La Chiesa Cattolica Romana maledice ancora i santi dell’Altissimo

francesco-arrabbiatoI seguenti anatemi (il termine anatema deriva dal greco anathema che significa ‘maledetto’) lanciati dalla Chiesa Cattolica Romana – e che sono tuttora in vigore – contro i santi dell’Altissimo sono la prova inequivocabile che la Chiesa Cattolica Romana è nemica della verità che è in Cristo Gesù che noi abbiamo conosciuto.
Nessuno dunque vi seduca con vani ragionamenti dicendovi che la Chiesa Cattolica Romana è cambiata, e che quindi il suo atteggiamento verso di noi è cambiato, perché ciò è falso. Il suo odio verso la verità è lo stesso di quello che aveva ai giorni di Martin Lutero nel sedicesimo secolo quando scoppiò la riforma protestante!

CONTRO COLORO CHE NON ACCETTANO I LIBRI APOCRIFI (AGGIUNTI DAL CONCILIO DI TRENTO AL CANONE BIBLICO) COME SACRI E CANONICI
‘Se qualcuno, poi, non accetterà come sacri e canonici questi libri, interi con tutte le loro parti, come si é soliti leggerli nella chiesa cattolica e come si trovano nell’edizione antica della volgata latina e disprezzerà consapevolmente le predette tradi¬zioni, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. IV, primo decreto).

CONTRO CHI NON RICONOSCE CHE IL PAPA È PER DIRITTO DIVINO IL SUCCESSORE DI PIETRO SOPRA TUTTA LA CHIESA E QUINDI IL CAPO DELLA CHIESA
‘Se, quindi, qualcuno dirà che non è per istituzione dello stesso Cristo signore, cioè per diritto divino, che il beato Pietro ha sempre dei successori nel primato su tutta la chiesa; o che il Romano pontefice non è successore del beato Pietro in questo primato: sia anatema’ (Concilio Vaticano I, Sess. IV, cap. II).
‘Perciò se qualcuno dirà che il beato apostolo Pietro non è stato costituito da Cristo signore, principe di tutti gli apostoli e capo visibile di tutta la chiesa militante; ovvero che egli direttamente ed immediatamente abbia ricevuto dal signore nostro Gesù Cristo solo un primato d’onore e non di vera e propria giurisdizione: sia anatema’ (Concilio Vaticano I, Sessione IV, cap. I)

CONTRO CHI RIGETTA IL DOGMA DELL’INFALLIBILITÀ PAPALE (EMANATO DAL CONCILIO VATICANO I NEL 1870)
‘Noi, quindi, aderendo fedelmente ad una tradizione accolta fin dall’inizio della fede cristiana, a gloria di Dio, nostro salvatore, per l’esaltazione della religione cattolica e la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del santo concilio, insegniamo e definiamo essere dogma divinamente rivelato che il Romano pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando, adempiendo il suo ufficio di pastore e maestro di tutti i cristiani, in virtù della sua suprema autorità apostolica definisce che una dottrina riguardante la fede o i costumi dev’essere ritenuta da tutta la chiesa, per quell’assistenza divina che gli è stata promessa nel beato Pietro, gode di quella infallibilità, di cui il divino Redentore ha voluto dotata la sua chiesa, allorché definisce la dottrina riguardante la fede o i costumi. Quindi queste definizioni sono irreformabili per virtù propria, e non per il consenso della chiesa. Se poi qualcuno – Dio non voglia! – osasse contraddire questa nostra definizione: sia anatema.’ (Concilio Vaticano I, Sess. IV, cap. IV.).

CONTRO CHI AFFERMA CHE LA GIUSTIFICAZIONE SI OTTIENE SOLTANTO MEDIANTE LA FEDE IN GESÙ
‘Se qualcuno afferma che i sacramenti della nuova legge non sono necessari alla salvezza, ma superflui, e che senza di essi, o senza il desiderio di essi, gli uomini con la sola fede ottengono da Dio la grazia della giustificazione, anche se non sono tutti necessari a ciascuno; sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VII, can. 4. )
‘Se qualcuno afferma che l’empio è giustificato dalla sola fede, così da intendere che non si richieda nient’altro con cui cooperare al conseguimento della grazia della giustificazione e che in nessun modo è necessario che egli si prepari e si disponga con un atto della sua volontà; sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VI, can. 9.).
‘Chi afferma che per conseguire la remissione dei peccati è necessario che ogni uomo creda con certezza e senza alcuna esitazione della propria infermità e indisposizione, che i peccati gli sono rimessi: sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VI, can. 13)

CONTRO CHI NEGA L’ESISTENZA DEL PURGATORIO
‘Se qualcuno afferma che, dopo avere ricevuto la grazia della giustificazione, a qualsiasi peccatore pentito viene rimessa la colpa e cancellato il debito della pena eterna in modo tale che non gli rimanga alcun debito di pena temporale da scontare sia in questo mondo sia nel futuro in purgatorio, prima che possa essergli aperto l’ingresso al regno dei cieli; sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VI, can. 30)

