La Chiesa Presbiteriana USA dice sì all’ordinazione di ministri gay e lesbiche

‘ …. L’ultratrentennale e accesissimo dibattito interno alla Chiesa Presbiteriana si è esaurito con la ratifica di un provvedimento, che permette l’ordinazione di ministri e rappresentanti laici gay e lesbiche. Le singole comunità regionali conserveranno però ampia libertà di decisione.
Col voto del presbiterio regionale del Minnesota, la Chiesa Presbiteriana americana è diventata la quarta confessione protestante a permettere l’ordinazione degli omosessuali, dopo l’Episcopale, l’Evangelica Luterana e la Chiesa di Cristo. Il voto del Minnesota è stato seguito a breve da quello di Los Angeles.
“E’ un momento importante nella comunità cristiana” ha dichiarato Michael Adee, un anziano presbiteriano che ha combattuto per l’ordinazione e consacrazione dei gay. “Non posso che gioire del fatto che i presbiteriani si siano finalmente concentrati su ciò che conta di più, ovvero la fede e il carattere, e non l’orientamento sessuale o lo stato civile del singolo”
Il cambiamento alla Costituzione della Chiesa Presbiteriana è stato approvato l’estate scorsa dall’Assemblea Generale. Comunque, secondo le regole interne della chiesa, certi cambiamenti devono essere ratificati dalla maggioranza delle 173 organizzazioni regionali note come ‘presbiteri’.
Martedì sera, durante la riunione a Saint Louis Park, periferia di Monneapolis, il presbiterio delle Twin Cities (Minneapolis e Saint Paul) ha votato il provvedimento al primo posto, con un totale di 205 voti a favore e 56 contro, diventando l’87esimo dipartimento a dire sì. Un’ora e mezza dopo, il Presbiterio del Pacifico, che rappresenta Hawaii e California Meridionale, ha aggiunto il suo voto, con 102 sì e 60 no.
Era la quarta volta che la chiesa affrontava la votazione per l’ordinazione e consacrazione degli omosessuali. Il risultato di questo voto riflette la mutazione delle opinioni sull’argomento tanto all’interno della chiesa che nella società americana, in quanto l’atteggiamento generale nei confronti dell’omosessualità si è ammorbidito. Dall’ultima volta che la questione è stata messa ai voti, nel 2008-2009, circa 19 presbiteri, compresi alcuni in zone abbastanza conservatrici come il Nebraska o l’Alabama settentrionale, sono passati dal no al sì.
Linda Fleming, diacono e laico anziano della Chiesa Presbiteriana di Ladera Heights, è tra quelli che con gli anni hanno cambiato idea.
“A 63 anni, ho alla fine capito che è un fatto ineluttabile. E’ un po’ come il momento in cui fu finalmente concesso ai neri di entrare nelle chiese per i bianchi o alle donne di diventare ministro di una confessione religiosa. Non si scappa, doveva succedere. E’ inevitabile”
I votanti riuniti a Knox hanno salutato il risultato del voto con sobrietà, nessuna manifestazione di gioia eccessiva, nessun abbraccio – o per lo meno non subito – e nessuna recriminazione nei confronti della mozione perdente.
“Ora sì che potremo andare avanti” ha detto Brian Symonds, 29 anni, che spera di essere il primo gay dichiarato ad essere ordinato nel Presbiterio del Pacifico. “Ora sì che le cose si muovono nella direzione per la quale sono stato chiamato”
L’emendamento ratificato martedì scorso cambia anche l’articolo della Costituzione presbiteriana, alla voce “doti e requisiti” per i candidati all’ordinazione, tanto religiosi laici. Dal 1997 la Costituzione prevedeva che gli ordinandi vivessero “in fedeltà nell’ambito del matrimonio tra uomo e donna o in castità se non sposati”. Adesso verrà richiesto ai funzionari della chiesa di “esaminare la vocazione, le doti, la preparazione e l’idoneità alle responsabilità previste dall’incarico di ciascun candidato”.
Ciò lascia sufficiente libertà di decisione, al punto che probabilmente i presbiteri più conservatori avranno la possibilità di continuare a negare l’ordinazione degli omosessuali uomini e donne.
Fino ad oggi alcuni presbiteri avevano ordinato religiosi gay e lesbiche e consacrato i laici in base alla politica ufficiosa del “don’t ask, don’t tell” (non chiedere, non dire). (….) Il reverendo Mark Brewer, pastore del Presbiterio di Bel Air, contrario alla mozione, ha dichiarato che comunque sia questo voto non porterà nessuna crisi all’interno della confessione, anche se “si tratta di un movimento tettonico lento, un terremoto”, insomma. E aggiunge che, tutto sommato, i presbiteriani finiranno con l’abituarsi alla novità, come è già successo agli anglicani. “Forse finiremo col rimanere tutti sulla stessa nave, ma su ponti diversi”

