Le menzogne di Agostino di Ippona (354-430)

Ecco alcune delle menzogne insegnate da Agostino di Ippona. Metto questo scritto per tutti quegli Evangelici che magari sentono parlare bene dal loro pastore di questo ‘padre della chiesa’ o leggono qualcosa di lui su qualche libro di storia della Chiesa ma non sanno in effetti queste cose.

Agostino affermò che i bambini che non si comunicavano sotto le due specie non potevano essere salvati; ‘Nessuno senza il Battesimo ed il sangue del Signore può sperare la salvezza e la vita eterna; invano, senza questi sacramenti, la vita eterna è promessa ai bambini’ (Agostino, De pec. mer. et remiss. 1,24,34: citato da Bernardo Bartmann, Teologia Dogmatica, vol. III. pag. 193. Ricordo che questa dottrina è stata condannata dal concilio di Trento).

Agostino sosteneva il traducianesimo spiritualista, che si differenziava da quello materialista di Tertulliano in quanto secondo esso l’anima del figlio deriverebbe dall’anima del genitore. Ecco come si espresse: ‘Come una fiaccola ne accende un’altra senza che la fiamma comunicante perda nulla della sua luce, così l’anima si trasmette dal padre al figlio’ (Agostino, Ep., 190, 15: citato nell’Enciclopedia Cattolica, vol. 12, 415).

Agostino insegnava che le relazioni carnali in ambito matrimoniale erano legittime solo se avevano il fine di procreare altrimenti costituivano dei peccati. Egli infatti ebbe a dire: ‘Quanto al fatto che i coniugati cedano alla concupiscenza usando il loro rapporto matrimoniale al di là di quello che è necessario per la procreazione dei figli, anche questo lo pongo tra le cose per le quali ogni giorno noi preghiamo: Perdona le nostre offese come noi perdoniamo a chi ci ha offeso’ (Agostino, Discorsi, Roma 1989, Discorso 354/A), ed anche: ‘…rendere il debito coniugale non è affatto una colpa, esigerlo oltre la necessità di procreare è un peccato veniale’ (Agostino, La Dignità del matrimonio, Roma 1982: pag. 100)

Agostino sosteneva la perpetua verginità di Maria. Egli disse: ‘Vergine concepì, vergine partorì, vergine rimase’ (Agostino, Serm. 51, 18; citato in La vergine Maria, a cura di Michele Pellegrino, Alba 1954, pag. 21) e: ‘Quando pertanto sentite parlare di fratelli del Signore, pensate a consanguinei di Maria, non v’immaginate una prole venuta da ulteriore parto di lei. Come infatti nel sepolcro ove fu posto il corpo del Signore, non giacque né prima né dopo alcun morto, così il grembo di Maria né prima né poi concepì alcun essere mortale’ (Agostino, Tract. in Io. 28, 3; citato in op. cit., pag. 71).

Agostino sosteneva che la messa fosse la ripetizione del sacrificio di Cristo. Egli disse: ‘Cristo non s’è forse immolato da se stesso una sola volta? Eppure nel mistero liturgico s’immola per i fedeli non solo ogni ricorrenza pasquale, ma ogni giorno. E non mentisce di certo chi, interrogato se Cristo veramente s’immola, risponde di sì’ (Agostino, Le Lettere, 98,9: pag. 927).

Agostino sosteneva il digiuno eucaristico. ‘Da ciò si può comprendere che fu lui (Paolo) a stabilire il digiuno eucaristico che non è modificato da alcuna diversità di usanze’ (ibid., 54, 6,8: pag. 447).

Agostino appoggiava la tradizione. ‘Quanto invece alle prescrizioni non scritte ma che noi conserviamo trasmesse per via della tradizione e sono osservate in tutto il mondo, ci è facile capire che sono mantenute in quanto stabilite e raccomandate dagli stessi Apostoli o dai Concili plenari, la cui autorità è utilissima alla salvezza della Chiesa; di tale genere sono le feste celebrate nella ricorrenza anniversaria della Passione, Risurrezione e Ascensione del Signore, la discesa dello Spirito Santo, e simili altre ricorrenze che si osservano dalla Chiesa Cattolica ovunque essa è diffusa’ (ibid., 54,1,1: pag. 437) [15].