CONTRO CHI NEGA CHE I SETTE SACRAMENTI CATTOLICI SONO STATI ISTITUITI DA CRISTO
‘Se qualcuno afferma che i sacramenti della nuova legge non sono stati istituiti tutti da Gesù Cristo, nostro signore, o che sono più o meno di sette, e cioè: il battesimo, la confermazione, l’eucarestia, la penitenza, l’estrema unzione, l’ordine e il matrimonio, o anche che qualcuno di questi sette non è veramente e propriamente un sacramento; sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VII, can. 1.)
‘Se qualcuno afferma che i sacramenti della nuova legge non contengono la grazia che significano, o che non conferiscono la stessa grazia a quelli che non frappongono ostacolo, quasi che essi siano solo segni esteriori della grazia o della giustizia già ricevuta mediante la fede, o note distintive della fede cristiana, per cui si distinguono nel mondo i fedeli dagli infedeli; sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VII, can. 6)

CONTRO CHI RIGETTA IL BATTESIMO DEI BAMBINI E LA DOTTRINA DELLA RIGENERAZIONE BATTESIMALE
‘Se qualcuno afferma che nella chiesa romana (che è madre e maestra di tutte le chiese) non vi è la vera dottrina del battesimo: sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VII, can. 3).
‘Chi nega che per la grazia del signore nostro Gesù Cristo, conferita nel battesimo, sia rimesso il peccato originale (…) sia anate¬ma’ (Concilio di Trento, Sess. V,5)
‘Chi nega che i fanciulli, appena nati debbano essere bat¬tezzati (….) sia anatema’ (Concilio di Trento. Sess. V,4 )
‘Se qualcuno afferma che i bambini, poiché non hanno la capacità di credere, ricevuto il battesimo non devono essere considerati cristiani e quindi divenuti adulti, devono essere ribattezzati; o che è meglio omettere il loro battesimo, piuttosto che battezzarli nella fede della chiesa, senza un loro atto di fede; sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VII, can. 13)

CONTRO CHI RIGETTA LA CRESIMA
‘Se qualcuno afferma che la confermazione dei battezzati è una vana cerimonia, e non, invece, un vero e proprio sacramento (….) sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. VII, can. 1)

CONTRO CHI RIGETTA L’EUCARESTIA (MESSA) COME RIPETIZIONE DEL SACRIFICIO DI CRISTO E LA DOTTRINA DELLA TRANSUSTANZIAZIONE E L’ADORAZIONE DELL’OSTIA E ALTRE FALSITÀ
‘Se qualcuno negherà che nel santissimo sacramento dell’eucarestia è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il corpo e il sangue di nostro signore Gesù Cristo, con l’anima e la divinità, e, quindi, tutto il Cristo, ma dirà che esso vi è solo come in un simbolo o una figura, o solo con la sua potenza, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XIII, can. 1 ).
‘Se qualcuno dirà che tutti e singoli i fedeli cristiani devono ricevere l’una e l’altra specie del santissimo sacramento dell’eucarestia per divino precetto (….) sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXI, can. 1).
‘Se qualcuno dirà che nella messa non si offre a Dio un vero e proprio sacrificio, o che essere offerto non significa altro se non che Cristo ci viene dato a mangiare, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXII, can. 1)
‘Se qualcuno dirà che col sacrificio della messa si bestemmia contro il sacrificio di Cristo consumato sulla croce; o che con esso si deroga all’onore di esso, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXII, can. 4 ).
‘Chi dirà che celebrare messe in onore dei santi e per ottenere la loro intercessione presso Dio, come la chiesa intende, è un impostura, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXII, can. 5).
‘Se qualcuno dirà che nel santo sacramento dell’eucarestia Cristo, unigenito figlio di Dio, non debba essere adorato con culto di latria, anche esterno; e, quindi, che non debba neppure essere venerato con qualche particolare festività; ed essere portato solennemente nelle processioni, secondo il lodevole ed universale rito e consuetudine della santa chiesa; o che non debba essere esposto alla pubblica venerazione del popo¬lo, perché sia adorato; e che i suoi adoratori sono degli idola¬tri, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XIII, can. 6 ).

CONTRO CHI RIGETTA LA CONFESSIONE AL PRETE E LE DOTTRINE COLLEGATE
‘Se qualcuno dirà che l’assoluzione sacramentale del sacerdote non è un atto giudiziario (…) sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XIV, can. 9).
‘Se qualcuno dirà che le soddisfazioni, con cui i penitenti per mezzo di Gesù Cristo cercano di riparare i peccati, non sono culto di Dio, ma tradizioni umane, che oscurano la dottrina della grazia e il vero culto di Dio e lo stesso beneficio della morte del Signore, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XIV, can. 14).
‘La potestà di elargire indulgenze è stata concessa alla chiesa da Cristo ed essa ha usato di questo potere, ad essa divinamente concesso, fin dai tempi più antichi. Per questo il santo sinodo insegna e comanda di mantenere nella chiesa quest’uso, utilissimo al popolo cristiano e approvato dall’autorità dei sacri concili e colpisce di anatema quelli che asseriscono che esse sono inutili o che la chiesa non ha potere di concederle’ (Concilio di Trento, Sess. XXV, cap. XXI.).
‘Se qualcuno dirà che nella chiesa cattolica la penitenza non è un vero e proprio sacramento istituito dal signore nostro Gesù Cristo, per riconciliare i fedeli con Dio, ogni volta che cadono nei peccati dopo il batte¬simo, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XIV, can. 1).

