Luca De Pero, ex prete cattolico romano, si converte a Cristo

Luca De Pero abbraccia la fede Battista e il vescovo denuncia: “colpo grave del padre delle tenebre alla nostra Chiesa”

 

MONTECERIGNONE – Luca De Pero, da qualche giorno ex parroco di Santa Maria in Recluso di Montecerignone, lascia la comunità cattolica e abbraccia la Chiesa evangelica battista di Cesena. Lui parla di “conversione in Cristo”. Il vescovo della diocesi monsignor Negri di “Gravissimo attacco al dogma cattolico e alla disciplina ecclesiatica – e di – colpo grave del padre delle tenebre alla nostra Chiesa”. In sostanza: scisma e relativo terremoto. Il tutto proprio nella terra adottiva di Umberto Eco, romanziere senza bisogno di presentazioni per quanto riguarda eresie e scismi all’interno della Chiesa.

Il messaggio di Luca De Pero è stato lanciato nell’ultima omelia officiata nella sua ex parrocchia. Comunicazione affiancata anche da un video pubblicato su youtube e raggiunta in poche ore da una dura replica del vescovo Luigi Negri.
Una volta annunciato il suo trasferimento presso altra parrocchia voluto dal vescovo, l’ex sacerdote ha sottolineato: “non lo giudico. Anche egli in fondo è una vittima, e lo dico senza rancore, di un sistema ecclesiale incapace di mostrare amore e fratellanza e vero dialogo. La chiesa nella quale operavo era come un magnifico castello costruito su rituali, cerimonie, gerarchie, una magnifica costruzione umana, ma con poco o nulla di divino dentro. Oggi sono un’anima libera – aggiunge – che ha dato la sua vita al Signore Cristo Gesù”. “Ho fatto un itinerario nel quale ho incontrato Gesù Cristo vivo – spiega Luca De Pero – Ho parlato ai catechisti e ai ragazzi di questo, ma non ne ho fatto un discorso di conversione. Il problema non è l’adesione a una chiesa o un’altra”.

Diversi i toni usati da monsignor Negri. “Un attacco grave colpisce il cuore della nostra Chiesa. Don Luca De Pero … ha annunciato il suo passaggio alla Chiesa evangelica protestante di Cesena. Compiendo questo gesto gravissimo di attacco al dogma cattolico e alla disciplina ecclesiastica, egli ha assunto una posizione eretica, quanto ai contenuti, e scismatica, quanto all’atteggiamento. Non è la Chiesa che lo esclude, è lui che si è autoescluso dalla comunione ecclesiale”. “Non ho parole per descrivere i sentimenti che si affollano nel mio cuore se non riconoscere che, ancora una volta, il padre delle tenebre e della menzogna sferra un colpo grave alla nostra Chiesa … Comunico anche che, in ossequio alle disposizioni della Santa Sede, sto attivando tutte le procedure che sono previste in questi casi dal Codice di Diritto Canonico. Il Signore abbia alla fine misericordia di chi, con quest’atteggiamento dissennato, inizia una vita negativa per sé e per coloro che, fidandosi di lui, potrebbero addirittura seguirlo”.

A chiudere il “contenzioso” ci ha pensato un esponente della chiesa battista di Cesena, Fabiano Nicodemo: “Quanto avvenuto è una cosa molto bella. Cristiano non si nasce, ma si diventa. Posso riferire quello che mi ha detto Luca, che ora lui è libero”.

Da: Romagna Noi 

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/08/30/luca-de-pero-ex-prete-cattolico-romano-si-converte-a-cristo/

 

 

Solo gli apostoli parlarono in lingue il giorno della Pentecoste?

Introduzione

In un suo scritto dal titolo ‘A Pentecoste lo Spirito discese solo sui dodici apostoli’ pubblicato sul suo sito il 20-21 Agosto 2011 (http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A1-Pentecost_Spirit_12_Avv.htm), Nicola Martella afferma che il giorno della Pentecoste parlarono in lingue solo i dodici apostoli del Signore. Lui afferma di essere arrivato a questa conclusione dopo ‘un’analisi attenta del testo biblico, che ho sondato con onestà e dirittura di cuore’ e rivolge quindi questo invito ai lettori: ‘Chi ne ha altrettante, faccia lo stesso cammino e mostri le sue capacità esegetiche e le sue fondate conclusioni’.
Ora, voglio cogliere l’invito ma non per mostrare le mie capacità esegetiche, ma per mostrare che le capacità esegetiche mostrate da Nicola Martella in questo suo articolo sono nulle, e quindi le sue conclusioni sono infondate, cioè non sono fondate sulla Parola di Dio ma su dei suoi vani ragionamenti. Perchè da una reale attenta analisi del testo biblico non si può per niente arrivare alle conclusioni di Martella.
Mi concentrerò in particolare su alcune sue osservazioni.