Agostino negava che la prima risurrezione nell’Apocalisse è la risurrezione corporale dei giusti e negava il regno millenario di Cristo sulla terra alla sua venuta. ‘Vi sono due risurrezioni: la prima, che avviene ora ed è la risurrezione delle anime, che non permette di cadere nella seconda, che non avviene ora ma avverrà alla fine del mondo, e che non riguarda le anime, ma i corpi (…) L’evangelista Giovanni ha parlato di queste due risurrezioni nel libro dell’Apocalisse in modo che la prima delle due, non compresa da taluni dei nostri, fu scambiata per una ridicola favoletta (…) Coloro che sulla base delle parole di questo libro hanno ipotizzato che la prima risurrezione sarà la risurrezione del corpo, fra l’altro sono stati soprattutto colpiti dal numero di mille anni (…) egli ha parlato di mille anni per indicare precisamente tutti gli anni di questo mondo, volendo evidenziare con un numero perfetto la stessa pienezza del tempo (…) perciò il numero mille indica la totalità, poiché è il quadrato di dieci che diventa un solido’ (Agostino, La città di Dio, Lib. XX, cap. 6,2; 7,1,2). In altre parole, la prima risurrezione di cui parla Giovanni nell’Apocalisse è la risurrezione spirituale che secondo Agostino si sperimenta col battesimo; i mille anni sono il periodo di tempo che intercorre tra la prima venuta di Cristo e il suo ritorno, e la seconda risurrezione è la risurrezione corporale.

Agostino negava che non tutti morranno. ‘..riteniamo che anche quanti il Signore troverà vivi in quel breve spazio di tempo subiranno la morte e acquisteranno l’immortalità…’ (Agostino, op. cit., Lib. XX, cap. 20,2).

Agostino negava la distruzione di questo cielo e di questa terra. ‘Una volta compiuto questo giudizio, allora questo cielo e questa terra cesseranno d’esistere e cominceranno ad esistere un cielo nuovo e una terra nuova; infatti questo mondo passerà per una trasformazione delle cose, non per un totale annientamento’ (ibid., Lib. XX, cap. 14); ‘Quanto poi alle parole: Il mare non c’era più (….) Allora infatti non ci sarà questo mondo agitato e burrascoso, che è la vita dei mortali, indicato con il nome di mare’ (ibid., Lib. XX, cap. 16).

Agostino sosteneva il battesimo degli infanti. ‘Il bambino quindi è reso fedele non da un atto volontario della fede simile a quello dei fedeli adulti, ma dal sacramento della stessa fede. Poiché, allo stesso modo che il padrino risponde ch’egli crede, così pure si chiama fedele non col dare l’assenso personale della sua intelligenza, ma col ricevere il sacramento della stessa fede. Quando poi egli comincerà a capire, non avrà bisogno di un nuovo battesimo, ma comprenderà il sacramento ricevuto e si conformerà, col consenso della volontà, alla realtà spirituale da esso rappresentata’ (Agostino, Le Lettere, 98, 10: pag. 927, 929).

Agostino insegnava che il battesimo cancella i peccati. ‘Il sacramento del Battesimo, istituito contro il peccato originale, affine di cancellare, mediante la rigenerazione spirituale, la macchia della generazione carnale, cancella anche i peccati attuali che trova in noi e che avremo potuto commettere con pensieri, con parole e con opere’ (Agostino, Enchiridion, Firenze 1951, cap. LXIII, pag. 86).

Agostino sosteneva che in assenza del battesimo con acqua il battesimo di sangue ha il potere di rimettere i peccati: ‘Anche se non si è ricevuto il lavacro di rigenerazione, la morte dovuta alla professione di fede in Cristo ha lo stesso potere di rimettere i peccati che l’acqua del santo battesimo’ (Agostino, La città di Dio, Lib. XIII, cap. 7).