Da: http://www.tg3.rai.it/

Alcune poche parole ai Presbiteriani Americani che hanno approvato ciò:

‘Ravvedetevi e convertitevi dalle vostre vie malvagie, altrimenti l’ira di Dio verrà su di voi’

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/05/11/la-chiesa-presbiteriana-usa-dice-si-allordinazione-di-ministri-gay-e-lesbiche/

Predicazione del 9 Maggio 2011 di Giacinto Butindaro

Perchè ci sono dei bambini che nascono malati o con gravi disfunzioni fisiche 



Predicazione del 6 Maggio 2011 di Giacinto Butindaro

Quello che Dio ci ha comandato di predicarvi 



Predicazione del 4 Maggio 2011 di Giacinto Butindaro

Il M.A.D. e l’adire alle vie legali contro i diffamatori dei ministri di culto 


Ancora lui: Shoek

Fratelli nel Signore che temete Dio, vi faccio vedere questo video solo per questa ragione: per mostrare come si sono ridotte certe Chiese anche qui in Italia. Io dal canto mio spero e desidero che tutte queste persone possano ravvedersi e riconoscere la verità. Speratelo e desideratelo pure voi. La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti coloro che lo amano con purità incorrotta. Amen.

La comunità evangelica in questione è quella che si raduna presso il “Centro Cristiano Kabod” di via Duino 179/c a Torino:

Nel video infatti si vede lo striscione sulla parete che si vede anche qua:

I cosiddetti pastori di questa Chiesa sono Simone di Chiara, e Davide Tomasi. Ecco la pagina del ‘Centro Cristiano Kabod’ su Facebook

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/05/03/ancora-lui-shoek/

E’ morto un altro falso profeta: Sai Baba

Il 24 Aprile 2011, all’età di 84 anni, è morto il ‘guru’ indiano Sai Baba, Aveva predetto ‘che sarebbe vissuto fino a 96 anni e che sarebbe stato in salute fino ad allora’ (‘Scramble for Dead Indian Guru,’ The Daily Telegraph, Aprile 25, 2011).

Non solo è morto dodici anni prima, ma gli ultimi sei anni era vissuto invalido. Questo è uno dei tanti esempi di come Dio rende vani i presagi dei falsi profeti (Isaia 44:25), in quanto le loro predizioni “sono visioni menzognere, divinazioni, vanità, imposture del loro proprio cuore” (Geremia 14:14), che loro sperano si adempiranno (Ezechiele 13:6).

Sai Baba era certamente un falso profeta che, essendo stato sedotto dal diavolo (si considerava infatti la reincarnazione di Shirdi Sai Baba, morto nel 1918, ed ‘il Padre che mandò Gesù’), ha sedotto molte anime facendogli credere tante eresie di perdizione (tra cui quella che sostiene che ‘noi siamo Dio, ma che l’abbiamo dimenticato’). Ed ora egli, in quanto figlio del diavolo che era suo padre, è sicuramente nell’Ades, in mezzo alle fiamme, a piangere e stridere i denti.

Gesù disse: “E molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti” (Matteo 24:11), e Sai Baba era uno di questi. Nessuno di costoro vi seduca.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/05/02/e-morto-un-altro-falso-profeta-sai-baba/

Gli insegnamenti

L’insegnamento di Sathya Sai Baba si fonda sul concetto che l’uomo sia essenzialmente divino e che debba quindi impegnarsi a riscoprire la propria natura divina.

Sathya Sai Baba affermò più volte di non voler fondare una nuova religione, né una setta o un nuovo credo, o di volere raccogliere proseliti; nonostante sia nato in un contesto induista, il suo messaggio era inteso come universale e si rivolgeva indistintamente ai fedeli di tutte le religioni, a cui raccomandava la sincera adorazione di Dio nelle forme e nei mezzi propri di ciascuna religione: cardine del suo insegnamento è infatti l’unità delle religioni e delle discipline spirituali, concepite come strade differenti verso l’unico Dio. Molta importanza è data al canto devozionale (bhajan) e alla preghiera (con la ripetizione dei mantra), al servizio altruistico disinteressato (seva), e allo studio della spiritualità attraverso i testi sacri e spirituali di ogni tradizione o cultura.

Ha affermato inoltre che l’essere umano, per potersi definire tale, dovrebbe vivere secondo cinque valori principali, i cosiddetti valori umani, presenti – seppur in modo latente – in ogni individuo: verità, amore, pace, rettitudine e non-violenza; la cui costante e progressiva riscoperta e messa in pratica costituisce la vera essenza della ricerca spirituale.

« C’è una sola razza: la razza dell’umanità.
C’è una sola religione: la religione dell’Amore.
C’è un solo linguaggio: il linguaggio del cuore.
C’è un solo Dio: Egli è onnipresente. »
(Sathya Sai Baba)

Nel 1963 è sorta l’Organizzazione Sathya Sai, organizzazione spirituale non-religiosa e senza fini di lucro o di proselitismo, attualmente attiva in 137 nazioni, fondata con lo scopo di aiutare le persone a «riscoprire la propria natura divina».