Prima osservazione

La prima è quella che lui fa nel commentare queste parole: “E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro” (Atti 2:1-4) per dimostrare che in quella occasione solo i dodici apostoli furono ripieni di Spirito e parlarono in altre lingue: ‘Era, quindi, un incontro particolare, come Gesù aveva comandato loro. Gesù per quaranta giorni diede «comandamenti agli apostoli, che aveva scelto» (At 1,2), «ordinò loro di non dipartirsi da Gerusalemme» (v. 4), promise loro che «voi sarete immersi nello Spirito Santo» (v. 5) e che «voi riceverete potenza, quando lo Spirito Santo verrà su voi» (v. 8). Ciò escludeva tutti gli altri credenti’.
Notate che lui esclude che il comandamento di non dipartirsi da Gerusalemme fu rivolto anche ad altri credenti oltre gli apostoli, e quindi secondo lui in quella riunione il giorno della Pentecoste (Atti 2:1-2) c’erano solo gli apostoli. Questo è falso, e ve lo dimostro subito.
Nel Vangelo scritto da Luca, e quindi scritto dallo stesso autore del libro degli Atti degli apostoli, è scritto quanto segue in merito all’apparizione di Cristo ai due discepoli sulla via di Emmaus e agli undici: “Ed ecco, due di loro se ne andavano in quello stesso giorno a un villaggio nominato Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi; e discorrevano tra loro di tutte le cose che erano accadute. Ed avvenne che mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si accostò e cominciò a camminare con loro. Ma gli occhi loro erano impediti così da non riconoscerlo. Ed egli domandò loro: Che discorsi son questi che tenete fra voi cammin facendo? Ed essi si fermarono tutti mesti. E l’un de’ due, per nome Cleopa, rispondendo, gli disse: Tu solo, tra i forestieri, stando in Gerusalemme, non hai saputo le cose che sono in essa avvenute in questi giorni? Ed egli disse loro: Quali? Ed essi gli risposero: Il fatto di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e in parole dinanzi a Dio e a tutto il popolo; e come i capi sacerdoti e i nostri magistrati l’hanno fatto condannare a morte, e l’hanno crocifisso. Or noi speravamo che fosse lui che avrebbe riscattato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da che queste cose sono avvenute. Vero è che certe donne d’infra noi ci hanno fatto stupire; essendo andate la mattina di buon’ora al sepolcro, e non avendo trovato il corpo di lui, son venute dicendo d’aver avuto anche una visione d’angeli, i quali dicono ch’egli vive. E alcuni de’ nostri sono andati al sepolcro, e hanno trovato la cosa così come aveano detto le donne; ma lui non l’hanno veduto. Allora Gesù disse loro: O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! Non bisognava egli che il Cristo soffrisse queste cose ed entrasse quindi nella sua gloria? E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo concernevano. E quando si furono avvicinati al villaggio dove andavano, egli fece come se volesse andar più oltre. Ed essi gli fecero forza, dicendo: Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno è già declinato. Ed egli entrò per rimaner con loro. E quando si fu messo a tavola con loro, prese il pane, lo benedisse, e spezzatolo lo dette loro. E gli occhi loro furono aperti, e lo riconobbero; ma egli sparì d’innanzi a loro. Ed essi dissero l’uno all’altro: Non ardeva il cuor nostro in noi mentr’egli ci parlava per la via, mentre ci spiegava le Scritture? E levatisi in quella stessa ora, tornarono a Gerusalemme e trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone. Ed essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane. Or mentr’essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi! Ma essi, smarriti e impauriti, pensavano di vedere uno spirito. Ed egli disse loro: Perché siete turbati? E perché vi sorgono in cuore tali pensieri? Guardate le mie mani ed i miei piedi, perché son ben io; palpatemi e guardate; perché uno spirito non ha carne e ossa come vedete che ho io. E detto questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma siccome per l’allegrezza non credevano ancora, e si stupivano, disse loro: Avete qui nulla da mangiare? Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito; ed egli lo prese, e mangiò in loro presenza. Poi disse loro: Queste son le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, ne’ profeti e nei Salmi, fossero adempiute. Allora aprì loro la mente per intendere le Scritture, e disse loro: Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicherebbe ravvedimento e remission dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza. Poi li condusse fuori fino presso Betania; e levate in alto le mani, li benedisse. E avvenne che mentre li benediva, si dipartì da loro e fu portato su nel cielo. Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande allegrezza; ed erano del continuo nel tempio, benedicendo Iddio” (Luca 24:13-53).
Allora, seguitemi attentamente e pazientemente in questa spiegazione. Gesù prima appare ai due discepoli che stavano andando ad Emmaus, che non erano nel numero degli undici apostoli, infatti uno si chiamava Cleopa e l’altro non si dice il nome, comunque non erano nel numero degli undici. E difatti è scritto che dopo che Gesù sparì davanti a loro, “levatisi in quella stessa ora, tornarono a Gerusalemme e trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone. Ed essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane” (Luca 24:33-35). Questo è un presupposto molto importante per capire gli eventi che seguirono subito dopo.
Infatti, cosa avvenne mentre essi parlavano? “Or mentr’essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi!” Chi furono dunque coloro in mezzo ai quali Gesù apparve mentre parlavano di quelle cose? Coloro che erano radunati in quell’occasione. E chi erano? Cleopa, un altro discepolo del Signore di cui non viene fatto il nome, poi c’erano gli undici apostoli, e poi altri discepoli di Cristo infatti Luca afferma: “E [Cleopa e l'altro discepolo] trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro, i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone” (Luca 24:33-34). Dunque non c’erano solo gli undici apostoli in quella occasione, e quindi prestiamo molta attenzione alle cose che seguirono.
Innanzi tutto Gesù mostrò loro le mani e i piedi per provargli che era proprio lui risorto, e non uno spirito, e poi Luca dice che “aprì loro la mente per intendere le Scritture, e disse loro: Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicherebbe ravvedimento e remission dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza”.
Avete notato allora? Che Gesù disse a tutti loro: “Or voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza” (Luca 24:48-49).
Quindi l’ordine di non dipartirsi da Gerusalemme finchè dall’alto sarebbero stati rivestiti di potenza, Cristo non lo diede solo agli undici. E’ di una chiarezza la Scrittura, direi strabiliante.
Ma c’è un’altra cosa molto importante da dire, e cioè che sempre tutti costoro furono testimoni della sua assunzione in cielo, infatti è scritto anche: “Poi li condusse fuori fino presso Betania; e levate in alto le mani, li benedisse. E avvenne che mentre li benediva, si dipartì da loro e fu portato su nel cielo. Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande allegrezza; ed erano del continuo nel tempio, benedicendo Iddio” (Luca 24:50-53). Che oltre agli apostoli ci furono altri testimoni della sua assunzione in cielo, abbiamo la conferma anche in queste parole che Pietro rivolse alla fratellanza prima del giorno della Pentecoste per scegliere chi doveva prendere il posto di Giuda Iscariota, infatti egli disse: “Bisogna dunque che fra gli uomini che sono stati in nostra compagnia tutto il tempo che il Signor Gesù è andato e venuto fra noi, a cominciare dal battesimo di Giovanni fino al giorno ch’egli, tolto da noi, è stato assunto in cielo, uno sia fatto testimone con noi della risurrezione di lui. E ne presentarono due: Giuseppe, detto Barsabba, il quale era soprannominato Giusto, e Mattia” (Atti 1:21-23). Notate che Pietro disse che c’erano altri uomini che erano stati in loro compagnia fino al giorno dell’assunzione di Cristo in cielo.
Ora, da tutto il contesto che abbiamo visto, Gesù fu visto dunque andare in cielo non solo dagli apostoli. Tenete a mente questo particolare, perchè ci torneremo fra poco.
A questo punto dobbiamo vedere cosa dice Luca dei momenti prima dell’assunzione di Cristo in cielo nel libro degli Atti degli apostoli. Ascoltate attentamente quello che dice: “Quelli dunque che erano raunati, gli domandarono: Signore, è egli in questo tempo che ristabilirai il regno ad Israele? Egli rispose loro: Non sta a voi di sapere i tempi o i momenti che il Padre ha riserbato alla sua propria autorità. Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra. E dette queste cose, mentr’essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo tolse d’innanzi agli occhi loro. E come essi aveano gli occhi fissi in cielo, mentr’egli se ne andava, ecco che due uomini in vesti bianche si presentarono loro e dissero: Uomini Galilei, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù che è stato tolto da voi ed assunto in cielo, verrà nella medesima maniera che l’avete veduto andare in cielo. Allora essi tornarono a Gerusalemme dal monte chiamato dell’Uliveto, il quale è vicino a Gerusalemme, non distandone che un cammin di sabato” (Atti 1:6-12).
Ora, qui c’è scritto che quelli che erano radunati gli fecero alcune domande e che Gesù rispose dicendo quelle parole, tra cui queste che concernono il battesimo con lo Spirito Santo che avrebbero ricevuto dopo non molti giorni: “Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:8). Come vi ho dimostrato prima però, la promessa della potenza dall’alto Gesù non la fece solo agli undici ma anche a quelli che erano con gli undici quando Gesù apparve loro. E questo si accorda con il fatto che Luca parla negli Atti semplicemente di “quelli dunque che erano raunati”, a cui Gesù promise il rivestimento di potenza dall’alto. Dunque la promessa del rivestimento di potenza non fu fatta solo agli undici o solo agli apostoli, il battesimo con lo Spirito Santo non fu promesso solo agli apostoli. Basta considerare che Barsabba che era stato in compagnia degli apostoli fino al giorno dell’assunzione di Cristo in cielo, non era uno dei dodici apostoli – e se è per questo anche Mattia era presente in quel giorno ed ancora non era apostolo perchè lo diventò poco prima del giorno della Pentecoste – ma era tra quelli che erano radunati in quel giorno, per comprendere questo.
Quindi Martella mente non solo sui destinatari del comando di Cristo di non dipartirsi da Gerusalemme, ma anche sulla promessa di ricevere potenza dall’alto. Perchè i destinatari non furono solo gli apostoli del Signore. Lui ha escluso ‘tutti gli altri credenti’, ma così facendo è andato contro la Parola di Dio.
A proposito degli altri credenti, ma che fine hanno fatto quel centinaio di credenti con cui gli apostoli si radunavano prima del giorno della Pentecoste, secondo che è scritto: “E in que’ giorni, Pietro, levatosi in mezzo ai fratelli (il numero delle persone adunate saliva a circa centoventi), disse: ….” (Atti 1:15), tra cui c’era anche Barsabba? E che dire di Giacomo, il fratello del Signore? E che dire degli altri fratelli del Signore, e per non parlare delle donne che erano state testimoni della resurrezione di Cristo? Sono spariti tutti nel nulla nei discorsi di Martella. Non erano forse anche loro dei veri discepoli di Cristo? Per quale recondito motivo Dio non doveva spandere quindi lo Spirito Santo anche su loro il giorno della Pentecoste e farli parlare in lingue, ma escluderli da questa promessa? E poi, a questo punto, se anche questo centinaio di credenti non parlarono in lingue il giorno della Pentecoste, quando è che ricevettero lo Spirito Santo, o meglio il dono dello Spirito come lo chiama Martella, senza parlare in lingue? Vorremmo proprio saperlo! Dopo i circa tremila convertiti forse? Quindi quando la Scrittura dice: “Quelli dunque i quali accettarono la sua parola, furon battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone” (Atti 2:41), chi sono i ‘loro’? Per logica dovrebbero essere i dodici apostoli, e allora questo significherebbe che quel centinaio di credenti ricevettero lo Spirito dopo i convertiti del giorno della Pentecoste!!!! Che confusione che fa questo Martella! D’altronde, è lo stesso Martella a parlare di ‘solo due gruppi: gli apostoli e i Giudei non-convertiti’.
E poi, non è una cosa strana che gli apostoli perseveravano nella preghiera con gli altri discepoli prima del giorno della Pentecoste, secondo che è scritto: “E come furono entrati, salirono nella sala di sopra ove solevano trattenersi Pietro e Giovanni e Giacomo e Andrea, Filippo e Toma, Bartolomeo e Matteo, Giacomo d’Alfeo, e Simone lo Zelota, e Giuda di Giacomo. Tutti costoro perseveravano di pari consentimento nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù, e coi fratelli di lui” (Atti 1:13-14), e proprio la mattina del giorno della Pentecoste, invece, non perseveravano nella preghiera con essi, perchè ci fu ‘un incontro particolare’ come lo chiama Martella, a cui guarda caso partecipavano solo gli apostoli? E poi possibile che proprio il giorno della Pentecoste, quando secondo la legge i Giudei si devono riposare (Levitico 23:21) e quindi era ancora più facile incontrarsi, in quella mattina gli apostoli non erano assieme agli altri discepoli quando ci fu la discesa dello Spirito Santo?