Agostino sosteneva il purgatorio. ‘Se il fanciullo ha ricevuto i sacramenti del Mediatore, se cioè verrà trasferito dalla potestà delle tenebre nel regno di Cristo, anche se morirà in quell’età, non solo eviterà le pene eterne, ma non soffrirà neppure le pene del purgatorio’ (Agostino, op. cit., Lib. XXI, cap. 16) [16]; ‘Secondo questa opinione, nell’intervallo di tempo che corre dalla morte di questo corpo fino a quando si giungerà al giorno in cui avverrà la resurrezione dei corpi – giorno dell’estremo giudizio nel quale si pronunzierà la sentenza del premio o del castigo – le anime dei defunti che, durante la loro vita terrena, non hanno avuto costumi e affetti tali da meritare di essere consumati come legna, fieno e paglia, non subiranno il fuoco che brucerà quelle anime che non vissero in tale modo. Queste saranno afflitte dal fuoco di una tribolazione passeggera che brucerà a fondo le costruzioni di legno, fieno e paglia, non meritevoli di eterna condanna; e le brucerà o su questa terra, o quaggiù e nell’aldilà, o solo nell’altra vita. A questa opinione non mi oppongo perché forse è un opinione vera’ (ibid., Lib. XXI, cap. 26) [17].
Agostino sosteneva le preghiere per i morti. ‘La stessa preghiera della Chiesa o di qualche uomo pio a favore di alcuni defunti è esaudita, ma soltanto per quelli che, rigenerati in Cristo, non hanno condotto nel loro corpo una vita tanto cattiva da essere giudicati indegni di questa misericordia, ma neppure una vita così buona da non avere bisogno di quella misericordia’ (ibid.,, Lib. XXI, cap. 24, 2).

Agostino sosteneva il suffragio in favore dei morti. ‘Dobbiamo ammettere che le anime dei trapassati possono ricevere qualche sollievo dalla pietà dei parenti, quando per esse offrono il santo Sacrificio del Mediatore, ovvero distribuiscono elemosine ai poveri. Ma questi suffragi profitteranno soltanto a coloro i quali, durante la loro vita, avranno meritato che queste opere buone possano essere loro applicate. Vi sono degli uomini la cui vita non è stata né abbastanza buona da non avere bisogno di suffragi, né abbastanza cattiva da non potere ricevere alcun sollievo. Ve ne sono degli altri così santi da non averne bisogno, o così cattivi da non potere trarne nessun profitto’ (…) A coloro cui possono essere di giovamento, essi ne ricavano questo vantaggio: o ricevono piena ed intera remissione delle loro colpe, o certamente qualche sollievo nel rigore delle loro pene’ (Agostino, Enchiridion, cap. CIX. Si noti che da queste ultime parole traspare il purgatorio).

Agostino sosteneva che i santi martiri che sono in cielo fanno miracoli. ‘Quei martiri, dunque, che ora possono impetrare tali grazie dal Signore per il cui nome furono uccisi, morirono per la fede nella risurrezione; per essa soffrirono con ammirabile pazienza, e ora possono manifestare una simile potenza nell’ottenere miracoli (…) Crediamo dunque ad essi che dicono la verità e che compiono tanti miracoli, poiché i martiri morirono proclamando la verità ed è per questo che possono fare i miracoli che noi vediamo’ (Agostino di Ippona, La Città di Dio, Libro XXII, cap. IX, X).

Agostino sosteneva la canonicità dei libri apocrifi. Nel suo libro L’Istruzione cristiana Agostino enumerando i libri canonici dell’Antico Patto vi include anche Tobia, Giuditta, i due libri dei Maccabei e l’Ecclesiastico e la Sapienza (cfr. Agostino, L’Istruzione cristiana, Verona 1994, Libro II, VIII 13; pag. 89, 91). Quindi quando si sente dire che Agostino diceva di sottomettersi ai libri canonici si deve tenere presente che tra di essi per lui – a differenza di Girolamo – c’erano pure i libri apocrifi.