Tratto da : Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Sathya_Sai_Baba)

Predicazione del 2 Maggio 2011 di Giacinto Butindaro

La vigna dell’Eterno 



Predicazione del 29 Aprile 2011 di Giacinto Butindaro

C’è solo una via per scampare alla perdizione eterna 


Lirio Porrello e la Cena del Signore

Lirio Porrello, pastore della Chiesa ‘Parola della Grazia’ di Palermo, durante il culto di domenica 4 luglio 2010, ha predicato sulla cena del Signore.

Nello spiegare le parole di Paolo: “Per questa cagione molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono” (1 Corinzi 11:30), dice giustamente che molti erano malati e morivano perchè non discernevano il corpo del Signore, ma secondo lui il discernere il corpo del Signore ha a che fare con la guarigione. Ecco che cosa dice in sostanza, che discernere il corpo del Signore ‘è un’espressione che ha a che fare con la nostra guarigione’. E come cerca di dimostrarlo questo? Citando queste parole che Dio disse al popolo d’Israele una volta che era uscito dall’Egitto: “Se ascolti attentamente la voce dell’Eterno, ch’è il tuo Dio, e fai ciò ch’è giusto agli occhi suoi e porgi orecchio ai suoi comandamenti e osservi tutte le sue leggi, io non ti manderò addosso alcuna delle malattie che ho mandate addosso agli Egiziani, perché io sono l’Eterno che ti guarisco” (Esodo 15:26), e spiegandole in questa maniera: ‘Da queste parole si comprende che la promessa di guarigione non dipende dai nostri comportamenti e che per guarirci Dio si aspetta solo che spendiamo del tempo alla Sua presenza, che Lo ascoltiamo e in fede mettiamo in pratica la Sua Parola. Le leggi di cui parla, per noi che siamo sotto la grazia sono compendiate nell’unico comandamento dell’amore. Ne deriva che persone dal comportamento discutibile ma piene di fede ricevono guarigione ed altre dal comportamento ineccepibile ma senza fede non ricevono nulla, perché la grazia di Dio non dipende dai meriti personali’. E difatti – lui dice – che dopo che gli Ebrei uscirono dall’Egitto ‘sperimentarono un lungo periodo di buona salute. Nei quarant’anni di deserto non conobbero la malattia; nessuno era fiacco, nessuno vacillava’, e perchè potè verificarsi un simile fenomeno? Perchè prima di uscire dall’Egitto avevano mangiato l’agnello pasquale. Ascoltate le sue parole: ‘Prima di uscire dall’Egitto essi celebrarono per la prima volta la Pasqua e secondo l’ordine di Dio ogni famiglia mangiò l’agnello sacrificato assieme ad erbe amare. Il sangue dell’agnello, sparso sull’architrave e sugli stipiti della porta, protesse e preservò dalla morte tutti quelli che si trovavano all’interno della casa a prescindere dalla loro condotta e dalla loro nazionalità, visto che vi si potevano trovare anche persone non ebree. La protezione dipese esclusivamente dal sangue di un agnello innocente che era stato sparso sulle porte e che prefigurava quello dell’Agnello di Dio. Tutto questo trova un corrispettivo nel Nuovo Testamento, infatti noi non siamo stati salvati in funzione della nostra condotta o delle nostre opere, ma solo in virtù del sangue di Cristo, che è stato sparso per la nostra redenzione eterna. Gli Ebrei mangiarono il corpo dell’agnello con lo strabiliante effetto che da quel momento, per quarant’anni, nessuno si ammalò e nessuno fu debole, non perché si comportassero bene, ma perché avevano mangiato l’agnello e confidavano che l’averlo mangiato garantiva loro la salute. Il tempo trascorso nel deserto raffigura quello della nostra vita ed anche per noi vale la promessa che mangiando l’Agnello, per fede, possiamo vivere senza malattie’.