CONTRO CHI RIGETTA L’ESTREMA UNZIONE
‘Se qualcuno dirà che il rito e l’uso dell’estrema unzione, così come lo pratica la chiesa cattolica, è in contrasto con quanto afferma san Giacomo apostolo e che, quindi, deve essere cambiato e che può essere tranquillamente disprezzato dai cristiani, sia anate¬ma’ (Concilio di Trento, Sess. XIV, can. 3).

CONTRO CHI RIGETTA IL SACERDOZIO PAPISTA
‘Se qualcuno dirà che nel nuovo Testamento non vi è un sacerdozio visibile ed esteriore, o che non vi è alcun potere di consacrare e di offrire il vero corpo e sangue del Signore, di rimettere o di ritenere i peccati (….) sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXIII, can. 1),
‘Se qualcuno dirà che l’ordine, cioè la sacra ordinazione, non è un sacramento in senso vero e proprio, istituito da Cristo signore (…) sia anatema’, (Concilio di Trento, Sess. XXIII, can. 3)
‘Se qualcuno dirà che con la sacra ordinazione non viene dato lo Spirito santo, e che quindi, inutilmente il vescovo dice: Ricevi lo Spirito santo, o che con essa non si imprime il carattere o che chi sia stato una volta sacerdote possa di nuovo diventare laico, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXIII, can. 4).

CONTRO CHI NEGA IL CELIBATO FORZOSO DEI CHIERICI
‘Se qualcuno dirà che i chierici costituiti negli ordini sacri o i religiosi che hanno emesso solennemente il voto di castità, possono contrarre matrimonio, e che questo, una volta contratto, sia valido, non ostante la legge ecclesiastica o il voto, e che sostenere l’opposto non sia altro che condannare il matrimonio; e che tutti quelli che sentono di non avere il dono della castità (anche se ne hanno fatto il voto) possono contrarre matrimonio, sia anatema. Dio, infatti, non nega questo dono a chi lo prega con retta intenzione e non permette che noi siamo tenta¬ti al di sopra di quello che possiamo’ (Concilio di Trento, Sess. XXIV, can. 9).

CONTRO CHI DICE CHE LA GERARCHIA PAPALE NON È STATA ISTITUITA DA CRISTO
‘Se qualcuno dice che nella chiesa cattolica non vi è una gerarchia istituita per disposizione divina, e formata di vescovi, sacerdoti e ministri, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXIII, can. 6).

CONTRO CHI RIGETTA IL MATRIMONIO COME SACRAMENTO
‘Se qualcuno dirà che il matrimonio non è in senso vero e proprio uno dei sette sacramenti della legge evangelica, istituito da Cristo, ma che è stato inventato dagli uomini nella chiesa, e non conferisce la grazia, sia anate¬ma’ (Concilio di Trento, Sess. XXIV, can. 1 ).
‘Se qualcuno dirà che la chiesa non poteva stabilire degli impedimenti dirimenti il matrimonio, o che stabilendoli ha errato, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXIV, can. 4.).

CONTRO COLORO CHE RIGETTANO IL CULTO AI SANTI, E QUINDI L’INTERCESSIONE DEI SANTI IN CIELO
‘Quelli, i quali affermano che i santi – che godono in cielo l’eterna felicità – non devono invocarsi o che essi non pregano per gli uomini o che l’invocarli, perché preghino anche per ciascuno di noi, debba dirsi idolatria, o che ciò è in disaccordo con la parola di Dio e si oppone all’onore del solo mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù Cristo; o che è sciocco rivolgere le nostre suppliche con la voce o con la mente a quelli che regnano nel cielo, pensano empiamente’ (Concilio di Trento, Sess. XXV).

