Testimonianza di conversione: “Torrò via dalla loro carne il cuore di pietra, e darò loro un cuore di carne”

Sono la prima di cinque figli, ho tre sorelle ed un fratello. Mio padre è di origine pugliese, mia madre calabrese, ed abitano a Torino. Sono cattolici non praticanti per tradizione. Devo precisare che mia madre si è convertita dopo quindici anni di preghiere, mentre mio fratello due anni dopo.

Devo confessare che fin da piccola Iddio mi ha sempre protetta. Ricordo un episodio all’età di circa tre o quattro anni, stavo cercando di imitare mia madre che infilava la spina nella presa elettrica per stirare, e senza farmi vedere infilai un ferrettino per i capelli nella spina sul muro, la corrente elettrica mi attraversò la manina fino al polso, e grazie a Dio non ho subito danni gravi, soltanto mi si è gonfiata la manina. Potevo morire folgorata dalla corrente elettrica, ma, gloria a Dio, Egli mi ha protetta!

Sono cresciuta in una famiglia “tradizionalista”, quindi i miei genitori non mi permettevano di andare in discoteca, uscire la sera, andare alle feste di compleanno, ecc..

Essendo una famiglia numerosa, non sono mancati i problemi e, quando vedevo mia madre preoccupata, pregavo Iddio di aiutarci.

Diciamo che per il resto della mia vita vissuta non ho molto da raccontare, non avevo molte amicizie.

Iddio mi ha anche protetta dal prendere strade sbagliate, benché le occasioni ci sarebbero state, anche se non avevo tanta libertà.

Ero molto rigida con me stessa, alcuni ragazzi mi chiedevano di “metterci assieme”, ma c’era un sentimento forte dentro di me di rifiutare, non mi sapevo spiegare il perché.

Mi rendevo conto che i ragazzi volevano solo giocare con i sentimenti, io no. Poi mi dava fastidio che bestemmiavano Iddio.

In un certo momento della mia vita, decisi che dovevo chiedere al Signore un “marito”. Naturalmente ero cattolica, di conseguenza a volte mi rivolgevo ai santi, facevo questa preghiera: “Signore, fammi conoscere un ragazzo che diventerà mio marito e che creda in Dio”.

Il tempo passò, e nel tempo in cui avevo vent’anni, ricordo che uscì con un’amica di mia sorella, e in quell’occasione mi presentarono un ragazzo, Giuseppe, mio marito.

All’inizio della nostra conoscenza, uscivamo i fine settimana, perché lui faceva un corso per diventare finanziere, in provincia di Cuneo, che dista un’ora da Torino. Come amici passeggiavamo e facevamo conoscenza l’uno con l’altro, poi, ad un certo punto, ci siamo “messi assieme”. Un giorno gli domandai: “Ma tu credi in Dio?” Perché per me era la prova che era il ragazzo che Dio mi aveva fatto conoscere per essere mio marito, e lui mi rispose: “Sì, ci credo in Dio”. Ma il discorso non durò a lungo; anche lui era cattolico.

A fine corso dovevano dargli la destinazione per lavorare, speravamo in una città più vicina possibile a Torino, invece fu mandato a Palermo, in Sicilia, a duemila chilometri di distanza da Torino. Allora mi prese lo sconforto, lo scoraggiamento e la delusione. Ci salutammo, scambiandoci gli indirizzi e gli lasciai anche il mio numero di telefono (di casa, allora non avevamo i cellulari); in un certo senso ci eravamo lasciati. Io pensai che con tutte le ragazze che ci sono a Palermo, non penserà di sicuro a me. Dicevo al Signore molto delusa: “Allora  non era lui il ragazzo che ti avevo chiesto in preghiera”. Tempo dopo, un giorno ricevo la sua telefonata, e iniziai a sentirmi felice, dunque, Iddio non mi aveva dimenticata. Ci tenemmo in contatto telefonico e ci scrivevamo delle lettere.

Poi, un giorno mi disse che gli arrivò un trasferimento per Gaeta (provincia di Latina) a fare un corso di specializzazione all’interno della Finanza. E lì si converti al Signore, e subito volle condividere la sua gioia e la sua fede con me. All’udire ciò, rimasi fredda, dicendogli che gli avevano fatto il lavaggio del cervello. Mi resi conto che lui era cambiato, trasformato. Ci vedevamo due fine settimana al mese, stavamo fuori a parlare e lui mi annunziava l’evangelo, mi parlava del sacrificio di Gesù, e mi diceva che dovevo ravvedermi e credere in Gesù, ma il mio cuore era molto duro. Mi lasciò un Nuovo Testamento, con i passi sottolineati, ed io li leggevo, ma dentro di me ero molto combattuta, sentivo che il mio cuore era duro come una pietra, ma continuavo a pregare e dissi al Signore: “Signore, io leggo nella tua parola del sacrificio di Gesù, ma il mio cuore è duro, inteneriscimi il cuore, affinché io accetti quel sacrificio di Gesù”. Nel libro del profeta Ezechiele sta scritto: “… torrò via dalla loro carne il cuore di pietra, e darò loro un cuore di carne”(11:19), e così avvenne, com’è scritto, che nel 1990 accettai Cristo Gesù nella mia vita.  Quando lo dissi a Giuseppe, era felicissimo, lui da quando si era convertito stava pregando ardentemente per la mia conversione. Naturalmente, seguirono grandi battaglie nelle nostre famiglie a motivo delle nostre conversioni.

Il Signore Gesù Cristo, non soltanto ci ha salvati, ma, a suo tempo, aveva preparato anche il nostro incontro con dei fratelli che ci hanno aiutato a crescere spiritualmente e nella conoscenza della Parola di Dio, questi ministri della Parola di Dio sono i fratelli Butindaro.

Gloria a Dio per aver esaudito molte delle nostre preghiere, per come ci ha guidato in ogni cosa. Io riconosco che ha fatto tutto il Signore per me e se Lui non mi avesse aperto il cuore, non mi sarei mai convertita.

Concludo esortando i giovani a chiedere a Dio la propria moglie o il proprio marito e soprattutto che imparino ad aspettare con fede l’adempiersi della volontà di Dio. Niente è impossibile a Dio. Al principio io e mio marito eravamo separati da duemila chilometri, e ciò poteva scoraggiarci, ma Iddio aveva un piano per noi e lo ha portato a compimento.

Gloria a Dio in eterno!

Patrizia Massari

Tratto da : http://labuonastrada.wordpress.com/2012/02/05/testimonianza-di-conversione-torro-via-dalla-loro-carne-il-cuore-di-pietra-e-daro-loro-un-cuore-di-carne/ 

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