Quindi quando la Bibbia dice che presso i Corinzi molti si ammalavano o morivano, perchè non discernevano il corpo del Signore, vuole dire che ciò avveniva perchè i Corinzi non discernevano che il corpo del Signore era stato dato per la nostra guarigione fisica. Ecco le parole di Porrello: ‘Si può mangiare e bere indegnamente nel momento in cui non si comprende il valore di ciò che si mangia, non si capisce che come il sangue è stato versato per la nostra redenzione, il corpo è stato dato per la nostra guarigione, e si partecipa alla Santa Cena privandola del Suo vero significato e riducendola ad uno sterile rito. La Bibbia ci spiega perché molti si ammalano e molti muoiono. Possibilmente noi siamo portati a pensare che questo avvenga a causa del peccato, ma anche se il peccato impedisce la comunione con Dio e può avere conseguenze, qui l’apostolo Paolo non collega la malattia o la morte prematura al peccato, ma al fatto che non si discerne il motivo per cui Dio vuole che partecipiamo al pane e al corpo del Signore: quello di guarirci! Se partecipiamo alla Santa Cena credendo di partecipare a un rito, come tutti i riti risulterà privo di potenza e non riceveremo nessuna guarigione, ma se comprendiamo che Gesù ha dato il Suo corpo per guarirci e ci accostiamo alla Sua Mensa con fede, allora possiamo essere sanati. Il pane che prendiamo rappresenta il corpo di Gesù e se noi crediamo che è stato offerto per la nostra guarigione, per questa fede riceviamo guarigione. La Santa Cena non è un momento di giudizio e di condanna, ma di grazia e di benedizione. L’esame di noi stessi che siamo esortati a compiere non ha lo scopo di mettere a fuoco i nostri errori e farci cadere nel senso di colpa e d’indegnità, ma di mettere a fuoco la nostra fede, la sola cosa che non dobbiamo sottovalutare o trascurare, perché da essa dipende come vivremo: se tra acciacchi e malattie o in buona salute fino alla fine’.

Da: http://www.paroladellagrazia.it/

Ora, ci sono diverse cose non vere alla luce della Parola di Dio in questo discorso di Porrello.

Innanzi tutto non è vero che ‘che la promessa di guarigione non dipende dai nostri comportamenti e che per guarirci Dio si aspetta solo che spendiamo del tempo alla Sua presenza, che Lo ascoltiamo e in fede mettiamo in pratica la Sua Parola. Le leggi di cui parla, per noi che siamo sotto la grazia sono compendiate nell’unico comandamento dell’amore. Ne deriva che persone dal comportamento discutibile ma piene di fede ricevono guarigione ed altre dal comportamento ineccepibile ma senza fede non ricevono nulla, perché la grazia di Dio non dipende dai meriti personali’.

Spieghiamo perchè. Certamente la guarigione fisica mediante la fede in Cristo è ancora per oggi, ma nella vita di un credente non dipende solo dalla fede in quanto dipende sia dalla nostra condotta e sia dalla volontà di Dio. Vediamo di spiegarlo con la Parola di Dio.

