Paolo Ricca e Maria Bonafede alla Facoltà Pentecostale di Scienze Religiose

Paolo Ricca

Paolo Ricca, noto pastore e teologo valdese, il giorno 4 novembre 2009 presso l’Aula Magna della Facoltà Pentecostale di Scienze Religiose (sita nei locali del movimento «Nuova Pentecoste» ad Aversa – CE, movimento di cui è fondatore e presidente Remo Cristallo), il cui preside è Carmine Napolitano, ha tenuto la prolusione al nuovo anno accademico con una conferenza dal titolo: ‘CALVINO PENTECOSTALE: ELEMENTI DELLA SUA DOTTRINA DELLO SPIRITO SANTO’.
Tratto da: http://evangelici.icn-news.com/index.php?do=news&id=8004
Ora, Paolo Ricca in merito alla recente decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali ha affermato delle cose molto interessanti che spiegano bene la posizione della Chiesa Valdese sull’omosessualità. Le ha dette queste cose in una risposta ad una lettera aperta, che è presente su questo sito http://www.gionata.org/chiese-e-omosessualit/approfondimenti/perch-il-sinodo-valdese-ha-approvato-le-benedizione-delle-coppie-omosessuali.html: ‘Lettera aperta, risponde il pastore valdese Paolo Ricca, tratta dal Riforma del 1 ottobre 2010. (…) Non conosco né il greco né l’ebraico, né ho passato lunghi anni sui libri di teologia. Mi avete presentato, un giorno, un Evangelo spiegato ai semplici, agli illetterati, che hanno risposto positivamente. Voi, pastori, avete avuto accesso a informazioni e a testi più complicati e ora ve ne servite per giustificare comportamenti che ai miei tempi erano aberrazioni. Ho, il triste sentimento che oggi si cerca nell’Evangelo non il modo di comportarsi, ma la giustificazione del proprio operato. Non vorrei essere frainteso, ma vi chiedo umilmente di meditare questa frase: voglia il Signore che non vi troviate nella situazione di scandalizzare il fratello semplice, che semplicemente, ma con tutto il cuore, ha creduto nell’Iddio che gli avete presentato tanti anni or sono. Samuele Sieve ( Ginevra)

Questa bella lettera non è stata indirizzata a questa rubrica, ma al nostro settimanale (ndr a Riforma, il settimanale delle Chiese Evangeliche Battiste, Metodiste e Valdesi) ed è rivolta in generale «ai pastori». Siccome sono anch’io un pastore, mi sento interpellato e, d’accordo con il direttore del giornale, la pubblico qui, e cerco di rispondere, beninteso non a nome dei pastori, ma, come sempre, a titolo personale. «Una bella lettera», dicevo. Bella moralmente e spiritualmente. Moralmente per il suo tono pacato e sereno, senza risentimenti, accuse e sospetti malevoli – un tono amichevole e fraterno, che sempre dovrebbe caratterizzare i rapporti tra membri di chiesa, ma che purtroppo oggi è spesso assente.
Ma bella anche spiritualmente, perché solleva con molto garbo, ma con altrettanta franchezza, una questione fondamentale per la Chiesa, ma anche per ogni società: «Voi pastori – dice in sostanza il nostro lettore – tanti anni or sono mi avete insegnato certe cose (a esempio, che certi comportamenti erano riprovevoli) e io le ho credute; oggi invece sostenete il contrario, avallando quei comportamenti come perfettamente leciti e conformi al volere di Dio.

