L’Iddio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi fatti d’opera di mano; e non è servito da mani d’uomini; come se avesse bisogno di alcuna cosa; Egli, che dà a tutti la vita, il fiato ed ogni cosa. Egli ha tratto da un solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche loro assegnate, e i confini della loro abitazione, affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo, come a tastoni, benché Egli non sia lungi da ciascun di noi. Difatti, in lui viviamo, ci moviamo, e siamo, come anche alcuni de’ vostri poeti han detto: ‘Poiché siamo anche sua progenie’. Essendo dunque progenie di Dio, non dobbiam credere che la Divinità sia simile ad oro, ad argento, o a pietra scolpiti dall’arte e dall’immaginazione umana. Iddio dunque, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, fa ora annunziare agli uomini che tutti, per ogni dove, abbiano a ravvedersi, perché ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia, per mezzo dell’uomo ch’Egli ha stabilito; del che ha fatto fede a tutti, avendolo risuscitato dai morti. Quando udiron mentovar la risurrezione de’ morti, alcuni se ne facevano beffe; ed altri dicevano: Su questo noi ti sentiremo un’altra volta. Così Paolo uscì dal mezzo di loro. Ma alcuni si unirono a lui e credettero; fra i quali anche Dionisio l’Areopagita, una donna chiamata Damaris, e altri con loro” (Atti 17:17-34).

Ora, io non vedo nessuna differenza nel modo di evangelizzare usato da Paolo. Voi la vedete? Non credo.

Dunque, l’apostolo Paolo usava solo un metodo di evangelizzazione sia verso i Giudei che verso i Gentili, che era quello della predicazione della croce fatta con ogni franchezza, come si conviene, ed infatti era per questo che esortava i santi a pregare per lui “acciocché mi sia dato di parlare apertamente per far conoscere con franchezza il mistero dell’Evangelo, per il quale io sono ambasciatore in catena; affinché io l’annunzî francamente, come convien ch’io ne parli” (Efesini 6:19-20). E questo perché il Vangelo non va predicato con sapienza di parola, o mediante la sapienza di questo mondo, affinché la croce di Cristo non sia resa vana.
Paolo dunque non cambiava il suo metodo di evangelizzare a secondo che evangelizzava i Giudei o i Gentili. Ed oltre a ciò non usava altri mezzi, all’infuori della predicazione della croce. Eppure anche a quel tempo esisteva il teatro, e la musica mondana, e le buffonerie! Perché allora Paolo, come anche gli altri apostoli, non adottarono altri metodi di evangelizzazione? Perché essi credevano fermamente che l’Evangelo è potenza di Dio per ognuno che crede, e che coloro che Dio ha ordinato a vita eterna crederanno appunto tramite la predicazione del Vangelo! E quindi si limitavano ad annunciare agli uomini il Vangelo secondo l’esempio che aveva loro lasciato Gesù Cristo, pienamente persuasi e fiduciosi che Dio avrebbe concesso il ravvedimento e la fede a coloro che Egli aveva eletti fin dalla fondazione del mondo. Ricordatevi poi che la predicazione di Paolo era spesso accompagnata da segni e prodigi fatti nel nome di Gesù, che erano la testimonianza che Dio aggiungeva a quella degli apostoli per confermare la sua Parola. E questi segni e prodigi servivano anche per attirare le anime.

Purtroppo però oggi in molte Chiese manca proprio questa fiducia, come anche la franchezza e la potenza di Dio, e allora tanti ricorrono a moderne tecniche di evangelizzazione, che sono ormai dei veri e propri spettacoli mondani, che non hanno nulla di diverso da quelli organizzati dai pagani, tranne che cambia il tema. E quindi assistiamo alla profanazione del messaggio del Vangelo, perché si unisce il sacro al profano, invece di tenere le due cose ben separate. Il messaggio della croce viene presentato sotto forma di scene teatrali e mimi, con clowns e pupazzi, e quindi non con franchezza ma in maniera che la rappresentazione deve essere interpretata, e non solo, ma in questa maniera la si riduce ad una sorta di favola o storiella, perché il messaggio viene spogliato della sua gravità e della sua potenza. E poi che dire dei vari tipi di musica moderna, come rap, hip hop, rock, house, techno, e così via, che vengono usati per portare il Vangelo ai giovani? Anche qui assistiamo ad una unione tra sacro e profano, che non deve esistere. E poi queste musiche inducono a ballare, a divertirsi, a muoversi sensualmente, anziché a riflettere sulla parola della croce. Senza poi parlare della maniera indecente in cui si vestono quelli che suonano questo tipo di musica, che in nulla si distingue dal modo di vestire di quelli del mondo. Molti cantanti si presentano con dei capelli così lunghi che a prima vista sembrano donne, hanno l’orecchino e sono vestiti in modo indecente; se poi vedete le cantanti rock definite ‘cristiane’, esse non mostrano affatto di procacciare la santificazione perchè mostrano di essersi conformate in modo perfetto alla moda perversa di questo secolo malvagio. Sono vestite indecentemente, si muovono, si contorcono, aprono larga la bocca, gridano e schiamazzano, esattamente come i cantanti rock del mondo. Non v’è nessuna differenza tra loro, tranne che ogni tanto parlano di Gesù, citano qualche parola di Gesù e alcune distribuiscono pure dei vangeli. E tutto questo, loro dicono, serve ad attirare i giovani del mondo al Signore! Queste persone si devono convertire prima loro dalle loro vie tortuose al Signore prima di poter dire che vogliono convertire i giovani del mondo.