L’apostolo Giovanni, e quindi uno dei dodici apostoli, dice nella sua epistola: “Diletti, se il cuor nostro non ci condanna, noi abbiam confidanza dinanzi a Dio; e qualunque cosa chiediamo la riceviamo da Lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciam le cose che gli son grate. E questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del suo Figliuolo Gesù Cristo, e ci amiamo gli uni gli altri, com’Egli ce ne ha dato il comandamento” (1 Giovanni 3:21-23).
Come potete vedere, noi riceveremo qualsiasi cosa chiediamo a Dio, compresa la guarigione quindi, a condizione che osserviamo i comandamenti di Dio e facciamo le cose che gli sono grate. E i comandamenti sono quello di credere in Gesù Cristo, e quello di amarci gli uni gli altri. Che significa ‘amarsi gli uni gli altri’, se non aiutare il nostro fratello che si trova nel bisogno, riprenderlo quando pecca contro di noi, perdonarlo quando si pente di un peccato che ha commesso contro di noi e ci chiede perdono, sopportare le sue debolezze, consolarlo quando è afflitto e così via? Ma se un fratello si comporta spietatamente verso un altro suo fratello, come potrà dire di mettere in pratica il comandamento ‘amatevi gli uni gli altri’? E come potrà ottenere da Dio quello che gli ha chiesto, inclusa la guarigione quindi, dato che non osserva questo comandamento e non fa ciò che è giusto nel cospetto di Dio? In altre parole, come potrà un credente pensare di ottenere guarigione se disprezza il suo fratello, lo sfrutta, lo angaria, e lo maltratta? La Bibbia quindi non mi autorizza a dire ‘la promessa di guarigione non dipende dai nostri comportamenti’, perchè dipende eccome. E poi è un controsenso dire che l’ottenimento della guarigione non dipende dai nostri comportamenti e poi dire che ‘Le leggi di cui parla [Dio nell'esodo], per noi che siamo sotto la grazia sono compendiate nell’unico comandamento dell’amore’, e questo perchè Paolo dice che l’amore non fa male alcuno al prossimo (Romani 13:10), per cui se un credente fa del male ad altri credenti non sta mettendo in pratica il comandamento dell’amore, e la sua condotta è riprovevole. E poi parlando in questa maniera, si incoraggiano i credenti a non comportarsi in maniera degna di Dio, perchè tanto la guarigione non dipende dai nostri comportamenti! Ma che disse Gesù a quell’uomo che era infermo da trentotto anni, dopo che lo guarì? ” Ecco, tu sei guarito; non peccar più, che non t’accada di peggio” (Giovanni 5:14). E quindi lo avvertì che se avesse continuato a peccare, il giudizio di Dio si sarebbe abbattuto su di lui. Quindi la nostra guarigione o salute dipende dalla nostra condotta, e non soltanto dalla nostra fede. E questo si accorda con le parole del profeta che dice: “Grida a piena gola, non ti rattenere, alza la tua voce a guisa di tromba, e dichiara al mio popolo le sue trasgressioni, e alla casa di Giacobbe i suoi peccati! Mi cercano ogni giorno, prendon piacere a conoscer le mie vie; come una nazione che avesse praticato la giustizia e non avesse abbandonata la legge del suo Dio, mi domandano de’ giudizi giusti, prendon piacere ad accostarsi a Dio. ‘Perché, dicono essi, quando abbiam digiunato, non ci hai tu avuto riguardo?’ ‘Perché quando abbiamo afflitte le anime nostre, non v’hai tu posto mente?’ Ecco, nel giorno del vostro digiuno voi fate i vostri affari, ed esigete che sian fatti tutti i vostri lavori. Ecco, voi digiunate per litigare, per questionare, e percuotere empiamente col pugno; oggi, voi non digiunate in modo da far ascoltare la vostra voce in alto. È questo il digiuno di cui io mi compiaccio? il giorno in cui l’uomo affligge l’anima sua? Curvar la testa come un giunco, sdraiarsi sul sacco e sulla cenere, è egli questo che tu chiami un digiuno, un giorno accetto all’Eterno? Il digiuno di cui mi compiaccio non è egli questo: che si spezzino le catene della malvagità, che si sciolgano i legami del giogo, che si lascino liberi gli oppressi, e che s’infranga ogni sorta di giogo? Non è egli questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame, che tu meni a casa tua gl’infelici senz’asilo, che quando vedi uno ignudo tu lo copra, e che tu non ti nasconda a colui ch’è carne della tua carne? Allora la tua luce spunterà come l’aurora, e la tua guarigione germoglierà prontamente; la tua giustizia ti precederà, e la gloria dell’Eterno sarà la tua retroguardia. Allora chiamerai, e l’Eterno ti risponderà; griderai, ed egli dirà: ‘Eccomi!’ Se tu togli di mezzo a te il giogo, il gesto minaccioso ed il parlare iniquo; se l’anima tua supplisce ai bisogni dell’affamato, e sazi l’anima afflitta, la tua luce si leverà nelle tenebre, e la tua notte oscura sarà come il mezzodì; l’Eterno ti guiderà del continuo, sazierà l’anima tua ne’ luoghi aridi, darà vigore alle tue ossa; e tu sarai come un giardino ben annaffiato, come una sorgente la cui acqua non manca mai” (Isaia 58:1-11). Avete notato a quali condizioni la nostra guarigione germoglierà prontamente?

L’altra condizione necessaria per la nostra guarigione, è che essa rientri nella volontà di Dio verso di noi, infatti sempre Giovanni dice: “E questa è la confidanza che abbiamo in lui: che se domandiamo qualcosa secondo la sua volontà, Egli ci esaudisce; e se sappiamo ch’Egli ci esaudisce in quel che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo domandate” (1 Giovanni 5:14-15). Qualcuno dirà: ‘Può dunque accadere che la guarigione non rientri nella volontà di Dio?’ Certo, questo per esempio è il caso di quei credenti malati fisicamente che Dio ha deciso di prendere con sè in gloria. Si sono ammalati di quella malattia che li deve portare alla morte, in quanto così Dio ha decretato verso di loro. Ricordiamoci che il profeta Eliseo “cadde malato di quella malattia che lo dovea condurre alla morte” (2 Re 13:14). Quindi la malattia è un mezzo che Dio usa per porre termine alla vita terrena anche di suoi figliuoli.