Sono disorientato. Ho sbagliato ad ascoltarvi allora o sbaglio ad ascoltarvi adesso? Avevate ragione allora e torto adesso, o avevate torto allora e ragione adesso? Sono le domande che mi pongo e vi pongo. Per favore, rispondete!».
Questo è, più o meno, il senso della lettera aperta, che termina con una sorta di scongiuro finale: «Voglia il Signore che non vi troviate nella situazione di scandalizzare il fratello semplice».
Sappiamo infatti da una parola evangelica quale triste destino aspetti coloro che scandalizzano «i piccoli che credono in Gesù» (Matteo 18, 6).
Quello del nostro lettore è dunque un vero e proprio «Appello ai pastori», analogo – non nella forma, ma nell’intenzione – all’«Appello al Sinodo», apparso su Riforma il 30 luglio scorso e sottoscritto da alcuni membri di Chiesa. Il Sinodo ha avuto il torto di non rispondere a questo «Appello» né pubblicamente né – per quel che ne so – privatamente attraverso il Seggio.
Nel nostro Ordinamento, l’Appello al Sinodo di uno o più membri di Chiesa, indipendentemente dai suoi contenuti specifici, è una cosa molto seria, alla quale il Sinodo non può non rispondere, o direttamente o attraverso il Seggio.
Non rispondere (come fa spesso il Vaticano) vuoi dire negare la domanda, far finta che non ci sia. Ma la domanda c’era e c’è.
Abbiamo dunque davanti a noi due appelli – uno al Sinodo e uno ai pastori – che rivelano l’esistenza di un disagio più o meno diffuso, ma comunque reale, che non può essere ignorato.
Le motivazioni del disagio sono varie, ma qui ci occuperemo solo di quella espressa nella «lettera aperta ai pastori» e dovuta, anche se non è detto in chiare lettere, a una decisione del Sinodo valdese di quest’anno che, com’è noto, ha votato un «ordine del giorno» (così viene chiamato), cioè un atto dell’assemblea sinodale, che, pur non prendendo essa stessa esplicitamente posizione in merito, autorizza le chiese locali a impartire la benedizione là dove una coppia omosessuale lo richieda e si crei nella comunità un consenso sufficiente in proposito.
Davanti a questa decisione (che in realtà dice meno di quello che i media hanno fatto capire), il nostro lettore è comunque disorientato.
Egli legge nella Bibbia ripetute condanne dell’omosessualità, non solo nell’Antico ma anche nel Nuovo Testamento, e non capisce come il Sinodo abbia potuto prendere una decisione del genere, che sembra ignorare del tutto la Bibbia, anzi contraddirla apertamente.
Lo sconcerto del nostro lettore è comprensibile e anche giustificato.
Perché? Perché il Sinodo ha preso una decisione di un certo peso, che virtualmente introduce una novità assoluta nella vita liturgica (e non solo) delle nostre chiese, senza sentire il dovere di spiegare bene – come Sinodo – le ragioni della decisione, a cominciare da quelle bibliche.
Il Sinodo, va detto, dev’essere lodato per aver avuto il coraggio di affrontare l’argomento e dedicargli il tempo che meritava: è un segno di maturità, per un assemblea, assumersi la responsabilità di dibattere pubblicamente questioni difficili e controverse.
Ma la fretta (eccessiva) di decidere ha impedito di fondare adeguatamente, cioè su solide basi, la decisione, corredandola con una serie di spiegazioni di cui il Sinodo era ed è debitore nei confronti non solo del nostro lettore ginevrino e di tutti i membri delle nostre chiese, ma anche nei confronti delle altre chiese cristiane (ortodosse, cattolica, evangeliche) e dell’opinione pubblica.
Quali sono le spiegazioni che il Sinodo non ha fornito e che, a mio giudizio, avrebbero dovuto essere date e anzi precedere ogni decisione? Sono queste tre.

1. Il Sinodo avrebbe dovuto spiegare perché non considera più valida per noi oggi la condanna dell’omosessualità, chiaramente presente nella Bibbia. La spiegazione, a mio giudizio, è questa: la Bibbia non sapeva quello che noi oggi (da un secolo appena, o poco più) sappiamo, e cioè che l’omosessualità non è una scelta, ma è una condizione, che per l’omosessuale è altrettanto normale quanto lo è l’eterosessualità per un eterosessuale. Essendo una condizione, essa non può essere in quanto tale sottoposta a un giudizio morale, proprio come non può esserlo il colore della pelle, degli occhi o dei capelli. La Bibbia non immaginava, né poteva immaginare, che l’omosessualità fosse una condizione, così come non immaginava, né poteva immaginare, che fosse la Terra a girare intorno al Sole, e non viceversa. Questa è una spiegazione del perché credo che non possiamo oggi semplicemente ripetere la condanna biblica dell’omosessualità. Resta comunque il fatto che il Sinodo doveva dare una spiegazione – questa o un’altra migliore – prima di decidere.