Seconda osservazione

La seconda osservazione riguarda sempre quello che avvenne il giorno della Pentecoste, quando solo gli apostoli secondo Martella parlarono in altre lingue. Egli dice: ‘Furono gli apostoli soltanto a «parlare in altre lingue» e furono solo loro, che ciascuno dei Giudei indigeni o della diaspora «udiva parlare nel suo proprio linguaggio» (v. 6), ossia quello del luogo di provenienza (v. 8). Si noti, poi, che «Pietro, alzatosi in piè con gli undici, alzò la voce e parlò loro in questa maniera» (v. 14); nessun altro credente fu menzionato con loro, ma solo due gruppi: gli apostoli e i Giudei non-convertiti. Perché quel giorno si convertissero 3.000 Giudei d’ogni nazione menzionata (vv. 9-11), era necessario che il messaggio di Pietro arrivasse fino a loro. Per questo è scritto che Pietro si alzò in piedi «insieme con gli undici», poiché essi tradussero a mano a mano il discorso di Pietro nelle lingue di provenienza dei Giudei della diaspora’.
Ma le cose non stanno affatto così, perchè Martella ha dimenticato che quando Pietro si levò assieme agli undici disse alla folla di Giudei: “Uomini giudei, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, siavi noto questo, e prestate orecchio alle mie parole. Perché costoro non sono ebbri, come voi supponete, poiché non è che la terza ora del giorno” (Atti 2:14-15), il che significa che i ‘costoro’ che non erano ebbri erano gli altri credenti che erano con i dodici in quella casa che stavano continuando a parlare in lingue secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi. E che sia così Pietro stesso lo conferma poco dopo quando dice a quegli stessi Giudei: “Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite” (Atti 2:33). Quindi quei Giudei potevano ancora vedere ed ascoltare quello che avevano visto e sentito prima che Pietro si levasse in piedi con gli undici, cioè dei Galilei parlare in altre lingue dai quali temporaneamente erano esclusi Pietro e gli altri apostoli, appunto perchè Pietro si era levato con gli undici per predicare ai Giudei radunati.
Alcune parole poi sull’affermazione: ‘Per questo è scritto che Pietro si alzò in piedi «insieme con gli undici», poiché essi tradussero a mano a mano il discorso di Pietro nelle lingue di provenienza dei Giudei della diaspora’. Un ragionamento vano, uno dei tanti ragionamenti vani di Martella. Una delle sue tante invenzioni. Ma io dico: ‘Ma se gli undici traducevano il discorso di Pietro nelle lingue natie dei Giudei della diaspora che si erano radunati, questo vuol dire che essi conoscevano quelle lingue natie parlate da quei Giudei. E allora domandiamo: ‘Ma se fino a che Pietro e gli undici non si alzarono, essi parlavano in lingue – lingue che erano in grado di parlare e capire i Giudei che ascoltavano perchè erano le loro lingue natie – secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi, parlando delle cose grandi di Dio, evidentemente non c’era nulla di soprannaturale in quel loro parlare in lingue, perchè essi sapevano parlare in quelle lingue!’ Non vi pare? Gli undici fecero i traduttori del discorso di Pietro!! Veramente assurdo! Ecco cosa questi cianciatori antipentecostali riescono a far dire alla Bibbia. Ma quel discorso di Pietro non c’è la minima traccia che fu tradotto dagli undici, dico non c’è la minima traccia. Riteniamo infatti che Pietro parlò loro in lingua ebraica, che era conosciuta anche dagli Ebrei della diaspora. Ricordatevi infatti che quando Paolo decise di rendere la sua testimonianza davanti ai Giudei che volevano ucciderlo (dopo averlo preso nel tempio a Gerusalemme), parlò loro in lingua ebraica, secondo che è scritto: “Paolo, stando in piè sulla gradinata, fece cenno con la mano al popolo. E fattosi gran silenzio, parlò loro in lingua ebraica, dicendo: Fratelli e padri, ascoltate ciò che ora vi dico a mia difesa. E quand’ebbero udito ch’egli parlava loro in lingua ebraica, tanto più fecero silenzio” (Atti 21:40; 22:1-2). E vi ricordo che tra quegli Ebrei c’erano pure dei Giudei dell’Asia, che erano quelli che avevano sollevato la moltitudine contro di lui, secondo che è scritto: “Or come i sette giorni eran presso che compiuti, i Giudei dell’Asia, vedutolo nel tempio, sollevarono tutta la moltitudine, e gli misero le mani addosso ….” (Atti 21:27). Dunque, Pietro non ebbe bisogno di traduttori. Non ci fu nessuna traduzione seduta stante! Ma che va cianciando Martella?