Non corrisponde al vero neppure che gli Ebrei, dopo che uscirono dall’Egitto ‘sperimentarono un lungo periodo di buona salute. Nei quarant’anni di deserto non conobbero la malattia; nessuno era fiacco, nessuno vacillava’, in quanto la Bibbia dice sì che quando Dio fece uscire gli Israeliti dall’Egitto “non vi fu alcuno, fra le sue tribù, che fosse fiacco” (Salmo 105:37), ma non dice che gli Israeliti nel deserto non videro la malattia per quaranta anni. E difatti Dio colpì nel deserto gli Israeliti anche con delle piaghe quando questi peccarono contro di lui, in adempimento alle parole che gli aveva detto: “Se ascolti attentamente la voce dell’Eterno, ch’è il tuo Dio, e fai ciò ch’è giusto agli occhi suoi e porgi orecchio ai suoi comandamenti e osservi tutte le sue leggi, io non ti manderò addosso alcuna delle malattie che ho mandate addosso agli Egiziani, perché io sono l’Eterno che ti guarisco” (Esodo 15:26). Ecco alcuni di questi casi: quando Dio provvide al popolo la carne che essi avevano chiesta, è scritto che “ne avevano ancora la carne fra i denti e non l’avevano peranco masticata, quando l’ira dell’Eterno s’accese contro il popolo, e l’Eterno percosse il popolo con una gravissima piaga” (Numeri 11:33), ed ancora: “Ed egli dette loro quel che chiedevano, ma mandò la consunzione nelle loro persone” (Salmo 106:15), e la consunzione è un ‘lento deperimento con affievolimento di tutte le funzioni organiche’; e il giorno dopo che Dio fece morire Kore, Dathan e Abiram e le loro famiglie, con altri duecentocinquanta uomini, per la loro ribellione, avvenne che “tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele mormorò contro Mosè ed Aaronne dicendo: ‘Voi avete fatto morire il popolo dell’Eterno’. E avvenne che, come la raunanza si faceva numerosa contro Mosè e contro Aaronne, i figliuoli d’Israele si volsero verso la tenda di convegno; ed ecco che la nuvola la ricoprì, e apparve la gloria dell’Eterno. Mosè ed Aaronne vennero davanti alla tenda di convegno. E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo: ‘Toglietevi di mezzo a questa raunanza, e io li consumerò in un attimo’. Ed essi si prostrarono con la faccia a terra. E Mosè disse ad Aaronne: ‘Prendi il turibolo, mettivi del fuoco di sull’altare, ponvi su del profumo, e portalo presto in mezzo alla raunanza e fa’ l’espiazione per essi; poiché l’ira dell’Eterno è scoppiata, la piaga è già cominciata’. E Aaronne prese il turibolo, come Mosè avea detto; corse in mezzo all’assemblea, ed ecco che la piaga era già cominciata fra il popolo; mise il profumo nel turibolo e fece l’espiazione per il popolo. E si fermò tra i morti e i vivi, e la piaga fu arrestata. Or quelli che morirono di quella piaga furono quattordicimila settecento, oltre quelli che morirono per il fatto di Kore. Aaronne tornò a Mosè all’ingresso della tenda di convegno e la piaga fu arrestata” (Numeri 16:41-50). E poi evidentemente, Porrello si è dimenticato pure di Maria, la sorella di Mosè, che fu colpita da Dio con la lebbra perchè aveva peccato contro Mosè parlando contro di lui, secondo che è scritto: “Maria ed Aaronne parlarono contro Mosè a cagione della moglie Cuscita che avea preso; poiché avea preso una moglie Cuscita. E dissero: ‘L’Eterno ha egli parlato soltanto per mezzo di Mosè? non ha egli parlato anche per mezzo nostro?’ E l’Eterno l’udì. Or Mosè era un uomo molto mansueto, più d’ogni altro uomo sulla faccia della terra. E l’Eterno disse a un tratto a Mosè, ad Aaronne e a Maria: ‘Uscite voi tre, e andate alla tenda di convegno’. E uscirono tutti e tre. E l’Eterno scese in una colonna di nuvola, si fermò all’ingresso della tenda, e chiamò Aaronne e Maria; ambedue si fecero avanti. E l’Eterno disse: ‘Ascoltate ora le mie parole; se v’è tra voi alcun profeta, io, l’Eterno, mi faccio conoscere a lui in visione, parlo con lui in sogno. Non così col mio servitore Mosè, che è fedele in tutta la mia casa. Con lui io parlo a tu per tu, facendomi vedere, e non per via d’enimmi; ed egli contempla la sembianza dell’Eterno. Perché dunque non avete temuto di parlar contro il mio servo, contro Mosè?’ E l’ira dell’Eterno s’accese contro loro, ed egli se ne andò, e la nuvola si ritirò di sopra alla tenda; ed ecco che Maria era lebbrosa, bianca come neve; Aaronne guardò Maria, ed ecco era lebbrosa. E Aaronne disse a Mosè: ‘Deh, signor mio, non ci far portare la pena di un peccato che abbiamo stoltamente commesso, e di cui siamo colpevoli. Deh, ch’ella non sia come il bimbo nato morto, la cui carne è già mezzo consumata quand’esce dal seno materno!’ E Mosè gridò all’Eterno, dicendo: ‘Guariscila, o Dio, te ne prego!’ E l’Eterno rispose a Mosè: ‘Se suo padre le avesse sputato in viso, non ne porterebbe ella la vergogna per sette giorni? Stia dunque rinchiusa fuori del campo sette giorni; poi, vi sarà di nuovo ammessa’. Maria dunque fu rinchiusa fuori del campo sette giorni; e il popolo non si mise in cammino finché Maria non fu riammessa al campo” (Numeri 12:1-15). Che fu Dio a colpire Maria con la lebbra lo disse Dio in questi termini: “Ricordati di quello che l’Eterno, il tuo Dio, fece a Maria, durante il viaggio, dopo che foste usciti dall’Egitto” (Deuteronomio 24:9).