2. Il Sinodo avrebbe dovuto spiegare che cosa intende per «benedizione». Nella Chiesa ce ne sono tante, forse troppe. In Sinodo s’è parlato di «moltiplicare le benedizioni». La Chiesa cattolica è specialista in materia: ha persino inventato la benedizione «urbi et orbi» = alla città di Roma e al mondo!), che ogni domenica viene impartita dal papa in Piazza S.Pietro. Più modestamente, in ogni nostra comunità, il culto termina con la benedizione dell’assemblea. Comunque sia: se si vuole davvero moltiplicare le benedizioni, è tanto più necessario sapere bene che cosa questo termine significa e che cosa il gesto di benedire, in sé bellissimo – forse il più bello che ci sia dato di compiere e di ricevere – comporta. Ricordando forse che Gesù, che peraltro non era un sacerdote, non ha benedetto nessuna coppia, né etero né omosessuale: ha benedetto solo i bambini (Marco 10, 16), il pane (sia quello per sfamare la folla: Marco 6, 41, sia quello dell’Ultima Cena: Luca 24, 30), e i discepoli prima di salire in cielo (Luca 24, 50). La Chiesa antica, come Gesù, non ha benedetto nessuna coppia. La benedizione nuziale nasce relativamente tardi, come eco, o riflesso, della benedizione di Dio sulla prima coppia umana: « Dio li creò maschio e femmina, li benedisse e disse loro: “Crescete e moltiplicate…”» (Genesi 1, 26- 27). S’è detto in Sinodo che la Chiesa non benedice, ma chiede a Dio di benedire. La benedizione non sarebbe dunque nulla di più che una richiesta di benedizione – non una benedizione, ma una invocazione affinché Dio benedica? Ma è proprio così? La benedizione non sarebbe altro che una forma di preghiera?
A me pare che sia qualcos’altro e di più, ma anche questo è un punto decisivo da chiarire, e il Sinodo aveva il dovere di farlo.
Questo dovere, ovviamente, ce l’ha ancora.

3. Infine il Sinodo avrebbe dovuto chiarire che differenza c’è – se c’è (credo che ci sia, ma appunto, anche qui, sono cose da chiarire) – tra la benedizione di una coppia omosessuale e quella di una coppia eterosessuale. L’opinione pubblica, disinformata e approssimativa com’è, identifica facilmente benedizione di una coppia con matrimonio. Ma si tratta di cose diverse, però bisogna chiarirle. Insomma: il nostro lettore ha il diritto di avere delle spiegazioni. Confido che un prossimo Sinodo gliele darà.

Maria Bonafede

Il 12.10.2009, Maria Bonafede, che è ‘pastora’ e moderatora della Tavola Valdese, in questo forum (http://www.chiesavaldese.org/forum/pubblico.php?page=2&sezione_in=79&usr= ) ha scritto: ‘Solo qualche giorno fa, ad esempio, ho visitato la Chiesa Nuova Pentecoste e la Facoltà pentecostale di Scienze religiose di Aversa: una visita che mi rafforza nella convinzione che il cammino di fraternità intrapreso potrà ancora rafforzarsi’.
Ora, Maria Bonafede ha affermato sulla decisione del Sinodo valdese di benedire le coppie omosessuali: ‘Con questa decisione, assunta con senso di discernimento e sentendo la responsabilità che essa comporta, la chiesa valdese ha voluto compiere un gesto di accoglienza nei confronti di chi soffre pregiudizi, emarginazioni e scomuniche’. (http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/13/tre-messaggi-dal-sinodo-valdese/60047/)

Conclusione

Ecco dunque chi sono i ‘pastori’ valdesi amici della Federazione delle Chiese Pentecostali, e quindi di Remo Cristallo, e della Facoltà Pentecostale di Scienze Religiose, sono delle persone che hanno rigettato la sana dottrina, in quanto chiamano il male bene.

Stando dunque così le cose, e sapendo che la Scrittura dice che “il compagno degli insensati diventa cattivo” (Proverbi 13:20), e che “le cattive compagnie corrompono i buoni costumi” (1 Corinzi 15:33), e sia la Federazione delle Chiese Pentecostali che Remo Cristallo che ne è il Presidente, che quelli della Facoltà Pentecostale di Scienze Religiose di Aversa, prendono piacere ad essere compagni di queste persone e quindi destinati inesorabilmente a corrompersi spiritualmente, anzi già si sono corrotti (e questo si evince dal loro modo di parlare sulla decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali che secondo loro va rispettata), io vi esorto fratelli a ritirarvi da costoro. Non indugiate, perché la direzione che hanno preso ormai è molto chiara.