Terza osservazione

La terza osservazione lui la fa in merito a queste parole dell’apostolo Pietro: “E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio. Mi ricordai allora della parola del Signore, che diceva: ‘Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo’. Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?” (Atti 11:15-17). Sempre naturalmente per dimostrare che solo gli apostoli a Pentecoste parlarono in lingue.
Ora, lui dice infatti: ‘Si noti che Pietro riferendosi alla discesa dello Spirito, parlò di «loro» Gentili e di «noi»; qui si riferiva ai dodici apostoli, cosa che era conosciuta e chiara ai credenti di Gerusalemme’.
Ora, è evidente che dato che abbiamo dimostrato che i destinatari dell’ordine di Gesù di non dipartirsi da Gerusalemme finchè dall’alto sarebbero stati rivestiti di potenza, e quindi la promessa di ricevere potenza dall’alto, non furono solo gli apostoli, è evidente che il giorno della Pentecoste in quella casa non c’erano solo gli apostoli ma anche altri credenti. Quindi quando Pietro parlò a coloro che si erano messi a disputare con lui perchè era entrato in casa di incirconcisi ed aveva mangiato con loro, quel ‘noi’ usato da Pietro non si riferisce solo ai dodici, ma anche a tutti gli altri che erano presenti in quella circostanza che erano tutti Ebrei di nascita. Ecco infatti il punto su cui volle porre enfasi Pietro in quel discorso fatto a “quelli della circoncisione” (Atti 11:2), che Dio aveva visitato i Gentili non solo salvandoli, ma anche donandogli lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue, esattamente come aveva fatto con loro che erano Ebrei di nascita. Infatti subito dopo dice: “Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?”. Qui Pietro non fa per niente riferimento solo a lui e agli undici apostoli, ma a loro in quanto Ebrei di nascita che hanno creduto nel Signore Gesù Cristo. Quindi egli incluse tra questi anche quelli della circoncisione che si erano messi a questionare con lui.
E che sia così, è confermato da quello che Pietro disse in seguito all’assemblea di Gerusalemme dinnanzi ad una moltitudine di credenti che erano tutti Ebrei di nascita. Ecco cosa è scritto: “Allora gli apostoli e gli anziani si raunarono per esaminar la questione. Ed essendone nata una gran discussione, Pietro si levò in piè, e disse loro: Fratelli, voi sapete che fin dai primi giorni Iddio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la parola del Vangelo e credessero. E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede. Perché dunque tentate adesso Iddio mettendo sul collo de’ discepoli un giogo che né i padri nostri né noi abbiam potuto portare? Anzi, noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro” (Atti 15:6-11).
Notate infatti che anche qui Pietro mette enfasi sul fatto che Dio diede lo Spirito Santo ai Gentili (Cornelio e i suoi presso i quali Dio lo aveva mandato per predicargli il Vangelo), come lo aveva donato a loro che erano Ebrei di nascita che avevano creduto, infatti dice: “E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede”. Quindi Pietro accennò anche alla purificazione dei peccati che fu mediante la fede sia per ‘noi’ (loro Ebrei di nascita) che per ‘loro’ (i Gentili). E difatti ecco cosa dice immediatamente dopo: “Noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro”. A chi si riferisce qua Pietro quando dice ‘noi crediamo …’, solo ai dodici apostoli? No, ma a loro che erano Ebrei di nascita, che erano stati giustificati mediante la fede, esattamente come lo erano stati i Gentili. Dio dunque non mostrò nessuna differenza, nessun riguardo personale tra loro che erano Ebrei di nascita e i Gentili, giustificando sia gli uni che gli altri mediante la fede, e donando loro lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue.

Quarta osservazione

C’è una quarta osservazione che fa Martella, che è questa, e cioè che il dono dello Spirito con l’evidenza del parlare in lingue, così come lo ricevettero ‘solo’ gli apostoli a Gerusalemme, fu limitato solo a loro, perchè tutti gli altri Giudei che si convertirono non fecero l’esperienza del parlare in lingue, ma ricevettero lo Spirito Santo come dono al momento della loro conversione senza dunque parlare in altre lingue. Ecco cosa dice: ‘E i tremila?: Che cosa ricevettero a Pentecoste allora i Giudei, che si erano convertiti? Non un sedicente «battesimo di Spirito Santo», ma solo il «dono dello Spirito Santo» nel momento della conversione, espressione che significa «lo Spirito Santo come dono» (altrove si parla similmente dello Spirito come caparra: 2 Cor 1,22; 2 Cor 5,5; come pegno: Ef 1,13s; come suggello: Ef 1,13; 4,30). A Pentecoste Pietro disse ai Giudei: «Ravvedetevi, e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, in vista della remissione dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo» (At 2,38); qui ricorre doreà e non chárisma e mostra che lo Spirito Santo stesso era tale dono divino, e non una presunta esperienza mistica’.
Ma le cose non stanno affatto così, innanzi tutto perchè Martella ha dimenticato un piccolo particolare che demolisce tutto questo castello che ha costruito, che è questo: il dono dello Spirito di cui parlò Pietro a quei Giudei non è altro che la promessa dello Spirito Santo che Gesù fece ai suoi discepoli da parte di Dio, secondo che Egli disse agli undici e agli altri che erano con loro quando apparve loro: “Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza” (Luca 24:49). Quella promessa era in altre parole la promessa di spandere sopra di loro lo Spirito Santo, e quindi di rivestirli di potenza. Promessa che Gesù gli confermò immediatamente prima di essere assunto in cielo quando “ordinò loro di non dipartirsi da Gerusalemme, ma di aspettarvi il compimento della promessa del Padre, la quale, egli disse, avete udita da me. Poiché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni” (Atti 1:4-5). Quella promessa dunque era il battesimo con lo Spirito Santo che i discepoli ricevettero poi il giorno della Pentecoste, parlando in lingue. Promessa che secoli prima Dio aveva fatto agli Ebrei tramite il profeta Gioele, dicendo: “E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno. E farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra; sangue, e fuoco, e vapor di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno, che è il giorno del Signore. Ed avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato” (Atti 2:17-21).
Ora, cosa disse Pietro a quei Giudei: “Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remission de’ vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà” (Atti 2:38-39). Se dunque Pietro, nel suo discorso che fece a quei Giudei gli fece innanzi tutto presente che quello che vedevano, cioè il fatto di vedere dei Galilei parlare in altre lingue, era quello che aveva detto il profeta Gioele che sarebbe avvenuto, quindi era l’adempimento della promessa di Dio fatta tramite il profeta Gioele, è del tutto evidente che la promessa di cui parlò loro quando disse “per voi è la promessa ….” è la stessa promessa. E quindi il parlare in lingue, dato che era associato a quella promessa, era anche per loro, come anche per i loro figliuoli, per tutti quelli che sono lontani, per quanti Dio ne chiamerà.
E poi, c’è un’altra cosa che smonta tutto il discorso di Martella, che è questa: quando lo Spirito Santo scese su Cornelio e i suoi, è scritto: “Mentre Pietro parlava così, lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che udivano la Parola. E tutti i credenti circoncisi che erano venuti con Pietro, rimasero stupiti che il dono dello Spirito Santo fosse sparso anche sui Gentili; poiché li udivano parlare in altre lingue, e magnificare Iddio. Allora Pietro prese a dire: Può alcuno vietar l’acqua perché non siano battezzati questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi stessi?” (Atti 10:44-47). Domandiamo a Martella dunque: ‘A chi stava parlando Pietro?’ Non stava forse parlando a quei credenti circoncisi, e quindi Ebrei di nascita, che erano con lui a casa di Cornelio e che lo avevano accompagnato da Ioppe a Cesarea, secondo che è scritto: ” E il giorno seguente andò con loro; e alcuni dei fratelli di Ioppe l’accompagnarono” (Atti 10:23)? E perchè Pietro in riferimento ai Gentili che avevano ricevuto lo Spirito Santo con l’evidenza del parlare in lingue, disse a questi credenti circoncisi “hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi stessi”? Non è forse perchè anche quei credenti che erano con Pietro, che non facevano parte del numero dei dodici apostoli, avevano fatto la stessa esperienza di Pietro il giorno della Pentecoste, cioè erano stati riempiti di Spirito e avevano parlato in altre lingue? E difatti questi credenti Ebrei quando videro e sentirono parlare in lingue quei Gentili, capirono cosa era avvenuto, capirono che anche i Gentili avevano ricevuto il dono dello Spirito Santo o la promessa dello Spirito Santo.
Ora, noi non sappiamo se quei credenti circoncisi che erano con Pietro, avevano ricevuto lo Spirito Santo il giorno della Pentecoste assieme agli apostoli, o in qualche altra successiva circostanza, ma una cosa per certo la sappiamo, che Pietro asserisce che anche loro avevano ricevuto lo Spirito Santo ESATTAMENTE come Cornelio e i suoi, e quindi anch’essi parlavano in lingue.