Alla luce di quanto accaduto nel deserto agli Israeliti ribelli, dunque, cade tutto il discorso di Porrello sugli effetti che l’agnello pasquale aveva avuto sulla salute degli Israeliti, perchè la carne di quell’Agnello non li aveva resi affatto immuni alle malattie. Le sue parole: ‘Gli Ebrei mangiarono il corpo dell’agnello con lo strabiliante effetto che da quel momento, per quarant’anni, nessuno si ammalò e nessuno fu debole, non perché si comportassero bene, ma perché avevano mangiato l’agnello e confidavano che l’averlo mangiato garantiva loro la salute’ sono palesemente mendaci.
E di conseguenza sono mendaci anche queste altre sue parole ‘anche per noi vale la promessa che mangiando l’Agnello, per fede, possiamo vivere senza malattie’. Perchè il mangiare degnamente il pane spezzato alla cena del Signore, non assicura in nessuna maniera automaticamente la salute o la guarigione a chicchessia, perchè il pane che noi prendiamo alla Cena del Signore non è per la nostra guarigione. In altre parole, Dio vuole che noi partecipiamo alla Cena non per guarirci, ma affinché noi abbiamo comunione con il sangue ed il corpo di Cristo (cfr. 1 Corinzi 10:16), ed annunziamo la sua morte finchè Egli venga (cfr. 1 Corinzi 11:26). Per guarirci Dio ha stabilito la preghiera infatti Giacomo dice: “C’è qualcuno fra voi infermo? Chiami gli anziani della chiesa, e preghino essi su lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore; e la preghiera della fede salverà il malato, e il Signore lo ristabilirà; e s’egli ha commesso dei peccati, gli saranno rimessi. Confessate dunque i falli gli uni agli altri, e pregate gli uni per gli altri onde siate guariti; molto può la supplicazione del giusto, fatta con efficacia” (Giacomo 5:14-16).

E poi, se fosse vero quello che dice Porrello, come mangiando il pane in maniera degna ci viene assicurata la guarigione o la salute fisica per tutta la vita terrena, così anche bevendo del frutto della vigna dal calice del Signore, che rappresenta il sangue che Cristo ha versato per la remissione dei nostri peccati, ci dovrebbe essere assicurata la remissione dei peccati che abbiamo commesso. Ma la remissione dei peccati che noi commettiamo non ci è assicurata dal bere il calice del Signore, ma dalla fede in Cristo, e dalla confessione che noi facciamo a Dio dei nostri peccati, secondo che è scritto: “Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità” (1 Giovanni 1:9). E quindi questo discorso di Porrello è molto pericoloso, perchè si potrebbe giungere anche a quest’altra conclusione errata. Massima attenzione dunque.

Per tornare al pane che viene spezzato e mangiato durante la Cena del Signore, diciamo che esso rappresenta il corpo di Cristo, ma che Cristo non lo ha offerto per la nostra guarigione a differenza del suo sangue che invece ha offerto per il perdono dei nostri peccati e il nostro riscatto, come dice Porrello. In altre parole, non è vero che Egli ha offerto il suo sangue per perdonarci e riscattarci, mentre il suo corpo per guarirci – quasi che le ragioni furono diverse -, perchè l’offerta del suo corpo avvenne per riconciliarci a Dio e santificarci.

Vediamo dunque che cosa ha fatto Cristo per noi offrendo la carne del suo corpo.

Gesù offrì la sua carne in sacrificio a Dio per vivificarci (perché tutti noi eravamo morti nei nostri falli) infatti un giorno egli disse: “Io sono il pane vivente che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo” (Giovanni 6:51). Ed anche per santificarci, difatti è scritto che “noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre” (Ebrei 10:10). Dunque se oggi noi siamo spiritualmente vivi e santi nel cospetto di Dio lo dobbiamo al corpo di Cristo.

Gesù offrì il suo corpo in sacrificio per i nostri peccati al fine di annullare il dominio del peccato nella nostra vita, secondo che disse il profeta Isaia: “Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità” (Isaia 53:5), e difatti Paolo dice ai Romani che Gesù “ha condannato il peccato nella carne, affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi” (Romani 8:4). Cosicché noi, mediante l’offerta del suo corpo, siamo morti al peccato, perché il peccato che ci signoreggiava è stato annullato nella sua carne. Paolo spiega questo concetto ai santi di Roma in questi termini: “O ignorate voi, fratelli (poiché io parlo a persone che hanno conoscenza della legge) che la legge signoreggia l’uomo per tutto il tempo ch’egli vive?” (Romani 7:1). Noi sappiamo che la legge signoreggia l’uomo solamente mentre egli è in vita, perché una volta morto, l’uomo non è più soggetto ad essa, e difatti come fa la legge ad avere potestà su una persona morta che ha esalato l’anima? In niuno modo può signoreggiarla. E così anche noi per non essere più schiavi della legge dovevamo morire spiritualmente alla legge, e questo è avvenuto mediante la fede nella morte di Gesù. La crocifissione del corpo di Gesù Cristo ha dunque per noi un valore immenso perché noi avendo creduto in lui, siamo stati con lui crocifissi; è per questa ragione che la legge non ci signoreggia più, perché noi siamo morti con Cristo, infatti è scritto: “Così, fratelli miei, anche voi siete divenuti morti alla legge mediante il corpo di Cristo per appartenere ad un altro, cioè a colui che è risuscitato dai morti” (Romani 7:4). Grazie siano quindi rese a Dio che, mediante il corpo di Cristo, ci ha fatti morire alla legge che ci teneva schiavi; sì, siamo morti con Cristo al peccato che ci signoreggiava mediante la legge (che è la forza del peccato), per diventare la proprietà particolare di Cristo e per vivere per lui.