Agostino sosteneva che è giusto da parte della Chiesa – per mezzo delle autorità statali – fare perseguitare gli increduli affinché si convertano al cristianesimo e fare perseguitare gli eretici, ossia coloro che si sviano dalla verità per andare dietro ad eresie, per farli tornare nel seno della Chiesa. Ecco le sue affermazioni a tale proposito: ‘Tu pensi che nessuno deve essere costretto alla virtù, sebbene tu legga che il padre di famiglia disse ai servi: Costringete ad entrare tutti quelli che troverete. Pensi così, sebbene tu legga come Saulo, che poi divenne Paolo, fu spinto a conoscere ed abbracciare la verità con un atto di forza compiuto da Cristo, che ve lo costrinse (…) E tu pensi che non si devono usare i mezzi coercitivi con le persone, perché si liberino dalla calamità dell’errore, mentre, dagli esempi incontestabili surriferiti, vedi che agisce in questo modo proprio Dio, di cui nessuno ci ama in modo più vantaggioso per noi’ (Agostino, Le lettere, 93,2,5. Lettera a Vincenzo, vescovo di Cartenna); ‘E’ comunque certo che i cattivi hanno sempre perseguitato i buoni, ed i buoni i cattivi, gli uni nocendo con l’ingiustizia, gli altri giovando con le sanzioni disciplinari; agendo gli uni inumanamente, gli altri moderatamente; servendo gli uni alla cupidigia, gli altri all’amore. Voglio dire: il carnefice non bada al modo con cui strazia, il medico invece bada al modo con cui taglia; questi infatti cerca di ottenere la sanità, quello invece la cancrena. Gli empi uccisero i Profeti, ma pure i Profeti uccisero degli empi. I Giudei flagellarono Cristo, ma anche Cristo flagellò i Giudei (…) Sia nel Vangelo, sia negli scritti degli Apostoli, non si riscontra alcun caso in cui ai re della terra sia stato chiesto l’intervento a difesa della Chiesa contro i suoi nemici. Chi lo nega? Bisogna però tenere presente che ancora non si era avverata la profezia che dice: E adesso, o re, fate giudizio; ravvedetevi, o giudici della terra; servite il Signore con timore! Ancora infatti si avverava quanto si legge poco prima nel medesimo salmo: Perché mai le genti si sono agitate e i popoli hanno meditato vani disegni? Sono insorti i re della terra, i principi hanno cospirato contro il Signore e contro il suo Cristo. D’altra parte però, se i fatti narrati dai Libri profetici erano figure di quelli che sarebbero accaduti in futuro, nel monarca chiamato Nabucadonosor erano pure raffigurati due periodi della storia: il periodo cioè trascorso dalla Chiesa sotto gli Apostoli e quello prefigurato nel periodo in cui il summenzionato re costringeva i buoni e i giusti ad adorare la propria statua e faceva gettare nel fuoco quelli che vi si rifiutavano. Adesso invece si avvera quello che accadde nel periodo successivo, prefigurato nel medesimo re, quando cioè egli, convertitosi al culto del vero Dio, decretò che se uno nel suo regno avesse bestemmiato il Dio di Sidrac, Midrac e Abdenago, venisse punito coi meritati castighi. Il primo periodo di quel re indica perciò il primo atteggiamento dei re pagani, in cui i Cristiani furono perseguitati invece degli infedeli; il periodo successivo di quel re, invece, prefigurò i tempi dei re posteriori, già fedeli, nei quali invece dei Cristiani, vengono perseguitati gli infedeli. Ma senza dubbio verso quei Cristiani che errano perché sono stati sedotti dagli eretici, si usa una severità temperata, e di preferenza la mansuetudine (…); mediante le pene dell’esilio e di multe cerchiamo di richiamarli a considerare che cosa e per qual causa essi le subiscono, in modo che imparino a preferire alle chiacchiere e alle calunnie umane le Sacre Scritture da essi lette’ (Agostino, op. cit., 93, 2,8; 3,9-10). E badate che le parole di Agostino sono state prese poi dai papi per istituire la famigerata Santa Inquisizione.

Ecco quali menzogne insegnava colui che i Cattolici romani chiamano il santo dottore o il più grande dei dottori della Chiesa e che persino tanti Evangelici tengono in alta stima!

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2010/05/13/le-menzogne-di-agostino-di-ippona-354-430/

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