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2016/10/31/la-chiesa-cattolica-romana-maledice-ancora-i-santi-dellaltissimo/

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La situazione è veramente drammatica

capraFratelli e sorelle nel Signore, il mondo oramai è entrato nella Chiesa, è un fatto assodato questo, e continua a entrare sempre più. I giorni son proprio malvagi e i tempi veramente difficili, e più si và avanti e più ci si rende conto che la situazione peggiora sempre più. La piaga oramai sembra essere inarrestabile e irreversibile. La predicazione del ravvedimento è quasi del tutto scomparsa; la buona novella annunciata ai peccatori non è più ‘Gesù è il Cristo’ ma ‘Gesù ti ama’; le predicazioni rivolte ai santi risultano essere sempre più vuote e prive di forza, di potenza, di unzione dall’alto; la carnalità regna nei cuori di molti e quei pochi che per un po hanno lottato, astenendosi da questo e da quest’altro, si lasciano anch’essi trascinare dalla maggioranza; i falsi battesimi con lo Spirito Santo hanno preso il posto dei veri; e che dire dei teatri, balletti, mimi, danze, e concerti cosiddetti ‘cristiani’ che sono oramai divenuti la normalità; le coppie omosessuali pian piano vengono sempre più accettate con tanto di ‘benedizione’; ministeri che non procedono da Dio e dunque falsi, come ‘profeti’ che profetizzano di loro senno, dicendo : ‘l’Eterno ha detto..’ quando l’Eterno non li ha mandati, cosiddette ‘pastoresse’ che insegnano quando invece non è loro permesso di insegnare, e che dire dei moderni ‘apostoli’ e ‘dottori’ che si sono dati alle favole, trasmettendo non più la sana dottrina, il sano insegnamento, ma solo ciance. Che tristezza.. Dal canto nostro fratelli, continuiamo a combattere e non perdiamoci d’animo, poiché sappiamo per certo che, nonostante la situazione sia veramente drammatica, pure l’Eterno si è riservato un residuo fedele a Lui che non ha piegato le sue ginocchia dinanzi alla massoneria e che non ha ceduto alle lusinghe del peccato e ai piaceri del mondo. Continuiamo dunque ad essere sale e luce di questo mondo, senza stancarci e senza abbassare mai la guardia. Siate semplici come le colombe ma anche prudenti come i serpenti, ricordatevi : siete delle pecore in mezzo a dei lupi. Mai dimenticarlo.

Salvatore Larizza

Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano

dirk-willems‘Amate i vostri nemici e benedite quelli che vi maledicono’ (cfr. Luca 6:27-28)

Dirk Willems, o Willemsz (Asperen, … – 16 maggio 1569)

Anabattista olandese, fuggito dalla prigione dove si trovava in quanto eretico, Dirk Willems non esitò a rinunciare alla sua fuga per salvare il suo inseguitore, un gendarme che stava affogando mentre attraversava un fiume ghiacciato. Egli fu così catturato e martirizzato sul rogo il 16 maggio 1569.

Tratto da : https://it.wikipedia.org/wiki/Dirk_Willems


Fratelli e sorelle nel Signore, Gesù ha detto : ‘Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano.’ (Matteo 5:44) Ubbidiamogli dunque, amate e benedite coloro che vi perseguitano e maledicono; e pregate Iddio affinchè li salvi.