Gesù mediante il suo corpo trafitto ci ha riconciliati con Dio infatti Paolo scrisse ai santi di Colosse: “E voi, che già eravate estranei e nemici nella vostra mente e nelle vostre opere malvage, ora Iddio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della morte d’esso..” (Colossesi 1:21,22). Dunque fratelli, noi che un tempo eravamo dei nemici di Dio perché eravamo amanti del piacere del peccato e l’amore per il male lo manifestavamo pensando cose malvage e operando malvagiamente, in virtù del grande amore che Dio ha manifestato verso noi mandando il suo Figliuolo in questo mondo a morire sulla croce, siamo stati riconciliati con Dio proprio per mezzo del corpo di Gesù Cristo. Riconciliati dunque con Dio per mezzo del corpo di Gesù abbiamo pace nel nostro cuore e si sono adempiute le parole del profeta Isaia: “Il castigo, per cui abbiamo pace, è stato su lui” (Isaia 53:5).

Qualcuno dirà allora a questo punto: ‘Ma allora il corpo di Cristo non ha proprio nulla a che fare con la nostra guarigione?’ No, questo non si può dire, perchè ci sono dei riferimenti biblici che mostrano che in una qualche maniera il corpo di Cristo ha anche a che fare con la nostra guarigione, secondo che dice il profeta Isaia: “E, nondimeno, eran le nostre malattie ch’egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui s’era caricato” (Isaia 53: 4), ed anche “per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione” (Isaia 53:5). Ma si badi che Gesù Cristo non morì per le nostre malattie, ma per i nostri peccati, infatti dice il profeta: “Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità” (Isaia 53:5). Da come parla Porrello invece, pare che il corpo di Cristo sia stato trafitto per le nostre malattie!

Ma andiamo avanti con la nostra confutazione. E’ evidente quindi, che Porrello mente anche quando afferma che quei santi di Corinto che si ammalavano o morivano perchè si accostavano indegnamente alla Cena del Signore, si ammalavano o morivano perchè non discernevano ‘il motivo per cui Dio vuole che partecipiamo al pane e al corpo del Signore: quello di guarirci!’, perchè non è così, in quanto quei credenti si ammalavano o morivano perchè si accostavano alla cena del Signore in una condizione di peccato, infatti Paolo questo lo spiega poco prima quando dice: “Quando poi vi radunate assieme, quel che fate, non è mangiar la Cena del Signore; poiché, al pasto comune, ciascuno prende prima la propria cena; e mentre l’uno ha fame, l’altro è ubriaco. Non avete voi delle case per mangiare e bere? O disprezzate voi la chiesa di Dio e fate vergogna a quelli che non hanno nulla? Che vi dirò? Vi loderò io? In questo io non vi lodo” (1 Corinzi 11:20-22). E che questa fosse la ragione per cui si ammalavano o morivano, lo conferma sempre Paolo quando, dopo avere detto: “Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo ed il sangue del Signore. Or provi l’uomo se stesso, e così mangi del pane e beva del calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudicio su se stesso, se non discerne il corpo del Signore. Per questa cagione molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono” (1 Corinzi 11:27-30), egli afferma: “Ora, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati; ma quando siamo giudicati, siam corretti dal Signore, affinché non siam condannati col mondo. Quando dunque, fratelli miei, v’adunate per mangiare, aspettatevi gli uni gli altri. Se qualcuno ha fame, mangi a casa, onde non vi aduniate per attirar su voi un giudicio” (1 Corinzi 11:31-34).

Non è abbastanza chiaro? E non è abbastanza chiaro neppure il fatto che quelle malattie e quelle morti erano causate da Dio per correggere quei credenti?

Per concludere quindi, vi esorto a guardarvi da questo altro lievito che viene diffuso dalla Chiesa ‘Parola della Grazia’.

La grazia sia con voi

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/04/28/lirio-porrello-e-la-cena-del-signore/

Predicazione del 27 Aprile 2011 di Giacinto Butindaro

Lirio Porrello e la Cena del Signore