E’ evidente dunque che costoro che usano in questa maniera le parole di Paolo ‘coi Giudei mi sono fatto Giudeo’, le hanno interpretate male, perché esse non vogliono dire che con quelli del mondo ho adottato metodi di evangelizzazione diversi da quello della semplice predicazione della croce, come neppure che ho cominciato a comportarmi da persona mondana, a vestirmi da persona mondana, a muovermi da persona mondana, ad atteggiarmi da persona mondana, per avvicinarli ed annunciargli il Vangelo. Se infatti Paolo avesse agito così, non avrebbe potuto dire ai Corinzi: “Noi non diamo motivo di scandalo in cosa alcuna, onde il ministerio non sia vituperato; ma in ogni cosa ci raccomandiamo come ministri di Dio per una grande costanza, per afflizioni, necessità, angustie, battiture, prigionie, sommosse, fatiche, veglie, digiuni; per purità, conoscenza, longanimità, benignità, per lo Spirito Santo, per carità non finta; per la parola di verità, per la potenza di Dio; per le armi di giustizia a destra e a sinistra…” (2 Corinzi 6:3-7), ed ai Filippesi: “Siate miei imitatori, fratelli, e riguardate a coloro che camminano secondo l’esempio che avete in noi” (Filippesi 3:17).

Ma allora cosa ha inteso dire Paolo con le parole ‘coi Giudei mi sono fatto Giudeo’? Ha inteso dire che lui quando era con i Giudei si studiava di non essere loro d’intoppo andando contro la legge di Mosè. Vi faccio un esempio pratico trascritto nel libro degli Atti, dove leggiamo quanto segue: “E venne anche a Derba e a Listra; ed ecco, quivi era un certo discepolo, di nome Timoteo, figliuolo di una donna giudea credente, ma di padre greco. Di lui rendevano buona testimonianza i fratelli che erano in Listra ed in Iconio. Paolo volle ch’egli partisse con lui; e presolo, lo circoncise a cagione de’ Giudei che erano in quei luoghi; perché tutti sapevano che il padre di lui era greco” (Atti 16:1-3). Come potete vedere, quantunque Paolo non predicasse la circoncisione, in quella occasione volle circoncidere un giovane Ebreo credente, e questo a motivo dei Giudei di quel posto, che sapevano che il padre di questo ragazzo era greco, e quindi per non essere d’intoppo ai Giudei, cioè per non creare nessun ostacolo all’evangelizzazione dei Giudei. Ma Paolo non commise peccato circoncidendo Timoteo, perché lo fece solo per non essere d’intoppo ai Giudei.

Si potrebbe pure dire che Paolo quando si trovava ad evangelizzare i Giudei si studiava di non violare il sabato, di non mangiare cibi impuri secondo la legge, e così via. E questo sempre per non essere d’intoppo ai Giudei. Ma agire in questa maniera non costituisce peccato agli occhi di Dio, perché non c’è nessuna violazione della legge in questo comportamento. Anch’io coi Giudei mi farei Giudeo, per guadagnarli a Cristo, e quindi in giorno di sabato mi studierei di non violare il sabato, di non mangiare cibi da loro considerati impuri, e così via. E tutto questo a motivo del Vangelo, ma così agendo non commetterei nessun peccato.

Commetterei peccato invece se per evangelizzare cominciassi a pitturarmi la faccia di bianco o di nero, se interpretassi la parte del diavolo o di Gesù in una scena teatrale, se mi vestissi in maniera sconveniente, se mi mettessi a usare musica diabolica, se mi mettessi a compiere delle buffonerie, perché questi comportamenti sono una violazione dei comandamenti di Dio.

Dunque, fratelli, stabilito che le parole di Paolo non hanno nulla a che fare con metodi di evangelizzazione, non vi lasciate sedurre da coloro che le usano per giustificare e promuovere svariate cose storte in mezzo alla Chiesa.

L’Evangelo va predicato con franchezza, con pienezza di convinzione e con lo Spirito Santo. Per cui non va rappresentato, perché in questo caso non solo la rappresentazione teatrale esige la finzione, che la Bibbia condanna, ma anche una interpretazione, che non ci deve essere appunto perché questo significherebbe che il messaggio non è franco, non è diretto, non è facilmente comprensibile.

L’Evangelo non va portato usando concupiscenze carnali, perché questo significa usare l’astuzia verso le persone, in quanto si usano metodi umani come esche, appunto per adescare le persone. E noi siamo chiamati a pescare gli uomini, non ad adescarli facendogli vedere danzatrici del ventre, o danzatrici sensuali, o facendogli sentire musica rock o rap, o facendogli vedere qualche rappresentazione teatrale o qualche altra buffoneria.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://lanuovavia.org/giacintobutindaro/2010/06/28/coi-giudei-mi-sono-fatto-giudeo/