Salvatore Larizza

Chi scava una fossa vi cadrà, e la pietra torna addosso a chi la rotola

chi-scava-una-fossa-vi-cadra-e-la-pietra-torna-addosso-a-chi-la-rotolaNel libro di Ester è scritto : ‘Il terzo giorno, Ester si mise la veste reale, e si presentò nel cortile interno della casa del re, di faccia all’appartamento del re. Il re era assiso sul trono reale nella casa reale, di faccia alla porta della casa. E come il re ebbe veduta la regina Ester in piedi nel cortile, ella si guadagnò la sua grazia; e il re stese verso Ester lo scettro d’oro che teneva in mano; ed Ester s’appressò, e toccò la punta dello scettro. Allora il re le disse: ‘Che hai, regina Ester? che domandi? Quand’anche tu chiedessi la metà del regno, ti sarà data’. Ester rispose: ‘Se così piace al re, venga oggi il re con Haman al convito che gli ho preparato’. E il re disse: ‘Fate venir subito Haman, per fare ciò che Ester ha detto’. Così il re e Haman vennero al convito che Ester avea preparato. E il re disse ad Ester, mentre si beveva il vino: ‘Qual è la tua richiesta? Ti sarà concessa. Che desideri? Fosse anche la metà del regno, l’avrai’. Ester rispose: ‘Ecco la mia richiesta, e quel che desidero: se ho trovato grazia agli occhi del re, e se piace al re di concedermi quello che chiedo e di sodisfare il mio desiderio, venga il re con Haman al convito ch’io preparerò loro, e domani farò come il re ha detto’. E Haman uscì, quel giorno, tutto allegro e col cuor contento; ma quando vide, alla porta del re, Mardocheo che non s’alzava né si moveva per lui, fu pieno d’ira contro Mardocheo. Nondimeno Haman si contenne, se ne andò a casa, e mandò a chiamare i suoi amici e Zeresh, sua moglie. E Haman parlò loro della magnificenza delle sue ricchezze, del gran numero de’ suoi figliuoli, di tutto quello che il re aveva fatto per aggrandirlo, e del come l’aveva innalzato al disopra dei capi e dei servi del re. E aggiunse: ‘Anche la regina Ester non ha fatto venire col re altri che me al convito che ha dato; e anche per domani sono invitato da lei col re. Ma tutto questo non mi sodisfa finché vedrò quel Giudeo di Mardocheo sedere alla porta del re’. Allora Zeresh sua moglie, e tutti i suoi amici gli dissero: ‘Si prepari una forca alta cinquanta cubiti; e domattina di’ al re che vi s’appicchi Mardocheo; poi vattene allegro al convito col re’. E la cosa piacque a Haman, che fece preparare la forca. Quella notte il re, non potendo prender sonno, ordinò che gli si portasse il libro delle Memorie, le Cronache; e ne fu fatta la lettura in presenza del re. Vi si trovò scritto che Mardocheo avea denunziato Bigthan e Teresh, i due eunuchi del re di fra i guardiani della soglia, i quali avean cercato d’attentare alla vita del re Assuero. Allora il re chiese: ‘Qual onore e qual distinzione s’è dato a Mardocheo per questo?’ Quelli che servivano il re risposero: ‘Non s’è fatto nulla per lui’. E il re disse: ‘Chi è nel cortile?’ – Or Haman era venuto nel cortile esterno della casa del re, per dire al re di fare appiccare Mardocheo alla forca ch’egli avea preparata per lui. – I servi del re gli risposero: – ‘Ecco, c’è Haman nel cortile’. E il re: ‘Fatelo entrare’. Haman entrò, e il re gli disse: ‘Che bisogna fare a un uomo che il re voglia onorare?’ Haman disse in cuor suo: ‘Chi altri vorrebbe il re onorare, se non me?’ E Haman rispose al re: ‘All’uomo che il re voglia onorare? Si prenda la veste reale che il re suol portare, e il cavallo che il re suol montare, e sulla cui testa è posta una corona reale; si consegni la veste e il cavallo a uno dei principi più nobili del re; si rivesta di quella veste l’uomo che il re vuole onorare, lo si faccia percorrere a cavallo le vie della città, e si gridi davanti a lui: – Così si fa all’uomo che il re vuole onorare!’ – Allora il re disse a Haman: ‘Fa’ presto, e prendi la veste e il cavallo, come hai detto, e fa’ a quel modo a Mardocheo, a quel Giudeo che siede alla porta del re; e non tralasciar nulla di quello che hai detto’. E Haman prese la veste e il cavallo, rivestì della veste Mardocheo, lo fece percorrere a cavallo le vie della città, e gridava davanti a lui: ‘Così si fa all’uomo che il re vuole onorare!’ Poi Mardocheo tornò alla porta del re, ma Haman s’affrettò d’andare a casa sua, tutto addolorato, e col capo coperto. E Haman raccontò a Zeresh sua moglie e a tutti i suoi amici tutto quello che gli era accaduto. E i suoi savi e Zeresh sua moglie gli dissero: ‘Se Mardocheo davanti al quale tu hai cominciato a cadere è della stirpe de’ Giudei, tu non potrai nulla contro di lui e cadrai completamente davanti ad esso’. Mentr’essi parlavano ancora con lui, giunsero gli eunuchi del re, i quali s’affrettarono a condurre Haman al convito che Ester aveva preparato. Il re e Haman andarono dunque al convito con la regina Ester. E il re anche questo secondo giorno disse a Ester, mentre si beveva il vino: ‘Qual è la tua richiesta, o regina Ester? Ti sarà concessa. Che desideri? Fosse anche la metà del regno, l’avrai’. Allora la regina Ester rispose dicendo: ‘Se ho trovato grazia agli occhi tuoi, o re, e se così piace al re, la mia richiesta è che mi sia donata la vita; e il mio desiderio, che mi sia donato il mio popolo. Perché io e il mio popolo siamo stati venduti per esser distrutti, uccisi, sterminati. Ora se fossimo stati venduti per diventare schiavi e schiave, mi sarei taciuta; ma il nostro avversario non potrebbe riparare al danno fatto al re con la nostra morte’. Il re Assuero prese a dire alla regina Ester: ‘Chi è, e dov’è colui che ha tanta presunzione da far questo?’ Ester rispose: ‘L’avversario, il nemico, è quel malvagio di Haman’. Allora Haman fu preso da terrore in presenza del re e della regina. E il re tutto adirato si alzò, e dal luogo del convito andò nel giardino del palazzo; ma Haman rimase per chiedere la grazia della vita alla regina Ester, perché vedeva bene che nell’animo del re la sua rovina era decisa. Poi il re tornò dal giardino del palazzo nel luogo del convito; intanto Haman s’era gettato sul divano sul quale si trovava Ester; e il re esclamò: ‘Vuol egli anche far violenza alla regina, davanti a me, in casa mia?’ Non appena questa parola fu uscita dalla bocca del re, copersero a Haman la faccia; e Harbona, uno degli eunuchi, disse in presenza del re: ‘Ecco, è perfino rizzata, in casa d’Haman, la forca alta cinquanta cubiti che Haman ha fatto preparare per Mardocheo, il qual avea parlato per il bene del re’. E il re disse: ‘Appiccatevi lui!’ Così Haman fu appiccato alla forca ch’egli avea preparata per Mardocheo. E l’ira del re si calmò.’ (Ester cap. 5-7)