Conclusione

Veramente assurdo quello che dice Martella, veramente assurdo. Quest’uomo si inventa assurdità dopo assurdità, e non riusciamo a capire come possa ricoprire la posizione che ha in mezzo alle Chiese dei fratelli. Evidentemente nelle Chiese dei fratelli (e non solo in queste Chiese) prendono piacere nelle cose assurde che lui dice, o meglio nelle cose che vanno contro la Parola di Dio. Prendono piacere nel contrastare fortemente alla Parola di Dio. Peggio per loro. Il Signore gli renderà secondo le loro opere.
Dunque alla luce delle Scritture, dobbiamo ancora una volta riscontrare come Nicola Martella mente contro la verità e assieme a lui mentono contro la verità tutti coloro che dicono le stesse cose. Ormai credo che sia palese a tutti che egli non conosce le Scritture, e che quando parla di queste cose mostra di avere una intelligenza ottenebrata. Guardatevi da lui e dal suo lievito dunque.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

22 Agosto 2011

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/08/22/solo-gli-apostoli-parlarono-in-lingue-il-giorno-della-pentecoste/

Il Vangelo dell’intrattenimento

Ormai in questi ultimi tempi molte Chiese hanno adottato il Vangelo del divertimento per raggiungere il mondo. In che cosa consiste questo Vangelo del divertimento? In spettacoli e intrattenimenti vari per i peccatori affinché assistendo ad essi si possano sentire attirati ad accettare il Vangelo. Ormai c’è di tutto e di più nelle Chiese, ce n’è per tutti i gusti, come si suole dire. Concerti di musica ‘cristiana’ moderna, rave party, mimi, rappresentazioni teatrali, balletti, cabaret, spettacoli di clown, e tanto altro ancora. In realtà tanti luoghi di culto sono diventati dei veri e propri luoghi di intrattenimento e divertimento. Tutto naturalmente sotto l’insegna ‘Gesù ti ama’ e ‘Dio è amore’, e con il pretesto di raggiungere le masse con il Vangelo di Dio. I peccatori si devono sentire a casa loro nei locali di culto dove si riuniscono i santi, si devono sentire a loro agio quando ci sentono parlare di Gesù nelle piazze e nelle strade, e quindi si devono adottare speciali tecniche di evangelizzazione, ci vengono a dire costoro!

Ma tutto ciò non ha nulla a che fare con la predicazione del Vangelo, che Cristo ha ordinato ai suoi discepoli quando disse loro: “Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura” (Marco 16:15), appunto perchè il Vangelo va presentato al mondo mediante la predicazione. E difatti sia il Signore Gesù che gli apostoli non cercarono mai di raggiungere le anime divertendo o intrattenendo il mondo, ma si limitarono a predicare il Vangelo della grazia di Dio, predicazione che fu accompagnata da segni, prodigi e opere potenti, che erano le cose che spesso attiravano le anime ad ascoltarli o che servivano a trarle all’ubbidienza della fede.

E badate che anche ai giorni di Gesù Cristo e degli apostoli esistevano forme di divertimento o intrattenimento simili a quelle che esistono oggi. Avrebbero potuto adottarle per raggiungere le masse, non vi pare? Eppure non lo fecero. Perchè? Perchè lo Spirito di Dio non li spinse a farlo, in quanto quelle manifestazioni contrastavano la volontà di Dio, che è quella che il Vangelo sia predicato con lo Spirito Santo, con potenza e con gran pienezza di convinzione E NON CON FORME DI INTRATTENIMENTO.

Vi siete mai chiesti perchè i discepoli del Signore in preghiera un giorno dissero: “E adesso, Signore, considera le loro minacce, e concedi ai tuoi servitori di annunziar la tua parola con ogni franchezza, stendendo la tua mano per guarire, e perché si faccian segni e prodigî mediante il nome del tuo santo Servitore Gesù” (Atti 4:29-30)? Vi siete mai chiesti perchè l’apostolo Paolo esortava i santi affinché Dio gli desse di predicare il Vangelo con ogni franchezza (Efesini 6:19), ovvero come si conviene che si annunzi? Perchè loro avevano capito come doveva essere trasmesso il Vangelo al mondo! Oggi invece molti cosiddetti Cristiani non lo hanno ancora capito, e questo anche dopo decine di anni di fede o addirittura di ‘ministerio’, di cui vanno orgogliosi e che non perdono occasione di far notare.

Ma c’è un’altra cosa da dire, e cioè che il divertimento o l’intrattenimento contrasta quella che è la ragione per cui si predica il Vangelo al mondo. Cosa intendo dire? Che il Vangelo si predica affinché gli uomini siano riscattati dal presente secolo malvagio, e quindi anche dalle mondane concupiscenze (divertimenti e intrattenimenti vari) che fanno parte di questo mondo; e quindi affinché gli uomini si separino dalla mondanità, affinché tronchino con la mondanità. Non dice forse l’apostolo Paolo: “Poiché la grazia di Dio, salutare per tutti gli uomini, è apparsa e ci ammaestra a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, per vivere in questo mondo temperatamente, giustamente e piamente” (Tito 2:11-12)? Ma se il Vangelo viene presentato agli uomini usandosi delle mondane concupiscenze o appoggiandosi alla mondanità (approvandola quindi) è evidente che è un controsenso portarlo, perchè da un lato gli si presenta il Vangelo che è potenza di Dio per la salvezza di ognuno che crede e dall’altro è come se gli si dicesse: ‘Comunque, non vi preoccupate, dal divertimento non avete bisogno di separarvi!’ E dunque, il messaggio è come se fosse questo: ‘Potete accettare Gesù, senza rinunciare al mondo!’ Questo è un messaggio falso, è un messaggio perverso che non viene da Dio! Se infatti la grazia di Dio ci ammaestra a rinunciare alle mondane concupiscenze, la stessa grazia di Dio non ci può ammaestrare ad accettare le mondane concupiscenze, vale a dire i divertimenti! Dio non si contraddice! E allora quella che ammaestra i membri di queste Chiese non è la grazia di Dio, ma la falsa grazia di Dio, cioè la grazia di Dio trasformata da queste Chiese in dissolutezza. E quindi possiamo dire che è la dissolutezza che li ammaestra ad abbracciare le mondane concupiscenze, e certamente non la grazia di Dio! Nessuno vi seduca con vani ragionamenti, fratelli.