Uscite dal loro mezzo e separatevene, perché essi hanno deciso di allearsi con coloro che sono nemici della Parola di Dio, alleanza che è odiata e rigettata da Dio. Sappiate infatti che la Parola di Dio ordina di ritirarsi da coloro che provocano scandali e contrastano la dottrina di Dio, secondo che dice l’apostolo Paolo: “Or io v’esorto, fratelli, tenete d’occhio quelli che fomentano le dissensioni e gli scandali contro l’insegnamento che avete ricevuto, e ritiratevi da loro. Poiché quei tali non servono al nostro Signor Gesù Cristo, ma al proprio ventre; e con dolce e lusinghiero parlare seducono il cuore de’ semplici” (Romani 16:17-18); mentre invece costoro prendono piacere a stare e collaborare con essi.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://lanuovavia.org/giacintobutindaro/2010/10/04/paolo-ricca-e-maria-bonafede-alla-facolta-pentecostale-di-scienze-religiose/

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12 commenti su “Paolo Ricca e Maria Bonafede alla Facoltà Pentecostale di Scienze Religiose

  1. Renzo Ottaviani ha detto:

    Mi imbattevo a volte in commenti di tale Giacinto Butindaro,ma non riuscivo ad inquadrarlo bene.Ora ho un quadro più chiaro.Renzo

    • SALVATORE LARIZZA ha detto:

      Renzo, dillo anche a noi che quadro ti sei fatto del fratello Giacinto Butindaro.

      • renzo ottaviani ha detto:

        Caro Salvatore,in qualsiasi controversia,per noi credenti cristiani credo che le parole offensive debbano essere messe da parte.Un fraterno saluto in Cristo.
        Renzo

      • SALVATORE LARIZZA ha detto:

        Renzo e quali sarebbero queste parole offensive a cui ti riferisci?

      • renzo ottaviani ha detto:

        Caro Salvatore,basta andare a rileggersi alcune risposte- confutazioni date agli interlocutori!Fraterni abbracci
        Renzo

      • SALVATORE LARIZZA ha detto:

        Renzo non puoi parlare in questa maniera e non DIMOSTRARE ciò che dici. Tu hai parlato di offese, dunque ora dimostri con i fatti quali sono queste offese di cui parli lanciate dal fratello Butindaro inverso i suoi interlocutori. Renzo avere un parlare duro, grave e riprendere i disordinati con ogni autorità non significa affatto offendere il prossimo. Restiamo dunque in attesa di leggere queste offese di cui parli.

      • renzo ottaviani ha detto:

        Caro Salvatore,non mancherò di girartele appena me ne imbatto in qualcuna.Non sono di quelli che vanno a cercare apposta queste cose,mi avvio verso i 70 e credimi di vita di chiesa sono 60 anni che ne mastico e ci ho anche sofferto.Ma grazie a Dio sono ancora ben saldo nella fede e la prima cosa di cui mi preoccupo è di chiedere al Signore di farmi capace di dare tutto l’amore possibile al mio prossimo,anche quando credo che stia sbagliando.Se questa risposta non ti soddisfa credo che ci si trovi su lunghezze d’onda molto diverse e tanto vale chiudere il discorso.Un abbraccio in Cristo Gesù
        renzo.

      • SALVATORE LARIZZA ha detto:

        Hai ragione la tua risposta non mi soddisfa affatto, perchè hai accusato il fratello Giacinto Butindaro di avere offeso qualcuno e non l’hai DIMOSTRATO con i fatti. Quindi hai ragione quando dici che ci troviamo su lunghezze d’onda molto diverse. Ti riscrivo ciò che ti dissi nel messaggio precedente : ‘Renzo avere un parlare duro, grave e riprendere i disordinati con ogni autorità non significa affatto offendere il prossimo’. Quindi io penso che tu debba chiedere scusa al fratello Giacinto di come lo stai accusando ingiustamente, altrimenti fornisci le prove di queste ‘offese’ di cui parli.

      • renzo ottaviani ha detto:

        Caro Salvatore,
        chiariamo subito un concetto:,io ho parlato di ” PAROLE OFFENSIVE ” e non di offese e se poi vogliamo fare una disquisizione linguistica sono pronto.cOME SI FA A PARLARE DEL PROF RICCA COME DI PERSONA CHE INSEGNA ERESIE DI PERDIZIONE?nON SOLO CONOSCO MOLTO BENE IL PROF, RICCA,MA LO STIMO PROFONDAMENTE E PAROLE COME QUELLE CHE TI HO TRASCRITTO E CHE SAI BENE DOVE SI TROVANO IO LE RITENGO OFFENSIVE ANCHE PER ME.
        vAI A LEGGERTI QUALCOSA SU QUESTI SITI :www.puntoacroce.altervista.org oppure
        perilregnodidio.blogspot.com.Per quel che mi riguarda.chiuderò ogni forma di contatto con voi.o ben altro da fare:Un fraterno abbraccio
        Renzo Ottaviani

      • SALVATORE LARIZZA ha detto:

        Renzo Ottaviani facciamo questa disquisizione linguistica, trascrivimi dunque la differenza che c’è tra “offesa” e “parola offensiva”. In attesa di una tua risposta, ne approfitto per trascriverti ciò che ha scritto, in merito all’omosessualità, il tuo caro e stimatissimo teologo valdese Paolo Ricca : ‘Lei mi chiede di dirLe «sinceramente» se l’omosessualità sia peccato, oppure no. Le dirò «sinceramente» che, secondo me non lo è, anche se so benissimo che la Bibbia lo considera tale. Ma perché la Bibbia considera l’omosessualità un peccato? Perché gli autori biblici ritenevano che l’omosessualità fosse una scelta. Noi oggi sappiamo quello che gli autori biblici non sapevano e neppure lontanamente supponevano, e cioè che l’omosessualità non è una scelta, ma una condizione. E questo cambia tutto il discorso’. Affermazione (presente su http://www.chiesavaldese.org/) tratta dalla rubrica “Dialoghi con Paolo Ricca” del settimanale Riforma del 26 gennaio 2007. Dunque per Paolo Ricca l’omosessualità non è peccato, e da queste sue parole è chiaro che egli insegni una eresia di perdizione; oppure preferisci anche in questo caso fare una disquisizione linguistica e trovare un vocabolo diverso ma che comunque esprimi la stessa e identica cosa? Se è cosi, fai pure, noi per quel che ci riguarda continueremo a chiamarla come la bibbia la chiama, e cioè : “eresia di perdizione”. Poi dici di aver bene altro da fare che continuare invece a parlare con noi, e dunque preferisci chiudere ogni forma di contatto con noi. D’accordo, fai pure, spero solo che ti prendi del tempo per andarti a leggere la Bibbia in merito a ciò che ha scritto il sig. Ricca, e a trarre anche tu delle conclusioni.

      • renzo ottaviani ha detto:

        Caro Salvatore,mi sono imbattuto in un’altra perla,e cioè che la chiesa avventista sarebbe una setta..Siamo su pianeti diversi per cui se vuoi fare una ultima replica per avere l’ultima parola la puoi fare.ma fra 72 ore chiuderò ogni contatto col blog sul quale stiamo scrivendo.Non ho ne risentimenti ne rancori e ti invio un fraterno saluto in Cristo Gesù
        Renzo Ottaviani

      • SALVATORE LARIZZA ha detto:

        Renzo Ottaviani addirittura mi dai pure il tempo (72 ore) che ho a disposizione per parlare con te!!! Bene allora mi affretto a risponderti anche in quel che riguarda la chiesa avventista che a quanto pare ti scandalizza il fatto che venga chiamata “setta”. Sicuramente tu la considererai una tua ‘cara sorella’ in Cristo, proprio come consideri un tuo “caro fratello” in Cristo il prof. Ricca. Bene, sappi che la chiesa avventista insegna diverse eresie. Essa insegna che l’uomo non ha un’anima immortale (la stessa cosa viene insegnata dai testimoni di geova), oltre a questo sostiene che l’uomo quando muore entra in uno stato di incoscienza come se si addormentasse in attesa della risurrezione. Poi vietano di bere qualsiasi bevanda che contenga dell’alcool (neanche in maniera moderata) e di mangiare certi cibi quali ad esempio la carne (alcuni vietano di mangiarne solo alcuni tipi, altri invece vietano di mangiare ogni tipo di carne) e ti ricordo che è scritto : “Ma lo Spirito dice espressamente che nei tempi a venire alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori, e a dottrine di demonî per via della ipocrisia di uomini che proferiranno menzogna, segnati di un marchio nella loro propria coscienza; i quali vieteranno il matrimonio e ordineranno l’astensione da cibi che Dio ha creati affinché quelli che credono e hanno ben conosciuta la verità, ne usino con rendimento di grazie. Poiché tutto quel che Dio ha creato è buono; e nulla è da riprovare, se usato con rendimento di grazie; perché è santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera.” (1Timoteo 4:1-5) E che dire del cosiddetto ‘giudizio investigativo’ e ‘purificazione del santuario’ e dell’imposizione del sabato e della decima e dell’annichilimento dei malvagi. Ci sarebbe davvero tanto da parlare. E comunque insegnano tante e tante altre false dottrine che sono state in maniera accurata confutate dal fratello Giacinto Butindaro.
        Dunque è bene che ti vai a leggere questo suo libro confutatorio, per avere una visione più chiara di chi è veramente la chiesa avventista del settimo giorno : http://imieiscritti.lanuovavia.org/libro_la_chiesa_avventista_del_settimo_giorno.pdf

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