Quel malvagio di Haman voleva far appiccare Mardocheo alla forca, e l’aveva già  fatta preparare, ma alla fine fù appiccato lui a quella stessa forca. E tutto questo fratelli nel Signore non è stato affatto un ‘caso’ come molti credono, ma è stata la volontà di Dio. Non riuscite a scorgere in queste parole l’intervento di Dio che, a insaputa di tutti, ha mosso gli uomini nella direzione da Lui voluta? Su come Egli abbia fatto ricadere sul capo di quest’uomo la sua propria malvagità? Considerate attentamente ciò che è successo. Haman si era oramai messo in cuore di voler uccidere Mardocheo, aveva un suo piano ben preciso, e si stava appressando a incontrare il re per annunciargli questa sua decisione malvagia. Nel frattempo però ‘guarda caso’ il re quella notte non riuscì a prendere sonno, e volle leggere ‘guarda caso’ il libro delle memorie, e gli fù letto ‘guarda caso’ che tempo addietro in una circostanza particolare Mardocheo aveva denunziato due eunuchi che volevano attentare alla vita del re, e cosi gli venne in cuore in quel preciso momento ‘guarda caso’ di rendere onore a Mardocheo per ciò che aveva fatto, poiché nulla ‘guarda caso’ era stato fatto per lui prima d’ora. E chiese chi vi fosse nel cortile, e ‘guarda caso’ nel cortile c’era proprio Haman, che nonostante fosse andato dal re con intenzioni malvagie nei confronti di Mardocheo – per annunciargli appunto di avere preparato una forca per Mardocheo e che voleva appiccarlo ad essa – dovette umiliarsi perché per ordine del re dovette rendere onore proprio a quell’uomo che egli tanto detestava e che voleva vedere morto. Dopo avere reso onore pubblicamente a Mardocheo, tornò a casa sua tutto addolorato e col capo coperto, ma non finì qua. Dopo la sua umiliazione venne pure la sua morte. E la fine che fece quest’uomo malvagio fù ‘guarda caso’ proprio quella che egli aveva decretato per Mardocheo. E che dire di Daniele? Di quando fù gettato nella fossa dei leoni? La Scrittura ci dice che a quel tempo : ‘Parve bene a Dario di stabilire sul regno centoventi satrapi, i quali fossero per tutto il regno; e sopra questi, tre capi, uno de’ quali era Daniele, perché questi satrapi rendessero loro conto, e il re non avesse a soffrire alcun danno. Or questo Daniele si distingueva più dei capi e dei satrapi, perché c’era in lui uno spirito straordinario; e il re pensava di stabilirlo sopra tutto il regno. Allora i capi e i satrapi cercarono di trovare un’occasione d’accusar Daniele circa l’amministrazione del regno; ma non potevano trovare alcuna occasione, né alcun motivo di riprensione, perch’egli era fedele, e non c’era da trovare in lui alcunché di male o da riprendere. Quegli uomini dissero dunque: ‘Noi non troveremo occasione alcuna d’accusar questo Daniele, se non la troviamo in quel che concerne la legge del suo Dio’. Allora quei capi e quei satrapi vennero tumultuosamente presso al re, e gli dissero: ‘O re Dario, possa tu vivere in perpetuo! Tutti i capi del regno, i prefetti e i satrapi, i consiglieri e i governatori si sono concertati perché il re promulghi un decreto e pubblichi un severo divieto, per i quali, chiunque, entro lo spazio di trenta giorni, rivolgerà qualche richiesta a qualsivoglia dio o uomo tranne che a te, o re, sia gettato nella fossa de’ leoni. Ora, o re, promulga il divieto e firmane l’atto perché sia immutabile, conformemente alla legge dei Medi e de’ Persiani, che è irrevocabile’. Il re Dario quindi firmò il decreto e il divieto. E quando Daniele seppe che il decreto era firmato, entrò in casa sua; e, tenendo le finestre della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si metteva in ginocchi, pregava e rendeva grazie al suo Dio, come soleva fare per l’addietro. Allora quegli uomini accorsero tumultuosamente, e trovaron Daniele che faceva richieste e supplicazioni al suo Dio. Poi s’accostarono al re, e gli parlarono del divieto reale: ‘Non hai tu firmato un divieto, per il quale chiunque entro lo spazio di trenta giorni farà qualche richiesta a qualsivoglia dio o uomo tranne che a te, o re, dev’esser gettato nella fossa de’ leoni?’ Il re rispose e disse: ‘La cosa è stabilita, conformemente alla legge dei Medi e dei Persiani, che è irrevocabile’. Allora quelli ripresero a dire in presenza del re: ‘Daniele, che è fra quelli che sono stati menati in cattività da Giuda, non tiene in alcun conto né te, o re, né il divieto che tu hai firmato, ma prega il suo Dio tre volte al giorno’. Quand’ebbe udito questo, il re ne fu dolentissimo, e si mise in cuore di liberar Daniele; e fino al tramonto del sole fece di tutto per salvarlo. Ma quegli uomini vennero tumultuosamente al re, e gli dissero: ‘Sappi, o re, che è legge dei Medi e de’ Persiani che nessun divieto o decreto promulgato dal re possa essere mutato’. Allora il re diede l’ordine, e Daniele fu menato e gettato nella fossa de’ leoni. E il re parlò a Daniele, e gli disse: ‘L’Iddio tuo, che tu servi del continuo, sarà quegli che ti libererà’. E fu portata una pietra, che fu messa sulla bocca della fossa; e il re la sigillò col suo anello e con l’anello de’ suoi grandi, perché nulla fosse mutato riguardo a Daniele. Allora il re se ne andò al suo palazzo, e passò la notte in digiuno; non si fece venir alcuna concubina e il sonno fuggì da lui. Poi il re si levò la mattina di buon’ora, appena fu giorno, e si recò in fretta alla fossa de’ leoni. E come fu vicino alla fossa, chiamò Daniele con voce dolorosa, e il re prese a dire a Daniele: ‘Daniele, servo dell’Iddio vivente! Il tuo Dio, che tu servi del continuo, t’ha egli potuto liberare dai leoni?’ Allora Daniele disse al re: ‘O re, possa tu vivere in perpetuo! Il mio Dio ha mandato il suo angelo, e ha chiuso la bocca de’ leoni che non m’hanno fatto alcun male, perché io sono stato trovato innocente nel suo cospetto; e anche davanti a te, o re, non ho fatto alcun male’. Allora il re fu ricolmo di gioia, e ordinò che Daniele fosse tratto fuori dalla fossa; e Daniele fu tratto fuori dalla fossa, e non si trovò su di lui lesione di sorta, perché s’era confidato nel suo Dio. E per ordine del re furon menati quegli uomini che avevano accusato Daniele, e furon gettati nella fossa de’ leoni, essi, i loro figliuoli e le loro mogli; e non erano ancora giunti in fondo alla fossa, che i leoni furono loro addosso, e fiaccaron loro tutte le ossa. Allora il re Dario scrisse a tutti i popoli, a tutte le nazioni e lingue che abitavano su tutta la terra: ‘La vostra pace abbondi! Io decreto che in tutto il dominio del mio regno si tema e si tremi nel cospetto dell’Iddio di Daniele; poich’Egli è l’Iddio vivente, che sussiste in eterno; il suo regno non sarà mai distrutto, e il suo dominio durerà sino alla fine. Egli libera e salva, e opera segni e prodigi in cielo e in terra; Egli è quei che ha liberato Daniele dalle branche dei leoni’. E questo Daniele prosperò sotto il regno di Dario, e sotto il regno di Ciro, il Persiano.’ (Daniele cap. 6)