Non ci si deve meravigliare quindi nel constatare che gli intrattenimenti per i peccatori stanno producendo tante adesioni alle varie Chiese, ma non reali conversioni. Le persone cambiano Chiesa, cambiano locale di culto, ma non cambiano tipo di vita. Mondani erano prima, mondani sono adesso perchè continuano ad amare il mondo. Si divertivano prima, e si divertono anche adesso, ma con il pretesto di parlare di Gesù al mondo! Ma tutto questo a tanti pastori non li turba affatto, anzi sono contentissimi, perchè i loro locali di culto si riempiono, o meglio si riempiono le casse delle offerte, e quindi le loro tasche.

Anzi c’è da dire anche questo, che in molti casi ci sono persone che sono peggiorate entrando a far parte di queste Chiese mondane date al divertimento, nel senso che se prima non si interessavano di teatro dopo hanno cominciato a interessarsi, se prima non gli piaceva un certo tipo di musica diabolica, poi hanno cominciato ad amarla, se prima certi luoghi di divertimento non li frequentavano poi hanno cominciato a frequentarli. Considerate dunque queste Chiese che cosa portano al mondo, il messaggio dell’amore di Dio verso gli uomini e implicitamente anche l’amore che i credenti secondo costoro devono continuare a nutrire per il mondo e le cose che sono nel mondo.

I conduttori di queste Chiese date all’intrattenimento stanno rovinando in particolare i giovani, stanno facendo di tutto per corromperli spiritualmente. Dice bene Dio tramite il profeta: “O popolo mio, quei che ti guidano ti sviano, e distruggono il sentiero per cui devi passare!” (Isaia 3:12).

Al bando dunque queste moderne tecniche di evangelizzazione che stanno corrompendo tante Chiese, ed hanno falsato il messaggio di Dio ai peccatori. Si predichi al mondo il Vangelo della grazia di Dio come si conviene, senza omettere quindi di predicare il ravvedimento dalle opere morte, e il giudizio a venire su coloro che non conoscono Dio e non ubbidiscono al Vangelo di Cristo. Questo significa predicare contro il peccato, chiamando dunque i divertimenti con il loro nome, ed esortare ad abbandonarlo. Perchè la grazia di Dio ci ammaestra a rinunciare all’empietà e alle mondane concupiscenze, e non a perseverare in queste cose malvagie. E si preghi come fecero gli antichi discepoli affinchè Dio aggiunga la Sua testimonianza con segni, prodigi e guarigioni.
Concludo con queste parole dell’apostolo Paolo: “Che direm dunque? Rimarremo noi nel peccato onde la grazia abbondi? Così non sia. Noi che siam morti al peccato, come vivremmo ancora in esso? O ignorate voi che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Noi siam dunque stati con lui seppelliti mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita” (Romani 6:1-4).

Noi dunque siamo stati salvati per vivere una nuova vita, non per continuare a vivere come prima. Se quindi questa vita è nuova, deve essere totalmente diversa da quella vecchia che vivevamo prima: non vi pare? Non ha forse detto Paolo: “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie son passate: ecco, son diventate nuove” (2 Corinzi 5:17)? Come possiamo dunque adottare come Chiesa di Dio in Cristo le frivolezze di questo mondo, i divertimenti del mondo, sia pur per portare il Vangelo al mondo, pensando di piacere a Dio in tutta la nostra condotta?

Attenzione, fratelli, perchè chi pensa di piacere a Dio in questa maniera, si sta illudendo perchè invece che piacere a Dio gli sta dispiacendo, invece che averlo per amico lo ha per nemico, perchè la Scrittura dice: “O gente adultera, non sapete voi che l’amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio” (Giacomo 4:4).

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/08/17/il-vangelo-dellintrattenimento/

Tempi difficili

Quando la Guardia di Finanza scopre qualche frode commerciale o finanziaria a danno dei cittadini o dei contribuenti, non mi risulta che le persone frodate o ingannate si arrabbino con la Guardia di Finanza, anzi si rallegrano e mostrano gratitudine verso questo speciale Corpo di Polizia, che vi ricordo fa parte delle autorità stabilite da Dio e quindi stabilite per il nostro bene, secondo che dice Paolo a proposito dei magistrati “i magistrati non son di spavento alle opere buone, ma alle cattive ….. perché il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene” (Romani 13:3,4).

Quando invece nella Chiesa vengono smascherati gli operai fraudolenti e le loro frodi a danno dei Cristiani, molti cosiddetti Cristiani si arrabbiano con gli smascheratori e non con gli smascherati; difendono gli smascherati anzichè gli smascheratori; mostrano gratitudine verso gli smascherati anzichè verso gli smascheratori. In altre parole, costoro se la prendono con coloro che sono stati stabiliti da Dio nella Sua Chiesa, “per il perfezionamento de’ santi, per l’opera del ministerio, per la edificazione del corpo di Cristo, finché tutti siamo arrivati all’unità della fede e della piena conoscenza del Figliuol di Dio, allo stato d’uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo” (Efesini 4:12-13); anzichè prendersela con i cattivi operai, con gli impostori, con i falsi ministri del Vangelo, che con la loro astuzia e le loro arti seduttrici dell’errore, seducono il cuore dei semplici, li frodano e li sfruttano estorcendo loro denaro a più non posso usando i pretesti più svariati.

Costoro non amano la verità, ma la menzogna: non amano la giustizia, ma l’ingiustizia: non amano l’onestà, ma la disonestà; non temono Dio, ma gli uomini. Sono corrotti, riprovati quanto alla fede, gente da cui guardarsi e ritirarsi.

Diceva bene l’apostolo Paolo a Timoteo: “Or sappi questo, che negli ultimi giorni verranno dei tempi difficili; perché gli uomini saranno egoisti, amanti del danaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, irreligiosi, senz’affezione naturale, mancatori di fede, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, temerarî, gonfi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi le forme della pietà, ma avendone rinnegata la potenza. Anche costoro schiva! Poiché del numero di costoro son quelli che s’insinuano nelle case e cattivano donnicciuole cariche di peccati, agitate da varie cupidigie, che imparan sempre e non possono mai pervenire alla conoscenza della verità. E come Jannè e Iambrè contrastarono a Mosè, così anche costoro contrastano alla verità: uomini corrotti di mente, riprovati quanto alla fede. Ma non andranno più oltre, perché la loro stoltezza sarà manifesta a tutti, come fu quella di quegli uomini” (2 Timoteo 3:1-9).

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/08/16/tempi-difficili/

Il Signore gli renderà secondo le sue opere

Con la partecipazione del gruppo “Pazzi per Gesù” Questo video ha lo scopo di sdrammatizzare le brutte offese fatte da Giacinto Butindaro e dai suoi seguaci a Shoek e al gruppo ” Pazzi per Gesu’.

Questo è quello che si legge nella presentazione del video.

CHE TUTTI VEDANO QUESTE COSE, PER GUARDARSI NON SOLO DA QUESTO SHOEK MA ANCHE DA COLORO CHE LO APPROVANO E LO INVITANO.

Ben ha detto la Sapienza: “Chi corregge il beffardo s’attira vituperio, e chi riprende l’empio riceve affronto” (Proverbi 9:7).

Infine, come diceva Paolo, il Signore gli renderà secondo le sue opere.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/08/18/il-signore-gli-rendera-secondo-le-sue-opere/

Pensieri sparsi sui pastori

Molti che oggi si dicono pastori hanno solo il titolo di pastore, ma non il ministerio, e questo si vede e si sente. Non hanno infatti mai ricevuto il ministerio di pastore da parte di Dio, ma sono stati fatti tali da uomini o da associazioni o addirittura si sono fatti da sè. La situazione è drammatica. Non abbiate niente a che fare con questa gente, perchè sono la rovina delle Chiese.

Ormai quello di pastore è diventato una sorta di mestiere o professione. ‘Che vuoi fare da grande?’ Alcuni ragazzi rispondono: ‘Il pastore, si guadagna bene, ti danno la casa e la macchina, si fanno spesso viaggi, la pensione è assicurata, l’assicurazione pure. Poi c’è la possibilità di sistemare i propri figli come ‘pastori’. Prima però costoro devono frequentare la scuola biblica, ovvero la scuola antibiblica, dove gli insegnano a manipolare la verità ed a predicare contro la sana dottrina.
Ci sarà pure una ragione per cui molte Chiese non hanno un pastore, ma un mercenario, che si preoccupa del proprio ventre, anzichè del bene delle anime. Gente che invece che fare la guardia, di ammaestrare, correggere e riprendere le pecore, si preoccupano dei convegni, organizzano pranzi tra di loro, ed hanno sempre nuovi prodotti da mettere sul mercato o sulle loro bancarelle, o si inventano nuove strategie di marketing per fare soldi con i loro prodotti. Devo proseguire? Non conoscono le Scritture, non hanno nulla di spirituale, essendo carnali, e difatti sono mondani e per questo non predicano contro la mondanità, e contro il peccato facendo i nomi dei peccati, chiamando le cose con il loro nome; si alleano anche con i nemici del Vangelo pur di perseguire i loro interessi personali, sono pronti ad allearsi pure con il diavolo per poter soddisfare le loro brame; persone che si dicono cristiani ma sono fornicatori, adulteri, ubriachi, omosessuali, ecc. si sentono a loro agio nelle loro comunità perchè loro i malvagi invece che toglierli dal mezzo dell’assemblea se li tengono e se li coccolano; contristano il cuore dei giusti, il cuore di coloro che si santificano veramente, con menzogne di ogni genere; il cuore di coloro che investigano le Scritture; di coloro che riprovano il male. Guai a loro. E ricordo a tale proposito, che le cosiddette ‘pastoresse’ non hanno ricevuto nessun ministerio di pastore da Dio. Hanno assunto un ufficio che non spetta loro. Sono delle donne ribelli, insensate, e arroganti. Si devono ravvedere, e scendere dal pulpito, e mettersi ad imparare perchè non è loro permesso di insegnare la dottrina alla Chiesa.

La preoccupazione di molti che si dicono pastori, ricordatevelo questo, non è quella di perdere delle anime, ma di perdere le offerte in denaro delle anime, e questo perchè sono dei mercenari, dei servi di Mammona, gente che ama il denaro. Le anime per costoro non hanno alcun valore, quello che ha valore è il denaro. Se avete come pastore uno di costoro, andatevene via subito.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/08/17/pensieri-sparsi-sui-pastori/

Gli ipocriti e la loro sorte

Gesù disse ai suoi discepoli: “Guardatevi dal lievito de’ Farisei, che è ipocrisia. Ma non v’è niente di coperto che non abbia ad essere scoperto, né di occulto che non abbia ad esser conosciuto. Perciò tutto quel che avete detto nelle tenebre, sarà udito nella luce; e quel che avete detto all’orecchio nelle stanze interne, sarà proclamato sui tetti” (Luca 12:1-3).

Ora, come noi sappiamo molto bene i Farisei erano degli ipocriti, infatti è così che Gesù li chiamò a più riprese. Chi sono gli ipocriti? Sono coloro che portano una maschera, nel senso che recitano la parte di qualcuno che essi in realtà non sono. In altre parole, sono una sorta di attori. E difatti il termine ‘ipocrita’ deriva dalla parola greca ‘hypokrités’ che significa ‘attore’ – e difatti nel teatro dell’antica Grecia gli attori erano conosciuti come gli ‘ipocriti’ – e quindi un attore è un ipocrita perchè fa finta di essere qualcuno o qualcosa che in realtà non è. Gli scribi e i Farisei furono perciò definiti da Gesù ‘ipocriti’ perchè nella pratica recitavano la parte dei giusti, o meglio facevano credere alla gente indossando una maschera che essi erano giusti, quando invece erano pieni di iniquità ed ingiustizia. Essi non erano il tipo di persone che apparivano, ma tutt’altro tipo di persone.

Nella pratica gli ipocriti davanti ad alcuni recitano la parte di qualcuno che essi non sono, mentre davanti ad altri si tolgono questa maschera e parlano ed agiscono in base a quello che essi sono realmente. Che fanno gli attori di teatro o di cinema per esempio? Sul palco del teatro o sul set del cinema si impersonificano in un certo personaggio, e recitano quella parte: poi una volta terminata la recitazione, tornano ad essere quello che sono.

Vediamo gli ipocriti ai giorni di Gesù come si comportavano, per capire nella pratica in che cosa consiste l’ipocrisia da cui noi ci dobbiamo guardare.

Gesù disse: “Guardatevi dal praticare la vostra giustizia nel cospetto degli uomini per esser osservati da loro; altrimenti non ne avrete premio presso il Padre vostro che è nei cieli. Quando dunque fai limosina, non far sonar la tromba dinanzi a te, come fanno gl’ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere onorati dagli uomini. Io vi dico in verità che cotesto è il premio che ne hanno. Ma quando tu fai limosina, non sappia la tua sinistra quel che fa la destra, affinché la tua limosina si faccia in segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. E quando pregate, non siate come gl’ipocriti; poiché essi amano di fare orazione stando in piè nelle sinagoghe e ai canti delle piazze per esser veduti dagli uomini. Io vi dico in verità che cotesto è il premio che ne hanno. Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, e serratone l’uscio fa’ orazione al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. E nel pregare non usate soverchie dicerie come fanno i pagani, i quali pensano d’essere esauditi per la moltitudine delle loro parole. Non li rassomigliate dunque, poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra com’è fatta nel cielo. Dacci oggi il nostro pane cotidiano; e rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori; e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno. Perché se voi perdonate agli uomini i loro falli, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà i vostri falli. E quando digiunate, non siate mesti d’aspetto come gl’ipocriti; poiché essi si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. Io vi dico in verità che cotesto è il premio che ne hanno. Ma tu, quando digiuni, ungiti il capo e lavati la faccia, affinché non apparisca agli uomini che tu digiuni, ma al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa” (Matteo 6:1-18).