Anche in questo caso degli uomini volevano togliere di mezzo un giudeo che serviva l’Iddio vivente e vero. Anziché una forca qui troviamo una fossa di leoni, ma il risultato non cambia. La Scrittura ci dichiara infatti che in quella stessa fossa alla fine ci finirono coloro che avevano accusato Daniele, assieme alle loro mogli e ai loro figliuoli.

Si deve dire inoltre che Daniele a differenza di Mardocheo era a conoscenza del fatto che fosse stato emanato un decreto che vietasse per trenta giorni di rivolgere qualsiasi richiesta a qualsivoglia Dio o uomo all’infuori del re, ma nonostante ciò egli continuò, come era solito fare per l’addietro, a pregare Iddio tre volte al giorno rivolto verso Gerusalemme. Questo a dimostrazione del fatto che Iddio si prende cura dei Suoi sia quando questi ultimi sanno del pericolo a cui vanno incontro, pur di non disubbidire a Dio, e sia quando invece non ne sono a conoscenza.

Queste storie fratelli dimostrano come il Signore mandi ad effetto la Sua Parola, poiché è scritto che chi scava una fossa vi cadrà, e la pietra torna addosso a chi la rotola’ (Proverbi 26:27); e ancora che ‘ci sono molti disegni nel cuor dell’uomo, ma il piano dell’Eterno è quello che sussiste.’ (Proverbi 19:21)

A Dio sia la gloria, ora ed in eterno.