Notate come gli ipocriti facevano delle cose giuste in sè stesse, ma le facevano per farsi vedere dagli uomini e da loro essere onorati. In altre parole le facevano non sinceramente, non con un cuore puro, non con una buona coscienza, ma solo per apparire giusti agli uomini e da essi quindi essere lodati e complimentati. Ecco dunque la parte che recitavano, la parte dei giusti.

Ma essi non erano giusti, perchè nel segreto o lontani dagli sguardi degli uomini non amavano e non praticavano la giustizia, non amavano e non praticavano la verità, infatti Gesù disse agli scribi e ai Farisei: “Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché nettate il di fuori del calice e del piatto, mentre dentro son pieni di rapina e d’intemperanza. Fariseo cieco, netta prima il di dentro del calice e del piatto, affinché anche il di fuori diventi netto. Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che appaion belli di fuori, ma dentro son pieni d’ossa di morti e d’ogni immondizia. Così anche voi, di fuori apparite giusti alla gente; ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità” (Matteo 23:25-28), ed in un altro posto disse che gli scribi divoravano le case delle vedove (Marco 12:40).

Dunque gli scribi e i Farisei ammoniti severamente da Gesù, erano doppi perchè quella che mostravano agli uomini era solo una maschera che essi usavano per essere onorati dagli uomini. “Tutte le loro opere le fanno per essere osservati dagli uomini” (Matteo 23:5), disse Gesù di loro.

Anche oggi, in mezzo alla Chiesa, cioè il popolo di Dio, ci sono gli ipocriti.

Essi, quando sono in presenza dei Cristiani, recitano la parte dei Cristiani cioè indossano la maschera del Cristiano. Pregano, cantano, leggono la Bibbia, fanno offerte, si vestono da Cristiani, e con la bocca si mostrano favorevoli ai principi biblici. Ma fanno ciò solo per essere visti ed onorati dagli altri perchè poi quando sono in un altro contesto o sono in presenza dei peccatori e degli empi (ma anche non necessariamente in loro presenza), allora si tolgono quella maschera e si comportano esattamente come i peccatori e gli empi.

Quando dunque ci sono delle persone che nel locale di culto si comportano da Cristiani, ma fuori dal locale di culto in presenza dei peccatori si comportano da peccatori adottando il loro linguaggio scurrile, volgare, insensato, o comportandosi empiamente dandosi a gozzoviglie, ubriachezze, ed altre opere della carne, o andandosi a divertire come o con i peccatori, o essendo ingiusti, rapaci, spietati, fraudolenti, bugiardi, indifferenti alle cose relative al Regno di Dio, dovete sapere che siamo in presenza di ipocriti. Non importa se hanno degli incarichi nella Chiesa o dicono che sono stati battezzati in acqua o con lo Spirito Santo; essi sono degli ipocriti. Non lasciatevi ingannare dalla loro apparenza, perchè sono degli ipocriti.

Purtroppo oggi ci sono molti di costoro che frequentano i locali di culto delle Chiese Evangeliche, perchè quello che vale è apparire di essere Cristiani e non essere Cristiani. E a capo di questa schiera di ipocriti ci sono spesso i pastori, che quando sono al locale di culto o ai convegni o in altri assembramenti cristiani, indossano la maschera del Cristiano, ma nella vita di tutti i giorni sia quando sono in presenza dei peccatori che quando non lo sono si comportano esattamente come loro.

Ecco perchè ci sono tanti che si dicono Cristiani, che quando non sono in presenza di altri Cristiani sono irriconoscibili: perchè sono degli ipocriti.

E’ la triste realtà, fratelli, questa, e ci procura un grosso dolore, perchè per colpa di costoro il nome di Dio viene bestemmiato, e la dottrina di Dio biasimata.

E questa ipocrisia naturalmente non viene riprovata dal pulpito con ogni franchezza, proprio perchè è dietro il pulpito che spesso si annida per prima l’ipocrisia.

Ora, Gesù ci ha ordinato di guardarci dall’ipocrisia, e quindi noi dobbiamo rigettare la condotta degli ipocriti e badare a noi stessi affinchè non diventiamo degli ipocriti. L’apostolo Pietro infatti ce lo conferma dicendo: “Gettando dunque lungi da voi ogni malizia, e ogni frode, e le ipocrisie, e le invidie, ed ogni sorta di maldicenze, come bambini pur ora nati, appetite il puro latte spirituale, onde per esso cresciate per la salvezza, se pure avete gustato che il Signore è buono” (1 Pietro 2:1-3), come ce lo conferma pure l’apostolo Paolo quando dice: “L’amore sia senza ipocrisia” (Romani 12:9).

Noi che abbiamo conosciuto Dio, o meglio che siamo stati da Lui conosciuti, dobbiamo rigettare ogni ipocrisia, e comportarci in maniera degna del Vangelo, non solo quando siamo in presenza di altri fratelli, ma anche quando siamo in presenza dei peccatori. E lo dobbiamo fare sinceramente, onestamente, avendo una buona coscienza.

A che giova apparire santi al locale di culto, e poi essere empi nella vita di tutti i giorni? A che giova recitare la parte dei Cristiani? Si possono ingannare per un tempo i fratelli, ma certamente non si può ingannare Dio, dinnanzi al quale “tutte le cose sono nude e scoperte” (Ebrei 4:13) e difatti poi a suo tempo Egli manifesta pubblicamente l’ipocrisia degli ipocriti, secondo che ha detto Gesù: “Ma non v’è niente di coperto che non abbia ad essere scoperto, né di occulto che non abbia ad esser conosciuto”.

Non solo, arriva il giorno in cui gli ipocriti saranno puniti, secondo che ha detto Gesù: “Perciò, anche voi siate pronti; perché, nell’ora che non pensate, il Figliuol dell’uomo verrà. Qual è mai il servitore fedele e prudente che il padrone abbia costituito sui domestici per dar loro il vitto a suo tempo? Beato quel servitore che il padrone, arrivando, troverà così occupato! Io vi dico in verità che lo costituirà su tutti i suoi beni. Ma, s’egli è un malvagio servitore che dica in cuor suo: Il mio padrone tarda a venire; e comincia a battere i suoi conservi, e a mangiare e bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servitore verrà nel giorno che non se l’aspetta, e nell’ora che non sa; e lo farà lacerare a colpi di flagello, e gli assegnerà la sorte degl’ipocriti. Ivi sarà il pianto e lo stridor de’ denti” (Matteo 24:44-51).

Dunque, la sorte che attende gli ipocriti, è orribile, perchè sono destinati ad andare dove c’è il pianto e lo stridore dei denti.

Badiamo a noi stessi dunque, e conduciamoci in maniera degna di Cristo, guardandoci dall’ipocrisia, come ci ha comandato di fare il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Concludo dicendovi questo fratelli: guardatevi dal praticare la vostra giustizia (elemosine, preghiere e digiuni) nel cospetto degli uomini per essere visti ed onorati da loro e seguite i comandamenti di Cristo a tal proposito, altrimenti non riceverete alcun premio da Dio. L’ipocrisia è lievito, e un pò di lievito fa lievitare tutta la pasta (1 Corinzi 5:6).

A coloro che invece fingono di essere Cristiani dico questo: sappiate che siete nemici di Dio, e quindi avete bisogno di ravvedervi dei vostri peccati e credere nel Vangelo altrimenti incorrerete nell’ira ardente di Dio e perirete.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Tratto da : http://giacintobutindaro.org/2011/08/15/gli-ipocriti-e-la-loro-sorte/#more-11024