Salvatore Larizza

Svegliatevi a vita di giustizia

compagnieE’ scritto : ‘Non v’ingannate: Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi. Svegliatevi a vita di giustizia, e non peccate; perché alcuni non hanno conoscenza di Dio; lo dico a vostra vergogna.’ (1Corinzi 15:33-34) Badate bene a voi stessi dunque fratelli e sorelle nel Signore alle compagnie che frequentate. Sappiate che vi sono due categorie di persone, vi sono coloro che hanno conoscenza di Dio come voi e che camminano per onorare Dio perché lo temono e lo amano e coloro che invece, non avendo conoscenza di Dio, si danno al peccato. Ora, è giusto che sappiate che le cattive compagnie, cioè quelle compagnie composte da coloro che non hanno conoscenza di Dio, corrompono i buoni costumi. Ed è inevitabile questo, perché costoro non conoscendo Dio e non avendo timore di Dio, camminano seguendo i desideri della carne. Costoro sono morti spiritualmente e non vivi, essi sono sotto l’ira di Dio essendo dei suoi nemici. Non siate dunque loro compagni, perché provochereste anche voi ad ira Iddio, quell’Iddio che vi ha salvato da questa perversa generazione, quell’Iddio che ha mandato il Suo unigenito figliuolo a morire sulla croce per appartarsi un popolo che sia santo nel Suo cospetto, e del quale voi, per la Sua grazia, ne fate ora parte. Svegliatevi quindi voi tutti che dormite, svegliatevi a vita di giustizia e non peccate.  E’ scritto : ‘Risvegliati, o tu che dormi, e risorgi da’ morti, e Cristo t’inonderà di luce.’ (Efesini 5:14) Guardate dunque con diligenza fratelli e sorelle nel Signore come e con chi vi conducete in questo pellegrinaggio. Lo dico questo per il vostro bene. La grazia sia con tutti voi.

 

Salvatore Larizza

Non pace, ma spada!

spadaQuello che molti ancora non hanno compreso è che Gesù non è venuto a metter pace sulla terra, ma spada, cioè divisione. E questo perchè se si crede che l’unica via per andare in cielo sia Gesù Cristo è inevitabile che ci si facciano dei nemici su questa terra. Ma pensate forse che Gesù Cristo sia venuto per unire le religioni? O per dare la cosiddetta ‘libertà religiosa’ ai popoli? Ma a quale Gesù avete creduto?

Gesù Cristo, colui nel quale io ho creduto per la grazia di Dio, un giorno disse queste parole : ‘Non pensate ch’io sia venuto a metter pace sulla terra; non son venuto a metter pace, ma spada. Perché son venuto a dividere il figlio da suo padre, e la figlia da sua madre, e la nuora dalla suocera; e i nemici dell’uomo saranno quelli stessi di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figliuolo o figliuola più di me, non è degno di me; e chi non prende la sua croce e non vien dietro a me, non è degno di me. Chi avrà trovato la vita sua la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per cagion mia, la troverà. Chi riceve voi riceve me; e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato.’ (Matteo 10:34-40) Ma non sono forse chiare le parole di Gesù? E dunque perchè molti che si definiscono Cristiani non credono alle parole del Cristo? Perchè molti non credono affatto in questo Gesù, ma in un altro, quello che gli ha presentato il serpente antico!

Fratelli e sorelle nel Signore, la pace che il Signore è venuto a portare sulla terra non è quella fra gli uomini ma è quella che si ha con Dio. E questo perché se da un lato il Signore divide gli uomini a motivo della fede, dall’altro, sempre a motivo della fede, li unisce con Dio. Noi oggi quantunque abbiamo l’inimicizia del mondo eppure, per la grazia di Dio, abbiamo pace con Dio per mezzo di Cristo Gesù. Non fatevi dunque ingannare da coloro che procacciano unione con i cattolici romani, con i testimoni di geova, con i mormoni, e cosi via; facendovi credere che questa sia la volontà di Dio. Lasciateli perdere, sono ciechi, guide di ciechi. State sani.

Salvatore Larizza

Il Vangelo di Cristo è l’unico messaggio salvifico

unico-messaggio

Il Vangelo di Cristo è la buona novella che Gesù è il Cristo (Atti 5:42; cfr. 1 Corinzi 15:1-11), che però dato che porta divisione tra gli uomini, viene dal mondo considerato un messaggio di odio contro gli uomini. Ecco perché coloro che predicano il Vangelo di Cristo sono odiati e disprezzati dal mondo. Ed ecco perché molti si vergognano del Vangelo di Cristo, perché non vogliono essere odiati e disprezzati dal mondo. Non ti vergognare dunque del Vangelo di Cristo, altrimenti Cristo si vergognerà di te (Marco 8:38). Certo, il Vangelo di Cristo porta divisione tra gli uomini, ma d’altronde Cristo porta divisione secondo che ha detto: “Non pensate ch’io sia venuto a metter pace sulla terra; non son venuto a metter pace, ma spada. Perché son venuto a dividere il figlio da suo padre, e la figlia da sua madre, e la nuora dalla suocera; e i nemici dell’uomo saranno quelli stessi di casa sua” (Matteo 10:34-36). Ma ricordati che il Vangelo di Cristo è l’unico messaggio salvifico che esiste, è infatti soltanto mediante la fede nel Vangelo di Cristo che l’uomo viene salvato dal peccato e dalla perdizione eterna. Il Vangelo di Cristo è potenza di Dio per la salvezza di ognuno che crede (Romani 1:16).

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2016/03/28/il-vangelo-di-cristo-e-lunico-messaggio-salvifico/